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Di Marcello D'Acquarica (del 16/04/2018 @ 23:03:19, in I Beni Culturali, linkato 288 volte)

I graffiti sono spesso testimonianze  di sofferenza, di lavoro gravoso in condizioni igienico sanitarie estreme, cosa che oggi uno Stato di diritto, civile e indipendente non dovrebbe solo conservare  nella Costituzione ma sorvegliare, anche con le armi se necessario, affinché malfattori e sfruttatori degli onesti lavoratori lo rispettino.

Infatti il lavoro nero e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno, soprattutto perpetrato da gentaglia che si avvale ancora della corruzione, che sembrava sconfitta con la  seconda repubblica ma che invece prolifera come non mai anche a livelli globali, vedi per esempio l’impianto TAP che avanza contro ogni diritto di discussione o richiesta da parte della popolazione locale e viene difeso perfino con la forza armata dell’esercito dello Stato, detto anche democratico. 

Molto probabilmente anche  negli anni del nostro frantoio, i diritti erano molto pochi e mal tutelati.

Quindi conteggi di merci, di giorni, di preghiere e di devozione restano incisi sulle pareti del nostro bellissimo frantoio a testimonianza di ciò che la nostra memoria non vuol sapere di ricordare. Tornando a far visita al nostro frantoio ipogeo, si sono rivelate altre importanti testimonianze del nostro passato.

Oltre alle già conosciute incisioni delle croci greche e latine, e della data del 1771, presenti sulla dorsale della sala più vicina al Palazzo Baronale (L’Osservatore Nohano, 23 novembre 2007), abbiamo scoperto nuove incisioni che rappresentano un croce impiantata sopra una forma geometrica che probabilmente sta  a identificare il monte Calvario. Il piccolo calvario in miniatura è inscritto in una seconda forma grafica più grande che potrebbe rappresentare il profilo di una chiesa, e con alcune altre incisioni intorno il cui significato non è ancora ben chiaro.

Graffiti molto simili al nostro compaiono nella prigione di Domme (un antico villaggio a sud della Francia) di cui alleghiamo una nota con relativa immagine fruibile in rete al seguente indirizzo:

 http://storia-controstoria.org/europa-segreta/graffiti-templari-domme/,

e altri nel sito della valle dell’Idro, anche questo fruibile in rete:

 http://www.salentoacolory.it/nella-grotta-dei-graffiti-nella-valle-dellidro/

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 18/03/2018 @ 14:49:35, in I Beni Culturali, linkato 614 volte)

L’affresco in questione, di autore sconosciuto,  può essere databile tra il 1600/1700 ed è molto deteriorato perché ha subìto l’incuria dell’uomo e il logorio del tempo. Si trova in Via Calvario, di fronte all’affresco di S. Michele, in una nicchia alta  poco più di un metro e larga circa 60 centimetri, ricavata nel muro di fronte a chi sale le scale dell’abitazione della Sig.ra Concettina Tundo.           

            Si tratta della Madonna del Carmine. La Santissima Vergine è incoronata. Con il braccio sinistro regge Gesù Bambino. Con la mano destra porge l’abitino o scapolare a qualcuno che è in basso ai suoi piedi: infatti si intravedono due santi e forse sono San Pietro e il Beato Andrea Conti. La mia ipotesi della identificazione dei due santi è supportata dal fatto che, come leggerete fra poco, la stessa immagine era riprodotta in una grande tela posta nella vicina chiesa madre all’altare delle Anime del Purgatorio.

            A proposito dell’origine della de-vozione alla Madonna del Carmelo possiamo ritenere questa breve sintesi pubblicata dal giornale cattolico l’Avvenire.

