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Noha, Presidio del libro Cronaca di una bella serata
14/10/2006 23.44.07
Il 30 settembre scorso, nel corso di un sabato pomeriggio di fine estate, a Noha abbiamo parlato di libri. L’abbiamo fatto nel cortile del Castello, luogo del cuore, purtroppo semidiruto, graffiato com’è dall’ira del tempo e dall’abbandono degli uomini.
S’è ragionato, argomentato, discusso quasi sottovoce (anche se con il microfono), con delicatezza, come si conviene in certi posti carichi di secoli, per non svegliare i fantasmi del passato. Il tema da sviluppare: “I libri di Giona, vagabondi di Noha”.
A qualche passo da quel luogo incantato, tra alberi di aranci, la torre medievale di Noha, che si regge ancora come per quotidiano miracolo da settecento e passa anni, ascoltava silente quelle discettazioni. Eppure, se potessero, quelle pietre antiche e belle urlerebbero ancora, implorando un restauro rispettoso della loro storia e della loro arte; così come, immortalate dall’obiettivo del fotografo, quelle pietre ormai supplicano anche dalle pagine del nostro libro “Noha. Storia, arte, leggenda” (scritto a quattro mani con il P. Francesco D’Acquarica, Infolito Group Editore, Milano, 2006); quel libro del quale, nel tepore di quel pomeriggio, abbiamo celebrato, diciamo, la prima comunione - visto che il battesimo era già stato tenuto il 20 maggio 2006, (mentre ci auguriamo di celebrarne a breve la cresima proprio a Galatina, se qualche istituzione del capoluogo avrà la compiacenza di ospitarci)…
Da Noha passava una strada importante, un’arteria che da Lecce portava ad Ugento, un’autostrada, diremmo oggi, che s’incrociava con le altre che conducevano ad Otranto, sull’Adriatico o a Gallipoli, sullo Ionio. E da Noha passarono pellegrini diretti a Santa Maria di Leuca e truppe di crociati pronti ad imbarcarsi per la terra santa, alla conquista del Santo Sepolcro in mano agli infedeli…
Noha era dunque un presidium, un presidio, una tappa, un luogo dove risiedevano truppe poste a guardia o a difesa dell’opera fortificata, un caposaldo che dominava quell’antica strada reale di Puglia.
Oggi non ci sono più truppe, né crociati, né timore d’invasioni di turchi. A Noha (come altrove) c’è tuttavia ancora bisogno di un baluardo, un bastione contro gli altri rischi: rischi di deriva della civiltà e della democrazia, rischi di invasione della mentalità mafiosa, rischi di analfabetismo di ritorno, di limitazione della libertà del pensiero.
Questa muraglia o rocca di difesa non può che essere il neo-costituito “Presidio del libro”: quello che contempla come armi i libri, cioè la parola scritta, la sostanza più potente di tutte. E questa fortezza aperta a tutti è la biblioteca Giona, amica dei libri e amica nostra.
Certe amicizie vanno frequentate!
I libri vanno aperti, sfogliati, annusati anche, e letti, presi in prestito, consigliati agli altri e donati. E’ importante incontrarne gli autori, parlarne a scuola, ma anche in piazza, dal parrucchiere, dall’estetista, al supermercato, al bar, al circolo, fra amici: è così che nasce “la filiera del libro”: una sequenza di luoghi, diciamo, insoliti in cui è possibile prendere in prestito i libri di ogni argomento.
E’ bello parlare di libri nel cortile aperto del castello della propria città, come è occorso al sottoscritto al quale è stato concesso l’onore di tenere la prolusione del convegno, ed al P. Francesco D’Acquarica, coautore dell’opera su Noha; ma è bello anche quando a presentare l’incontro è la maestra Paola Congedo, direttrice e anima della biblioteca Giona e dell’eccezionale evento “storico”; è bello quando la pittrice Paola Rizzo espone i suoi quadri stupendi, opere d’arte preziose che ritraggono i secolari ulivi di Puglia; quando tutti gli insegnanti di Noha collaborano per l’organizzazione della festa; quando le note di Bach si diffondono nell’aere per il violino del maestro Luigigiovanni Quarta; quando ti fa da spalla la simpatia di Enzo Turi; è bello quando collaborano “Flora 2000”, “Petalo Blu di Piera Sturzi” ed il B. & B. “Per le vie”, al fine di abbellire con piante e arredamenti etnici i luoghi per tanti anni trascurati; quando la libreria “Viva” di Galatina si fa viva anche a Noha; quando i Parrucchieri Mimì ed il suo omonimo B. & B. donano un fiore a tutte le signore (per la cronaca, ne sono stati distribuiti oltre 900. Il che significa che i visitatori dell’atrio del castello - da cui era possibile anche intravedere uno scorcio delle sue cantine che conservano ancora le enormi botti di rovere in cui invecchiava il Brandy Galluccio - hanno superato le 2000 unità); è bello, ancora, quando nel parterre del simposio vedi l’assessore Roberta Forte ed i consiglieri comunali Giorgio Lo Bue, Giancarlo Coluccia e Daniela Sindaco, ma anche la poetessa Antonella Marrocco, lo scrittore Aldo Bello, il musicista e maestro Luigi Fracasso, il direttore amministrativo del liceo scientifico Silvana Tundo, e molti altri volti, noti e meno noti. Ed è bello quando i proprietari del più bel giardino privato di Noha, quello di Casa Barone, dirimpettaia del castello, con cordialità spalancano le porte della loro dimora a tutti quelli che vogliono ascoltare ne “I sei all’ora” poesie e brani di libri, mentre tutto intorno si possono ammirare i quadri di Pino Ramondelli, di Antonio Tripolino e di Stefano Manco, ed alla fine ti offrono pure un rinfresco, un pezzo di torta, caramelle e bevande.
