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Sagra del Mega-porco
Di Antonio Mellone (del 01/10/2013 @ 07:23:29, in NohaBlog, linkato 3163 volte)

Nel consesso teatral-consiliare del funesto 25 settembre scorso il “moderato” Montagna ha assunto il ruolo di capocomico. Ha parlato poco, è vero, ma in poche parole è riuscito a concentrare un incredibile numero di cazzate. Probabilmente senza rendersene conto. Tipo che per poter decidere sul “pubblico interesse” (forse s’è confuso con servizio pubblico, dove per servizio stavolta bisognerebbe intendere “un mazzo tanto così”) ha - testuali parole - “richiesto alla Pantacom uno studio socio-economico sulle ricadute” (e ridaje) del mega-porco.  

Poveruomo, cosa s’aspettava? Che la Pantacom gli confezionasse un cosiddetto studio in cui evidenziava che il suo stesso progetto fosse una cosa ignobile? Ma davvero questi vogliono ancora farci credere a cappuccetto rosso, alla befana ed alle altre favole? Sbaglio o uno studio dovrebbe essere predisposto da un soggetto terzo, chiamiamolo pure indipendente, e mai dal diretto interessato, per ovvie considerazioni che capirebbe pure un bambino alla prima elementare? Ma crede, questo sindaco, che tutti ma proprio tutti i suoi sudditi abbiano l’anello al naso o peggio stiano ancora aggrappati sui rami degli alberi nell’attesa dell’evoluzionismo darwiniano?
Molti dicono che il sindaco sia una brava persona in quanto “moderato”. Mi chiedo come si faccia a definire moderato uno che non muove un muscolo della propria faccia quando si vede cementificare 26 ettari di fertilissima campagna sotto il naso per creare l’n-esimo scempio commerciale salentino (“sennò poi lo spostano 10 chilometri più in là, in un altro comune” - figuriamoci), anzi essendone quasi il notaio rogante o il guardasigilli, ne concede addirittura l’imprimatur. Povero sindaco, anzi poveri noi. Temo che Montagna passerà alla storia come il sindaco del mega-porco o, il che è lo stesso, come il primo cittadino del “sacco di Galatina”. L’archivio, cari signori, non perdona.
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Ma il suo capolavoro, chiamiamolo pure lo show sindacale per eccellenza nel corso di quel pomeriggio in cui il livello del dibattito non è riuscito a raggiungere nemmeno la soglia dell’asilo Mariuccia è stata la Pantomima delle sue dimissioni. Ma a chi voleva darla da bere? Si vedeva ad occhio nudo che non credeva manco lui al suo pantomatico auto-esonero. Però una cosa gli va riconosciuta: è un bravo attore. Pensate che mentre pronunciava queste frasi di circostanza è riuscito a trattenersi, addirittura a rimanere serio e imperturbabile: un altro sarebbe scoppiato dal ridere in faccia a tutti nel proferire quelle solennissime minchiate. Tanto di cappello, dunque, al mio sindaco per la sua ars oratoria.
 
Per fortuna, ragazzi, che il ridicolo non ha mai ucciso nessuno, sennò a Galatina e dintorni farebbe una strage.
Antonio Mellone