Di Marcello D'Acquarica (del 12/12/2017 @ 21:57:20, in NohaBlog, linkato 121 volte)

E’ domenica mattina. Anche se si è lavorato tutta la settimana e quindi si è stanchi, quando il cielo è azzurro e l’aria mite, è preferibile stare fuori all’aperto piuttosto che impigrirsi nel letto.

Quindi ci ritroviamo davanti alla sede Fidas-Noha di via Calvario, pronti e puntuali, come esige il buon rapporto con impegni collettivi, come questo organizzato da Fidas - Leccese per la formazione dei suoi quadri dirigenziali.

La prima parte della giornata formativa, tratta un argomento che accomuna l’interesse di molti di noi: la malattia oncologica oggi. Purtroppo stiamo vivendo già da alcuni decenni, un periodo storico che possiamo paragonarlo a quello della peste nera. Come me credo che un po’ tutti siamo sul chi va là per via della specificità della materia, quella della medicina e ci attendiamo una mattinata difficile per via della probabile astrusità dei termini tecnici. Ma al contrario delle aspettative, il dottore Alessandro Cocciolo, che fra l’altro sostituisce la dott.ssa   Assunta Tornesello, Direttrice U.O. di Oncoematologia Pedriatica “V. Fazzi”, Lecce, è molto chiaro nell’esposizione, usa una terminologia alla portata delle mie (e credo di tutti) conoscenze e porta una ventata di relativa positività sulla situazione sanitaria del Salento.

Mi sorprende infatti sentirgli dire, in più occasioni, che il Salento, in quanto a percentuali di tumori, è in linea con l’Italia. Per la prima volta, una raccolta dati (quella di AIRTUM: Associazione Italiana Registro Tumori), è testimone di una notizia simile, in questi ultimi anni, molte testate giornalistiche hanno diffuso allarmi tutt’altro che positivi in area Lecce, Maglie  e Galatina  (Per esempio: “Noteremo che i distretti di Maglie e Galatina hanno numeri abnormi. E la spiegazione non può essere il fumo di tabacco. Di certo, c’entra la pressione ambientale.” http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/29/salento-e-emergenza-tumore-ai-polmoni-ma-a-nessuno-interessa-sapere-motivi/726641/).

Per la prima volta sento dire: “Incidenza tumori in calo”; “Mortalità in calo”.

 
Di Antonio Mellone (del 10/12/2017 @ 18:49:13, in NohaBlog, linkato 259 volte)

Cari ragazzi, studiare conviene sempre.

Studiate perché lo studio prima che un dovere è un diritto, e un diritto si perde per mancato esercizio, per decadenza e prescrizione. Studiate per comprendere, discernere, distinguere, e per evitare di fare stupidi fasci di tutta l’erba: la realtà non è banale, sempre uguale a se stessa o omogenea, è invece ben più complessa e variegata, e ha molti più strati e differenze di quanto non possa apparire in superficie o a prima vista.

Studiate, ragazzi, perché solo così, forse, riuscirete a dare un peso specifico alle persone, alle cose e agli accadimenti, sicché le vostre scelte potranno essere, con più probabilità, le meno stupide possibili.

Studiate per legittima difesa. Lo studio infatti è lo scudo più valido contro chi vorrebbe pigliarvi per fessi, darvela da bere, considerarvi massa manovra, gregge da tosare, polli da spennare, creduloni rintronati, vili yes-man, e, dio non voglia, perfino consumatori.

Studiate, ragazzi, per dignità, per non muovere la testa in continua annuenza, per non permettere ad alcuno di farvi manipolare, manovrare, telecomandare, e magari convincervi al Pensiero Unico. Studiate, perché siate voi e non gli altri - quelli che invece hanno studiato alla faccia vostra - a prendere indirizzi e decisioni che vi riguardano.      

 
Di Antonio Mellone (del 04/12/2017 @ 13:26:10, in NohaBlog, linkato 138 volte)

Il profilo face-book di Tap è un florilegio di progetti e di idee, insomma una pila di piatti di lenticchie per comprare il consenso dei salentini che non ne vogliono sapere manco con i carabinieri (vale a dire con la polizia sguinzagliata dal prefetto e armata fino ai denti).

