Di Marcello D'Acquarica (del 27/04/2017 @ 22:17:21, in NohaBlog, linkato 458 volte)

Premessa di Marcello D’Acquarica

Continuo a sentir dire, anche da alcuni docenti Galatinesi, che è ora di smetterla di parlare di Noha o di Collemeto e di S. Barbara, che noi siamo tutti di Galatina e che oggi come oggi i territori si uniscono e non si dividono.

Non sto qui a fare nessuna lezione dell’importanza dell’identità di un popolo, del senso di appartenenza o della storia locale a nessuno, ve la risparmio. Cancellare il nome vuol dire eliminare il fattore principale che identifica un luogo o una persona. Cancellare il nome di una comunità vuol dire cancellarne la storia, e Noha ha una storia che la identifica inequivocabilmente. La storia, non va cancellata, ma va studiata.

Penso a come potrebbero sentirsi i nostri ragazzi, che ancora oggi se ne vanno via da Noha in cerca di fortuna, senza il vero nome di origine sul loro documento di identità.

Penso a cosa ne sarebbe di tutte le pagine scritte per secoli sui libri di storia in cui compare il nome di Noha. Ecco appunto, il nome.

Dicono che siano stati i Baroni De Noha a dare il nome al paese. Ma, se sui testi riportati fino alla fine dell’800 Noha è indicata con Noe, Noje o Nove, per quale motivo nel ‘900 si è dovuto chiamarla Noha? Visto che i De Noha non sono più stati governatori del feudo dal 1580?

Perciò faccio appello al buon senso di chi vorrebbe annegare in unico brodo la nostra antichissima storia, di smetterla con queste manie di mescolanza e di annullamento della nostra identità, Nove era e resta il nome storico che il nostro paese da sempre ha avuto.

 

Di seguito la ricerca di P. Francesco D’Acquarica, profondo studioso della storia di Nove

 
Di Antonio Mellone (del 17/04/2017 @ 21:13:35, in NohaBlog, linkato 627 volte)

CARO RENZI,

temo che quello che si vocifera in giro sia vero. E cioè che nella sua recente visita pastorale alle pecorelle di Bari che si spellavano le mani nell’applaudirla (incluso qualche candidato Sindaco del mio paese), lei abbia solennemente formulato uno dei suoi pensieri inediti più alti, nobili e profondi in merito allo “sviluppo” e, immagino, alle “ricadute occupazionali” da conseguire nel settore turistico pugliese: quello per il quale sarebbe ormai d’uopo qui e ora procedere al copia-incolla del “modello Rimini”.

Chissà cosa ci vede di bello nel “modello Rimini” (scusi il pleonasmo). Forse le migliaia di alberghi che infestano la riviera romagnola ridottisi quasi tutti ad imprese marginali, con notevoli difficoltà economico-finanziarie per via dei costi crescenti e dei ricavi decrescenti (codesta deflazione si registra anche in altissima stagione), e un valore degli immobili che oggi quotano la metà rispetto a quanto non fosse solo qualche anno fa. Forse il calo inesorabile dei turisti stranieri. Forse il dissesto delle banche emilian-romagnole che hanno finanziato questa tracotante e monotona “idea-guida”, e non riusciranno mai a recuperare i capitali prestati.

O forse le discoteche, i luna park, le piscine in riva al mare, gli stabilimenti balneari uno dietro l’altro, i frizzi, i lazzi e le mille altre strutture artificiali false come un centro commerciale schierate alla stessa stregua di un plotone di esecuzione contro l’esercito di habitué, spesso ignaro della propria schiavitù (lo sa benissimo anche lei quanto la civiltà dei consumi dispensi dal pensare con la propria testa e quindi di decidere in autonomia). O forse quella cosa che chiamano mare.

 
Di Albino Campa (del 14/04/2017 @ 13:46:41, in NohaBlog, linkato 695 volte)

Chiesa Madre di San Michele Arcangelo in piazza S.Michele.

sepolcri sepolcri sepolcri sepolcri

Chiesa della Madonna delle Grazie, prospiciente gli omonimi giardini.

sepolcri sepolcri sepolcri

Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio, in via Aradeo.

 
Di Fabrizio Vincenti (del 12/04/2017 @ 22:24:02, in NohaBlog, linkato 737 volte)

Il grande Zygmunt Bauman definiva la nostra una società “liquida”. Da allora un piccolo progresso è stato fatto: anziché liquida, ora potremmo definirla sciolta. Cerchiamo di intenderci. Avete presente le palline del gelato appena posate sul cono? Hanno una forma e, dal loro colore, è facile intuire quale sia il loro gusto. Provate però a guardare lo stesso cono dopo mezz’ora: vi ritroverete con in mano un biscotto e una poltiglia di gelato variopinta e senza forma, tanto da non capire neppure quale gusto avevate deciso di prendere.

