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\\ Home Page : Storico : I DIALOGHI DI NOHA (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Albino Campa (del 20/02/2010 @ 10:37:36, in I DIALOGHI DI NOHA, linkato 116 volte)
 

Lunedi 15 febbraio 2010, alle ore 18, a Galatina, nell'ambito delle lezioni per l'anno accademico 2009/2010 dell'Università Popolare "A. Vallone", in collaborazione con "I dialoghi di Noha", nell'aula magna del primo circolo didattico, in piazza F. Cesari (Villa San Francesco), Antonio Mellone terrà la lezione dal titolo:

 "Lectura Dantis, quinto canto, Paolo e Francesca"



Canto quinto, nel quale mostra del secondo cerchio de l'inferno, e tratta de la pena del vizio de la lussuria ne la persona di più famosi gentili uomini.

 
Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.        3

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.        6

Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata        9

vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.        12

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.        15

"O tu che vieni al doloroso ospizio",
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l'atto di cotanto offizio,        18

"guarda com'entri e di cui tu ti fide;
non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!".
E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride?        21

Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare
".        24

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.        27

Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.        30

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.        33

Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.        36

Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.        39

E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali        42

di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.        45

E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid'io venir, traendo guai,        48

ombre portate da la detta briga;
per ch'i' dissi: "Maestro, chi son quelle
genti che l'aura nera sì gastiga?".        51

"La prima di color di cui novelle
tu vuo' saper", mi disse quelli allotta,
"fu imperadrice di molte favelle.        54

A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.        57

Ell'è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che 'l Soldan corregge.        60

L'altra è colei che s'ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussurïosa.
       63

Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi 'l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.        66

Vedi Parìs, Tristano"; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch'amor di nostra vita dipartille.        69

Poscia ch'io ebbi 'l mio dottore udito
nomar le donne antiche e ' cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.        72

I' cominciai: "Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri".        75

Ed elli a me: "Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno".        78

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: "O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!".        81

Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere, dal voler portate;        84

cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettüoso grido.        87

"O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,        90

se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c' hai pietà del nostro mal perverso.        93

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.        96

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.        99

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.        102

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.        105

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense
".
Queste parole da lor ci fuor porte.        108

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: "Che pense?".        111

Quando rispuosi, cominciai: "Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!".        114

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.        117

Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?".        120

E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
       123

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.        126

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.        129

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.        132

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,        135

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".        138

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.        141

E caddi come corpo morto cade.

 
Di Albino Campa (del 16/11/2009 @ 13:58:06, in I DIALOGHI DI NOHA, linkato 107 volte)
 

Venerdi 13 novembre 2009 alle ore 18.30 a Noha presso la sala convegni del Circolo Culturare Tre Torri avrà luogo il simposio dal titolo “FINANZIAMENTI E PROFESSIONALITA’ – Possibilità di sviluppo nel territorio”.

Al convegno, organizzato dal dott. Luca Luceri e dal presidente del circolo culturale Raffaele Lagna interverranno il sen. Rosario Giorgio Costa, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Lecce, la dott.ssa Giorgia Corsano, dottore commercialista esperta in agevolazioni finanziarie. A seguire la rag. Loredana Tundo, direttrice provinciale patronato ACLI di Lecce, il dott. Vito Barbieri, responsabile ACLI Terra di Lecce, il dott. Luidi Tundo, esperto in finanziamenti locali, il dott. Giuseppe Mele, dottore commercialista e revisore contabile e la dott.ssa Alma Fanelli, dottore commercialista e revisore contabile.

Modera il dott. Antonio Mellone.  L’iniziativa rientra nel sistema de “I dialoghi di Noha”.  Tutta la popolazione è invitata a questo interessante meeting.





 
Di Albino Campa (del 27/05/2009 @ 14:03:55, in I DIALOGHI DI NOHA, linkato 117 volte)


 

La macchina dell’orologio risale al 1911, costruita dalla Premiata Fabbrica Orologiai di Fontana Cesare di Milano, come potrete vedere dalla targhetta originale fissata sul telaio che la sostiene.

 2° Era collocata dietro il quadrante, sulla torre. Dal 1911 fino agli anni’80 ha fatto funzionare l’orologio, in piazza S.Michele, ricordando a tutti i Nohani l’ora, con il battito delle campane ogni quarto d’ora (1 battito), mezz’ora 2, tre quarti tre e le ore con il relativo numero.
Oggi dietro il quadrante dell’orologio c’è un congegno elettronico moderno, attualmente            guasto, che, speriamo, venga al più presto riparato.