A proposito di lenticchie, degna di nota è la bella iniziativa “Mena”. Si tratta di un master indirizzato a studenti e ristoratori locali che evidentemente secondo Tap nel Salento non capiscono una mazza di cucina, tant’è che li ha invitati a corsi gratuiti di culinaria [lemma attinente, per associazione di idee, a quella parte anatomica riallacciabile a certe facce più o meno multinazionali, ndr.], perfino con manifesti 6X3 sparpagliati un po’ dovunque.

Qualcuno, poveretto, vi avrà pure abboccato [e a questo punto sarebbe d’uopo avere l’elenco dei seminaristi, così, tanto per agevolarci nella selezione del ristorante di turno, ndr.], poco arguendo che “mena” non è l’acronimo di un corso di enogastronomia promosso da Tap, né la topica espressione idiomatica in vernacolo salentino utilizzata quale incitamento all’indirizzo di un pelandrone perdigiorno - esortandolo a darsi una mossa o a svegliarsi dal torpore - bensì la seconda persona singolare dell’indicativo presente, ovvero (se proferita dal caporale poliziotto con manganello d’ordinanza) dell’imperativo del verbo “menare”, soprattutto nell’accezione di “colpire, dare con forza, vibrare, assestare” [exempli gratia: menare colpi con un bastone, col martello e, appunto, con il manganello; menare botte da orbi; gli menò due sonori schiaffi. Di qui, con altra costruzione, menare qualcuno, picchiarlo: smettila, se no ti meno; nel rifl. recipr., darsele: si sono menati di santa ragione, ndr.].

 
Di Antonio Mellone (del 02/12/2017 @ 14:52:21, in NohaBlog, linkato 258 volte)

Non so se sapete che la Conferenza dei Servizi - quella che si sarebbe dovuta tenere giorni fa a Bari per la famosa proroga a Pantacom (la società a responsabilità non esagerata nel cui libro dei sogni d’oro e nel nostro degli incubi è previsto un centro commerciale di 25 ettari alle porte di Collemeto) - è stata rinviata a data da destinarsi.

Pare che si voglia lasciare tutto il tempo alla suddetta Srl per predisporre la documentazione necessaria alla richiesta di una dilazione [ancora rimandi, procrastinazioni e more. Tattiche dilatorie, insomma. E, di grazia, 'Usque tandem'? Se non chiediamo troppo: perché mai concedere un altro slittamento dei tempi? ndr.].

A questo punto, già che ci siamo, e se non già fatto, io staccherei pure qualche dirigente comunale di bocca buona e con le mani in pasta per darle una mano: poveretta, ‘sta Pantacom, non può mica fare tutto da sola. E se poi dovesse sbagliare? O scordare qualche carta? O perdersi nei meandri delle leggi, dei regolamenti e della convenzione, e magari incappare in qualche scadenza, decadenza o prescrizione?

No, meglio non correre rischi; meglio lasciarle tutto il tempo che le serve, tanto che fretta c’è. E poi non possiamo mica permetterci il lusso di perdere questo popò di “volano per lo sviluppo” e ben “200 nuovi posti di lavoro”. Recentemente, a dirla tutta, il monocorde quotidiano caltagironeo parlava addirittura di 300 nuovi posti di lavoro: il 50% in più dei soliti 200. Eh sì, pare che ultimamente le assunzioni nei centri commerciali lievitino come le 'pittule' dell’Immacolata [l’Immacolata Cementificazione per la precisione, propedeutica all’Assunzione, ndr.].

*

A proposito: vi è mai capitato di leggere la famosa “Convenzione Galatina/Pantacom”? Non potete perdervela per nessuna ragione al mondo: musica per le orecchie, poesia, arte, letteratura [a tratti horror, ma pur sempre letteratura, ndr.].

Orbene, nella suddetta Convenzione [altrimenti detta cir-convenzione di capaci di tutto, ndr.], oltre alla piattaforma per i capannoni commerciali, sono previste anche le famose rotatorie.

