\\ Home Page : Cerca
Ricerca articoli per biblioteca
Di Albino Campa (del 22/04/2010 @ 23:53:07, in Eventi, linkato 8760 volte)

giornata-mondiale-del-libro.jpgIl libro come avvicinamento e dialogo tra culture. Questo il tema dominante suggerito dall‘UNESCO per la giornata mondiale di quest‘anno simbolicamente proclamata il 23 aprile. Non a caso la biblioteca Giona e il Presidio del Libro di Noha , proprio a partire dal 23.04.2010 danno appuntamento per una serie di incontri di lettura, alle ore 17,30 nella sede della Scuola Primaria di Noha. Ogni venerdì delle settimane successive, fino al gran finale del 25 maggio, in festa con Rita Valentino Merletti, coautrice del libro “LEGGIMI FORTE“, la lettura ed il libro saranno il tema della conversazione tra educatori e pubblico. L‘iniziativa si relaziona al progetto Nati per Leggere che coinvolge insegnanti, pediatri e genitori nella promozione della lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Il libro, un grande dono per l‘ascolto attivo, per avvicinare il mondo dell‘infanzia ed il mondo degli adulti. E‘ interessante scoprire il libro “galeotto“ nello scambio comunicativo con i bambini, il libro, non solo strumento di conoscenza ma anche di gioco, mezzo autentico per rafforzare i legami affettivi. Rispondiamo all‘invito della dott.ssa Eleonora Longo, Dirigente 3° Circolo “G. Martinez“ e dell‘ins. Paola Congedo, Responsabile della biblioteca Giona e del Presidio del Libro di Noha. Sarà bello trovarci insieme!

Fonte: http://galatina.blogolandia.it/

 
Di Albino Campa (del 14/09/2007 @ 23:47:09, in NohaBlog, linkato 2923 volte)
"Questo - Scritto in memoria di Zeffirino Rizzelli - di Antonio Mellone è il testo integrale dell'articolo del quale su "il Galatino" del 14 settembre 2007 è apparso un ampio stralcio. Rendiamo omaggio anche noi del sito www.noha.it alla memoria del prof. Rizzelli che tanto amò anche Noha e la sua Storia".

Scritto in memoria di Zeffirino Rizzelli

Zeffirino RizzelliHo incontrato il prof. Zeffirino Rizzelli per l’ultima volta il 14 luglio scorso. Conobbi di persona il professore nel corso dei primi anni ’90 del novecento (di fama però lo conoscevo da sempre). E negli ultimi, diciamo, quindici anni, mi incontravo volentieri con lui e con una certa continuità. Soprattutto per consegnargli brevi manu (prima dell’avvento nella mia vita della posta elettronica) i miei articoli che (tranne uno, come dirò) il direttore pubblicava sempre integralmente sul suo il Galatino. Ci incontravamo di sabato al Convitto Colonna presso il distretto scolastico, prima che questa istituzione chiudesse definitivamente i battenti; qualche volta nella sede del giornale in largo Bianchini; negli ultimissimi anni invece più frequentemente a casa sua, in un salottino, quando non nella sua bella biblioteca, in un altro lato dell’abitazione. Era sempre gentile con me il professore, come credo lo fosse con tutti quelli con i quali aveva commercio di pensieri e parole.
Parlavamo di tutto. Ma non era uno scambio alla pari; la partita doppia non poteva essere applicata a quegli incontri: tra i due chi si arricchiva era il sottoscritto. Ero al cospetto di un gigante della scrittura (e non solo della scrittura), eppure quel titano ti metteva a tuo agio non facendoti sentire un pigmeo.
L’ultima volta, dunque, nel luglio di quest’anno andai pimpante per consegnargli, fresco di stampa e di tornio, il mio libello di “Scritti in Onore di Antonio Antonaci” per il quale il professore aveva steso un bel saggio introduttivo (saggio che mi aveva consegnato verso la fine del mese di febbraio di quest’anno 2007, allorché mi invitò anche a tenere – come tenni - una lezione sulla Storia di Noha all’Università Popolare “A. Vallone” di Galatina presso il Palazzo della Cultura: il che per me era, ancora una volta, un inaspettato onore).
Ebbene, Zeffirino Rizzelli mi ha onorato molte volte: con il pubblicarmi sul suo giornale, con lo scrivere saggi introduttivi ai miei scritti, con l’invitarmi a tenere una lezione all’Università Popolare, con il recensire sul suo giornale qualche mio libercolo. Un paio di volte mi onorò ancora invitandomi anche a “scendere in politica”; ma declinai questo invito preferendo essere a tutt’altre faccende affaccendato. Mi onorò della sua presenza allorché lo invitai presso il circolo culturale “Tre Torri” di Noha, dove tenne una magistrale lezione sulla antica e nobile famiglia “De Noha”, e quando venne a casa mia nel maggio del 2006 allorché in forma privata ed in maniera molto semplice si festeggiò, insieme ad altri, la nuova edizione del mio libro “Noha, storia arte e leggenda”, scritto a quattro mani con il p. Francesco D’Acquarica (libro del quale il professore aveva pure stilato una generosa presentazione). Insomma: il prof. Rizzelli mi onorava della sua amicizia.

*

Una volta, era il 1996, il professore si rifiutò di pubblicare un mio articolo, l’unico che venne, diciamo, “censurato” dal direttore: era un articolo che decantava le opere del Rizzelli, sindaco di Galatina. Così mi scrisse in una sua garbata lettera di spiegazioni: “… Non posso pubblicare sul mio giornale il tuo articolo. Questo non perché falsa modestia mi induce a rigorose valutazioni, ma perché siamo in campagna elettorale, tempo in cui si arriva a strumentalizzare anche ciò che strumentalizzabile non è. […]  Chi lo ha scritto è, certamente, lontano le mille miglia da sentimenti di riverenza o peggio ancora di servilismo…”.
C’era in quelle parole anche e soprattutto ritrosia ed umiltà. Chiunque altro, trovandosi nella sua stessa posizione, e non solo per mania di protagonismo, avrebbe pubblicato in grassetto o a caratteri cubitali quelle considerazioni!
Scritto in onore: quell’articolo era redatto ad  honorem.
Ho, in effetti, il pallino degli scritti in onore, che mi sembra abbiano un valore incommensurabilmente più grande degli scritti in memoria. Non è questione di consecutio temporum: è che tra una strada facile ed una difficile mi hanno insegnato a percorrere quella più difficile ed impervia (non fosse altro che per allenamento). Lo scritto in memoria è di gran lunga il più facile da redigere, ma quello che forse ha minor valore.
Si scrivano allora dieci, cento, mille “Scritti in Onore” (in onore di chi è ancora fra noi e lo meriti, s’intende), si riempiano le biblioteche e le librerie, ma non siano scritti di circostanza, o peggio ancora di celebrazioni servili.
E’ molto più difficile scrivere in onore, cercando di essere comunque liberi da “servo encomio” come pure servi “di codardo oltraggio”, che scritti in memoria.
Gli scritti in memoria li sanno fare più o meno tutti. Dopo, però.
Sicché dedicai al professore un articolo intitolato appunto: “Scritto in Onore di Zeffirino Rizzelli”. L’articolo con qualche piccola variante era proprio quello nato dieci anni prima, e rimasto per volontà del direttore pro-tempore nel cassetto. Quell’articolo attese così 10 anni al buio, ma vide finalmente la luce sul numero de il Galatino del 15 settembre 2006, il primissimo a direzione piena di Rossano Marra che stavolta non indugiò nemmeno un attimo a pubblicarlo. Quell’articolo certamente è nulla in confronto all’onore che Rizzelli mi aveva riservato in più occasioni. Era ed è quel brano - ed in fondo anche il presente, steso questa volta purtroppo in memoria - solo un tassello che dimostrasse (se mai ce ne fosse stato il bisogno) la grandezza dell’Uomo ed il lustro dato dalla persona e dall’opera di Zeffirino Rizzelli alla città di Galatina e a tutto il Salento.

*

Come dicevo, ho incontrato il prof. Zeffirino Rizzelli per l’ultima volta la mattina di sabato del 14 luglio scorso. Era a casa sua, seduto sulla sua poltrona; in ordine, sul tavolino del soggiorno, i suoi giornali, freschi di stampa, pronti per esser letti per filo e per segno.
Era consapevole della sua malattia e dell’ora alla quale andava incontro.
Io cercai di dirgli: “Ma professore, non dica così: noi tutti abbiamo ancora e sempre bisogno di Lei”. Mi rispose con uno sguardo sereno che non dimenticherò mai più. Fu un’altra lezione di dignità.
Ci salutammo, dopo un po’. Ma non mi accompagnò all’uscita come aveva sempre fatto. I dolori glielo impedivano. Mi strinse ancora una volta con vigore la mano. La sua mano; quella mano di scrittore! Sembrava mi dicesse in quel saluto: “tutto è compiuto”.
Mi voltai per vederlo un’altra volta ancora, e poi me ne andai. Il mio spirito era greve…
La notizia della sua morte, giuntami a Putignano, dove lavoro, per il tramite di un amico, la mattina del 29 agosto scorso, non mi colse di sorpresa. In un certo qual modo ero preparato. E sereno. Di quella serenità d’animo che solo il professore sapeva trasmetterti.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 24/06/2013 @ 23:18:38, in Comunicato Stampa, linkato 1246 volte)
Dopo il successo della prima edizione 2012, l'Ass. Galatina Arte Storia Cultura ripropone, con la collaborazione della Coop. Imago, il Patrocinio del Comune di Galatina, della Bibliomediateca Pietro Siciliani e del Museo civico P. Cavoti, il laboratorio artistico ludico-didattico MaestrARTE e i tesori di Galatina. Il laboratorio è ideato per promuovere, tra i più giovani, la conoscenza della Storia e della Cultura locale e, garantendo il giusto divertimento, accrescere il senso di cittadinanza e appartenenza alla città, attraverso la riscoperta e valorizzazione del patrimonio civico artistico e culturale. I "piccoli archeologi" saranno chiamati a riscoprire la propria città e a confrontarsi con l'arte, attraverso diverse tecniche, al fine di dar voce all'artista che hanno dentro. La nuova edizione prevedere l'introduzione, accanto alle tecniche già proposte (cartapesta, pittura, argilla, ecc...), giochi culturali appositamente ideati con funzione ludico-didattica e tantissime novità, tra le quali: visite guidate a misura di bambino, pizzica salentina e un viaggio tra gli antichi giochi del Salento.

La seconda edizione, forte della precedente esperienza è stata ampliata e gli ideatori e responsabili del progetto Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla, Francesco Luceri saranno coadiuvati in questa nuova avventura da due new entry, Isabella Indraccolo e Romina Giulia Mele (guida turistica accreditata dalla Regione Puglia), responsabile delle visite guidate.
Il laboratorio è rivolto ad un'utenza di età compresa tra i 5 e i 12 anni e ha avuto inizio lo scorso 17 giugno. Le attività si svolgono dal lunedì al venerdì (dalle ore 9.00 alle ore 13.00), presso il Palazzo della Cultura, in P.zza Alighieri, n. 51, (tra museo P. Cavoti e biblioteca P. Siciliani), e continueranno, secondo un ricco calendario didattico prestabilito, per tutta l'estate, fino al 7 settembre. Le iscrizioni possono avvenire per singolo incontro (entro il raggiungimento del limite dei posti previsti) sino ad un massimo di 25 bambini.


Per info e prenotazioni:
3206932342; 3297669635; 3881197170;
soulkitchen.galatina@gmail.com.
Facebook: soul.kitchen.galatina
Sitoweb: https://sites.google.com/site/soulkitchengalatina

 
Di Albino Campa (del 27/06/2011 @ 23:16:26, in NohaBlog, linkato 1984 volte)

Eccovi di seguito il primo di due articoli a firma di quel "mangiapreti" che risponde al nome di Antonio Mellone apparso nel volume: AA.VV., Giudizi sull'opera e l'eco della stampa - D. Mario Rossetti - Un sacerdote della comunità galatinese, Panico Editore, Galatina, 2011

Non ricordo più l’occasione in cui ho conosciuto don Mario Rossetti. Ho ben chiaro soltanto che l’amicizia che mi lega a questo giovane prete che sta per celebrare sessant’anni di messa è come se ci fosse sempre stata.

 Mi sovviene il fatto che anni fa un mio amico di Noha, Marco D’Acquarica, un tecnico elettromeccanico esperto di campane e campanili, mi disse di essere stato contattato per dei lavori alla torre campanaria della chiesa di Santa Lucia di Galatina. Servivano alcune riparazioni all’orologio e all’automazione elettrica dei marchingegni che producono i rintocchi delle campane di quel tempio, e soprattutto la loro messa in sicurezza. Ricordo che in quel periodo, curioso com’ero (e sono), su mia richiesta salii con lui su quel bel campanile e ricordo anche di avervi visto e toccato con mano una vecchia campana un po’ “rosicchiata” sull’orlo: era la campana di Pietro Olita del 1850, di cui avevo già letto qualcosa in una delle guide verdi su Galatina edite da Mario Congedo. Mi disse anche che il rettore di quella chiesa era tale don Mario Rossetti: “…una persona squisita, propriu nu bravu cristianu, ‘na pasta de mendula”, un sacerdote che, tra l’altro, era rimasto molto contento della sua opera alle campane, all’orologio e a tutto il resto, e che – cosa non sempre scontata, anche in ambienti ecclesiali – aveva pagato puntualmente fino all’ultimo centesimo tutto il lavoro addirittura ancor prima che fosse terminata la sua esecuzione.
 Così continuava a dirmi Marco: “Non solo: oltre ad offrirmi ogni giorno il caffè al bar, alla fine dei lavori don Mario mi ha anche regalato un libro sulla chiesa di San Sebastiano. Cuarda cce bellu!”. E mi consegnò (in prestito) un bellissimo testo con copertina e custodia rigida, rilegatura in tela blu e sovra-copertina con le immagini a colori di San Sebastiano. Questo volume dal titolo “La parrocchia di San Sebastiano Martire in Galatina” era scritto e curato da don Mario Rossetti stesso ed era uscito dai torchi di Panìco, editore galatinese, nel 1996. Ma al bibliofilo, come il sottoscritto “si crede di essere”, pur non sfiorando la bibliomania, non basta la consultazione di un testo, è necessario anche il possesso del libro ricercato, possibilmente da annoverare tra le altre “conquiste” da inserire nella propria libreria o per dirla ampollosamente biblioteca privata. Chi vuole ottenere qualcosa, se s’impegna, alla fine quasi sempre consegue l’obiettivo. Sicché, davvero non so come, da lì a poco riesco ad avere questo libro tutto per me.
 Ma i libri sono come le ciliegie, uno tira l’altro, e nel 2008 ricevo dalle mani dello stesso autore don Mario anche lo stupendo: “La chiesa di Santa Lucia in Galatina”, libro che poi recensii su “il Galatino” del 29 febbraio 2008, esaltandone il profumo. Sì, i libri hanno un loro caratteristico profumo. In quel caso il profumo gradevolissimo non era soltanto quello della carta e della stampa: in quelle pagine c’era (ed io lo sento ancora) anche il profumo dell’incenso, il profumo dei fioretti e delle rose (come quelle di Santa Rita che nel mese di maggio si distribuiscono ai fedeli galatinesi), il profumo della terracotta e della ceramica con cui furono impastate le statue che si affacciano benedicenti dalle nicchie del frontespizio della chiesa, il profumo del sudore di chi costruisce chiese, restaura, tinteggia pareti di opere parrocchiali, e infine il profumo di chi fatica senza mai dare segni di stanchezza, e semina per poi lasciare agli altri il raccolto: proprio come usa fare don Mario.   
 Da allora (sebbene saltuariamente) incontro don Mario nella sacrestia della sua chiesa di Santa Lucia. Ci scambiamo volentieri alcuni punti di vista e sovente alcune pubblicazioni. Io gli ho donato qualche libercolo scaturito dalla mia penna (a volte incontinente) come quei volumetti che hanno quali “personaggi ed interpreti” proprio dei preti. Pur non essendo un “clericale” (ma quando il diavolo si diverte non ci puoi far nulla!) m’è capitato di scriverne addirittura tre: uno nel 2003 su “Mons. Paolo Tundo, arciprete di Noha”; uno nel 2007, per i tipi di Infolito Group, dal titolo “Scritti in onore di Antonio Antonaci” (su un altro gigante della cultura e della storia patria, vivo e vegeto, “il Monsignore per antonomasia”, come dice don Paolo Ricciardi), e, infine, impresso da Panìco nel 2008: “Il sogno della mia vita – appunti inediti, trascritti (all’insaputa dell’autore) ed annotati a cura di Antonio Mellone” (si trattò, in quest’ultimo caso, di un dono per i 60 anni di sacerdozio di don Donato Mellone, zio dello scrivente).
 Ho sempre detto a don Mario che non solo gli archivi parrocchiali, ma anche e soprattutto i cassetti privati dei sacerdoti (e invero di molti altri cittadini) sono pieni zeppi di lettere, immagini e documenti che sarebbe giusto e pio che diventassero in qualche modo di pubblico dominio, e questo da un lato ad maiorem Dei gloriam e dall’altro ad augendam scientiam.
 Purtroppo sovente molti di questi cassetti rimangono chiusi a chiave, e non saprei dire se a causa di una naturale ritrosia o non invece, più frequentemente, di una falsa modestia ovvero di una chiusura mentale che sfiora la gelosia delle proprie cose. Non è la prima volta, né l’ultima, che il sottoscritto – nel tentativo di richiedere documenti per poi scriverne, al fine di contribuire bene o male alla ricostruzione della micro-storia locale (la quale ormai ha la stessa dignità della macro-storia o storia generale) - ha sperimentato il “gran rifiuto”, che a volte lascia il retrogusto della porta sbattuta in faccia…
 In questo momento ho per le mani il menabò di un libro monumentale che sta per uscire dalle macchine del bravo Panìco Editore con il titolo: “Don Mario Rossetti – Un sacerdote della Comunità Galatinese”, scritto dalla prof.ssa Domenica Specchia, insegnante di Storia dell’Arte. Significa che, a semplice richiesta dell’autrice, don Mario non avrà sbattuto porte in faccia a nessuno ma aperto generosamente i suoi archivi e soprattutto il suo cuore a chi, con i suoi flash, sa dare un volto alla Storia (scritta ormai con la maiuscola).
 Ora, quando qualcuno ti consegna un menabò è come se ti stesse recapitando qualcosa di più di un libro finito e non qualcosa di meno. Ti sta dando, infatti, la possibilità di sfogliarlo in anteprima e anche possibilmente di metterci il becco, di darne un giudizio, di usare la penna rossa o blu ove dovesse occorrere. Ma diciamo subito che qui non c’è stato bisogno di usare né penna né matita: quelle poche sviste (croce e delizia di chiunque si accinga a scrivere) erano già state intercettate.
 Questo menabò in bianco e nero, dunque, è già bello, così com’è: ricco di inedite foto d’epoca con accurate didascalie, documenti introvabili altrove, informazioni sulla chiesa pre-conciliare (per dirne una, apprendiamo che per le confessioni o per una benedizione solenne con indulgenza plenaria un tempo non era sufficiente essere sacerdoti ma era necessario avere un patentino od un’autorizzazione scritta dall’ordinario diocesano), e sulla chiesa post-conciliare (con il nostro don Mario finalmente in clergyman): sono tutte tessere preziose del mosaico della vita di un uomo chiamato dal suo Dio a diventare Suo testimone, Suo sacerdote, Suo costruttore di chiese, attraverso l’utilizzo di mattoni, calce, cemento, certamente, ma soprattutto di “pietre vive”.
 E se è già bello il menabò, figuriamoci quanto magnifico sarà il “prodotto finito”.
 Domenica Specchia ha voluto produrre dunque uno “scritto in onore” di Mons. Mario Rossetti (io ho saputo che fosse un Monsignore soltanto dal risvolto di copertina dei suoi libri, e ne ho avuto la conferma dalle foto e dai documenti riprodotti in questo menabò: dai colloqui con don Mario non l’avrei mai saputo).
 Lo “scritto in onore” è un pizzico diverso dallo “scritto in memoria”. Lo scritto in onore è per chi è presente, per chi ti può ascoltare e leggere, è valore, è accortezza, direi anche lungimiranza, è vivere il tempo di una interpretazione autentica che si realizza attraverso il dialogo con l’interessato. Lo scritto in memoria invece è una anamnesi, un rincorrere chi non c’è più, un fargli sapere a scoppio ritardato che forse valeva la pena condividere con lui un tratto di strada. 
 Domenica Specchia sembra volerci dire con questo volume (questo insieme agli altri suoi, numerosi e belli) che certamente una città può ricordare un suo figlio con un monumento, con l’intestazione di una strada, con lo scritto, ecc.; ma perché non parlarne o scriverne finché si è in tempo? Perché non dire grazie a chi è ancora nostro prossimo? E “prossimo” non è chi è lontano, nel tempo e nello spazio; il prossimo è chi ci sta accanto; chi ci tocca, ci parla, ci ascolta ancora.
 Aggiungiamo a mo’ di conclusione di queste note, che gli scritti della Specchia sembrano nascere tutti da una convinzione secondo la quale la bellezza di un luogo (o di una persona) non “basta” se non è fissata su di un supporto: le parole e le immagini di una terra e dei suoi uomini, cioè, bisogna per forza sfregarle su una carta – anche stavolta a colori, bella e patinata – se no se ne volano.
 Accade spesso di ignorare i tesori a noi vicini, forse perché nascosti o forse perché su di essi non si è mai fermata la superficiale attenzione degli uomini, che cercano lontano le cose belle, proprio perché non sospettano neppure che esse siano tanto vicine a noi. Le opere d’arte galatinesi (architettoniche, pittoriche, scultoree, e soprattutto quelle umane e vive) sono tra le più belle del mondo, e non meritano le amnesie e la trascuratezza degli uomini, che in questi nostri tempi infausti sembrano attratti soltanto dai carrelli della spesa stracolmi di inezie o dalle televisioni di non so più quanti pollici sintonizzate dalla mattina alla sera su trasmissioni continue di corbellerie.
 Ecco perché è nato questo nuovo libro di Domenica Specchia: un bel catalogo su quell’opera d’arte che è la vita di don Mario.
 