E’ bello che la colonna sonora della serata sia stata quella dell’elegante musica tra il jazz e il soul dei “Dirotta Su Cuba”, band di altissimo livello, già “disco di platino”, (quella per il cui concerto lo spettatore di Modena, alla festa de “L’Unità” del mese di giugno scorso, ha sborsato 25 euro per una gradinata!) che ha attratto folto pubblico, nonostante nella vicina Sternatia, nella stessa serata, si fossero esibiti i “Negramaro”.
Ci sia consentito ora di concludere con la cosa più bella di tutte che ci è occorsa personalmente: la scoperta di un altro scrittore di Noha: Marco Lagna, classe 1990, studente del “Colonna” di Galatina, che ci ha donato copia del suo libro-racconto Sotto il sole assassino, (Grafiche Panico, Galatina, 2006). Un libro che, per dirla con le parole della prefazione della prof. Rita Colazzo, “…ho letto tutto d’un fiato e più volte, [e che] mi ha emozionato dalla prima all’ultima pagina”…
pubblicato in forma abbreviata su Il Galatino, anno XXXIX, n. 17, del 13 ottobre 2006
Noha: presidio del libro
04/10/2006 16.08.51
Tra la galleria dei dipindi di ulivi di Paola Rizzo, splendidi fiori (oltre 900) distribuiti alle gentili signore, offerti da Parrucchieri e B. & B. "Mimì" di Gianni De Ronzi, piante di Petalo Blu di Piera Sturzi e B.&B. "Per le vie", e altri eleganti arredamenti e piante curate da Flora 2000, tra le citronelle accese, si è spalancato finalmente ad oltre 2000 visitatori il portale del "fortissimo" Castello di Noha.
A breve leggeremo anche la cronaca della giornata che ha avuto per titolo "Festa del lettore: i libri di Giona vagabondi di Noha" e visioneremo le fotografie che immortalano visivamente la manifestazione.
Si è trattato di un evento straordinario, con la partecipazione di numerosi cittadini di Noha e di Galatina. L'altro relatore, oltre ad Antonio Mellone, è stato il coautore del libro: "Noha. Storia, arte, leggenda", P. Francesco D'Acquarica.
Ha presentato Paola Congedo, direttrice della Biblioteca Giona; special guest Enzo Turi che si è esibito nell'enunciare i soprannomi della gente di Noha.
Le note di Johann Sebastian Bach sono state diffuse dal violino del musicista Luigigiovanni Quarta. Applauditissimo.
Parterre qualificato: tra gli altri, l'assessore avv. Roberta Forte; i consiglieri comunali dott. Giancarlo Coluccia e avv. Daniela Sindaco e il presidente del Consiglio Comunale prof. Giorgio Lo Bue, la segretaria del Liceo Scientifico "Vallone" Sig.ra Silvana Tundo, la poetessa Antonella Marrocco, il grande musicista Maestro Luigi Fracasso, molti insegnanti... Ci ha onorato della sua presenza anche un ospite d'eccezione: lo scrittore Aldo Bello (accompagnato dalla gentile consorte).
Ma lo sapevi, lo sapevi che a Noha, oltre a san Michele, sorridono pure i cavalli? Ed è naturale che succeda... perché a Noha, nella gara a premi tutta per loro, il cavallo più forte, più coraggioso, più bello avrà un sacco di crusca e un sacco di biada, da ficcarci il muso tutto intero dopo la prova che difficile non è... e poi, c’è sempre il piccolo Sciacuddhri a dare una spinta. Ritorna, certo che ritorna Sciacuddhri; e dove vuoi che sia finito? Sta sempre lì; se vai a disturbarlo, si nasconde dentro una pigna, ché tanto non è più grande di un soldo di cacio; volano via gli aghi del grande pino che protegge le casiceddhre; se ti volti, un guizzo e via, corre sotto la pancia della lucertola. Che c’erano una volta undici fratellini... non è che fosse strana la cosa un tempo; c’era di strano che l’undicesimo era così piccolo, ma così piccolo da non superare il soldo di cacio e aveva il cappellino rosso e poi faceva dispetti... Sciacuddhri il suo nome; volò via un giorno a portare la sua risata tra angeli e santi. Solo che pregano gli angeli e i santi e non è che uno può scherzare troppo tra una salmodia ed un’altra... Così, di tanto in tanto, per pregare in santa pace, angeli e santi riaffidano Sciacuddhri al vento e il vento lo riporta sulla terra e lui che non ha più casa, a tratti, né in cielo né in terra, lui si rifugia sui tetti, accanto ai comignoli. E un giorno lo vide maestro Cosimo Mariano o forse lo vide un pastorello; chiunque sia stato, gli dispiacque nell’anima che un bimbo così piccolo non avesse sulla testa un tetto e gli costruì casa, a sua misura, su terrazza di palazzo di barone. Un sogno la casiceddhra per Sciacuddhri, più bella della casa del re... Tu penserai, mentre ascolti le voci che raccontano, tu penserai che davvero a Noha non si ha voglia di rinunziare alle fiabe... e se Noha fosse il nome di una principessa, magari di quella che trascorreva il suo tempo tra profumo di zagare, tra palazzo baronale e il castello e casa rossa, in attesa che Michele l’arcangelo le riportasse il suo uomo? Niente è scontato in questo paese, frazione di Galatina, a sud di Lecce; ci sei andato perché l’hai visto quel sorriso di cavallo immortalato dall’Antonio, perché non si può dispiacere a Sciacuddhri. Se anche tu hai voglia di arrivare lì dove ti attende casiceddhra, cerca la piazza del paese e poi chiedi di Paola; così, di Paola che dipinge danze d’olivi; qualcuno subito t’accompagnerà e, se scegli un sabato o una domenica, ci troverai anche l’Antonio che riscopre, giorno dopo giorno, la storia del suo paese, e poi arriverà la Lucia che studia e documenta, e poi l’Antonio Pepe, giovanissimo amministratore della cosa pubblica; e la Liliana al profumo di pasta di mandorle, apparirà dal bar a salutarti e si metterà a disposizione. E allora penserai che dev’essere vera la storia di Noha, punto strategico sulla strada reale di Puglia... ci passavano i pellegrini; ci passò Michele arcangelo e ci restò...
