Di Marcello D'Acquarica (del 02/10/2017 @ 22:49:05, in NohaBlog, linkato 327 volte)

Questo insistere nel voler installare ad ogni costo un centro commerciale (l'ennesimo ) a due passi da una città come Galatina, che ha un bellissimo centro anche ricco di servizi commerciali e altro, e non mancano nemmeno i tanti supermercati d'ogni specie, tutto questo insistere, dicevo, lascia pensare alla disperazione di un mostro che sta esalando gli ultimi rantolii.

• Abbiamo la falda che si sta assottigliando ed è già inquinata dai fitofarmaci.
Trovare un pozzo artesiano indenne dai veleni è molto difficile se non impossibile.

Per fortuna si sono svegliate Asl di Lecce e Regione con il Progetto Minore. E speriamo che siano capaci di portarlo a termine (Acque contaminate? Asl vuole vederci chiaro con il progetto "Minore"
"la Puglia è al terzo posto nella classifica delle regioni che utilizzano prodotti fitosanitari, il loro uso non è sufficientemente monitorato nelle acque sotterranee. Tra questi spicca il noto Glifosate, un erbicida dichiarato potenzialmente cancerogeno e massivamente usato dagli agricoltori, anche per contrastare gli effetti della temuta Xylella. “ http://www.lecceprima.it/…/acque-contaminate-asl-vederci-ch…)

• Abbiamo l'aria che ogni giorno cambia minestra (vedi in ultimo le esalazioni quotidiane della zona industriale Galatina-Soleto).
• Abbiamo la terra intrisa da almeno quarant'anni di rifiuti (che fra l'altro derivano esattamente da un tipo di commercio brucia e fuggi - forse dallo stesso genere del famigerato megaporco desiderato).

 
Di Antonio Mellone (del 25/09/2017 @ 21:40:14, in NohaBlog, linkato 362 volte)

Non so voi, ma a me ‘sta storia del mega-porco commerciale Pantacom rievoca tanto quella della monaca di Monza, narrata da Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi.

In questa sorta di romanzo nel romanzo, ci vien presentata la figura della povera Gertrude destinata al convento sin dalla nascita, così, tanto per rispettare la tradizione del Maggiorasco che prevedeva la concentrazione del patrimonio ereditario nelle mani del primogenito (ovviamente maschio).

Sicché la sventurata si trova istradata al monastero già all’età di sei anni, quale normale prosecuzione dei suoi giochi d’infanzia (fatti perlopiù di santini e di bambole vestite da suore), e naturale destino di un nome che fa tanto chiostro, Gertrude, imposto dal padre-padrone, “principe e gran gentiluomo milanese” che per la figlia non vedeva altro futuro se non il velo e la clausura.

Orbene, nonostante Gertrude non avesse alcuna intenzione di farsi monaca, più il tempo passava più s’accorgeva di essersi incamminata in un vicolo cieco. In molte occasioni avrebbe potuto rifiutare la “vocazione” impostale, ma venne sopraffatta dagli eventi, dalla insicurezza, e nondimeno dalla sfiducia nella propria libertà.

La meschina, troppo debole per affrontare le conseguenze di una disubbidienza al volere paterno, mente prima di tutto a se stessa, e poi agli altri, alle consorelle, alla badessa, e infine a quell’uomo “dabbene” che era il vicario, cioè il prete convenuto al monastero, come previsto dalla procedura, per confessarla e interrogarla sulle sue reali intenzioni di accettare i voti, la vestizione e la vita “lontana dalle insidie del mondo”.

 
Di Antonio Mellone (del 23/09/2017 @ 12:18:26, in NohaBlog, linkato 525 volte)

Dicono che dava fastidio a un camion parcheggiato, o qualcosa del genere.

