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Di Albino Campa (del 22/12/2010 @ 23:59:11, in Fotovoltaico, linkato 10389 volte)

Il Tar annulla le autorizzazioni del Comune per l’interramento dei cavi e blocca i lavori di un impianto fotovoltaico in contrada «Robertini Piccola» nella periferia di Galatina.
Il provvedimento del Tribunale amministrativo di lecce è giunto nei giorni scorsi in accoglimento di una apposita istanza proposta da alcuni cittadini proprietari di terreni nell’area individuata per il progetto.
Motivo del contendere un nulla osta rilasciato dal Comune di Galatina ad Italgest Photovoltaic per l’interramento di alcuni cavi elettrici per l’impianto fotovoltaico su una strada denominata “Robertini piccola” di proprietà privata dei cittadini frontisti.
I lavori di scavo erano necessari per consentire il passaggio di un cavidotto dell’impianto fotovoltaico da 6,5 megawatt autorizzato con determinazione del dirigente del servizio energia della Regione Puglia, previa autorizzazione del Comune.

Decisamente contrari a tali lavori i cittadini che, per bloccare la realizzazione dell’impianto, avevano deciso di presentare ricorso al Tar.
Il giudice amministrativo ha ritenuto legittima la richiesta di annullamento reputando incontestabile il fatto che la strada vicinale individuata per i lavori di scavo “sia sostanzialmente utilizzata solo dai proprietari dei fondi frontisti e non assolva quindi alle esigenze più generali relativi alla circolazione stradale; esigenze che potrebbero portare a concludere per la sussistenza di un qualche diritto di uso pubblico sull’area di proprietà privata”. Per il Comune di Galatina il diritto di uso pubblico doveva essere desunto dalla richiesta di alcuni proprietari di asfaltare il tratto stradale.
Valutate le ragioni addotte dai cittadini rappresentati dall’avvocato Fabio Lazari, il presidente della prima sezione del Tribunale amministrativo, Antonio Cavallari, ha accolto il ricorso disponendo per l’annullamento del nullaosta rilasciato dal Comune e le relative autorizzazioni all’interramento dei cavi elettrici.

fonte: lagazzettadelmezzogiorno.it

 

simpson.jpgL’Amministrazione Comunale di Carpignano Salentino organizza la Giornata di sensibilizzazione  sulle tematiche del Bullismo e del Cyberbullismo con la partecipazione dei ragazzi di MABASTA, che avrà luogo domani, venerdì 3 marzo 2017 presso la sala don Pino Palanga.

Il 7 febbraio scorso si è celebrata la prima Giornata Nazionale contro il bullismo a scuola, evento organizzato nell’ambito del Piano Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in coincidenza con la Giornata europea della Sicurezza in Rete indetta dalla Commissione Europea (Safer Internet Day). L’Amministrazione Comunale di Carpignano Salentino, condividendone le finalità, organizza la Giornata in sinergia con l’Istituzione Scolastica poiché in linea con il progetto dell’Istituto Comprensivo “Diritto chiama Dovere”. All’evento parteciperà anche una delegazione del Comando dei Carabinieri di Martano che ha prontamente risposto all’invito rivolto loro dall’Amministrazione Comunale.

La giornata si dividerà in due incontri: il primo si terrà dalle 9.30 alle 11.00, al quale prenderanno parte le classi III, IV e V della Scuola Primaria di Carpignano e Serrano; il secondo, dalle 11.30 alle 13.00, al quale parteciperanno gli alunni della Scuola Secondaria di primo grado di Carpignano e Serrano.

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Paolo Fiorillo, dell’Assessore ai Servizi Sociali Giorgio Fontanas e della Dirigente Scolastica Adele Campi,  interverrà sulla tematica la criminologa Diana Papaleo. Chiuderanno f07sm.jpgl’evento i ragazzi di “Mabasta” (Movimento Antibullismo Animato da STudenti Adolescenti) dell’Istituto Galilei-Costa di lecce. I ragazzi sono stati ospiti al Festival della Canzone italiana di Sanremo, dove  hanno raccontato la loro esperienza e i motivi della nascita di questo movimento di giovani e giovanissimi, che mira a fermare il dilagante fenomeno del bullismo soprattutto a scuola. 

La partecipazione di Mabasta è sicuramente un’occasione per far confrontare i ragazzi sulle tematiche già descritte e quanto mai attuali.

 

Qualche link utile:

Sito Mabasta: www.mabasta.org

Pagina FB: www.facebook.com/mabasta.bullismo

 
Di Albino Campa (del 08/11/2010 @ 23:54:12, in CDR, linkato 16508 volte)

CDR Stato delle conoscenze in campo ambientale e sanitario in materia di coincenerimentoMercoledì 10 novembre 2010  alle ore 16.00 presso il Palazzo della Cultura “Zeffirino Rizzelli” nella  Sala C. Contaldo in Piazza Alighieri, organizzato dal Comune di Galatina, il convegno dal tema: “CDR  Stato delle conoscenze in campo ambientale e sanitario in materia di coincenerimento”.

 

Interverranno:

  • Prof. Giorgio Assennato (ARPA Puglia)
  • Dr. Vito Lorusso (Primario Oncologico Ospedale “Vito Fazzi” – lecce
  • Dr.ssa Anna Melcarne (Registro Tumori di lecce)
  • Dr. Giuseppe Serravezza (Lega Tumori di lecce)
  • Il sindaco di Galatina Dr. Giancarlo Coluccia
  • L’Assessore all’Ambiente di Galatina Avv. Carmine Spoti.

Modererà il dibattito il giornalista Danilo Lupo.

 
Di Antonio Mellone (del 17/08/2014 @ 23:51:25, in NohaBlog, linkato 1398 volte)

Mimino Montagna non smette mai di stupirci. Stavolta si è felicemente trovato al centro dell’esistenza mediatica molto probabilmente a sua insaputa. Giornali e televisioni locali hanno presentato il nostro sindaco come il paladino della salvaguardia degli ulivi del Salento, che dico, di Puglia: un ecologista inflessibile, un ambientalista irriducibile, un verde incredibile (ai suoi stessi occhi).

Infatti, il nostro eroe armato di penna (speriamo non di sega) vorrebbe debellare la Xylella fastidiosa: sicché, grazie alla collaborazione di un badante, il consigliere comunale Antonio Congedo, ha inviato a sua eccellenza il Prefetto di lecce una viva e vibrante missiva in cui si è fatto promotore di un “tavolo istituzionale” (si auspica non in legno d’ulivo) con tutti i sindaci della provincia attraverso il quale chiedere “approfondimenti su tutti gli agenti causali del “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo”; confermare la presenza di Xylella fastidiosa mediante l’applicazione di tecniche diagnostiche integrate secondo quanto previsto dai protocolli ufficiali EPPO; definire la patogenicità e la virulenza del ceppo di Xylella fastidiosa rilevata sulle piante infette; definire il ruolo delle piante ospiti e dei vettori nell’epidemiologia del batterio; sperimentare delle cure agro ecologiche volte alla salvaguardia del patrimonio olivicolo e spontaneo del Salento”. Iniziativa encomiabile, non c’è che dire. Già me lo vedo Mimino nostro intento a studiarsi di notte e di giorno tutte le carte sulla Xylella fastidiosa (fastidiosa a questo punto soprattutto per lui) cercando di capirci qualcosa, e sicuramente con l’intento di convincere tutti gli altri sindaci del circondario a preservare “l'inestimabile patrimonio arboreo di questo territorio”.

*

Peccato che accanto al dottor Jekyll(ella) ci sia anche il lato B di mister Montagna. Ed è qui che nasce il dramma. Sì, perché non si sa bene se “l’inestimabile patrimonio arboreo di questo territorio” possa essere preservato, per dire, anche cementificando 26 ettari di campagna collemetese per l’impianto di un pantomatico Mega-Porco commerciale, strombazzato come la panacea dei nostri problemi economico-occupazionali con l’ausilio dei due (questi sì) sempreverdi slogan: “volano per lo sviluppo” e “ricadute occupazionali”. Ovvero se la salvaguardia di questo patrimonio valga soltanto per gli alberi degli altri comuni e non anche per quelli del suo feudo di Galatina (come la quercia vallonea che sta per essere asfaltata da una striscia di cemento, che con un certo sense of humour si osa definire circonvallazione – che guarda caso fa rima con lottizzazione ndr).

Ancora. Non si capisce come sia possibile conciliare il Montagna A dal B allorché da un lato il suo consiglio comunale delibera a stragrande maggioranza la contrarietà al TAP che dovrebbe sbarcare sulle coste di Melendugno (con falcidia non solo di flora marina ma anche di vegetazione terrestre), mentre quando si tratta di metterci la faccia, per esempio ritirando la sponsorizzazione istituzionale al comitato festa patronale del suo paese, fa finta di non coglierne il nesso, nicchia, mantiene le distanze come un “re tentenna” qualsiasi, facendo il paio con il don Abbondio della situazione.

*

Come credere a questi amanti della natura a targhe alterne che, forse senza accorgersene, fanno di tutto - con comparti edilizi, aree mercatali, circonvallazioni inscritte che non circoscrivono, mega-porci commerciali, impianti di compostaggio ana(l)erobico di 30.000 tonnellate annue, aborti di supermercati fuoriporta (vedasi Lidl), palestre inservibili (ovvero fruibili solo come installazioni di arte contemporanea), asili infantili buoni solo per essere inaugurati - per far mancare la terra sotto i palieddhri, non riuscendo mai, chissà se per dislessia congenita o per interessi di bottega, a proferire un perentorio “Stop al consumo del territorio”?

*

E come la mettiamo con il fatto che il suo capobastone, cioè il nostro beneamato Matteo Renzi, sì quello che sembra voglia governarci a colpi di tweet, afferma per esempio di vergognarsi di andare a parlare dell’accordo Gazprom o di South Stream “quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40mila persone [sic!] e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini”?

E’ vero: come la mettiamo, mister Montagna, con questi “quattro comitatini” che perlopiù sono composti da gente per bene, che si battono per le coste ioniche e adriatiche premiate con tante Bandiere Blu, che lottano per un’economia sostenibile (che dovrebbe poter contare sulla qualità dell’ecosistema mare-territorio), che si oppongono alle strade a quattro follie (una per tutte la devastante ss. 275), che sono preoccupati di veder incombere tante piccole Costa Concordia al largo dei litorali pugliesi, che vogliono difendere il vero oro blu ed i suoi orizzonti dalle torri petrolifere, che sono terrorizzati dall’incubo degli scheletri di metallo a poche miglia dalla costa, che temono come l’ebola le chiazze nere di residui oleosi e di altri indicibili inquinanti, che non s’inchinano agl’interessi delle multinazionali le quali non la vogliono mica smettere di spolpare il mondo?

*

Non so se Mimino Montagna dopo aver ottenuto “l’importante attestato di stima da parte di Matteo Renzi nei confronti della persona e della sua azione politica […] che hanno fatto della nostra Città uno dei centri di riferimento del movimento renziano […] (cfr. comunicato del comitato “Galatina Cambia Verso con Matteo Renzi” del mese di novembre 2013) sia o meno d’accordo con le parole del suo boss costituente (o prostituente a seconda dei punti di vista), pappa e ciccia con il noto pregiudicato assegnato ai servizi sociali.

Nel caso Montagna sconfessasse il suo capobanda sarei pronto a chiedergli scusa a caratteri cubitali. In caso contrario io sarò ancora una volta destinato a beccarmi del profeta di sventura (non è la prima volta), anzi del professorone (per questo titolo mi sono a suo tempo attrezzato) e soprattutto del gufo (secondo i neologismi renziani); mentre mister Montagna potrà aspirare con fiducia ad uno dei cento seggi del nuovo Senato di non eletti e soprattutto nominati.

*

Cari i miei venticinque lettori, sapete cosa penso? Meglio gufo che cuccuvascista come loro.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 11/04/2012 @ 23:46:51, in Comunicato Stampa, linkato 2482 volte)

Il Presidente della Corte d'Appello di lecce ha nominato i presidenti di seggio per le prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio. L’elenco è stato fornito dall’ufficio stampa del Comune di Galatina.

 
Di Redazione (del 15/07/2013 @ 23:39:48, in Comunicato Stampa, linkato 1134 volte)
Vogliamo oggi raccontare la storia di Cosimo e Mauro, due operosi personaggi, che amministrano con ruoli diversi, avendone a cuore, gli interessi dei Galatinesi.
 
Cosimo gestisce la proprietà immobiliare di famiglia, tra cui un pregiato immobile concesso in comodato gratuito ad una società, di cui è socio al 25%.
Durante la gestione, però, si arriva al dissesto della sociètà.
Mauro, che tale società ha gestito per tanti anni, in qualità di vice presidente, è chiamato a trovare una soluzione. Dopo mesi e mesi di sofferte e struggenti valutazioni, ha un'idea davvero brillante, che sa di "miracoloso" : affittare, a qualche amico degli amici, l’immobile pregiato avuto in comodato gratuito e, attenzione attenzione, con i soldi ricavati pagare i creditori della società in dissesto.
 
In breve, Mauro, affitta un bene non suo ma di proprietà comunale per pagare i debiti della società in rovina.
 
Gli altri corresponsabili siano tranquilli, a pagare saranno SOLO i GALATINESI,
anche se solo un quarto di quel debito è di competenza comunale, poiché alla società partecipano anche la Regione Puglia, la Provincia e la Camera di Commercio di lecce
 
Idea miracolosa e geniale!
 
.... ma a vantaggio di chi? Di certo non dei galatinesi ai quali toccherà subire oltre al danno d'immagine ed economico della chiusura della Fiera, anche la beffa di pagare debiti in gran parte di altri.
 
Il Sindaco, con i suoi silenti Assessori, confermando il metodo che l'ha contraddistinto sino ad oggi, decide di ratificare le decisioni altrui, nello specifico quelle del Dott. Mauro Spagnulo.
 
Ora non ci resta che attendere la conferenza stampa, nella quale il liquidatore illustrerà le sue “miracolose soluzioni”, ma ci pare quanto meno doveroso che il Sindaco Montagna "per opportuna conoscenza ed onestà d'informazione " risponda alle domande poste, giacchè riteniamo che nella sua precedente comunicazione abbia confermato più che smentito i fatti denunciati dal Consigliere Marcello Amante.
 
Domande che di seguito riformuliamo :
 
- Perché si è ritenuto di dover affittare la struttura fieristica ad altra società passando per la liquidanda Fiera di Galatina e del Salento Spa e non direttamente, dopo aver richiesto, se necessario anche in modo coatto tramite vie giudiziarie, l' interruzione del contratto di comodato gratuito con la società in liquidazione?
 
- In che modo si è garantita trasparenza e pubblicità, in un atto di affitto di bene pubblico che, riteniamo, non possa essere gestito con modalità privatistiche? Il liquidatore è stato capace di raggiungere dal suo studio tutti i possibili partners del settore? E ancora, siamo certi che non esistano società che possano proporre soluzioni migliori di quella proposta dal dott. Spagnulo?
 
- Dopo aver denunciato, ovviamente, alle autorità competenti gli atti vandalici perpetrati ai danni della struttura fieristica sono state valutate le eventuali responsabilità del Dott. Spagnulo?
 

- Ha l'Amministrazione Montagna chiesto, in occasione del rendiconto intermedio di liquidazione illustrato nell'incontro del 28 giugno u.s., al Dott. Spagnulo perché una società che sostanzialmente ha solo debiti e crediti, dopo un anno dall’inizio della liquidazione, non ha ancora risolto il proprio iter?

Galatina in Movimento
Galatina Altra
Nova Polis Galatina
Movimento per il Rione Italia

 
Di Marcello D'Acquarica (del 28/07/2015 @ 23:39:29, in Ambiente, linkato 1059 volte)

Ho voluto seguire il consiglio di una mia carissima amica nohana, una di quelle persone che amano la propria terra e si incazzano quando le cose precipitano, come sta accadendo in questi ultimi tempi anche a Noha. Di che si tratta?  Per esempio di strani falò notturni, accesi con plastiche varie, per la maggior parte residui della pacciamatura, fumi che ammorbano l’aria di diossina che è altamente cancerogena, di sacchi di immondizia seminati un po’ ovunque, di pozzi artesiani con acqua non più potabile, di intolleranze agli alimenti e non solo, e dulcis in fundo di un crescente numero di persone (anche giovani) che si ammalano delle più svariate forme di cancro. E tutto ciò sempre e anche a Noha. O ci stiamo abituando pure a questo oppure siamo diventati tutti un popolo di incoscienti.

 

Dice la mia amica: “Adesso finalmente qualcuno pagherà”.

“Perché?” Le chiedo io.

E lei: “perché a Galatina sono arrivati i georgofili”.

“E chi sarebbero questi georgofili?” Mi risponde prontamente: “Vatti a sentire cosa dicono a Palazzo Orsini”.  

Così mi manda un link alla presentazione de “La carta di Galatina”, promossa dall’Accademia dei georgofili. “Intenta a garantire la tutela del territorio, il diritto al cibo e un equo reddito ai produttori agricoli”. Così c’è scritto sull’anteprima del video.

Guardo il video e cerco di ascoltare tutti. L’audio a volte è pessimo. Soprattutto ascolto con piacere il nostro caro amico Ivano Gioffreda dell’associazione Spazi Popolari, che combatte a proprio rischio e pericolo contro le mafie che spingono per l’uso di prodotti chimici in agricoltura. E’ scontato che persone come Ivano, così cariche di passione e di entusiasmo per la salvezza della natura, non mi sorprendano, cosa invece che fa il dr. Roberto Fatano, Presidente di un’associazione delle imprese delle professioni e Amministratore dei mercati generali di lecce.

Queste sono alcune delle sue parole che potete ascoltare anche voi:

“Come amministratore dei mercati generali vi dico che la parte pubblica, quando fa le verifiche sui principi attivi utilizzati in agricoltura, lo fa per un terzo rispetto ad una verità esistenziale, e lo fa sulle verdure e sulle insalate a foglia larga. Purtroppo molte volte riscontriamo che dei produttori andrebbero messi in carcere e buttata via la chiave perché non hanno consapevolezza di quello che stanno facendo.

E poi continua: “Produrre senza chimica, i prodotti non vengono bene? Allora meglio ammalarsi di tumori?

Abbiamo fatto tramite la Nielsen (agenzia maggiormente accreditata in Italia per fare le verifiche sullo scaffale dei supermercati) un’indagine, da cui si evince che anche le famiglie meno abbienti sarebbero disposte a spendere fra il 40 e il 70% in più per comprare prodotti coltivati senza chimica, se fossero sicure di essere tali”. Roberto Fatano continua dicendo tante altre cose molto interessanti.

Cose che tutti sospettiamo, ma dette da una persona competente e anche da un addetto ai lavori, è tutto un altro dire.

Mi pare che stiamo facendo anche noi come gli operai dell’Ilva di Taranto, che pur di non perdere il lavoro, si sono rassegnati a vedere i loro figli morire di cancro. Così conclude la mia amica: U porcu binchiatu vota a pileddhra sotta ssusu.

Nel senso che quando uno si è riempito la pancia non si preoccupa di niente altro.

Marcello D'Acquarica

 
Di Albino Campa (del 11/08/2010 @ 23:31:07, in Grafite è Musica, linkato 1793 volte)

Il 13 Agosto durante la rassegna "Neviano d'estate" l'artista Paola Rizzo si esibirà in una performance che la sta portando in giro fra i locali e gli eventi della Provincia di lecce e non solo, dal titolo "Grafite è Musica" nella quale realizzerà "live" sul palco il ritratto a Gaetano Carrozzo che contemporaneamente si esibirà con il gruppo della Bandadriatica, capeggiato dall'organetto di Claudio Prima.

PAOLA RIZZO è pittrice laureata nel 1997 all’Accademia delle belle Arti di lecce con una tesi in anatomia artistica dal titolo “Fisicità e psichicità di un linguaggio universale: il volto”. Bravissima con la matita, nei chiaroscuri, il suo talento sembra esprimersi al meglio nella tecnica della pittura ad olio. Nature morte, vedute marine, paesaggi bucolici, panorami, soggetti religiosi, scene di vita quotidiana, ritratti di volti umani o fantastici, sono stati i soggetti della sua prima produzione artistica. Poi improvvisamente incontra un soggetto che è diventato quasi la costante della sua opera: l’ulivo, la pianta che per eccellenza rappresenta l’ambiente, la natura della terra salentina, cui si aggiunge nel corso degli ultimi anni l’amore per la fotografia e per la musica. Musica e pittura, in connubio tra loro, divengono per lei inscindibili. Nascono così i suoi famosi ritratti a matita di alcuni musicisti di fama nazionale ed internazionale protagonisti della conosciutissima mostra itinerante “Grafite è musica”. Attualmente è impegnata in una personale di pittura al “Dona Flor”, lo storico american bar del Teatro Petruzzelli. Paola Rizzo dipinge e disegna con la musica. Non come colonna sonora, che pure non manca mai nel suo studio d'arte, ma come moto dell'anima-artista. Le sue tele e i suoi ritratti sono spartiti musicali su cui si adagiano note in bianco e nero e note di colore, spalmate con pennelli o incise nel tratto al cui ritmo risuona l'armonia del creato. Nei suoi dipinti, i colori a volte stridono e lottano in contrasto come rulli di tamburi e tamburieddhri, a volte sfumano malinconici sul diesis o sul bemolle di un ottone a fiato o di un'armonica a bocca, a volte esplodono nella maestà degli ulivi che si ergono nella gloria dei cieli come trombe o antiche canne di un organo solenne.I volti di Paola Rizzo e le loro espressioni li trovi ovunque nei suoi quadri. La natura delle sue tele non è mai morta, ma viva, pulsante, danzante, cantante. Il pennello o la matita di Paola finiscono per essere nelle sue mani come la bacchetta di un direttore d'orchestra, e i suoi volti e le sue immagini la composizione e l'esecuzione più bella della sua pittura lirica. Questi volti stanno cantando e suonando: tendete l'orecchio, liberatevi dal tappo che ostruisce ed ottura, e li sentirete anche voi.

 
Di Albino Campa (del 08/06/2012 @ 23:30:05, in Comunicato Stampa, linkato 1541 volte)

MaestrArte e i tesori di Galatina”, il laboratorio artistico ludico-didattico a cura di “Galatina, Estate e Cultura” (i cui ideatori e responsabili sono Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla e Francesco Luceri) aprirà i suoi cantieri lunedì 11 giugno 2012, alle ore 9.30, quando i giovani archeologi, armati di sorriso e voglia di fare, riscopriranno la storia di Galatina e si confronteranno con l’arte per dar voce all’artista che hanno dentro.

Ma c’è di più… Con noi si divertiranno un mondo! Per tutto il corso del laboratorio si terrà, infatti, il campionato “Chi la sa più lunga?” e, divisi in squadre, si metteranno in gioco ad ogni incontro, sulle conoscenze acquisite attraverso i divertenti insegnamenti multimediali. Il campionato prevede un percorso cumulativo dei punti acquisiti, partecipando in squadre a giochi di abilità interattivi, come il “Quizzarte”, a spassosi rompicapo ispirati a famosi show televisivi, come “Gioca la Storia!” e, ancora, a rivisitati giochi da tavolo, come “Indovina chi?”. A sorpresa, poi, la fantasmagorica caccia al tesoro, “Sulle orme dei Baldi”.

Il primo incontro sarà tutto uno stupirsi per i giovanissimi “ricercatori”! Inaugurerà, infatti, il ciclo dei laboratori il capolavoro, con uno stupefacente e burlesco Dustin Hoffman, “Mr. Magorium e la bottega delle Meraviglie”, cui seguirà l’attività ludico-riflessiva “Cineinsegna”, per far scoprire ai nostri piccoli amici i significati più profondi nascosti nella pellicola.

Solo per la prima settimana gli appuntamenti raddoppiano! Seguirà, subito dopo l’avventura in avanscoperta nella labirintica e fiabesca bottega delle meraviglie di Mr. Edward Magorium, la prima tappa della nostra ricerca storico-artistica, che ci condurrà dalle primitive capanne dell’antica Messapia, alla Contea di Soleto, dove incontreremo i primi due simpatici amici l’impavido Cavalier Raimondello Orsini Del Balzo e Madama Maria d’Enghien (vedi foto).

I nostri “storici in erba” impareranno così a conoscere e riprodurranno, attraverso le tecniche artistiche della pittura e della manipolazione dell’argilla (a cura dell’esperta Sara De Matteis), i monumenti della città; insieme all’antica arte artigiana leccese della cartapesta e la lavorazione del cartonato, invece, incontreranno i nostri piccoli e simpatici personaggi, i protagonisti dell’evoluzione storica cittadina; costruiranno, poi, in 3d, attraverso la tecnica futuristica del polimaterialismo, il loro teatrino dei burattini e da scenografi diverranno essi stessi burattinai, animando le loro stesse creazioni e persino sceneggiatori! Da veri protagonisti, infatti, ideeranno e realizzeranno lo spettacolo finale dei burattini che (a settembre) porterà alla ribalta, per i genitori e i curiosi, le avventure e le scoperte dei nostri piccoli studiosi.

Invitiamo, dunque, i piccoli assetati di conoscenza e divertimento, rivolgendoci a quei genitori preoccupati di cercare uno svago altamente nutritivo per l’anima e l’intelletto dei loro piccoli uomini e piccole donnine, a presentarsi nell’orario sopraindicato nella sede di Palazzo Baldi, per garantirsi un posto da protagonisti nella città galatinese.

È consigliabile prenotarsi per garantirsi l’accesso. Contestualmente all’iscrizione, sarà richiesto un contributo per il costo dei materiali.

 

Calendario delle tecniche:

Periodo

Cineforum

Pittura ad acquerello

Argilla

Cartapesta

+

tecnica mista

Teatrino dei Burattini

Giugno

4*, 25

5*,6*,

11, 13

12, 18

19, 20

Luglio

2, 31

3, 4, 11, 17

9, 16, 25

10, 18,

23, 24, 30

Agosto

1, 29

6, 7, 14

8, 20, 27

13, 21, 28

22, 28

Settembre

3

Preparazione rappresentazione teatrale: 4, 5, 10

12

 

 

 

 

* Per cause di forza maggiore, le tre date dei primi incontri, sono state accorpate alla settimana successiva. Si inizierà, dunque, lunedì 11 giugno: doppio appuntamento (mattutino 9.30/12.30 e pomeridiano 16.30/19.30) per i giorni 11 e 12, solo mattutino per i giorni 13 e 15. Tale accorpamento renderà possibile l’attuazione dell’intero programma predisposto.

Per info:

E-mail: galatina.estateecultura@gmail.com

Tel:. 3297669635; 3881197170. 3206932342

Cordialmente,

Daniela Bardoscia.

 

Eccovi di seguito un pezzo tratto da 'il Galatino', Anno XLV, n. 13 del 13 luglio 2012. Il nostro concittadino Biagio Mariano ha sfilato insieme a tante altre persone per cercare in qualche modo di abbattere il muro di omertà che ancora oggi oblitera la verità sul caso di Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, scomparsa in circostanze misteriose nel 1983.

Carissimo Direttore de “il Galatino”, il fratello di Emanuela Orlandi, è stato il primo firmatario della seguente Petizione al Papa per chiedere il suo aiuto: “Sua Santità, mi rivolgo a Lei nella sua duplice veste di Capo di Stato e di rappresentante di Cristo in Terra per chiederLe di porre in essere tutto ciò che è umanamente possibile per accertare la verità sulla sorte della Sua connazionale Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. Il sequestro di una ragazzina è offesa gravissima ai valori religiosi e della convivenza civile: a Emanuela è stata fatta l’ingiustizia più grave, le è stata negata la possibilità di scegliere della propria vita. Confido in un Suo forte e ispirato intervento perché, dopo 28 anni, gli organi preposti all’accertamento della verità (interni ed esterni allo Stato Vaticano) mettano in atto ogni azione e deliberazione utili a fare chiarezza sull’accaduto. Un gesto così cristiano non farebbe che dare luce al Suo altissimo magistero, liberando la famiglia di Emanuela e i tanti che le hanno voluto bene dalla straziante condanna a una attesa perenne. Sono stato informato che il 21 gennaio 2012 alle ore 16 si incontravano a Roma, in piazza Sant’Apollinare, davanti alla Basilica che scandalosamente ospita la tomba di un criminale, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di combattere omertà e silenzi. La sepoltura del boss De Pedis in un luogo destinato a papi e cardinali ritengo sia il vero snodo dell’intreccio tra Chiesa, Stato e criminalità che ventotto anni fa si è portato via mia sorella Emanuela. Per questo è anche da lì che passa la nostra battaglia. Vi chiedo di esserci, numerosi, e vi rinnovo il mio sentitissimo ‘grazie’ per il sostegno e il conforto che mi avete già dato. Mi rivolgo soprattutto a chi abita a Roma, ma ovviamente accoglierò con commozione chi decida di dimostrarmi solidarietà partendo anche da lontano: più saremo a Sant’Apollinare, più verità e giustizia saranno vicine”.

A quella manifestazione non  potetti partecipare. Successivamente sono stato informato che il 27 maggio 2012 alle ore 9,30 a Roma da Piazza del Campidoglio partiva la “Marcia per Emanuela” diretta a Piazza San Pietro e ho deciso di essere presente e manifestare a favore della  Verità e della Giustizia. Così mi sono rivolto alla signora Annunziata Carallo ved. Mariano per preparare uno striscione di stoffa sul quale dovevano esserci i tre colori della bandiera italiana ossia: fondo bianco, scritta Noha sul rosso e scritta lecce sul verde. Così la bravissima e generosa Nunziatina  ha preparato lo striscione gratis mettendo anche la stoffa e che ora io approfitto per ringraziarla di cuore e per dirle brava. Ho scaricato da inernet la foto di Emanuela  alla quale ho posizionato due elastici che sono serviti per infilarli alle braccia, ho preso il volo Brindisi-Roma Ciampino e sono andato a manifestare.

Ho passato una piacevole mattinata romana insieme a mia figlia Enrica ed in compagnia delle belle signore Cecilia e Renata, una romana e l’altra genovese, che hanno voluto unirsi a noi e manifestare. In Piazza San Pietro poi ci siamo incontrati anche con l’atra mia figliola Carmen e con suo marito Sandro. Abbiamo marciato per la dignità di questo Paese e per la credibilità della Chiesa.

Voglio ringraziare di cuore la signora Cecilia che si è offerta volontaria a tenere insieme a me lo striscione con la scritta NOHA – lecce da Piazza del Campidoglio a Piazza San Pietro. Ammirazione e ringraziamento vanno dati anche alla signora Renata che, una volta rientrata a Genova, ha stampato quattro bellissime foto, ha preso carta e penna e mi ha scritto: “caro Biagio, chissà se riusciranno ad arrivarti queste belle foto, sono un bel ricordo della manifestazione per Emanuela Orlandi che ha avuto grande risonanza sui giornali e in TV. Continuiamo a combattere per lei e la sua famiglia e a non mollare MAI, come è scritto sullo striscione”.

Ha inserito tutto in una busta sulla quale ha scritto “Signor Biagio (non ho indirizzo ma sarebbe importante riuscire a recapitarla)ha preso parte a Roma alla manifestazione per Emanuela Orlandi - NOHA 73012 Galatina lecce” e l’intraprendenza della determinata Renata è stata premiata da Poste Italiane perché il portalettere, dopo aver accertato che il Biagio ero io ha consegnato la busta. Complimenti Renata.

Domenica 27 maggio in Piazza del Campidoglio a Roma eravamo in tanti e abbiamo potuto ascoltare gli interventi di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela (speriamo che Benedetto XVI possa unirsi a noi nella preghiera), il Sindaco di Roma Alemanno che ha affermato “Tra pochi giorni la salma di De Pedis sarà portata al  Verano”,  il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti “Serve giustizia” e l’on. Walter Veltroni “Storia sporca, fiducia nei magistrati”.

Una gigantografia con la foto e la scritta “Verità per Emanuela Orlandi” campeggia da quel giorno in Piazza del Campidoglio da una finestra dei musei capitolini. È iniziata così la marcia che ha attraversato il centro di Roma, fino ad arrivare a San Pietro per chiedere “giustizia” su un mistero che accompagna la storia italiana dal 22 giugno 1983 e riesploso negli ultimi mesi sulla spinta delle iniziative promosse dai familiari, dall’opinione pubblica e dalle notizie arrivate dall’inchiesta. Peccato che il Papa all’Angelus quel giorno non ha ritenuto opportuno dire una sola parola su Emanuela Orlandi.

Con la stima di sempre, La saluto cordialmente Biagio Mariano

Caro geometra Mariano, la sua partecipazione alla manifestazione romana a favore di Emanuela Orlandi è un atto di grande sensibilità. Tra le tragiche vicende italiane che attendono ancora una risposta vi è sicuramente anche quella relativa a Emanuela Orlandi per la quale non solo i familiari sono angosciosamente provati, ma la nazione intera. Speriamo che quella manifestazione e tutte le altre che verranno possano far luce su una pagina buia dell’Italia del ventesimo secolo. La saluto r.m.

 
Di Redazione (del 08/03/2017 @ 23:28:37, in Comunicato Stampa, linkato 223 volte)

In merito alla nota inviata agli organi di stampa dalla Direzione Asl di lecce il comitato di liberi cittadini “Uniti per la difesa dell’Ospedale S. Caterina Novella e per la tutela del diritto alla salute”,   intende precisare che continua a ritenere inadeguato il piano di riordino ospedaliero, pensato e strutturato dalla Regione.

Un piano di riordino necessario per la riorganizzazione sanitaria pugliese ma che avrebbe meritato maggiore attenzione e laicità nella fase di stesura viziata, riteniamo, da condizionamenti che poco hanno a che vedere con il diritto alla salute dei salentini.

Accettando l’invito della Direzione Asl lecce, abbiamo inteso scindere l’aspetto decisionale/politico da quello tecnico/pratico ritenendo utile partecipare al tavolo di lavoro su “Riordino, la fase operativa parte dall’Ospedale di Galatina” dove, in rappresentanza e su indicazione del comitato, Vito Tundo si è fatto portavoce delle nostre istanze.   

Da cittadini/utenti contrasteremo nei modi possibili questo scriteriato piano di riordino ospedaliero e vigileremo affinché venga garantita la richiesta di assistenza sanitaria pubblica nel nostro territorio  provando a dare, se possibile, ogni contributo utile.

Galatina, 8 marzo 2017

Saverio Mengoli
Gianfranco Loreta
Lory Apollonio
Clelia Antonica
Francesca Tundo
Piero Russo
Luigi Massaro
Vito Tundo

 
Di Redazione (del 05/06/2013 @ 23:25:33, in NohaBlog, linkato 1397 volte)

Lunedì 3 giugno, i ragazzi della 2A, della Scuola secondaria di primo grado di Noha sono stati premiati con una targa di merito assegnata dall’ Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di lecce nell’ Hotel Tiziano per il giornalino di classe “The Voice” Nell’ambito del concorso bandito dalla Gazzetta del Mezzogiorno “Lo scrivo io”.

Lo abbiamo ideato, strutturato, scritto e stampato noi con i nostri stessi computer portati da casa e per farlo ci siamo dovuti mettere al lavoro con impegno e fatica ma alla fine il risultato si è visto! Abbiamo contribuito tutti e, mentre alcuni cercavano notizie e scrivevano articoli, altri già pianificavano il menabò del giornale come: Tarantino Giulia, Chiriatti Nello, Bianco Simone, De Castro Marika, Martiriggiano Lucia. Due nostre compagne di classe, Mariachiara Pignatelli e Maria Luce Serra, con i loro articoli, sono state anche premiate fra moltissimi partecipanti.

La nostra prof Rita Maria Colazzo è stata sempre paziente, con una frusta in mano  ci spronava nel nostro lavoro e alla fine i risultati si sono visti.

Abbiamo vinto e ne siamo orgogliosi!

Per la 2A Elisa Lagna

Questa è la classe vincitrice

 
Di Albino Campa (del 13/05/2012 @ 23:25:20, in Cultura, linkato 1773 volte)

Eccovi di seguito il primo dei tre contributi alla Storia di Noha scaturiti dalle ricerche continue del nostro P. Francesco D'Acquarica

Leggendo gli antichi registri dell’archivio parrocchiale di Nona, la prima cosa curiosa che appare evidente che nel 1600-1700 gli abitanti si sono mescolati con molta gente proveniente da altri paesi. Quasi sempre tutta gente del Salento, ma a volte anche da paesi più lontani,  si è inserita nella comunità di Noha o per motivi di matrimonio, ma anche per motivi di lavoro, a volte semplicemente sono di passaggio perché invitati a essere padrini di battesimo o testimoni di uno sposalizio.
Così ho scoperto che anche i miei avi sono di origine della “Terra di Galatone”, perché il 28 gennaio del 1770 un “Angelo della Terra di Galatone”, come recita il seguente documento in latino ecclesiastico in hac mea ecclesia Angelum D'Acquarica Terre Galato­ne et Teresiam Paglialonga de Nohe ambos sponsos novellos et eorum mutuo consensu habito per verba de presenti in matrimonio coniunxi, che tradotto vuol dire: “in questa mia chiesa Angelo D’Acquarica della Terra di Galatone e Teresa Paglialonga di Noha, tutti e due sposi novelli, avuto il loro mutuo consenso, ho unito in matrimonio”.
Nei registri in questione di una persona si può trovare l’annotazione per esempio “del casal di Nohe” oppure “di Nohe” se uno abitava nell’abitato“, oppure “commorante in Nohe” se uno abitava nell’abitato di Noha ma proveniva da altri paesi, oppure “della Terra di Noha”  quando uno era residente nel territorio di Noha. Perciò “della Terra di Galatone” significa che era del territorio di Galatone,  e quindi confinante con le campagne di Noha: basti pensare alla masseria Roncella con la sua campagna molto vicina a Galatone.

Riporto qui alla rinfusa i nomi dei paesi dai quali proviene gente che si è stabilita a Noha in quegli anni.
Troviamo dunque persone di Zollino, di Corigliano, di Melpignano, di Aradeo, di Galatina, di Galatone, di Sogliano, della Città di lecce, di Cutrofiano, di Gallipoli, di Seclì,  di Soleto, di Otranto.
Ci sono anche cittadini di Andrano, Arnesano, Botrugno, Calimera, Casarano, Castrignano dei Greci, Cavallino,  Collemeto, Copertino, Cursi, Lequile, Maglie, Muro, Matino, Martignano, Minervino, Monteroni, Montesardo, Nardò, Neviano, Parabita, S. Donato di lecce, Putignano,  S.Pietro in Lama, Salve, S. Cesario, Specchia, Spongano, Sternatia, Supersano, Torre Paduli, Ruggiano, Traviano, Tuglie, Tricase, Uggiano, Ugento, Veglie, Vitigliano.
Chiaramente i più provengono da Galatina, Aradeo, Cutrofiano, Galatone, Soleto e Sogliano.
Ma c’è anche chi viene da Altamura, da Erchie, da Molfetta, da Bisceglie, da Putignano, Saragnano di Salerno e perfino da Ferrara, da Napoli,  e anche da paesi scomparsi. Nel 1704 è annotato un certo “Mastro Muzio de Laurenzo di Dipignano Provincia della Calabria citra”.

Come mai questo afflusso a Noha di tanta gente da “fuori” ?
Dopo l’invasione dei Turchi del 1480 e la strage di Otranto, anche Noha era stata toccata da questo flagello e la gente non sentendosi al sicuro aveva abbandonato l’abitato. Nel 1700 perciò troviamo persone (quasi sempre di Corigliano ) dette affittatori o affittatrici, che si danno da fare per ricostruire le case diroccate e facilitare l’inserimento nella Baronia di Noha di nuove popolazioni.
Una importante declaratio conservata nell’Archivio di Stato di lecce ci attesta che nel 1700 l'affitatore di Noha, un certo Evaristo Peschiulli di Corigliano ma residente a Noha, riuscì a richiamare nell'abitato oltre 50 cittadini che prima erano dispersi nella campagna, permettendo loro di fabbricare case, sicchè nel detto casale si vedono moltissime case noviter rifatte e molte risarcite, dove prima altro non si vedeva che case sgarrate et inhabitatae.

Il modo di contare le ore

Faccio notare anche il modo di indicare sia l'età e sia l'ora. Quasi sempre si dice "circa". E' chiaro che non c'era l'anagrafe e neanche gli orologi a portata di tutti. Di una persona si poteva dire che aveva "circa" 32 anni perchè non aveva il certificato di nascita. E se erano le ore 18, si diceva "circa", perchè era sufficiente guardare il sole e non l'orologio, dando così l'ora approssimativa.
Potrebbe accadere di rimanere perplessi nel leggere le indicazioni di orari che troviamo riportati nei documenti dell’antico archivio parrocchiale di Noha.
Citiamo l’episodio più significativo come esempio. Si tratta di quello che accadde  il  20 Marzo del 1740 e che il Vice parroco di turno don Felice De Magistris ci ha tramandato raccontandolo come fosse un miracolo, come fosse stata una grazia attribuita all’intercessione di S. Michele.  La descrizione del fatto  comincia così:
Ad hore mezza della notte giorno di Domenica nella Congregazione di S.Maria delle Grazie haveva io colli fratelli incominciato l'esercizio della Congregazione…
E poi conclude: e licenziai il popolo verso le quattro hore della notte non volendo in nissuna maniera uscirne il popolo lacrimante.
Non può essere che la riunione di catechesi ai confratelli della Confraternita della Madonna delle Grazie si tenesse a mezzanotte e che poi, dopo l’evento strepitoso, abbia licenziato tutti verso le 4 della notte.
Leggiamo il racconto completo che oggi con il nostro razionalismo esagerato, andremmo più cauti nel dire che quanto ora riporto sia un vero miracolo.

Nohe li 20 Marzo del 1740 - Ad hore mezza della notte giorno di Domenica nella Congregazione di S. Maria delle Grazie haveva io colli fratelli incominciato l'esercizio della Congregazione: voltatosi un temporale tempestoso che non mai sene haveva così veduto, e tanto impetuoso e spaventevole che ne menava li tecoli per l'aria,  S.Michele havendosi da se stesso tirato il velo che lo copriva havendolono visto coll'occhi molte donne che dentro la Chiesa si ritrovavano facendo orazione e di subbito diedero notizia a me sottoscritto che mi ritrovava dentro la detta Congregazione, ed io andato con tutto il popolo cantai le Litanie Maggiori havendo primieramente esposto sopra l'Altare del Glorioso S. Michele le reliquie di questa parrocchiale, e fu tanto lo terrore e lo spavento del miracolo perchè vedeva ogn'uno la faccia del Santo tutta smunta di colore ed imbianchita come la stessa lastra che tenivo ed havendosi da me fatto un sermone al popolo finì la funzione con una disciplina pubblica, e licenziai il popolo verso le quattro hore della notte non volendo in nissuna maniera uscirne il popolo lacrimante ed incenerito per lo spettacolo e spavento del tempo che fuori cessò per l'intercessione del Protettore. Ita est Don Felice de Magistris, sustituto.

A parte il racconto che dà l'impressione di gente terrorizzata sia per il temporale e sia per il prodigio, siamo informati dell'orario della catechesi ai confratelli della Congregazione (ad hore mezza della notte giorno di Domenica), anche le donne sono in chiesa per pregare a quell'ora (molte donne che dentro la Chiesa si ritrovavano  facendo oratione), ci viene anche fatto capire che la chiesa aveva il tetto coperto di tegole (tanto impetuoso e spaventevole che ne menava li tecoli dei tetti per l'aria).
Per orizzontarsi e comprendere il senso, è bene tener presente che i fusi orari non c’entrano nulla e che in tutto il Medioevo fino a metà del 1800 c’era un modo diverso di contare le ore.
Punto di riferimento era la luce del sole.
Nel passato si misuravano le ore mediante le ombre proiettate dal sole nel suo moto apparente (meridiane) o tramite il lento scorrimento dell’acqua o della sabbia in appositi recipienti (clessidre) o anche dal tempo necessario per bruciare un pezzo di corda, per consumare una candela o l’olio di una lucerna. 
I Romani adottarono la stessa divisione del giorno e della notte usata dai Greci: mane l’inizio del giorno, meridies il mezzogiorno, solis occasu il tramonto e media nox la mezzanotte.
Naturalmente al calar del sole si attennero in seguito anche gli Italiani e questa divisione tra giorno e notte fu osservata lungamente nei monasteri e nell’ambito della Chiesa cattolica e per tutto il Medioevo. Tanto che ancora oggi il sabato sera si celebra la così detta “prefestiva” , perché il sabato sera è già l’inizio del nuovo giorno che è la domenica.
Quest’ uso fu l’unico in vigore in Italia dal Medioevo al Settecento, e scomparve definitivamente solo nella prima metà dell’Ottocento. Ad esso dunque si riferiscono le indicazioni che si leggono nei testi italiani di questi secoli e anche le annotazioni dei nostri registri parrocchiali.
E siccome d’estate il giorno con la luce solare è più lungo di quello invernale bisogna tener conto del periodo aprile-settembre che è circa di un’ora di luce in più dal  periodo ottobre-marzo. Diremo allora aprile-settembre ora estiva e ottobre-marzo ora invernale.
In conclusione si può dire che le nostre ore 12 (o mezzogiorno) corrispondevano alle ore 18 del Medioevo nel periodo invernale e per il periodo estivo anticipando di un’ora circa, e le nostre ore 18 diventavano mezzanotte per il Medioevo.
Perciò per capire il significato degli orari scritti nei nostri registri parrocchiali si potrebbe tenere presente questo schema:

Orario attuale che corrisponde all’ Orario medioevale
Ore  24 della notte                        =         alle ore          6 del Mattino
            1                                              =                                 7
            2                                             =                                 8
            3                                             =                                 9
            4                                             =                                 10
            5                                             =                                 11
            6 del mattino                     =                                 12
            7                                             =                                 13
            8                                             =                                 14
            9                                             =                                 15
            10                                           =                                 16
            11                                            =                                 17
            12 mezzogiorno     =                                             18
            13                                            =                                 19
            14                                           =                                 20
            15                                            =                                 21
            16                                           =                                 22
            17                                            =                                 23
            18                                           =                                 24
            19                                           =                                 1
            20                                           =                                 2
            21                                            =                                 3         
            22                                           =                                 4
            23                                           =                                 5
            24                                          =                                 6

Quindi l’hora mezza della notte del documento in questione, tenuto conto che nel mese di marzo siamo ancora nel periodo invernale, erano circa le nostre ore 18 e la gente fu licenziata verso le quattro hore della notte e cioè verso le nostre ore 22.

Verso il terzo decennio del 1800 nei nostri registri cominciamo a trovare anche la dicitura “le ore d’Italia” per dire la stessa cosa che abbiamo appena spiegato.

Qualche conferma dagli stessi documenti:
* Le 23 Aprile del 1776 - Ursola Carletta vedova d'anni 80 circa, passò da questa a meglio vita ad ore 24 del giorno, al tramontare del sole.
Qui è detto chiaramente che le ore 24 corrispondono al tramontare del sole.

* Le 13 Febraro dell'anno 1781 - Giovanna Donno vedova del quondam Giacinto Lazoi coniugi un tempo di questa Terra di Nohe, in età di anni 50 circa fece passaggio da questa a meglior vita à dì sudetto;, alle ore 23 circa del giorno al decader del sole, diede la sua anima al suo Creatore.
Anche qui è chiaro che le ore 23 circa è verso il tramontare del sole.

La mammana

Se poi si trattava di un bambino nato in pericolo di morte, bisognava preoccuparsi di dargli subito il battesimo. In questo caso di solito era la mammana o ostetrica, pratica nel suo ministero,  che dava il sacramento. Il parroco poi in chiesa, se il bambino non moriva subito, faceva gli altri riti e preghiere come dal Rituale. E molto spesso capita che il parroco annota che la mammana aveva dato l'aqua in casa per il pericolo imminente che vi era quando naque.
Quella che il popolo chiamava  mammana, è indicata con il termine dotto di  ostatrice  (da ob - stare per la funzione e la posizione che assumeva rispetto alla partoriente) e poi di levatrice. I nomi di queste persone compaiono spesso anche come testimoni del battesimo al neonato.

Qualche esempio.
* 25 Aprile 1810 - Pietro Paschale Aloisio …  nella mia Parrochiale Chiesa battezato … li Patrini nel sacro fonte furono il Parroco assi­stente e l'ostatrice che lo portava al Battesimo.
* 3 Gennaro 1811 - Salvadore Silvestro Leonardo … li Patrini nel sacro fonte furono Vito Pirro di Cotrofiano qui degente e l'ostatrice seu Mammana.
* 6 Febraro 1820 - Leonarda Maria … uscì in luce alle ore dodici del giorno e perchè era in pericolo, dalla ostatrice fu battezata dandoli la forma dell'acque, dopo due ore se ne morì.
* 16 Aprile 1820 - Piero Paulo … li Padrini nel sagro fonte furono Vita Orlando ostatrice ed il Parroco assistente. 
* 4 Ottobre 1820 - Angelo Leonardo …  li Padrini nel sagro fonte furono il parroco assistente e Felice Vittoria ostatrice di S. Pietro Galatina.
* 11 Settembre 1821 - Mi è stato portato in Chiesa un esposito ritrovato nel suburbio di Nohe da Padri incerti procreato per nome Liberato ed è stato da me sottoscritto Arciprete nella mia Parrochiale Chiesa batte­zato, li padrini nel sagro fonte furono Domenico Paglialonga di Nohe e l'ostatrice Maria Aloisi.
* Adì 4 Maggio 1693 - Domenico Antonio figlio di Donato Scrimieri e di Antonia Gioyusa coniugi di questo casale di Nohe, naquè ad hore 15 in circa, il quale per l'imminente pericolo di morte fu battezzato in casa da Giovanna Vonghia Mammana e poi à dì 7 detto il sudetto infante che fu battezzato in casa, si portò in chiesa … ecc. ecc.

Ma chi erano queste levatrici ?
I registri molto spesso dicono che al momento del battesimo c’è anche l’ostetrica senza specificarne il nome;  ma alcune volte è annotato. Così sappiamo che:
Nel 1693 la mammana di Noha era Giovanna Vonghia.
Nel 1701 l’ostetrica si chiamava Marca Grassa.
Nel 1736 l’ostetrica era Maddalena Birtolo.
Nel 1774 Rosa Palombo detta ammammana.
Nel 1777 troviamo registrata Antonia Boccassi.
Nel 1790  era Antonia Napoletano.
Nel 1820 era Vita Orlando
Nel 1821 la mammana era Maria Aloisi.
Ma troviamo anche:
Francesca Quaglia ostetrice della Terra di Seclì,
Felice Vittoria ostatrice di Sanpietroingalatina,
Francesc'Ant.a Coluccia di Aradeo pubblica ostetrice,
Lucia Mosco ostetrice della Terra di S.P. in Galatina per il suo officio chiamata...
Oggi questa situazione di emergenza non accade più perchè i bambini nascono in ospedale.
E' da notare che quasi sempre i padrini di battesimo sono un uomo e una donna qualunque, i più disponibili per essere presenti al momento del sacramento. Nei matrimoni invece i testimoni sono sempre due uomini. Ovviamente non c'erano le grandi feste di oggi, nè grandi regali, fotografi o rinfreschi e pranzi al ristorante.

 
Di Redazione (del 25/06/2014 @ 23:24:30, in Canile, linkato 1397 volte)

Il coordinamento delle associazioni animaliste si appella al sindaco di Galatina perché sostituisca l'assessore Roberta Forte e apra subito il nuovo canile. “Mai ascoltati e nessuna riconoscenza per il lavoro svolto”.

Un canile lager in via di dismissione, con una storia di maltrattamenti e sevizie alle spalle, un nuovo rifugio pronto ma ancora chiuso, cento cani già affidati a famiglie, 80 ancora in canile. Questa, in sintesi, la situazione aggiornata della vicenda che ha investito il territorio di Galatina e che ha portato al centro della cronaca la gestione del problema randagismo.

Il canile privato di Noha, tristemente noto per le condizioni in cui versavano i cani ospitati a spese del Comune di Galatina, continua ancora a suscitare polemiche. Nonostante il lavoro delle associazioni animaliste, intervenute per salvare i tanti cani in condizioni disperate, l'annosa e scandalosa questione del canile lager non è ancora del tutto risolta.

Con una nuova struttura già pronta ma non ancora aperta – depredata nel frattempo dai ladri - sulla vicenda non si riesce a scrivere la parola fine. A distanza di mesi, adesso difatti tornano sulla questione le associazioni animaliste riunite in coordinamento. In una lettera protocollata in data 16 giugno, si rivolgono al sindaco Cosimo Montagna chiedendo di intervenire immediatamente perché venga aperto il nuovo canile e si dimetta l'attuale assessore con delega al randagismo, Roberta Forte. Alla base dei rapporti incrinati tra le associazioni e l'assessore - denuncia il coordinamento - un'assenza di dialogo con le stesse associazioni e l'atteggiamento dell'assessore, che, come scrivono “non risulta essersi mai recata nelle strutture appartenenti al Comune, ovvero il canile comunale e il Rifugio sito in Località Latronica e men che mai nel canile privato di Noha appartenente al Ferramosca”.

La lettera, a firma dei rappresentanti dell’Associazione P.A.C.A.V. Associazione Progetto Aiuta un Cane a vivere onlus Milano (gruppo progetto Noha), Noha le urla del silenzio; Gruppo Liberate Ronaldo dall’Inferno; Associazione O.R.A.A. San Cesario di lecce; Associazione O.R.A.A. sez. Sternatia; Associazione Adottami lecce, Associazione Nuova Lara lecce; Associazione Nuova Lara Cavallino, denuncia nel contempo anche un atteggiamento di “scarsa riconoscenza” dell'amministrazione nei confronti dei volontari, che pure con il loro lavoro avrebbero fatto risparmiare all'amministrazione circa 70mila euro. La richiesta, formale, adesso è dunque di “la sostituzione dell’attuale Assessore al Randagismo con un amministratore competente nella materia e che rappresenti un valido interlocutore con i rappresentanti delle Associazioni; l’immediata apertura del nuovo canile comunale e il conseguente trasferimento dei cani rimasti a Noha”.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 11/01/2013 @ 23:21:53, in NohaBlog, linkato 1497 volte)

Cara amica ti scrivo e siccome l’anno è passato, di terra ancora ti parlerò. “Questo tuo libro - mi dici quasi sussurrando, - è presa di coscienza”. Parlare di coscienza per te è sacro. Mi sembra che tu abbia paura che qualcuno ci senta e pensi di te come ad una persona all’antica e lo bisbigli piano. Lo ripeti ancora che è presa di coscienza, a voce bassa . La coscienza, questa sconosciuta, è:

 …una grossa novità, l’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va.
Continua così la canzone poesia del grande Lucio: “L’anno che verrà”. Poi ti fai coraggio e annunci ai nostri 25 amici che: “Cultura è solidarietà incondizionata, è educazione, è la famiglia, è l’esperienza degli anziani, la salute pubblica, l’acqua, l’aria, la terra, la scuola, i sentimenti, la condivisione, l’attenzione all’altro, il sacrificio per il bene comune, l’amore disinteressato, non discriminante”.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione…
Si la trasformazione. Quella che molti amano esteriorizzare a spese della povera gente, dei giovani e del loro futuro.

…e tutti quanti stiamo già aspettando.
Cara amica mia, la presa di coscienza è scivolosa, è su di una strada irta di asperità, lunga quasi quanto una vita. Non sempre si compenetra con le ideologie. Le ideologie, che siano religiose o politiche, sono sempre sani principi, peccato però che ognuno le confonda con la propria im-maturità. Che delusione.
Cara amica mia, Marco è un ragazzo di Noha ed ha 27 anni. Suo papà ha fatto enormi sacrifici per farlo studiare all’università di Pistoia. I sacrifici di suo papà non sono briscole, tu sai che parliamo di rinunce forti, di denti rotti, di malanni trascurati, di mani gonfie, di ossa doloranti e di rughe profonde.
Mica come i sacrifici che (non) fanno i falsi profeti e seguaci di questa crescita infelice che mostra oggi più che mai tutta la sua impotenza. Quando un padre di Noha fa sacrifici è davvero sudore e sangue. Marco sognava di trovare un lavoro, ha studiato con profitto perché sperava. Adesso ha capito, dice guardandomi quasi con rabbia, che la colpa di questo suo fallimento è nostra. E indica me con l’indice della sua mano destra. Mi ferisce come con una pugnalata. Poveri figli nostri. Allora fanno bene tutti quei giovani come Tommaso, Anita, Antonella, Antonio, Tonino, Oreste, Alfredo, e tanti altri ancora, tutti laureati, mica "choosy" come si ostina a crederli qualcuno, a stendere nella piazza di Galatina i loro striscioni di protesta contro quest’ennesimo atto di bieca stupidità.

…ogni Cristo scenderà dalla croce…
Ho chiesto al mio Vescovo di invitare  i suoi sacerdoti, in nome del Vangelo, a condannare chi inquina senza scrupoli, facendo morire di malattie i miei amici. Gli ho chiesto di aiutarmi a capire chi sono i mercanti da cacciare dal Tempio, se quelli che gridano in difesa della salvaguardia della terra o chi si affanna a spargere tonnellate di morte nelle nostre campagne? Chi sono i violenti? Quelli che distruggono la Val di Susa e la sventrano con i carri armati o le famiglie che vi si oppongono disarmate in nome del dialogo?
Che tristezza amica mia.
Dagli altari nessun monito in difesa della terra che è la vita, che è Dio. Anzi spesso si tace e (ahimè) a volte si vuole  perfino far tacere.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno…
Per adesso stanno crocifiggendo la nostra terra. Nostra, ma soprattutto dei nostri figli e nipoti. Gli alberi di ulivo di mio zio, si lo zio Santo, Marti Santo, classe 1918, sono poco distanti da contrada Cascioni, temono la morte che scava, scava e cola cemento, ne sentono l’odore. A guardarlo ti si riempie il cuore di amarezza. Zio Santo, e prima di lui quattro secoli di famiglie, ha passato tutta la vita crescendo i suoi figli con molta dignità avvinghiato come l’edera a quegli ulivi che si ricordano della sconfitta dei Saraceni. Oggi è vecchio, onorevolmente vecchio. Vede poco, solo ombre, con cui rivive e racconta il suo passato. E’ quasi sordo, a volte piange altre volte sorride e quando canta la dentiera balla a ritmo della sua canzone.
Che dolcezza amica mia.

Anche i muti potranno parlare e i sordi già lo fanno.
Al consiglio comunale di Galatina e anche di Rivoli, la città in cui risiedo, tutti si riempiono la bocca di crescita, di ricadute occupazionali, di rilancio dell’economia. Ai suoi tempi chi aveva gli alberi di ulivo non andava via, restava a casa. Adesso non servono più, dicono che con l’olio non ci si guadagna più e la crescita felice richiede sacrifici. Felicità e sacrificio, due significati incompatibili. Allora via tutto, anche se ci sono voluti secoli per farli diventare opere d’arte, al loro posto è meglio un grande centro commerciale. Centro fuori dal centro e commerciale per pochi. Lo chiamano megaparco, grande parco, così si tacita la coscienza. Quanto durerà questo delirio, quanto lavoro darà questo scempio? Quanto, amica mia.

E senza grandi disturbi qualcuno sparirà.
Già.. quanti giovani e quanti Giovanni! Il dottor Serravezza e la sua splendida squadra di medici e infermieri che io stesso ho visto all’opera con grande umanità e calore mercoledì della scorsa settimana, al quarto piano, nel reparto di oncologia dell’ospedale di Casarano, continuano  imperterriti a curare i nostri cari ammalati di tumore, e con che amore li curano!  Da anni scrivono  del più alto tasso di mortalità per colpa del cancro nell’area tagliata dall’asse lecce Maglie.  
Chi e cosa porta la morte fra la nostra gente, dottor Serravezza? E se fosse proprio colpa di questo falso  progresso? Per favore, aiutaci a capire.

Vedi cara amica cosa si deve inventare… per continuare a sperare.
Cara amica ti scrivo e del dolore della mia coscienza ancora ti parlerò  …e più forte ti scriverò.

Grazie Giuliana, grazie Lucio.

Marcello D’Acquarica

 
Di Marcello D'Acquarica (del 17/09/2014 @ 23:21:24, in I Beni Culturali, linkato 1116 volte)

Il confronto o paragone è il metodo più diffuso per valutare un bene o un valore. Non è raro sentir dire, anche da assessori o personaggi di spicco nostrani, che Noha è parte integrante di Galatina.

Sostenere che Noha è di fatto parte sostanziale di Galatina ci fa piacere e ci porta immediatamente a farne un confronto positivo, dato anche il fatto che Galatina è ormai nota come ai più (forse meno ai galatinesi) come città d’arte. Peccato però che lo si dica soltanto quando non se ne può fare a meno (e soprattutto senza pensarlo).

Io sono il primo a dire che ci sono problemi ben più gravi che vanno affrontati con urgenza, come quello dell’inquinamento della terra e dell’aria e di conseguenza dei cibi che mangiamo, quello del consumo del territorio, della disoccupazione, delle piste ciclabili senza biciclette, delle scuole (incluse quelle senza cabina elettrica), eccetera, eccetera. Ma è ovvio che tutto nasce dalla nostra capacità di fare proprio il pensiero dell’aver cura del territorio in cui viviamo. Se capiamo l’importanza di questo il resto viene da sé.

Adesso passiamo alla sostanza, e cioè alle cosiddette "casiceddhre" di Cosimo Mariano, mastro costruttore di Noha, (Nato a Noha nel 1882 e morto a Galatina nel 1924 - cfr. anche L'Osservatore Nohano, n. 6, anno II, 9 Settembre 2008).

Da quel che si vocifera in giro, pare che lo stabile "case di Corte" su cui sono state costruite le nostre casette, sia passato ad altra proprietà, diversa dalla società immobiliare della famiglia Galluccio, ultima erede di una nobiltà deposta dall'abolizione della feudalità effettuata dai napoleonidi nel 1806. Oggi non ci è dato di conoscere il destino delle casette, ma è evidente che presto l'intero fabbricato diventerà un mucchio di macerie. Basta osservare le crepe delle mura laterali prospicienti la strada (vedi foto e confronta).

Inoltre non ci vuole molto a capire che in soli sei anni (2008 - 2014) il degrado è cresciuto e molti pezzi dell’artistico manufatto sono letteralmente scomparsi.

Vi ricordo che è ancora aperta la raccolta delle firme on-line per l'intervento FAI (Fondo Ambiente Italiano). La raccolta delle firme si può anche effettuare presso alcune attività commerciali di Noha. 

Ora vorremmo chiedere alla “nuova” proprietà cosa avrebbe intenzione di fare, e soprattutto se ha a cuore un pezzo dell’identità, della storia e della cultura nohana, ovvero se le casiceddhre con il passaggio di proprietà sono semplicemente transitate dalla padella alla brace

Marcello D’Acquarica
 
Di Redazione (del 14/09/2014 @ 23:20:51, in Comunicato Stampa, linkato 1092 volte)

Ci sono uomini che, malgrado lo strapotere dello stato-mafia, sentono la responsabilità ed il dovere di rappresentare uno Stato ideale: giusto, non ricattabile e, soprattutto, rispettoso della dignità umana, a qualsiasi latitudine. Questi sono esempi di coraggio diventati spesso eroi, ma solo dopo che li hanno ammazzati. Finchè sono vivi sono isolati, denigrati, minacciati e attaccati da tutti i fronti, in primis da quelli istituzionali che dovrebbero proteggerli.

Fino a che ogni individuo non sentirà la responsabilità di fare il proprio dovere, prendendo posizione e decidendo da che parte stare, sarà complice dello stato-mafia ed il suo ipocrita lamento sarà solo utile a chi non ha altro interesse che mantenere questa allucinante situazione.

Diceva Elie Wiesel:
Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, mai il torturato”.


Noi abbiamo scelto da che parte stare: NOI STIAMO CON SAVERIO MASI.
Noi abbiamo scelto di stare dalla parte di chi, in pieno isolamento, sta coraggiosamente andando avanti, nonostante lo il mostruoso potere di chi vorrebbe fermarlo.

Per questo, il 18 settembre p.v. dalle 17.00 alle 20.00 saremo a lecce davanti alla Prefettura,

in contemporanea con tante altre città d’Italia, in un sit in informativo sulla sua storia ben rappresentativa di come la trattativa stato-mafia continui, ma c’è chi non si arrende.

 

All’uopo abbiamo creato un evento fb: SAVERIO MASI NON SEI ISOLATO, SEI TU IL NOSTRO STATO! 

                      ( https://www.facebook.com/events/1532649950299499/?ref=ts&fref=ts)

                                         
Il Mar. Masi è il caposcorta del magistrato più a rischio d'Italia: Nino Di Matteo. Ma prima di finire nelle scorte, lui era un bravissimo investigatore e lavorava nel Reparto Operativo dell’Arma. Prima di trasferirsi a Palermo era stato in Campania, dove aveva ricevuto encomi per l'eccellente lavoro svolto.

Lui ha avuto il coraggio di denunciare i suoi superiori e ha messo a verbale che gli venne impedita la cattura di Provenzano già nel 2001, a pochi mesi dal suo arrivo a Palermo, e Matteo Messina Denaro nel 2004.

Questo atto di Responsabilità lo sta pagando a caro prezzo. Dal 2008 subisce ogni tipo di vessazione, dall'eliminazione dal reparto Investigativo fino al processo per una multa presa in servizio di cui il 30 ottobre ci sarà la sentenza in Cassazione.
Il Mar. Masi ha testimoniato al processo Mori Obinu sulla mancata acquisizione del papello ritrovato a casa di Ciancimino ed è un testimone prezioso del processo sulla trattativa stato-mafia.

 Ad una domanda riferita all’ennesima denuncia subita dal Mar. Masi per un’intervista riguardante la sua storia rilasciata dai suoi avvocati, il PM del processo sulla trattativa stato-mafia Nino Di Matteo risponde:
 "Continuo a nutrire piena fiducia nel maresciallo Masi. Se mai, personalmente, mi sembra singolare che mentre, come è noto, a Palermo si cerca di verificare la fondatezza delle sue denunce, un'altra autorità giudiziaria incrimini per diffamazione gli autori delle suddette denunce e perfino i difensori e i giornalisti che la hanno rese note"

     Si ringrazia per la collaborazione la costituenda Associazione “ Guerriglia Culturale” formata da giovani che danno continuamente riscontro al pensiero di Paolo Borsellino:

 “La lotta alla mafia, primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

 
Anita Rossetti

 Coord. Movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino

Gruppo “Sognatori Resistenti R. Fonte e A. Montinaro” – Salento

 
Galatina, 13/09/2014
 
Di Redazione (del 22/02/2017 @ 23:19:56, in Comunicato Stampa, linkato 239 volte)

Sabato 25 Febbraio, ore 10:00 si svolgerà presso la Sala Pollio - Via Vito Vallone - c\o Chiesa di San Biagio - Galatina l'evento di consegna di 3 DEFIBRILLATORI e 6 corsi BLS-D ai 3 Istituti Comprensivi Polo 1, Polo 2 e Polo 3 di Galatina. La donazione è frutto del taglio degli stipendi dei consiglieri regionali M5S Puglia e si inserisce nel percorso iniziato a giugno 2015 con la decisione partecipata avvenuta online, di destinare attrezzature e apparecchiature sanitarie al territorio pugliese.

http://www.consiglio.puglia.it/dettaglio/contenuto/43946/Restitution-day--M5S---Dal-taglio-stipendi-il-nostro-dono-per-i-bimbi-pugliesi-ammalati-

La prima tappa è stata il 6 ottobre 2016 presso l'ospedale San Paolo di Bari, poi si è proseguito con l'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Gallipoli, lecce e tanti altri sino a giungere a Galatina. L'occasione dell'evento ha come scopo l'informazione della cittadinanza di Galatina della disponibilità sul proprio territorio di attrezzature salvavita. Sono invitati all'evento i Dirigenti Scolastici, il Primario di pediatria dell'ospedale Santa Caterina Novella di Galatina, il Commissario prefettizio, i comandanti di VV.UU., PS e CC, le associazioni sportive, medici di medicina generale, i pediatri e saranno presenti i consiglieri M5S Cristian Casili e Antonio Trevisi.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Attivisti 5 Stelle Galatina 

 
Di Albino Campa (del 21/05/2009 @ 23:19:52, in S.Maria della Porta, linkato 2174 volte)

pisanello-2.jpg S. Maria della porta nell’antico casale scomparso di Pisanello ed i suoi segreti. Pisanello fu un casale bizantino come si evince da un documento risalente al 1427 ed era ubicato tra Noha, Sogliano, Galatina, in una favorevole posizione viaria. La sua fondazione corrisponde alla tipologia insediativa “basiliana” che presuppone un ruolo di polo attrattivo svolto da un luogo di culto come appunto quello di S. Maria della Porta, di altre cappelle come S. Anna, presso il casale vicino di Pisano, S. Antonio, S. Maria di Cantalupo, S. Nicola, S. Eulalia, S. Maria della Candelora e di altre chiese rurali ormai scomparse che crearono nella zona una vasta trama di sedi di culto.
Una stele con una iscrizione messapica del IV secolo a.C., trovata nel 1882 ed attualmente visibile al museo civico Cavoti di Galatina, i resti di vasi in terracotta rinvenuti nella zona e la presenza di frammenti di ceramica risalenti allo stesso periodo ritrovati in un campo posto ai confini di ponente della contrada di proprietà della famiglia Giannini, ci possono far pensare ad un insediamento messapico nella zona. Infatti l’enorme quantità di frammenti, la varietà delle fatture dei vasi, la loro concentrazione fanno presumere che in questa zona poteva esistere una fornace con centro di vendita oppure un grosso centro commerciale distrutto per cause ignote . pisanello-1.jpg
Una leggenda vuole il passaggio di S. Pietro in questa contrada. L’apostolo, provenendo da Otranto, avrebbe sostato e riposato su di masso esistente nella zona. Anche le leggende, però, vanno alimentate, così il celebre vescovo di Otranto, ma dimorante a Galatina, Gabriele Adarso De Santader nel 1670 trasferì questa pietra dalla contrada dove si trovava alla chiesa matrice dove attualmente è conservata, lasciando sul posto una colonna con l’iscrizione memoriale ” hic S. Petri defessi levamen ” qui riposò le stanche membra l’apostolo Pietro.
Il De Giorgi inoltre attribuisce la distruzione del casale ai soliti saraceni; interessante a questo proposito una graziosa filastrocca raccolta dal Casotti nel libro “Opuscoli rari” edito a Firenze nel 1874, ed alludente alle “acchiature “ cioè i tesori nascosti del territorio: ” Pisano e Pisanello distrutti fur dai mori sotto l’altar maggiore si trovano i tesori “. Questo episodio può essere avvenuto nel V secolo con le guerre gotiche oppure nel 944 per opera di pirati algerini, oppure di mori che altro non sono che i turchi i quali, conquistato Otranto nell’ agosto del 1480, rivolsero le attenzioni con brevi scorrerie all’interno del territorio salentino. In una di queste incursioni, in cui perse la vita il conte Giulio Antonio Acquaviva di Conversano il 7 Febbraio del 1481 , vennero messi a fuoco non solo Soleto e Galatina, ma anche tutti quei piccoli casali senza mura che, da quel momento in poi, rimangono disabitati. Non a caso dalle visite pastorali e dai sinodi otrantini che vanno dall’inizio del XV secolo fino alla fine del XVII il casale Pisanello è riportato come loco inabitato.
Dai registri angioini il casale risulta infeudato fin dal tempo di Carlo I d’Angiò che lo aveva concesso a Boemondo Pisanello e che alla sua morte era passato al figlio Guglielmo il 13 Settembre 1275. Succeduta al padre Guglielmo, Caterina Pisanello nel 1329 porta in dote al marito una vasta baronia che oltre a Pisanello comprendeva Alliste, Felline e quote di Carpignano, Tutino, Puzzomanno, Pisignano ecc.. Durante il XIV secolo Pisanello era incluso nei territori di Gualtiero VI di Brienne conte di lecce, nel 1353 fu infeudato a Filippo di Altomonte, successivamente nel XV secolo agli Alami. Nello stesso secolo passò a Luigi Dell’Acaia poi a Vincenzo e Antonio De Noha, anche se nel 1489 Antonello De Noha, indebitato per oltre 104 ducati verso i fratelli Zaccaria di Venezia, subisce il pignoramento di Pisanello e Noha . La famiglia d’Acaya lo possiede fino al 1525.
Le nozze tra Adriana De Noha e Girolamo Montenegro mutarono l’intestazione feudale a nome dei Montenegro. Dopo un breve possesso di Orazio Guarini, che aveva acquistato Pisanello nel 1606, il territorio entrò a far parte della vastissima baronia degli Spinola con Galatina , Soleto, Noha, ecc. Da un documento presente nell’archivio di stato del notaio Emilio Arlotta del 22 Luglio 1906, registrato al n° 93 del repertorio generale ed al n°610 dello speciale, relativo alla domanda di separazione di Noha dal comune di Galatina, risulta che Noha ebbe autonomia comunale fino al 1811, quando venne fagocitata dalla potente Galatina. Dal documento si evince anche che Pisanello, suffeudo di Noha sin dal 1200 fino all’epoca catastale, ha gli stessi diritti del feudo di Noha a cui era legato. Infatti molti documenti del casale di Pisanello sono legati alle vicende del feudo di Noha, come risulta da un documento di un contratto del 1439 con il quale Boezio De Noha compra dal principe Giovanni Antonio Orsini Del Balzo i possedimenti di Sava e Giurdignano avendo già Pisanello, Villanova, Alliste, Felline ecc. e in questa direzione vanno fatte le prossime ricerche. Passando ora alla descrizione della cripta di S. Maria della Porta faremo alcune congiunture che sono ancora da verificare. La cripta situata lungo una strada campestre a pochi centinaia di metri dalla strada statale 476 è di proprietà delle sorelle Gaballo, ha l’invaso originale non più visibile. Questo invaso si potrebbe trovare sotto od attorno all’attuale complesso architettonico, costituito da un chiostro scavato e da una chiesa in muratura, datata 1889, con copertura a cupola di forma circolare. Sicuramente il chiostro di quello che doveva essere un cenobio basiliano scavato nel tenero tufo sul finire del XIX, secolo come abbiamo visto dall’iscrizione presente sul mosaico della chiesa circolare, diviene un cosiddetto giardino di delizia, prova ne sia appunto il mosaico che ricopre non solo la chiesa ma anche il chiostro con la presenza di gradino sedile, fontane e ninfei fatti con le conchiglie. Il cenobio basiliano era nell’attuale zona della chiesa che stranamente ha una forma circolare che ben si adatta alla zona dell’ingresso dell’antico monastero. Attualmente rimangono a testimoniarlo tutt’intorno alla chiesa un’intercapedine che, dietro all’altare, sembra portare ad un corridoio o “dromos” ed alle cellette dei monaci. L’antica cripta doveva avere tre navate divise in nove campate da quattro pilastri come nella cripta di S.Salvatore a Giurdignano. Inoltre la cripta, come altre chiese di rito greco, doveva essere triabsidata e con un’esposizione est-ovest.
Non ci sono tracce di arredi litoidi, iconostasi od altro tra “bema” e “naos”. Il chiostro con la chiesa si trova cinque metri sotto il piano della campagna e con l’edificazione del complesso edilizio di cui abbiamo riferito ha subito notevoli trasformazioni e, purtroppo, danni da parte di vandali o tombaroli poco attenti verso questo bene storico.

autore: Raimondo Rodia
Fonte: http://galatina.blogolandia.it

 
Di Andrea Coccioli (del 19/01/2015 @ 23:16:45, in Comunicato Stampa, linkato 717 volte)

La Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della gioventù approva un progetto galatinese. Un spazio innovativo per i giovani e per l'intera comunità galatinese.Dopo una lunga istruttoria, che ha coinvolto più di 700 progetti provenienti da diverse regioni del sud Italia, è giunta da pochi giorni la notizia dell'approvazione del progetto "4 Future - Incubatore d'idee" , proposto da un gruppo di associazioni in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Giovanili. Il progetto finanziato, per un importo di 180.000 € dal Ministero, prevede il recupero dell'ex mercato coperto, in via Principessa Jolanda, con l'obiettivo di renderlo un accogliente spazio di coworking per lavoratori free lance, giovani professionisti, pmi, associazioni e startup.
“E' uno dei pochissimi luoghi di condivisione di spazi lavorativi nella provincia di lecce e in tutto il sud Italia", dichiara Andrea Coccioli e continua "I contenitori urbani, svuotati delle precedenti funzioni, sono rimasti per lungo tempo inutilizzati stretti tra la complessità dei processi di decisione e di progettazione interni all’amministrazione e le possibili azioni speculative dettate dalle attese del mercato. Finiscono per essere al contempo risorse sottratte alla città e luoghi di insicurezza. Proprio dentro a questo tipo di contenitori devono trovare spazio progetti sociali che suggeriscono metodologie e contenuti innovativi. L’ex mercato coperto riaprirà  attraverso un’azione di integrazione tra occasioni di uso pubblico dello spazio rivolte alla città e attività di reinserimento di attività di coworking. Il progetto prevede il riutilizzo autogestito, si attrezzeranno laboratori di progettualità attorno ai quali si aggregheranno capacità, risorse ed energie. All'interno, un laboratorio più ampio che offrirà anche eventi tematici, workshop  e servizi innovativi per giovani interessati ad avviare una propria startup. Ho sempre creduto, e contribuito con entusiasmo al progetto che mi è stato prospettato". Andrea Coccioli, Assessore alle Politiche Giovanili, non nasconde la soddisfazione per il risultato conseguito dal suo Assessorato, dall'amministrazione Montagna e, conseguentemente, dall'intera città.

Entusiasta anche il sindaco Cosimo Montagna: “Uno spazio di socialità per i giovani, un innovativo luogo di aggregazione, una scommessa sulla creatività delle giovani generazioni. Serve tanta progettualità per attrarre finanziamenti per lo sviluppo di nuove idee ed è questo che si sta facendo”.

Soddisfatto anche l'autore del progetto, il  28enne galatinese Alessandro Martines, che ricorda come sia stata una "progettazione partita completamente dal basso, dal confronto tra giovani del territorio e dall'osservazione delle migliori pratiche da tempo presenti nelle grandi realtà italiane ed europee. Tanti giovani professionisti e manager galatinesi, professionalmente impegnati nelle principali città italiane, hanno già dato la loro disponibilità a sostenere il progetto. Questo consentirà di dare, sin da subito, a questo piccolo hub periferico un respiro e un network nazionale ed internazionale".