 
Di Antonio Mellone (del 25/11/2017 @ 16:40:57, in NohaBlog, linkato 147 volte)

Dopo la stampella fastidiosa, vale a dire il quotidiano caltagironeo, la mezza calzetta del mezzogiorno e il corriere del mezzo-scuorno, pronti a celebrare all’unisono le magnifiche sorti e progressive dello sponsor Tap; dopo il sito e la pagina fb con contorno di commenti di troll (leggi: troie) più o meno prezzolati dal tubo di ‘sto gas; dopo l’Universitap del Salento che organizza convegni dal titolo ‘Sicurezza e tutela ambientale nello sviluppo dei progetti energetici’, chiamando al tavolo dei relatori nientepopodimeno che il Country Manager del Trans Adriatic Pipeline, autorità indiscussa nel campo della ricerca [soprattutto del consenso oltre che delle fonti fossili, ndr.], nonché sui temi della sicurezza e soprattutto della tutela ambientale [in pratica siamo nel caso dell’oste che recensisce il suo vino su Tripadvisor, ndr.]; dopo il camper di Maria Antonietta in giro per i paesi del Salento pronto a offrire al popolino brioches e caffè caldo [a dirla tutta questa sarebbe circonvenzione di incapace, ndr.]; dopo tutto questo bendidio, dicevo, poteva mai mancare il definitivo colpo di grazia e giustizia di tal Enzo Macifà (o forse ci è), direttorissimo del Tg Orba? Ovvio che no.

Come ben saprete, il suddetto direttore ogni mattina ci delizia con i suoi editoriali approfonditi e indipendenti [indipendenti soprattutto dai fatti, ndr.] presentati nella striscia quotidiana all’interno del cosiddetto Telegiornale delle 7.30, meglio nota come “Il Fatto” [nulla a che vedere con “Il Fatto Quotidiano” di Travaglio: non confondiamo un giornalista con un giornalingua, ndr.].

Orbene, caso mai vi foste persi quello mattutino di martedì 21 novembre scorso, eccovi di seguito, parola per parola, quanto questo fondista da guinness dei primati ha esternato a mo’ di pensieri alti e nobili a beneficio di popolo:

<<Dobbiamo fare in modo che i No-Tap, quelli che si oppongono alla costruzione del gasdotto del Salento [lo specifica caso mai qualche abitante di Bari vecchia non l’avesse ancora saputo, ndr.] non diventino No-Tav [sottinteso: pericolosi, dinamitardi, facinorosi e pure ribelli, tiè, capeggiati da quell’anarco-insurrezionalista di Erri De Luca, armato di penna fino ai denti, ndr.].

 
Di Redazione (del 25/11/2017 @ 16:31:46, in NohaBlog, linkato 249 volte)

Yara, 13 anni. Morta. 26 Novembre 2010
Noemi, 17 anni. Morta. 3 Settembre 2017
Lucia, sfigurata con l’acido. 6 Aprile 2013
Gessica, sfigurata con l’acido. 10 gennaio 2017
AnnaMaria, violentata. Luglio 1993

Nomi. Numeri. Date. Fatti.

Non vorremmo che ci si riducesse a questo per poter parlare di vite che non esistono più, vite violentate, oltraggiate, interrotte, rese impossibili.

Vorremmo invece pensare alla libertà, alla libertà di amare, libertà di vivere perché la vita è essa stessa libertà. Non dovrebbe neanche esistere una differenza tra amore sano e amore malato, il nostro vocabolario non dovrebbe aver bisogno della definizione del termine “violenza”, tanto meno dovrebbe esistere questo giorno.

Lo definirei un giorno di “memoria”. In questo giorno ricordiamo agli uomini, fidanzati, ex fidanzati, padri di famiglia, mariti, ragazzi, giovani e vecchi, uomini italiani, uomini stranieri, uomini del mondo che le donne si amano, non si violentano, non si uccidono, non si sfregiano con l’acido. Con la parola amore non si intende altro, si intende amore e basta. Amare ha un solo significato. Io non ne conosco altri.

Chiara D’Acquarica

 
Di Antonio Mellone (del 19/11/2017 @ 15:03:15, in NohaBlog, linkato 2273 volte)

Lui è Maurizio Bianco, ma il nome d’arte, o se volete pseudonimo, è Morris, e coincide con il suo autografo vergato in calce alle sue opere.

Noi tutti, per rispetto e ormai tradizione, lo appelliamo così, come del resto avveniva per Giotto (Ambrogio da Bondone), Caravaggio (Michelangelo Merisi), Tintoretto (Jacopo Robusti), e altri suoi colleghi.