E intanto arriverai ai piedi del palazzo baronale e le casiceddhre ti sorrideranno, balcone intagliato e tutto il resto, su terrazza nobile tra rami di pino. Poi s’aprirà portone sulla corte bellissima e ti verrà incontro conchiglia, bianco fossile ormai, su scalino secolare e ti appariranno loro, la Ida, la Concettina, l’Antonietta, due secoli e mezzo di storia racchiusi in tre donne ancora bellissime e saranno più di tre i secoli, quando arriverà a salutarti la Lucia dagli occhi chiari come il cielo. E ti racconteranno ancora, ancora, dolcissime storie e tu lo risentirai profumo di favole... che ti sembrerà di sfogliare un libro e che stiano prendendo vita e corpo i personaggi. Che c’era una volta il barone Nicola De Noha... fece costruire il palazzo e c’era maestro Cosimo Mariano a creare casiceddhre e...che fine ha fatto Sciacuddhri? Sciacuddhri oggi è triste... gli sta crollando addosso la casa più bella della reggia d’un re. Ce l’hai di fronte, ormai le casiceddhre e ringrazi il cielo d’averti fatto nascere salentino, di questa terra che ha dato ad uno scalpellino genialità paziente, così paziente da creare opera d’arte lillipuziana, un miracolo perfetto nei suoi archi e nei suoi fregi, nei suoi balconi, ricamo di pietra, nelle sue cornici e nei suoi rosoni, nelle sue colonne d’angolo... e le chianche, le chianche minuscole a fare pavimento. Il maestro l’aveva anche dipinta ma c’è solo un po’ d’azzurro, ormai, e ti chiederai, certo che te lo chiederai, se è giusto, se è giusto che crolli un ricamo di pazienza. Se è giusto che crolli a Noha l’antica Torre... perché c’è una torre antica con ponte levatoio e tutto quello che serve per tener lontano i nemici; e poi c’è anche la casa rossa... Che c’era una volta il signore del paese; non ci sono rocce qui dove terra fertile accoglie chicchi d’ogni sorta; e se non ci sono rocce non ci sono grotte; e allora il signore si fece costruire pietra su pietra le grotte; non abitavano nelle grotte le ninfe e non si bagnavano in sorgenti d’acqua limpida? A forma d’arpa le porte... scompaiono d’un tratto, se tu lo vuoi... È giusto che crolli casa rossa, fatica di uomini pazienti per far felici principesse o baronesse o chissà? Penserai che non è giusto; se incontrerai Marcello che la sta salvando dal crollo, ti stringerà forte la mano... penserai che le favole hanno tutte un lieto fine... e vissero felici e contenti, ricordi? Sciacuddhri, attende... lo vedi? tra una piuma e l’altra del pennacchio dell’elmo, fa il solletico all’Arcangelo Michele.
