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Di Attivisti 5 Stelle Galatina (del 08/03/2017 @ 23:17:30, in Comunicato Stampa, linkato 1239 volte)

A Galatina si discute della chiusura di un reparto d'eccellenza dell'Ospedale Santa Caterina Novella, in provincia si e svolta la Conferenza dei Servizi per il rinnovo dell'AIA per stabilire cosa e quanto la colacem potrà bruciare nel suo forno.

Al primo tavolo hanno partecipato dei liberi cittadini, al secondo tavolo gli attivisti del M5S di Galatina e Soleto.

Ma che fine hanno fatto i giovani leoni di Collemeto e i vecchi compari del PD di Galatina?

Tutti bravi con le parole o svelti a prendersi una poltrona (in teatro) poi se c'e' da "sbattersi" per la Città si perdono (mi dicono che hanno avvistato i soliti volponi in piazza).

Paolo Pulli

 
Di Antonio Mellone (del 27/10/2016 @ 23:10:40, in NohaBlog, linkato 589 volte)

Questa riforma è incostituzionale. Per 47 motivi. Anzi settanta volte sette.

La prima prova dell’incostituzionalità di questa novella carta lunga deficiente e sordida sta nel fatto che i sostenitori del SÌ e quelli del NO si stanno reciprocamente sul culo (eufemismo usato per scansare l’altra ben più licenziosa metafora che coinvolge l’organo di riproduzione maschile e/o il binomio dei suoi attributi di complemento). I propugnatori dell’una e dell’altra sponda non si sopportano, non riescono a dialogare se non per il tramite di vicendevoli ingiurie, irrisioni, insulti, offese anche pesanti.

La Costituzione del 1948 nacque da un comune accordo dei padri costituenti dopo grandi discussioni, confronti, scambi di idee, tanto che in assemblea si riuscì a metter d’accordo le tre grandi macro-aree politiche: l’anima cattolica, quella liberale e quella social-comunista. Una Costituzione deve tenere insieme un Paese, non spaccarlo in due o più parti. Se invece non riuscisse in questo intento non sarebbe una Costituzione, ma una coglionata.

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Una seconda prova dell’incostituzionalità di questa riforma è il fatto che sia stata approvata a maggioranza da un parlamento eletto con il Porcellum, una legge elettorale a sua volta dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. I fautori del sì ovviamente non riescono proprio a cogliere l’enormità del caso. Eppure il  fatto che un parlamento eletto con una legge incostituzionale non possa cambiare la Costituzione lo capirebbe anche un bambino di seconda elementare nemmeno tanto sveglio. E se provasse a  farlo – come sta succedendo qui in Italia, con addirittura tutto il governo schierato come un plotone di esecuzione - sarebbe un vero e proprio colpo di stato.

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La terza prova è che una Costituzione dovrebbe essere chiara, scritta bene in italiano e non in tibetano antico, accessibile a tutti, dal primo fino all’ultimo dei cittadini e non solo a “chi tiene le scuole alte”. Questa nuova costituzione (in minuscolo) scritta con l’alluce valgo dei piedi risulta ostica agli stessi estensori, o meglio stenditori dei 47 sgorbi articolati, tanto che nessuno, senza il testo per le mani, saprebbe spiccicare verbo nel tentare di spiegare il funzionamento, per esempio, del nuovo baroccheggiante procedimento legislativo. A questo proposito sarei curioso di dare un’occhiata ai libretti universitari (con il dettaglio del voto in Diritto Costituzionale) dei patrigni costituenti che rispondono ai nomi di Renzi, Boschi, Alfano (il fratello) e di Verdini, il macellaio prescritto. Il macellaio della Costituzione.

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La quarta prova è che il senato (che non viene abolito come invece vorrebbero farci credere) è composto da 100 senatori a vite: di cui 5 personaggi in cerca di presidente della repubblica, 74 consiglieri regionali (eletti per fare i consiglieri regionali possibilmente a tempo pieno visto quanto guadagnano), e 21 sindaci (che, considerato il daffare diuturno in un Comune, non dovrebbero/potrebbero abbandonare il loro ufficio nemmeno per un giorno di vacanza, figuriamoci per fare anche i senatori a tempo perso). Ora. L’articolo 1 della Costituzione ante-scempio parla di sovranità che appartiene al popolo e non al partito di relativissima maggioranza. Cosa significa? Che i membri di tutti gli organi legislativi di uno Stato dovrebbero essere eletti direttamente dal popolo e non indirettamente con elezioni di “secondo livello” e altre palle del genere.

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Una quinta prova di incostituzionalità - e dunque il fatto che il popolo vien sempre più considerato come un pelo superfluo - è relativa al numero di firme occorrenti per le leggi di iniziativa popolare: passano da 50.000 a 150.000. Triplicano. E buonanotte ai suonatori. Anzi ai sognatori.

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Una sesta prova di incostituzionalità risiede nel fatto che, con l’abolizione della “legislazione concorrente”, alle regioni, quindi ai territori, verranno sottratte le decisioni connesse a una serie incredibile di materie come le “grandi reti di trasporto e navigazione” (vi dicono niente TAV, SS. 275, porti turistici a Otranto e a porto selvaggio?); “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” (vi dicono nulla TAP, pale eoliche, fotovoltaici campali, trivellazioni adriati-coioniche nuove centrali nucleari? - Sì, torneranno alla carica anche con il nucleare, tranquilli); e - non ridete per favore - “tutela della salute” (vi dicono qualcosa Cerano, Ilva, Eni, colacem, Xylella appetitosa, e altri gigli di camposanto?); eccetera, eccetera. Quale ciliegina sulla cacca abbiamo la clausola di “supremazia statale” nuova di zecca. E’ quella che prevede che in caso di contenzioso tra regione e governo centrale su di un tema qualsiasi (poniamo a caso lo stoccaggio delle scorie nucleari sulla Murgia), in nome dell’“interesse nazionale”, prevale il secondo. E i territori tutti zitti e mosca. Quando si dice una riforma costituzio-anale. 

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Ma ora vi svelo un’altra chicca. Sebbene apparentemente non sfiorato, il vero obiettivo di questa schizzoforma è lo svuotamento dell’articolo 138, quello che prevede la procedura delle leggi di revisione costituzionale (e, dunque, anche del 139, secondo il quale la forma repubblicana non potrebbe essere oggetto di revisione costituzionale).

Ecco. Questo è il vero inconfessato fine di questo stravolgimento targato PD (Pi-Due).

Antonio Mellone

 

p.s. La prima foto vintage ritrae mia madre; la seconda è simbolo della Repubblica; la terza riporta le donne della Costituzione. Donne e madri si amano e si rispettano. Punto.  

 
Di Redazione (del 28/11/2014 @ 23:10:22, in Comunicato Stampa, linkato 952 volte)

L’Amministrazione di Cutrofiano si appresta a concludere un vergognoso accordo con la colacem, in danno del territorio, dell’ambiente e di tutta la comunità locale.

Per un obolo di 50.000 euro l’anno – il classico piatto di lenticchie – l’Amministrazione Comunale intende sottoscrivere con la colacem s.p.a. una nuova convenzione quinquennale, che prevede un ampliamento di circa 5 ettari della cava “Don Paolo”; un’estensione che si somma ai 22 ettari (con profondità di 30 metri) esistenti, sacrificando i beni comuni alle ragioni del profitto e alimentando un’attività insalubre, anche se a norma di legge, che contribuisce al già grave inquinamento nel nostro comprensorio.

Questa svendita di territorio non servirà a ridurre le tasse per i cittadini, ma per rimediare ad errori amministrativi, espropri mal eseguiti e spese scriteriate di precedenti governi cittadini, che gravano sui nostri bilanci per quasi un milione di euro.

Occorre bloccare un patto scellerato, reso possibile dalle connivenze della politica locale, che ha trasformato questo nostro paese, dalle spiccate vocazioni agricole, turistiche e artigianali, in una colonia mineraria, il cui materiale di scavo viene esportato in tutto il mondo senza regole e senza limiti, per dare profitto ad una singola azienda privata.

Un patto così solido che consente ai rappresentanti della colacem di affermare che fino a quando ci sarà argilla a Cutrofiano, colacem scaverà per produrre il suo cemento; un’agghiacciante dichiarazione che fa comprendere quale sia il rispetto del territorio da parte dell’Azienda.

Un patto così vincolante che l’Amministrazione Rolli non ha scrupoli, per la sua attuazione, a tradire i propri impegni elettorali di realizzare “una politica di controllo, di contenimento e, se necessario, di contrasto nei confronti delle attività estrattive”.

Tutto ciò mentre il Registro Tumori segnala nel nostro Comune e nel comprensorio una mortalità per tumori polmonari nettamente superiore alle medie regionali e nazionali, e mentre autorevoli scienziati e operatori sanitari, non escludono la relazione tra le malattie registrate e le emissioni industriali e la qualità dell’aria nel territorio.

Ogni volta che decidiamo di distruggere, vendere o consumare il nostro territorio in modo irreversibile, rubiamo il futuro ai nostri figli!

Il progetto di ampliamento interessa un’area, a ridosso del Parco dei Paduli e nella fascia di rispetto del Canale Colaturo (classificato tra le acque pubbliche), di elevato valore paesaggistico, ed è stato già bocciato nel 2011 nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

Per questi motivi chiediamo all'Amministrazione comunale di Cutrofiano di:

A) Non approvare alcuna Convenzione con la colacem che preveda l'ampliamento delle cave in cambio di un misero rimborso economico;

B)  Aprire un ampio confronto con i cittadini e con i Comuni vicini per valutare l'intera situazione ambientale ed economica connessa alle attività estrattive e quella del cemento;

C)  Dotarsi di una serie di Piani e Regolamenti finalizzati a tutelare il territorio, riqualificare le criticità esistenti e a individuare nuove prospettive economiche  ed occupazionali ambientalmente sostenibili.

Signor Sindaco e Signori Consiglieri, non svendete il nostro territorio e con esso il futuro di Cutrofiano!

Forum Amici del Territorio,
Italia Nostra sez. Sud Salento,
Consulta Ambiente C.S.V. Salento,

Forum Ambiente e Salute.

 
Di Antonio Mellone (del 21/11/2014 @ 22:42:20, in NohaBlog, linkato 1268 volte)

Tra i malanni che affliggono i rappresentanti della nostra amministrazione comunale, di cui continuiamo a pagare le conseguenze, un posto privilegiato assume l’inaugurite cronica, una forma di fregola compulsiva che porta sindaco, assessori e turiferari di complemento con macchinetta fotografica incorporata a correre a destra e a manca come tanti ossessi ad inaugurare, appunto, quelle che con un certo senso dell’umorismo si osa definire opere pubbliche. Tutti costoro pensano, in tal modo, di prendere in giro gli allocchi (in molti casi riuscendovi benissimo, essendo la materia prima abbondante in Galatina e dintorni).

Peccato, però, che le inaugurazioni e i tagli dei nastri tricolori siano soltanto delle goffe rappresentazioni di un attivismo fuori senso, se è vero come è vero che le strutture social-popolari che questi tizi fanno finta di aprire al pubblico sono rappresentate dalle solite cattedrali nel deserto. Anzi, più che cattedrali, cappelle.

Non sto qui a tediarvi oltre in merito alla vecchia scuola elementare di Noha, per la quale furono spesi da Pantalone 1.300.000 euro di soldi pronta cassa per poi scoprire che qualcuno, vale a dire l’Innominato, s’era scordato di una cabina in muratura per allacciare l’energia elettrica necessaria al funzionamento di impianti nuovi di zecca (come ascensore, impianto di condizionamento aria e pannelli fotovoltaici). Ad oggi quella struttura opera alla men peggio con un allaccio di cantiere buono soltanto per l’accensione delle lampadine (ma non tutte insieme, s’intende: si rischierebbe il collasso della linea e quindi il blackout). Non sto nemmeno a dirvi – dovreste già saperlo a menadito – che quella specie di assessore ai lavori pubblici galatinesi, meglio noto come l’ing. Loculo, aveva pure provato a promettere la soluzione definitiva del problema “tra giugno e settembre 2014”, per poi scomparire subito dopo il solenne annuncio, come David Copperfield, l’illusionista.

*

Per non smentirsi, la banda larga palazzorsiana ha testé inaugurato (e nella maniera più goffa del mondo) anche il presunto Auditorium, quella specie di costruzione colacementata in fondo al viale don Bosco “per riqualificare le periferie”. E’ il fabbricato che,  al di là dell’estetica, tra gli altri rischi/difetti/schifezze che non possiamo qui sciorinare in dettaglio, ha anche quello di essere attraversato o di tangente o di secante dalla nuova circonvallazione interna (sennò, oltretutto, senza il rombo delle automobili che Auditorium è?).

Non so se qualcuno di voi abbia avuto il coraggio di visitare questo stretto e lungo corridoio cubista con tanto di colonne infami a lato, onde con un tratto di penna su di un progetto e con un po’ di soldi pubblici, i nostri amministratori son riusciti a trasformare gli stupendi “Concerti del Chiostro” nei concerti del mostro.

*

Le altre chicche su questa nuova bella addormentata in viale don Bosco, le scopriremo audendo.

Antonio Mellone
 
Di Redazione (del 04/04/2017 @ 22:33:21, in FareAmbienteNoha, linkato 773 volte)

Camminando per le stradine intorno a Noha, e nemmeno tanto lontano dal paese, ci si può ritrovare davanti ad una vera e propria opera d'arte, peccato che sia il risultato di un ammasso di plastica nera incombusta. 
Altre "opere" dello stesso autore, perchè l'ignoranza è figlia di un unico neurone, si mimetizzano nel colto e nell'incolto della campagna. Questi pseudocoltivatori-piro-amanti-della-diossina, son cosi presi dalla foga di far scomparire il loro peccato che sminuzzano la plastica incombusta mescolandola nella terra con cui coltivano le verdure che poi smerciano ai mercati generali. 

Per saperne di più sui guai che ci procura la diossina, si possono leggere le seguenti informazioni su un articolo del Sole 24 ore

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Attualita/2007/04/diossina.shtml?uuid=cde84c9e-edbb-11db-9947-00000e251029&DocRulesView=Libero

Le diossine sono composti organici aromatici clorurati la cui struttura consiste di due anelli benzenici legati da due atomi di ossigeno e con legati uno o più atomi di cloro.
Le diossine ed altri inquinanti organici persistenti sono sottoposti alla convenzione di Stoccolma. Questo accordo, che entrerà pienamente in vigore, essendo stato ratificato da un numero sufficiente di paesi, prevede che gli stati prendano misure per eliminare ove possibile, o quantomeno minimizzare, tutte le fonti di diossina.
Le diossine vengono prodotte quando materiale organico è bruciato in presenza di cloro, sia esso ione cloruro o presente in composti organici clorurati (ad esempio, il PVC). È pertanto frequente trovarle nei fumi degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e rifiuti clinici, e ancora di più in combustioni a bassa temperatura come quelle di barbecue, camini e stufe.
Le diossine si generano anche in assenza di combustione, ad esempio nella sbiancatura della carta e dei tessuti fatta con cloro e nella produzione di clorofenoli, specie quando la temperatura non è ben controllata. Può essere il caso della produzione degli acidi 2,4-diclorofenossiacetico e 2,4,5-triclorofenossiacetico, noti diserbanti. La diossina può essere generata da processi di combustione di industrie chimiche, siderurgiche, metallurgiche, industrie del vetro e della ceramica, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Questi ultimi sono stati a lungo fra le maggiori fonti di diossina, ma negli ultimi anni l'evoluzione tecnologica ha permesso un notevole abbattimento delle emissioni da queste fonti. La diossina è anche rilevabile presso numerosi impianti industriali (soprattutto acciaierie), nel fumo di sigaretta, nelle combustioni di legno e carbone (potature e barbecue), nella combustione (accidentale o meno) di rifiuti solidi urbani avviati in discarica e persino nei fumi delle cremazioni.
Le diossine sono tossiche per l'organismo umano. Sono poco volatili per via del loro elevato peso molecolare e sono solubili nei grassi, dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un'esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni.
Le diossine causano una forma persistente di acne, nota come cloracne; sugli animali hanno effetti cancerogeni ed interferiscono con il normale sviluppo fisico. L'effetto sugli esseri umani è ancora controverso, ma per molti governi sono ormai agenti cancerogeni riconosciuti.
In particolare, sono stati condotti studi sia sui veterani della guerra del Vietnam che sulla popolazione vietnamita per verificare quanto l'esposizione all'Agente Arancio (Agent Orange, un defoliante che produce diossine per combustione) è stata responsabile di decine di migliaia di nascite di bambini malformati e di disturbi alla salute che hanno riguardato circa un milione di persone.
Grandi quantità di diossine sono state rilasciate nell'aria di Seveso nel 1976 in seguito ad un incidente agli impianti della ICMESA. Benché non si siano avuti morti, la zona attorno agli impianti è stata evacuata ed è stato necessario rimuovere un consistente strato di suolo dell'area contaminata. Incidenti simili si sono verificati negli Stati Uniti nella zona delle cascate del Niagara (1978) e nel Missouri (1983).
È stato inoltre dimostrato che l'esposizione alla diossina può provocare l'endometriosi.
Mediamente il 90% dell'esposizione umana alla diossina avviene attraverso gli alimenti (in particolare dal grasso di animali a loro volta esposti a diossina) e non direttamente per via aerea.
Ciò non toglie che a loro volta gli animali, esposti ai fumi contenenti diossina, possano accumulare diossina che finisce poi nella catena alimentare umana.

Per concludere direi che è inutile piangersi addosso per i tumori che ci colpiscono comportandoci come le varie colacem che tanto criminalizziamo (e che non sono da meno), se poi nella campagna intorno alle nostre case bruciamo ogni anno montagne di plastica e rifiuti di ogni genere. 

Il Direttivo di FareAmbiente- Laboratorio di Galatina

 
Di Marcello D'Acquarica (del 21/04/2012 @ 22:24:46, in CDR, linkato 2056 volte)

Il nome “inceneritore” ha una certa assonanza, anche un po’ lugubre, con  quell’altro suo omonimo che incenerisce le nostre stesse spoglie quando è ora di togliere il disturbo.

Ma forse è meglio  allontanare dalla mente certi brutti pensieri sognando magari di passare le prossime vacanze con delle salutari passeggiate nell’agro di Noha.

L’idea di godere del silenzioso panorama della campagna nohana sprona ad essere mattinieri e aiuta a rinunciare anche ad un paio d’ore di sonno sperando di uscire a prendere una boccata d’aria buona.

Ci sono dei giorni, però,  che l’aria è irrespirabile. Mi ricorda tanto quell’odore soffocante che rilasciavano i fumi delle taiate delle Tre Masserie di qualche decennio orsono, quando per le vie di Noha non circolavano né camion, né compattatori ma due semplici operatori ecologici armati di carretto a pedali e scopa di saggina. Ma quelli erano tempi di miserie e non c’era il famigerato progresso moderno.

Certe mattine la  zaffata  asfissiante che si insinua prepotentemente nelle narici, reprime il desiderio di respirare a pieni polmoni.  Poi però pian piano il corpo si abitua all’aria mattutina ed il calore del sole rimuove lentamente l’inspiegabile mistero stagnante nell’aria che ogni volta che torno a casa trovo sempre più pesante.

Mi viene in mente un pensiero riportato in una pagina del mio diario:

“La prima volta che arrivai a Torino, rimasi colpito dallo strano odore dell’aria, un misto di marciumi vari, di olio bruciato e pietre ammuffite. Un odore che ti accoglie ineluttabilmente in qualsiasi periodo dell’anno appena metti il piede in stazione. Lì per lì sei portato a pensare che sia colpa della stazione ma una volta fuori la musica non cambia. Capita quindi di stare in un posto dove l’aria è sgradevole, ma fino a quando ci stai dentro non te ne rendi conto…”

Scrive Vittorio Messori ne “Il Mistero di Torino” (*): Se avessero riempito di polveri, esalazioni di piombo, capannoni, colonne di camion carichi di cemento e mattoni, non avrei avuto così tanta tentazione nostalgica del ritorno alle radici.

Noha (come Galatina e tanti altri paesi del Salento)  sono la testimonianza dell’ossimoro in assoluto. Vuol dire che hanno sacrificato generazioni intere con l’emigrazione pensando di risparmiare il territorio dall’industrializzazione, senza ottenere né il lavoro né la salvaguardia dell’ambiente.

Da qualche tempo anche l’acqua delle falde acquifere alla profondità di 90 metri sono fatiscenti. E pensare che fino a pochi anni addietro ci si dissetava, per esempio, con l’acqua dei pozzi dell’agro dei  “paduli” dove l’acqua si trovava, e si trova ancora oggi, ad appena a quattro metri di profondità.

C’è da restare allibiti nel sentire alcuni candidati al posto di “primo cittadino” dichiararsi favorevoli alla conversione della colacem da cementificio in “inceneritore”. Si perché il dubbio che si tratti di una “conversione” piuttosto che il “potenziamento” del cementificio, persiste ed è suffragato dal fatto che a poche ore di mare dal Salento, ed esattamente a Ballare (Lezha),  c’è una fabbrica nata un paio d’anni addietro, uguale a quella di Galatina. Oramai la campagna salentina “ha dato”, ed il territorio intorno a noi somiglia ad una gruviera. Il cemento ha “munto” a dismisura il mercato locale mentre l’Europa dell’Est è ancora tutto da cementificare. Quella di de-localizzare dopo aver fatto scempio del nostro territorio è una porcata, soprattutto perché si vuole sempre esagerare, a qualsiasi costo. Non entro nel merito della validità della tecnologia degli inceneritori moderni, dello smaltimento delle ceneri catturate in corrispondenza del camino, né delle ceneri grossolane che si raccolgono sotto la griglia. Considerarle “inerti” e smaltirle in discarica o addirittura usarle per riempimenti di cave o per rilevati stradali mi sembra demenziale, un po’ come trovarsi nel mezzo di un ciclone e nascondere la testa sotto la sabbia. Tantomeno voglio entrare nel merito della riduzione dei rifiuti e dell’aumento del riciclaggio, benché questo debba essere considerato l’unico caposaldo della nostra tanto vantata civiltà, ma non possiamo fare a meno di aprire gli occhi e le orecchie, toglierci il velo di panna che ci intorbidisce quei quattro neuroni che speriamo siano ancora reattivi, per chiedere a Galatina, insieme ai comuni limitrofi, di farsi promotrice di una revisione della legge regionale sui rifiuti che prevede l’obiettivo “rifiuti zero”. Altro che incenerire!

Invece di mettere in discussione la scelta dell’incenerimento prevale la logica del minor rischio, come se ci fosse una soglia di rischio “accettabile”. Cercare cioè un “equilibrio fra ambiente ed occupazione” (notizia diffusa dal Vescovo di Taranto, a detta del candidato a sindaco dott. Gervasi nell’intervista di TRNEWS di Telerama). Come se un impianto del genere che può aumentare le morti dovute all’inquinamento lo si può regolare mantenendo il rischio entro una soglia accettabile, barattando cioè quattro posti di lavoro con le malattie dell’intera popolazione.
Non lo dico io, ma il dottor Giuseppe Serravezza, famoso Oncologo e Presidente dell’LILT (Lega italiana per la lotta ai tumori) – Sez. Provinciale di Lecce in un documento di cui allego la parte che ci riguarda.

Dice il dr. Serravezza:

Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni (tutte neoplasie non correlate all’alimentazione!) cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel Salento, da Lecce in giù. Maglie il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche Gallipoli, Nardò, Tricase, Cutrofiano.  E poi ancora:

Alcuni anni fa abbiamo rilevato come l’area settentrionale di Lecce e il triangolo Maglie-Otranto-Galatina sono le zone che pagano il peggior tributo per morti da cancro ai polmoni. Si tratta di aree situate nei pressi di impianti industriali produttori di fumi nocivi e non è difficile ipotizzare che grazie ad un “gioco dei venti” queste sostanze raggiungano un territorio più ampio, pur senza escludere delle implicazioni dovute a situazioni ambientali autoctone.

Qui non si tratta di fare del terrorismo o essere profeti di sventura, ma di rispettare la volontà di Dio che in quanto “Amore” ci comanda di rispettare tutta la natura e non solo il nostro tornaconto personale.


(*) Il mistero di Torino, Vittorio Messori e Aldo Cazzullo- Mondadori Printing S.P.A. TN anno 2010.

 
Di Antonio Mellone (del 10/10/2013 @ 22:23:08, in NohaBlog, linkato 1569 volte)

Le chicche contenute nella famosa Convenzione siglata tra il Comune di Galatina e la Pantacom , quella che ha dato il via libera al Mega-porco commerciale in contrada Cascioni, non finiscono mai di stupire per la loro numerosità e per la loro ridicolaggine. 

Scorrendone il papiro vergato dagli Attila dei nostri giorni troviamo un’altra cosa strepitosa. Che è questa.
Aprite bene le orecchie, turandovi al contempo il naso: la Fantacom dovrà costruire, oltre a tutto il resto, anche “uno spazio urbano di 150 + 150 mq con servizi, in zona centrale dell’area commerciale integrata destinato ad ufficio artigianato e turismo del comune di Galatina per la promozione del proprio territorio e per la pubblicizzazione dei prodotti locali [sic!]”. E’ scritto proprio così, questa roba non me la sono inventata io.
Questo, signore e signori, è il topolino partorito dalla Montagna: una cir-Convenzione d’incapace deliberata quasi all’unanimità da un consiglio funerale nel corso di un infausto pomeriggio di fine estate 2013.
*
All’interno del Mega-porco avremo, dunque, oltre a tutto il resto (come il “parco urbano” di cinque ettari mattonati), anche un ufficio artigianato e soprattutto turismo. Non lo trovate strabiliante? Di più, sublime?
Immagino già sin d’ora la fila di turisti al box-office artigian-turistico in cerca di un luogo ameno del Salento dove magari fare la spesa per aumentare il nostro Pil (non vedono l’ora, i nostri ospiti).
Non avendone mai visitato uno in vita loro, andranno in cerca di questo misterioso luogo chiamato centro commerciale, come in una sorta di caccia al tesoro, alla ricerca spasmodica di offerte promozionali, parcheggi enormi meglio se a pagamento, parchetto “urbano” [sic!] di 5 ettari incorporato, dove far divertire un po’ anche la prole (povere creature “educate” fin dalla più tenera età all’interno di un ecomostro degno del peggior Jurassic Park, con tanto di fast-food, hamburger, patatine, hot dog e Coca-Cola: il massimo insomma per la salute del corpo e della mente dei protagonisti del nostro futuro).
*
I turisti provenienti da Milano, Torino, Bologna o altrove non vanno mica in cerca delle peculiarità del nostro territorio, della campagna, della natura, del mare incontaminato, della genuinità dei nostri prodotti, dei beni culturali, della cucina casalinga, delle relazioni umane, della nostra storia…
No, signora mia, troppo traumatico: i villeggianti di ogni dove verranno sempre più numerosi in Puglia, e nel Salento in particolare, senza dubbio per godere dei mega-impianti di fotovoltaico in mezzo ai campi, per ammirare le pale eoliche conficcate come una corona di spine nel semicerchio dell’orizzonte rurale, per usufruire dell’aerosol-terapia grazie ai fumi di scarico delle ciminiere o degli inceneritori a chilometri zero (eventualmente made in colacem), per percorrere le strade a quattro follie che porteranno migliaia di auto a tuffarsi direttamente nel mare di Santa Maria di Leuca (de finibus terrae), per farsi un tour nelle aree artigianali e industriali della provincia possibilmente enormi, abbandonate e piene di discariche a cielo aperto, per trascorrere come sardine in scatola le vacanze nei villaggi turistici prefabbricati direttamente sulle scogliere a picco sul mare (come quello che hanno intenzione di costruire nell’ormai ex-porto Selvaggio), per ammirare i comparti di villette a schiera tutte uguali costruite nelle periferie senza fine delle nostre città. Ma soprattutto per andare a finire a Collemeto, dove troveranno un nuovo megacentro commerciale di 26 ettari pronto ad attenderli a casse aperte.
uiQuQQui, come da tradizione, turisti e autoctoni potranno riempire il loro carrello di una miriade di cose inutili.
Poi, una volta rimpatriati, magari dopo interminabili file, tanta benzina dissipata e tanto tempo sprecato, potranno finalmente dire che si sono divertiti.