Quando guardo i personaggi che si sono candidati per la carica di sindaco di Galatina, mi viene in mente questa immagine, un gelato che cola da tutte le parti. Qualcuno potrebbe prendere questo paragone come un’offesa, ma costui si ricreda subito, poiché non è ciò che vuole essere. In fondo il gelato è qualcosa che piace a tutti, anche se scula (il verbo colare, in questo senso, non avrebbe propriamente reso l’idea).

 
Di Prof. Luigi Mangia (del 12/04/2017 @ 21:45:16, in NohaBlog, linkato 869 volte)

La cartolina dei candidati per la carica a Sindaco a Palazzo Orsini presenta la solita faccia di quel narciso consumato che si specchia nella palude della politica e quindi non è capace di vedere gli interessi vivi della città. Da tempo a Galatina ai partiti manca un idea di politica, di cultura, di ambiente e di turismo. I partiti sono deboli, le oligarchie dei gruppi invece sono forti e comandano al loro posto. Il Commissario prefettizio, Guido Aprea non ha chiuso il centro storico della città, istituendo la zona ztl, ma ha aperto il borgo antico ai cittadini e ai turisti liberandolo dal traffico insostenibile in città. La città e la sua storia per essere valorizzata deve essere vissuta, posseduta e accessibile. Nel lontano 2008, il Comitato dell’Associazione Boy’s sport arte e cultura raccolse 3500 firme per sostenere Santa Caterina Novella ed il borgo antico Bene culturale dell’Unesco. L’Amministrazione presieduta dal Sindaco Antonica deliberò in tal senso. Oggi nella cultura si fa una retromarcia inspiegabile frutto di un corporativismo dei commercianti del centro storico fuori dal tempo e contrario alla politica che sostiene le piccole città borghi gioielli d’Italia.

L’esempio della crisi e dell’incapacità nella cultura in città è dimostrato dalla scultura: “Lampada senza luce” di G. Martinez, la quale è in gravissime condizioni e necessita di un urgentissimo restauro. La Pupa sta per perdere una mano, ma è tutta la scultura ad essere gravemente lesionata. Per sottrarla alla sua distruzione bisogna rimuoverla dall’acqua putrida della vasca e custodirla in un ambiente sicuro e protetto, come il Museo civico P. Cavoti in città.

Al Commissario chiediamo di resistere, di difendere la sua decisione di chiusura al traffico nel borgo antico contro la resistenza dei commercianti del centro storico e di interessarsi della Lampada senza luce la quale per i galatinesi vale come la loro carta d’identità, quindi di assoluto valore civico.

Prof. Luigi Mangia

Associazione Boy’s sport arte e cultura.

 
Di Antonio Mellone (del 09/04/2017 @ 20:50:53, in NohaBlog, linkato 690 volte)

Giorno dopo giorno, la campagna elettorale galatinese sta acquisendo una verve così intensa e una vivacità così bisbetica e brillante che, al confronto, un obitorio sarebbe il palcoscenico di Zelig.

I cosiddetti politici nonché i loro addetti alle pompe funebri, cioè i giornalisti con le virgolette al seguito, ce la stanno mettendo tutta per trovare il giusto significato del lemma “urna”.

Non che i galatinesi siano da meno stravaccati come sono sui loro divani ergonomici, naturale prolungamento del loro “pensiero politico” che fa così pendant con la protesi indissolubilmente applicata al segmento terminale dei loro arti superiori, vale a dire il telecomando di Sky tv e dintorni.

E’ capitato pure che qualche candidato, esponente cioè dell’elettorato passivo (in tutti i sensi), nei suoi giri di questua door-to-door, abbia osato avvicinarmi chiedendomi addirittura un voto per sé, e ritrovandosi invece, il concorrente, con un bel sette in condotta, che come noto un tempo significava esami di riparazione a settembre su tutte le materie (oggi si chiama debito formativo: benché di fatto il debito realmente formatosi è quello del Comune, e chissà entro il mese di settembre di quale anno verrà riparato, anzi ripagato).

Più indulgenza invece ottiene qualche amico facente parte dell’elettorato attivo che, interrogandomi in merito a chi dare il suo suffragio universale diretto, si vede recapitare dal sottoscritto risposte un po’ meno lapidarie e granitiche del solito, anzi vieppiù articolate soprattutto in merito a chi non dare manco per isbaglio la propria preferenza.

 
Di Antonella Marrocco (del 03/04/2017 @ 18:25:55, in NohaBlog, linkato 1173 volte)

Forse potevo fare. Forse potevo dire.

Forse potevo capire, Serena.

Quel forse straziante rimbomba nella mente, nel cuore e nel profondo dell’anima mia.

Quel forse accompagna le mie giornate lasciandomi nell’angoscia più assoluta.