Un uomo che ha messo sempre da parte i propri interessi
Da il Galatino n. 14 del 14 luglio scorso, quello prima del congedo estivo, a margine dell’articolo di fondo a sua firma, il prof. Zeffirino Rizzelli ha annunciato il ritiro ufficiale dalla direzione editoriale del quindicinale che ormai da quaranta anni con puntualità troviamo in edicola. Un’uscita dalla scena principale senza tanti clamori, quasi in punta di piedi, come è nel suo stile: è questa, in fondo, l’umiltà dei grandi spiriti, quelli che con la loro opera diuturna, aiutano l’umanità a crescere e a diventare più giusta e civile. Non vogliamo (né potremmo!), in queste poche righe, analizzare l’opera del Rizzelli insegnante, politico, presidente del Distretto Scolastico, Sindaco di Galatina e, soprattutto, uomo di cultura, studioso, giornalista e scrittore. Abbiamo già scritto altrove che sarebbe proprio il caso di indagare a fondo, di studiare e possibilmente raccogliere e ripubblicare almeno gli scritti (è forse sarebbe l’opera meno difficoltosa, in quanto è agevole rintracciarne i testi) di Zeffirino Rizzelli: i quali ormai si contano a migliaia. Ne sortirebbe un’opera a più tomi, di grande valore editoriale. In queste righe ci limiteremo, allora, a pubblicare un articolo a nostra stessa firma dal titolo “Indietro non si torna”, che scrivemmo nell’ormai lontano 1996. Quell’articolo, che interpretava – ne eravamo e ne siamo tuttora certi – il pensiero dei molti non fu pubblicato dallo stesso Rizzelli (lo ricordiamo come se fosse ieri) sul suo giornale, nonostante il parere favorevole di Rossano Marra, proprio per quella sorta di ritrosia, o di umiltà, di cui abbiamo sopra fatto cenno. Così ci scrisse in una sua garbata lettera di spiegazioni: “… Non posso pubblicare sul mio giornale il tuo articolo. Questo non perché falsa modestia mi induce a rigorose valutazioni, ma perché siamo in campagna elettorale, tempo in cui si arriva a strumentalizzare anche ciò che strumentalizzabile non è. […] Chi lo ha scritto è, certamente, lontano le mille miglia da sentimenti di riverenza o peggio ancora di servilismo…”. Non eravamo riverenti o ossequiosi o peggio ancora servili nei confronti della persona di Zeffirino Rizzelli. Ci mancherebbe: non lo siamo mai stati nei confronti di nessuno. Il servile è chi frequenta qualcuno sperando in qualche ricompensa. Noi, del resto, non frequentavamo il prof. Rizzelli, anzi allora non lo conoscevamo nemmeno di persona, se non per avergli stretto fugacemente la mano un paio di volte, semplicemente ringraziandolo dell’ospitalità che ci aveva sempre riservato sul quindicinale il Galatino”, qualunque argomento avessimo trattato nei nostri articoli, che già da tempo pubblicavamo (e spedivamo per posta ordinaria). E poi, soprattutto, non speravamo in nulla. Nessuno più di noi era “vergin di servo encomio”, come pure di “codardo oltraggio”… Ora crediamo sia arrivato il momento di pubblicare il nostro “Indietro non si torna”, rimasto per tanti anni nel cassetto: nessuna forma di strumentalizzazione sarà ormai più possibile, né da destra, né da manca. Ecco dunque il brano che finalmente vede la luce della pubblicazione dopo oltre un decennio dalla sua redazione: sia, questo, uno “Scritto in Onore”, uno dei tanti, una celebrazione, ma soprattutto un tassello che dimostri (se mai ce ne fosse bisogno) il lustro dato dalla persona e dall’opera di Zeffirino Rizzelli alla città di Galatina e a tutto il Salento; nonché l’augurio che il Professore continui per molti anni ancora, anche se non nelle vesti di direttore editoriale, a farci conoscere il suo pensiero e a consigliarci per il meglio: gli uomini e le istituzioni (quelle del governo cittadino soprattutto) hanno bisogno, oggi più che mai, di questo dispensatore gratuito e disinteressato di idee e di saggezza, e, quando servono, di ammonimenti.
Ecco, dunque, il nostro articolo, di seguito ritrascritto verbatim: Gli interessi di parte hanno prevalso, le ragioni delle “ricadute elettorali” hanno avuto la meglio, e così il miglior Sindaco che Galatina abbia mai avuto, Zeffirino Rizzelli, ha dovuto rassegnare le dimissioni. Sapevamo, tre anni fa, quale grave eredità il neo-eletto Sindaco riceveva dalle precedenti amministrazioni, quali i problemi della città, quali le mille richieste dei cittadini, quali i disagi, quali le difficoltà dovute alla limitatezza dei fondi che la Regione e lo Stato erogavano (ed erogano) in un contesto di tagli alla spesa pubblica… Sapevamo tutto questo e non chiedevamo, né speravamo l’impossibile. L’Amministrazione Rizzelli, invece, sembra aver fatto l’impossibile. Sempre molto, troppo rimane da fare, certamente, ma quello che nel corso di questi anni, il Sindaco e la sua Giunta hanno realizzato tra tante difficoltà è sotto gli occhi di tutti. L’intenso lavoro amministrativo compiuto è sempre stato portato a conoscenza di tutti attraverso un foglio edito mensilmente dall’Amministrazione comunale e a tutti gratuitamente distribuito. Un foglio dalla testata esplicativa: “Informare”. Si è aperta una nuova fase, una nuova era di fiducia e di speranza nelle istituzioni, proprio nel momento in cui gli scettici sul cambiamento sembravano avere il sopravvento. La “rinascita” della città è testimoniata non solo dalle opere pubbliche, ma anche dalle manifestazioni culturali, dai convegni, dai concerti, dalle iniziative volte a rivalutare il centro storico, dai progetti per i giovani, mai prima d’ora così importanti per livello qualitativo e numerosità. Anche le frazioni, da troppo tempo abbandonate a se stesse, quasi dimenticate, si sono viste al centro di un rinnovato interessamento. Ed ora qualcuno vorrebbe non riconoscere tutto questo o peggio ancora farlo finire. Vorrebbe, magari, ritornare alle vecchie logiche, al vecchio linguaggio (“ricadute elettorali”), ai vecchi intrallazzi, alle clientele, agli antichi giochi di potere e di partito, ai personalismi… Indietro non si torna! Ormai è chiusa anche l’epoca della raccolta dei voti con la tecnica del “porta a porta”, basata sui rapporti di amicizia o di conoscenza e sulle promesse, naturalmente difficili da mantenere per tutti. Chi si aspetta una “ricaduta elettorale” con tutto questo in mente, altro non otterrà che un crollo elettorale. Amministratore pubblico sarà chi dimostrerà preparazione, provata moralità, capacità d’indirizzo, di programmazione e di decisione. E questo il prof. Rizzelli lo ha già dimostrato. Con i fatti, non con le parole. E poi, il prof. Rizzelli dimostra ben altro. Dimostra che non solo conosce George Clemanceau e le sue caustiche frasi, ma anche chi, come Francois Cagné, di Clemanceau ha scolpito la statua, oggi negli Champs-Elisées, a Parigi. Parole, le nostre, rivelatesi tutt’altro che profetiche: quello che successe dopo quella tornata elettorale è ormai storia, di cui piangiamo ancora le conseguenze.