L'inizio dei lavori di recupero dell'immobile avverrà non appena arriverà il via libera dal Ministero.
Cordiali saluti

Andrea Coccioli
Assessore LLPP, politiche giovanili e sport.
Comune si Galatina

 

«Nella piazza di Santa Caterina, infatti, sorge il tempio gotico dello stesso nome, innalzato da Raimondo Orsini principe di Taranto. Al primo guardare il gran finestrine e la porta maggiore di questa chiesa, ti si rivela un’eccellenza artistica non comune. Bella e dignitosa ne è l’architettura; bellissimi gli affreschi. Dall’osservazione de’ quali si rileva che, pitturata una prima volta in antico, fosse stata a presso restaurata, e sulle primitive pitture non piaciute venissero eseguiti novelli affreschi; i quali evidentemente appartengono alla Scuola di Giotto. Nel coro esiste una tomba, di cui la scultura, massime i capitelli delle quattro colonne, sono pregevolissimi: si dice conservar visi il corpo del Principe Orsini. Di rara bellezza e di altezza non comune è poi un calice finemente cesellato, che oggi il municipio conserva gelosamente. Bellissimo è questo tempio nella sua nave maggiore; sublime in tutte e cinque le sue larghe e malinconiche navi. Sarebb’egli campo vergine e profittevolissimo agli studi e alla critica di qualche valente artista». Sono queste le parole del noto concittadino Pietro Siciliani che, pur con qualche imprecisione storica, per primo, parlò della nostra basilica ne Ai popoli Salentini e al Gonfalone di Galatina (1865), e lo fece davanti all'Italia riunita, in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Dante del 1865. Basta questa breve descrizione, che segnalò Galatina all'attenzione nazionale, per capire il motivo per il quale la scelta del tema di apertura di Agorà – percorsi inVersi sia ricaduta su Santa Caterina di Alessandria. Agorà nasce dall’incontro di un gruppo di giovani amici, i quali intendono vivere il dialogo e intraprendere un percorso esperienziale che mescoli e fonda differenti multiversi. Agorà è una piazza nel senso originario del termine, un luogo d’incontro e di crescita, dove ogni universo interiore potrà mettere a disposizione dei convenuti il proprio bagaglio esperienziale e prenderne da quello degli altri, in un simposio di “verità”, ognuna con un proprio senso e un proprio fondamento, contribuendo così a inserire il proprio tassello di verità in una ricerca continua e inestinguibile.
Ideatori e organizzatori di questa “piazza culturale” sono Angela Beccarisi, Sandro Marasco, Daniela Bardoscia, Francesco Luceri e i giovani artisti di INgenio_la forma delle idee, nelle persone di Vittorio Carratta, Georgia Romano, Pierpaolo Briatico-Vangosa, Mariangela Cucco, Ermanno Scarcia e Francesca Marra, uniti da un intento comune di condivisione e partecipazione attiva alla vita culturale e civile.
Agorà propone un ciclo di incontri, aperti al pubblico, a scadenza bimestrale e inaugurerà il primo ciclo del 2012, sul tema Santa Caterina di Alessandria, tra fede, mito e realtà, con l’incontro Il Committente, l’Opera e l’Artista (gli affreschi di Santa Caterina), evento organizzato con la collaborazione di ART and ARS Gallery e che avrà luogo a Galatina il 28 dicembre 2011, alle ore 18.30, in Corso Umberto I. Ospite e protagonista della serata sarà l'artista Carlo Michele Schirinzi (classe 1974, nato ad Acquarica del Capo), talento emergente del nostro territorio che, con il suo Notturno Stenopeico (ispirato all’affresco raffigurante il Diluvio Universale, nella Basilica galatinese di Santa Caterina d’Alessandria) si è classificato al primo posto, assicurandosi il primo premio al XXVII Torino Film Festival, come miglior cortometraggio italiano. A seguito della proiezione delle tre opere dell’artista Notturno Stenopeico, Suite Joniadriatica e Prospettive in fuga si aprirà un dialogo che vedrà protagonisti lo stesso artista, Lorenzo Madaro, critico d'arte e collaboratore de La Repubblica Bari ed Ettore Marangi, frate minore, docente di teologia dommatica presso la facoltà teologica pugliese, che introdurrà la figura di Santa Caterina d'Alessandria.
Dell'opera di Schirinzi Notturno Stenopeico scrivono, su www.film.tv: «fotografie di sbarchi contemporanei s’intarsiano e mescolano all’affresco del Diluvio Universale rappresentato nella Chiesa di Santa Caterina a Galatina (lecce). La rianimazione/liquefazione delle immagini statiche di barche in mare è avvenuta attraverso filtri vitrei artigianali. La visione stenopeica è concentrata sui singoli volti in contrasto alle immagini prive d’identità ma far rivivere questa ciclica battaglia notturna e senza tregua». Enrico Ghezzi scrive ancora «solo difetto, che ancora sia filmato, e non troppo sfocato, e infine visibile e intitolato. Ma ci sembra di essere in marcia, occhio rotolante
dentro l’oscurità accecata. L’occhio, immagine fisica – da una concretissima scatola mentale – del cinema che è da sempre e che non sarà mai (o solo mai più) riconoscibile». La cittadinanza tutta è invitata a una partecipazione numerosa e attiva.


Per informazioni: agora.percorsiinversi@gmail.com; tel. 3297669635, 3881197170.

 
Di Redazione (del 22/02/2017 @ 23:13:43, in Comunicato Stampa, linkato 121 volte)

Dal palco di Sanremo, al convegno organizzato dall’associazione Agorà, in collaborazione con FamiliarMente, a Collemeto per discutere di “Bullismo e Cyber-Bullismo, riconoscere i segnali”. Saranno i ragazzi del movimento “MABASTA”, nato dall’iniziativa degli studenti che frequentano la seconda classe del “Galilei-Costa” di lecce, a portare nel dibattito l’insofferenza di tanti ragazzi come loro verso la violenza fra coetanei. L’appuntamento è per il 23 febbraio alle 17, nella sede dell'Associazione in via Padova 21 a Collemeto.

A discutere del problema sono stati chiamati: Alida Conte, psicologa, criminologa, mediatrice familiare e scolastica, specializzanda in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale; Luigi Miri, psicologo, educatore, specializzando in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale; Antonio Caputo, mediatore familiare, scolastico e penale minorile, esperto in problematiche legali collegate al problema.

Maddalena Mongio' 

 
Di Redazione (del 04/10/2013 @ 23:10:57, in Fidas, linkato 1183 volte)

DONAZIONE DEL SANGUE DOMENICA 06 Ottobre 2013 dalle ore 8,30 alle 11,30

Clicca qui per leggere il notiziario della Fidas leccese.

La FIDAS NOHA invita alla donazione del sangue che si svolgerà presso la casa del donatore in via Calvaro 15.
Tel. 0836.524092
E-mail: noha@fidasleccese.it
 
Di Albino Campa (del 24/05/2011 @ 23:10:42, in Comunicato Stampa, linkato 1484 volte)

Sabato 28 Maggio 2011 l’associazione “Città Nostra”, a conclusione del progetto Rifiutiamali, incontrerà gli alunni della scuola primaria 1° Circolo didattico di Galatina  per la “2° Giornata del Rifiuto d’Amare”.

L’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi sulle problematiche inerenti i rifiuti urbani e sulla necessità di differenziare, per produrne meno, trasformando quanto oggi è considerato una minaccia, per l’ambiente e per l’uomo, in una risorsa.

Negli incontri tenuti nelle diverse scuole nell’anno scolastico che sta per concludersi, si è riscontrato un forte interesse dei ragazzi ai temi proposti e, nonostante si trattasse talvolta di argomenti già affrontati con le proprie insegnanti, gli alunni hanno dimostrato di voler approfondire le loro conoscenze per acquisire un bagaglio di “buone abitudini” che permetta loro di contribuire a migliorare la situazione di disagio ambientale in cui versa il nostro territorio.

Anche per questa edizione di “Rifiutiamali” si è scelto di interagire con i ragazzi, oltre che con un’ adeguata parte teorica, anche attraverso attività pratiche che, sotto veste di gioco, tendano a meglio far acquisire le necessarie regole comportamentali quotidiane per ben attuare la raccolta differenziata. Infatti  la “didattica del fare” riesce sempre meglio a far passare quei concetti ascoltati tante volte, che spesso rimangono astratti. Nella giornata di sabato 28 Maggio p.v. le attività ludiche si svolgeranno nella Piazza Fortunato Cesari, adiacente alla scuola.

Per combattere il degrado del territorio è essenziale l’educazione ambientale, da promuovere in ogni modo ritenuto utile a raggiungere l’obiettivo. Anche quest’anno si è lavorato nell’intento di sensibilizzare i ragazzi un po’ più di quanto non lo siano già e nella speranza che essi possano veicolare le buone abitudini acquisite.

L‘ Associazione Città Nostra è un gruppo di liberi cittadini e chiunque nutra il desiderio di voler collaborare, proporre e creare insieme reali occasioni di riflessione e di crescita, può contattarci alla mail associazionecittanostra@live.it.

 Galatina 24 Maggio 2011

CITTÀ NOSTRA
Associazione di Promozione Sociale – Galatina (lecce)

 
 
Di Albino Campa (del 29/05/2014 @ 23:08:48, in Comunicato Stampa, linkato 867 volte)

Settemila mappe toponomastiche pronte per essere distribuite ai turisti e alle strutture ed esercizi ricettivi presenti su tutto il territorio comunale.

L’iniziativa, sicuramente innovativa nel campo della promozione della Città di Galatina, tanto da essere considerata tra le prime della Provincia di lecce, è stata lanciata dall’Assessore alle Attività Produttive, Turismo e Marketing Territoriale Alberto Russi, forte del successo avuto alla Bit di Milano del febbraio scorso e dei positivi riscontri degli operatori turistici più importanti lì presenti. 

L’obiettivo che si persegue è quello di instaurare un binomio vincente tra territorio e turista con lo scopo di agevolare la permanenza di quest’ultimo, mettendo a disposizione dello stesso percorsi studiati per la visita del centro storico e un supporto efficiente nel servizio di accoglienza da parte delle attività ricettive.

Le mappe, ribadendo gli stessi criteri adottati con la realizzazione della brochure voluta in occasione della Bit di Milano, sono dotate di codice QR, un strumento che consente di entrare in contatto con informazioni e funzionalità in modo rapido.

In merito a questa importante iniziativa, l’assessore Alberto Russi, nei giorni scorsi ha fatto pervenire nota agli esercenti di strutture ed esercizi ricettivi di Galatina sottolineando come l’Amministrazione comunale, con uno straordinario sacrificio economico, sia impegnata ad “offrire ai visitatori della Città un’ulteriore ed interessante servizio che Vi veda protagonisti, dimostrando altresì come, con azioni sinergiche, si pervenga ad una efficiente organizzazione dei servizi di ospitalità, prodromica all’incremento di presenza turistiche e dei periodi di soggiorno”. Sul codice QR, infine, ci ha tenuto a sottolineare che “Galatina è unica nella Provincia di lecce ad adottare questo sistema”.

 
Di Albino Campa (del 21/09/2011 @ 23:07:32, in Recensione libro, linkato 1475 volte)

Se c’è una cosa in libreria che mi dà il voltastomaco e mi fa stringere i pugni e digrignare i denti e che inevitabilmente a priori mi porta a non acquistare un libro è vedere quelle maledette fascette colorate avvinghiate alle copertine, come sanguisughe che ne azzoppano il fascino decimandone la capacità seduttiva. Scelte editoriali alquanto discutibili perché, diciamocelo francamente, bisogna essere alquanto sempliciotti per scegliere un libro solo per il fatto che milioni di persone l’abbiano già letto, o perlomeno acquistato, prima di noi oppure che l’autore abbia già scritto quel tale romanzo. 

Detto ciò, il libro che intendo presentarvi mi è stato regalato e come tale non poteva non avere un’orrenda fascetta gialla, che tra l’altro stona tantissimo con la copertina, che già di per sé non è il massimo. Io non l’avrei acquistato per i motivi di cui sopra, ma per fortuna esistono gli amici che a Natale non si dimenticano di noi. Potete quindi immaginare la faccia che ho fatto quando l’ho tirato fuori dalla carta regalo e orgoglioso me lo sono portato sotto il naso: era come se si ostinassero a gettare secchiate di rabbia e tristezza sul mio volto al solo scopo di distorcerne i lineamenti in una smorfia di disgusto. Fatica inutile però: vi sareste aspettati come minimo un urlo, un lancio fuori dalla finestra o in pasto a qualche cane o gatto, e invece ho riso di gusto leggendo le tre righe stampate su quella odiosa fascetta gialla: “I milanesi sono tosti come i rovi negli anfratti ed hanno ben donde d’esserne fieri, ma un salentino a Milano è un girasole in cantina”.

Solo per questa ragione non l’ho strappata quella orribile fascetta, ma non la potevo nemmeno lasciare lì dov’era per una questione di coerenza: quindi l’ho usata come segnalibro e mi ha accompagnato di pagina in pagina nella piacevole lettura di “lecce – Ravenna. Andata e ritorno” di Maurizio Monte (Edizioni Clandestine, pp. 152, 2006). L’ho letto d’un fiato e mi ha fatto ridere, sognare, riflettere e anche piangere. E mi è venuto da pensare che delle volte un libro è in grado di sceglierti tra milioni di lettori, magari ti indica con l’ausilio di qualche fascetta colorata e tu gli corri incontro, lo apri e ti lasci accarezzare dalle storie che scorrono impetuose tra le sue righe.

Il libro di Monte l’ho fatto mio, me ne sono impossessato a tal punto che Demenzano, il paesetto dell’estremo sud-est Italia in cui è cresciuto il protagonista del romanzo, è diventato il mio paese; mi sono identificato nei giovani che vivacchiano nella piazza assolata, spaesati, aspettando che il lavoro li caschi sui piedi e che un bel giorno decidono di prendere il primo treno per il Nord. Allora scappano via ricolmi di odio per quella terra che dopo averli cresciuti ora non è in grado di regalarli un futuro e li abbandona per strada. Partono certi di non voler far più ritorno a casa, sicuri di riuscire a dimenticare.     

Quello che ci racconta il brindisino Monte, con uno stile abbastanza ricercato e mai banale, è una favola (con morale esplicita) che noi salentini conosciamo bene e che ha come titolo “emigrazione”. È la storia di un certo Saverio che è costretto a scappare dalla sua terra, a sfuggire a quel circolo vizioso che si chiama precariato. Arrivato a Ravenna però la nostalgia inizia a scavare tra i sui ricordi e porta a galla suoni, odori, immagini, sentimenti di un estremo sud che non aveva mai apprezzato appieno, ma che ora nella caotica città emiliana rappresentano il miraggio che gli da la forza per andare avanti.

Un mélange di aneddoti, descrizioni minuziose e intelligenti aforismi, con contorno di denuncia sociale, fanno di questo romanzo un libro che vale la pena leggere. Pazienza per la fascetta colorata!

Michele Stursi
 
Di Antonio Mellone (del 07/02/2014 @ 23:06:34, in NohaBlog, linkato 1491 volte)

Martedì mattina, 4 febbraio 2014, un collega sottopone alla mia attenzione una pagina del più diffuso giornale locale, cioè “Il Quotidiano di lecce”, o “Nuovo Quotidiano di Puglia”, o come diavolo si chiami, indicandomi un trafiletto in cui si parlava di Noha.

Il collega sa bene, e da tempo, che ho una certa idiosincrasia nei confronti di quell’ammasso di morbida carta a più veli (a mio avviso ottimo per la differenziata) e non tanto perché di proprietà della famiglia Caltagirone (sì, l’Azzurra, figlia di Francesco Gaetano, e moglie in seconde nozze - i valori della famiglia! - di Pier Ferdinando Casini - in nomen omen), ma perché, davvero, preferisco impiegare i ritagli delle mie ore nella lettura di ben altre penne. Non si tratta di snobismo, ma, diciamo così, di personale allocazione ottimale di una risorsa sempre più scarsa come il tempo.

Comunque, quando si tratta di Noha, metto da parte ogni remora, supero ogni barriera architettonica, abbatto steccati e cancelli, e mi fiondo voracemente nella lettura di ogni riga, ogni parola, ogni sillaba che la riguardano, fossero pure vergate, queste righe, sulle superfici più impensate o improbabili del mondo, ovvero riportate su giornali satirici (come in questo caso).

Stavolta, il suddetto collega, inconsapevole, m’ha posto sotto gli occhi un esilarante articoletto, senza firma (per fortuna dell’autore) dal titolo “Primule e lampade per la vita e un premio a don Coluccia” (cfr. il pezzo originale riportato di seguito), in cui l’anonimo “giornalista” (con le virgolette), ovvero pseudo-giornalista (senza virgolette), si esibiva nella descrizione puntuale di un evento che ha avuto luogo a Noha nel pomeriggio inoltrato di domenica 2 febbraio 2014. Così si esprimeva il nostro veggente al passato prossimo: “Domenica sera, invece, Casa Betania ha lanciato 45 lampade volanti, accompagnate da una coreografia di danza sui trampoli […]. Musica ed artisti di strada […]”. Notare l’avverbio invece che rende il tutto più verosimile.

Peccato che domenica sera lo spettacolo in programma de quo non ha avuto luogo per via della pioggia. Anzi è stato rimandato a domenica prossima.

Chissà cosa avrà visto di volante l’anonimo cronista (forse degli asini), o chi si fosse mosso sui trampoli (forse lo stesso “letterato”), e dove l’elzevirista avrà incontrato gli artisti di strada (come lui), o quando il poveretto avrà scorto non uno ma ben “2000 lumi, forniti da Casa Betania, accesi dalle famiglie di Noha e esposti alle finestre delle case [sic!]”, per parlarne così compiutamente. Anzi convintamente, dettagliatamente, qualunque-mente (“mente”, stavolta, è voce del verbo).

Dopo il famoso the future in the past (noto nella grammatica inglese), questo genius loci ha inventato the past in the future (ormai noto nella idolatrica pugliese). 

*

Il giornalista, l’abbiam ripetuto un milione di volte, dovrebbe essere un whatchdog (cane da guardia) e non un hotdog; così come il giornalismo non può essere un copia-incolla continuo, o il riporto di un comunicato stampa.

Purtroppo per questi pseudo-giornalisti nostrani, la verità brilla della sua stessa perspicuità, e non manca mai all’appuntamento delle loro figuracce.

*

Poi uno dice che il sottoscritto legga solo “Il Fatto quotidiano”.

Ma, signori, secondo voi non è meglio il Fatto che il distratto, il contraffatto, l’accatto, anzi il mentecatto Quotidiano?

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 06/05/2013 @ 23:06:07, in NohaBlog, linkato 1367 volte)

Per questo benedetto Mega-parco di contrada Cascioni da colare in breve tempo nella bellissima campagna intorno a Collemeto, sono stati usati svariati Mega-pixel di amenità su alcuni siti internet locali, tanto che non si sa più cosa pensare.

Tranne Noha.it, che “per fortuna non consulta nessuno”, e qualche altro blog semiclandestino, nessun altro sito comunale sembra stia rompendo l’anima ai tranquillissimi galatinesi ed al loro silenzio-assenso con la storia di questa Mega-cazzata. Anzi.

Non avendo il nostro sito la velleità di fungere da clone dell’Incensiere della Sera on-line, o di altri tromboni, e non curandoci noi altri delle pseudo-invettive di qualche sparuto consigliere comunale dal coraggio alla don Abbondio e dalla sintassi malferma, possiamo permetterci il lusso di parlarne senza il bisogno di scappellarci di fronte ai signori del potere del Mega-inciucio, ormai vivo e vegeto e con tanto di supporters anche a livello comunale grazie proprio alla magica Pantacom.

Ma questa non è che la prima delle magie del taumaturgico Mago-parco (che farebbe impallidire, come vedremo, addirittura il campo o il parco dei miracoli del gatto e la volpe del Collodi).     

Politici (ormai senza più codazzo), economisti, blogger, giornalisti-iscritti-all’albo, artigiani, commercianti pentiti, folle di martiri dalla firma pronta, disperati alla canna del gas, narratori e poeti (per i quali il naufragar è dolce in questo mare di cemento) si son messi a magnificare le potenzialità prodigiose quasi soprannaturali della polverina bianca o grigia (ci riferiamo al cemento e non ad altri tipi di polverine) da utilizzare per quest’opera faraonica in grado di risolvere in poco tempo i problemi di tutti.

Sicché grazie a questo Mago non parco di “ricadute” e “volani per lo sviluppo” ci sembrerà di vivere nel paese del bengodi, senza alcun problema di sorta pronto ad assillarci.

A pensarci bene qui è tutto un magia, un miracolo, un prodigio portentoso (e non stiamo certo parlando dell’unione destra e sinistra: questa è roba arcinota e vecchia da decenni). Qui il vero fenomeno soprannaturale è il fatto che, a quanto pare, sia sufficiente una Pantacomica qualsiasi, senza soldi, e pure inattiva (ma a condizione che sia dei Perrone, da non confondere con i Mellone), una società in cui i soci abbiano investito ben 35.000 euro di soldi propri in capitale sociale, ridotto per perdite a poco più di 3.000 euro (ma cosa vuoi che siano queste inezie da legulei o da ragionieri pidocchiosi di fronte alla meraviglia della “nuova occupazione”), una “limitata” senza alcun dipendente, senza alcuno straccio di garanzia o credenziale, senza alcun fido bancario in essere, possa effettuare un investimento di decine di milioni di euro e darci un bel po’ di capitali finanziari e posti di lavoro. 

Sì, questi spenderanno milioni di euro attinti ovviamente dal pozzo di San Patrizio, e dunque “verranno a portarci ricchezza”. Tanta. Certo, come no. Non vedono l’ora.

Non ci dormono la notte, questi signori, per portarci la ricchezza un giorno sì e l’altro pure e soprattutto la fine della disoccupazione frizionale (anzi frazionale). Non sanno come fare per arricchirci nel migliore dei modi. Magari alle casse, anziché farcela pagare, ci doneranno pure un bel po’ di merce (rigorosamente 3X2), oltre ad un sacchetto con un po’ di moneta contante: insomma soldi a palate, anzi soldi e patate (patate di Galatina prodotte ormai in Tunisia per via della penuria di terreno galatinese).

E dopo i soldi, i posti di lavoro. Ce n’è per tutti. Ma prima per quelli di Collemeto. Ciò che è giusto è giusto. I sacrifici e l’eroismo di 800 santi martiri, vanno premiati con diritto di prelazione. Ben 200 posti di lavoro a tempo indeterminato pioveranno dal cielo come la manna. Nel primo “progetto” si parlava di 300 incarichi. Ma non ci attacchiamo a queste cose: evidentemente 100 collemetesi, li avranno licenziati ancor prima di assumerli.

Ed infine ci sarà da mangiare e festa tutto l’anno (e ogni Cristo scenderà dalla croce).

Dunque, ricapitolando, i benefici saranno per tutti: per i disoccupati (che così scomparirebbero dalla porta del bar, o addirittura dalla faccia della terra), per gli artigiani (che avrebbero finalmente lavoro a iosa, e soprattutto pagato puntualmente, e non come avviene ora al tempo del “poi”, cioè “mai”), per l’economista per caso (che ti giustifica lo scempio ad un fischio da casa sua con la storia delle file sulla lecce-Brindisi), per il comune di Galatina (che con gli introiti stratosferici per tasse, imposte, contributi e Imu-senza-restituzione avrebbe soltanto benefici, entrate, e dunque alcuna uscita e soprattutto fondi a palate e nessun grattacapo per i suoi investimenti: ecco perché il mago-porco è “di interesse pubblico”), per il consumatore (che troverà il suo punto G alla fine della parola shopping, e che finalmente non dovrà più fare un viaggio assurdo a Surbo o poverino a Cavallino – che fa anche rima - incolonnandosi in estenuanti file per acquistare la mozzarella in offerta speciale - ma soprattutto per andarsi a sgranchire le gambe, di domenica e nelle altre feste comandate, quando non si sa proprio cosa fare - leggere un libro, no eh?), del politico (che non sarà più assillato dai postulanti in cerca di uno straccio di occupazione e che verrà riconfermato al rispettivo seggio senza dover più promettere l’impossibile), per il resto del mondo (che non vede l’ora che a Collemeto si realizzi questo “bene comune”)…

     *   *   *

Il vero miracolo, la vera magia avverrà forse quando ci sveglieremo - noi ed i nostri pollitici - dal torpore che ci ha colpiti nel corso di questo secol superbo e sciocco; quando capiremo di aver visto per troppo tempo un film di Pantascienza; quando palazzo Orsini sarà diventato davvero un palazzo di vetro (e non nel senso della sua fragilità); quando grazie alle larghe intese se non l’unanimità almeno la stragrande maggioranza dei cittadini degni di questo nome grideranno all’unisono: “GIU’ LE ZAMPE DALLA NOSTRA TERRA, GIU’ LE MANI DA CONTRADA CASCIONI”; quando ci sarà chiaro una volta per tutte che non potremo mai essere assolti per non aver compreso il fatto.

Antonio Mellone

 
Di Fabrizio Vincenti (del 17/10/2012 @ 23:04:04, in Cronaca, linkato 1543 volte)

Corre voce che in Salento, qualche spettabile medico, impiegato di turno presso le varie aziende ospedaliere, che ricordiamolo bene sono strutture pubbliche, finanziate con soldi pubblici (cioè nostri), nonostante ci si presenti con la ricetta dopo anche svariate settimane di attesa per un controllo, richieda agli sventurati pazienti, preoccupati per le loro diagnosi, soldi in contanti. Ricordiamo bene a tutti quanti che i medici impiegati presso le aziende ospedaliere già percepiscono uno stipendio di tutto rispetto (provate a spulciare le loro retribuzione su internet, sono pubbliche) e non possono ASSOLUTAMENTE chiedere denaro quando visitano nel mentre sono impiegati di turno presso un’azienda pubblica come può essere un nosocomio. Poiché regna tanta omertà, ed è quella che rende il sud come il nord una schifezza, si invitano tutti gli sventurati di turno, senza aspettare sempre Striscia la Notizia, ad andare direttamente dal comando della Guardia di Finanza più vicino e denunciare questi criminali senza scrupoli, senza farsi tanti problemi. Nessuno può chiedervi altri soldi se è impiegato di turno presso una struttura sanitaria pubblica se non il ticket sanitario che tutti ben conosciamo. E se i genitori o i nonni sono un po’ troppo distratti su questi aspetti, ci pensino i figli o i nipoti ad indottrinarli perché è ora che questi soprusi finiscano una volta per tutte. E se mai dovreste sottoporvi a visita medica privata, richiedete sempre, dopo aver già pagato (in modo che nessuno vi imbrogli con lo scherzetto che “con la fattura costa di più”), la ricevuta fiscale ai medici, ai fisioterapisti, ai cardiologi, ai dermatologi, ai dentisti e a tutti quelli che sono tenuti a rilasciarvela PER LEGGE, e che con i nostri soldi si costruiscono quelle belle ville che vedete in pietra leccese e che tutti invidiamo. Ricordiamoci che le cose si cambiano a partire dal quotidiano e dal nostro piccolo. Denunciate le ingiustizie se credete di essere onesti!

Si prega di dare massima diffusione a questo messaggio.

Fabrizio Vincenti

 
Di Albino Campa (del 03/07/2012 @ 23:04:00, in Eventi, linkato 1296 volte)

E’ stato presentato oggi presso la sala convegni del convitto Palmieri a lecce il progetto estivo Open Days della regione Puglia in collaborazione con Puglia Promozione.
Per 13 settimane aperture straordinarie in notturna dei luoghi più belli di Puglia: il giovedì sarà dedicato alle masserie didattiche, il venerdì alla scoperta di parchi, sport,e natura, il sabato chiese e musei aperti. Open Days ha una caratteristica: è totalmente gratuito e vuole anzitutto stimolare la conoscenza da parte dei pugliesi degli straordinari tesori che insistono sulla regione. Non solo, Open Days sarà anche un punto di riferimento per tutti i turisti che sceglieranno la Puglia come meta turistica per la loro estate.
Anche Galatina è stata coinvolta nel progetto Open Days e la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria osserverà un’apertura straordinaria serale fino alle 21.30. Dal 7 luglio si potranno ammirare anche di sera gli splendidi affreschi quattrocenteschi, ogni sabato per 13 sabati consecutivi.
Un appuntamento che potrebbe diventare anche un appuntamento per tutta Galatina ed in particolare per il suo centro storico.
Ed e’ qui che suona il tasto dolente: dobbiamo, ancora una volta, segnalare l’estremo degrado nel cuore pulsante del centro storico di Galatina. Mi riferisco allo squallido spettacolo di Vico Crocifisso ed un tratto di Via del Balzo in cui i terribili odori, percepibili anche dalla più frequentata via Robertini, le scritte sui muri, porte spalancate in cui regna sovrana sporcizia e disordine, non potrà aiutare di certo “il turista felice” che verrà a visitare Galatina. Telecamere a circuito chiuso, quotidiana sorveglianza e, soprattutto,  pulizia potranno aiutare a prevenire atti di vero e proprio vandalismo ai danni di un patrimonio comune.
So che l’amministrazione è molto sensibile e saprà trovare la giusta soluzione. Auguro un buon lavoro a tutti  per questa estate galatinese già iniziata.

 
Di Redazione (del 15/04/2015 @ 23:01:02, in Comunicato Stampa, linkato 709 volte)

Cento anni fa da Galatina, come dal resto d’Italia si partì per la guerra, la “grande guerra” che si immaginava in realtà breve e che fu una carneficina dalle dimensioni mondiali. A salutarli in partenza per il capoluogo in treno, il 25 maggio del 1915, il Sindaco della città Vito Vallone e parenti, amici e curiosi. E tra i milioni di esseri umani, militari e civili, che trovarono la morte 615.000 furono gli Italiani e 325 i Galatinesi. Arida e fredda contabilità da cui però occorre ripartire per ricostruire la memoria della comunità che guardando al passato costruisce, insieme, un futuro di speranza. Ecco perché si è voluto cento anni dopo “partire per la pace” con una delegazione dei giovani che frequentano gli Istituti di Galatina.

Questo lo spirito con cui la città di Galatina, nell’ambito delle celebrazioni internazionali per il centenario della Prima Guerra Mondiale, ha voluto fortemente sostenere e promuovere, quale momento di riflessione storica sull’evento, la partecipazione degli  studenti degli Istituti che hanno inteso aderire: il Liceo Scientifico “A. Vallone”, il Liceo Classico, Artistico e delle Scienze Umane  “P. Colonna” e l’Istituto “Falcone e Borsellino” di Galatina, insieme ad una delegazione comunale, al Meeting della Pace che si terrà a Udine e Gorizia il 17 e 18 aprile prossimi a cento anni dalla prima Guerra Mondiale.

Il Meeting di Pace nelle trincee della Grande Guerra è promosso dal Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la Pace e i diritti Umani con sede a Perugia, unitamente ad altri Enti ed Organismi nazionali e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

Il Comune di Galatina – Assessorato alla Cultura -  dando seguito al protocollo sottoscritto  nell’autunno scorso relativo al progetto didattico – scientifico triennale “Cento anni fa … la grande Guerra”, ideato e proposto dal Centro di Studi e Relazioni Atlantico Mediterranee (CESRAM) presidente la Prof.ssa Giuliana Iurlano, con Intercultura Onlus, insieme ad altri Soggetti come l’Università del Salento, la Prefettura, la Provincia, l’Ufficio scolastico territoriale di lecce, il Comune di lecce, il Centro di Documentazione Storica sulla Grande Guerra (Comune di San Polo di Piave) CEDOS, Archivi di Stato e Archivi Privati, Museo Castromediano, progetto inserito nell’ambito delle Manifestazioni Nazionali per il centenario della nascita dell’Associazione Internazionale AFS (American Field of Service-Intercultura) con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, della Provincia Autonoma di Trento, Comuni di Trento e Rovereto, del Comitato per il Centenario della Prima Guerra Mondiale (istituito dal Governo italiano il 3 novembre 2013), ha voluto garantire la propria presenza ad Udine per educare i giovani cittadini a riflettere e sviluppare una coscienza critica nella lettura degli avvenimenti storici.

Esperienza di vita che si rende possibile grazie anche alla sponsorizzazione della ditta Tundo Vincenzo Autoservizi che ha messo a disposizione un pullman GT e ad un contributo della Banca Popolare Pugliese.

“Protagonisti – come spiega l’assessore Vantaggiato - saranno i giovani che si incontreranno da tutta Italia nelle trincee della prima guerra mondiale per dare voce alla pace, contro tutte le guerre, la violenza e il terrorismo. In collaborazione con le scuole e gli operatori culturali interessati si è inteso sviluppare il tema delle barbarie della guerra con riferimento alle stragi passate e presenti e al recupero delle storie dei nostri Caduti”.

Il programma prevede, tra i momenti più significativi, i Laboratori di Pace e la marcia per la Pace nella città di Udine il 17, ed i Laboratori di Pace, dialogo e fraternità a Gorizia sulle trincee della prima guerra mondiale la mattina del 18.

Il Raduno per la partenza a cui è invitata tutta la cittadinanza oltre alle Associazioni cittadine già coinvolte nel progetto pluriennale, avverrà giovedì 16 alle ore 8.30 presso il Monumento dei caduti in Piazza Alighieri, il Sindaco Cosimo Montagna saluterà i partecipanti che partiranno al fronte della prima guerra per questa importante “missione per la pace”.

Comune di Galatina
 
Di Fabrizio Vincenti (del 08/11/2012 @ 23:01:01, in NohaBlog, linkato 1402 volte)

Qualche giorno fa ho assistito alla presentazione di un libro edito dal gruppo Mondadori che raccoglie tutti gli scritti di Eugenio Scalfari, con la partecipazione di Paolo Mieli, all’interno del Cinema Teatro di lecce. Quando è stata comunicata la notizia della condanna di Berlusconi a quattro anni di reclusione, la platea si è scatenata in un fragoroso applauso, seguito dalla voce dei due intervenuti, Scalfari e Mieli, i quali sostenevano che fosse finita un’era. E come non credere loro! Poi Scalfari, nel suo excursus sulla storia d’Italia, ha detto che la politica italiana è come un fiume carsico che a volte scorre sotto terra e a volte riaffiora per cogliere ogni scintilla di populismo. Ma la cosa che più mi ha convinto è stata l’affermazione che l’Italia non è mai esistita - l’Italia come Stato si intende - poiché i cittadini non hanno mai sentito lo Stato come proprio. Neanche i più grandi geni italiani, i più illustri letterati e artisti sono mai stati dei veri nazionalisti/patriottici, condizionati soprattutto dalla nostra atipica storia. L’italiano è sempre stato individualista poiché non ha mai  incarnato un senso di collettività. Lo Stato non esiste, e se mai dovesse esserci, sarebbe nostro nemico. Se queste sono le premesse individuate da uno dei più grandi giornalisti di sempre, di cui riconosco l’importanza e l’influenza, allora non ci rimane altro che fare i bagagli e scappare quanto più lontano possibile. Ora il problema si fa molto serio. Se l’Italia non esiste per gli Italiani, qual’é la prerogativa per una corretta politica sociale? Nessuna. Conclusione non attribuibile al pensiero di Scalfari bensì al mio: la politica in Italia la si fa per se stessi, privi del senso più nobile e comune attribuibile alla stessa Politica e cioè il benessere della collettività. Se le premesse sono queste, e sono pessime, e le conclusioni sono altrettanto scontate ed evidentemente deleterie, a cosa serve ormai elencare i possibili rimedi se gli stessi non si auspicano per abitudini acquisite di clientelismo, corruzione e interessi di economie e mafie? Se bastasse cambiare soltanto i politici la soluzione sembrerebbe possibile. Ma così non è. Non basta sostituire le persone mantenendo uguali le premesse e supportando le medesime conclusioni. Il cambiamento avviene alla radice poiché, somministrando continuamente il concime sbagliato, la pianta finirà col seccare del tutto. E da troppi anni ormai si inietta nel sociale sempre la stessa dose di veleno che, a furia di assuefarsi,  ha reso il disgusto saporito al palato. Poniamo la questione in altri termini: è come ci vogliono far credere e che cioè ad un tratto, per opera di un ignoto Houdini, i soldi sono scomparsi nel nulla, volatilizzati, o quella ricchezza, la stessa quantità che c’è sempre stata, è sempre mal distribuita? Non c’è storia, è vera la seconda; traduco: ingiustizia economica e sociale. Ma in fondo la democrazia è bella poiché ognuno può dire la propria; peccato però che qualcuno si è dimenticato che oltre a poter dire qualsiasi cosa in democrazia, si potrebbe e si dovrebbe anche provare a passare dalla contemplatio all’actio poiché siamo pieni di bravissimi oratori e di pessimi faccendieri. Continuo a sperare però che i giovani e i loro strumenti salveranno questo nostro Paese e questo nostro mondo, rimembrando quella frase di quel qualcuno che si faceva legare alla sedia pur di perseguire il suo obiettivo, pronunciando come un mantra sempre la stessa frase: “Volli, sempre volli, fortissimamente volli” (V. A.). Fortunatamente qualcuno più attendibile di noi altri, che sosteniamo questo, disse che sarà la perseveranza a salvare questo nostro mondo. E se a Noha la vecchia scuola elementare è chiusa per l’assenza di una cabina elettrica, le nuove case sono addossate a beni storico – culturali di inestimabile valore, tutte le strade sono impraticabili, le rotonde non illuminate e addobbate per Natale con erbacce alte due metri, marciapiedi inesistenti e iniziative culturali scarse o poco frequentate, presepi viventi sospesi senza apparente motivo, noi vogliamo continuare a perseverare. Forse qualcuno ci dirà che le priorità sono altre, senza specificare come al solito quali siano. Qualcun altro dirà che le casse dei comuni sono vuote anche se, all’improvviso, salta sempre fuori qualche forziere nascosto nella stiva per la gioia di pochissimi. Io, nonostante tutto questo, voglio continuare a credere e persevererò fino alla fine.

Fabrizio Vincenti

 

Due indizi non fanno una prova, ma tre o magari quattro? Noi crediamo di si.

Oramai solo chi non vuol vedere non vede: l'UDC è organico alla maggioranza che sostiene l'amministrazione Montagna e l'assessore De Donatis, già presidente del circolo UDC di Casarano, ne è il garante in giunta.

(http://udccasarano.blogspot.it/p/chi-siamo.html)

 Qualche giorno fa è andata in scena, nel più classico dei teatrini della vecchia politica partitocratica, un’altra commedia nel Palazzo della Cultura quando l’amministrazione Montagna ha permesso, con spese a carico dei galatinesi, ad un dinosauro della prima Repubblica, già presidente dell'UDC (che coincidenza !), ed ai suoi contigui locali di camuffare da intervento culturale un comizio preelettorale a sostegno delle idee del proprio partito. Un intervento non da studioso, quale l’occasione richiedeva, ma molto più semplicemente un comizio di parte.

 Nulla contro il Dott. De Donatis, ma non si capisce perché il Sindaco Montagna neghi l’evidenza dei fatti.

A voler ricordare gli eventi è immediato collegare il centro sinistra tra i principali artefici della caduta dell’amministrazione Coluccia e allora il problema sulla coerenza si palesa con clamorosa evidenza.

Esiste tanta ipocrisia quando si negano sudditanze leccesi che prevedono accordi ed alleanze sottoscritte nelle segreterie dei partiti, con buona pace di quella parte della sinistra, oggi messa all'angolo, che tanto ha vantato una vittoria elettorale figlia dell'omogeneità della coalizione e senza inciuci.

Lo avevamo segnalato sin da subito e per nulla convincente ci era apparso il tentativo di negare l'evidenza da parte del Sindaco per una nomina che mascherata da "amicizia personale" era il risultato di un favore ricevuto e da ripagare. La conseguenza è che ancora una volta la città si ritrova a pagare per garantire interessi extracittadini, stile direttore generale, che, giorno dopo giorno, occupano tutto quello spazio lasciato libero dal vuoto che la politica galatinese regala.

 Abbiamo letto la banale risposta del Sindaco ad un nostro comunicato che auspicava una gestione della cosa pubblica più vicina allo stato di sofferenza che vivono i cittadini, abbiamo letto della nomina del vigile ecologico che sottrae una unità al servizio attivo già deficitario della CSA, abbiamo assistito ad un Consiglio Comunale dove tutti i gruppi politici di maggioranza hanno sponsorizzato e votato per l’assunzione di 2 dirigenti comunali e contestualmente chiedevano sacrifici ai galatinesi con l'aumento massimo possibile delle aliquote IMU per garantire gli stipendi a quest’ultimi.

 Ai galatinesi allora diciamo che la prossima rata IMU, proprio sotto le festività natalizie, è il regalo che quest’Amministrazione ci fa per onorare gli impegni di accordi elettorali sottoscritti ancora una volta in quel di lecce.

 Il pensiero non può che scivolare sul costo di circa € 200.000,00 all'anno per le 2 assunzioni dirigenziali, ma anche alla disastrosa condizione dell’Ente Fiera sulla quale poco o nulla è dato di sapere per poi passare ancora sulla CSA per la quale il Sindaco Montagna aveva preso l' impegno di chiusura e invece oggi si fanno programmi di spesa per circa € 300.000,00. Quella CSA guidata da un Consiglio di Amministrazione inadempiente, nominato dalla contestata amministrazione Coluccia e che oggi non si tocca, ma per non contrariare chi ?

 Tutti argomenti, sui quali abbiamo già fatto le nostre valutazioni, che porremo all’attenzione della città nuovamente e dettagliatamente. Sono troppo importanti per essere trattati in poche righe, meritano la massima attenzione dei galatinesi.

 Per il bene di Galatina noi ci auguriamo che il Sindaco Montagna riveda la sua idea di "Rinascita" della città, mantenendo l'impegno preso in campagna elettorale attuando "la buona politica ora" nella più totale trasparenza con chiarezza politica ed amministrativa.

 
Di Albino Campa (del 30/03/2010 @ 22:59:55, in Politica, linkato 2228 volte)
Comune di GALATINA
percentuale votanti: 76,39 %
elettori: 24426
votanti: 18661
schede bianche: 317
schede nulle: 429
schede contestate: 0
sezioni parziali liste candidato: 28/28
sezioni parziali liste consiglio: 28/28
seggi spettanti: 20
MAURIZIO FEDELE
Data di nascita: 23/11/1946    Luogo di nascita: GALATINA LE
610634,08
ListeSeggiVoti%
IL POPOLO DELLA LIBERTA'379822,50
LISTA CIVICA I GALATINESI11196,63
LIBERTAS DEMOCRAZIA CRISTIANA5423,21
LISTA CIVICA FEDELE5052,99
LA DESTRA - ALTRI4862,88
GIOVANNI CARLO DETTO GIANCARLO COLUCCIA
Data di nascita: 08/04/1959    Luogo di nascita: GALATINA LE
565131,54
ListeSeggiVoti%
PARTITO SOCIALISTA ITALIANO12597,46
IO SUD12597,46
LISTA CIVICA PROGETTO POLIS11686,92
UNIONE DI CENTRO9445,59
DANIELA VANTAGGIATO
Data di nascita: 26/06/1954    Luogo di nascita: GALATINA LE
441324,63
ListeSeggiVoti%
PARTITO DEMOCRATICO250014,81
LISTA CIVICA GALATINA ALTRA8084,78
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA'5203,08
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI3151,86
DANIELA SODO
Data di nascita: 21/10/1963    Luogo di nascita: lecce
9125,09
ListeSeggiVoti%
LISTA CIVICA GALATINA IN MOVIMENTO10656,31
ROBERTA FORTE
Data di nascita: 26/12/1972    Luogo di nascita: GALATINA LE
8334,64
ListeSeggiVoti%
RIFOND.COM. - SIN.EUROPEA - COM.ITALIANI5863,47
 

Il Centro d’ascolto DNAdonna e il Centro Antiviolenza Malala Yousafzai dell’Ambito Territoriale Sociale di Galatina organizzano: One Billion Rising 2016 Galatina, flash mob.

Le Nazioni Unite stimano che, nel mondo, 1 donna su 3 sarà picchiata o stuprata nel corso della vita. Questo significa oltre 1 miliardo di donne e bambine.
Per chiedere di porre fine a questa violenza, la scrittrice statunitense Eve Ensler, fondatrice del movimento V-Day (movimento mondiale per la raccolta di fondi a favore delle donne vittime di maltrattamenti e violenze), ha ideato la campagna One Billion Rising dando vita, il 14 febbraio 2013, alla più grande manifestazione di massa nella storia dell’umanità: oltre 10.000 eventi in tutto il mondo, seguiti dai maggiori canali di informazione.
Attraverso il ballo, si dà voce ad una protesta creativa e non violenta, per rompere il silenzio e le catene.
Il flash mob avrà luogo anche a Galatina, in piazza San Pietro, domenica 14 febbraio alle ore 11.00. Nella piazza confluiranno due gruppi: quello delle donne (che muoverà dal Centro Antiviolenza Malala Yousafzai dell’Ambito Territoriale Sociale di Galatina) e quello delle e degli studenti (che si ritroveranno nello spazio antistante la Biblioteca Pietro Siciliani). Alla guida dei cortei, alcuni musicisti.
Ad attenderli in piazza, le Istituzioni aderenti alla manifestazione: la Regione, con l’Assessore al Welfare Salvatore Negro, la Provincia di lecce, con la Consigliera di Parità Filomena D’Antini Solero, il Comune di Galatina con l’Assessore alle Politiche Sociali Daniela Vantaggiato, i Sindaci dei Comuni dell’ATS di Galatina, i Servizi dell’ATS di Galatina, l’ASP Istituto Immacolata, il Progetto S.P.R.A.R./ARCI lecce e tutte le Associazioni partner del territorio.

Accanto ad essi, ci sarà il gruppo delle persone disabili che parteciperanno al flash mob nell’ottica della maggiore inclusione.

La regia del flash mob sarà curata da Chiara Dollorenzo, ballerina e coreografa di danza classica, contemporanea e di Community dance.
I gruppi saranno disposti in pattern nell’aera della piazza e balleranno sulle note di Break The Chain assieme agli astanti e agli intervenuti che vorranno partecipare.
Il tema della Rivoluzione, nel 2016, si focalizza sulle donne emarginate, sul dramma delle migranti, delle profughe, in particolare sulle donne e sulle bambine costrette a subire violenze in quel viaggio disperato, intrapreso per salvare la propria vita.

Questa giornata è dedicata,dunque, alla memoria di Nasra, la donna somala ritrovata morta pochi giorni fa sulla costa salentina. Cercava una vita migliore.

Attraverso il linguaggio universale della danza e per mezzo della libera espressione di corpi che occupano uno spazio pubblico in maniera gioiosa, inclusiva e partecipata, vogliamo sollecitare le coscienze ad ampliare il concetto di amore, a declinarlo in tutte forme di relazione sociale, a creare un nuovo paradigma di comunità in cui violenza ed esclusione non siano più contemplate.

Il CAV Malala - ATS Galatina.
La Coordinatrice dott.ssa Paola Gabrieli.

 
Di Antonio Mellone (del 06/03/2014 @ 22:56:32, in Compostaggio, linkato 1829 volte)

Leggendo i comunicati stampa stilati dalla Roberta sul tema del compostaggio, il primo dubbio che salta in mente è: ma questa ci è o ci fa? E considerato che i suoi compagni di merende a palazzo Orsini non battono ciglio (e a dire il vero nemmeno i membri mosci della sedicente opposizione) possiamo qui tranquillamente chiederci, includendoli tutti insieme appassionatamente: ma questi ci sono o ci fanno?

*

In uno dei suoi interventi così scrive la vice-sindachessa sui siti di Galatina e dintorni: “Come annunciato [dalla stessa infallibile papessa, ndr.] il Comune di Galatina ha formalizzato la sua candidatura ad esser sede di un impianto di compostaggio, con lettera del 15.2.2014 inviata al Presidente dell'ATO lecce, dott. Paolo Perrone [toh guarda, chi non muore si rivede: uno dei più illustri esponenti della famiglia proprietaria della Pantacom srl, quando uno dice il caso]. Con tale comunicazione il Comune [per favore, la prossima volta, dopo la parola Comune aggiungete l’espressione “tranne uno: Antonio Mellone”, che a questo punto sta seriamente pensando di cancellarsi dall’anagrafe cittadina, ndr.],  ha espresso, in linea con quanto previsto nel Piano Regionale dei Rifiuti, la volontà di realizzare sul proprio territorio un impianto di compostaggio integrato, che comprenda cioè sia la fase anaerobica che quella aerobica” [ma sì, mettiamo tutto insieme, non facciamoci mancare nulla, se è festa è festa per tutti, ndr.].

*

Poi uno per farsi un’opinione prova a leggere “il Quotidiano di lecce”, e si mette l’anima in pace. E sì, perché il lettore, poveretto, in quell’accozzaglia di carta, almeno nella pagina in cui si parla di Galatina, cosa ti trova? Ma ovviamente il riporto del comunicato-stampa della Roberta (con la sua bella foto sorridente - sempre quella) già apparso sui suddetti siti internet. Sì, signora mia, qui pare funzioni così: il giornalista-pubblicista-nostrano, anziché fare il cane da guardia dell’informazione (come richiesto dai manuali), sembra scodinzolare a destra e a manca come un qualsiasi cane da passeggio o da riporto. Con un bel copia-incolla, un po’ di virgolette e qualche frase a casaccio – e, già che c’è, allegando pure l’asserzione di qualche politico della sedicente oppositore - ti confeziona in quattro e quattro otto un bell’articolo-sandwich, pronto per l’uso promiscuo.

Peccato che il malcapitato lettore (ma certe volte uno se le cerca: ma cambi quotidiano, no?) scorrendo quelle locuzioni non ci capisca una beneamata mazza, e soprattutto non sia spinto a chiedersi se tra le righe dei comunicati di volta in volta scodellati urbi et orbi si nasconda qualcosa d’altro, come, per esempio, delle incommensurabili stupidaggini. Ma sai, ci sono giornalisti e “giornalisti”: i primi, senza virgolette, sempre più rari, di inchiesta; gli altri, con le virgolette, da siesta.

*

Ma se uno si studia ben bene le carte (diciamo che lo dovrebbe fare ogni cittadino degno di questa carica), si documenta, chiede informazioni agli amici, magari tra i ricercatori universitari (nelle facoltà di Chimica, di Agraria, di Ingegneria, per dire), oppure effettua delle ricerche un po’ più oculate in internet, capisce che qui c’è qualcosa che non quadra, e che soprattutto c’è poco da scherzare.

*

Intanto diciamo che il sistema aerobico e quello anaerobico - per il trattamento della frazione dell’umido dei rifiuti da trasformare eventualmente in fertilizzante - sono due cose diametralmente opposte [ma la Roberta vorrebbe farle tutte e due contemporaneamente, integrandole, ndr].

L’aerobico degrada la sostanza organica in modo, diciamo così, naturale, senza produrre gas combustibili. Questo sistema, se utilizza sostanza organica derivante da raccolta differenziata spinta, fatta per bene, produce fertilizzante ottimo per l’agricoltura, sotto forma di compost di qualità. Ma per questa roba non ci sarebbe il bisogno di creare un mega-impianto da 30.000 tonnellate. Solo i pazzi o i criminali auspicherebbero una cosa del genere [quindi si farà certamente qui da noi, ndr.]. Nei paesi dell’Europa del Nord, per dire, si usa compostare la materia organica a livello micro, di quartiere o al più di comune, e non macro con la creazione di ecomostri inutili, dannosi e costosi, come quello che si vorrebbe impiantare in chissà quale area del Comune di Galatina.

L’anaerobico, invece, agisce per lo più a caldo (azionando delle pompe di calore), e produce metano ed altri gas di scarico (dai quali i nostri amministratori, attraverso cogeneratori, pensano di ottenere energia termica, elettrica e soprattutto “pulita” – come se qui in Puglia non producessimo già quattro volte tanto l’energia di cui necessitiamo, con tutte le centrali elettriche che ci circondano: dal fotovoltaico all’eolico, senza considerare Cerano e compagnia bella. Volete scommettere sul fatto che questi per convincerci ci racconteranno pure la favola della riduzione del costo della bolletta energetica?). E poi con l’anaerobico bisogna per forza ragionare in termini di 30.000 tonnellate di rifiuti. Se fosse inferiore questo tonnellaggio il marchingegno rischierebbe di incepparsi.

Ma l’anaerobico, oltre ai gas, produce anche “percolato” (vocabolo derivante da per-colare, è intuitivo), una porcheria liquida che inquina il suolo e la falda acquifera per molti moltissimi anni.

Ma i danni non finiscono mica qui: il rifiuto esausto dell’anaerobico, poi, si fa finta di “stabilizzarlo” con l’aria (con successivo processo aerobico) al fine di ottenere un prodotto che in maniera truffaldina viene ancora una volta definito “compost”, ma che invece è una roba di infima qualità, o comunque di gran lunga inferiore al compost aerobico. Il più delle volte gli scarti di questo tipo di “compostaggio” sono dei nuovi rifiuti da portare ancora una volta – indovina dove? - in discarica. Si tratta di un materiale che se si utilizzasse nelle campagne provocherebbe la contaminazione del terreno e quindi delle piante, in saecula saeculorum.

*

Nei prossimi giorni torneremo in argomento: ci sono ancora un sacco di chicche da approfondire e raccontare a chi vuol intendere (agli altri è inutile ca li fischi). E non siamo che all’inizio di questa via crucis.

*

Ebbene sì, gli esponenti dell’amministrazione Montagna devono sudarselo per davvero questo Oscar per il loro nuovo film dal titolo: “La grande monnezza”.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 29/01/2013 @ 22:54:26, in Presepe Vivente, linkato 1606 volte)

Eccovi di seguito il dettaglio del discorso di Giuseppe Cisotta, del quale, sabato scorso - in occasione della stupenda (e molto partecipata) festa di ringraziamento presso la Masseria Colabaldi indetta per l'ottima riuscita del presepe vivente di Noha - è stato pronunciato a braccio un condensato molto sintetico per via dell'emozione dell'interessato

Buonasera a tutti, e grazie per aver accettato l’invito per questa serata, spero piacevole per tutti.
Il presepe vivente di quest’anno, a detta di molti, è stato un presepe da dieci e lode. Quello che fino ai primi di novembre sembrava impossibile, nell’arco di un mese e mezzo è diventato realtà. Come per miracolo.
Ho visto volti sereni e volti preoccupati, voci fiduciose e voci sfiduciate. Non so se, all’inizio, io facessi parte dei primi o dei secondi.
Ma poi, superata ogni barriera, grazie a voi, ho visto finalmente donne e uomini lavorare con armonia. Non più facce contrite o arrabbiate, e non più voci di capi o duci, ma persone unite da un solo obiettivo: l’amore per noi, per Noha, per la nostra comunità, nel vero clima natalizio.  
E’ stata, anche quella di quest’anno, un’esperienza bella, esaltante, una sfida contro noi stessi, superata grazie a tutti.
Se dovessi qui ringraziare uno per uno i protagonisti di questo presepe, dovrei parlare da mo’ fino a domani mattina.
E sicuramente mi dimenticherei di qualcuno.
Sì, perché qui dovrei partire ringraziando i proprietari della masseria per averci permesso anche quest’anno di allestire una vera e propria opera d’arte, per finire citando uno per uno i tecnici, i sostenitori, i responsabili della parrocchia, i vigilanti, il servizio d’ordine, gli addetti al pronto soccorso, i vigili urbani. Ed ovviamente tutti i personaggi del presepe, l’angelo-cantante, e poi i famigliari dei personaggi ed i famigliari degli organizzatori, mogli, padri, figli, fratelli, nonni, sorelle (non fosse altro che per la pazienza dimostrata nel sopportarci).
Dovrei ringraziare chi ha lavorato di giorno e di notte affinché questa antica masseria  diventasse un set perfetto per il teatro del presepe più bello del Salento. Ognuno ha lavorato secondo le proprie possibilità, ma certamente senza risparmiarsi.
Dovrei ringraziare anche chi si è occupato della comunicazione, chi della fotografia, chi dei video, chi dei contatti con il pubblico, chi ha disegnato i manifesti e volantini, chi ha dato un parere, chi ha votato sul sito di Noha per le ormai famose “presepiarie”, chi ha stampato i manifesti, chi li ha distribuiti, chi si è occupato dei vestiti dei personaggi, chi ha dato una mano al bancone dell’offerta dei prodotti e chi da dietro le quinte ha prodotto il cibo per i visitatori, chi ha fatto da sponsor ed anche chi mi ha detto di non poter mettere mano al portafogli. Ringrazio davvero anche questi ultimi, perché so che se avessero potuto, avrebbero sostenuto con tutto il cuore il nostro che è anche il loro presepe vivente di Noha.
Ringrazio anche chi ci ha dato delle idee per l’allestimento, ed anche chi ci ha fatto delle critiche (che guai se non ci fossero).
Ringrazio chi ci ha concesso il patrocinio: la regione Puglia, la provincia di lecce ed il comune di Galatina.
Ma dovrei ringraziare anche chi ha trascorso le notti qui in masseria per fare la guardia, chi ci ha preparato qualcosa da mangiare durante i lavori, chi ha prestato i suoi automezzi per il trasporto delle cose, delle strutture, dei bagni chimici, delle luci, degli altoparlanti, del fieno, del legno, dei tavoli; dovrei ringraziare chi ci ha prestato le attrezzature, chi la filodiffusione, e chi ha messo a disposizione quello che aveva di più caro: gli utensili antichi che hanno trasformato questa masseria in un vero e proprio museo degli antichi mestieri e dell’arte contadina.
Dovrei ringraziare anche coloro che hanno messo a disposizione i loro animali da cortile che contraddistinguono il nostro presepe rendendolo particolare, e forse più originale rispetto a tutti gli altri.
E per essere giusto dovrei ringraziare uno per uno anche i cavalli, gli asinelli, i maialini, le oche, le pecore e gli agnellini, i vitelli, i conigli, e via di seguito, che hanno recitato la loro parte nel migliore dei modi. E ovviamente uno per uno le migliaia di visitatori provenienti da ogni parte della provincia di lecce, d’Italia ed anche dall’estero.
Ma devo ringraziare anche questa stupenda Masseria Colabaldi, le sue mura rugose, il suo cortile, il suo portale, l’atrio, le stalle, il forno, le cucine, le stanze nobili, le terrazze. Abbiamo fatto rivivere questo bene culturale molto caro ai nohani, un monumento che sta in piedi da secoli, sfidando i colpi secchi del tempo.

Grazie a tutti. E grazie anche a tutti quelli che ho dimenticato di citare.
Concludo dicendo che questa esperienza mi ha fatto capire tante cose.
Intanto che la felicità si trova nelle piccole cose, nell’armonia con le persone, con la natura, con noi stessi, nell’ascolto dei nostri figli. Dovrebbero essere i desideri dei nostri figli a dare ordini al futuro.
Io penso che le persone felici non siano quelle che vivono la propria vita nel lusso più sfrenato, ma quelle che vivono pienamente in un piccolo mondo (come per esempio quello di Noha) fatto di strette relazioni basate sulla famiglia e sull’amicizia. Questo presepe mi ha insegnato che siamo sulla buona strada per eliminare le barriere tra di noi, per eliminare dal vocabolario le parole “estraneo”, “egoismo”, “interesse di parte”, “avidità”.
Con questa esperienza abbiamo creato relazione, dialogo, solidarietà, condivisione, comunicazione, rapporto con gli altri, stima reciproca. Mettendo in comune la passione per le cose belle, genuine, senza secondi fini, facendo sparire l’io per concentrarci sul noi, abbiamo ottenuto quella che si chiama “qualità della vita”.
Abbiamo cercato e raggiunto un terreno comune, un cemento sociale, una sfida comunitaria, una forza comune.
Se ci rendiamo conto di questa forza, noi possiamo fare miracoli, e non soltanto a Natale, e possiamo davvero raggiungere qualsiasi obiettivo.
Noi nohani possiamo, anzi dobbiamo dire che non siamo secondi a nessuno.
Con le piccole cose, con la solidarietà senza steccati, con lo scambio gratuito del tempo e dei beni, con la pura gioia di contribuire al bene comune, con l’idea che il beneficio per uno non sia un danno per l’altro, noi riusciremo a far fronte tranquillamente alla crisi che sembra non lasciarci speranza.
Solo in questo modo, restando uniti, aiutandoci e incontrandoci come abbiamo fatto qui alla Masseria Colabaldi per il nostro presepe, costruiremo una corazza forte contro tutte le crisi, e soprattutto daremo un futuro migliore e più umano ai nostri figli. Saremo una comunità migliore.
Qui ho capito, grazie a voi, che il benessere degli altri è il mio benessere.
Grazie a tutti, e buona serata.

Giuseppe Cisotta

 

Per Note a Margine (rassegna estiva a cura dell'Assessorato alle Politiche Giovanili- Galatina) il viaggio e(t)nogastronomico con Pino De Luca e Carlo Vallone il 1 settembre al Palazzo della Cultura

La pagina più bella dei circa quaranta racconti, attorno al vino e ai suoi intrecci umani e musicali, contenuti nel libro “Per Canti e Cantine” di Pino De Luca ospite a Galatina il 1 settembre per la rassegna Note a Margine, è quella dal titolo Romantica.

In sole tre paginette è racchiusa tutta la “visione” di questo poliedrico insegnante di informatica di cinquantasei anni che da anni cura per il “Nuovo Quotidiano di Puglia” una rubrica settimanale che narra di cibo e vino, scrive per VinoWay, Affari Italiani ed è vicedirettore della rivista “leccelente.”:

Il racconto su “Il rosato di Primitivo” inizia così:

“...E quanto è bello riconoscere i propri limiti. Io non so parlar d'amore, né di vino o d'altro. Provo solo a raccontare emozioni e suggestioni che sa provocarmi un calice di sangue della terra, cercando di comprendere quanta fatica d'uomo e quanta sapienza in quel calice si racchiudono e da esso emanano.

Non mi permetto di stilare elenchi ordinari, corredati di stelle, strisce, bicchieri, bottiglie, cappelli o palandrane: solo chi sa per davvero ha diritto d'armarsi di matita rossa e blu ed emettere giudizi e voti. Per parte mia, questo mestiere provo a farlo da molti lustri in un campo assai diverso, fatto di bit, circuiti, fork e join.”

Un libro dunque che racchiude alcuni scritti, rivisitati ed arricchiti, pubblicati fra il 2011 e il 2012 nella rubrica del venerdì del «Nuovo Quotidiano di Puglia». Un percorso fra le province di Brindisi, lecce e Taranto, attraverso campagne e paesi piccoli e grandi, un pellegrinaggio per una quarantina di cantine, visitate spesso senza dichiararne la ragione, arricchito da canzoni vecchie e nuove alcune delle quali sembrano scritte apposta per un vino.

Il risultato è questo consapevole e appassionato atto d’amore per la vite e per la vita, perché “viviamo tempi tristi e amari, sarebbe un crimine non provare ad attenuarne il peso”.

Una serata completata dalla gentile e generosa presenza del Dott. Carlo Vallone e la sua Azienda Agricola Santi Dimitri che per l'occasione ha selezionato il suo miglior vino il Fiano Ruah che avremo l'onore di degustare a fine incontro

Il tutto coordinato dalla professionalità del giornalista Antonio Liguori, il moderatore della serata.

 
Di Antonio Mellone (del 13/07/2014 @ 22:52:51, in NohaBlog, linkato 1177 volte)

Uno dei meriti di questo sito è quello di richiamare l’attenzione su quello di cui altri cosiddetti mezzi di informazione preferiscono tacere. Vero è che alcune cose sfuggono ai più in quanto impercettibili o trascurabili; ma altre non vengono viste proprio perché enormi.

Così è stato, per dire, al tempo dei cinquanta e passa ettari di pannelli fotovoltaici di contrada Roncella (ma il discorso funzionerebbe anche per tutte le altre “grandi opere”).

Quel campo, che ha la parvenza di un cimitero con tante lapidi in ferro e silicio (i cui loculi non puoi nemmeno prenotare per un domani, come invece pare possa accadere nell’altro camposanto nohano - basta avere le opportune conoscenze sulla Comune) contravviene allegramente, a occhio e croce, a tutti i canoni del buon senso, dell’etica e dell’estetica.

E’ proprio del suddito lobotomizzato non proferir verbo, non batter ciglio, né storcere il muso mentre viene derubato, oltre che del panorama, del paesaggio, della natura e della salute, anche di un bel po’ di quattrini che in maniera diciamo così omeopatica vengono inoculati in bolletta.

Quei soldi, tanto per mettere il dito nella piaga (e come documentato nel nostro articolo “Dai campi di sterminio allo sterminio dei campi”, pubblicato su questo stesso sito il 12 novembre 2013), vanno oggi a finire direttamente, senza nemmeno transitare dalla “tangenziale” di Galatina, nelle tasche di un manipolo di tedeschi (mentre all’inizio, come noto, venivano indirizzati su conti correnti spagnoli: ma italiani mai, ndr).

Un tempo nessuno sembrava accorgersi di nulla, a partire dal sindaco di allora – che pare si spacciasse per un nohano – per finire al codazzo dei cosiddetti consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, tutti appassionatamente a braccetto nel rito delle larghe scemenze ovvero in nome del patto del Nazareno (iconograficamente, anzi plasticamente rappresentato nel corso delle processioni solenni dal gregge dei nostri rappresentanti piazzato alle spalle della statua del santo di turno). Ma a quanto pare così va la vita, e quella che s’ostinano ancora a chiamare politica - da palazzo Orsini a palazzo Chigi.

Noi parlavamo dello sfacelo del fotovoltaico in tempi non sospetti, quando ancora quella campagna era una campagna, terreno intonso, pseudo-steppa con cozzi, qualche albero qua e là, ed erba per i famosi “greggi”, mentre nessuno dei nostri amministratori pubblici riusciva a formulare una previsione sul danno che ne sarebbe derivato. Anzi sembravano tutti eccitati per la novità, gli investimenti, “le ricadute”, “i volani” e l’“energia a vocazione turistica” [copyright TAP].

I cittadini un po’ più svegli (che si contano tuttavia sulle dita di una mano) hanno potuto informarsi leggendo le nostre catilinarie, quando nessuno osava parlarne (men che meno “il Quotidiano di lecce”, o addirittura le segreterie dei partiti politici, figuriamoci). Poi con il tempo, folgorati sulla via della Gamascia, ci sono arrivati anche gli altri, ma sempre timidamente e troppe volte in maniera imbarazzante, in qualche caso addirittura encomiasticamente, disconoscendo la realtà dei fatti e la pericolosità della loro dabbenaggine.

*

Perché, vedete, a parlare di pannelli fotovoltaici (come pure di TAP) quando i pannelli ci sono già (o quando la TAP passerà dal tinello di casa nostra) non serve mica essere un grande giornalista. Questa roba la vedono (o la vedranno) tutti anche senza l’aiuto del “Quotidiano” o della televisione o dei reportage con lacrime di coccodrillo incorporate, prodotti dai giornalisti già scendiletto.

Ma a quel punto, come viene ripetuto da molti, è troppo tardi. E allora tutti a dire: ormai c’è questa cosa e non possiamo farci nulla; per smontare l’intero ambaradan costerebbe tre/quattro volte tanto; e che ci vuoi fare. Nel migliore dei casi qualcuno ammette pure di non essersi reso conto: “…purtroppo allora non comprendevamo, non ci hanno spiegato bene, non s’è inteso, chi avrebbe mai pensato…”. Chi l’avrebbe mai pensato? Noi, e abbiamo cercato di dirvelo in tutte le lingue. Ma voi, nulla: elettroencefalogramma ridotto ad una retta parallela all’asse delle x.

Di questo passo saremo condannati a tenerci in saecula saeculorum pannelli fotovoltaici, TAP, SS 275, pale eoliche, discarica sulla falda acquifera di Corigliano d’Otranto, mega-impianto di compostaggio, tangenziale (che in barba alla matematica non tange, seca), centro commerciale Pantacom, nuova area mercatale C3 (colpita ed affondata), e via snocciolando il rosario delle varie porcate all’ordine del giorno, anche se a sentire i politici (con il senno di poi) nessuno ha (avrà) mai voluto nulla: né una roba né l’altra né l’altra ancora. Come se questi mega crimini si fossero (o si saranno) fatti da sé, a loro insaputa (come direbbe il loro collega Scaiola).

*

Noi, profeti di sventura, invece, cerchiamo di parlare dei rischi delle grandi schifezze portate in trionfo in nome delle “ricadute occupazionali” e del “volano dello sviluppo” quando si è ancora in tempo per evitare i danni, non quando questi sono ormai stati fatti e a nostre spese. Ci piacerebbe che si parlasse di più di queste spade di Damocle pendenti sulle nostre teste, che se ne discutesse, che ci si informasse una buona volta.

Magari per poter scegliere liberamente, in modo consapevole e informato, senza esser costretti poi a dire candidamente che non avevamo capito una mazza di cosa si stava macchinando alle nostre spalle.

Ecco: vorremmo che si smettesse una buona volta di avere occhi, orecchie, bocca, e qualche altro orifizio, otturati da un bel TAP.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 18/12/2011 @ 22:49:26, in Eventi, linkato 2387 volte)

Si accendono le luci sul sipario del teatro “Parrocchia Madonna delle Grazie” di Noha nell’attesa fremente che prenda il via la seconda Rassegna Teatrale “Palcoscenico nei luoghi”, dopo lo strepitoso successo dello scorso anno. Si sente un leggero brusio in sala, una certa tensione circola già tra gli spettatori, un contagio continuo che sembra essere partito da dietro le quinte dell’accogliente sala teatrale e ora ballonzola tra gli astanti. Mancano meno di tre settimane all’apertura del sipario, ma è facile per l’estensore delle seguenti note immaginare ad occhi chiusi l’atmosfera che potrebbe crearsi in una situazione come queste: è la prima volta che la piccola frazione di Galatina ha la fortuna di essere coinvolta in una ricca rassegna teatrale e l’emozione non è quantificabile né facilmente malleabile.

“Domenica a teatro”, è questo il titolo della rassegna promossa dalla Compagnia “Theatrum” con il patrocinio del Comune di Galatina, della Provincia di lecce e della Federazione Italiana Teatro Amatori, in collaborazione con la Compagnia Teatrale “Calandra” e il sostegno economico di diversi sponsor nohani e galatinesi. Primo imperdibile appuntamento domenica 8 gennaio ore 19:30 con la famosissima “Turandot”, messo in scena dalla “Compagnia dei Teatranti” di Bisceglie. Si alterneranno poi sul palco diverse compagnie teatrali locali e nazionali, per intrattenerci sino al mese di maggio con spettacoli di vario genere: dal musical alla prosa, dalla commedia brillante in vernacolo salentino e napoletano al teatro comico muto, passando per il dramma.

Un appuntamento imperdibile che occorre sostenere con una presenza numerosa e interessata, per far passare ancora una volta il messaggio che un centro culturale fremente qual è Galatina, con frazioni annesse, non può non avere un Teatro Comunale. Occorre appoggiare la rassegna e divulgare la notizia al di fuori della cittadina galatinese per cercare di porre rimedio a quel brutto livido nero che la bella città d’arte s’è fatta ingenuamente, permettendo la liquidazione dello storico “Teatro Tartaro”, di cui non resta che la facciata.

Michele Stursi

Posti numerati per i soli abbonati.

Per informazioni e prenotazioni:

Libreria Fabula, Corso Portaluce, 42 – Galatina

Tabaccheria Bandini, Piazza San Michele – Noha

Info e prenotazioni: tel. 334.6058837 – 336.609027

Ingresso contributo spettacolo: € 5.00

Bambini fino a 14 anni: € 3.00

Spettacoli nazionali: € 7.00

Abbonamento per l’intera rassegna: € 40.00  

 

 

 
Di Albino Campa (del 16/11/2012 @ 22:49:15, in Comunicato Stampa, linkato 1882 volte)
Novità per gli amanti del calcio. La Salento Soccer Eventi, in occasione dell’apertura del mercato invernale, ha organizzato per il 28 e 29 novembre, un camp dedicato ai giovani talenti nati tra il 1994 e il 1999. Una due giorni che darà modo a tutti gli osservatori, tra cui agenti Fifa e direttori sportivi di diverse società dalle serie professioniste a quelle dilettanti, di valutare con attenzione tutti i ragazzi presenti.

La Salento Soccer Eventi nasce dall'unione dell'esperienze professionali in ambito calcistico di Antonio Forte e Gianpiero Danieli con l'obiettivo di diventare un importante punto di riferimento per Calciatori e Società. Entusiasmo, impegno e professionalità sono gli ingredienti principali per garantire ai professionisti del pallone ed ai giovani calciatori l'assistenza adeguata in tutti i passi della propria carriera.

La partecipazione al camp, che si svolgerà nel Campo Comunale di Sogliano Cavour (lecce) e di Martano (lecce) è aperta a tutti coloro i quali intendano sfruttare una grande opportunità per dimostrare il proprio talento. Sono ammesse candidature di calciatori provenienti da tutta Italia, nati tra il 1994 e il 1999.

La giornata di mercoledì 28 presso il Campo Comunale di Sogliano Cavour (Le) sarà dedicata ad alcune esercitazioni tecniche durante le quali i partecipanti si esibiranno nelle abilità di palleggio, controllo e conduzione della palla, coordinazione, tiro e possesso palla. A seguire si svolgeranno delle partitelle con raggruppamenti per classi di età.

Nella giornata di giovedì 29, presso il Campo Comunale di Martano, invece i ragazzi avranno la possibilità di dimostrare le proprie capacità in delle partite sul campo contro i Giovanissimi dell’ U.S.D.Martano, le Juniores regionali contro la prima squadra Martano cat. Promozione.

Al termine del camp, la Salento Soccer Eventi con gli osservatori Agenti Fifa e Direttori Sportivi delle diverse società che hanno preso parte al camp comunicheranno i nomi dei calciatori che hanno ritenuto interessanti. Questi saranno ricevuti, presso la segreteria del centro sportivo, o in altra sede anche presso la società di appartenenza per un colloquio conoscitivo in presenza dei propri genitori e presidenti della società di appartenenza attraverso il quale lo staff dirigenziale della Salento Soccer constaterà le reali motivazioni, ambizioni e le predisposizioni necessarie per affermarsi ad alti livelli.

Saranno presenti alle selezioni:  Matteo Lauriola, responsabile settore Giovanile del lecce, Sergio Mezzina osservatore della Virtus Entella per la Puglia, Tommaso Degiosa osservatore del Sudtirol per la Puglia e osservatore del Bari, Domenico Donvito, responsabile Juventus per Puglia e Basilicata, Raffaele Quaranta, ex calciatore dell’Andria e osservatore dell’Inter, Ernesto Nani responsabile settore Giovanile Casale di Monferrato e Nicola Peragine osservatore del Chievo Verona.


La quota di partecipazione al Salento Day Camp è di € 15 e le iscrizioni scadono il 21 novembre.

Per iscriversi mandare un’e-mail a afpromotions@libero.it indicando:

- Nome e Cognome
- Data di nascita
- Regione, provincia e comune di residenza
- Almeno due o tre ruoli che puoi ricoprire in campo
- Situazione cartellino: tesserato, svincolato o mai stato tesserato
- Nome esatto del club con il quale sei tesserato (se tesserato)
- Numero di cellulare (di un tuo genitore se minorenne)

Il regolamento completo è disponibile sul sito www.salentosoccer.it.
Per informazioni:
Antonio Forte
Team Manager Salento Soccer Eventi
Cell. 347.2636797

Gianpiero Danieli
Responsabile tecnico Salento Soccer Eventi
335.1522368

Gianpaolo Pezzuto
Agente FIFA e osservatore Padova calcio.
329.2587483

Antonio Gravinese
Coordinatore Salento Soccer Eventi e osservatore
320.0395312

 
Di Redazione (del 21/09/2013 @ 22:47:45, in Comunicato Stampa, linkato 1088 volte)

Il Circolo del PRC di Galatina è pienamente convinto che il territorio debba avere tutta la consapevolezza possibile in riferimento al progetto centro commerciale Pantacom in località Cascioni a Collemeto. Una consapevolezza che vogliamo emerga attraverso un incontro aperto, necessario per un insediamento così impattante.

Crediamo sia fondamentale creare un clima di confronto sereno che possa far conoscere nei dettagli l'iniziativa imprenditoriale. Questa coalizione in campagna elettorale ha mosso i primi passi su valori importanti, impegnativi. Oggi la strumentalizzazione e la critica per partito preso sono le sole, povere e misere armi di questa politica degradante. Vogliamo quindi rendere tangibili i valori di trasparenza attraverso incontri partecipati e condivisi e spazzare via questa visione politica ormai obsoleta e da sempre sbagliata.

Chiediamo quindi una mobilitazione del territorio all'organizzazione ed alla partecipazione a tale incontro che si svolgerà lunedì 23 settembre alle ore 19.00 in Piazza Alighieri. Nel caso di pioggia l'incontro si svolgerà nel Palazzo della Cultura.

Invitiamo inoltre il Sindaco Montagna e tutta l'Amministrazione, Cittadini, Associazioni dei Commercianti e le Associazioni del territorio. Invitiamo inoltre i soci della Pantacom s.r.l., in particolare il socio di maggioranza, il Dott. Paolo Perrone, attuale Sindaco della Città di lecce. Riteniamo che sia una presenza dovuta e necessaria per creare un contatto, un confronto aperto fra l'imprenditore e il territorio al quale si affaccia. Il Dott. Perrone sarà anche una testimonianza importante perché in questi anni, da politico, ha visto trasformarsi l'hinterland leccese a causa dei vari insediamenti commerciali nella zona. Cogliamo l'occasione di invitare al dibattito il Consigliere Regionale Antonio Galati a garanzia che il procedimento venga seguito con la massima attenzione e trasparenza anche in sede regionale.

Interverranno come relatori il Dott. Agronomo Bruno “Presidente ADAF”, il Dott. Sanghez “Regionale Confesercenti,” Il Dott. Chiarelli “Regionale Confcommercio”, Ivano Gioffreda “Spazi Popolari” ed il Consigliere Comunale Antonio Congedo.

Il Segretario
Apollonio Tundo
 

Da pochi giorni si è chiuso il 2015: un anno straordinario per l’Associazione “Quelli di Piazza San Pietro”, ricco di sacrifici, ma anche di grandissime soddisfazioni ed un coro pressoché unanime di consensi.

E’ naturalmente tempo di bilanci, ma, ancor prima di occuparci di questo strumento meramente tecnico, ci piace sottolineare gli obiettivi umanitari e di sussidiarietà ai quali l’Associazione, anche per il 2015, ha voluto improntare le proprie scelte.

La solidarietà è per l’Associazione “Quelli di Piazza San Pietro” l’irrinunciabile impegno di ogni anno; parte dei fondi provenienti da contributi pubblici e la totalità dei fondi provenienti dalla sensibilità volontaria dei privati vengono, infatti, puntualmente devoluti in beneficenza.

Quello che all’inizio poteva sembrava quasi un azzardo, è diventata ormai una scelta definitiva che ha permesso in questi anni di sostenere molti progetti concreti a favore della città e dei cittadini, in particolare delle persone più deboli o meno fortunate. Ricordiamo i precedenti interventi di solidarietà effettuati nel 2012 a favore dell’Associazione Genitori del reparto Onco-Ematologia Pediatrica “Per un sorriso in più” del Vito Fazzi di lecce, la donazione di una poltrona reclinabile in eco-pelle nell’agosto 2013 e di tre cullette pediatriche nel marzo 2014 al reparto pediatrico dell’Ospedale di Galatina, ancora nel 2013 la donazione ai bambini ospiti di un orfanotrofio in Tanzania per mano di Cesare Cafaro e la donazione alla “Bimbulanza”, la prima ambulanza pediatrica a misura di bambino completamente attrezzata per il trasporto e lo spostamento di bambini con allestimenti interni ed esterni tutti allegri e colorati. Nel 2015 ancora una donazione importante a favore della “Lega del Filo d’Oro”, famosa ONLUS a livello nazionale.

Qualche giorno fa abbiamo invece donato, anche grazie alla preziosissima collaborazione della ditta Elettra SAS di Luigi Pulimeno &C di Corigliano D’Otranto, un condizionatore da 12.000 btu/h che verrà installato nel reparto di Oncologia diretto dal Dottore Sergio Mancarella ed un’altra culletta pediatrica (la quarta) che verrà invece posizionata nel reparto di Pediatria diretto dal Dottore Raffaele Montinaro a proseguimento dell’opera, partita nel 2013, finalizzata alla fornitura di nuove attrezzature ed alla modernizzazione degli spazi destinati ai nostri piccoli pazienti; opera nata e sviluppatasi anche grazie ai nostri validissimi partners (Samsara Beach club di Gallipoli e Dolce Dormire di Noha).