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 24/07/2014 @ 22:22:51, in Circonvallazione, linkato 2903 volte)

Volevo chiedere scusa ai mie venticinque (ridottisi ormai a quattro) lettori. Sì, perché non più tardi del 7 maggio scorso su questo stesso sito era apparso un mio articoletto dal titolo “Lavori pubici”, nel quale discettando sull’inutile e dannosa circonvallazione interna di Galatina (la prima tangenziale al mondo che non tange, trancia), avevo fatto un cenno a quella specie di “recinzione-ringhiera di assi in legno disposta su più file orizzontali e a X, sostenute da pali verticali infissi a terra”, una specie di balaustra per la “prova Olio Cuore” adatta ai galatinesi più accorti alla loro silhouette.

Orbene, in quel pezzo, nell’osservare le mille similitudini tra quella e la defunta palizzata dei giardini Madonna delle Grazie di Noha, vaticinavo il suo sbriciolamento (o ‘ncravulisciamento) - se non altro a causa delle solite intemperie - in un ragionevole lasso temporale espresso al massimo in un lustro.

Stavolta ammetto di essermi sbagliato di grosso: quella recinzione, infatti, ha iniziato a mandare segnali di fumo sin da subito. Infatti è venuta a mancare all’affetto dei suoi cari designer/assessori/fornitori/committenti (cari, nel senso di costosi) nell’arco di tre/quattro mesi dalla sua installazione. A farla fuori però non è stata l’aria, o l’acqua, o la terra, ma il quarto degli elementi di presocratica memoria, quello che nella tradizione ellenica corrisponde al fuoco. Siamo, dunque, di fronte ad un’ecpirosi, una cremazione, un incenerimento di portata tale che gli altiforni della colacem con il CDR non avrebbero saputo far di meglio.

*

Così leggevo su uno dei massimi siti di Galatina a proposito di questo rogo: “Erano le 16 circa di sabato 19 luglio quando un denso fumo ha avvolto le abitazioni di via Vernaleone. […] Nel frattempo però il fuoco ha totalmente distrutto la recinzione in legno posta a protezione della pista ciclabile [pista ciclabile? Where is it? Ndr] della nuova tangenziale”.

Si fosse fermato qui il comunicato della redazione di quel sito non avrei postillato più di tanto. Purtroppo l’estensore di quelle note è andato oltre la famosa “siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”, tanto che per un attimo m’è venuto qualche dubbio su quale dei due siti galatinesi stessi in quel momento navigando. Temevo cioè (prima di avere la certezza del contrario) di non trovarmi sul portale, chiamiamolo per semplicità, A, ma di essere incappato tra le pagine di quell’altro portale, il B (quello che fa rima con cementina.it o con la-tap-pina.it) dove, per dire, giorni fa si è pubblicata una lettera aperta del presidente del nostro consiglio regionale in merito al TAP, ma non la risposta a tono del sindaco di Melendugno, destinatario di quell’epistola; e con un bel titolone ad effetto con tanto di virgolette – come si trattasse di un discorso diretto quando quella frase compendiosa non fu mai vergata nel corpo della suddetta pubblica missiva – titolo che invero ti indurrebbe subito subito a cogitare, come molti avranno fatto: “Davvero TAP è un’occasione da non perdere!”.

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Orbene, “la redazione” del sito A, dopo essersi posta legittime domande in merito ai danni o a chi eventualmente pagherà la staccionata [ovviamente Pantalone, ndr] o se il sindaco avesse promulgato apposita ordinanza di pulizia dei terreni [figurarsi, ndr], così purtroppo continua: “Da anni ormai quella zona incolta, destinata ad ospitare l’area mercatale, è colpita dalle fiamme creando paura e disagio, ma rimane sempre il problema degli animali che trovano riparo all’interno della stessa. […] E’ possibile che al centro di una città che si definisce “mediterranea” vi siano zone in totale abbandono?” [tralasciando la sintassi, io vorrei chiedere al redattore di quelle note: ma scusi, una città “mediterranea” ha paura proprio della “macchia mediterranea”? E va in panico per un po’ di sterpaglia, rovi, scrasce, e per “degli animali che trovano riparo all’interno della stessa”? E che animali saranno mai? Delle tigri malesi, degli alligatori assassini, degli orsi plantigradi? O qualche scurzone  che si crede un boa costrictor? O forse dei topolini di campo che come tutti sanno sono più pericolosi di un branco di ippopotami?

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Vuoi vedere che la colpa dell’incendio alla fin fine è dell’erba secca, e non invece di quel coglione che vi ha appiccato il fuoco? Davvero non riusciamo più a godere di un superstite scampolo di terreno vicino casa nostra dove cresce ancora l’erba spontanea, e dove trova riparo qualche lucertola, scorrazzano i gechi, o ballano le tarante? Siamo diventati tutti così schizzinosi, così pseudo-borghesi, così, come dire?, vavusi, in una parola così pirla?

Ed ecco l’inaspettato colpo di grazia che più che del sito A sembrerebbe farina del sito anzi del lato B: “Senza voler fare polemica, con l’occasione sarebbe ora che l’Amministrazione comunale decidesse una volta per tutte il destino di quell’area prevista dal piano regolatore da destinare a mercato settimanale”. Ancora con questa storia del mercato settimanale? Ma come: non esiste già una grande area mercatale nei dintorni della defunta fiera di Galatina, con parcheggio incorporato? Non riusciamo proprio a fare a meno del deserto intorno a quella cattedrale ormai sconsacrata? Pare che i commercianti si lamentino per il calo delle vendite. Ma siamo sicuri che la cagione della crisi sia imputabile alla topografia comunale piuttosto che all’economia e dunque alle rimanenze finali di spiccioli nelle tasche dei consumatori di Galatina e dintorni? Ma volete voi ancora una volta far decidere all’attuale giunta Attila (appoggiata di fatto dalla finta opposizione di Ostrogoti) che in nome delle “ricadute” e dei “volani” non esiterebbe a lastricare quella residuale area di campagna di buone intenzioni ma soprattutto di cemento e asfalto?

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Cara redazione del sito A (o B, non importa) stavolta non condivido le tue idee, ma…no niente, a posto così.

Antonio Mellone

 
Di Marcello D'Acquarica (del 04/02/2013 @ 22:16:12, in NohaBlog, linkato 1533 volte)

Leggendo il titolo di questo pezzo, una persona normale si chiederebbe immediatamente: “Contro a favore di chi o che cosa?”
Ho come l’impressione che la sindrome del fare (di cui solitamente si ammalano i nostri pseudo-politici in tempi di elezioni) stia dividendo le candide anime dei nostri indefessi servitori.
Mi chiedo cosa ci voglia a capire che un progetto, per il solo fatto d’essere tale, porta sicuramente lavoro. E per favore, non stiamo tanto a guardare a chi lo porta, questo lavoro. Se a nostri paesani o forestieri, o addirittura di un’altra nazione. Lo porta, punto.
Perché rifiutarsi a prescindere, quasi per puntiglio, di avallare l’intenzione di essere a favore di questo benedetto mega-parco, anche se poi non sappiamo nemmeno cosa ci costruiranno dentro. Magari scopriremo che si tratta della Florida Salentina, della terra promessa, o della fortuna dei galatinesi. In fondo che saranno mai venti o trenta ettari ricoperti di capannoni, di cemento e di catrame, al posto del terreno destinato all’agricoltura, e forse a degli ulivi rinsecchiti (che costa più tenerli che tagliarli). L’olio? Nei supermercati lo vendono già imbottigliato a meno della metà del costo che dovrebbero sostenere i nostri sfortunati contadini per produrlo. Se poi proprio tutto dovesse andare a monte (dei fiaschi di Siena) faremo come fecero millenni addietro i nostri avi che per ripulire la terra da cui cavare il necessario per vivere: raccolsero a mano, una per una i miliardi di pietroline che la riempivano. Certo loro non avevano le talpe o le ruspe, e c’hanno impiegato millenni, noi no. Con la moderna tecnologia, il nostro piccolissimo mega-parco Cascioni, lo trituriamo in un batter d’occhio. La fresa meccanica, comunemente detta “talpa” che stanno adoperando per il tunnel del traforo in Va di Susa, riesce a frantumare in media dai 10 ai 20 metri di roccia al giorno.
Dico io, se proprio il mega-parco dovesse rivelarsi un fallimento, che sarà mai il costo della frantumazione di qualche tonnellata di cemento (magari pure di scarsa qualità). Tanto andrebbe sempre bene per costruire altri mega-parchi. In fondo “ce lo chiede l’Europa”. E poi fare e disfare non è tutto un lavorare?
Certo che se però ci facessero vedere il fantomatico mega-parco in qualche modo sarebbe meglio. Così, giusto per vedere se ci piace. Che so io, per esempio un modellino simulante forme e materiali, un disegno tridimensionale, oppure delle immagini ricavate da quei fantastici programmi 3D di cui fanno uso gli studi di architettura.
Vuoi che una società forte ricca e potente come la nostra Pantacom non sia in grado di farci apprezzare questo fantomatico progetto? E poi, leggendo certe interviste senza filtri ti viene da chiederti: come? Anche il Comune di Nardò comprerebbe a scatola chiusa? O forse da qualche parte nella scatola c’era un foro da cui si poteva percepire che “meravigliosa opera è il mega-parco”?
Su dai Signor Sindaco, a volte bisogna turarsi il naso (e pure occhi e orecchie) e firmare, “per il bene di Galatina”, “per le ricadute sull’occupazione”, “per il turismo” (infatti i turisti verranno a frotte qui da noi: non vedono l’ora di farsi 2000 chilometri per vedere il nostro stupendo mega-parco nuovo di zecca), “per il futuro dei nostri figli” (che non vedono l’ora di fare i cassieri, o gli scaricatori di pezzi per i comodini Ikea), “per il progresso”, “per la crescita” (delle menzogne), per questo e per quell’altro. “Firma, caro Sindaco! Dopo parleremo dei contenuti”, ha esordito così un consigliere comunale davanti al gran rifiuto.
E poi vuoi mettere? Finalmente i galatinesi avranno un posto dove passare le serate d’inverno, quando in casa ci si annoia a guardare sempre le solite televendite Raiset, anche perché scaldare casa costa sempre di più. Meglio andare tutti insieme al calduccio nei nuovi capannoni del mega-parco, come fanno quelli delle città emancipate. Tanto qui di contenitori culturali, se ne parla da tempo ma di fatto non se ne vedono (oppure si restaurano, come quello della vecchia scuola elementare di Noha e poi si chiudono subito, non sia mai che qualche attività culturale risvegli le coscienze sopite dalle scemenze). Finalmente le nostre passeggiate avranno una meta a corto raggio. A chilometri tendenti a zero. Collemeto è ad un fischio, ad un tiro di schioppo, ad uno sputo. 
Con le sempre più frequenti offerte sui prezzi della benzina ci potranno andare proprio tutti. Sarà un po’ come andare a fare una bella scampagnata, fuori dal caos del traffico cittadino.
Insomma basta con queste quattro vetrine stra-consumate della piazza, del centro, di via Roma, di corso Porta Luce, e dei comuni limitrofi. Tutti al mega-parco Cascioni, in fila indiana, oppure senza alcun ordine, a caso, come le pecore. Tutti a comprare chincaglierie low-cost, che al primo giro di danza finiranno dritte dritte nei rifiuti. Tanto poi ci sarà l’inceneritore colacem a ridurre tutto in fumo.  
Ma al nostro consigliere comunale, probabilmente i contenuti dei progetti non interessano, punto. Tra l’altro, ha una memoria talmente labile che non ricorda nemmeno più chi fossero i suoi compagni di scuola. Chissà cosa ricorderà delle materie studiate.

Caro Sindaco non fare il permaloso e non ti offendere se dicono che sei una brava persona, firma e poche ciance. Ma prima di firmare: Pensa …Pensa…Contro chi sotterra la coscienza nel cemento…[tratto dal testo della canzone “Pensa” di Maurizio Moro].

Marcello D’Acquarica

 
Di Antonio Mellone (del 12/09/2013 @ 22:15:39, in NohaBlog, linkato 1391 volte)

Ogni giorno le ciminiere maledette di Galatina e dintorni, pur senza CDR o CSS, sputano fuori di tutto. E questo tutto ricade sulle campagne, sui marciapiedi, sulle auto. E giacché c’è si fa un giro nel nostro apparato respiratorio. Ora, mentre le auto e le cose si possono lavare, i polmoni degli esseri viventi no. Le sostanze letali lentamente si accumulano dentro di noi, trasformandosi in malattie.

Ho letto su di un libro bellissimo (Veleno di Cristina Zagaria, Sperling & Kupfer, Milano, 2013) che le grandi industrie, come l’Ilva, pagano i funerali degli operai morti e ne assumono i figli per comprare il silenzio delle famiglie. Qui non siamo a quei livelli. Nelle nostre contrade si cerca di comprare il consenso (riuscendoci) con le pubbliche relazioni, attraverso un po’ di sponsorizzazioni a pioggia: un piccolo restauro, i sacchetti di iuta o di plastica per un motoraduno, la stampa di un periodico, un evento (benedetti eventi!).  

Mentre a Taranto gli interessati-solo-ai-soldi raccontano la favola (non a lieto fine) che la crescita dei tumori è dovuta allo stile di vita dei tarantini, alla loro dieta, ed al fumo di sigarette (a Taranto evidentemente fumano anche i bambini) qui non si parla di nulla.

Quelle decine e decine di malati di tumore accompagnati nei cimiteri di Cutrofiano, Sogliano, Noha, Galatina, Soleto saranno morti di fame o di sonno. Quei malati sono malati privati, i loro drammi devono viverli dentro le quattro mura domestiche, non devono far notizia, e i forni ed i camini enormi che incombono su tutto e su tutti fumando notte e giorno carbonio e rabbia non c’entrano nulla. Ci vogliono far credere che da quei fumaioli fuoriesca aria pura, ossigeno, al massimo vapore acqueo. Caro dottor Serravezza parli a chi ha messo i tappi nelle orecchie.

***

Io vorrei cercare la rabbia nella mia terra, ma non c’è rabbia né a Galatina né a Noha né a Sogliano né a Cutrofiano né altrove. Al massimo irritazione. Una irritazione privata, senza rivolta, senza lotta, senza consapevolezza, senza coscienza di classe. C’è  attesa, sì, attesa che qualcosa cambi, attesa di un treno che non passerà mai, rassegnazione e rinuncia invece che denuncia. Un popolo assopito ti risponde – se pur gli dovesse capitare di rispondere - che è sempre stato così e così sarà per sempre, in saecula saeculorum; che purtroppo noi non possiamo farci nulla; che i miei articoli sono tempo sprecato, parole al vento, acqua fresca; che, comunque, non sono affari miei (la mia salute cioè non è affare mio); che chi me lo fa fare di espormi in tal modo; che sì, i potenti vincono sempre; che no, non c’è la volontà politica (come se la volontà politica dipendesse dagli altri).

Così si avvelena la nostra terra, più o meno lentamente. Con l’industria, con la  bulimia del profitto (per pochi fortunati vincitori-vecchie-volpi), con l’asfalto delle circonvallazioni (benedette finanche da vicesindaci un tempo compagni eco e logici, ora né uno né l’altro), dal cemento dei comparti e del nuovo centro commerciale che se non fosse una tragedia somiglierebbe ad una Pantacommedia, dalle “ricadute” e dai “volani dello sviluppo” sbandierati da un sindaco incosciente (e da qualche assessore da par suo), dai silenzi-assensi dei politicanti mezze tacche affetti da torpore cronico, dalla fame di lavoro, dai conflitti di interesse, dalla paura di reagire, dalla passività assoluta di una popolazione addormentata.

Abbiamo lasciato che tutto ciò accadesse. Ed il veleno sta facendo effetto, fino a quando non sarà letale.

Capita pure che i più anziani difendano l’azienda a spada tratta e i più giovani abbiano paura di perdere il posto. Ci sono operai pronti a giustificare il loro padrone, braccati dalla paura, o dalla minaccia più o meno velata del licenziamento. In tanti pensano: “Abbiamo il posto fisso, la tredicesima, il premio di produzione, e questo ci basta. Perciò meglio abbassare la cresta, adattarsi e andare avanti, invece di finire per strada, magari con un tumore davvero, ma da disoccupati.”   

Poi mi chiedo: per forza ce lo dovrà dire un giudice (come avvenuto a Taranto) che le fabbriche con ciminiere nell’intorno di Galatina non fanno altro che vomitare veleni? Spero di no. Noi lo sappiamo, ed i lavoratori che quei veleni li manipolano, li producono, li smaltiscono,  li respirano ogni giorno lo sanno meglio di noi. Ma anche noi respiriamo quei fumi ogni giorno ed in un certo qual modo li ingeriamo anche, se è vero come è vero che sulle nostre tavole arrivano anche prodotti dei nostri orti coltivati all’ombra di questi ed altri ecomostri.

La rassegnazione di Galatina è proverbiale.

Galatina è ormai una bella addormentata (da un pezzo senza più boschi) che aspetta il bacio del principe. Ma invano: in giro non si vede alcun principe, ma solo rospi di rara bruttezza.

Colpita come da una forma epidemica di immobilismo fa solo finta di darsi una mossa con la cosiddetta “la notte della cultura”. Pazienza se poi non legge manco un libro.

Antonio Mellone
 
Di Antonio Mellone (del 23/03/2017 @ 22:14:14, in NohaBlog, linkato 1423 volte)

Non c’è niente da fare. Qui dalle nostre parti sembra dominare ancora indisturbato il pensiero unico del consenso di massa.

Perdurano graniticamente (e chissà per quanto tempo ancora) il volemose bene, i tarallucci e vino, le pacche sulle spalle, i finti amiconi, la solidarietà di specie (più che di genere), il partito unico della nazione, l’eterna Trattativa, e dunque frotte di censori (che non sanno nemmeno di esserlo).

Conciliaboli di perbenisti, genie di “borghesi” radical chic, gruppetti di maître à penser, squadre di spacciatori di catene per schiavi novelli, circoli di raddrizzatori di elettroencefalogrammi, staff di incravattati dei dì di festa, clan di amici degli amici, cerchie di intellettuali neo-conformisti, élite con la puzza sotto il naso, ordini di giornalisti da riporto, associazioni culturali foraggiate da pOLITICI e un’accozzaglia indefinita di allegre comari: tutti morbosamente suscettibili, pronti a scandalizzarsi, a stracciarsi le vesti, a sentirsi offesi in prima persona se osi scrivere quello che pensi, utilizzando talvolta più che le biro le penne all’arrabbiata.

Prediligono il disarmo del dissenso al dissenso disarmante. Deplorano la contestazione, l’alterità, la critica, la possibilità di pensare, di programmare e sognare eventuali futuri alternativi. Favoriscono più o meno inconsapevolmente la comunicazione tautologica (e alienata), quella in cui tutti pensano e dicono le stesse cose.   

Eh, sì, i tuoi toni sono troppo lapidari, accesi, aggressivi, sagaci e mordaci per i loro gusti raffinati. Loro non si sbottonano mai, per prudenza. Per definizione.

Pazienza se poi in privato sull’argomento, sul fatto o sul tizio di cui ti capita di raccontare le gesta eroiche ti confidino indicibili, inaudite, che dico, oscene “mazze e corne”. Ma in pubblico, no. In pubblico devi essere politically correct, assertivo,  allineato e possibilmente coperto.

Certi toni, signora mia, è preferibile ammorbidirli. Meglio i semitoni, il bemolle più che il diesis, i guanti di velluto più che la cartavetro, il fioretto più che il machete, la quiete più che la tempesta. E soprattutto MO-DE-RA-ZIO-NE.  

Nessuno, tra codesti moderati-in-pubblico/estremisti-in-privato, che si chieda se le cose che dici o scrivi siano vere o false. Niente. Quel che conta è il tono. Pazienza se la casa sta bruciando, l’importante è aver spento la luce del tinello.

Temo che a Galatina e dintorni si sia ormai regrediti a un punto tale che la gente debba addirittura essere rieducata alla libertà del pensiero, di cui la satira (questa sconosciuta) con il suo potere a volte dissacrante è uno degli strumenti didattici più efficaci.

Non ricordo più dove ho letto che l’obiettivo della satira è esprimere un punto di vista in modo divertente. Divertente per chi la fa, s’intende. Ogni risata dell’autore contiene una piccola verità umana (che spesso fa male). Se poi gli altri ridono, tanto di guadagnato, ma non è un criterio per giudicare la satira. Certo, mica la satira può piacere a tutti: i suoi bersagli o gli amici dei bersagli, ad esempio, non ridono affatto.

E poi non è che la satira debba per forza far ridere, perché a volte deve far piangere. Anzi talvolta la satira più riuscita, la più tagliente e corrosiva, è quella che fa scoppiare di rabbia (per la verità soprattutto i bacchettoni), mentre il disagio che aumenta è solo quello dei parrucconi.

Nell’attesa di accettare, anzi di auspicare un po’ più di satira in questo piattume cosmico continuiamo pure a farci del male: applaudendo al neo-feudalesimo atrofizzante, inneggiando agli anestetici sociali contro il dolore da vita vuota, auspicando l’assopimento dei neurociti, minacciando le teste pensanti, sopprimendo la disobbedienza civile, emarginando i ribelli, i resistenti, gli oppositori, e lottando contro tutto ciò che potrebbe mettere in discussione la nostra omologante schiavitù.

*

Qui da noi la casa brucia, la nave affonda, il comune fallisce, il debito avanza, il cemento straripa, l’asfalto corre, la Tap penetra, la stampa disinforma, il popolo dorme, gli attivisti scarseggiano, la colacem affumica, il cancro dilaga, la gente muore, i poliziotti caricano, la Sarparea incombe, il fotovoltaico devasta, la mafia tratta, la politica latita, le multinazionali occupano, gli ulivi soffrono, l’ambiente detona, il profitto campa e la Costituzione crepa.

In tutto questo l’intellighénzia del pasticciotto (che di questi problemi non ha mai detto mezza parola, probabilmente perché non ne sa nulla o perché più o meno consapevolmente corresponsabile e fautrice) continua invece a parlare di toni, di stile e del solito PD (Pistolotto Domenicale).  

Io ho un dubbio atroce, il solito, su chi sia esattamente il soggetto che, mentre indichi la luna, guarda il dito (tra l’altro quello sbagliato).

Sì, signora mia, faccio sempre confusione tra lo stolto e lo stronzo.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 28/02/2011 @ 22:11:24, in CDR, linkato 2043 volte)

Si è conclusa la diatriba sul coincenerimento del CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) da parte di colacem fra i Comitati territoriali e le Istituzioni Pubbliche, Lunedì scorso, 21 febbraio 2011, il Consiglio Provinciale ha deliberato l’iter autorizzativo per il cementificio colacem al fine di poter incenerire rifiuti persino extra-salentini nelle sue fornaci! Ecco in sintesi un breve excursus della vicenda:

 L’11 Novembre 2010, nella seconda conferenza sul CDR organizzata dall'Amministrazione di Galatina, il Sindaco giustificava il conferimento del CDR in un bruciatore da realizzarsi nella colacem di Galatina, lo giustificava dicevo, per il semplice fatto che esistono già realtà produttive più piccole ma altrettanto inquinanti.
 Nonostante le dichiarazioni allarmanti del dott. Serravezza, presidente della Lega Tumori provincia di Lecce, e della Dr.ssa Anna Melcarne, responsabile del Registro Tumori di Lecce, sul ben triste primato nazionale per insorgenza di malattie tumorali al polmone attribuito al distretto socio-economico di Galatina dall'ASL di Lecce nell'ultimo registro tumori, si vuole perseguire la strada del bruciare l’immondizia per agevolare una azienda privata o, peggio ancora, di sotterrarla sopra le falde acquifere come per esempio il caso Corigliano, invece di smettere di produrla o quanto meno incentivare il riciclaggio dei rifiuti.
 (da: COMUNICATO STAMPA congiunto  11/11/2010  Comitato cittadino  “Cambiamo Aria” – Galatina)
 Mercoledì 15 Dicembre 2010 la Filca Cisl, categoria che rappresenta i lavoratori delle costruzioni e affini, appartenente alla CISL, dichiara paradossale il diniego al conferimento del CDR a qualsiasi bruciatore in area Galatinese visto che in tutta Italia e nel resto d’Europa esistono già aziende simili che usano i sistemi di coincenerimento del CDR, nel contempo non si  aggiungono commenti sui riflessi eco-salutari di chi ci vive intorno ma si avanzano, come arma ricattatoria, l’alto tasso di disoccupazione che apporterebbe alla popolazione il mancato guadagno derivante dal coincenerimento. La nota più deplorevole che riecheggia nell’Assemblea della Filca Cisl è che non è possibile negare l’uso del CDR, come combustibile alternativo se pensiamo che molte città della Campania convivono con altissimi rischi per la salute pubblica per via delle tonnellate di immondizia maleodorante riversate nelle strade.
 Dichiarano ancora il rammarico, i rappresentanti RSU del sindacato, per l’avanzare del parere negativo sull’utilizzo del CDR come combustibile per inceneritori che esprime la Provincia il 12 dicembre 2010, quando i consiglieri Marra e Polimeno della maggioranza provinciale ricevevano applausi e ovazioni e pubblici ringraziamenti dai comitati e da tutta la cittadinanza riunita in assemblea per essersi impegnati in Commissione Ambiente e aver ottenuto da maggioranza e opposizione, l’impegno nero su bianco a ratificare in consiglio un netto “No” all’ipotesi di una autorizzazione positiva per il cementificio colacem al fine di poter bruciare CDR!
 L’ultima briciola di genialità che emerge dall’assemblea è quella della mancanza di competitività delle nostre aziende con quelle dell’Est Europa, competizione basata su un costo del lavoro decisamente più basso del nostro, recuperabile, secondo i relatori dell’Assemblea, con l’incentivo all’uso del CDR negli inceneritori. Insomma meglio competitivi ammalati che disoccupati!
 A nulla sono valse le 3800 firme raccolte a Galatina ed a Soleto, come anche le enunciate conseguenze ambientali e sanitarie emerse dai vari convegni e l’espressa contrarietà della commissione provinciale, tutto finito:
 Lunedì 21 Febbraio 2011, è stato  approvato all’unanimità, dopo un ampio dibattito, l’ordine del giorno proposto dai consiglieri Roberto Marra e Salvatore Polimeno in merito al coincenerimento del CDR dell’impianto colacem di Galatina, con un emendamento a firma di tutti i capigruppo, che stabilisce di “impegnare le strutture amministrative dell’Ente a porre, nelle procedure finalizzate all’istruttoria delle istanze presentate da colacem, il massimo rigore, così da evitare il possibile rilascio di autorizzazioni nel caso che dovesse risultare l’eventualità di un qualsiasi peggioramento qualitativo e quantitativo delle attuali emissioni. Nella fase istruttoria dovranno essere effettuate da parte degli organismi pubblici, o di altri individuati dalla Provincia, verifiche tecniche, anche di carattere eccezionale, sullo stato attuale di aria, acqua e suolo sull’intero comprensorio e dovranno essere disposte tutte le ulteriori necessarie verifiche preventive ed empiriche, con oneri a carico di colacem.  
 La nota è uno stralcio del comunicato del Il Comitato Intercomunale “NON INCENERIAMO IL NOSTRO FUTURO”, pubblicato sul sito Galatina.it .
 A questo punto gli attori dello scenario apocalittico sono di due tipologie: da una parte i protagonisti del confezionamento del CDR e della relativa gestione in fase di incenerimento, insieme a loro i beneficiari del risparmio energetico della colacem,  e l’ARPA Puglia (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente), l’ente Pubblico preposto al monitoraggio delle emissioni; dall’altra le inermi famiglie dei cittadini che vivono sul territorio.

 Anche se questi ultimi sono evidentemente in maggioranza numerica, avranno semplicemente il “potere” di subire gli effetti che sortiranno da questo esperimento legalizzato. Siccome tutti finora, sia da una parte che dall’altra della controversia, hanno ostinatamente dichiarato conoscenze e certezze su pro e contro dell’ipotesi dell’incenerimento del CDR, senza mai apportare prove oggettive, diciamocelo pure chiaramente: l’area del comprensorio di Soleto, Galatina, Noha, Cutrofiano e Sogliano, e speriamo in un raggio non maggiore, sarà il laboratorio sperimentale e gli abitanti le cavie. E le cavie, si sa, si ammalano e muoiono quasi sempre per cause sconosciute, o per colpe di faccendieri impunibili.