Racchiude tante domande, che come risposta avranno il silenzio più assordante che si sia mai sentito.

Serena, forse dovevo starti più vicina, parlare di più con te, cogliere le piccole cose che ancora oggi mi sfuggono.

Scusami.

Forse quell’attimo poteva passare, dare il posto al tempo della riflessione, rallentare tutto, angoscia, paure, ansie, anche il battito del cuore.

 
Di Antonio Mellone (del 02/04/2017 @ 10:44:00, in NohaBlog, linkato 1996 volte)

Delle due l’una: o i sempre più numerosi candidati alla cadrega di sindaco di Galatina sono stati colpiti da allergia acuta ai simboli dei loro tradizionali partiti, oppure i loro tradizionali partiti non vogliono più saperne nulla (di esporsi, dico, per la bella faccia dei loro ex-supporters, anzi supposters).

Quale che sia la motivazione, la conseguenza è il proliferare incontrollato di liste cosiddette civiche, nate anche per nascondere la fazione di turno (e magari le sue malefatte) e far sembrare i candidati come casti e puri, svincolati, indipendenti e addirittura liberi dalle solite forze (o forse) politiche di riferimento.

Insomma un’operazione di maquillage, una specie di cambiamento del pelo ma non del vizio di confonderci le idee.

In questa confusione somma uno non sa più a chi dare il proprio voto. Però magari sa bene a chi non darlo, specialmente se ha la pazienza di leggere i miei brani viziati dal solito “conflitto antagonistico” [sic], oppure pervasi di “populismo” (figurarsi se non m’arrivava pure l’accusa di populismo), ovvero tipici del “fuoriuscito del PD” (quando mai vi sarei entrato rimane un mistero della fede politica), se non addirittura “intrisi di comunismo” (scansa-e-libera-Signore), una sommatoria di slogan (ché manco le slides di Renzi), dunque veri e propri monumenti all’“antipolitica” (e te pareva).   

Certi signori, non essendo abituati alla libertà di informazione e di pensiero, non possono nemmeno immaginare che esista qualche cittadino senza padroni né partiti presi che giudica di volta in volta questo o quel politico, elogiandolo quando dice o fa qualcosa di buono e criticandolo nel caso contrario (il 99% delle volte, nel mio caso specifico). Essendo intruppati e allineati intruppano e allineano anche gli altri. E non s’accorgono che attribuendomi di volta in volta questa o quella matrice partitica non fanno altro che corroborare la mia assoluta libertà e indipendenza.

Ecco, vorrei puntualizzare ancora una volta il fatto che io non sono “amico” - né vero né falso - di nessuno (politicamente, s’intende): quando qualcuno sostiene le mie battaglie lo sostengo a mia volta; quando qualcuno fa o dice cazzate lo combatto eccome (e giacché mi trovo, per mio diletto, ne faccio pure oggetto di scherno o, se volete - utilizzando un lemma sconosciuto all’intellighenzia del pasticciotto - di satira).

 
Di Antonio Mellone (del 23/03/2017 @ 22:14:14, in NohaBlog, linkato 1324 volte)

Non c’è niente da fare. Qui dalle nostre parti sembra dominare ancora indisturbato il pensiero unico del consenso di massa.

Perdurano graniticamente (e chissà per quanto tempo ancora) il volemose bene, i tarallucci e vino, le pacche sulle spalle, i finti amiconi, la solidarietà di specie (più che di genere), il partito unico della nazione, l’eterna Trattativa, e dunque frotte di censori (che non sanno nemmeno di esserlo).

Conciliaboli di perbenisti, genie di “borghesi” radical chic, gruppetti di maître à penser, squadre di spacciatori di catene per schiavi novelli, circoli di raddrizzatori di elettroencefalogrammi, staff di incravattati dei dì di festa, clan di amici degli amici, cerchie di intellettuali neo-conformisti, élite con la puzza sotto il naso, ordini di giornalisti da riporto, associazioni culturali foraggiate da pOLITICI e un’accozzaglia indefinita di allegre comari: tutti morbosamente suscettibili, pronti a scandalizzarsi, a stracciarsi le vesti, a sentirsi offesi in prima persona se osi scrivere quello che pensi, utilizzando talvolta più che le biro le penne all’arrabbiata.

Prediligono il disarmo del dissenso al dissenso disarmante. Deplorano la contestazione, l’alterità, la critica, la possibilità di pensare, di programmare e sognare eventuali futuri alternativi. Favoriscono più o meno inconsapevolmente la comunicazione tautologica (e alienata), quella in cui tutti pensano e dicono le stesse cose.   

Eh, sì, i tuoi toni sono troppo lapidari, accesi, aggressivi, sagaci e mordaci per i loro gusti raffinati. Loro non si sbottonano mai, per prudenza. Per definizione.

 

Lu Santu Lazzaru. 07.04.2014 ...

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