La donazione avviene in un momento particolarmente delicato in cui l'organizzazione complessiva dell'area ospedaliero-sanitaria galatinese è oggetto di una incomprensibile proposta di riordino, ma soprattutto di tagli; assume pertanto una rilevanza particolarmente “strategica”.

La bella iniziativa – sottolinea il presidente Francesco Stefanelli – intende dimostrare ancora una volta come l’universo della solidarietà e l’altrettanto variegato mondo della cultura e della musica possano viaggiare di pari passo per la crescita di una comunità.

Grazie a quanti non ci hanno fatto mai mancare il supporto e a quanti decideranno di aiutarci in nuovi ed emozionanti progetti.

Galatina, 25 febbraio 2016

Presidente Ass.ne “Quelli di Piazza San Pietro”

Francesco Stefanelli 

 
Di Albino Campa (del 13/02/2012 @ 22:46:47, in Comunicato Stampa, linkato 2188 volte)

Si concluderà domenica 19 febbraio Oblivium, la Mostra d’Arte Contemporanea di Claudio Scardino, curata da Francesco Luceri e Daniela Bardoscia e realizzata in collaborazione con l’Università popolare “Aldo Vallone” e il Museo d’Arte “P. Cavoti” con i patrocini del Comune di Galatina, della Provincia di lecce e dell’Assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia. Il percorso artistico ha visto protagonista, nelle sale del museo galatinese, la più recente delle performance artistiche della cosiddetta “arte partecipata” di Scardino, scultore, artista multimediale e pittore, che, formatosi nei più floridi centri artistico-culturali italiani, avvezzo a prestigiose partecipazioni a eventi d’arte nazionali e internazionali, ha conquistato con la sua scultura Athena il pubblico statunitense e con Diana ed Enrico VIII (entrambi esposti per Oblivium) l’internazionale MoMM (Museum of Modern Media). “Finding ways to define reality and be in reality is the big question of our time” scrive l’artista e scrittrice australiana Marlene Sarroff, “Throughout his career there has been no limits to his invention, combining art with life, he looks for the most appropriate situations and then dives into the reality to be completely soaked in it”. Conclude il suo intervento scrivendo “This is where Claudio Scardino performances, really become a magical tool”. Gli “strumenti magici” di cui parla Sarroff, sono ancora per pochi giorni a vostra disposizione. L’Oblio è iniziato l’1 febbraio e, ancora per questa settimana, è possibile intraprendere un percorso catartico, tra i volti e i colori dell’artista leccese. I visitatori potranno ancora essere protagonisti − costretti “a consegnare nelle sapienti mani dello sculture quel pezzo di noi stessi che nasconde un embrione d'artista smarrito e confuso”, come scrive la curatrice − con l’Action Painting, intitolata “Opera Continua”, ultimo invito rivolto dallo Scardino ai visitatori, al grido bellico latino “Pugna!” (Combatti!): chi lo vorrà, armato di colori a cera (forniti in loco), potrà divenire guerriero dell’arte condivisa scardiniana. Varcando la sottile linea rossa che simboleggia il mitologico fiume Lete, corso d’acqua di purificazione e dispensatore di dimenticanza, si attraversa l’oblio dei tempi, per ascoltare, attraverso la visione di Scardino, gli echi del passato, dei miti greci e latini, in un recupero di alcuni frammenti della nostra identità multiculturale. Con il sovrano inglese, poi, molto apprezzato dai visitatori, si ritorna alla modernità e si approda alla seconda parte di Oblivium, nel vorticoso affacciarsi dei ricordi, che riguardano l’esperienza dell’artista. Per concludere degnamente il percorso, sarà esposta per il week-end un’opera scultorea, inedita, di Scardino. Verrà, inoltre, predisposta una installazione audio dell’artista, accompagnamento auditivo verso l’oblio. Chiuderà la mostra un programma speciale: a partire dalle 18.30, spettacolo di letture sceniche, sapientemente interpretate da Michela Maria Zanon (artista) e Gianluca Conte (poeta) dell’Associazione culturale “Eterarte”; a seguire, un’esibizione musicale degli alunni della Scuola Secondaria “G. Pascoli”. Al termine, lo Scardino proporrà la realizzazione di una scultura in azione, che intersecherà con la creazione artistica teatralità e danza. Oblivium batterà il suo crepuscolo con uno spettacolo di danza, classica e contemporanea, a cura della “Europe Dance School” di Nadia Fiorella Martina, che empirà di vita e poesia le statiche sale del Museo “P. Cavoti”. I visitatori lasceranno questo trasognante viaggio nell’arte, musica e poesia con un rinfresco e una degustazione della simposiaca bevanda, gentilmente offerta dalle Cantine Santi Dimitri.
I curatori colgono l’occasione per ringraziare tutti i convenuti e per lanciare un messaggio: «È possibile far rivivere la nostra città, aprendosi a nuove e giovani forme di cultura. Oblivium, evento eccezionale per tutta la Puglia, è stata allestita senza un solo Euro pubblico. Certamente, se avessimo potuto contare su qualche finanziamento, l’evento sarebbe stato ancora più prestigioso. Ciò nonostante, è stato un successo. Ci auguriamo, per il futuro, che le amministrazioni appoggino le forze che si stanno costituendo per una rinascita culturale del territorio, che finiscano gli oscuri tempi dei finanziamenti clientelari, per permettere al nostro territorio, ricchissimo di potenzialità storico-culturali inespresse, una crescita moderna e florida. Oblivium è il nostro messaggio: è possibile far vivere Galatina, il Museo “Cavoti” e la Cultura. Esistono persone disposte a mettere a disposizione di tutti la loro passione e la loro esperienza. La Cultura è la vera crescita».

Museo civico d’Arte “P. Cavoti”
Piazza Alighieri Alighieri, n. 51,
Galatina (LE), 73013
Tel. 0836/567568
e-mail: info@museocavoti.it
Per info: daniela.bardoscia@alice.it; tel. 3297669635, 3881197170

 
Di Redazione (del 31/07/2013 @ 22:45:45, in NohaBlog, linkato 2510 volte)

Al Sindaco e ai Cittadini
Del Comune di Galatina

A Salvatore Borsellino e al Movimento delle Agende Rosse

Questa mia, per ringraziare e partecipare tutti alla doverosa informazione su quanto sta accadendo a Palermo, la città dove più volte si è segnato  il destino dell’intera Nazione.

Dopo quattro giorni trascorsi a Palermo, dove ho avuto modo di incontrare, conoscere e toccare esempi di straordinaria Umanità, come appunto i magistrati di Palermo, gli Uomini che  fanno la scorta e che con coraggio e determinazione, svolgono il loro compito ben coscienti che ogni giorno potrebbe essere il loro ultimo giorno.

 La tenace resistenza dei  familiari di vittime delle stragi di mafia, come si suole indicare,  noi specifichiamo invece vittime delle stragi di una parte dello stato  di cui la mafia è il braccio armato!

 Ma anche tantissime persone che condividono il desiderio sincero di Verità e Giustizia e sarebbero disposte a tutto pur di assicurare un futuro migliore alle generazioni che verranno.  Certo questo modo è un po’ difficile da comprendere a chi è abituato a pensare strettamente a sé e alla propria famiglia, come se quello che succede intorno non potesse toccarlo…. 

Per tutto questo non posso che ringraziare il meraviglioso fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che è riuscito a far divampare quella che era una fiammella quasi spenta di desiderio di Giustizia e Verità , viste le situazioni di ingiustizia e degrado che sembrano irreversibili in tutti i campi.
Lui mi ha insegnato che “perdere la speranza è un atto di egoismo”, che se noi non possiamo pretendere di vedere cambiata la situazione perché ci vorrà troppo tempo, non per questo non dobbiamo impegnarci affinchè i nostri figli e nipoti possano vivere in una società migliore.
Il 19 luglio scorso, presentandomi al Dott. Di Matteo: -Sono Anita e vengo da Galatina…- lui risponde con un gran sorriso  – da Galatina? Grande Galatina!...-  ricordando certamente il reportage che gli avevo inviato riguardo ai due eventi organizzati proprio qui.  Gli chiedo anche se fosse  disponibile a venire qualora lo avessimo invitato e lui dice subito di si.
Aggiungo che proprio per tali iniziative è stato pubblicamente ringraziato il sindaco di Galatina Cosimo Montagna, come si potrà vedere al  2.43 del video   http://new.livestream.com/accounts/3127506/events/2264053/videos/24821392 .

Dicevo, che dopo quest’immersione straordinaria nella più bella atmosfera umana che si possa respirare, così come potrà testimoniare la D.S. del 2° Polo di Galatina che quest’anno ha deciso di sperimentare, sono tornata e, neanche il tempo di metabolizzare tutte le emozioni, che viene pubblicata la notizia che il tritolo è arrivato anche per Di Matteo  e addirittura sono già state fatte le prove di esplosione nel trapanese.  Questa volta, forse proprio perché  tutti ancora carichi di quella straordinaria energia di cui avevamo fatto il pieno a Palermo, abbiamo deciso di muoverci prima che accadesse un’altra strage.  Ripensando alla “rivolta dei lenzuoli” di Palermo dopo le stragi del 92, abbiamo deciso di riempire l’Italia intera di lenzuoli, prima che trasformassero il giudice Di Matteo ed i suoi angeli custodi della scorta in nuovi eroi da commemorare.  E, nel giro di poche ore, è stata lanciata un iniziativa a livello nazionale con un tam tam di mail, post, ecc… La risposta è stata notevole, in quanto sono arrivate adesioni da ogni parte del mondo oltre che da tantissime città italiane ed europee.  Nel collage se ne possono vedere molte, ma altrettante, per motivi di tempo, non sono state inserite… saranno però tutte pubblicate sulla pagina fb di Salvatore Borsellino.

A questo punto non posso che ringraziare il nostro Vice Sindaco Roberta Forte, per aver risposto immediatamente alla mia chiamata e per essersi attivata subito, non di meno Antonio Congedo per aver  offerto  il suo  prezioso contributo anche nella esposizione del lenzuolo galatinese, agli amici di Città Nostra che si sono adoperati anche loro col massimo entusiasmo.  Un ringraziamento particolare va ad Emanuele Larini che ha risposto subito positivamente alla mia richiesta di contattare tutti i suoi corrispondenti “M5S” degli altri comuni della provincia di lecce che hanno aderito all’iniziativa numerosi.  Non posso dimenticare nemmeno l’immediata disponibilità da parte dei VV.UU e delle Forze dell’Ordine galatinesi (P.S. e CC.) che mi hanno anche ringraziato per l’iniziativa. Ringrazio anche i giornalisti delle testate on line della città che di loro iniziativa, hanno dato comunicazione dell’evento, in quanto io non ho avuto nemmeno il tempo di preparare un comunicato stampa.



Questa mia anche per quanti passando si chiederanno cosa ci faccia quel lenzuolo appeso alla Torre dell’Orologio di Galatina, anche perché proprio stamattina ho protocollato in Comune la richiesta di tenerlo esposto per almeno altri 30 giorni, in modo che tutti possano avere la possibilità di informarsi riguardo a ciò che sta accadendo a Palermo, di cui purtroppo né la stampa, nè le tv parlano perché questo è il modo più semplice per mandare a morte chi sta cercando di scrivere una nuova pagina della nostra storia, della storia dell’intero Paese.
Più  gente  verrà a conoscenza dei fatti, più alta sarà la protezione dei  magistrati e dei loro uomini di scorta a rischio di strage, purtroppo già più volte annunciata e, ricordando le parole di Giovanni Falcone
“Prima ti screditano, poi ti isolano, poi ti uccidono”
vogliamo evitare che anche questi Uomini diventino nuovi eroi da commemorare.

Le ipocrite commemorazioni infatti non ci piacciono per niente, come si potrà ben vedere dalle immagini di questo breve video in Via D’Amelio, quando abbiamo deciso di contestare pacificamente la presenza del Presidente del Senato Grasso, venuto li in veste istituzionale a “commemorare”  e a rilasciare le interviste a quei giornalisti che, guardacaso, (a parte Antimafia Duemila e FQ) nulla hanno detto di ciò che potrete vedere nel filmato… http://www.youtube.com/watch?v=DZrldM5d88s
N.B.: la protesta consisteva nel dare silenziosamente le spalle ai rappresentanti delle istituzioni, con l’agenda rossa in alto. Grasso si è fermato sotto l’albero che la madre di Paolo Borsellino fece piantare proprio dove suo figlio venne fatto esplodere insieme ad Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Quell’albero  doveva trasformare quel luogo di morte in luogo di Vita. Ed è con questo significato ben preciso che le Agende Rosse si riuniscono insieme a Salvatore, che ha impegnato tutta la sua vita a non far morire il sogno di Paolo e a farlo diventare nostro.
Conoscere  Verità sulle stragi è un diritto di tutti, perché solo se riusciremo ad ottenere  Verità e Giustizia potremo sperare di vivere in un paese davvero  libero e  democratico.

P.S.:
Allo scopo di agevolare un’informazione semplice ed immediata,  produrrò un foglietto informativo sul Giudice Di Matteo da fornire agli operatori dello IAT. 

Anita Rossetti
Ref. Territoriale Movimento Agende Rosse

Galatina, 30/07/2013

 

Volge al termine il percorso tematico del contenitore culturale Donna è…, patrocinato dal comune di Galatina e ideato e realizzato dal Salotto Culturale Galatina letterata (nelle persone di Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla, Isabella Indraccolo, Romina Mele e Rosanna Verter), con l'ultimo appuntamento, dedicato alla religiosità delle donne. Il percorso iniziato con la collettiva d’arte Segni di donne e Passioni (personale d’arte di Paola Scialpi Tango, mostra d’artigianato femminile e performance di Tango argentino e Flamenco) ha affrontato lo scottante tema della violenza sulle donne e femminicidio con Libere e Zapatos rojos (convengo e istallazione del progetto di arte pubblica di Elina Chavet, curato in Italia da Francesca Guerisoli).

Il convegno Il silenzio oltre la grata - L’identità delle Suore Clarisse tra ieri ed oggi, realizzato in collaborazione con Terra d'Ulivi di lecce, è dedicato alle tante sorelle che vivono la loro vita tra preghiera e silenzio, tra rinunce e speranze, dietro una grata che le separa dal mondo. Avrà luogo il 19 e 20 aprile presso la sala francescana di cultura della Basilica di Santa Caterina d'Alessandria. Il tema della vita contemplativa femminile non è lontano dalla nostra città, infatti, il 9 maggio 1618 il Pontefice Paolo V ordinò al vicario della curia arcivescovile di Otranto di erigere il monastero di religiose cappuccine dell’Ordine di Santa Chiara. Ed in esecuzione alla bolla pontificia l’8 novembre 1620 entrarono nel monastero delle Clarisse, annesso all’attuale chiesa di San Luigi, due suore e quindici novizie. Nacque così in quella piazza, fra le più antiche del centro storico, il complesso monastico delle Clarisse che è stato recentemente restaurato e parzialmente recuperato. Esso ospita oggi il centro diurno per minori. È giusto, quindi, indagando i vari aspetti dell'universo femminile, esplorare questo particolare tratto, profondamente intimo e gelosamente custodito, ricordando inoltre un pezzo importante della nostra storia.

Il 19 aprile, alle ore 19.00, dopo gli interventi del Sindaco Dott. Cosimo Montagna e dell’Assessore alla Cultura Prof.ssa Daniela Vanntaggiato, seguirà la prima del film inedito del regista Elio Scarciglia Elia di San Clemente - La ragazza del mare. Interverranno, a conclusione della proiezione, il cast del film e lo stesso regista e il Dott. Alessandro Laporta, direttore della Biblioteca Provinciale N. Bernardini di lecce.

Il 20 aprile, alle ore 19.00, relazioneranno padre Massimo dell’OFM con l'intervento Introduzione alla spiritualità e alla vita delle Sorelle povere di Santa Chiara, l’Arch. Antonella Perrone con I luoghi del silenzio. Dalla regola clariana all’architettura monastica. A far sentire la voce delle religiose, per testimoniare l'esperieza della vocazione e della clausura, vi sarà la proiezione di un estratto della seconda serie del documentario I passi del silenzio di Ivano Balduini e Marina Pizzi, dedicato alle suore clarisse che vivono nel Monastero San Niccolò delle Clarisse di Otranto: testimonianze di ritmi diversi e di altre prospettive di vita, che raccontano il tempo all'interno del monastero e la sua scansione attraverso preghiere e lavoro, meditazione individuale e di gruppo, momenti di convivialità. Chiuderà il convegno l'Ing. Giovanni Vincenti con l'intervento La storia delle clarisse e del monastero attraverso i documenti d'archivio. Modera Dott. Antonio Liguori, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Daniela Bardoscia

 

L’Associazione Arci Eutopia presenta "IL MERCATINO RICREATIVO", una mostra mercato sostenibile, dedicata a prodotti riciclati e fatti a mano. Nella cornice di Corte S. Stefano e P.za della Libertà, domenica 23 giugno, dalle ore 18.30, prenderà vita un luogo di mercato virtuale, dove proporre creazioni completamente realizzate con materiali di riciclo: dall’abbigliamento agli oggetti di design, dai bijoux alle sculture, fino agli accessori più disparati, da scambiare o regalare o cedere per una piccola controparte economica. L’unica regola è riciclare ad arte!
Ma si può anche fare shopping a costo zero, barattando oggetti ed abiti.
L’evento, organizzato con il patrocinio del Comune di Galatina – Assessorato al Commercio, si propone di creare un mercato reale nel centro storico di Galatina, dove esporre su un banchetto le proprie cose da scambiare o cedere. Hobbysti, designer, artisti ed appassionati del riciclo e del riuso potranno esporre gratuitamente le loro creazioni e chiunque potrà portare tutto quello che di “vecchio” c’è in casa, per dare una nuova vita all’ inutilizzato (...e molto spesso non differenziato!).
Non è quindi il classico mercatino domenicale, dove “chi compra” è solo un fruitore passivo, ma anche un’occasione per  favorire la piccola economia famigliare, cedere o trovare oggetti di seconda mano in maniera conveniente a km zero e creare nuove relazioni con altre persone.
Nel nostro Mercatino “RiCreAtivo” ci auspichiamo quindi che tutti possano essere parte attiva.
Dulcisis in fundo Andy Cat animerà la serata con stornelli leccesi e Oi! Acustico.

Per informazioni mercatino:
Tel: 3280875857
Mail: arcicortesantostefano@hotmail.it

Per informazioni salentokm0:
mail: info@salentokm0.com
Ufficio stampa:3277305829
Segreteria:3286594611
Redazione: 3205634070

http://www.salentokm0.com

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 07/01/2013 @ 22:39:24, in La Storia, linkato 1908 volte)

Sull'arcata del portone principale dell’attuale masseria Colabaldi si legge la data 1595 che indica  l'anno di costruzione dell'ultima parte del fabbricato. In alto,  scolpito su pietra, c'è lo stemma della famiglia Baldi (o Bardi) Nicola.
Vediamo di capire meglio chi erano i Baldi o Bardi.

La famiglia Bardi o Baldi

I Bardi furono una famiglia fiorentina di banchieri e mercanti che creò una ricchissima compagnia commerciale nel Basso Medioevo. Li troviamo a Firenze fin dal secolo XI e si dedicarono all'attività mercantile e in seguito bancaria.
Al massimo del loro splendore la loro compagnia era una delle più ricche d'Europa. Aveva numerose filiali in Italia (Ancona, Aquila, Bari, Barletta, Castello di Castro, Genova, Napoli, Orvieto, Palermo, Pisa, Venezia) e in tutto il continente (Avignone, Barcellona, Bruges, Cipro, Costantinopoli, Gerusalemme, Maiorca, Marsiglia, Nizza, Parigi, Rodi, Siviglia, Tunisi). Con i Peruzzi e gli Acciaiuoli essi ebbero di fatto il monopolio delle finanze pontificie.
Per dare un esempio dell'efficienza della loro "holding", nel  1336 essi ricevettero dalla loro filiale di Avignone l'incarico da parte di Papa Benedetto XII di inviare agli armeni, assaliti dalle popolazioni turche, il corrispettivo di diecimila fiorini  d'oro in grano. Detto fatto: il 10 aprile arrivò l'ordine, poche settimane dopo gli agenti italiani dei Bardi comprarono il grano sulle piazze di Napoli e Bari tramite le loro filiali, e prima della fine del mese navi cariche delle vettovaglie erano già salpate verso il Mar Nero.

Il fallimento della compagnia

Per capire le ragioni del repentino crollo è necessaria un'analisi della struttura della compagnia commerciale. Ciascuna filiale, sulla carta, era considerabile come un'agenzia indipendente che aveva il diritto di stipulare affari, di fissare i prezzi e di auto regolamentarsi. Tutte queste agenzie erano però legate tra loro da un accordo di solidarietà che faceva sì che non fossero troppo esposte ai capricci dei singoli mercati e che potessero lavorare in modo coordinato. Un tale modello organizzativo offriva una notevole flessibilità alla struttura che si vedeva tutelata in tutte le sue parti dalla solidarietà interna. Era perciò possibile decidere i punti vendita delle merci a seconda dei vari valori di mercato locali, massimizzando così i profitti. Fu questa la forza della compagnia, ma anche la sua debolezza.

Nel caso in cui una filiale fosse fallita trovandosi con un profondo rosso, le altre sedi avrebbero dovuto aiutarla a ripianare i bilanci. Ciò poteva portare ad un pericoloso effetto domino avente come il risultato la bancarotta di tutte le filiali della compagnia. Fu ciò che avvenne nel 1343.

Dopo il crollo le sorti familiari non tornarono più allo splendore del passato, ma i Bardi mantennero comunque un certo spessore di rilievo nella vita fiorentina.

Lo stemma

Lo stemma dei Bardi consiste in alcune losanghe rosse (da cinque a sette) messe in banda (cioè in diagonale) in campo d'oro. Nell'angolo destro in alto i Bardi di Vernio avevano un castello d'argento con una sola torre.
Altri rami avevano in questo cantone un leocorno, un leone, un drago, una ghirlanda, una corona, o lo scudo del popolo fiorentino (croce rossa in campo d'argento) o tre leoni d'oro, simbolo della monarchia inglese.

Lo stemma Baldi a Noha

Lo stemma che a Noha troviamo scolpito sul portale della masseria Colabaldi sicuramente è di Nicola Baldi, che apparteneva ad un ramo dei Baldi che abbiamo descritto.
E’ bene tener presente che lo stemma è scolpito su pietra leccese, quindi senza colori particolari, per di più esiste dove ora si trova almeno fin dal 1595, perciò consunto dal tempo: il che rende più difficile l’interpretazione.
In alto pare di capire che ci sia la testa di qualcuno con sopra non la corona ma l’elmo, che indica un gentiluomo come barone per esempio. Al di sotto nel mezzo sono scolpite due lettere ben visibili e cioè la N e la B, iniziali del nome del nostro Nicola Baldi, poi abbreviato o contratto in Colabaldi o Colabardi.  Nel mezzo tra le due lettere è visibile un cimiero da cui spuntano tre rametti di felce, che fin dall’antichità è simbolo di potenza e virilità.
In basso vi è la testa  di un leone, simbolo di dominio e nobiltà eroica, forza e coraggio.
Lo stemma è decorato con due fiocchi che spuntano ai lati forse da una divisa militare, mentre due braccia, una per parte, sostengono due attrezzi di mestieri che sembrano due martelli. Due rametti di alloro ornano la parte superiore dello stemma.
Inoltre sappiamo anche che nel cuore dell'antico borgo di Galatina sorge l'Hotel Residence Palazzo Baldi, uno splendido edificio storico eretto nel XVI secolo da Cosimo e Nicola Baldi, attivi finanzieri umbro-toscani, i quali si ritagliarono un angolo di riservato fascino nell'ambito della cittadina di Galatina.

Mie conclusioni

Io penso che uno di questi fratelli e cioè Nicola Baldi alla fine del 1500 comprò dalla Chiesa di Noha, alla quale apparteneva il Convento Basiliano e la chiesetta di S.Teodoro, quello che ne restava dopo il saccheggio dell'invasione dei Turchi del 1481. Il 7 Ottobre 1481 infatti i Turchi avevano devastato Galatina e Soleto, provocando il fuggi fuggi da tutta la zona. Anche Sogliano, Aradeo, Noha, Cutrofiano furono abbandonate precipitosamente. Il nostro Nicola Baldi comprò dunque quello che restava con i terreni annessi e  fece costruire l’attuale masseria, inglobandovi le antiche strutture del convento e della chiesetta basiliana e così l’uno e l’altra diventarono purtroppo della stalle.

 P. Francesco D'Acquarica

 
Di Antonio Mellone (del 19/11/2015 @ 22:38:33, in Necrologi, linkato 790 volte)

Oggi, 19 novembre 2015, mentre spuntava l’aurora, è venuta a mancare all’età di 93 anni la prof.ssa Mimì Piscopo, la prima laureata in “Lettere classiche” della nostra cittadina.

Vorrei ricordarla con le stesse parole di un articolo che vergai in suo onore sei anni fa (cfr. “L’Osservatore Nohano”  - n. 8, anno III, del 9 dicembre 2009).

*

<< Sono di fronte agli occhi color cielo quando è bello di una nohana purosangue: Mimì Piscopo, la mia professoressa di Italiano della mitica “I G” dell’Istituto Tecnico Commerciale “M. Laporta” di Galatina. Le chiedo alcune informazioni sul suo conto per una rubrica che tengo saltuariamente sul mio giornale, una rubrica dal titolo Curriculum Vitae.

Riesco a prendere appunti interessantissimi, ma il rischio è che anziché un articolo qui salti fuori un vero e proprio ponderoso volume. Perché le notizie e le curiosità (che sono come le ciliegie: una tira l’altra) sono interessanti e affascinanti, e riguardano non soltanto un’autentica gloria della scuola del XX secolo, ma anche la storia tutta e l’evoluzione (chiamiamola pure così) del contesto ambientale salentino, quello che ci fece da culla, e che ancora oggi funge da cornice alla nostra vita.

Ma ci provo ugualmente, tentando di lavorare con la lima più che con la penna, e cercando di non perdermi in mille fronzoli. Mi trovo di fronte – dicevo – ad una ragazza di 87 primavere, una Donna che senza indugio ti dice “sono nata il 16 luglio del 1922”, e subito mi viene da pensare che una vera Signora non si fa alcun problema nel rivelare la sua età.

Mimì frequenta a Noha la scuola elementare come molti suoi coetanei. Terminato il ciclo della scuola primaria, sfidando la tradizione che voleva che le donne rimanessero in casa a fare la calza, Mimì decide di sostenere l’esame di ammissione. “Solo coloro che superavano questo esame potevano frequentare la scuola media”.

L’ingresso nella scuola media quindi non era automatico, ma era una prima conquista per chi voleva proseguire negli studi. E’ inutile dire che andavano avanti solo coloro che si sentivano portati, che sovente coincidevano con i figli del censo e del privilegio, mentre gli altri venivano avviati verso un’attività agricola o artigianale, allu mesciu o alla mescia. La maggior parte dei ragazzi dunque si fermava di fatto all’esame di licenza elementare (ed una buona percentuale di essi non ci arrivava punto). “Quanti sacrifici per frequentare la scuola media e poi quarto e quinto ginnasio, e successivamente il liceo classico fuori paese. Erano tempi in cui la gente era costretta a stringere la cinghia. La fame faceva sentire i crampi allo stomaco. Si razionava il pane, addirittura! Il mio povero papà a volte rinunciava alla sua razione per non farla mancare a noi.. Il più delle volte andavamo a Galatina a piedi. Qualche volta alle sei in punto passava una corriera di studenti provenienti da diverse cittadine del Salento. Ci si conosceva un po’ tutti e, prima dell’inizio delle lezioni, si stava insieme a chiacchierare piacevolmente nell’atrio della scuola. A volte, quando pioveva, e quando era possibile, mi accompagnava il mio povero papà, con il suo biroccio trainato da un cavallo”. Qui si capisce benissimo quanto Mimì Piscopo sia dunque un’antesignana dell’emancipazione femminile nohana e salentina: “Non era facile soprattutto per una donna continuare negli studi. Andare a Galatina era come tradire una tradizione. Ma mio padre per fortuna era di più ampie vedute ”.

Ha un sogno, questa Donna, e a costo di sacrifici, di rinunce e di rottura di schemi arcaici, lo realizza. Questo è uno degli insegnamenti più importanti della professoressa di Noha: quando si crede nelle proprie possibilità e si lotta con determinazione ed impegno, non ci sono risorse finanziarie scarse o barriere culturali impossibili da abbattere.

Il “Pietro Colonna” di Galatina, e soprattutto la serietà ed il rigore degli studi che vi si conducevano, lasceranno nell’animo e nella formazione della studentessa Piscopo Cosima un’impronta incancellabile. E certamente – come evinco dalle sue parole – sentimenti profondi di nostalgia, di rimpianto ed anche di commozione. E’ come se, mentre ti parla, sentisse nell’angolo della sua memoria suonare ancora la campanella del “Colonna” incastrata a ridosso di un pilastro quadrato dell’antico chiostro domenicano, quell’aggeggio sonoro che scandiva l’inizio e la fine delle lezioni col tocco squillante dell’Idea che non muore.

La maturità arriva nel 1944. “E ormai volevo andare avanti. Mi consigliavano di prendere Farmacia. Ma io ero contraria all’idea, perché le farmaciste – così dicevo – mi sembravano delle bottegaie (soprattutto per gli orari di lavoro). Decisi di prendere Lettere con indirizzo classico, perché mi piacevano molto il greco ed il latino. E mi iscrissi all’università di Bari, dove avevo un punto d’appoggio presso il collegio Regina Elena”. Già dai tempi dell’università, Mimì evidenzia la sua passione. “Leggere, studiare, insegnare erano la mia passione”, tanto che corre spesso in soccorso alle esigenze di molti studenti amici e di molti colleghi in difficoltà, studiando e ripetendo insieme a loro, dando loro una mano nel superamento degli esami nelle materie più difficili.

In quel tempo i testi classici ed i distici erano per lei a portata di mano e di memoria; dalle sue scarpe, ad ogni passo, sembravano entrare ed uscire aoristi e ablativi assoluti. “Era difficile superare l’esame di latino. Sentivo che molti studenti l’avevano provato molte volte prima di superarlo… Io sostenni lo scritto un anno in anticipo, ancor prima che mi si consentisse di presentarlo. E ricordo il terribile prof. Vantaggiato che mi chiamò – io incredula – per sostenere l’esame orale, che superai subito e brillantemente. Ma non mi esaltavo mai. Questa è la mia indole: tra l’altro ero anche molto timida”.

Cosimina Piscopo si laurea nell’anno accademico 1948-49 discutendo una tesi (scritta a macchina) dal titolo: “La classe rurale in Terra d’Otranto nei primi sessant’anni del sec. XIX”, relatore il chiarissimo prof. G. Masi [tesi trascritta a cura di Marcello D’Acquarica e pubblicata su Noha.it nel luglio 2010].

Rientrata a Noha, inizia sin da subito a dare lezioni private di lettere, latino e greco, come del resto aveva sempre fatto quando era possibile durante la guerra. “Ma non mi pagavano mica!”. Nel 1954 diventa finalmente – come noi studenti l’abbiamo sempre chiamata – “La Piscopo”, sottintendendo “la professoressa” o, come i giovani d’oggi usano dire, la Prof.

Inizia dunque in quell’anno la sua carriera di insegnante di Lettere all’Istituto Tecnico Commerciale di Galatina “che non era ancora statale ma parificato. Tra l’altro io, insegnante, sembravo allora una ragazzina al confronto dei miei studenti”.

Dopo questa esperienza iniziale intraprende un lungo tour in diversi istituti che qui posso soltanto citare di sfuggita, avvistandoli dall’alto come in un ideale volo d’aquila.
Insegna così al Professionale Statale e poi al Professionale Femminile di Galatina. Successivamente a Maglie di nuovo presso un Istituto Tecnico Commerciale, con alcune ore presso il Magistrale di Galatina. Dopo “non ricordo precisamente l’anno” entra nei ruoli della scuola media ed insegna Italiano, Storia e Geografia ad Aradeo e poi finalmente a Noha alla “Giovanni XXIII” dove viene nominata anche vice-preside.

Ma dopo due anni decide di ritornare alle scuole superiori: sicché ritorna all’Istituto Tecnico Commerciale (nel 1981-82, quando chi scrive frequentava la famosa I G) e contemporaneamente al Professionale Femminile dove ricopre la cattedra di Storia. E poi ancora da Galatina a Gallipoli, alla volta dell’Istituto Nautico, con alcune ore settimanali a Carmiano presso un altro Istituto Professionale…“Amavo il mio lavoro. Ero molto scrupolosa. Andavo al lavoro anche con la febbre. E mi volevano bene. Ricordo che quando morì il mio povero papà (insegnavo al Professionale) il preside e tutti i ragazzi vennero al corteo funebre. Questo mi fu di grande conforto.

Raccontare qui la vita a scuola della docente Piscopo sarebbe impossibile: dovremmo indugiare in numerosi, singolari, piacevoli, interessanti particolari, come la preparazione delle lezioni, le spiegazioni, le interrogazioni, i consigli di istituto, gli incontri scuola-famiglia, i compiti in classe corretti a casa (a volte anche con l’ausilio della sorella Laura, che leggeva tutti gli elaborati degli studenti per filo e per segno), i problemi dei ragazzi che trovavano in lei una istitutrice, sì, ma anche una sorella, una madre e a tratti un’amica alla quale confidare i propri dubbi esistenziali. “Ci fu un periodo drammatico, anni terribili, quando a scuola entrò la droga. In un anno in una classe fummo costretti a respingere addirittura 14 studenti. Quanti incontri tra professori e genitori. Alcuni venivano a trovarmi perfino a casa chiedendo consiglio, sostegno, incoraggiamento. Erano problemi delicati: non si poteva far finta di nulla. […] Quante storie e quanti viaggi di istruzione al seguito dei miei studenti. Ovunque in Italia, nelle città d’arte, in montagna… Ricordo anche un viaggio bellissimo a Parigi. E quante esperienze: pensa che una volta andammo a finire persino in discoteca! Tuttora incontro in giro dei miei studenti che mi chiedono: si ricorda di me? Io confesso di ricordarmi dei più bravi. E dei più diavoli.

Chiudo questo curriculum vitae et studiorum su una persona di valore di Noha, non senza aver detto che Mimì Piscopo è stata nominata anche “Giudice Popolare”, incarico che ha esercitato per un certo periodo di tempo nel foro di lecce. “Il Giudice Popolare è chi, con fascia tricolore, affianca i giudici nelle Corti d’Assise e nelle Corti d’Assise d’Appello, assistendoli nelle udienze e partecipando alle decisioni contenute nelle sentenze”. La scelta di un così delicato compito di magistratura penale (nelle Corti d’Assise si trattano infatti processi penali per i crimini più gravi previsti nel codice) ricadde su Mimì sicuramente per le sue doti di equilibrio, e soprattutto per la sua irreprensibile condotta morale. Anche quest’ultimo incarico è parte sostanziale di un brillante curriculum vitae.

Concludo questo scritto dicendo che a volte noi altri cerchiamo lontano (o peggio ancora in televisione) le persone di valore e degne di lode, ignorando i tesori a noi più vicini, benché umili ed al riparo dalle luci dei riflettori alimentati con l’energia dell’ottusità e dell’insipienza.

Sarebbe saggio se invece ci accorgessimo di chi, pur in atteggiamento di ritrosia, evitando la pompa magna, vive accanto a noi ed ha ancora molto da dare ed insegnare.

Con questi colpi di scalpello mi auguro di essere riuscito ad abbozzare un seppur grossolano profilo “della Piscopo”, alla quale vorrei indirizzare un grazie di cuore per tutto quello che ha fatto per i ragazzi suoi discenti (incluso il sottoscritto) e per il lustro che con il suo studio, il suo lavoro ed i suoi incarichi ha dato alla nostra cittadina.

Infine vorrei chiederle di essere indulgente con me ancora una volta, nel caso in cui nel corso di questo articolo (o di altri) dovessi aver seminato a destra o a manca qualche strafalcione, o, peggio ancora, qualche errore di sintassi o di grammatica che, come usava ripetere la Prof, “è sempre in agguato”>>.

*

Addio professoressa Piscopo, addio Mimì, e buon vento.

Con te se ne va una brava insegnante, una grande Donna, una pagina gloriosa della Storia di Noha.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 21/04/2011 @ 22:37:32, in RadioInOndAzioni, linkato 1531 volte)

Mentre tutti si preparano a qualche giorno di vacanza, ritorna l'appuntamento del venerdi sera su RadioInOndAzioni con "Quello che le donne non dicono..." dalle 19.30 alle 21.30. Ospiti di Paola e Simona sarà il gruppo Ádria, progetto musicale che nasce sul filo di un incontro. In un equilibrio instabile le sue due metà si ricongiungono in mezzo al Mare Adriatico. Le due culture, anzi i due mondi affacciati su questo mare antico, si sono osservati da sempre e in questo progetto danno vita ad un nuovo dialogo.  I principali artefici  di quest’incontro sono gli strumenti e le voci e la lingua utilizzata è la musica. Se l’organetto e il violoncello pronunciano con rinnovata passione accenti e vocaboli mai detti, la voce mette in accordo, con la sua dolcezza, linguaggi profondamente diversi, ma vicini nelle assonanze e nei respiri. E in un contesto fatto di incoerenze e persino di rumori, inevitabili e molesti, alcune composizioni si fanno nervose e a tratti caotiche. Sono figlie legittime delle discordanze nate nella città, il luogo dove l’ approdo si è reso inevitabile”.

Il gruppo è composto da musicisti che vantano collaborazioni con artisti e formazioni di rilievo del panorama della world music e che propongono  un’originale progetto di rielaborazione e di scrittura. Una forma canzone legata all’immediatezza del repertorio tradizionale delle due sponde a sud del Mar Adriatico, ripensato con un approccio moderno. L’incantevole voce di Maria esalta l’intensa semplicità dei testi e dà forza e respiro a trame armoniche eleganti e sinuose, tessute con impeto. Strumenti legati alle musiche tradizionali e strumenti moderni si inseguono e a tratti si sfuggono, cercando punti d’incontro e ragioni di diversità, come da sempre le storie e le musiche a confronto sul Mar Adriatico. Con il brano “Non sento” il progetto è presente nel compilation Soundsation, a cura dell'Università La Sapienza di Roma in collaborazione con Sony Bmg e Demo Radio Rai. Adria firma le musiche del volume Il Salento dei Poeti, prodotto dal Fondo Verri di lecce. Lo spettacolo che porta in scena le letture e le musiche del libro-dvd apre la Notte della Taranta 2008 a Melpignano (LE).

 

 
Di Redazione (del 28/01/2014 @ 22:37:00, in Comunicato Stampa, linkato 1189 volte)

L’Istituto Comprensivo Polo 2 Galatina, Scuola Secondaria di Primo Grado di Noha, in collaborazione con il Club UNESCO di Galatina , nell’ambito del progetto di Educazione alla Pace e ai Diritti Umani promosso dalla Commissione Nazionale UNESCO, ha organizzato un evento formativo in tema di “Immigrazione e diritti dei Minori” rivolto alle Classi Terze della Scuola Media; l’incontro avrà luogo Venerdi 31 gennaio 2014 alle ore 10.00, presso l’Aula Magna della Scuola Media Statale di Noha in Via Petronio,1.

Introdurrà i lavori la Dirigente scolastica Dr.ssa Eleonora Longo; seguiranno i saluti della Prof.ssa Daniela Vantaggiato, Assessore alla Cultura del Comune di Galatina, del Presidente del Club UNESCO Galatina Salvatore Coluccia, del Vice Questore della Polizia di Stato Dr. Giovanni Bono, del Comandante della Stazione Carabinieri di Galatina Mar. Musardo Riccardo, del Dirigente del Corpo di Polizia Locale Dr. Antonio Orefice.

Relazionerà la Dr.ssa Maria Cristina Rizzo, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di lecce, sul tema:” Immigrazione e tutela dei diritti dei Minori”.

 
Di Antonio Mellone (del 04/12/2012 @ 22:36:25, in NohaBlog, linkato 1343 volte)

Abbiam capito che a Galatina non si può proprio vivere in pace. Non è ancora terminata la battaglia per il CDR (nel senso che, purtroppo, non è ancora stata detta la parola “basta”), che subito se ne devono intraprendere altre due contro i soliti cemento e asfalto (ci manca solo una succursale dell’Ilva di Taranto con annessa valutazione di impatto ambientale falsificata, e siamo al completo).
Ebbene sì, in questi giorni – mentre sono ancora in corso le lotte contro la “circonvallazione-che-si-farà-comunque-ma-senza-guard-rail” perché “collega-le-diverse-parti-di-Galatina”, anzi le salda - ci è toccato di leggere l'intervento di qualche pover’ometto (non parlerei nemmeno di ex-politici, in quanto credo che con la Politica certi personaggi non abbiano mai avuto nulla da spartire) a proposito del Comparto D7 da colare in agro di Collemeto, altrimenti detto mega-porco (con mega-parco Word ci dà errore).
Pare che qualcuno legga ancora il “Quotidiano di lecce”, traendone ispirazione evidentemente. E’ su quel mucchio di carta, infatti, che qualche giornalista (si fa per dire) con opportuni copia-incolla riporta le elucubrazioni-stampa e le lettere aperte di qualche nostalgico della ribalta, tutto trafelato e indignato perché “sta per scadere il termine per il nulla osta di qua e per il bando di là”, insomma si rischia di perdere in un sol colpo l’occasione di una vita: soldi a gogò, benessere, progresso, crescita e soprattutto lavoro per tutti, grandi e piccoli, raccomandati e sconsigliati.   
E tu hai voglia a scrivere - nonostante ti sia venuta ormai l’ernia al dito – che è veramente cosa buona e giusta nostro dovere e fonte di salvezza non costruire altre cattedrali nel deserto, che il tempo dei centri commerciali è morto e sepolto, che qui da noi ce ne sono fin troppi (che tristezza), che i megastore non hanno mai portato posti di lavoro in più (ne creano 200 distruggendone 1000, la proporzione è questa; senza contare che oggi i licenziamenti sono arrivati anche fra i dipendenti della grande distribuzione), che “riqualificazione” di un’area significa ben altro (è mai come stavolta è in corso una scientifica manomissione della parola, abusata, usata puntualmente in modo distorto, con l’effetto del suo logoramento e della sua perdita di senso: ma riqualificazione de che?), che poi non dobbiamo lamentarci se un acquazzone si trasforma in un disastro perché la campagna sta scomparendo e la Natura prima o poi si vendica (e si riprende il maltolto), che gli stessi negozi ubicati nei centri commerciali - strozzati oltretutto da affitti esosi e visitati da consumatori che ormai vanno “in centro” solo per passeggiare (è davvero deprimente, ma c’è un sacco di gente che ci va per ammazzare la noia e le domeniche, o per santificare le altre feste)  - stanno chiudendo a decine, che i turisti (visto che si parla tanto di cultura e turismo) non vengono nel Salento per andare a finire in un centro commerciale (ma per fuggirne), che con l’e-commerce si sta superando progressivamente ogni esigenza di megastrutture, che se non lo costruiscono a Galatina non è detto che lo debbano fare per forza a Nardò (e che se fosse il caso, ci batteremmo perché non lo facciano nemmeno là: l’n-esimo megaporco sarebbe una boiata a Galatina, come anche a Nardò o a Cocumola o a Canicattì), che non porterà soldi nelle casse del Comune semmai grattacapi a non finire, che Collemeto non ne riceverebbe alcun beneficio (anzi quella stupenda frazione verrebbe spenta definitivamente da questo obbrobrio), che quando si dirà stop al capitalismo dei disastri sarà sempre troppo tardi, che oggi esistono i centri commerciali naturali (che sono tutt’altra cosa), che non vale proprio la pena di imbottirsi di cibo spazzatura da fast-food (vuoi che alcuni spazi seppur piccoli per i Mc Donalds’ di turno non siano previsti anche in questo megaporco-no-food?) e che più che suonare le trombe per l’avanzata di questi centri commerciali oggi sarebbe giusto e pio (oltre che ecologicamente ed economicamente conveniente) suonarne le campane a morto.

Antonio Mellone

P.S. Roberta, stavolta no, eh?, ti prego.

 

L’iniziativa rientra nel calendario di appuntamenti frutto della collaborazione tra il Museo, la Coop. Imago e l'associazione 34°Fuso nell’ambito del progetto MuseoWebLab, vincitore di Principi Attivi 2012.

Il Museo Civico P. Cavoti, situato nel suggestivo Ex Convento dei P.P. Domenicani oggi Palazzo della Cultura, racconta la storia della Città di Galatina. 
A cominciare dalle opere di Martinez del XX Sec. indietro nel tempo fino alla lastra con iscrizione messapica, i vari oggetti formano un panorama nel quale l’opera artistica diventa testimonianza del gusto, delle scelte estetiche e culturali degli autori ma anche del contesto storico di cui è frutto.

Vi aspettiamo muniti di smartphone, tablet, videocamere, fotocamere e tanta voglia di condividere l’esperienza. Con i vostri post, selfies, tweets, video potrete dare libero sfogo alla vostra partecipazione e far rivivere le collezioni.
Gli hashtag da utilizzare sono #invasionecavoti, #museoweblab #invasionidigitali e #lecce2019.

Con l'invasione del Museo P. Cavoti, aderiamo al programma delle #invasionidigitali di #lecce2019 per REINVENTARE EUTOPIA.

PROGRAMMA DELL’INVASIONE
h.18.00
Ritrovo presso il Museo e inizio visita guidata

Seguire il percorso museale del Museo Cavoti è come effettuare un viaggio nel passato, alla scoperta della storia della città di Galatina e dell’intero Salento:

Si parte dalla prima sala dedicata agli artisti del XX Secolo ed in particolare a Gaetano Martinez, scultore autodidatta e voce viva e consapevole del dibattito artistico del Novecento italiano, che come scriveva il critico Cozzani “si è provato a scolpire per lo stesso intimo mistero per cui Giotto sulle rocce di Colle disegnava i montoni del suo branco”.
Nella seconda e terza sala si possono ammirare le opere del Fondo Cavoti (XIX sec.) che rendono omaggio al patriota, storico e artista galatinese Pietro Cavoti. La collezione è principalmente composta da bozzetti, disegni e acquerelli che illustrano vari momenti di vita dell’autore e i suoi interessi: si spazia dalle caricature, ai ritratti e ai costumi a lui contemporanei, passando attraverso l’architettura.
La quarta e la quinta sala sono invece dedicate rispettivamente alla scultura antica del XVIII - XVII secolo e ad affreschi, documenti antichi e reperti archeologici del XV secolo.

Chi siamo? 34esimo Fuso è un’associazione che riunisce giovani professionisti del patrimonio culturale, dell’economia e della comunicazione. Questo mix di competenze trasversali permette loro di sperimentare e progettare nuove forme di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale e paesaggistico, delle arti e della creatività.

Cos'è Museoweblab? Museoweblab è un progetto vincitore del bando "Principi Attivi 2012" il cui obiettivo è quello di sperimentare approcci e strategie innovative per la valorizzazione e promozione di piccole e medie realtà museali, attraverso l’uso del web 2.0 e l’adozione della sua filosofia partecipativa.


p.s. Dimenticavo. Io vi racconterò la vera storia di Carlo Mauro, Avvocato e Politico Galatinese dei primi anni del '900. 

Ci sarà da divertirsi. Vi aspetto.
 
Di Marcello D'Acquarica (del 13/11/2012 @ 22:26:48, in I Beni Culturali, linkato 2363 volte)

Noha, 13 Novembre 2012

LETTERA APERTA A:

-Gentilissimo signor Sindaco del Comune di Galatina, Dottor Cosimo Montagna.
-Assessore con delega alle Politiche sociali, alla Cultura e polo biblio-museale, al Diritto allo studio   e servizi scolastici, Prof.ssa Daniela Vantaggiato.

Oggetto:
Istanza riguardante l’attuazione di un  procedimento amministrativo al fine di apporre un vincolo giuridico (finalizzato al loro recupero) dei Beni Culturali di Noha.

Gentilissimo Signor Sindaco e Assessore, con la presente, mi faccio carico di riassumere in breve i vari sforzi profusi dai nohani al fine di tutelare e valorizzare i Beni Culturali di Noha:

  • Il 12 agosto 2008, su richiesta dei soci del Circolo Culturale Tre Torri di Noha, l’Arch. Giovanni Giangreco, funzionario della Soprintendenza ai Beni Culturali della Provincia di lecce, accetta l’invito di venire a Noha per prendere atto della volontà popolare, volta ad intraprendere la procedura di vincolo su alcuni beni culturali della cittadina, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali. L’Arch. Giangreco suggerisce la necessità di preparare delle schede tecniche comprendenti i principali dati identificativi dei beni in oggetto. Schede che vengono predisposte e rilegate nel catalogo “I Beni Culturali di Noha” a cura del sottoscritto, e stampato a colori per i tipi dell’Editore Panico di Galatina.
  • Il 2 settembre 2009, i soci del Circolo Culturale Tre Torri di Noha, invitano il Commissario Prefettizio di Galatina, dott.ssa  Rosa Maria Simone alla presentazione di questo libro.
  • Il 26 Settembre 2009, in occasione della Festa dei Lettori organizzata, tra gli altri, anche dai “Presidi del Libro” di Noha e dalla “Biblioteca Giona”, viene presentato al pubblico il Catalogo dei Beni Culturali di Noha (nel quale sono contenute le schede tecniche dei Beni Gulturali, così come suggerito dall’Arch. Giangreco). Alla manifestazione, che ha luogo nell’atrio del Palazzo Baronale di Noha (e nella quale si esibiscono vari artisti), interviene un folto pubblico. Tra gli interventi s’annoverano anche quelli dell’Assessore Regionale alla Qualità del Territorio, dott.ssa Angela Barbanente  e quello dell’Arch. Giovanni Giangreco stesso.
  • In data 11 gennaio 2010 viene sollecitato un intervento per il recupero tempestivo del bene culturale da tutti conosciuto come “Le Casiceddhre”, sito in Noha (tutt’oggi in totale stato di abbandono e di decadenza), alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e paesaggistici delle Province di lecce, Brindisi e Taranto, alla diretta attenzione del Responsabile Arch.  Maria Costanza Pierdominici.
  • In data 22 gennaio 2010, mediante lettera Raccomandata A.R., le Associazioni di Noha:  “Circolo Cittadino Juventus”, “Fidas di Noha”,  “Circolo Culturale Tre Torri” e “L’Osservatore Nohano”,  inviano copia del Catalogo dei Beni Culturali di Noha (più copie furono consegnate in anteprima all’Arch. Giancreco) chiedendo l’intervento della Soprintendenza, nella persona del responsabile di settore Arch. Maria Costanza Pierdominici.
  • In data 30 Giugno 2010, i cittadini delle seguenti Associazioni: “Circolo Cittadino Juventus”, “Fidas di Noha”,  “Circolo Culturale Tre Torri”, “Parrucchieri Mimì” e “L’Osservatore Nohano”, chiedono all’Amministrazione Comunale di Galatina, ed in modo particolare al Sindaco Dott. Giancarlo Coluccia, di sollecitare la richiesta d’intervento della Soprintendenza della Provincia di lecce (richiesta già inoltrata dalle suddette associazioni, come detto, con lettera Raccomandata A.R in data  il 22 Gennaio 2010 al responsabile di settore Arch. Maria Costanza Pierdominici).
  • In data 29 settembre 2011, in occasione della Festa Padronale di San Michele Arcangelo, le Associazioni di cui sopra, nonché numerosi esponenti dell’Artigianato nohano, effettuano una petizione popolare in cui vengono raccolte 1471 firme di cittadini per corroborare le istanze rivolte alla Soprintendenza (e rimaste senza esito). Le firme verranno depositate e protocollate presso il Comune di Galatina in data 16 Novembre 2011. Copia delle petizione popolare viene spedita con lettera Raccomandata A.R. a: Presidente della Provincia di lecce Dott. Antonio Gabellone; Presidente della Regione Puglia Dott. Nichi Vendola; Dirigente per i Beni Culturali e  Paesaggistici Dott.ssa Isabella Lapi;
  • Verso la fine del mese di Aprile 2012, si presenta a Noha l’Arch. Carmelo Di Fonzo, in qualità di funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di lecce, Brindisi e Taranto, senza essere accompagnato da nessun altro esponente della Pubblica Amministrazione (per esempio del Comune di Galatina). L’Architetto Di Fonzo, coadiuvato dall'arch. Adriano Margiotta (volenteroso cittadino galatinese che avrebbe preparato successivamente, sempre su richiesta dell’Arch. Di Fonzo, la seconda tornata di schede), dopo aver effettuato sommariamente un sopralluogo nelle adiacenze di alcuni Beni Culturali nohani (osservando chissà cosa e a debita distanza) e tralasciandone la maggior parte, avrebbe richiesto a dei privati cittadini (probabilmente beccati per caso in mezzo alla strada), una ulteriore raccolta di schede dei Beni Culturali di Noha (affinché si procedesse al famigerato vincolo).
  • Verso la metà del mese di Luglio 2012, i cittadini privati  menzionati prima, avrebbero inviato  finalmente all’attenzione dell’Arch. Di Fonzo  alcune copie delle schede dei beni in oggetto, come richiesto.
  • In mancanza di alcuna reazione da parte della Soprintendenza e dietro iniziativa del sottoscritto, nel mese di Ottobre appena trascorso, contatto telefonicamente l’Arch. Di Fonzo. Nel corso del colloquio, l’Architetto mi riferisce che il materiale a sua disposizione è incompleto e sollecita ulteriori dati mancanti necessari per la procedura del vincolo. Su mio suggerimento si impegna di analizzare con maggiore attenzione  il Catalogo dei Beni Culturali di Noha, di cui mi dice di averne copia.

A questo punto mi chiedo e Vi chiedo, se è giusto che un dipendente dello Stato (o comunque in possesso di incarico) non si faccia vivo (come forse suo dovere), ed attenda invece che sia un privato cittadino, come il sottoscritto, a sollecitare una risposta, qualunque essa sia.
Non pensate che anche i Beni Culturali di Noha abbiano un minimo di dignità e dunque, anch’essi, una specie di diritto di cittadinanza? Non trovate deprimente lo scempio infinito cui questi beni vengono sottoposti, prima dai privati proprietari e poi dal pubblico (che dovrebbe limitare un po’ l’ignavia del privato, così come previsto dalla Legge)?
Vi ritengo, gentile Sindaco e Assessore, persone degne di fiducia e attente agli impegni di cui Vi siete fatti carico. Per questo Vi chiedo di incontrarci al più presto, affinché possa meglio spiegarVi lo stato dell’arte del lungo processo che porterà (porterebbe) al vincolo di salvaguardia sui suddetti beni culturali. Sono certo che un Vostro intervento nei confronti della Sovrintendenza accelererà, anzi sbloccherà l’iter che sembra essersi inceppato per chissà quali strampalati marchingegni. Ogni giorno trascorso senza un nostro intervento equivale ad un colpo di piccone alla bellezza, all’arte e dunque al benessere di tutta la collettività.

Distinti saluti

Marcello D’Acquarica

 

C’è tempo fino al 15 gennaio per presentare le domande di cessazione dal servizio del personale della scuola che intenda essere collocato a riposo e accedere a pensione a partire dal primo settembre 2015.

Il decreto ministeriale riguarda tutto il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola, impiegato a tempo indeterminato.

Le domande di cessazione vanno presentate in via telematica direttamente dagli interessati anche tramite assistenza del patronato ACLI.

Il Patronato ACLI di lecce ha predisposto fin da subito in tutte le sue sedi (lecce, Salice Salentino, Castrano, Tricase, Maglie, Galatina, Nardò) un servizio per appuntamento, dedicato al personale della scuola per inoltrare le domande di cessazione dal servizio e per fornire consulenza per la verifica del raggiungimento dei requisiti necessari, effettuare il calcolo presuntivo dell’importo di pensione maturato e per tutta l’assistenza nella presentazione e definizione della domanda di pensione.

Il servizio è completamente gratuito e si può prenotare telefonando al numero 0832.246659 o per   e-mail lecce@patronato.acli.it o presso gli uffici di lecce in Via Domenico Acclavio n. 74 (zona Aria Sana).

 
Di Albino Campa (del 11/11/2010 @ 22:25:13, in Eventi, linkato 1961 volte)

Nella sala convegni dell’Oratorio Madonna delle Grazie il 13 Novembre 2010 avrà luogo la presentazione del libro “La Sapienza, criterio di Dio” (Arti Grafiche Marino, lecce, 2010) del nostro amico e collaboratore Fabrizio Vincenti. Un libro da leggere con lentezza e sulle cui pagine riflettere per migliorare il mondo a partire dal nostro “io” troppo spesso enfatizzato. Fabrizio Vincenti, i cui articoli compaiono puntualmente sulla rivista on-line "L'Osservatore Nohano" ormai da tempo, si è formato nel glorioso seminario di Otranto, scuola rinomata, dal Settecento in poi, per la floridezza degli studi e la bontà dei giovani avviati al sacerdozio. Quel pio collegio ha “prodotto” pastori di gran prestigio, sacerdoti e vescovi, ma anche professionisti e uomini di importante levatura sociale, che hanno dato lustro ed onore al Salento e all’Italia: come il nostro Fabrizio, che da laico sta cercando di dar buon nome e reputazione alla nostra cittadina, lavorando nel corpo della Guardia di Finanza ad oltre mille chilometri di distanza da Noha, sua piccola patria.

 

Interverranno:

  • Don Francesco Coluccia, direttore del Laboratorio Culturale Benedetto XVI di Noha,
  • Paola Congedo della Biblioteca Giona,
  • Fabrizio Vincenti autore de “La Sapienza, criterio di Dio”.

Tutta la popolazione è invitata a questo evento culturale.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 21/04/2012 @ 22:24:46, in CDR, linkato 1893 volte)

Il nome “inceneritore” ha una certa assonanza, anche un po’ lugubre, con  quell’altro suo omonimo che incenerisce le nostre stesse spoglie quando è ora di togliere il disturbo.

Ma forse è meglio  allontanare dalla mente certi brutti pensieri sognando magari di passare le prossime vacanze con delle salutari passeggiate nell’agro di Noha.

L’idea di godere del silenzioso panorama della campagna nohana sprona ad essere mattinieri e aiuta a rinunciare anche ad un paio d’ore di sonno sperando di uscire a prendere una boccata d’aria buona.

Ci sono dei giorni, però,  che l’aria è irrespirabile. Mi ricorda tanto quell’odore soffocante che rilasciavano i fumi delle taiate delle Tre Masserie di qualche decennio orsono, quando per le vie di Noha non circolavano né camion, né compattatori ma due semplici operatori ecologici armati di carretto a pedali e scopa di saggina. Ma quelli erano tempi di miserie e non c’era il famigerato progresso moderno.

Certe mattine la  zaffata  asfissiante che si insinua prepotentemente nelle narici, reprime il desiderio di respirare a pieni polmoni.  Poi però pian piano il corpo si abitua all’aria mattutina ed il calore del sole rimuove lentamente l’inspiegabile mistero stagnante nell’aria che ogni volta che torno a casa trovo sempre più pesante.

Mi viene in mente un pensiero riportato in una pagina del mio diario:

“La prima volta che arrivai a Torino, rimasi colpito dallo strano odore dell’aria, un misto di marciumi vari, di olio bruciato e pietre ammuffite. Un odore che ti accoglie ineluttabilmente in qualsiasi periodo dell’anno appena metti il piede in stazione. Lì per lì sei portato a pensare che sia colpa della stazione ma una volta fuori la musica non cambia. Capita quindi di stare in un posto dove l’aria è sgradevole, ma fino a quando ci stai dentro non te ne rendi conto…”

Scrive Vittorio Messori ne “Il Mistero di Torino” (*): Se avessero riempito di polveri, esalazioni di piombo, capannoni, colonne di camion carichi di cemento e mattoni, non avrei avuto così tanta tentazione nostalgica del ritorno alle radici.

Noha (come Galatina e tanti altri paesi del Salento)  sono la testimonianza dell’ossimoro in assoluto. Vuol dire che hanno sacrificato generazioni intere con l’emigrazione pensando di risparmiare il territorio dall’industrializzazione, senza ottenere né il lavoro né la salvaguardia dell’ambiente.

Da qualche tempo anche l’acqua delle falde acquifere alla profondità di 90 metri sono fatiscenti. E pensare che fino a pochi anni addietro ci si dissetava, per esempio, con l’acqua dei pozzi dell’agro dei  “paduli” dove l’acqua si trovava, e si trova ancora oggi, ad appena a quattro metri di profondità.

C’è da restare allibiti nel sentire alcuni candidati al posto di “primo cittadino” dichiararsi favorevoli alla conversione della Colacem da cementificio in “inceneritore”. Si perché il dubbio che si tratti di una “conversione” piuttosto che il “potenziamento” del cementificio, persiste ed è suffragato dal fatto che a poche ore di mare dal Salento, ed esattamente a Ballare (Lezha),  c’è una fabbrica nata un paio d’anni addietro, uguale a quella di Galatina. Oramai la campagna salentina “ha dato”, ed il territorio intorno a noi somiglia ad una gruviera. Il cemento ha “munto” a dismisura il mercato locale mentre l’Europa dell’Est è ancora tutto da cementificare. Quella di de-localizzare dopo aver fatto scempio del nostro territorio è una porcata, soprattutto perché si vuole sempre esagerare, a qualsiasi costo. Non entro nel merito della validità della tecnologia degli inceneritori moderni, dello smaltimento delle ceneri catturate in corrispondenza del camino, né delle ceneri grossolane che si raccolgono sotto la griglia. Considerarle “inerti” e smaltirle in discarica o addirittura usarle per riempimenti di cave o per rilevati stradali mi sembra demenziale, un po’ come trovarsi nel mezzo di un ciclone e nascondere la testa sotto la sabbia. Tantomeno voglio entrare nel merito della riduzione dei rifiuti e dell’aumento del riciclaggio, benché questo debba essere considerato l’unico caposaldo della nostra tanto vantata civiltà, ma non possiamo fare a meno di aprire gli occhi e le orecchie, toglierci il velo di panna che ci intorbidisce quei quattro neuroni che speriamo siano ancora reattivi, per chiedere a Galatina, insieme ai comuni limitrofi, di farsi promotrice di una revisione della legge regionale sui rifiuti che prevede l’obiettivo “rifiuti zero”. Altro che incenerire!

Invece di mettere in discussione la scelta dell’incenerimento prevale la logica del minor rischio, come se ci fosse una soglia di rischio “accettabile”. Cercare cioè un “equilibrio fra ambiente ed occupazione” (notizia diffusa dal Vescovo di Taranto, a detta del candidato a sindaco dott. Gervasi nell’intervista di TRNEWS di Telerama). Come se un impianto del genere che può aumentare le morti dovute all’inquinamento lo si può regolare mantenendo il rischio entro una soglia accettabile, barattando cioè quattro posti di lavoro con le malattie dell’intera popolazione.
Non lo dico io, ma il dottor Giuseppe Serravezza, famoso Oncologo e Presidente dell’LILT (Lega italiana per la lotta ai tumori) – Sez. Provinciale di lecce in un documento di cui allego la parte che ci riguarda.

Dice il dr. Serravezza:

Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni (tutte neoplasie non correlate all’alimentazione!) cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel Salento, da lecce in giù. Maglie il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche Gallipoli, Nardò, Tricase, Cutrofiano.  E poi ancora:

Alcuni anni fa abbiamo rilevato come l’area settentrionale di lecce e il triangolo Maglie-Otranto-Galatina sono le zone che pagano il peggior tributo per morti da cancro ai polmoni. Si tratta di aree situate nei pressi di impianti industriali produttori di fumi nocivi e non è difficile ipotizzare che grazie ad un “gioco dei venti” queste sostanze raggiungano un territorio più ampio, pur senza escludere delle implicazioni dovute a situazioni ambientali autoctone.

Qui non si tratta di fare del terrorismo o essere profeti di sventura, ma di rispettare la volontà di Dio che in quanto “Amore” ci comanda di rispettare tutta la natura e non solo il nostro tornaconto personale.


(*) Il mistero di Torino, Vittorio Messori e Aldo Cazzullo- Mondadori Printing S.P.A. TN anno 2010.

 
Di Redazione (del 25/10/2015 @ 22:24:22, in Cronaca, linkato 4928 volte)

Tragedia intorno alle 21 alla periferia di Galatina, in contrada Roncella, sulla provinciale 352, strada che conduce a Noha. Una ragazza, Debora De Lorenzis di  17 anni, è morta dopo che l’auto, una Golf, sulla quale viaggiava è uscita di strada.  Con lei altri 4 amici, rimasti incastrati tra le lamiere sino all’arrivo dei soccorsi. L’incidente è avvenuto in una strada buia, circondata da campagne. I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per diverso tempo prima di estrarli dall’abitacolo, ma per la ragazza non c’è stato nulla da fare. Sul posto le ambulanze del 118, e gli agenti del commissariato di polizia di Galatina e della polizia stradale.

fonte:trnews.it

Aggiornamento 26.10.2015:

Lo schianto contro l’albero è stato violentissimo. La Golf si è accartocciata e ribaltata, dopo aver sradicato l’albero d’ulivo contro il quale si era schiantata. All’arrivo del 118 i sei sfortunati amici, tre ragazze e due ragazzi, giovanissimi, erano tutti ancora incastrati tra le lamiere, su quella strada periferica e buia, la 352, che dalla circonvallazione di Galatina porta in contrada Roncella. I 6 amici tutti giovanissimi la stavano percorrendo alle 21. Era buio, e l’auto ha cominciato a sbandare. I vigili del fuoco hanno dovuto segare l’albero per riuscire ad aprire uno sportello e tirarli fuori. Deborah de Lorenzis, 16 anni, di Noha, era già morta. Ha sbattuto violentemente la testa contro qualcosa di duro e si è rotta l’osso del collo. Era seduta dietro, per lei non c’è stato nulla da fare.

Giulia Falco, 18 anni, è in prognosi riservata al Fazzi. Gli altri, tutti tra i 16 e i 17 anni , sono stati trasportati in diversi ospedali.

Il conducente della Golf, 18 anni di Galatina, è ricoverato nell’ospedale di Gallipoli dove è stato ascoltato nella notte dagli agenti della Polizia stradale di lecce, al comando della dottoressa Lucia Tondo. Niente alcol e droga nel suo sangue. Non ricorda nulla, solo di aver cominciato a sbandare. Stava accompagnando gli amici a casa, dopo aver mangiato, tutti insieme, una crepes.

Erano tutti amici, uscivano sempre insieme, studenti nel liceo Vallone di Galatina. Una comunità sconvolta dal dolore, distrutti i genitori di Deborah, arrivati sul posto non appena la notizia è arrivata anche a loro.

 

fonte:trnews.it

 

 

 
Di Antonio Mellone (del 21/10/2013 @ 22:23:10, in NohaBlog, linkato 1804 volte)

Ciascuna parte si impegna a mantenere riservata ogni informazione tecnica e/o commerciale, verbale o scritta, ricevuta dall’altra parte e ad utilizzarla per i soli scopi del presente Accordo, anche dopo la cessazione dei suoi termini di validità. Resta inteso che le parti concorderanno quali informazioni verranno rese pubbliche nell’ambito delle attività di comunicazione del progetto”.

Il summenzionato brano in corsivo e virgolettato non è tratto dal Codice da Vinci di Dan Brown, e non rappresenta uno degli articoli dello statuto della setta dei Beati Paoli. Nossignore, queste righe sono estrapolate dall’articolo quinto di quell’architettura rococò che è la cir-Convenzione d’incapace, approvata da tutte le destre (incluse dunque le sinistrate) sedenti in consiglio comunale, a proposito di quel “mercimonio che s’ha da fare” (copyright di Pasquino Galatino) tra il Comune di Galatina e la signorina Pantacom srl per la costruzione del famigerato Mega-porco in contrada Cascioni, ad un fischio da Collemeto.

Questo inebriante eau de fogne Chanel numero 5 ha un titolo da brivido che è tutto un programma: “Segretezza delle informazioni”.

Roba forte.

*

Non che il sottoscritto voglia fare per forza di cose le pulci anche sulla sintassi del capitolato di questo papello buono solo per la differenziata, ma mi chiedo cosa diavolo vorrà mai dire la locuzione: “e ad utilizzarla [ogni informazione tecnica] per i soli scopi del presente Accordo, anche dopo la cessazione dei suoi termini di validità”. Che le parti si obbligheranno da un lato a mantenere riservata ogni informazione tecnica e/o commerciale – e fin qui potrei arrivarci anch’io -  e dall’altro ad utilizzarla per i soli scopi del presente Accordo, anche dopo la cessazione dei suoi termini di validità? Magari finché morte non li separi? Oppure vuoi vedere che il costrutto “termini di validità” si riferisce all’informazione tecnica e/o commerciale e non invece alla Convenzione? E quanto dovrebbero o potrebbero durare l’una e/o l’altra? E cosa vuol dire “ad utilizzarla [l’info riservata] per i soli fini della presente Convenzione”?

Chi ci capisce qualcosa, dico in questo criptico ircocervo Panta-Comunale, potrà ambire al Dedalo d’oro. O conseguire – con il massimo dei voti e lode - una laurea breve in psichiatria

*

Dunque siamo di fronte a materiale scottante, roba da servizi segreti, spie, rapporti investigativi, 007, Copasir, brevetti occulti, trattative sotterranee conto terzi, strategie e segreti industriali inconfessabili: si corrono seri pericoli di Insider Trading.

Guai a spifferare a destra o a manca la denominazione dell’eventuale società interessata all’acquisto del Mega-porco: non sia mai, tutti zitti e mosca, sarebbe concorrenza sleale, notizia intima, privata, personale, strettamente confidenziale, un boccone prelibato da celare al mondo e da custodire possibilmente nel caveau di una banca.   

Per quanto ovvio l’eventuale società acquirente del pacchetto o meglio del mega-pacco non si troverà manco a pagarla, sicché questo nome tanto auspicato non esiste se non: a) nei sogni bislacchi di un popolo dormiente o aspirante-lavoratore confidente ancora nei ciuchi svolazzanti; b) nelle elucubrazioni di qualche poveretto abbigliato da assessore o consigliere comunale, se non addirittura da primo cittadino (di Galatina o di lecce, a seconda).

Me lo vedo un sindaco, con fascia tricolore (ma che dico tricolore, mimetica, per non dare nell’occhio), grembiule, compasso e soprattutto collare, agghindato da Gran Maestro della Loggia dei Cementificatori, con il solito linguaggio convenzional-esoterico - in nome dei due sommi ideali che vanno sotto il nome di “ricadute occupazionali” & “volano per lo sviluppo”, come Tom & Jerry, Ninì & Cocò – iniettare ai cittadini il solito anestetico da 200 ml (i famosi 200 posti di lavoro), celando invece la pura e semplice verità circa lo scempio ambientale ed economico cui si sta andando incontro. Scempio che ovviamente non pagherà Pantacom, ma come al solito Pantalone, senza manco accorgersene.

*

Ma il vero enigma di tutto questo rompicapo è come sia stato possibile che una banda bassotti (bassotti, nel senso di statura politica) ci abbia potuto far cacciare in questo grosso guaio. Li dovresti vedere, i nostri politici, tutti compìti, paludati, con un fare da grandi esperti di economia e finanza, assumere l’atteggiamento saputello e ieratico dei depositari del verbo, mentre in realtà somigliano sempre più a morbosi collezionisti di notizie, indiscrezioni, voci, sussurri e grida, sentito dire e pettegolezzi, che manco la Cia. La zi’ Cia, per la precisione.

*

Bisognerebbe far sapere ai pellegrini di tutto il mondo che dopo i tre segreti di Fatima e i dieci di Medjugorje, a Galatina si custodiscono i segreti dell’immacolata cementificazione.

Una prece.
Antonio Mellone
 
Di Antonio Mellone (del 04/12/2015 @ 22:22:45, in Presepe Vivente, linkato 964 volte)

I trafiletti da inviare a “quiSalento” devono essere concettosi, stringati, lapidari; contenere alcune informazioni essenziali, incuriosire il lettore, indurlo a visitare i luoghi e partecipare alle manifestazioni. Ormai lo so bene per averne scritti e spediti a decine, se non a centinaia, nel corso dei quasi quindici anni di vita di questa bella rivista: brani, articoli, reportage, servizi sul conto di Noha e dintorni, a proposito di eventi, beni culturali, libri, feste patronali, concerti, sfilate, presepi viventi e fiere dei cavalli.

Quest’anno, nel vergare il passo sul prossimo venturo presepe vivente nohano, non son mica riuscito a fermarmi alle solite dieci quindici righe d’ordinanza, tanto che ho dovuto inviare a Marcello Tarricone e alla Cinzia (che è dolcissima e non so come faccia a sopportarmi) una mail che non finiva più. Sì, mi son fatto prendere la mano, sicché temo che i miei amici della redazione dovranno lavorare non poco di lima e forbici per far quadrare i conti dell’impaginazione.

Ma credo di esserne scusato.

Infatti, come fai a non dire che il presepe vivente di questa edizione avverrà in un luogo incredibile nel cuore della cittadina di Noha, un palcoscenico unico al mondo, un piccolo mondo antico che nessuno pensava di poter rivedere, anzi rivivere, chiuso com’è stato fino a ieri da un alto muro di cinta per abbondanti quattro o più decenni?

Come fai a non raccontare dei ragazzi-eroi di questo presepe che sono riusciti finalmente ad espugnare la fortezza, il castello, la torre medievale e il suo ponte levatoio, risvegliando i fantasmi del passato aggrappati alle volte dei secoli?

Non è la prima volta che questi prodi guerrieri rianimano i beni culturali del mio paese, là dove il vento sinistro degli insipienti e degli ottusi ha sempre lavorato per occultarli, denigrarli, seppellirli, anestetizzando le coscienze e la loro voglia di esistenza in vita. E così fu per la Masseria Colabaldi, per le Casiceddhre, per la Casa Rossa finalmente tornate al centro dell’attenzione. E’ inutile dire che la prossima e più ardimentosa sfida sarà il frantoio ipogeo: e nessuno pensi di metterci una pietra sopra.

Ma ritornando al punto. Come si fa a non scrivere che quest'anno il presepe vivo e itinerante di Noha ha fatto cadere i muri di Berlino del mio paese, spalancato porte sante, realizzato un miracolo di Natale, dando ossigeno al parco del Castello, soffocato da rovi e da amnesie umane, considerato come un vuoto a perdere, un cimitero di rovine e ruderi, un reticolo di crepe e rughe fino a ieri?

Finalmente dopo troppo oblio, ripulita da sterpaglie e dai mille segni del suo metodico abbandono, ritorna a svettare orgogliosa più che mai la Torre medievale di Noha (XIV secolo), accompagnata dal suo inseparabile Ponte Levatoio. Torre e Ponte diventano i nostri Romeo e Giulietta, Tristano e Isotta, Paolo e Francesca, con l’augurio che stavolta non si tratti di una tragedia, ma di una Storia di Noha a lieto fine. Basterebbe questo archeo-gruppo scultoreo di beni culturali antichi di rara bellezza per giustificare la visita al presepe vivente 2015.

Il resto dei “fori imperiali” salentini ubicati nel parco del maniero nohano è tutto un susseguirsi di scorci spettacolari (e autentici), come per esempio le cantine con le enormi botti di rovere dove s'invecchiava il Brandy Galluccio, prodotto a Noha e imbottigliato a Martina Franca, fusti manutenuti da esperti maestri bottai gallipolini; la monumentale piscina ovale in stile Liberty, perfetta e aggraziata, ubicata al centro di quest’oasi di verde; la “castelluccia”, vale a dire la torre dell'acquedotto con un bellissimo impianto elettrico dei primi del ‘900, con marmi e pezzi in ceramica utilizzati a mo’ di isolante, e un sistema idraulico di pompe e canali irrigui collegati al pozzo ricco di acqua dolce. Tutto diventa materia da ammirare e studiare, oggetto di osservazione e dibattito, come avviene in un’escursione o in un viaggio didattico.

Al presepe di Noha non mancheranno poi i destrieri (come potrebbero nella “Città dei cavalli”?), ma anche un'infinità di altri animali da masseria, onde il presepe di Noha è rinomato nel Salento per il suo peculiare, nostrano ma anche esotico zoo.

In questa novella agorà, poi, si potranno degustare le pucce con le olive (che verranno prodotte in diretta nei forni allestiti all'interno del presepe) ed altre specialità culinarie nohane: dalla pasta fatta in casa alle pittule calde calde, dai panini farciti ai dolci natalizi prodotti dalle nohane, e ci si potrà scaldare con un bicchiere di vin brulé, rifocillarsi con i formaggi, i latticini, le olive sotto-sale, i pomodori secchi, i peperoncini piccanti, gli schiattuni de cicora, le noci locali e le altre leccornie da campo e da fattoria rigorosamente Noha-Dop, offerte nelle osterie del presepe.

Ultima chiosa. A Noha non esistono i mestieri “di una volta”, ma “di questa volta”: occupazioni, attività, professioni che fortunatamente continuano ad essere esercitati da un gran numero di artigiani-artisti locali, che vanno dallo scalpellino della pietra leccese al falegname, dal produttore di piatti e pignatte di terracotta alla ricamatrice al tombolo, dal maniscalco al calzolaio, dal contadino al pastore, dal casaro al sellaio, dalla ricamatrice al seggiolaio...

Nel presepe vivente di Noha non esistono comparse, ma solo protagonisti: i quali, per indole e formazione, non recitano mai una parte imparata a memoria, ma semplicemente vissuta tutti i giorni dell'anno. Inclusi, a questo punto, anche quelli delle feste comandate.

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 31/01/2017 @ 22:22:22, in NohaBlog, linkato 433 volte)

Che ingenuo che sono. Pensavo che il capitolo del mega-porco (come fai, signora mia, ad appellarlo mega-parco commerciale) e dunque della violenza che si vuol perpetrare con altro cemento nell’amena campagna di Collemeto fosse archiviato una volta per tutte.

Mi sbagliavo di grosso. Pare che navigatori sotterranei conto terzi, con tanto di attendenti di complemento, stiano ancora brigando per riportare all’ordine del giorno questa “opportunità anticrisi”.   

Da qui a qualche tempo temo che si sarà costretti ancora una volta a sentirne parlare enfatizzando - di un centro commerciale - le magnifiche sorti e progressive in termini di “volano” e “ricadute” per l’occupazione di chi di speranza vive e dunque per definizione disperato muore.

Anzi il centro commerciale  (un centro in periferia: vai a capire certe elucubrazioni) diventerà un must dei programmi elettorali della solita solfa di “novelli” “politici” (virgolette a novelli e a politici), i quali stan facendo di tutto per far finire Galatina in una discarica a chilometro zero. E, viste le teste mosse in continua annuenza, con molte probabilità di vittoria.

Ma santo cielo, come si fa a far capire che, come già ampiamente documentato, la Pantacom srl è la società a responsabilità limitatissima, oltretutto inattiva, che - secondo la lettura dei dati di bilancio che si evincono da una recente visura camerale, sostanzialmente identica a quella di un paio d’anni fa - dal punto di vista finanziario, patrimoniale e commerciale ha lo stesso valore del due di picche con briscola a denari, ergo assolutamente non in grado di dare al Comune di Galatina uno straccio di garanzia (lemma ignoto, quest’ultimo, alle parti in causa) sui suoi megagalattici business-plan, redatti, pare, con i piedi.