           Il primo profeta d'Israele, Elia (IX sec. a.C.), dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In quella immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo di-vino, ha dato la vita e la fecondità al mondo. Un gruppo di eremiti, «Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo», costruirono una cappella dedicata alla Vergine sul Monte Carmelo. I monaci carmelitani fondarono, inoltre, dei monasteri in Occidente. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell'Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo «scapolare» col «privilegio sabatino», ossia la promessa della salvezza dal-l'inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato se-guente alla loro morte. (dal giornale quotidiano l’Avvenire)

            La devozione alla Madonna del Carmine è molto diffusa un po’ dovunque. Anche a Noha lo era. Don Michele Alessandrelli (1812-1882) che fu arciprete di Noha dal 1847 al 1882, in una sua relazione del 1850 così descrive l’altare e la cappella della Madonna del Carmine o delle Anime del Purgatorio che si trovava nella chiesa madre di Noha:

 
Di Marcello D'Acquarica (del 21/08/2017 @ 11:40:05, in I Beni Culturali, linkato 547 volte)

Negli antichi edifici i nostri mastri costruttori, per le parti importanti come gli angoli oppure i pilastri e le architravi delle porte, usavano selezionare delle pietre particolarmente forti e di pregio. La costruzione al n. 17 di via San Michele, pur essendo una casa semplice, non di pregio, mostra pietre di dimensioni e importanza evidentemente sproporzionate rispetto all'uso per cui mostrano di essere state posizionate. Ma queste sono mura secolari e tante sono le vicende che hanno visto e accolto, a volte di miseria altre di sofferenza, altre ancora di gioia. E’ la vita.

Siamo in una profonda e sottilissima appendice del centro antico di Noha. Quante persone abbiamo visto uscire o scomparirvi al rientro nelle buie sere d'inverno, in questo vicolo chiuso e dall’aria impenetrabile. Sembrava uno spazio proibito ai molti, tanto trasudava mistero.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 25/07/2017 @ 23:13:09, in I Beni Culturali, linkato 759 volte)

Nella sua “DESCRIZIONE di Tutta l’ITALIA”, Fra Leandri Alberto ci delizia con delle stupende note narranti il paesaggio e i costumi delle popolazione che incontra e di cui si fa una sua opinione. Diciamo “sua” perché è evidente che non può essere influenzata dalla storia che noi conosciamo avendone studiato il dettaglio a posteriori. Per esempio quando parla di S. Pietro in Galatina, esprime un giudizio favorevole verso il Duca Ferrante Castriota. Così dice Fra Leandri: “Egli è questo signore molto umano, e generoso”. (Dopo i De Balzo, Giovanni e suo figlio Ferrante furono il primo e secondo duca di Galatina nel periodo che va intorno al 1485).

Invece noi sappiamo benissimo che i cittadini di Galatina, opposero una grave controversia verso il  Duca Castriota, per le sue angherie soprattutto di tipo fiscale  (“Ebbe contrasti durissimi con la città e la sua Università (autorità municipale), abituate ad una convivenza diversa con i precedenti sovrani --Raimondello e Giovanni Antonio Orsini del Balzo- da "Galatinesi Illustri" a cura di M.F. Natolo, A. Romano, M.R. Stomeo).

 
Di Antonio Mellone (del 23/06/2017 @ 07:34:44, in I Beni Culturali, linkato 2228 volte)

Egregi Signori,

vista la pletora di sbadati urbani che bazzica un po’ovunque con il prosciutto sugli occhi, son costretto a rivolgermi a voi signori Vigili e non invece al Commissario prefettizio che sta per terminare il suo mandato - e senza attendere l’elezione del nuovo sindaco (tanto il terrore che questi sia addirittura peggio di un commissario prefettizio) - per chiedervi se per caso vi fosse caduto l’occhio su di un cantiere ubicato a Noha nella centralissima via Castello, proprio di fronte alla locale farmacia, coperto da un’impalcatura di non meno di venti o trenta metri di lunghezza,  invadente tutto il marciapiede del lato del Palazzo Baronale (e, salvo errori, con filo elettrico volante da un lato all’altro della strada).