Antonio Mellone
 

La decisione di lasciare l’incarico tecnico fiduciario di Assessore ai Lavori Pubblici, Sport e Politiche giovanili, assegnatomi tre anni e mezzo fa, trae origine da motivazioni di natura professionale e personale.

Un nuovo impegno professionale sopraggiunto e a cui non posso sottrarmi, mi terrà fortemente impegnato nei prossimi mesi. Per questo motivo è diventato sempre più complicato riuscire a conciliare, impegni professionali e privati con l’azione amministrativa efficace e continuativa che i settori di mia competenza meritano.

Fin dall’inizio del mio mandato è stata una mia prerogativa quella di seguire giornalmente gli uffici di cui mi sono occupato perché ritengo che il lavoro di squadra sia fondamentale per raggiungere i risultati sperati. Ho cercato sempre di esprimere grandi energie ed entusiasmo nel ruolo assegnatomi anche in virtù delle mie competenze professionali e in quest’ottica ho lavorato affiancando e sostenendo gli addetti ai tre settori. E’ stato per me un onore servire la comunità nella quale vivo.

Dei tanti impegni presi per Galatina alcuni sono stati portati a termine, altri sono stati ben avviati o sono state poste le basi per il loro avvio, pertanto, non essendo più le mie competenze tecniche strettamente necessarie, ritengo corretto lasciare l’incarico affidatomi. Sono certo che il nuovo assessore saprà e potrà lavorare in continuità con quanto fatto finora. Rimango comunque a disposizione fornendo la mia esperienza per portare a termine gli obiettivi che questa amministrazione può raggiungere. Ciò che fino adesso abbiamo fatto o quello che avremmo potuto fare lo rimetto al giudizio altrui.

Colgo l’occasione per rinnovare la stima nei confronti del Sindaco Cosimo Montagna, ringraziarlo per avermi dato l’opportunità di vivere un’esperienza molto impegnativa ma edificante e costruttiva e che mi ha permesso di venire a contatto con tantissime realtà e persone interessanti, con i loro problemi, aspirazioni e aspettative. Ho incontrato, ascoltato e collaborato con molte delle associazioni del territorio, grandi risorse per la nostra città.

Nel corso di questo periodo ho apprezzato le qualità del sindaco Montagna: l’impegno, la dedizione, la pazienza, la forza  per rappresentare un’intera comunità, e, in particolar modo, la professionalità e la dedizione che l’hanno portato più volte a sacrificare tempo e attenzione alla sua carriera, ma soprattutto alla sua famiglia, per il bene comune.

Un ringraziamento anche a tutti i consiglieri di minoranza e di maggioranza e gli assessori che mi hanno sostenuto nell’espletamento del ruolo politico – amministrativo. Mi lega a loro un sentimento di stima e amicizia.

L’attività di Giunta è stata sempre un lavoro di squadra portato avanti in un clima di grande disponibilità, collaborazione e trasparenza nel rigoroso rispetto della legalità e dell’interesse della comunità.

Ringrazio anche i dipendenti comunali e l’ufficio della Polizia Municipale, tutti secondo le loro competenze e disponibilità, mi hanno sempre coaudivato e consigliato al meglio. Un grazie particolare a tutta la struttura dei Lavori Pubblici, con loro ho condiviso strategie e visioni operative per fare il meglio. Il loro lavoro è una vera risorsa per Galatina. Il lavoro amministrativo per essere efficace deve sempre essere svolto in sinergia tra tutte le componenti amministrative e politiche della comunità.

In ultimo, ma non per ultimo, ringrazio tutto il Partito Democratico che mi ha sempre incoraggiato e stimolato alla risoluzione condivisa dei problemi.

Fare politica è un’esperienza faticosa ma entusiasmante, occorre lavorare per favorire la partecipazione di tutti i cittadini alla vita e alle scelte della comunità.

 

Di seguito riporto i più significativi interventi effettuati e lo stato di definizione degli stessi da giugno 2012 a gennaio 2016:

 

Ristrutturazione Cine Teatro Cavallino Bianco. I lotto funzionale

Importo progetto I lotto funzionale: 1.300.000,00 euro

Regione Puglia: 800.000,00 euro

Comune Galatina: 500.000,00 euro

LAVORI COMPLETATI al 100%

Inaugurazione Teatro effettuata il 28 novembre 2015.

Ristrutturazione Cine Teatro Cavallino Bianco. II lotto funzionale

Adeguamento funzionale torre scenica e utilizzo completo dei palchi.

Importo progetto II lotto funzionale: 800.000,00 euro

Regione Puglia: 800.000,00 euro

Lavori da appaltare e realizzare entro 2016.

Adeguamento e miglioramento rete fognatura bianca Rione Italia

Importo progetto: 700,000,00 euro

Finanziamento: Regione Puglia

LAVORI COMPLETATI al 100%

Scuole. Tutti gli istituti comprensivi. Poli 1, Polo 2, Polo 3

Interventi di manutenzione straordinaria scuole Galatina e frazioni

Importo totale progetti: 500.000,00 euro

Finanziamento: Comune di Galatina e Ministero

LAVORI COMPLETATI al 100%

Riqualificazione ed efficientamento Scuola Noha e aree adiacenti.

Importo progetto: 400.000,00 euro

Finanziamento: Regione Puglia. Importo da restituire in 10 anni senza interessi.

LAVORI COMPLETATI al 100%

Progetto di messa in sicurezza e rifacimento via Bianchini.

Primo di tre interventi previsti ognuno di 250.000,00 euro.

Importo progetto: 250.000 euro

Finanziamento: Regione Puglia (49%) e Comune di Galatina (51%)

LAVORI COMPLETATI al 100%

Progetto di pavimentazione stradale e pubblica illuminazione.

Importo progetto: 300.000,00 euro

Finanziamento: Comune di Galatina

LAVORI COMPLETATI al 95%

Progetto di riqualificazione Corso Porta Luce.

Rifacimento e riqualificazione di Corso Porta Luce, Sostituzione Illuminazione pubblica con Pali Artistici, Realizzazione Pista ciclabile, Rifacimento tappetino stradale, Nuovo rondò incontro via d’Enghien.

Importo progetto: 250.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

PROGETTO COMPLETATO AL 70%. I lavori riprenderanno nelle prossime settimane.

Progetto di riqualificazione via principessa Iolanda, via Caforo angolo piazza Alighieri, via Giuseppina del Ponte.

Importo progetto: 250.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

PROGETTO COMPLETATO AL 90%.

I lavori riprenderanno  nelle prossime settimane.

Progetto riqualificazione Ex convento Santa Chiara.

Importo progetto: 1.000.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

Procedura d’appalto dei lavori in corso.

Progetto di Riqualificazione basolato centro storico.

Importo progetto:  500.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

Gara effettuata e aggiudicata

Inizio lavori: I lavori inizieranno nelle prossime settimane.

Centro Polivalente viale don Bosco

Finanziamento: PIRU

Struttura inaugurata e utilizzata.

Palestra via Montinari

Finanziamento: PIRU

In attesa di essere concessa in uso.

Asilo Nido viale don Bosco

Finanziamento: PIRU

Lavori completati

Tra qualche settimana l’asilo di via Pavia si trasferirà al nuovo asilo di viale don Bosco.

Trasferimento Uffici Comunali presso l’ex Tribunale.

E’ stato svolto un grande lavoro di squadra per individuate le somme necessarie attraverso la devoluzione dei mutui e rendere possibile l’adeguamento degli ambienti dell’ex tribunale al fine di ospitare molti uffici comunali in un’unica struttura.

E’ previsto che entro il 2016 verranno trasferiti gli uffici LLPP, Urbanistica, Vigili Urbani, Suap e Ufficio anagrafe all’ex tribunale con un risparmio sulla spesa pubblica e un miglioramento del servizio per tutti i cittadini.

 

Di seguito alcune delle iniziative che hanno coinvolto il settore SPORT:

Utilizzo delle palestre scolastiche comunali

E’ stato difficile coordinare e definire il calendario dell’utilizzo delle palestre scolastiche comunali, ma ogni anno con l’impegno e la volontà di tutte le società sportive si è definito il calendario di utilizzo  degli spazi sociali per lo sport.

Festa dello Sport 2014

La festa dello Sport “Sport Day 2014” ha visto la partecipazione di tante società sportive e di tanti ragazzi delle scuole degli istituti comprensivi. E’ stata una tre giorni di sport e partecipazione nello scenario della villetta San Francesco.

Festa dello Sport 2015

Festa dello Sport organizzata in collaborazione con SALENTIADI, le olimpiadi del Salento. Bellissimo evento sportivo interamente organizzato presso il complesso sportivo del Palazzetto dello Sport.

Green Olympic Games

Progetto che oltre a sensibilizzare sulla corretta separazione dei rifiuti per un ambiente migliore ha promosso i valori dello sport tra i più giovani.

Struttura Sportiva di Noha

La struttura sportiva di Noha ha ricominciato a vivere grazie all’impegno di alcune società sportive che l’hanno riaperta e ora quotidianamente è al servizio dei cittadini.

Patrocinio e contributi economici a varie iniziative sportive

E’ stato un piacere e un onore patrocinare numerosissime iniziative sportive tenutesi in questi anni. Un grazie va a tutte le numerosissime società sportive che iniettano energia positiva nel tessuto sociale alimentando lo spirito sportivo dei galatinesi.

 

Di seguito alcune delle iniziative che hanno coinvolto il settore POLITICHE GIOVANILI:

Chiostro d’Estate. Estate 2012

Concerti, presentazioni di libri, convegni, spettacoli teatrali e musicali nella cornice del Chiostro dei Domenicani, scenario  suggestivo ed entusiasmante. Una serie di artisti e iniziative differenti, da Cesko degli Après la Classe al cantante folk milanese Andrea Labanca, passando per serate jazz, convegni, proiezioni di film d'epoca, dj set di artisti locali e il suggestivo concerto di Mino De Santis.

Festa della musica. Giugno 2013

Musica, cultura e arte. Queste le parole chiave della prima edizione a Galatina della Festa Europea della Musica. Dal 21 al 23 giugno 2012 sono stati tre giorni di musica tra rock, pop, hip-hop e musica popolare, presentazione di libri e una mostra di fumetti a cura di Lupiae Comix. Il tutto è stato realizzato all'interno del Chiostro del Palazzo della Cultura di Galatina e in piazza Galluccio. Tra i vari gruppi presenti alla manifestazione, I TOROMECCANICA e la GIOVANE ORCHESTRA DEL SALENTO, diretta da Claudio Prima. E’ stata notevole la presenza di giovani musicisti come i PLUG IN, CAMDEN TRIO, DYING PURPLE, T.GARAGE, SOOP & NINTAI e l’ORCHESTRA SPARAGNINA.

Ciclofficina sociale presso Mercato Coperto

Grazie alla collaborazione di alcune associazioni è nata all’interno del mercato coperto la CiclOfficina Sociale, spazio di socialità, incontro e condivisione. Un luogo dove promuovere la mobilità lenta e sostenibile, il riuso, il riciclo e la partecipazione attiva.

Mercato S…coperto,

Manifestazione realizzata all’interno dell’ex sede del Mercato Coperto in via Principessa Iolanda. Proposta rivolta al mondo giovanile della città che ha bisogno di spazi destinati alla socializzazione. L’iniziativa ha coinvolto le associazioni culturali della Città. L’iniziativa ha avuto lo scopo di rivitalizzare uno spazio di proprietà comunale in disuso, situato al centro della città e che già in passato è stato luogo deputato ad iniziative di partecipazione giovanile .All’interno dell’ex mercato coperto si sono svolti incontri d’autore, musica ed happening di discussione scientifica divulgativa.

Servizio civile nazionale

In tre anni più di venti ragazzi hanno lavorato presso il Comune di Galatina sviluppando progetti nei settori delle Politiche giovanili, biblioteca Comunale, Museo e Ambiente. Il servizio civile è una iniziativa fondata sui principi della solidarietà sociale e vede i giovani i primi promotori del processo di partecipazione, in grado di trasformare una società in cui il cittadino è solo colui che riceve un freddo ed astratto servizio ad una società in cui tutti hanno la possibilità di essere attivi e socialmente utili.

Rassegna Giovanile NOTE A MARGINE

Note a Margine è stata una Rassegna “periferica” che ha avuto l’obiettivo di coinvolgere ed includere le Periferie della città come luoghi di riferimento alternativi e vitali, da un punto di vista non solo urbanistico ma soprattutto umano e sociale. Luoghi che spesso ispirano forme d'arte e   movimenti  sociali  rappresentanti  di un vero e proprio sottobosco multiculturale e multietnico,  un workinprogress costante e perpetuo, un laboratorio continuo. Spazi inespressi e inascoltati  da recuperare e trasformare, da aiutare ad emergere.
Con l'aiuto dell'associazionismo giovanile è stato scelto di selezionare alcuni “interlocutori d'eccezione” che grazie ai loro contributi hanno potuto affrontare il tema della periferia in luoghi prettamente periferici  attraverso dei  personali  approcci che spaziano dal  mondo della musica a  quello del cinema, dal  teatro alla letteratura, al cibo ai graffiti, dall’hip hop alla street art. La ciliegina sulla torta è stata l’opera regalata alla Città di diversi artisti di graffiti che hanno abbellito, con la loro arte, il muro della scuola di via Ugo Lisi.

Galatina, 22 gennaio 2016

Andrea Coccioli

 
Di Albino Campa (del 28/06/2010 @ 23:04:17, in NohaBlog, linkato 1964 volte)

Il 9 giugno di questo 2010 ha compiuto 90 genetliaci un Titano galatinese. E dalle colonne di quest’altro Titano (rivista sulla quale il primo - essendone il direttore, come lo fu pure de “il Galatino” - ebbe modo di scrivere per molti anni lucidi e sagaci editoriali, nonché numerosissimi articoli, inconfondibili per ariosità di stile), da questo rotocalco, dicevo, in quattro righe, vorrei indirizzarGli tanti auguri di buon compleanno. Ma per non procedere in maniera troppo ermetica dico subito che il Titano di cui sto parlando è il prof. mons. Antonio Antonaci, scrittore insigne, studioso eclettico, sacerdote zelante, ed, ormai, venerabile Patriarca di Galatina. Conoscevo di fama il Professore (mi piace appellarlo con il titolo laico che Gli spetta di diritto), ma non di persona. L’occasione della conoscenza diretta di “tanto raggio” invece mi fu data da quella meraviglia che è la bibbia di Galatina: il bellissimo volume “Galatina. Storia e Arte”, edito da Panìco nel 2008, un tomo di mille e passa pagine, che nonostante la stazza si lascia leggere con facilità e trasporto. Acquistai questo libro nel corso del 2002 e mi resi sin da subito conto che quella spesa non era un’uscita monetaria tout court ma un investimento di ottimo livello, con possibilità di stacco di dividendi altissimi. Dico qui per inciso che tutti i galatinesi dovrebbero avere in casa, anzi a portata di mano, codesto libro-di- Galatina-per-antonomasia apparecchiato per la consultazione, onde evitare i mille strafalcioni che la saccenteria nostra non smette di procurarci in maniera diuturna, soprattutto quando abbiamo a che fare con le cose a noi più rasenti. Da allora non ho più smesso di ritornare su quelle pagine di ricerca, di racconto, di storia patria, come non ho più smesso di andare a caccia dell’opera omnia di quest’Uomo, che ormai fa parte dei classici, degli scrittori cioè che hanno conquistato un pezzo d’eternità. Ho rintracciato molti libri di Antonaci - quando non ricevuti direttamente dalle sue mani - girovagando in lungo ed in largo in tutta Italia (tra l’altro molti titoli antonaciani sono rinvenibili nei cataloghi di importanti biblioteche sparpagliate in tutto il mondo, a partire dall’Europa del Nord per finire in America Latina). E dalla loro lettura (così come dalla frequentazione con il Monsignore, vera e propria biblioteca ambulante) nel 2007 per i tipi di Infolito Group scaturì anche un mio trattatello in laude - mi si perdoni l’autocitazione - dal titolo “Scritti in onore di Antonio Antonaci”. Non ho mai smesso di andare a trovare il mio amico a casa sua: conversare con lui è sempre un modo per arricchirmi culturalmente, ma è anche un’occasione per conferire con una persona di grande umanità, di contagiosa simpatia e di raffinato senso dell’umorismo. Un tempo, nel periodo del solleone, andavo a trovarlo anche a Sirgole, nell’amena campagna di Noha, dove Monsignore possiede la villetta avita dotata di una bella veranda con vista sul verde podere; ultimamente - visto che in campagna ci va ormai raramente – lo raggiungo nella sua residenza galatinese in via Principe di Piemonte, quasi dirimpetto a quello che un tempo era il teatro Tartaro. Gli argomenti del nostro discorrere sono i più disparati. Ma di recente ci si concentra di più sul tema ricorrente della fatica e di quanto i 90 sacchi sulle spalle inizino a farsi sentire. Don Antonio mi chiede sempre a mo’ di ritornello: “Come mi trovi?”. Io gli rispondo che lo trovo bene. Ed è vero. Ma subito dopo aggiunge di sentirsi spossato, e che gli piacerebbe tanto sentirsi meglio, più brioso, arzillo come un tempo. E subito dopo mi fa: “Dici che mi passa?” Ecco Professore: il mio augurio per i Suoi 90 anni è che Le passi questa spossatezza (se nel frattempo non fosse già passata). Lei è un Titano, e non siamo noi a doverLe dare la forza di andare avanti; ma è Lei che, nonostante tutto il resto del peso, ci dovrà sorreggere ancora una volta sulle Sue spalle.

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 12/10/2016 @ 22:58:20, in Comunicato Stampa, linkato 344 volte)

Nell’ambito del Servizio Civile Nazionale, il Comune di Galatina ha predisposto due nuovi progetti, con i criteri aggiuntivi fissati dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 1230 del 2 agosto 2016, da presentare presso la Regione Puglia entro il termine di scadenza fissato per il prossimo 17 ottobre, per la successiva fase di valutazione ed eventuale approvazione.

Una nuova opportunità che l’Ente mette a disposizione dei giovani tra i 18 e i 28 anni che, mossi da uno spirito solidaristico, scelgono di dedicare un anno della loro vita ad un’esperienza di coesione sociale e dunque a  favore della comunità, impegnandosi quotidianamente in attività e settori diversificati. 

I progetti presentati dagli Enti iscritti agli Albi Regionali sono finanziati dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, con risorse relative all’anno 2017.

Il Comune di Galatina ha predisposto ed approvato per l’invio ai fini della valutazione i seguenti progetti che coinvolgeranno nr. 8 volontari:

Progetto biblioteca (nr. 4 volontari), mira ad un triplice e ambizioso obiettivo: conferire valore sociale alla lettura, allargare le base dei lettori, piccoli e grandi, aprendosi alla popolazione straniera, e costituirsi come strumento per l’integrazione sociale degli immigrati presenti sul territorio.

Progetto Ambiente (nr. 4 volontari), ha lo scopo di confermare le buone pratiche adottate con la politica ambientale portata avanti nel corso degli ultimi anni e capace di trasmettere spunti di conoscenza, al fine di disegnare percorsi partecipati e condivisi tra le componenti scolastiche, sociale e decisionali del territorio.

Con riferimento ai criteri aggiuntivi l’Ente ha previsto la co-realizzazione della formazione generale, in seguito alla eventuale approvazione dei suindicati progetti, insieme al Comune di Cutrofiano anch’esso impegnato nella predisposizione di una proposta progettuale.

Per i progetti presentati nell’anno 2015 e approvati dalla Commissione Regionale (per un totale di 12 unità) e per i quali si è proceduto ad acquisire le relative domande di ammissione alle procedure di selezione, si comunica che a breve, e con apposito avviso sul sito dell’Ente, saranno convocati i giovani ammessi a partecipare.

CITTA’ DI GALATINA - UFFICIO STAMPA 

 

Il Centro d’ascolto DNAdonna e il Centro Antiviolenza Malala Yousafzai dell’Ambito Territoriale Sociale di Galatina organizzano: One Billion Rising 2016 Galatina, flash mob.