Come arcinoto anche agli svampiti di professione, la Pantacom è una società della galassia Perrone, la famiglia del sindaco più amato dai suoi sudditi leccesi (contenti loro) e presumibilmente anche da molti galatinesi, inclusi molti personaggi politici di chiara fama (e, vista la stazza di certi candidati a sindaco, anche di chiara fame) che s’accingono ad occupare o a rioccupare lo storico palazzo Orsini - edificio che sarebbe ormai il caso di ribattezzare più opportunamente “Del Balzo”. Del balzo in avanti, s’intende. Nella cava.

Il tutto con la benedizione “urbi et orbi” del Quotidiano locale sul quale ‘sine ira et studio’ (e soprattutto ‘sine studio’) si è usi leggere veri capolavori di letteratura horror altrimenti detti comunicati-stampa, prontamente pubblicati dalla redazione, evidentemente in mancanza d’altro e soprattutto di giornalisti. Degli ultimi recenti pezzi sulla Pantacom vi racconterò la prossima volta.

*

In questa povera città né sindaci né commissari riescono a proferire un NO secco ed incontrovertibile alle sirene d’Ulisse. Non ce la fanno proprio. E’ più forte di loro. Voglio sperare solo per mancanza di coraggio e soprattutto di basi culturali fondate sul sacrosanto principio dello “STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO”, e non per servilismo o peggio ancora per cointeressenza in questa colossale speculazione fondiaria e immobiliare che, se non fosse pericolosa, anzi tragica, somiglierebbe tanto ad una buffonata.

Povera Galatina, un tempo città d’arte, con la benedizione dei tuoi abitanti belli-addormentati-sul-divano, ti stai vieppiù trasformando giorno dopo giorno in una città del cemento e delle chiacchiere da bar sport.

All’interno delle tue mura si continua ancora oggi a blaterare di contrada Cascioni, di padroni, di circonvallazioni, di capannoni, di milioni. I soliti paroloni cogli ‘oni’.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 13/12/2010 @ 22:22:04, in Comunicato Stampa, linkato 1633 volte)
“Siamo entusiasti riguardo alla buona riuscita dell'incontro con alcune scuole superiori di Galatina su un tema così importante e spinoso come l'emersione del lavoro nero”.
Questo il commento dei responsabili dell'Associazione “Il Popolo di Galatina”, a margine del workshop organizzato questa mattina presso la Sala Contaldo del Palazzo della Cultura di Galatina.
“Vedere circa 90 ragazzi e ragazze delle quinte classi – dice Noel Alberto Vergine, Presidente dell'Associazione –  che, con entusiasmo ed interesse per il tema che si affrontava, ascoltavano, ponevano domande e si scambiavano pareri, è stato molto istruttivo anche per i relatori. Ringrazio tutti coloro i quali hanno avuto la sensibilità di partecipare al nostro incontro. Interpretare le aspettative dei giovani – continua Vergine – anche con iniziative come quella di oggi, e mettere insieme tutti i soggetti impegnati nel campo dell'emersione del lavoro nero deve essere da sprone per sviluppare, con energia e determinazione, politiche e strumenti di contrasto a questa vera e propria piaga sociale.”

 
Oggi si è tenuto un incontro organizzato dall'Associazione “Il Popolo di Galatina” sul tema principale del lavoro giovanile ed il lavoro irregolare. Si sono affrontati gli aspetti politici e le proposte della Provincia di lecce contro il sommerso, grazie alla presenza dell'Assessore Provinciale alla formazione Ernesto Toma e del Presidente della Commissione Provinciale per l'emersione al lavoro nero Toni dell'Anna; ma anche quelli normativi, con l'aiuto del giornalista e consulente del lavoro, Antonio Liguori, e dal punto di vista formativo-universitario, con il Prof. Carlo Margiotta, Delegato del Rettore dell'Università del Salento per la Formazione e l'Innovazione.
Molto gradito l'intervento del Dott. Giovanni Bono, Vice Questore Aggiunto e Dirigente del Commissariato di P.s. di Galatina che ha anch'egli portato la sua esperienza.
Si è poi proceduto con l'ascolto degli imprenditori Piero Surdo (Kubico), Cesare Costantini (Ceko Metalli) e Alba Metrangolo (Gruppo Supermonte) che hanno intrattenuto i ragazzi con le loro esperienze dando una fattiva testimonianza in merito al lavoro nero.
 
 
Galatina, 13 dicembre 2010
Il Presidente
Noel Alberto Vergine
 
Di Antonio Mellone (del 19/09/2014 @ 22:21:40, in NohaBlog, linkato 826 volte)

Vi ho già detto che nei giorni scorsi un cervello in Congedo assiso in consiglio regionale se n’è uscito con la grande nefandezza di un altro porto turistico idruntino nuovo di zecca. Ci mancava giusto questo ennesimo intervento dell’uomo per il completamento del secondo sacco di Otranto dopo quello del 1480 per mano dei turchi.

La Grande Opera dello sbancamento di un po’ di chilometri di scogliera inizierà così, con qualche chilo di dinamite, giusto qualche migliaio di camionate di cemento per la creazione di una bella piattaforma grande quanto un paio di stadi di calcio, l’asfalto di una strada a quattro corsie in grado di collegare il morto turistico alla nascente S.S. 275, rotonde qua e là quanto bastano, un po’ di villette a schiera da vendere a peso d’oro (che non guasta mai), un bel centrone commerciale stile Pantacom (benedetto ormai dal Patto del lazzarone PD-PDL-PRC), qualche frasetta sulla “scarsa significatività” della flora e della fauna interessata (con tanto di firma del professorone universitario di turno prezzolato a suon di mazzette e visibilità), paginate intere del “Quotidiano di lecce” inneggianti al nuovo investimento, l’irrisione alle paranoie di quei quattro ambientalisti fissati e sfigati: ed ecco bell’e pronto un faraonico mega-porco turistico in grado di fungere da “volano per lo sviluppo” e di creare “ricadute occupazionali” a bizzeffe. Non è fantastico?

*

E poi, per finire, perché non innaffiare il tutto stappando una bella bottiglia di petrolio adriatico? Massì, visto che trivelleranno pozzi petroliferi in Croazia, Montenegro ed Albania, sarebbe d’uopo impiantare anche un paio di piattaforme a chilometri zero nelle acque territoriali di nostra pertinenza (sicché anche noi avremo così tanto petrolio che riusciremo a soddisfare le esigenze nazionali per ben due mesi). Tanto c’è lo “Sblocca Italia” a dar manforte al tutto, in barba ad ogni eventuale parere contrario e soprattutto grazie al silenzio-assenso da parte delle povere Sovrintendenze ai beni architettonici e culturali, deputate, appunto, al silenzio.

In effetti ad Otranto mancavano giusto le grandi navi per l’inchino (vuoi mettere la soddisfazione?), ed un nuovo panorama: in quattro e quattro otto si passerà dai monti dell’Albania alle montagne russe, costituite da tralicci, piloni, trivelle, sonde, e tante belle Costa Concordia.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 16/05/2013 @ 22:21:31, in Fidas, linkato 1189 volte)

DONAZIONE DEL SANGUE DOMENICA 19 Maggio 2013 dalle ore 8,30 alle 11,30

La FIDAS NOHA invita alla donazione del sangue che si svolgerà presso la casa del donatore in via Calvaro 15.
Tel. 0836.524092
E-mail: noha@fidasleccese.it
 
Di Antonio Mellone (del 07/10/2013 @ 22:20:12, in NohaBlog, linkato 1227 volte)

Se non fossimo nel bel mezzo di un dramma, anzi di una tragedia, nel leggere la Convenzione con la Pantacom, approvata pressoché all’unanimità dal consiglio comunale di Galatina il 25 settembre scorso, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Sorge il dubbio che la cosiddetta maggioranza delle larghe cretinate (formata anche localmente dalla destra eterna nonché dal neofita centro-destra, cioè il Pd, che ha varato questo ennesimo Titanic) non abbia non dico compreso ma nemmeno fatto finta di leggere quella decina di fogli formato A4 che compongono questo capolavoro di letteratura horror contemporanea.

*
Se volessimo far qui una sintesi epesegetica di questo obbrobrio non la finiremmo più (né sarebbe pensabile un’analisi logica del testo, anche perché di logico in quelle righe abborracciate non c’è proprio nulla: l’unica analisi ragionevole cui sottoporre soggetti e oggetto de quo, anzi de qua, dovrebbe essere quella psichiatrica).  
Ma per evitare di macchiarci del reato di omissione di lettura di atti d’ufficio e soprattutto di quello di omissione di soccorso-addormentati-galatinesi siamo costretti a rilevare di seguito solo qualche perla della citata Convenzione pensata e scritta dagli scienziati comunali di turno magari sotto la dettatura di qualche altra cima eccelsa esponente di quella società inattiva da anni, se non dalla sua fondazione, che risponde al nome di Pantabort. Credo che Dudù avrebbe saputo stilare meglio l’articolato capitolato di cui trattiamo (senza offesa per il barboncino più famoso d’Italia).
Già me li vedo alti ma soprattutto bassi dirigenti comunali attorniati da consiglieri, assessori e sindaco pronti a vergare con inchiostro simpatico il testamento funebre dell’ecologia e dell’economia di Galatina, sempre nel nome delle larghe prese (per quel coso che più somiglia alla loro faccia). 
*
E partiamo dall’articolo 2, con una frase vergata in Convenzione senza manco un pizzico di convinzione (o forse con la massima convinzione e senza il minimo dubbio, il che è uguale) che suona così: “La realizzazione della predetta area consentirà al comune di Galatina di incrementare il livello occupazionale del territorio, nonché accrescere e valorizzare le numerose eccellenze commerciali presenti in zona”. Sì, come no.
Nel leggere questa corbelleria sesquipedale verrebbe da risponder loro: e se così non fosse? Cosa succederebbe o cosa succederà? Verrà meno la Convenzione? E chi pagherebbe eventualmente i danni della revoca e con quali soldi? E come potremmo tirarci indietro, poniamo il caso, dopo che il terreno sarà stato sbancato, e, magari, tre o quattro capannoni costruiti a metà? Utilizzando la macchina del tempo per tornare indietro?
Molto probabile, visto che questi credono a tutto, soprattutto ai somari vaganti nell’aere.
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E poi, a cosa mai si riferirà la bella locuzione “accrescere e valorizzare le numerose eccellenze, eccetera eccetera”? Vuoi vedere che questi sotto sotto quando parlano di eccellenza alludono proprio all’agricoltura?
Ma certo che con il Mega-porco si potrebbero valorizzare le eccellenze del nostro settore primario (come ad esempio le patate e le cicorie di Galatina, arcinote soprattutto al di fuori di Galatina). Ma come? - chiedereste voi. Ma semplice: facendo mancare ettaro dopo ettaro il terreno sotto i piedi delle superstiti aziende agricole locali.
Non trovate sia fantastico e soprattutto facile?
Non sapete voi che il valore di mercato di un bene economico dipende proprio dalla sua scarsezza? Le cicorie e le patate di Galatina, per esempio, potremmo importarle direttamente dal nord Africa o dall’Olanda, dove vengono prodotte in abbondanza, per venderle fresche fresche nel novello supermercato di Contrada Cascioni.
Non è geniale? Ma com’è che non ci avevamo pensato prima, ed abbiamo dovuto attendere la calata dei Perrone da lecce perché lo capissero financo gli ineffabili pollitici nostrani con codazzo incorporato?
Antonio Mellone
 
Di Marcello D'Acquarica (del 01/03/2013 @ 22:17:45, in I Beni Culturali, linkato 1446 volte)

La telenovela dei famigerati Beni Culturali di Noha continua. Mi sembra una di quegli sceneggiati a puntate degni della nostra televisione, così ancor oggi incredibilmente seguita (v. don Matteo). Per giunta gratis, senza cioè l’incombenza canonica di alcuna tassa da pagare per i servizi.

Ci mancherebbe che ci chiedessero di pagare pure il canone, visto che i servizi li vediamo solo nel senso deleterio dell’espressione (“ci hanno fatto proprio un bel servizio”). Di fatto ogni volta che noi abbiamo indirizzato delle domande in merito ci è stato risposto: “Adesso tocca a voi!”

Così, come un fulmine a ciel sereno, è giunta al Circolo Culturale Tre Torri di Noha, da parte della Soprintendenza della Regione e della Provincia (non sia mai che qualcosa ci pervenga dal Comune di Galatina) la risposta alle tante domande che ci siamo fatti e che abbiamo rivolto a lor signori\e nei tempi dei tempi.

Di recente, nel mese di dicembre 2012, su questo stesso sito, abbiamo condiviso una lettera aperta indirizzata al Sindaco e all’Assessore alla cultura in cui si elencavano, punto per punto, le innumerevoli richieste inerenti i nostri beni culturali e rivolte all’attenzione della Soprintendenza.

Chissà a quale delle domande della lettera aperta hanno pensato di rispondere i mandatari della missiva recapitataci (e che di seguito alleghiamo)? Ma non è questo il punto, l’importante è che lo abbiano fatto. La cosa più sconvolgente è che la risposta sembra priva di senso logico per almeno due ragioni.

Nella lettera identificata con il n. di protocollo 000417, e che alleghiamo di seguito, leggiamo infatti:

Si riscontra la nota in oggetto e si rappresenta che la Regione, nei passati cicli di programmazione è stata fortemente impegnata in una azione di supporto e sostegno delle amministrazioni locali per il recupero, la conservazione, la riqualificazione e la fruizione del ricco e qualificato patrimonio culturale diffuso nel territorio. Sia attraverso lo strumento degli Accordi di programma quadro (delibere Cipe 142/99; 17/03; 20/04; 35/05; 3/06), per quanto riguarda la programmazione di Fondi FAS, che per il tramite delle varie azioni del PPA dell’Asse IV, linea 4.2.1. del PO FESR 2007-2013, sono state erogate risorse a beneficio di complessi monumentali di pregio, teatri storici, aree archeologiche, musei e biblioteche.

La parte evidenziata (a noi così giunta), sembra quasi voler sottolineare il fatto che, essendo già state erogate le risorse, qualcuno se ne guardi bene di richiederne delle altre. Come d’altronde viene specificato chiaramente tre righe dopo nella lettera stessa.

Ora ci viene spontanea la domanda: “Come e da chi sono state erogate e consumate le risorse di cui si parla in questa lettera?”.

Secondo punto o dubbio. Nella letterina di Natale pervenutaci si parla di “stato di avanzamento della progettazione che consenta di valutare il programma di fruibilità pubblica del bene”.

Di cosa parlano? Esiste, dunque (a nostra insaputa) una progettazione di fruibilità dei nostri beni in cui qualcuno s’è impegnato? E per quale ragione, se così fosse, i cittadini di Noha ne sono tenuti all’oscuro?

Non ci sembra di aver mai chiesto soldi o progetti ai Dirigenti firmatari del protocollo Regionale, dott. Mauro Paolo Bruno e Avv. Silvia Pellegrini, ma semplicemente un vincolo giuridico affinché quei beni siano salvaguardati da qualsiasi atto vandalico o eventuali progetti pseudo-legali. Inoltre, visto che la suddetta comunicazione protocollata (per la quale si sono scomodati i Dirigenti sunnominati e il Presidente della Provincia di lecce), è stata inviata all’attenzione del Signor Sindaco del Comune di Galatina, di  cui siamo riconosciuta periferia, saremo degni questa volta di un Suo interessamento? Oppure la puntata si chiuderà con l’ennesima calata del sipario sul mistero dei Beni Culturali di Noha?

Marcello D’Acquarica

iconLettera

 

E' stato ritrovato cadavere nel pomeriggio, con un colpo di arma da fuoco al petto. Ucciso probabilmente durante una lite con un altro uomo, per una questione di gelosia. Giampiero Murino, 39 anni di origine nohana ma residente a Galatina, era incensurato. Il suo corpo è stato scoperto in un campo a Collemeto, in contrada Lovita, in una località chiamata "Zamboi". Gli inquirenti hanno già identificato il presunto omicida, nei confronti del quale è stato disposto il fermo di polizia giudiziaria dopo un lungo interrogatorio negli uffici del commissariato di Galatina dinanzi al magistrato di turno, il sostituto procuratore presso il Tribunale di lecce Paola Guglielmi. Si tratta di Diego Alfieri, 32 anni, commerciante originario di Nardò  che gestisce il bar Alexander di via Kenedy a Galatina.

L'uomo è stato raggiunto da tre colpi di arma da fuoco al petto, pare una pistola legalmente detenuta dalla vittima. L'assassino, quindi, probabilmente durante una colluttazione, è riuscito a sottrarre l'arma e a far partire tre colpi da distanza ravvicinata. E' stata la moglie della vittima, a quanto si sa, a indicare il nome dell'omicida del marito alle forze dell'ordine. All'origine del fatto di sangue, pare ci sia la gelosia. Intorno alle 16, la vittima e il giovane si sarebbero incontrati in campagna e il litigio si sarebbe concluso con l'uomo ora ricercato che avrebbe imbracciato un fucile e sparato.


Il corpo di Murino è stato trovato all'interno di una Lancia Phedra. Il delitto potrebbe essere maturato durante un 'chiarimento' in auto tra la vittima e il suo assassino. L'allarme è scattato con una telefonata al '118', che ha subito informato il commissariato di Galatina.


La pista passionale sembra l'unica seguita dagli investigatori che hanno rintracciato il sospettato, attualmente interrogato in commissariato, alla presenza del magistrato inquirente. All'omicidio, secondo i primi accertamenti, ha assistito la moglie della vittima e sarebbe stata proprio la donna a dare l'allarme.

 
Di Albino Campa (del 26/02/2012 @ 22:15:23, in S.Maria della Porta, linkato 2405 volte)

Poco distante dal centro abitato di Galatina, lungo una stradina di campagna, ecco apparire d’un tratto una cupola. Una visione indubbiamente strana per la nostra vista, abituata al più a scorgere la pietra irregolare dei “furneddhri”. Maggiormente insolita perché da lontano appare poggiata sulla nuda campagna, al riparo dietro un muretto un secco.

Avvicinandosi l’arcano si svela e il mistero lascia spazio allo stupore. Un ampio e profondo incavo di forma quadrangolare, scavato nella roccia, accoglie al suo interno la chiesa di Santa Maria alla Porta la cui cupola, e solo questa, è quanto appare all’esterno alla vista di chi procede lungo la strada che attraversa quello che una volta era l’antico e ormai perduto casale di origine basiliana, Pisanello.

Una zona di Galatina, quasi al limitare di Sogliano, che richiama antiche presenze nella storia della nostra terra; echi di un tempo in cui l’attuale centro era ancora ben lontano dall’essere eretto.

Nei pressi, nel 1882 venne ritrovata dall’archeologo galatinese Luigi Viola un’antica stele messapica (del II – III a.C.), conservata ora nel Museo cittadino Cavoti, e attribuita ad una statua di Afrodite.
Da lì passò il santo pescatore Pietro mentre attraversava il Salento nel suo viaggio verso il luogo del suo martirio. E la tradizione racconta che il sant’uomo stanco del suo viaggio si ebbe a riposare, a trovare sollievo, sedendosi su un grosso masso. Difficile dire se effettivamente Pietro passò per i quei luoghi. Certo è che se una tradizione del genere si ebbe a tramandare per secoli, questo può essere stato possibile solo grazie alla presenza in quei luoghi di un sito popolato sin dai tempi di antichi.

Tradizione così viva e duratura tanto da dare al nascente antico centro il nome del santo, Sanctus Petrus de Galatino. Nel 1665 “questa” pietra venne solennemente prelevata dal vescovo Gabriel Adarzo e portata in Chiesa Madre e a ricordo di quell’evento venne eretta, come si racconta, una colonna. Ora vi è un’edicola votiva con l’iconografia tipica con cui viene raffigurato Pietro e riportante alla base la seguente dicitura latina – “Hic S. Petri defessi levamen 1665”.
Anticamente da quei luoghi passava un importante asse viario che conduceva verso S.Maria di Leuca, indicato nel 1400 come “viam publicam qua itur de Sancto Pisanellum”.
Come se non bastasse, lungo la strada comunale S.Vito, ove è situata l’edicola votiva di San Pietro, si incontra una zona coltivata che presenta una particolarità. Ai lati della strada si possono trovare numerosi frammenti di argilla, pezzi di vasellame, mischiati al normale pietrame delle nostre campagne. Difficile dire di cosa si tratta e datarli, ma il contadino mi dissi – “cose de l’antichità!” – ogni tanto arando trova ancora qualche “petra vecchia”.
La prima volta che una persona di Galatina mi ha accompagnato in questi luoghi, che conosceva bene dai tempi dell’infanzia, per strada mi parlava di pietre di dimensioni significative, di lastroni, quello che poteva esser traccia di antiche dimore. Arrivati sul posto, dopo anni e anni che non vi faceva ritorno, ha visto lo stato dei luoghi completamente mutato, ville e villette a destra e a manca, e delle antiche tracce che lui ricordava, assolutamente nulla.

Quest’insieme di informazioni, seppur frammentate, lasciano presagire che la storia di questi luoghi e dell’antico sito di Santa Maria alla Porta sia alquanto più complessa di quanto sia oggi possibile ottenere leggendo la scarna documentazione disponibile.

Quanto appare oggi nell’incavo roccioso è ben diverso rispetto allo stato originario del sito prima che venisse profondamente rimaneggiato nel corso dell’800. La documentazione ci racconta ben poco. In un disegno A. Abate riproduce quello che poteva essere la struttura originaria.

Originariamente non vi era una chiesa, bensì una cripta, che nelle attestazioni di visite pastorali nel ‘500 viene già segnalata come inabitata.
Può darsi che la volta della cripta fosse crollata o seriamente danneggiata e quindi si sia provveduto a sbancare completamente la zona interessata, scavando nella roccia un emiciclo all’interno del quale è stata poi successivamente costruita in muratura l’attuale chiesa.
Sarà stato veramente così? A chi di competenza, o meglio a chi ne ha le competenze la risposta.
Seguendo questo ragionamento, l’attuale complesso, ultimato nel 1899, dovrebbe sorgere su i resti dell’antica cripta, presumibilmente basiliana, ma della quale non vi sono alla vista elementi architettonici per individuarla.

L’attuale chiesa e il chiostro si trovano a circa cinque metri sotto il livello stradale. Vi si accede grazie un ampio cunicolo gradonato scavato nella roccia che porta all’interno dell’incavo.

La bellezza del sito che traspare dall’esterno è ben poca cosa rispetto alle meraviglie, seppur vetuste, che si possono ammirare all’interno.

A destra e sinistra del cunicolo di accesso si aprono due stanze scavate nella roccia. Forse dei ripari per coloro che popolavano quel sito o utilizzate come deposito.

Lungo tre dei quattro lati, la roccia è stata incisa in profondità andando a formare un chiostro che conduce, percorrendo il perimetro dell’incavo, verso la chiesa. Massicce colonne costruite in muratura che sorreggono la roccia e la volta arcuata sovrastante.

Ma le sorprese sono appena all’inizio. Mossi i primi passi lungo il chiostro, tracce di colori e quel che sembrano decorazioni attirano il mio sguardo verso il pavimento, discretamente sporco e ricoperto di terra. La pavimentazione è costituita da uno splendido mosaico ancora sostanzialmente intatto.
Percorrendo il chiostro, all’incirca a metà della lunghezza dell’incavo, il mosaico pavimentale si arricchisce di ulteriori motivi floreali con una piccola vasca d’acqua, ora colma di terra, decorata con conchiglie.

Qui il corridoio si allarga e lungo la parete semicircolare vi sono tre sedili, con quello centrale decorato anch’esso con conchiglie. Un bellissimo, seppur piccolo, Ninfeo.

Infine si giunge dinanzi alla porta di ingresso della chiesa. Un ingresso semplice ma impreziosito alla sua base da un bellissimo mosaico che raffigura un leone accovacciato con il capo rialzato a guardare chi vi accede. Un custode, quasi una sorta di monito rivolto a chi entra nell’edificio sacro, affinché si predisponga con il giusto animo e intenzioni.

L’attuale chiesa a pianta circolare è costruita interamente in muratura. Non è addossata alla roccia, ma vi è un’intercapedine larga poco meno di metro che corre lungo l’emiciclo scavato nella roccia e ricoperto esternamente da una copertura in “chianche” chiaramente visibile sia dall’interno che dall’esterno.

Anche il pavimento interno alla chiesa è costituito da un mosaico, i cui si motivi decorativi definiscono un intreccio di linee e di curve che sembrano pronte a catturanti. Nel centro il simbolo mariano dell’Ave Maria.

Un unico arredo sacro all’interno. Un turrito altare in pietra. Alcuni dei decori sono conservati dalla proprietà.
A sinistra vi è una porta da cui parte una scala in mattoni che conduce all’esterno, ai bordi della cupola.

A destra, una piccola stanza da cui è poi possibile accedere all’intercapedine che corre tra la muratura e la roccia.

La chiesa appare molto semplice, non vi sono tracce di affreschi o decorazioni paretali. Ma basta alzare lo sguardo verso la cupola per essere colti da nuovo stupore. Ci si accorge di essere sovrastati da un bellissimo cielo stellato in cui la vista si perde, dando a chi l’osserva un senso di infinito rispetto alla caducità delle cose terrene.

Uscendo dalla chiesa e inoltrandosi lungo il sentiero centrale, anch’esso pavimentato con un mosaico, che attraversa in tutta la sua lunghezza l’incavo, ci si immerge nelle bellezze del giardino.

Un giardino di delizie, costituito in particolare da alberi di arancio. Lungo questo sentiero era presente un tempo un colonnato di cui rimangono, come uniche tracce, i basamenti delle colonne in pietra leccese; purtroppo le colonne sono state nel tempo trafugate.

Ma non sono gli unici danni compiuti, seppur fortunatamente contenuti, visto che la leggenda di antichi tesori ha condotto malintenzionati a scavare anche nella roccia alla ricerca di fantomatici antichi tunnel e stanze del tesoro. C’è un antico detto che riguarda quest’antico casale – “Pisano e Pisanello distrutti fur dai mori sotto l’altar maggiore si trovano i tesori”.

Ma su questo sito non si raccontano solo storie di antichi tesori. C’è, forse, anche qualcos’altro. Quando tempo fa pubblicai le foto di questo sito, montandole a mo’ di video, dopo qualche giorno un carissimo amico mi telefonò dicendomi che alcuni suoi amici lo avevano contattato chiedendo informazioni sul sito e sul sottoscritto. Tra le immagini pubblicate avevano rintracciato in alcuni elementi architettonici l’uso di simboli massonici.

Dopo qualche giorno mi disse che questi suoi amici appartenevano ad una loggia massonica.

Massimo Negro

PS: Il sito è passato di proprietà qualche anno fa. Dopo anni di abbandono ed incuria la nuova proprietà ha dapprima recuperato l’annesso palazzo, all’interno dell’area in cui si trova l’incavo e la chiesa, e con l’accordo della Soprintendenza ha iniziato il percorso, per ora solo burocratico, per recuperare anche questo bellissimo e suggestivo luogo.

 

Si svolgerà lunedì 2 giugno, alle ore 19.00, presso Palazzo Orsini, la Cerimonia di conferimento del Premio “Città di Galatina – Beniamino De Maria”, destinato a personalità galatinese e no, che abbia illustrato con la sua opera la Città di Galatina e le abbia reso servizi di particolare importanza.

Il Premio venne istituito nel 1998 in memoria del compianto e illustre concittadino Beniamino De Maria, deputato all’Assemblea Costituente dal 1946 al 1948, deputato alla Camera dalla I alla VI Legislatura, dal 1946 al 1975 e Sindaco di Galatina negli anni Settanta e Ottanta.

Il Premio viene assegnato ogni biennio da apposita commissione che, in data 11 febbraio 2014, presieduta dal Sindaco Cosimo Montagna e composta inoltre da: prof. Antonio Lucio Giannone, Prorettore dell’Università degli Studi di lecce; dott. Salvatore Riccardo Monsellato, Vice Presidente dell’Ordine dei Medici di lecce; don Aldo Santoro, Parroco della Parrocchia SS. Pietro e Paolo; dott. Biagio Galante e dott. Marcello Pasquale Amante, Consiglieri comunale, ha stabilito di conferire il riconoscimento alle seguenti personalità:

Mons. Don Fedele Lazari – biennio 2008-2009 – VI edizione;

Prof. Lucio Romano - biennio 2010-2011 – VII edizione;

Prof. Rosario Coluccia - biennio 2012-2013 – VIII edizione;

Dott. Aldo Bello - biennio 2014-2015 – IX edizione.

La cerimonia di consegna del Premio “Città di Galatina - Beniamino De Maria”, a cui l’amministrazione Montagna ha desiderato fortemente dare continuità alle iniziative già consolidatesi negli anni passati, si terrà, come già detto, il 2 giugno 2014 alla presenza di autorità politiche, civili, militari e religiose. Interverranno il Sen. Prof. Giorgio De Giuseppe e i componenti della Commissione in rappresentanza dell’Università del Salento, dell’Ordine dei Medici, della Parrocchia SS. Pietro e Paolo, del Consiglio Comunale.

Coordinatore il direttore de “Il Galatino” dott. Rossano Marra.

La serata sarà allietata da un intermezzo musicale con la violoncellista laura Ferulli.

Il Premio “Città di Galatina – Beniamino De Maria” è stato precedentemente così assegnato: Mons. Prof. Antonio Antonaci (1998), Prof. Aldo Vallone (2000), Prof. Dr. Vincenzo Carrozzini (2002), Prof. Mario Signore (2004), Sen. Giorgio De Giuseppe (2006).

 

La legge “La Buona Scuola” n. 107 del 2015, al fine di garantire la sicurezza degli edifici scolastici e di prevenire eventi di crollo dei relativi solai e controsoffitti, ha autorizzato la spesa di 40 milioni di euro per l’anno 2015 per finanziare indagini diagnostiche degli edifici scolastici.

Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 7 agosto 2015 n. 594 sono stati stabiliti i criteri e le modalità per l’erogazione delle risorse agli enti locali.

In data 15 ottobre è stato pubblicato sul sito del MIUR l’avviso pubblico per il finanziamento in favore di enti locali di indagini diagnostiche dei solai degli edifici pubblici scolastici”.

Il Comune di Galatina ha inviato la propria candidatura secondo i criteri del bando e grazie al punteggio assegnato, ha ottenuto il finanziamento per tutti gli edifici scolastici per cui si è chiesto il finanziamento.

In provincia di lecce solo 28 domande proveniente dai Comuni hanno ottenuto il finanziamento.

Le scuole di proprietà comunale beneficiarie dell’intervento sono:

ISTITUTO COMPRENSIVO POLO 1, PIAZZA F. CESARI - € 6.300,00

ISTITUTO COMPRENSIVO POLO 1, VIA G.TOMA - € 6.300,00

ISTITUTO COMPRENSIVO POLO 3, VIA SPOLETO - € 6.300,00

ISTITUTO COMPRENSIVO POLO 2 - POLO 3, VIA CORIGLIANO - € 6.300,00

Andrea Coccioli

Assessore LLPP
 
Di Redazione (del 16/12/2015 @ 22:12:50, in Comunicato Stampa, linkato 360 volte)

Un giorno a Galatina per scoprire l’incanto degli affreschi della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, ma non solo. Fino a mercoledì 06 gennaio 2016, grazie al programma “Christmas 2015 | HOME OF GALATINA” promosso dall’ufficio IAT, con il Patrocinio del Comune di Galatina, il Natale si arricchisce di un nuovo affascinante racconto di una comunità che ha la cultura dell’accoglienza, così radicata da far provare agli “ospiti” emozioni uniche. Fino a domenica 20, alle 16.00, “Treasures of | Tesori di Galatina”, visita guidata alla scoperta della città; sabato 19 si entra nella Chiesa della Madonna del Carmine e si conclude con una degustazione di olio extravergine di oliva prodotto da Donna Oleria a Monteroni di lecce, presso il ristorante Corte del Fuoco; domenica 20 si apre anche la Chiesa della SS. Trinità e si chiude con la degustazione del pasticciotto.

Da mercoledì 23 a martedì 06 gennaio 2016, si parte per scoprire i centri vicini a Galatina con il programma di visite “Riti e tradizioni della Grecìa Salentina”. In questi comuni gli anziani ancora parlano il griko, dialetto dalla fortissima influenza greca: il viaggio prosegue così a Corigliano d’Otranto sabato 26, Sternatia domenica 27, Carpignano Salentino lunedì 28, Martano mercoledì 30, Soleto sabato 02 e Martignano martedì 06.

Sabato 26 e martedì 06 gennaio 2016 “Christmas Carol | Canto di Natale” alle 16.00, visita guidata a misura di bambino con sorpresa.

Info, costi e prenotazioni: IAT Galatina

GALATINA, c/o Torre dell’Orologio - via Vittorio Emanuele II, 35

T. 0836 569984 - 392 9331521 – E: iat.galatina@gmail.com

 
Di Albino Campa (del 28/02/2011 @ 22:11:24, in CDR, linkato 1901 volte)

Si è conclusa la diatriba sul coincenerimento del CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) da parte di Colacem fra i Comitati territoriali e le Istituzioni Pubbliche, Lunedì scorso, 21 febbraio 2011, il Consiglio Provinciale ha deliberato l’iter autorizzativo per il cementificio Colacem al fine di poter incenerire rifiuti persino extra-salentini nelle sue fornaci! Ecco in sintesi un breve excursus della vicenda:

 L’11 Novembre 2010, nella seconda conferenza sul CDR organizzata dall'Amministrazione di Galatina, il Sindaco giustificava il conferimento del CDR in un bruciatore da realizzarsi nella Colacem di Galatina, lo giustificava dicevo, per il semplice fatto che esistono già realtà produttive più piccole ma altrettanto inquinanti.
 Nonostante le dichiarazioni allarmanti del dott. Serravezza, presidente della Lega Tumori provincia di lecce, e della Dr.ssa Anna Melcarne, responsabile del Registro Tumori di lecce, sul ben triste primato nazionale per insorgenza di malattie tumorali al polmone attribuito al distretto socio-economico di Galatina dall'ASL di lecce nell'ultimo registro tumori, si vuole perseguire la strada del bruciare l’immondizia per agevolare una azienda privata o, peggio ancora, di sotterrarla sopra le falde acquifere come per esempio il caso Corigliano, invece di smettere di produrla o quanto meno incentivare il riciclaggio dei rifiuti.
 (da: COMUNICATO STAMPA congiunto  11/11/2010  Comitato cittadino  “Cambiamo Aria” – Galatina)
 Mercoledì 15 Dicembre 2010 la Filca Cisl, categoria che rappresenta i lavoratori delle costruzioni e affini, appartenente alla CISL, dichiara paradossale il diniego al conferimento del CDR a qualsiasi bruciatore in area Galatinese visto che in tutta Italia e nel resto d’Europa esistono già aziende simili che usano i sistemi di coincenerimento del CDR, nel contempo non si  aggiungono commenti sui riflessi eco-salutari di chi ci vive intorno ma si avanzano, come arma ricattatoria, l’alto tasso di disoccupazione che apporterebbe alla popolazione il mancato guadagno derivante dal coincenerimento. La nota più deplorevole che riecheggia nell’Assemblea della Filca Cisl è che non è possibile negare l’uso del CDR, come combustibile alternativo se pensiamo che molte città della Campania convivono con altissimi rischi per la salute pubblica per via delle tonnellate di immondizia maleodorante riversate nelle strade.
 Dichiarano ancora il rammarico, i rappresentanti RSU del sindacato, per l’avanzare del parere negativo sull’utilizzo del CDR come combustibile per inceneritori che esprime la Provincia il 12 dicembre 2010, quando i consiglieri Marra e Polimeno della maggioranza provinciale ricevevano applausi e ovazioni e pubblici ringraziamenti dai comitati e da tutta la cittadinanza riunita in assemblea per essersi impegnati in Commissione Ambiente e aver ottenuto da maggioranza e opposizione, l’impegno nero su bianco a ratificare in consiglio un netto “No” all’ipotesi di una autorizzazione positiva per il cementificio Colacem al fine di poter bruciare CDR!
 L’ultima briciola di genialità che emerge dall’assemblea è quella della mancanza di competitività delle nostre aziende con quelle dell’Est Europa, competizione basata su un costo del lavoro decisamente più basso del nostro, recuperabile, secondo i relatori dell’Assemblea, con l’incentivo all’uso del CDR negli inceneritori. Insomma meglio competitivi ammalati che disoccupati!
 A nulla sono valse le 3800 firme raccolte a Galatina ed a Soleto, come anche le enunciate conseguenze ambientali e sanitarie emerse dai vari convegni e l’espressa contrarietà della commissione provinciale, tutto finito:
 Lunedì 21 Febbraio 2011, è stato  approvato all’unanimità, dopo un ampio dibattito, l’ordine del giorno proposto dai consiglieri Roberto Marra e Salvatore Polimeno in merito al coincenerimento del CDR dell’impianto Colacem di Galatina, con un emendamento a firma di tutti i capigruppo, che stabilisce di “impegnare le strutture amministrative dell’Ente a porre, nelle procedure finalizzate all’istruttoria delle istanze presentate da Colacem, il massimo rigore, così da evitare il possibile rilascio di autorizzazioni nel caso che dovesse risultare l’eventualità di un qualsiasi peggioramento qualitativo e quantitativo delle attuali emissioni. Nella fase istruttoria dovranno essere effettuate da parte degli organismi pubblici, o di altri individuati dalla Provincia, verifiche tecniche, anche di carattere eccezionale, sullo stato attuale di aria, acqua e suolo sull’intero comprensorio e dovranno essere disposte tutte le ulteriori necessarie verifiche preventive ed empiriche, con oneri a carico di Colacem”.  
 La nota è uno stralcio del comunicato del Il Comitato Intercomunale “NON INCENERIAMO IL NOSTRO FUTURO”, pubblicato sul sito Galatina.it .
 A questo punto gli attori dello scenario apocalittico sono di due tipologie: da una parte i protagonisti del confezionamento del CDR e della relativa gestione in fase di incenerimento, insieme a loro i beneficiari del risparmio energetico della Colacem,  e l’ARPA Puglia (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente), l’ente Pubblico preposto al monitoraggio delle emissioni; dall’altra le inermi famiglie dei cittadini che vivono sul territorio.

 Anche se questi ultimi sono evidentemente in maggioranza numerica, avranno semplicemente il “potere” di subire gli effetti che sortiranno da questo esperimento legalizzato. Siccome tutti finora, sia da una parte che dall’altra della controversia, hanno ostinatamente dichiarato conoscenze e certezze su pro e contro dell’ipotesi dell’incenerimento del CDR, senza mai apportare prove oggettive, diciamocelo pure chiaramente: l’area del comprensorio di Soleto, Galatina, Noha, Cutrofiano e Sogliano, e speriamo in un raggio non maggiore, sarà il laboratorio sperimentale e gli abitanti le cavie. E le cavie, si sa, si ammalano e muoiono quasi sempre per cause sconosciute, o per colpe di faccendieri impunibili.

 

Marcello D’Acquarica
 

L’Università popolare “Aldo Vallone” propone, in data 9 maggio 2012, ore 18.30, un’intervista-esibizione della vocalist Elisabetta Guido, cantante jazz/gospel/lirica e direttrice di coro, che con il suo ampio, vibrante ed emozionante spettro vocale spazia fra vari generi musicali. Titolo dell’incontro è “Elisabetta Guido, Dall’anima al Jazz”, intervista a cura di Daniela Bardoscia ed esibizione della vocalist, con accompagnamento al pianoforte di Carla Petrachi.”

Inserita nel Dizionario delle jazziste europee “Donne in Musica“ (Ed. Colombo, Roma), Elisabetta Guido è una delle voci jazz più autorevoli nel panorama internazionale, collabora come direttrice di coro e vocalist con produzioni Rai (solo alcune: Sanremo - Oscar Tv, Telethon, Premio Barocco, La vita in diretta ecc.). Ha anche diretto, per alcune edizioni la sigla iniziale del programma Premio Barocco. Tra le sue collaborazioni e direzioni tecniche compaiono, non solo quelle con i tre canali nazionali della Rai, ma anche alcune con Rai International e con Sky, per Discovery Channel Real Time.Ha collaborato nelle vesti di corista Renzo Arbore, Paolo Belli, Tullio De Piscopo, e con molti altri e autorevoli nomi del panorama nazionale e internazionale: Paolo Di Sabatino, Fabrizio Bosso, Marco Siniscalco, Alessandra Amoroso, Ares Tavolazzi, Francesco Petreni, Al Bano, Cheryl Porter, Jayonna Sims & Virtuous Standard of Chicago, Arthur Miles, Movin’ Melvin Brown, Maria Laura Bigliazzi, l'italo/francese manager internazionale della danza Sofia Capestro e Carla Petrachi. Ha ricevuto onorificenze per la sua attività artistica una targa onorifica per l’attività artistica con il Coro gospel “A. M. Family” di lecce dal Comune di Perugia e dalla Provincia di lecce.Con il Coro Gospel ha realizzato, per la prima volta, il connubio fra Coro gospel e Orchestra Sinfonica, grazie alla collaborazione fra l’Orchestra della Fondazione I.C.O. “T. Schipa” di lecce, diretta dal maestro Marco Della Gatta e l’Associazione “New Production” di Damiana Mancarella.

Non mancate.

N.B. L'incontro-spettacolo musicale avrà luogo presso il Museo “Pietro Cavoti”, nel Palazzo della Cultura (1° piano), in Piazza Alighieri n. 51, Galatina (Le).

 

 

Sede: Museo Civico “P. Cavoti” . Palazzo della Cultura “Z. Rizzelli”, I piano, Piazza Alighieri Alighieri, n. 51, Galatina (LE), 73013.
Sito web: http://www.unigalatina.it E-mail: univallone@hotmail.it
 
Di Raimondo Rodia (del 07/06/2016 @ 22:10:24, in NohaBlog, linkato 351 volte)

La Chiesa Matrice di Noha, dedicata a San Michele Arcangelo, fu ricostruita nel 1901, su una struttura precedente. Dai documenti è possibile dedurre le varie fasi della chiesa. La prima struttura risalirebbe al XV secolo. Fu rifatta nel XVI secolo, poi ancora nel XVII secolo, nel 1857 ancora una volta, e qui vi furono maestranze di Tuglie a lavorare all’ennesimo rifacimento, ecco i particolari della Busta A/39 che il mio prof. di lingua Inglese in I media, Enzo Pagliara, storico locale, ha potuto consultare nel lontano 1991, quindi non so se ancora consultabile. La busta in questione contiene tra gli altri documenti : 1) Il contratto tra vescovo di Nardò e fratelli Vincenzo e Cosimo Miggiano da Tuglie per intonaco del Palazzo Vescovile (1856). 2) per le tettoie del palazzo Vescovile (1856). Costruzione ( dice proprio così ) Chiesa di Noha (1857). Gli importi liquidati ai fratelli Miggiano ammontarono a Ducati 133 per l’Episcopio; Ducati 418 per la chiesa parrocchiale di Noha. Tali importi furono liquidati nel novembre 1857. Enzo Pagliara, figlio di Miggiano Giuseppa ( 1921-2006 ), figlia di Vincenzo, fratello di Cosimo, entrambi fratelli di Don Pasquale Miggiano ( 1820-1889 ) arciprete di Tuglie. Infine la matrice di Noha come la vediamo ora, venne ricostruita nel 1901 ( ancora una volta ). Presenta un semplice prospetto caratterizzato da un portale e da un rosone centrale su cui è posizionato lo stemma di Noha, raffigurante tre torri sormontato da una corona, tra un ramo di quercia e uno di arancio. Le torri sembrano sorvegliare il mare su cui veleggiano due navi con la prua orientata verso est. La torre centrale è più larga e più alta delle altre due. Lo scudo termina con una corona o cerchia turrita con 8 punte, merlate alla ghibellina. Ma torniamo all’interno della matrice di Noha, ha tre navate scandite da pilastri, è arricchito da due altari barocchi in pietra leccese provenienti dall’antica costruzione seicentesca. Gli altari sono dedicati a San Michele Arcangelo e all’Immacolata. Sono presenti altre opere d’arte dell’antica struttura come le tele dell’Immacolata, della Madonna del Rosario ( primo decennio del 1600 ), della Madonna di Costantinopoli e di San Vito ( 1721 ). La chiesa conserva inoltre le reliquie di alcuni santi con rispettiva autentica: San Filippo Neri, San Biagio, San Pasquale Baylon, Santa Lucia, Santa Liberata, San Bonaventura, San Camillo de Lellis, San Domenico di Guzman, Sant’Albano da Magonza, San Quintino, San Vincenzo Ferreri, San Nicola vescovo, Santa Teresa del Bambin Gesù, e San Gerardo Maiella. Si conservano inoltre le reliquie appartenenti all’abito e al velo della Madonna. Accanto ad essa sorgeva la chiesa ottagonale Madonna delle Grazie, abbattuta nel 1962 per allargare la piazza principale. Nel 2001 in un altro luogo di Noha, fu costruita la nuova chiesa Madonna delle Grazie per volere di Don Donato Mellone. Ma torniamo al 1901 quando nella ricostruzione sparì definitivamente una statua di S.Michele Arcangelo posta nella facciata. La statua di pietra leccese scolpita a tutto tondo nel XVII secolo, in una ricostruzione del 1602, già nel 1621 nella facciata della matrice di Noha, oltre la statua compariva un epigrafe andata persa che recitava : Sancte Michael Arcangele defende nos in proemio ne pereamus in tremendo indicio, la formula è un vero e proprio esorcismo, può essere recitato dal solo sacerdote ( autorizzato dal vescovo come esorcista ) nei casi di presunta possessione diabolica. Il 13 ottobre 1884 papa Leone XIII avrebbe avuto una visione al termine della Messa in Vaticano, nella quale il Maligno minacciava la Chiesa. Il papa spaventato, subito dopo aveva composto la preghiera ( in forma estesa ), raccomandando che fosse recitata al termine di ogni messa, la inserì nella raccolta degli esorcismi. Nel 1886, divenne una legge interna alla Chiesa e la preghiera a San Michele in forma abbreviata fu inserita insieme alle Preci Leonine, da recitare al termine delle messe non cantate. La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26 settembre 1964, quando, con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II venne cancellata. Papa Leone XIII è autore del ” De exorcismis et supplicationibus quibusdam “, raccolta di esorcismi, fra i quali rientra l’ ” Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos “, uno dei più potenti. Il papa inserì proprio la Preghiera a San Michele, invocato come ” Principe gloriosissimo delle milizie celesti “, come ” custode e patrono della Santa Chiesa “. Nel 1901 con l’ultima delle tante ricostruzioni dell’attuale edificio venne rimossa l’antica statua, conservata inizialmente all’interno della chiesa stessa, poi ceduta al museo civico Cavoti di Galatina dove oggi si trova spezzata in due tronconi. Nel museo di Galatina in ri-allestimento per la prossima apertura del 19 giugno 2016 riappare così ( vedi foto allegate ). Un pezzo di storia e di arte significativo, che ricorda l’antico passato glorioso del manufatto.

Raimondo Rodia

 
Di Redazione (del 15/01/2013 @ 22:08:44, in Lettere al direttore, linkato 1266 volte)

Gentile direttore,
scrivo questa lettera per esprimere il mio assoluto disappunto come cittadina e come operatrice commerciale per l’attuale gestione della raccolta dei rifiuti nel nostro Comune. Sappiamo quanto precaria e difficile è da tempo questa materia a Galatina, ma con profondo dispiacere devo osservare che nessun miglioramento si è avuto negli ultimi mesi, cioè da quando si è insediata la nuova amministrazione comunale, che in campagna elettorale aveva promesso nuovi metodi di lavoro in materia ambientale. L’iniziativa dell’Ispettore Ambientale è palesemente fallita senza alcun beneficio per la città. Spesso i cittadini, chiamati a collaborare, hanno sollecitato la nuova figura ambientale ad intervenire in situazioni di degrado urbano, senza ottenere risposte adeguate. Ma la mia indignazione si è esasperata da pochi giorni e cioè da quando, in seguito all’apertura di un laboratorio artigianale, ho avviato le pratiche di inizio attività presso l’Ufficio tributi del Comune, per ottemperare al pagamento della Tarsu. Da cittadina attenta all’ambiente, che pratica la raccolta differenziata dei rifiuti e che crede nella necessità di migliorare l’attuale servizio di raccolta per riqualificare il nostro paese, per gestire al meglio la risorsa “rifiuto” e per tutelare la salute pubblica, ho chiesto informazioni sulla possibilità di avere una deduzione dalla mia tariffa, se avessi provveduto alla raccolta differenziata di carta e cartone, così come previsto dal Decreto Ronchi. Da quel momento è cominciato un balzello di notizie che nella più assoluta confusione e con inqualificabile pressapochismo mi sono state date da diverse fonti. Tutte attendibili perché provenienti da persone preposte a dare delucidazioni ai cittadini, ma palesemente contraddittorie. L’ultima versione, datami oggi 14 gennaio, è stata quella di un impiegato che mi ha informato in merito alla raccolta in modo molto “originale”:
- Non possono stipularsi contratti per la raccolta della carta con aziende esterne alla nostra;
- La plastica si può solo consegnare mediante l’utilizzo dei contenitori individuali dati su richiesta;
- L’indifferenziato e l’umido vanno posti nei cassonetti.
E quando con grave disappunto ho affermato che nella zona in cui è ubicata la mia attività non ci
sono più ormai da tempo i cassonetti, con molta disinvoltura mi ha risposto:
- Allora metta il sacchetto fuori davanti la sua porta, qualcuno lo prenderà!
VERGOGNA!
Da cittadina non posso credere che nel secondo paese in provincia di lecce per numero di abitanti, nell’ombelico del Salento, si possa operare in questo malo modo la gestione dei rifiuti, con assoluta mancanza di informazione, senza preoccuparsi di stabilire programmi finalizzati alla prevenzione e alla riduzione, così come ormai stabilito da tutte le norme in materia. Continuerò nella ricerca della verità, non la verità assoluta, ma la verità di chi vuole rispettare l’ambiente, rispettare le norme e non sentirsi fuori dal mondo.

Francesca Sabella

 
Di Redazione (del 25/05/2015 @ 22:08:25, in Comunicato Stampa, linkato 610 volte)

Sotto le mendaci e mistificate spoglie del “riammodernamento”, sembra ci sia un vero e proprio progetto di impianto nuovo di zecca in agro di Cavallino. Progetto votato a maggioranza il 6 Marzo scorso dall’Assemblea dei Sindaci ATO provincia di lecce. I cittadini esasperati da più di 15 anni di malesseri e nauseabondi odori, spia olfattiva inequivocabile di qualcosa che non va, si organizzano in un “Comitato Intercomunale” e avviano una raccolta firme per chiedere l'immediata revoca e bocciatura ponendo un'irremovibile pietra tombale contro qualsiasi decisione di aprire, né tanto meno ampliare, nuove discariche o continuare a sperperare ingentissimi soldi pubblici, (circa 52 milioni di euro), in discutibili e non ben chiari “ammodernamenti” di mega-impianti industriali insalubri e antiscientifici quali gli inutili e dannosissimi “biostabilizzatori”, vera piaga e offesa all'intelligenza umana prima ancora che alla scienza tutta, assieme alle discariche e agli inceneritori che alimentano la malagestione dei rifiuti nel Salento, impianti spreca-denaro pubblico e ammazza salute, ed essere finalmente ascoltati, i cittadini, nel verso della difesa delle sacrosante ragioni di tutti e del Salento e soprattutto nel verso della difesa di inalienabili e intangibili Diritti, Diritto alla Salute e alla Vita in primis, strettamente legati al Diritto alla Salubrità, Benessere e Bellezza del proprio territorio, Diritti sanciti e difesi sommamente dalla nostra Costituzione Italiana e dall'Europa.

Si chiede fermamente al Presidente dell’ATO Paolo Perrone, nonché sindaco di lecce e massima autorità sanitaria del suo comune, un improcrastinabile e drastico cambio di rotta allontanadosi dalla malo non-ciclo dei rifiuti nel Salento, a più riprese denunciato e smascherato da inchieste giornalistiche e posto sotto l'attenta lente della Magistratura. E’ impensabile a causa di questa dannosissima malagestione che prevede ancora nel 2015 discariche, mega impianti di fasulla e antiscientifica “biostabilizzazione” e incenerimento dei rifiuti, costringere i cittadini di San Donato, San Cesario, Lizzanello, Cavallino, Caprarica di lecce e di lecce stessa e di tutto l'hinterland a soccombere per altri 20 anni a delle condizioni capestro mettendo a repentaglio drammaticamente condizioni di vita e di salute rendendole ancora più pericolose e disumane. Alle soglie del 2016 sono molte e arcinote le esperienze virtuose consolidate sia in Italia che nel mondo, che dimostrano che un’altra gestione dei rifiuti, gestione buona e nel pieno interesse pubblico della risorsa “rifiuti”, è possibile e tale via maestra è rappresentata dall'ottima e concreta “Strategia Rifiuti Zero” che non prevede di trasformare ancora una volta i cittadini in cavie e i territori in pattumiere, così come oggi politiche e decisioni irresponsabili hanno ancora in animo di fare, aprendo addirittura una nuova discarica con ingentissimo spreco di pubblici denari e spingere le comunità del Salento a sprofondare in un ulteriore e drammatico abisso. Le discariche e l'attuale impiantistica minano inesorabilmente per loro nociva natura la salute dei cittadini, e compromettono la salubrità dei territori. Perdita di salute comprovata dal catastrofico quadro epidemiologico per troppo tempo sottaciuto e ignorato, in primis proprio dai pubblici decisori, relativo a insorgenze di patologie altamente degenerative e letali con incidenze in costante aumento e che oggi grazie ad accurati studi così bene si conosce.

Gli esempi di come invertire la rotta ce lo indicano proprio le esperienze virtuose dei Comuni di Galatina e Corigliano d’Otranto, tra i primissimi comuni che hanno avviato una gestione razionale e tracciabile, oltreché premiale, promuovendo e potenziando l'ottima pratica del compostaggio domestico, dimostrando come semplicemente applicando la legge vigente da oltre 15 anni e recuperando le buone pratiche tradizionali di gestione dell'importante e ingente frazione organica/umida del rifiuto, in armonia con il territorio, il cambiamento può essere semplice, immediato e a costo zero! In entrambi i comuni le amministrazioni hanno regolamentato la virtuosa e semplice pratica istituendo un Albo ufficiale e pubblico dei Compostatori per promuovere e far ben gestire, comprovandola, la buona e virtuosa pratica del compostaggio domestico, riscontrando in un tempo brevissimo una risposta oltreché positiva da parte di tutti i cittadini, ottenendo risultati insperati ed eccezionali.

Tenendo conto che la produzione pro-capite di rifiuti in Italia si attesta a circa 1 kg di rifiuti solidi urbani al giorno. Una famiglia di 4 persone quindi ne produrrà circa 1 tonnellata e mezza all'anno. Il 40 % di rifiuti solidi urbani sono di origine ORGANICA. Per rispettare i cicli naturali della materia la destinazione di questi rifiuti non deve essere l'accumulo nelle discariche ma la loro decomposizione e trasformazione in humus, prezioso per il terreno facendo tornare in pochissimi mesi le sostanze nutritive utili al suolo rigenerandolo.

Il comitato chiede a tutti i comuni dell’ATO di adoperarsi affinché si disinneschi la bomba ambientale rappresentata da discariche, biostabilizzatori e inceneritori dicendo il loro fermo e doveroso “NO!” adoperandosi da subito per adottare, invece, e applicare la virtuosa Strategia Rifiuti Zero, partendo proprio dall’incentivare massimamente il compostaggio domestico e agricolo, ripristinare la salubrità dei territori e mirare ad un abbattimento sostanziale della tassa sui rifiuti, attraverso una premialità a quei cittadini che effettivamente puntano a non conferire in discarica e a ben gestire la frazione umida/organica.

Si fa un appello a tutte le associazioni e a tutti i cittadini della provincia di lecce, invitandoli a partecipare attivamente alla raccolta firme che si terrà domenica 24 maggio a San Donato di lecce , in Piazza Garibaldi dalle ore 9.30 alle ore 12.00.

Il Comitato Intercomunale
 
Per info e contatti

Helen Centobelli 329.8120306 (per l'Associazione La Scìsciula, San Donato di lecce)

Emanuele Lezzi 328.7045055 (per l'Associazione Sveglia Cittadina, San Cesario di lecce)

Alfredo Melissano 327.1655422 (per il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento)

 
Di Antonio Mellone (del 15/07/2014 @ 22:08:10, in NohaBlog, linkato 1095 volte)

Nei giorni scorsi, su uno dei siti più seguiti di Galatina è apparsa una lettera aperta di Onofrio Introna, ex-socialista ora di SEL (il cui acronimo probabilmente starà per Sinistri, Ecomafìa e Levità), nella quale il presidente del consiglio regionale pugliese cercava di ricondurre a più dorotei consigli l’ing. Marco Potì, sindaco di Melendugno, a proposito del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline).

L’Introna, continuando mielosamente ad appellare con il nome di battesimo il sindaco, fiero oppositore al TAP (almeno finora), dopo aver fatto una sviolinata ad “una delle più belle spiagge pugliesi, la vostra San Foca”, inizia a farneticare circa il “ruolo strategico dell’approvvigionamento di gas azero per le famiglie, per le imprese e per il Paese”, trattandosi nientepopodimeno che del “passante di un’infrastruttura capace di assicurarci una notevole autonomia energetica, di sdoganarci dall’oligopolio russo-maghrebino e di calmierare i prezzi”. Sì, come no.

Il cosiddetto rappresentante regionale cita poi un articolo di Lino Patruno della Gazzetta del Mezzogiorno, che francamente non m’era proprio saltato in mente di andare a leggere, data la mia idiosincrasia nei confronti di questo tipo di carta stampata (che sembra vada a braccetto con quell’altro morbido foglio a più veli, altrimenti detto “il nuovo Quotidiano di lecce”, o qualcosa del genere). E avrei fatto comunque bene, pregno com’è, quel pezzo, di una serie di qualunquistiche scemenze, come ad esempio: “Più che gridare all’eresia e alla scomunica, questo dovrebbero fare tutti i comitati del “no”: valutare caso per caso, in modo che l’eventuale “no” non sia ideologico ma motivato. Cioè più fondato” [credo che sia il Patruno a non aver valutato caso per caso; i comitati No-Tap hanno invece da anni valutato, studiato, approfondito e soprattutto capito il progetto TAP più di quanto non si possa immaginare, grazie anche all’intervento di tecnici, ingegneri, geologi, fisici, avvocati, biologi ed altri professionisti, che hanno redatto migliaia di pagine di report senza compromessi e soprattutto sponsor, “con giudizio e senza pregiudizio”,  ndr.]. E poi ancora: “In questo conflitto il Sud resta fermo, non sapendo bene cosa è meglio” [invece, caro Patruno, un certo Sud sa bene cosa sia meglio e cosa peggio; forse – ha ragione - magari non proprio tutto il Sud, come quello dei lettori di certi quotidiani, ndr.]. Ed infine: “Ci si chiede come mai ci sono sindaci che si fanno asfaltare da eolico e fotovoltaico selvaggio, accontentandosi in cambio di elemosine buone comunque a vincere le elezioni” [bè, questo francamente ce lo chiediamo anche noi, ndr.].

*

Ma lasciamo il Patruno alle sue elucubrazioni, e ritorniamo a Introna. Il quale, chiede ancora a Marco Potì di valutare (positivamente obviously) “la chiara disponibilità offerta dall’amministratore delegato della TAP Giampaolo Russo” [non si sa bene a cosa, questa chiara disponibilità, forse a sponsorizzare finalmente anche la festa patronale di Melendugno, o a elargire qualche altra elemosina, ndr.].

Sentite quest’altro stralcio che sembra scritto più con lingua e saliva che con penna e inchiostro: “L’imminente visita del presidente dell’Azerbaijan potrebbe essere una valida occasione per il Comune di Melendugno, per i comuni vicini, per la Regione Puglia e per l’attivismo del Governo Renzi. [slurp, ndr]. Potrebbe dare all’Italia la possibilità di non voltare le spalle ad una fonte di energia pulita, a bassa incidenza sull’ambiente”. Chiaro? Spalanchiamo le porte al presidente Ilham Aliyev [tipico presidente dittatore: eletto per la prima volta nel 2003 ereditando la leadership del suo defunto padre, ndr.], trattiamo con lui e la sua corte, stringiamo pure accordi economici con l’Azerbaijan [un paese che ha infranto tutte le regole sui diritti civili e dove numerosi oppositori sono finiti in carcere, un paese al 160° posto su 180 per le limitazioni alla libertà di stampa; anche se, con questo giornalismo, manco l’Italia sembra scherzare più di tanto, ndr.] che ci fornirà tanta energia pulita [sic!]. E poi vuoi mettere? Approfittiamo dell’“attivismo di Renzi”, l’uomo della Provvidenza2, che con 80 euro ci sta portando fuori dal baratro.

*

Non è il caso di continuare a chiosare altri frammenti della lettera intronata (se non altro per non stancare anche il più paziente dei nostri 25 lettori, i quali, con banale processo inferenziale, avranno già colto il succo di tutto il resto delle corbellerie presidenziali).

Ma non possiamo omettere, a mo’ di conclusione di queste note, un paio di considerazioni in merito alla pubblicazione di questa lettera da parte del “giornalista” del frequentatissimo sito galatinese con il titolone <<“TAP, un’occasione da non perdere”>>, con tanto di virgolette. Noi (che non siamo giornalisti ma semplici osservatori) ci permettiamo di sollevare qualche perplessità, intanto in merito alla locuzione-titolo, che, salvo errori od omissioni, non abbiamo rinvenuto nel corpo della lettera, e tuttavia riportata in alto e a caratteri cubitali come si trattasse di discorso diretto [Vuoi vedere che il titolo non è tratto da un dispaccio di agenzia ma dalla viva voce dell’Introna – ascoltata magari in un altoparlante telefonico? Sennò cosa c’entrano quelle virgolette? Ndr].  La seconda chicca sta nella foto a corredo dell’articolo pubblicato in onore del presidente del consiglio regionale pugliese, foto che riproduce l’immagine di un mare limpido, incontaminato, calmo, trasparente, di rara bellezza, ed una costa rocciosa intonsa [insomma di eventuali nefasti effetti del TAP nemmeno l’ombra. E’ proprio il caso di dirlo: da quella fotografia non si capisce né si vede un tubo, ndr]. La terza, forse la più importante, è che su quel famoso sito è comparsa la lettera di Onofrio nostro, ma, guarda un po’, non la pronta risposta di Marco Potì [che invece qui potete trovare di seguito in formato pdf].   

Del resto cosa c’era da aspettarsi da certi “giornalisti” “indipendenti” (virgolette a sostantivo e attributo) che, a proposito della nota sponsorizzazione della festa dei SS. Pietro e Paolo, avevano blaterato di “tartassato Comitato festa”, di semplice “aiutino della TAP”, e - in merito al flash-mob del 29 giugno scorso, organizzato dai non-sponsor-tap davanti alla chiesetta di San Paolo – di manifestazione “strumentale e tecnicamente fuori luogo e fuori tempo”? [E, di grazia, quando ed eventualmente dove si sarebbe dovuta tenere codesta manifestazione? A San Foca? O direttamente in Azerbaijan, magari in pieno inverno? ndr]

Ragazzi, con certa “informazione” andrà a finire TAP (Tutto A Puttane).

Antonio Mellone

Risposta di Marco Potì, sindaco di Melendugno, alla lettera del presidente del consiglio regionale Onofrio Introna:

 
Di Antonio Mellone (del 03/11/2013 @ 22:05:01, in NohaBlog, linkato 994 volte)

Ho già avuto modo di discettare a proposito della cir-Convenzione d’incapace tra il cosiddetto Comune di Galatina e la limitata Pantacom, quella che dovrebbe creare in contrada Cascioni un ufficio di collocamento di ventisei ettari quadri.

Ho anche cercato, con dati alla mano, di far comprendere che non era il caso di dar retta a codesta “azienda” (non fosse altro che per il nome) ed alle sue fumisterie travestite da progetti, visto anche il peso specifico dei suoi capitali - al cui confronto una piuma sarebbe un blocco di piombo - anche e soprattutto in termini di garanzie, oltre che di credibilità.
Risultato? Nada de nada.
Nessuna risposta in merito, nessun segno dall’oltretomba di palazzo Orsini, se non il riverbero di qualche pervicace dichiarazione assessorile da estrapolare da un’intervista degna di passare agli annali per le brillanti risposte al bravo cronista, imbottite - queste repliche - di leggende, balbettii, luoghi comuni, cazzate.
E dire che non vado matto per le interviste ai politici stravaccati sulle sdraio del consiglio comunale di Galatina. E’ che, però, gli amici ti chiamano invitandoti caldamente a collegarti al sito “per dare un’occhiata”, ma di fatto costringendoti ad ascoltare le imperdibili baggianate di un signore il quale, ipse dixit, si fida di più dei “compagni” della maggioranza che di se stesso medesimo.
Al che capisci tutto (o quasi tutto) e ti chiedi al contempo in che mani siamo capitati.E soprattutto ti riproponi di non dar più retta agli amici caldeggianti visioni di interviste a sedicenti governanti locali. Almeno fino a quando il loro livello non supererà la soglia dell’attuale. Delle risposte alle interviste, dico: non mi permetterei mai di giudicare chi non conosco, né, a dir la verità, muoio dalla voglia di conoscere. La prossima volta, dunque, meglio seguire le “inchieste” di Porta a Porta, il programma vespasiano per antonomasia, altrimenti detto Morta a Morta.

Sicché sull’onda di tal viatico, sindaco, assessori e consiglieri bardati con cavezza e paraocchi – e guidati e magari incitati se non proprio frustati da cocchieri leccesi - sembrano trottare diretti sulla strada per Collemeto come tanti muli, senza nemmeno sospettare (figuriamoci!) che in questo gioco al massacro della natura solo qualcuno godrà degli utili (seppur dovessero esserci), mentre le perdite, come al solito, saranno da socializzare. L’unico vero socialismo reale dei nostri giorni.      

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 14/05/2015 @ 22:04:38, in Comunicato Stampa, linkato 558 volte)

Il 17 maggio di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale contro l’omofobia come momento di confronto, di riflessione e di contrasto ad ogni forma di violenza, sia morale che fisica, legata all'orientamento sessuale. E' stata scelta questa data perché è la ricorrenza della rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie, pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1990. Diciamo no all’omofobia! E' questo il titolo dell'iniziativa che si svolgerà il 17 maggio ore 19.00 a Galatina, nel Chiostro del Palazzo della Cultura. In occasione di questa ricorrenza la Commissione Comunale per le Pari Opportunità di Galatina organizza una tavola rotonda allo scopo di informare, sensibilizzare e combattere il fenomeno dell'omofobia. Interverranno alla Tavola Rotonda:

Gianfranca Saracino (Presidente di AGEDO lecce);
Antonio Sedile (docente di psicologia presso IIS "De Marco Valzani", Brindisi);
Roberto De Mitry (Arcigay Salento "La terra di Oz");
Marianna Bianco (Guerriglia Culturale, Galatina);
Edoardo Mauro (GiGa, Galatina);
modera: Laura Quaranta.

L'omofobia alberga come un male oscuro nella nostra società. E' necessario rompere il silenzio parlando direttamente ai cuori della gente, affinché tutte le differenze vengano valorizzate attraverso il riconoscimento dei diritti in nome della libertà e del rispetto, valori imprescindibili in una società civile.

La cittadinanza tutta è invitata a partecipare.

 
Di Antonio Mellone (del 01/01/2013 @ 22:04:06, in Cronaca, linkato 1441 volte)

Recentemente, parlando del più, ma soprattutto del meno, con un’importante (notare l’apostrofo) esponente dell’Amministrazione Comunale di Galatina a proposito del mega-porco (scusate, ma non ce la faccio proprio a chiamare “parco” una distesa piallata di calcestruzzo) vengo a sapere, tra le altre cose, che il parroco di Collemeto sta (starebbe) strenuamente lottando insieme ad alcune delle sue pecorelle affinché questa mega-struttura veda finalmente la luce. Pare che, salvo errori, il Don locale non veda l’ora di aspergere con l’acqua santa questa nuova spianata delle moschee (o delle mosche).
Posso pure capire che un parroco sia devotissimo all’Immacolata Cementificazione, e non sarà mica il sottoscritto a mettere in discussione il suo “credo”, ci mancherebbe altro, (ognuno è libero di credere a quello che vuole: anche agli asini che volano), ma spiace dover constatare ancora una volta che quota parte della politica nostrana (quella Politica che per indole e Costituzione dovrebbe essere laica e indipendente), sia ancora una volta se non proprio attaccata alla sottana di qualche alto (o basso) prelato, e se non proprio genuflessa o subordinata al suo prevosto, in un certo qual modo, diciamo così, influenzata dal verbo clericale (“verbo” in minuscolo), pur di dimostrare al suo elettorato di essere in grado in un sol colpo di fare i gargarismi con l’acqua benedetta e di tener fede ai “valori irrinunciabili” (però senza mai accennare ad un mea culpa, nemmeno per sbaglio: mai sia Signore). Stiamo parlando in maniera trasversale, bipartisan, quindi del partito dell’udc (unione del cemento).
Ma ritorniamo al nostro parroco collemetese, che ci dicono sia persona ragionevole e mite, e di pasta completamente diversa rispetto al suo collega di Lerici (quello che si mette a pubblicare in bacheca un farneticante articolo copia-incollato dal sito ultra-conservatore Pontifex  - sanu me toccu - nel quale più o meno si afferma che la violenza e il femminicidio siano un po’ colpa delle donne che provocano…). Dicevamo, invece, del nostro parroco che, siamo certi, con uno studio appena un po’ più meditato e ragionato, non esiterebbe ad indirizzare ai fedeli più o meno queste parole, magari in una di quelle scalette, talvolta più lunghe di un sermone, che si usa indicare al termine della celebrazione eucaristica:
Miei cari fratelli, non svendiamo la nostra primogenitura per un piatto di lenticchie. Non diamo retta agli dei falsi e bugiardi che rispondono al nome di cemento e asfalto. Lasciamo perdere adulatori-lobbisti che in nome di uno sviluppismo che non sta né in cielo né in terra, promettono mari e monti, e dimenticano la nostra bella e fertile pianura.
C’è chi sta cercando di cavalcare l’onda della nostra disperazione, per la mancanza di posti di lavoro, di prospettive per il futuro, di un avvenire degno di questo nome per i nostri figli. Ma è veramente cosa buona e giusta nostro dovere e fonte di salvezza non costruire altre cattedrali nel deserto. Il tempo dei centri commerciali è morto e sepolto, e qui da noi ce ne sono fin troppi. I megastore non hanno mai portato posti di lavoro in più (ne creano 200 distruggendone 1000, la proporzione è questa; senza contare che oggi i licenziamenti sono arrivati anche fra i dipendenti della grande distribuzione, tanto che ne è costretto a parlare finanche il “Quotidiano di lecce” che, si sa, dà solo le notizie che gli garbano).  Mai come stavolta è in corso una scientifica manomissione delle parole, usate puntualmente in modo distorto, con l’effetto del loro logoramento e della loro perdita di senso. Così si parla a vanvera di “riqualificazione” della località Cascioni, quando invece è in corso la sua mortificazione, e di “centro” a proposito di una struttura in periferia. Si usa inoltre la parola “parco” che rievoca il verde e non un susseguirsi di capannoni prefabbricati, e addirittura di “moderati”, che sarebbero i signori dell’udc (unione del cemento), contrapposti ai “fondamentalisti” che sarebbero invece i ragazzi che cercano di salvare quel che resta del nostro paesaggio e della nostra salute.
Il cemento nella nostra bella contrada Cascioni è un peccato contro natura. Non lamentiamoci poi se un acquazzone si trasforma in un disastro perché la campagna sta scomparendo e la Natura e Dio prima o poi son costretti a vendicarsi (e a riprendersi il maltolto).
Ho letto da qualche parte che gli stessi negozi ubicati nei centri commerciali sono strozzati, oltre tutto, da affitti esosi, e visitati da consumatori che ormai vanno “in centro” solo per passeggiare. E poi lasciatemi dire: la domenica si viene a messa e non al centro commerciale dove si vede un sacco di gente che ci va per ammazzare la noia e le domeniche, o per santificare le altre feste.
Ho pensato di fare uno striscione per esporlo sulla porta della nostra chiesa. E sapete cosa ho in mente di scrivere su questo striscione? “La domenica siamo aperti”: la stessa frase che, inorridito, leggo sugli striscioni piazzati all’ingresso dei mega-parchi (e che verrà, o verrebbe sicuramente apposto anche – Dio non voglia – su quello che i “moderati” vorrebbero costruire ad un fischio da questa chiesa). 
Sì, c’è gente costretta a lavorare a Natale, a Capodanno, a Ferragosto in queste faraoniche disumane strutture. Ma così non c’è rispetto della persona umana, del diritto, della ragione, della vita stessa. Noi invece dobbiamo batterci per la cultura della vita e non per essere trattati a merci in faccia. Ritorniamo ai veri valori, che sono a chilometri zero, come la nostra agricoltura, il piccolo commercio, il nostro artigianato, ed il turismo che non va alla ricerca dei centri commerciali (anzi ne fugge) ma di paesini belli, puliti, solidali ed in pace, come Collemeto. Non crediamo al miracolismo idolatrico di un “centro” pensato da gente senza scrupoli, che del benessere della nostra cittadina non saprebbe proprio che farsene (scusate il pleonasmo).
C’è chi dice che se non costruissero questo centro alle porte del nostro paese lo farebbero, chessò, a Nardò. E dove sta scritto? Noi lotteremo insieme perché non lo facciano nemmeno colà: l’ennesimo mega-porco sarebbe davvero un bel peccato a Collemeto, a Galatina, come anche a Nardò, a Cutrofiano o a Canicattì.
In piedi, cari fratelli, in alto i nostri cuori, e coraggio!
Restiamo uniti nella battaglia contro il maligno per la salvaguardia di una delle zone più belle e fertili della nostra piccola patria che ha il dolce nome di Collemeto.
Ne guadagneranno la nostra dignità, la nostra economia, il nostro futuro, il nostro attaccamento alla vita.
Sia lodato Gesù Cristo”.
Oggi e sempre sia lodato.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 04/06/2013 @ 22:03:09, in NohaBlog, linkato 1688 volte)

La II B di Noha ritira il premio. 03.06.2013Noha. Piccoli giornalisti crescono…e non solo: vincono! La II B della scuola media di Noha è lieta di comunicare il suo piccolo traguardo raggiunto: la Gazzetta del Mezzogiorno ci ha premiato. Siamo giovani dodicenni inesperti, ma con tanti sogni nel cassetto e con una grande passione per la scrittura, la quale ci ha spinto a partecipare al concorso “Lo scrivo io”. Ed ora con gioia stringiamo questa targa di merito, con la quale siamo stati premiati per il giornale “The student”.

La premiazione si è tenuta ieri 3 giugno presso l’hotel Tiziano a lecce da parte dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di lecce, ne siamo orgogliosi e tramite queste righe vogliamo ringraziare di cuore la nostra professoressa di Lettere Rita Maria Colazzo e tutti quelli che hanno apprezzato il nostro giornale.

E l’avventura di noi piccoli reporter è solo all’inizio, continua!

I ragazzi della II B

 

La II B di Noha ritira il premio. 03.06.2013 La II B di Noha ritira il premio. 03.06.2013 La II B di Noha ritira il premio. 03.06.2013
La II B di Noha ritira il premio. 03.06.2013 La II B di Noha ritira il premio. 03.06.2013La II B di Noha ritira il premio. 03.06.2013
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Di Antonio Mellone (del 27/11/2013 @ 22:02:25, in NohaBlog, linkato 1397 volte)

Domenica mattina, 24 novembre 2013, solo 100 passi dividevano due piazze, anzi due ville galatinesi: villa San Francesco e la villa per antonomasia, quella grande del girodellavilla (da pronunciare tutto d’un fiato) da compiersi rigorosamente in auto.

Una villa, quella del giro, stracolma di gente; quell’altra frequentata, diciamo, quanto basta. Una a passeggio, svagata, distratta, divertita dagli sbandieratori, dai cavalli, dall’acqua benedetta e dai circenses; l’altra concentrata, attenta, impegnata a sostenere un giudice pazzo, Nino Di Matteo, che s’è messo in testa di voler scoprire la verità sulla purtroppo reale e non presunta (come invece insinuano gli amici degli amici) Trattativa Stato–Mafia.

E a causa di questo, il bravo magistrato Di Matteo si trova a passare le pene dell’inferno: da un lato minacciato di morte dalla mafia, e dall’altro processato da alcuni “compari magistrati” (questi sì politicizzati) davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per via di un’intervista rilasciata ad un giornale; e, non ultimo, beffeggiato da Napolitano, il presidente della cosiddetta Repubblica, citato come testimone nel processo sulla Trattativa. Il quale prima si dice “ben lieto” di partecipare e poi (proprio in questi giorni) invia ai giudici la letterina di Babbo Natale in cui afferma di non sapere nulla sul tema. Ma non s’è mai vista una cosa del genere: un testimone che spedisce una lettera per chiedere l’esonero dalla sua testimonianza. Un testimone ad un processo si presenta e risponde alle domande, punto. Anche se questo testimone si chiama Giorgio II Napolitano. E questo, fino a quando la legge, almeno sulla carta, continuerà ad essere uguale per tutti.

*

Nella villa San Francesco c’era l’Anita Rossetti delle Agende Rosse di Galatina con il microfono in mano - e con la rabbia che tutti dovremmo avere – pronta a spiegare ai presenti queste ed altre cose, quelle che non troveremo mai, ad esempio, sul giornale più venduto a Galatina (incredibile ma vero) cioè il quotidiano di lecce, anzi della famiglia Caltagirone, e men che meno nei programmi televisivi. Per dirne una: il programma più visto in tv venerdì 22 novembre u.s. è stato “Tale e quale show” con 6,6 mln – dico seivirgolaseimilioni - di spettatori ed uno share del 27,4%!, ed ho detto tutto.

*

I 100 passi di Galatina, dunque, sono i 100 passi d’Italia.

Mi piace pensare che anche nel resto delle città italiane ci siano altre villette San Francesco che cercano di imporsi sul frastuono del nulla o il luccichio del vuoto delle più ampie e frequentate piazze Alighieri, ovvero, ribadiamolo, di altrettanti mega-porci commerciali (è d’uopo citare un mega-porco commerciale anche qui, così il mio amico Raimondo Rodia è contento). Mi piace pensarle, queste villette San Francesco, come quella di domenica scorsa, con tanti ragazzi della Scuola Media di Noha (Istituto Comprensivo Polo 2), guidati dalla prof. Rita Colazzo - tanto di cappello per l’impegno extra-orario scolastico, e addirittura festivo - e dalla turbo-dirigente scolastica, la Eleonora Longo, sempre presente, anzi promotrice di certi tipi di manifestazioni di vera, non fasulla formazione culturale. Mi piace partecipare a convegni come questo in cui non manca mai l’artista Tonino Baldari (che non ho ben capito a quale pianta di zangone si sarebbe dovuto incatenare all’indomani per protesta), e poi ancora la Francesca, la Stefania, e Carlo, e l’Emanuele, e Luigi Longo ed i suoi “compagni” (purtroppo solo alcuni: ma dove cavolo sono andati a finire i latitanti?), e addirittura un senatore ed un onorevole, e, perché no, anche la Daniela Vantaggiato (che dopo il dovere è corsa al piacere dell’altra piazza: ma ci accontentiamo lo stesso), e decine e decine di altri compagni di lotta per il buon senso, la legalità, l’ambiente, in una parola la Costituzione della Repubblica Italiana.