 

Marcello D’Acquarica
 
Di Antonio Mellone (del 26/01/2015 @ 22:09:36, in NohaBlog, linkato 999 volte)

Non riuscivo a capacitarmi di tanta sfacciataggine, l’altra sera, al convegno double-face (quello sui tumori nel Salento).

Un relatore monopolista della serata, il “giornalista-statistico” che, dopo il suo interminabile profluvio di parole, asserisce che certi interventi, soprattutto quelli degli altri - incluso il discorso a proposito del mega-impianto di compostaggio soletan-galatinese (per la produzione di biogas, non di compost) - sono fuori tema o fuori luogo [ma scusi, signor logorroico conferenziere, stiamo o no parlando di cause dei tumori? E questa forse che non lo sarebbe? Oppure bisogna sempre parlare dei massimi sistemi, o delle discariche di Patù, senza mai scendere nei particolari che ci riguardano più da vicino? ndr], e due Erinni, cioè le onorevoli avvocatesse della maggioranza montuosa che fa finta di governarci, che sbraitano e se la prendono se osi ricordare loro che la giunta di cui sono in qualche modo parte attiva, tra le altre mille schifezze:

1) ha dato l’ultimo ok ad un mega-porco commerciale di 26 ettari da colare nella campagna galatinese;

2) accetta con nonchalance le sponsorizzazioni da parte di colacem (il giglio di campo di cui si son pure proiettate delle slide a proposito di cause dei tumori), e nulla dice a proposito di quella del TAP per la festa patronale;

3) va avanti come un treno sulla strada del mega-impianto di compostaggio-chiamatemi, quello di 30.000 tonnellate (se gli orrori non sono mega questi non si sporcano mica le mani) che produrrà invece biogas, oltre a tutta una serie di altri, come dire, tumori (stiamone certi);

4) sta per varare, già che si trova, anche la “mega area mercatale”, da definire - con solito eufemismo o meglio esproprio vocabolario - come “parco urbano”; pazienza poi se per questo “parco” si colacementificheranno e s’asfalteranno altri 4 o 5 ettari della “nostra madre terra”;

5) ha in mente e forse realizzerà un mega-parcheggio sotterraneo a ridosso del centro storico (il che è davvero molto coerente con la politica di incentivazione all’uso della bicicletta con cui, nei convegni sulla “mobilità sostenibile”, fa gargarismi e risciacqui orali tre volte al giorno);

6) si munisce di sega per troncare alberi di gelso e/o querce vallonee “che non hanno più di novant’anni d’età” (come se una quercia vallonea di novant’anni avesse meno diritto di esistere di una di trecentocinquanta);

7) non ha mai proferito (in quanto il concetto non sfiora nemmeno di striscio la corteccia cerebrale dei suoi componenti) un salutare “STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO” (rendendosi così oltremodo corresponsabile del cambiamento del clima, in particolare del riscaldamento globale: sì, ogni comportamento, ogni scelta anche locale, anche micro, ha influenze in tal senso);  

8) affetta com’è di inaugurite cronica, questa giunta betoniera corre a destra e a manca a tagliar nastri tricolori per varare la “glande opera pubica” di turno, rigorosamente in cemento e/o asfalto, sovente progettata male, costruita peggio e/o quasi mai terminata.

Qualche esempio del genere? Circonvallazione interna (“utilizzata molto dai podisti”, come dice qualcuno: ergo che bisogno c’era di una circonvallazione?) che andrà avanti nel massacro ambientale con ruspe, piastre vibranti, rulli compattatori, bulldozer; centro polifunzionale che però non polifunziona affatto, colato in fondo a viale don Bosco per “riqualificare le periferie” [ma evitar lo scempio, no eh? Ndr]; asilo infantile sempre sullo stesso viale (non ancora inaugurato nonostante la “fine dei lavori” perché qualcuno ha scordato i cessi o qualcosa di simile); palestra-hangar che s’affaccia sulla suddetta circonvallazione interna, inservibile in quanto inutile e soprattutto inutilizzabile per una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare qui di seguito; vecchia scuola elementare di Noha con allaccio elettrico provvisorio (ma quasi quasi definitivo), che non permette a riscaldamenti/ariacondizionata/fotovoltaico/ascensore di mettersi in moto.

Opere e progetti buoni soltanto ad arricchire furbi e sgorbi, aumentare i tumori (riuscite a coglierne il nesso?), a prendere in giro gli allocchi (in gergo: vucchiperti) di cui Galatina non ha mai avvertito la carenza, e a rovinare ciò che ancora residua di bello.

*

Non sia mai che i nostri cosiddetti rappresentanti imparino una buona volta la lezione di Renata Fonte, la Donna e il Politico (entrambi con la maiuscola) ucciso dalla mafia perché ha cercato di spiegare a tutti che per preservare la nostra terra (e tutelarci dal cancro) l’unica cosa di buon senso finalmente da fare è: NULLA. O comunque evitare di dar corso alla natura mentulomorfa di certi “progetti”.

Invece no: i nostri governanti nostrani, tutti muniti di cazzuole (ma soprattutto di cazzate), riescono ad aumentare il loro prodotto interno lurido solo con la grande schifezza, facendo finire nei piloni di cemento ciò che residua del buon senso (e chissà cos’altro) e nascondendo la testa sotto la sabbia. Come i calce-struzzi (e qui la prima z potrebbe essere sostituita a piacere da una n).

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 18/02/2015 @ 22:03:03, in NohaBlog, linkato 953 volte)

Chissà cosa sarà andato a raccontare Mimino nostro alla Bit di Milano (visto che un sito internet locale di solito ben informato ha titolato con commovente entusiasmo: “Grande successo di Galatina alla Bit”); chissà se tra le leccornie culinarie nostrane il sindaco galatinese avrà magnificato anche la bontà del mega-porco (la nostra migliore specialità alla brace), se ha invitato i turisti a visitare Pantasilandia, il novello centro commerciale Cascioni con vista parcheggi (e con tanto di asilo nido – povere creature - tra la Lidl e l’Ikea, che fa così trendy), la palestra-hangar (quale esempio di architettura eclettica, cioè elettoralistica), la nuova area mercatale D7 (che, quanto a scempio ambientale e sperpero di soldi nostri, farà impallidire Expo 2015), il nuovo parcheggio underground da 300 posti auto (da scavare a ridosso del centro storico, così, tanto per dare una mano al debito pubblico), il prossimo venturo impianto di mega-compostaggio così caro a Roby & Co. [Roberta, per favore, non mi querelare: ho detto Roby, non Ruby, ndr].

I bene informati a Palazzo Orsini dicono che il primo cittadino di Galatina sia ancora convinto che l’acrostico Bit stia per: Bisogna Incatramare Tutto (per compiacere gli asfaltatori della circonvallazione vallonea, quercia inclusa), ovvero: Bello Incenerire Territori (per tenere contenti i compari della colacem, sennò chi li sente quelli). E non c’è verso di fargli cambiare idea (e a volte, sai, meglio non contraddirlo).

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Nel frattempo, il famoso assessore latitante, Mr. Coccioli (sì, quello che ha collezionato più fiaschi di una cantina sociale in merito ad una cabina elettrica nuova di zecca da approntare nella vecchia scuola elementare di Noha “nei primissimi mesi del 2015 - ex 2014”) ci comunica gongolante che la giunta di cui è membro erettivo ha promosso il “Progetto educazione alla legalità” (forse per suggellare il patto d’acciaio che il segretario del suo partito, cioè lo Spregiudicato, ha stipulato con quel tizio dal capo incatramato, cioè il Pregiudicato per frode fiscale, ça va sans dire, non solo per rimandare alle calende greche il decreto anticorruzione, non tanto per promuovere la legge sulle soglie di non punibilità del falso in bilancio, e non soltanto per non abrogare nemmeno una delle leggi ad personam del precedente ventennio, ma addirittura per gettare nel cesso una volta per tutte la nostra Carta Costituzionale).

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Oddio, non è che la finta opposizione se la passi meglio. Qui a Galatina il patto del Lazzarone vive e prospera, mica come a Roma dove si recita a soggetto. Sì, vabbè, anche qui simulano d’accapigliarsi o d’azzuffarsi come polli nel pollaio, ma su inezie, quisquilie, temi marginali, niente affatto sulla visione politica del futuro, che di fatto è sostanzialmente univoca, uniforme, condivisa.

Io davvero tra gli uni e gli altri non riesco a cogliere alcuna differenza sostanziale; tutt’al più grande ambivalenza demenziale (se non proprio convergenza tangenziale). E temo che sarà sempre troppo tardi allorché ci decideremo di accompagnarli, con le buone o con le cattive, alle proprie rispettive case (di riposo).

 

Antonio Mellone

 

 
Di Antonio Mellone (del 26/11/2014 @ 21:46:34, in NohaBlog, linkato 1116 volte)

I nostri rappresentanti a palazzo Orsini vanno avanti come un treno senza badare a gufi o cuccuvasce o professoroni: hanno la necessità impellente di inaugurare roba nuova, roba forte.

Una delle ultime genialate dei palazzorsiniani di tutti i colori (sbiaditi) è il progetto di un bel parcheggione sotterraneo nei pressi di via Maria D’Enghien, ovviamente “per ridurre il traffico del centro antico”.

I signori  del palazzo di vetro appannato sembra non stiano più nella pelle. Già me li vedo tutti insieme appassionatamente emettere gridolini di piacere mentre chini a 90 gradi sullo schizzo steso sul tavolo dall’inebriante geometra comunale (che sarà appunto Grappa, esperto in loculi) ammirano l’architettura del novello underground parking.

E lasciare la macchina a casa? Incentivare l’utilizzo della bicicletta? O magari il più francescano dei mezzi di locomozione, cioè i piedi? Ovvero iniziare a ragionare (e qui c’è il rischio che parta un embolo per lo sforzo) di car-sharing? See, campa cavallo.

Qui l’unica cosa che riescono a fare con la bicicletta sono i convegni sulla “mobilità sostenibile” (e qualche bel comunicato stampa per osannarne le magnifiche sorti e progressive).

Ecco il raziocinio, la coerenza, il nesso di causalità: fai la circonvallazione interna, blocchi le strade ed obblighi pure gli automobilisti a percorrerla (anche per far vedere agli allocchi che quella nuova strada serva a qualcosa), pensi di incentivare con un convegno, anziché con l’esempio, l’uso della bicicletta in città e non vai anche a costruire un bel parcheggione sotterraneo nei pressi di via Maria D’Enghien?

Ma ovvio, sennò come fai a completare l’opera omnia colacementifera in nome e per conto delle “ricadute occupazionali” e del “volano dello sviluppo”?

Una logica ferrea, chapeau.
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E’ che molti inquilini di palazzo Orsini, politici e burocrati, non sanno nemmeno che forma abbia il mezzo di locomozione “bi-ci-clet-ta”, non immaginano nemmeno che ci si possa salir sopra, e addirittura pedalare: pensano, invece, che l’aggeggio serva soltanto a farsi delle foto da pubblicare insieme ai comunicati-stampa, di cui fanno parte integrante.

Infatti, chi di voi ha mai visto un consigliere comunale raggiungere palazzo Orsini a bordo di questo misterioso mezzo di locomozione? Più facile, forse, sarebbe vedere un marziano, o, a proposito, degli asini volare.

Ma, di grazia, ce lo vedreste voi il sindaco Montagna a cavallo di una bicicletta? Domanda retorica: Mimino nostro sarebbe capace di cadere anche da un triciclo.

*

P.S. Noi di Noha, oltre alle imposte, vorremmo dare il nostro contributo concreto al nuovo parcheggio sotterraneo di Galatina. Come tanti novelli rotariani vorremmo offrire per solidarietà agli amici del capoluogo un bell’ascensore nuovo di zecca, mai utilizzato prima (per mancanza di Enel sufficiente): pensate, signore e signori, è ancora incellofanato. E’ l’ascensore della vecchia scuola elementare di Noha, tanto a noi non serve, e non per il fatto che per certe cose anche noi usiamo i piedi, ma perché non si è mai potuto muovere nonostante abbiamo provato a toccare diversi tasti.

Qui alla parola “ascensore” si potrebbe tranquillamente sostituire la parola “assessore”.  

Antonio Mellone

 
Di Marcello D'Acquarica (del 19/02/2014 @ 21:32:29, in NohaBlog, linkato 1136 volte)

Le nostre case sono sempre frutto di una vita di sacrifici, e vederseli sfasciare (i sacrifici) da mega opere volute da politici che le propongono senza consultare i diretti interessati fa venire l’orticaria nei loro confronti. Ma tant’è che a subire il danno è sempre il solito pantalone.

Il fatto è che a volte si supera proprio il confine del buon senso e un cittadino si stufa anche di soffocare nel silenzio la rabbia per aver dato fiducia al politico di turno che, sia nel locale che nel nazionale, spesso non ha nemmeno le competenze. Vedi per esempio lo scempio del traffico di attraversamento di Noha, specie in via Giotto, dove purtroppo contiamo già due incidenti mortali nel giro di poco più di un anno; consideriamo poi i marciapiedi inagibili, le strade principali che si allagano ad ogni batter di pioggerellina, le case lesionate da scavi programmati senza alcun criterio, le esalazioni fognarie, per non parlare delle dubbie fumate color arcobaleno che fuoriescono dai camini del vicino cementificio e che da qualche tempo inquietano le notti dei cittadini (cfr. sul tema il seguente articolo http://www.tagpress.it/ambiente-territorio/un-esposto-contro-il-cementificio-colacem-di-galatina-da-parte-di-forum-ambiente-e-salute/).

Ma veniamo al dunque.

In una comunità cosiddetta democratica, le opere straordinarie prima di essere anche solo immaginate, dovrebbero essere condivise dagli attori di questa comunità, cioè gli abitanti.

Invece no. Vige la cattiva abitudine di imporre e vergare dall’alto i progetti, come fossero la panacea di tutti i mali, e conditi dalle immancabili “ricadute occupazionali” e “volani per lo sviluppo”. Uno degli ultimi più scandalosi esempi è il mega-parco commerciale in mezzo agli ulivi. Un nuovo centro commerciale giusto appunto in un’epoca in cui i consumi sono sottoterra.

Da quando esiste il punto di raccolta della fognatura nera, a Noha, e più precisamente in tutta la zona circostante lo scarico in fondo a via Calvario, gli abitanti - compresi quelli, come il sottoscritto, che in questo paese ci tornano (ironia della sorte) proprio per cambiare aria - devono tapparsi in casa per non vomitare l’anima prima del tempo, sperando in qualche giornata di tramontana che, per suo declino naturale, spinge i miasmi fuori dall’abitato. Per non parlare del neonato impianto fognario delle acque bianche, che, appena il termometro climatico sale oltre i 20 gradi e le piogge calano, diventa un ottimo diffusore di inebriante eau de fogne gratuita per tutti. Tutto questo grazie ai politici nostrani ed ai faccendieri del fare male le cose (“malaffare” c’est plus facile) che di tutto si prendono cura men che del benessere dei cittadini.

*

Gentile Assessore Roberta Forte, sorprende anche me, come molti, assistere a questo tuo inaspettato cambiamento di rotta: da primo difensore dell’ambiente, scesa in piazza contro ingiustizie e inquinamento, ed in nome della democrazia partecipata a fautore dell’oligarchia decisionista. Sei certa di fare bene ad accollarti l’arbitraria decisione di un’opera straordinaria come quella dell’impianto di compostaggio? Non credi sia logico presentare ai cittadini, e soprattutto ai residenti di tutta la zona nord e nord-est di Galatina, dove a quanto pare qualcuno ha deciso di costruire l’impianto, una straccio di progetto preliminare? Non sarebbe il caso di informare prima le persone sulla ragione per cui il sito debba essere lì piuttosto che in altri posti, magari più lontani dall’abitato? A quanto ammonta il costo di questa nuova fabbrica di pseudo-utilità? E come funzionerebbe? Quanti disagi provocherebbe per la movimentazione di traffico camionistico di ben tre comuni a ridosso dell’abitato? Come fermerete le esalazioni derivanti dall’attività, dei costi aggiunti, delle diseconomie, e di quant’altro? A cosa dobbiamo tanta frenesia improvvisa?

Oppure tu, da saggia amministratrice, hai deciso a priori che non ci sono altre soluzioni manco a pensarci, come quella per esempio di ragionare sull’abbattimento della produzione di spazzatura a monte e a valle del ciclo dei consumi? I rifiuti di quale parte del mondo dovrebbero poi essere gestiti in questo fantomatico sito per garantire questi “utili”?

Inutile chiederti se è la residenza a Galatina che ti impedisce di “respirare” l’aria di Noha, ma non pensi che il progetto per il compostaggio dei rifiuti organici di Galatina, Soleto e Sogliano, se non condiviso e ragionato, possa stravolgere negativamente anche la vita di una buona parte della cittadinanza Galatinese?

Non so, davvero, cosa pensare. L’unica cosa che mi vien da fare è iniziare, sin d’ora, a turarmi il naso.  

Marcello D’Acquarica
 
Di Antonio Mellone (del 13/07/2015 @ 21:25:27, in NohaBlog, linkato 1368 volte)

Il 29 giugno scorso, come qualcuno di voi saprà, l’Accademia dei Georgofili e addirittura il Comune di Galatina hanno organizzato a palazzo Orsini un convegno dal titolo: “Quale futuro per l’agricoltura salentina”.

Evitiamo le facili battute sul livello di competenza in materia da parte del sindaco ospite (che per fortuna si è limitato al classico sgangherato saluto istituzionale, per cadere, subito dopo, in catalessi) e di buona parte della sua curia, scomparsa dal Municipio (purtroppo momentaneamente) e ricomparsa come da mandato elettorale sotto i festoni delle luminarie sanpietrine; evitiamo altresì i commenti sull’organizzazione del convegno a senso unico (per rendervene conto e se avete fegato date un’occhiata al video, soprattutto alla prima parte) con chilometrici interventi da parte dei relatori, alcuni dei quali non pervenuti (uno su tutti il neo-governatore Emiliano) per via dei soliti “impegni istituzionali” [ma se avevi un precedente impegno, non ti facevi inserire in cartellone, no? ndr.], e spazio risicatissimo e fuori tempo massimo, invece, agli interventi o alle repliche da parte del fin troppo paziente pubblico. Insomma una tavola tutt’altro che rotonda.

Evitiamo queste ed altre considerazioni, dicevamo, per ritornare un attimo agli interventi istituzionali dei sedicenti esperti in materia.

*

Figurarsi se qualcuna delle “istituzioni” presenti, in nome del “futuro per l’agricoltura salentina”, si è permessa di denunciare l’utilizzo di fitofarmaci ed erbicidi che ci stanno portando dritti dritti nella fossa, o le nuove mega-discariche (per esempio di Cavallino, per non andare troppo lontano), o i bio-stabilizzatori o gli inceneritori colacementiferi; figurarsi se qualcuno degli accademici presenti ha osato criticare la follia criminale e mafiosa dell’eradicazione degli ulivi (addirittura anche i sani, posto che gli altri fossero incurabili) in assenza di adeguata certificazione fitopatologica (con l’aggravante della militarizzazione del territorio, il che è tutto dire); figurarsi se qualcuno dei politici presenti è riuscito a dare un seppur minimo valore aggiunto al dibattito (uno su tutti tal on. Salvatore Capone, il quale ha provato a dare aria alla bocca riuscendo nell’impresa di non dire praticamente nulla - cfr. video ai minuti 1.22.00 - 1.29.00 - se non la solita promessa di attenzione alle istanze provenienti dal territorio – scordando, tuttavia, che il suo capobastone, tal Renzi, aveva definito “quattro comitatini” proprio codeste istanze provenienti dal territorio); figurarsi se per la tutela dell’aria, dell’acqua e della terra, ergo delle persone, qualcuno ha osato muovere un pur minima critica all’Ilva di Taranto o alla centrale Enel di Brindisi (seee: questi sfornano decreti Salva-Ilva, mica Salva-polmoni o Salva-vita); figurarsi se qualcuno degli incravattati in quell’assise ha avuto modo di ricordare che il nostro capo del governo ha dichiarato che la/il TAP è una delle migliori iniziative portate avanti dal suo esecutivo [non osiamo immaginare quali siano le peggiori, ndr] - in buona compagnia del più noto sito internet locale, così umido di saliva, leggi vave, che per consultarlo si è costretti a premunirsi di tergicristalli; figurarsi se qualcuno degli organizzatori del “congresso”  ha ricordato che il decretino “Sblocca-Italia” ha dato via libera, tra gli altri scempi, anche alle trivellazioni in Adriatico e nello Ionio [ma ve l’immaginate Mimino Montagna nostro in sciopero della fame - come invece han fatto molti altri sindaci salentini - contro le trivellazioni nel mare nostrum, proprio lui nei secoli fedele al vangelo secondo Matteo (Renzi)? ndr]; figurarsi se nelle prolusioni “a favore dell’ambiente” s’è fatta menzione della strada a quattro follie, la SS. 275, o la Regionale 8, o le altre, troppe, nuove strade salentine inutili, costose e dannose; figurarsi se qualcuno dei sottoscrittori della “magna carta galatinese” [magna, voce del verbo, ndr.] ha osato proferire un convinto “Stop al consumo del territorio” (quando mai: dopo il fallimentare mega-porco Pantacom, l’armata-desertificazione di Palazzo Orsini ci riprova, sperando di essere più fortunata, con la cementificazione di una nuova mega-area mercatale, e con l’asfalto di nuovi tratti della circonvallazione interna, possibilmente previo abbattimento della quercia vallonea, magari da parte della stessa ditta specializzata in seghe che ha già falciato definitivamente i tronchi di molti alberi nei dintorni di Porta Luce); figurarsi se qualcuno degli emeriti professori convenuti ha sostenuto il concetto di biodiversità, e dunque caldeggiato le buone pratiche agricole, anziché fare il panegirico dell’agricoltura intensiva.

*

Ecco spiegato il valore reale (e legale) della Carta di Sputacchina, siglata a Palazzo Orsini, non si sa bene da chi, in un’assolata mattina di fine giugno.

Un rotolo lungo, deficiente e morbido, elogiato addirittura dall’onorevole Fitto (e abbiamo detto tutto), arricchito dalla citazione dell’Expo (la scemenza universale o asinata exponenziale costataci più di 13 miliardi di euro - oltre alle spese di mantenimento nelle patrie galere di tutti gli ammanettati per corruzione), un rotolo  a due veli pieno zeppo di asserzioni lapalissiane della serie: la neve è bianca, il cielo è azzurro, l’acqua è bagnata, due più due fa quattro, e i politici di Galatina sono dei chiacchieroni.

Quelle chiacchiere che hanno trasformato la nostra terra nel tropico del cancro.

Antonio Mellone

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Di Antonio Mellone (del 09/09/2013 @ 21:23:27, in CDR, linkato 1499 volte)

Caro Tonino Baldari,

se provi a chiedere in giro ai galatinesi cos’è il CSS (e prima ancora il CDR), se non tutti, molti non te lo sapranno dire, perché molti galatinesi, se non tutti, non lo sanno. Non sanno nulla, anche se spesso lasciano ad intendere di saper tutto.
 
E soprattutto i galatinesi non sapranno fare il collegamento tra questa roba e la colacem (che con l’utilizzo del CSS di fatto si trasformerebbe, se non già fatto, in un inceneritore di rifiuti).
 
Non sanno che il CSS può essere ridotto in cenere e fumi ad un fischio dal loro naso e dal loro sistema broncopolmonare, e che questo provoca malattie, e che le malattie succedono ancora, e che non capitano sempre agli altri.
 
Spesso ti chiedi perché i galatinesi non reagiscano. La risposta è lapalissiana, scontata, banale: è pressoché impossibile difendersi da qualcosa che non si conosce.
 
Ci dicono che con il CSS la colacem diventerà più competitiva e sbaraglierà la concorrenza del mercato globale. Ce la vendono così. La competitività in cambio della vita di un intero territorio. Che poi, mutatis mutandis, è anche quello che è avvenuto e che continua ad avvenire senza requie a Taranto, con l’Ilva che sputa veleno da tutti i suoi camini. O la borsa o la vita, dunque, come nelle rapine a mano armata.
Io vorrei che, se non tutti, in tanti capissero una buona volta che sovente le catene chimico-fisiche prendono forme umane. Sì, è proprio così, purtroppo: cromo e titanio sono giovani dai capelli rasati e senza più le sopracciglia a causa della chemio; zolfo, uranio e monossido di carbonio sono bambini con asma bronchiale e problemi cardiocircolatori; carbonio e benzo(a)pirene sono donne che all’improvviso scoppiano a piangere: “Com’è possibile, dottore? Ho sempre fatto una vita sana”
E’ come se piccole mani assassine si poggiassero su di noi, ci toccassero scegliendo con oculatezza per ciascuno di noi una parte del corpo: polmoni, testa, ovaie, pelle, gola, fegato, pancreas. Per poi divorarla, lentamente o in un sol boccone.
Caro Tonino, dobbiamo convincerci che non serve, o non serve più, far battaglie contro i singoli inquinanti, la diossina, il berillio, il benzo(a)pirene, per citarne alcuni, quando non abbiamo idea di quali malattie possa provocare il mix di tutti questi elementi, sull’uomo e sugli animali.
E’ la combinazione degli elementi, infatti, a diventare tossica. Sicché diventano inutili i tetti di legge per i singoli composti inquinanti e le conseguenti cosiddette rilevazioni dell’Arpa Puglia (che ti ha pure gentilmente risposto, ma che, chissà perché, non riesce a convincermi). Secondo me ci stanno ingannando in quanto ci sono i limiti ai singoli elementi ma non c’è un limite di legge globale. Il nemico allora non è un elemento singolo, ma la miscela di tutta questa schifezza.  
Qui in tanti cercano di aggirarti (e qualcuno cerca pure di prenderti in giro, di commiserarti, con il ghigno tipico delle mezze calzette mafiose e sfigate) chiedendoti le prove dei legami tra i fumi degli altiforni ed i danni provocati sugli esseri viventi. E tu ti affanni a registrare video, a correre di qua e di là, a postare comunicati attraverso la tua pagina facebook, ad inviare e-mail anche ai siti (che puntualmente non ti pubblicano), a girare come una trottola, ad urlare la tua rabbia nel deserto dell’ignavia galatinese.
E poi ci sono gli ineffabili “giornalisti” vavatinesi, quelli per forza di cose con le virgolette, i reporter  a libro paga, e quelli con un conflitto di interessi grande quanto un altoforno, i quali o ti ignorano oppure, scodinzolanti e pronti a riportare la voce del padrone, ti fanno: “Basta con questi allarmismi, fuori i dati, signor Baldari, fuori le correlazioni, i riscontri, le analisi, i numeri” (come se queste cose fossero a carico del cittadino qualunque, o come se questi dati fossero pubblici e incontrovertibili). E poi, non paghi del loro tronfio “argomentare”  aggiungono che fai battaglie ideologiche, e che tu insieme ai tuoi amici ecologisti siete contrari al progresso a prescindere.
Eppure, caro Tonino, le prove sono sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno le vede. E tutti sappiamo che da quei camini non esce acqua di colonia, ma gas e fumi in grado di modificare il DNA e provocare errori genetici.
Ecco, caro Tonino, quanti mali cagiona questo fumo. Ma tu con le tue battaglie stai dimostrando – se ce ne fosse ancora il bisogno - che il fumo peggiore, quello più disastroso, è il fumo sulla verità.

Buona resistenza, compagno di lotte Tonino Baldari

Antonio Mellone

p.s. Hai visto, Tonino? Non riesco a terminare un articolo che subito questa amministrazione degna del peggior Attila, per non perder tempo, dà il via al mega-porco. E per via purtroppo stavolta non s’intende una Valutazione d’Impatto Ambientale.
 