Le Nazioni Unite stimano che, nel mondo, 1 donna su 3 sarà picchiata o stuprata nel corso della vita. Questo significa oltre 1 miliardo di donne e bambine.
Per chiedere di porre fine a questa violenza, la scrittrice statunitense Eve Ensler, fondatrice del movimento V-Day (movimento mondiale per la raccolta di fondi a favore delle donne vittime di maltrattamenti e violenze), ha ideato la campagna One Billion Rising dando vita, il 14 febbraio 2013, alla più grande manifestazione di massa nella storia dell’umanità: oltre 10.000 eventi in tutto il mondo, seguiti dai maggiori canali di informazione.
Attraverso il ballo, si dà voce ad una protesta creativa e non violenta, per rompere il silenzio e le catene.
Il flash mob avrà luogo anche a Galatina, in piazza San Pietro, domenica 14 febbraio alle ore 11.00. Nella piazza confluiranno due gruppi: quello delle donne (che muoverà dal Centro Antiviolenza Malala Yousafzai dell’Ambito Territoriale Sociale di Galatina) e quello delle e degli studenti (che si ritroveranno nello spazio antistante la biblioteca Pietro Siciliani). Alla guida dei cortei, alcuni musicisti.
Ad attenderli in piazza, le Istituzioni aderenti alla manifestazione: la Regione, con l’Assessore al Welfare Salvatore Negro, la Provincia di Lecce, con la Consigliera di Parità Filomena D’Antini Solero, il Comune di Galatina con l’Assessore alle Politiche Sociali Daniela Vantaggiato, i Sindaci dei Comuni dell’ATS di Galatina, i Servizi dell’ATS di Galatina, l’ASP Istituto Immacolata, il Progetto S.P.R.A.R./ARCI Lecce e tutte le Associazioni partner del territorio.

Accanto ad essi, ci sarà il gruppo delle persone disabili che parteciperanno al flash mob nell’ottica della maggiore inclusione.

La regia del flash mob sarà curata da Chiara Dollorenzo, ballerina e coreografa di danza classica, contemporanea e di Community dance.
I gruppi saranno disposti in pattern nell’aera della piazza e balleranno sulle note di Break The Chain assieme agli astanti e agli intervenuti che vorranno partecipare.
Il tema della Rivoluzione, nel 2016, si focalizza sulle donne emarginate, sul dramma delle migranti, delle profughe, in particolare sulle donne e sulle bambine costrette a subire violenze in quel viaggio disperato, intrapreso per salvare la propria vita.

Questa giornata è dedicata,dunque, alla memoria di Nasra, la donna somala ritrovata morta pochi giorni fa sulla costa salentina. Cercava una vita migliore.

Attraverso il linguaggio universale della danza e per mezzo della libera espressione di corpi che occupano uno spazio pubblico in maniera gioiosa, inclusiva e partecipata, vogliamo sollecitare le coscienze ad ampliare il concetto di amore, a declinarlo in tutte forme di relazione sociale, a creare un nuovo paradigma di comunità in cui violenza ed esclusione non siano più contemplate.

Il CAV Malala - ATS Galatina.
La Coordinatrice dott.ssa Paola Gabrieli.

 
Di Albino Campa (del 16/05/2012 @ 22:51:16, in Piedibus, linkato 1652 volte)

In fase sperimentale, da mercoledì 23 maggio 2012, a Noha, si va a scuola a piedi e si prende il Piedibus.
Alle 7.55 dalla Trozza e alle 8.00 da via Bellini angolo via D’Annunzio, due file di alunni, guidate dagli accompagnatori, si snoderanno tra le vie del paese sino a raggiungere la scuola
e poi, alle 13.22 s’incammineranno per riportare tutti a casa!
Si parte, però da lontano: l’Assessorato alla Mobilità della Regione Puglia, all’inizio dello scorso anno, bandisce il concorso “Cicloattivi@Scuola 2011” al fine di promuovere lo sviluppo di pratiche di mobilità sicura e sostenibile. L’Istituto Comprensivo Polo 2 di Galatina vi partecipa con il progetto “Leggere Passi Leggeri. Il piedibus di Noha” e lo vince, con altre 49 scuole pugliesi.
In questo anno scolastico si sono avuti diversi incontri per realizzare le prime fasi del progetto con la partecipazione delle istituzioni locali e di diverse associazioni: “Città Fertile” di Galatina, “Le Sentinelle” di Noha, i “Presidi del Libro”, la Parrocchia San Michele Arcangelo di Noha, il Comando dei Vigili Urbani e il Comune di Galatina, la biblioteca Giona – Presidio del libro di Noha e naturalmente con l’indispensabile collaborazione di alunni e genitori delle classi coinvolte.  
Stabilite due linee casa - scuola – casa, nel Laboratorio dei Segni e dei Segnali i ragazzi hanno realizzato i disegni da utilizzare nei cartelli che contrassegnano i Capolinea, le fermate,
le Case – Amiche. I due percorsi, Linea A- Azzurra e Linea B – verde, sono inoltre segnalati sui marciapiedi da impronte di “piedi” azzurre e verdi.  Realizzarle è stato proprio divertente!
Ed ora, nel periodo climatico più favorevole a sperimentare la passeggiata mattutina e quella
di pre-pranzo, la prima per meglio affrontare l’impegno scolastico di fine anno, la seconda per stuzzicare l’appetito quel tantino più del solito, il Piedibus di Noha parte!
Il Progetto è però più ampio e articolato e prevede numerose altre iniziative partecipate sul territorio, di cui, naturalmente, vi terremo  informati.    “Buon Piedibus a tutti!”.

lo staff del Piedibus di Noha

 

Volge al termine il percorso tematico del contenitore culturale Donna è…, patrocinato dal comune di Galatina e ideato e realizzato dal Salotto Culturale Galatina letterata (nelle persone di Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla, Isabella Indraccolo, Romina Mele e Rosanna Verter), con l'ultimo appuntamento, dedicato alla religiosità delle donne. Il percorso iniziato con la collettiva d’arte Segni di donne e Passioni (personale d’arte di Paola Scialpi Tango, mostra d’artigianato femminile e performance di Tango argentino e Flamenco) ha affrontato lo scottante tema della violenza sulle donne e femminicidio con Libere e Zapatos rojos (convengo e istallazione del progetto di arte pubblica di Elina Chavet, curato in Italia da Francesca Guerisoli).

Il convegno Il silenzio oltre la grata - L’identità delle Suore Clarisse tra ieri ed oggi, realizzato in collaborazione con Terra d'Ulivi di Lecce, è dedicato alle tante sorelle che vivono la loro vita tra preghiera e silenzio, tra rinunce e speranze, dietro una grata che le separa dal mondo. Avrà luogo il 19 e 20 aprile presso la sala francescana di cultura della Basilica di Santa Caterina d'Alessandria. Il tema della vita contemplativa femminile non è lontano dalla nostra città, infatti, il 9 maggio 1618 il Pontefice Paolo V ordinò al vicario della curia arcivescovile di Otranto di erigere il monastero di religiose cappuccine dell’Ordine di Santa Chiara. Ed in esecuzione alla bolla pontificia l’8 novembre 1620 entrarono nel monastero delle Clarisse, annesso all’attuale chiesa di San Luigi, due suore e quindici novizie. Nacque così in quella piazza, fra le più antiche del centro storico, il complesso monastico delle Clarisse che è stato recentemente restaurato e parzialmente recuperato. Esso ospita oggi il centro diurno per minori. È giusto, quindi, indagando i vari aspetti dell'universo femminile, esplorare questo particolare tratto, profondamente intimo e gelosamente custodito, ricordando inoltre un pezzo importante della nostra storia.

Il 19 aprile, alle ore 19.00, dopo gli interventi del Sindaco Dott. Cosimo Montagna e dell’Assessore alla Cultura Prof.ssa Daniela Vanntaggiato, seguirà la prima del film inedito del regista Elio Scarciglia Elia di San Clemente - La ragazza del mare. Interverranno, a conclusione della proiezione, il cast del film e lo stesso regista e il Dott. Alessandro Laporta, direttore della biblioteca Provinciale N. Bernardini di Lecce.

Il 20 aprile, alle ore 19.00, relazioneranno padre Massimo dell’OFM con l'intervento Introduzione alla spiritualità e alla vita delle Sorelle povere di Santa Chiara, l’Arch. Antonella Perrone con I luoghi del silenzio. Dalla regola clariana all’architettura monastica. A far sentire la voce delle religiose, per testimoniare l'esperieza della vocazione e della clausura, vi sarà la proiezione di un estratto della seconda serie del documentario I passi del silenzio di Ivano Balduini e Marina Pizzi, dedicato alle suore clarisse che vivono nel Monastero San Niccolò delle Clarisse di Otranto: testimonianze di ritmi diversi e di altre prospettive di vita, che raccontano il tempo all'interno del monastero e la sua scansione attraverso preghiere e lavoro, meditazione individuale e di gruppo, momenti di convivialità. Chiuderà il convegno l'Ing. Giovanni Vincenti con l'intervento La storia delle clarisse e del monastero attraverso i documenti d'archivio. Modera Dott. Antonio Liguori, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Daniela Bardoscia

 
Di Redazione (del 24/01/2014 @ 22:44:30, in Comunicato Stampa, linkato 1118 volte)

Lunedì 27 gennaio, con apertura alle h.18,00, tutta la cittadinanza è invitata a Palazzo della Cultura per partecipare alla manifestazione a cura degli studenti delle Scuole Superiori di Galatina che con la guida dell’Assessorato alle Politiche Culturali e il supporto dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, in collaborazione con i dirigenti, i docenti e rappresentanti d’Istituto, hanno elaborato e condiviso, su idea progettuale del dott. Marcello Costantini, attività che sviluppano tra immagini, parole e musica, tematiche legate alle barbarie odierne.

Una iniziativa congiunta, che vuole andare oltre l’aspetto meramente commemorativo della Memoria dell’Olocausto e del Ricordo delle Vittime delle Foibe.
Per questo è stato tracciato un percorso di ATTRAVERSAMENTO del Palazzo della Cultura con ingresso da via Alighieri e, attraverso biblioteca e Museo, uscita in via Cafaro dalla scalinata d’accesso al primo piano del Museo, come metafora del passaggio tra la BARBARIE PASSATA e le BARBARIE ODIERNE.

Quattro i temi proposti: SHOAH a cura del Liceo Scientifico, FEMMINICIDIO a cura del Liceo Classico, Artistico, Scienze Umane, MAFIA a cura dell’Istituto Tecnico, EMIGRAZIONE/IMMIGRAZIONE a cura dell’ I.I.S.S. Falcone e Borsellino.

Ciascuna scuola ha realizzato sull’argomento prescelto un video di 6/8 minuti. La proiezione avverrà all’interno della sala “C. Contaldo” e sarà accompagnata dalla presentazione degli stessi studenti, tra reading di testi ed esecuzioni di brani musicali, e dalle testimonianze straordinarie di Massimo Albanese, Veronica Valente, Brizio Montinaro, Said Jafari.

Nell’ occasione assisteremo alla proiezione in prima del video realizzato dagli studenti dell’I.I.S.S. “P.Colonna” vincitore della XII edizione del concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah”.

Luci e colori diversi metteranno in risalto le immagini che i ragazzi hanno selezionato e che accompagneranno i visitatori dall’accesso al Palazzo della Cultura, attraverso il Chiostro,la biblioteca “P. Siciliani”che per la circostanza ha realizzato una mostra documentaria con libri e video sui temi, e il Museo “P.Cavoti”,dove attraverso i monitor appositamente istallati viene ripetuta la visione dei filmati prodotti.

Questo progetto è la dimostrazione che le attenzioni rivolte dall’ Amministrazione ai giovani sono ben riposte e che i giovani sono aperti a relazionarsi con gli adulti, mutuando le rispettive esperienze.

Il parere, raccolto dall’Ass. alle Politiche Giovanili, ing. Andrea Coccioli, conferma che la società deve puntare sui giovani. Per dirla con Rosa Luxembourg, giovani o barbarie.

La manifestazione, nella varietà dei linguaggi sarà vissuta come possibilità di presa in carico della memoria della barbarie passata (siamo tutti chiamati ad assumerci la fatica della conoscenza!) e come crescita di consapevolezza perchè tutto è ripetibile ed il rischio che la barbarie si ripresenti è reale, e perché le barbarie odierne sono tante e solo la conoscenza e la cultura condivise possono insieme costituire un’efficace resistenza per la costruzione di una società più giusta.

Queste considerazioni,espresse dalla prof.ssa Daniela Vantaggiato,Assessore alle Politiche Culturali, hanno animato l’impegno di tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita della manifestazione, che nella serata si concluderà con l’intervento del Sindaco dott. Cosimo Montagna.

(Comunicato del Servizio Cultura e Comunicazione)

https://www.facebook.com/giorno.dellamemoria.5

 
Di Andrea Coccioli (del 19/03/2015 @ 22:31:55, in Comunicato Stampa, linkato 784 volte)

Straordinario obiettivo raggiunto dall'Amministrazione comunale di Galatina, che per il terzo anno di fila ha avuto approvati e finanziati i progetti di Servizio Civile Nazionale.

A testimoniare l'eccellente risultato è l'Assessore alle politiche giovanili Andrea Coccioli: "Con grande entusiasmo e soddisfazione posso comunicare la positiva conclusione del procedimento di valutazione dei progetti di Servizio Civile ordinari presentati dall'assessorato alle politiche giovanili e redatti anche quest'anno da Giampaolo Bernardi. Oggettivamente si tratta di risultati importanti, riconosciuti e premiati dalla commissione e che posizionano il Comune di Galatina tra le eccellenze della progettazione regionale del servizio civile con una percentuale di approvazione e finanziamento dei progetti del 100%. Continuiamo così a raccogliere i frutti del duro lavoro portato avanti con la convinzione di voler far bene, e teniamo fede all'impegno assunto con i giovani che vivono il territorio: quello di offrire loro un'opportunità di crescita personale e l’acquisizione di competenze importanti e utili anche nel loro prossimo futuro professionale.

Il sindaco Cosimo Montagna si dice soddisfatto del risultato raggiunto e aggiunge che “Le persone in età giovanile si trovano di fronte a tante incertezze e difficoltà da rappresentare oggi una categoria sociale a rischio. La possibilita di essere assunti per un anno e contribuire a far crescere le proprie competenze professionali assume una valenza importante in uno scenario complicato per quanto riguarda le nuove possibilità occupazionali. Inoltre con il bando di servizio civile appena avviato avremo un'importante contributo di risorse che ci permetterà di offrire servizi concreti ed efficaci ai nostri cittadini.”

Grazie ai nuovi progetti di Servizio Civile Nazionale saranno impegnati 14 giovani per un intero anno e i settori di intervento sono sono le politiche giovanili, l'ambiente, la biblioteca ed il museo.

L'euforia per gli ottimi risultati, continua l’Assessore Andrea Coccioli, non deve farci perdere la giusta prospettiva del servizio civile, che è quella fondata sui principi della solidarietà sociale ed è quella che vede i giovani i primi promotori del processo di partecipazione, in grado di trasformare una società in cui il cittadino è solo colui che riceve un freddo ed astratto servizio ad una società in cui tutti hanno la possibilità di essere attivi e socialmente utili, ed in cui i giovani del servizio civile lasciano il segno indelebile e positivo della propria esperienza.

Veniamo ora ai numeri della progettazione 2014:

Il Comune di Galatina si posiziona al primo posto tra i comuni della Regione Puglia per numero di progetti approvati, ben quattro, mentre tra gli enti accreditati all'Albo regionale si posiziona al terzo posto dopo l'ANCI e la Provincia di Foggia, che però hanno una diversa e più complessa struttura organizzativa.

Inoltre i progetti hanno ottenuto un punteggio che li posiziona tra i primi sette della regione: ciò conferma ancora una volta la qualità progettuale delle proposte presentate dal Comune di Galatina.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 13/11/2012 @ 22:26:48, in I Beni Culturali, linkato 2415 volte)

Noha, 13 Novembre 2012

LETTERA APERTA A:

-Gentilissimo signor Sindaco del Comune di Galatina, Dottor Cosimo Montagna.
-Assessore con delega alle Politiche sociali, alla Cultura e polo biblio-museale, al Diritto allo studio   e servizi scolastici, Prof.ssa Daniela Vantaggiato.

Oggetto:
Istanza riguardante l’attuazione di un  procedimento amministrativo al fine di apporre un vincolo giuridico (finalizzato al loro recupero) dei Beni Culturali di Noha.

Gentilissimo Signor Sindaco e Assessore, con la presente, mi faccio carico di riassumere in breve i vari sforzi profusi dai nohani al fine di tutelare e valorizzare i Beni Culturali di Noha:

  • Il 12 agosto 2008, su richiesta dei soci del Circolo Culturale Tre Torri di Noha, l’Arch. Giovanni Giangreco, funzionario della Soprintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Lecce, accetta l’invito di venire a Noha per prendere atto della volontà popolare, volta ad intraprendere la procedura di vincolo su alcuni beni culturali della cittadina, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali. L’Arch. Giangreco suggerisce la necessità di preparare delle schede tecniche comprendenti i principali dati identificativi dei beni in oggetto. Schede che vengono predisposte e rilegate nel catalogo “I Beni Culturali di Noha” a cura del sottoscritto, e stampato a colori per i tipi dell’Editore Panico di Galatina.
  • Il 2 settembre 2009, i soci del Circolo Culturale Tre Torri di Noha, invitano il Commissario Prefettizio di Galatina, dott.ssa  Rosa Maria Simone alla presentazione di questo libro.
  • Il 26 Settembre 2009, in occasione della Festa dei Lettori organizzata, tra gli altri, anche dai “Presidi del Libro” di Noha e dalla “biblioteca Giona”, viene presentato al pubblico il Catalogo dei Beni Culturali di Noha (nel quale sono contenute le schede tecniche dei Beni Gulturali, così come suggerito dall’Arch. Giangreco). Alla manifestazione, che ha luogo nell’atrio del Palazzo Baronale di Noha (e nella quale si esibiscono vari artisti), interviene un folto pubblico. Tra gli interventi s’annoverano anche quelli dell’Assessore Regionale alla Qualità del Territorio, dott.ssa Angela Barbanente  e quello dell’Arch. Giovanni Giangreco stesso.
  • In data 11 gennaio 2010 viene sollecitato un intervento per il recupero tempestivo del bene culturale da tutti conosciuto come “Le Casiceddhre”, sito in Noha (tutt’oggi in totale stato di abbandono e di decadenza), alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e paesaggistici delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto, alla diretta attenzione del Responsabile Arch.  Maria Costanza Pierdominici.
  • In data 22 gennaio 2010, mediante lettera Raccomandata A.R., le Associazioni di Noha:  “Circolo Cittadino Juventus”, “Fidas di Noha”,  “Circolo Culturale Tre Torri” e “L’Osservatore Nohano”,  inviano copia del Catalogo dei Beni Culturali di Noha (più copie furono consegnate in anteprima all’Arch. Giancreco) chiedendo l’intervento della Soprintendenza, nella persona del responsabile di settore Arch. Maria Costanza Pierdominici.
  • In data 30 Giugno 2010, i cittadini delle seguenti Associazioni: “Circolo Cittadino Juventus”, “Fidas di Noha”,  “Circolo Culturale Tre Torri”, “Parrucchieri Mimì” e “L’Osservatore Nohano”, chiedono all’Amministrazione Comunale di Galatina, ed in modo particolare al Sindaco Dott. Giancarlo Coluccia, di sollecitare la richiesta d’intervento della Soprintendenza della Provincia di Lecce (richiesta già inoltrata dalle suddette associazioni, come detto, con lettera Raccomandata A.R in data  il 22 Gennaio 2010 al responsabile di settore Arch. Maria Costanza Pierdominici).
  • In data 29 settembre 2011, in occasione della Festa Padronale di San Michele Arcangelo, le Associazioni di cui sopra, nonché numerosi esponenti dell’Artigianato nohano, effettuano una petizione popolare in cui vengono raccolte 1471 firme di cittadini per corroborare le istanze rivolte alla Soprintendenza (e rimaste senza esito). Le firme verranno depositate e protocollate presso il Comune di Galatina in data 16 Novembre 2011. Copia delle petizione popolare viene spedita con lettera Raccomandata A.R. a: Presidente della Provincia di Lecce Dott. Antonio Gabellone; Presidente della Regione Puglia Dott. Nichi Vendola; Dirigente per i Beni Culturali e  Paesaggistici Dott.ssa Isabella Lapi;
  • Verso la fine del mese di Aprile 2012, si presenta a Noha l’Arch. Carmelo Di Fonzo, in qualità di funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto, senza essere accompagnato da nessun altro esponente della Pubblica Amministrazione (per esempio del Comune di Galatina). L’Architetto Di Fonzo, coadiuvato dall'arch. Adriano Margiotta (volenteroso cittadino galatinese che avrebbe preparato successivamente, sempre su richiesta dell’Arch. Di Fonzo, la seconda tornata di schede), dopo aver effettuato sommariamente un sopralluogo nelle adiacenze di alcuni Beni Culturali nohani (osservando chissà cosa e a debita distanza) e tralasciandone la maggior parte, avrebbe richiesto a dei privati cittadini (probabilmente beccati per caso in mezzo alla strada), una ulteriore raccolta di schede dei Beni Culturali di Noha (affinché si procedesse al famigerato vincolo).
  • Verso la metà del mese di Luglio 2012, i cittadini privati  menzionati prima, avrebbero inviato  finalmente all’attenzione dell’Arch. Di Fonzo  alcune copie delle schede dei beni in oggetto, come richiesto.
  • In mancanza di alcuna reazione da parte della Soprintendenza e dietro iniziativa del sottoscritto, nel mese di Ottobre appena trascorso, contatto telefonicamente l’Arch. Di Fonzo. Nel corso del colloquio, l’Architetto mi riferisce che il materiale a sua disposizione è incompleto e sollecita ulteriori dati mancanti necessari per la procedura del vincolo. Su mio suggerimento si impegna di analizzare con maggiore attenzione  il Catalogo dei Beni Culturali di Noha, di cui mi dice di averne copia.