Se Morris fosse nato nel 1965, con veloce processo inferenziale, si sarebbe potuto addirittura pensare ad una reincarnazione di Antonio Ligabue (Zurigo, 1889 – Gualtieri, 1965). E in effetti è possibile intravvedere non pochi parallelismi tra una figura d’artista e l’altra. Ma Morris è nato nel 1964, un anno prima della dipartita del suo illustre predecessore, quindi niente da fare. E poi, diciamocela tutta, al di là di qualche dejà vu, o di alcune coincidenze o analogie, anche di lineamenti del viso, non si può assolutamente affermare che Morris sia un Manierista, ossia un pittore alla maniera di un Ligabue. Né invero di altri.

Morris, al contrario, è un innovatore a modo suo, nel senso che ha un suo personale modo di vedere e di rappresentare il mondo e la natura, ovvero l’uomo, il suo mistero e le sue chimere. Del resto si sa che è innovazione, originalità e genio artistico anche la figurazione inedita di elementi, tinte e forme già edite.

 
Di Antonio Mellone (del 12/11/2017 @ 16:28:00, in NohaBlog, linkato 482 volte)

Una tra le pagine più divertenti di face-book è quella di Tap: è così spassosa e autolesionista da rendere praticamente inutili tutti gli articoli (incluso questo) contrari al progetto.

I post ovvero spot (lemmi uno anagramma dell’altro, spesso intercambiabili), di volta in volta confezionati dall’ufficio marketing della multinazionale, dividono il vistoso apparato di commenti in due grandi macro-categorie: quella di chi finalmente si oppone al cosiddetto programma Tap, e quella di chi come al solito non ha capito una beneamata minchia.

Insomma, da un lato abbiamo chi (giustamente) si fa beffe di tutto il cucuzzaro del trans adriatic pipeline (il minuscolo non è casuale, ma causale), e dall’altra quella dei poveri tap-petini, sottocategoria zerbini, che (parlando sempre con pardon) si fanno prendere per il culo da tutti, specie da Tap. Tra questi ultimi s’annoverano alcuni che, fuori di testa più che fuori tema, vergano commenti pseudo-eruditi, sciorinano dati e convinzioni prese da chissà dove, pubblicano glosse provocatorie, e dunque si presentano con profili perlopiù fasulli, anonimi, corredati da immagini di copertina sovente più eloquenti delle loro postille: tipo il primo piano di un eroe dei fumetti (come i Simpson), ovvero quello di Renzi (sempre che le due cose non coincidano). Dunque siamo nel campo dei troll (o troie, è uguale), personaggi non si sa fino a che punto virtuali, o fino a che punto prezzolati, capaci di dirti in un solo commento che quella di Fukushima è energia pulita, che l’esplosione di Chernobyl è un’invenzione dei complottisti e che gli ulivi del Salento stanno seccando per via della Xylella fastidiosa.

 
Di Antonio Mellone (del 25/10/2017 @ 21:38:43, in NohaBlog, linkato 226 volte)

Che tristezza. Premesso che davvero non saprei chi possa fare più ribrezzo tra: A) i sindaci che, con il cappello in mano, pensano di trattare con TAP, il famoso tubo di ‘sto gas, per l’ottenimento di un qualche ristoro o compensazione o come cavolo vogliano chiamare la promessa di una mancia in cambio della loro accondiscendenza, e B) i sindaci (come il mio, per dire) che si guardano bene dal proferire verbo in un senso o nell’altro.

Roba da canto XXI e XXII dell’inferno, dal lato dei barattieri; e da canto III, sempre dell’Inferno, dal lato B, quello degli ignavi.

Dante Alighieri colloca, dunque, nell’Antinferno le anime tristi degli ignavi. I quali non son nemmeno degni di menzione. Vissero da vigliacchi, “sanza infamia e sanza lodo”. Incapaci di schierarsi, non lasciarono di loro fama alcuna nel mondo. Non osarono avere un’idea propria neanche per una volta, e la lor cieca vita è tanto bassa che sono invidiosi di ogni altra sorte. “Mai non fur vivi”, dice il Poeta, e certamente “a Dio spiacenti e a’ nemici sui”: indegni di meritare sia le gioie dei cieli (che non li vogliono “per non esser men belli”) che le pene dell’inferno (“ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”).

Anche noi, insieme a Dante e a Virgilio, conveniamo nel lasciarli nella loro insipienza, senza perder ulteriore tempo a “ragionar di loro”.

*

E poi - visto che non ci facciamo mancare nulla nella fauna sindacale - abbiamo i barattieri, tipici dannati per sfruttamento di carica pubblica con finalità affatto diverse dal concetto di bene comune.

 

A Noha esiste lo Scjakù...

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