Di Antonio Mellone (del 30/03/2015 @ 21:18:07, in NohaBlog, linkato 912 volte)

Ho notato una cosa: quando sulla carta stampata (un esempio per tutti il Quotidiano: ma quand’è che s’inizia a boicottarlo, come giustamente suggerisce Ivano Gioffreda, smettendo di buttar via i soldi per il suo acquisto?) o su altri giornali on-line scritti diretti e interpretati da “giornalisti” dotati di prolifiche ghiandole salivari si parla di Tap o di Tav, di strada statale 275 o di circonvallazioni interne, di Regionale 8 o dell’altra inutile Maglie-Otranto [per la cronaca il Salento ha il primato mondiale di strade per chilometro quadrato, quindi ne stiamo mettendo in cantiere delle altre, ndr], di Mega-porco Pantacom o di Mega-impianto di compostaggio [le cazzate o sono mega o niente anche qui da noi, ndr], di colacem o di altri simili gigli di camposanto, di Xylella fastidiosa o di discarica a Corigliano, di trivellazioni petrolifere in mare o di inceneritori, di centrale a carbone di Cerano o di Ilva di Taranto, di fotovoltaico selvaggio in mezzo alle campagne o di impianti a biogas, di zone industrial-artigianali o di aree mercatali [l’ultima in ordine di tempo, se non già fatto, sta per essere varata a Galatina dall’attuale giunta diserbante, ndr], dicevo, quando sui cosiddetti mezzi di informazione leggiamo di tutta questa roba ci imbattiamo sovente in termini del tipo: posti di lavoro, sviluppo, ricadute occupazionali, volani per l’economia, disoccupazione, Pil, partito del no, milioni di euro, commissario straordinario, risarcimenti, emergenza, aumento della cubatura, grandi opere, suolo edificabile, fondi europei, consumi, crisi, attrattività, produzione, interesse locale, ricchezza, raccolta di firme, insediamenti produttivi, velocità di comunicazione, maggioranza allargata, conferenze dei servizi, fideiussioni, protocolli d’intesa, inizio dei lavori, tensioni politiche, assessori, tavoli tecnici, concorrenza, grandi opere.

Sono questi, a quanto pare, gli argomenti che devono essere portati all’attenzione dell’opinione pubblica.

Non leggeremo di certo parole come: malattie, fumi, diossina, cementificazione, cancro, malformazioni genetiche, registro dei tumori, percolato, pesticidi, esalazioni pericolose, patologie neonatali, decessi, viaggi della speranza, cellule tumorali, partito del cemento, surriscaldamento climatico, inquinamento della falda acquifera, morte dell’agricoltura, multinazionali voraci, interessi privati, discariche abusive, cure sanitarie, infortuni, distruzione dell’habitat naturale, consumo di territorio, restauri, scempio ambientale, mattanza di ulivi, corruzione, mafia, tangenti, bronchite cronica, mortalità infantile, deformazioni fetali, latte materno contaminato, ricatto occupazionale, mistificazione della realtà, responsabilità, dignità, paesaggio, buone pratiche agricole, piccole opere, sicurezza, alternative, risorse, investimenti, futuro.

Questi ultimi evidentemente sono vocaboli o locuzioni che evocano argomenti di secondo ordine, di allarme sociale: tutta roba da omettere.

Aveva proprio ragione Leo Longanesi (1905 – 1957) quando affermava che non c’è carenza di libertà, ma di uomini liberi. Non parliamo poi dei politici (rigorosamente con la minuscola) con i quali certi scrivani non possono che fare un bell’ambo.

* * *

 P.S. A proposito: se qualcuno di voi dovesse per puro caso avvistare in giro per Noha l’assessore alle papere pubbliche, vale a dire l’ing. Coccioli [ma sarebbe come rintracciare un pinguino all’equatore o una mangusta della savana al polo nord, ndr] potrebbe gentilmente ricordargli che nella locale vecchia scuola elementare ristrutturata a mo’ di centro polifunzionale, a causa di una cabina elettrica scordata da chissà chi, non funzionano ancora, in ordine sparso: ascensore, impianto fotovoltaico e riscaldamenti (sicché in inverno gli avventori son costretti ad accedervi muniti di caldi piumini d’oca)?

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 23/03/2011 @ 21:09:07, in CDR, linkato 1767 volte)

Copione già scritto, quello dell'Amministrazione Coluccia, che in assenza di argomentazioni e braccata dalle rivendicazioni dei cittadini, sferra il solito prevedibile attacco da dinosauro della vecchia politica.

Come si può essere così miopi da pensare di poter fermare l'onda di un'opinione pubblica che ha ripreso consapevolezza e rivendica un ruolo attivo nelle scelte che riguardano la propria vita?

Questa Amministrazione, anziché difendere il Comitato, formato da cittadini che pretendono tutela per la propria salute, lo attacca strumentalmente, scordando che la vera minaccia è l'incenerimento.

L'intera classe politica che ci guida dovrebbe esser fiera di avere una piazza gremita di gente attenta ai problemi della Città e non esserne spaventata.

Fin dall'inizio il Comitato ha sempre manifestato il sospetto che, nel corso degli anni, colacem per mezzo di ambigue sponsorizzazioni, abbia alimentato una sorta di sudditanza delle amministrazioni sulle decisioni in materia ambientale.

Nell'atteggiamento di chi, pur senza esporsi, caldeggia una soluzione favorevole all'azienda, vediamo una strisciante forma di complicità.

Servirsi delle divisioni politiche galatinesi per spostare l'attenzione dei cittadini da una questione così grave ed incombente come quella della salute pubblica è un gesto INACCETTABILE.

Saremmo stati orgogliosi di avere degli amministratori che, invece di favorire il profitto di un'azienda, ignorando il grave rischio di inquinamento ambientale che l'incenerimento comporta, avessero scelto la strada di uno sviluppo ecocompatibile.

 

 Galatina, 22 marzo 2011

Comunicato stampa del Comitato "Cambiamo Aria" di Galatina

 
Di Antonio Mellone (del 22/11/2016 @ 21:08:39, in NohaBlog, linkato 841 volte)

Ricapitolando.

Io voto no perché sono entrato nel merito della riforma e ho capito dove vuole andare a parare. Perché a suo tempo ho preso trenta in Diritto Costituzionale, e da allora non ho mai smesso di studiare e insegnare Diritto (oltre che Economia), e se passasse questa riforma me ne passerebbe la voglia.

Perché lo capirebbe anche un somaro che un parlamento eletto con il Porcellum, la legge dichiarata incostituzionale dalla Suprema Corte, non è legittimato a sfiorare nemmeno con un dito la legge fondamentale di uno Stato. Perché una Costituzione potrebbe essere redatta ed eventualmente modificata comunque da “padri e madri costituenti” e non da un’accozzaglia di animatori di villaggi turistici, buoni solo a inventar slogan per allocchi e mandare a rotoli lo Stato.

Perché una Costituzione dovrebbe essere scritta in uno stile lineare, semplice, comprensibile da parte di tutti, direi perfino attico, e non in maniera prolissa, cervellotica, baroccheggiante, sgangherata. Perché ogni volta che han messo mani alla Costituzione del 1948 l’han fatto per renderla peggiore, e quest’ultima riforma sarebbe il suo colpo di grazia. Perché non è mia intenzione di ridurre il numero dei Politici, ma quello dei politicanti. Perché, per dire, io sarei pure per il bicameralismo perfetto: la doppia o l’ennesima lettura di una legge mi fa stare più tranquillo.

Perché quel che conta non è la velocità con cui si vara una legge (oltretutto si dimostra che, quando si vuole, le leggi, specie quelle più repellenti, vengono votate e promulgate in men che non si dica) ma la bontà e l’efficacia del provvedimento legislativo. Perché per ridurre “i costi della politica” non è necessario sfasciare la Costituzione: basterebbe una legge ordinaria (tipo quella recentissima affossata proprio dai paladini del “taglio dei costi della politica” con rinvio in commissione, vale a dire alle calende greche: mai). Perché più che i costi della Politica o della democrazia mi preoccupano quelli dell’autoritarismo, dell’arroganza, del potere del più forte (comunque si chiami: Renzi, Berlusconi, Grillo o Pinco Pallo, o di qualunque gruppo, lobby, partito, loggia, fazione o movimento faccia parte).

Perché questa novella costituzione pasticciata è pericolosa e fa venir meno la separazione dei poteri, in special modo tra governo e parlamento. Perché è falso che la riforma non cambi la forma di governo (è vero che il testo non ne parla, ma il trucco è proprio questo). Perché il più “autorevole” dei personaggi che vorrebbe modificare la “vecchia” Costituzione è ancor più vecchio della  Costituzione stessa (per non parlare di certi giovani rampanti più vecchi dei vecchi). Perché non si cambia tanto per cambiare, ma, se proprio si è costretti, sempre in meglio mai in peggio.

Perché una Costituzione dovrebbe unire il paese, non spaccarlo in due o più parti che si stanno reciprocamente sul cazzo. Perché a dispetto di quel che ci raccontano (tipo la “semplificazione”) non solo rimane il bicameralismo, ma s’ingarbuglia vieppiù l’attività legislativa con non si sa più quanti modi diversi di legiferare e conseguenti conflitti di attribuzione. Perché, dunque, non tolgono il Senato come vorrebbero farci credere ma le elezioni dei senatori, i quali invece dovrebbero essere eletti (come tutti gli organi legislativi di uno stato democratico) a suffragio universale diretto. Suffragio. Universale. Diretto.

Perché i Senatori scelti fra i consiglieri regionali (in numero di 74) e i sindaci (in numero di 21) rischierebbero di far male entrambe gli incarichi: il ruolo di senatore è troppo importante, complesso e delicato perché possa essere considerato un dopolavoro (così come altrettanto impegnativi e importanti sono i ruoli di consigliere regionale e di sindaco che dovrebbero essere svolti possibilmente a tempo pieno e non a tempo perso).

Perché è incostituzionale che una Costituzione sia scritta da un governo, che addirittura ci mette la faccia (e anche quel che più le somiglia): il principio cardine di uno stato moderno e di diritto, quello della divisione dei poteri, prevede che un governo non dovrebbe azzardarsi a toccare la Costituzione nemmeno con una canna di canale, ma soltanto rispettarla e, se in grado, di realizzarla.

Perché con l’abolizione della “legislazione concorrente” e con la clausola di “supremazia statale” verranno sottratte ai territori le decisioni connesse a una serie incredibile di materie come le “grandi reti di trasporto e navigazione”, la “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, la “tutela della salute” e io non vorrei non poter più contare una cippa in merito a decisioni tipo: trivelle, inceneritori, Tap, colacem, porti turistici, pale eoliche, centrali nucleari, strade statali, Ilva, Cerano, Tempa Rossa, e via discorrendo: la sovranità appartiene a un popolo stanziato su di un territorio. Popolo. Stanziato. Su. Di. Un. Territorio.

Perché  possono togliermi tutto ma mai la mia dignità. Perché non sono uno yes-man e so già che vincerà il sì, cioè la gran massa dei fautori del pd (partito dittatoriale). Perché non faccio il tifo per una persona o un premier o un partito o un movimento, ma per un ideale. In questo caso la Costituzione, la madre delle leggi. Che in questo pezzo voglio simboleggiare con il volto - per me sempre giovane e bello - di mia madre.

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 11/03/2017 @ 21:01:45, in NohaBlog, linkato 735 volte)

Quando ti capita di leggere il Quotidiano di Lecce (a me succede solo allorché qualcuno, in vena di dispetti, mi sottopone allo strazio della valutazione di qualche sua pagina paradigmatica) non puoi fare a meno di pensare al fondo.

Ma non all’articolo di fondo, cioè all’articolo del direttore responsabile, ma ad altre accezioni di fondo, tipo: andare a fondo (affondare, naufragare, andare in rovina), oppure prendere qualcuno per il fondo (prenderlo in giro, per i fondelli), oppure essere senza fondo (non avere moderazione, soprattutto nelle scemenze proferite), oppure fondo di magazzino (residui di una merce invenduta), oppure toccare il fondo (per la disperazione), oppure raschiare il fondo (per esempio del barile: è inutile che qui vi spieghi il significato di raschiare). Insomma cose così, tutte strettamente connesse al “giornalismo” (quello con tanto di virgolette).

A volte non sai capacitarti di come sia possibile concentrare in un sola uscita, cioè in una sola copia del giornale, un così alto numero di baggianate.

Si dia a questo proposito un’occhiata al Quotidiano di mercoledì 8 marzo 2017, un esempio di scuola, anzi di sòla, come tanti altri dello stesso marchio di fabbrichetta (o marchetta, c’est plus facile).

L’altro giorno, mentre un collaboratore mi tratteneva a forza – giuro, mi sentivo legato quasi come l’Ulisse nel mare delle sirene - l’altra, la collega, brava e gentilissima, ma in questo caso molto, molto sadica (della serie: come rovinare in quattro e quattro otto la pausa pranzo al direttore) sfogliava davanti al mio naso alcune pagine di questo cosiddetto giornale. Tre per la precisione: la numero 14, la 21 e la 22. Le altre, me le ha risparmiate. Probabilmente per sopraggiunta pietà (e soprattutto grazie all’incipiente inizio del pomeridiano orario lavorativo allorché le parti di vittima e carnefice s’invertono).

Orbene, a pagina 14, campeggia un’articolessa con un titolo molto eloquente (eloquente circa l’orientamento politico di codesto morbido rotolo a più veli): «Litorale, condoni “bloccati”. A rischio abbattimento 2500 abitazioni abusive».

Capito? Qui l’articolista sembra dolersi più dell’abbattimento di 2500 abitazioni abusive che non dello scempio causato dall’abusivismo di migliaia di case fuorilegge.

Pare funzioni così nel caltagironeo mondo di sottosopra: il rischio o lo scandalo, cioè, non sono più quelli dei condoni edilizi o quelli di un paese sfigurato da cemento e mattoni, ma l’eventuale smantellamento di mafie, speculazione e bruttezza. Tiè.  

*

A pagina 20, invece, a caratteri cubitali, benché tra virgolette, emerge il titolo a favor di colacem (sempre sia lodata): «“Meno emissioni”. E’ l’impegno della colacem».

Nel servo encomio testuale si legge inoltre: “L’azienda sarebbe disposta ad aggiungere un altro filtro al camino che si alzerebbe di dieci metri”.

Chiaro? E’ l’azienda che finalmente interviene per salvare l’aria, anzi il mondo, e senza di lei saremmo tutti morti da un pezzo. Mica il “giornalista” poteva scrivere che la colacem sta rompendo i coglioni ormai da decenni con ‘sti cavolo di fumi inquinanti che, insieme a molte altre sciagure territoriali, hanno portato i tumori di Galatina e dintorni a picchi da Guinness dei primati. Nossignore. Sembra quasi che dai fumaioli della  colacem fuoriesca profumo Chanel n. 5.

Mica nell’articolo si poteva far riferimento al fatto che tra gli elementi più pericolosi della fabbrica-inceneritore s’annoverano gli ammassi di carbonile scoperto per circa un ettaro e mezzo; mica il reporter sans frontières (trad. pubblicista sfrontato) poteva dire ai poveri e affezionati lettori quanto dannoso possa essere l’utilizzo di certi rifiuti speciali utilizzati come combustibile; mica si poteva spifferare il fatto che, visti come son messi gli enti pubblici, il monitoraggio non può essere effettuato che dalla stessa azienda [“Conosci te stesso” era scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi; “Controlla te stesso” sul tempio dei polli di Galatina, ndr.]; mica si poteva ricordare che i danni sanitari (stimati dalla EEA) connessi ad attività come questa si contano nell’ordine delle decine di milioni di euro nostri; e mica si poteva infine far notare quanto l’aumento di altri dieci metri di altezza della già enorme ciminiera dell’altoforno colacementifero potrebbe ampliare lo spettro o il raggio d’azione dei fumi, oltre ad essere forse un pelo incompatibile con l’urbanistica e lo skyline dell’ambiente salentino.

Niente di tutto questo. Invece, sempre più in alto, come la grappa Bocchino. E con gli applausi scroscianti di lettori e feisbucchini di complemento.

*

Poteva mancare infine l’elogio del novello futuro sindaco di Galatina, al secolo Gianpiero De Pascalis (per altri, Gianpiero De Profundis), per la firma del solito giornalingua  gggalatinese? No che non si poteva.

Ecco infatti un titolo icastico in onore del novello pezzo grosso della pOLITICA locale: «De Pascalis sarà un sindaco competente», e, a corredo, una bella foto del virgulto Gianpierone nostro scattata probabilmente nel secolo scorso e 3.685 chilogrammi fa.  

Chi ha testato codesta competenza? Ma ovviamente le forze (anzi le forse) politiche che lo sostengono, quelle che nell’altra vita palazzorsinina si sono reciprocamente ma fraternamente scannate di brutto (anzi di Bruto).

Mo’ io dico: passi che una delle addette ai comunicati ufficiali del suddetto De Profundis, tale Maddalena Mongiò, sia per puro caso una giornalista del Quotidiano (cfr. il suo profilo fb); ma che il cazzettino più letto in provincia si trasformi di per se stesso nell’ufficio stampa del candidato sindaco più di peso del momento mi fa sorgere spontanea una domanda terribile. Che è questa: che differenza passa tra un giornale di informazione e il Quotidiano di Lecce?

L’unica risposta che dopo lungo tormento son riuscito a darmi è: l’informazione.

Antonio Mellone

 
Di Fabrizio Vincenti (del 06/02/2015 @ 21:00:25, in NohaBlog, linkato 973 volte)

Comunque a Noha qualche bella notizia c’è: per qualche mese il calvario forse non darà fastidio a nessuno, la “vora” ancora non si è allagata, la colacem ha contribuito alla realizzazione del presepe fornendo i fumi che fungono da nebbia come atmosfera per il presepe, qualcuno, lì nei dintorni, è stato come al solito derubato, i rondò sono sotto protezione del wwf vista la fitta e insolita vegetazione che presentano. Insomma, tutto sommato, non ci sono stati né terremoti né tantomeno alluvioni. Sono contento che i problemi siano solo questi, anche se tutta quella disoccupazione giovanile nohana e quella disperazione sociale mi disturba ancora un po’. Ma forse, tutto sommato, mi passerà. E poi, possiamo stare tranquilli: c’è un sindaco che già dal nome, o dal cognome, infonde serenità e potenza. Montagna. Ditelo, ripetetelo ad alta voce e vedete l’effetto che farà: Montagna! Montagna ha scritto; Montagna ha detto. Che vigore!

A proposito di quelle due sedie prese da una scuola e portate in un’altra: quanto tempo avete perso dietro questa cazzata? Con il costo dell’inchiostro, della carta, dei timbri e dei protocolli che avete usato, avreste comperato dieci di quelle sedie sgangherate. Ma Montagna, dall’alto della sua vetta, vigila e calma gli animi. O almeno crede! Disgrazia vuole che attorno a quella Montagna sta crollando tutto e non per colpa sua, sia ben chiaro. Questa è una giunta che, insieme all’opposizione, sprizza di efficaci iniziative da tutte le parti. O meglio, spruzza più che sprizza. Per fortuna i nostri concittadini non sono tanto esigenti perché, fino a quando non varcherete il loro cancello, vi daranno carta bianca. Così voi, facendo scampagnate su quella montagna, potreste scrivere romanzi: uno dei titoli ve lo suggerisco io , “Le ultime due sedie”. Se poi qualcuno finisce di leggere questi romanzi prima di qualcun altro, quel qualcuno vada a trovare quel Cristo sulla croce. Lo Spirito Santo vi farà entrare nonostante le porte siano chiuse. E ditegli, da parte mia, di stare tranquillo che la primavera è alle porte. E a Montagna dite che, se mancano due sedie a scuola, la soluzione è semplice: basta togliere due ragazzi dalla classe e mandarli a lavorare nei campi.

E, caro don Donato, che mi hai mandato un bellissimo messaggio per il mio trentesimo compleanno, non preoccuparti poiché quello che hai chiesto, in qualche modo, si realizzerà: visto che tu hai per tre volte la mia età, quando arriverò io alla tua, ti manderò un messaggio di auguri per le tue 180 primavere. Intanto però, visto che l’attesa è un po’ lunga, cerca di guarire quanto prima. Sai che ti auguro ogni bene e perciò, senza tanti convenevoli, coraggio, non arrenderti proprio ora che hanno eletto un Presidente che tutte le mattine va a messa (tu ricordi: anche Andreotti faceva lo stesso!). Ma i tempi son cambiati e queste benedette riforme son vicine,  o almeno, qualcuno crede che sia così. Auguri!

Fabrizio Vincenti

 
Di Marcello D'Acquarica (del 07/10/2014 @ 19:54:33, in NohaBlog, linkato 1141 volte)

Provinciale e provincialismi

Non mi stancherò mai di dirlo: da un paio di decenni e forse più, nel Salento ci sono più strade asfaltate che fili d’erba.  Non sto qui a commentare se era proprio necessario sventrare le nostre bellissime campagne con quel labirinto di strade che vanno ovunque: in cielo in terra e in ogni luogo, e da destra a manca con annessi tronconi ciechi, dove se capiti di notte rischi di andare a sbattere, frantumandoti contro la più assurda imbecillità del genio che l’ha progettata. Forse per l’irresponsabile è stato come tirare due righe su un foglio di carta o di monitor, non badando a spese e tantomeno al destino di chi in quelle campagne ci viveva e ci lavorava. Ma tant’è.

Pazienza. Oramai il danno è fatto e, visto che così è, usiamole ste benedette mega porcate. Naturalmente debitamente in macchina visto che non si vede nemmanco l’ombra di una pista ciclabile. In teoria, questa abbondanza di strade periferiche ci dovrebbe impedire di attraversare il centro dei nostri paesi. Solo in teoria, però. Tant’è vero che ovunque ti giri e ti volti le automobili impazzano in tutte le nostre piazze.

Il guaio è che alcuni idioti, che proprio non riesco a immaginare a quale specie di animale e genere appartengano, hanno scambiato queste (già di per se’) orribili schifezze affliggi-campagne, in un eco-centro a cielo aperto. Cosa che, fra l’altro, ogni Comune che si rispetti dovrebbe avere (l’Eco-Centro). Forse, avrà pensato l’idionimale (incrocio tra un idiota e un animale) che non essendoci alcun Eco-Centro nei comuni prossimi al tratto della sp 362, e cioè a quello che va dalla via  Noha-Collepasso all’ultima rotonda nei pressi della colacem, avrà pensato che quegli spazi manchino solo di una segnaletica: “Qui si butta la deficienza che m’avanza”. Sono ripassato dopo trenta giorni con la speranza che si fosse trattato solo di un mio abbaglio dovuto alla solita insolazione estiva, e invece no, non è insolazione ma desolazione.

Spero di non sentirmi dire da nessuno, né politico né sapientone di turno, che invece di denunciare certe “abitudini” dovrei calare la manu a ‘mposcia e pagare di tasca mia per ripulire lo schifo, oppure che quelle strade non sono di nostra competenza, e magari è pure vero. Ma allora la dabbenaggine, di chi sarebbe? Di chi la fa, di chi la tollera o di chi non la fa rispettare? E questo sarebbe il nostro modo di avere cura della nostra terra?

Provinciale e provincialismi

Marcello D’Acquarica

 

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Di Antonio Mellone (del 30/07/2013 @ 18:26:36, in NohaBlog, linkato 1223 volte)

Premesso che buona parte dei nohani (e figuriamoci dei galatinesi) non sa nemmeno dell’esistenza di questo sito e men che meno il fatto che vi appaiano periodicamente degli scritti a mia firma, qualcuno che invece lo sapeva s’è chiesto che fine avessi fatto in questo lasso temporale durato un mese abbondante nel quale sul sito di Noha non ha fatto capolino neanche un mio trafiletto di poche righe su questo o su quell’argomento di attualità locale.

Qualcun altro avrà pensato che fossi stato così saggio da seguire il mio stesso consiglio e mi fossi fatto (anzitempo) cremare. Sì, come no, magari nell’inceneritore nuovo di zecca targato colacem che, se non lo sta già facendo, a breve brucerà non più il CDR ma il CSS (tanto cambiando l’ordine dei fattori il cancro non cambia). Del resto non potrà che essere così, con un’opposizione da parte dei politici locali così blanda, così evanescente, così sconclusionata (che di questo passo assumerà i contorni di una benedizione urbi e soprattutto orbi).

Il politico nostrano, nel frattempo, non leggendomi più e tirando il più classico dei sospiri di sollievo, avrà pensato bene di prolungare le sue ferie politiche e soprattutto neuronal-cervicali, continuando in tal modo a fare quello che ha sempre fatto per il bene della sua comunità: una beneamata mazza.

Niente di tutto questo, caro il mio lettore (quell’unico che sarai). In questi ultimi tempi sono stato impegnato nel famoso concorsone pubblico per docenti indetto dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per l’assegnazione di cattedre nelle diverse discipline previste dal bando.
Ebbene, il 18 luglio scorso dopo uno studio “matto e disperatissimo” di leopardiana memoria ho avuto la fortuna di partecipare e finalmente superare anche lo scoglio dell’esame orale conclusivo insieme ad altri 21 concorrenti superstiti (all’inizio – era il mese di novembre 2012 - prima della falcidia, ne eravamo 1500 circa nella sola Puglia).

Qualcuno m’ha pure chiesto chi me l’avesse fatta fare (la sfacchinata), e soprattutto se avessi in mente e quindi fossi in procinto di cambiar lavoro. La risposta è no, per ora. Punto.
Ma, lo ribadisco ancora una volta, ci tenevo a diventare ufficialmente Professore di Economia “per titoli ed esami” (classe di concorso A017, Discipline Economico-Aziendali), sia perché l’insegnamento è sempre stato il sogno della mia vita (consapevole del fatto che il miglior metodo per imparare le cose è insegnarle) e sia perché non volevo deludere lo spiritoso detrattore di turno che d’ora in avanti quando mi darà del “professore” potrà farlo risparmiandosi tranquillamente le virgolette.

***

Ma di cosa avrei voluto/dovuto parlare? Ma ovviamente di tanti argomenti che avrò magari modo di trattare nel corso delle prossime venture ferie (si sa che quando si è in vacanza si lavora, si studia e si scrive tre volte tanto), magari attraverso le “fette di Mellone” estive.

Qui, non essendoci più spazio, mi limito a citare solo il caso mai risolto della Pantacom.
Volevo dire che di recente ho richiesto un'altra pubblica Visura Camerale su codesta società che sta rompendo l’anima e qualcosa d’altro per avere le famose autorizzazioni per il Megaporco. Ebbene, rispetto al documento di inizio d'anno, salvo errori od omissioni, nella nuova Visura non c'è una virgola di differenza. Nulla è cambiato: né sul capitale netto (pressoché annullato per perdite), né sul fatturato (pari a zero), né sugli amministratori, né sui soci. La società era ed è ancora "inattiva"; valeva e vale ancor oggi poco o nulla.

I Caifa, inclusi quelli del sinedrio di palazzo Orsini, che si stracciano le vesti perché noi abbiamo osato formulare delle domande da porci, di fatto continuano ad ignorare i nostri dubbi, le perplessità, i quesiti (rimasti senza uno scampolo di risposta) che invece dovrebbero essere loro per primi ad indirizzare ai proponenti-amici-interlocutori (e figuriamoci se poi qui a Galatina qualche “giornalista” osa chieder conto di certe cose: no, non conviene, non si sa mai, meglio fungere da tappetini-scendiletto).

Invece cosa succede? I nostri pubblici rappresentanti sembrano pronti a parare il sacco ai fantacosmini miracolosi sbandierando ai quattro venti l’“utilità pubblica”, l'“interesse” e soprattutto le “ricadute” (basate sull’aria fritta) di questa megacazzata.

Davvero bastano quattru vave dette da chi ha il peso specifico di una piuma per stare a posto con la coscienza e soprattutto con la legge?
Ma su questo tema torneremo a discettare ancora.

Nel frattempo mi piacerebbe che qualche pollitico locale mi rispondesse per le rime, mi facesse capire che sono nel torto marcio, mi spiegasse come e perché e chi, con questi chiari di luna, andrà a riempire i carrelli e a far tintinnare le casse del novello centro commerciale. Mi illustrasse da quale pianificazione territoriale, da quale allucinazione di marketing - o da quale cilindro sia sortito questo n-esimo pantaconiglio morto.

Per favore, miei cari rappresentanti, non svignatevela come al solito, e rispondete.
Io dal mio canto vi prometto che non assumerò il piglio del professore (e che troverete pane per le vostre dentiere).