A questo punto mi chiedo e Vi chiedo, se è giusto che un dipendente dello Stato (o comunque in possesso di incarico) non si faccia vivo (come forse suo dovere), ed attenda invece che sia un privato cittadino, come il sottoscritto, a sollecitare una risposta, qualunque essa sia.
Non pensate che anche i Beni Culturali di Noha abbiano un minimo di dignità e dunque, anch’essi, una specie di diritto di cittadinanza? Non trovate deprimente lo scempio infinito cui questi beni vengono sottoposti, prima dai privati proprietari e poi dal pubblico (che dovrebbe limitare un po’ l’ignavia del privato, così come previsto dalla Legge)?
Vi ritengo, gentile Sindaco e Assessore, persone degne di fiducia e attente agli impegni di cui Vi siete fatti carico. Per questo Vi chiedo di incontrarci al più presto, affinché possa meglio spiegarVi lo stato dell’arte del lungo processo che porterà (porterebbe) al vincolo di salvaguardia sui suddetti beni culturali. Sono certo che un Vostro intervento nei confronti della Sovrintendenza accelererà, anzi sbloccherà l’iter che sembra essersi inceppato per chissà quali strampalati marchingegni. Ogni giorno trascorso senza un nostro intervento equivale ad un colpo di piccone alla bellezza, all’arte e dunque al benessere di tutta la collettività.

Distinti saluti

Marcello D’Acquarica

 
Di Albino Campa (del 11/11/2010 @ 22:25:13, in Eventi, linkato 1987 volte)

Nella sala convegni dell’Oratorio Madonna delle Grazie il 13 Novembre 2010 avrà luogo la presentazione del libro “La Sapienza, criterio di Dio” (Arti Grafiche Marino, Lecce, 2010) del nostro amico e collaboratore Fabrizio Vincenti. Un libro da leggere con lentezza e sulle cui pagine riflettere per migliorare il mondo a partire dal nostro “io” troppo spesso enfatizzato. Fabrizio Vincenti, i cui articoli compaiono puntualmente sulla rivista on-line "L'Osservatore Nohano" ormai da tempo, si è formato nel glorioso seminario di Otranto, scuola rinomata, dal Settecento in poi, per la floridezza degli studi e la bontà dei giovani avviati al sacerdozio. Quel pio collegio ha “prodotto” pastori di gran prestigio, sacerdoti e vescovi, ma anche professionisti e uomini di importante levatura sociale, che hanno dato lustro ed onore al Salento e all’Italia: come il nostro Fabrizio, che da laico sta cercando di dar buon nome e reputazione alla nostra cittadina, lavorando nel corpo della Guardia di Finanza ad oltre mille chilometri di distanza da Noha, sua piccola patria.

 

Interverranno:

  • Don Francesco Coluccia, direttore del Laboratorio Culturale Benedetto XVI di Noha,
  • Paola Congedo della biblioteca Giona,
  • Fabrizio Vincenti autore de “La Sapienza, criterio di Dio”.

Tutta la popolazione è invitata a questo evento culturale.

 
Di Antonio Mellone (del 27/01/2013 @ 22:19:40, in NohaBlog, linkato 1567 volte)

A Natale mi è giunto in direttissima da Milano - tramite il sig. Cimino, l’arcinoto ai pugliesi-milanesi corriere di Sannicola - un regalo molto gradito, direi addirittura strepitoso: un enorme scatolone contenente cinque faldoni-archivio (o raccoglitori formato protocollo, o registratori a leva secretaire, o come cavolo si chiamano), quelli di cartone robusto con il foro con anello di metallo sul dorso, per facilitarne l’estrazione dall’involucro; sì, quelli con all’interno i gancetti centrali in acciaio nichelato o cromato con pressino, pronti ad accogliere le buste porta-documenti formato A4; dai, chi non conosce ormai le buste di polipropilene trasparente con la foratura universale sul bordo?
Ma forse è più facile che li vediate direttamente dall’immagine qui allegata piuttosto che desumerne sagoma e fattispecie dai miei intrecci di parole.
Ebbene, il regalo non è mica lo scatolone, e non sono mica questi raccoglitori, o le buste, o i gancetti (sì, anche questa roba, per carità), ma soprattutto quello che questi raccoglitori stupendi di colore azzurro e bianco contengono, e principalmente la cura con cui il tutto è stato predisposto. E qui, prima che mi scordi, v’è da notare un’altra finezza: i colori azzurro e bianco utilizzati: sono i colori “sociali” di Noha (mentre, come tutti sanno, i colori dello stemma della nobile famiglia De Noha erano l’azzurro e l’oro).
Cosa contengono questi raccoglitori? Come? Non l’avete ancora intuito? Ma ovviamente tutte le pagine a colori di quell’arma di distinzione di massa che fu L’Osservatore Nohano, il quinquennale mensile on-line di questo sito.
Non ci crederete, ma qui siamo di fronte ad un’opera d’arte frutto di un lavoro certosino, laborioso, durato circa nove mesi (putacaso). Ognuna delle novecento e passa pagine del nostro rotocalco on-line è stata stampata fronte-retro, e a colori!, ed inserita in maniera ordinata (come io non avrei mai saputo fare) in ognuna delle oltre 450 buste di polipropilene trasparente con la foratura universale sul bordo.
Una cosa è dire di questo capolavoro, un’altra è vedere, toccare, sfogliare questa meraviglia, consultarla, estrarne le singole schede per gli usi più disparati. E’ un’opera utilissima e degna della migliore biblioteca pubblica. E chissà che un domani quest’opera non trovi alloggio presso la biblioteca pubblica nohana (ho detto “un domani”: per ora me la tengo io).
Quando Internet non ci sarà più, o quando i file di Noha.it si saranno tutti cancellati per chissà quale novello baco del millennio, L’Osservatore Nohano continuerà ad esistere in formato cartaceo, custodito ed ordinato come nel corso degli anni il sottoscritto non è mai riuscito a fare (mentre qualcuno dei nostri 25 lettori sì).
Chi ha confezionato questa strenna?
Il mio amico Fabio Solidoro, milanese doc ma nohano d’adozione, con l’ausilio di due complici (che lo supportano e sovente lo sopportano) e che rispondono ai nomi di Laura, sua moglie, che più che una donna è una santa, e Luca D’Acquarica, nohano di nascita ma milanese d’adozione. Il trio, Solenghi-Lopez-Marchesini, eccolo qua, ritratto in una foto scattata nel corso del solleone 2012.
A loro, signore e signori, il ringraziamento e l’applauso.
Clap, clap, clap.

Antonio Mellone

Eccovi di seguito la lettera a firma di Fabio, Laura  e Luca a corredo dell’opera de quo.

 



Lettera di Fabio, Laura  e Luca

 
Di Albino Campa (del 03/06/2012 @ 22:01:55, in Cultura, linkato 1575 volte)

Vorrei continuare a percorrere con voi i luoghi della cultura, ripartendo ancora una volta dalla periferia per dirigermi nel cuore della città di Galatina. Comincio a camminare quindi, a testa bassa come fan quelli che non hanno meta e cercano di dirigersi verso il luogo giusto, ovvero quello che sicuramente la sorte ha loro in serbo. Mi viene in mente un racconto di Gianluca Virgilio, una di quelle sue incantevoli passeggiate che la penna fortunatamente è riuscita a riprodurre sulla carta per la gioia di noi lettori, e sorrido ricordando la sua meraviglia quando, attraversando la piazza di Noha e chiedendo informazioni per raggiungere la biblioteca Giona, non solo gli astanti erano a conoscenza della biblioteca, ma addirittura sapevano indicargli la direzione da prendere.
Camminando e riflettendo, eccomi quindi giunto dinanzi al complesso scolastico di Noha, dalle pareti ormai consumate dal calore dei raggi del sole e dalle finestre disseminate di cartoncini colorati. Una scatola di cemento sbiadito che a malapena riesce a contenere il fermento culturale che sprizza da ogni dove, una vecchia spugna rovinata turgida di “desiderio di crescere, fare, essere”. Tanti ricordi si affacciano nella mia mente, ricordi di un’infanzia oramai alle spalle, che non ritornerà più, ma che vive ancora dentro di me grazie a delle immagini che conservo intatte.
Salgo per le scale, appoggiandomi al passamano unto e gelido, porto lo sguardo in alto cercando di intravedere la fine, e intanto chiudo gli occhi e respiro: l’odore, come al solito, mi aiuta a rinfrescare i ricordi. Un odore aspro e pungente, proveniente forse dalla palestra, mi insegue e affretta il mio passo: salgo, veloce, due scalini alla volta, cercando di continuare a centellinare il gusto per la sorpresa.
L’avventura della biblioteca “Giona” ha avuto inizio quando io ancora frequentavo la scuola elementare: era nata in un angolo del secondo piano dell’edificio, alcuni scaffali colorati disposti a staffa di cavallo raccoglievano i primi volumi suddivisi in categorie di accesso. Ricordo che la sezione over 14, di cui io ignoravo il significato, era relegata in cima e c’era stata più volte negata dalla signora Paola, maestra bibliotecaria, con asserzioni tipo “siete troppo piccoli ancora”, “non potete leggere quei libri”, “guarda questi colorati, quelli non hanno alcuna immagine”. Ecco, giustificazioni siffatte erano, secondo me, motivo per incuriosire i lettori più piccini piuttosto che intimidirli. Il gusto di trasgredire, anche a costo poi di rimanere effettivamente delusi, valeva quanto leggere o sfogliare dieci di quei libricini cartonati, tutti colorati e animati, che piacevano tanto alle bambine e alle maestre. Noi, piccoli mocciosi, ci sentivamo già da letture da grandi, da intense storie con finale a sorpresa. Sta di fatto che, una bella sgridata e una barcata di libri cartonati da leggere durante l’estate come compito di punizione, mi fecero presto passare la voglia di indagare sezioni della biblioteca proibite.
Poi iniziai a crescere, purtroppo, e insieme a me anche la biblioteca “Giona” diveniva sempre più grande e robusta, si rimpinzava sempre di nuovi volumi, offerti o acquistati, con nuove sezioni e nuovi spazi dedicati alla lettura. Essere biblioteca in un piccolo paesino come Noha, non era facile: era come essere la principessa sul pisello senza i sette materassi … capite bene che non è la stessa cosa, non si è credibili allo stesso modo! Quindi oltre al pisello, servivano i materassi e presto, grazie all’impegno delle maestre, dei genitori degli alunni e degli alunni stessi, la biblioteca mise in piedi un progetto che aveva come obiettivo l’affermazione di “Giona” all’interno di Noha, come realtà indispensabile e da sostenere per il bene di tutta la comunità. Ed ecco quindi che “Giona” esce dalle sue quattro mura e i suoi libri iniziano a vagabondare per le vie del paese, attraverso le voci dei suoi lettori la biblioteca comincia a parlare a tutti, a entrare nelle case di tutti senza bisogno di bussare.
“Giona” diviene quindi un simbolo, quello della crescita culturale di un paese di contadini e pastori che vogliono mettersi al passo, sollevare la testa da terra, guardare avanti e incominciare ad affermarsi anche fuori dalle propria mura come una realtà in forte sviluppo. I libri diventano per Noha il pretesto giusto per svoltare, per dare un futuro diverso ai propri figli.
Arrivo, quindi, con l’affanno al secondo piano della scuola di Noha. Mi accorgo subito che ora la biblioteca “Giona” non è più relegata in un angolo buio, ma ha allargato i suoi confini per poter contenere tutti i libri e offrire nuovi servizi ai suoi lettori. Quella che una volta era la sala degli insegnanti è divenuta ora la stanza riservata ai lettori più piccoli, e conserva ancora gli scaffali colorati per sezioni, mentre dall’anno scorso per i lettori adulti è stata allestita una nuova confortevole sezione, dotata persino di un comodissimo divano su cui adagiare le proprie letture.
Insomma, mi rendo conto che, come i suoi lettori, la biblioteca “Giona” continua a crescere, senza mai venire meno, però, a quel tocco di fanciullezza e spensieratezza che l’ha vista nascere e affermarsi nel territorio.
continua…

Michele Stursi

 
Di Albino Campa (del 04/01/2012 @ 22:01:15, in Eventi, linkato 1625 volte)

La strada della legalità – camminare insieme verso il domani

La strada come luogo del discorrere, quindi delracconto e dell’incontro, tra il vicino e il lontano, il passato e il futuro.

La strada come spazio comune del vivere, all’interno di regole condivise, come esperienza di cittadinanza attiva.

La strada come primo, ineludibile passo nel processo di riappropriazione della città, di rigenerazione del bene pubblico, di riscoperta dell’identità sociale e della forza del fare insieme.

Questo lo sfondo integratore all’interno del quale si articola l’azione della biblioteca Giona, nella sua doppia identità di biblioteca scolastica e Presìdio del Libro, in questo nuovo anno, a cominciare da “LA STRADA DELLA LEGALITÁ” incontro con Salvatore Borsellino, sabato 14 gennaio 2012 alle ore 17.00, presso la scuola secondaria di primo grado di Noha.

Introducono l'intervento di Salvatore Borsellino

- La dirigente scolastica dott.ssa Eleonora Longo

- Il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati dott. Roberto Tanisi

- La segretaria dell'Associazione Nazionale Magistrati dott.ssa Valeria Mignone

- In conclusione "La legalità secondo Giona - Guizzino" a cura di Paola Congedo

Esserci è già un atto di testimonianza, è già un camminare verso l’obiettivo e il discorrere è una delle azioni più efficaci per avviare il cambiamento. Borsellino ne era consapevole quando affermava “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.

Paola Congedo

(responsabile biblioteca Giona – Presidio del Libro di Noha)

 
Di Redazione (del 26/04/2017 @ 21:57:43, in Comunicato Stampa, linkato 110 volte)

Continuano le attività del progetto “AGONES 2015” del Servizio Civile Nazionale attivo sul territorio di Galatina, che mira alla promozione dello sport, di buone condizioni di vita sana e un sistema di relazioni accettabili nei riguardi di giovani ed adulti che presentano difficoltà nella vita sociale, facendoli sentir parte della comunità.

Nelle azioni del progetto, oltre all’aggiornamento mensile della banca dati delle associazioni sportive iscritte all’Albo Comunale, è previsto l’obiettivo di accrescere e sostenere la cultura dello sport tra i giovani. I volontari sono in contatto con gli istituti scolastici di Galatina e le prime iniziative prese in atto sono quelle con l’Istituto Comprensivo Polo 1 “Michele Montinari” che aderisce al progetto promosso dal MIUR in collaborazione col CONI “Sport di classe”. L'azione prevede la presenza per due ore mensili di un docente di Educazione Fisica nelle classi, affiancato sempre dall'insegnante interno che, non solo funge da tramite fra il mister e gli alunni, ma acquisisce una formazione utile all'azione didattica che attuerà in assenza dell'esperto.

Anche nella Scuola Secondaria di I Grado, non coinvolta dal progetto CONI, si è voluta arricchire l'Offerta Formativa con la presenza di un esperto di volley che settimanalmente afferisce nelle classi per fornire i rudimenti della pratica sportiva ed avviare al gioco di squadra. Il progetto, promosso dall’associazione sportiva di pallavolo “Showy Boys” di Galatina, è stato destinato, nella fase finale dell'anno scolastico, anche alla scuola primaria per incentivare gli alunni più piccoli ad abbandonare la vita sedentaria e fare del movimento.

Una regolare attività fisica, tuttavia, da sola non può bastare per acquisire corretti e salutari stili di vita, perciò è importante che i bambini capiscano la rilevanza di mangiar sano. Il Polo 1 ha colto la possibilità di distribuire frutta, agrumi e verdura di stagione a chilometro zero, fra tutti gli studenti della scuola primaria di entrambi i plessi.

Gli alunni ricevono gratuitamente un frutto di stagione che consumano a merenda ed imparano, in tal modo, ad apprezzare la freschezza e la naturalezza dei prodotti del proprio territorio.

I volontari di “Agones 2015” il giorno 27 aprile terranno un banchetto informativo presso la biblioteca comunale “ Pietro Siciliani” dalle ore 9.00 alle 13.00 per promuovere nella comunità, attraverso i valori dello sport, le iniziative del progetto.

 
Di Albino Campa (del 14/11/2010 @ 21:49:43, in Eventi, linkato 1681 volte)

Introduzione

Don Francesco Coluccia, direttore del Laboratorio Culturale Benedetto XVI di Noha

Paola Congedo della biblioteca Giona

Fabrizio Vincenti autore de “La Sapienza, criterio di Dio”


La festa finale.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 17/04/2013 @ 21:48:10, in Recensione libro, linkato 1879 volte)

Fontamara, oltre ad essere un piccolo centro situato sulla mezzacosta della montagna abruzzese, è anche il titolo di un libro che ho avuto in prestito dalla biblioteca di Rivoli e che ho letto in men che non si dica (Ignazio Silone, Fontamara, Mondadori, Milano, 1984).

Mi ha attratto molto la descrizione degli usi e costumi dei protagonisti; dai mestieri al modo di affrontare le incombenze. E’ descritta la tipica comunità di piccole dimensioni come lo può essere stata, o è ancora oggi, Noha, con le sue tradizioni e regole affidate, o trattenute, dalle solite figure di rappresentanza: il podestà, l’avvocato, il medico, il parroco e qualche nobildonna.

Gli abitanti di Fontamara sono contadini, cafoni, come vengono chiamati i braccianti della terra in quegli anni. Pochi sono quelli che sanno leggere, ma in molti prolifera lo sforzo di farsi giustizia contro tutti i soprusi che il sistema genera, sopratutto contro i deboli.

In paese c’è un personaggio molto importante che è il protagonista principale della storia: Berardo Viola. Il giovane vive con la madre in una casa che di fatto è una caverna con un solo muro e relativa porta.

Il nonno di Berardo era un brigante e morì impiccato dai piemontesi. La madre piange sempre la condizione del figlio che, secondo lei, avendo il dna del nonno è destinato a crepare di morte violenta. Berardo è alto di statura, ha un fisico da lottatore e ama combattere contro le ingiustizie. I ragazzi del paese gli stanno sempre intorno ad ascoltare i suoi discorsi di accuse contro gli inganni dei ricchi borghesi e delle istituzioni. E’ innamorato della più bella ragazza del paese, Elvira. Però non le dichiara il suo amore per orgoglio, perché non ha nulla da portarle in dote, se non il suo destino brutale. In uno dei suoi discorsi di propaganda così dice: “In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe di Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch'è finito”. 

I fontamaresi sembrano rassegnati, però sopravvive in loro un barlume dello spirito di libertà e di giustizia, che dovrebbe incitarli alla lotta contro le ingiustizie. Così dice anche Scarpone, un amico di Berardo: “U Rre è uno e se futte na muntagna e sord, i politici sò chiù de 500 e pure se futtane  nu sacc e sord, quindi nun è meju che  mantenimme  sulamente a uno?”

Un giorno giunge in paese un emissario del governo, Innocenzo detto “La legge”. Si reca direttamente nella cantina di Marietta dove sono riuniti un buon numero di cafoni e porta loro un comunicato governativo che detta così: “In questo locale è proibito parlare di politica”.

Dopo aver ascoltato la lettura del comunicato,i fontamaresi protestano poiché loro amano “ragionare”: delle tasse, dei prezzi, delle paghe, di un po’ di tutto. Ma Innocenzo dice loro che i ragionamenti non servono a niente e che, aggiunge con aria sarcastica, non sono nemmeno buoni da mangiare.

A questo punto Berardo, non d’accordo, chiede all’emissario del governo di scrivere di suo pugno sul retro del cartello quanto segue: “Secondo l’autorità costituita, in questo locale sono proibiti tutti i ragionamenti”.

Fatto ciò chiarisce il concetto secondo il quale i cafoni non avrebbero bisogno di quel cartello perché sono educati a essere “arraggiunati” all’obbedienza al padrone, a lavorare senza lamentarsi, a fare la guerra, oppure che dopo la morte, se dovessero disubbidire, li aspetta l’inferno. Aggiunge nel suo monologo che se tutti i cafoni invece di essere asini ragionevoli e obbedienti diventassero all’improvviso solo asini, il padrone senza il loro lavoro, forse, sarebbe costretto a chiedere l’elemosina. Infine conclude: “Caro Innocenzo, tu sei venuto qua a dirci che non dobbiamo ragionare, adesso è quasi notte e tu prendi la strada del ritorno per Avezzano, e le vie sono senza luce. Cosa ci può impedire a noi poveri cafoni irragionevoli di accopparti? Ce lo può impedire proprio il ragionamento. Ma intanto tu hai scritto che in questo locale sono vietati i ragionamenti”.

Davanti alla evidente ragione di Berardo, a Innocenzo non resta che tacere. Con il passare del tempo, Berardo cambia idea riguardo al matrimonio e decide di sposare Elvira. Quindi, si mette a cercare un lavoro più redditizio per acquistare un terreno da portarle in dote.