Antonio Mellone
Noha su - Il messaggero di Sant'Antonio -
19/09/2006 18.38.40
Straordinario!
Di Noha, dei suoi libri e della sua Biblioteca Giona s'è scritto anche su <<Il messaggero di Sant'Antonio>>, la rivista mensile conosciuta e distribuita in tutto il mondo. Se ne parla proprio sull'ultimo numero: quello del mese di settembre 2006".
Ecco di seguito l'articolo....
A Noha con i libri si fanno caramelle
La biblioteca scolastica, aperta a tutti per iniziativa delle insegnanti, ha cambiato la piccola frazione di Noha, in Puglia. Ora tutto è pronto per il 30 settembre, festa dei lettori. Ce ne parla Paola Congedo.
di Laura Pisanello
Noha è una frazione di Galatina, in provincia di Lecce. Un piccolo paese, neanche quattromila anime, con tombe messapiche e, soprattutto, con una bella biblioteca – voluta dalle maestre della scuola elementare – che da scolastica è ora diventata pubblica e che da pochi mesi può vantare anche il fatto di essere «Presidio del libro». La biblioteca è riuscita a cambiare il paese, e i ragazzini, invece di girare in motorino, magari tra siringhe e cocci di bottiglie, passano a prendersi un libro o vanno a fare servizio in biblioteca. Quella di Noha è una biblioteca resa speciale dalla passione per la lettura: si prestano libri, ma si confezionano anche coloratissime caramelle con dentro una frase tratta da testi diversi, si fanno laboratori, animazioni, nutella party... Nel suo logo è raffigurato un omino piccolo che schizza fuori dalla balena, come il profeta biblico Giona, che dà il nome alla biblioteca. L’anima di tutto è Paola Congedo, maestra elementare, coadiuvata, ovviamente, dalle valide colleghe. Paola, che è mamma di due figli, si dedica con entusiasmo totale, magari leggendo anche di notte, alla scelta dei libri. I ragazzi di Noha, anche d’estate, prima di andare in spiaggia vanno a ritirare un libro, ma pure le mamme hanno ritrovato la voglia di leggere romanzi rosa... E se i lettori non vanno dai libri, ci pensano i libri ad andare dai lettori. Paola, infatti, si è inventata «Augurio zingaro»: un libro lasciato in giro al suo destino. L’instancabile maestra ha depositato due copie di Un altro giro di giostra, (un libro in cui Tiziano Terzani, già segnato dalla malattia, racconta il suo giro del mondo): una alla stazione ferroviaria di Galatina e l’altra alla fermata dell’autobus di Noha. Su quelle copie Paola ha scritto un messaggio in cui invita l’eventuale lettore a far girare il libro e a inviare alla biblioteca le sue considerazioni. L’iniziativa, che può apparire bizzarra, in realtà risponde appieno alle finalità della «biblioteca Giona», riconducibili al puro intento di favorire la lettura. Non una lettura scolastica, fredda, ma capace di trasmettere innanzitutto emozioni. «Per suscitare la voglia di leggere – spiega Paola Congedo – occorre riempire di senso la parola. Quando la parola che leggi ti provoca emozioni, allora non la scordi più». La biblioteca si autofinanzia: ai contributi della scuola e del comune vanno ad aggiungersi, infatti, quelli dei privati. I cittadini di Noha ne sono fieri, ed è per questo che non è mai sparito un solo libro e volentieri i lettori suggeriscono essi stessi, talvolta, la scelta e l’acquisto di titoli. Per il 30 settembre prossimo, «festa dei lettori», tutti i «Presìdi del libro» hanno predisposto delle iniziative. Nella piazza di Noha, in concomitanza con la festa patronale di san Michele, ci saranno incontri pubblici con autori locali che si sono occupati di narrativa popolare. E, sempre nell’ottica di portare i libri fuori dai luoghi tradizionalmente deputati alla lettura, gli incontri avverranno in una campana di vetro dove suona la banda. Per l’occasione, Paola, che ama il teatro, metterà in scena alcune storie della tradizione popolare tratte dai libri. Con un adeguato accompagnamento musicale prenderanno corpo e voce, ad esempio, cummare Furmiculicchia e Oronzino che viene mandato dalla mamma nel bosco e deve vedersela ripetutamente con un ter-ribile orco. Queste storie, raccontate in piazza, portano poi gli entusiasti abitanti di Noha in biblioteca a richiedere i libri che le contengono. E i libri viaggiano, raccontano, fanno vivere emozioni. Non più relegati in biblioteca o in libreria. Secondo le intenzioni di Paola, si potranno trovare e prendere in prestito anche dal macellaio o dal pizzicagnolo. Perché i libri, per questa maestra effervescente, sono come i figli: bisogna lasciarli andare.