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 28/04/2017 @ 18:18:01, in Politica, linkato 996 volte)

Mannaggia a me e al vizio di latineggiare, pur non essendo un latinista. Con ‘sto benedetto latinorum un giorno o l’altro m’arriverà una bella querela. 

L’altro giorno, per dire, un aspirante politico locale si lamentava via Whatsapp con il sottoscritto asserendo più o meno che io ce l’avessi con lei (o con lui: non ve ne svelerò il sesso), che è indegno quello che vado scrivendo, che basta con certe offese, e via cantando di questo passo.

Io le (o gli) riconoscevo l’attenuante generica per cui la verità a volte fa male assai, e al contempo asserivo che a sentirsi offesi, per certe uscite “politiche” (il lemma politico ultimamente va munito di robuste virgolette) dovrebbero essere piuttosto i cittadini non i loro finti rappresentanti. La (o lo) rassicuravo, comunque, sul fatto che lei (o lui) non era assolutamente in cima ai miei pensieri, né politici né d’altro genere, e che quindi “unicuique suum”.

Non l’avessi mai detto: “Tu puoi scrivere tutto quello che vuoi, ma non t’azzardare a darmi dell’“unicuique suum”. Chissà come la poveretta (o il poveretto) aveva tradotto nella sua zucca più o meno piena la nota locuzione latina: probabilmente con qualcosa che per assonanza ricorda molto le gonadi maschili.

*

Ora. A proposito di “unicuique suum”, continuando nella rassegna (anzi nella rassegnazione) dei politici di Galatina aspiranti al locale soglio di Pietro, siamo arrivati al quarto d’ora dedicato a un altro degli epigoni della “novella” politica galatinese: Roberta Forte, anch’ella a quanto pare seguace della moda delle coalizioni di liste civiche (così, tanto per confondere le idee già di per sé non poco ingarbugliate).

Premetto che, per me, Roberta è  un politico a tutto tondo. E’ una ragazza preparata, diligente e seria. Roberta studia, non fa chiacchiere, sa il fatto suo, è capace di reggere i confronti, e soprattutto non ha la marcata meschina inflessione di Gggalatina-centro, di cui gli altri candidati a sindaco l’altra sera, a Open, la trasmissione di Telerama, hanno fatto sfoggio, condendola di idiotismi inaudibili e di altre locuzioni tali da far accapponare la pelle: questo, sia per la forma e purtroppo soprattutto per la sostanza (onde m’è venuto il serio ghiribizzo di cancellarmi dall’anagrafe cittadina).

Detto questo non si possono tuttavia passare sottogamba alcuni punti di rilievo di cui Roberta Forte s’è resa responsabile dal punto di vista politico. Eccovene qualcuno:

1)       Subito dopo l’elezione in consiglio comunale e la sua nomina in giunta, sembra che Roberta si sia dimenticata di tutte le sue battaglie in difesa dell’ambiente, dell’aria, dell’acqua e a favore dello “Stop al consumo di suolo” (e, invero, anche dei suoi compagni di lotta). E’ sparita di fatto dalla circolazione e dagli incontri nei collettivi, e sembra così aver creato uno iato inspiegabile (o forse sì) tra la Roberta di “prima” e l’imborghesita Roberta di “dopo”. E non si tratta soltanto di una mia impressione: molti compagni di lotta (ma non di governo) la pensano come me.

2)       La Roberta è stata un autorevolissimo esponente dell’amministrazione Montagna, la cui giunta era politicamente già spirata da un pezzo: precisamente dal giorno in cui - dando retta al raglio degli asini che volano - aveva detto di sì al mega-porco commerciale di Collemeto, con la successiva sottoscrizione nel 2013 della famosa Convenzione (o circonvenzione d’incapace) con la Pantacom, la società a irresponsabilità illimitata - che tanti danni, soprattutto ai quattro superstiti neurociti dei galatinesi, ha procurato. Non sto dicendo che Roberta abbia detto di sì al mega-porco, ma che di fatto con il suo permanere in giunta ha di fatto parato il sacco al nuovo sacco di Galatina (purtroppo non è soltanto un giro di parole). Con l’Ok ai 25 ettari di mega-porco commerciale Cascioni, la Roberta “di dopo”, nonostante i proclami della Roberta “di prima”, rimanendo avvitata alla cadrega di vicesindaco, sembra di fatto aver avallato la solita cantilena per bimbi ritardati, vale a dire “ricadute occupazionali e volano per lo sviluppo”, cantata all’unisono dal PD (Pronta Deforestazione), dall’allora Udc (Unione del Cemento), dal Pdl (Partito delle Lottizzazioni), dalla PdT (la Puccia prima di Tutto), e dai restanti destrorsi, inclusi i compagni di merende del partito socialista (che a dispetto di Marx ed Engels - le cui ceneri si staranno certamente travujando nella tomba – è diventato di destra, o forse non è mai stato di sinistra). L’opposizione al mega-porco commerciale da parte di Roberta & Co. fu così blanda, così affabile, così, come dire, scoglionata, che l’acronimo RC del suo partito sembrava aver cambiato i connotati da Rifondazione Comunista a Riposo Cerebrale.

3)       La Roberta ha continuato ad avallare le scandalose enormità della giunta Montagna e del suo ineffabile assessore Coccioli, diventando paladina della grandi opere pubiche locali, tipo: pseudo-circonvallazione con tanto di ringhiera combustibile; Palestra Handar chiusa all’indomani dell’inaugurazione in pompa magna; Auditorium più cesso del mondo ficcato in fondo a viale don Bosco (opera premorta al suo primo vagito); centro polivalente di Noha senza uno straccio di cabina per l’allaccio alla rete elettrica (onde s’è cercato di correre ai ripari con altra spesa pubblica una decina d’anni dopo, cioè l’altro giorno, benché di fatto in quel centro ad oggi non funziona ancora un bel niente); mega-parcheggio non so più dove; e – ciliegina sulla cacca – novella “area mercatale” di chissà quanti ettari di campagna da annientare. Sì, la mania delle glandi opere pubbliche locali sembra aver giocato brutti scherzi anche al cervelletto della Roberta nostra. Chi l’avrebbe mai detto? Io.

4)       Poco prima della morte dell’amministrazione Montagna, la Roberta è diventata paladina dell’ennesima boutade (trad.: buttanata). Se n’è uscita cioè con la storia del mega-impianto di riciclo rifiuti, candidando ufficialmente Galatina ed il suo territorio quale centro di gravità permanente di “un impianto di compostaggio integrato, che comprenda cioè sia la fase anaerobica [o forse analerobica, ndr.] che quella aerobica”. L'impianto – sempre a detta della ex-vice-sindachessa – avrebbe avuto una portata di circa 30.000 tonnellate di rifiuti organici annui a servizio di tutta l'area centrale della Provincia di Lecce. L’assessora e il suo sindaco, pensando di unire l’umido al dilettevole, forse in nome della “democrazia partecipata”, tomo tomo, cacchio cacchio, avevano deciso di candidare ufficialmente il territorio di Galatina e dintorni a luogo ideale per chiudere questo benedetto ciclo dei rifiuti (e sì, altrimenti che città d’arte e culatura sarebbe Galatina), però senza preventiva discussione in consiglio comunale, e possibilmente mettendo i cittadini di fronte al fatto compiuto. Con quest’opera, i circa 28.000 cittadini di centro e periferie avrebbero dovuto produrre pro-capite più di una tonnellata annua della sola frazione umida dei rifiuti (hai voglia a mangiare banane, mele, patate, cipolle e cerase, e a darti alla culinaria come e più di Masterchef per raggiungere il tuo budget in termini di spazzatura differenziata). In mancanza, per far funzionare l’eco-mostro avremmo dovuto importare il differenziale dei rifiuti da fuori provincia. Fantastico, no?

5)       Roberta non ha alzato ciglio, né ha storto il muso, né proferito verbo, né battuto i pugni sul tavolo, allorché l’amministrazione comunale, in maniera diretta o indiretta, ha accettato alcune sponsorizzazioni da parte di colacem e da altri gigli di campo (santo). Né ha mai vergato una parola una di un comunicato-stampa per dissociarsi dalla stomachevole sponsorizzazione della festa patronale dei Santi Pietro e Paolo da parte di Tap (il noto tubo di ‘sto gas).

6)       Infine, Roberta non sembra essersi spesa più di tanto per la perorazione del conferimento della cittadinanza onoraria di Galatina al magistrato Nino Di Matteo (Pm del processo sulla Trattativa stato-mafia), sancendo in tal modo quanto personaggi del calibro di Nino Di Matteo siano effettivamente dei corpi estranei alla “genia galatinensis”.

*  *  *

P.S.

L’epitaffio che scriveranno sulla mia tomba, mutatis mutandis, ricorderà quello scolpito sul sacello del tremendo Pietro Aretino (Arezzo, 1492 – Venezia, 1556) che fa più o meno così:

“Qui giace l’Aretin, poeta tosco,

di tutti disse mal, fuorché di Cristo

Scusandosi col dir, non lo conosco”. 

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 16/09/2010 @ 18:04:00, in Comunicato Stampa, linkato 1949 volte)

La nostra richiesta di partecipazione non è caduta nel vuoto. Le adesioni sono pervenute da diversi fronti: l'account aperto su facebook "Comitato Cambiamo Aria Galatina" ha raccolto centinaia di contatti in poche ore; singoli, associazioni e forze politiche hanno condiviso le nostre preoccupazioni e la nostra mobilitazione. Diverse sono le attività del comitato messe in cantiere atte a portare a conoscenza della collettività le nefaste conseguenze che deriverebbero dal coincenerimento del CDR nell'impianto della colacem S.p.A., in aggiunta alle già inquinanti attività industriali presenti nella zona. La prima azione ci ha visti presenti presso la Commissione Ambiente tenutasi mercoledì 15 c.m., alla quale hanno partecipato tutte le realtà istituzionali del territorio maggiormente interessato, le quali hanno confermato la propria posizione contraria alla co-combustione di CDR. Una nostra delegazione ha protocollato e consegnato al Presidente Gabellone la proposta di delibera presentata dalle minoranze nel consiglio comunale di Galatina del 13 c.m., corredata da una lettera di presentazione che sintetizzava tutte le nostre posizioni. Abbiamo con soddisfazione preso atto della determinazione del Presidente Gabellone di tutelare come interesse primario la salute dei cittadini, andando a valutare con attenzione e rigore le conseguenze sul territorio del co-incenerimento del CDR, coinvolgendo ARPA e ASL quali enti accreditati alla rilevazione e studio degli effetti sull'ambiente. Al comitato "Cambiamo Aria" sino ad oggi hanno aderito:
I Consiglieri Comunali: Piero Lagna, Antonio Pepe, Daniela Sindaco, Daniela Vantaggiato, Azione Giovani, Azzurro Popolare, La Destra, Federazione della Sinistra, Galatina Tricolore, Generazione Italia, I Giovani Democratici, Italia dei Valori, Partito Democratico, Il Popolo di Galatina, Sinistra Ecologia Libertà, Adusbef, ARCI Kilometro 0, Azione Universitaria, Boys Arte e Cultura, Città Nostra, Comitato per la difesa dell'ospedale e dei cittadini, I dialoghi Nohani, Lega Italiana Lotta Tumori, Unione degli Studenti. Le adesioni sono aperte a chiunque condivida il nostro progetto e a chiunque voglia informarsi sulle nostre posizioni. Il comitato si riunisce quotidianamente presso la sede UDS -Unione degli Studenti- in Via Scalfo 46 a Galatina dalle 21 in poi.

Il Comitato Cittadino "Cambiamo Aria"

 
Di Albino Campa (del 17/09/2010 @ 17:50:17, in CDR, linkato 1716 volte)


Nel corso di una conferenza stampa che si è svolta oggi (17.09.2010) presso la stabilimento galatinese, i massimi rappresentati della società con sede a Gubbio hanno illustrato alla stampa, ma non solo, il perchè delle ragioni del sì e alla fine, quasi tra lo stupore di molti dei presenti, l'ingegner Farneti ha così sintetizzato il suo parere favorevole: "Il CDR a Galatina non potrà che far bene all'ambiente, al territorio e al lavoro".
Un'affermazione che l'amministratore tecnico amministrativo di colacem ha ribadito più volte nel corso dei suoi interventi in quanto, con dati alla mano, ha mostrato come in Olanda, Germania, Francia (utilizzo del CDR dal 50 al 90%) ma anche nei due stabilimenti colacem delle provincie di Arezzo e Isernia (utilizzo CDR al 6%), il rifiuto totale destinato completamente ad esser buttato via non ha creato mai nessun problema ai territori e alle popolazioni dove sono presenti gli impianti, ma anzi. Grazie al passaggio nel coinceneritore, lo scarto si è trasformato in un valore aggiunto.
Eppure, nonostante le buone notizie provenienti da uno dei più grandi colossi del cementificio italiano, ma anche dal rapporto favorevole stilato da Legambiente nel 2009 sul CDR, non si possono non prendere in considerazione le ragioni del no provenienti da quella parte del territorio che ha il 50% degli impianti dell'intera provincia di Lecce, in cui purtroppo è un dato di fatto l'elevato numero di casi di malattie da tumore.
Una situazione, quindi, che necessita la massima attenzione e vigilanza, ma che colacem ha ribadito di voler aprirsi ad ogni confronto per far emerge le sue buone motivazioni di un CDR di qualità che, nelle intenzioni dell'azienda, sarà rifiuto proveniente dal Salento.

fonte: ilpaesenuovo
 
Di Antonio Mellone (del 04/03/2017 @ 16:51:11, in NohaBlog, linkato 2733 volte)

Cari concittadini,

non ditemi poi che non ve l’avevo detto.

State per mettervi (e in molti casi rimettervi) in casa, vale a dire a Palazzo Orsini, una genia di cosiddetti politici uno meglio dell’altro.

Il simpatico faccione del loro capo, tal Gianpiero De Pascalis – il prossimo venturo sindaco di Galatina che vi accingete a eleggere in massa, anzi per acclamazione - campeggia sin d’ora su manifesti di ogni formato che tappezzano città e borghi, mentre sullo sfondo la povera chiesa madre di San Pietro sembra voler dire a tutti: “tienime ca mo’ casciu puru iu”.

Apparite tutti compatti nel pensiero unico, nella rassegnazione cittadina, nell’ancestrale ‘cupio dissolvi’, allineato e coperto: non s’alza un ciglio, alcun muso si storce, nessun dubbio attanaglia le locali intelligenze (si fa per dire). S’assiste invece solo ad alzate di spalle, allargamenti di braccia e a sospirati: “che ci vuoi fare” uniti a: “non ci sono alternative”.       

Così la destra eterna passerà senza soluzione di continuità da Montagna ad Aprea a De Pascalis nella sua costante e sublime ricapitolazione, fatta dai sempreverdi e salmodianti paroloni ad effetto: “sviluppo”, “ricadute occupazionali”, “centri commerciali”, “aree mercatali”, “colacementi” e infine “asfalti bituminosi”. E già che, di questi ultimi, oltre che di discariche, se non altro per professione, il De Pascalis ne è un’indiscussa autorità, sicché, come automaticamente penserete con grandi sospiri di sollievo, spariranno finalmente dalle strade di Galatina e frazioni crepe, gobbe e crateri maledetti la cui vocazione sembra esser quella di complottare atti terroristici a semiassi e coppe dell’olio delle vostre auto. Un po’ più difficile sarà invece tappare le buche di bilancio del Comune - ma per chi crede, più che per chi sa, la divina provvidenza non ha limiti.    

Così, per rinfrescarvi la memoria, vorrei rammentare il fatto che nel 2010, salvo errori e omissioni, il novello vostro futuro sindaco fu candidato alla Regione Puglia nella lista denominata “I pugliesi per Rocco Palese”. Era questa una costola del partito del frodatore fiscale di Arcore, da cui poi successivamente ha fatto finta di staccarsi uno dei suoi pupilli (in leccese: pupiddhri), anzi quasi-delfino (più o meno lesso), nonché sinistro di qualche suo governo, tal Fitto Raffaele, inseparabile amico e forse pure parente del suddetto Rocco e i suoi fratelli.

A suo tempo riusciste addirittura a dargli in una sola botta non meno di 2500 voti, ma nonostante la vostra buona volontà egli non giunse a conquistare l’agognato seggio, come invece fu per il compagno di merende Palese, candidato presidente, anzi candidato perdente, al mulino del quale De Pascalis aveva portato i vostri secchi pieni d’acqua.

Coraggio, se v’impegnate un pelo di più questa volta alle comunali ce la farà al primo turno.  

*

Nell’allegra combriccola delle policromatiche sigle a sostegno di De Pascalis (le famose cinquanta sfumature di Gianpiero) s’annovera finanche il Partito Socialista.

Ora. E’ possibile che nella lettura degli otto volumi del Capitale di Marx e nella sintesi epesegetica del Manifesto del Partito comunista (scritto con Engels) mi sia sfuggita qualcosa, ma nel mondo di sottosopra in cui ci troviamo a vivere pare sia addirittura naturale che un partito socialista possa essere di destra. Ecco perché nessuno riesce a distogliermi dall’idea che Marx l’abbiano seppellito già rivoltato nella tomba.     

Ovviamente, accanto ai socialisti di destra non poteva mancare il nostro Udc (Uscite del c…) Giancarlo Coluccia, il per fortuna ex-sindaco di Galatina, anch’egli transfugo da chissà quante sigle di partiti (“partito”, evidentemente, è voce del verbo), a suo tempo accoltellato alle spalle (politicamente, s’intende) da buona parte degli attuali compagni di cordata (o forse di sola corda) con i quali, per questa tragicomica campagna elettorale, sembra essere tornato culo e camicia.

Nel 2011, con il crollo della sua giunta, così sentenziava il Farmacoluccia all’indirizzo dei suoi vecchi e nuovi “alleati” che come al loro solito chiedevano maggior visibilità: “I Socialisti sono molto bravi ad individuare le persone che possono vincere le competizioni elettorali, ma hanno dimostrato di non avere cultura di governo, sono refrattari all’amministrare. È la terza amministrazione, dopo quella di Rizzelli ed Antonica, che fanno cadere”. [forza: non c’è tre senza quattro, ndr.].

Povero Coluccia: zero ne pensava e cento ne combinava. Eppure sarebbe stato sufficiente dar retta proprio ai “compagni socialisti” - nel senso di concedere loro la tanto agognata “maggior visibilità” - per farli sparire in automatico dalla circolazione: bastava ascoltare l’ars oratoria, l’eloquio forbito, che dico, la dialettica ma soprattutto il dialetto dell’assessore Garzia (un nome, una garzia) per metterci definitivamente una garza sopra.

*

Tra i bruti accoltellatori di spalle di Giancarlo nostro non poteva certamente mancare il “giovane e concreto” Antonio Pepe, un pOLITICO capace finalmente di far ingranare la marcia a Galatina e dintorni. La retromarcia, per la precisione.  

Sì, perché Pepe sembra avere un programma politico al cui confronto il codice di Hammurabi è un avveniristico capolavoro di modernità. Memorabili le sue catilinarie sul Quotidiano, suo house organ preferito, a proposito dei bancomat da installare nelle povere frazioni.  

Cosa diceva, a proposito di Antonio Pepe, il noto baffetto politico nohano, cioè sempre Coluccia, conosciuto da tutti per la sua perspicacia politica e per aver collezionato più fiaschi della cantina Santi Dimitri?

Eccovi qualche carineria: “Come primo firmatario della mia sfiducia c’è Antonio Pepe, che ha tradito la mia fiducia e ha tradito non tanto i valori della sua appartenenza, perché è passato dal Pdl all’Udc, ma quelli della mia coalizione”. E poi ancora: “Si è sempre caratterizzato per la sua voglia di arrivismo, tanto che aveva chiesto al Pdl la candidatura a sindaco. Poi non ottenendola, è passato dopo qualche mese nella maggioranza”. E infine: “Per quel che mi riguarda è una persona inaffidabile”.

*

Ecco, cari concittadini, con questi presupposti alti e nobili una novella armata Brancaleone s’accinge a governare la città di Galatina.

La quale, già bistrattata, indebitata, sputtanata, intossicata, nonché violentata da cemento e asfalto, era a un passo dal baratro, anzi dalla discarica.

Con De Pascalis & Co. potrà finalmente fare un passo avanti.

Antonio Mellone

 

 

[fonti giornalistiche mai smentite dagli interessati: Il gallo.it; Lecceprima.it; e i siti di Galatina e dintorni tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012]

http://www.lecceprima.it/politica/commento-del-sindaco-dimissionario-galatina.html

http://archivio.galatina.it/politica/palazzo-orsini/2339-conferenzastampacoluccia

http://www.ilgallo.it/news-salento/galatina-si-ripartira-da-coluccia/

http://archivio.galatina.it/news/cronache-galatinesi/509-antonio-garzia-i-vigili-come-san-sebastiano-martiri

 
Di Antonio Mellone (del 18/05/2014 @ 16:27:42, in NohaBlog, linkato 1584 volte)

Come al solito ha ragione la mia amica Maria Rosaria. Nel chiosare icasticamente il mio trafiletto sui “Misteri al cimitero di Noha”, M.R. ha sinteticamente espresso quello che ho subito pensato anch’io nell’osservare l’impazzimento del contatore dei lettori di quel pezzo on-line: non se n’erano mai visti tanti ed in un così breve lasso di tempo. Convengo dunque con la mia amica sul fatto che probabilmente a scatenare la curiosità degli internauti avranno concorso due ordini di fattori: uno connesso al titolo e l’altro al contenuto (che, stavolta, a dirla tutta, è tutt’altro che una questione di vita o di morte).

*

Confesso sin da subito che quel brano è uno dei miei peggiori mai pubblicati: poco curato nella forma, scritto di getto in meno di un quarto d’ora (e si vede), pieno di espressioni viscerali che forse avrei anche potuto smussare, ovviamente senza rinunciare al mio caustico frasario (di cui alcuni mi accusano, mentre altri apprezzano), e preservando l’efficacia dell’elaborato. Ma tant’è.

Ho scritto invero decine e decine di articoli su temi veramente scottanti, direi di vitale importanza, impiegando a volte intere settimane per curarne la morfologia sintattica ma soprattutto la sostanza, approfondendo gli argomenti, documentandomi su decine di libri (oggetti, questi, che molti internauti non aprono probabilmente dalle elementari), compulsando riviste, siti internet, dossier, visure delle Camera di Commercio e certificati ipo-catastali, compiendo sopralluoghi, raccogliendo denunce, realizzando riprese, incrociando dati, intervistando persone e personaggi, preparando inchieste, catturando immagini, partecipando a convegni e comitati e marce e fiaccolate e sit-in, e via di seguito.

Risultato di tutto questo bel lavoro? Pochi lettori, che potremmo anche definire vigili urbani, ed al contempo un incommensurabile numero di sbadati urbani e di altrettanti belli addormentati nel losco.

Dunque credo che il vero mistero sia tutto qua.

*

Mi vien da pensare che davvero a volte ci preoccupiamo di più di un loculo, e non del fatto che in quel cimitero ci stiamo andando a finire tutti e di corsa per via delle esalazioni, della diossina sprigionata anche dai camini industriali che incombono imperterriti sulle nostre teste, della cementificazione selvaggia delle nostre campagne (per esempio per costruire mega-porci commerciali, oltre ai troppi già esistenti), delle discariche abusive di rifiuti pericolosi, dell’abbattimento degli alberi, degli scarichi in falda di ogni schifezza, dei pesticidi senza limiti, e dei cosiddetti progetti che accelereranno il passo verso la fossa comune (come il mega-impianto di compostaggio anaerobico di 30.000 tonnellate annue di spazzatura umida, cioè 80 tonnellate quotidiane, da installare chissà dove ma certamente ad un fischio dalle nostre case), del nostro stile di vita.

Sembra come se davvero il numero dei “lettori” fosse direttamente proporzionale al gossip ed inversamente proporzionale al quadrato dell’importanza dell’argomento trattato, tanto per imitare la nota legge di Newton.

Non si spiegherebbe altrimenti il successo di certi quotidiani locali.

Eppure mi pare di scrivere su Noha.it e non su Nove(lla)2000.it.

*

Ma tutto questo m’è servito da lezione.

Sicché la prossima volta, per attirare l’attenzione o la morbosità dei naviganti, sperando di eccitare il moto dei loro neuroni superstiti, sarò costretto ad ingegnarmi nell’escogitare per i miei pezzi dei titoli più accattivanti.

Eccone alcuni esempi: “Violentata davanti a tutti” (per parlare della nostra terra); “Occultamento di cadavere” (per discettare del nostro frantoio ipogeo); “Casa a luci rosse a Noha” (per disquisire del nostro particolare bene culturale noto come la “casa rossa”); “La tigre di colacem” (per la diossina che fuoriesce dai camini che incombono nello skyline dei nostri orizzonti); “L’alba dei morti dementi” (per le cappelle e le cappellate che avvengono nel cimitero di Noha, ma non scherzano nemmeno i cimiteri dei paesi vicini); “Uno zombie a palazzo Orsini” (per parlare di qualche spettro che s’aggira nella stanza dei bottoni del nostro mal comune); “I misteri della SCU” (per parlare dei problemi della vecchia Scuola Elementare di Noha, dove al posto di una cabina elettrica hanno costruito una cabina elettorale); “Un lupo mannaro americano a Noha” (per trattare magari del randagismo); “Il diavolo veste biada” (a proposito di cavalli con le criniere intrecciate dallu Sciacuddhri); “La torre della paura” (per lanciare un grido d’allarme sulla torre medievale di Noha, che sta per crollare sotto il peso dei secoli ma ancor di più della nostra insipienza)…

Voglio proprio vedere se con titoli di questo tenore aumenterà il numero di chi si interesserà di più delle cose fondamentali che ci riguardano e possibilmente di meno delle cavolate, del chiacchiericcio e del pettegolezzo da allegre comari.     

*

Nei miei ultradecennali interventi ho più di una volta espresso critiche nei confronti dell’operato di qualche consigliere comunale o assessore o sindaco (con la s minuscola e con la s maiuscola), me la son presa con la maggioranza e/o con l’opposizione (a volte con entrambe, visto che sovente vanno a braccetto), non ho trascurato qualche cosiddetto “giornalista” o “imprenditore” (notare le virgolette ai due lemmi), e quando è capitato finanche con qualche singolo cittadino. Sempre virtualmente e dialetticamente, s’intende.

C’è un’ultima categoria con la quale non me l’ero ancora presa.

Quella dei miei lettori. Ecco, l’ho appena fatto.

Antonio Mellone
 
Di Albino Campa (del 02/05/2011 @ 16:02:04, in CDR, linkato 1652 volte)

Si è tenuto venerdì 29 Aprile presso la Provincia di Lecce un presidio del Comitato “Cambiamo Aria” per rompere il silenzio che si è abbattuto sulla vicenda del coincenerimento in colacem. E’ per questo che il Comitato “Cambiamo Aria” ha deciso di chiedere un incontro immediato con il Presidente Gabellone, il quale, unitamente all’Assessore Perrone ed al Consigliere Roberto Marra, ha prontamente dimostrato la disponibilità all’ascolto e ha dato ampie rassicurazioni di partecipazione e collaborazione, per cercare il bandolo di una difficile e spinosa matassa, che investe come un uragano la salute pubblica. L’ottimo risultato incassato dal Comitato è che nessuna autorizzazione sarà concessa prima che la Provincia abbia effettuato autonomamente un monitoraggio sulla situazione attuale di inquinamento del suolo, dell’aria e dell’acqua nell’hinterland su cui insiste colacem. Inoltre il Presidente Gabellone ha assicurato che l’iter amministrativo terrà conto di tutte le osservazioni che arriveranno sulla vicenda da parte dei Comitati, dando la possibilità agli stessi di protocollare delle repliche alle risposte presentate da colacem ad integrazione del suo progetto, in base alle quali il coincenerimento di CDR apparirebbe come un miracolo ecologico. Infine il Presidente ha sfatato un equivoco su cui i fautori del coincenerimento e la stessa colacem hanno giocato in questi mesi: l’autorizzazione ad incenerire CDR non è il alcun modo legata al ciclo dei rifiuti salentini, che ne rimane estraneo, né sarebbe alternativa alla creazione di un inceneritore locale, mai previsto, né ora né in futuro, sull’intero territorio provinciale. In parallelo procede la richiesta di convocazione di un nuovo Consiglio Provinciale, presentata dall’IDV e sottoscritta dal PD, che, ricalcalcando l’ordine del giorno originariamente adottato dalla Commissione Ambiente della Provincia, possa tornare ad esprimere il proprio parere politico contrario alla possibilità di coincenerimento. Da non dimenticare, tra l’altro, che sul nostro territorio aleggia la minacciosa e disastrosa richiesta, sempre allo studio della Provincia, di autorizzazione di un esperimento pilota di incenerimento di ceneri e fanghi industriali, oltre a biomasse e rifiuti, da istallarsi nella zona industriale di Soleto. Non permetteremo che il nostro territorio diventi terreno di colonizzazione di impianti inquinanti e dannosi, che continuano ad attentare alla nostra salute; continueremo a batterci per impedire ogni forma di ulteriore aggravamento del rischio di inquinamento e per attuare un costante e pressante monitoraggio sulla situazione esistente. I margini della discussione sono ancora aperti e l’esito non è per niente scontato, ogni tanto i cittadini riescono a vincere sugli inceneritori.

