Di Redazione (del 14/11/2019 @ 19:58:13, in Levèra, linkato 180 volte)

“#ISA”, scritto e diretto da Walter Prete, è il primo capitolo di una serie teatrale ispirata al Decameron di Boccaccio.

Nel nuovo allestimento di ALIBI, però, le novelle dell’autore fiorentino vengono ambientate nel mondo d’oggi: un divertimento e una sfida quindi, sia per il pubblico che per gli attori di ALIBI, che da anni ricercano una voce indipendente attraverso la scrittura per il teatro.

“L’idea di lavorare sul Decameron in un’ottica contemporanea – dice Walter Prete autore e regista dello spettacolo- ci sembra interessante perché oggi, esattamente come ai tempi di Boccaccio, stiamo vivendo un’epoca di frattura: allora ci si affacciava all’epoca moderna, con la crisi della Chiesa e dell’etica cavalleresca, la caduta dei potentati politici e territoriali. Questa situazione in cui era chiaro cosa stesse finendo, ma non si sapeva cosa sarebbe venuto dopo, era come un salto nel buio, un periodo di forte incertezza e precarietà.


 
Di Redazione (del 14/11/2019 @ 19:49:29, in Levèra, linkato 141 volte)

Cos’è un corso di teatro?

Al massimo riesco a dire cosa non è.

Non è una scuola, che a scuola si impara al massimo a capire la televisione (lo diceva McLuhan, io non c’entro, ma neanche mi dissocio).

Non è un modo per vincere le proprie timidezze. E poi, perché combattere contro la natura del nostro essere? Perché non usarla?

In un corso di teatro non si diventa attori, che già per diventare pessimi attori non bastano vent’anni.

Magari si diventa spettatori più critici, più esigenti, e già solo per questo varrebbe la pena provare.

Non si cresce più che in un qualsiasi altro corso, magari di cucito o di gestione software.

Forse il teatro fa più fico?

Intanto credo di sapere perché mi piace chiamarlo ‘laboratorio’: un laboratorio posso immaginarlo come un luogo dove si sperimenta, si prova, si rimette tutto in discussione, a volte si salta in aria, si esplode, e allora devi ricominciare daccapo, senza ansia da prestazione, che quando si ha un’idea fissa, qualcosa di urgente che si vuole comunicare, l’ansia non c’entra più niente, è roba da attori da posa in posa per chi sa chi, e il giudizio non appartiene al teatro. O si giudica o ci si perde nel gioco del teatro, ed io preferisco la seconda.

 

"Salviamo gli Ulivi Secolari"...

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