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A questo punto è necessario accennare, pur se brevemente, alle
guerre e divisioni che sconvolsero tutta la provincia di Terra d'Otranto
nel secolo XV.
Dapprima si ebbero le contese tra i due rami d'Angio per la successione
al trono di Napoli, a cui seguirono le discordie civili e le lotte tra
i grandi feudatari delle famiglie Del Balzo e Sanseverino.
Nella prima metà del secolo XV si combatté aspramente tra
le truppe di Giovanna seconda, Regina di Napoli e le milizie di Giovannantonio
Orsini, Principe di Taranto.
E infine tutto il territorio provinciale fu sconvolto tra francesi e spagnoli,
i quali tentarono ognuno di occupare permanentemente il Regno di Napoli.
Fu così che le campagne furono disertate e saccheggiate. Ma specialmente
molte borgate, importanti villaggi rimasero distrutti o abbandonati. Molti
feudi divennero disabitati e perdettero il proprio vassallaggio.(Il vassallaggio
era un vincolo personale per cui il vassallo doveva fedeltà e servizi
al signore, mentre il signore doveva protezione, aiuto, giustizia al vassallo).
Di conseguenza i rispettivi territori furono aggregati alle terre più
vicine.
Nella pianura che si estende tra Lecce, Galatone e Galatina esistevano
molti feudi e villaggi, tra i quali ci piace ricordare quelli di Tabelle,
Tabelluccio, Collemeto, S. Barbara, S. Cosma, Absiliano, Petrore, Piscopio,
Quintavalle, Padulano, Pisanello, Francavilla ed altri ancora di cui non
esiste il nome se non in qualche misera fattoria sperduta nei campi.
I territori di questi villaggi, perduta la propria popolazione, furono
aggregati ai luoghi abitati più importanti e più vicini.
Questo stato di cose favori molto il casale di Galatina, il quale poté
così ampliare il proprio territorio estendendosi verso Lecce, Cutrofiano
e Galatone.
Un altro fatto importante che fece emergere il Casale di Galatina fu
la fondazione della Basilica di S. Caterina (1390). Questa opera monumentale
promossa da Raimondo Orsini, Conte di Lecce e di Soleto, favorita dal
Papa Bonifacio IX e successori, aveva lo scopo di abbattere, in questa
parte della provincia, lo scisma d'Occidente e la chiesa greca.
Fu così che Galatina incorporo al suo territorio molti feudi e
suffeudi disabitati che avevano già fatto parte delle Contee di
Lecce e di Boleto. In questo modo Galatina vide crescere prodigiosamente
la sua popolazione e la sua importanza, e questo a scapito del Casale
di Noha.
Comunque non bisogna sottovalutare altri fattori che contribuirono al
prestigio di Galatina, come per esempio la costruzione delle mura nel
1355, elemento sostanziale per la difesa delle popolazioni in quei tempi
così turbinosi, la protezione dei potenti feudatari Borsini Del
Balzo, i molti privilegi ottenuti, il funzionamento del celebre ospedale
di S. Caterina.
Il Casale di Noha, durante queste vicende burrascose, grazie al Castello
baronale e alle proprie capacità di difesa, pare che resistette
all'urto di tante guerre. Ma la popolazione diminuì di molto.
Nell'archivio di Stato di Napoli troviamo documenti che ci permettono
di esporre le diverse fasi del crescere e decrescere della popolazione
di Noha. Nel 1532 Noha era tassata per 19 famiglie. Se paragoniamo questa
cifra con le 712 anime del tempo dello Scisma d'Occidente, abbiamo l'idea
di quanto si era ridotto il Casale di Noha. (Di solito si stabilisce la
media di sei membri per famiglia. Noha allora poteva avere 114 anime circa).
L'Arditi ci informa che nel 1545 Noha era tassata per 25 famiglie. Nel
1561 per 43, nel 1595 per 54, nel 1648 per 66, nel 1669 per 75 e nel 1804
contava 500 abitanti.
Da un censimento del 1637 sappiamo che Noha aveva 203 abitanti: 71 maschi,
91 donne, 27 figli minori, figlie minori 14. Sacerdoti 1, chierici 5,
chierici coniugati 2 di rito greco.
Nel 1745 compare una nuova storica descrizione del Regno
di Napoli, diviso in 12 province. A proposito della provincia di
Terra d'Otranto, la borgata di Noha e così descritta:
NOE TERRA, DIOCESI E PERTINENZA DI NARDO DARIA BUONA,
HA DI POPOLAZIONE 527 ABITANTI.
A conclusione di questo capitolo sulle guerre in Terra d'Otranto è
bene sottolineare che da sempre lungo i secoli il Salento è stato
teatro di guerre. In antico tra Messapi e Tarentini, tra Romani e Salentini,
tra Romani e Greci. Dopo il mille tra il Duca di Caserta e Gualtiero di
Brienne (1352), tra Leccesi e Bretoni (1378), fra Giovanni Antonio Orsini
e Giovanna seconda (1434), tra Francesci e Spagnoli comandati da Pietro
Castriota (1528), tra Aragonesi e Francesi; senza parlare delle varie
invasioni dei barbari prima e poi dei Saraceni. |