Comitato “Cambiamo Aria”
 
Di Antonio Mellone (del 30/07/2016 @ 16:01:49, in Politica, linkato 1458 volte)

Addio giunta Montagna. Che il cemento ti sia lieve.

La ferale notizia della prematura dipartita dell’amministrazione del Nazareno di Galatina, quella del consociativismo ovvero delle larghe scemenze nostrane, m’è giunta ieri sera come fulmine a ciel in Tempesta, mentre appagavo il mio senso estetico sotto le volte affrescate della basilica orsiniana, riecheggianti di voci e note medievali de “La cantiga de la Serena” (percorsi musicali lungo le vie dei pellegrini di Puglia).

Non c’era il bisogno di essere Nostradamus per vaticinare il fatto che la fascia di Miss vice-sindaco primavera/estate 2016 indossata dall’assessore all’area mercatale, al secolo Patrizia Sabella, sarebbe durata da Natale a Santo Stefano (anzi per la precisione: da San Pantaleone a Santa Marta – protettrice delle casalinghe, ndr.).

A dirla tutta, la giunta Montagna, per lo scrivente, era già spirata da un pezzo: precisamente dal giorno in cui - dando retta al raglio degli asini che volano - aveva detto di sì al mega-porcile di Collemeto, con la successiva sottoscrizione nel 2013 della famosa Convenzione (o circonvenzione d’incapace) con la Pantacom, la società a irresponsabilità illimitata - che tanti danni, soprattutto ai quattro superstiti neuroni dei galatinesi, ha procurato. 

In nome della cantilena per bimbi-minchia, vale a dire “ricadute occupazionali e volano per lo sviluppo”, si trovarono tutti insieme appassionatamente il PD (Pronta Deforestazione), l’allora Udc (Unione del Cemento), il Pdl (Partito delle Lottizzazioni), la PdT (la Puccia prima di Tutto), i restanti destrorsi, inclusi i “compagni” del partito socialista (che a dispetto di Marx ed Engels - le cui ceneri si staranno certamente travujando nella tomba – è diventato di destra), a votare lo scempio di circa 25 ettari di terreno di Contrada Cascioni per impiantarvi l’n-esimo centro commerciale salentino.

Il tutto con l’opposizione di RC (Rifondazione Comunista, anzi Riposo Cerebrale) così blanda, così affabile, così, come dire, scoglionata, che la Roberta & C. son rimasti avvitati alla cadrega della maggioranza sino all’altro giorno.

*

A Roberta, che reputo persona di grande valore e preparazione, non perdono il fatto che, subito dopo le elezioni e la nomina in giunta, si sia dimenticata delle sue battaglie in favore dello “Stop al consumo di suolo” (e, invero, anche dei suoi compagni di lotta), sparendo di fatto dalla circolazione e dagli incontri nei collettivi, creando uno iato inspiegabile (o forse sì) tra un prima e un dopo, e diventando paladina delle glandi opere pubiche - tipo mega-impianto di compostaggio ana(l)erobico e area mercatale - e avallando le scandalose enormità di questa amministrazione, più volte descritte dall’ineffabile Andrea Coccioli come grandi successi (o forse voleva dire grandi cessi, tipo: pseudo-circonvallazione con tanto di ringhiera combustibile; Palestra Hangar chiusa come un bunker all’indomani dell’inaugurazione in pompa magna (pompa è sostantivo; magna, voce del verbo); Auditorium in-cubista morto nella culla di cemento vibrato; Centro Polifunzionale di Noha senza allaccio polifunzionale all’energia elettrica; parcheggio di via Giada (ahinoi, volevano fare anche quello); accettazione diretta o indiretta delle sponsorizzazioni da Tap, colacem e da altri gigli di campo (santo) senza alcuna alzata di ciglio o storcimento di muso;  varie ed eventuali).

*

Ora si prospetta una gestione della città di nomina governativa, sicché un grigio Prefetto, con l’investitura di un suo commissario, sancirà solennemente che a Galatina la democrazia è fallita.

Che ci vuoi fare, signora mia: nel mio comune c’è una genia di politici e di loro accoliti ancora nostalgici del Podestà.

Qui il popolo stravaccato sui divani & divani non ha ancora compreso il fatto che il peggior sindaco (pensate, per dire, ad un Carlo Gervasi - sanu me toccu – che fu lo sfidante di Montagna), sarà pur sempre preferibile al miglior Commissario Prefettizio.

*

Dite che non me ne vada bene una? Forse.

Ma ormai lo sapete che, avendo dichiarato guerra alle icone, sono poco ecumenico e molto iconoclasta.

Specifico: icone. Senza f.

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 26/06/2014 @ 15:57:17, in NohaBlog, linkato 2386 volte)

La mia amica Maria Rosaria sa come provocarmi. Stavolta, non bazzicando io su face-book (vengo male di profilo), mi manda un sms in cui mi riferisce che la festa dei Santi Pietro e Paolo di Galatina è stata sponsorizzata nientepopodimenoche dal TAP (Trans Adriatic Pipeline).

*

Ho capito subito che non si trattava di un macabro scherzo ma della pura verità. Anche perché, lungi dal credere che i signori del TAP fossero consacrati ai due nostri santi apostoli, sapevo da tempo che esistono dei personaggi negli staff di codeste organizzazioni che hanno il compito di convincere popolazioni, associazioni, confraternite, confesercenti, comitati-feste, congreghe, pescatori e via di seguito circa la bontà delle loro “grandi opere”. Ne sono un esempio lampante, tanto per fare dei nomi, il MOSE, l’EXPO 2015, il MUOS, LE-DISTESE-DI-PANNELLI-FOTOVOLTAICI-IN-MEZZO-AI-CAMPI, il MEGA-IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO (targato Roberta), il MEGAPORCO PANTACOM,  il TAV, la SS 275 (la strada statale a quattro follie verso S. Maria di Leuca).
Ma, come noto, agiscono così anche altri gigli di campo come l’ILVA di Taranto (la famosa fabbrica di tubi in acciaio e cancro), e, tanto per non andare troppo lontano, la colacem.
Sì, nella stragrande maggioranza dei casi per edulcorare la pillola o indorare la supposta si cerca di trasmettere un rassicurante senso di compatibilità e armonia ambientale (è più o meno come pubblicizzare le sigarette che fanno bene alla salute dei polmoni); si blatera di “ricadute occupazionali” e di “volano per lo sviluppo” (tanto per arricchire il lessico); si promette il solito risparmio sulla bolletta energetica (gli allocchi che credono agli asini che volano sono ancora un’infinità); e, ciliegina sulla cacca, si certa di realizzare, come dire, una sorta di captatio benevolentiae attraverso la sponsorizzazione di eventi sportivi, associazioni culturali, concorsi a premi, borse di studio, tornei, motoraduni, sfilate, restauro di altari e, novità dell’ultim’ora, feste patronali.

*

Per gli atei-devoti che frequentano le pie novene e che non lo sapessero ancora, diciamo che il TAP è un gasdotto, anzi una joint venture internazionale che ha intenzione di perforare il suolo in profondità, di tagliarlo per mare e per terra per centinaia di chilometri solo “perché ce lo chiede l’Europa”.
Questo gasdotto (opera privata definita con un certo sense of humour di pubblica utilità) dopo aver attraversato l’Adriatico, dovrebbe sbarcare nel Salento, più o meno nei pressi delle belle spiagge di Melendugno (sennò che gusto ci sarebbe nel trasformare la Puglia in una servitù di passaggio e in una terra di inutile accumulazione di fonti energetiche senza il colpo di grazia agli ultimi baluardi della grande bellezza).
Ma non è solo questo. TAP, infatti, è per forza anche sinonimo di inquinamento, compreso quello dei mezzi che lavoreranno per anni per la realizzazione dell’opera, nonché quello connesso alle inevitabili perdite di gas, nei mari, nel sottosuolo e nell’aria.
Nel mare, per dire, si prospetta un cantiere caratterizzato dalla presenza di navi di supporto e di svariate escavatrici meccaniche, che come dei lombrichi scaveranno davanti per espellere detriti dal didietro. Ovviamente la roccia impermeabile dei fondali non è della consistenza della margarina. Ergo queste trivelle orizzontali necessiteranno tra gli altri anche di lubrificanti costituiti da olii emulsionati e altre schifezze la cui composizione spesso è coperta da segreto industriale. Tutto materiale che ovviamente andrà a finire nei fondali marini, nei pesci, in noi.
Per non parlare del fatto che, una volta approdato nel Salento, il TAP avrà bisogno di una centrale di pressurizzazione che, oltre ad occupare un’altra area, parrebbe di 12 ettari (e te pareva), rilascerà non olezzo di profumo Chanel n. 5 o altra acqua di colonia ma esalazioni ed altre emissioni appestanti dappertutto, e con tanto di colonna sonora (altrimenti detta inquinamento acustico); senza citare il resto dei danni alla flora, alla fauna e a ciò che rimane della povera catena bio-alimentare.
Dulcis in fundo? Sembra che anche i TAP-dirigenti candidamente ammettano che una struttura del genere abbia una durata media di 50 anni, al termine dei quali verrebbe chiuso il rubinetto e abbandonato tutto in loco, e buonanotte ai suonatori (della pizzica di San Paolo).

*

Ma a quanto pare l’inquinamento del TAP non sembra essere solo ambientale, evidentemente è anche sociale, culturale, intellettuale, mentale. Basta leggere le risposte date al telefono a Raimondo Rodia da parte di un esponente del comitato festa patronale di Galatina - secondo cui non sarebbe importante la provenienza dei 30 denari ma il loro utilizzo - per averne la prova inconfutabile. Come si fa a proferire una scemenza del genere e soprattutto in nome di quale etica rimane il più classico dei misteri dolorosi.

*

Ma poi mi chiedo ancora se non sarebbe più “cristiano” che a finanziare la festa di un santo patrono fosse la comunità tutta, autotassandosi come fanno altrove senza il bisogno di presentarsi al cospetto dei marpioni di turno con il cappello in mano.
E’ davvero così difficile che i 30.000 galatinesi si mettano una mano sulla coscienza e l’altra in tasca per tirar fuori due euro (dico 2 euro) pro-capite per racimolare una cifra più che sufficiente per dar vita a dei festeggiamenti decorosissimi e soprattutto “partecipati” (in tutti i sensi)?
Se davvero così fosse (o non fosse) significherebbe che il popolo di Galatina ha ceduto se stesso, la sua vita, il suo territorio a chi crede che tutto possa essere comprato, dandosi così alla più abietta forma di prostituzione. E allora meglio sarebbe, per uno scatto di dignità, boicottare questa benedetta festa patronale.

***

Mi sarei aspettato che il mio sindaco, sul tema, avesse proferito più o meno queste parole: “Cari concittadini, per sentirci comunità non abbiamo bisogno di imbonitori, ma di determinazione e fantasia al fine di preservare la nostra storia, la nostra terra, la nostra serietà. Diciamo una buona volta un secco no a chi ci vuole come un popolo ubbidiente e cieco, rassegnato, fatalista e prezzolato che non s’accorge – o non gliene importa niente – se gli sottrarranno terra e democrazia. Riscattiamoci dal morso di questa nuova tarantola, rappresentata da un capitalismo di rapina che privatizza gli utili e socializza le perdite, credendo poi di darci il contentino sotto forma di sponsorizzazione”.
Ma per sentire un discorso di questo tenore da parte di Mimino nostro ci vorrebbero due miracoli: uno di San Pietro ed un altro di San Paolo. In contemporanea.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 15/07/2010 @ 15:04:31, in Fotovoltaico, linkato 2055 volte)



Uno slogan pieno di grandi significati. E' il titolo del programma amministrativo presentato dal nostro neo-eletto Sindaco, dott. Giancarlo Coluccia. Lo si può leggere nel Galatino n. 10 del 28 Maggio scorso. Gli impegni dichiarati riguardano soprattutto l'ambiente. Il nostro Sindaco promette il mantenimento delle bellezze paesaggistiche, compreso il centro storico di Galatina (noi speriamo anche delle frazioni), del basolato, delle piste ciclabili dentro la città e nei percorsi di congiungimento con le frazioni, della viabilità. A proposito dell'ambiente, il nostro Sindaco, si sofferma molto sul tema dell'energia: …uno dei settori strategici per un futuro eco-efficiente e ambientalmente compatibile;… installare su tutti gli edifici pubblici impianti fotovoltaici;…ridurre i costi energetici della pubblica illuminazione con impianti ad energia solare; dotare i cimiteri di Galatina e delle frazioni di impianti fotovoltaici… L'articolo prosegue considerando nuove soluzioni al problema del randagismo, dell'approvvigionamento dell'acqua potabile, di una migliore ripartizione della tassa sui rifiuti premiando chi ne produce meno, ecc. Grandi idee e ottimi propositi! Ma, ahimè, appena eletto il nostro Sindaco si ritrova a dover rispondere di decisioni prese dai suoi predecessori, e confermate dal Commissario Prefettizio, sul fenomeno del fotovoltaico per piccole e grandi estensioni. La richiesta fattagli da un numeroso gruppo di cittadini è quella di fermare lo scempio di quasi 100 ettari di campagna ricoperta da pannelli fotovoltaici, in zona Roncella, Vernaglione e Gamascia. Un'area equivalente a circa una novantina di campi da calcio. Dalla mappa territoriale si evince chiaramente l'enorme estensione delle aree prestabilite dal P.E.C. (Piano Energetico Comunale) e l'eccezionale vicinanza all'abitato, anche se spezzettate in piccoli appezzamenti. Inoltre le case di molte vie a nord di Noha: v.Tito Lucrezio, v. Giovenale, v. Q. Ennio, v. Catullo, ecc., avranno le finestre con vista panoramica direttamente sul campo n. 037 di circa 25 ettari di fotovoltaico. Il panorama si avrà ancora più diretto sulle case del comparto 4 appena questo verrà realizzato. Sia il Consiglio Provinciale di Lecce che il nuovo Piano Paesaggistico Regionale (Deliberazione G.R. 20,10, 2009 n. 1947) denunciano il divieto di localizzazione su suolo di impianti fotovoltaici in aree tipicizzate come agricole, e cioè di campi agricoli, pascoli, aree rocciose e di naturalità, vigneti, uliveti, ecc. Le nostre aree sono tutto questo: campi agricoli, pascoli, aree rocciose e di naturalità! Le due linee guida dicono anche che l'area riservata all'impianto deve risultare un terzo della proprietà mentre i restanti due terzi devono continuare a rimanere di uso agricolo. L'art. 41 della Costituzione sancisce che l'iniziativa economica privata è libera, ma che tuttavia non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (quanto a sicurezza, vista la presenza di molte abitazioni nel raggio di poche decine di metri, le aree in questione non sono, forse, conformi). La fine dei combustibili fossili, petrolio in testa, sarà una grande conquista. Ma questo non vuol dire tappezzare la terra di pannelli fotovoltaici, pale eoliche, trasmettitori di telefonia e televisione, pubblica o privata che sia, se non regolati e disciplinati con sobrietà e onestà. Il fotovoltaico è nato per salvare il territorio e non per distruggerlo. Gli impianti vanno fatti su aree già deturpate, tipo capannoni, zone industriali, cave, depositi di rifiuti su cui tanto non si potrebbe fare altro, sui tetti delle case, sulle aree cimiteriali, ecc. Mai sulla campagna ancora in uso! Sui due appezzamenti attigui tra loro, quelli più grandi, pari a circa 60 ettari in totale e indicati in mappa con le sigle 035 e 027, mentre ci raccontiamo di giustizia e ripartizione equa dei beni comuni (e il territorio è un bene comune), le ruspe e gli operai delle imprese costruttrici, con il benestare del Commissario Prefettizio, dott. Capuano (vedi Atto n. 78 del 16-02-2010 fruibile sul sito del Comune di Galatina), stanno dando inizio al sacrificio della nostra terra. Di questo sacrificio non sappiamo quanto sarà il bene restituito ai cittadini residenti, ad esclusione di particolari "convenzioni" con l'impresa costruttrice, come per esempio quella per la ristrutturazione del canile in forma appunto di donazione di una cifra pari a 192.000 euro e degli utili che serviranno a rimpinguare le casse del Comune. Da una ricerca di mercato il costo dell'impianto di un MW su grandi estensioni pare equivalga a 4 milioni di euro, se moltiplichiamo la cifra per i cento MW previsti capiamo di che cosa si sta parlando. Di certo sappiamo che, secondo il progetto, impregneranno l'area della nostre contrade di veleni affinché non crescano più alcun tipo di piante, con un forte rischio per le falde sotterrane. Di certo sappiamo che saremo privati di una natura meravigliosa e offesi dalla vista di 60 ettari di iniezioni di cemento e stagnola riflettente. E' certo che non siamo sicuri di essere esenti da nuove forme di tumori causate dai campi magnetici prodotti dai due mega impianti. La Sezione Salentina di "Italia Nostra", che difende il territorio da questo scempio anti-amore per la natura, sostiene che ci sono forti rischi per l'equilibrio del micro clima e la fauna. Per certo nessun turista verrà nel nostro Salento a portare lavoro per i nostri figli e ancor meno per visitare distese interminabili di ferraglia e silicio. Dopo aver risparmiato, volenti o dolenti, la nostra terra dallo scempio dell'industrializzazione (tranne, per fortuna, poche realtà, come l'Ilva di Taranto, l'Enichem di Brindisi, colacem di Galatina, ecc.), con gli stenti e le fatiche di generazioni intere di emigranti, roviniamo l'attimo di magia che il Salento sta vivendo come fonte di turismo e di lavoro, colmandolo di pannelli fotovoltaici, biomasse e pali di ogni tipo!? Ma la cosa che più crea allarme nella gente è la quasi totale assenza di informazione sulla straordinarietà di tale evento. Visto che il P.E.C. è già stato preparato, ed anche attuato, sarebbe corretto e doveroso da parte dell'A.C. renderlo pubblico. Condividerlo non solo tramite i meandri contorti del net work Galatinese, che forse pochi praticano, ma con un semplicissimo manifesto di carta, magari riciclata, esposto nella bacheca in piazza, la stessa dove vengono affisse lusinghe e promesse dei candidati al tempo delle elezioni, con spreco di costi altissimi. Se non conosciamo i propositi programmati dai nostri geniali delegati e tecnici per la cura del nostro territorio, è lecito l'allarmismo di chi come noi, semplici cittadini e popolo sovrano, è continuamente bombardato dalla comunicazione (e speriamo che duri e non venga imbavagliata) che denuncia raggiri, speculazioni, e sprechi provenienti dalle personalità più insospettabili e insite a tutti i livelli, sia locali che nazionali. Se la corsa all'abbruttimento del territorio e della salute pubblica non viene regolata con determinazione e coraggio continueremo a piangere ogni giorno i tanti morti di tumore del nostro territorio, in quello che invece dovrebbe essere il cuore palpitante e salubre dell'intero Salento. Non ci appelliamo solo alle regole, che ci sono e andrebbero rispettate e non raggirate, ma soprattutto al buon senso dei nostri amministratori e degli addetti ai lavori.

Marcello D'Acquarica

 
Di Antonio Mellone (del 21/09/2014 @ 14:32:45, in NohaBlog, linkato 1015 volte)

Un tizio che sarebbe troppo definire mio amico mi fa: “Ma tu che te la prendi tanto con la TAP, non usi forse il gas a casa tua?”. Me ne ricorda un altro (sempre di “amico”) che quando lottavo contro lo scempio del fotovoltaico selvaggio in mezzo alla campagna di Noha formulava la solita stucchevole domanda retorica, e cioè se per caso non utilizzassi io l’energia elettrica per gli scopi più disparati e dunque non fossi rimasto alla candela o ad altra strumentazione del giurassico.

Come facevo a far capire al tizio che, sì, utilizzavo (ed utilizzo ancora) l’energia elettrica, ma quel modo di produrla è il più stupido, dannoso, costoso che si potesse mai immaginare e purtroppo realizzare?

Così, a proposito di TAP, mi chiedo come faccio a far capire agli “amici” che dire di NO al TAP non significa rinunciare al gas, ma capire che questa è l’ennesima truffa perpetrata ai danni di molti per il beneficio di pochi.

In Italia, per dire, esiste una rete di allacci internazionali con una portata pari a 120 miliardi di metri cubi di gas annui. Sapete quanti ne consumiamo in tutto? Un po’ meno di 70, ed il trend di decrescita sembra non arrestarsi qui.

Ma lo sapete che i restanti 50 miliardi di metri cubi non utilizzati vengono comunque pagati alle multinazionali (come TAP) titolari di queste “grandi opere” infrastrutturali, anche se questo gas non viene venduto? E secondo voi nelle bollette di chi viene caricato questo costo?

Sapete cosa sono i contratti “take or pay” di fornitura del gas? A beneficio di chi non ne avesse mai sentito parlare, diciamo che si tratta di accordi capestro, spesso di durata pluriennale (in genere 25 anni) secondo i quali l’offerta garantisce quantità e prezzo, mentre la domanda dovrebbe assicurare il ritiro del prodotto e il suo pagamento. Nel caso in cui il gas per qualsiasi motivo non dovesse (più) servire, i “consumatori” son tenuti lo stesso a pagarne il conto per il quantitativo massimo pattuito.

Inoltre se si è sottoscritto un contratto “take or pay” si è costretti a prendere il gas al prezzo prefissato (che si è obbligati a pagare comunque), anche se il prezzo di mercato fosse più basso.

In Italia, per la cronaca, abbiamo sette punti di accesso. Ma lo sapete voi che ne abbiamo tre completamente fermi (ma che continuiamo a pagare per il meccanismo sopra descritto), mentre gli altri sono utilizzati all’incirca al 50% della loro capacità?

Ora mi spiegate a cosa cavolo serve questa ennesima “grande opera” che ci sta portando tutti alla canna del gas?

Ovviamente queste mie sono “posizioni politico-ideologiche che portano a poco”, mentre invece quelle della TAP e lo “studio”, commissionato dalla medesima TAP, all’“indipendente” Renato Mannheimer “verifiche scientifiche”. Forse perché presentate con le slide che oggi vanno tanto di moda.

*
P.S.

Nemmeno stavolta son d’accordo con il redattore di turno del sito di Galatina (a quanto pare pro-Tap, pro-colacem, pro-Pantacom, insomma propenso a tutto) a proposito della partecipazione della nostra Amministrazione Comunale all’ExpoITM (ad eccezione del cosiddetto assessore Coccioli. E te pareva).

Io penso che stavolta abbiano fatto bene il sindaco e (quasi) tutto il suo cucuzzaro a prendere le distanze e a non partecipare al supposto workshop sull’ossimoro “Tap e turismo”. Per una serie di motivi: primo, perché con certi soggetti non bisogna aver nulla da spartire, manco il saluto; secondo, perché gli enti pubblici territoriali non sono dei tour operator e tanto meno dei papponi il cui oggetto sociale è la svendita del territorio alla prima orda di turisti che capita. Se vogliamo goderne ancora, noi indigeni, dovremmo capire una buona volta che scopo di un’amministrazione territoriale è la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione delle sue bellezze storiche, artistiche e naturali. Non la loro prostituzione.

Antonio Mellone

 
Di Marcello D'Acquarica (del 04/06/2017 @ 14:25:55, in FareAmbienteNoha, linkato 858 volte)

Oggi Noha si è svegliata con l'ennesimo prato tinto di nero. Anzi a dire il vero, i prati neri sono stati due.

Al prato nero di via Degli Astronauti, nell’area verde (quasi mai)  angolo via O. Flacco,  nel pomeriggio  si è aggiunto quello di via Aradeo. E mentre scrivo, brucia anche il campo in fondo a via Giotto inizio via Roncella. L’inferno è a Noha. Amen.

In via Aradeo il solito (speriamo) "piroglione" (termine che sta a definire in sintesi il solito piromane coglione) ha pensato bene di allargare la sua coglionaggine mettendo in serio pericolo le abitazioni, in particolar modo quella della famiglia Gabrieli, i quali  si sono ritrovati la casa immersa in una nuvola di un denso fumo nero irrespirabile. Questo accadeva alle 16, circa di oggi, 3 giugno 2017. Ora Mesozoica Nohana.

Qualcuno si è anche sentito male a causa del fumo, l’intervento dei pompieri non è stato dei più rapidi in quanto in questo periodo i campi sono  pieni da vegetazione secca e il caldo completa l’opera.

Ricordo solo agli amanti della pulizia “brucia e fuggi”, che per una cosa così si può anche morire intossicati. E ricordo anche che la legge punisce i proprietari di terreni incolti, in cui non viene eseguita la fascia di sicurezza anti incendio. E’ sufficiente chiamare i carabinieri della forestale di Gallipoli (0833 266292) per farli intervenire prima che avvenga il disastro. Questo sia che riguardi terreni privati che demaniali.

Non ci sono parole che possano definire la condizione psico-de-mentale degli autori di questi incendi. Di sicuro non sono sani de capu. Le parti derivanti dalle combustioni sono della stessa pericolosità di quelle sprigionate dai camini dell'Ilva, o dalla centrale a carbone di Cerano (altra vergogna dello stato, volutamente piccolo), o dalle  fantomatiche varie colacem nostrane. Quindi non sono da sottovalutare le parti di diossina e le fibre tossiche varie che si diffondono nell’aria e che tutti gli abitanti del circondario respirano a causa di questi evitabilissimi e inutili incendi.

A questo punto credo che sia necessario fare qualcosa. Tanto stare a guardare senza reagire, è certo che il risultato è quello a cui assistiamo, e cioè rifiuti abbandonati e sparsi ovunque e incendi conseguenti che con l’alibi di tener lontani topolini e serpenti, molti si sentono rassegnati a subire. Come se fosse l’undicesima piaga del Signore allargata dall’Egitto al Salento, tanto ci divide solo un pezzo di mare.

Quindi l’appello che faccio, a nome dell’Associazione Fareambiente Laboratorio di Galatina, a tutti i cittadini che si rendono conto del grave danno che genera questo tipo di vandalismo senza senso, è quello di denunciare i campi a rischio che non sono evidentemente puliti con almeno la fascia di sicurezza e di non permettere a nessuno che siano abbandonati rifiuti e ancor peggio che questi siano incendiati. Non permettiamo che pochi grezzi primitivi ignoranti tengano sotto scacco un’intera popolazione. Non ha senso rassegnarsi mai.

Fareambiente Laboratorio di Galatina

 

 

 
Di Albino Campa (del 21/03/2011 @ 14:21:32, in CDR, linkato 1944 volte)

Ecco alcune testimonianze della manifestazione contro il voltafaccia del Consiglio Provinciale che ha riaperto uno spiraglio perchè la colacem possa bruciare C.D.R.

