
Ma cosa vi lamentate a fare per tutti i cantieri aperti? Perché protestate per le opere iniziate e mai terminate entro i tempi previsti dalla (eventuale) cartellonistica, per i disagi a negozianti e residenti e, soprattutto, per il traffico? “Traffico”. Il principale problema di Galatina, capace di mettere famiglia contro famiglia. Da proferire ovviamente con cadenza marcatamente sicula.

Ma come ve lo devo dire. Da un lato, se non si aprono tutti i cantieri nei tempi previsti - anche per opere inutili, e se pur fossero dannose chi se ne frega - si perdono i fondi del PNRR o quel che l’è. Dall’altro, le tabelle di marcia sono rispettate al se-con-do. Sissignore, tutto calcolato al centesimo.

Non ditemi che non avevate mai sentito parlare di Effetto Recency o di ciclo politico-economico, o semplicemente di ciclo elettorale. Dai, non serve un master in Bocconi per comprendere che esiste una forma di sottile manipolazione dell’elettorato anche attraverso le tempistiche di consegna dell’opera pubblica diciamo finita: tanto la memoria della maggior parte dei cittadini è quella che è. La massa dimentica gli eventuali disagi e si concentra quasi sempre sulla circostanza del nastro da tagliare: una specialità in cui eccelle il nostro Virgin City Manager. Certo, non è solo questo. Esiste anche la strategia di mantenimento in bonis dei likkers (altrimenti detti boccalons) realizzata, per esempio, anche tramite i video emozionali del nostro guru, così “spontanei” che, come nell’ultimo viralissimo, sembra quasi che il solito drone aereo ad alto impatto visivo passasse di lì per caso.

Ma quel che conta è la verità che, mannaggia sua, brilla della sua stessa perspicuità. Volete mettere quanti galatinesi inforcheranno finalmente la bicicletta non appena riconsegnato viale Carlo Alberto dalla Chiesa? Un sacco, una caterva, una moltitudine proprio. Se prima non lo facevano era di sicuro solo per penuria di piste ciclabili – benché notoriamente espertissimi in altri tipi di piste – e non certo per colpa dell’atavica 'aschia galatinensis'.
Ma pensiamo alle cose serie.

Sul “il Galatino” (anno LIX, n. 7 del 10 aprile scorso), il nostro bravo assessore ai lavori pubblici rilascia un’intervista, tutto sommato ragionevole, diciamo passabile, se non fosse per la ferale conclusione. Infatti, all’ultima domanda del giornalista: “Al di là dei cantieri ereditati […] qual è l’opera pubblica che sogna di avviare per cambiare il volto di Galatina e che oggi non è ancora in agenda?”, la risposta è stata: “Gliene dico due: un piano straordinario di pavimentazione dei cimiteri di Galatina, Noha e Collemeto […]”. E qua ce n’è bastata e avanzata la prima per esser colti da contrazioni spasmodiche e involontarie del diaframma e dei muscoli addominali, vale a dire i conati. Ma a farci giungere repentinamente alla fase espulsiva del contenuto gastrico ci ha pensato il novello Devoto Mariano che giusto qualche giorno dopo (il 15 aprile) allineandosi alla giunta destronza in una delle sue dichiarazioni sulle magnifiche opere pubiche e progressive blatera di “rifacimento della pavimentazione” di piazza Ciro Menotti, quella del monumento agli incolpevoli caduti in guerra, cui, oltre agli onori, va tutta la nostra solidarietà. Eh sì, non bastava la prima caduta al fronte, ora anche la seconda, in casa.

Mo’ vai a spiegare a Ninì & Cocò quanto sia ormai anacronistico e un tantino devastante mattonare il resto del mondo ancora libero dai massetti. C’è chi altrove ha intrapreso la strategia della depavimentazione (o depaving per i diversamente poliglotti de nohantri) e magari anche della riforestazione. E non stiamo parlando di quella pigliata per fessi che è il parco periurbano, ma di interventi volti a rendere magari più permeabili i terreni, migliorare la salute della terra e provare a far respirare un pochino il microclima.
Qui da noi invece niente, tabula rasa, lastricata di buona propaganda e cattivo selciato.
Non lasciano in pace manco i morti.
Loro.
Antonio Mellone
(Seconda fetta di Mellone – estate 2026)