*

Sarebbe bello sentir risuonare in tutte le villette San Francesco d’Italia, come in quella di Galatina (ma sarebbe più bello sentirle ovunque) alte e forti le parole di Peppino Impastato, figlio di mafiosi, ma giornalista antimafia, ucciso dalla mafia: “Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” [brano tratto dal film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana].

*

Sì, “prima di non accorgerci più di niente” il magistrato Nino di Matteo ha bisogno della nostra voce, del nostro sostegno, della nostra solidarietà, visto che non li ha ricevuti (salvo errori od omissioni) ad esempio dal presidente Letta o dalla Cancellieri (figuriamoci!) o dalla Boldrini o da Renzi o dalle altre autorità-compari di merende.

*

Oddio, sarebbe stato bello se anche in quell’altra piazza il mio sindaco, issato su quel palco, nel suo discorsetto di circostanza, avesse fatto appena un cenno al convegno antimafia che si svolgeva a 100 passi da lui: sarebbe bastata una frase, una sola parola di sostegno al magistrato Di Matteo. Purtroppo nulla. Certo, in molti non avrebbero capito nemmeno di chi si trattasse, né che cosa fosse la Trattativa. Ma cultura significa proprio questo: rompere gli argini, rompere i muri del silenzio, dell’indifferenza, dell’ignoranza, ed il più delle volte rompere le scatole. Percorrere 100 passi. Invece no, tutti zitti e mosca, fermi al punto di partenza, pronti a fare i gargarismi con il perbenismo di facciata tutto galatinese.

*

Sarebbe bello sentire parole antimafia da parte delle cosiddette autorità, dalle alte e anche dalle basse cariche istituzionali. Purtroppo (o per fortuna) queste parole sono proferite soltanto da semplici cittadini, le vere cariche dello Stato. Le altre, evidentemente, sono (sovente state) solo delle scariche.

Antonio Mellone
 

Nel campionato Nazionale 2015 di Danza organizzato da CSEN, svoltosi quest'anno a lecce nel Palazzetto dello sport "San Giuseppe da Copertino" la A.S.D. PHISICA di Noha si aggiudica il primo posto  per la categoria "Under 10" nella specialità "Show Dance" disciplina "Pop" e il secondo posto per la categoria "Under 16" nella specialità "Sincronizzato" disciplina "Pop".

Di seguito la photogallery e video dell'esibizione degli Under 10 di domenica 3 maggio 2015.

Guarda la photogallery su Noha.it

Guarda la photogallery su Facebook

 
Di Albino Campa (del 25/03/2013 @ 22:00:00, in I Beni Culturali, linkato 1655 volte)

L’altro giorno m’è arrivato per posta da parte della Fidas di Noha - tra i cui soci s’annovera ormai da qualche decennio anche il sottoscritto - l’invito graditissimo a partecipare alla festa del trentennale del gemellaggio tra l’associazione dei donatori di sangue Fidas di Vicenza e quella leccese.

Il calendario dell’iniziativa, che verrà pubblicato anche su questo sito, è ricco di eventi, incontri, momenti formativi e conviviali, donazioni del sangue presso la nostra Casa del donatore di Noha (una delle più attrezzate, accoglienti e confortevoli d’Italia), ed, infine, visite guidate nei centri storici di Galatina, di Gallipoli, e, non ultimo, quello di Noha.

Che bello - ho pensato – trecento amici vicentini verranno nel Salento e addirittura a  Noha per godere della nostra ospitalità, del nostro ambiente, delle nostre ricchezze storiche, artistiche, culturali, eno-gastronomiche…

E mentre riflettevo su tutto questo già mi prefiguravo il gruppo di turisti vicentini che passavano dal loro centro storico (che ho più volte visitato tempo addietro) ricco, pulito, intonso (come se il Palladio vivesse ancora), ben illuminato, chiuso al traffico, al nostro, ancor bello, a misura d’uomo, particolare nella sua morfologia e nel suo mistero.

*   *   *

I nostri compagni di avventura potrebbero incominciare il percorso turistico nohano con la visita alla nostra piazza San Michele, il salotto buono, quello sul quale si sporgono da un lato la maestosa facciata della nostra chiesa madre (sul cui fastigio scolpito a tutto tondo in pietra leccese campeggia l’antico stemma di Noha con le tre torri e i due velieri, sormontato dalla corona baronale e abbracciato quasi dai due rami rispettivamente di arancio e di alloro) e dall’altro, di fronte, come se da tempo immemorabile dialogassero del più e del meno, la torre dell’orologio del 1861 (o quel che ne rimane). Potremmo raccontar loro che purtroppo l’orologio è fermo da un quindicennio se non di più, che le campane sono mute, che i loro battagli o martelli sembrano svaniti nel nulla, che però il meccanismo interno dell’antico cronometro a corda è esposto nell’atrio delle scuole di Noha. Arrampicandoci sugli specchi potremmo pure raccontar loro la palla megagalattica secondo cui la torre e il balcone civico verranno restaurate “quanto prima” secondo le intenzioni dell’amministrazione comunale. E che s’è anche pensato di chiudere finalmente al traffico il nostro centro storico, liberandolo una buona volta da auto in transito, parcheggiate, o spesso fermate a casaccio. Mica possiamo dir loro tutto, ma proprio tutto, come per esempio il fatto che i nostri rappresentanti politici, inclusi gli attuali, non ci sentano da un orecchio, e dunque preferiscano costruire circonvallazioni interne e discutere di nuove aree mercatali da cementificare in quattro e quatto otto, ma anche di comparti e di centri commerciali food e non food da far nascere in mezzo alla campagna di Collemeto, sempre in nome delle “ricadute sull’occupazione e lo sviluppo”, il ritornello buono per ogni occasione, ripetuto a mo’ di un salmo responsoriale un po’ da tutti i pecoroni di destra e manca.

Ma ci converrebbe tirare innanzi, senza indugiare più di tanto su certi argomenti: i nostri amici vicentini potrebbero accorgersi del nostro imbarazzo e magari smascherare così su due piedi le nostre magagne comunali.

Potremmo poi condurli in via Pigno per far loro ammirare il nostro orgoglio, la torre medievale nohana - che rispetto a quella di Pisa ha solo il decuplo del rischio crollo - con quel grazioso motivo di archetti e beccatelli quale corona alla sommità, con il ponte levatoio, con le catene tiranti, e con il passaggio segreto. Tutta roba che però i nostri ospiti potranno solo immaginare, senza poter vedere né toccare, perché la torre, il ponte, la vasca ed il passaggio, che stanno in piedi da oltre settecento anni quasi per quotidiano miracolo, sono – oltre che privati - nascosti dietro un alto muro di cinta, il muro di Berlino di Noha mai abbattuto però (arricchito ultimamente anche da un murales policromo). Continuando nella nostra pantomima potremmo insistere nel dire ai vicentini che siamo certi che nei prossimi settecento anni qualcosa si muoverà. Ma non diciamo loro cosa, se la torre, il ponte, il muro dei Galluccio, o finalmente qualche neurone nohano.

* * *

Sconsolati appena un po’ potremmo proseguire oltre, portandoli di fronte al palazzo baronale, anzi, forzando un po’ la mano, addirittura prima nell’atrio e poi nel cortile o piazza d’armi del castello. Il che è il massimo che si riuscirebbe ad ammirare di quest’altro bene culturale nostrano: da quando sono state sfrattate le gentili signore che vivevano al piano nobile del palazzo sembra che se la siano svignata anche i fantasmi del passato aggrappati alle sue chianche oltre che alle volte dei secoli, lasciando il posto alle tarme, all’umidità, alle muffe, e a qualche altro verme solitario o in colonia.

Ma poi, lasciandoci alle spalle cotanto oltraggio (e sottacendo accuratamente il fatto che sotto i loro piedi si cela un grande antico frantoio ipogeo visitabile soltanto dagli speleologi coraggiosi, mica dai turisti) potremmo riuscire a riveder le stelle o le stalle conducendoli nei pressi delle famose casiceddhre e raccontare loro la storia dello sciacuddhri. Però, ahimè, anche qui, i nostri poveri viaggiatori, pur a bocca aperta, dovrebbero rimanere a debita distanza da questa meraviglia per il pericolo di caduta massi in testa. Anche qui i nostri amici avrebbero a che fare con rovine e stupidità: ultimamente anche il campanile è crollato, ridotto ad una piccola torre mozza, una montagna spaccata, un rudere, uno sgorbio, mentre il resto delle casiceddhre, ridotte a poco più che macerie allo stato puro, sembrano quelle stesse che ancor oggi si contemplano nel centro storico de L’Aquila, “ricostruito” dal governo del cavaliere mascarato. Soltanto che qui a Noha non c’è stato il terremoto, ma probabilmente qualcosa di peggio.

Poi chiuso questo capitolo, li indirizzeremo da lì ad una cinquantina di metri verso la “casa rossa” (magari nel frattempo li avremo bendati ben bene, come al gioco della mosca cieca, per non fargli scorgere il sito archeo-industriale scoperchiato e diruto del Brandy Galluccio).

Eh già, eh sì, la leggendaria casa rossa, la casa pedreira nohana che sembra disegnata e fatta costruire dall’architetto spagnolo Antoni Gaudì, ricca di cunti e storie, e destinata a diventare poco più o poco meno che la dependance di un paio di casini (in minuscolo, e non nel senso volgare del termine).  Ma forse sarebbe meglio stendere un velo pietoso anche su quest’altra roba che non sapremmo più come definire. Meglio non nominarla invano facendo finta di nulla? Come se non esistesse? Forse sì. Se sapessero e vedessero in che stato versa l’interno e l’intorno di quello che un tempo era uno splendore gli amici vicentini potrebbero risponderci con degli insulti se non con degli improperi espressi con altrettante sonore pernacchie.

*   *   * 

Non so se sarebbe il caso di andare oltre conducendo il gruppo dei malcapitati nei pressi della masseria Colabaldi ancora una volta messa in vendita dagli acchiappagonzi con tanto di comparto approvato da chissà quale illuminata maggioranza di consiglieri comunali per la costruzione di una ottantina di villette a schiera acquistabili con comode rate cinquantennali. Ma forse no, meglio lasciar perdere anche qui e cambiare itinerario, meglio accompagnare i donatori (di pazienza) nella nostra amena splendida fertile multicolori campagna nohana, per esempio verso lu Runceddhra.

Ma a pensarci bene purtroppo anche là ad attenderci non ci sarebbero che scempio e tristezza, come quei quaranta e passa ettari di impianto fotovoltaico, inutili o di certo non utili alla popolazione o al comune (come invece tanti allocchi - inclusi i nostri rappresentanti politici - credevano dapprincipio o temo credano ancora).

No, no, come non detto, meglio ritornare alla casa del donatore, senza nemmeno dirgli che quell’edificio color rosa antico adiacente è il vecchio cinema paradiso di Noha, il nostro “Cinema dei fiori”, ormai in balia di funghi, muschi e licheni.

Però, se non per rifarci, almeno per darci un tono, potremmo dire che abbiamo oltretutto anche un centro sociale nuovo di zecca, con tanto di funzionalissima sala convegni, come quella della vecchia scuola elementare di piazza Ciro Menotti ristrutturata un paio di anni fa ed inaugurata in pompa magna il primo dicembre scorso. Il fatto che sia ancora chiusa al traffico dei pensieri e delle opere è una quisquilia: manca ancora l’elettricità come Dio comanda, anzi come comanda la legge. Embè? Cosa vuoi che sia. Inezie, dettagli. Prima o poi l’Enel allaccerà ‘sto benedetto cavo e tutto potrà partire secondo i programmi. Quali, non si sa ancora. Ma i nostri rappresentanti “disponibilissimi e preparatissimi” ci hanno assicurato: “tutto secondo i programmi”. Punto.

*   *   *

Forse sarebbe meglio abbassare la cresta e l’enfasi sulle nostre meraviglie: rischieremmo che i nostri ospiti, gli amici donatori di sangue venuti dal nord, turisti per caso o loro malgrado, affranti di fronte a tanta bellezza spriculata, esprimendosi in vicentino stretto, rivolgano a noi queste semplici ma significative parole a mo’ di giusto guiderdone per la nostra responsabilità - fosse anche solo quella di esserci voltati più volte dall’altra parte: “Nohani, cu pozzati buttare lu sangu!”.

Antonio Mellone
 
Di Redazione (del 17/05/2016 @ 21:58:49, in Comunicato Stampa, linkato 833 volte)

IL SINDACO

Premesso che da verifiche degli organi competenti, risulta che nel territorio del Comune di Galatina, numerosi lotti di terreno versano spesso in stato di abbandono con presenza di folta vegetazione spontanea, rovi, sterpaglie e materiale vario;

Considerato:
- che dette aree favoriscono la proliferazione di animali e insetti nocivi con grave pregiudizio per l'igiene e la salute pubblica;
- che tale situazione rappresenta anche potenziale causa di incendi a danno della pubblica incolumità;

Vista la nota prot. nr. 74073 del 04/05/2016 del Dipartimento di Prevenzione dell'ASL lecce, con la quale si invitano le autorità locali ad attuare, tra l'altro, specifiche azioni finalizzate al risanamento ambientale per prevenire e/o contrastare la diffusione degli organismi vettori di interesse sanitario quali zanzare, mosche, blatte, ratti, ecc.;

Ravvisata la necessità e l'urgenza di predisporre misure cautelari tese a prevenire l'insorgere di patologie sanitarie connesse alla nidificazione di insetti e parassiti e alla presenza di rifiuti, nonché il rischio di innesco e propagazione di incendi, a tutela e salvaguardia dell'igiene pubblica e della salute dei cittadini;

Visti gli artt.159 e 253 del Regolamento Comunale di Igiene e Sanità Pubblica;

Visti gli artt. 7 bis e 50 del D. Lgs. legislativo n. 267 del 18.08.2000;

ORDINA

ai proprietari e/o conduttori dei terreni ricadenti nell' intero territorio del Comune di Galatina, di provvedere immediatamente, e comunque ogni qualvolta si renda necessario, alla pulizia degli stessi tramite aratura e/o taglio della vegetazione spontanea ivi presente con rimozione del relativo sfalcio, e di conservarli liberi da materiali di scarto, anche se abbandonati da terzi, al fine di scongiurare il degrado ambientale e salvaguardare l'igiene e la salute pubblica.

RENDE NOTO

A norma dell'art.3, comma 4 della Legge 241/1990, avverso la presente ordinanza è ammesso ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato, rispettivamente entro 60 e 120 giorni dalla data di pubblicazione.
A norma dell'art.4 della stessa Legge 241/1990, il Responsabile del Procedimento è il Funzionario Responsabile del Servizio Ambiente.

La presente ordinanza, oltre ad essere trasmessa in copia all'Ufficio Stampa per la massima divulgazione ai mass-media e pubblicata sul sito Web del Comune, viene notificata per opportuna conoscenza e per quanto di competenza a:

- Comando di Polizia Municipale;
- Commissariato di Pubblica Sicurezza di Galatina;
- Comando Stazione dei Carabinieri di Galatina.

E' fatto obbligo a tutti i pubblici ufficiali preposti alla vigilanza e alla sicurezza pubblica di far osservare la presente ordinanza.

SI AVVISA

L'inosservanza alla presente ordinanza comporta:

- l'applicazione delle sanzioni amministrative di cui all'art. 7 bis del D.Lgs. nr. 267/2000;
- la violazione dell'art. 650 c.p.

In caso di mancato adempimento, questo Comune provvederà direttamente all' esecuzione degli interventi necessari con addebito delle spese a carico degli obbligati, oltre all' irrogazione dei relativi provvedimenti sanzionatori.

IL SINDACO      
Dott. Cosimo Montagna

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Di Albino Campa (del 09/02/2012 @ 21:57:42, in Eventi, linkato 1294 volte)

Teatro di denuncia senza rinunciare all'ironia. "Miles Gloriosus - ovvero: morire d'uranio impoverito" racconta le assurdità di una vicenda tragicamente italiana, fatta di indifferenza, superficialità, colpe. E di morte: a tutt'oggi sono 188 i militari morti e 2579 i malati per l'esposizione alle radiazioni. A raccontare questa storia ci provano due teatranti. Il testo è scritto e interpretato dal leccese Antonello Taurino, già attore della squadra di Zelig, che accompagnato dalla musica di Orazio Attanasio racconta il paradosso dei soldati che muoiono nella totale indifferenza delle istituzioni.

Domenica 12 febbraio Sala Teatro Oratorio Madonna delle Grazie di Noha ore 19,30

 
Di Albino Campa (del 27/01/2011 @ 21:56:15, in Comunicato Stampa, linkato 1639 volte)

Parte il concorso fotografico di beneficenza “Vecchi e Antichi Mestieri”, organizzato dall’associazione A.E.C. in collaborazione con l’associazione “Cuore e mani aperte Onlus” di Don Gianni Mattia per l'acquisto di una Bimbulanza.

“Il primo appuntamento per promuovere la nostra iniziativa – dice l'avv. Valentina Castorina, presidente A.E.C. Provincia di lecce e vice presidente Puglia – sarà il  29 gennaio p.v., dalle ore 9.30 con continuazione fino alle 20.30, presso il Centro Commerciale Ipercoop lecce Mongolfiera Surbo.
In tale occasione saranno presenti anche i volontari clown dell’associazione “Cuore e mani aperte Onlus” che, oltre ad animare e rallegrare la giornata, daranno maggiori informazioni sul progetto di acquisto di una Bimbulanza, una vera e propria ambulanza attrezzata per rendere meno traumatico il viaggio dei bambini bisognosi di cure verso strutture mediche e/o ospedaliere l'ospedale.
Il concorso fotografico, aperto a tutti i fotografi dilettanti, amatori e professionisti, consentirà di raccogliere fondi destinati all'acquisto della “Bimbulanza”.
Le fotografie costituiranno un vero e proprio viaggio fra quelli che un tempo erano gli antichi mestieri praticati nel nostro territorio, così ricco di spunti interessanti, di tradizioni e di magiche atmosfere
Nelle prossime settimane – continua l'avv. Castorina – seguiranno ulteriori incontri grazie, anche, al supporto e sostegno di numerose associazioni e gruppi che, con entusiasmo, stanno partecipando alla raccolta fondi”.
Potrete trovare tutte le informazioni dettagliate ed il regolamento del concorso sul sito www.tutelare.it.

Avv. Valentina Castorina
Vice Presidente AEC per la Regione Puglia
Presidente AEC per la Provincia lecce
 
Di Antonio Mellone (del 16/02/2013 @ 21:55:58, in Cronaca, linkato 1356 volte)

Ho letto con interesse la notizia del finanziamento di 400.000 euro per le “opere di urbanizzazione a Noha” e soprattutto l’entusiasmo con il quale giustamente l’amministrazione ha evidenziato codesto “eccellente risultato ottenuto dal Comune di Galatina arrivato quarto su novantuno comuni” concorrenti.

Tutto molto bello, non c’è che dire.

Si “piantumeranno specie autoctone e a bassa necessità di manutenzione”, si “bitumeranno delle strade ancora non asfaltate”, si “installeranno pali e armature stradali per pubblica illuminazione”, si “realizzeranno gli scivoli per i disabili”, eccetera, insomma tutta una serie di interventi importanti, ed in molti casi improcrastinabili, a meno di qualcosa che poteva tranquillamente essere tralasciata, tipo la bitumazione di un paio di piccoli tratti della zona 167 ancora liberi dal cemento e dall’asfalto. Evidentemente ai nostri amministratori sfugge il concetto di “strade bianche”, che in molte parti del mondo (perfino nei progrediti Stati Uniti) stanno riscoprendo e addirittura tutelando, ed in molti casi ripristinando. No, qui da noi una strada rimane bianca giusto il tempo di beccare un finanziamento pubblico: e zac, diventa nera come il catrame in quattro e quattro otto. Evidentemente i nostri rappresentanti, molto avvezzi alla carta stampata del casinian-caltagironeo “Quotidiano di lecce”, in tutt’altre faccende affaccendato, avranno trascurato la lettura di pensieri leggermente diversi da quello unico, come ad esempio quelli impressi negli svelti volumi “Quattro corsie e un funerale” a cura di Francesco Greco (Edizioni Miele, Gagliano del Capo, 2012), e “Strade Bianche” di Enrico Remmert (Marsilio Editore, Venezia, 2010). Ma cosa vuoi che sia. Non puoi mica obbligare le persone a leggere i libri, e a discostarsi dalla massa.

Ma non era di questo che volevo parlare, quanto di un paio di altre cosette che forse meritano una nostra riflessione o, se vogliamo, “osservazione”. La prima si riferisce al fatto che questi interventi di edilizia scolastica sono richiesti, come scritto nel comunicato istituzionale, da una vera e propria “situazione emergenziale”.

Orbene, siamo davvero messi male se per la “tinteggiatura delle aule, dei servizi igienici e dei laboratori”, se per la “manutenzione della palestra”, se per la “realizzazione di un impianto elettrico a servizio del laboratorio informatico” (sì, ad oggi ci sono le postazioni ed i personal computer ma incredibilmente non ancora l’impianto elettrico - e giacché ci siamo aggiungo che la scala di sicurezza antincendio installata ormai da qualche anno non è stata al momento collaudata: speriamo si provveda almeno in questa occasione), insomma se per tutto questo che sarebbe da considerarsi come “normale”, come il “minimo sindacale”, il che non è (tanto è vero che la nostra scuola è in uno “stato di emergenza”) si sia costretti a ricorrere a gare straordinarie, e a tripli salti mortali carpiati con doppio avvitamento (e dunque a comunicati trionfalistici, da campagna elettorale, da “quanto siamo bravi e preparatissimi”). Siamo messi davvero male, dunque, ma al governo centrale si parla ancora di spending-review per la scuola e la sanità e non per spese militari per gli F35. Ma tant’è.

La seconda considerazione sorge dal fatto che nel comunicato stampa strombazzato ai quattro venti (o ai quattro siti) si continua a parlare con pervicacia di “periferia”. Nella prima parte del trafiletto apparso su questo sito la parola “periferia” viene ripetuta per tre volte a proposito di Noha (ma anche di Collemeto e Santa Barbara).

Come far capire ai deputati comunali nostrani che le parole sono importanti? E che la parola “periferia” connota concetti di degrado, di distanza, di isolamento, di marginalità? E che oggi il paradigma centro/periferia, grazie anche alla rete, è ormai morto e sepolto, o quanto meno anacronistico? Che gli impulsi non partono più necessariamente dal “centro” (che dunque così viene a scomparire) ma da ogni “nodo” situato altrove? Quando riusciranno i nostri eroi di palazzo Orsini a diventare cittadini del mondo, anche attraverso i loro pensieri e le loro parole (rem tene verba sequentur) e possibilmente le loro opere?

Che senso avrebbe se oggi dicessi (pur senza gli accorpamenti tra comuni, che ci saranno da qui a non molto) che Sogliano Cavour è periferia di Cutrofiano, che Santa Caterina è periferia di Nardò, e che Galatina è periferia di Noha?

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 14/11/2011 @ 21:54:30, in Un'altra chiesa, linkato 1262 volte)

MERCOLEDÌ 16 novembre 2011, ore 18,30, nell'Aula Magna del Liceo Scientifico di Casarano (lecce),  conferenza di don Paolo Farinella, sul tema «La verità vi rende liberi».

Introduce Francesco Primiceri, docente di fisica; interviene Luigi Spedicato, sociologo, dell'Università di lecce.

Invitiamo caldamente tutti i nostri amici internauti a non mancare all'appuntamento con "un'altra chiesa".

 
Di Antonio Mellone (del 21/05/2013 @ 21:54:04, in Ex edificio scolastico, linkato 1920 volte)

Non deve essere facile, di questi tempi, vivere la vita del pubblico rappresentante locale, quella cioè del politico che un’era geologica fa andava sotto il nome di “autorità civile”. E dunque non può che avere tutta la nostra umana comprensione chi è costretto a vivere continuamente con gli occhi bendati, le orecchie tappate, il bavaglio alla bocca, le pinzette stringinaso ben inforcate, i guanti antinfortunistici alle mani, ed altre corazze profilattiche e antidialogo come zanzariere, schermi, scudi, grate, caschi, paraocchi, e creme solari con fattore di protezione totale.

Non si può mica infierire con chi è costretto ad ingoiare rospi, anzi Pantegane (etim. da Pantacom), pur di non far cadere il governo comunale, a non rispondere al telefono, a far finta di non vederti né leggerti, a sgommare imboccando la nuova “utilissima tangenziale interna” di Galatina, a smammare poco prima di esser chiamato in causa, a scalare montagne di specchi, a ripetere salmi responsoriali monotoni e stucchevoli, a stilare elucubrazioni su temi esiziali (come ad esempio quello dei loculi al cimitero)…   

Pronto a svignarsela ad ogni richiesta, istanza, domanda, dubbio, rivendicazione il fuggitivo nostrano, assente cronico dalle strade e dalle piazze del paese (a meno dei periodi giubilari altrimenti detti “campagna elettorale” o dei giorni delle solenni processioni patronali) si trova ultimamente anche a far finta di non avere il tempo e soprattutto la voglia di connettersi al nostro sito (e se pure gli dovesse capitare lo farebbe ad ogni dimissione di papa) per leggere ad esempio che a Noha c’è una vecchia scuola elementare ristrutturata dalla A alla V (mancherebbe solo la lettera Z dell’energia elettrica) con una spesa di 1.300.000 euro di soldi pubblici, ma che è ancora chiusa dalla fine dei lavori avvenuta oltre un anno e mezzo fa - sebbene sia stata inaugurata con tanto di taglio del nastro il 1° dicembre 2012, dunque esattamente da:

Ora vorremmo comunicare ai nostri rappresentanti al Comune di Galatina (oltre ai nostri superstiti lettori) che questo contatore rimarrà evidenziato a perenne monito sulla home-page di questo sito fino alla data della seconda e si spera definitiva inaugurazione di questo benedetto Centro Culturale Nohano, o come cavolo si vorrà chiamare.

Questo contatore rimarrà ben visibile fino a quando l’avverbio “ancora” non verrà trasformato in “finalmente”, cioè fino a quando quella bella struttura (diventata suo malgrado una barzelletta - che però non fa ridere) non verrà utilizzata per le finalità per le quali era stata inizialmente progettata e finanziata (o in subordine per altri obiettivi sempre connessi al bene comune). E nella speranza, s’intende, che quella scuola non crolli prima sotto il peso del tempo.

Noi, dal nostro canto, continueremo a fare il nostro dovere di cittadini, cioè pretendere di essere puntualmente informati (c’è chi chiama ‘sta roba “rompere le scatole”, ma tant’è) fino a quando non si otterrà il sacrosanto risultato (che poi è il minimo sindacale) che è quello di vedere attivata una bellissima struttura onde furono spesi (finora invano) preziosi e per definizione scarsi fondi pubblici.

Ci aspettiamo ora un pensiero su questo tema da parte dei nostri rappresentanti di ogni colore (se ne hanno ancora qualcuno: di pensiero o di colore). Ci aggiornino, per favore, sullo stato dell’arte, ci dicano se e cosa intendano fare per risolvere questa vergogna, ci rassicurino, e ove possibile ci stupiscano ancora per i loro pronti riflessi.

Per una volta, almeno questa, i nostri rappresentanti eletti a furor di popolo compiano dei veri e propri atti rivoluzionari, cioè: rispondano direttamente a queste istanze impegnandosi possibilmente in prima persona (tralasciando per un tratto l’imprescindibile tema dei cazzi loro), evitino il topico comunicato-stampa copia-incollato su quel rotolo di carta (a due veli?) che è il Quotidiano di lecce. E per almeno una volta si scollino da quella calamita (che forse meriterebbe l’accento sull’ultima a) che sono i social network, sui quali – ci riferiscono i bene informati – i Nostri sembrano indulgere scorrazzando ad ogni ora del giorno e della notte come tanti internaufraghi.  

Antonio Mellone
 

L'unica vera infrastruttura di cui ha urgentemente bisogno il Grande Salento sono i Grandi Boschi !!!

No ad altro asfalto e cemento:

le infrastrutture vere che più mancano al Grande Salento sono i "Grandi Boschi"! 

Mentre alcuni politici parlano nel Grande Salento di altre infrastrutture ridondanti che rischiano di compromettere ancora altro territorio pugliese si leva l'appello preventivo dal mondo ambientalista del Grande Salento per indicare la strada della pacificazione e della crescita vera e virtuosa del territorio! 

Contro anche le devastazioni intollerabili degli impianti industriali speculativi d'energia rinnovabile nelle campagne pugliesi: la richiesta perentoria per una mobilitazione e risposta forte dello Stato a repressione e bonifica degli scempi in corso e per la ricostruzione del vitale tessuto connettivo forestale e di naturalità oggi compromesso all’inverosimile e portato al livello massimo storico di degrado, ad un livello tale da costituire un’emergenza nazionale abbisognante del massimo e più urgente intervento risolutore dello Stato!   

L'Onu proclama il 2011 Anno internazionale delle foreste: si RIFORESTI LA PUGLIA!
Il Ministro salentino Raffaele Fitto e il presidente Antonio Gabellone della Provincia di lecce, e quelli delle Province di Brindisi, Massimo Ferrarese, e di Taranto, Gianni Florido, insieme al Presidente Nichi Vendola della Regione Puglia, si preoccupino dei problemi più gravosi e seri, delle vere infrastrutture vitali che mancano da decenni e decenni al Salento: I GRANDI BOSCHI !
Non altre strade e strade in territori vergini o che consumano altro suolo!
Sì, solo ad interventi infrastrutturali che migliorano infrastrutture esistenti!
Ma non si accetterà mai più il consumo di altro suolo integro, naturale e rurale, per nessuna altra infrastruttura fotocopia e ridondante in tutto il Grande Salento!
E' il Grande Salento l’area con la maggiore percentuale di suolo cementificato ed asfaltato d'Italia, la zona dello Stivale, dell'intera Nazione isole incluse, con la minore percentuale di superficie boschiva.
Un territorio, peraltro, a grave rischio di desertificazione naturale, come segnalato dall'ONU, cui si aggiunge oggi quella artificiale, spaventosa, terrificante, del flagello da fotovoltaico nei campi!
Ed il Grande Salento era invece, fino a non molti decenti or sono, terra di boschi e foreste immense e pittoresche, nel leccese, nel tarantino e nel brindisino!
Se oggi ciò non è più così, se il vitale tessuto connettivo forestale di questa terra è stato depauperato all'inverosimile, non si deve ai cosiddetti "cambiamenti climatici" o a qualche altro effetto naturale, ma solo e soltanto all'azione devastatrice dell'uomo, alla barbarie del fuoco doloso e della scure indiscriminata, all' iper-infrastrutturazione, all'iper-sfruttamento del territorio, alle esigenze voraci dell'industria e dell'industrializzazione selvaggia, alla mala politica, alla speculazione, all'avidità di denaro facile, alla colonizzazione e svendita del Salento!
Questa è un EMERGENZA, e deve essere la priorità politico-amministrativa delle tre province! Del Grande Salento!
La vera prioritaria infrastruttura veramente vitale che manca a noi salentini è quella dei vasti boschi pubblici e privati, della riforestazione del Grande Salento!
L'unica sulla quale nessun cittadino in buona fede o sano di mente avrà mai nulla da eccepirvi contro! Un’infrastruttura la cui ricostruzione, attraverso un massiccio intervento statale, costituisce un fattore strategico di sviluppo e di benessere autentico per il sud della Puglia, nonché una notevole occasione di impiego e lavoro per numerosissimi giovani ed imprese locali.
L'assenza dei naturali boschi nel Grande Salento è causa di dissesto idrogeologico, di cambiamenti microclimatici locali, di diminuzione della fertilità dei suoli, di interruzione di una naturale rigenerazione-purificazione dell'aria dall'inquinamento, di diminuzione della piovosità, di impoverimento della biodiversità (cui l' ONU ha dedicato il trascorso anno 2010!), di crisi del settore zootecnico d’eccellenza e qualità, di scomparsa delle produzioni silvicole, ecc. ecc. E' un danno al paesaggio, all'economia e alla salubrità del territorio salentino inimmaginabile ed inquantificato!
Un “imperativo categorico” irrinunciabile e non più procrastinabile del nostro territorio e della sua gestione ed amministrazione, è quello della "Riforestazione" e "Rinaturalizzazione" con essenze autoctone e reintroduzione delle specie botaniche recentemente scomparse, a seconda dei casi previa “Bonifica” dei luoghi! Un imperativo che, come, con stupore, ognuno di noi può notare, è scomparso dall'agenda politica da decenni, mentre in passato era tra le principali priorità politiche della nostra terra; scomparso dall'agenda di tutti i partiti, scomparso dal mondo dell'informazione; scomparso dalla nostra memoria ... ma gli ambientalisti del Grande Salento non se ne sono dimenticati, ed oggi, contro la famelica antropofaga foga speculativa che domina quasi ogni atto amministrativo e ogni trama partitica, vogliono e chiedono, con forza e determinazione, di riportare nella prima pagina dell'agenda di ogni istituzione territoriale e di ogni partito, che voglia ancora sperare nella “credibilità” agli occhi dei cittadini, il più grande dei bisogni di questa terra: i Grandi Boschi pubblici e l'incentivazione massima dei rimboschimenti dei suoli dei privati! 

 Oreste Caroppo

Hanno già dato loro adesione:

- Forum Ambiente Salute del Salento- Gruppo apartitico d’azione locale a difesa dell’ambiente - sede centrale in lecce

- Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadini - sede centrale in Maglie (Le)

- Save Salento - Salviamo il Salento

- Nuova Messapia - sede in Soleto (Le)

- Movimento per La Rinascita del Salento

- Associazione Arneotrek - trekking & outdoor - Salento 

- Biomasseria Santa Lucia - Macurano (lecce)

- I DIALOGHI DI NOHA

 
Di Redazione (del 07/02/2013 @ 21:51:48, in NohaBlog, linkato 1344 volte)
L'INCHIESTA di quiSalento.it - Di strada in strada, asfalto e cemento sul Salento, Dalla Regionale 8 alla statale 275 fino alla Maglie-Gallipoli, i progetti che feriscono il paesaggio e l'agricoltura compromettendo lo sviluppo sostenibile.

http://quisalento.it/salento-news/linchiesta/15263-ambiente-di-strada-in-strada-asfalto-e-cemento-sul-salento.html

Cemento e asfalto per fare del Salento un groviglio di strade, spesso inutili, quasi sempre a quattro corsie, frutto di progetti faraonici partoriti in altri tempi, quando lo sviluppo del Salento sembrava legato ad un modello industriale, rivelatosi illusorio. Oggi, invece, tutti gli strumenti di pianificazione urbanistica, dal piano territoriale di coordinamento della Provincia al Piano paesaggistico regionale di prossima presentazione, guardano al territorio in un’altra dimensione, facendone un elemento unico e insostituibile di uno sviluppo sostenibile basato su tre pilastri: Turismo, Ambiente e Cultura.

Ma pezzi del Governo e delle stesse amministrazioni pubbliche, dall’Anas alla stessa Regione Puglia fino alla Provincia di lecce, marciano in tutt’altra direzione, dando il via libera a progetti devastanti che continuano a consumare il suolo, abbattendo uliveti, ingoiando campi coltivati e rovesciando tonnellate di cemento e asfalto che altereranno per sempre il paesaggio del Salento. E spesso, mentre la magistratura amministrativa si sostituisce alla politica con una lunga serie di verdetti, il ricatto occupazionale con la “necessità” di spendere i fondi europei stanziati fa il resto.

Eppure il Salento ha la sua rete di strade efficiente e diffusa sul territorio, strade che diventano “della morte” quando vengono percorse a velocità ben superiori dai limiti di velocità imposti dal Codice della strada, e solo raramente per carenze strutturali. D’altro canto, si continuano a progettare arterie in grado di indirizzare sempre maggiori volumi di auto verso la litoranea, ma già ora in alta stagione lunghi tratti della costa risultano intasati dalle auto per l’assenza di parcheggi e/o di mezzi alternativi. Una progettazione, dunque, che non guarda al futuro e che vede protagonista il partito dell’asfalto e del cemento con un fatturato previsto, solo per queste cinque strade, di una cifra che sfiora complessivamente i 500 milioni di euro.

Per rompere questo circolo vizioso, nasce la mobilitazione di un gruppo di cittadini che ha lanciato una petizione via Internet dal titolo “Basta strade inutili. Salviamo la terra del Salento” (> leggi la petizione).

Ecco quali sono attualmente i progetti che nella petizione si chiede di fermare e/o di rivedere legandoli alle esigenze reali del territorio.

> REGIONALE 8, AGRICOLTORI IN GINOCCHIO. Ufficialmente il cantiere non è ancora partito, ma le ruspe sono lì e il primo crinale verde alle porte di Vernole è stato già aggredito dalle macchine movimento terra che si sono dovute fermare, dopo la segnalazione dei lavori abusivi da parte di alcuni cittadini. Circostanza che ha portato all’apertura di un’inchiesta della Procura della Repubblica.

Il ventilato avvio del cantiere della Regionale 8, ha provocato la ferma reazione di numerosi agricoltori, supportati dalla Coldiretti (> vedi denuncia) che si vedono cancellare le loro aziende, paradossalmente finanziate dagli stessi enti pubblici. Il progetto è in piedi da più di un quarto di secolo e nel corso tempo, peraltro, ha subito variazioni che ne hanno snaturato gli stessi presupposti. La strada, infatti, nasce come “Circumusalentina”, un progetto faraonico che negli anni Ottanta prevedeva di costruire un anello parallelo alla costa, un nastro di asfalto a quattro corsie. Di tutto ciò rimane solo il primo tratto, completamente stravolto nel tracciato ma non nella invasività.

Si tratta di un’arteria a quattro corsie lunga poco più di 14 chilometri con ben dieci rotatorie e, come se non bastasse, 16 chilometri di strade complanari e raccordi. Il tracciato ora parte dalla Tangenziale est di lecce, all’altezza della strada di Fondone, quattro corsie per un tratto correranno quasi parallele alle quattro corsi della tangenziale per andare a innestarsi sulla Provinciale 1, ovvero la lecce- Vernole) all’altezza della rotatoria vicina al residence Giardini di Atena. Da questo punto (e quasi fino a Vernole) la Regionale 8 prevede l’allargamento della provinciale sul tracciato esistente per poi diventare nuova strada per aggirare con circonvallazioni sia Vernole sia Melendugno per andare a finire sulla Melendugno-San Foca. La colata di cemento è impressionante: migliaia e migliaia di ulivi sradicati (2.400 nel solo territorio di Melendugno): oltre ai 14,230 chilometri a quattro corsie con spartitraffico e complanari, un cavalcavia a Melendugno, svincoli con la costruzione di dieci grandi rotatorie.

L’opera è finanziata con ben 57 milioni di euro dal Cipe e ricade tra le strade di categoria C considerate non prioritarie (in teoria potrebbe essere anche a doppia corsia). I comuni attraversati dalla Regionale 8 sono lecce, Lizzanello, Vernole e Melendugno. L’appalto è stato aggiudicato all’Associazione temporanea di imprese (Ati), composta dal Consorzio cooperative costruzioni, Leadri e Montinaro Gaetano e figli.

Fra gli altri problemi, non soltanto una Via (valutazione di impatto ambientale) scaduta nel 2011 ma anche vincoli idrogeologici in quello che la Gazzetta del Mezzogiorno ha definito “tormentato e lacunoso procedimento”, da cui emergono più ombre che luci. Anche per questo la Coldiretti di lecce nei giorni scorsi ha annunciato che la sua organizzazione sarà al fianco degli agricoltori che si stanno costituendo in giudizio per fermare la realizzazione della strada (>vedi articolo). Anche le altre organizzazioni degli agricoltori, Cia e Confagricoltura stanno seguendo la vicenda al fianco degli agricoltori interessati.

> 275 STRADA PARCO? MACCHÈ.  L’hanno chiamata strada-parco per tentare di mitigarne l’impatto. Ma la momento, soprattutto nel tratto che va da Montesano a Leuca, non è altro che una nuova superstrada a quattro corsie con un’enorme rotatoria tra San Dana e Leuca, sempre a quattro corsie. Il progetto della Maglie-Leuca prevede il raddoppio della statale 275 da Maglie fino a Montesano Salentino, ma da quel punto in poi è tutto un nuovo tracciato che sbancherebbe il cuore del Capo di Leuca. Il progetto della nuova 275 ha un importo complessivo di ben 288 milioni di euro e prevede la realizzazione di viadotti, ponti, rotatorie, svincoli e complanari. Si calcola che non meno di ventimila alberi che verranno abbattuti per la realizzazione della strada e tonnellate di cemento e di asfalto  modificheranno irrimediabilmente l’attuale morfologia di una delle zone più incontaminate del Salento. Attualmente il progetto sembra fermo, incagliato nelle pieghe della burocrazia, ma l’appalto sembra già a buon punto nonostante le voci di protesta che si levano da una parte del territorio.

> MAGLIE-OTRANTO, RUSPE IN AZIONE. L’allargamento della statale 16 è iniziato. Non sono serviti gli appelli, neanche del Difensore Civico della Provincia di lecce, il senatore Giorgio De Giuseppe, a bloccare un progetto definito “faraonico”. A settembre scorso, mentre le ruspe stavano per entrare in azione, De Giuseppe, raccogliendo le istanze degli ambientalisti e delle associazioni, aveva scritto alla Regione Puglia invitandola a “scongiurare il danno macroscopico che tali opere arrecano al territorio compromettendo, per altro, sviluppo e benessere futuri” e per dire no ai “progetti faraonici”. “Correre a gran velocità sulla strada, infatti”, spiegava, “è inconciliabile con la valorizzazione di un territorio che merita visite e scoperte appropriate”. Appello caduto nel vuoto e lo scempio ha avuto inizio con quasi ottomila alberi di ulivo che dovranno essere espiantati o abbattuti, per far posto all’allargamento della strada Maglie - Otranto, tra il km 985 e il km 999,1  trasformandosi in una superstrada a quattro corsie con tanto di svincoli con cavalcavia e lunghe complanari per il traffico locale. Si tratta di poco meno di venti chilometri con un progetto che prevede una spesa di quasi 55 milioni di euro. Attualmente è cantierizzato il primo lotto, da Maglie a Palmariggi. Il secondo, fino a Otranto, potrebbe essere meno invasivo?

> OTRANTO-GALLIPOLI, STRADA MOSTRO. L’hanno chiamata “strada mostro” gli ambientalisti salentini. Si tratta della provinciale che dovrebbe collegare Otranto a Gallipoli, un progetto approvato e finanziato con 20 milioni di euro con fondi Fas (che pur fanno gola). La strada è progettata dalla Provincia di lecce e il tratto più criticato è quello dell’attuale provinciale 361 da Maglie ad Alezio, che, passando per Parabita e Collepasso, devasterebbe la serra con le due tangenziali di Alezio e di Collepasso. La strada ignorerebbe distese di ulivi secolari, con i relativi vincoli paesaggistici e attraverserebbe aree archeologiche ma anche straordinarie dal punto di vista paesaggistico, come la la collina di Sant’Euleterio che, con i suoi duecento metri di altitudine, è il punto più alto del Salento. Il tutto quando si potrebbe più agilmente mettere in sicurezza l’attuale rete stradale della zona.

> CASALABATE-PORTO CESAREO, L’ULTIMO SOGNO. In ordine di tempo è ultimo, ma il progetto della Casalabate-Porto Cesareo non ha niente da invidiare ad altri progetti quanto ad invasività. Per il solo secondo lotto è di pochi giorni fa l’approvazione del progetto preliminare, con un impegno di 8 milioni di euro per la sola tangenziale di Campi Salentina. La strada dovrebbe collegare le due coste nel Nord Salento, congiungendo la direttrice per Salice e Veglie con la strada provinciale Campi-Squinzano. Anche qui si tratta di finanziamenti europei: fondi Fas relativi al “Piano per il Sud”.

> FIRMA LA PETIZIONE SUL SITO DI PETIZIONEPUBBLICA.IT


ROBERTO GUIDO

fonte: quiSalento

 
Di Loredana Tundo (del 06/02/2014 @ 21:51:07, in Comunicato Stampa, linkato 1394 volte)
Dal 3 febbraio 2014, presso la sede del Patronato ACLI di lecce è attivo il nuovo sportello “Incontra Lavoro” che si occupa di fornire un servizio di intermediazione in ambito lavorativo, creando un contatto tra le famiglie che offrono lavoro domestico e persone interessate a svolgere questo tipo di lavoro, nonché tra datori di lavoro privati e cittadini in cerca di occupazione in tutti i settori.
A seguito dell’autorizzazione ottenuta nel novembre 2011 da parte del Ministero del Lavoro, il Patronato Acli opera oggi anche come agenzia di intermediazione, che può quindi legittimamente svolgere raccolta delle domande e delle offerte di lavoro, realizzare l’attività di orientamento, gestire l’incontro domanda/offerta di lavoro, effettuare le comunicazioni obbligatorie e promuovere percorsi di formazione.
Lo sportello “Incontra lavoro” sosterrà il ricollocamento di chi cerca lavoro fornendogli un’assistenza per la scrittura del curriculum e valutando le attitudini, le esperienze pregresse e le aspettative dei singoli casi. Allo stesso tempo raccoglierà le richieste delle famiglie o degli altri datori di lavoro che cercano lavoratori, cercando di capire la figura professionale e le caratteristiche di cui hanno bisogno.
Un sistema informatico permetterà poi di selezionare il personale indicando la figura più adatta per ogni posizione ricercata e mettendo in contatto le famiglie e i lavoratori.
In questa prima fase, anche a fronte dell’esperienza pregressa, si è scelto di focalizzare in modo particolare l’attività di intermediazione nell’ambito specifico dei servizi di cura alla persona e quindi del lavoro domestico.

Per informazioni e/o appuntamenti:
Sede Provinciale
Patronato ACLI di lecce – Via Domenico Acclavio n. 74 (Zona Ariasana)
Tel.: 0832.246659 Fax: 1782723953
Email: incontralavoro.lecce@patronato.acli.it
Orario dedicato “Incontra lavoro”
Lunedì 9.00 – 13.00
Martedì 9.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00
Venerdì 9.00 – 13.00

 
Di Albino Campa (del 07/01/2017 @ 21:49:38, in Comunicato Stampa, linkato 603 volte)

IL COMMISSARIO STRAORDINARIO

PREMESSO CHE:

- nella nota circolare (prot. n. 1686) del 07.01.2017 della Prefettura di lecce si comunica, tra l'altro, che nel corso delle riunioni di C.C.S. — Centro Coordinamento Soccorsi — tenute in data odierna, è stata sottolineata la necessità di assumere idonee determinazioni per la sicurezza della circolazione e soprattutto degli studenti che riprenderanno l'attività scolastica lunedì 9 gennaio, concordando, alla presenza dei rappresentanti del MIUR- Ufficio Scolastico Territoriale di lecce e dei soggetti gestori della rete viaria e trasporti pubblici, sulla necessità, a tutela della pubblica e privata incolumità, di procedere alla chiusura degli istituti scolastici di istruzione secondaria superiore, per i quali è presente più forte il fenomeno del pendolarismo; - La Regione Puglia — Sezione Protezione Civile ha diramato in data odierna, alle ore 17,55, messaggio di allerta meteo nel quale sono previste nevicate sino al livello del mare e persistenza di temperature molto basse con diffuse gelate;

PRESO ATTO della forte nevicata che ha investito il Comune di Galatina in queste ore;

ATTESO che nelle prossime ore le strade potrebbero rendersi ancora impraticabili, con conseguenti difficoltà alla circolazione stradale e pericolo per la sicurezza dei veicoli e delle persone;

CONSIDERATO che i disagi della giornata odierna potranno persistere ed aggravarsi a causa del ghiaccio che, certamente, si formerà sulla sede stradale nel corso della nottata, in conseguenza dell'ulteriore abbassamento delle temperature e nelle successive 24-36 ore;

RITENUTO, pertanto, di dover garantire la pubblica incolumità, in particolare a favore degli alunni e del personale scolastico proveniente dai paesi limitrofi;

RAVVISATA, quindi, l'opportunità di disporre la chiusura degli istituti scolastici di secondo grado per il giorno 09 Gennaio 2017;

VISTI gli art. 50 e 54 del D. Lgs. 18.8.2000 n. 267,

ORDINA

1. la chiusura delle scuole secondarie di secondo grado ricadenti nel territorio comunale per il giorno 09 Gennaio 2017, con la consequenziale sospensione delle lezioni;

2. la presente ordinanza va comunicata:

• alle segreterie scolastiche; • al Prefetto di lecce; • alle Forze di Polizia; • alla stampa locale online.

RENDE NOTO

A norma dell'art. 8 della Legge 241/1990 che responsabile del procedimento è il Dirigente della Direzione VI — Polizia Municipale — S.U.A.P. e Protezione Civile — dott. Antonio Claudio OREFICE.

Avverso la presente Ordinanza è proponibile:

Ricorso al TAR competente per territorio entro 60 giorni dalla pubblicazione;

- Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla pubblicazione. SI AVVISA L'Ufficio Protocollo per la notifica della presente Ordinanza:

• alla Prefettura di lecce — protocollo.prefle@pec.intemo.it;

• al Dipartimento della Regione Puglia — Servizio Protezione Civile — servizio.protezionecivile@pec.rupar.puglia.it;

• All'Associazione di Protezione Civile — A.N.O.P.C. — protezionecivilegalatina@pec.it

• Ai Funzionari scolastici: LEIS 024007@pec.istruzione.it; leis02700p@pec.istruzione.it; letd03000q@pecistruzione.it, leps04000e@pec.istruzione.it;

• Alle Forze di Polizia — Stazione Carabinieri — tle31047@pec.carabinieri.it; Polizia di Stato: comm.galatina.le@pecps.poliziadistato.it;

• Alla stampa locale on — line: dinovalente@galatina.it; ilsedile@tiscali.it; redazione@inondazioni.it; telegalatina@libero.it; info@noha.it; info@radiorizzonti.net.

• Il presente atto va, altresì, pubblicato sul sito web istituzionale del Comune.

Commissario Straordinario

Il DIRIGENTE

Dott. Antoni FICE

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Mercoledì 4 aprile alle ore 20:00 il candidato Sindaco Antonio Pepe inaugurerà il suo comitato elettorale, allestito in Piazza Alighieri. L’occasione sarà propizia per salutare la cittadinanza e presentare, assieme ai rappresentanti delle forze politiche, le liste che lo sostengono.

Saranno presenti all’evento il Presidente della Provincia di lecce e Coordinatore Provinciale del Pdl Antonio Gabellone, il consigliere regionale Andrea Caroppo, in rappresentanza de “La Puglia Prima di tutto”, il consigliere regionale e presidente di “Moderati e Popolari” Antonio Buccoliero, l’europarlamentare Raffaele Baldassarre, in veste di commissario cittadino del Pdl, l’Avv. Enrico Colazzo, segretario provinciale del Partito Socialista, e l’Avv. Fabio Mariano, per la lista civica “Città Libera”.

Il candidato Sindaco Antonio Pepe sarà lieto di salutare tutti i cittadini che vorranno presenziare e illustrare loro i punti cardine del programma elettorale. 

È inoltre possibile seguire l’evento sulla pagina Facebook “Antonio Pepe Sindaco” (http://www.facebook.com/AntonioPepeSindaco), sulla quale verranno uploadati i video e le foto della serata.

 

L’Ufficio Stampa

320/8158805

antoniopepesindaco@gmail.com

 
Di Redazione (del 20/07/2014 @ 21:45:05, in Comunicato Stampa, linkato 807 volte)

2 camper, 20 giorni di viaggio e quasi 8.000 chilometri da percorrere.

E tutto questo per ricordare l’importanza del dono del sangue.

È FIDAS On The Road, l’evento organizzato dalla FIDAS, Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue, che vedrà, per l’appunto, due camper targati FIDAS attraversare l’Italia e raggiungere 36 località con altrettanti appuntamenti di informazione, prevenzione e valorizzazione del dono del sangue, oltre che di intrattenimento e di divertimento.

In questo intenso “tour della solidarietà”, ben 4 le tappe pugliesi e Lunedì 21 Luglio quella a Galatina.

A partire dalle 18.30 ci sarà l’accoglienza del camper “griffato” Fidas in Piazza San Pietro con l’esibizione del Concerto Bandistico “San Gabriele dell’Addolorata” di Noha, per poi proseguire con la donazione collettiva alla cui realizzazione contribuiranno le Sezioni Fidas leccese di Galatone, Sternatia, Noha e Collemeto.

Questo grande tour della solidarietà - spiega il Presidente Provinciale della FIDAS leccese, Emanuele Gatto,- rappresenta un’importante per trovare sempre nuovi modi di parlare di donazione di sangue soprattutto in questo periodo dell’anno in cui costantemente i centri trasfusionali della Provincia di lecce vanno in emergenza a causa dell’aumento del fabbisogno. Ed è proprio per questo motivo che, all’interno del grande momento di festa programmato per Lunedì prossimo a Galatina è stata programmata una raccolta straordinaria con l’equipe del SIMT di lecce, guidata dal primario Dott. Fernando Valentino, che speriamo porti ad un ottimo risultato in termini donazionali”.

Subito dopo la donazione straordinaria comincerà una serata all’insegna del divertimento e dell’intrattenimento. Infatti in Piazza San Pietro ci sarà lo spettacolo musicale “Note libere in tour”, oltre all’esibizione del grande Stefano Scarpa, l’uomo bandiera, vincitore di Italia’s Got Talen testimonial FIDAS, nonché fresco Guinness World Recordman 2014, il quale incanterà gli spettatori con le sue acrobazie aeree.

Nel percorso FIDAS On The Road, che si avvale del patrocinio del Centro Nazionale Sangue, della Società Italiana di Medicina Trasfusionale, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, dell’Anas e dell’Asaps, FIDAS ha scelto di percorrere le strade delle vacanze anche per sottolineare l’attenzione alla sicurezza stradale e ai corretti stili di vita. L’estate, infatti, è spesso caratterizzata dall’aumento di incidenti stradali che richiedono una maggiore disponibilità di sangue; FIDAS On The Road porta la missione del donatore non solo in strada ma soprattutto sulla strada, per coloro che ne sono vittime, ricordando che “il sangue è meglio donarlo che versarlo”

 
Di Antonio Mellone (del 06/07/2014 @ 21:43:08, in NohaBlog, linkato 1766 volte)

Se giungi a Galatina, nota città d’arte salentina, provenendo da lecce attraverso la strada provinciale 362, sulla tua sinistra, ad un chilometro circa dal passaggio a livello, quasi a ridosso del distributore della Esso, trovi, pronta ad accoglierti a cancelli spalancati, una costruzione di pianta più o meno rettangolare, la cui struttura portante è costituita da un telaio mono-piano con pilastri prefabbricati in cemento armato, mentre il tetto, la cui architettura è costituita da travi metalliche e tralicci, è coperto da tegole di un bel colore rosso mattone (ovviamente in un materiale che non ha nulla a che vedere con la terracotta). Si tratta dell’inconfondibile sagoma dell’ex-supermercato della Lidl (un grande magazzino a chilometri zero, cioè tedesco) senza più nemmeno la sua bella tondeggiante insegna gialla dalle scritte rosse e blu.

Ogni volta che transito da quella strada (e questo succede almeno un paio di volte al dì) non mi vien mica da pensare alla cementificazione screanzata di un altro paio di ettari di campagna galatinese per la costruzione dell’ennesimo capannone con parcheggio in asfalto incorporato: no, assolutamente.

Invece il mio pensiero corre subito verso le due categorie concettuali di cui sono infarciti i presunti ragionamenti di molti nostri amministratori locali (alcuni reduci dal recente trionfo elettorale, altri un po’ meno) e cioè: a) il “volano per lo sviluppo” e b) le immarcescibili “ricadute occupazionali”.

Ora - a meno di una bella pausa di riflessione o di ferie sine die - sembra che quel supermercato sia prematuramente venuto a mancare all’affetto dei suoi cari. L’emporio Lidl, infatti, è geschlossen, closed, fermé, chiuso, tanto che non si vedono più le solite due o al massimo tre automobili parcheggiate nelle sue immediate adiacenze; l’interno dei locali sembra ormai desolatamente vuoto e spento; l’insegna divelta.

A dire il vero non ho atteso la chiusura di quel locale commerciale per pensare al poveretto che ha redatto il business-plan di questo “investimento”, e come e perché avesse mai potuto pensare, con questi chiari di luna, di riempire i carrelli e di far tintinnare le casse: l’avevo invece arguito sin dal primo momento, dacché, invero inorridito, avevo scorto delle ruspe pronte a sbancare quell’ultimo lembo di terreno galatinese per la preparazione del massetto in latero-cemento (mentre una prece, molto somigliante ad un requiem aeternam, affiorava sulle mie labbra nel contemplare la lungimiranza della nostra supposta classe politica – e sottolineo supposta - in merito alle sue allucinazioni di marketing che qualche illuminato osa pure definire “pianificazione territoriale”).

Vuoi vedere – ripetevo tra me e me - che i consumatori di Galatina e dintorni han deciso di attuare oggi una strategia di riduzione dei consumi, di restringimento di cinghie, di piani di accumulo denaro, di risparmio forzoso, perché non vedono l’ora poi di partecipare con il portafoglio pieno zeppo di euro a quell’apoteosi che sarà il taglio del nastro del novello mega-porco commerciale targato Pantacom in agro di Collemeto?

Probabilmente sarà così, visto che gli scienziati non smettono (ancor oggi) di sciorinare numeri e di infarcire i loro comunicati-stampa di “ricadute occupazionali” e di “volani per lo sviluppo”.

E per scienziati intendo la banda larga installata a palazzo Orsini.  

 
Antonio Mellone
 

Brano apparso su “Il Titano”, supplemento economico de “il Galatino”, n. 12 del 26 giugno 2014  

 
Di Marcello D'Acquarica (del 18/12/2013 @ 21:42:45, in NohaBlog, linkato 1297 volte)

Sotto le ali protettrici dell’aquila imperiale, a bighellonare sui gradini di pietra fra il marciapiede e l’ingresso alla vecchia torre, c’erano quasi sempre i figli di Luigi, l’impiegato comunale. Oltre a occuparsi dell’anagrafe di Noha, fra un certificato e l’altro, aiutava i suoi concittadini a districarsi nella contorta burocrazia amministrativa, e fra una croce e l’altra, apponeva sigilli e timbri manco fosse il primo tesoriere del re.  Data la vicinanza di quell’altra Casa Comune che era la chiesa, si dedicava anche all’apertura e chiusura del Tempio. Qui svolgeva funzioni di animatore dell’Azione Cattolica, di autista dell’Arciprete, di accompagnatore ufficiale di tutte le cariche istituzionali che venivano in visita a Noha (cioè nessuno, tranne la guardia campestre e il predicatore delle 4 settimane di Avvento, che essendo solitamente un frate con il saio e i sandali, se ne veniva da solo). A tempo perso ripuliva la rastrelliera portacandele del Sacro Cuore dai moccoli di cera sciolta. Si occupava del giardino della chiesa, annunciava i bandi per i concorsi pubblici, nominava i suoi aiutanti nel periodo delle elezioni, si occupava degli addobbi natalizi, della gita di pasquetta, dell’organizzazione dei funerali, della composizione delle salme, dei dati anagrafici da far scrivere con lo smalto nero sulle lapidi di marmo. Della vita e della morte, della gioia e del dolore. In qualche modo, quell’uomo era la forza motrice del tempo che grazie all’orologio, marcava il destino stesso dei nohani. Insomma, via lui, c’era il rischio che si fermasse il mondo. Si occupava, ovviamente, anche della manutenzione della macchina dell’orologio. S’affacciò dal balcone del municipio, sulla cui ringhiera sovrastava imperioso il vecchio scudo delle tre torri, e con aria perentoria comandò ai figli di salire. C’era da dare la carica all’orologio. La vecchia macchina era un vero gioiello di meccanica, però non bisognava mai lasciargli seccare le boccole, né dimenticarsi dei pesi che la gravità trascinava irrimediabilmente giù. I due fratelli, stufi di fare quel lavoro un giorno si ed uno no, vedendomi passare mi chiesero se avessi voglia di aiutarli. Ci inerpicammo così in cima alla torre come dei caprioli. Arrancavo le scale mezze a chiocciola e mezze dritte menando manate a destra e manca sul bianco sporco delle pareti, con la paura di essere morsicato da qualche tarantola. Mi guardavo intorno affascinato dall’odore antico di quell’antro. Sbirciando qua e là in ogni anfratto buio delle nicchie che disordinatamente apparivano sulla vecchia parete, sognavo già di antichi tesori e battaglie da cui uscire vincitori. Quell’avvitarsi stretto intorno al nulla non finiva mai e mi girava la testa, sembrava la scala della cupola del Duomo dove si andava a suonare a mano i batacchi del campanone. Quasi in cima, davanti a noi chiudevano il vano della macchina due ante sporche di calce e ben ricamate dal tarlo. Le aprimmo tramite un vecchio ferro, sgangherato come la dentiera semovente di mio nonno. Davanti a noi c’era la macchina e sotto di essa si apriva l’infinito. Un precipizio scuro attraversato a tratti da fendenti che il sole infilava nei fori delle mura. Il fratello più vecchio diede inizio al rito delle 48 ore infilando la manovella nel primo verricello. Tanto sarebbe durata la carica di quella molla. Girando si tirava su un contrappeso in pietra leccese, agganciato alla fune d’acciaio che man mano si raccoglieva nel suo albero arrotolandosi come un serpente. Le corde erano due, una per muovere le ore e una per le campane. La fatica di sollevare quel masso di pietra, era immane per le nostre fragili braccia. Ma diventava così una prova di forza, come lo stringere le corna del toro, alle giostre del luna Park. L’odore sudaticcio delle nostre giovani carni saturava l’aria di quell’antro che sembrava essere la porta del purgatorio, dove l’angelo alato senza testa che imperava sulla facciata esterna,  segnava con i suoi rintocchi il tempo rimasto.
Il rumore provocato dall’aggrovigliarsi del verricello, quel dradradrà-dradradrà- dradradrà metallico e cadenzato che provocava ogni scatto del fermo a molla sulla ruota dentata del meccanismo, ci affascinava. Dradradrà…sembrava il rombo di  quei motori a basso numeri di giri dei moto-carri, che rincorrevamo per le strade di Noha. A tratti pareva una melodia, a tratti l’inquietante eco di case deflagrate e corpi straziati. Immerso così in quei pensieri, mi sembrò per un attimo di essere in una situazione del tutto nuova, o vecchia, nel senso di già vista. Eccomi quindi, attorniato da un corteo di tecnici del Comune giunti a Noha per fare una valutazione dell’eventuale ristrutturazione della casa. Cosa che in realtà sarebbe accaduta molti anni dopo. Al seguito dell’ingegnere, c’erano: il geometra, l’assessore di turno, un impiegato tuttofare e due operai, e per chiudere l’elenco, affianco a me, una strana sagoma di cui non identificavo null’altro che l’essenza, forse la paura che fosse l’ennesima presa in giro, oppure del politico di turno. La storia della ristrutturazione di quella torre durerà in eterno, tanto che morirò e rinascerò per la seconda volta, ma non sarà mai finita. Mala politica e buon senso non sono le mammelle di una stessa mucca. Allora che si può fare se a lottare hai davanti le pale di un mulino a vento? La visita alla torre dell’orologio durò tutta la mattina, ma la vista di quell’antro vuoto, dove per decenni aveva palpitato la macchina del tempo, mi turbò profondamente. Al suo posto una miserabile scatoletta bianca da cui fuoriuscivano non più corde e verricelli ma due smunti e banalissimi cavi elettrici che avrebbero dovuto trasportare l’energia per dire a tutti che forse non stavano più vivendo.

Marcello D’Acquarica

Riferimento Osservatore n.6 Anno III pag. 4

 

Inizia con il piede giusto la nuova stagione tennistica per il C.T. Galatina. La squadra della Coppa Invernale, infatti, battendo i tennisti del C.T. Bellaria di lecce, ha vinto il girone provinciale, garantendosi l'accesso alle fasi regionali.

Una vittoria netta, quella del C.T. Galatina, che ha travolto il Bellaria, fino a quel momento imbattuto.

Particolarmente rilevanti ed importanti per la vittoria, le partite del Capitano Saverio Mengoli su Alberto Della Gatta e di Luigi Candido su Nicola Parlangeli. Anche gli altri componenti della squadra, Marco Ottaviano, Antonio Di Prizio, Francesco Està ed i giovanissimi under 12 Federico Mengoli e Antonio Montinaro si sono fatti valere nel corso del torneo.

La fase Regionale, ad eliminazione diretta, avrà inizio il 16 Novembre e vedrà impegnato il C.T. Galatina nella trasferta di Tuglie, contro l' “A.d.s. Tennis Club Degli Ulivi”.

Il 1° Ottobre è iniziata la scuola tennis diretta dai Maestri federali Francesco Està e Carlotta Stasi che si concluderà il 30 giugno 2015.

”Sono molto felice per il nostro primo successo stagionale. Spero che il superamento della fase provinciale possa essere il volano per delle vittorie sempre più belle e sempre più importanti per i ragazzi del nostro circolo. Oltre a questa squadra, abbiamo formato due squadre per la D1, una delle quali punta alla serie C e tante altre squadre di Under e Over. Senza dimenticare la nostra punta di diamante, la serie B.”

Galatina, 07 novembre 2014

Giovanni Stasi

Presidente del “C.T. Galatina”
 
Di Redazione (del 31/03/2014 @ 21:41:34, in Comunicato Stampa, linkato 936 volte)

La storia della Repubblica è nata con le stragi organizzate da chi doveva decidere chi mandare al governo.

Questa volta però non permetteremo di nuovo ai malefici poteri non più occulti, sebbene ancora mascherati, di organizzare attentati per mezzo degli idioti e vigliacchi mafiosi che poi finiscono in carcere dopo aver dettato papelli e stipulato contratti di cui periodicamente chiedono il rinnovo.

Scateneremo il finimondo prima che venga torto un solo capello a chi rappresenta il nostro vero Stato!        Si tratta di difendere il diritto alla vita non solo di quei Magistrati che sono in prima linea per fare luce sulle nefandezze del sistema stato-mafia, dei ragazzi che li scortano per uno stipendio da fame e senza neanche i vetri oscurati alle loro auto, senza il jammer che eviterebbe il boato ordinato da Riina, come quello di Capaci e Via D’Amelio,  ma anche di difendere il diritto di tutti noi a vivere e non più a sopravvivere.    Lo dobbiamo ai nostri morti che hanno vissuto sognando un Paese libero dal puzzo del compromesso mafioso e lo dobbiamo ai nostri figli che hanno diritto a respirare il fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo Borsellino.

Ma soprattutto lo dobbiamo a noi stessi perchè siamo vivi e, per questo, non permetteremo altri morti.

BASTA FARE ANTIMAFIA SOLO COMMEMORANDO I MORTI

 CHE E’ FUNZIONALE AL SISTEMA CRIMINALE!

ONOREREMO LA MEMORIA DEI NOSTRI MORTI RIMANENDO ACCANTO AI VIVI!

NON E’ PIU’ TEMPO DI SUBIRE, SIAMO PRONTI AD AGIRE!

Per questo condividiamo l’appello di Salvatore Borsellino, che vi preghiamo di leggere fino in fondo, e invitiamo tutti a partecipare al presidio davanti alla Prefettura di lecce che si terrà il 3 Aprile p.v. alle ore 18.00.

Anita Rossetti

MOV. AGENDE ROSSE – SOGNATORI RESISTENTI “R. FONTE E A. MONTINARO” –SALENTO

Evento fb: https://www.facebook.com/events/637527486319664/?ref_dashboard_filter=upcoming

Da SALVATORE BORSELLINO:

IERI NOTTE, APPENA DOPO LA PUBBLICAZIONE DI QUESTO POST, HO RICEVUTO UNA TELEFONATA DAL PREFETTO DI PALERMO: MI COMUNICAVA CHE IL MINISTRO ALFANO SI E’ DICHIARATO DISPONIBILE AD INCONTRARMI A ROMA IN UN GIORNO QUALSIASI DELLA PROSSIMA SETTIMANA.
IO MI SONO DICHIARATO NON DISPONIBILE.
COME DICO NEL TITOLO DEL POST LE PAROLE NON SERVONO, SERVONO I FATTI, E I FATTI SONO L’IMMEDIATA FORNITURA DEL BOMB JAMMERE ALLA SCORTA DI DI MATTEO, E NIENTE ALTRO.
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LE PAROLE NON SERVONO

Era il 3 dicembre 2013 quando il ministro Alfano chiese di ricevermi in privato, in presenza del prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo, in margine alla riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, per assicurarmi, testualmente, che era stato reso disponibile per la scorta del magistrato Nino Di Matteo, destinatario della minacce di morte lanciate dal carcere di Totò Riina, l’uso del ‘bomb jammer’.
Con questo nome vengono chiamati dei dispositivi, di diversa sofisticazione tecnologica, complessità e potenza, in grado comunque di impedire l’uso di telecomandi quali quelli adoperati per innescare l’attivazione di cariche esplosive come quelle usate nelle staggi di Capaci e di Via D’Amelio per massacrare i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino insieme alle loro scorte.
La stessa affermazione venne reiterata, qualche minuto dopo, a fronte di una precisa domanda posta da Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, nel corso della successiva conferenza stampa.
In realtà che queste assicurazioni non fossero veritiere lo appresi, alla fine della riunione del comitato, quando alcune delle persone che vi avevano partecipato mi dissero che le affermazioni fatte dal ministro in quel contesto erano sostanzialmente diverse nella sostanza. Era stato cioè comunicato che, prima di disporre l’adozione del dispositivo, sarebbe stato commissionato uno studio per valutare gli eventuali problemi causati dalle emissioni di onde radio da parte del dispositivo stesso nei confronti di quelle persone che si trovassero a passare nel suo raggio d’azione.
Dovettero passare quasi tre mesi prima che, attraverso indiscrezioni trapelate negli ambienti giornalistici, si venisse a sapere che, dai rapporti redatti da non meglio precisati ‘esperti’, era stata sconsigliata l’adozione del dispostivo perchè in grado di provocare non meglio precisati ‘danni’ ai portatori di pace maker ed alle donne in stato di gravidanza.
Il rapporto però sembra non contenesse alcuna indicazione sul modello e sulla casa costruttrice del dispositivo testato e questo costituirebbe già di per se un elemento che ne invaliderebbe completamente l’attendibilità, dato che di ‘bomb jammer’ come si può evincere da una semplice ricerca sulla rete, ne esistono e ne sono commercializzati svariate decine di modelli di diversa potenza e sofisticazione, con la possibilità anche di modularne la potenza e le bande di emissione, e tutti dovranno, prima di essere messi in commercio, essere sottoposti a prove e certificazioni per valutarne l’eventuale impatto nelle condizioni in cui devono essere adoperati.
Rimarchiamo poi che di possibili impatti sulla salute pubblica non si è mai avuta notizia in margine alla notizie dall’uso di questi dispositivi da parte di personalità pubbliche, italiane e no, come ad esempio in relazione alle visite di Capi di Stato, ad esempio quella recente del presidente Putin per il quale notizie giornalistiche riferivano della impossibilità di usare i cellulari a Roma nel raggio di 300 metri dalle strade percorse dal corteo presidenziale.
In quel caso nessuno aveva emanato disposizioni per tenere i portatori di pace maker e le donne incinte lontane dal corteo ma non si sono avute notizie di infarti o aborti causati dal passaggio di questo o di altri cortei di personalità pubbliche più o meno necessarie di protezione.
Lo stesso vale per l’ultimo conclave per quale le stesse notizie giornalistiche riportavano l’adozione di questi dispositivi per assicurare l’impossibilità di fare trapelare attraverso i telefoni cellulari premature indiscrezioni all’esterno ma che non hanno mai invece riportato notizie di possibili problemi paventati per prelati e cardinali spesso avanti negli anni e non sempre in floride condizioni di salute.
Tralasciando la facile anche se amara ironia su questioni che sono purtroppo maledettamente serie, devo invece riferire che oggi mi è giunta notizia del fatto che il prefetto di Palermo ha convocato alcuni esponenti della Scorta Civica di Palermo per affermare che è stato fatto tutto il possibile per la sicurezza del magistrato Di Matteo, ne è stata potenziata al livello massimo la scorta ma non è stata possibile, per motivi, appunto, di salute pubblica, l’adozione del bomb jammer.
Di questo sarebbe stato informato lo stesso Procuratore Generale, Dott. Roberto Scarpinato, che si sarebbe dichiarato soddisfatto dei provvedimenti adottati.
Io non so, perchè non l'ho personalmente sentito, se questo corrisponde al vero, ed anzi ne dubito fortemente, ma in ogni caso queste assicurazioni, queste parole, non ci bastano, non ci servono.
Noi vogliamo, pretendiamo fatti e i fatti dicono che si sta ancora una volta ripetendo la vergognosa sequenza di provvedimenti che potrebbero e dovrebbero essere presi immediatamente ed invece vengono procrastinati fino a quando non servono più. perchè intanto il peggio è avvenuto.
La storia si ripete, a qualcuno la storia non insegna nulla.
Il decreto per il divieto di sosta in via D’Amelio, pure se ripetutamente richiesto dalla scorta di Paolo, non era stato attuato, era atto lasciato in un cassetto.
Il giorno dopo la strage il prefetto e il questore di Palermo dissero che via D’Amelio non era considerato un obiettivo a rischio, ma a noi non interessa che dopo qualcuno si dimetta o venga destituito, che qualcuno paghi per la sua incapacità o la sua inefficienza.
Non ci interessa, non serve, che la scorta sia potenziata, sia portata a 10 a 20 uomini, significa soltanto far morire 10 o 20 uomini invece di cinque.
Basta con le parole, servono i fatti.
Serve che la scorta di Nino Di Matteo e degli altri magistrati in pericolo di vita sia immediatamente dotata di un bomb jammer di modello e sofisticazione adeguata ad impedire una ennesima strage.
Non ci serve che il ministro Alfano, preoccupato della ricaduta di possibili contestazioni sulle sue riunioni per la prossima competizioni elettorali, cerchi di rassicurarci con un’altra serie di parole se queste parole sono soltanto menzogne.
Il 12 aprile andremo a Roma a dimostrare la nostra solidarietà a questi magistrati fin davanti al Viminale e intanto il 3 Aprile andremo davanti alla sede delle prefetture di tutte le province italiane per ricordare ancora una volta ai rappresentanti di questo Stato dalla memoria troppo corta che il BOMB JAMMER DEVE ESSERE DATO PRIMA, NON DOPO UN POSSIBILE ATTENTATO.

 
Di Albino Campa (del 06/02/2012 @ 21:41:27, in Comunicato Stampa, linkato 1237 volte)

L'economista e filosofo ideatore dell “Decrescita felice”, Serge Latouche, sarà nel Salento nei prossimi giorni.

Quello della “decrescita felice” non è un discorso qualsiasi: è l’unica ipotesi sensata praticabile oggi per uscire dalla crisi economica (e soprattutto sociale) attuale e impostare la possibilità di evitare ai VOSTRI figli (io figli non ne ho) la catastrofe totale che è l’unico sbocco possibile, entro pochi decenni, dell’attuale impostazione basata sul consumismo/insoddisfazione/infelicità di massa.

A lecce
Giovedì 9 febbraio 2012  h. 10.30  
UNIVERSITA’ - AULA SP2 - SPERIMENTALE TABACCHI via F.Calasso (presso Porta Napoli)
"Controsensi e controversie sulla decrescita. Oltre il mito dello sviluppo ed il fallimento dell'economia dei consumi"
 Partecipano:

Carlo Mileti, presidente Coop. Soc. Commercio Equo e Solidale, lecce

Prof. Stefano Cristante, Presidente Corso di Laurea Scienze della Comunicazione – Università del Salento
 
A Corigliano
Venerdì 10 febbraio alle ore 18.00 presso la sala conferenze del Castello De Monti  in collaborazione con l'Amministrazione Comunale
 presentazione del nuovo saggio "Per un'abbondanza frugale" e confronto sulle politiche di decrescita per le piccole realtà locali.

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Scrive Latouche: «Siamo imbarcati su un bolide senza pilota, senza marcia indietro e senza freni, che sta andando a fracassarsi contro i limiti del pianeta.» Che fare, allora? «Dobbiamo aspirare ad un miglioramento della qualità della vita e non a una crescita illimitata del prodotto interno lordo (PIL).»   
E ancora: «Ci dicono che con la decrescita scenderà su di noi la tristezza di un’infinita quaresima. Non è vero niente. Invertire la corsa ai consumi è la cosa più allegra che ci sia!»

COOP. SOC. COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
infocell: 330-976464    sudsudlecce@email.it

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 13/10/2013 @ 21:40:10, in Cultura, linkato 1392 volte)

Nel 1973, esattamente 40 anni fa, veniva alla luce il volumetto “Storia di Noha” edito da “Grafiche  C.Borgia” di Casarano. E’ opportuno ricordare quell’evento, anche per verificare il cammino che si è fatto e non spegnere l’entusiasmo che aveva creato.

Ero da poco rientrato in Italia, dopo 5 anni di Missione in Canada, e per motivi di salute mi fermai a Noha oltre il previsto. Fu così che, tanto per passarmi il tempo, cominciai a curiosare nell'archivio parrocchiale di Noha. Trovai un libretto di una cinquantina di paginette intitolato: “L'Università e il Feudo di Noha - Documenti e Note” scritto da un certo prof. Gianferrante Tanzi, ed edito nel 1906 da Tipografia Cooperativa a lecce. Questo scritto prezioso, essendo ovviamente fuori catalogo, non è facilmente reperibile.

Le mie ricerche su Noha partirono proprio da lì. Mi resi conto, leggiucchiando il libriccino del Tanzi, che Noha aveva avuto una storia molto antica e molto ricca di notizie, anche se quello che leggevo in quel libercolo a volte era vago e impreciso. Mi venne voglia perciò di fare ricerche più accurate.

Mi misi a intervistare testimoni qualificati e informati su alcune notizie e tradizioni di Noha. Cominciai a consultare anche altri documenti di storia locale, arrivai all'archivio vescovile di Nardò, di cui ab immemorabili Noha aveva fatto parte, consultai l'archivio di Stato di lecce e la biblioteca comunale di Galatina. Negli spostamenti sovente mi guidava don Donato Mellone, in quel tempo Arciprete di Noha, a cui devo tanta gratitudine sia per la sua grande disponibilità ad accompagnarmi e sia per avermi permesso di consultare l'archivio della Parrocchia.

Dopo circa un anno di ricerche (1972-1973), per la prima volta davo alle stampe la prima edizione. Di Noha e della sua storia nessuno conosceva le antichità, nessuno ne parlava, nessuno sapeva, neanche a livello di istituzioni o di cosiddetta gente di cultura.

Il libro di appena 90 pagine fu stampato a Casarano dall’editrice Borgia; mi sovvenzionò la stampa un'amica dei Missionari della Consolata che avevo conosciuto durante la mia permanenza a Salve, un comune vicino Santa Maria di Leuca. Furono stampate 300 copie, arricchite da una mappa del paese che avevo fatto io stesso in maniera molto artigianale, senza essere né un tecnico né un geometra, tracciandone il disegno delle strade che percorrevo con la mia Bianchina. Anche le foto le avevo fatte io stesso in bianco e nero. Il volumetto fu messo in vendita a 1.000 Lire la copia e andò letteralmente a ruba, soprattutto perché l'avevo arricchito con una raccolta di proverbi dialettali e di alcune mie poesie in dialetto che suscitarono (finalmente) la curiosità dei nohani. Quell’edizione si esaurì in men che non si dica.

