Tra le casiceddhre di Noha

  Ma lo sapevi, lo sapevi che a Noha, oltre a san Michele, sorridono pure i cavalli? Ed è naturale che succeda... perché a Noha, nella gara a premi tutta per loro, il cavallo più forte, più coraggioso, più bello avrà un sacco di crusca e un sacco di biada, da ficcarci il muso tutto intero dopo la prova che difficile non è... e poi, c’è sempre il piccolo Sciacuddhri a dare una spinta.
Ritorna, certo che ritorna Sciacuddhri; e dove vuoi che sia finito? Sta sempre lì; se vai a disturbarlo, si nasconde dentro una pigna, ché tanto non è più grande di un soldo di cacio; volano via gli aghi del grande pino che protegge le casiceddhre; se ti volti, un guizzo e via, corre sotto la pancia della lucertola. Che c’erano una volta undici fratellini... non è che fosse strana la cosa un tempo; c’era di strano che l’undicesimo era così piccolo, ma così piccolo da non superare il soldo di cacio e aveva il cappellino rosso e poi faceva dispetti... Sciacuddhri il suo nome; volò via un giorno a portare la sua risata tra angeli e santi. Solo che pregano gli angeli e i santi e non è che uno può scherzare troppo tra una salmodia ed un’altra...
Così, di tanto in tanto, per pregare in santa pace, angeli e santi riaffidano Sciacuddhri al vento e il vento lo riporta sulla terra e lui che non ha più casa, a tratti, né in cielo né in terra, lui si rifugia sui tetti, accanto ai comignoli. E un giorno lo vide maestro Cosimo Mariano o forse lo vide un pastorello; chiunque sia stato, gli dispiacque nell’anima che un bimbo così piccolo non avesse sulla testa un tetto e gli costruì casa, a sua misura, su terrazza di palazzo di barone. Un sogno la casiceddhra per Sciacuddhri, più bella della casa del re...
Tu penserai, mentre ascolti le voci che raccontano, tu penserai che davvero a Noha non si ha voglia di rinunziare alle fiabe... e se Noha fosse il nome di una principessa, magari di quella che trascorreva il suo tempo tra profumo di zagare, tra palazzo baronale e il castello e casa rossa, in attesa che Michele l’arcangelo le riportasse il suo uomo?
Niente è scontato in questo paese, frazione di Galatina, a sud di Lecce; ci sei andato perché l’hai visto quel sorriso di cavallo immortalato dall’Antonio, perché non si può dispiacere a Sciacuddhri.
Se anche tu hai voglia di arrivare lì dove ti attende casiceddhra, cerca la piazza del paese e poi chiedi di Paola; così, di Paola che dipinge danze d’olivi; qualcuno subito t’accompagnerà e, se scegli un sabato o una domenica, ci troverai anche l’Antonio che riscopre, giorno dopo giorno, la storia del suo paese, e poi arriverà la Lucia che studia e documenta, e poi l’Antonio Pepe, giovanissimo amministratore della cosa pubblica; e la Liliana al profumo di pasta di mandorle, apparirà dal bar a salutarti e si metterà a disposizione. E allora penserai che dev’essere vera la storia di Noha, punto strategico sulla strada reale di Puglia... ci passavano i pellegrini; ci passò Michele arcangelo e ci restò...


 E intanto arriverai ai piedi del palazzo baronale e le casiceddhre ti sorrideranno, balcone intagliato e tutto il resto, su terrazza nobile tra rami di pino. Poi s’aprirà portone sulla corte bellissima e ti verrà incontro conchiglia, bianco fossile ormai, su scalino secolare e ti appariranno loro, la Ida, la Concettina, l’Antonietta, due secoli e mezzo di storia racchiusi in tre donne ancora bellissime e saranno più di tre i secoli, quando arriverà a salutarti la Lucia dagli occhi chiari come il cielo.
E ti racconteranno ancora, ancora, dolcissime storie e tu lo risentirai profumo di favole... che ti sembrerà di sfogliare un libro e che stiano prendendo vita e corpo i personaggi. Che c’era una volta il barone Nicola De Noha... fece costruire il palazzo e c’era maestro Cosimo Mariano a creare casiceddhre e...che fine ha fatto Sciacuddhri? Sciacuddhri oggi è triste... gli sta crollando addosso la casa più bella della reggia d’un re. Ce l’hai di fronte, ormai le casiceddhre e ringrazi il cielo d’averti fatto nascere salentino, di questa terra che ha dato ad uno scalpellino genialità paziente, così paziente da creare opera d’arte lillipuziana, un miracolo perfetto nei suoi archi e nei suoi fregi, nei suoi balconi, ricamo di pietra, nelle sue cornici e nei suoi rosoni, nelle sue colonne d’angolo... e le chianche, le chianche minuscole a fare pavimento. Il maestro l’aveva anche dipinta ma c’è solo un po’ d’azzurro, ormai, e ti chiederai, certo che te lo chiederai, se è giusto, se è giusto che crolli un ricamo di pazienza. Se è giusto che crolli a Noha l’antica Torre... perché c’è una torre antica con ponte levatoio e tutto quello che serve per tener lontano i nemici; e poi c’è anche la casa rossa... Che c’era una volta il signore del paese; non ci sono rocce qui dove terra fertile accoglie chicchi d’ogni sorta; e se non ci sono rocce non ci sono grotte; e allora il signore si fece costruire pietra su pietra le grotte; non abitavano nelle grotte le ninfe e non si bagnavano in sorgenti d’acqua limpida? A forma d’arpa le porte... scompaiono d’un tratto, se tu lo vuoi... È giusto che crolli casa rossa, fatica di uomini pazienti per far felici principesse o baronesse o chissà? Penserai che non è giusto; se incontrerai Marcello che la sta salvando dal crollo, ti stringerà forte la mano... penserai che le favole hanno tutte un lieto fine... e vissero felici e contenti, ricordi? Sciacuddhri, attende... lo vedi? tra una piuma e l’altra del pennacchio dell’elmo, fa il solletico all’Arcangelo Michele.


di Giuliana Coppola

fonte "quisalento"

 

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