NOHA 28-29-30 SETTEMBRE 2006 - SAN MICHELE ARCANGELO
02/09/2006 11.19.42
L’Arcangelo Michele è quasi pronto: aspetta da un anno la sua festa di Noha, quella che chiude tutte le feste d’estate. Un pennacchio nuovo ed elegante, l’abito delle cerimonie, una lucidata all’elmo ed al suo scudo su cui è impresso il motto, che è il suo nome latino: “Quis ut Deus”, chi è come Dio. Sempre all’erta, con la sua lancia puntata contro il serpente antico, drago infernale, San Michele Arcangelo continuerà a tenere a bada il nemico di sempre: la festa di Noha non lo distoglierà punto dal suo arduo compito! E magari continuerà a fare i miracoli, come quello del 1740 che salvò Noha da un tremendo uragano; quei miracoli che spesso San Michele lascia compiere a noi uomini, magari ogni giorno, ma che forse, distratti come siamo dalla diuturna frenesia, sfuggono alla nostra attenzione. Per i tre giorni della festa di Noha, San Michele avrà modo di uscire dalla sua nicchia, sgranchirsi le ali e volare e camminare per le strade di Noha parate in suo onore con mille baroccheggianti luminarie. Un giro per le bancarelle, fornite di ogni ben di Dio e (perché non?) anche al luna park. E poi nella piazza principale di Noha, proprio a Lui dedicata, sosterrà, comodamente seduto in poltrona, per seguire le opere liriche dei concerti bandistici e sinfonici, sgranocchiando qualche nuceddrha o gustando cupeta e mustaccioli. Farà un po’ più tardi del solito, San Michele, per un paio di serate: perché certamente non mancherà alla gara di mezzanotte dei fuochi pirotecnici e, all’indomani, nell’ultima sera di festa, in piazza Castello, al concerto del cantautore di musica italiana (cantautore il cui nome, noi comuni mortali, invero, non conosciamo ancora; ma che l’Arcangelo Michele certamente conosce già da tempo e in anteprima…).
NOHA, 30 SETTEMBRE 2006 - I libri di Giona vagabondi di Noha
02/09/2006 11.11.47
“Orme di carta tra terra rossa e sole: i libri di Giona vagabondi di Noha” è organizzata da Giona, la biblioteca pubblica. Così si parlerà di libri a Noha, che vuol essere finalmente (ed è) “Presidio del libro”, e non della mafia o, come la si chiama dalle nostre parti, della sacra corona unita (il minuscolo non è casuale). Il libro promuove la libertà e la felicità: quella felicità non materiale, che rallegra il cervello, che stimola idee, comprensione e memoria. Chi è capace di entrare nella felicità di un libro prova un’ebbrezza ben più alta di quella che possono dare le cose, e finanche i soldi e gli oggetti di lusso. In quel dì, dalle ore 16 in poi, si apriranno al visitatore due cortili: quello del Castello, luogo del cuore, purtroppo semidiruto, abbandonato, schiaffeggiato dagli anni e dall’incuria, ma ancora integro nella sua dignità e nel suo fascino, e l’elegante giardino della dirimpettaia Casa Barone, finemente ristrutturato dai proprietari; siti che diventeranno, seppur per una sola giornata, spazi di pensiero, riflessione, divertimento, apprendimento … Ci si incontrerà con la poesia, li cunti, la musica, i quadri, ma soprattutto con i libri (e con i loro autori): i libri di ogni tipo, quelli che portano alla conoscenza, condizione necessaria e sufficiente del diletto, del benessere, dell’amore per le cose, le persone e i luoghi.
ANTONIO MELLONE
Fonte "quiSalento - anno VI, n. 11"
Noha 10 settembre 2006 - Festival dei Cavalli.
02/09/2006 11.01.19
Seguendo le indicazioni, si giungerà a Noha, “Città dei Cavalli”, dove avrà luogo dalle prime ore dell’alba e fino all’ora di pranzo, il “Festival dei Cavalli”: l’esposizione dei più begli esemplari di cavalli (si contano oramai a centinaia), i quali, a seconda della specialità o della razza, saranno potenti, veloci, resistenti, eleganti… L’atmosfera che si respira alla kermesse di Noha è quella della pace, del contatto con la natura, la sua luce e i suoi colori mediterranei, e dell’amore e del rispetto per il cavallo, un tempo motore dell’economia e della società. Chi vorrà godere ancora della bellezza arcaica (mai anacronistica, ci auguriamo!) del Salento d’amare, e gustare la morigeratezza e la “delectatio morosa” (o arte dell’indugio o della lentezza), venga a Noha il 10 settembre prossimo, e lasci per qualche ora da parte lo stress della vita di tutti i giorni, lo shopping al mega-centro commerciale, l’irrisione ai valori della tradizione, e la tentazione verso il prosaico e vanitoso sussiego borghese, cui si indulge a volte senza accorgersene.
ANTONIO MELLONE
Fonte "quiSalento - anno VI, n. 11"
Isa Palumbo: la pasionaria di Noha
28/08/2006 18.56.39
Brano tratto da: il Titano, suppl. economico de il Galatino, n. 12, 27 giugno 2005.