Pubblicato e venduto quel libro, le mie ricerche non finirono più. Per me era naturale continuare ad approfondire le ricerche su Noha (che, voglio dirlo con determinazione anche ai giovani, danno sempre grandi soddisfazioni).

Dopo 15 anni, scoperti nuovi documenti, nel 1989 chiesi al Sindaco di Galatina, che in quel tempo era l’On. Beniamino De Maria, se valeva la spesa stampare i miei aggiornamenti. Fu così che l’Amministrazione Comunale si prese cura del mio scritto, approvò e sovvenzionò completamente la stampa della nuova opera con 4 milioni di Lire. L’Editrice Salentina di Galatina stampò così la seconda edizione della mia “Storia” in mille copie, questa volta arricchita dalle foto in bianco nero dello studio fotografico Mirelfoto- Pignatelli di Noha, oltre che quelle del mio archivio.

Feci la “presentazione” della nuova edizione alla scuola media di Noha dove fu adottata come testo di cultura locale: l’edizione era più ampia della prima per i contenuti ma anche più elegante nella forma.

Intanto io continuavo le mie ricerche (le notizie sono come le ciliegie: una tira l’altra) e scoprivo altre notizie sempre molto interessanti. Trovai per esempio una relazione sullo stato della parrocchia da parte di Don Michele Alessandrelli, arciprete di Noha dal 1847 al 1882, che, in occasione della visita pastorale del Vescovo di Nardò, aveva compilato con molta precisione di particolari preziosissimi. Trovai anche una relazione ricchissima di informazioni del “primo” Vescovo di Nardò che ritenevo molto interessante.

Inoltre analizzando meglio tutti i documenti dell'archivio parrocchiale, che lessi e trascrissi in “file digitali” per scoprire i miei antenati (ho potuto costruire cos’ il mio albero genealogico fino al 1500), trovai notizie abbondanti sulla situazione sociale, religiosa, economica e politica della gente di Noha. Erano tutte notizie preziose che meritavano di essere pubblicate.

Erano passati trent’anni dalla prima edizione. La seconda edizione era ormai esaurita. Valeva la pena far conoscere al pubblico le notizie di cui ero venuto a conoscenza. Cercavo il modo di stampare una terza edizione, ma come tutti sanno, la difficoltà principale in questo settore dell’editoria locale era proprio quella di reperire i fondi, o comunque trovare un mecenate che si prendesse cura della cosa.

La mia destinazione a Galatina nel 2003 in qualità di parroco della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria e l’incontro con il Dott. Antonio Mellone fu provvidenziale. Fu Antonio che venne a cercarmi in parrocchia per propormi di stampare i miei aggiornamenti con una nuova edizione elegante, bella, ricca, di lusso, direi anche spettacolare e impensabile e degna di stare nelle migliori biblioteche nazionali ed estere (come di fatto mi risulta essere) e nacque così il volume Noha, Storia, Arte, Leggenda. Grazie all’editore-mecenate, il compianto Michele Tarantino, l’edizione venne alla luce nel 2006. In quella occasione Michele ebbe a scrivere: “Questo libro è a tutti gli effetti un bene culturale, un dono, un regalo che ho voluto fare innanzitutto a me, ma anche a mia moglie, legata, come me, alla terra dei nostri genitori; e - consapevole del fatto che i buoni frutti nascono da alberi che hanno coscienza delle loro radici - ai miei figli, nati e cresciuti nell’Italia del Nord, affinchè conoscendo la Storia di quello sperduto paese di provincia che risponde al nome di Noha, imparino sempre più ad amare e a rispettare le loro stesse origini; ai miei conterranei salentini ed ai miei amici sparsi in ogni parte d’Italia, e a tutti quanti si degnino di leggere e consultare questo volume, perché, benché a volte mute, anche le piccole realtà locali possono essere importanti testimoni della Storia”.

Grazie Michele Tarantino per questo messaggio così caldo e sentito! Oggi anche tu sei una pagina bella della Storia di Noha.

Ma le mie ricerche sono sempre continuate (secondo quel saggio proverbio nohano secondo il quale: fino alla bara sempre s’impara). Oggi a 40 anni da quella prima edizione posseggo notizie e scoperte che quarant’anni fa erano impensabili e sconosciute a tutti. Tante sono state rese pubbliche sul nostro giornalino on-line l’“Osservatore Nohano” di felice memoria.

Ma a questo punto sarebbe opportuna una pubblicazione nuova “ordinata e completa” di come avevo immaginato che fosse la storia del mio paese, quando, esattamente quarant’anni fa, resi pubblica la mia prima edizione della “Storia di Noha”.

P. Francesco D’Acquarica

 
Di Antonio Mellone (del 14/11/2013 @ 21:39:23, in Fotovoltaico, linkato 1423 volte)

A proposito di campi di concentramento di impianti fotovoltaici nohani volevo cogliere l’occasione per ricordare, nel loro terzo anniversario, le storiche parole dell’ex-sindaco di Galatina Giancarlo Coluccia pronunciate nel corso di un intervista apparsa on-line anche su questo sito il 2 settembre 2010, conversazione davanti a telecamera e microfono, condotta dal bravo Tommaso Moscara. Che davvero non so come faccia a non scoppiare in fragorose risate in faccia all’interlocutore di turno, rimanendo invece imperturbabile di fronte alle scemenze propinategli dai politici di ieri e di oggi, inclusi gli americani e i Russi. Ma questa è un’altra storia.  

*

Il per fortuna ex-sindaco di Galatina, a proposito del fotovoltaico, riuscì in quell’intervista da manuale a concentrare in poche ma sintatticamente malferme parole un incredibile numero di baggianate.

Dopo aver premesso che probabilmente la calura estiva poteva aver annebbiato la mente a qualcuno (inclusa certamente anche quella del sottoscritto) che s’era permesso addirittura di lottare insieme ad altri contro l’invasione dei pannelli in mezzo alla campagna, dopo essersi retoricamente chiesto se noi fossimo o meno per le energie alternative, e dopo aver aggiunto che comunque la sua amministrazione non aveva alcuna responsabilità in merito al fotovoltaico, il Giancarlo nostrano si è esibito in sperticati numeri da trapezista che neanche al circo Orfei. Se si fosse fermato alle prime elucubrazioni forse avrebbe fatto miglior figura. Ma i salti mortali evidentemente provocano in certi folkloristici personaggi una qualche forma, come dire, di ebbrezza.

Così continuava a blaterare il nostro pervicace e per grazia di Dio ex-sindaco: “…Se andiamo a vedere quei terreni, sono terreni impervi, dove prima andavano a pascolare i greggi. Non sono terreni effettivamente dalla grande produzione agricola. Fermo restando che dovranno essere come da statuto piantumati nel loro perimetro in maniera da risultare quanto meno impattanti”. E così via di questo passo.

*

Chiaro? Il sindaco e la sua giunta non ne erano i responsabili. Ma se dobbiamo dirla tutta, di fatto, almeno politicamente un pizzico lo erano, eccome. Questo si evince dagli atteggiamenti e dalle parole. Il sindaco sembrava quasi rammaricarsi per non essere stato lui, ma altri, a dare l’imprimatur a codesto impianto di “energia alternativa”. Del resto nessun esponente dell’allora maggioranza (e a dire il vero anche della sedicente opposizione) sembrava non dico avversare ma almeno batter ciglio contro lo scempio dei nostri campi occupati dall’invasore. Anzi! Visto che i “terreni sono impervi” e non “dalla grande produzione agricola” tutto sommato – così si arguisce – si poteva pure fare il megaparco di pannelli in contrada Roncella. E così sia.

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Chi va a dire al poveretto che anche “i terreni impervi, dove prima andavano a pascolare i greggi” sono fondamentali per la biodiversità vegetale ed animale? Che la fotosintesi clorofilliana non è solo quella delle “grandi produzioni agricole” ma anche quella delle erbe spontanee, molte delle quali edule, e dei “pascoli per i greggi”? Che per quanto si possa “piantumare” con siepi perimetrali un parco fotovoltaico di quella estensione, il disastro rimane nei secoli dei secoli? E che eventuali siepi anche fitte sarebbero niente altro che il classico tappeto sotto il quale nascondere la polvere? E che la siepe del parco nohano, fatta tra l’altro con alcuni ulivi già secchi, è semplicemente ridicola?

Chi va a spiegare a questi mostri di intelligenza che per un piatto di lenticchie anzi di briciole, oltretutto una tantum, gentilmente concesse dai nostri conquistadores, non si può svendere la nostra primogenitura e che, dunque, non sono sufficienti “la ristrutturazione del canile di Galatina” ed “il rifacimento della villetta Fedele in via Soleto” per indennizzarci della perdita del panorama, del futuro, della faccia, della dignità, della bellezza e, non ultimo, dei soldi (che tra l’altro, a quanto pare, imboccano la strada per la Germania direttamente da contrada Roncella senza manco transitare da Galatina)?

Chi va a spiegare a chi si rifiuta di capire persino l’ovvio che questa non è assolutamente “energia alternativa”?

E’ “alternativa” (oltre che rinnovabile) quell’energia che compensa la minor produzione di corrente elettrica prodotta ad esempio da fonti fossili come petrolio, gas e carbone. Il che non è. Abbiamo cercato di dire, ridire e ricordare minuziosamente almeno un milione di volte che questi impianti fotovoltaici danno ai titolari il diritto di ottenere i cosiddetti “certificati verdi”. Cosa sono? Ma sicuramente l’ennesima truffa, in quanto si tratta di veri e propri permessi di inquinare, liberamente negoziabili a prezzi di mercato. I suddetti attestati, dunque, vengono venduti, tra gli altri, anche e soprattutto alle centrali di produzione di energia tradizionale, che a loro volta, grazie a questi permessi di inquinare, possono addirittura aumentare e non ridurre la produzione di corrente da fonti non rinnovabili. Altro che “energia alternativa”.

La centrale di Cerano, per dire, nonostante la Puglia sia ormai completamente ricoperta da pannelli fotovoltaici (e tra poco anche da pale eoliche: non ci facciamo mancare niente) non ha ridotto di un solo kw la sua produzione, anzi l’ha addirittura aumentata. Con quali conseguenze? Ma ovviamente con maggiori emissioni di fumi, anidride carbonica, gas di scarico ed altre schifezze che arrivano anche da noi grazie a quel “gasdotto” naturale che è la tramontana. A questo si aggiungano le autoproduzioni salentine di diossina e miasmi ed esalazioni varie provenienti dai camini di certi altiforni svettanti intorno a noi come la torre Eiffel ed il quadro è completo.

Poi uno si chiede come mai nel leccese, e a Galatina e dintorni in particolare, si muore molto di più che in altri luoghi per neoplasie, mesoteliomi, e cancro all’apparato respiratorio.

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Infine, come far comprendere a questi signori, per i quali sembra che la logica sia un’allergia, il concetto basilare per cui non serve una centrale da un milione di kw ma un milione di utenti che mettono in rete un kw ciascuno? Dunque l’energia solare va benissimo, ci mancherebbe altro; ma in impianti di micro-generazione energetica e non in mega-impianti in mezzo alla campagna, anche se piena di cozzi, impervia, o morfologicamente assimilabile ad una pseudo-steppa. E’ così difficile da comprendere questa roba? Questi signori hanno mai preso in mano un libro, che so io, di un Jeremy Rifkin, ammesso che conoscano il professore e le sue ricerche scientifiche?

Anzi, formuliamo meglio: hanno mai preso in mano un libro (che non sia, per favore, il tomo-panettone di Bruno Vespa)?

Antonio Mellone
 
Di Redazione (del 09/12/2015 @ 21:38:03, in Comunicato Stampa, linkato 380 volte)

Anche per il 2016 si rinnova l’appuntamento "Vivi i luoghi della cultura 7 giorni su 7".

Il Palazzo della Cultura Zeffirino Rizzelli,  aperto 7 giorni su 7, prosegue il suo programma di apertura alla Città, avviato nel 2012, dall’Assessorato alla Cultura e Polo Biblio-Museale, con un’offerta di proposte  rivolte a ragazzi di varie fasce di età  e ad adulti, realizzate dalle  Associazioni  C.A.Sa (Comunità degli Animatori Salesiani di lecce,  Egerthe onlus, In-possibile, Libere Associazioni e l’Università Popolare “Aldo Vallone”,  che  animeranno, da gennaio a dicembre, la Biblioteca comunale “Pietro Siciliani”.

“Biblioteca aperta”, dice l’assessore Daniela Vantaggiato, grazie alla collaborazione degli operatori, dei giovani del Servizio Civile Nazionale e dei tanti volontari delle associazioni cittadine, risorse importanti di una città che cresce”.

I cittadini  interessati a partecipare ai laboratori di seguito indicati, dovranno  contattare i  referenti delle associazioni.

Per Info.: tel. 0836.565340; e-mail bibliotecasiciliani@comune.galatina.le.it

download PDF.

 

Bicivetta, associazione culturale galatinese di promozione della mobilità lenta, inaugura il programma di escursioni ciclistiche “In bici tra paesaggio e tradizioni”. L'inizativa si articolerà in quattro appuntamenti, distribuiti nei mesi di maggio e giugno, dedicati all'esplorazione a pedali del patrimonio storico e naturalistico di Galatina.

Il programma, che è stato presentato alla comunità galatinese lo scorso 14 maggio presso la libreria Fiordilibro, iniziarà il prossimo 22 maggio con un ciclotour geo-­‐botanico lungo 20 km, che attraverserà il paesaggio rurale ad ovest della città di Galatina, nelle località Latronica, Specchia di Mosco e Lovita. Si tratta di un paesaggio che manifesta suggestivi elementi arcaici, costituito da pascoli erbosi, macchia mediterranea, boscaglie di querce e oliveti. L'escursione sarà guidata da tre esperti, un botanico, una geologa e una guida turistica, e consentirà di scoprire alcune delle entità floristiche più interessanti presenti nel territorio galatinese, come la quercia vallonea e il lino delle fate piumoso; consentirà inoltre e di soffermarsi su particolari elementi geomorfologici e idrogeologici, quali la dolina di Specchia di Mosco, che ha un diametro di oltre 100 m, e un tratto del Torrente dell'Asso, che è il più lungo corso d'acqua della Provincia di lecce.

Appuntamento, quindi, domenica 22 maggio alle ore 9:00 a Galatina, in Via Roma, nei pressi del ristorante “I due trappeti”, vicino all'ospedale. La partecipazione è ristretta ad un numero massimo di 25 persone; per questa ragione è obbligatorio iscriversi entro la sera del giorno precedente l'escursione. Per info e prenotazioni: spaziobicivetta@gmail.com, tel. 3299837662. Gli aggiornamenti sull'iniziativa saranno pubblicati sulla pagina Facebook “Spazio Bicivetta -­‐ Ciclofficina sociale”.

Per info, costi e prenotazioni:

spaziobicivetta@gmail.com;

Tel. 3299837662

 
Di Antonio Mellone (del 10/10/2016 @ 21:36:23, in Comunicato Stampa, linkato 211 volte)

Molte le novità in casa Showy Boys Galatina. In ordine di tempo, la notizia che interessa la prima squadra arriva da Bari e, più precisamente, dalla Commissione organizzativa della Fipav Puglia che ha comunicato la composizione dei gironi del campionato di Serie D e le norme di svolgimento con la formula dei play off e play out per la stagione sportiva 2016/2017. Il torneo regionale è suddiviso in tre gironi per un totale di trenta squadre. La Showy Boys Galatina è stata inserita nel girone C insieme a SS Annunziata Mesagne, Asd Volley Leverano, Polisportiva San Pio Soleto, Esseti Pallavolo Nardò, New Volley Torre, Bee Volley lecce Asd, Asd Alliste Volley, Polisportiva Grecia Salentina e Asd San Vito Progetto Volley. L’inizio del campionato è previsto per il 29 ottobre mentre il termine della fase regolare il 19 marzo 2017. A seguire, prenderà il via la fase play off e play out con il termine massimo fissato per il 14 maggio. I ragazzi allenati da Gianluca Nuzzo debutteranno in casa, al Palazzetto dello Sport “Fernando Panico”, Sabato 29 ottobre con inizio alle ore 18:30 e il primo avversario della stagione sarà il New Volley Torre. In questi giorni è stato presentato il campionato di categoria under 18 e under 16. I primi a scendere in campo saranno gli allievi di mister Nuzzo che debutteranno nel torneo under 18 organizzato in un girone unico e con altre otto squadre: Pallavolo Azzurra Alessano-Ugento, Fulgor Tricase Volley, Pallavolo Marittima, Salento Best Volley, M.B. Volley Ruffano, Scuola Volley Salento, Volley Calimera e Volley Specchia. "Partecipare al campionato under 18 è un'ottima opportunità per i nostri allievi - spiega il tecnico Gianluca Nuzzo - l'obiettivo è quello di fare crescere il gruppo da un punto di vista tattico e agonistico e dare la possibilità di confrontarsi e maturare partita dopo partita". Nel torneo under 16, invece, la Showy Boys Galatina è stata inserita nel girone B insieme a Falchi Ugento, Volley Tuglie, Flyblue Taviano, lecce Volley, Salento Best Volley e Casarano Volley. La Showy Boys Galatina ha scelto in Joma lo sponsor tecnico che grifferà le maglie bianco-verdi per la stagione sportiva 2016/17. Primo brand sportivo in Spagna, Joma, fondata nel 1965, è nelle prime dieci aziende del ranking mondiale e può vantare i maggiori volumi di vendita. La sponsorizzazione prevede la fornitura di abbigliamento e materiale tecnico per la prima squadra, impegnata nel campionato regionale di serie D, e per il settore giovanile.

www.showyboys.com

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 25/01/2016 @ 21:35:55, in Affresco misterioso, linkato 675 volte)

Bello! Vedo che in occasione del presepe vivente, con l’obiettivo di far conoscere meglio i beni culturali di Noha, ogni volta si scopre qualcosa di nuovo e di importante.

L’anno scorso, (Natale 2014), mi accorsi che faceva bella mostra di sé, appoggiata per terra all’ingresso della “Casa Rossa” messa lì apposta, ma forse non notata, un’antica pietra circolare che sicuramente fu un coperchio delle fosse granarie che a Noha erano scavate nella roccia in località cisterneddhra, risalenti probabilmente al tempo dei monaci basiliani, il che vuole dire prima dell’anno mille.

Quest’anno (Natale 2015) abbiamo avuto la gioiosa sorpresa di vedere un affresco sull’antico muro del Castello. Veramente anche nella Masseria Colabaldi mi aspettavo di vedere qualche icona bizantina nel conventino dei basiliani o nella chiesetta di Santu Totaru. Forse il degrado ha avuto la meglio e tutto è scomparso.

L’affresco di quest’anno è una testimonianza in più che conferma l’antichità della nostra cittadina. Senza voler entrare nel merito del valore artistico, dell’autore e di quando è stato fatto (per il momento si può fare solo ipotesi), volevo presentarvi le mie considerazioni.

E’ risaputo che i baroni dal secolo XI e seguenti ci tenevano a costruire il loro Castello. Sappiamo anche per certo che il nostro primo Barone fu Pietro De Noha che nel 1270 mise il centro della baronia (molto estesa)  del suo casato a Noha. Pietro De Noha morì nel 1308 e gli successe il figlio primogenito Guglielmo. Ma Pietro De Noha non è sorto come un fungo, la sua casata già esisteva. Per cui troviamo nel secolo XII Nicolò De Noha, uno dei 12 capitani che condussero in lecce i principi normanni, al quale, siccome agli altri, donarono nobili feudi (cf. Archivio mutatoriano: studi e ricerche in servigio della nuova edizione de “Rerum italicarum scriptores” di L. Muratori, Edizioni 11-15 pg.695). E sappiamo anche che Nicolò De Noha era figlio del celebre Cavaliere di Malta Goffredo De Noha.

Non so se sia in piedi alcun legittimo Rampollo della nobilissima Famiglia di Noha, denominati di tal forma per la Signoria di quel Castello sito nel fertilissimo Territorio leccese, ove son stati anche Signori di Padulano, di Francavilla, e di Cavallino, e altre Terre nella medesima Provincia, reputati nobilissimi nella Città di lecce, havendosi memoria posseder tal Dominio sin dall’anno 1253, e nel Registro del Re Carlo Primo dell’anno 1268 ritrovai Guglielmo de Noha con il titolo di Miles comparire avanti il detto Re, come altri Baroni della Provincia, e ben se ritrovano altri honori in detta Famiglia, come si scorge da’ Reali Registri. (Testimonianza di don Giuseppe Reccho “Notizie di famiglie nobili ed illustri della città e Regno di Napoli” stampata a Napoli nel 1717).

Nel 1268 dunque Guglielmo De Noha con il titolo di “Miles” compare avanti il detto Rè, come altri baroni della provincia e havendosi memoria posseder tal Dominio sin dall’anno 1253.           

Il termine miles, nel linguaggio delle fonti medievali, si riferisce al combattente a cavallo o cavaliere. Il miles fa parte di un ceto sociale, con l’investitura cavalleresca da parte del Re. Allo status di miles erano connessi privilegi fiscali, ereditari, giudiziari. E ad un certo punto chi apparteneva alla stato di miles era considerato parte della nobiltà.

Ebbene tutto questo per dimostrare che la nobile famiglia De Noha apparteneva a questo ceto dei Miles (combattenti a cavallo). Ecco allora perché l’affresco che abbiamo visto ci riporta una scena di cavalleria. I De Noha amavano l’arte cavalleresca e niente di strano che nel loro Castello abbiano fatto affrescare le pareti del giardino con scene di cavalieri a cavallo.

Già sappiamo che quando nel 1700 il Castello fu ristrutturato e divenne una masseria, quel muro fu ricoperto di intonaco: così l’affresco è arrivato fino a noi per quel tanto che si può ancora vedere, ma è un tesoro prezioso da salvare e custodire.

P. Francesco D’Acquarica

 

Per la Serie "Dialogoi sto Monastiri", quarto appuntamento Venerdì 7 marzo alle ore 18,30 presso la Sala Conferenze dell'Istituto Immacolata IPAB di Galatina  sito in Via Scalfo n.5, con l'intervento del Prof. Mario De Marco, Docente emerito di filosofia, Giornalista, Storiografo ed  Autore di numerose pubblicazioni sulla Storia, sull'Architettura e sulla Civiltà del Salento, e recentemente nell'aprile 2013 di un' opera sui Templari Salentini.

Nati nel 1118, da una costola dei cavalieri dell'Ordine del Santo Sepolcro, i Templari dovevano proteggere i Pellegrini in Terrasanta nel tragitto Giaffa -Gerusalemme dall'assalto dei briganti e degli Islamici; l'Ordine fu baluardo di fede, sapienza e sicurezza militare per l'Occidente insidiato dall'Islam e sostegno per i precari regni cristiani di Palestina. Conclusasi l'epopea delle Crociate, al massimo della loro potenza economica, politica e militare, i Templari furono perseguitati e sterminati dal re di Francia Filippo IV e da Papa Clemente V, sopravvivendo e confluendo negli ordini monastico-cavallereschi locali come quello teutonico di Germania, o quello di Calatrava in Spagna.

Lo Studioso ci accompagnerà nelle vicende dei Templari nel Regno di Napoli all'epoca di Carlo II d'Angiò, ma soprattutto ci guiderà nella storia dei Templari in Terra d'Otranto, dove nel corso del XIII secolo erano attive loro Fondazioni a Brindisi, lecce, Galatina ed Otranto.

Dopo i saluti dell’Assessore alla Cultura del Comune di Galatina Prof.ssa Daniela Vantaggiato e dell'Assessore al Turismo ed alle Attività Produttive Dr Alberto Russi, introdurrà i lavori il Presidente del Club UNESCO di Galatina Salvatore Coluccia; dialogherà con l'Autore lo scrittore Franco De Jaco.

L’evento ideato e promosso dal Club UNESCO di Galatina, in collaborazione con la libreria Fiordilibro, l’Associazione Culturale Il Mandorlo e la Comunità Francescana di Santa Caterina d’Alessandria, ha il Patrocinio del Comune di Galatina, e vuole essere un primo passo del complesso iter necessario per ottenere il riconoscimento UNESCO del complesso di Santa Caterina d’Alessandria come Monumento di Pace e Bene Materiale dell'UNESCO.

Sala della Cultura Francescana, piazzetta Orsini – info 3396845616

 
Di Antonio Mellone (del 28/10/2013 @ 21:30:00, in I Beni Culturali, linkato 1345 volte)

Se diamo uno sguardo ai beni culturali di Noha, e se dimostriamo appena un pizzico di sensibilità nei confronti del nostro patrimonio storico-artistico, non possiamo evitare di chiederci perché mai la sublime eredità che ci è stata consegnata dalla storia è costretta a fare l’ingloriosa fine che è sotto gli occhi di tutti (inclusi i ciechi, gli orbi ed i bendati).

Ebbene sì, ormai lo sanno anche le pietre che stiamo dando il colpo di grazia alla memoria dei nostri padri, alla bellezza della nostra terra, all’opera di chi ha costruito capolavori, innalzato cupole, issato menhir, eretto torri medievali di avvistamento e difesa nonché torri civiche con campanile ed orologio, incavato frantoi ipogei, miniaturizzato casiceddhre in pietra leccese, edificato pietra su pietra la stupenda casa rossa, fabbricato masserie antichissime, scavato trozze con tanto di puteali scolpiti in pethra aurea, architettato il palazzo baronale ed il suo bellissimo giardino d’aranci, realizzato la distilleria del Brandy Galluccio, e così via.
Ora per favore non mi si venga a dire con la prosopopea emblematica di chi non ha mai capito un cavolo né di diritto né di economia che “il privato è più efficiente del pubblico”. Ai giuristi de noantri ed agli economisti per caso vorrei sommessamente dire che a Noha c’è la lampante dimostrazione dell’esatto contrario.
Oddio, non è che qui il pubblico brilli per particolari virtù (anche perché a Noha il pubblico forse non è mai esistito, e se anche fosse – ipotetica del terzo tipo – lo sarebbe ancora una volta per sbaglio. Per averne un esempio basta osservare con quali efficienza-efficacia-economicità questo pubblico ha fatto ristrutturare la vecchia scuola elementare di Noha dissipando 1.300.000 euro – bruscolini - e scordandosi al contempo di pensare all’allaccio all’energia elettrica come dovuto, onde, ad oggi, nella suddetta struttura, non è possibile far funzionare nell’ordine: impianto fotovoltaico, ascensore, apparato di condizionamento dell’aria, varie ed eventuali. Ma questa è un’altra storia).   
Dicevo dei privati. Ebbene sì, la maggioranza assoluta dei beni culturali nohani è in mano ai privati. I quali – forse ingrati, e in tutt’altre faccende affaccendati come con molte probabilità sono e saranno sempre stati - tutto hanno in mente di fare men che di prendersi cura dell’oro che hanno per le mani.

Non è un mistero doloroso il fatto che la torre con ponte levatoio, sì, quella medievale vecchia di sette secoli, si mantenga in piedi ormai quasi per quotidiano miracolo (ed i miracoli, si sa, non si ripetono all’infinito); che il palazzo baronale, meglio noto come il castello, ormai senza più anima viva al suo interno dopo la dipartita degli ultimi inquilini, stia andando incontro al suo inesorabile accartocciamento post-muffa; che il frantoio ipogeo ridotto a poco più che una cloaca a cielo chiuso verrà a breve attraversato da un bel canalone della fognatura bianca (una in più o una in meno, cosa cambia); che l’orologio svettante nella pubblica piazza è da quasi un decennio il più fermo del mondo in assoluto (roba da guiness dei primati: dove per primati stavolta bisogna intendere le scimmie); che le casiceddhre che ormai in tanti vengono a vedere anche da fuori paese (invece chi del posto dovrebbe appena alzare lo sguardo sembra affetto o da cataratta cronica o da cefalea letargica, nonostante la possibilità di accedere a prezzo di costo a numerosi antidoti farmacologici) si sta sfarinando per colpa del cancro della pietra leccese (e soprattutto per colpa di quello culturale che distrugge i residui neuroni degli umanoidi nostrani), mentre il grazioso campanile in miniatura è già venuto a mancare all’affetto dei suoi cari appena qualche mese addietro; che l’affascinante misteriosa casa rossa, la casa pedreira nohana, ha finalmente un motivo di attrazione in più dato alla luce di recente da una betoniera trovatasi per caso nelle sue immediate adiacenze: una neonata altèra casa bianca presidenziale.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 06/02/2014 @ 21:29:18, in Cronaca, linkato 1308 volte)

Se l'è cavata con un grande spavento ma l'incidente di cui, ieri, è stata vittima poteva costarle molto caro. Erano circa le ore 14:30 e B. C., nohana di 29 anni, stava percorrendo, a bordo della sua auto la ex-strada provinciale 362 in direzione di lecce. I lavori in corso per il rifacimento della fognatura la costringevano ad avanzare su un vero e proprio percorso di guerra costituito dal manto stradale dissestato. L'unica striscia che ha ancora una parvenza di asfalto è sulla corsia opposta. La ragazza, a quanto sembra, all'altezza del km 13,7, non sarebbe riuscita ad evitare una buca più grande delle altre. Avrebbe, allora, perso il controllo dell'auto che si è capovolta, probabilmente almeno una volta, per poi fermarsi sul fianco sinistro.
Gli automobilisti di passaggio hanno chiamato immediatamente il 118 che è partito in codice rosso. Sono stati avvertiti anche i Vigili del Fuoco di Maglie perché sembrava che la giovane guidatrice fosse esanime e dovesse essere estratta dalle lamiere dell'auto. Per fortuna la ventinovenne si è ripresa dallo choc ed è riuscita ad uscire dal lunotto posteriore. I sanitari del 118 di Galatina l'hanno soccorsa e, per precauzione, l'hanno trasportata al 'Santa Caterina Novella'.
Le sue condizioni, comunque, non destavano preoccupazione. Sul posto sono intervenuti per i rilievi i Vigili Urbani e i Carabinieri di Soleto. Il traffico è rimasto bloccato solo per una mezzora per consentire al carro attrezzi di rimuovere dalla strada il mezzo incidentato.

fonte: galatina.it

 
Di Redazione (del 01/10/2015 @ 21:28:29, in Comunicato Stampa, linkato 916 volte)

“Note a margine”, la mini rassegna che ha animato l’estate nelle periferie galatinesi volge al termine e ospita, nella sua ultima tappa, venerdì 9 ottobre, La Compagnia teatrale “IO CI PROVO”, presso il Centro Polivalente di via C. Menotti a Noha di Galatina.

Dopo lo spettacolo andato in scena al teatro Paisiello di lecce, la compagnia, magistralmente diretta dalla regista Paola LEONE, continua la sua tournée per raccontare la pluriennale esperienza del laboratorio teatrale che si svolge all’interno della Casa Circondariale Borgo San Nicola di lecce.

IO CI PROVO, rappresenta la testimonianza di un percorso formativo, non una maniera di impiegare il dei detenuti in carcere, ma la possibilità di dare una dimensione interiore che serve ai detenuti per maturare un senso critico verso loro stessi e il luogo in cui si trovano, una concreta possibilità di cambiamento e reinserimento delle fasce più deboli all’interno della società civile nell’ottica della promozione delle buone prassi e delle politiche attive per il reinserimento lavorativo delle persone svantaggiate.

“Note a Margine”, inserita nella programmazione delle iniziative relative all’”Estate della Cuccuvascia” promossa dal Comune di Galatina, patrocinata e sostenuta dall’Assessorato alle Politiche Giovanili e Sport con la collaborazione delle associazioni Gi.ga, Guerriglia Culturale, Bicivetta e della Rete Informagiovani/SPIOL dell’ATS di Galatina, ha avuto l’obiettivo di raccontare le storie della periferia attraverso le espressioni artistiche quali la letteratura, la musica, la street art, il cinema e  il teatro nei luoghi periferici della città, al fine di una riqualificazione ed una restituzione degli stessi alla comunità che ne vive la quotidianità. Sipario alle ore 21 per IO CI PROVO, l’attore Gaetano SPERA interpreterà  un monologo tratto dall’opera teatrale “Happy Birthday Barbablù”.  Seguirà un dibattito pubblico al qual prenderanno parte la Direttrice del Carcere di lecce, la dr.ssa Rita RUSSO, il Comandante della Polizia Penitenziaria Dr. Riccardo SECCI, il Coordinatore dell’Area trattamentale, dott. Fabio ZACHEO, il Sindaco del Comune di Galatina, dr. Cosimo MONTAGNA, l’Assessore alle Politiche Giovanili e Sport Ing. Andrea COCCIOLI, l’Assessore alle Politiche Sociali prof.ssa Daniela VANTAGGIATO e il Parroco della Chiesa di San Michele di Noha Rev. Sac. Don Francesco Coluccia. Gratuita e doverosa la partecipazione è aperta a tutti e in particolare a coloro che amano il teatro e che vivono le molteplici  dimensioni delle periferie. Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sul sito  www.inondazioni.it che è media partner dell’iniziativa.

Maggiori INFO: https://www.facebook.com/noteamarginegalatina

 
Di Redazione (del 04/03/2014 @ 21:26:32, in Comunicato Stampa, linkato 1124 volte)

Venerdì 7 marzo, alle ore 19:00 nella sala del Cinema Teatro  Tartaro di Galatina, si inaugura IDENTITA’ IN DIALOGO #PATRIASENZAPADRI, rassegna culturale della Città di Galatina, con il patrocinio della Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo Cultura e Turismo, Apulia Film Commission e lecce 2019, in collaborazione con gli Istituti Superiori di Galatina, le Associazioni Intervalla Insaniae e Inondazioni e con il coordinamento del Servizio Cultura e Comunicazione del Comune.

Ospiti di questo primo incontro Antonella Gaeta, Presidente di Apulia Film Commission e Francesco Miccichè, regista del documentario Lino Miccichè, mio padre. Una visione del mondo.

Con il grande Lino Miccichè, intellettuale italiano, che fu critico e storico del cinema, editorialista ed organizzatore di eventi culturali, Gaeta intratterrà un dialogo ideale su “Il Cinema: prospettiva di lettura e di cambiamento del nostro Paese”, attraverso la voce del figlio, conosciuto dal grande pubblico per aver diretto numerose serie televisive e documentari pluripremiati.

L’iniziativa, che proseguirà con altri due importanti appuntamenti, si svolge nell’ambito del progetto Identità in dialogo-Prospettive Meridiane, giunto alla III edizione, promosso dall’Amministrazione del Sindaco Montagna, a cura dell’Assessorato alle Politiche Culturali diretto da Daniela Vantaggiato, su tematiche di carattere storico-filosofico, politico-sociale e antropologico con particolare attenzione alle prospettive del territorio.

L’obiettivo è aprire il dibattito sul ruolo sociale del padre nel passaggio generazionale, del padre portatore della storia e della cultura, elementi fondanti  della struttura dei figli, e contestualmente sviluppare l’interesse, la conoscenza e la comunicazione sui Padri della Città di Galatina.

Per questo sono state invitate ad intervenire  personalità di spicco che offriranno dal proprio osservatorio spunti sulla visione del mondo che transita da padre in figlio.

Successivamente, nelle specifiche attività di ricerca per la divulgazione della biografia e dell’ opera dei Padri Galatinesi saranno in particolare coinvolti gli Istituti Scolastici e le Associazioni che ne portano il nome.

Si registra già in questa prima fase del progetto la partecipazione attiva di docenti, genitori e studenti che, sensibilizzati dai dirigenti d’istituto, presenteranno le loro performance in tutti gli incontri in programma.

Mio padre aveva chiaramente in testa una ‘visione del mondo ’ che ha tentato di migliorare proprio in virtù di quel suo punto di vista. Le domande poste dalla sua generazione, in fondo, non sono molto diverse dalle nostre. La questione è che le loro risposte, per quanto molto chiare, alla fine, non sono state sufficienti a cambiarlo. E le nostre?

Su questo punto di domanda posto da Francesco Miccichè si apriranno momenti di riflessione con i giovani nella diversità di linguaggi, tra immagini, parole e musica.

Nell’occasione al regista verrà consegnata la  targa ricordo del Premio Marcello Romano per il Cinema-Città di Galatina-2014. Il Premio, istituito nel 2009  dal Comune in partenariato con l’ex Istituto d’Arte  ora Liceo Artistico Statale “P. Colonna”, è dedicato alla memoria del galatinese Marcello Romano, cultore di cinematografia, il quale fin da giovane nutrì grande passione per il cinema, approfondendo in particolare lo studio del cinema d’autore. 

Lunedì, 17 marzo alle ore 19:00, nella sala del Tartaro, ospite della rassegna sarà Massimo Ciancimino, autore di “Don Vito”, racconto di una vicenda umana dove il rapporto difficile con il padre padrone si intreccia con oltre  trent’anni di storia italiana vissuta dall’interno.

Il libro, scritto insieme al giornalista Francesco La Licata, già autore di libri su mafia e politica, è uscito nell'aprile 2010 e ha fatto molto discutere, suscitando anche le attenzioni delle Procure di Palermo e Caltanissetta che ne hanno acquisito copia nelle inchieste sulla presunta trattativa.

Molteplici le critiche associate al nome dell’ultimogenito dell’ex Sindaco di Palermo che ha accettato di venire a Galatina per testimoniare  la propria esperienza di figlio su un modello di padre stigmatizzato dalla famiglia e dalla comunità.

Un incontro che si presenta carico di interesse anche per la  conduzione affidata alla giornalista e scrittrice tedesca Petra Reski. Conosciuta e apprezzata per il suo lavoro giornalistico iniziato per la rivista Stern, deve la sua notorietà nel nostro Paese per la sua produzione letteraria “di denuncia” sulla criminalità organizzata.

La prima parte del progetto si concluderà sabato 22 marzo alle ore 19:00 a Palazzo della Cultura nella sala “C.Contaldo” in occasione della prima presentazione di “Luigi Mariano: la materia e il colore” a cura di Paolo Maria Mariano e di Giovanna Rotondi Terminiello. Il volume è un omaggio della Città alla figura dell’artista galatinese che nel  viaggiare con le sue opere per l’Italia in un percorso sempre più ricco,tra realtà e visione, approda all’originalità assoluta delle sue xilopitture. Le belle immagini, che arricchiscono la pubblicazione, esprimono le scelte di vita che hanno accompagnato il maestro che rivive nella ricostruzione del figlio Paolo Maria, docente universitario, degno erede di scienza arte e cultura, e dei ricordi di Giovanna Rotondi Terminiello, emerito Soprintendente dei Beni Artistici e Storici della Liguria, del sodalizio urbinate del nostro con il padre professor Pasquale Rotondi, storico dell’arte al quale l’Italia deve la salvezza durante la guerra di incommensurabili capolavori artistici.

Con queste premesse, illuminanti sono le riflessioni del grande psicanalista Massimo Recalcati contenute nel libro-intervista “Patria senza Padri” sugli errori del mito dell’autogenerazione che permea la civiltà ipermoderna, dell’essere genitori di se stessi, nella convinzione che non ci può essere autentico cambiamento se non attraverso la conoscenza delle generazioni che ci hanno preceduto.

Un impegno che l’ Amministrazione Comunale di Galatina assume per un’azione efficace volta a offrire prospettive per il nostro territorio chiamando tutti ad esprimere la propria visione. 

(comunicato del Servizio Cultura e Comunicazione Città di Galatina)

 
Di Redazione (del 22/12/2016 @ 21:25:48, in Comunicato Stampa, linkato 313 volte)

All'inizio fu un Esposto con l'apposizione di ben 500 firme di cittadini di Soleto e dei paesi limitrofi ma anche di gente che veniva da fuori. Si chiedeva in quell Esposto alla Magistratura leccese di fare qlcs per capire di che morte stavamo morendo nella zona più colpita da tumori al polmone del Salento. Si chiedeva ai Magistrati di fare analisi, di controllare i fumi, di mettere le centraline  in continum nei camini H24 delle grandi ciminiere in modo da poterle monitorare. Si chiedeva di fare le analisi del latte materno e di pecora per vedere lo stato di diossina che poteva esserci nelle nostre campagne. Da quel momento dobbiamo dire che qlcs si è mosso. Sono cominciate le ispezioni per vedere se c'erano rifiuti tombati. Si sono fatti dei controlli nei bitumifici tanto che alcuni sono stati messi sotto procedura d'infrazione. Si sono attivate delle commissioni come Repol ed altre per studiare il fenomeno Salento. Intanto a Soleto alcuni giovani , quelli che promossero l'esposto,  si attivavano ancora per un secondo step di iniziative: Il Lenzuola day. Soleto venne tappezzata da lenzuola  con scritte anche allarmanti come SOLETO,  TU MUORI. Ricordo una madre che venne a chiedere di togliere quel lenzuolo dal balcone perchè la irritava. Un'altra figlia ci disse che facevamo male perché non rispettavamo i veri malati di tumore. Col senno di poi forse avevamo osato molto. Quella figlia proprio due anni dopo perse la mamma di tumore. 
Ed eccoci arrivati ai giorni nostri. L' era della terza fase di lotta che ben si definiva in quell' Esposto:  LE ANALISI DEL LATTE. Sono passati più di due anni e di questo nessuno ne parla più o meglio ne parlava più. Tutto sembrava finito. Nuova Messapia, la promotrice di Quell' Esposto ora è assente.. Ed allora che fare? Tutto finito? Proprio ora che dovevamo raccogliere i frutti concreti ed avviare una ricerca dal basso? 
Uno dei promotori di Quell' Esposto non si è arreso mai ed ha sempre cercato di portare la battaglia avanti. Latte materno, Latte di pecora o acqua? A distanza di 3 anni , si profila di nuovo un coinvolgimento pieno per procedere su questa strada solo che si manifesta , da parte di alcuni cittadini, la volontà di fare le analisi dell'acqua più che del latte. Si ritiene che l'acqua sia il bene comune par eccellent.  Ed ecco a questo punto che la volontà popolare ha il sopravvento. SI PARTE PER FARE LE ANALISI DELL'ACQUA . Ci si mette in contatto con il centro analisi , si chiedono informazioni, costi,  procedure, tempi di attesa, attendibilità, il tipo di sostanze monitorate. Il risultato è che per ogni campione si spendono 300 euro e consistono questi esami in due branche: DIOSSINA  da una parte e.....bMETALLI PESANTI ATRAZINA NITRATI dall'altra. Due campioni separati .Costo 600 euro. La mia Associazione, FARE AMBIENTE decide di attivarsi e incominciare una campagna di informazione e divulgazione per promuovere la RACCOLTA FONDI PRO ANALISI DELL'ACQUA  e.....se dovessero avanzare  soldi .....anche per il Latte di Pecora e Latte Materno. Si badi bene che Mai , dico mai , nel SUOLO SALENTINO  SI È MAI MONITORATO IL LATTE MATERNO. Si è monitorato il Latte di Pecora o di bovini (vedi copersalento) ma mai il LATTE MATERNO. Sarebbe davvero sorprendente se dovessero uscire risultati allarmanti. Una cosa è certa: gli aborti spontanei sono di gran lunga aumentati in questa zona. Questo potrebbe essere un campanello d'allarme. Cosa chiediamo alle persone? Chiediamo di essere partecipi e coinvolti tutti in questa azione sinergica: Popolazione , istituzioni, organizzatori , tutti uniti per cercare di capire come stanno realmente le cose con l'ambiente. Un segnale positivo che ci potrebbe venire dall'acqua ci renderebbe tutti più felici e ci potrebbe far essere più positivi nei confronti della vita. Un segnale positivo dal latte potrebbe renderci più sicuri per quanto riguarda la diossina. Essa è una sostanza che una volta che cade si deposita e si somma alle altre particelle sul terreno. Potremmo scoprire se la nostra zona è più inquinata di Seveso o se invece è esente da questa pericolosa sostanza. Potremmo vedere e toccare con mano se i nostri bimbi che allattano dal seno lo possono fare tranquillamente o se invece siamo tutti in pericolo. Insomma , una procedura di questo genere proprio perché parte dal basso ha più valore aggiunto. Con questa operazione mettiamo una PIETRA MILIARE NELLA STORIA DEL SALENTO SOTTO IL PROFILO AMBIENTALE.  Noi , come associazione di FARE AMBIENTE , CHIEDIAMO PARTECIPAZIONE E CONTRIBUZIONE nell'ordine di pochi spiccioli di euro. Si tenga presente che in cassa abbiamo l'equivalente di un campione e mezzo. Chiediamo di mettersi in contatto con noi affinché si possa raggiungere la modica cifra di 1200 euro per fare i 4 campionamenti. Tutto il Salento è invitato a partecipare perchè , mentre noi della zona di Soleto siamo interessati a bere l'acqua di Corigliano, altri della parte nord del Salento potrebbero contribuire per un campionamento della loro acqua che proviene dal Pertusillo.Quindi , benvengano donazioni ďalla parte alta della provincia di lecce con la loro acqua e con il loro latte. Porteremo tutto in laboratorio che a titolo informativo è RIGOROSAMENTE TOP SECRET e FUORI REGIONE ANZI FUORI ITALIA CENTRO SUD a scanzonato di equivoci e conflitti di interesse.Quale interesse? La nostra Salute Vs la Salute di Stato. Ilva docet.

Salvatore Drake Masciullo

 
Di Marcello D'Acquarica (del 11/03/2014 @ 21:25:12, in NohaBlog, linkato 1424 volte)

Oramai lo sanno pure le pietre (nonostante non sia provato scientificamente che le pietre “sappiano”) che sogno da quarant’anni di tornare a vivere definitivamente a Noha, il mio paese. Non vi nascondo però che le ultime vicissitudini socio-ambientali mi stanno dando filo da torcere e qualche volta, perdonatemi se l’ho pensato, mi sono chiesto davvero se non sia meglio abbandonare l’idea dell’agognato ritorno.

Mi riferisco all’aria inquinata, alle denunce fatte dai media sull’alto livello di malattie tumorali nel triangolo compreso fra lecce, Galatina e Maglie. Mi riferisco alla puzza di fogna che persiste da anni a Noha nella zona del Calvario, puzza che, a causa del malfunzionamento della neonata e non terminata fogna bianca (altra opera a metà), nel periodo estivo si diffonde oltre la via Aradeo.

Mi riferisco ad alcune aziende del circondario che sputano nottetempo fumi colorati, allo schifo delle distese di pannelli fotovoltaici nelle campagne, al menefreghismo o incapacità delle varie amministrazioni che lasciano anche a noi un’immagine di paese da sesto mondo, alla mentalità di sottomissione, alla mancanza di reciprocità, ai progetti contro-natura di inutili mega-porci, alle superstrade ed alle tangenziali che invece di tangere secano, a investimenti di milioni di euro in opere che in quattro e quattro otto ti diventano cattedrali nel deserto, a improponibili sistemi di pseudo-compostaggio di rifiuti imposti dall’alto in maniera truffaldina, sconclusionata, subdola.

Ahimè, che quadro nefasto. A volte credo che l’essere additati come “profeti di sventura” non sia una esagerazione, ma la verità.

*

Alcuni giorni addietro, un certo Ivano ha commentato una delle mie vignette pubblicate sul sito Noha.it, esattamente la n. 315. La vignetta tratta l’argomento “Patata DOP di Galatina (Denominazione di Origine Protetta)” che il Ministero alle Politiche agricole, ha accordato al nostro prodotto locale con un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

L’importante riconoscimento dava a Galatina una specie di boccata d’ossigeno, una certa speranza. Però così scrive Ivano nel suo post:

Di  ivano (inviato il 27/02/2014 @ 19:05:29)

“Proprio per motivi di inquinamento abbiamo dirottato a Sannicola il progetto della Patata DOP di Galatina. Un progetto ambizioso: oltre il biologico, oltre la tracciabilità. Un progetto in collaborazione con la facoltà di biologia dell'Unisalento, coop ACLI Racale che detiene la DOP e Spazi Popolari. Patata coltivata con le nostre tecniche dell'agricoltura organica rigenerativa. Tecniche agricole riconosciute dalla FAO, come migliori tecniche. Un progetto unico nel suo genere. Avevamo già preso contatti con l'assessore Russi di Galatina ed individuato i terreni, ma a causa della cementeria, abbiamo dirottato il progetto a Sannicola. Non potevamo rischiare di ritrovare tracce di inquinanti nei terreni galatinesi. Ci dispiace molto, con questo progetto, volevamo far ritornare la coltivazione della patata Sieglinde pasta gialla di Galatina, nel territorio di cui la DOP conserva il nome”.

A questo punto, se è vero quanto afferma Ivano, viene spontaneo chiedersi: se le nostre campagne non sono più adatte a ricevere il marchio DOP per la patata, sono ancora idonee alla coltivazione di altri prodotti alimentari? Oppure questo discorso vale solo per la patata, mentre per gli altri prodotti la diossina può considerarsi facilmente digeribile dai cittadini di Galatina e dintorni?

Non è che, a scanso di equivoci (e di danni irreparabili), converrebbe comunque spostare tutte le coltivazioni in quel di Sannicola?

Magari con i santi che abbiamo in paradiso, il Ministero alle Politiche agricole, continuerà a concederci la denominazione di origine protetta.

Anche se, temo, di questo passo e tra non molto, la vera specie protetta sarà quella dei galatinesi.

Marcello D’Acquarica
 
Di Redazione (del 18/02/2015 @ 21:25:02, in Comunicato Stampa, linkato 663 volte)

GREEN-HEALTHCampagna di sensibilizzazione per l’uso consapevole e senza sprechi del farmaco

QUATTRO LUNEDÌ DEDICATI ALLA RACCOLTA DEL FARMACO SCADUTO

Inizieranno lunedì 23 Febbraio e proseguiranno nei giorni 02, 09 e 16 Marzo le quattro giornate dedicate alla raccolta del farmaco scaduto.

L’iniziativa è prevista dal progetto “GREEN HEALTH – FAI LA DIFFERENZA. Campagna di sensibilizzazione per l’uso consapevole e senza sprechi del farmaco” presentato a maggio 2014 da A.P.MA.R. Onlus (Associazione Persone con Malattie Reumatiche).

Il progetto è sostenuto da Fondazione CON IL SUD attraverso il bando Ambiente 2012 “Verso Rifiuti Zero”. Promosso da A.P.MA.R. Onlus associazione capofila, in partnership con AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Provincia di lecce, Comune di lecce, Ordine dei Farmacisti, Cisl di lecce, Anolf, Comunità Emmanuel, Associazione Città Nostra, Le Miriadi 49 e con il patrocinio della Asl di lecce.

Obiettivo del progetto è di sviluppare, attraverso una strategia di sensibilizzazione ed informazione sul territorio di lecce e provincia, una maggiore attenzione sociale sull’importanza dell’uso del farmaco.

 
Vi aspettiamo:

Lunedì 23 Febbraio, Farmacia Licignano – Galatina, corso Giuseppina Del Ponte (palazzo di vetro)

Lunedì 02 Marzo, Farmacia Maggiulli – Noha, via Castello

Lunedì 09 Marzo, Farmacia Sabato – Galatina, piazza Dante Alighieri

Lunedì 16 Marzo, Farmacia Vergine – Galatina, viale Santa Caterina Novella

 

Galatina, 18/02/2015

 
Associazione Città Nostra
 
Di Antonio Mellone (del 02/01/2013 @ 21:22:51, in Cronaca, linkato 1917 volte)

Mai come in questo periodo, e a proposito di mega-parco, chi per indole e formazione è portato alla ricerca, non può non trovarsi di fronte ad alcune istanze e ad alcuni dubbi angosciosi che fanno spontaneamente sorgere altrettanti interrogativi.
Dando un’occhiata appena più attenta ad un semplice, banale, e pubblico prospetto Cerved (che è il documento base per analizzare le caratteristiche di un'impresa e che è l’abc essenziale, il minimo sindacale, diciamo, per valutare rapidamente l’affidabilità di un’azienda, conoscere la sua struttura e capire chi sono gli amministratori, i soci, e via di seguito) a proposito della Pantacom Srl - la società che sta pressando per il famoso “Protocollo d’intesa” con il nostro Comune (per la cementificazione del comparto D7 chiamata “riqualificazione” n.d.r.) - ci sono sorte spontanee alcune perplessità, che non possono che tradursi in alcune istanze o domande (che, per definizione non sono mai indiscrete, o stupide: al massimo lo sono le risposte).
Orbene, questa benedetta Pantacom srl, salvo errori od omissioni, sembra essere una SRL, società a responsabilità limitata, costituita nel 2001, con un capitale sociale interamente versato pari ad euro 35.000, avente quale oggetto “la progettazione, la costruzione, l’acquisto, la vendita, la gestione e la locazione attiva e passiva di centri commerciali […]”). E fin qui nulla quaestio.
Dando tuttavia un’occhiata più approfondita balza subito anche all’occhio addormentato il fatto che questa società sia “Inattiva”. Come mai? Dimenticanza? Si è in attesa di particolari autorizzazioni per la “dichiarazione di inizio di attività”? Strano. Osservando la frenesia con la quale si muove l’amministratore l’azienda “appare” attiva, attivissima. Come mai non lo è anche “di diritto”?
Ma questo è il minimo. Un'altra fonte di dubbio sta nel fatturato: sempre salvo errori, questo fatturato negli ultimi tre esercizi risulta essere pari a zero. Ed anche questo ci può stare. Un’azienda può anche esistere sulla carta, può pure essere inattiva, e può anche per tre anni consecutivi non aver venduto  neppure uno spillo (ce ne faremmo una ragione). Ma a dirla tutta, non dovrebbe averne nemmeno comprati (di spilli) se nell’attivo dello stato patrimoniale, per tre anni consecutivi, almeno fino al bilancio del 31/12/2011 (di quello del 2012 non si sa ancora nulla, e non ci risulta, salvo errori, essere stato depositato presso gli uffici comunali) lo zero assoluto la fa da padrone sia tra le rimanenze, sia tra le immobilizzazioni materiali e,  giacché ci siamo, anche tra le attività finanziarie. Zero spaccato. Nulla di nulla. Di terreni (ma nemmeno di spilli) nello stato patrimoniale della Pantacom, almeno fino a fine 2011 nemmeno l’ombra. E qui l’n-esima domanda sorge in automatico: i nostri amministratori, i tecnici del Comune, e tutti i paladini di Francia, si sono posti il problema su chi sia il loro interlocutore, nella fattispecie la Pantacom? Qual è la sua consistenza? E quale il suo peso specifico? Che garanzie potrebbe darci una società che si presenta in questo stato? Si son fatti rilasciare una fideiussione bancaria o assicurativa? O almeno uno straccio di bilancio prima di aprir bocca? Hanno richiesto una visura alla Camera di Commercio per avere qualche dato in più sulla Pantacom srl?  O è sufficiente che una società qualsiasi, pur “inattiva”, presenti “istanze urgenti” perché si convochi in tutta fretta un consiglio comunale straordinario e ad hoc?
Ma continuiamo nella disamina dei dati di questo prospetto Cerved (che evidenzia, tra l’altro, anche alcuni dati di bilancio). E veniamo al patrimonio netto, anzi per la precisione al capitale sociale della SRL. E qui, sempre con riferimento agli ultimi aggiornamenti disponibili, e cioè al bilancio chiuso al 31/12/2011, risulta lampante il fatto che il capitale netto della limitata risulta essere pari a 3000. Sì, avete letto bene: 3000 euro. Come mai? Risposta: il capitale sociale di 35.000 euro si è ridotto per perdite a soli 3.000 euro. Siamo al di sotto del minimo legale stabilito per legge in 10.000 euro.
Dunque, ricapitolando - come dice la Gabanelli di Report - siamo di fronte ad una società a responsabilità limitata il cui capitale sociale è al di sotto del limite di legge. E a quanto appare l’amministratore non ha “senza indugio” convocato l’assemblea per riportarlo a livello prescritto, né invero, in caso contrario come previsto dalle norme, ha provveduto a mettere in liquidazione la società, né gli è saltato in mente di trasformarla in società di persone.
Dunque la società risulterebbe “inattiva”. Ma se anche fosse stata “attiva” vista la situazione del suo patrimonio netto, visto che nessuno dei soci ha per ora messo mano al portafogli per reintegrare il capitale, si sarebbe dovuta trasformare e “senza indugio” da “società di capitali” in “società di persone”, o quanto meno sciogliersi. La nostra Pantacom srl sembra essere una società liquida sì, ma forse nel senso dello scioglimento.
Ma c’è dell’altro. Che garanzie occupazionali una società così fragile dal punto di vista commerciale, patrimoniale e finanziario può darci? Come mai un’azienda come questa, pronta a combattere la disoccupazione dando lavoro a 300 persone, non ha nemmeno un dipendente (il “numero di dipendenti medi” - dato tratto sempre dal bilancio è, anche questo ahinoi, pari a zero)? Manco un ragioniere gli è stato consentito di assumere? Possiamo noi consolarci con i 300 nuovi posti di lavoro prossimi venturi?
Ed infine la compagine sociale: ebbene sì, anche questo ci racconta un prospetto Cerved. Chi sono i soci di questa Pantacom srl? Ma come, non lo sapete? E’ la famiglia di Paolo Perrone, il sindaco di lecce (incluso il sindaco, s’intende). Non stiamo scoprendo l’acqua calda, questi sono dati pubblici, non il quarto segreto di Fatima. Ma questo dato era noto ai cittadini di Galatina?
Avrei altri dubbi e tante altre istanze da sottoporre a molti galatinesi, collemetesi e soprattutto ai miei rappresentanti politici che a stragrande maggioranza, in maniera bipartisan, sembrano propensi a dir di sì al mega-parco. Persone e personaggi che, a volte, vedendoti nei pressi del tavolino della raccolta delle firme contro il cemento, guardandoti come fossi un marziano, sembrano commiserarti, e dai loro sguardi sembrano volerti chiedere: ma cosa ci guadagni tu a cercare di cambiare le cose?
Talvolta mi chiedo, davvero, chi me lo faccia fare di continuare nelle mie lotte e di interrogarmi su queste e mille altre faccende; e tra le tante ottime ragioni c’è quella di non diventare come loro.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 30/11/2006 @ 21:20:33, in Eventi, linkato 2511 volte)
"Grande successo di pubblico per il convegno del 27 ottobre 2006 organizzato dalla CGIL di Galatina per commemorare dei veri e propri eroi della lotta per i diritti dei lavoratori "Carlo Mauro, Biagio Chirenti e Luisa Palumbo".
Dal palco dei relatori, moderati da Ninì De Prezzo, si sono alternati il Sindaco di Galatina, Sandra Antonica, che ha introdotto il simposio; Carlo Macrì che ha svolto il tema sulla nascita della CGIL nel Salento; Antonio Mellone che ha discettato della pasionaria di Noha: Luisa Palumbo, meglio nota come La Isa; Angela Chirenti che ha raccontato la storia di suo padre Biagio Chirenti, contadino, sindacalista e sindaco; ed infine Giuseppe Taurino, in sostituzione di Lucio Romano, che ha trattato della romantica attualità di Carlo Mauro.
Di seguito riportiamo il discorso commemorativo di Antonio Mellone sulla passione e la lotta della nostra concittadina Luisa Palumbo...".

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Luisa Palumbo (La Isa): passione e lotta

Questa sera ho l’onore di parlare di un nome, celebrandolo (alla fine di ognuno di noi non resterà che il nome): quello caro di Luisa Palumbo (1920 - 2003), meglio nota come la Isa, e ancor più nota quale pasionaria di Noha.
Come vedremo la Isa, comunista convinta, è stata una sindacalista battagliera, protagonista delle lotte per la rivendicazione dei diritti degli ultimi. Ma prima di tutto questo, la Isa era una Donna!
Ne parlerò sul filo della memoria, delle testimonianze e soprattutto del cuore.
Scopriremo come sia vero il fatto che certe figure inquadrate in ambienti “provinciali”, come Noha, meritano di essere fermate finalmente sotto il flash della Storia, la quale, benché “locale” o “micro” (come dice Antonio Antonaci), dovrebbe essere comunque scritta con la maiuscola. Per capirci meglio, diciamo che la Storia locale è Storia tout court: non c’è più Storia di prima scelta e Storia di seconda scelta. Di fatto la storia generale non può fare a meno della micro-storia, quella delle piccole località e della gente non blasonata spesso testimone o protagonista “muta” della Storia: così come è vero che ogni mosaico è, del resto, fatto da mille piccole tessere, tutte importanti.
Questa sera, dunque, parlerò di una di queste tessere musive.
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Conobbi la Isa in circostanze particolari.
Eravamo nel 1983. La mia famiglia come numerose altre famiglie di Noha (e di Galatina) trovava sostentamento nell’agricoltura.
Nell’ambito di questo settore la coltivazione che assorbiva i pensieri e le energie e le ore del giorno e della notte di tutti i membri della mia famiglia, incluso il sottoscritto, era il tabacco…
Ora vi devo confessare che non solo non ho mai amato, ma neanche provato la pur minima simpatia questa coltura (e, a dirla tutta, nemmeno per le altre: verdura, vigneto ed uliveto, le principali, non collimavamo punto né con le mie aspirazioni, né con i miei hobby: l’idea dell’agricoltura quale sbocco occupazionale non mi sfiorava il pensiero: nemmeno come ripiego). Diciamo che la campagna mi sarebbe piaciuto intenderla al più come villeggiatura. Le mie braccia preferivano il carico di dieci libri pesanti, ma non uno di una “filza” di tabacco.
I miei genitori ovviamente non mi avrebbero permesso di trascorrere l’estate nel “dolce far nulla”: era un lusso che solo alcuni dei miei amici, più fortunati di me, potevano permettersi. L’ozio non era contemplato né negli schemi mentali né nel vocabolario dei miei familiari, e, a dire il vero, neanche nei miei.
Bisognava dunque trovare un’alternativa all’aborrito tabacco.
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Il bisogno aguzza l’ingegno anche dei ragazzini. Il mio mi portò in quell’amena località di mare al nord di Gallipoli che risponde al nome di “Lido Conchiglie”, dove venni assunto per tutta l’estate (e così per le successive quattro bellissime “stagioni”), in qualità di cameriere, alle dipendenze del grazioso hotel-pensione denominato appunto “Le Conchiglie”, un complesso turistico allora di proprietà proprio della signora Luisa Palumbo, nonna di Tony Serafini, un mio compagno di classe delle medie, qui presente, che di fatto era stato il mio “gancio”. Anche egli, colà, non era, oltre tutto, in vacanza, ma cameriere, al pari di me (non c’erano forme di nepotismo per la Isa!)…
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La proprietaria era, dunque, una anziana signora corpulenta, anziché no; ma attivissima, soprattutto in cucina, e combattiva, come vidi, financo al mercato del pesce di Gallipoli, dove conosciuta da tutti, veniva rispettata anche dal più incallito e smaliziato pescivendolo all’ingrosso.
La cosa che colpiva subito della Isa, a Lido Conchiglie dove visse gli ultimi vent’anni e più della sua vita, era un nugolo di cani e gatti che per la strada la seguivano o la precedevano: insomma l’accompagnavano ovunque movesse il suo passo lento e grave. Erano povere bestie randagie, abbandonate da gente violenta e senza scrupoli, delle quali la Isa si prendeva amorevole cura.
Questa donna dalla folta canizie, all’inizio mi sembrò burbera: compresi invece, in seguito alle nostre conversazioni (e ce ne furono molte) che la Isa aveva temprato il suo carattere coraggioso e agguerrito, ma in fondo altruista, alla scuola dura delle battaglie e delle mobilitazioni, degli scioperi e delle persecuzioni degli anni cinquanta che avevano finalmente interessato la provincia di lecce; lotte senza le quali inesorabilmente si sarebbe rimasti ai tempi del feudalesimo dei servi della gleba.
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Mi rammarico di non aver approfondito e di non aver raccolto altre informazioni di prima mano da quella protagonista della Storia, animosa ed intrepida: quella donna che ha sfidato la storia del “ciclo dei vinti” (di verghiana memoria), contribuendo a cambiarla, questa storia!
Ma credo di esserne scusato: non ero che un imberbe sedicenne.
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La Isa fu un’attivista politica soprattutto negli anni cruciali delle lotte per i diritti delle tabacchine e successivamente negli anni delle contestazioni sessantottine, dove a lecce, a Roma e altrove, era sempre in prima fila (lei allora casalinga) a fianco degli operai e degli studenti universitari, negli scioperi, nelle manifestazioni e nelle lotte che cambiarono il mondo, sulle note di “Avanti popolo”, “Bella ciao”, “L’Internazionale”…
Canti di Resistenza!
E sventolio di bandiere rosse con falce e martello, simboli del lavoro dei campi e delle fabbriche: vessilli che garrivano con fierezza ad ogni vento, specie se contrario.
Una volta le chiesi spiegazioni circa una sua cicatrice sulla fronte. Mi disse che si trattava del ricordo di un tumulto avvenuto nella capitale, allorché racimolò una manganellata sulla fronte, il cui segno (una ventina di punti di sutura!) rimase quale marchio indelebile della sua indole, che pare volesse dire agli interlocutori: “mi spezzo, ma non mi piego”.
La sua passione era quella di “contagiare” con le sue idee rivoluzionarie, lavoratrici e lavoratori, di quella voglia di libertà e di diritti necessari alla costruzione di una moderna democrazia. Soleva ripetere in codesta funzione, quasi didattica, nei confronti dei suoi concittadini: “…Accorgiamoci dell’ingiustizia! Se ci mettiamo insieme, se ci difendiamo, allora i padroni borghesi non possono far nulla. I diritti si ottengono con la lotta. Se non difendi il tuo pane, nessuno ti tutela…”.
Ed ancora: “Cercavamo di parlare alle tabacchine, in riunioni di caseggiato, nelle fabbriche, nelle borgate, nei locali più svariati per renderle edotte della loro condizione e dei loro tabù. Non era facile. C’era tanto da lavorare. Ce ne voleva per far comprendere questi principi.” (Queste appena proferite sono parole estrapolate dallo stupendo documentario di Luigi del Prete (anch’egli qui presente) intitolato “Le tabacchine. Salento 1944 – 1954”, edizioni Easy Manana; parole non molto dissimili da quelle che mi comunicava di persona).
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La Isa ha vissuto nell’ambiente rurale, come era quello di Noha, che non dava spazio a nessuno: figuriamoci ad una donna.
Mentre le altre compagne della stessa classe d’età della Isa negli anni ‘50 conducevano la loro vita di “schiavette” in seno alla famiglia o in mezzo ai campi (o le più “fortunate” in fabbrica) senza il diritto di parola o addirittura di pensiero, la Isa studiava, leggeva libri e riviste, e giornalmente “l’Unità”, quotidiano comunista (che cercava anche di distribuire e vendere specialmente nelle manifestazioni, anche come forma di autofinanziamento).
Le generazioni di oggi non possono avere nemmeno una pallida idea di cosa questo potesse allora significare: era questa una vera e propria rivoluzione, uno stravolgimento inaudito di uno status quo. Una donna poi!
Il lungo commercio con le lettere, la sua dote naturale di comunicativa, ma soprattutto le convinzione che era necessario agire, spingeranno la Isa a diventare un’agguerrita sindacalista, ovviamente della CGIL, o meglio una “capopopolo”, sempre presente nelle piazze e sui palchi dei comizi (anche improvvisati), nei quali sempre prendeva la parola: che scandiva con risolutezza e con un italiano impeccabile.
Si elevava in alto questa voce di Donna; e incantava, caricava gli animi scoraggiati dei “vinti”, quelli che ai propri figli potevano donare soltanto fame e freddo.
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La Isa diviene quasi un mito per i contadini di Noha e le altre operaie e tabacchine: la persona alla quale rivolgersi per ogni istanza, per la tutela e la rivendicazione dei diritti dei propri diritti di lavoratori: l’altra faccia dei diritti umani.
La Isa non spingeva alla ribellione soltanto per la povertà, la paga misera, il riconoscimento degli assegni di maternità, la fame, lo sfruttamento, la corruzione, ma soprattutto per il peso insopportabile della dignità calpestata e l’oltraggio del ricco: concessionario del tabacco o proprietario terriero che fosse.
La Isa non era affetta mai da timori reverenziali, nemmeno nei confronti del prefetto di lecce, il tremendo Grimaldi, che voleva sminuire il valore della sua rappresentanza. La Isa fu una delle organizzatrici, insieme a tanti altri compagni, di uno sciopero straordinario (era il 24 settembre 1944). All’indomani di quella memorabile notte preparatoria la ribelle si presentò dal Prefetto, perché era di commissione, dicendogli: “Venga Eccellenza! Le faccio vedere le tabacchine che rappresento!”
Affacciatosi alla finestra il Prefetto non credeva ai propri occhi: circa 40.000 tra contadini e tabacchine gremivano le piazze e le strade dell’aureo barocco di lecce.
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I contadini e le tabacchine si spaccavano le braccia, le ossa, la schiena: la terra arida dava magre ricompense. La campagna povera del sud dell’Italia doveva diventare una civiltà alla scuola della fame e della dignità.
Bisognava far capire che il lavoro era una condizione collettiva, tanto più dignitosa quanto più il capitale ed il lavoro (i due fattori classici della produzione) erano remunerati con equilibrio e bilanciamento.
Ma non era facile: chi per paura di perdere anche quel poco che aveva, chi per pigrizia, chi per ignoranza, chi per quieto vivere, pur accettando in linea di principio quelle istanze, difficilmente si esponeva in prima persona rivendicando ciò che gli spettava.
Proprio per questo, per il contesto da vera e propria cappa feudale, il merito della Isa va raddoppiato. Anzi decuplicato.
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La lotta e la passione della Isa dovrebbero camminare oggi sulle nostre gambe. Altrimenti sarebbe inutile questa sera starne qui a parlare. Ecco: la democrazia è una conquista giornaliera. Mai definitiva!
La fissità arcaica di rapporti sociali fondati sull’abuso della vita non è poi così lontana dai nostri tempi. Chi ha sfogliato L’Espresso di qualche settimana fa, allorché si parlava dei nuovi schiavi, avrà avuto modo di capire che proprio nella nostra Puglia, nei nostri campi c’è una realtà feroce, che non ama i riflettori, ma che non deve faticare tanto per nascondersi...
Il caporalato non è un cimelio antico, rispolverato in occasione di una coraggiosa inchiesta giornalistica: è invece una miscela nauseabonda di lavoro nero e criminalità, anche mafiosa. E non c’è differenza se il lavoratore è pugliese o extracomunitario o se è un contadino di colore schiavizzato nella raccolta dei pomodori del foggiano, o una badante dell’est europeo sottopagata e senza orari di lavoro.
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Oggi si assiste tra l’altro a fenomeni strani che colpiscono molti lavoratori dipendenti, “invitati” a lavorare così tanto da stravolgere il senso stesso della natura del lavoro, che è mezzo e non fine della vita.
Approfondendo la ricerca si scopre che la giornata lavorativa di 10 o 12 ore sta diventando (oggi, 2006!) per molti un’eccezione sempre più rara: “capireparto” di ipermercati impegnati per circa 72 ore settimanali, senza contare le eventuali domeniche; brillanti laureati cooptati da multinazionali di consulenza aziendale, che dopo i massacranti turni settimanali, sono costretti a portarsi il lavoro a casa (per “terminare la relazione nel week-end”). E, sia chiaro, spesso non si hanno alternative.
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Per carità: io sono il primo a rimproverare il giovane, magari trentenne, mammone e pigro, che oggi si aspetta la manna dal cielo, il posto di lavoro scodellato bello e pronto e a tempo indeterminato, solo perché “ha studiato”.
Penso che gli anni di gavetta siano necessari, per tutti. Aggiungo perfino (e lo dico con coraggio in questa assise di sindacalisti!) che una quota di “sfruttamento”, allo scopo di imparare un mestiere, debba essere messa in conto… Ma una cosa è dire questo, un’altra è pensare di mantenere la “competitività aziendale” attraverso codeste inqualificabili politiche gestionali. Politiche che ovviamente non vengono mai chiaramente esplicitate: nessuno ti chiede palesemente di passare la vita dentro l’azienda; nessuno ti obbliga a rimanere fino a sera; devi solo saperti organizzare e raggiungere gli obiettivi prefissati…
Ma in questo modo tu sei solo contro il mondo intero!
La corsa frenetica verso il profitto spinge l’uomo a calpestare la dignità di un suo simile, che poi è un suo “collega”. Il lavoro è un diritto di cittadinanza, non una merce grezza di scambio!
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Chiudendo la parentesi e ritornando al nostro tema diciamo che la Palumbo (per dirla con il nostro presidente Nichi Vendola) era “rea di porto abusivo di sogno”.
Anzi aggiungiamo dicendo che tendenzialmente era colpevole e recidiva. Viveva in una realtà da incubo ma nutriva il sogno in cui le persone sono finalmente più importanti delle merci e dei soldi.
Se non ci fossero stati i capipopolo come la Isa oggi saremmo ancora alla condizione dei dipendenti dell’800, quelli della prima rivoluzione industriale. La lotta non serve ad un solo bracciante o ad un operaio; quell’unione serviva (e serve) al benessere di tutti.
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La Isa ora riposa in pace nella cappella di famiglia nel cimitero di Noha. Intorno alla sua tomba in primavera ho visto crescere spontanei gruppi di papaveri rossi. E ci stanno bene.
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Non so che rapporto con Dio o con la trascendenza possa la Isa aver avuto.
Mi pare che fosse atea, o scettica, o agnostica, o comunque una cristiana non praticante; ma di lei ammiravo la fede profonda nella continuità della vita, il senso assoluto del dovere, quello che ha spinto molti non credenti, anche altrove nel mondo, alla tortura pur di non tradire gli amici, o altri ancora a farsi appestare per guarire gli appestati: è questo il “lasciare il messaggio nella bottiglia”, perché in qualche modo quello in cui si credeva, o che sembrava bello, possa essere creduto o appaia bello a coloro che verranno.
La Isa, forse, potrà pur non aver avuto esperienza di trascendenza, ovvero l’abbia perduta, ma credo che si sarà sentita confortata dall’amore per gli altri e dal tentativo di garantire a qualcun altro una vita vivibile anche dopo la sua scomparsa. Sono questi gli spiriti grandi quelli che aiutano l’umanità a crescere e diventare più giusta e civile.
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Così concludeva la Isa (e concludo anch’io) la sua intervista a Luigi del Prete, ripresa per il citato documentario sulle tabacchine: “Finchè ci sarà il ricco che può comprare ed il povero che si fa comprare non ci sarà giustizia. E quei pochi che vogliono uscire da questa oppressione ci rimettono la pellaccia!...”.
E ancora: “Oggi la donna del Salento e degli altri paesi, l’emancipazione l’intende nelle calze di nailon, nel cappotto di pelliccia, nella macchina… Ma la vera emancipazione non è questa. In questi termini l’emancipazione… non c’è! Ma la vera emancipazione è chiedersi: chi sono io, che cosa posso dare alla vita, che cosa posso ricevere dalla vita…”.
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Ecco: la Isa potrebbe pur aver avuto tutti i difetti di questo mondo, ma basterebbero queste ultime sue parole per erigerLe un monumento alto fino al cielo!


ANTONIO MELLONE
 
Di Redazione (del 13/01/2017 @ 21:18:59, in Comunicato Stampa, linkato 105 volte)

Si torna in campo nel campionato regionale di serie D dopo la pausa per le festività natalizie. Ad essere più precisi, si sarebbe già dovuti scendere sul terreno di gioco per disputare la nona giornata del torneo che prevedeva la sfida con la Bee Volley lecce, rinviata, assieme a tutte le altre partite, in seguito all'allerta meteo diramata dal Dipartimento regionale della Protezione Civile per i giorni 7 e 8 gennaio.

Persa l’occasione di mantenere la vetta della classifica, dopo la sconfitta al tie-break contro il Leverano nell'ultimo turno giocato, i ragazzi di mister Nuzzo sono chiamati ora a rimettersi in corsa, già a cominciare dalla partita in calendario Sabato prossimo a Torre Santa Susanna. Con questa gara inizia il girone di ritorno e le sfide si fanno sempre più interessanti.

"Ci apprestiamo a tornare in campo in un incontro ufficiale - dice il tecnico della Showy Boys, Gianluca Nuzzo - la sosta per le festività e il successivo stop forzato a causa del maltempo non hanno fermato il nostro lavoro in palestra in vista del giro di boa del campionato di serie D. Sabato ci aspetta un confronto difficile al cospetto di un avversario che, in modo particolare tra le mura amiche, riesce ad esprimere un buon gioco. La giovane squadra di mister Rosato è composta da buone individualità ma la caparbietà e la coesione del gruppo sono il suo punto di forza".

La partita New Volley Torre - Showy Boys Galatina, valida per la 10a giornata del campionato regionale di serie D girone C, si gioca Sabato 14 gennaio, alle ore 18:30, presso la palestra della scuola media "Mazzini" di Torre Santa Susanna (Brindisi).

www.showyboys.com

 

Sindaco ed Assessori, con supponenza ed arroganza, si candidano, con forza, ad essere ricordati come i più contraddittori della storia amministrativa galatinese.

Da ultima la querelle sulla TASI, tra scadenze di legge ignoratee disattese e verbali di delibere di Consiglio Comunale "INTEGRATI” con argomenti mai dibattuti e "DISTRATTAMENTE" inviati al Ministero Delle Finanze.

Il Sindaco Montagna e l'Assessore al Bilancio De Donatis, con l’avallo del resto della maggioranza, stanno spingendo Galatina verso il fallimento non solo politico ma soprattutto finanziario se, come crediamo, la TASI, così come concepita, non potrà essere applicata, con la conseguente apertura a ricorsi da parte dei cittadini.

La poca chiarezza avrà quindi l’effetto di mettere in discussione il bilancio comunale 2014.

Superficialità, improvvisazione, sistematica confusione regolamentare e l'utilizzo fantasioso e strumentale dei numeri, rischiano di far pagare un prezzo troppo alto a Galatina;  E’ per questo che sosteniamo, con piena convinzione e forza, la richiesta d'intervento, inoltrata dal Consigliere Comunale Marcello Amante, al Prefetto di lecce, affinché venga garantita chiarezza e legalità.

Ciò detto, invitiamo il Sindaco Montagna all' assunzione delle proprie responsabilità politiche, a prendere atto del fallimento definitivo della sua squadra assessorile traendone le ovvie conseguenze.

Galatina in Movimento

Galatina altra

novaPolis Galatina

Movimento per il Rione Italia

 

Allegato 1

Allegato 2

Allegato 3

 
Di Albino Campa (del 11/01/2011 @ 21:16:54, in Comunicato Stampa, linkato 2186 volte)

AEC delegazione Italia Associazione ha interesse ad organizzare, per l’anno 2011, il concorso Fotografico di Beneficenza: “Vecchi e Antichi Mestieri”: Viaggio fra quelli che un tempo erano gli antichi mestieri praticati nel nostro territorio, così ricco di spunti interessanti, di tradizioni e di magiche atmosfere.

 

Il Concorso Fotografico di Beneficenza è aperto a tutti i fotografi, dilettanti, amatori o professionisti.