Cioè non so se mi spiego: un albero di pino che si trovava a Noha in via Castello, lì buono buono da almeno un centinaio d’anni, tutto a un tratto gli è dato di volta il cervello, come si dice, e s’è messo a rompere i coglioni ai camion di passaggio. Ma vedi un po’ tu se qui, oltre alle persone, iniziano a impazzire pure gli alberi.

Dicono che il conducente non si fosse accorto del tronco che lambiva il cassone del suo enorme autocarro, sicché, ripartendo dopo la sosta, l’ha pure divelto.

Mi direte voi: “Vabbè, può capitare: tanto c’è l’assicurazione che ristorerà i danni alla collettività per il ramo strappato”. Ma manco per idea: nel mondo di sottosopra in cui stiamo facendo finta di convivere tutti quanti, sarà invece la comunità a dover risarcire il camionista svampito (e, immagino, anche il suo avvocato).

 In più, per punizione, “la comune” dovrà munirsi di sega elettrica (o in subordine a mano), e rimuovere non solo il “colpevole” (come già fatto con il pino di cui sopra), ma – alla maniera dei migliori campi di concentramento nazisti – anche i suoi compagni bellimbusti, anzi arbusti, rei di non avergli impedito di nuocere al traffico stradale.

E niente. Dobbiamo farcene una ragione. Ormai son pericolosi gli alberi (che dunque, per alchimie sociologiche e forse anche psichiatriche, diventano “soggetto” e non più “complemento oggetto” di un danno), e non piuttosto l’asfalto, il cemento, i mattoni, i muri, gli autotreni o le moto che vi sfrecciano accanto e che talvolta vanno ad impigliarvisi con tutte le corna.

E pensare che gli antichi romani piantavano lungo le loro strade (come per dire la via Appia, regina viarum), per ombra e ornamento, nonché per prevenzione dai dissesti idrogeologici, i pini domestici ad ombrello ovvero gli italici a chioma alta (i Pinus Pinea – proprio quelli che vogliono segare a Noha e giacché pure a Galatina). Ma non solo fuoriporta (Orbi), anche in città (Urbi). Basti dare un’occhiata intorno al Colosseo, ai prospicienti Fori Imperiali, al piazzale della stazione Termini e a molti altri viali della città eterna dove svettano sereni molti pini della stessa specie, taglia e qualità, in un tripudio pittoresco di bellezza, natura e paesaggio senza incutere terrore ad alcuno.

Ma stavamo parlando giustappunto degli antichi romani, mica dei moderni nohani.

Quanto alle radici, esistono semplici soluzioni di ingegneria naturalistica e buone tecniche agronomiche per evitare problemi e scoppolamenti vari. Ma certe pratiche, a quanto pare, possono essere utilizzate altrove mica qui da noi dove sono considerate poco più che amenità, vaneggiamenti dei soliti “ambientalisti”, insomma fantascienza.         

Il pino domestico, per dire, era tra le specie arboree narrate anche dal grande Cosimo De Giorgi - lo scienziato polivalente che meglio di ogni altro ha descritto il Salento da molteplici punti di osservazione.

Il De Giorgi – citato dal prof. Paolo Sansò non più tardi dell’altra sera a Noha nel convegno di FareAmbiente - sul finire dell’800, girovago nei dintorni di Supersano, così si esprimeva: «E verso l'orizzonte a sinistra si profilano gli ombrelli dei pini d'Italia, che sollevan le loro chiome pittoresche sulla bruna massa della quercia di Belvedere».