Antonio Mellone (I Dialoghi di Noha)

Roberta Forte (Comitato Cambiamo Aria)

Antonio Congedo (Comitato Cambiamo Aria)

Sammarco Pasquale (Assessore del Comune di Soleto)

Giovanni De Benedetto (ex consigliere comunale)

Marcello Seclì (presidente della sezione Sud Salento di Italia Nostra)

 
Di Antonio Mellone (del 08/08/2015 @ 13:49:04, in NohaBlog, linkato 783 volte)

Continuando nella disamina di alcuni punti della “Laudato sì’”, la recente bella enciclica del papa venuto dalla fine del mondo, leggiamo: “Ci si ammala, per esempio, a causa di inalazioni di elevate quantità di fumo prodotto dai combustibili utilizzati per cucinare o riscaldarsi. A questo si aggiunge l’inquinamento che colpisce tutti, causato dal trasporto, dai fumi dell’industria, dalle discariche di sostanze che contribuiscono all’acidificazione del suolo e dell’acqua, da fertilizzanti, insetticidi, fungicidi, diserbanti, pesticidi tossici in generale”. E poi ancora: “[…] L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono e lo accentuano” (tratto dal punto 20, pag. 23 e segg, della nostra edizione, Ancora, 2015). Come non essere d’accordo con questo papa? (cfr. anche il nostro “Cultura fumogena”, del 12/9/2013 pubblicato su questo sito).

*

Date un’occhiata a quest’altro brano: “Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi […]” (tratto dal punto 26, pag. 28, ibidem). Ovviamente abbiamo provato a dirlo anche noi nei nostri modesti articoli, ma figurarsi se qualcuna delle autorità civili e religiose in loco ha mai fatto finta non dico di darci retta, ma almeno di leggerci di sfuggita, impegnate come sono “a mascherare i problemi o a nasconderne i sintomi”. Del resto trattandosi di “autorità”, dunque detentori del loro “potere”, e dunque accoliti di pesci un po’ più grandi di loro, cosa potevamo aspettarci di più da codesta fauna?

*

Coraggio, leggete quest’altro pezzo: “Per il buon funzionamento degli ecosistemi sono necessari anche i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorganismi. […] Molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovrà essere compensata con un altro intervento tecnologico che probabilmente porterà nuovi effetti nocivi” (tratto dal punto 34, pag. 33, ibidem). Caro papa, per favore, riferiscilo anche al commissario Silletti, al presidente del consiglio che somiglia sempre più ad una caricatura, al ministro dell’agricoltura Martina, ai politici regionali, ai grandi prenditori agricoli e agli estensori della “Carta – igienica – di Stupidina”, così osannata anche da sgualdrina.it, (Carta igienica” di cui purtroppo abbiam dovuto occuparci in un altro nostro scritto non più tardi del 13/7/2015), che vogliono uccidere il Salento con i “trattamenti” chimici. Il loro cervelletto non ha ancora messo a fuoco il fatto che per sconfiggere la Xylella fastidiosa, secondo il loro “metodo”, di fatto si arriverà ad annientare la biodiversità superstite in Puglia, dandole il definitivo colpo di mannaia.

 

Un tempo, per dire, anche noi ci battemmo (perdendo come al solito la battaglia) contro il fotovoltaico selvaggio issato come una corona di spine in mezzo alla nostra campagna. I politici locali del tempo (che poi sostanzialmente coincidono con gli attuali) ed i loro accoliti parlavano a vanvera di campagna “piena di cozzi o cuti”, e dunque “perfettamente inutile” e dunque “utilizzabile per questa forma di energia alternativa [sic]” (alternativa alla ragione, s’intende). Noi cercavamo di spiegare che non si trattava soltanto dello scempio di una visuale dell’orizzonte, ma anche di un colpo di grazia inferto al microclima, alla biodiversità vegetale e animale presente nella terra incolta, anche e soprattutto quella piena di cuti. Secondo voi qualcuno dei suddetti personaggi riuscì mai a cogliere il nesso, intuirne i collegamenti, immaginarne i legami? (cfr. anche il nostro “Il Mega-porco fotovoltaico e i permessi sindacali”, pubblicato su Noha.it il 14/11/2013).

*

Altro punto fondamentale dell’enciclica: “E’ lodevole l’impegno di organismi internazionali e di organizzazioni della società civile che sensibilizzano le popolazioni e cooperano in modo critico, anche utilizzando legittimi meccanismi di pressione, affinché ogni governo adempia il proprio e non delegabile dovere di preservare l’ambiente e le risorse naturali del proprio Paese, senza vendersi ad ambigui interessi locali o internazionali (tratto dal punto 38, pag. 36, ibidem, la sottolineatura è nostra). Invece qui i comitati spontanei di cittadini vengono snobbati dalle “autorità” impettite e sussiegose, tronfie del loro misero potere.

Caro Francesco, e ora chi glielo va a dire a quei preti che non disdegnano (o almeno non hanno disdegnato fino all’altro ieri) il contributo economico sotto forma di sponsorizzazione da parte di Tap o colacem (per esempio a Galatina per la festa patronale), o dell’Ilva (a Taranto), “vendendosi ad ambigui interessi locali o internazionali”, e macchiandosi di fatto del peccato di simonia? (cfr. a proposito anche il nostro “No-tap, no party”, pubblicato su questo sito il 26/6/2014).

[continua]

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 26/11/2015 @ 13:23:35, in Ex edificio scolastico, linkato 3080 volte)

Non tutti i mali vengono per nuocere. Voglio dire che il dissesto finanziario di cui si vocifera a proposito del comune di Galatina (pare che i bilanci municipali fossero rosei solo perché redatti all’acqua di rose) è una buona occasione per bloccare in qualche modo lo sperpero di pubblico denaro perpetrato da troppi anni ai danni di noi altri contribuenti e a pro di chissà chi. Forse dei soliti noti.

In cassa, vivaddio, non c’è più il becco di un quattrino a disposizione dei nostri cosiddetti amministratori. I quali, d’ora in poi, per la solita sagra della cicora fritta galatinese (o per altri eventi culturali dal medesimo spessore) saranno costretti a elemosinare consuete o, meglio, più corpose sponsorizzazioni alla colacem o ad altri affini gigli di campo (santo). Capirai che novità.

Sic stantibus rebus, si auspica che codesti nostrani sinistri politici (che, a dirla tutta, stanno alla Sinistra come Stanlio e Ollio alla matematica quantistica) la smettano una buona volta di provocar danni colossali all’erario, e, con la classica prosopopea tutta galatinese, anche finta di tagliar nastri tricolori per l’inaugurazione delle locali magnifiche opere pubbliche e progressive, come ad esempio le seguenti:

1) Palestra-hangar sul “grande raccordo anulare” di Galatina (quello tangente la città, ma forse in un altro senso, visto che la seca), aperta giusto il tempo di un debutto fra politici (come dire, debuttanti allo sbaraglio) e richiusa dopo due nanosecondi per assenza di fruitori, evidentemente anche a causa dell’impossibilità di un suo pratico utilizzo;

2) Auditorium cubista in fondo a viale don Bosco (non so se ve ne siano di più esteticamente orripilanti, ma sui gusti non si discute: carino però l’ingresso a ghiaia e zanguni, ndr.), inaugurato da Mimino nostro da par suo, vale a dire nella maniera più goffa del mondo, nonostante sia tuttora un semilavorato. Ovviamente, oggi, il suddetto Auditorium è in funzione come lo è l’orologio pubblico di Noha (quello per cui il tempo non passa mai);

3) Asilo infantile su viale don Bosco (ma cosa v’ha fatto ‘sto povero don Bosco per meritarsi tutte queste cattedrali, anzi, diciamo meglio, cappelle nel deserto, rimane un mistero). Pare manchi poco alla fine dei lavori (probabilmente il decisivo colpo di grazia). Se la suddetta scuola materna fosse entrata in funzione nei tempi previsti dalla cartellonistica di cantiere obbligatoria per legge, i suoi primi alunni oggi starebbero frequentando un master post-universitario. Campa cavallo (ché l’erba è già cresciuta nell’atrio). Secondo alcuni sarebbe d’uopo che la struttura, una volta sistemati i cessi, venisse utilizzata a fini di asilo politico;

4) Centro polivalente di Noha, inaugurato in pompa magna (e sottolineo pompa, ma anche magna, entrambi voce del verbo) rimasto di fatto al buio per la dimenticanza di una cabina elettrica. Da due mesi a questa parte non esiste più nemmeno l’allaccio provvisorio di cantiere perché agli scienziati dell’ufficio tecnico di Galatina era sfuggito un particolare: l’aggettivo “provvisorio” (e hanno così scordato di rinnovare l’abbonamento con l’azienda elettrica). Ora la matassa s’è vieppiù ingarbugliata e il guaio ingrossato: infatti, c’è il rischio concreto che il responsabile del Cesfet, tale prof. Siculella (fastidioso), gestore (sic) del Centro, chieda un risarcimento danni per la mancata agibilità della struttura. E sarebbe davvero la beffa oltre al danno: dopo la prima tranche di fondi pubblici, andata com’è andata, c’è il pericolo che Pantalone (cioè noi altri) debba di nuovo metter mano al portafoglio per far fronte alle conseguenze nefaste di un progetto redatto e realizzato più che in scienza e coscienza alla cazzodicane. Un mio concittadino, dopo aver capito in che situazione paradossale siam venuti a trovarci (ci ha impiegato due anni per afferrarlo: meglio tardi che mai) mi fa: “Allora perché non chiamiamo ‘Striscia’!”. Io confesso di non aver colto subito il fatto che si trattasse di un noto (?) programma televisivo sulle reti Mediaset (da anni non guardo Canile 5, nemmeno per sbaglio) e ho pensato che la striscia se la fosse appena fatta il mio interlocutore;

5) Cavallino bianco, un “contenitore” (ma come parlano? Le parole sono importanti, come diceva quel tale), senza ancora alcun contenuto. Io non vedo l’ora di assistere - partecipandovi da abbonato, s’intende - a qualche bella stagione concertistica o teatrale, anche se mi chiedo cosa audiremo d’ora in poi nel “contenitore” piazzato in fondo al vialone don Bosco. Mysterium anzi auditorium fidei. Nell’attesa, godiamoci pure questa n-esima inaugurazione con tanto di sindaco bardato con fascia d’ordinanza, nastri tricolori da tagliare, madrine e, ovviamente, padrini, applausi di circostanza, foto, video e connesse ciarle d’occasione da parte dei “giornalisti” a cui va bene tutto. A noi altri, “cui non va mai bene nulla”, non rimane che augurare al Cavallino di non rimanere, come dire, in bianco.

*

Cosa fanno i membri dell’opposizione in tutto questo? Come sempre i collaudatori di bare.

Cosa volete da me? Questa è la politica assegnata a questo sistema solare: un’accozzaglia di personaggi che risponde al codice geometrico esistenziale del cemento e dell’asfalto, e che, nostalgica, non vede l’ora che ritorni presto l’era del cinghiale bianco (più che del Cavallino), meglio noto ai più come mega-porco commerciale.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 23/11/2010 @ 12:51:25, in CDR, linkato 1548 volte)

Il Comitato intercomunale "Non inceneriamo il nostro futuro" organizza domenica 28 novembre alle ore 17,00 a Galatina presso la Sala Pollio, in Via Bianchini, l'incontro "ZERO eco BALLE", in cui sarà illustrata la strategia rifiuti zero applicata con successo in diverse parti d'Italia, descritta dall'assessore Alessio Ciacci del Comune di Capannori (LU), primo comune in Italia ad averla attuata arrivando al 90% di differenziata. Saranno approfonditi anche i temi del danno alla salute derivante dall'incenerimento con l'intervento del dott. Agostino Di Ciaula, medico chirurgo, autore di "la Combustione dell'Anima" , che da anni si occupa della relazione che c'è tra le malattie e l'incenerimento. Sarà infine smitizzata la favola dei cementifici come luoghi più adatti all'incenerimento dei rifiuti con le considerazioni del chimico industriale dott. Giuseppe Pellerano. Interverrano inoltre Maurizio Manna, responsabile provinciale di Legambiente, e Graziano De Tuglie, responsabile provinciale di Fare Verde.

L'incontro sarà moderato dalla giornalista Tiziana Colluto. I nostri amministratori vogliono conDANNARCI a respirare le emissioni nocive che saranno emesse dal coincenerimento che colacem vorrebbe effettuare. Perchè rimetterci la salute quando esistono alternative già applicate e funzionali??? Unisciti a noi nel dire NO all'INCENERITORE e SI alla STRATEGIA RIFIUTI ZERO.

 
Di Andrea Coccioli (del 16/01/2016 @ 12:27:57, in Comunicato Stampa, linkato 450 volte)

Martedì 19 Gennaio alle ore 18.30, presso la sala C.Contaldo del Palazzo Della Cultura “Zeffirino Rizzelli” di Galatina, si terrà I’incontro di orientamento professionale rivolto agli studenti delle classi quinte degli istituti superiori, alle loro famiglie, ai docenti e a tutta la cittadinanza. Sono stati chiamati a partecipare diversi rappresentanti dell'imprenditoria locale (Promecc S.r.l - colacem S.p.a. - Minermix S.r.l. - Tundo Trasporti S.p.a. – Zincogam S.p.a) per raccontare tutti gli aspetti e le dinamiche che hanno portato alla creazione di imprese di successo, in grado di offrire lavoro a centinaia di dipendenti, anche nell'attuale momento di crisi economica che scuote il nostro paese. L’ Assessore alle Politiche Giovanili e Sport del Comune di Galatina, Ing. Andrea COCCIOLI, esprimendo grande soddisfazione per il lavoro svolto dai volontari del Servizio Civile Nazionale del Centro Progetto Giovani che hanno curato l’organizzazione dell’evento, dichiara:

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Andrea Coccioli

Per info: CENTRO PROGETTO GIOVANI – PALAZZO DELLA CULTURA “ZEFFIRINO RIZZELLI” - Piazza Alighieri 51 – 73013 GALATINA Tel./Fax. 0836.564097 – 0836.633280 e-mail: prg.giovani@comune.galatina.le.it prg.giovani@libero.it   - Facebook: Progetto Giovani Galatina Blog: prggiovanigalatina.blogspot.it

 
Di Albino Campa (del 07/10/2010 @ 12:18:51, in Fotovoltaico, linkato 2351 volte)
Tra pochi giorni, un nuovo consiglio comunale a Galatina, ma cosa ci sarà di tanto urgente da deliberare, questi i punti all'ordine del giorno :



  1. Varianti puntuali al PUG. Revisione emendamento art. 5.1.2. NTA;
  2. Piano energetico comunale. Nuova adozione.
  3. Progetto comparto F4. Approvazione definitiva;
  4. Delibera C.S. n. 181/2010. Adozione variante al p.p. dell'agglomerato industriale di Galatina-Soleto. MODIFICA.

Ma usciamo dai formalismi e cerchiamo di capire e di spiegare in modo sintetico di che cosa si discuterà.
- Primo punto, le varianti al PUG ( Piano Regolatore Generale ) si tratta di adeguare tutte le zone D2 di Galatina, per colpa direbbero gli ambientalisti, o per fortuna direbbero i palazzinari, del deliberato nel consiglio comunale del 29 luglio 2010, dove per chi non lo ricorda si parlava di strane sigle D3 in D2, sembra una mossa di scacchi ben studiata, oppure della classica battaglia navale che tutti noi abbiamo giocato almeno una volta da bambini. In poche parole si tratta di passare tutte le zone D2 di Galatina, cioè zone da destinarsi a uso uffici, negozi, case, nel caso specifico, la proposta portata in consiglio si occupa della zona nelle adiacenze dell'Ospedale S. Caterina Novella. Tutte le zone D2 passeranno se passa la delibera da 1/4 a 1/2 del volume edificabile. Insomma un ulteriore intervento sul PUG ormai stravolto e cambiato a furia di delibere, meno verde per tutti, per questo motivo venne allontanato Cervellati in cambio avremo più cemento per tutti ( d'altronde bisogna far lavorare la colacem ).
- Secondo punto all'o.d.g. PEC ( Piano Energetico Comunale ) adottato dal commissario prefettizio il 13 gennaio 2010, ma partito alcuni mesi prima dall'amministrazione Antonica, che in data 14 maggio 2009 stabilì di dare incarico ad un professionista esperto per la redazione del piano energetico comunale, due mesi dopo il 14 luglio 2009 si dava incarico al dott. Rosario Ligori. Adesso si cambia, anche per adattarsi alla sentenza della corte costituzionale n. 119, ed anche per adeguarsi al decreto del ministero per lo sviluppo economico del 10 settembre 2010 " Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili " . Il nuovo regolamento comunale ha di buono che obbliga i soggetti attuatori di eseguire opere di mitigazione dell'impatto ambientale, tali opere consistono nella realizzazione di adeguata vegetazione di filtratura ottica con piantumazione di essenze arboree e barriere verdi come le siepi. L'uso di mezzi meccanici e solo quelli, per il diserbo delle erbe infestanti, escludendo erbicidi e prodotti fitoiatrici. Inoltre il lavaggio dei pannelli, con prodotti biodegrabili, per evitare l'inquinamento dei terreni o della falda. Rimane di contro però l'enorme territorio comunale occupabile da impianti fotovoltaici fissato nel 4,7 % dell'intero territorio comunale. Essendo il territorio comunale di Galatina di Ha. 8162, significa che, per il piano adottato ben 383,61 Ha. sono destinati al fotovoltaico ben 3.836.100 mq.,si avete letto bene, quasi 4 milioni di metri quadri di territorio comunale. Rimango dell'idea che sarebbe meglio cogenerare energia elettrica in ogni casa, mettendo il pannello sulle terrazze piuttosto che sui terreni agricoli. Da ultimo ma non meno importante che la ditta deve presentare una fidejussione bancaria o assicurativa per coprire gli oneri derivanti dalla dismissione dell'impianto ed il ripristino originario dei luoghi. L'importo della quale non deve essere inferiore a € 5 per ogni chilowatt prodotto. La fidejussione sarà svincolata solo dopo il ripristino dei luoghi.
- Terzo punto, progetto comparto F4 " attrezzature per la ricreazione e sport " nella fattispecie la domanda richiesta da tre cittadini che coprono con i loro terreni il 66% della superficie del comparto, tanto per intenderci sarebbe il paventato cartodromo che dovrebbe nascere quasi di fronte all'ingresso dell'aereoporto F. Cesari di Galatina a destra della strada provinciale 362 Lecce-Galatina, direzione Lecce.
- Infine nel punto quattro si discuterà della sdemanializzazione dell'uso pubblico del tratto di strada vicinale S. Giuseppe-Paradisi attraversante il lotto n. 431 del piano ASI. Per questa strada ricordiamo il contenzioso legale tra le ditte Minermix e Pietro De Pascalis srl. nonchè la presenza di un comitato cittadino contrario alla sdemanializzazione.

Altri punti decisamente intriganti sarebbero da discutere nei quattro punti all'o.d.g. del prossimo consiglio comunale, ma preferisco svilupparli nei prossimi articoli che riguardano i temi già evidenziati.
Per non mancare allo spettacolo dal vivo che i nostri consiglieri eletti svilupperanno intorno a questi temi, l'appuntamento e per l'8 ottobre alle 16 in prima convocazione, direi finalmente di pomeriggio, per avere in sala un pubblico plaudente, felice ed orgoglioso dei suoi rappresentanti.

Raimondo Rodia
fonte:galatina.blogolandia.it

 
Di Antonio Mellone (del 14/10/2014 @ 12:00:59, in NohaBlog, linkato 1062 volte)

Non augurerei la lettura del famoso “Decreto Sblocca-Italia” nemmeno ai miei peggiori nemici (che in questo periodo a quanto pare s’annoverano a bizzeffe). Questo non solo nella speranza di indirizzarli a più amene o più colte e raffinate pagine di letteratura (figurarsi) ma perché codesto decreto - redatto da qualche burocrate e sicuramente non letto nemmeno da presidente e ministri firmatari - è orripilante, non solo nella forma ma anche e direi soprattutto nella sostanza.

Cosa stabilisce questo decre(pi)to che, già efficace, attende di essere convertito in legge dal fu Parlamento? Ovviamente una serie infinita di cosiddette “libertà”.

Per esempio già al primo articolo prevede che l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato sia nominato commissario per la realizzazione degli assi ferroviari Bari-Napoli e Palermo-Messina-Catania. Dunque, essendo “commissario” questo signore avrebbe un potere tale da considerarsi alla pari delle altre amministrazioni, anzi di più. Può decidere, per dire, se tenere o meno in conto eventuali pareri avversi da parte degli enti territoriali. In sostanza un potere privo di freni. Se, poniamo, si decidesse di sventrare un’altura, magari piena di amianto, o demolire un centro storico, nessuno potrà osare respingere il progetto per incompatibilità con la tutela del territorio.

Ma questo è il minimo. Tra le altre decretinate c’è anche quella che accorcia, anzi dimezza i tempi con i quali valutare la pericolosità degli inceneritori (alla colacem ne gongolerebbero); e poi quella che sancisce la fine dell’“archeologia preventiva” (d’ora in poi, cioè, in caso di ritrovamenti archeologici, anche importanti, le Soprintendenze non potranno più indicare agli interessati come tutelare e valorizzare le scoperte, ma saranno costrette ad accettare le soluzioni proposte dalle ditte, che di fatto vengono abilitate a prendere “in consegna” gli eventuali reperti. Sarebbe come chiedere al lupo come desideri proteggere il gregge di pecore. Roba da manicomio criminale); c’è anche la chicca del silenzio-assenso. Come funziona quest’amenità? E’ presto detto: se nei famosi 60 giorni la Soprintendenza non riesce a esaminare un’autorizzazione paesaggistica – per la costruzione, dico a caso, di un Mega-Impianto di compostaggio da 30.000 tonnellate annue -  il silenzio viene interpretato come assenso.

Con il silenzio-assenso ogni richiesta si intende accolta, anche se comporta la distruzione di un’area archeologica, lo sventramento di un palazzo barocco, la riconversione di una chiesa in una discoteca, l’edificazione di un condominio sulla spiaggia, la costruzione di un Mega-Porco in contrada Cascioni a Collemeto (anche se, a dire il vero, in questo caso c’è stato solo l’assenso: il silenzio è solo quello degli incoscienti).

Pazienza se poi una Soprintendenza non possa esprimere il suo parere entro i termini prestabiliti in quanto (dolosamente?) depotenziata grazie ai famosi tagli alla spesa pubblica. Come fa, infatti, un povero Soprintendente, che spesso deve lavorare con l’aiuto del bidello o della custode, a fronteggiare l’assedio di orde di impresari e costruttori assistiti da agguerritissimi studi associati di ingegneri, architetti, geometri, legulei e altri guastatori?

Ma non finisce qui. C’è un’altra disposizione che (obviously) liberalizza in modo selvaggio le torri eoliche e gli impianti fotovoltaici e a biomasse, per i quali di fatto non sarà più necessaria alcuna autorizzazione paesaggistica (già quella di prima valeva come il due di coppe con briscola a bastoni: basta vedere in che condizioni siamo nel Salento, anzi, senza andare tanto lontano, a Noha, con l’accerchiamento del fotovoltaico – che come dimostrato nel mio “Dai campi di sterminio allo sterminio dei campi” di circa un anno fa produce milioni di euro all’anno per una società a proprietà tedesca).

Che dire infine della libertà delle trivelle in mare, in terra, in cielo e in ogni luogo? Nulla altro, davvero, se non che questo decreto “Sciocca Italia” consegna il nostro Paese già devastato ai devastatori, traveste i costruttori in commissari delle cosiddette grandi opere, elimina nella sostanza ogni forma di controllo pubblico.

Mi chiedo con quale faccia chi approverà la legge di conversione di questo decretino andrà ai funerali delle vittime delle alluvioni causate dallo stupro edilizio del territorio nelle tante prossime venture Genova.

*

A fronte delle mille ragionevoli preoccupazioni per questo decreto (anzi secreto, come un muco) c’è invece chi si esalta, eccome. Già me li vedo i protagonisti delle larghe intese di Palazzo Orsini fregarsi le mani per questa ennesima Montagna spianata.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 23/10/2010 @ 10:45:29, in Eventi, linkato 1611 volte)

Domenica 24 ottobre 2010, a partire dalle ore 9.00, l’appuntamento è in piazza F. Cesari con la “Domenica nel villaggio dei bambini”. Un’intera giornata all’insegna del gioco e della creatività. Bambini che animano, con la loro allegria e la voglia di imparare, le piazze e le strade della città. Colori, giochi, voci che si mescolano e che esprimono la gioia della scoperta, l'entusiasmo dell'apprendimento attraverso lo stare insieme.  Una festa anche per le famiglie, unite nel percorrere assieme un viaggio nel mondo dell'infanzia.

La manifestazione è organizzata dall’Amministrazione Comunale, Assessorato alle Politiche Sociali e Assessorato alle Attività Produttive in collaborazione con l’Associazione D.A.S.S. di Lizzanello, con il coinvolgimento dei servizi per l’infanzia, di natura privata, presenti sul territorio, e precisamente la Ludoteca “l’Allegro Girotondo” di Noha, l’asilo nido “Ape Maia”, il Centro Ludico per la Prima Infanzia “Castellinaria”, l’asilo nido “Crescere Insieme”, la Ludoteca “Il Giardino Dipinto”, la Ludoteca “Perle e Pirati”, tutti di Galatina.
Grande apertura con gli Sbandieratori di Oria e, a seguire, tutti sui gonfiabili, scivoli giganti, rodeo, gladiatori, super basket, sky dancer, … Nel pomeriggio attività di laboratorio, giochi, baby dance con animatori, trampolieri, lo strepitoso pony, maghi e tante sorprese, e poi ancora spettacoli e musical. In concomitanza con la “Domenica nel villaggio dei bambini” è prevista, tra l’altro, l’apertura straordinaria delle attività commerciali presenti nella zona interessata.  Via Principe di Piemonte resterà chiusa al traffico. L’iniziativa è sponsorizzata da  colacem,  Minermix,  Gallerie Tartaro e Hotel Hermitage.

“Si tratta di un evento significativo in grado di portare grande entusiasmo nella nostra città – afferma il Vice sindaco e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Galatina, Lilli Villani.  Un’iniziativa che associa il gioco e la creatività dei nostri bambini allo shopping, in una città dove il commercio è parte integrante della propria tradizione”. “La manifestazione – spiega l’Assessore alle Attività Produttive Antonio Garzia - è una delle tante iniziative organizzate per creare un’atmosfera di festa nella strada e offrire ai cittadini un’occasione in più per fare acquisti nei nostri negozi che propongono merce di tutti i tipi, garantendo sempre alta professionalità e cortesia”

Il Programma della giornata:
Ore  9.30 apertura del villaggio con taglio del nastro.
Ore  9.45 presentazione degli sbandieratori di Oria(BR) che con abiti dell’epoca sfileranno in corteo per le vie del centro di Galatina, per coinvolgere i cittadini.
Ore  10.30 arrivo in Piazza F. Cesari ed esibizione degli sbandieratori
Ore  11.00 tutti a giocare con i gonfiabili (scivoli giganti, salterelli, rodeo, gladiatori, super basket, sky dancer, ecc.
Ore  13.00 pausa pranzo
Ore  15.00 attività di Laboratorio, Giochi, Baby Dance, con artisti, animatori, trampolieri, maghi e tante sorprese.
Ore  16.00 spettacoli, artisti, fantasie, e lo strepitoso pony
Ore  19.00 musical organizzato dai bambini con gli animatori
Ore  21.00 chiusura del villaggio

 
Di Antonio Mellone (del 20/08/2015 @ 09:28:21, in NohaBlog, linkato 784 volte)

Quest’altro brano non è farina del nostro sacco, ma ancora una volta di quello del papa Francesco. Leggete un po’ qua, per favore: “Oggi riscontriamo, per esempio, la smisurata e disordinata crescita di molte città che sono diventate invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l’inquinamento originato dalle emissioni tossiche, ma anche per il caos urbano, i problemi di trasporto e l’inquinamento visivo e acustico. Molte città sono grandi strutture inefficienti che consumano in eccesso acqua ed energia. Ci sono quartieri che, sebbene siano stati costruiti di recente, sono congestionati e disordinati, senza spazi verdi sufficienti. Non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura. (tratto dal punto 44, pag. 39-40, “Laudato sì’” di papa Francesco, Ancora, Milano, 2015 -  la sottolineatura è nostra). Dunque “Laudato sì’, cemento no”, amen. Chiara l’antifona?