Ogni autore dovrà depositare, a partire dal 15 Gennaio 2011 e fino al 28 Febbraio 2011, insieme alla propria opera e alla scheda di iscrizione, la somma di euro 5,00= (cinque,00) che l’Associazione devolverà poi in beneficenza a:

Associazione Fondo di Solidarietà Permanente

Cuore e Mani Aperte verso chi soffre - Onlus

Iscritta al n. 771/07 del reg. reg. Puglia

Cod. Fisc.: 93060270753

Sede Leg.: Casa di Accoglienza "S. Caterina Labouré"

Presidio Osp.: "V. Fazzi" - V.le Moscati, 1 - lecce

 

            Le somme raccolte con l’iscrizione dei partecipanti e di quanti vorranno sostenere il progetto, con adesione all’iniziativa, consentirà di finanziare l’acquisto di una “Bimbulanza”.

            Tale progetto, sostenuto dall’Associazione Cuore e mani aperte, nella persona di Don Gianni Mattia, ha come obiettivo quello di sdrammatizzare e di rendere meno traumatico il potenziale viaggio in ambulanza di un bambino attraverso l’acquisto di una ambulanza idonea e attrezzata al trasporto dei bambini.

            Le opere ammesse al concorso saranno oggetto di una mostra fotografica che sarà allestita dal 19 Marzo 2011 al 27 Marzo 2011 presso il Centro Commerciale Ipercoop lecce Mongolfiera di Surbo (lecce).

            Conseguentemente, alla data del 02 Aprile 2011, presso la sala Celestino Contaldo – Palazzo della Cultura “Zeffirino Rizzelli in Galatina (LE), a tutti i partecipanti i cui lavori saranno stati ritenuti idonei al tema in oggetto del medesimo Concorso Fotografico in Beneficenza, nonché precedentemente esposti nella summenzionata mostra permanente, verrà rilasciato pubblicamente un attestato di partecipazione.

            Le tre opere ritenute di maggiore pregio saranno comunque premiate.

            In tale circostanza, con la presenza delle Autorità locali, verranno pubblicamente consegnati all’Associazione Fondo di Solidarietà Permanente Cuore e Mani Aperte verso chi soffre – Onlus, tutti i fondi raccolti con l’iscrizione al Concorso Fotografico in Beneficenza per il progetto BIMBULANZA.

Il regolamento del concorso, con la scheda di partecipazione è scaricabile sul sito www.tutelare.it

 

Il Vice Presidente A.E.C. per la Regione Puglia
E Presidente A.E.C per la Provincia di lecce

Avv. Valentina Castorina
 
Di Redazione (del 07/03/2016 @ 21:16:05, in Comunicato Stampa, linkato 380 volte)

I partiti e le liste della coalizione di centro sinistra che compongono la maggioranza di governo  della citta’ di galatina

CHIEDONO LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DELLA CSA SPA DOTT. ALFREDO TORRONE

non condividendo le modalita’ del suo operato  ed in particolare l’aver presentato formale querela-denuncia nei confronti della dirigente arch. Rita taraschi e dell’intera amministrazione comunale. Tale atto risulta infatti manifestamente abnorme rispetto all’autonomia del presidente nella gestione della partecipata,  ancor piu’ alla luce della pubblicazione della sentenza del tar lecce che ha travolto la sospensiva del consiglio di stato.
A cio’ si aggiunga che la consigliera di amministrazione di nomina pubblica, ing. Maria grazia gnoni, in data 3 marzo u.S. Ha rassegnato le dimissioni dalla carica denunciando la mancata comunicazione e condivisione delle scelte societarie attuate negli ultimi mesi, a partire dalle azioni intraprese dal presidente torrone verso il comune di galatina e negli ultimi giorni anche verso i lavoratori della societa’ stessa.
Altrettanto grave, infatti,  risulta essere la tensione ingenerata sugli operai della csa spa e per il tramite di essi sull’amministrazione comunale, socio di maggioranza, creando un ingiustificato clima di panico fra i dipendenti della partecipata.
Pertanto alla luce di questi gravi fatti, i partiti e le liste che compongono la coalizione del centro-sinistra auspicano che il presidente torrone rassegni immediatamente le dimissioni, essendo oltretutto venuto meno il  rapporto fiduciario  con il sindaco e con l’intera amministrazione comunale come gia’ palesato nell’ultimo consiglio comunale.

Il segretario del partito demoratico – Antonio De Matteis
Il segretario del partito della federazione della sinistra – Cesare De Pascalis
La coordinatrice della lista patti chiari di pietro – Patrizia Sabella
I coordinatori della lista montagna – Sandro Mino e Augusto Fachechi

 
Di Redazione (del 17/03/2014 @ 21:15:00, in Comunicato Stampa, linkato 1049 volte)
E’ aperto il sipario sulla Stagione di Prosa che l’Amministrazione Comunale di Galatina, dopo un lunghissima interruzione, ha voluto fortemente far rivivere con un ciclo di cinque  spettacoli di qualità che porterà al Teatro Tartaro, sin dal 20 marzo e fino al 3 maggio 2014,  interpreti di prestigio tra cui Giobbe Covatta e Michele Placido.

In collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, sotto l’egida del Ministero per i Beni, le Attività Culturali e Turismo, e della Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo, la Rassegna è rivolta non solo al pubblico affezionato, che ha accolto la notizia con grande entusiasmo, bensì a tutti i cittadini e in particolare agli educatori e ai giovani. L’Amministrazione Comunale tutta, consapevole dell’impegno di energie e delle risorse investite in un momento di generale difficoltà, ha inteso assumere un atteggiamento di non rinuncia, riproponendo la “Stagione Teatrale” che a partire dal 1988 e fino alle soglie del 2000 aveva portato in scena al CavallinoBianco indimenticabili opere.

Giovedì 20 marzo,Una serata veramente orribile” per inaugurare con Carmela Vincenti,attrice brillante e versatile, incontri con il pubblico che si presentano, tra comicità, ironia e satira,occasione di divertimento e  improvvisazione, affidata alla bravura di attrici e attori che si sono già cimentati  in avventure sceniche difficili su ben altri gloriosi palcoscenici, con grande apprezzamento di critica e di pubblico.

Capa tosta, passionale e generosa, con questi aggettivi si definisce la Vincenti, cresciuta da Mirabella e stimata da Banfi,già conosciuta dal pubblico di Galatina in una esilarante serata della scorsa estate. Intriganti la raffinata esistenza di “nostra signora del crudo”,le feste anni ’60, la vita e le confessioni di una donna che ci racconta il vero nudo e crudo, in Una serata veramente orribile, nel senso buono, cioè assai forte.

Gli altri protagonisti, tutti meridionali, sono Ippolito Chiarello e Egidia Bruno che, appena dopo il recital “6°(sei gradi)” di Giobbe Covatta, con “Oggi Sposi” lui, e con “La mascula” lei,ci regaleranno straordinari momenti, narrando di temi e di stereotipi con stile, passione e riguardo alla saggezza popolare ma fuori da schemi ordinari. Il 3 maggio,Serata d’onore” (poesia e musica),appuntamento esclusivo  con Michele Placido per chiudere un cartellone che ha puntato sulla qualità dell’offerta culturale.

Giobbe Covatta, comico, attore e scrittore di grande successo, deve la sua fama nazionale a Maurizio Costanzo Show, doveinizia la sua carriera fortunata anche nel campo dell’editoria, a partire dal primo libro Parola di Giobbe. Nel 2010 porta in teatro Trenta, uno spettacolo dedicato ai 30 articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani. A marzo 2011, in coppia con Enzo Iacchetti a teatro con “Niente progetti per il futuro" una commedia con ben 87 repliche nei teatri di tutta Italia. A gennaio 2012, debutta in 6° (sei gradi). Anche in questo caso il numero ha un forte significato simbolico: rappresenta l’aumento in gradi centigradi della temperatura del nostro pianeta. Covatta, in  “6°(sei gradi)” ,attore-autore del testo insieme a Paola Catella, si è divertito a immaginare le stravaganti invenzioni scientifiche, ma anche sociali e politiche, che l’umanità metterà a punto in futuro per far fronte all’emergenza ambientale.Per tutti giovedì 27 marzo un’occasione per sorridere degli “scherzi”  del grande comicosul tema della sostenibilità del Pianeta e delle sue popolazioni.

Ippolito Chiarello è unartista eclettico che, spaziando dal teatro al cinema e alla musica,si è cimentato principalmente come attore ma ha praticato anche la strada della regia e della formazione anche in ambito di disagio sociale. Ha lavorato per circa dieci anni con la Compagnia Koreja di lecce e con altre compagnie pugliesi. Al cinema come attore ha partecipato, tra gli altri, ai film "Italian Sud-Est”, “Galantuomini" e "Fine pena mai”.
Con la sua Compagnia, Nasca Teatri di Terra, ha prodotto, scritto e interpreta da dieci anni con successo lo spettacolo "Oggi Sposi”.

 “Oggi Sposi” inreplica a Galatina venerdì 11 aprile è uno spettacolo “leggero”, tra il serio e il comico, un alternarsi ubriacante di sollecitazioni al riso e all’emozione, secondo i canoni del teatro comico musicale. Attraverso la musica, la letteratura, l’improvvisazione e le massime della saggezza popolare l’attore scava “pericolosamente” nei meandri del “rapporto di coppia” raccontando anche  della sua stessa vita, con gli amori finiti e quelli mai iniziati.

Egidia Bruno è un altro volto noto a Galatina. Attrice dal dicembre 1990, la sua attività artistica è caratterizzata dalla trasversalità,dal teatro di prosa tradizionale, a quello di narrazione, a quello per ragazzi, dalla televisione al cinema, dalla radio al cabaret. Tutto questo la porta a essere coautrice dei suoi testi: “Io volevo andare in America e invece so' finita in India”, “Non sopporto le rose blu”, sviluppando la corda a lei più congeniale, quella dell'ironia. Dopo il successo di “La mascula” nel 2007 scrive e interpreta lo spettacolo “ANTIGONE 2000 d.C. ‘Na tragggedia!!”. La svolta, quindi, con “ W l'Italia.it... Noi non sapevamo", monologo "serio" sulla “questione meridionale”, rappresentato il 23 novembre 2012 a Galatina nell’ambito della Rassegna Culturale Identità in Dialogo _ guardare la Storia dal Sud, e con il quale vince il premio internazionale "Teatro dell'Inclusione - Teresa Pomodoro" 2012 .

Torna martedì 29 aprile con  “La Mascula scritto e diretto con Enzo Jannacci, per raccontare di un pallone calciato da gambe femminili nel Meridione d'Italia. Si racconta la storia di Rosalbadetta la mascula a cui piace giocare a pallone. La storia di un modo di essere, inconsapevole della sua purezza, e forse per questo ancora più libero. La storia di una libertà che non ha bisogno di provocare.

Michele Placido, attore tra i più carismatici e apprezzati degli ultimi vent'anni, vanta una lunga carriera cinematografica e teatrale, oltre ad una positiva esperienza come autore e regista. In tutti i ruoli interpretati emerge sempre uno spiccato interesse per le problematiche sociali, affrontate con grande sensibilità e coraggio.

L’appuntamento esclusivo a Galatina sabato 3 maggio conSerata d’onore” è un omaggio al teatro. Passeggiando nella sua vita tra teatro e cinema, Placido farà rivivere magicamente le più classiche poesie d’amore. Alla poesia si alternerà la canzone, lasciando il posto per l'umorismo e le risate.

All’insegna di Il teatro è azione! lacampagna abbonamentiè stataaperta con la presentazione della Rassegna nella conferenza stampa a Palazzo Orsini mercoledì 12 marzo scorso.

È già quindi possibile acquistare la tessera e i biglietti presso il botteghino del Teatro Tartaro ( Corso Principe di Piemonte,n.19 - tel.0836 568653) che sarà aperto dal martedì alla domenica dalle h.19:00 alle h. 22:00.

(comunicato del Servizio Cultura e Comunicazione Città di Galatina)

 
Di Redazione (del 11/02/2015 @ 21:14:53, in Recensione libro, linkato 859 volte)

Giovedì 12 febbraio 2015 alle ore 18.30, presso la sala del bellissimo Caffè Cittadino sito in piazza S. Oronzo a lecce avrà luogo la presentazione del libro di Michele Liguori "Vivere" (ed. Arti Grafiche Marino, lecce, 2015).

Michele Liguori ha trascorso la sua infanzia a Noha, ai tempi del secondo dopoguerra. Sicché Noha in qualche modo è andata a finire in questo libro; anzi ne è uno dei "personaggi" principali.

Interverranno Antonio Mellone e l'autore del libro.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

 

 

 

 
Lo smaltimento della frazione umida rappresenta ancora il maggiore problema nel ciclo di gestione dei rifiuti solidi urbani. Essa costituisce la maggior parte della nostra produzione di rifiuti e sviluppa serie problematiche ambientali ed economiche, soprattutto quando la relativa modalità di smaltimento consiste ancora nell'anacronistica pratica di fare ricorso ad inceneritori e discariche. Il Comune di Galatina, come tanti altri Comuni della Provincia, nonostante il buon livello di raccolta differenziata, soffre l’assenza di idonei impianti di compostaggio sul territorio, unica vera soluzione al problema. La delibera di giunta regionale che mette a disposizione fondi FERS 2007-2013 per un'ammontare di 12,5 mln di euro da impiegare nella realizzazione di impianti di compostaggio di comunità, ( piccoli impianti a servizio di realtà locali con meno di 4000 abitanti ), rafforza e da prospettiva ad un modello di gestione decentrata e distribuita sul territorio, che potrebbe crearsi , attraverso la realizzazione di impianti di compostaggio di comunità modulabili nella loro dimensione in funzione delle peculiari esigenze dei territori. Nella sostanza ci si auspica che ogni Comune possa gestire sul proprio territorio la propria frazione umida, attraverso un'architettura impiantistica distribuita, in modo da ridurre l’impatto ambientale ed i costi di gestione. Riteniamo necessario aprire un confronto pubblico, per dare un'alternativa all’ipotesi di realizzare in provincia di lecce n° 03 impianti di compostaggio di grandi dimensioni, ognuno di capacità di 35.000/40.000 Ton/Annue. Peraltro si deve anche considerare che le risorse messe a disposizione dalla Regione Puglia per la realizzazione di tali tipologie di impianto, dovranno essere spese e rendicontate entro il 31/12/2015, termine molto difficile da rispettare per i mega impianti. Al contrario per la tipologia impiantistica diffusa, di tipo modulare, si prevedono tempi certamente inferiori. Confidiamo che l'OGA – L'Organo di Governo d'Ambito – agisca responsabilmente nei modi e nei tempi idonei per scongiurare la perdita di tali risorse economiche. I vantaggi di avere centri più piccoli e diffusi sul territorio sono molteplici: minori costi di gestione e smaltimento, minimizzazione dell'inquinamento dovuto ai trasporti stradali (stimato in diverse centinaia di migliaia di km), maggiore facilità di controllo da parte delle amministrazioni e dei cittadini. Inoltre si eviterebbero i potenziali “effetti collaterali” dovuti ad una gestione centralizzata di ingenti quantità di rifiuti e di denaro. Questa alternativa potrebbe essere un'opportunità per tutti i Comuni di gestire “in-house” tale servizio attraverso la creazione di una cooperativa di comunità, il quale è un interessantissimo strumento formalizzato da poco dalla Regione Puglia per la gestione dei servizi locali.
Lavoreremo affinché il Comune di Galatina porti questa proposta nelle assemblee decisionali dell’ATO LE/2 e ci facciamo promotori della formalizzazione di un tavolo istituzionale fra tutti i comuni interessati.


Antonio Congedo
Consigliere Comunale al Comune di Galatina
Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista

 
Di Redazione (del 03/01/2017 @ 21:10:49, in Comunicato Stampa, linkato 370 volte)

«Darò mandato a un legale affinché valuti quali siano le possibili azioni da intraprendere per fermare lo scempio deciso dalla politica sull’ospedale “Santa Caterina Novella”». La decisione di Giampiero De Pascalis, candidato sindaco di Galatina sostenuto da Cor, Psi, Udc, e dalle liste civiche Agorà e La Città, è maturata questa mattina dopo l’incontro con il direttore sanitario del “Santa Caterina Novella”, Giuseppe De Maria, e il personale sanitario. L’incontro è stato organizzato dai parlamentari dei Conservatori e Riformisti Francesco Bruni, Roberto Marti, Rocco Palese e dai consiglieri regionali Erio Congedo e Luigi Manca che hanno invitato il candidato sindaco di Galatina a partecipare. «Sulla pelle dei cittadini, non solo galatinesi e dei residenti nei comuni limitrofi, sono state fatte scelte irrazionali – insiste De Pascalis – che si giustificano solo con la forza che hanno avuto politici di altri territori nel farsi ascoltare a Bari. È stato deciso di far morire l’ospedale di Galatina che, posso testimoniare, si caratterizzava come centro di eccellenza e il problema non è di campanile. Dietro le scelte della politica c’è l’utilizzo dei soldi pubblici e allora mi chiedo come si possa giustificare che una struttura come il nostro ospedale possa essere ridotta a fare quasi nulla mentre si dovranno spendere soldi pubblici per rendere idonee altre strutture ospedaliere. Se a questo aggiungiamo che fra lecce e Gallipoli c’è solo l’ospedale di Galatina che la politica ha deciso di penalizzare spingendolo verso una china pericolosa per la salute pubblica, allora mi chiedo dov’era la politica locale quando si compiva il misfatto. Cosa hanno fatto la precedente amministrazione e il Pd? Noi cittadini conosciamo bene la risposta».

E poi l’affondo: «Poteva essere un ospedale da 600 posti letto e lo vogliono ridurre a 160 posti letto contro gli attuali 255 e questo significa che la maggior parte dei reparti sarà chiusa e abbandonata. Premesso che il decreto ministeriale 70, con cui sono stati fissati gli standard ospedalieri, è stato redatto dal ministero della Salute e da quello dell’Economia, ne consegue che c’è particolare attenzione all’equilibrio dei conti. Mi chiedo, perciò, se l’ospedale di Galatina avrà, dopo il ridimensionamento, minori costi di gestione o se per la parte inerente la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti e per le pulizie rimarrà comunque l’attuale costo spalmato su un numero di letti inferiore. Il mio timore è che il costo del posto letto possa non diminuire e un domani potremmo sentirci dire che l’ospedale, nonostante le tante professionalità presenti, non è efficiente. Ma la schizofrenia delle scelte è palese se si esaminano gli atti della Regione. Il Regolamento ospedaliero varato dall’amministrazione Vendola accorpava Copertino e Galatina come ospedali di primo livello e Scorrano ospedale di base. Successivamente è intervenuto il dm 70 che ha impedito scelte da Ponzio Pilato (accorpare per non scegliere chi fa cosa) e il Piano di riordino elaborato dall’amministrazione Emiliano ha declassato a pronto soccorso di base sia Galatina che Copertino e ha promosso Scorrano a ospedale di primo livello. Vogliamo capire il perché di queste scelte e vogliamo un’operazione di trasparenza sullo stato delle strutture e sulla loro capacità di rispondere alla domanda di salute dei cittadini».

Maddalena Mongio'

 
Di Redazione (del 17/03/2014 @ 21:10:37, in Politica, linkato 1046 volte)

I consiglieri comunali dell'opposizione Antonio Pepe, Giuseppe Viva, Carlo Carmine Gervasi, Marcello Amante, Giovanni Carlo Coluccia e Pasqualina Villani hanno richiesto la convocazione urgente di un Consiglio Comunale in adunanza straordinaria presso i locali del Palazzo di Giustizia di Galatina in via Monte Bianco, al fine di discutere in merito al mantenimento dell'ufficio del Giudice di Pace di Galatina, chiedendo di invitare il Prefetto di lecce e i Sindaci dei comuni della circoscrizione (Aradeo, Collepasso, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Soleto, Neviano, Seclì, Martignano, Sternatia e Zollino), i senatori e Deputati salentini, il presidente della Provincia di lecce e il Presidente dell'Ordine degli Avvocati di lecce.

 

Clicca qui per il download del file PDF.

 

 
Di Marcello D'Acquarica (del 04/02/2015 @ 21:09:59, in NohaBlog, linkato 785 volte)

Mi è capitato per caso di imbattermi in un triste racconto. La tristezza però ha avuto ragion d’essere perché, di fatto, si tratta di una storia vera, di persone comuni, come me o voi che state leggendo qui, e di un posto neanche tanto distante da casa nostra. Si tratta di orti fertili inquinati dal ricatto occupazionale, di malattie mortali, di ciminiere che sputano morte, di amministrazioni che si lasciano plagiare da sponsorizzazioni e compromessi politici. Ho deciso di condividerlo perché la similitudine con quello che sta accadendo a Galatina e dintorni (ovviamente Noha compresa), è alquanto inquietante.

I dati dello stato di gravità che interessano soprattutto Galatina, sono riportati dal Quotidiano di Puglia di qualche giorno fa, di cui allego il collegamento in rete:

www.quotidianodipuglia.it
di Marcello D’Acquarica
 

LA MORTE CHE DAL NORD 
ARRIVÒ NEL VOSTRO ORTO

La storia del Sud colonizzato che passa da Taranto - I puntata

di Gianluca Coviello

(E’ un giovane collega di Taranto, fra gli organizzatori del sorprendente Primo Maggio jonico promosso dal Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti di cui fa parte. Lavorava a Taranto Oggi, l'unico giornale che il responsabile delle relazioni esterne dello stabilimento siderurgico, come risulta dalle intercettazioni telefoniche, “accusava” di non accettare "suggerimenti" e aiuti dall'Ilva sotto forma di campagne pubblicitarie ben retribuite).

Immaginate di avere un orto adiacente alla vostra abitazione. Ipotizzate che un giorno uno sconosciuto bussi alla vostra porta e vi faccia una proposta: una bella ciminiera sul vostro terreno. Vi offre mille euro al mese, il doppio di quanto guadagnate rivendendo le vostre zucchine. Accettate. Nel giro di pochi anni arrivano aziende da lontano, dal nord, e iniziano a costruire la ciminiera. Arriva il progresso. Alcune ditte, sempre "straniere", si occupano di trasportare i materiali di costruzione; altre, poi, a lavoro ultimato, di provvedere al trasporto delle materie prime e del lavoro finito. Ai vostri vicini di casa viene dato solo il compito di cucinare per gli operai e di tenere pulito.

Passa qualche anno e vi accorgete che il vostro nipotino ha spesso la tosse. Ne passa qualcun altro e la zia si ammala. Dopo trent'anni dalla scelta di mettere a disposizione il vostro orto, tutta l'economia del quartiere gira intorno ai piccoli servizi forniti all'azienda (quelli più remunerativi continuano ad essere svolti da ditte del nord). La zia muore di tumore e vi arriva all'orecchio la notizia che anche quelli sull'altro versante della strada non stanno tanto bene.

Iniziate a pensare che la colpa sia della ciminiera e chiamate la proprietà, che non è più lo Stato ma dei privati, per esporre i vostri dubbi. Loro ti ascoltano e poi ti inviano un sacco di dati rassicuranti. Voi non ne capite molto di certe cose ma i nomi degli scienziati che sottoscrivono questi dati sembrano importanti. Parliamo di studi che vengono anche presentati in pubblico con in prima fila tutti i rappresentanti istituzionali. Ne hanno parlato anche in tv. Per stare ancora più sereni, chiamate chi per legge deve controllare i fumi e salvaguardare il territorio. Vi tranquillizzano tutti.

I giornali parlano ogni tanto di queste strane malattie ma riportano anche degli spazi pubblicitari in cui i proprietari della ciminiera dichiarano che hanno investito una marea di soldi per non inquinare (più di un miliardo di euro!). Alcuni giornalisti sostengono il contrario, scrivono che le cose non vanno affatto bene, ma non hanno una buona reputazione, vi dicono che non sono attendibili.

I capi della ciminiera vi convincono che il problema sia tutto nei vostri errati stili di vita. Avranno tanta esperienza per essere arrivati dove sono. Non sapete che sono diventati proprietari di un impero così importante da un giorno all'altro, passando dall'amministrare piccole ferriere a un colosso industriale solo grazie a un regalo dello Stato. Era anche vostra la ciminiera una volta, ma lo ignorate; non sapete che è stata costruita con soldi pubblici, di tutti, e poi regalata per quattro soldi a questi uomini del nord (rientreranno nella spesa sostenuta dopo un anno e mezzo di attività). 
Vi fidate di loro: basta sigarette, alcol e cibi grassi.

Passano altri 15 anni. Il piccolo nipotino è oggi un adulto e non ha mai smesso di avere problemi respiratori. Avrebbe voluto studiare ma in città non c'è l'università e non c'erano i soldi per mandarlo altrove. Ha trovato lavoro sulla ciminiera.

Qualche anno dopo di colpo tutto sembra cambiare: le indagini della magistratura dimostrano che i fumi provenienti dal vostro orto procurano la morte. Il padrone della ciminiera scompare, si defila, lascia tutto. A voi resta un giardino incoltivabile perché contaminato e una ciminiera da rimuovere. Non va meglio ai vostri vicini che non dipendevano economicamente, in modo diretto o indiretto, dalla ciminiera. Hanno dovuto abbattere centinaia di animali contaminati del proprio allevamento, in tutto circa 1600 capi (64 bovini solo pochi giorni fa). Altri, per lo stesso motivo, hanno dovuto mandare al macero tonnellate e tonnellate di cozze.

Un giorno però il Governo bussa alla vostra porta. Voi pensate: finalmente si riprenderanno la ciminiera e mi ridaranno il mio orto com'era prima. Ma non va così. Vi dice che la ciminiera deve continuare ad essere operativa. Metteranno dei filtri ma non vi dicono né quando né con quali soldi. Vi parlano di "eco-compatibilità" e voi restate a bocca aperta. Sul momento non date a vedere la vostra perplessità ma, appena restate da soli, correte a cercare quel termine sul vocabolario, senza trovarlo. Poi l'uomo che lo Stato ha messo a capo della ciminiera va dai vostri vicini e dice loro che, nonostante non vengano più pagati da mesi per i loro servizi, quelli esternalizzati (i lavoratori non percepiscono stipendio da otto mesi), DEVONO continuare lo stesso a lavorare.

Intanto dalla ciminiera continua ad uscire fumo nero, anche se un amico vi ha detto che produce milioni di debiti ogni mese, non sviluppa più ricchezza. Nell'orto accanto hanno da tempo realizzato un grosso buco dove buttano qualcosa di giorno e di notte. Una volta sul giornale avevate letto che era stato arrestato il Presidente della Provincia perché voleva autorizzare lo sversamento in quel buco. Una follia. Pochi mesi dopo, però, il Governo aveva approvato quella stessa identica autorizzazione senza che nessuno andò in galera.

Oramai siete anziano e decidete di andare a trovare un vecchio amico fuori città. Anche da lui erano andati a proporre l'installazione della ciminiera nel giardino. Lui disse di no. Oggi ha messo su una piccola produzione di prodotti biologici che esporta al nord ma anche all'estero. I suoi vicini si stanno organizzando per realizzare una piccola industria di trasformazione grazie ai finanziamenti europei.

Tornate a casa malinconico, guardate la vostra ciminiera e gli occhi spenti di chi vive nel vostro quartiere. Proprio come i vostri. Chiudete la porta, avete un po' d'affanno. Poi vi prende quella fitta che ogni tanto si fa viva. Vi siete convinti: domani andrete a farvi controllare. Anzi, ci andrete quando la Asl vi dirà che c'è posto, pagando il ticket. Avete fatto finta di niente per tanto tempo ma ora non potete più nasconderlo: non vi sentite bene neanche voi.

fonte
 

Nuovi e terribili eventi sembrano sgorgare dalla contrapposizione tra Oriente ed Occidente, tra Cristiani e Islamici, tra Nord e Sud del mondo. I fatti di Parigi, terribili e raccapriccianti sono solo la punta dell’iceberg, in questo mondo in cui interessi ed affari, religione e potere sono in lotta perenne, ecco arrivare un libro ” Il giuramento del Falco ” Armando Siciliano editore che ci racconta i particolari dell’eterna lotta fra bene e male. Un libro scritto da Giampiero Khaled Paladini che racconta la genesi dell’Università Islamica e che a detta dello stesso autore è una pietra miliare nella lotta all’indipendentismo siciliano. Mafia, politica, massoneria, esoterismo, logge segrete, servizi deviati, economia e la grande finanza internazionale muovono nel profondo e nel segreto, misteri, intrecci, amori, sesso, potere e sullo sfondo un Italia meridionale ancora al centro del mediterraneo, dove le primavere arabe non hanno cambiato se non in peggio la situazione economica e sociale da una riva all’altra del mar mediterraneo. La Sicilia ancora contesa, mossa da intrighi internazionali e da una forte spinta separatista. Un romanzo che si occupa anche del terribile momento dell’Africa grembo madre del nostro pianeta, della forza spirituale di uno sciamano che mette il protagonista in contatto con l’anima di Federico II lo “Stupor Mundi”, che entra e guida lo spirito del protagonista verso una nuova indipendenza dall’Italia, dagli americani. Il terribile MUOS, che deforma ed uccide i bambini di Niscemi. Un raffronto da non perdere per capire ancora di più il mondo che viviamo con le sue contraddizioni ed i suoi mille segreti inconfessabili. L’università Popolare Aldo Vallone di Galatina vi invita venerdi 30 gennaio 2015 alle ore 18, presso il palazzo della Cultura ( Museo Civico ) per un appuntamento con i fatti della storia attuale. A raccontare i mille segreti e le uniche verità sul progetto dell’Università Islamica a lecce, Giampiero Khaled Paladini, affiancato da Raimondo Rodia che converseranno dei tanti temi della trilogia che si chiude proprio con ” Il giuramento del Falco “. Giampiero Khaled Paladini nato a Magliano in provincia di lecce nel 1957, oggi vive in Sicilia a Giardini Naxos, nel 2012 si è convertito all’Islam, nella vita è presidente di CONFIME Confederazione Imprese Mediterranee e guida una lobby di imprenditori italiani ed esteri, nata per creare sempre nuove ed accattivanti opportunità di business in tutti gli angoli del mondo.

Raimondo Rodia

 
Di Antonio Mellone (del 01/10/2014 @ 21:06:51, in NohaBlog, linkato 1215 volte)

E’ mai possibile che in questo comune fuori dal comune si dia il via libera ad un mega-impianto di compostaggio aerobico e giacché ci siamo anche ana(l)erobico, e nessuno, tranne il sottoscritto (che conta come il due di picche) e il povero Raimondo Rodia di Galatinablogolandia, osi alzare ciglio o storcere il muso o postillare qualcosa soprattutto in merito al fatto che il tutto si decida sempre sulla testa del cittadino, senza nemmeno sognarsi non dico di interpellarlo preventivamente ma quantomeno di informarlo su quello che gli capiterà a breve?

Certo, non mi riferisco qui ai sedicenti giornalisti copia-incollatori del “Quotidiano” ed alla loro opinione (semmai ne avessero una), né al noto redattore capo di sgualdrina.it (con rispetto parlando), ma alle teste pensanti galatinesi (posto che ne fosse rimasta qualcuna in giro), ai residui blogger non allineati e soprattutto non coperti, agli studenti non addormentati, ai comitati spontanei di cittadini, agli spiriti liberi superstiti e in grado di pronunciare il loro “invece”.

*

Nei giorni scorsi, come forse avrete avuto modo di leggere, è apparso un comunicato-stampa a siti unificati e a firme congiunte di tal Angelo Tondo (presidente ASI – l’acronimo starà probabilmente per Azienda Scempio Infinito o Agenzia Speculazione Immondizia), di Graziano Vantaggiato, sindaco del comune di Soleto, e, last and least, dell’ineffabile Cosimo Montagna (poteva mai mancare il nostro Mimino? Certo che no: quando si tratta di colpi di grazia lui è sempre il primo cittadino).

In codesto comunicato si legge che “finalmente” proprio all’ingresso di Galatina, provenendo da lecce, in una traversa della SP 362, però in territorio di Soleto a “4 – 5 chilometri da tutti i centri urbani intorno” (nemmeno tanto distante in linea d’aria anzi di biogas dalla zona dove su 26 ettari quadrati verrà spalmato il Mega-Porco commerciale in Pantacom: se disastro deve essere sia completo), verrà piazzato un bell’impianto “anaerobico ed aerobico con produzione di compost di qualità [sic] da utilizzare nelle nostre campagne [sic], senza alcuna immissione di fumi nell'ambiente [sic]. Si tratterà quindi di un impianto all'avanguardia a servizio dei Comuni dell'ex ATO Le2, che ne trarranno immediato beneficio economico sulla tariffa [sic] e risolveranno finalmente l'annoso problema del conferimento della frazione organica dei rifiuti. La realizzazione degli impianti di compostaggio infatti ci libererà dalla schiavitù e dal disastro ambientale delle discariche [sic] dal rischio ambientale che ne deriva e dai cattivi odori [sic]”. Come si possa riuscire a concentrare in così poche righe un così alto numero di baggianate bisognerebbe chiederlo alla suddetta trinità firmataria, la quale probabilmente o non sa quello che dice e fa, oppure dice e purtroppo fa quello che noi ancora non sappiamo. Vediamo perché.

*

Intanto questa storia del mega-impianto aerobico e anaerobico.

E’ l’uno o l’altro? Perché entrambi? E come si deciderà quale frazione di rifiuti indirizzare alla prima e quale alla seconda linea? Forse che le bucce di banana saranno destinate al compostaggio anaerobico mentre gli scarti dell’industria casearia, per dire, a quello aerobico? Non è che saremo costretti a fare una differenziata nella differenziata (cioè una differenziata al quadrato)? Oppure la frazione umida proveniente dal Salento sarà digerita anaerobicamente mentre quella che acquisteremo dal resto d’Italia (necessaria al raggiungimento del quantitativo minimo per giustificare un impianto di quella portata) verrà sottoposta alla danza aerobica?

E’ stato detto per caso agli ignari cittadini che il gas derivante da una fermentazione anaerobica è un metano impuro (infatti solo il 50% è metano)? E che per un impianto, diciamo, da 1MW si hanno circa 30 milioni di mc di fumi prodotti all'anno, che equivalgono a tonnellate di gas nocivi (tra cui anche l'azoto ammoniacale)? Che la digestione della biomassa in assenza d’aria, fondamentale per la produzione del cosiddetto biogas, impone temperature medio-alte (in media 55°C) - con conseguenze anche sul microclima locale - per effetto delle quali si verifica una selezione batterica a favore di gruppi termofili, alcuni dei quali pericolosi per via della produzione di neurotossine mortali? Qualcuno ha mai fatto capire alla popolazione che il nostro territorio - tra centrali a carbone, fotovoltaico a iosa, pale eoliche, eccetera - è uno dei poli energetici più grandi d’Italia, tanto che buona parte dell’energia ivi prodotta viene letteralmente buttata via, e che dunque non vi è necessità alcuna di aumentare ulteriormente la produzione di KW con un altro impianto (stavolta a “biogas”)?

Lo sanno i vostri elettori che la FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) destinata all’anaerobico deve essere trattata preventivamente con flocculanti e stabilizzanti chimici e che lo stabilizzato che fuoriesce dai digestori, il FOS, per quanto lo si integri con ammendante controllato (residui verdi) è a tutti gli effetti un rifiuto speciale inutilizzabile come compost in quanto dannosissimo all’agricoltura, e pertanto da trattare in discariche speciali? E che, a proposito di “benefici sulle tariffe” il prezzo per tonnellata del trattamento di questo rifiuto è doppio rispetto a quello pagato per gli altri RSU (residui solidi urbani)?

Ed infine, sempre a proposito di domande da porci, è questa la democrazia partecipativa per cui Roberta & Co. si son sempre battuti nella loro precedente vita?

Si attendono le solite risposte, cioè quelle che non arriveranno mai.

*

Ragazzi, questi personaggi da trinità dei morti son riusciti in men che non si dica a trasformare la terra dei fichi in una novella terra dei fuochi.

Questi sono proprio fuori. Come un bidone della spazzatura.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 13/03/2014 @ 21:05:23, in Comunicato Stampa, linkato 853 volte)

Per l’ennesima volta il Sindaco Montagna prova a rattoppare l’operato maldestro della sua squadra di governo adducendo, come al solito, argomentazioni senza alcun fondamento e smentite dai fatti.

E’ necessario, per quanti non a conoscenza delle vicende, fare un breve riepilogo dei fatti :

-       Il 28 febbraio 2013 con nota di istruzioni pubblicata sul Bollettino Ufficiale del Ministero di Giustizia si stabilisce che entro il 29 aprile 2013 i Comuni interessati avrebbero la possibilità di formulare l’istanza per il mantenimento degli uffici del Giudice di Pace evitando la soppressione, come stabilito dalla legge n. 148 del 14 settembre 2011, a meno che i Comuni, anche consorziati fra loro, decidessero di mantenere tale sede accollandosi gli oneri da essa derivanti.

Quindi al Ministero di Giustizia spetterebbe solo il pagamento dei compensi dei giudici onorari e nulla più mentre ai Comuni il mantenimento della sede in termini di costi di gestione (luce, acqua, gas, spese di pulizia, manutenzione ordinaria e straordinaria dell’immobile), ma anche il costo del personale amministrativo in numero adeguato alla pianta organica prevista dal Ministero. Costo presumibile a carico delle casse comunali circa € 40.000,00

Il 16 Aprile 2013 con delibera di Giunta n° 117 il Sindaco Montagna e la sua squadra di governo esprimeva la “DISPONIBILITA’ DEL COMUNE DI GALATINA AL MANTENIMENTO SUL PROPRIO TERRITORIO DELLA SEDE DISTACCATA DEL TRIBUNALE DI lecce

-       il 29 Aprile 2013 scadeva il termine per presentare l’istanza di mantenimento che il Comune di Galatina, malgrado la delibera 117/2013, ha ritenuto opportuno non presentare

-       Il 23 Maggio 2013 nei locali della sezione distaccata di Galatina del Tribunale di lecce, si teneva un’assemblea pubblica organizzata dalla Camera Forense di Galatina che emanava un documento ufficiale di protesta avverso la prospettiva di soppressione. Il Sindaco Montagna, invitato a partecipare, affermava una generica disponibilità dell’Amministrazione comunale a schierarsi accanto agli avvocati che sostenevano questa battaglia, pur sapendo che il 29 aprile precedente non aveva presentato alcuna istanza in tal senso.

-       24 Maggio 2013 / 10 Marzo 2014 Oblio assoluto, non risulta agli atti alcun documento ufficiale inviato dal Comune di Galatina teso a far valere le proprie richieste.

-       11 Marzo 2014 dalla stampa si apprende che gli uffici del Giudice di Pace di Galatina saranno soppressi non avendo l’Amministrazione Montagna presentato istanza nei tempo previsti.

-       12 Marzo 2014 il Sindaco Montagna sugli organi di stampa afferma ““Cercheremo una sede più piccola e inoltreremo domanda al Ministero di Giustizia”

Il Sindaco Montagna, in ritardo di quasi un anno, solo oggi torna sull’argomento e si interessa al mantenimento della Sede Distaccata del Tribunale; Contemporaneamente, assessori della sua giunta si spendono per l’utilizzo esclusivo dell’immobile come sede degli uffici comunali, manifestando nei fatti opinioni diverse.

Tutto ciò premesso, pensare che questa Amministrazione abbia idee confuse e scarsa progettualità è inevitabile.

Le liste civiche Galatina in Movimento, Galatina altra, novaPolis Galatina e Movimento per il Rione Italia invitano il Sindaco Montagna a prendere atto, in modo definitivo, dell’inadeguatezza della sua squadra di governo e a valutare ogni azione necessaria per ridare alla Città una guida adeguata guardando, questa volta, tra le tanta professionalità e competenze galatinesi, visti i risultati insoddisfacenti anche degli assessori “stranieri”.

 
Di Antonio Mellone (del 07/11/2016 @ 21:02:32, in NohaBlog, linkato 502 volte)

Ho posto questa domanda a un po’ di persone di mia conoscenza. Ecco cosa mi hanno risposto.

Albino Campa (titolare di Nohaweb Sito): “No, nonostante i tuoi articoli a tema su Noha.it”. Antonio Congedo (ingegnere e fisico): “Io voto no per rallentare l’entropia, ovvero gli effetti del secondo principio della termodinamica”. Lory Calò (maestro di musica): “Do”. Padre Francesco D'Acquarica (missionario, esperto di storia del mio paese): “No, come Noha”. Marcello D'Acquarica (artista – autore della vignetta a corredo di questo post - e osservatore critico): “La massa degli idioti vota sì. Dunque no”. Don Donato Mellone (buonanima): “Avrei votato no”. Paola Rizzo (pittrice e truccatrice): “I veri artisti, non a libro paga, votano no. Quindi no.”. Elisabetta Congedo (specialista in anestesia e rianimazione): “Urgono tanti no, da alternare a compressioni di massaggio cardiaco per scongiurare il coma irreversibile della Repubblica”. Stefania Tundo (amica dall’animo poetico): “Ti mando un no con il vento, e so che tu lo sentirai”. Anita Rossetti (sognatrice resistente): “CondanNO ManniNO e NapolitaNO, e osanNO CiancimiNO e BorselliNO”. Don Emanuele Vincenti (nohano, parroco di Sanarica): “Voto no al reverendum”. Michele D'Acquarica (osservatore resistente): “Ovviamente no; ma vince il sì”. Giuseppe Marco D'Acquarica (dipendente Acquedotto Pugliese): “Io non me la bevo: no, e condivido”. Daniele Pignatelli (fotografo e film-maker): “Sorrentino è indeciso, io no”. Fra’ Ettore Marangi (francescano, missionario in Kenya): “Voto no per evitare che l’Italia diventi una repubblica delle banane”. Crocifisso Aloisi (portavoce del popolo degli ulivi): “No, alla riforma fastidiosa”. Pina Marzo (salentina a Roma per studi post lauream): “Questa è l’n-esima riforma Roma-centrica. Allora decisamente no”. Gianluca Maggiore (antagonista del gasdotto): “No: Tap (Troppo Autoritarismo Partitico)”. Tiziana Cicolella: “Io non sto con ni, ma con no”. Piero Colaci (linguista e cultore del vernacolo locale): “None = no”. M Rosaria Paglialonga (difensore civico): “La Costituzione è un monumento da adottare: difendiamola votando no”. Francesca Stefanelli (collega dalla schiena dritta): “Signornò”. Alessandro Romano (cameraman e scrittore): “Voto no, perché anche il difensore della costituzione possa vedere l’alba”. Ivano Gioffreda (Popolo degli Ulivi): “Voto no perché vorrei ampliare gli spazi popolari”. Pasquale Marannino (compagno d’università e di dialoghi sulla costituzione): “Voto no, nonostante Michele Serra e Massimo Gramellini”. Samantha Pozzi (ex-collega del profondo nord): “Oh signùr, varda: no”. Daniela Sindaco (politico locale PDiota): “Voterei no se saprei leggere e scrivere”. Eleonora Ciminiello (giornalista di leccecronaca.it): “Per la cronaca, voto no. E tu?”. Claudia Schinzari (addetta marketing nel settore ceramiche/pavimenti): “Questa riforma è un po’ come un mosaico da bagno venuto decisamente male”. Carlo Martignano (ecologista): “Col cavolo che voto sì”. Rita Luceri (prof. di francese): “Je vote non au référendum”. Chiara Petracca (prof. di lettere): “La nuova costituzione (in minuscolo) andrebbe bocciata senza appello non fosse altro che per i suoi innumerevoli solecismi e idiotismi. Ergo, no”. Angelo Nocco (informatore Bayer): "Aspiri no". Paola Ronchi (attivista del no): “Ti sembro una dal sì facile?”. Pasquino Galatino: “Trovi la risposta nel morfema grammaticale, altrimenti detto desinenza (coincidente con l’ultima sillaba), rispettivamente dei miei nome e cognome”. Anna Carluccio (insegnante elementare): “Ovvio che no. I miei alunni di seconda avrebbero saputo scriverla meglio”. Enrico Giuranno (attivista 5 stelle): “CasaraNO”. Anna Primiceri (abiti da sposa): "Il sì solo sull'altare". Petra Reski (giornalista e scrittrice): “Nein”. Tonino Baldari (il guerriero nascostosi sulle nuvole): “Noooooo”. Lorenza Gioviale (attivista e sognatrice): “No, a dispetto della stampa, anzi della stampella tutta a favore del sì”. Andrea Rizzo (collega alle prese con l’inglese da viaggio): “Dairector: Ai uont tu vot no bicos de riform is not gud”.

Excellent, Andrea.

p.s. Cosa voto io? Che domanda. Ma scusate, vi sembro forse uno yes-man?

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 11/03/2017 @ 21:01:45, in NohaBlog, linkato 577 volte)

Quando ti capita di leggere il Quotidiano di lecce (a me succede solo allorché qualcuno, in vena di dispetti, mi sottopone allo strazio della valutazione di qualche sua pagina paradigmatica) non puoi fare a meno di pensare al fondo.

Ma non all’articolo di fondo, cioè all’articolo del direttore responsabile, ma ad altre accezioni di fondo, tipo: andare a fondo (affondare, naufragare, andare in rovina), oppure prendere qualcuno per il fondo (prenderlo in giro, per i fondelli), oppure essere senza fondo (non avere moderazione, soprattutto nelle scemenze proferite), oppure fondo di magazzino (residui di una merce invenduta), oppure toccare il fondo (per la disperazione), oppure raschiare il fondo (per esempio del barile: è inutile che qui vi spieghi il significato di raschiare). Insomma cose così, tutte strettamente connesse al “giornalismo” (quello con tanto di virgolette).

A volte non sai capacitarti di come sia possibile concentrare in un sola uscita, cioè in una sola copia del giornale, un così alto numero di baggianate.

Si dia a questo proposito un’occhiata al Quotidiano di mercoledì 8 marzo 2017, un esempio di scuola, anzi di sòla, come tanti altri dello stesso marchio di fabbrichetta (o marchetta, c’est plus facile).

L’altro giorno, mentre un collaboratore mi tratteneva a forza – giuro, mi sentivo legato quasi come l’Ulisse nel mare delle sirene - l’altra, la collega, brava e gentilissima, ma in questo caso molto, molto sadica (della serie: come rovinare in quattro e quattro otto la pausa pranzo al direttore) sfogliava davanti al mio naso alcune pagine di questo cosiddetto giornale. Tre per la precisione: la numero 14, la 21 e la 22. Le altre, me le ha risparmiate. Probabilmente per sopraggiunta pietà (e soprattutto grazie all’incipiente inizio del pomeridiano orario lavorativo allorché le parti di vittima e carnefice s’invertono).

Orbene, a pagina 14, campeggia un’articolessa con un titolo molto eloquente (eloquente circa l’orientamento politico di codesto morbido rotolo a più veli): «Litorale, condoni “bloccati”. A rischio abbattimento 2500 abitazioni abusive».

Capito? Qui l’articolista sembra dolersi più dell’abbattimento di 2500 abitazioni abusive che non dello scempio causato dall’abusivismo di migliaia di case fuorilegge.

Pare funzioni così nel caltagironeo mondo di sottosopra: il rischio o lo scandalo, cioè, non sono più quelli dei condoni edilizi o quelli di un paese sfigurato da cemento e mattoni, ma l’eventuale smantellamento di mafie, speculazione e bruttezza. Tiè.  

*

A pagina 20, invece, a caratteri cubitali, benché tra virgolette, emerge il titolo a favor di Colacem (sempre sia lodata): «“Meno emissioni”. E’ l’impegno della Colacem».

Nel servo encomio testuale si legge inoltre: “L’azienda sarebbe disposta ad aggiungere un altro filtro al camino che si alzerebbe di dieci metri”.

Chiaro? E’ l’azienda che finalmente interviene per salvare l’aria, anzi il mondo, e senza di lei saremmo tutti morti da un pezzo. Mica il “giornalista” poteva scrivere che la Colacem sta rompendo i coglioni ormai da decenni con ‘sti cavolo di fumi inquinanti che, insieme a molte altre sciagure territoriali, hanno portato i tumori di Galatina e dintorni a picchi da Guinness dei primati. Nossignore. Sembra quasi che dai fumaioli della  Colacem fuoriesca profumo Chanel n. 5.

Mica nell’articolo si poteva far riferimento al fatto che tra gli elementi più pericolosi della fabbrica-inceneritore s’annoverano gli ammassi di carbonile scoperto per circa un ettaro e mezzo; mica il reporter sans frontières (trad. pubblicista sfrontato) poteva dire ai poveri e affezionati lettori quanto dannoso possa essere l’utilizzo di certi rifiuti speciali utilizzati come combustibile; mica si poteva spifferare il fatto che, visti come son messi gli enti pubblici, il monitoraggio non può essere effettuato che dalla stessa azienda [“Conosci te stesso” era scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi; “Controlla te stesso” sul tempio dei polli di Galatina, ndr.]; mica si poteva ricordare che i danni sanitari (stimati dalla EEA) connessi ad attività come questa si contano nell’ordine delle decine di milioni di euro nostri; e mica si poteva infine far notare quanto l’aumento di altri dieci metri di altezza della già enorme ciminiera dell’altoforno colacementifero potrebbe ampliare lo spettro o il raggio d’azione dei fumi, oltre ad essere forse un pelo incompatibile con l’urbanistica e lo skyline dell’ambiente salentino.

Niente di tutto questo. Invece, sempre più in alto, come la grappa Bocchino. E con gli applausi scroscianti di lettori e feisbucchini di complemento.

*

Poteva mancare infine l’elogio del novello futuro sindaco di Galatina, al secolo Gianpiero De Pascalis (per altri, Gianpiero De Profundis), per la firma del solito giornalingua  gggalatinese? No che non si poteva.

Ecco infatti un titolo icastico in onore del novello pezzo grosso della pOLITICA locale: «De Pascalis sarà un sindaco competente», e, a corredo, una bella foto del virgulto Gianpierone nostro scattata probabilmente nel secolo scorso e 3.685 chilogrammi fa.  

Chi ha testato codesta competenza? Ma ovviamente le forze (anzi le forse) politiche che lo sostengono, quelle che nell’altra vita palazzorsinina si sono reciprocamente ma fraternamente scannate di brutto (anzi di Bruto).

Mo’ io dico: passi che una delle addette ai comunicati ufficiali del suddetto De Profundis, tale Maddalena Mongiò, sia per puro caso una giornalista del Quotidiano (cfr. il suo profilo fb); ma che il cazzettino più letto in provincia si trasformi di per se stesso nell’ufficio stampa del candidato sindaco più di peso del momento mi fa sorgere spontanea una domanda terribile. Che è questa: che differenza passa tra un giornale di informazione e il Quotidiano di lecce?

L’unica risposta che dopo lungo tormento son riuscito a darmi è: l’informazione.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 23/06/2016 @ 21:01:16, in Comunicato Stampa, linkato 299 volte)

Sabato 25 giugno, alle ore 18.00, presso la Sala del Sindaco di Palazzo Orsini, sarà presentato il libro di Giannicola Sinisi “A Sicilian Patriot. Giovanni Falcone e gli Stati Uniti d’America”.

Giannicola Sinisi, noto magistrato italiano, è nato ad Andria il 2 giugno 1957. Eletto sindaco della sua città nel 1993 è stato parlamentare e sottosegretario al Ministero dell’Interno. Dopo l’esperienza politica, ed una breve assegnazione dalla Corte di Appello di Potenza, negli anni 2009-2013 è stato consigliere giuridico presso l’Ambasciata italiana a Washington D.C. (USA). Durante il periodo trascorso al ministero della Giustizia in Roma, dal 1991 al 1993 ha collaborato con Giovanni Falcone alla Direzione generale degli Affari penali fino alla strage di Capaci, il 23 maggio 1992, occupandosi dopo tale data, su incarico del Ministro della Giustizia Martelli, del raccordo con la Procura di Caltanissetta e con la Commissione parlamentare antimafia.

Alla presentazione del libro parteciperanno Antonio De Donno, procuratore aggiunto della Repubblica di lecce; Cosimo Montagna, sindaco di Galatina; Daniela Vantaggiato, assessore del Comune di Galatina; Adalberto Wojtek Pankiewicz, presidente del Movimento “valori e Rinnovamento”; Tonio Tondo, giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, moderatore.

Sarà presente l’autore Giannicola Sinisi.

Il libro - I cablogrammi segreti dell’Ambasciata statunitense a Roma al Dipartimento di Stato americano dal 1987 al 1993, declassificati per iniziativa dell’autore, svelano il pensiero originale ed autentico delle autorità Statunitensi su Giovanni Falcone e su alcune vicende rilevanti della sua storia personale che, a tratti, si sovrappone alla storia d’Italia. Un punto di vista alternativo a quello con cui solitamente siamo abituati a confrontarci, e che rivela come, talvolta, non riusciamo a vedere oltre noi stessi, diventando incomprensibili per un osservatore pragmatico, quantunque interessato e attento alle nostre vicende interne.

 
Di Antonio Mellone (del 17/12/2015 @ 21:00:11, in NohaBlog, linkato 702 volte)

Non ti puoi distrarre nemmeno per un attimo, o provare ad abbassare la guardia. Nossignore. Quel disastro, altrimenti definito “politica galatinese” (in una parola: antipolitica) zero ne pensa ma in compenso cento ne combina. Un po’ come quei bambini discoli o bizzosi che riescono a sfuggire al controllo dei genitori cacciandosi nei guai.

Ormai la suddetta antipolitica ha bisogno di una badante, non fosse altro che per il cambio del pannolone: il che accade come minimo ogni volta che prova a decidere qualcosa in giunta o in consiglio, e invero anche quando si esibisce al di là delle sedi istituzionali (vale a dire quando la fa di fuori). E non sai mai cosa sia meglio: che decida e dica qualcosa (rischiando di prendere cantonate) ovvero che si astenga e taccia (riuscendo a fare di peggio).

*

Uno degli scherzi di carnevale, anzi una delle palle di Natale che ogni tanto ritorna come il fantasma formaggino della barzelletta è il famigerato mega-porco Pantacom.

Uno pensava che la mega-minchiata del secolo fosse morta e sepolta, essendo ormai diventata articolo d’archeologia (ma soprattutto oggetto di studio della psichiatria, specie nelle versioni “ricadute occupazionali per metro quadro” e “volano per lo sviluppo”), per una serie di motivazioni legate oltretutto all’economia, all’ambiente, alla statistica, alla finanza, alla matematica, alla fisica, alla politica, e soprattutto alla scadenza dei termini previsti dalla Convenzione, e, non ultimo, anche al fatto che la inattiva SRL proponente, al di là delle solite promesse ad aria compressa ma soprattutto fritta, ha già dimostrato di non essere in grado di produrre nemmeno uno straccio di garanzia - motivo per cui ha fatto ricorso al Tar, onde il comune di Galatina ha dovuto pure stanziare un po’ di soldi (3.600,00 euro per la precisione) per la nomina di un avvocato “difensore” esterno all’ente, nonostante in consiglio comunale siedano fior fiori di principi e principesse del foro [chissà che tipo di “foro”: forse il solito buco con tante chiacchiere intorno, ndr].

Ora, fresca fresca di giunta regionale, sì quella capeggiata da Michele Emiliano, c’è la Deliberazione del 16 novembre 2015, n. 2042, pubblicata sul Burp (che non è ma somiglia tanto all’onomatopea di un rutto); delibera, che ovviamente il Comune di Galatina s’è guardato bene dal rispedire politicamente al mittente per manifesta ridicolaggine oltre che per anacronismo conclamato. Nulla. Silenzio stampa. Elettroencefalogramma coincidente con l’asse delle x. Punto. “Roberta, perché non parli?” – direbbe Michelangelo.   

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Se non fosse drammatica, la lettura di questo ennesimo de-cretino regionale farebbe scompisciare dalle risate. Dal testo vergato da chissà quale favolista seriale sembra addirittura che il merda-parco non sia un’enorme colata di cemento e asfalto di decine e decine di ettari, non un alibi della speculazione edilizia, non uno scempio con strade d’accesso, viabilità interna, e parcheggi sine fine dicentes, con tanto di rotatorie di complemento (e te pareva?), non capannoni cubisti stile Auditorium piantato in asso in fondo a viale don Bosco (ma molto più voluminosi - tuttavia “non più alti di 14 metri” ), e, non ultimo, un bel distributore di carburanti. Niente di tutto questo: non sembra nemmeno che stiano per costruire un centro commerciale, ma un bosco, una selva, un vivaio con tanti alberi e verde che al confronto il Parco Nazionale d’Abruzzo e l’Amazzonia messi assieme ci farebbero un baffo. Roba da provocar danni indelebili ai polmoni per iperossiemia.

Nella delibera si parla infatti di “conservazione dei caratteri identitari e delle sistemazioni agrarie tradizionali” (mei cojoni, ndr.), di “corretto inserimento paesaggistico” (sì, come no, correttissimo, ndr.), di “viali alberati” (di cipressi, evidentemente, ndr.), di “ampi spazi di verde” (per favore non esagerate con questo “ampi”, ndr.), di “percezione del profitto [sic] degli orizzonti” (forse volevano dire “profilo”, lapsus freudiano, scusateli, ndr.), di “isole ecologiche” (e pure qualche penisola, ndr.), di “qualificazione ecologica dell’area” (se questa è la qualificazione, chissà quale sarebbe la squalificazione dell’area, ndr.), di “piantumazione di essenze arboree autoctone a basso consumo idrico” (a condizione che non si tratti di ulivi, oleandri, mandorli, ciliegi, mirto, rosmarino e corbezzoli, sennò Silletti sarà costretto a passare con la sua inseparabile sega: dunque più che essenze arboree, assenze, ndr.), e ancora di “riduzione della superficie di intervento di circa 5 ha” (mi voglio rovinare, ndr.), di “notevole abbattimento della CO2” (dai, così non vale: questa è copiata pari pari dal protocollo di Kyoto, ndr.), di “valorizzare la struttura estetico-percettiva dei paesaggi della Puglia” (e giacché ci siamo anche della Basilicata: però solo estetico ma soprattutto percettiva, ndr.), di “sistemi di raccolta e riutilizzo della acque meteoriche” (i classici risultati del meteorismo, ndr.), e altre amenità del genere. Sembra un progetto di rimboschimento del Salento redatto dal “Forum Ambiente e Salute”.

Quasi quasi un giorno di questi mi metto finalmente a vergare un bell’articolo a favore di questo benedetto mega-porco.

Non mi sarei mai aspettato, alla mia età, di dover cambiare sponda.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 26/09/2014 @ 20:58:32, in Cronaca, linkato 2233 volte)

Paura nel tardo pomeriggio a Noha dove un uomo - P. Longo - è stato raggiunto da alcuni colpi di pistola alle gambe. È stato ferito con due colpi d’arma da fuoco, l’uomo ricoverato nel tardo pomeriggio prima all’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina e poi al “Vito Fazzi”.  L’uomo, secondo la prima ricostruzione si sarebbe rivolto ad un medico per le cure, ma non sarebbe riuscito a nascondere l’origine delle ferite. Sulla vicenda indagano gli uomini del Commissariato di Galatina e della Squadra mobile di lecce.

Aggiornamento ore 21.20


È arrivato a casa sanguinante, con un foro di proiettile nella gamba. Pietro Longo, 50 anni, già conosciuto dalle forze dell’ordine, se la caverà ed avrà molto da raccontare alla polizia.
Nel tardo pomeriggio è rientrato a casa guidando la sua Fiat 600. L’auto era piena di sangue. Le indagini chiariranno se gli abbiano sparato mentre era in auto o fuori, ma pare che anche sulla carrozzeria ci siano i segni della sparatoria.

Quando Longo è arrivato a casa, in contrada Inside  sono stati i suoi figli a chiamare il medico di famiglia. Al dottore è bastato uno sguardo per capire cosa fosse accaduto ed ha immediatamente chiamato il 118 e il 113. L’ambulanza ha trasportato il ferito nell’ospedale Vito Fazzi di lecce per sottoporlo alle cure del caso. Alle forze dell’ordine Longo aveva dapprima raccontato di essere stato colpito in casa, ma la ricostruzione dei fatti lo ha smentito.

Aggiornamento ore 23.50
fonte: lecceprima.it

Due pistolettate indirizzate verso il basso, alla gamba sinistra, con un proiettile uscito e un altro ritenuto ancora nel polpaccio quando è stato trasportato in ospedale, a lecce. E come se non bastasse, anche segni evidenti di un pestaggio, forse anche con qualche corpo contundente.
Pietro Longo, 51enne, galatinese con precedenti, residente a Noha, è entrato in casa questo pomeriggio pieno di lividi, tagli e graffi in volto e alle spalle, dolorante anche al petto (si sarebbe scoperto dopo che ha un polmone perforato) portandosi dietro una scia di sangue. L’uomo abita per la precisione in “Contrada Inside”, una zona periferica, non lontano dal cimitero. In chi si sia imbattuto e dove sia avvenuto il grave episodio, non è per niente chiaro. Per il momento sembra che l’uomo non abbia fornito spiegazioni agli investigatori della polizia.
Gli investigatori del commissariato di Galatina e della squadra mobile di lecce stanno cercando di sondare i movimenti delle ultime ore per accertare la dinamica precisa e scoprire autori e movente della feroce aggressione, con tanto di gambizzazione finale, avvenuta, cioè, proprio nel momento in cui Longo ha tentato di sottrarsi alle percosse, fuggendo. La vittima ha preso direttamente contatto con un medico di sua conoscenza per le prime cure, una volta venutosi a trovare al chiuso delle pareti domestiche. Questi s’è ovviamente subito reso conto della gravità delle ferite, e non solo per i colpi di pistola, ma anche per uno “pneumotorace da trauma”, forse per un violento colpo in petto.
È stato lo stesso Longo, già noto alle forze dell’ordine per alcuni precedenti di polizia, a chiedere aiuto ad un medico di sua conoscenza, contatto telefonicamente. Quest’ultimo, scoperte le ferite provocate da un’arma da fuoco, ha poi allertato le forze di polizia, prima di accompagnarlo in ambulanza, nel frattempo giunta sul posto, in ospedale, alla volta dell’ospedale “Vito Fazzi” di lecce.
I famigliari, dunque, l’hanno subito trasportato presso il “Vito Fazzi” di lecce. Nel frattempo, è stata anche avvisata la polizia che ha avviato l’inchiesta. Ricoverato per essere sottoposto a un’operazione, l’intera storia per adesso ha un enorme buco temporale. Sembra che nell'auto di Longo siano state trovate tracce di sangue e quindi è possibile sia rientrato da solo in casa, dopo essersi sottratto alla violenza dei suoi aguzzini. Solo ipotesi, giacché Longo, per ora, agli agenti che stanno operando sotto il coordinamento dei dirigenti del commissariato e della mobile, rispettivamente Giovanni Bono ed Elena Raggio, non avrebbe ancora riferito alcun dettaglio su quanto avvenuto.

 

 
Di Albino Campa (del 25/01/2012 @ 20:52:31, in Comunicato Stampa, linkato 1621 volte)

«Le radici rivolte al cielo, come braccia tese a catturare le vibrazioni e gli echi immortali del tempo, dell'arte, dell'umanità, con i suoi miti, i suoi eroi, le sue divinità. È questa la chiave di lettura dell'opera di Claudio Scardino che, con la sua arte, dà voce a questi influssi, di cui si fa recettore e strumento. Le sue performance, simposio d’arte, divengono un corridoio di specchi, prepotenti, insormontabili per i convenuti alla sua fucina d’anime e ci costringono a vedere, a prestargli attenzione, a scovare nella nostra inviolata intimità e a consegnare nelle sapienti mani dello sculture quel pezzo di noi stessi che nasconde un embrione d'artista smarrito e confuso. L’arte “partecipata” di Scardino conduce con feroce prepotenza a prendere distanza dalla quotidianità e a divenire un frammento del Tutto». Con queste parole Daniela Bardoscia presenta la Mostra d’Arte Contemporanea Oblivium di Claudio Scardino. I curatori della Mostra, che avrà luogo dal Primo al 19 febbraio 2012, sono Daniela Bardoscia e Francesco Luceri, rispettivamente scrittrice e studioso di filosofia e storia locale, entrambi attivi per la promozione socio-culturale nel territorio. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Università Popolare “Aldo Vallone” e il Museo “P. Cavoti”, patrocinato dal Comune di Galatina, dalla Provincia di lecce e dalla Regione Puglia, Assessorato del Mediterraneo, cultura e turismo, proporrà una situazione nuova e unica nell’intero territorio pugliese. Direttamente dal caffè storico “Giubbe Rosse” di Firenze, sarà presentata nelle sale del Museo Civico d’Arte l’attività artistica innovativa di Claudio Scardino, artista dell’Avanguardia storica, scultore, artista multimediale e pittore. Forse poco conosciuto nel nostro territorio, in barba al fatto che Scardino sia proprio del capoluogo leccese, riscuote grande successo nel resto d’Italia e, soprattutto, all’estero. Fresco di riconoscimenti da parte del Museum of Modern Media, come della partecipazione alla Boston Biennal, porterà la sua arte nella sede istituzionale artistica per eccellenza del Comune galatinese. Mercoledì 01 febbraio, alle ore 18.00, interverrà presso il Museo, nella sala concessa in uso all’Università popolare con una inedita audio-istallazione e un’action painting che coinvolgerà nella realizzazione di una scultura nuova, i soci dell’Università e tutti coloro che ne prenderanno parte. L’artista guiderà così il pubblico nella riscoperta della classicità, adattandola al sentire moderno del nuovo millennio, spingendo gli spettatori a comprendere sino in fondo il personaggio proposto e ad agire in sua vece, attraverso una tecnica di sperimentazione e ricerca artistica, atta ad avvicinare lo spettatore all’Arte stessa. Alle ore 19.00 circa, a conclusine della sua azione d’arte, Claudio Scardino, alla presenza del Vice Prefetto Vicario Dr.ssa Matilde Pirrera, inaugurerà la mostra d’arte temporanea Oblivium. Al termine della cerimonia inaugurativa, accompagnerà i convenuti, nella degustazione del rinfresco inaugurale, uno spettacolo di musica e poesia, a cura del Trio Colore, che si esibirà per le ore 20.00 in un programma che condurrà gli spettatori in un viaggio musicale e poetico dal Barocco al Contemporaneo. Componenti del trio sono: Simone Fracasso (Violino), Francesco Napolitano (Chitarra) e Triscia Franco (Voce recitante).
L’artista, per la durata della Mostra, sarà disponibile ad incontrare il pubblico, ogni venerdì, a partire dalle ore 18.00. Nei sabati successivi (4, 11 e 18 febbraio) Scardino terrà delle azioni performative e di poesia, alla conclusione delle quali si esibiranno artisti musicali. Il tutto si concluderà domenica 19 febbraio, con un programma di varia natura che coinvolgerà altre istituzioni del territorio e vari operatori culturali e artisti salentini.
La cittadinanza tutta è invitata a una partecipazione numerosa e attiva.


Museo civico d’Arte “P. Cavoti” Pizza Alighieri Alighieri, n. 51, Galatina (LE), 73013 Tel. 0836/567568 e-mail: info@museocavoti.it
Per info: daniela.bardoscia@alice.it; tel. 3297669635, 3881197170

 
Di Antonio Mellone (del 08/02/2016 @ 20:51:04, in Fotovoltaico, linkato 889 volte)

Ogni tanto vengo colto da attacchi di masochismo. Stavolta per soddisfare questo compulsivo ma per fortuna sporadico bisogno di farmi del male sono andato a spulciare l’ultimo bilancio approvato dalla “Fotowatio Italia Galatina srl”, che, per chi non lo sapesse, è la proprietaria del mega-impianto di pannelli fotovoltaici che ha fatto sparire, con il silenzio-assenso dei politici che ci ritroviamo tra i piedi, una quarantina di ettari di contrada Roncella, feudo di Noha, sufficienti per una potenza di 9,7 MW.

Perché 9,7 e non 10 MW o qualcosina in più? Semplice: per evitare la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale). Troppo rischiosa. Meglio costruire tanti impianti di potenza inferiore al limite dei 10 MW, anche confinanti, ma apparentemente di proprietà di diversi soggetti economici, per aggirare l’ostacolo imposto da quelle rompiscatole delle norme di legge (mica al tempo c’era lo “Sblocca Italia” di Renzi come ora). Solo con questo imbroglio l’apocalisse dei campi di sterminio (ovvero lo sterminio dei campi) si trasforma in una bella prateria sconfinata che manco un video del National Geographic.

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L’impianto di Noha, allacciato alla rete nazionale nel dicembre del 2010, mentre i lavori di completamento si sono conclusi nel 2011 [sic!], ha accesso alle tariffe incentivanti previste dal D.M. del 19 febbraio 2007 (2° Conto Energia), che ha stabilito una tariffa costante per la produzione energetica dalla data di entrata in funzione dell’impianto per una durata di 20 anni. Sì, il progetto si fonda su un business plan che copre il periodo 2011-2030. Cosa succederà alla fine del piano? Chi vivrà vedrà: voglio dire che vedrà le sequenze di The day after 2.

Orbene, ritornando al conto economico della società a responsabilità limitata (in tutti i sensi), osserviamo che i ricavi registrati nel corso del 2014 (ultimi dati di bilancio disponibili) sono pari a 5.829.522,00 euro (quelli dell’anno precedente erano 6.121.552 euro - vuoi vedere che l’impianto inizia a dare i primi segnali di invecchiamento?), mentre l’utile “pulito”, cioè al netto di costi, spese, tasse, eccetera, è pari a 1.346.141,00 euro. L’assemblea dei soci ha deciso di distribuire al socio unico un dividendo dell’importo di 1.100.000,00 euro e di accantonare a riserva di capitale la differenza pari a 246.141,00 euro.

Chi è il socio unico che si pappa ogni anno tutti questi soldi nostri? Tal MR Rent Investment Gmbh con sede a Monaco di Baviera (Koeniginstrasse 107), mentre gli amministratori sono i signori Robert Pottman e Stefan Schweikart, mica Rocco, Gino o Oronza. A sua volta (anzi a sua Volt) la MR Rent Investment Gmbh è posseduta al 100% da un altro giglio di campo (di concentramento): la Munchener Ruckversicherungs-Gesellschaft AG (Munich Re). Punto.

Volete sapere le novità dell’ultim’ora? Da una recente visura della Camera di Commercio risulta che la Fotowatio Italia Galatina srl, non è più di Galatina (veramente manco d’Italia), in quanto la ditta è “cessata” in data 5 agosto 2015 per trasferimento in un’altra provincia. Tiè.

Sicché, noi continueremo ad avere tra le scatole tutti quei pannelli in mezzo alla campagna e a fare da bancomat a questa azienda che non figurerà più nemmeno tra quelle “locali” iscritte alla Camera di Commercio di lecce (del resto, di fatto, non lo è mai stata, essendo passata, come scritto altrove, dalla dominazione degli spagnoli a quella dei tedeschi), con tutto quello che ne consegue anche a livello di tributi locali.

E a noi cosa entra più che in tasca in qualche altro, come dire, vaso indebito? Presto detto: oltre all’aumento delle bollette Enel (sennò ogni anno come facciamo a pagare circa sei milioni di euro ai nostri conquistadores tedeschi?), un bel po’ di altre cosette carinissime, della serie: inquinamento elettromagnetico generato dalle cabine di trasformazione, dai cavidotti e dagli elettrodotti; dispersione di sostanze nocive (per esempio cadmio) contenute nei pannelli; inquinamento causato dai diserbanti irrorati a terra; variazioni microclimatiche; danno all’ecosistema; gravi impatti visivi al panorama; abbagliamenti (di giorno, ma anche di sera per via di un paio di fari chissà perché puntati sulla circonvallazione di Noha, la Sp. 352, in direzione Collepasso); e, tanto per non farci mancare nulla, una manciata di neoplasie, e danni a questo o quell’apparato del corpo umano.

Più che energie, allergie alternative.

Volendo farmi del male fino in fondo, oltre alla visura camerale e al Bilancio della Fotowatio Galatina srl, sempre sul tema del fotovoltaico, sono andato a rivedere i video con gli interventi di due cosiddetti amministratori locali, due cime, due mostri di intelligenza noti ormai a tutti per la loro perspicacia, che rispondono ai nomi di Giancarlo Coluccia, ex-sindaco di Galatina, e di Daniela Sindaco-in-carica (santa subito, anzi Santanché, c’est plus facile), esponenti rispettivamente del centrodestra e del centrosinistra, vale a dire del Partito Unico della Frazione. Nell’ascoltare i loro storici interventi sembra che l’unico elemento superstite in grado di differenziarli era il baffetto.

Infatti, mentre l’uno – scordando il concetto di biodiversità oltre all’elementare principio di precauzione  -   continuava a blaterare di “terreni impervi, dove prima andavano a pascolare i greggi”, e che “non sono terreni effettivamente dalla grande produzione agricola” e “fermo restando che dovranno essere come da statuto piantumati nel loro perimetro in maniera da risultare quanto meno impattanti” (s’è visto poi come sono stati piantumati, anti piantonati); l’altra, sulla stessa falsariga, parlando tanto per dar fiato alla bocca, imbrogliando le carte come sovente usano fare i politici locali, e ribadendo tutto e il contrario di tutto in un intervento sul fotovoltaico pertinente come il pecorino sulle ostriche, confermava che “ambiente è un conto, urbanizzare un altro [e meno male, ndr.]”, e che “quei terreni sono morti, non cresce nulla, non c’è pascolo” [e daie, ndr.], che “Noha si èespasa” [sic]”, che quei “terreni non si prestano per l’agricoltura” [a ridaie, ndr.] e che “dove ci sono cozzi non cresce nulla”, e mille altre elucubrazioni dello stesso tenore (anzi dello stesso orrore: è uguale).

Ma l’acme (e pure l’acne) della serata s’è toccato quando Michele Stursi chiede d’emblée alla nostra beniamina e coram populo: “Ma voi che idea di ambiente avete?”.

E qui casca l’asino, con la Daniela nostra che, con sguardo smarrito, sudorazione a mille e salivazione azzerata,  ripete più volte: “Non riesco a comprendere”, e ancora: “Non ho capito davvero cosa vuoi dire” [e soprattutto: dove vuoi andare a parare, ndr.].

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Dai, Michele, pure tu che ti metti a parlare in ostrogoto proferendo una sequela di non uno ma addirittura due fonemi che più ostici non si può, irreperibili sul vocabolario dei sinonimi (ma solo su quello dei contrari) dei nostri rappresentanti al comune di Galatina. Mi riferisco ai due lemmi impronunciabili: “ambiente” e soprattutto “idea”.  

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 16/03/2017 @ 20:50:59, in Comunicato Stampa, linkato 99 volte)

Ai nastri di partenza il campionato under 13 modalità 3vs3. Il Comitato Fipav lecce ha reso noto il calendario del torneo giovanile che inizia il prossimo 21 marzo e che vede i piccoli allievi della Showy Boys Galatina in campo sino alla fine del mese di aprile. I bianco-verdi sono stati inseriti nel girone C (in totale sono 21 le squadre partecipanti al campionato) composto da Casarano Volley, Pallavolo Marittina, S.B.V. e Volley Taurisano.

Nella prima giornata è previsto il concentramento nella palestra dell’Istituto Comprensivo “Polo 2” di Noha con le tre gare in calendario tra i padroni di casa della Showy Boys e le compagini dei pari età di Marittima e Taurisano.

“Stiamo riservando particolare attenzione al lavoro che sta svolgendo in palestra il gruppo della categoria under 13 – spiegano dall’Area Tecnica – i ragazzi partecipano al campionato 3vs3 e 6vs6 e avranno l’opportunità di disputare più partite, crescere da un punto di vista agonistico nonché tecnico-tattico. Si inizia con il 3vs3, un torneo under 13 che nasce dall’esigenza di avvicinare il maggior numero di ragazzi alla pallavolo e che si differenzia fortemente dal minivolley che è un’attività mista e non agonistica. Con questo obiettivo la Fipav ha inteso avviare il 3vs3 in cui risulta fondamentale l’identificazione del gioco – concludono dall’Area Tecnica della Showy Boys - il numero di azioni sviluppate in tre tocchi è decisamente più alto rispetto a quello della modalità 6vs6 e si sviluppa un passaggio proporzionato e propedeutico al proseguimento delle attività giovanili successive”.

Per questo campionato è prevista una finale nazionale (nel 6vs6, invece, quella regionale) in un doppio percorso che permette agli allievi più talentuosi di sviluppare al meglio le loro capacità.

www.showyboys.com

 
Di Antonio Mellone (del 27/10/2015 @ 20:46:28, in don Donato Mellone, linkato 447 volte)

Nell’archivio del compianto don Donato Mellone (1925 – 2015) abbiamo rinvenuto gli appunti per un’omelia tenuta giusto vent’anni fa in occasione di una delle prime feste dei donatori di sangue di Noha. La riproponiamo di seguito in concomitanza del quarantennale della Fidas-leccese, testé festeggiato in grande stile presso il teatro Italia di Gallipoli nel corso di una bella serata di memoria  e spettacolo alla quale abbiamo avuto il piacere di partecipare in compagnia di tanti amici provenienti da ogni dove. Auguri Fidas-leccese, auguri Fidas-Noha. (Mel)

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Quest’oggi, l’Associazione Donatori di Sangue della sezione di Noha è in festa. Leggendo il manifesto, esprimo la mia soddisfazione per le tante iniziative intraprese volte ad incrementare donatori e donazioni: iniziative indovinate, iniziative l’una più interessante dell’altra.

Ebbene, quando i dirigenti della Sezione di Noha, guidati dal sig. Antonio Mariano, vennero per invitarmi a celebrare la messa in onore dei donatori di sangue, ci fu qualcuno che mi disse: “Mi raccomando, don Donato, cerca di dirci delle belle parole perché la nostra Associazione si affermi e si sviluppi sempre di più”.

Certo, non sono contrario a questa proposta, in quanto le belle parole sono utili, servono eccome. Quando ci sentiamo delusi le belle parole servono ad incoraggiarci; quando siamo tristi servono a confortarci; quando ci sentiamo deboli le belle parole servono a sostenerci. E quindi non sono contrario alle belle parole. Però temo che le belle parole siano come un fuoco di paglia: anche il fuoco di paglia illumina, riscalda e brucia, però dura poco, e alla fine non rimane che cenere, e poi ritorna il buio di prima.

Quindi non ci possiamo fermare alle belle parole. Anche perché il Vangelo ci mette in guardia: “Non chi dice: Signore, Signore...” Il vero cristiano non è colui che dice belle parole, fa delle belle preghiere, ma chi fa la volontà di Dio, chi osserva i suoi comandamenti.

Ed è molto significativa la parabola che leggiamo sempre nel Vangelo di oggi nella quale si parla di un uomo che, mentre scendeva da Gerusalemme a Gerico venne assalito da alcuni malviventi, i quali non solo lo derubarono di quanto possedeva, ma lo malmenarono fino a lasciarlo moribondo sul bordo della strada.

Sennonché si trovò a passare di là un sacerdote, il quale lo vide, certamente sentì compassione, però continuò per la sua strada. Passò di là anche un levita, cioè un giovane, anche lui addetto al servizio del tempio; però anche lui lo vide, ne sentì compassione, e andò avanti per la sua strada.  Si trovò a passare di là anche un Samaritano, un uomo, diciamo così, poco raccomandabile nel mondo di allora, eppure proprio quell’uomo vide il ferito-moribondo sulla strada, scese dal suo cavallo, curò le ferite alla miglior maniera con olio e vino, e poi lo condusse all’albergo. Qui, diede due denari all’albergatore e gli disse: “Prenditi cura di quest’uomo. E se spenderai qualcosa in più, al mio ritorno, sarai rimborsato.”

Dei tre personaggi chi si è comportato meglio? Certamente il terzo, il buon Samaritano.  E, conclude la parabola: “Va’, e anche tu fa’ lo stesso”.