In queste note vorremmo ricordare la figura di Luisa Palumbo di Noha (Noha, 8 giugno 1920 – Lido Conchiglie, 3 febbraio 2003) meglio nota come “la Isa”. Comunista fin nel midollo, Isa non sopportava le prevaricazioni dei ben pasciuti borghesi a discapito dei poveri lavoratori, proprietari soltanto della forza delle loro braccia. Cresciuta nella Federazione Giovanile Comunista Italiana, la Palumbo viene eletta nel 1950 nel Comitato Federale, dove porta avanti le sue battaglie di giustizia e di progresso. Isa Palumbo entra di diritto nelle pagine della Storia locale (scritta anche con la maiuscola essendo non più valida ormai la distinzione tra macro e microstoria) poiché è grazie a uomini e donne della tempra e del coraggio della nostra concittadina che oggi i rapporti di forza tra le classi sociali, che un tempo per il povero proletario significavano soltanto rassegnazione, possono dirsi almeno basati sui canoni della civiltà e del diritto. Isa è stata un’attivista politica negli anni cruciali delle lotte per i diritti delle tabacchine (come diremo) e successivamente negli anni delle contestazioni sessantottine, dove a Lecce, a Roma e altrove, era sempre in prima fila (lei casalinga) a fianco degli operai e degli studenti universitari, negli scioperi, nelle manifestazioni e nelle lotte che cambiarono il mondo. In uno di codesti tumulti, tra i più duri, avvenuti nella capitale, la Isa di Noha racimolò financo una manganellata sulla fronte, la cui cicatrice (più di venti punti di sutura!) rimase quale segno indelebile della sua indole, che pare volesse dire agli interlocutori: “mi spezzo, ma non mi piego”. Al tempo della Isa, il lavoratore quando varcava i cancelli di una fabbrica smetteva di essere un cittadino (era di fatto attuata la “flessibilità”, ante litteram!). Il sindacato stesso non poteva entrare in fabbrica. Addirittura, se il padrone scopriva che qualche operaio era iscritto al sindacato, specie alla CGIL, quel dipendente passava i guai (quasi non ne avesse già abbastanza). La Isa, esponente di quel sindacato di sinistra, lotta e cerca di “contagiare”, con le sue idee rivoluzionare, lavoratori e lavoratrici di quella voglia di libertà e democrazia che finalmente dal sessantotto in poi irrompe nelle fabbriche, nella scuola, nell’università e nella società tutta. Le battaglie combattute dalla Isa sono per l’aumento dei salari, per il miglioramento delle condizioni di lavoro e quindi anche per la salute del lavoratore. E soprattutto si batte per le donne lavoratrici. Sono le donne che subiscono più pesantemente le conseguenze di un ambiente di lavoro malsano, senza un minimo di tutela, nemmeno quando sono in stato avanzato di gravidanza. Ma lasciamo la parola alla stessa Isa, tratta da brani di un intervista da lei rilasciata nel corso del 2002, qualche mese prima della sua dipartita, e pubblicata nel 2003 in un video-documentario di Luigi Del Prete dal titolo: “Le Tabacchine. Salento 1944-1954”, edizioni Easy Manana. Così la Isa, sindacalista e capomovimento, con un italiano impeccabile e con una proprietà di linguaggio che denotano lungo commercio con le lettere (ancorché non sancito da alcun diploma) e con la schiettezza che la contraddistingue, pensa e dice: “Figlio mio, la condizione della donna nel Salento era quella della schiavetta in seno alla famiglia, alle dipendenze del marito… Erano poche le donne che lavoravano. E quelle che lavoravano facevano le tabacchine, perché altro lavoro, dalle nostre parti, non c’era… La condizione delle tabacchine era incredibile. Non c’erano le condizioni igieniche come le intendiamo oggi. Ad esempio si beveva tutte in una “menza”. Ad una certa ora prestabilita, qualcuno passava con questo recipiente e mettendo tutte il labbro sull’orlo di questo, bevevano l’acqua. Però ad una certa ora! Dopo non si poteva più bere! Anche per andare al bagno c’era un orario prestabilito. E comunque le operaie dovevano sempre chiedere il permesso alla Maestra. Per cui la donna, già schiava per principio, diventava ancora più schiava per la necessità del lavoro. Questo stato di cose, io non lo sopportavo! Assolutamente non lo sopportavo!” Dice ancora la Isa in un altro brano dell’intervista: “ A quell’epoca non esisteva nemmeno l’ufficio del lavoro. Il tutto era a discrezione delle Maestre, che erano le persone di fiducia del Concessionario. La Maestra faceva il buono ed il cattivo tempo: era arbitra della situazione. Sicchè a oppressione si aggiungeva oppressione che si manifestava proprio con il “regalo” alla maestra, e con quello all’impiegato del pubblico ufficio. Oppressione e ingiustizia!” Continuando in questa sorta di raccolta antologica del pensiero della battagliera compagna di Noha leggiamo inoltre: “Io vedevo l’ingiustizia, avevo il coraggio di parlare e volevo che tutte acquisissero questo coraggio. Perché – dicevo - se ci mettiamo insieme, se ci difendiamo, allora i padroni non possono fare nulla. Se non ti difendi il tuo pane, nessuno ti tutela. Allora con gli scioperi abbiamo partecipato e conquistato i diritti. Con la lotta si ottiene tutto […] Oggi, i rimbambiti di oggi, s’aspettano di essere imboccati. Noi cercavamo di parlare alle tabacchine, in riunioni di caseggiato, nelle fabbriche, nelle borgate, nei locali più svariati per renderle edotte della loro condizione e dei loro tabù. Ma non era facile. C’era tanto da lavorare. Ce ne voleva per far comprendere questi principi: chi per paura, chi non voleva e chi diceva: “ chi me lo fa fare?” C’era tanto da fare! Non poco. Tanto da fare!”