Insieme ad un amico si reca a Roma, dove sono in corso le opere di bonifica. Dopo alcuni giorni trascorsi a girovagare tra un ufficio e l’altro senza riuscire a concludere nulla, vengono arrestati e condotti in prigione perché trovati in possesso di alcuni volantini inneggianti contro il regime. In prigione vengono torturati e picchiati duramente. Infine, preso dalla disperazione e smosso dalla sua coscienza di difensore della giustizia, Berardo decide di diventare un eroe autodenunciandosi. Confessa quindi di essere lui il sovversivo che ricercano da tempo. Però, il mattino seguente, dopo l’ultimo interrogatorio, lo trovano impiccato alla grata della finestra della prigione. I suoi carcerieri offrono la libertà al suo amico in cambio di una falsa testimonianza rivolta ai giudici in cui deve solo dire che la morte di Berardo è un suicidio nato in conseguenza a dei dispiaceri amorosi. La notizia della morte di Berardo giunge presto al paese dove tuttidecidono di denunciare la storia scrivendo a mano un giornale in memoria del gesto eroico di Berardo. Dopo lunghe discussioni viene scelto anche il titolo per il giornale: “Che fare?”.

Giovà, suo figlio e l’amico Scarpone, si recano nei paesi della zona per distribuire le 500 copie del giornale su cui si denuncia l’atto criminoso e l’incitazione alla rivolta. Al ritorno però, mentre si avvicinano a Fontamara, sentono degli spari provenienti dal paese. Tanti spari.

I tre furono gli unici a salvarsi. Infatti uno squadrone di fascisti, per soffocare lo spirito di ribellione dei fontamaresi, ammazzarono quasi tutti: vecchi, donne e bambini.                        

Tutto questo solo per aver preteso di ragionare e per aver voluto scrivere un giornale, arma evidentemente temuta da chi non vuole che la gente comune prenda coscienza della propria decenza e dei propri diritti.

Leggendo queste storie di prepotenze, di gente semplice che si ritrova a dover lottare contro i soprusi di pochi o contro false verità, è difficile evitare i raffronti con l’attualità, compresa quella a corto raggio. La storia è vero, è acqua passata, anzi qualcuno sostiene che passa anche inutilmente, visto il ciclico riproporsi di certe questioni. Ma la libertà di stampa e di ragionamento corrono sempre il pericolo di essere censurati da chi, proponendosi come parte attiva per il bene comune, cura esclusivamente il proprio tornaconto, economico o morale che sia.

Grazie al disinteresse, generato a volte da paure recondite, la nostra è diventata l’era dei vizi: degli sprechi, dell’inquinamento, della mancanza di rispetto per la natura, dell’abbandono dei centri storici a favore degli agglomerati urbani di volumetrie che nulla hanno a che fare con il Creato, del cemento ovunque e senza ragione, della spocchia di chi si crede il potente di turno (che si ritiene tale per colpa di chi, invece, è in grado soltanto di genuflettersi).

Anche noi abbiamo bisogno degli strumenti di dialogo liberi (come L’Osservatore Nohano ed il sito Noha.it, oltre alla pagina face-book nohaweb). Usiamoli, ragioniamoci su, spendiamo la nostra firma (o la nostra faccia, è uguale), diamo il nostro contributo al buon senso, e lasciamo perdere lo snob di turno che finge che non esistano, e continua a trasmettere “pensieri” abborracciati attraverso la mormorazione ed il pettegolezzo, ovvero chi, preso da altro, fa finta di scordarsi della sua piccola patria.

 Marcello D’Acquarica
 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 13/10/2013 @ 21:40:10, in Cultura, linkato 1427 volte)

Nel 1973, esattamente 40 anni fa, veniva alla luce il volumetto “Storia di Noha” edito da “Grafiche  C.Borgia” di Casarano. E’ opportuno ricordare quell’evento, anche per verificare il cammino che si è fatto e non spegnere l’entusiasmo che aveva creato.

Ero da poco rientrato in Italia, dopo 5 anni di Missione in Canada, e per motivi di salute mi fermai a Noha oltre il previsto. Fu così che, tanto per passarmi il tempo, cominciai a curiosare nell'archivio parrocchiale di Noha. Trovai un libretto di una cinquantina di paginette intitolato: “L'Università e il Feudo di Noha - Documenti e Note” scritto da un certo prof. Gianferrante Tanzi, ed edito nel 1906 da Tipografia Cooperativa a Lecce. Questo scritto prezioso, essendo ovviamente fuori catalogo, non è facilmente reperibile.

Le mie ricerche su Noha partirono proprio da lì. Mi resi conto, leggiucchiando il libriccino del Tanzi, che Noha aveva avuto una storia molto antica e molto ricca di notizie, anche se quello che leggevo in quel libercolo a volte era vago e impreciso. Mi venne voglia perciò di fare ricerche più accurate.

Mi misi a intervistare testimoni qualificati e informati su alcune notizie e tradizioni di Noha. Cominciai a consultare anche altri documenti di storia locale, arrivai all'archivio vescovile di Nardò, di cui ab immemorabili Noha aveva fatto parte, consultai l'archivio di Stato di Lecce e la biblioteca comunale di Galatina. Negli spostamenti sovente mi guidava don Donato Mellone, in quel tempo Arciprete di Noha, a cui devo tanta gratitudine sia per la sua grande disponibilità ad accompagnarmi e sia per avermi permesso di consultare l'archivio della Parrocchia.

Dopo circa un anno di ricerche (1972-1973), per la prima volta davo alle stampe la prima edizione. Di Noha e della sua storia nessuno conosceva le antichità, nessuno ne parlava, nessuno sapeva, neanche a livello di istituzioni o di cosiddetta gente di cultura.

Il libro di appena 90 pagine fu stampato a Casarano dall’editrice Borgia; mi sovvenzionò la stampa un'amica dei Missionari della Consolata che avevo conosciuto durante la mia permanenza a Salve, un comune vicino Santa Maria di Leuca. Furono stampate 300 copie, arricchite da una mappa del paese che avevo fatto io stesso in maniera molto artigianale, senza essere né un tecnico né un geometra, tracciandone il disegno delle strade che percorrevo con la mia Bianchina. Anche le foto le avevo fatte io stesso in bianco e nero. Il volumetto fu messo in vendita a 1.000 Lire la copia e andò letteralmente a ruba, soprattutto perché l'avevo arricchito con una raccolta di proverbi dialettali e di alcune mie poesie in dialetto che suscitarono (finalmente) la curiosità dei nohani. Quell’edizione si esaurì in men che non si dica.

Pubblicato e venduto quel libro, le mie ricerche non finirono più. Per me era naturale continuare ad approfondire le ricerche su Noha (che, voglio dirlo con determinazione anche ai giovani, danno sempre grandi soddisfazioni).

Dopo 15 anni, scoperti nuovi documenti, nel 1989 chiesi al Sindaco di Galatina, che in quel tempo era l’On. Beniamino De Maria, se valeva la spesa stampare i miei aggiornamenti. Fu così che l’Amministrazione Comunale si prese cura del mio scritto, approvò e sovvenzionò completamente la stampa della nuova opera con 4 milioni di Lire. L’Editrice Salentina di Galatina stampò così la seconda edizione della mia “Storia” in mille copie, questa volta arricchita dalle foto in bianco nero dello studio fotografico Mirelfoto- Pignatelli di Noha, oltre che quelle del mio archivio.

Feci la “presentazione” della nuova edizione alla scuola media di Noha dove fu adottata come testo di cultura locale: l’edizione era più ampia della prima per i contenuti ma anche più elegante nella forma.

Intanto io continuavo le mie ricerche (le notizie sono come le ciliegie: una tira l’altra) e scoprivo altre notizie sempre molto interessanti. Trovai per esempio una relazione sullo stato della parrocchia da parte di Don Michele Alessandrelli, arciprete di Noha dal 1847 al 1882, che, in occasione della visita pastorale del Vescovo di Nardò, aveva compilato con molta precisione di particolari preziosissimi. Trovai anche una relazione ricchissima di informazioni del “primo” Vescovo di Nardò che ritenevo molto interessante.

Inoltre analizzando meglio tutti i documenti dell'archivio parrocchiale, che lessi e trascrissi in “file digitali” per scoprire i miei antenati (ho potuto costruire cos’ il mio albero genealogico fino al 1500), trovai notizie abbondanti sulla situazione sociale, religiosa, economica e politica della gente di Noha. Erano tutte notizie preziose che meritavano di essere pubblicate.

Erano passati trent’anni dalla prima edizione. La seconda edizione era ormai esaurita. Valeva la pena far conoscere al pubblico le notizie di cui ero venuto a conoscenza. Cercavo il modo di stampare una terza edizione, ma come tutti sanno, la difficoltà principale in questo settore dell’editoria locale era proprio quella di reperire i fondi, o comunque trovare un mecenate che si prendesse cura della cosa.

La mia destinazione a Galatina nel 2003 in qualità di parroco della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria e l’incontro con il Dott. Antonio Mellone fu provvidenziale. Fu Antonio che venne a cercarmi in parrocchia per propormi di stampare i miei aggiornamenti con una nuova edizione elegante, bella, ricca, di lusso, direi anche spettacolare e impensabile e degna di stare nelle migliori biblioteche nazionali ed estere (come di fatto mi risulta essere) e nacque così il volume Noha, Storia, Arte, Leggenda. Grazie all’editore-mecenate, il compianto Michele Tarantino, l’edizione venne alla luce nel 2006. In quella occasione Michele ebbe a scrivere: “Questo libro è a tutti gli effetti un bene culturale, un dono, un regalo che ho voluto fare innanzitutto a me, ma anche a mia moglie, legata, come me, alla terra dei nostri genitori; e - consapevole del fatto che i buoni frutti nascono da alberi che hanno coscienza delle loro radici - ai miei figli, nati e cresciuti nell’Italia del Nord, affinchè conoscendo la Storia di quello sperduto paese di provincia che risponde al nome di Noha, imparino sempre più ad amare e a rispettare le loro stesse origini; ai miei conterranei salentini ed ai miei amici sparsi in ogni parte d’Italia, e a tutti quanti si degnino di leggere e consultare questo volume, perché, benché a volte mute, anche le piccole realtà locali possono essere importanti testimoni della Storia”.

Grazie Michele Tarantino per questo messaggio così caldo e sentito! Oggi anche tu sei una pagina bella della Storia di Noha.

Ma le mie ricerche sono sempre continuate (secondo quel saggio proverbio nohano secondo il quale: fino alla bara sempre s’impara). Oggi a 40 anni da quella prima edizione posseggo notizie e scoperte che quarant’anni fa erano impensabili e sconosciute a tutti. Tante sono state rese pubbliche sul nostro giornalino on-line l’“Osservatore Nohano” di felice memoria.

Ma a questo punto sarebbe opportuna una pubblicazione nuova “ordinata e completa” di come avevo immaginato che fosse la storia del mio paese, quando, esattamente quarant’anni fa, resi pubblica la mia prima edizione della “Storia di Noha”.

P. Francesco D’Acquarica

 
Di Redazione (del 09/12/2015 @ 21:38:03, in Comunicato Stampa, linkato 400 volte)

Anche per il 2016 si rinnova l’appuntamento "Vivi i luoghi della cultura 7 giorni su 7".

Il Palazzo della Cultura Zeffirino Rizzelli,  aperto 7 giorni su 7, prosegue il suo programma di apertura alla Città, avviato nel 2012, dall’Assessorato alla Cultura e Polo Biblio-Museale, con un’offerta di proposte  rivolte a ragazzi di varie fasce di età  e ad adulti, realizzate dalle  Associazioni  C.A.Sa (Comunità degli Animatori Salesiani di Lecce,  Egerthe onlus, In-possibile, Libere Associazioni e l’Università Popolare “Aldo Vallone”,  che  animeranno, da gennaio a dicembre, la biblioteca comunale “Pietro Siciliani”.

biblioteca aperta”, dice l’assessore Daniela Vantaggiato, grazie alla collaborazione degli operatori, dei giovani del Servizio Civile Nazionale e dei tanti volontari delle associazioni cittadine, risorse importanti di una città che cresce”.

I cittadini  interessati a partecipare ai laboratori di seguito indicati, dovranno  contattare i  referenti delle associazioni.

Per Info.: tel. 0836.565340; e-mail bibliotecasiciliani@comune.galatina.le.it

download PDF.

 

manifesto-festa-cittadina-lettori-galatinaPagine strappate, immaginate, salvate… … pagine di scuola” è questo il tema dell’edizione 2014 de La Festa dei Lettori Cittadina, promossa dalla biblioteca Giona – Presìdio del Libro di Noha e Galatina, in collaborazione con la biblioteca “P. Siciliani” e l’Assessorato alla Cultura. Giovedì 30 ottobre, fin dal mattino il Palazzo della Cultura di Galatina farà da cornice a quello che anno per anno sta diventando un appuntamento formativo d’eccezione per piccoli e grandi lettori.

Il tavolo degli origami, il tavolo per la costruzione di pagine, il tavolo “Dalle parole alle immagini”, l’angolo dedicato alla lettura per i piccoli, lo spazio per le scritture sul muro. Queste alcuni dei laboratori per l’occasione. Ed ancora la web radio di Inondazioni.it per una narrazione in tempo reale dell’evento, l’angolo dedicato alla musica e alle letture, gestito da Raffaello Murrone, la Sala Contaldo per le videolettere.
Molto particolare sarà la presentazione del libro d’arte “Multiversi di carta”, costituito da fogli, piegati, strappati, scritti, disegnati in questo periodo e nel giorno stesso dell’evento. Un libro dedicato all’incontro, ai tanti universi personali e istituzionali – tutti di pari dignità- che chiedono di essere ascoltati.

Roberto-cotroneoNel pomeriggio, invece, ci si sposta presso il Cine Teatro Tartaro dove alle ore 18.00 sarà presentato ”Il sogno di scrivere”. Perché lo abbiamo tutti perché è giusto realizzarlo” il libro del giornalista, scrittore e critico letterario Roberto Cotroneo. Modera l’incontro la prof.ssa Daniela Vantaggiato. Diretta web su Inondazioni.it

L’iniziativa rientra nel circuito “La Festa dei lettori” nata nel 2004 con l'intento di "festeggiare" la lettura ed i lettori, portando i libri allo scoperto, nelle piazze e per le strade, nei ristoranti e nei bar, tra le vetrine dei negozi, nei palazzi storici, nei giardini pubblici, nei castelli e nei porti. Gli incontri con gli autori, le letture pubbliche, i giochi per i più piccoli e le tante altre festose iniziative promosse dai presìdi su tutto il territorio nazionale, hanno visto partecipare le scuole (sempre più numerose attraverso la collaborazione dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e di quelli delle altre regioni in cui operano i presìdi), le biblioteche, tante realtà che già operano per la promozione del libro e della lettura ed un pubblico di bambini, ragazzi e adulti, lettori e non lettori.

fonte:g2000.it

 

Sabato 21 maggio, nell'ambito del Maggio dei Libri 2016, presso la biblioteca Comunale Pietro Siciliani di Galatina, il Prof. Maurizio Nocera ricorda l'Aldus (Associazione internazionale di bibliofilia) presieduta da Umberto Eco.

Una mostra – conferenza per ricordare la frequentazione.

L’amore per la scrittura e la passione per i libri, il filo che unisce i bibliofili dell'Aldus, affezionati alla “buona stampa”, all’arte tipografica che dal tedesco Johannes Gutenberg inventore nel 1455 della tecnica dei caratteri mobili giunge fino a Alberto Tallone tipografo, editore e artista che fondò la sua casa editrice nel 1938 a Parigi, per trasferirla successivamente a Alpignano, in provincia di Torino.

“La bellezza di un libro deriva dalla bellezza dell'opera scritta, dalla bellezza della tipografia, della tiratura, della carta” così recita una massima dello scrittore, poeta e saggista francese Charles Peguy… Una massima che certo trova in Maurizio Nocera e in Umberto Eco due convinti sodali.

Info:

clubunescogalatina@gmail.com

3483415616 / 3482746393

 
Di Albino Campa (del 23/03/2011 @ 21:15:36, in Musicando pensieri, linkato 1643 volte)

Ai tempi della sua prima uscita, “Il giorno della civetta”, romanzo breve di Leonardo Sciascia, fece grande scalpore nella sua Sicilia e in tutta Italia. Era la prima volta che un letterato si occupava di mafia. Ancora oggi però, rileggendolo, si scopre che poco o niente è cambiato: la si combatte tutt’oggi la mafia, ma a differenza di allora, sembrano essere aumentati coloro che denunciano con convinzione questa piaga sociale.

 Non è facile parlarne, questo dobbiamo riconoscerlo e immedesimarci una volta tanto in scrittori come Sciascia, che pur trovando il coraggio di portare alle stampe la sua opera scrive ai suoi lettori in una nota: “Non mi sento eroico al punto da sfidare imputazioni di oltraggio e vilipendio; non mi sento di farlo deliberatamente. (…) perciò mi sono dato a cavare, a cavare. (…) è scomparso qualche personaggio, qualche altro si è ritirato nell’anonimo, qualche sequenza è caduta. Può darsi che il racconto ne abbia guadagnato. Ma è certo, comunque, che non l’ho scritto con quella piena libertà di cui uno scrittore dovrebbe sempre godere”.

 

 Ad accompagnare la lettura di una sequenza memorabile del racconto di Sciascia, la colonna sonora del film “Il padrino” del maestro Ennio Morricone.
       
 - Gli uffici fiscali, a quanto vedo, non sono la sua preoccupazione.

- Non mi preoccupo mai di niente – disse don Mariano.

- E come mai?

- Sono un ignorante; ma due o tre cose che so, mi bastano: la prima è che sotto il naso abbiamo la bocca: per mangiare più che per parlare…

- Ho la bocca anch’io, sotto il naso – disse il capitano – ma le assicuro che mangio soltanto quello che voi siciliani chiamate il pane del governo.

- Lo so: ma lei è un uomo.

- E il brigadiere? – domandò ironicamente il capitano indicando il brigadiere d’Antona.

- Non lo so – disse Don Mariano squadrando il brigadiere con molesta, per il brigadiere, attenzione.

- Io – proseguì don Mariano – ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…

- Anche lei – disse il capitano con una certa emozione. E nel disagio che sentì di quel saluto delle armi scambiato con un capo mafia, a giustificazione pensò di aver stretto le mani, nel clamore di una festa della nazione, e come rappresentanti della nazione circonfusi di trombe e bandiere, al ministro Mancuso e all’onorevole Livigni: sui quali don Mariano aveva davvero il vantaggio di essere uomo. Al di là della morale e della legge, al di là della pietà, era una massa irredenta di energia umana, una massa di solitudine, una cieca e tragica volontà: e come un cieco ricostruisce nella mente, oscuro e informe, il mondo degli oggetti, così don Mariano ricostruiva il mondo dei sentimenti, delle leggi e dei rapporti umani. E quale altra nozione poteva avere del mondo, se intorno a lui la voce del diritto era stata sempre soffocata dalla forza e il vento degli avvenimenti aveva soltanto cangiato il colore delle parole su una realtà immobile e putrida?

- Perché sono un uomo: e non un mezz’uomo o addirittura un quaquaraquà? – domandò con esasperata durezza.

- Perché – disse don Mariano – da questo posto dove lei si trova è facile mettere il piede sulla faccia di un uomo: e lei invece ha rispetto… Da persone che stanno dove sta lei, dove sta il brigadiere, molti anni addietro io ho avuto offesa peggiore della morte: un ufficiale come lei mi ha schiaffeggiato; e giù, nelle camere di sicurezza, un maresciallo mi appoggiava la brace del suo sigaro alla pianta dei piedi, e rideva… E io dico: si può più dormire quando si è stati offesi così?

- Io dunque non la offendo?

- No: lei è un uomo – affermò ancora don Mariano.

- E le pare cosa da uomo ammazzare o fare ammazzare un altro uomo?

- Io non ho mai fatto niente di simile. Ma sei lei mi domanda, a passatempo, per discorrere di cose della vita, se è giusto togliere la vita a un uomo, io dico: prima bisogna vedere se è un uomo…

Il giorno della civetta, Leonardo Sciascia, Adelphi, pp 137

Il testo è reperibile, oltre che in tutte le librerie, anche nella biblioteca civica “P. Siciliani” di Galatina e nelle Biblioteche scolastiche del Liceo Scientifico “A. Vallone” e del Liceo Classico “P. Colonna” di Galatina.

 
Michele Stursi

 

 
Di Marcello D'Acquarica (del 13/01/2016 @ 21:11:09, in Recensione libro, linkato 449 volte)

Franco Berrino, Il cibo dell’uomo - La via della salute tra conoscenza scientifica e antiche saggezze, Franco Angeli, Milano, 2015

Nella lettura di questo testo, anche solo in modalità superficiale, si scoprono tanti rimedi naturali, come per esempio quelli contro le afte in bocca, la stitichezza, contro le angine o le otiti dei bambini, e molti altri disturbi.