Ebbene, ci sono dei cristiani che si comportano come il sacerdote o il levita della parabola: questi si commuovono, ma non si muovono, e non fanno nulla per aiutare il prossimo.

Voi, invece, Donatori di Sangue potete benissimo vedervi rappresentati dalla figura evangelica del buon Samaritano. Voi dite, voi fate, voi date. E siccome il sangue è il simbolo della vita, voi date la vita al fratello che ne ha bisogno.

Quante persone sarebbero destinate a morire e invece continuano a vivere grazie al sangue di voi donatori!

Nella preghiera che tra poco verrà letta, voi non chiedete al Signore nessuna ricompensa, né soddisfazione alcuna, e fate bene perché quando si fa il bene la destra non deve sapere ciò che fa la sinistra. E fate bene anche a chiedere al Signore che mantenga in voi la salute, perché possiate continuare a donare il vostro sangue agli altri, proprio come ha fatto Lui che ha dato il suo sangue, e la sua vita per noi.

Nel concludere vorrei formulare l’augurio proprio facendo mie le parole del presidente della vostra, o meglio della nostra associazione: auguro che la Fidas-Noha abbia ad affermarsi e a svilupparsi sempre più.

Che la nostra vita, come la vita di Cristo, e come quella dei donatori di sangue, diventi un dono continuo di amore a Dio e ai fratelli. 

Sac. Donato Mellone

[Immagine d’archivio – Pignatelli Fotografi – Noha]

 
Di Albino Campa (del 25/02/2012 @ 20:46:25, in Eventi, linkato 1394 volte)

Domenica 26 febbraio 2012, appuntamento a Galatina con il 1° Trofeo Ciclistico Casamica – Memorial Antonio Bardoscia. Organizzato dall’associazione Casamica, la gara insieme al 1° Trofeo Ciclistico Marina di San Cataldo del 4 Marzo, fa parte della 1a COPPA UISP (Lega Ciclismo lecce) Specialità Strada 2012, ed è aperta ai tesserati di tutti gli Enti della Consulta Nazionale del Ciclismo in regola con le prescritte coperture assicurative.
Il ritrovo è fissato dalle ore 07.30 alle 08.30 in via Soleto (Galatina) c/o Parrocchia Cuore Immacolato di Maria, dove alle 9.00 è prevista la partenza per seguire il percorso in VIA FOGGIA, VIA CORIGLIANO (Dir. Corigliano), TANGENZIALE DI GALATINA (Dir. Collepasso), STRADA PROVINCIALE N.41 (Dir. Noha), VIA COLLEPASSO (Noha), SRADA PROVINCIALE N.41 (VIA Dir. Galatina), VIA DON TONINO BELLO, VIA MONTE GRAPPA (Dir. Sogliano Cavour), VIA MONTE ROSA, VIA GORIZIA, STRADA PROVINCIALE N.33 (Vecchia S.P. Galatina Corigliano), STRADA COMUNALE, STRADA PROVINCIALE N.138 (Dir. Soleto), STRADA PROVINCIALE N.33 (Dir. Galatina), TANGENZIALE DI GALATINA (Dir. lecce), STRDA PROVINCIALE N.47 (Dir. Galatina), VIA SOLETO (ARRIVO). Un percorso di circa 20 km da ripetersi quattro volte.

All’arrivo, previsto per le 11.30, seguirà la premiazione per i primi tre classificati;con una coppa o un cesto di prodotti alimentari e/o tecnici del valore di 100 €.
Previsti anche diversi premi per il primo classificato tesserato UISP e per ognuna delle categorie in gara. Inoltre un premio speciale al concorrente più combattivo (orologio da polso del valore di €. 190,00) e al concorrente galatinese meglio classificato(cesto prodotti alimentari e/o tecnici)
Nota particolare, i traguardi volanti alla conclusione del 1° (cesto di integratori), 2° (cesto prodotti gastronomici) e 3° (orologio artistico da tavolo) giro.

La quota di Iscrizione alla singola gara è di Euro 10,00, con la possibilità di effettuare un abbonamento per entrambe le gare (Galatina - Castro) al costo di euro 13.00. L’iscrizione va effettuata on line utilizzando l’apposito servizio attivo sulla apposita pagina del sito www.uisp.it/lecce, entro le ore 12.00 del giorno precedente la manifestazione. I ragazzi fino ad anni 16 e le donne non pagano la quota di iscrizione.

 
Di Russo Piero Luigi (del 25/10/2016 @ 20:45:57, in Comunicato Stampa, linkato 545 volte)

Si sta palesando in maniera inesorabile un altro grande spreco di risorse pubbliche; ci si avvia, infatti, verso la chiusura parziale e la dismissione totale poi dell‘Ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina per attrezzare, a pochissimi Km di distanza, precisamente tra Maglie e Melpignano, un nuovo nosocomio.

Da considerare, inoltre, che, dopo un’infinità di promesse disattese sulla ricollocazione dell’Ospedale di Galatina, tra pochi anni questa mega struttura diventerà l’ennesima cattedrale nel deserto provocando la perdita di un patrimonio pubblico di inestimabile valore.

Tutto ciò sta avvenendo senza nessuna vera opposizione da parte di chi ha amministrato la Città e da parte della rappresentanza politica provinciale e regionale che sulla vicenda ha fatto solo patetiche passerelle. Una seria Amministrazione di qualsiasi colore, avrebbe dovuto fare le barricate, ma, purtroppo, le ragioni della politica più becera e disfattista non si sono sposate con le legittime esigenze dei cittadini e del territorio.

Noi riteniamo di fondamentale importanza garantire il proseguimento dell’offerta sanitaria del locale nosocomio; siamo altresì convinti che in un periodo di congiuntura economica negativa la soluzione non sia il taglio o l’abbattimento dei servizi necessari al cittadino, bensì il potenziamento degli stessi. L’Ospedale di Galatina dimostra, infatti, ogni anno, con i suoi accessi e con la qualità dei servizi erogati, di essere una realtà attiva e necessaria per tutto il territorio circostante; per questi motivi gli obiettivi delle nostre iniziative future saranno quelli di ribadire un principio, quello della tutela del diritto alla salute previsto dalla Costituzione.

Abbiamo deciso pertanto di costituirci in Comitato e di mettere in atto una serie di azioni democratiche per accendere seriamente un riflettore permanente sulla situazione del nostro Ospedale; la prima azione sarà un sit-in silenzioso che si svolgerà sabato 29 ottobre a partire dalle 10.30 innanzi all’ingresso principale del “Santa Caterina Novella” in via Roma a Galatina.

Nel caso specifico di Galatina – ricorda Saverio Mengoli, uno dei promotori più attivi del Comitato – la situazione attualmente esistente è quella di un Ospedale che può ospitare 250 posti letto, ma che, così come dichiarato dal Direttore Sanitario dell'Ospedale di Galatina, lo stesso sarebbe strutturalmente idoneo ad accogliere fino a 420 posti letto. Ciò colloca il Presidio galatinese, dopo il “Vito Fazzi” di lecce, come l'unica struttura adeguata a divenire, sin da subito, un Ospedale di I° Livello; non subiremo più passivamente le decisioni prese nelle “stanze dei bottoni” sempre troppo lontane dai Cittadini e dalla logica.

Firmato “Comitato spontaneo a difesa dell’Ospedale di Galatina”.

 
Una giornata dedicata alla cooperazione come forma di autoimpiego: sarà questo il seminario “Laboratorio di idee per l’autoimpiego: un’opportunità per superare la crisi coniugando imprenditorialità e lavoro” in programma il prossimo 18 settembre dalle ore 9.30 presso il Centro Aperto Polivalente di Noha di Galatina ( lecce).

L’evento, promosso dall’Azienda di Servizi alla Persona “Istituto Immacolata A.S.P.” con il Servizio NetAbility di inserimento e accompagnamento lavorativo delle persone diversamente abili, in collaborazione con il Comune di Galatina, vuole stimolare la riflessione sulle possibilità di autoimpiego nel settore del no –profit attraverso la creazione d’impresa sociale.
L’impresa sociale, per definizione “senza fini di lucro”, non deve trarre in inganno: il settore no-profit rappresenta sempre più un grande bacino occupazionale perché, oltre al volontariato puro, ne fanno parte le cooperative sociali che gestiscono attività produttive come i servizi socio-assistenziali, sanitari e turistici favorendo l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
Secondo le ultime rilevazioni ISTAT, infatti,  le organizzazioni non profit attive in Italia sono 301.191, con un incremento del 28% rispetto al 2001, e rappresentano il 6,4 % di tutte le unità economiche attive a livello nazionale. Anche in termini di occupazione i dati riflettono una significativa crescita negli ultimi anni di tutto il settore con un + 39,4 % di lavoratori rispetto al 2001.
Nel corso dell’evento verrà illustrato il Servizio NetAbility, le prospettive dell’Azienda di Servizi alla Persona “Istituto Immacolata” di Galatina, e le testimonianze di due protagonisti dell’innovazione sociale come Paolo Venturi- Direttore Generale AICCON - Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit- e Mauro Ponzi – Presidente Consorzio Mestieri, l’ unica agenzia per il lavoro no profit operante in Italia, realizzate con il contributo dell’iniziativa Laboratori dal Basso, azione della Regione Puglia cofinanziata dalla UE attraverso il PO FSE 2007 – 2013. 
Sempre in tema di innovazione, progettazione sociale e le prospettive del settore interverrà, inoltre, Roberto Covolo, Project Manager ExFadda di S. Vito dei Normanni. 
E’ prevista, infine, una tavola rotonda di dibattito sulle prospettive dell’economia sociale per il territorio a cui prenderanno parte il Presidente dell’Istituto Immacolata ASP Antonio Palumbo, il Sindaco Cosimo Montagna, l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Galatina  Daniela Vantaggiato, gli Assessori al Welfare, allo Sviluppo Economico e alle Politiche Giovanili della Regione Puglia – Loredana Capone, Elena Gentile e Guglielmo Minervini, il Presidente della Provincia di lecce Antonio Gabellone unitamente agli assessori Ernesto Toma e Filomena D’Antini Solero, e il Direttore Generale ASL lecce  Valdo Mellone.
Al termine dei lavori verrà consegnato il Premio PaD – Plurality and Diversitiy 2013 ( prima edizione) come riconoscimento per l’impegno nella valorizzazione delle diverse abilità e nella sensibilizzazione ad una cultura d’integrazione sociale. 
Saranno premiati il sindacato SFIDA - sezione di lecce con il suo Segretario Provinciale Vito Berti, il Consorzio Emmanuel con il suo Presidente Daniele Ferrocino e l’Associazione Cuore Amico per cui ritirerà il premio il Presidente Onorario Paolo Pagliaro.
Sarà possibile seguire la manifestazione anche in diretta streaming sulla web tv Inondazioni.it 

Per ulteriori informazioni

Ilaria Panico

RESPONSABILE COMUNICAZIONE NetAbility

347/6017952

Ilaria.panico@netability.it
 
Di Redazione (del 16/02/2016 @ 20:42:25, in Comunicato Stampa, linkato 386 volte)

Sognare di arrivare in alto, partendo dal basso senza la più piccola ombra di un centesimo. È la storia di Nextword the web series, una scommessa ampiamente vinta da Inondazioni.it e Nextword Produzioni Cinematografiche, selezionata alla fase finale del "Los Angeles Web Festival", una delle più importanti manifestazioni mondiali dedicata alle web series. 

Non appena la notizia è arrivata in produzione, tutto il gruppo della web tv e di Nextword Produzioni Cinematografiche ha gioito per l'inatteso risultato, premiante ancora una volta il lavoro e la passione, impiegati in un'avventura per nulla facile da affrontare.

Merito della produzione, guidata da Piero De Matteis e Tommaso Moscara, con l’aiuto impareggiabile di Salvatore Sbrò e Fabio dell’Erba, i quali, stupefatti dalla notizia hanno dichiarato: "Siamo orgogliosi per questo grande traguardo raggiunto. Certo, i soldi sono importanti, ma non fondamentali se prima non si impiegano forze ed energie positive per portare avanti un progetto nuovo e costruttivo, come la è stato Nextword – the web series". 

Un merito condiviso in prima persona con l'artefice di questo miracolo, ossia Vincenzo Stigliano regista, sceneggiatore e creatore della web series che ci ha creduto fin da quando ha presentato il progetto alla produzione di Inondazioni.it.

Non ha mollato un solo istante, riuscendo a creare un cast perfetto sotto l'aspetto dell'empatia, imbattibile per quel che concerne la determinazione. 

Non è stata questa però, la sola vittoria per il giovane regista salentino, il quale grazie alla sceneggiatura del suo cortometraggio "Solitudine" (Loneliness) è stato selezionato anche alla fase finale del prestigiosissimo “New York Indipendent Film Festival”.

Inoltre è da sottolineare che Nextword è in nomination per la vittoria finale in due categorie, MIGLIOR REGIA con VINCENZO STIGLIANO e MIGLIORI MUSICHE ORIGINALI con REPUBLIKA MOD, ALESSIA DONNO ed EMA FEAT RAINWORDS.

"Notizie del genere non possono che far piacere" - commenta Stigliano - "sono uno stimolo in più per andare sempre oltre i propri confini, continuando a lavorare sodo. Spero che adesso il Comune di Galatina, la Provincia di lecce e la Regione Puglia, possano darci maggiore aiuto e collaborazione per i lavori futuri che abbiamo in cantiere. Io voglio ringraziare tutto il cast e vorrei citarlo in Mino Donadei, Elisa Cairo, Marta Sfragara, Christian Romano, Luigi Sarcinella, Antonio Geusa, Francesco Tundo, Ivano Mastria, Giuseppe Rizzo, Christian Rizzo, Chiara Sbrò, Tina Ciccardi, Azzurra Leone e Dario Palumbo, perché senza di loro tutto questo non sarebbe potuto accadere, grazie di cuore a tutti loro". 

Inondazioni e Nextword Produzioni Cinematografiche hanno costruito un sodalizio non indifferente, riuscendo a mettere in piedi la prima web series nel Salento, avente un grosso seguito in Italia con oltre seimila visualizzazioni in un solo mese, e da oggi diventando realtà importante in tutto il mondo cinematografico. 

Guarda tutte le puntate delle web series on line su http://ww.nextwordproduzioni.com e scopri tutte le novità sulla pagina Facebook Ufficiale

Alessio Prastano

 
Di Dante De Ronzi (del 01/12/2015 @ 20:41:57, in NohaBlog, linkato 1489 volte)

Prima dell'inaugurazione del Cavallino Bianco, avvenuta domenica 29 novembre, su un noto network ho così commentato: ACUSTICA ZERO. CONTENITORE DEL NULLA. MONUMENTO ALLA RETORICA DEL PASSATO ED ALLO SPRECO DEL PRESENTE.

Oggi, a fari spenti, sento il dovere di spiegare ed informare i cittadini di Galatina e non solo.

Cominciamo col dire che obiettivamente l'immobile in oggetto non ha mai avuto alcunché di artistico e architettonico che lontanamente ci facesse avvicinare ai teatri storici d'Italia. Non parlo della Scala di Milano o della Fenice di Venezia o del San Carlo di Napoli, ma neanche del Petruzzelli di Bari o del Paisiello di lecce.

La fama del Cavallino, per dirla tutta, si è creata nel dopoguerra per un fenomeno di costume dai profili Boccacceschi: I VEGLIONI. Ne vogliamo parlare? Bene facciamolo senza ipocrisia.

Quegli eventi rappresentarono per quegli anni il trionfo del peccaminoso e della trasgressione che una volta l'anno si celebravano in occasione del carnevale.

Un vero raduno pagano, osteggiato con forza dal mondo ecclesiastico. Una ribellione laica al perbenismo imperante, al bigottismo pervasivo la vita delle nostre comunità.

Chi scrive, all' epoca era troppo giovane per potervi partecipare, ma particolarmente attento e curioso da non perdersi una parola dei racconti delle avvenenti vicine che tutti gli anni erano di casa. Non ho parole per descrivervi l'alone intrigante di emozioni erotiche che da quei racconti sussurrati ne scaturiva e la morbosa curiosità di un giovinetto con gli ormoni in subbuglio.

Provate solo ad immaginare cosa poteva essere l'esibizione delle più belle donne della provincia e della regione, vestite con abiti ammiccanti ed in maschera. Una provocazione ed una tentazione irresistibile per l'esuberante virilità repressa dei giovani, e non solo, di allora. Ovvio che in quel clima l'ascolto dell'artista di turno era secondario, ininfluente, perché solo alibi del raduno.

Ciò nonostante allora la situazione acustica era 100 volte migliore di adesso e vi spiego perché.

Primo, si stipavano a sardina (il che era molto gradito per rubare fugaci contatti) oltre 2000 persone, in ogni dove dalla platea ai palchi, al loggione. Questo garantiva una fono-assorbenza passiva eccezionale che oggi con le norme di sicurezza non è più pensabile.

A proposito, vi informo che attualmente i palchi sono inagibili mancando le vie di fuga e le uscite di emergenza. Secondo, la volta era realizzata in controsoffitto appeso di impagliato pressato perfettamente funzionale allo scopo. Oggi rimossa la copertura in eternit è  stata realizzata una volta in legno lamellare che acusticamente è  uno specchio. Terzo, antichi tendaggi e parziali rivestimenti deteriorati sono stati eliminati.

Il risultato di tutto questo è:  ACUSTICA ZERO.

In passato si prestava molta attenzione al tempo di riverberazione. Ma oggi con l'evoluzione tecnologica l'acustica ha fatto passi da gigante ed in Italia abbiamo esperienze eccezionali che ci giungono dall'AIA (Associazione Italiana Acustica) apprezzata in tutto il mondo.

I parametri che si tengono in conto sono molteplici: il tempo di primo decadimento EDT, gli indici di chiarezza, l'indice di definizione, l'indice di robustezza del suono,  il coefficiente della correlazione mutua inter-aurale, e via dicendo con tantissime altre accortezze previste dalle norme ISO in grado di garantire "l'avvolgimento acustico dell'ascoltatore".

E da noi cosa si è previsto? NULLA.

Né si può accettare la risposta fornita da un amministratore che ha scritto: a ciò si penserà dopo.

No cari politici, le costruzioni si realizzano partendo dalle fondamenta e le fondamenta per un Teatro sono l'ACUSTICA.

Per farmi capire meglio a quell'amministratore pongo una domanda.

E se realizzare a posteriori l'ACUSTICA fosse "mission impossible"?

Che e cosa dovremmo fare? Affidarci a Tom Cruise?  O a padre Pio?

O semplicemente dovremmo dire che abbiamo scherzato? E  nel frattempo che ne facciamo (oltre a pagare il mutuo)?

Ma la mia rabbia, che cerco di contenere, è estesa anche ai miei colleghi tecnici che ben conoscono la tematica e, benché vicini ai partiti di governo ed agli amministratori, non hanno fatto nulla.

E fu così che il GRANDE BLUFF andò in scena con mirabile campagna promozionale e pompa magna riservata agli amici ed agli amici degli amici.

Non voglio immaginare l'imbarazzo del maestro pianista che ha dovuto esibirsi in quel “contenitore”. A proposito, nonostante pubblicizzati in cartellone, i concerti si terranno altrove.  La notizia faceva parte anch'essa del grande bluff?

Per mio conto, tra l'altro non invitato, non ho partecipato all'inaugurazione. Non lo avrei comunque fatto.  E con  infinita tristezza nel cuore il giorno dopo, lasciando il cavallo in stalla, mi sono allontanato dalla mia città cercando pace nell'escursione domenicale degli amici di "Dienneavventura", non prima di avere offerto doverosa  ospitalità all' incolpevole Gad Lerner.

Galatina merita decisamente di più.

Dante De Ronzi

 
Di Albino Campa (del 28/09/2010 @ 20:41:19, in Eventi, linkato 1912 volte)

Le Chiese Avventiste identificano Gesù con l’arcangelo Michele. Da questo punto di vista, Michele è il primo e più grande di tutte le creature di Dio. Questo, semplicisticamente, è motivato dalla Bibbia che menziona solo un arcangelo per nome, Michele appunto, e dalla prima lettera ai Tessalonicesi (4:16), in cui san Paolo dice riguardo Gesù: «Perché il Signore scenderà dal Cielo con un comando, e con la voce di un arcangelo». In quest’ottica, arcangelo significherebbe capo degli angeli piuttosto che capo angelo, e come questo titolo sarebbe vicino al «Principe» che usa Daniele. I teologi cristiani, sia cattolici che protestanti, sono concordi nell’identificare, nell’Antico Testamento, l’Angelo del Signore (al singolare) come una prefigurazione del Cristo; quindi una teofania. L’immagine di Michele arcangelo sia per il culto che per l’iconografia, dipende dai passi dell’Apocalisse. È comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante dell’esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime (psicostasia). Sulla base del libro dell’Apocalisse ne vennero scritti altri dedicati a Michele che finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio. L’iconografia bizantina predilige l’immagine dell’arcangelo in abiti da dignitario di corte, rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente.
Ma ecco quello che succederà a Noha per la festa patronale, nel giorno della festa 29 settembre: Solennità di San Michele Arcangelo Ore 7.00-8.30-10.00-11.30 SS. Messe. Mentre alle ore 18.30 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eminenza Reverendissima il Sig. CARDINALE SALVATORE DE GIORGI. Programma delle Manifestazioni 28-29 settembre: Gran Concerto Bandistico “CITTÁ DI SOGLIANO CAVOUR” (LE) Maestro Direttore e Concertatore GIOVANNI GUERRIERI. Al termine della Processione Spettacolo Pirotecnico a cura della Ditta “La Pirotecnica del Sud” di PIERO COLUCCIA di Galatina (LE).
Il 29 settembre: Concerto Bandistico “CITTÁ DI SQUINZANO” Maestro GIOVANNI PELLEGRINO ore 24.00 a conclusione dei Festeggiamenti spettacolo di fuochi pirotecnici curati dalle Ditte “La Pirotecnica del Sud” di PIERO COLUCCIA di Galatina (Le) e dal Cav. MAGGIO AMODIO di Tuglie (LE). Chiusura il 30 settembre ore 21.00 “EQUIPE 84” in Concerto.
Infine quest’anno è toccato a lecce la festa itinerante della Polizia, approdata per le celebrazioni del 2010 per il Santo Patrono dell’Arma, San Michele Arcangelo, nel capoluogo salentino. La festa rappresenta un occasione di riflessione e riconoscenza ai caduti della Polizia di Stato e alle loro famiglie. Oggi, martedì 28 settembre, le celebrazioni iniziano alle ore 18 con la Santa Messa celebrata nella Cattedrale di Piazza Duomo dall’Arcivescovo di lecce, Monsignor Domenico D’Ambrosio, alla presenza del Ministro dell’Interno Roberto Maroni e del Prefetto Antonio Manganelli, oltre che di numerose autorità istituzionali, civili e militari.
Alle ore 20,30, presso il Teatro Politeama Greco, si svolgerà la cerimonia di consegna del “Premio San Michele Arcangelo”, conferito dalla Polizia di Stato come riconoscimento verso coloro che si sono messi in luce per le loro azioni ispirate da altruismo, in difesa dei deboli e per solidarietà.
 La serata, sarà presentata da Paola Saluzzi e Fabrizio Frizzi, vedrà la partecipazione di esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e della musica accompagnati dalla Banda musicale della Polizia di Stato.

Raimondo Rodia

http://galatina.blogolandia.it/2010/09/28/noha-s-michele-e-la-festa-della-polizia-a-lecce/

 
Di Redazione (del 12/10/2015 @ 20:39:46, in Comunicato Stampa, linkato 431 volte)

Il 15 ottobre prossimo, alle ore 18.00, si terrà la presentazione ufficiale, riservata agli organi di informazione, del libro “Prendi il rene per la gola” di Eugenio Rollo.
Secondo gli ultimi dati epidemiologici, circa l’otto per cento della popolazione soffre di disturbi a carico dei reni, si parla quindi di milioni di persone. Il progetto ha come obiettivo di affrontare le tematiche delle patologie renali con un’ottica interdisciplinare che unisca l’apporto della medicina, della dietologia e della psicologia.
Il testo è una raccolta di ricette e di informazioni nutrizionali per la prevenzione delle malattie renali, con un approccio basato non sulle limitazioni, bensì sulle opportunità di una alimentazione corretta e allo stesso tempo appetitosa. Peraltro suggerimenti e ricette possono essere utilizzate da tutti, a garanzia di un’alimentazione sana, seppur controllata e gustosa.
L’autore, Eugenio Rollo, è uno psicologo psicoterapeuta leccese, affetto da molti anni da patologia renale e attualmente in dialisi, che ha voluto unire nel libro l’esperienza di paziente nefropatico, la passione per la buona tavola e il contributo della propria professione, come esempio concreto di resilienza, reazione attiva e positiva alla malattia.
Partecipano all’incontro:


- Dr. Marcello Napoli, Direttore U.O.C Nefrologia e Dialisi
- Dr. Efisio Sozzo, Dirigente Medico U.O.C Nefrologia e Dialisi
- Dr. Eugenio Rollo, Psicologo Psicoterapeuta, autore del libro
Per contatti e informazioni:


tel. 329 22.11.000 – email: info@eugeniorollo.it

 
Di Andrea Coccioli (del 20/11/2014 @ 20:36:40, in Comunicato Stampa, linkato 725 volte)

L'iniziativa prevista per il 21 novembre è stata annullata e posticipata a data da destinarsi.

Andrea Coccioli




Venerdì 21 novembre alle ore 17.30 presso il CENTRO POLIVALENTE di Viale Don Bosco, l’assessorato alle politiche giovanili organizza un incontro pubblico con John Mpaliza per accogliere la marcia e discutere della situazione attuale in RDCongo.

Il promotore di questa marcia è John Mpaliza, cittadino italiano di origine congolese, che ha lasciato tutto, lavoro, casa, stabilità, per dedicarsi a tempo pieno alla diffusione dell’informazione sulla situazione politico-economica-sociale nella RDCongo ancora oggi afflitta da sanguinose guerre per la conquista, da parte di grandi multinazionali, di materie prime presenti quasi esclusivamente lì, come COLTAN, diamanti, oro, rame. Tutto questo John lo fa marciando a piedi in Italia, come in Europa (Marcia Reggio Emilia-Bruxelles), per arrivare poi in Congo, perché ritiene che l’unica strada che porta alla pace è far girare e conoscere la giusta informazione.

La marcia ha l’obiettivo di incontrare cittadinanza e istituzioni, ed in modo particolare i giovani per parlare di queste problematiche e di PACE, non solo in Congo, ma anche in Siria, Palestina, Ucraina e in tutte le zone coinvolte dalla guerra.

Partita da Reggio Emilia il 20 luglio 2014 arriverà a Reggio Calabria il 20 dicembre.

In Puglia passerà da diverse Province, tra cui Brindisi il 13.11, lecce il 15.11, Taranto il 3.12 e toccherà anche vari Comuni limitrofi come Ostuni, S.P.Vernotico, Otranto, Tricase, Alessano, Gagliano del Capo, S.M.Leuca, Gallipoli, T.S.Giovanni, GALATINA, P.Cesario, Maruggio, Pulsano. In base alle iniziative promosse strada facendo, la marcia può inserire incontri, eventi ed anche nuove tappe.

Lanciamo pertanto un appello alle nostre Chiese, Comuni, Scuole, Associazioni, Istituzioni tutte presenti sul territorio a stringersi attorno a questa iniziativa, promuovendo degli incontri con i marciatori e unendosi a loro per qualche km simbolo, sventolando la bandiera della PACE!

VENERDI 21 NOVEMBRE ALLE ORE 17,30 PRESSO IL CENTRO POLIVALENTE DI VIALE DON BOSCO, ACCANTO ALL’ISTITUTO PROFESSIONALE FALCONE E BORSELLINO, JOHN MPALIZA INCONTRERA’ GALATINA. SIETE TUTTI INVITATI. NON MANCATE.

Indirizzi e recapiti utili

John Mpaliza             john.mpaliza@gmail.com       tel.3204309765

Dr. Jean Bassmaji      bassmaji.jean@libero.it      tel.3384440342

Lucia Licchelli (referente per lecce e Provincia) lulicchelli@yahoo.it    tel.3472232989

 
Di Antonio Mellone (del 28/02/2014 @ 20:34:07, in Compostaggio, linkato 1294 volte)

Non ci si può mai rilassare un attimo in questo paese.

Guardate che io avrei altro per la testa, come, per dire, i miei libri, le ricerche econometriche, il cinema, i concerti ed il teatro, e poi anche il racconto tratto da storie vere – la cui redazione ho dovuto più volte interrompere - sul tema dei miei matrimoni (matrimoni, dico, non prigioni, come quelle immortalate da Silvio Pellico – anche se a volte le due cose pare coincidano  – né tantomeno i matrimoni di quell’altro Silvio, il delinquente più votato dagli italiani, cioè Silvio pelvico). Matrimoni, dicevo, nei quali mi son cimentato in diversi ruoli, dall’invitato al paggetto, dal chierichetto al testimone, dall’organista all’aiuto-fotografo, e via di seguito, ma mai (ancora) in quello del marito.

 
*
 

Dunque mi piacerebbe essere in tutt’altre faccende affaccendato. Invece, purtroppo, mi tocca di leggere di qua e di là interventi vergati da alcuni miei rappresentanti politici occupanti poltrone a palazzo Orsini, i quali son riusciti, in men che non si dica, e nonostante i buoni propositi sbandierati nel corso delle loro campagne elettorali, a superare, quanto a danni, gli Unni e gli Ostrogoti messi assieme.

*

La Roberta se n’è uscita ultimamente pure con la storia del mega-impianto di riciclo rifiuti, candidando ufficialmente Galatina ed il suo territorio quale centro di gravità permanente di “un impianto di compostaggio integrato, che comprenda cioè sia la fase anaerobica [o analerobica, ndr.] che quella aerobica”. “L'impianto – sempre a detta della vice-sindachessa - avrà una portata di circa 30.000 tonnellate di rifiuti organici [dovrebbe essere all’anno, ndr.] a servizio di tutta l'area centrale della Provincia di lecce”.

E’ chiaro? L’assessora e il suo sindaco, pensando di unire l’umido al dilettevole, forse in nome della democrazia partecipata (Roberta, do you remember?), o di una politica di sinistra (o meglio sinistrata) hanno deciso di candidare “ufficialmente” il territorio di Galatina e dintorni a luogo ideale per chiudere, secondo le loro menti eccelse, questo benedetto ciclo dei rifiuti.

Con codesti comunicati pensano di trasmettere un rassicurante senso di compatibilità e armonia ambientale pensando che i cittadini si facciano abbindolare come tanti allocchi. Oddio, in molti casi vanno sul sicuro, colpiscono e affondano eccome, visto il livello culturale in cui versa l’abitante medio di Galatina, la bella addormentata nel fosco.

*

Ma cerchiamo di ragionare un po’ con i numeri.

30.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi organici significherebbe che i circa 28.000 cittadini di Galatina e frazioni dovrebbero produrre pro-capite più di una tonnellata annua (non stiamo parlando di 100 ma di 1.000 chilogrammi a persona), e badate bene, non di rifiuti, ma della sola frazione umida di questi rifiuti (come bucce di banane, mele, patate, cipolle, scarti vegetali dell’attività agricola, culinaria et similia), cioè quasi 2,8 chilogrammi al giorno di quella roba lì.

Nemmeno il più grande ghiottone e sprecone della storia di tutti i tempi ha mai prodotto 2,8 kg giornalieri di resti, avanzi, rimasugli organici predigestione (cifra, invero, non raggiungibile neanche se agli scarti predigestione sommassimo le deiezioni post-digestione).  

Mi direte: ma non siamo solo noi; se li convinciamo, ci sono anche i 5.500 abitanti di Soleto, e poi i 4.000 di Sogliano, ed i quasi 6.000 di Corigliano, ed i 9.000 di Cutrofiano, e giacché anche i 15.000 di Galatone ed i 31.000 di Nardò, eccetera eccetera.

Certo, allarghiamo pure il raggio d’azione. Ma i conti non tornano ugualmente.

Se ognuno di noi, poniamo, producesse in media 200 grammi al giorno di umido da utilizzare per il compostaggio (non ditemi che siete così sciuponi da produrne di più) al fine di raggiungere le 30.000 tonnellate annue (tren-ta-mi-la-ton-nel-la-te), cioè 82 tonnellate al giorno di rifiuti da compostare, avremmo bisogno di un bacino d’utenza di oltre 410.000 abitanti.

Ora mi domando e dico: nell’eventualità non dovessimo farcela da soli a produrre tutta questa spazzatura [sic], da dove arriverebbe la quota restante di rifiuti per il trattamento? Chi la controllerebbe? Cosa conterrebbe? E poi ancora: di che dimensioni dovrebbe essere questa struttura integrata per accogliere ottantadue tonnellate quotidiane di spazzatura umida? E quanti camion dovrebbero arrivare e ripartire quotidianamente da e per Galatina per scaricare in questo benedetto impianto 82 tonnellate giornaliere di frazione umida di rifiuti?

*

Mille altri dubbi, perplessità, domande (che ovviamente non troveranno mai risposta da parte di questi Renzi de noantri), mi passano ora per la mente. Ma ne parlerò nelle prossime puntate (tra qualche giorno) sempre su questi schermi.

*

Sicché i miei matrimoni continueranno ad attendere il loro turno.

Pazienza: questo ed altro, per non andare a finire in un mega-impianto di compostaggio. Anzi per evitare di esser preso in ostaggio.

Antonio Mellone

 
Di Andrea Coccioli (del 07/09/2016 @ 20:33:57, in Comunicato Stampa, linkato 276 volte)

L’Associazione culturale City Telling di Galatina promuove e organizza “Confronti d’autore”, penultimo incontro di Note a Margine, la mini rassegna estiva, giunta alla seconda edizione, con l’obiettivo di raccontare attraverso i diversi linguaggi artistici le periferie dell’umano.

L’evento si svolgerà venerdì 9 settembre, alle ore 21, presso PART-produzioni artistiche via Cafaro 2 a Galatina (all’interno del Palazzo della Cultura “Z. Rizzelli”).

Ospiti dell’incontro saranno Francesca MALERBA, autrice del libro "Salento Rock Andati via senza salutare" edito da Kurumuny e Davide POTENTE, autore di “Qualcosa da Perdere” edito da ExCogita.

I due giovani autori daranno voce alle storie e metteranno a confronto le due generazioni descritte all’interno dei propri libri: quella degli anni 70/80 che è “andata via senza salutare” abbandonando radici, affetti e sogni nella Galatina dilaniata dalla diffusione dell’eroina negli anni ottanta, e quella della generazione X, ben descritta da Potente, quella dei neolaureati classe 1980/90 che “non fanno la differenza, ma al massimo la differenziata”.

La serata sarà accompagnata dalla voce e dai suoni di Leonardo SERRONE, in arte il SER, giovane cantautore leccese del gruppo emergente “Massime Frequenze”.

 

Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’Associazione City Telling attraverso la pagina fb Note a Margine 2016.

Stay tuned!

Area comunicazione

a cura dell’Associazione City Telling

 
Di Redazione (del 09/04/2015 @ 20:31:30, in Comunicato Stampa, linkato 774 volte)
Venerdì 10 aprile 2015 alle ore 11:30 presso il Palazzo Municipale – Sala del Sindaco, si svolgera la conferenza stampa, interverranno:
Alberto Russi - Assessore al turismo Città di Galatina.
Dino Bandello - Associazione Città Nostra.
Nicola Baglivi - Associazione Amica.

La manifestazione si svolgera il 12 aprile 2015 alle ore 10:00/13:00 – 16:00/24:00 nel Centro storico di Galatina

Dopo il successo del 2013 si ripropone quest’anno la seconda edizione dell’evento “Dolce Città Nostra”, una manifestazione che riscopre ed evidenzia la grande tradizione dolciaria galatinese per le strade del centro storico.

Una grande tradizione che esplode già nel 1745 nella bottega pasticciera della famiglia Ascalone con il pasticciotto, un dolce tipico, composto da pasta frolla farcita di crema pasticcera e cotto in forno.

Il pasticciotto una grande tipicità che non rimane sola grazie a tanti altri prodotti dolciari che fanno grande la città come l'Africano, la Mafalda, il Mustacciolo, la Pasta di Mandorla, e tanto ancora. 

Galatina una città che annovera tanto della tradizione dociaria ma anche enogastronomica (Città del Vino, prodotti tipici della terra come la cicoria, la patata, prodotti da forno come lu squaiatu, ecc.) non poteva non puntare su un evento che la rappresentasse e che possa creare interesse sul territorio.

L’obiettivo della manifestazione è di rivivere l’atmosfera di un tempo ormai passato, degustando e promuovendo i prodotti dolciari e i piatti tipici della tradizione enogastronomica salentina e galatinese, nello scenario del centro storico accompagnati da spettacoli musicali e teatrali.

La manifestazione si terrà domenica 12 aprile 2015 a partire dalla mattina in occasione della giornata "La Penisola del Tesoro" del Touring Club che ha scelto Galatina insieme ad una serie di comuni italiani per ospitare i propri associati.

Un appuntamento che prevede diversi itinerari guidati nel corso della giornata del 12 aprile che toccheranno anche interessanti palazzi nobiliari dalle belle architetture barocche e, soprattutto, la chiesa di S. Maria della Misericordia o dei Battenti, dal prezioso portale in pietra leccese e fresca di restauro.

In occasione della manifestazione, l'Associazione Culturale AMiCA in collaborazione con il Comune di Galatina presenta l'applicazione per smartphone Galatina Amica, prima tappa del progetto Città Amica, network di strumenti innovativi per la visita delle città.
Durante la manifestazione saranno distribuite le mappe realizzate per l'occasione dall'Associazione AMiCA.

 

L’evento è promosso dall’assessorato al turismo della città di Galatina.

 
Di Antonio Mellone (del 28/03/2014 @ 20:28:35, in NohaBlog, linkato 1111 volte)

Ho letto con interesse l’intervento di Lino Mariano pubblicato qualche giorno fa su questo sito dal titolo: “Un solo comune ed una sola giunta”. E devo dire che stavolta sono d’accordo con lui.

Non fosse altro che per il fatto che questi concetti, più o meno, li avevo più volte già espressi anch’io sull’Osservatore Nohano.

Per esempio, sull’O.N. n. 2, anno V, 9 marzo 2011, in occasione della recensione del libro dal titolo “Governare la dimensione metropolitana” (Franco Angeli, Milano, 2011), scritto dalla nohana Carmen Mariano (che tra l’altro ha vergato un commento circostanziato alle note di Lino), ribadivo infatti quanto segue: “[…] In questo libro, a pensarci bene, si parla anche (e soprattutto) di Salento, pur non essendovi, quest’ultimo, espressamente menzionato (ma un libro serve anche a questo).

In maniera indiretta, cioè, ci viene suggerito che è giunto il momento di porre termine alla lotta campanilistica portata avanti dal centinaio di comuni leccesi con l’acqua alla gola (e non solo dal punto di vista della finanza pubblica ma anche delle idee); così come è davvero senza senso quell’altra grandissima corbelleria che è la proposta dell’istituzione della “Regione Salento”, la stupidaggine del secolo, cioè la creazione dell’n-esima sovrastruttura (che pagheremmo sempre noi cittadini) sbandierata da quattro disperati con voglia di protagonismo permanente effettivo e molto probabilmente con velleità (o brama) di stipendi da consigliere-regionale-a-due-passi-da-casa.

L’idea innovativa sarebbe invece la nascita di un governo metropolitano salentino, attraverso quella scelta obbligata che è l’associazionismo intercomunale, il quale dovrebbe andare a braccetto con il riordino territoriale. Le strade da percorrere sono le convenzioni o i consorzi tra comuni. Ma meglio sarebbe raggiungere un grado di maturità più alto e pensare addirittura alla forma più radicale (e forse più efficiente) di legame: l’Unione dei Comuni.

Queste scelte strategiche porterebbero finalmente ad una riduzione del numero dei comuni del Salento. Noha – lo diciamo per inciso – ha già dato in questo senso, ed è a tutti gli effetti un’antesignana di questa strategia, attuata già a partire dal 1811, epoca della fusione con il comune di Galatina: fusione che però non ha funzionato alla perfezione a causa di una classe politica nohana “subalterna” da molti punti di vista (ma dagli errori - che si chiamano lezioni – bisognerebbe pur imparare qualcosa).

Ma ritorniamo al Salento, ché le divagazioni potrebbero portarci fuori dal seminato. Con le fusioni tra comuni, dicevamo, non si avrebbero più cento sindaci (anzi cento sindaci disperati), cento consigli comunali, cento presidenti del consiglio, cento segretari comunali, cento assessori all’urbanistica, ed altri cento alle politiche giovanili ed altrettanti alla cultura, e poi altri cento geometri/ingegneri comunali, insomma cento per cento di tutto di più. Con l’integrazione vera si otterrebbero: pianificazione territoriale metropolitana, reti di infrastrutture e di servizi non frammentati, piani di traffico intercomunali, tutela e valorizzazione dell’ambiente, interventi di difesa del suolo in maniera strutturata, raccolta e distribuzione delle acque, protezione civile, sicurezza e finalmente valorizzazione dei beni storici, artistici e culturali, il tutto in maniera organica e sulla scorta non del ghiribizzo dell’assessore comunale di turno ma sulla base di progetti seri e di interesse generale […]. Chiedo venia per la lunga autocitazione.

*

Ma dopo il commento “tecnico” e molto pertinente di Carmen Mariano, ho letto di seguito anche un altro appunto icastico nonché caustico di Michele D’Acquarica che suona così: “Per un popolo che prende a sassate un pullman per un rigore negato e vende il suo voto per un pieno di carburante, tutto è (im)possibile.

Come non convenire anche con Michele.

*

Anzi, se è per questo, io rincarerei un po’ la dose, aggiungendo che tutto è (im)possibile per un popolo che non batte ciglio se gli cementificano 26 ettari di terreno per costruire l’ennesimo centro commerciale con la favola delle “ricadute”, dello “sviluppo” e di altre simil-minchiate; tutto è (im)possibile per un popolo lobotomizzato che non muove un muscolo facciale se si sperperano soldi pubblici (circa 1.300.000 euro) per la ristrutturazione di una vecchia scuola elementare che poi, poveretta, non può funzionare a dovere in quanto non si sa quale ingegnere ha scordato di pensare a priori e non invece a posteriori (a posteriori, in tutti i sensi) ad una cabina di collegamento con la rete elettrica; tutto è (im)possibile per un popolo che sta morendo di cancro ma che non riesce a capirne la causa - da ricercare invece nell’avvelenamento sistematico e cosciente di aria, acqua, terra con il ricatto di quattro posti di lavoro, portato avanti, questo avvelenamento, da imprenditori arricchiti ma pur sempre con le pezze al culo; tutto è (im)possibile per un popolo che ti considera “profeta di sventura” quando cerchi di spiegare che no, il fotovoltaico non è proprio un buon affare per tutti ma per i soliti quattro furbetti (stavolta nemmeno italiani) che non solo sfruttano il nostro territorio uccidendolo con milioni di pannelli in mezzo alla campagna, ma che si beccano pure la polpa di succulenti incentivi pagati in bolletta dai soliti polli (cioè noi stessi medesimi); tutto è (im)possibile per un popolo che non ribatte con argomentazioni serie ed approfondite ai cosiddetti progetti per il mega-impianto di compostaggio (che compostaggio non è: ci hanno derubato anche del vocabolario) in nome della chiusura trionfalistica del ciclo dei rifiuti e del risparmio delle tasse sulla spazzatura (campa cavallo); tutto è (im)possibile per un popolo che sta mandando in rovina la sua storia ed i suoi beni culturali…  

*

Ma questo intervento di Lino Mariano mi fa ben sperare nel ritorno ad un dibattito franco e serio su questi e su molti altri temi che - auguriamoci tutti - inizino ad interessare sempre più il nostro popolo. Un popolo che finalmente la smetta di far rima con ridicolo.

Antonio Mellone
 
Di Raimondo Rodia (del 27/02/2017 @ 20:27:50, in NohaBlog, linkato 710 volte)

Tutto iniziò con l’intuizione che il paese in cui sono nato Tuglie fosse in origine una colonia fenicia. Nel corso della tarda antichità e nel medioevo il ricordo della lontana Thule ha generato un resistente mito: quello dell’ultima Thule,definita dal poeta latino Virgilio nel senso di estrema, cioè ultima terra conoscibile, e il cui significato nel corso dei secoli trasla fino a indicare tutte le terre “aldilà del mondo conosciuto” così come indica l’origine etrusca della parola “tular “, confine, quindi una terra etrusco-fenicia circondata da greci e messapi.

Ho immaginato che i Fenici nel lungo peregrinare nel mediterraneo, tra i loro mille traffici commerciali e di scambio con le popolazioni che si affacciavano sul mare nostrum, fondarono una colonia proprio nell’immediato entroterra della città Messapica di Anxa ( Gallipoli ), tra Rodogallo ( S. Simone ), Alytia ( Alezio ) e Bavota ( Casal Piccolo tra Parabita e Tuglie ). Noha invece è la trascrizione strettamente fonetica (con tanto di aspirazione) di un nome proprio femminile ebraico, quindi cananeo, dunque “fenicio”. Francesizzato oggi suona come Noè. Ed è tutt’ora in uso e diffuso in varie parti del mondo in diverse varianti, tra cui Noam, Naum, Noemi. A questo punto i De Noha feudatari del paese, ma anche di Felline e capiremo più avanti perchè, non sarebbero per nulla entrati nell’ etimologia del nome del paese e neanche i latini con la loro ” Domus Novae ” traduzione di case nuove, anche se qualcuno lo pensa essendo ” Novae ” che si legge ” Nove ” in italiano, proprio come lo si indica ancora oggi nella forma dialettale.

Ma se così fosse il suo nome sarebbe antichissimo, un nome pronunciato in lingua semita, cosa ci fa dalle nostre parti ? L’alfabeto “proto-cananeo”, o “fenicio”, padre delle scritture aramaica, ebraica, greca, etrusca e latina, è “acrofonico” vale a dire il principio su cui è fondato l’alfabeto fonetico egizio-semitico, consistente nell’assegnare a un segno in origine pittografico il valore del suono iniziale della parola da esso rappresentata. Ma torniamo a Noha, chi fu il primo e quando si è sentito dire quel nome per primo? In più, il “proto-sinaitico” era, o sarebbe stato, in uso solo nel mediterraneo orientale, nell’area oggi di Libano – Siria – Israele.

La scrittura proto-sinaitica è di tipo alfabetico consonantico (abjad), cioè fornisce la notazione grafica di ogni fonema consonantico con un singolo segno, senza riportare graficamente le vocali. Tale sistema è usuale nelle antiche lingue semitiche. Chi lo aveva pronunciato in quel luogo da dove arrivava? Da nessuna fonte storica risultano insediamenti fenici o punici in territorio pugliese, con presumibile uso locale della relativa lingua. Chi erano i primi abitanti di Noha ? Noha è un sito archeologico, che conserva questo toponimo datempo immemorabile.

Noha era uno snodo cruciale di una strada che in epoca pre-romana collegava San Cataldo, sul mare adriatico, con lecce, Noha, Collepasso, Casarano, Ugento e guarda un pò Torre San Giovanni, sul Mare Ionio. Che è come dire Felline, o meglio, il porto di Felline. E questa via, secondo tutte le fonti note, sarebbe stata anche la direttrice di espansione Ionio – Adriatico dei famosi coloni greci “Messapi”.

Ma guarda la combinazione. I Fenici erano esperti navigatori alcune mappe per la navigazione del Mediterraneo pervenuteci sono infatti fenicee. Erano anche abili commercianti e avevano una fitta rete di scambi via mare. Avevano inventato le navi triremi e stabilivano le rotte di viaggio in base agli approdi, probabilmente anche nel Salento individuarono centri logistici di rilevante importanza infatti, alcuni studiosi tra cui Giacomo Arditi danno per accreditata l’ipotesi che S. Maria di Leuca sia stata fondata dai Fenici”. Spesso i toponimi ci aiutano nelle scoperte, la porpora era un colorante raro e pregiato, che si otteneva attraverso procedimenti elaborati e costosi.

Nel I millennio a.C. i più rinomati produttori di porpora erano i Fenici, che esportavano questo colorante dovunque ve ne fosse richiesta, traendone grandi profitti. Con il tempo, l’associazione tra i Fenici e la porpora divenne talmente stretta che chi diceva fenicio diceva anche porpora, ora non vi sembra pazzesco che il posto di mare più vicino a Felline si chiami ancora oggi ” Posto Rosso “.

Un grazie sentito va a Severino Loreto, un avvocato bergamasco che indaga in lungo ed in largo le tante iscrizione antiche presenti nel nostro territorio. Ma di sicuro la ricerca non finisce qui, anche questo piccolo contributo potrebbe in parte riscrivere la storia delle civiltà nel mediterraneo. Ma non finisce certo qui, Felline con le sue iscrizione Fenicie, il segreto della valle del Ninfeo, ci aiuteranno a capire meglio la storia di questi luoghi. Noha con i ritrovamenti archeologici, l'epigrafi ed altro che vi svelerò in seguito possono aiutare a farci capire chi erano i nostri pro-genitori salentini.

 Raimondo Rodia

 

Tre giornate programmate dalla Città di Galatina, Assessorato alla Cultura, con il contributo della Regione Puglia, Assessorato Mediterraneo, Cultura e Turismo, e la collaborazione del Club UNESCO di Galatina, ricche di appuntamenti per promuovere interesse, studio e ricerca intorno all’unicità della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria e del suo ciclo di affreschi.

Il 21, 22 e 23 novembre la Chiesa - per vastità dei suoi cicli pittorici seconda solo alla Basilica di San Francesco d’Assisi - e i suoi affreschi, che da tempo attirano l’attenzione di importanti critici e storici dell’arte, saranno al centro di una serie di azioni il cui obiettivo fondante, nelle intenzioni del Comune di Galatina e del locale Club UNESCO, è promuoverne non solo la conoscenza presso il più vasto pubblico, ma soprattutto promuoverne lo studio, primo passo del complesso iter necessario per ottenere il riconoscimento internazionale UNESCO e la sua iscrizione nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità. Non solo, le iniziative previste – mostra, installazione virtuale, lectio magistralis e ricostruzioni storiche – intendono agire a sostegno della prossima creazione di un Centro Studi sulla Basilica di Santa Caterina d'Alessandria presso il Polo Biblio-Museale Comunale.

La manifestazione avrà inizio venerdì 21 novembre alle ore 18:00 con una tavola rotonda presso la Sala “Celestino Contaldo” del Palazzo della Cultura in Piazza Dante Alighieri. L’incontro avrà come oggetto lo studio della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, simbolo della forte presenza della famiglia Orsini nel nostro territorio. Al dibattito, moderato dall'Assessore alla Cultura del Comune di Galatina Prof.ssa Daniela Vantaggiato, partecipano i Proff. Giancarlo Vallone, Benedetto Vetere e Loris Sturlese dell’Università del Salento e il Dr Antonio Cassiano direttore emerito del Museo Provinciale di lecce . L’appuntamento, che registra la presenza di un’ospite d’onore, la Prof.ssa Maria Paola Azzario, Presidente della FICLU (Federazione Nazionale dei Centri UNESCO) e Membro della Commissione Nazionale UNESCO del Ministero degli Esteri, rappresenta una tappa del progetto di valorizzazione di S. Caterina, elaborato dal Comune di Galatina e sostenuto dalla Regione Puglia, che si è avviato negli ultimi mesi con la collaborazione di altri studiosi, della stessa Basilica e del Club UNESCO di Galatina.Alle ore 20:00 sempre all’interno del Palazzo della Cultura verrà inaugurata "Di cieli e di mondi: tra Medioevo e Rinascimento in Terra d'Otranto", mostra di documenti e libri rari a cura del dott. Luca Carbone, in collaborazione con le dott.sse Beatrice Chezzi ed Elisa Moro e con la partecipazione delle cooperative "Libermedia" e "Le pagine". La mostra si articola su più livelli: come in un viaggio nel tempo, i volumi esposti, incunaboli e cinquecentine di uno dei più ricchi e preziosi repertori di Puglia, si propongono di riesplorare i territori di studio e d'interesse che sono maturati in lunghi secoli, nel Salento ed a Galatina in particolare, grazie alla confluenza di molteplici influenze: ebraiche, greco-bizantine, arabe e latine; da qui anche il titolo della mostra che rimanda alla molteplicità di visioni del cosmo e dell'uomo, che si sono confrontate, scontrate, amalgamate tra medioevo e rinascimento. All'esposizione dei volumi si affiancheranno, grazie alla collaborazione dello spin-off dell'Università del Salento AVR-MED (Augmented Virtual Reality for Medicine), due postazioni in cui viene utilizzato un prototipo sperimentale per sfogliare i volumi pregiati, e digitalizzati, senza usare supporti fisici. Sempre grazie a questa applicazione verranno per la prima volta offerti alla consultazione di un più vasto pubblico anche quaderni e registri dove lo studioso Pietro Cavoti ha raccolto relazioni, corrispondenze, mappature e disegni concernenti la Basilica di Santa Caterina. E poi ancora alcune delle pergamene originali di età orsiniana custodite dal Museo Cavoti, e per la consultazione, uno scaffale degli studi orsiniani e cateriniani sinora prodotti, disponibili nei Fondi della Biblioteca Siciliani, il tutto accompagnato da materiali illustrativi e didascalici; la mostra sarà visitabile fino al 6 dicembre.La seconda giornata del weekend Orsiniano, sabato 22 novembre, si aprirà con Philippe Daverio, insigne storico dell’arte, il quale a partire dalle 17:30 sarà a disposizione nella Sala del Sindaco a Palazzo Orsini per un incontro con giornalisti (è richiesto l’accreditamento), studenti ed addetti ai lavori. A seguire, alle 19:00, il Prof. Daverio terrà all’interno della Basilica, una Lectio Magistralis sulla Basilica di S.Caterina d'Alessandria a Galatina, “una meta leggendaria".

 A seguire, sempre all'interno della chiesa, si potrà fruire dell'installazione "Virtual Reality Experience" conla visita allo spazio Dune Cube del consorzio CETMA di Brindisi, per fare una singolare esperienza della Basilica e dei suoi affreschi; grazie alla collaborazione sinergica tra ingegneri, architetti, informatici, modellatori 3D e professionalità accademiche, come storici ed archeologi, il dispositivo Dune Cube permetterà di fare una esperienza di realtà virtuale in ambito culturale,  grazie a scenari e soggetti 3D ad alto impatto visivo e scientificamente validati.

Il weekend si conclude domenica 23 novembre con i festeggiamenti civili e religiosi: in Piazzetta Orsini, nelle Corti e nelle vie del Centro Storico i cantastorie di “Raccontami Sherazade” reciteranno racconti ed aneddoti del ‘300 e ‘400 galatinese; saranno inoltre disponibili visite guidate presso la Basilica.La manifestazione è patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali , dalla Federazione  Nazionale dei Centri UNESCO (FICLU), e dalla Federazione Europea dei Clubs e Centri UNESCO (FEACU), ed è stata organizzata in collaborazione con l'Università degli Studi del Salento, l'Accademia Belle Arti di lecce, la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, il Club UNESCO di  Galatina,  la Sezione di Storia Patria di Galatina,  iI Centro di Studi Orsiniani,  il Centro Studi Salentini.

Info

Club UNESCO Galatina

clubunescogalatina@gmail.com
Segreteria cell.348.2746393

Ufficio Stampa cell. 338.83221161

 
Di Albino Campa (del 14/03/2011 @ 20:23:47, in Nucleare, linkato 2095 volte)

“L’elenco dei siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari, nonché quello dei possibili siti del deposito nazionale delle scorie radioattive sono belli e pronti, anche se il governo non li rende noti”: lo sostengono i parlamentari del Pd che si occupano del Dossier nucleare, che hanno presentato una serie di interrogazioni.

Puglia
28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto)
29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia)
30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia)
31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (lecce)
32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (lecce)
33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (lecce) vincoli naturalistici
34. la zona costiera a sud di Brindisi (lecce) vincoli naturalistici
35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi)

fonte: www.giornalettismo.com

 
Di Marcello D'Acquarica (del 21/04/2015 @ 20:09:07, in NohaBlog, linkato 739 volte)

Prefazione all’articolo

Un mese fa acquistai in un centro commerciale specializzato due sgabelli pieghevoli. Sull’esperienza di un acquisto precedente fatto già da un po’ di anni, pensai che un paio in più per le emergenze non sarebbero guastati. Il primo cedette dopo il tempo di un caffè, il secondo perché non facesse la stessa fine, l’ho dovuto rinforzare con i contro-ferri, per non dire altro. Sono oggetti fatti con materiali molto inconsistenti e non sono nemmeno riciclabili. Purtroppo presto finirà in discarica. Il mio vecchio tostapane era durato 25 anni, quello che ho comprato un mese fa perde già i pezzi. Così è stato per il lettore masterizzatore dei DVD, per gli ombrelli, per il piano cottura, i materassi, le multi scatole per le confezioni di tutto, ecc.

E adesso non venitemi a dire che non erano di marca, lo erano invece. Solo che, e lo sappiamo tutti, pure le grandi marche si servono delle delocalizzazioni all’estero, dove tutto è lecito, per abbattere i costi. Non abbiamo scampo. Guardando questi oggetti, penso alle fabbriche e ai processi di costruzione e immagino quanti materiali e quanto inquinamento si è consumato per ottenere quei prodotti che fanno giusto in tempo di arrivare nelle nostre case per finire fra i rifiuti. Non mi riesce proprio di farne a meno, se leggo di grandi marchi che creano occupazione e inquinano paesi oltre frontiera mi chiedo che male abbiamo fatto noi salentini per dover continuare a espatriare per cercare lavoro e ritrovarci poi la terra, l’acqua e l’aria, inquinati come se fossimo il paese più industrializzato del pianeta. Che abbiamo fatto di male per avere una classe dirigente politica che invece di servire il paese lo uccide.

*

Good Morning Diossina” è un libro inchiesta, è scritto da Angelo Bonelli, politico ed ecologista dei Verdi. Il libro non costa nulla, è fruibile in rete:

Se lo leggi conosci un sacco di storie di persone comuni, di ragazzi che non trovano lavoro, di padri di famiglia molto giovani che lottano contro il cancro, di madri che piangono per i loro bambini ammalati, di pastori che devono abbattere le loro pecore, di donne che tengono chiuse le finestre delle loro case per non far entrare la polvere che uccide. Leggere cose brutte non aiuta il morale, diresti, meglio essere ottimisti. Certo, sempre se poi non succede anche a te. Allora forse ti rendi conto che dietro questo “pessimismo” c’è una forza prorompente che vuole vivere. Sono, i personaggi descritti e intervistati da Angelo Bonelli, persone semplici, operai, allevatori, studenti, tutte persone che si associano e insieme lottano contro il malaffare per tornare a essere, appunto, “ottimisti”. L’ottimismo ultimamente è solo un punto di vista.

E’ nel 1980 che la magistratura avvia le prime azioni legali contro Cementir, Ip e Italsider. L’ultimo studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità (http://www.iss.it/pres/?lang=1&id=1432&tipo=6) fornisce dati terrificanti: un’incidenza dei tumori tra i bambini (di età 0-14 anni) del 54% e del 21% di mortalità, sempre tra i bambini, rispetto alla media regionale della Puglia. L’autorità sanitaria, ha vietato il pascolo nel raggio di 20 chilometri tutt’intorno all’Ilva, e nel 2009 sono stati abbattuti ben 2000 capi d’allevamento inquinati dalla diossina. Così continua il libro “Good Morning Diossina”, di Angelo Bonelli, pubblicato dalla Fondazione Verde Europea novembre 2014. E’ impressionante il numero altissimo di Associazioni, nate nell’ultimo decennio, a difesa della vita e della salute della gente di Taranto e dintorni. E’ raccapricciante la denuncia di ragazzi, donne e uomini ammalati di tumore che denunciano lo stato delle cose intorno e dentro le loro case. E’ spaventoso l’imbroglio e l’ipocrisia di chi ancora oggi governa la regione Puglia. E’ mostruoso leggere il susseguirsi di personaggi illustri della politica, come quello del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, accusato di omissione, del Presidente Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata (pag.141), dei Riva, di Raffaele Fitto (guidò la regione dal 2000 al 2005), del presidente della provincia Giovanni Florido, di Corrado Clini, il Ministro dell’Ambiente di Monti, quel giglio di campo che è stato arrestato dalla finanza il 26 maggio 2014 ed ora è agli arresti domiciliari; e di Corrado Passera, sostenitore della produttività a scapito della vita degli altri.

Chi ti uccide e uccide i tuoi figli o tua moglie non è necessariamente uno che spara o che ti ficca una coltellata nella carne, ma anche semplici dirigenti di un’azienda che per i suoi utili immette nell’aria diossina.

“Se solo l’azienda avesse agito tempestivamente, gli operai morti per mesotelioma pleurico potevano essere salvati”. E’ quanto scrive il giudice Simone Orazio nelle motivazioni della sentenza con la quale, il 23 maggio 2014 ha condannato 27 ex dirigenti della fabbrica, accusati di omicidio colposo e disastro ambientale. (pag.26)

L’Ilva versa soldi a tutti: a Forza Italia 575.000 euro, 98.000 euro a Bersani, 35.000 euro a Fitto, 49.000 euro a Vico e 10.000 a Gasparri. (pag.30)

Con i suoi generosi contributi, paga le feste patronali in onore di San Cataldo, per la pubblicazione di libri, per il rifacimento di una chiesa, quella del Gesù Divin Lavoratore. Ci mette un po’ la Chiesa a capire che Taranto non doveva dedicare una targa memoria alla generosità dei Riva, ma costituirsi parte civile nel processo contro 52 imputati, nel settembre del 2014.

Se un politico onesto, come il senatore del PD, Della Seta prova a difendere la salute dei cittadini, viene immediatamente sostituito dal partito (che incassa contributi dall’Ilva). (pag.117)

I decreti governativi si chiamano “Salva Ilva” mica “salva la gente”.

In Italia ci sono sei milioni di persone che vivono in aree molto inquinate in cui le bonifiche non sono mai state fatte. Si tratta di persone che, purtroppo, non sanno cosa respirano, cosa mangiano e perché si ammalano. (pag. 17)

Si muovono tutti contro questo disastro: ex operai, allevatori, ambientalisti, cittadini comuni e donne, soprattutto tante donne. Il primo comitato difatti si chiama: “Donne per Taranto”. Le donne e le mamme frequentano le corsie degli ospedali e dei reparti pediatrici. Sono pieni di bambini che si sottopongono a chemioterapia e dalle loro analisi del sangue si rivela la presenza di piombo. Queste analisi sono state fatte su iniziativa di “Peacelink” e del “Fondo Antidiossina”. “Ci sono bambini che nascono già con il cancro. E’ la mamma a trasmetterlo.” Lo denuncia il primario di pediatria dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Giuseppe Merico. Anche il giudice che toglie il coperchio sulla pentola del malaffare è una donna: il giudice Patrizia Todisco.

Altre associazioni nascono come i funghi, una dietro l’altra. Fra queste, “Italia Nostra”, organizzata da Alessandro Marescotti, docente d’italiano e storia all’Istituto industriale Augusto Righi, grazie a lui si è scoperto che nel pecorino di Taranto c’era la diossina, grazie a uno dei pochissimi laboratori di analisi attrezzati a cercare la diossina, l’Inca di lecce; “Altamarea”, un’unione di tante piccole associazioni di cittadini; “l’Ail”, un’associazione contro le Leucemie; “Ammazza che Piazza”, fatta da studenti e cittadini, compresi disoccupati e precari; il movimento “Taranto respira”; il “Comitato dei Cittadini liberi e pensanti”; “Il Guerriero”, un’associazione culturale sul tema dell’ambiente e della salute; e tante altre ancora.

Avrebbero dovuto avviare un’indagine epidemiologica e un registro dei tumori, la prima per accertare la fonte di inquinamento, l’altra per stabilire il nesso fra le malattie mortali e l’inquinamento stesso. Perché si tardano a fare queste cose? Perché porta a individuare i responsabili e questo ai potenti e ai loro servetti dà fastidio. L’ilva non è “il problema”, l’Ilva è solamente la punta di un’iceberg che tutti noi facciamo ingrossare ogni giorno di più, con i nostri sprechi di un benessere senza vertebre.

…e l’Ilva e le nostre Ilve, quelle intorno a Galatina, continuano a inquinare.

Marcello D’Acquarica
 
Di Albino Campa (del 08/04/2013 @ 20:01:49, in Eventi, linkato 1409 volte)
 
Di Redazione (del 25/07/2016 @ 20:01:07, in Comunicato Stampa, linkato 670 volte)

A seguito della mail inviatami dalla dott. Federica Meloni, Vi comunico che in data odierna ho emesso bonifico postale di euro 450 con causale: "RICERCA sulla fibrosi polmonare (SC malattie appartato respiratorio)”. Altra somma di euro 150,00 è stata inviata alla onlus AIMIP di Roma.

Oltre ulteriori  importi, rimessi mediante bonifico direttamente da imprese di costruzioni.

Gli importi di cui sopra sono  stati raccolti mediante offerte volontarie in occasione della presentazione del mio libro "VIVERE" tenutesi a San Cesario, Lequile, Noha, Salice salentino, Torre Saracena, e lecce.

Il libro "VIVERE" è dedicato alla memoria di mia sorella Donatella deceduta nel 2001 perchè colpita dalla malattia.

Felice di aver messo un piccolo tassello per la ricerca scientifica.Tutto questo anche per la generosità, unita ad una fattiva collaborazione di amici, conoscentii e altre persone di buona volontà.

Vi saluto cordialmente e vi ringrazio per la collaborazione.

     

Michele Liguori

Cell. 333-7742270

 
Di Antonio Mellone (del 02/03/2015 @ 20:00:29, in NohaBlog, linkato 869 volte)

Sembra che in una delle “conferenze dei servizi” (nel senso di un servizio tanto così ai danni di Galatina) che ha avuto luogo a Bari, e per tema l’insediamento del Mega-Porco commerciale in contrada Cascioni - precisamente la conferenza dei servizi di metà aprile 2014 - si convenisse che la società Pantacom srl avrebbe dovuto in qualche modo trovare un milione di euro entro il 31 gennaio 2015. [Sì, allora in tanti, troppi, credevano ancora agli asini aerei, come pure al fatto che questo scempio ambientale avrebbe portato un sacco di posti di lavoro a Collemeto e dintorni: più o meno come il Jobs Act, ndr].

Noi cercavamo di spiegare che la ditta Pantacom, di pertinenza della famiglia Perrone (quella del sindaco di lecce), valeva meno di zero; che, dati Cerved alla mano, quella società a responsabilità limitata (in tutti i sensi) non aveva neanche gli occhi per piangere; che, oltre tutto, non era nemmeno attiva; che non annoverava tra le sue fila nemmeno un dipendente (in compenso ne avrebbe assunti duecento, anzi trecento); che il capitale netto da un lato e i soldi in cassa dall’altro erano tali per cui trovare un milione di euro (ma anche trecentocinquanta euro) sarebbe stato come trovare un ago nel pagliaio; che il Comune di Galatina con tutta ‘sta manfrina stava perdendo tempo, denaro e soprattutto la faccia.

Ma a quanto pare, le nostre, come sempre, erano parole al vento.

*

Il 19 ottobre 2013, sul sito internet ilSedile.it, Piero Zurico sembrava più possibilista: “Ora si tratta di dare un’occhiata alla Pantacom. Quello che sappiamo di questa Società dal punto di vista solo camerale non è certo il massimo dell’affidabilità economica. Ha assunto un po’ di “impegni” politici a destra ed a manca oltre a quelli assunti in Convenzione con il Comune. Di certo si sa che la Pantacom è una Società s.r.l con un capitale sociale di 35.000 euro. Di certo si sa che è in una situazione patrimoniale passiva. Il capitale sociale è stato interamente consumato ed allo stato attuale risulta ancora non attiva [dati tutti confermati da una visura camerale aggiornata al 13/12/2014, ndr]. Ma queste sono semplici formalità nel senso che possono essere sanate in un batter d’occhio [chiaro? Il fatto che la società non valga una cippa è una “semplice formalità” che può essere sanata in un batter d’occhio, ndr]  basta un aumento di capitale sociale [e che ci vuole? ndr] una dichiarazione di inizio di attività e tutto è a posto [sì, come no. Prima faccio le trattative con l’ente pubblico, il quale mi dà pure retta aprendomi così su due piedi una linea di credito – e che linea di credito: infatti si tratta di credere alle favole – e dopo, ma solo dopo e non prima, metto a posto le carte. Nemmeno in una repubblica (o in un comune) delle banane si arriverebbe a tanto. Ma forse grazie a questo modo di pensare e ahimè di fare noi siamo già e da tempo una repubblica (o un comune) delle banane, ndr]. Di certo ai soci della Pantacom, famiglia Perrone in testa, non mancherebbero i soldi [vuoi vedere che l’articolista per caso, viste queste informazioni di prima mano, aveva, al tempo, anche l’altra veste di promotore finanziario della famiglia Perrone? ndr]”.

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Sta di fatto che i termini sono scaduti, della fideiussione neanche l’ombra, a Collemeto 800 persone (che hanno pure raccolto le firme pro-Porco) attendono ancora un posto di cassiere nel novello supermercato, e a palazzo Orsini non sanno più cosa pensare né fare (il che non è una novità). Chi l’avrebbe mai detto?

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 11/09/2014 @ 19:47:59, in Recensione libro, linkato 975 volte)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune note vergate da Cristian Carallo in merito al libro "In men che non si dica" di Marcello D'Acquarica (ed. L'Osservatore Nohano, Noha, 2012)

Carissimo Marcello,
è il tuo compaesano Cristian che ti scrive!
Innanzitutto ti saluto e ti ringrazio ancora per essere stato così gentile e disponibile da darmi l'opportunità di leggere il tuo libro "In men che non si dica". Per me ora è un piacere essere qui ad esprimere il mio parere e comincio col dirti che all'inizio ero un po' dubbioso. Sai Marcello i saggi autobiografici non sono proprio il mio genere...Amo i racconti d'avventura e di azione di cui spesso vedo i rispettivi film ma le autobiografie proprio no! Mi basta leggere qualche riga per annoiarmi e, diciamoci la verità, a me interessa davvero poco la vita di un autore. Ma il tuo libro partiva con una marcia diversa, con una marcia in più, con quel qualcosa di inspiegabile che ti fa subito dire: "Questo è il libro giusto per me". E infatti, a calcoli fatti, il tuo volume è stato il meglio che si potesse chiedere.

La parte iniziale della valigia secondo me è davvero azzeccata, mi ha fatto capire fin da subito il tono del libro e ho potuto "prepararmi" per quello che sarebbe stato poi lo sviluppo della vicenda. Leggendo la tua opera posso dire che ho notato nelle tue parole serietà, nostalgia ma anche un po' di critica, a volte condivisa e a volte no. Ad esempio trovo giusto il tuo pensiero in merito al lavoro nella parte in cui parli dell'industria paternalistica...anche secondo me ognuno deve essere libero di scegliere il proprio mestiere perchè a mio avviso non si può svolgere una qualsiasi professione senza amarla.

Sono invece di ben altro avviso nella parte conclusiva del libro dove l'argomento affrontato è l'Unità d'Italia. Lo scrivo in maiuscolo perchè io penso che sia stata la cosa più bella che i nostri avi ci abbiano lasciato in eredità, quindi si dovrebbe festeggiare da tale. È vero, noi meridionali paghiamo purtroppo la falsa realtà dello stereotipo "terùn" e tutti i pregiudizi nei nostri confronti...ma poi mi dico... che Italia sarebbe senza l'Unità?

Le cose andrebbero veramente meglio o peggiorerebbero ulteriormente? Domande che spero rimangano sempre senza risposta dal momento che non vorrei un'Italia divisa.

A parte questo piccolo neo che mi ha fatto anche un po' riflettere, tutto il resto del racconto è stato appassionante: da Ginu 'U Cintu alla tua storia personale.

Ora che ci penso il libro contiene una specie di paradosso...tu da piccolo ti chiedevi quanto è duro lasciare la terra natìa pensando ai tuoi fratelli che "come delle schegge impazzite facevano sempre avanti e indietro", torino-lecce...lecce-torino e poi di nuovo torino-lecce e così via. Sei passato dal chiederti e immaginare la risposta a provarlo in prima persona, provare davvero cosa significa l'emigrazione sulla propria pelle..."d'altronde come si può provare fame quando si è sazi?".

 Infine Marcello posso concludere che il tuo libro è davvero una medicina per la mente, una medicina che ti apre gli occhi e ti fa chiedere:"Perchè?".

 Io spero davvero, dal più profondo del cuore, che al mondo ci siano molte persone come te, pronte a dare tutto per il proprio paese anche quando l'unica cosa che si può dare è quel sentimento di patria e di appartenenza più unico che raro.

Con tanto affetto e stima, 
il tuo compaesano

Cristian Carallo

 
Di Albino Campa (del 25/09/2013 @ 19:45:13, in Cronaca, linkato 1464 volte)

Dopo alcune segnalazioni per una tanfo insopportabile in via Agrigento, è stato rinvenuto il corpo cadavere di un ottantenne di Noha Bianco V., al momento della scoperta era riverso nel giardino di casa già in stato avanzato di decomposizione. Si ritiene che la morte risalga alla settimana scorsa.

Sul posto gli uomini della scientifica e del giudice per le indagini per stabilire causa e data di decesso.

Ultimo aggiornamento: Giovedì 26 Settembre 2013 - 20:00

Cade dalla scala e muore Lo trovano dopo dieci giorni

Da diversi giorni i parenti non avevano sue notizie; in particolare, un nipote lo aveva visto per l’ultima volta una dozzina di giorni fa. Nessuno poteva immaginare che il motivo fosse tanto semplice quanto tragico: Vito Bianco, pensionato di 84 anni residente a Noha, è stato trovato morto ieri sera nel giardino alle spalle della sua abitazione. Probabilmente caduto da una scala, il suo corpo è rimasto riverso per terra per diversi giorni.

Allertato da un cattivo odore particolarmente persistente, qualcuno ha chiamato le forze dell’ordine. Sul posto sono giunti gli agenti del commissariato di Galatina, diretti dal vice questore aggiunto Giovanni Bono. Gli uomini della Scientifica si sono mossi con cautela all’interno dell’abitazione. Poi la drammatica scoperta del cadavere.

Gli agenti hanno ricostruito con relativa certezza l’evolversi degli eventi: l’uomo, a quanto pare, era intento in alcuni lavori all’esterno della sua casa, ed era salito su una scala. Una volta in cima, però, avrebbe perso l’equilibrio, cadendo rovinosamente a terra. La morte, verosimilmente, sarebbe giunta all’istante, non lasciando al malcapitato nemmeno il tempo di chiamare i soccorsi. In particolare, Bianco avrebbe battuto violentemente la testa per terra. I poliziotti lo hanno ritrovato disteso con la scala addosso. Un’immagine inequivocabile. Secondo il medico legale giunto sul posto, il dottore Ermenegildo Colosimo, la morte potrebbe risalire anche a una decina di giorni fa. Un sopralluogo all’interno dell’abitazione ha permesso di constatare che tutto sembrava in ordine. Un dettaglio che avvalora la tesi dell’incidente e allontana ogni ipotesi su una eventuale rapina finita male.

Il corpo dell’84enne, che viveva da solo nel suo appartamento, è stato trasferito nella camera mortuaria dell’ospedale "Vito Fazzi" di lecce. Questa mattina verrà effettuata una ispezione esterna del cadavere, tesa a fugare ogni dubbio. Della vicenda, in ogni caso, è stata informato il pubblico ministero di turno Donatina Buffelli.

fonte: quotidiano di puglia

 
Di Redazione (del 21/04/2015 @ 19:35:14, in Comunicato Stampa, linkato 578 volte)

“Diciassette artisti italiani e stranieri, tra nomi storici attivi nel contesto internazionale e giovani consolidati, si confrontano con un supporto sorprendente, insieme antico e contemporaneo, la carta”

2 maggio-30 settembre 2015
a cura di Lorenzo Madaro
 

Opere di Carla Accardi, Kengiro Azuma, Giuseppe Capitano, Eva Caridi, Nicola Carrino, Giacinto Cerone, Daniele D’Acquisto, Fernando De Filippi, Michele Guido, Alina Kalczyńska, Bogumil Ksiazek, Giancarlo Moscara, Hidetoshi Nagasawa, Giuseppe Negro, Christos Pallantzas, Guido Strazza e Costas Varotsos

 

A100 Gallery, piazza Alighieri 100, 73013 Galatina (lecce)
2 maggio – 30 settembre 2015

(La mostra sarà visitabile tutti i giorni dal martedì al venerdì dalle 18 alle 21 e su appuntamento).

Il progetto It’s all about paper propone un focus dedicato a opere realizzate su carta, o con l’ausilio della carta, da una serie di artisti italiani e stranieri di respiro internazionale. Supporto apparentemente secondario, proprio per via delle sue caratteristiche intrinseche, è da sempre il materiale con cui gli artisti hanno saputo esprimere idee e progetti, studi e riflessioni, instaurando un contatto diretto tra concetto riflessivo e opera compiuta. Le opere degli artisti in mostra appartengono a generi decisamente differenti tra loro: si va dal concettuale al minimalismo, dal rigore assoluto del disegno al calore mediterraneo della pittura; dalla tenue leggerezza dell’acquerello alla forza espressiva di materiali eterocliti come rame e ferro, carbone e legno. All’interno di sezioni specifiche il pubblico potrà orientarsi su fronti diversi, che includono anche l’installazione site-specific e il libro d’artista, la scultura e il video: linguaggi eterogenei che consentiranno al visitatore di scoprire un mondo sfaccettato, ampio e denso di piacevoli sorprese. Opere ormai storiche – concepite negli anni Sessanta – saranno affiancate a progetti inediti, concepiti appositamente per questo progetto ideato e coordinato da A100 Gallery che ha deciso di puntare su maestri consolidati e giovani proposte. A100 Gallery pubblicherà prossimamente un libro di Lorenzo Madaro, con testi di Nunzia Perrone e Andrea Zizzari, dedicato agli artisti protagonisti della mostra.
 

Informazioni

Telefono: 0836.56.74.91

www.a100gallery.it
 

VI ASPETTIAMO MARTEDI' 26 LUGLIO - START ORE 21.00 - COVO DELLA TARANTA – GALATINA

88max in concerto al "Covo della Taranta" nel segno di Max Pezzali...

Gli “88max Tribute Band”, definiti come "un autentico Tributo a Max Pezzali & 883 attualmente in circolazione", viaggiano da soli in tutte le Regioni del Sud Italia. Sono un'occasione perfetta per ripercorrere la carriera e il contributo che il cantautore di Pavia ha dato al panorama musicale italiano, partendo dalla storica "Hanno ucciso l'uomo ragno" del 1992, arrivando fino ai giorni nostri con la più recente "L'universo tranne noi" del 2013, e tutti i più grandi successi nel corso degli anni.

Brani in versione originale ma anche ri-arrangiati in chiave Rock e Dance per dare a tutti la possibilità di scatenarsi e ballare sulle note suonate dalla Band.

Oltre alla musica live avremo, per i più piccoli, il Centro servizi per l'infanzia "Il Baobab - new Party Planet" ed “Il Giardino Dipinto” che allieteranno con maestria i tantissimi bambini con giochi, palloncini colorati, divertentissimi laboratori ed una carica enorme di simpatia.

Altra fantastica sorpresa per i più piccini: grazie agli amici del “Circolo Ippico Inclusive” avremo due dolcissimi pony