Non vorrei sembrare fuori tempo massimo, ma è da cinque e passa mesi che avrei voluto scrivervi in merito a questo “palcoscenico”; ma non mi è stato possibile per via dell’impegno profuso nel vergare pezzi possibilmente critici (a volte per sopperire alle lacune della  “stampa” che sembra non conoscere codesto suo fondamentale dovere) in merito a coalizioni e candidati protagonisti dell’orripilante campagna elettorale ancora in corso. Vabbè, sono quasi certo che anche questo intervento verrà considerato “a orologeria”, ma non ci posso far nulla.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 07/02/2017 @ 13:52:30, in I Beni Culturali, linkato 1516 volte)

Ci chiediamo tutti se per le nostre bellissime e uniche casiceddhre sia arrivata l'ora del maquillage oppure si sta procedendo ad altro?

Non vogliamo nemmeno pronunciarla la parola "DEMOLIZIONE".

Capisco benissimo che si debba il rispetto più totale sul diritto di proprietà privata, ma visto che si tratta di un bene culturale e storico, molto amato dai nohani e dal resto dell'umanità, sarebbe corretto e doveroso che i cittadini siano informati prima di effettuare qualsiasi modifica.

Marcello D'Aquarica

 
Di Marcello D'Acquarica (del 24/01/2016 @ 20:20:42, in I Beni Culturali, linkato 2102 volte)

A qualcuno importa se la piazza più importante di Noha sembra appartenere ad un paese da terzo mondo?

 

 

 

 

A qualcuno importa se abbiamo una storia millenaria come comunità,  se il vasellame recuperato dalle tombe messapiche di via Galatina-Noha (detta anche curve-curve) è scomparso dal museo di Galatina? 

 

A qualcuno importa se un nostro antenato oltre duemila anni orsono ha inciso il suo nome su di una stele (o menhir che dir si voglia) e quella pietra marcisce nell'incuria e nell'abbandono?

 
Di Marcello D'Acquarica (del 17/09/2014 @ 23:21:24, in I Beni Culturali, linkato 1734 volte)

Il confronto o paragone è il metodo più diffuso per valutare un bene o un valore. Non è raro sentir dire, anche da assessori o personaggi di spicco nostrani, che Noha è parte integrante di Galatina.

Sostenere che Noha è di fatto parte sostanziale di Galatina ci fa piacere e ci porta immediatamente a farne un confronto positivo, dato anche il fatto che Galatina è ormai nota come ai più (forse meno ai galatinesi) come città d’arte. Peccato però che lo si dica soltanto quando non se ne può fare a meno (e soprattutto senza pensarlo).

Io sono il primo a dire che ci sono problemi ben più gravi che vanno affrontati con urgenza, come quello dell’inquinamento della terra e dell’aria e di conseguenza dei cibi che mangiamo, quello del consumo del territorio, della disoccupazione, delle piste ciclabili senza biciclette, delle scuole (incluse quelle senza cabina elettrica), eccetera, eccetera. Ma è ovvio che tutto nasce dalla nostra capacità di fare proprio il pensiero dell’aver cura del territorio in cui viviamo. Se capiamo l’importanza di questo il resto viene da sé.

 
Di Martina Chittani (del 16/06/2014 @ 21:18:10, in I Beni Culturali, linkato 2190 volte)

Carissimi,

vi chiedo di votare per le casiceddhre di Noha, un'opera unica al mondo e tanto misteriosa quanto trascurata (http://m.youtube.com/watch?v=4VZbWuSWG6k), da salvare e da far conoscere ai nohani ed ai viaggiatori che visitato il nostro meraviglioso Salento. In questo modo, se riusciremo a raccogliere almeno 1000 firme, entreranno nella lista dei luoghi del cuore FAI, un'associazione che si occupa insieme a Intesa San Paolo di salvaguardare il nostro patrimonio

Basta cliccare a questo link:
http://iluoghidelcuore.it/luoghi/le/galatina/le-casiceddhre-di-noha/5652
registrarsi e votare.

Vi prego di diffondere ai vostri amici.
Un grazie di cuore.

Martina Chittani



P.S.

NEGLI ESERCIZI COMMERCIALI DI NOHA SONO STATI DISTRIBUITI I MODULI CARTACEI DI RACCOLTA FIRME

Vi terremo in qualche modo aggiornati sul contatore delle firme.

 

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