Pur con i limiti di chi come il sottoscritto non conosce i termini tecnici, specifici degli addetti ai lavori, e che per approfondire, dovrebbe leggersi almeno tutti i testi elencati nella bibliografia, comunque la sua lettura lascia intendere che alla base di tutto è necessario conoscere i fabbisogni essenziali dettati anche dal Dna individuale e soprattutto sapere cosa stiamo ingerendo e per cosa. Poiché “mangiare” non dovrebbe essere il soddisfare la fame bensì prevenire le malattie, e cioè utilizzare il nutrimento come terapia per la nostra salute.

Per esempio, il sale in eccesso è causa di ipertensione, ma ridurlo eccessivamente è pericoloso. Molti studi hanno dimostrato che la mortalità è più alta in chi assume molto sale ma anche in chi ne assume molto poco (pag. 49). Non si danno grassi a chi è gonfio o sale a chi è già contratto.

Il Miso aiuta il sangue ad arrivare fino alle estremità (pag.50). E’ un condimento poco diffuso nelle nostre diete, è ricavato dalla soia. Ha un gusto molto salato, viene usato per condire ed insaporire zuppe, salse, marinate, paté e biscotti. Incredibile ma vero: i semi di zucca, tostati al forno con un po’ d’acqua salata costituiscono un alimento molto rinforzante. Tante sono le proprietà benefiche contenute nella natura, che la medicina ha ampiamente sovvertito con la chimica fino a travisarne gli obiettivi. La polvere di melanzane, per esempio, prima seccata al sole e poi carbonizzata al forno, risolve rapidamente il mal di testa. Il riso è un ottimo anti infiammatorio, contiene polifenoli, i più potenti antiossidanti naturali. La cefalea si combatte anche con il digiuno, la crema di riso con il gomasio (un condimento a base di semi di sesamo e sale, talvolta arricchito con semi di canapa e frammenti di alga), viene spesso utilizzato per esaltare il sapore di verdure cotte, insalate, carni e (soprattutto) per insaporire il riso bollito, come valida alternativa al sale puro.  Contro la nausea vanno bene le gallette di riso integrale con il sale.

La causa principale dell’osteoporosi non è la mancanza di latticini in alimentazione ma l’eccesso di proteine
animali. Queste rendono acido il sangue e l’osso libera dei sali basici di calcio per tamponare l’eccesso di acidità. (pag.22) Le ossa hanno le funzioni di equilibrio dei sali minerali.
La  masticazione è una meditazione, una presa di coscienza. Proprio adatto a quelli come che invece non hanno tempo da perdere e mangiano in fretta a volte senza masticare, e anche se oramai è tardi e i danni sono fatti, mi rendo conto di quanto sia importante. Masticare è elevazione, coscienza del sé. La masticazione addomestica l’animale che è in noi. E’ preghiera.

Queste sono alcune “immagini” che mi hanno colpito leggendo questo libro. Chi volesse approfondirne il significato ovviamente deve prendersi la briga di leggerlo, magari prendendolo in prestito in biblioteca. Il sacrificio merita, ne va della nostra salute.

Marcello D’Acquarica

 

In occasione delle festività natalizie, la biblioteca Giona, Presidio del libro Noha-Galatina, il 21 dicembre alle ore 17.00 organizza "PAROLE, COLORI E NOTE IN FESTA", una serata di giochi e letture animate a cura di Raffaele Margiotta - Compagnia Theatrum.

Eleonora Longo

Dirigente scolastico I.C. POLO 2 Galatina

Referente Presidio del Libro - biblioteca Giona - Noha/Galatina 

 

 

 

 

 
Di Redazione (del 29/10/2015 @ 20:37:58, in Comunicato Stampa, linkato 519 volte)

Sabato 31 ottobre, a partire dalle ore 9:30,  il Campus scolastico di Galatina ospiterà la Festa cittadina dei lettori. Un appuntamento formativo d’eccezione per piccoli e grandi lettori che,  per il terzo anno consecutivo, l’Assessorato alla Cultura promuove nell’ultima settimana di ottobre, in continuità con la proposta dell’Associazione dei Presidi del libro di Noha-Galatina e la collaborazione della biblioteca comunale Pietro Siciliani.

Le scuole, vere protagoniste dell’evento, animeranno il luogo della festa con  tante attività culturali  dedicate  alla   Parola sacra:… Concon, tema proposto dal locale  Presidio nell’ambito dell’11. edizione della festa nazionale dei lettori che si tiene a fine settembre.

In calendario sono presenti reading, incontri e  performance varie. Per l’occasione un pullman della ditta Tundo si trasformerà in uno spazio laboratoriale. Non mancheranno alcune  iniziative per  onorare la ricorrenza dei 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri.

Nel corso della manifestazione  si esibiranno il coro diretto da Anna Arces del progetto “Musicaingioco.net” e Luca Congedo e Fabrizio Forte in una performance ritmico- musicale.

Alle ore 10:00, presso l’auditorium del Liceo scientifico Antonio Vallone, l’Assessore alla Cultura Daniela Vantaggiato e gli studenti incontreranno  lo scrittore  Fabio Genovesi, vincitore del Premio Strega Giovani 2015 con "Chi manda le onde", grazie alla collaborazione con la libreria Idrusa di Alessano. Precederà l’incontro un concerto a cura dei docenti di strumento della scuola media “G. Pascoli”.

La terza edizione della festa cittadina dei lettori si avvale, altresì, dei contributi  della Protezione Civile, della Pro-loco e dei Volontari del Servizio Civile Nazionale – Progetto Reading 2014.  Il servizio navetta per il trasporto dei piccoli lettori  è garantito dagli scuolabus comunali.

Ufficio Stampa del Comune di Galatina

 
Di Redazione (del 18/04/2017 @ 20:33:49, in Comunicato Stampa, linkato 366 volte)

Anche quest’anno, con l’arrivo della primavera, riparte il progetto “Io vado a scuola col Piedibus”, promosso dai volontari del Servizio Civile Nazionale - Progetto MONITOR 4015. L’iniziativa ha lo scopo di contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico attorno alle scuole attraverso azioni concrete di mobilità sostenibile, di contrastare la sedentarietà dei bambini ed aiutarli ad acquisire abilità pedonali.

Il Piedibus, un autobus che va a piedi, è formato da una carovana di bambini che si recano a  scuola in gruppo, accompagnati dai volontari del progetto “Monitor 4015”, dalle insegnanti e dai genitori che hanno aderito all’iniziativa. La carovana di bambini segue un percorso prestabilito raccogliendo i passeggeri alle fermate predisposte lungo il cammino, rispettando l’orario previsto.

Aderiscono all’iniziativa i Poli I, II e III del Comune di Galatina coinvolgendo gli alunni delle classi III, IV e V della scuola primaria.

POLO I – Il Piedibus del Polo I di Galatina sarà attivo ogni mercoledì a partire dal 26 aprile fino al 31 maggio. Il “Capolinea Timo” sarà in Piazza della Stazione, la partenza è alle ore 8:00. Il Piedibus percorrerà Corso Re D’Italia con “Fermata Leccio” nei pressi della biblioteca comunale alle ore 8:15, procederà, quindi, lungo Corso Principe di Piemonte e, attraversando Piazza Fortunato Cesari, giungerà a scuola (“Arrivo Ulivo”) alle ore 8:25.

POLO II – La linea Piedibus del Polo II di Noha si svolgerà ogni martedì e giovedì a partire dal 20 aprile fino al 25 maggio. Il “Capolinea Mirto” sarà in Piazza XXIV Maggio (lato Via Calvario), la partenza è alle ore 7:55. Il Piedibus percorrerà Via S.Rita, Piazza S. Michele, Via Pigno, Via Carso con “Fermata Rosmarino” presso la Scuola Materna San Michele Arcangelo alle ore 8:05. Procederà, quindi, lungo Via Tiziano e giungerà a scuola (“Arrivo Alloro”) alle ore 8:13.

POLO III – Il Piedibus del Polo III di Galatina si svolgerà ogni lunedì e venerdì a partire dal 21 aprile fino al 29 maggio. Anche la linea Piedibus di Galatina sarà un percorso tra i profumi aromatici della nostra Macchia Mediterranea. Dal “Capolinea Mirto”, in Largo Bianchini (Chiesa S. Biagio), con partenza alle 7:45, il Piedibus percorrerà Via Tasso con “Fermata Rosmarino” presso l’ex mercato ortofrutticolo alle ore 8:00, proseguirà per Via Parma svoltando in Via Soleto e, costeggiando la Piazza Giovanni Fedele, giungerà a scuola (“Arrivo Alloro”) alle ore 8:15.

 
Di Paola Congedo (del 09/02/2014 @ 20:28:36, in Eventi, linkato 1092 volte)
Immagine
Ultimi appuntamenti dedicati alla Shoah:
- lo sguardo lucido e partecipe dello storico nell'incontro con Bruno Maida, martedì alle 10,00 nella scuola di Noha;
- la passione, il dolore e la capacità di guardare il cielo, nonostante tutto, nella mostra dei libri d'artista del Presidìo del Libro di Sannicola, nella biblioteca Giona di Noha, fino a venerdì. Vi aspetto tutti, non mancate!
 

I volontari del progetto “In reading 2015” del Servizio Civile Nazionale di Galatina, in occasione del III Weekend Orsiniano, organizzato dall’associazione “Club per l’Unesco”, tenutosi presso il Teatro Tartaro nei giorni 1 e 2 aprile, hanno prestato servizio di accoglienza agli alunni delle classi secondarie di Galatina e della scuola secondaria di primo grado di Soleto.

Proseguendo nell’attività, da venerdì 7 aprile, è stato avviato il progetto “La biblioteca incontra”, un’iniziativa che si terrà nel reparto pediatrico dell’ospedale “Santa Caterina Novella”. I volontari, affiancati dalle associazioni “Portatori sani di sorrisi” e da “Libere Associazioni”, giocano con i bambini presenti nel reparto, spaziando con letture animate di fiabe, filastrocche e storie, aiutandoli a superare la monotonia della degenza in ospedale, donando sorrisi e spensieratezza.

Inoltre, il 22 aprile in occasione della “Giornata mondiale Unesco del libro e del diritto d’autore”, presso la biblioteca comunale “P. Siciliani” di Galatina, i volontari porteranno a termine il progetto “La pagina che non c’è” iniziato nel mese di gennaio. Il laboratorio è rivolto agli alunni delle scuole secondarie di primo grado del Comune di Galatina e consiste nel reinventare il finale di un libro permettendo ai ragazzi di essere piccoli scrittori, sviluppando le competenze della comunicazione nella madrelingua.

Una giuria, composta da docenti e da esperti, premierà l’elaborato più piacevole, che verrà in seguito pubblicato sui giornali online.

Vi aspettiamo numerosi!

 

I volontari “In Reading 2015”:

Luana Antonica

Jolanda Dolce

Sara Cuppone

Camilla Palombini

 

Tre giornate programmate dalla Città di Galatina, Assessorato alla Cultura, con il contributo della Regione Puglia, Assessorato Mediterraneo, Cultura e Turismo, e la collaborazione del Club UNESCO di Galatina, ricche di appuntamenti per promuovere interesse, studio e ricerca intorno all’unicità della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria e del suo ciclo di affreschi.

Il 21, 22 e 23 novembre la Chiesa - per vastità dei suoi cicli pittorici seconda solo alla Basilica di San Francesco d’Assisi - e i suoi affreschi, che da tempo attirano l’attenzione di importanti critici e storici dell’arte, saranno al centro di una serie di azioni il cui obiettivo fondante, nelle intenzioni del Comune di Galatina e del locale Club UNESCO, è promuoverne non solo la conoscenza presso il più vasto pubblico, ma soprattutto promuoverne lo studio, primo passo del complesso iter necessario per ottenere il riconoscimento internazionale UNESCO e la sua iscrizione nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità. Non solo, le iniziative previste – mostra, installazione virtuale, lectio magistralis e ricostruzioni storiche – intendono agire a sostegno della prossima creazione di un Centro Studi sulla Basilica di Santa Caterina d'Alessandria presso il Polo Biblio-Museale Comunale.

La manifestazione avrà inizio venerdì 21 novembre alle ore 18:00 con una tavola rotonda presso la Sala “Celestino Contaldo” del Palazzo della Cultura in Piazza Dante Alighieri. L’incontro avrà come oggetto lo studio della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, simbolo della forte presenza della famiglia Orsini nel nostro territorio. Al dibattito, moderato dall'Assessore alla Cultura del Comune di Galatina Prof.ssa Daniela Vantaggiato, partecipano i Proff. Giancarlo Vallone, Benedetto Vetere e Loris Sturlese dell’Università del Salento e il Dr Antonio Cassiano direttore emerito del Museo Provinciale di Lecce . L’appuntamento, che registra la presenza di un’ospite d’onore, la Prof.ssa Maria Paola Azzario, Presidente della FICLU (Federazione Nazionale dei Centri UNESCO) e Membro della Commissione Nazionale UNESCO del Ministero degli Esteri, rappresenta una tappa del progetto di valorizzazione di S. Caterina, elaborato dal Comune di Galatina e sostenuto dalla Regione Puglia, che si è avviato negli ultimi mesi con la collaborazione di altri studiosi, della stessa Basilica e del Club UNESCO di Galatina.Alle ore 20:00 sempre all’interno del Palazzo della Cultura verrà inaugurata "Di cieli e di mondi: tra Medioevo e Rinascimento in Terra d'Otranto", mostra di documenti e libri rari a cura del dott. Luca Carbone, in collaborazione con le dott.sse Beatrice Chezzi ed Elisa Moro e con la partecipazione delle cooperative "Libermedia" e "Le pagine". La mostra si articola su più livelli: come in un viaggio nel tempo, i volumi esposti, incunaboli e cinquecentine di uno dei più ricchi e preziosi repertori di Puglia, si propongono di riesplorare i territori di studio e d'interesse che sono maturati in lunghi secoli, nel Salento ed a Galatina in particolare, grazie alla confluenza di molteplici influenze: ebraiche, greco-bizantine, arabe e latine; da qui anche il titolo della mostra che rimanda alla molteplicità di visioni del cosmo e dell'uomo, che si sono confrontate, scontrate, amalgamate tra medioevo e rinascimento. All'esposizione dei volumi si affiancheranno, grazie alla collaborazione dello spin-off dell'Università del Salento AVR-MED (Augmented Virtual Reality for Medicine), due postazioni in cui viene utilizzato un prototipo sperimentale per sfogliare i volumi pregiati, e digitalizzati, senza usare supporti fisici. Sempre grazie a questa applicazione verranno per la prima volta offerti alla consultazione di un più vasto pubblico anche quaderni e registri dove lo studioso Pietro Cavoti ha raccolto relazioni, corrispondenze, mappature e disegni concernenti la Basilica di Santa Caterina. E poi ancora alcune delle pergamene originali di età orsiniana custodite dal Museo Cavoti, e per la consultazione, uno scaffale degli studi orsiniani e cateriniani sinora prodotti, disponibili nei Fondi della biblioteca Siciliani, il tutto accompagnato da materiali illustrativi e didascalici; la mostra sarà visitabile fino al 6 dicembre.La seconda giornata del weekend Orsiniano, sabato 22 novembre, si aprirà con Philippe Daverio, insigne storico dell’arte, il quale a partire dalle 17:30 sarà a disposizione nella Sala del Sindaco a Palazzo Orsini per un incontro con giornalisti (è richiesto l’accreditamento), studenti ed addetti ai lavori. A seguire, alle 19:00, il Prof. Daverio terrà all’interno della Basilica, una Lectio Magistralis sulla Basilica di S.Caterina d'Alessandria a Galatina, “una meta leggendaria".

 A seguire, sempre all'interno della chiesa, si potrà fruire dell'installazione "Virtual Reality Experience" conla visita allo spazio Dune Cube del consorzio CETMA di Brindisi, per fare una singolare esperienza della Basilica e dei suoi affreschi; grazie alla collaborazione sinergica tra ingegneri, architetti, informatici, modellatori 3D e professionalità accademiche, come storici ed archeologi, il dispositivo Dune Cube permetterà di fare una esperienza di realtà virtuale in ambito culturale,  grazie a scenari e soggetti 3D ad alto impatto visivo e scientificamente validati.

Il weekend si conclude domenica 23 novembre con i festeggiamenti civili e religiosi: in Piazzetta Orsini, nelle Corti e nelle vie del Centro Storico i cantastorie di “Raccontami Sherazade” reciteranno racconti ed aneddoti del ‘300 e ‘400 galatinese; saranno inoltre disponibili visite guidate presso la Basilica.La manifestazione è patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali , dalla Federazione  Nazionale dei Centri UNESCO (FICLU), e dalla Federazione Europea dei Clubs e Centri UNESCO (FEACU), ed è stata organizzata in collaborazione con l'Università degli Studi del Salento, l'Accademia Belle Arti di Lecce, la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, il Club UNESCO di  Galatina,  la Sezione di Storia Patria di Galatina,  iI Centro di Studi Orsiniani,  il Centro Studi Salentini.

Info

Club UNESCO Galatina

clubunescogalatina@gmail.com
Segreteria cell.348.2746393

Ufficio Stampa cell. 338.83221161

 

Domenica 20 dicembre p.v., dalle ore 16.00, in piazza San Pietro a Galatina, scenderà la magica atmosfera del Natale; per alcune ore la splendida Chiesa Matrice farà da suggestiva cornice al sogno dei più piccini... incontrare Babbo Natale.

L'evento, "Il magico villaggio di Babbo Natale", organizzato dalla Sezione di Galatina dell'Associazione Arma Aeronautica e patrocinato dall'Assessorato alle Attività Produttive e Commerciali, sarà un'occasione unica per rilassarsi e divertirsi.

Piazza San Pietro, per una sera, si trasformerà in un luogo fatato, dove rivivere con tutta la famiglia l’incredibile atmosfera della festa più amata dai bambini… e non solo.

Ci saranno tante attività, giochi, spettacoli, gonfiabili di varie forme, laboratori creativi e didattici, animazione, musica, divertimento, gioco libero e tanta, tanta magia...

"Il magico villaggio di Babbo Natale" sarà un luogo magico, dove i visitatori potranno godersi la magia del periodo più bello dell’anno e allo stesso tempo fare del bene: ospiteremo infatti l'Associazione "Portatori sani di Sorrisi" di Pierangelo Muci che, previo la corresponsione di un obolo volontario, distribuirà i "Calendari del Sorriso"; il ricavato verrà interamente devoluto al progetto della "biblioteca Sociale" (piazza F. Cesari) e soprattutto alla ristrutturazione di ogni singola stanza del reparto Pediatrico dell'Ospedale Santa Caterina Novella di Galatina.

Avremo l'onore di ospitare anche l'Associazione culturale "Teste Di Legno" che allieterà con maestria e con una carica enorme di simpatia i tantissimi bambini con divertentissimi laboratori.

E, come se già non bastasse, avremo con noi le splendide ragazze dell'Accademia di Musica Moderna "Vocal Academy" magistralmente dirette da Anita Tarantino.

A questo punto, aspettiamo solo Voi...

Ah!!! dimenticavo, tutto questo sarà assolutamente gratuito...

Russo Piero

 
Di Redazione (del 21/11/2016 @ 19:42:18, in Comunicato Stampa, linkato 292 volte)

«Ascoltate ragazzi, penso che dovreste sapere la verità secondo me: questa missione non è mai stata designata al successo. Se fossero sinceri ce lo direbbero. Ci direbbero che con tutta la gente che muore, chissenefrega dell’arte. Ma sbagliano. Perché è per questo che noi combattiamo, per la nostra cultura, e per il nostro stile di vita. Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti, e la loro storia, è come se non fossero mai esistite, solo ceneri, che galleggiano. Quello che vuole Hitler, ed è la sola cosa che non possiamo permettergli.»

(George Clooney, Monuments Men)

 

Li chiamavano “Monuments Men”. Erano soldati, tanto coraggiosi quanto improbabili. Un esiguo platone di topi di biblioteca, colti e appassionati, arruolati all’esercito alleato durante il secondo conflitto mondiale e spediti nell’Europa in fiamme con una missione precisa: salvare i capolavori dell’arte.

 

L’iniziativa “The Monuments People” nasce, traendo spunto da questa storia – se pur diversa e con attori/protagonisti diversi –, dalla volontà di un gruppo di Guide Turistiche Abilitate - Regione Puglia di voler dare un contributo attivo alla tutela del Patrimonio Culturale del centro Italia colpito/segnato dal terremoto del 24 agosto 2016 e che a tutt’ora provoca danni nel territorio, non ultime le scosse del 30 ottobre 2016.

Le guide, in veste di soldati arruolati alla cultura, promuovono un grande evento con una varietà di tour guidati per il mese di dicembre 2016. Sul sito www.themonumetspeople.it o su Facebook è possibile consultare gli itinerari culturali o l’apertura straordinaria dei monumenti dislocati sul nostro territorio dal Gargano al Salento. La quota versata dai partecipanti all’iniziativa, verrà devoluta al restauro delle opere del Museo Civico “Cola Filotesio” di Amatrice.

Andrea Panico

 
Di Andrea Coccioli (del 02/08/2016 @ 19:38:36, in Comunicato Stampa, linkato 533 volte)

Sig. Russo Piero Luigi,

dalla sua invettiva emerge che io sia al centro di quasi tutta l’attività amministrativa svolta, secondo Lei, con poca attenzione in questi quattro anni. Al di là delle sue opinioni personali nelle quali evidentemente non mi riconosco, ritengo di poterle rispondere per le questioni di mia competenza.

