Domenica 16 Febbraio h.20.30 per la rassegna "L'indisciplina. Teatro Resistente Levèra ospita ARMAMAXA TEATRO in "ORLANDO furiosamente solo rotolando" messo in scena e raccontato da Enrico Messina collaborazione alla messinscena di Micaela Sapienza tratto da "HRUODLANDUS Libera rotolata Medioevale"
di Enrico Messina e Alberto Nicolino.

Camicia bianca, una tromba e uno sgabello: è tutto quel che serve per raccontare le vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni. All’essenzialit̀à della scena si contrappongono la ricchezza ed i colori delle immagini evocate: accampamenti, cavalieri, dame, duelli, incantagioni, palazzi, armature, destrieri... Un vortice di battaglie ed inseguimenti il cui motore è sempre la passione, vera o presunta, per una donna, un cavaliere, un ideale. Reale trasporto o illusorio incantesimo? Sono solo storie. Storie senza tempo di uomini d’ogni tempo, in cui tutto è paradosso, iperbole, esasperazione.

 
Di Redazione (del 05/02/2020 @ 20:53:45, in Levèra, linkato 224 volte)

Venerdi 7 febbraio Levèra un ensamble eccezionale con artisti tra i più rappresentativi del panorama musicale pugliese!

Daria Falco - voce e tamburi a cornice
Carlo Gioia - sax e flauto traverso
Bruno Galeone - fisarmonica
in Sudor'chestrà

Il progetto nasce con l'intento di esplorare attraverso la musica sonorità e melodie di un sud che si trasforma partendo dalle proprie tradizioni.
Un incontro tra culture del Mediterraneo, un viaggio che attraversa sonorità dalle terre balcaniche allo swing e jazz d'oltreoceano, un viaggio che si estende da oriente ad occidente.
 

 

L'INDISCIPLINA. TEATRO RESISTENTE presenta

VESTIRE GLI IGNUDI
di Luigi Pirandello
una produzione di ALIBI Artisti Liberi Indipendenti


domenica 2 Febbraio ore 20.30 presso Levèra, via Bellini 24 - NOHA (di Galatina)

Vestire gli ignudi – scritto nel 1922 da Luigi Pirandello - è una storia di sesso, potere e visibilità mediatica che sembra contemporanea ai giorni nostri. Una giovane donna, Ersilia Drei, viene ritrovata in fin di vita in un giardino pubblico. La sua storia, raccontata da un giornalista, diventa un caso nazionale, ma provoca uno scandalo che pare trasformarsi in un intrigo inestricabile.

Ma 'Vestire gli ignudi' è soprattutto una storia di libertà, di ribellione ad una società imprigionata nei meccanismi della forma, cui fa riferimento lo stesso Pirandello nella sua produzione teatrale. In particolar modo in quest’opera si fa efferato il contrasto tra maschile e femminile: gli uomini agiscono soltanto per dovere, privi di un mondo affettivo e congelati nel vuoto formalismo del ruolo sociale.
Ersilia, al contrario, vive nel suo moto interiore e nella capacità di mettersi a nudo, ma è straniera in un mondo che non la riconosce se non come corpo da usare, consumare, azzannare. Il cannibalismo dei personaggi sta tutto qui: nel nutrirsi di ciò che ad essi manca e non possono avere.

La forza di Ersilia sarà quella di smascherare la vera natura degli altri personaggi, facendone emergere il lato oscuro: durante questo percorso di formazione e trasformazione, si scoprirà “donna” in un modo diverso e assumerà una nuova coscienza di sé.

L'allestimento di Alibi lascia trasparire la violenza sotterranea del testo, mischiandola alla volontà di sopraffazione dei personaggi – benché dissimulata da un buonismo di facciata - e costruisce una partitura teatrale con un ritmo all’ultimo respiro.

 
Di Redazione (del 10/01/2020 @ 19:35:07, in Levèra, linkato 244 volte)

Terzo spettacolo teatrale della rassegna "L'indisciplina - Teatro Resistente" che per il terzo anno consecutivo si tiene a Noha nei locali di via Bellini, intitolati ad Antonio Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone.  

