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Sandra? Punto di domanda - (parte seconda e mezza di tre) - Punti di sutura
Di Antonio Mellone (del 01/04/2022 @ 19:42:29, in Fetta di Mellone, linkato 400 volte)

Scusate tanto se ho dovuto sintetizzare tutto lo star system della prima uscita della Sandra in tre articoletti e mezzo in totale che divagano, è vero, come nel famoso punto a zig zag. Ma non potevo abusare oltremodo della pazienza dell’ultimo stremato mio lector in fabula.

Certo, la materia è così affascinante che ne verrebbe fuori un diciamo trattatello in laude della Rediviva, ma qui, per par condicio, incombono gli altri tre candidati, sempre della schiera dei Competenti, ovvio, su cui provare a riversare qualche goccia di quella quintessenza clandestina altrimenti chiamata critica, vista dai più come “sterile polemica”, quando - dio non voglia - di satira, considerata dagli stessi di prima come “immotivata acrimonia e meschino livore”, dunque da querelare senza indugio. Son fatti così i missionari del politically correct, sicché dovrei battermi il petto, provare “vergogna per le offese” inferte a destra e a estrema destra (dacché in queste contrade di centro e di sinistra manco un alone), e soprattutto nominare un avvocato.

Nell’attesa allora di una mia condanna definitiva alla frequenza di una scuola per corrispondenza di buone maniere, materia nella quale sono stato più volte rimandato a settembre (quando non a giudizio), torniamo ai punti di sutura del piano quinquennale della Rieccola; non senza, tuttavia, aver messo preventivamente le mani avanti per via dell’n-esima vignetta puntuta: questa, se possibile, ancor più sessista della precedente, in cui vengono ritratte due tizie, una delle quali vagamente somigliante a un’assessora ai lavori pubblici con tanto di telaio da ricamo niente-poco-di-meno che, immaginate, sulle sue ginocchia, ma soprattutto intenta a quei lavoretti così degradanti per “Una Donna, Una Madre E Una Seria Professionista” [sic] (e scusate se non sparpaglio qui, come pare si usi nelle nuove grammatiche, un bel po’ di punti di sospensione): roba da lapidazione immediata del vignettista da parte degli scribi nostrani, tutti senza peccato come da pericope giovannea.

Tanto lo slogan Je suis Charlie Ebdo chi se lo ricorda più, defunto ormai come certi avi da imprecazione.

E veniamo alla semiotica, cioè ai segni tangibili della Transizione (immagino ecologica) di una giunta. Orbene, la Sandra ci fa sapere che è giunta ormai l’ora di ben altra area mercatale rispetto all’attuale, necessaria per spostare quel che resta del mercato settimanale da una periferia all’altra: a meno che con un po’ di lottizzazioni e altrettanti permessi a costruire la periferia non diventi sostanzialmente centro cittadino (e così stiamo apposto pure con quell’altro imperativo categorico definito Inclusione dalla meglio gioventù). Ma cosa vuoi che sia la cancellazione dalla faccia della terra di quei residui ettari di suolo comunale ancora “scerzu o scersu” in confronto alle esigenze degli stakeholder di turno. Ma sì, cos’è tutta questa biodiversità superstite, cosa quelle erbe spontanee (“erbacce” per gli amici degli amici), e poi i colori del prato salentino, le api e gli altri insetti impollinatori, per non parlare delle lucertole e di quegli altri animalacci così invisi all’asfalto e alla speculazione edilizia prossima ventura.

A proposito, e tanto per completare il novello Piano di Rinascita locale, pare che la prossima ventura Sindaco non veda l’ora che partano i sette comparti edilizi a suo tempo approvati su carta, o quanti cavolo siano. Ovviamente, già che ci siamo c’è in ballo pure un mega-parcheggio nuovo di zecca, non oso chiedere né pensare dove, ma sicuramente per “ridurre il traffico del centro”: tema che verrà senz’altro approfondito in uno dei tanti convegni da tenersi sulla “mobilità sostenibile”, o quanto meno da segnalare con pennarello colorato su carta da parati bianca affissa sulle pareti di quella che un tempo si chiamava sezione di partito, oggi semplicemente Casa+cognome-del-candidato. Chissà chi sarà il coach, che dico, lo spin doctor di queste trovate geniali (i soliti malpensanti parlano di infantilizzazione di un popolo, ma che ne capiscono loro, di Marketing dico: e poi quello che conta è che le genialate piacciano agli elettori, pardon, ai follower, mica “a quelli cui non va mai bene niente”), e chissà se quei cartelloni riempiti di frasi memorabili, definiti “muri parlanti” nella neo-lingua, passeranno successivamente dall’ufficio protocollo, indi (toccando ferro) a quello delle opere municipali.

E pensare che un tempo i muri avevano soltanto orecchie: oggi invece parlano.

[continua]

Antonio Mellone