Invece, si parva licet componere magnis, per descrivere il Salento odierno, il Mellone, scienziato (del) polivalente (di Noha), constatato che i pini oltre a investire i camion portano pure la processionaria [magari in processione, ndr.] per cui “vanno scappati” senza indugio; visto che gli ulivi sono da eradicare tutti of course [di corsa, ndr.], pure quelli sani perché potrebbero ospitare qualche povero batterio di Xylella; considerato che le palme sono affette dal punteruolo rosso, per cui muoiono da sole senza il bisogno di staccar loro la spina; premesso che gli aranci e i limoni soffrono di cocciniglia e fumaggine, onde con un po’ di Seccatutto risolvi ogni problema [magari alla radice, ndr.]; atteso che gli eucalipti e i pioppi sporcano, signora mia, con tutte quelle foglie caduche, per cui bisognerebbe piantarla una buona volta [“piantarla” da intendere in senso letterario e non letterale, ndr.]; osservato che per tutto il resto c’è master fuoco - sicché s’invera anche quel detto di François-René de Chateaubriand per il quale “le foreste precedono i popoli, i deserti li seguono” -, il Mellone suddetto, dicevamo, non potrà che vergare per i posteri [o forse per i pospari, ndr.] le seguenti sentite note: “E verso l’orizzonte, a destra [che la sinistra è morta da un pezzo, ndr.] si profilano gli ombrelli degli abeti artificiali [o ebeti, è uguale, ndr.] che sollevan le loro chiome cafonesche sulla bruna massa della feccia [cioè noialtri, ndr.] da distruggere”.

E’ proprio vero che l’albero è il più grande successo della Natura. Mentre l’uomo, il cesso.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 14/09/2017 @ 22:53:01, in NohaBlog, linkato 304 volte)

“O mio amato Bauman, compagno di studi nelle fredde giornate di inverno, quante volte ho disperato sulle tue teorie che consideravo fuori mano! Mi ripetevo cosa avesse la mia società di liquido fino a quando, dopo aver scardinato ogni singolo concetto, ho compreso quanto invece potessi attualizzare la tua concezione alla società odierna.”

Una società che ha poco a che vedere con l’etica, con i tradizionali valori che hanno caratterizzato l’esistenza delle nostre famiglie, i cui i rapporti, basati sul dialogo, ora danno la somma di zero, che non si traducono nella collaborazione ma prevedono un vinto ed uno sconfitto.

Una società, le cui classi hanno il compito di persuadere il consumatore verso un mercato che ti qualifica come inutile, se non in possesso di un determinato bene o servizio d’ultimo grido e che, al contrario, non si preoccupa di educare il prossimo che rappresenta una promessa, ma anche, a volte, una minaccia.  Egli utilizza il termine “liquida” per far comprendere l’insostenibile incertezza dei tradizionali valori, ipotesi confermata dall’uso sempre più massiccio ed ingombrante delle nuove tecnologie d’informazione, che rappresentano un contenitore, altroché asettico, che trita emozioni e sentimenti, che mette in atto la mercificazione dell’io e massifica il soggetto alla collettività.

Una società che crea incertezza e spaesamento, che non fornisce alcuna garanzia di risoluzione dei problemi del nostro tempo, che profila la crisi delle ideologie, che dissolve la persona, che punta più all’apparire che all’essere.

Una società che attua un processo non di immedesimazione, bensì di identificazione nei confronti della tematica della morte presentata dai mass media, che rappresentava un tabù e che oggi , invece, si qualifica come un valore alla mercé di tutti. Nella scenografia della “pornografia dei sentimenti”, la cultura popolare diventa un valido strumento per indagare i meccanismi psicologici che sono alla base dell’animo umano e delinea i cambiamenti di questa sporca società contemporanea. L’incontro con la morte avviene a causa del continuo bombardamento, attuato dai mass media, di tragiche immagini, di espedienti tanaturistici ad uso personale, in riferimento alla dilatazione tra sfera affettiva e sfera mediatica.