*

Peccato che i nostrani clerico-fascisti travestiti da democratici non leggono o fanno finta di non leggere (o se pur leggessero non capirebbero), non diciamo i nostri articoli (figurarsi), ma alcuni brani dell’enciclica papale. Perché se così fosse non si macchierebbero mai del reato di ecocidio, mai darebbero il loro assenso e mai apporrebbero la loro firma su progetti spinti dal partito trasversale del cemento, mai promuoverebbero idiozie politiche e crimini ambientali che vanno sotto il nome di Mega-Porco commerciale, pronto a riempire i galatinesi di ogni virgola, circonvallazione interna, parcheggi sotterranei nei pressi del centro storico, comparti edilizi in piena campagna, benché non si contino più le case (dunque le cubature) vuote in ogni parte della città, nuove aree mercatali da asfaltare e cementificare. Insomma il tentato omicidio del nostro territorio. Mentre a livello centrale mai avrebbero concepito il decretino “Sblocca Italia”, cioè Sblocca-Cemento, Sblocca-Scempi, Sblocca-Mafia (tipo: trivelle facili in Adriatico e Ionio, inceneritori dal Piemonte alla Sicilia, passando per la Puglia, inutili opere pubbliche faraoniche).

*

Caro papa Francesco, parli ai sordi e scrivi ai ciechi. Qui da noi addirittura un noto sito locale (che, tra l’altro, fa rima con papalina.it) fa finta di seguirti quotidianamente, avendo una finestra ben visibile sulla sua home-page con dei brani aggiornati delle tue omelie. Io non so se ci sono o ci fanno certi giornalisti per caso, per giunta iscritti pure all’albo da qualche decennio (i quali s’incavolano pure quando li qualifichi come “improvvisati”): fanno finta di esserti devoti, diffondendo così il tuo verbo, ma quando si tratta di appoggiare nuovi asfalti e colacementificazioni, comparti edilizi, strade senza senso, i responsabili di leccatina.it sono i primi a parlarne con entusiasmo, a gongolarne quasi con un empito mistico a metà strada tra la gioia e la riscossa.

Pensa, c’è un altro sito locale gemello del precedente (tu diresti: Dio li fa e poi li accoppa), un sito internet che fa rima con rifondazioni.it, ma solo rima, il cui responsabile ci ha pure riferito che legge volentieri i nostri articoli, che apprezza il nostro spirito combattivo, ma che lui (“sì, purtroppo, e che ci vuoi fare?”) ha da tempo abbandonato questa, come dire, verve critica, semmai l’avesse avuta.

A questo punto ci chiediamo umilmente: a cosa serve alimentare e curare un sito internet se poi non si dice quello che si pensa (posto che qualcosa si pensi)? Per riportare le cazzate dei nostri presunti (e presuntuosi) sedicenti politici? Per asservire il potere anziché fargli da cane da guardia? Per fare un copia-incolla di comunicati stampa? Per raccontare gli “eventi” locali? Bè, questo amico sappia che papa Francesco, a proposito, ha detto, tra l’altro, anche quanto segue: “Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione, di consumo. E’ il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse” (punto, 59, pag. 52, ibidem, la sottolineatura è nostra).

Caro papa Francesco, anche stavolta ci hai tolto le parole di bocca.

Antonio Mellone

 
Di Marcello D'Acquarica (del 13/07/2013 @ 08:20:01, in NohaBlog, linkato 1759 volte)

“Viva soddisfazione”, dice il Sindaco alla seconda inaugurazione della ex-struttura delle vecchie scuole elementari di Noha.

“Occorrono tanti contenitori culturali” dice l’Assessore alla Cultura, pensando, forse, di far crescere il senso civico nelle persone. Certo un po’ di informazione sul significato di senso civico non guasterebbe, anche se la gente fa già del suo meglio per vivere dignitosamente. Da un certo punto di vista, le intenzioni dei nostri rappresentanti, potrebbero sembrare perfino una svolta per un insperato atteggiamento di fiducia, e lo sarebbe se non fosse che, per esempio, nel caso delle vecchie scuole elementari appena re-inaugurate come Centro Polifunzionale, si è realizzata un’opera da “tre soldi" ad alta risonanza sì, ma in un contesto privo di ogni elementare servizio collaterale. Un po’ come dire, abbiamo il volante in radica, ma lo usiamo per guidare uno sciarabà.

La faccenda è talmente seria che viene spontaneo chiedersi se prima di spendere un milione e trecentomila euro per un’opera, fra l’altro incompiuta, non sarebbe stato necessario dare al paese un minimo di decoro, del tipo: piste ciclabili, aree verdi attrezzate seriamente, marciapiedi meritevoli di tale definizione, una piazza degna della sua funzione, un area per il parcheggio di potenziali ospiti, di un centro (se pur modesto) chiuso al traffico, protetto cioè dall’invasione di veicoli a motore che sono sinonimo di fetore e rumore. Insomma di ciò che un paese cosiddetto civile ha bisogno. Questo è l’atteso “atteggiamento di fiducia” dei cittadini nohani.

Ma perché spendere dei soldi per fare delle piste ciclabili,  visto che la sicurezza a casa nostra è improntata solamente nel costruire pseudo tangenziali intramoenia, aree mercatali e centri commerciali fuori dall’abitato, giusto appunto per motivare spostamenti in massa di autoveicoli. Dietro questi slogan da piazzisti sfegatati e di buonismo impeccabile si nasconde, sovente, un disinteresse puro per il bene comune e bramosia per il proprio. La storia, specialmente locale, insegna.

Cresce sempre di più la moda dell’annunciare, e ora anche del denunciare, cori osannanti a moralità auree e contraddizioni altrui, di sinistra o di destra. Di negligenze degli imprenditori che dovrebbero impegnarsi nel cambiamento, dei lavoratori che devono rinunciare ai diritti acquisiti, dei giovani che sono troppo selettivi e mammoni e degli anziani che invece di costare meno esigono di più ricorrendo a cure sanitarie che il pubblico non riesce più a offrire. Di disattenzione dei cittadini alla cosa pubblica e di veri valori. Come se ci potessero essere valori falsi, un valore è un valore. Punto.

Falso è invece il perbenismo di facciata, le prediche vuote di concretezza, di pensieri a cui non seguono azioni. Falsi sono gli slogan da campagna elettorale, o i monologhi alla ricerca di carrierismo o di banale notorietà.

Non servono più nemmeno i dialoghi, compresi i Dialoghi di Noha, tanto che avvengono fra sordi. Fra persone, cioè,  che pur avendo un ottimo udito, non sentono perché non riescono a togliersi l’appanno che gli intorbidisce i 4 neuroni rimasti vuoti.

Allora ci chiediamo a che servono i decantati “contenitori culturali” sognati dal nostro Assessore alla Cultura, se l’immagine di Noha, giusto per partire dalla periferia di Galatina, è da qualche tempo quella di un dormitorio, semmai di un centro di attraversamento, nonostante il consumo del territorio perpetrato a danno della campagna circostante, con infinite strade, mega rotonde  e superstrade. A proposito di danni, abbiamo seppellito ettari di terra fertile sotto il catrame.

A cosa serve la cultura se parlando per esempio di raccolta dei rifiuti, nessuno dice che sarebbe bene smettere di produrli, i rifiuti, se nessuno ci racconta (con un contenitore culturale, per esempio) dove e come vengono fatti scomparire, o quale sarebbe invece il circuito migliore per ridurre inquinamento e costi. Invece il “leitmotiv” (motivo conduttore) della stampa locale e di buona parte della politica, è l’aumento delle bollette e voler convertire la colacem in inceneritore. A che serve la cultura se annoveriamo virtù da buona condotta ogni giorno del calendario, come per esempio la storia del “pedibus” in cui si chiede agli studenti di recarsi a scuola a piedi, se il giorno dopo assaliamo gli ingressi con auto sempre più grandi, se camminando a piedi rischiamo di essere travolti da automobilisti insensati e se la bicicletta è di fatto un mezzo di trasporto pericoloso, per i ciclisti ovviamente. A cosa servono presentazioni di libri, elargizioni di glorie e onori se poi per far giocare i nostri bambini dobbiamo portarli nei parchi-gioco dei paesi limitrofi.

A che cosa serve fare indigestione teorica di cultura se viviamo in centri abitati dove non regna né decoro né senso civico, ma soltanto l’idea che basta parlare, senza fare. Riempiamoli pure i contenitori culturali, ma per favore, caro sindaco Montagna e cara Assessore Vantaggiato, siamo stanchi dell'ipocrisia.

Marcello D’Acquarica
 

Viste le condizioni atmosferiche il convegno avrà luogo sempre alle ore 18 nei locali del Bar Delle Rose, sempre in piazza Alighieri

In piazza per dibattere sul “diritto negato alla salute di una comunità”, quella di Galatina nello specifico, per quanto tema e titolo possano trovare tragico contesto in molte altre zone del Salento e della Puglia.

Punto di partenza è il caso colacem, il cementificio alle porte di Galatina, ma l’occasione è pensata per dare alle comunità locali una maggiore informazione si rischi cui si espone chi vive nel territorio e per individuare le linee di azione che potrebbero offrire adeguati strumenti di tutela.

In piazza Alighieri (in caso di pioggia nella sala Celestino Contaldo di Palazzo della Cultura) dalle ore 18, dopo gli interventi istituzionali dei sindaci della zona, a relazionare sul tema ci sono:

  • Luigi Russo, sociologo, presidente CVS Salento su “Incidenza dei tumori nel ‘cluster’ di Galatina;
  • Antonio De Giorgi, ingegnere impiantista, di Italia Nostra, su “Il controllo dell’inquinamento in provincia di Lecce: il caso colacem”;
  • Agostino Di Ciaula di Iside, medici per l’ambiente, su “Impatto dei cementifici sulla qualità ambientale”;
  • Francesco Bagordo, biologo igienista, Laboratorio Igiene e Medicina Preventiva Università del Salento, su “Effetti biologici precoci in un gruppo di bambini residenti nell’Area della Grecìa Salentina: Il progetto Imp.Air”.

 

Modera Antonio Mellone.

[fonte quiSalento, Maggio 2017]

 
Di Antonio Mellone (del 26/08/2014 @ 07:12:59, in NohaBlog, linkato 1191 volte)

Nei giorni scorsi, nel vergare un breve necrologio per un mio vicino di casa venuto a mancare prematuramente nel corso di quest’estate avevo asserito di essere stanco di considerare la rubrica degli annunci funebri di questo sito come il registro dei tumori della nostra cittadina.
E’ che, in effetti, facciamo finta di non accorgerci del fatto che è in corso ormai da troppi anni un massacro di vite umane strisciante, ferocissimo, cancerogeno senza che alcun cittadino osi alzare ciglio o storcere il muso. E tuttavia la sequenza di decessi per cancro passa per un’inezia, una cosa di poco conto da prendere sottogamba, una roba che riguarderebbe come al solito gli altri, mai noialtri.
Il problema dei tumori del Salento (lu sule, lu tumore e lu ientu) diventa abnorme nei distretti di Maglie e di Galatina. Qualcuno s’è mai chiesto il perché? Vuoi vedere che la causa principale dei tumori, come ha osato sostenere quel tal Bondi a proposito del distretto di Taranto, “è imputabile al fumo di sigarette, nonché alla difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”? Ormai siamo al livello dell’autista mafioso del film di Johnny Stecchino, il quale cercava di spiegare all’inconsapevole protagonista che il principale problema di Palermo, quello che mette famiglia contro famiglia, è il traffico.
Sì, perché noi siam fatti così, pervasi di fatalismo fin dentro il midollo non facciamo altro che stringerci nelle spalle, allargare le braccia e proferire con affettata costernazione: “e che ci possiamo fare?”. Ergo in base a questo atteggiamento la colpa è di chi si ammala, perché ha fumato, perché ha bevuto un bicchiere di troppo, perché ha avuto uno stile di vita a rischio, e soprattutto perché non ha fatto prevenzione. Ci raccontano fole come questa per distogliere l’attenzione dal fatto che la nostra terra è malata soprattutto a causa delle industrie che da ogni sfintere sversano veleni dove capita, sui terreni, in falda, in mare, nell’aria.

*

Tra i commenti al necrologio di cui sopra s’annoverava uno scritto da un tizio dallo pseudonimo incomprensibile (ma perché non usare nome e cognome?) che come al solito implorava “preghiera e silenzio in questi momenti”. Ecco, io sono stufo di questo silenzio, che andrebbe rotto una volta per tutte. Non ne posso più di questo omertoso, assopito, democristiano mutismo (che è poi quello che vogliono i ladroni delle ferriere in combutta con politicanti da quattro soldi e da zero idee). Qui bisognerebbe tornare a sentire la voce delle persone più che la voce del padrone; di più, l’indignazione, l’urlo, la ribellione. Meglio il rumore che il tumore. Il che - per rispondere ancora all’anonimo pio interlocutore - non esclude la preghiera (la quale, unita all’azione sarebbe, forse, più corroborata, più sentita, più efficace).
Bisognerebbe allora riconoscere questa strage senza fine, accendere non spegnere i riflettori sul lungo nostrano elenco di morti per cancro, frutto forse della convinzione per la quale “è meglio morire di cancro che di fame” (sebbene oggi pare si muoia di entrambe le cause). Io non ce la faccio più a sentire frasi come questa, conseguenza del ricatto confindustriale che ci mette di fronte alla scelta cinica: o il lavoro o la salute.
E a questo proposito, non vorrei mai più vedere contributi ipocriti e sponsorizzazioni anestetizzanti a eventi, concerti, motoraduni, feste patronali, piccoli restauri, addirittura concorsi letterari, da parte delle varie Ilva, Eni, colacem, Minermix, Tap, e tra poco magari anche Pantacom. Mi piacerebbe per una volta ringraziare questi munifici elargitori di denaro - derivante probabilmente da diseconomie esterne provocate dalla loro attività - per NON aver concesso la sovvenzione richiesta dai soliti postulanti con il cappello in mano: sarebbe forse il primo vero segnale che in questa terra di belli addormentati nel sottobosco qualcosa finalmente si muove in direzione ostinata e contraria.
Bisogna dire basta alla strage degli innocenti, e nondimeno al silenzio dei deficienti.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 07/04/2012 @ 00:29:00, in Politica, linkato 1639 volte)

La colacem scalda il confronto tra i candidati sindaco di galatina: sulla richiesta di incenerire il cdr nel cementificio “no” secco da Montagna e Pepe e un “pensiamoci” da Coluccia e Gervasi.

 
Di Albino Campa (del 14/09/2010 @ 00:09:12, in PhotoGallery, linkato 1507 volte)
 
Di Redazione (del 03/03/2017 @ 00:00:29, in Comunicato Stampa, linkato 389 volte)

Il giorno 7 marzo 2017 a Lecce presso la sede della Provincia si terrà la “Conferenza dei servizi per il rinnovo dell’A.I.A. colacem”. La notizia non è nuova, la novità è che questa volta un gruppo di cittadini, associazioni e comitati civici ha scritto al commissario prefettizio Guido Aprea, organo amministrativo di riferimento per il Comune di Galatina dopo le dimissioni del sindaco Cosimo Montagna, per sollecitare il Comune a prendere parte alla Conferenza dei Servizi fissata per il rilascio dell’A.I.A. alla colacem, che per l’occasione ha avanzato la richiesta di innalzamento del suo camino principale di ulteriori dieci metri.

La società civile è rimasta del tutto sconcertata quando ha appreso la notizia che alla Conferenza dei Servizi tenutasi lo scorso 24 novembre 2016 nessun rappresentante del Comune di Galatina fosse presente, malgrado la cittadina rivesta un ruolo chiave in questa delicata fase.

I cittadini, hanno rammentato le preoccupazioni della comunità circa la situazione sanitaria ed epidemiologica del comprensorio, che vede alti livelli d’inquinamento dell’aria, confermati da dati allarmanti sull’incidenza di neoplasie nella zona compresa tra i comuni di Galatina, Sogliano e Cutrofiano, così come emerso dall’ormai noto Report “Ambiente e Salute” pubblicato nel 2016.

Il Comune di Galatina ha un obbligo morale e civico a partecipare alla suddetta Conferenza dei Servizi, potendo difatti formulare utili osservazioni e imporre talune prescrizioni a tutela della salute dei cittadini e della salubrità del territorio.

La reiterata assenza di un rappresentante del Comune di Galatina sarebbe vista come una grave mancanza e come un senso di abbandono da parte delle istituzioni verso i cittadini.

Si segnala la presenza di 49 punti di emissioni inquinanti dello stabilimento, di cui solo 1 (quello di cottura del clinker) dotato di monitoraggio, la presenza di un enorme deposito di carbone a cielo aperto (41.000 tonnellate su un’area di 1,4 ettari) che determina una ulteriore fonte di pericolose emissioni inquinanti. A questo si aggiunge il perdurante impiego di rifiuti nella produzione di cemento, tra cui le ceneri della combustione di centrali quale quella termoelettrica di Cerano che costituiscono un ennesimo rischio per la salute pubblica e dei i lavoratori del settore edile. Infine non è da trascurare l’effetto cumulativo delle emissioni dovuto alla presenza di altre sorgenti inquinanti quali le Centrali Enel, l’Ilva, e altre industrie insalubri che impattano sull’ambiente in maniera diffusa.

Al Commissario è stato dunque chiesto di dotarsi di tutti gli strumenti utili a vigilare con la massima efficacia sull’operato degli impianti industriali siti sul territorio comunale, avvalendosi del supporto di consulenti tecnici e di intraprendere anche azioni congiunte con le altre amministrazioni locali.

Con la stessa intensità si rivolge un appello preventivo alla classe politica e ai futuri amministratori affinché nei propri programmi elettorali e di governo non dimentichino la questione ambientale e sanitaria del comune di Galatina.

I rappresentanti delle associazioni e dei comitati cittadini:

Salento Km0

Associazione Bicivetta

 
Di Albino Campa (del 18/03/2011 @ 00:00:00, in CDR, linkato 1735 volte)

Un'altra economia è possibile: conferenza stampa a Galatina di 50 aziende agroalimentari per dire no all'incenerimento di CDR nella colacem. Presenti anche esponenti regionali. Le imprese in campo: "se passa la richiesta del cementificio, in rovina l'economia sana del territorio".

 
Di Albino Campa (del 31/03/2011 @ 00:00:00, in CDR, linkato 1585 volte)

Trascorrono i giorni ma nessun segnale dalla Provincia sulla questione colacem.

 Il Comitato Cambiamo Aria di Galatina, il Comitato intercomunale “Non inceneriamo il nostro futuro” e le 50 aziende agricole schierate contro la richiesta di co-incenerimento avanzata da colacem, richiamano per l’ennesima volta l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica e annunciano un loro coordinamento attivo per opporsi in tutti i modi a questa richiesta..
 Il silenzio ci spaventa perché è il terreno su cui vengono coltivati i frutti avvelenati della politica locale.
 Da questa sono giunti alcuni segnali di apparente apertura ma abbiamo il sospetto che sia il classico doppio gioco di chi pubblicamente si dimostra attento alle preoccupazioni dei cittadini ma nelle segrete stanze dei palazzi adotta decisioni a senso unico.
 Ci rivolgiamo in primis ai consiglieri e ai gruppi politici che hanno promesso pubblicamente di presentare un ordine del giorno che riproponga la netta contrarietà al co-incenerimento già espressa dalla Commissione Ambiente. Ci chiediamo che fine abbia fatto il loro impegno?
 Ci rivolgiamo poi al Presidente della Provincia Gabellone che, sempre pubblicamente, ha paventato la possibilità di incontrare i cittadini e consultarli in merito ad una scelta che li tocca così da vicino. A lui ricordiamo che siamo in attesa e che siamo sdegnati da una democrazia attenta ai cittadini solo in prossimità delle consultazioni elettorali.
 Infine ci rivolgiamo ai tecnici, quelli che sulla base di dati controversi, prenderanno decisioni pesantissime.
 Su di loro grava un onere delicatissimo e cioè valutare l’impatto delle emissioni inquinanti sulla salute dei cittadini e sul nostro territorio.
 A loro ricordiamo che tutti i dati di cui dispongono non saranno mai sufficienti a misurare l’enorme danno che il co-incenerimento ha sull’ambiente e sulla salute ma soprattutto gli chiediamo di non valutare soltanto sulla base dei dati ma anche sulla base del buon senso. Quello stesso buon senso che ha spinto l’Europa ad enunciare su questa materia il sacrosanto principio di precauzione.
 Tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda hanno a nostro avviso una enorme responsabilità.
 Sfidare la natura minacciando l’ambiente ha provocato sempre grandi catastrofi che si sono poi silenziosamente abbattute sulla vita degli ignari cittadini.
 Siamo certi che nessuno vuole macchiarsi di questi che per noi sono crimini legalizzati. Se qualcuno lo farà dovrà assumersene la responsabilità storica e politica.
 

 

Comitato "Cambiamo Aria"

Galatina, 30 marzo 2011

 
Di Albino Campa (del 22/01/2012 @ 00:00:00, in Eventi, linkato 1974 volte)

Sabato 14 gennaio 2012 è ormai per Noha una data da libro di storia.
Non si sa come, Paola Congedo, maestra dalle mille risorse e dalle altrettante sorprese, con l’appoggio determinante di Eleonora Longo, la direttrice che non dice mai di no, con il supporto della Biblioteca Giona benemerita, sono riuscite a segnare uno iato tra il passato ed il futuro, un solco tra l’oggi ed il domani.
Non ci crederete, ma queste tre Donne (Paola, Eleonora e Giona, che non finiremo mai di ringraziare) hanno portato a Noha un simbolo vivente dell’antimafia: Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo (il giudice fatto saltare da una bomba mafiosa nel 1992, qualche mese dopo l’attentato che fu fatale anche a Giovanni Falcone ed ai suoi angeli custodi).
Salvatore Borsellino ha parlato per un’ora e mezza, ma sarei rimasto altre tre ore ad ascoltarlo, anche se sapevo quasi tutto della storia di Paolo Borsellino, dell’agenda rossa, della trattativa tra Stato e mafia, del papello, ecc., per averne letto la storia su alcuni libri e per averne seguito le indagini puntualmente pubblicate su “Il Fatto Quotidiano” (che non è “Il quotidiano di Lecce” di Caltagirone: il giornale – si fa per dire - che è capace soltanto di raccontare qualche frottola e la cronaca spicciola per i pettegoli di paese).
Salvatore Borsellino ha parlato a Noha proprio all’indomani del voto che ha salvato dalla galera il referente politico dei casalesi (che risponde al nome dell’“onorevole” Cosentino). Voto-vergogna (se la parola vergogna oggi avesse ancora un qualche senso) di un parlamento di nominati che subito dopo lo scrutinio ha dato un indecoroso spettacolo di sé, dimostrando con quella standing ovation tributata al compare, con quei baci, con quelle pacche sulle spalle per lo scampato pericolo, con quelle espressioni di giubilo, di essere alla stessa stregua, anzi peggio di una cosca mafiosa, che ormai si può ribattezzare cosca parlamentare. 
La sala della scuola media di Noha non conteneva la popolazione accorsa ad ascoltare quest’uomo mite ma determinato e coraggioso, più volte interrotto dagli applausi, che ci incitava tutti a non tacere, a parlare, anzi ad urlare e soprattutto a resistere, resistere, resistere!
Salvatore Borsellino ha raccontato di quanto era bella la sua Palermo, con la sua ineffabile “conca d’oro”, la pianura palermitana un tempo interamente coltivata ad agrumeto, oggi vittima di un’espansione urbanistica incontrollata; di quanto era romantica la villa liberty nelle adiacenze di casa sua, poi rasa al suolo per la fame degli speculatori e dei palazzinari; di quanto sia importante non partire e non abbandonare la propria terra cercando altrove la propria realizzazione, in quanto chi parte dal sud risolve un problema, chi rimane invece risolve il problema; di quanto è importante difendere il nostro territorio dal cemento, dall’asfalto, dalle pale eoliche e dai pannelli fotovoltaici che distruggono e soprattutto sono inefficienti (in quanto l’energia deve essere prodotta ed utilizzata in loco e non trasferita a migliaia di chilometri di distanza); che i veri eroi sono i giudici ed i ragazzi che hanno dato la propria vita per la legalità e non il sig. Mangano, lo stalliere di Arcore, condannato per mafia, ma definito “eroe” dal “miglior presidente degli ultimi 150 anni”, quello del cucù alla Merkel, quello con i tacchi rialzati e con il pelo trapiantato e colorato di arancione…
Mentre parlava di tutto questo e di molto altro ancora, m’è venuto in mente che anche a Noha abbiamo la nostra conca d’oro: sono i giardini di aranci e limoni ubicati nel centro di Noha che in primavera profumano ancora di zagare (ancora per poco, visto che questi due parchi storici stanno per essere sradicati per lasciar posto al massetto ed alle colonne di cemento e mattoni). Un agrumeto di cui si sentiva il profumo nonostante i padroni li avessero rinchiusi dietro arroganti mura; ho pensato che anche a Noha c’è una costruzione liberty: è la Casa Rossa (alla quale stanno per essere addossate delle pseudo-civili abitazioni. Purtroppo non si sa che fine farà questo bene culturale unico al mondo, atteso che i cartelli affissi sul muro di cinta parlano soltanto della costruzione di civili abitazioni, mentre del restauro e della fruibilità della Casa Rossa nemmeno l’ombra - e sarebbe il minimo sindacale che si richiederebbe ai proprietari come giusto guiderdone ai loro interessi legittimi); ho pensato che anche a Noha il territorio è stato saccheggiato con i pannelli fotovoltaici, con l’opposizione di alcune voci afone di alcuni ragazzi, tacciati pubblicamente come “affetti da insolazione” da chi invece avrebbe dovuto marciare in testa al corteo quale primo cittadino pronto a difendere il territorio. Si tratta di attivisti, anzi, diciamo pure di poveri fessi, dei quali mi onoro di far parte; ho pensato che anche a Noha finalmente si sono raccolte oltre 1400 firme contro l’idea asinesca di abbattere in tutti i sensi le nostre casiceddhre, nonostante l’inerzia di un’inebetita amministrazione comunale dilaniata da lotte intestine; ho pensato che anche a Noha abbiamo organizzato un’altra manifestazione antimafia, insieme all’associazione “Libera” di don Ciotti: fu una biciclettata nell’uliveto confiscato alla SCU ma, purtroppo, finanche una delle più importanti “sacre” istituzioni della cittadina fu latitante per imprecisate motivazioni; ho pensato che anche a Noha in tanti (anche quelli assisi in prima fila per l’istituzionale visibilità, le cosiddette “autorità civili e religiose”) sembravano in quel parterre spellarsi le mani per applaudire alle accuse precise di Salvatore Borsellino, dimenticando forse quanto abbiano a volte appoggiato una politica scellerata che distrugge il territorio e danneggia la salute pubblica. Cosa è infatti, ad esempio, il non tanto velato sostegno agli amici della colacem per l’utilizzo del CDR (combustibile derivante da rifiuti) che distribuirà a tutti noi, in maniera democratica però, un bel po’ di nano-particelle tossiche? Perché questi personaggi non hanno espresso nemmeno una parola contro il fotovoltaico selvaggio, i comparti artigianali, i centri commerciali in quel di Collemeto, il comparto 4 e le sue ottanta villette a ridosso della Masseria Colabaldi, lo scarico di materiali inerti nella cava De Pascalis, e contro le altre porcate?              
Come mai nessuna tra quelle autorità ha mai detto ad alta voce: “lì dove si deturpa il territorio, proprio lì c’è mafia” (o una parafrasi di questo slogan)?
Non so come facessero alcuni a sentirsi (o a fingere di sentirsi) a proprio agio di fronte alle accuse precise e puntuali di Salvatore Borsellino. Certo bisogna proprio avere una faccia di bronzo per dirsi d’accordo con il relatore, e con tanto di applauso di circostanza, quando invece fino al giorno prima, anzi anche oggi si ostentano certe “amicizie altolocate” (le note “amicizie potenti” che più di una volta hanno sfilato anche a Noha tra gli applausi scroscianti di adulatori a loro insaputa) e molto vicine al Priapo arcoriano, ed in qualche occasione s’è fatta pure incetta di voti per sostenere l’innominabile e gli amici della sua cricca. Quando si chiedono voti per conto di chi non è proprio compatibile con il bene comune si è complici o correi. Non si sfugge mica dall’assioma per cui è ladro non solo chi ruba, ma anche chi gli para il sacco.    
Io seguirò l’incitazione alla resistenza di Salvatore Borsellino. E voi?

Antonio Mellone 
 

A Noha esiste lo Scjakù...

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