3° Nella terza slide vediamo la macchina al momento del suo recupero dal magazzino in cui era stata archiviata, ancora sporca di polvere e grasso secco e indurito. A destra in basso,  la vediamo dopo il restauro eseguito con pulizia e vernice trasparente, lavoro eseguito con l’aiuto di G.P. Serafini.
Questo recupero è avvenuto grazie anche all’aiuto della nostra Daniela Sindaco che si è prodigata insieme a me, grazie al sindaco, Sandra Antonica, che ci ha concesso il trasferimento nella nostra Noha, ed infine grazie alla preside, prof. Silvana Ferente, che ci ha offerto la disponibilità del luogo in cui ospitarla e renderla utile a voi dal punto di vista didattico.

4° Nella quarta slide notiamo la data della costruzione della torre, 1861, mentre la nostra macchina, come si è visto prima,  è del 1911. E’ probabile che fra il 1861 ed il 1911 vi fosse una macchina della prima versione di orologi da torre, come questo modello, che ho fotografato nella scuola degli orologiai di Torino, è evidente la tecnica più semplice sia nell’uso di chiodi invece che dadi e bulloni per l’assemblaggio delle parti, sia nel modo di costruire gli ingranaggi, sia nelle dimensioni.

5° Come potete vedere da questa immagine, intorno alla nostra macchina si susseguono 4 parole chiave, fondamentali, tutte della stesa importanza e che commentiamo insieme:

PROTAGONISTA
-il termine protagonista deriva dal greco ed è una parola composta, vuol dire semplicemente due cose: pròtos (primo) e agonistes (lottatore, combattente). Essendo voi la generazione futura,
siete i protagonisti di Noha, i combattenti per Noha.  Oggi lo siete in forma meno responsabile, in proporzione con il vostro impegno di ragazzi, ma presto lo sarete in prima posizione, quando salirete sul podio del mondo degli adulti. Allora da lottatori (protagonisti) per Noha vi prenderete cura della sua immagine. Ovviamente nel frattempo dovrete imparare a conoscerla, perché se non sapete che cosa è Noha, di che si tratta, non potrete rispettarla e soprattutto amarla.

IMMAGINE
Quando incontriamo una persona che non conosciamo, la prima cosa che notiamo e che ci colpisce cos’è? E’ la sua immagine, il suo aspetto esteriore, se è curato o trascurato.
Quindi la prima cosa che ci colpisce, dicevo, è l’immagine. La stessa cosa vale per una classe, per una famiglia, per una comunità e per una città.
Così come è capitato per la macchina che ha cambiato aspetto ed è diventata interessante per tutti dopo il restauro.
L’ immagine di Noha è ciò che pensano le persone quando ne parlano. Se ha una bella immagine non possono che dire che è una bella cittadina. Per dare a Noha una bella immagine, bisogna mantenerla ordinata, pulita ma soprattutto deve avere l’abito della festa ben stirato e lucido.
Cos’è l’abito della festa di una cittadina? E’ il centro, la piazza, i monumenti, come per esempio la torre medievale, la torre dell’orologio. Lo sapete che in quasi tutti i paesi del Salento ci sono castelli, frantoi jpogei, torri medievali, ma nessuno ha beni come le nostre  casiceddhre e la casa rossa?

IDENTITA’
Quando siamo chiamati per una iscrizione ad un esame, oppure ad un concorso, o in altre circostanze simili, dopo il nome ed il cognome cosa ci viene chiesto? La data di nascita ed il luogo di origine. Vedete quindi  che importanza assume il paese di origine? (Quello è di Roma…?! E quell’altro è di Milano…! Quello è di Noha,…!) Addirittura importante quanto il nostro cognome e nome. Ecco perché è importante che ci preoccupiamo della nostra identità.
Per il fatto che è parte integrante del nostro stesso futuro.

BENE CULTURALE
Un bene lo è perché lo dice la parola stessa: “bene, in economia è qualcosa che soddisfa un bisogno”. Rappresenta la cultura a cui voler bene.
Culturale lo è perché esprime, oltre alla storia della sua presenza nelle vicende del paese, anche concetti di tecnologia, E’ un esempio visivo di come è disegnato un ingranaggio, del rapporto di Pesi, forze, geometrie e metodi di montaggio. Un tesoro di tecnologia storica.

Possiamo concludere ricordando:
che essendo noi i protagonisti di Noha, dobbiamo curarne i beni culturali, per avere una buona immagine e difendere la propria identità.

Marcello D’Acquarica

 
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