 
Di Fabrizio Vincenti (del 13/09/2017 @ 19:32:57, in NohaBlog, linkato 185 volte)

Alexis Carrel, medico chirurgo Premio Nobel per la Medicina nel 1912, scrisse: «poca osservazione  e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità». Dunque, più che ragionare ed esprimermi sui comportamenti aberranti degli esseri umani, ho passato molto tempo ad osservarli. La conclusione di questa attenta osservazione è questa: il genere umano tende all’idiozia. Infatti, quanto più è ampio il contesto di prosperità, tanto più è marcata l’imbecillaggine. La verità, però, che tutti sappiamo essere insensibile poiché si impone seppur crea dispiaceri, va detta, o meglio, si dovrebbe, ad ogni costo, tentare di dirla in ogni modo, tranne nel caso in cui questa non ferisca la parte più intima della persona, tanto che la ferita risulti insanabile. Poiché ritengo che qui non si tratti di quest’ultimo caso, è giusto e salutare dare uno sguardo alla realtà più che allo schermo del nostro smartphone. Molti resteranno delusi se invece di guardarsi sempre in basso (sapendo che cosa si vede per primo guardandosi giù) si volteranno finalmente intorno. La realtà, spesso, non coincide con le notizie.

Oggi, per restare in vita, è necessario produrre notizie, anziché raccontare la realtà, poiché la notizia è più interessante. Guardate quello che fanno i politici dalla mattina alla sera. Inventano notizie, spot, tweet, slogan. Capita quasi sempre che la notizia non corrisponda alla realtà e la società va in confusione. Per questo motivo, se ti dovesse succedere di sentire che ci sono due milioni di occupati in più, mentre a te i conti non tornano in quanto tutti quelli che conosci continuano ad essere inoccupati, ti sembrerà di impazzire. Il processo, però, qui è già entrato in funzione, e tu non puoi più farci niente. Se il lunedì il Pil è al +1,4%, il martedì la disoccupazione è aumentata dello 0,5%, il mercoledì il mercato dell’auto è in forte crescita e il giovedì il mercato dell’auto segna -1,6%, fino ad arrivare al venerdì, quando il debito pubblico raggiunge un nuovo record storico per poi sentire il sabato che la crisi è finalmente alle spalle, seppur la domenica risulta che l’Italia è fanalino di coda dell’Europa, anzi, del mondo, tu, come Socrate, penserai di non sapere nulla. È normale che tu su quest’altalena vada in confusione, poiché tutto è stato fatto in modo che tu non capisca assolutamente niente di ciò che capita.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 25/08/2017 @ 09:53:09, in NohaBlog, linkato 473 volte)

Io: Ciao Luigi.
Luigi: Che fai sotto questo sole?
Io: Passavo di qui, dove pochi giorni fa hanno bruciato tutto e vedendo quest'opera d'arte mi sono fermato. Mi addolora vedere queste due realtà a confronto. Da un lato tante belle case con i balconi in fiore e dall'altro lato, guarda, guarda tu stesso che tristezza.
L: Ehhh... che vuoi fare, ci sono i vandali.
Io: i vangáli, vuoi dire?
L: No, no, esattamente  i vandali... quelli sono cagnulastri... passanu e puff ... bruciano.
Io: No Luigi, non sono i cagnulastri, alcuni residenti bruciano perché  sono convinti che il fuoco faccia le veci della carta igienica.
L: Ma che dici? Ma davvero?
Io: Fidati. Certi nostri concittadini, persone perbene, tranquilli, pensano proprio così. Sono convintissimi che bruciare equivale a eliminare le malattie.
Quindi, la causa è identificata nei prati con l'erba secca, l'effetto sono le malattie, e la terapia risolutiva è scatenare l'inferno.

 
Di Redazione (del 27/07/2017 @ 22:50:00, in NohaBlog, linkato 938 volte)

Il 27 luglio presso la Scuola di Medicina e Scienze della Salute dell'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti - Pescara, il nostro Michele Scalese, Presidente dell'Azione Cattolica di Noha ed impegnato in ambito parrocchiale è stato proclamato Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche presentando una tesi dal titolo "Relazione madre-bambino: gli effetti del trauma prenatale sullo sviluppo emotivo del bambino" -Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Elisabetta Bascelli. Al dottor Scalese, ai suoi familiari, amici e alla comunità tutta di Noha giungano le nostre congratulazioni con l'augurio di un futuro pieno di successi.