Credo che i cittadini abbiano elementi per valutare serenamente l’operato dell’Amministrazione Montagna e dei miei tre anni e mezzo di impegno amministrativo. Da parte mia, Le posso dire che ho vissuto e vivo felicemente la vita sociale di Galatina uscendo per le strade, frequentando le piazze, le attività commerciali, incontrando persone, salutando e parlando con tutti i quali mi hanno onorato della loro stima, amicizia, conoscenza. E sono tantissimi, fortunatamente. Sig. Russo Piero Luigi, la mia serenità d’animo, la mia voglia di continuare a fare, a tessere relazioni, a dialogare con tutti e impegnarmi per migliorare la nostra comunità non si fermerà certo davanti alla sua rabbia e invettiva contro la mia persona. Può star certo.

Vivo a Galatina, e io e mia moglie abbiamo scelto di far crescere i nostri figli a Galatina e le posso assicurare che farò di tutto perchè loro possano amare e rispettare questa Città. Lo farò, come ho sempre fatto in vita mia, impegnandomi nel sociale, in politica e cercando di dare esempi positivi.

Ma andiamo in ordine.

Risponderò punto punto alle sue critiche quando di mia stretta competenza. Ad alcune delle sue considerazioni tra l’altro , in questi anni di amministrazione Montagna, è stata data già risposta attraverso risposte alle interrogazioni consiliari oppure attraverso note scritte pubblicate sulle varie testate giornalistiche, ma certamente, repetita iuvant.

La ‘Lampada senza luce” di Gaetano Martinez. Si è provveduto a ristrutturare l’intero vano pompe, sono stati sistemati tutti gli impianti idrici e l’impianto elettrico mettendo nelle condizioni l’impresa di effettuare anche manutenzione continuativa per un anno. L’importo era comprensivo di IVA e manutenzione per un anno. Si è fatta regolare gara d’appalto, come sempre con trasparenza e  rispettando la legge. Ora la fontana funziona. Piuttosto dovremmo prenderci un po’ tutti cura di quel bene prezioso che ci ha lasciato Gaetano Martinez, rispettando e facendo rispettare semplici norme di convivenza civile come evitare di buttare nella vasca cicche, cartacce o altro ancora. Sarebbe altrettanto importante punire chi non rispetta i beni pubblici.

Rup per questioni di carattere economico-finanziario. La professionista in questione è stata incaricata con regolare procedura messa in atto dalla dirigente dott.ssa Rita Taraschi, persona sempre scrupolosa e attenta alla corretta applicazione delle norme. Il lavoro della professionista in questione è finalizzato a reperire risorse finanziarie a disposizione dell’ente. Si è reso  necessario procedere con una ricognizione delle disponibilità residue a valere sui mutui già concessi dalla Cassa Depositi e Prestiti le cui opere sono state concluse. Lavoro mai svolto in precedenza, molto meticoloso ed espletato con grande impegno.

In particolare tale procedura consiste nel richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti le erogazioni a saldo per quei mutui che presentano una disponibilità residua pari o inferiore a 5.000,00 € o nel caso di importi residui pari al 5% del mutuo a suo tempo concesso.

Il lavoro di ricognizione, che è stato espletato per il 50%,  ha portato i seguenti esiti:

somme per le quali è possibile richiedere l’erogazione a saldo: € 76.957,35;

somme che possono essere destinate alla riduzione del prestito originario ovvero ad un diverso utilizzo, nuovi investimenti senza incrementare il debito: € 247.684,69

Questa ultima somma è stata destinata alla riorganizzazione degli ambienti del tribunale per ospitare uffici amministrativi del Comune tra i quali Ufficio LLPP, Urbanistica, Vigili Urbani, Anagrafe e Ufficio Commercio. La nuova organizzazione degli uffici all’ex tribunale porterà indiscutibili vantaggi all’utenza in quanto  un unico luogo ospiterà più uffici e servizi a disposizione anche di utenza con difficoltà motorie. Purtroppo, attualmente, pochissimi uffici sono accessibili ai diversamente abili.

Palestra di via Montinari. Abbiamo inaugurato la palestra perchè i lavori conclusi dovevano subito portare al suo immediato utilizzo. Non si è ancora utilizzata per due motivi. Primo le società sportive di pallavolo e basket ritengono vada prima migliorato il terreno di gioco con altra superficie idonea. Due, serve maggiore collaborazione di tutti per dare seguito alle volontà politiche di un completo utilizzo delle strutture pubbliche. Non va bene che una struttura pubblica rimanga chiusa per molto tempo. L’autocritica è necessaria.

Centro Polivalente di Viale Don Bosco. La struttura è agibile, sono stati terminati i lavori appaltati e viene regolarmente utilizzata da chi ne fa richiesta. Sono stati già organizzati corsi di teatro, spettacoli di vario genere, feste, concerti e conferenze.

La struttura è stata intitolata a Pierantonio Colazzo per volere dell’Amministrazione Coluccia.

Asilo di viale Don Bosco. Abbiamo ereditato duemila problemi, quindi testa bassa e pedalare. E’ stato compiuto un grande sforzo organizzativo per risollevare il cantiere e aprire l’asilo. Ora l’asilo funziona.

Corso Porta Luce e pista ciclabile. Corso Porta Luce è parte del finanziamento PIRU-Piano Integrato Riqualificazione Urbana. E’ stato migliorato il progetto anche con la realizzazione di una pista ciclabile. Prima dell’amministrazione Montagna, Galatina aveva zero Km di piste ciclabili. Ora, grazie alla realizzazione della tangenziale sud-ovest e al miglioramento di Corso Porta Luce, possiede circa 2,5 km. E’ chiaro che ci deve essere la volontà dei cittadini e della politica per continuare a tracciare piste ciclabili se vogliamo rendere Galatina più ecosostenibile e favorire una mobilità dolce e più rispettosa dell’ambiente. La realizzazione di un ulteriore piccolo tratto di pista ciclabile tra angolo Corso d’Enghen- Corso Porta Luce passando da via Ugo Lisi - Ex Tribunale (in prossimità degli Uffici Pubblici), permetterebbe di collegare la tangenziale a tutto il Centro Storico, già zona a traffico limitato. Personalmente mi rallegro quando vedo le persone pedalare in sicurezza nella Città.

Utenze e canoni per telefonia e reti di trasmissione. C’era da fare una piccola rivoluzione. Ci stavamo provando ma non abbiamo finito il lavoro iniziato. Non conosco i dati dei primi sei mesi del 2016. Non ci sono stato. Mi sono dimesso a gennaio. Posso solo dirle che non ho mai utilizzato una scheda telefonica del comune, anche se assegnatami. Ho sempre e solo utilizzato una scheda telefonica con traffico dati pagata personalmente. Il mio numero privato era ed è anche pubblico e segnalato, sin dal 2012, sul mio profilo del sito istituzionale del Comune di Galatina.

Concerto del 27 agosto 2015 in piazza Falcone e Borsellino. Grazie alla sinergia tra diverse associazioni ad agosto del 2015 è stata organizzata una bella rassegna di arte, e cultura giovanile. Tra le diverse associazioni che hanno contribuito alla organizzazione degli eventi, c’è stata la partecipazione dell’Associazione Guerriglia Culturale che ha anche curato l’organizzazione del concerto in piazza Falcone e Borsellino. A un certo punto della serata per pochissimi minuti e prima di essere allontanato dal palco, uno dei componenti di uno dei gruppi rap che si sono esibiti ha urlato al microfono frasi irrispettose e volgari. Sia io, sia  i componenti dell’associazione giovanile Guerriglia Culturale, abbiamo preso nettamente le distanze dal ragazzo maleducato che ha offeso i presenti al concerto.

Sig. Russo Piero Luigi, nelle amministrazioni pubbliche succedono tante cose. C’è chi è bravo ad intercettare fondi pubblici, chi a programmare interventi di pubblica utilità, chi a progettare.  Poi bisogna realizzare gli interventi. Spesso in un unico mandato amministrativo non si riescono ad evadere tutte le fasi di un’idea. Noi abbiamo finito lavori iniziati da altri, certamente, ma abbiamo anche adeguato progetti poco completi, poi li abbiamo appaltati e  li abbiamo terminati. Abbiamo utilizzato le risorse del PIRU e del PIRP (Amministrazione Antonica), abbiamo appaltato e realizzato lavori, abbiamo recuperato fondi pubblici per evitare gli allagamenti nel rione Italia, abbiamo recuperato fondi pubblici per dare nuova vita allo storico Teatro Cavallino Bianco e altro ancora. Non è semplice, l’Italia è un paese che sta cercando la strada della semplificazione. Le complicazioni amministrative impongono l’acquisizione di pareri di molti enti pubblici ognuno con le sue peculiarità, le sue esigenze. Tanta burocrazia inutile frena il fare e la strada per arrivare a risultato è sempre più in salita. In tutto questo è stato fatto tanto. Perciò, giusto perché ripetere aiuta, Le allego le cose fatte perché è sempre meglio essere ricordati per le cose fatte anziché per le cose dette. Inoltre mi piace ricordare, anche a me stesso, che “Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il ….FARE”.

Di seguito riporto i più significativi interventi effettuati e lo stato di definizione degli stessi da giugno 2012 a luglio 2016:

Lavori Pubblici

 

Ristrutturazione Cine Teatro Cavallino Bianco. I lotto funzionale

Importo progetto I lotto funzionale: 1.300.000,00 euro

Regione Puglia: 800.000,00 euro

Comune Galatina: 500.000,00 euro

Lavori completati

Inaugurazione Teatro effettuata il 28 novembre 2015.

 

Adeguamento e miglioramento rete fognatura bianca Rione Italia

Importo progetto: 700,000,00 euro

Finanziamento: Regione Puglia

Lavori completati

 

Scuole. Tutti gli istituti comprensivi. Poli 1, Polo 2, Polo 3

Interventi di manutenzione straordinaria scuole Galatina e frazioni

Importo totale progetti: 500.000,00 euro

Finanziamento: Comune di Galatina e Ministero

Lavori completati

 

Riqualificazione ed efficientamento Scuola Noha e aree adiacenti.

Importo progetto: 400.000,00 euro

Finanziamento: Regione Puglia. Importo da restituire in 10 anni senza interessi.

Lavori completati

 

Progetto di messa in sicurezza e rifacimento via Bianchini.

Primo di tre interventi previsti ognuno di 250.000,00 euro.

Importo progetto: 250.000 euro

Finanziamento: Regione Puglia (49%) e Comune di Galatina (51%)

Lavori completati

 

Progetto di pavimentazione stradale e pubblica illuminazione.

Importo progetto: 300.000,00 euro

Finanziamento: Comune di Galatina

Lavori completati

 

Progetto di riqualificazione Corso Porta Luce.

Rifacimento e riqualificazione di Corso Porta Luce, Sostituzione Illuminazione pubblica con Pali Artistici, Realizzazione Pista ciclabile, Rifacimento tappetino stradale, Nuovo rondò incontro via d’Enghien.

Importo progetto: 250.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

Lavori completati

 

Progetto di riqualificazione via principessa Iolanda, via Caforo angolo piazza Alighieri, via Giuseppina del Ponte.

Importo progetto: 250.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

Lavori completati

 

Centro Polivalente viale don Bosco

Finanziamento: PIRU

Struttura inaugurata e utilizzata.

 

Asilo Nido viale don Bosco

Finanziamento: PIRU

Lavori completati

L’asilo è utilizzato e perfettamente funzionante.

 

Palestra via Montinari

Finanziamento: PIRU

In attesa di essere concessa in uso.

 

Ristrutturazione Cine Teatro Cavallino Bianco. II lotto funzionale

Adeguamento funzionale torre scenica e utilizzo completo dei palchi.

Importo progetto II lotto funzionale: 800.000,00 euro

Regione Puglia: 800.000,00 euro

Lavori da appaltare. Procedure di Gara d’appalto avviate.

 

Progetto riqualificazione Ex convento Santa Chiara.

Importo progetto: 1.000.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

Lavori in corso.

 

Progetto di Riqualificazione basolato centro storico.

Importo progetto:  500.000,00 euro

Finanziamento: PIRU

Gara effettuata e aggiudicata

Lavori in corso.

 

Di seguito alcune delle iniziative che hanno coinvolto il settore SPORT:

Utilizzo delle palestre scolastiche comunali

E’ stato difficile coordinare e definire il calendario dell’utilizzo delle palestre scolastiche comunali, ma ogni anno con l’impegno e la volontà di tutte le società sportive si è definito il calendario di utilizzo  degli spazi sociali per lo sport.

 

Festa dello Sport 2014

La festa dello Sport “Sport Day 2014” ha visto la partecipazione di tante società sportive e di tanti ragazzi delle scuole degli istituti comprensivi. E’ stata una tre giorni di sport e partecipazione nello scenario della villetta San Francesco.

 

Festa dello Sport 2015

Festa dello Sport organizzata in collaborazione con SALENTIADI, le olimpiadi del Salento. Bellissimo evento sportivo interamente organizzato presso il complesso sportivo del Palazzetto dello Sport.

 

Green Olympic Games

Progetto che oltre a sensibilizzare sulla corretta separazione dei rifiuti per un ambiente migliore ha promosso i valori dello sport tra i più giovani.

 

Struttura Sportiva di Noha

La struttura sportiva di Noha ha ricominciato a vivere grazie all’impegno di alcune società sportive che l’hanno riaperta e ora quotidianamente è al servizio dei cittadini.

 

Patrocinio e contributi economici a varie iniziative sportive

E’ stato un piacere e un onore patrocinare numerosissime iniziative sportive tenutesi in questi anni. Un grazie va a tutte le numerosissime società sportive che iniettano energia positiva nel tessuto sociale alimentando lo spirito sportivo dei galatinesi.

 

Di seguito alcune delle iniziative che hanno coinvolto il settore POLITICHE GIOVANILI:

Chiostro d’Estate. Estate 2012

Concerti, presentazioni di libri, convegni, spettacoli teatrali e musicali nella cornice del Chiostro dei Domenicani, scenario  suggestivo ed entusiasmante. Una serie di artisti e iniziative differenti, da Cesko degli Après la Classe al cantante folk milanese Andrea Labanca, passando per serate jazz, convegni, proiezioni di film d'epoca, dj set di artisti locali e il suggestivo concerto di Mino De Santis.

 

Festa della musica. Giugno 2013

Musica, cultura e arte. Queste le parole chiave della prima edizione a Galatina della Festa Europea della Musica. Dal 21 al 23 giugno 2012 sono stati tre giorni di musica tra rock, pop, hip-hop e musica popolare, presentazione di libri e una mostra di fumetti a cura di Lupiae Comix. Il tutto è stato realizzato all'interno del Chiostro del Palazzo della Cultura di Galatina e in piazza Galluccio. Tra i vari gruppi presenti alla manifestazione, I TOROMECCANICA e la GIOVANE ORCHESTRA DEL SALENTO, diretta da Claudio Prima. E’ stata notevole la presenza di giovani musicisti come i PLUG IN, CAMDEN TRIO, DYING PURPLE, T.GARAGE, SOOP & NINTAI e l’ORCHESTRA SPARAGNINA.

 

Ciclofficina sociale presso Mercato Coperto

Grazie alla collaborazione di alcune associazioni è nata all’interno del mercato coperto la CiclOfficina Sociale, spazio di socialità, incontro e condivisione. Un luogo dove promuovere la mobilità lenta e sostenibile, il riuso, il riciclo e la partecipazione attiva.

 

Mercato S…coperto,

Manifestazione realizzata all’interno dell’ex sede del Mercato Coperto in via Principessa Iolanda. Proposta rivolta al mondo giovanile della città che ha bisogno di spazi destinati alla socializzazione. L’iniziativa ha coinvolto le associazioni culturali della Città. L’iniziativa ha avuto lo scopo di rivitalizzare uno spazio di proprietà comunale in disuso, situato al centro della città e che già in passato è stato luogo deputato ad iniziative di partecipazione giovanile .All’interno dell’ex mercato coperto si sono svolti incontri d’autore, musica ed happening di discussione scientifica divulgativa.

 

Servizio civile nazionale

In tre anni più di venti ragazzi hanno lavorato presso il Comune di Galatina sviluppando progetti nei settori delle Politiche giovanili, biblioteca Comunale, Museo e Ambiente. Il servizio civile è una iniziativa fondata sui principi della solidarietà sociale e vede i giovani i primi promotori del processo di partecipazione, in grado di trasformare una società in cui il cittadino è solo colui che riceve un freddo ed astratto servizio ad una società in cui tutti hanno la possibilità di essere attivi e socialmente utili.

 

Rassegna Giovanile NOTE A MARGINE

Note a Margine è stata una Rassegna “periferica” che ha avuto l’obiettivo di coinvolgere ed includere le Periferie della città come luoghi di riferimento alternativi e vitali, da un punto di vista non solo urbanistico ma soprattutto umano e sociale. Luoghi che spesso ispirano forme d'arte e   movimenti  sociali  rappresentanti  di un vero e proprio sottobosco multiculturale e multietnico,  un workinprogress costante e perpetuo, un laboratorio continuo. Spazi inespressi e inascoltati  da recuperare e trasformare, da aiutare ad emergere.

Con l'aiuto dell'associazionismo giovanile è stato scelto di selezionare alcuni “interlocutori d'eccezione” che grazie ai loro contributi hanno potuto affrontare il tema della periferia in luoghi prettamente periferici  attraverso dei  personali  approcci che spaziano dal  mondo della musica a quello del cinema, dal  teatro alla letteratura, al cibo ai graffiti, dall’hip hop alla street art. La ciliegina sulla torta è stata l’opera regalata alla Città di diversi artisti di graffiti che hanno abbellito, con la loro arte, il muro della scuola di via Ugo Lisi.

 

Cordiali saluti

Andrea Coccioli

 
Di Redazione (del 20/04/2017 @ 18:53:15, in Comunicato Stampa, linkato 231 volte)

Il progetto è rivolto agli alunni delle scuole secondarie di primo grado del Comune di Galatina, e si propone di sviluppare una delle otto competenze chiave, nello specifico “la comunicazione nella madrelingua”, ovvero la capacità di esprimere e interpretare concetti, pensieri, sentimenti, fatti e opinioni in forma sia orale che scritta (comprensione orale, espressione orale, comprensione scritta ed espressione scritta) e di interagire adeguatamente e in modo creativo, sul piano linguistico in un’intera gamma di contesti culturali e sociali.

L’azione si articola in due momenti: nel primo è prevista, con la collaborazione dei docenti referenti, l’individuazione del libro da leggere. Nel secondo momento i ragazzi elaboreranno “la pagina che non c’è”, una conclusione differente da quella del testo.

Reinventare la storia permetterà ai ragazzi di essere piccoli scrittori, sviluppando le competenze della comunicazione nella madrelingua.

 Il 23 Aprile 2017 - in concomitanza con la Celebrazione della Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore UNESCO - presso la biblioteca Comunale “P. Siciliani” alle ore 10.00, le volontarie del Servizio Civile Nazionale di Galatina, ed una giuria composta da alcuni Docenti della Scuola e dal Presidente del Club per l'UNESCO di Galatina,  dott. Salvatore Coluccia,  premieranno  “La pagina che non c’è” giudicata più meritevole; gli elaborati premiati saranno poi pubblicati su alcuni  giornali on-line, mediapartner dell'iniziativa. L'evento è inoltre registrato nell'Edizione 2017 del "Maggio dei Libri".

 
Di Albino Campa (del 15/06/2006 @ 18:44:49, in Libro di Noha, linkato 2131 volte)

 

Nella mia vita di Missionario della Consolata mi è toccato di vivere lontano dalla mia terra e dalle mie radici, sia negli anni di Seminario in preparazione al sacerdozio missionario e sia per il servizio missionario che l’ubbidienza mi ha chiamato a svolgere in diverse parti del mondo.

 Nel 1972 rientravo in Italia dopo un periodo di 5 anni in Canada e mi capitò, per motivi di salute, di fermarmi oltre il previsto a Noha in famiglia. Fu così che, tanto per passare il tempo,  cominciai a curiosare nell’archivio parrocchiale di Noha.

Trovai un libricino di una cinquantina di paginette intitolato “L’Università e il Feudo di Noha - Documenti e Note” edito nel 1906 a Lecce di un certo Prof. Gianferrante Tanzi, ora non più reperibile. (Possiamo considerare questo libricino come l'antenato della "Storia di Noha"). Le mie ricerche su Noha sono partite da lì.

 Mi rendevo conto, legicchiando quel libricino, che Noha aveva una storia molto antica e molto ricca di notizie, anche se quelle che leggevo in quel libercolo a volte erano vaghe e imprecise.  Mi venne  voglia perciò di fare ricerche più accurate.

Mi misi a intervistare testimoni qualificati e informati su alcune notizie e tradizioni… Cominciai a consultare anche altri documenti di storia locale, arrivando fino all’archivio vescovile di Nardò, di cui ab immemorabili aveva fatto parte Noha,  e l’archivio di Stato di Lecce. Negli spostamenti sovente mi guidava don Donato Mellone, in quel tempo Arciprete di Noha, a cui devo tanta gratitudine sia per la sua grande disponibilità ad accompagnarmi e sia per avermi permesso di consultare l’archivio della Parrocchia.

Dopo circa un anno di ricerche,  nel 1973 davo alle stampe la prima edizione della Storia di Noha.