. A Lecce il grande sciopero del 24 settembre 1944, finito con l’uccisione di tre dimostranti da parte delle forze dell’ordine, aprì la grande stagione delle rivendicazioni sociali. Le tabacchine reclamavano l’adeguamento dei salari al costo della vita, il rinnovo dei contratti collettivi nazionali (e la loro applicazione da parte dei Concessionari, datori di lavoro), il rinnovo del sussidio straordinario di disoccupazione da parte del Governo centrale, messo in discussione dalla classe politica del tempo. Le tabacchine erano infatti lavoratrici stagionali ed il sussidio era una misura mirata ad alleviare la loro difficile condizione. Ed infine le tabacchine rivendicavano la regolamentazione delle procedure d’assunzione fino ad allora lasciate al capriccio delle Maestre. Il movimento venne guidato da donne coraggiose ed altruiste, come la Isa di Noha, che subivano arresti e persecuzioni. Ma che ritornavano sempre con rinnovato coraggio e determinazione. Seguiamo il racconto di quanto avvenne direttamente dalle sue parole: “Quando incominciò la lotta per ottenere il sussidio straordinario di disoccupazione, (perché allora fu lotta vera), iniziammo a mobilitarle tutte. Mentre discutevamo con il Prefetto, questi se ne uscì dicendo: <<Ma si… in fin dei conti… rappresentate si e no… cinquanta tabacchine in tutta la provincia!>>. Io, ribelle, gli dissi:<< Senta Eccellenza, domani mattina le farò vedere quante tabacchine rappresento!>>. La notte… a piedi,… in bicicletta,… con la macchina e con ogni mezzo… avvisammo tutta la provincia:<< Domani mattina tabacchine e contadini tutti a Lecce!!!>>… All’indomani mattina, andai dal Grimaldi, perché ero di commissione e gli dissi:<<Venga! Le faccio vedere le tabacchine che rappresento!…>> [Affacciatosi alla finestra il prefetto non credeva ai propri occhi: circa 50.000 donne, operaie, lavoratrici del tabacco, gremivano le strade e le piazze del centro di Lecce…ndr] Per la prima volta le grandi mobilitazioni contribuiscono a far rinascere la vita democratica. I movimenti nel Salento determinano così una svolta di mentalità del popolo meridionale: queste ribellioni volontarie cercano di eliminare la cappa culturale feudale di cui molti sono vittime, rappresentano la capacità di rivendicare autonomamente i propri diritti e sono la base per la costruzione dell’Italia “moderna”. Grazie a questi tumulti leccesi la questione meridionale diventa questione nazionale. Isa, la pasionaria di Noha, è al centro di questi moti; diviene quasi un mito per le operaie: la persona alla quale rivolgersi per ogni istanza, per la tutela e la rivendicazione dei diritti dei lavoratori, che sono l’altra faccia dei diritti umani. Così diceva Isa: “…Finchè ci sarà il ricco che può comprare ed il povero che si fa comprare non ci sarà giustizia. E quei pochi che vogliono uscire da questa oppressione ci rimettono la pellaccia… Oggi la donna del Salento (e degli altri paesi), l’emancipazione l’intende nelle calze di nylon, nel cappotto di pelliccia, nella macchina… Ma la vera emancipazione non è questa! In questi termini l’emancipazione non c’è! Ma la vera emancipazione è chiedersi: ma chi sono io, che cosa posso dare alla vita, che cosa posso ricevere dalla vita….”
Negli ultimi trenta (e passa) anni della sua vita, la Isa di Noha (vedova sin dal 1981), risiede in quella stupenda località di mare al nord di Gallipoli che risponde al nome di “Lido Conchiglie”, dove sceglie di vivere la sua vita nella serenità, nella pace, a contatto con il suo mare e attorniata da un sacco di cani e di gatti, molti randagi, di cui si prende cura. A Lido Conchiglie con notevoli sforzi ed in tempi in cui investire colà significava fare una pazzia, s’impelagò nell’avventura della costruzione (per poi gestirlo) di un complesso turistico: un bellissimo albergo-pensione con tanto di ristorante e bar (dove chi scrive ebbe modo di lavorare nel corso di qualche estate degli anni ’80). Un investimento che, con il senno di poi, si dimostrò essere un ottimo investimento. Anche in questo la Isa di Noha manifestò la sua lungimiranza. A Lido Conchiglie la indole battagliera della Isa si rileva anche nella tutela di un tratto di costa che personaggi rapaci e senza scrupoli (invero anche istituzioni come l’Aeronautica) avrebbero voluto “privatizzare”, impedendo a tutti di accedere liberamente alla spiaggia (fino ad oggi rimasta selvaggia a meno del tratto dell’Aeronautica, appunto) e di giungere liberamente al mare senza bisogno di pagare un biglietto (per affittare uno stile di vita: quello degli ombrelloni e delle sdraio tutte uguali, quelle dei juke boxe ad alto volume, quelle dei lidi privati che purtroppo oggi pervadono le coste salentine, adriatiche e joniche)… E a Lido Conchiglie, il 3 febbraio del 2003, il cuore della Isa cessava di battere. Quel mattino di mite inverno salentino, il mare era placido e calmo, quasi a non voler disturbare il riposo di chi per una vita senza risparmio di energie aveva lottato nell’interesse dei più deboli. Le sue spoglie, ricomposte, tornarono a Noha per un ultimo saluto da parte dei suoi concittadini. Luisa Palumbo fu sepolta nel cimitero di Noha, nella sua cappella di famiglia. Ma con Lei (che ci pare ancora di sentire) non furono sepolti i suoi pensieri, la sua fede per la libertà, la democrazia e la giustizia, che sono (o dovrebbero essere) sempre vivi e alla base di ogni umana convivenza.