Noha.it

 

 
Di Antonio Mellone (del 17/07/2017 @ 18:51:42, in NohaBlog, linkato 742 volte)

Archiviata la più brutta campagna elettorale di sempre [le successive saranno se possibile peggiori, ndr.], siamo ormai nella fase del post-elezioni comunali, della post-verità e della post-trombatura: insomma nell’era del post.

C’è appunto qualche trombato alle recenti amministrative galatinesi [trombato, non nell’altro senso purtroppo per l’interessato, ndr.] che non riesce proprio a mandar giù la sconfitta e cerca in tutti i modi di far passare per vittoria il suo sonoro siluramento, attraverso la pubblicazione di post strappalacrime pubblicati sulla piazza virtuale per antonomasia: face-book. Le lacrime agli occhi ti vengono da un lato per via degli endemici orrori morfosintattici disseminati un po’ ovunque [eh sì, signora mia, non c’è proprio nulla da fare: la situazione è davvero grammatica, ndr.]; e dall’altro, a causa dei crampi addominali da repressione risate dovuti alla diciamo sostanza, al diciamo contenuto, al diciamo noumeno dell’Alto Pensiero che, imperterrite, certe macchiette della politica locale s’ostinano a formulare addirittura per scripta che per definizione manent.

 
Di Antonio Mellone (del 30/06/2017 @ 18:50:00, in NohaBlog, linkato 545 volte)

Esattamente cinquantacinque anni fa come oggi, proprio nel giorno del suo onomastico, si spegneva a Noha il parroco mons. Paolo Tundo (1888 - 1962).

Non ho conosciuto personalmente don Paolo (del quale sono uno dei pronipoti: egli era infatti fratello della madre di mio papà, nonna Maria Scala), ma i documenti, le foto ingiallite e le testimonianze raccolte in famiglia e tra la gente di Noha mi han permesso di dare alcuni colpi di scalpello nell’abbozzo di un suo profilo biografico (raccolto poi in un libretto edito elegantemente da Panìco Editore di Galatina nel 2003).

Il ricordo di papa Paulu sembra non subire l’ingiuria del tempo o il rischio dell’oblio soprattutto nella memoria di quei nohani la cui età è ormai quella della canizie, laddove non della calvizie. Il compito di chi ama lo studio, del resto, è anche quello di render lieve la terra, cioè mantenere vivo il ricordo degli epigoni della Storia patria (che, come più volte detto, è Storia tout court non di seconda scelta), anche nella mente delle nuove generazioni. E lo fa con la ricerca e la pubblicazione delle testimonianze documentali che, si sa, sono come le ciliegie: una tira l’altra.

Qualche giorno fa, continuando a rovistare tra le carte dell’archivio di un altro archimandrita di Noha, il compianto don Donato Mellone (Noha, 1925 – 2015), successore di don Paolo [e fratello di mio padre Giovanni, ndr.] mi sono imbattuto in una scoperta straordinaria: il discorso d’ingresso alla parrocchia di Noha pronunciato coram populo dallo zio monsignore il 22 giugno 1934, vergato con la stilografica su di un foglio incartapecorito da decine di lustri.

La grafia è chiara e precisa, e in fondo facilmente leggibile da chiunque vi si assuefaccia dopo poche righe di lettura. Ve lo ripropongo di seguito trascritto verbatim, non senza prima avervi fatto notare il livello culturale dell’antico patriarca di Noha, che denota lungo commercio con le lettere [cosa rara in quell’epoca, e, ahinoi, pure nell’attuale, ndr.], il suo stile aulico che fa pendant con la prosa del tempo, nonché la maniera dannunziana di alcune espressioni arcipretali.

 

A Noha esiste lo Scjakù...

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