Il titolo della pièce è "L'acqua santissima" di e con Fabrizio Pugliese.

Uno sguardo lucido e spietato sulla mafia, i suoi rituali, i simboli, i miti e le sue  leggi: un fenomeno di classi dirigenti, di incoscienza di classe, di oppressione del ricco sul povero, di eterna trattativa, di ignoranza al ribasso. Onde aveva ragione De Andrè: "Non esistono poteri buoni".

 
Di Redazione (del 15/12/2019 @ 00:20:56, in Levèra, linkato 321 volte)

Continua la rassegna teatrale "L'Indisciplina. Teatro Resistente" a Levèra. Il prossimo appuntamento è per domenica 15 dicembre con Principio Attivo Teatro in DIGIUNANDO DAVANTI AL MARE.
Un progetto teatrale dedicato a Danilo Dolci: poeta, intellettuale, pedagogo, attivista della non violenza, un lombardo che, dopo un viaggio in Sicilia, nel ‘52 decide di ritornare in una delle più povere e arretrate aree del paese per mettersi al fianco dei lavoratori, degli ultimi, dei diseredati, dei “banditi”, come lui li chiama, organizzando e promuovendo manifestazioni e scioperi in difesa dei diritti dei contadini, dei pescatori, dei disoccupati.
Conoscere la vita di Danilo Dolci arricchisce il nostro bagaglio storico-culturale e ci aiuta nel contempo a capire cosa possiamo fare per migliorare la nostra vita.
con Giuseppe Semeraro
drammaturgia Francesco Niccolini
regia Fabrizio Saccomanno 
Sipario ore 20.30.

 
Di Redazione (del 14/11/2019 @ 19:58:13, in Levèra, linkato 370 volte)

“#ISA”, scritto e diretto da Walter Prete, è il primo capitolo di una serie teatrale ispirata al Decameron di Boccaccio.

Nel nuovo allestimento di ALIBI, però, le novelle dell’autore fiorentino vengono ambientate nel mondo d’oggi: un divertimento e una sfida quindi, sia per il pubblico che per gli attori di ALIBI, che da anni ricercano una voce indipendente attraverso la scrittura per il teatro.

“L’idea di lavorare sul Decameron in un’ottica contemporanea – dice Walter Prete autore e regista dello spettacolo- ci sembra interessante perché oggi, esattamente come ai tempi di Boccaccio, stiamo vivendo un’epoca di frattura: allora ci si affacciava all’epoca moderna, con la crisi della Chiesa e dell’etica cavalleresca, la caduta dei potentati politici e territoriali. Questa situazione in cui era chiaro cosa stesse finendo, ma non si sapeva cosa sarebbe venuto dopo, era come un salto nel buio, un periodo di forte incertezza e precarietà.


 
Di Redazione (del 14/11/2019 @ 19:49:29, in Levèra, linkato 289 volte)

Cos’è un corso di teatro?

Al massimo riesco a dire cosa non è.

Non è una scuola, che a scuola si impara al massimo a capire la televisione (lo diceva McLuhan, io non c’entro, ma neanche mi dissocio).

Non è un modo per vincere le proprie timidezze. E poi, perché combattere contro la natura del nostro essere? Perché non usarla?

In un corso di teatro non si diventa attori, che già per diventare pessimi attori non bastano vent’anni.

Magari si diventa spettatori più critici, più esigenti, e già solo per questo varrebbe la pena provare.

Non si cresce più che in un qualsiasi altro corso, magari di cucito o di gestione software.

Forse il teatro fa più fico?

Intanto credo di sapere perché mi piace chiamarlo ‘laboratorio’: un laboratorio posso immaginarlo come un luogo dove si sperimenta, si prova, si rimette tutto in discussione, a volte si salta in aria, si esplode, e allora devi ricominciare daccapo, senza ansia da prestazione, che quando si ha un’idea fissa, qualcosa di urgente che si vuole comunicare, l’ansia non c’entra più niente, è roba da attori da posa in posa per chi sa chi, e il giudizio non appartiene al teatro. O si giudica o ci si perde nel gioco del teatro, ed io preferisco la seconda.

 

"Salviamo gli Ulivi Secolari"...

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