(Se il libricino di cui sopra era l'antenato, questo era il  nonno). Il libricino fu stampato a Casarano dall’editrice Borgia e mi sovvenzionò la stampa un’amica dei missionari della Consolata che avevo conosciuto a Salve.

Furono stampate 300 copie arricchite da una mappa del paese che avevo fatto io stesso (senza essere né tecnico nè geometra) tracciandone il disegno delle strade che percorrevo con una bianchina. Anche le foto le avevo fatte io stesso in bianco e nero. Il volumetto fu messo in vendita a L. 1.000 la copia e andò a ruba, soprattutto perché l’avevo arricchito con una raccolta di proverbi dialettali e di alcune mie poesie in dialetto.

Anche se il libro era ormai stampato, io continuai nelle mie ricerche, approfondendo quelle già stampate nella prima edizione.

Nel 1989 il Comune di Galatina mi sovvenzionò completamente e stampò con 4 milioni di lire, mille copie della seconda edizione, questa volta arricchita di foto in bianco nero di Mirelfoto, oltre che quelle del mio archivio.  Questa seconda edizione stampata dalla Editrice Salentina, che ha circolato nelle scuole di Noha, era più ampia della prima per i contenuti ma anche più elegante per la forma.

Intanto io continuavo le mie ricerche e scoprivo altre notizie sempre interessanti.

Trovai per esempio una relazione sulla parrocchia di Don Michele Alessandrelli, Arciprete di Noha dal 1847 al 1879, che in occasione della visita pastorale del vescovo di Nardò, lui compila con molta precisione di particolari, che oggi risultano preziosissimi.

Analizzando meglio tutti i documenti dell’archivio parrocchiale che ho letto per conoscere i miei antenati (e vi sono arrivato fino al 1500), trovai notizie abbondanti sulla situazione sociale, religiosa, economica e politica della gente di Noha. Erano tutte notizie preziosissime che meritavano di essere pubblicate.

La seconda edizione era ormai esaurita. Valeva la pena far conoscere al pubblico le notizie di cui ero venuto a conoscenza. Sentivo il bisogno di trovare il modo di stampare una terza edizione. La difficoltà principale era quella di reperire i fondi o comunque trovare un mecenate che si prendesse cura della cosa.

A questo punto comincia la storia della terza edizione che viene presentata questa sera: Noha, storia, arte, leggenda. Sicuramente l’ideatore, l’artefice principale di questa terza edizione è Antonio Mellone.

Questa edizione è come una suonata a quattro mani al pianoforte, abbiamo scritto nelle avvertenze a pag.15. A volte c'è l'assol0, a volte si concerta insieme: ma sempre i due suonatori sono impegnati nella musica dell'unico brano.

Per la verità il primo contatto con lui fu uno scontro. Quando tornai dal Canada, Antonio aveva solo cinque anni, e di lui non ricordo nulla.

Ho cominciato a conoscerlo qualche anno fa perché pubblicava articoli sul Galatino che anch’io, pur essendo lontano da Noha, ricevevo e leggevo. In un numero del Galatino in un suo articolo dava notizie di Noha antica, servendosi delle mie ricerche ma senza citarne la fonte. Da qui il piccolo scontro.

Nel settembre del 2003 l’ubbidienza mi ha condotto ad essere parroco a Galatina. Qui ho incontrato di nuovo Antonio Mellone, anzi lui stesso è venuto a trovarmi per espormi le sue idee e propormi il suo progetto: mettere insieme le notizie sue e mie e fare un’unica edizione più bella, arricchita di altri contenuti non strettamente storici ma comunque interessanti...

Così nasce questa terza edizione, bella, ricca, spettacolare, impensabile fino a qualche anno fa, degna di stare in qualsiasi biblioteca, nonostante qualche imprecisione, inesattezza e direi anche qualche gonfiatura soprattutto nelle didascalie sotto le foto.

Grazie ad Antonio Mellone, al suo intuito, al suo impegno, questa sera potete ammirare e acquistare questo volume:  è lui che ha voluto fortemente e con mille sacrifici questa edizione così particolare soprattutto nella sua veste tipografica.

Devo dire che con questa edizione le ricerche sulla storia di Noha non sono finite. Mi auguro che altri più giovani di me possano continuare lo studio e la ricerca, convinti che Noha ha una storia molta antica, più di quella di Galatina, e interessante. Bisogna solo avere il tempo e la passione per visitare gli archivi, anche quello di Stato di Napoli in particolare, dove sicuramente si potranno trovare  altre notizie.

Grazie per la vostra attenzione.

 

 
Di Antonio Mellone (del 23/03/2016 @ 18:33:40, in Ex edificio scolastico, linkato 709 volte)

Egregio Assessore,

a due mesi circa dalla sua cooptazione nella giunta Montagna con la nomina ad assessore ai LL.PP. (vedremo poi il significato che assumerà questo acronimo: per lei e per noi), volevo chiederle se, nel passaggio di consegne, il suo compagno di partito (ormai dipartito), dico l’ineffabile suo predecessore ing. Coccioli, ha avuto modo di parlarle di una sua indagine in corso presso chissà quali uffici (indagine ahimè interrotta sul più bello per intervenute dimissioni) relativa ad uno dei più ingombranti scheletri nell’armadio dell’amministrazione Pantacom tuttora felicemente regnante a Palazzo Orsini: la responsabilità connessa alla dimenticanza di una cabina elettrica necessaria al funzionamento di alcuni impianti e quindi dello stesso centro Polivalente di Noha costato la bellezza di 1.300.000,00 euro di soldi nostri e atteso dagli utilizzatori finali, chiamiamoli così, esattamente da.  

Non pretendo che anche lei indossi i panni di un novello Sherlock Holmes (le cocciolate non sono il mio forte), volevo tuttavia domandarle se e cosa ha escogitato per risolvere questo annoso problema, che – mi dispiace per lei, ma principalmente per noi – ha dovuto ereditare.

Non mi risponda per favore che lei non c’entra nulla, che non sono affari suoi, che non immaginava la complessità delle rogne comunali sul tappeto, ma soprattutto sotto: quando un politico prende il posto di un altro politico accetta l’eredità sic et simpliciter, senza beneficio di inventario.

Gentile Assessore, non vorrei apparirle come un inquisitore papale pronto a puntarle contro un dito lunghissimo e ossuto mentre urla: “Al rogo tutti i pubblici amministratori galatinesi!”, né mi piace stroncare parole, opere e soprattutto omissioni delle cosiddette autorità locali (e dei giornalisti al seguito) per puro esercizio di stile. E’ che quando sento, leggo o vedo alcune corbellerie tali da farmi girare la testa (in verità, in verità le dico, sono altre le cose che mi girano vorticosamente), non posso fare a meno di chiederne pubblicamente conto agli autori e ai loro responsabili, cercando, nei limiti del possibile, di evitare intercalari, epiteti e locuzioni da scomunica pontificia.

A questo proposito, non so se è a conoscenza (se lo fosse ed è rimasto inerte è grave; se non lo fosse, è ancor peggio) di un altro crimine perpetrato a Noha non più tardi di qualche giorno fa. Una mano sacrilega, comandata sicuramente da un cervelletto mentulomorfo, per “pulire” i marciapiedi dagli sporadici ciuffetti di innocua erbetta spontanea ha azionato un irroratore erbicida spruzzando di diserbante (cancerogeno)  buona parte delle povere strade della frazione, lunghi segmenti di prato dei pubblici giardini Madonna delle Grazie, e [non ridere caro lettore, quell’uno che sarai, ndr.] quasi tutto il perimetro dell’orto botanico di via degli Astronauti. Roba da geni in erba (nel senso che si faranno. Magari proprio di erba).

Mi sa dire qualcosa in merito? La prego, Assessore, mi risparmi la faticaccia di chiedere lumi ai politici nohani, con il rischio concreto di eventuali risposte dello stesso acume di quelle che potrebbe formulare un’ameba con l’Alzheimer.

*

Gentile Assessore, le confesso che con il suo insediamento m’aspettavo uno Sturm und Drang un tantino diverso da quello che m’è toccato di osservare da uno dei suoi primi atti amministrativi. Non mi sto riferendo all’ennesima delibera di spesa da parte della sua Giunta per sopperire alle deficienze dei lavori in corso per quella autostrada Salerno-Reggio Calabria che è il Cavallino Bianco (ormai abbiamo fatto il callo non le dico dove), ma al provvedimento di alienazione dei terreni di proprietà comunale, pubblicata a quanto pare sulla Gazzetta Ufficiale, sul Burp e sui due quotidiani più letti in loco, cioè “Il nuovo Quotidiano di Puglia” e “Il Corriere dello Sport – ed. Puglia” [poi uno si lamenta del livello culturale nostrano, ndr.].

Orbene, il terreno che riguarda Noha è un suolo in Via degli Astronauti, con destinazione D2 del PUG [chissà perché questo D2 mi ricorda tanto le zone per fabbricati artigianali, se non per supermercati o addirittura Iper: se ne sentiva giusto la mancanza a Noha e dintorni, ndr.] suddiviso in due lotti, prezzo a base d’asta € 116.240,00 ed € 21.600,00.

Ora, a prescindere dal poveretto che andrebbe a buttar via i suoi soldi per l’acquisto di quei terreni (o dalla Banca Etruria di turno che andrebbe a finanziarlo) le chiedo: ma che male fanno al Comune quei suoli pittoreschi, finalmente incolti, fatti di preziosi prati rocciosi e carsici, ricchi di tanta preistorica autoctona biodiversità, ultimo baluardo privo di cemento, asfalto e inutili volumetrie? Ma vi repelle proprio l’idea di scrollarvi di dosso l’appellativo di Giunta Attila? Vi rendete conto che, con queste genialate, ogni vostra mossa è come quella di un elefante in una biblioteca di libri antichi, e la vostra “politica” come un meteorite in una serra di orchidee?

Non mi dica, per favore, che lo fate per noi, per racimolare un po’ di soldi, magari per sopperire monetariamente alla dimenticanza di una cabina elettrica in un centro Polivalente, o per finanziare i lavori di sistemazione del puteale di una Trozza danneggiata dai Vandali, o per restaurare una torre civica e un orologio fermo dai tempi del Cretaceo, o altre amenità del genere, perché non vi crede più nessuno (eccetto i quei quattro PD, Pragmatici Devoti vostri seguaci). Meglio sarebbe lasciare il mondo così com’è, piuttosto che assediarlo in nome di un attivismo di maniera che non porta a nulla di buono.

Il fine vero, diciamocela tutta, è invece quello di batter cassa, ma nel peggiore dei modi, con la svendita cioè dei gioielli di famiglia (e i terreni, soprattutto quelli intonsi, lo sono. Capisco, la vostra cervice trova particolarmente ostico questo passaggio), pur di allungare di qualche giorno l’agonia delle finanze del nostro Comune, sempre sull’orlo di una crisi di servi.

Gentile Assessore, anche se il buongiorno si vede dal mattino, qualche possibilità vorrei lasciargliela. Le auguro, e soprattutto mi auguro in qualità di cittadino, che per il suo assessorato riesca ad utilizzare la testa e non i piedi (da cui il termine Lavori Podologici, a proposito di LL.PP., assunto di fatto dagli uffici dei suoi augusti predecessori).

Non pretendo che nella sua giunta s’annoverino dei miei ammiratori, né che facciano la ola per i miei interventi su questo sito (figurarsi), tuttavia le chiederei di evitare lo snobismo tipico fin qui registrato dai pubblici amministratori di maggioranza e di opposizione liquida (come direbbe Bauman): il far finta di nulla, il “sopire troncare” di manzoniana memoria, il bendarsi gli occhi, la bocca e le orecchie non pagano più politicamente da un pezzo.

*

Gentile Assessore, nell’augurarle buon lavoro (pubblico), attendo trepidante le sue risposte. Confido che, almeno con lei (scusi la franchezza), si riduca l’alto tasso di scemenze pro-capite che m’è toccato di sorbirmi fino all’altro ieri da parte dei suoi compagni di merende.

Con cordialità.

Antonio Mellone

P.S. La sera di domenica 20 marzo scorso, nelle strade principali di Noha ha avuto luogo una bellissima Via Crucis vivente seguita da oltre mille persone provenienti da ogni dove. Orbene, nonostante le preventive comunicazioni e gli inviti spediti al Comando, non s’è visto in giro per la frazione nessun Vigile Urbano, non per rappresentanza (non sapremmo che farcene) ma per la sicurezza delle strade e il servizio d’ordine. Evidentemente erano tutti alle prese con i sabburchi di Galatina.  

 

La biblioteca Giona – Presidio del libro Noha – Galatina organizza il 25/03/2017 un incontro – dibattito con l’autore del libro “Sotto il segno della bilancia”, Fabio De Nunzio, per far riflettere ragazzi, genitori e docenti sulla percezione di sé e del proprio benessere psico-fisico.

Chi meglio di una persona che ha vissuto sulla propria pelle il disagio creato dall’ obesità può testimoniare le problematiche interiori che ne scaturiscono? Fabio racconta la sua storia e, attraverso le domande delle esperte, le psicologhe Elisa Latino ed Elisabetta Sabella, trasmette un messaggio positivo.

L’evento completa una serie di iniziative annuali  inerenti l’acquisizione di un corretto stile alimentare proposte dall’ Istituto Comprensivo Polo 2 agli alunni e alle famiglie.

 

 

Eleonora Longo

Dirigente scolastico I.C. POLO 2 Galatina

Referente Presidio del Libro - biblioteca Giona - Noha/Galatina

 
Di Albino Campa (del 05/11/2010 @ 17:35:56, in Il Mangialibri, linkato 2400 volte)

Un piccolo assaggio del romanzo "Il Mangialibri" di Michele Stursi. Chi volesse gustare appieno questa deliziosa pietanza per l'intelletto... non può mancare alla PRESENTAZIONE.

This text will be replaced

 

Presentazione romanzo Il Mangialibri di Michele Stursi  sabato 6 novembre ore 19  Oratorio Madonna delle Grazie.

Programma della serata:

Interverranno

  • Don Francesco Coluccia
    direttore del Laboratorio Culturale Benedetto XVI - Noha
  • Antonio Mellone
    dell'Osservatore Nohano
  • Paola Congedo
    della biblioteca Giona
  • Michele Stursi
    autore de "Il Mangialibri"

Presteranno la loro voce alle parole del romanzo:

  • Paola Rizzo
    inimitabile pittrice d'ulivi
  • Denise D'Amato
    amica dell'autore


e tanti altri lettori...

Durante tutta la serata si potrà visitare l'inedita mostra fotografica di Marzia Cisotta

 
Di Redazione (del 18/04/2016 @ 17:07:13, in Comunicato Stampa, linkato 422 volte)

Eccovi un articolo molto interessante redatto dall’Associazione Egerthte di Galatina a proposito di un progetto al quale, nella parte finale, ha partecipato la classe terza B della scuola secondaria di primo grado di Noha. Questo, a dimostrazione del fatto che i nostri ragazzi non si tirano mai indietro. Il lavoro presentato dagli alunni della scuola di Noha è stato eccellente. Bravissimi nel trasformarsi in insegnanti per un giorno calandosi nei panni di uno straniero nelle mille situazioni in cui si trova a vivere quotidianamente.

Auguri, ragazzi. Che i vostri desideri diano ordini al futuro.

E, per favore, continuate ad insegnarci come va la vita: anche noi, a volte stranieri in patria, abbiamo tanto ancora da imparare da voi.

Noha.it

Da alunni ad insegnanti per un giorno

Quando la diversità diventa momento di incontro e ricchezza

La nostra associazione  a partire da gennaio  ha curato e realizzato presso i locali della biblioteca Civica  “P. Siciliani”  a Galatina  un laboratorio gratuito di italiano per stranieri,  per coloro che hanno una conoscenza di base della lingua e volessero migliorarla.    Approfittando di un bando comunale  abbiamo ottenuto un locale  e così a gennaio abbiamo dato il via ai lavori:  tre mesi  di  incontri due volte alla settimana,   quattro studenti iniziali che grazie al passaparola sono aumentati fino a nove nel corso del tempo,  una bravissima  mediatrice culturale,  Alessandra,  che  avuto notizia del corso ci ha chiesto di poter essere dei nostri  ed è  diventata da subito la nostra volontaria preferita.

Il lavoro maggiore   non è stato tanto quello di spiegare e fare esercizi di grammatica,  quanto quello di creare un ambiente di condivisione e conoscenza reciproca arricchente e all’insegna del rispetto e del dialogo,  cosa non sempre facile non solo per le differenti provenienze  (Gambia,  Mauritania,  Mali,   Pakistan,  Ghana e per un tratto del percorso,  Stati Uniti  e Thailandia ) ma anche per il fatto che  se è   vero che la diversità  è  una risorsa è  anche vero che tante  sono anche le frustrazioni e le incertezze che i migranti si trovano ogni giorno a dover affrontare e la tentazione all’isolamento è  forte.   Tanti i temi trattati con gli studenti e ad essi per una precisa scelta didattica abbiamo voluto dare un taglio pratico volto a dare risposta ai bisogni comunicativi essenziali di chi avevamo di fronte:  la carta di identità  e il rapporto con gli altri,   il servizio sanitario nazionale,  la ricerca del lavoro,   la religione,  le tradizioni culinarie,  muoversi e orientarsi nella città …

 Il nostro progetto è   partito dal nostro desiderio  di mettere a disposizione degli altri le competenze professionali acquisite,  in una forma di volontariato puro e il percorso  non è stato facile anche se molto stimolante:da subito abbiamo dovuto fare i conti con  la necessità  di  cercare le strategie didattiche più   adeguate alle persone coinvolte,  di indagare sulle culture di origine per evitare indelicatezze che potessero procurare imbarazzo,  di fissare anche  regole generali e condivise di rispetto. Cercare strategie efficaci per risolvere le nostre difficoltà ci ha aperto  però anche alle difficoltà  anche esistenziali che portano con sé  i migranti,  sia giovani che adulti:   il racconto di sé   e la ricostruzione del viaggio fino all’approdo in  Italia,   la fatica  di comprendere e farsi comprendere,  la necessità  di un lavoro e spesso la mancata scolarizzazione,  i tempi lunghi e le mancanze della burocrazia e la paura di poter passare da un momento all’altro dallo stato di assistito a quello di “fuori-legge”…  Imparare la lingua italiana insomma è  impresa difficile e nel contempo è innegabilmente  il passaporto per una nuova vita in Italia,  fondamentale se vuoi riuscire ad  esprimere i tuoi bisogni e comprendere quello che ti viene richiesto,per cui  un corso d’italiano diventa  per uno straniero una pratica di cittadinanza,   un diritto – dovere e  il primo passo verso l’inclusione.

Con questo sguardo sull’altro e la responsabilità di  una scelta di volontariato  di parte,    abbiamo voluto anche l’ultimo incontro:  una lezione di italiano “alla pari”realizzata dagli studenti della  terza media del Polo 2 di Noha,   una piccola sfida  in cui la mondialità potesse essere  non tanto l’obiettivo da raggiungere quanto il luogo stesso dell’educazione. Una sfida che  da quello che i nostri studenti ci hanno voluto rimandare -  forse possiamo dire di aver affrontato con onore,  che ha reso la nostra biblioteca un luogo di cultura viva e realizzata nell’incontro gioioso delle culture e nella condivisione accogliente dell’altro.

Egerthe –  Galatina

 
Di Albino Campa (del 15/08/2011 @ 16:39:43, in NohaBlog, linkato 1277 volte)
Entro in biblioteca. Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima. Ma mi preme sollevare una questione. C’è un signore che mi ha sempre suscitato un po’ di curiosità. Un signore distinto, dall’aria abbastanza saccente, che se ne sta sempre, almeno io l’ho trovato sempre dietro una scrivania a sfogliare libri e riviste. Ovviamente non si può conoscere la sua identità, perché non porta il cartellino, così come non lo portano gli altri operatori che gironzolano nella biblioteca.

Mi sarò chiesto più volte: “Sarà un pezzo grosso, qui dentro, uno che conosce il catalogo a memoria, uno che avrà molto da raccontare”. Un affezionato, immagino, che ogni mattina si dirige in biblioteca, assume la sua postazione e se ne sta tutto il giorno a rodere le pagine di vecchi libri. No, sicuramente non un impiegato comunale. Non riceve mica uno stipendio, no.

E il dubbio me lo levo quella mattina di fine luglio. La giovane operatrice è impegnata con un signore, forse un ricercatore, che chiede di un documento. Il signore distinto si fa in quattro da dietro la sua scrivania per fornire indicazioni all’operatrice, d’altronde sembra avere la faccia da intenditore, lui.

Intanto è da un bel po’ che io, che non sono nessuno, aspetto come un fesso che mi sia concesso il prestito. Aspetto cinque minuti: l’operatrice torna con un pezzo di carta ingiallito tra le mani e lo passa al ricercatore. Aspetto dieci minuti, il tempo che l’operatrice registri il ricercatore per permettergli la consultazione del documento. Aspetto quindici minuti: il ricercatore chiede all’operatrice copia del documento, ma ella gli rammenta che procedura vuole che la fornitura della copia debba essere preceduta da richiesta scritta.

Io intanto aspetto. Sì, sono sempre lì con i miei libri in mano, ritto come un fesso tra signore che sfoglia libro dietro scrivania e operatrice che ricorda procedura a ricercatore ansimante. Al che spazientito chiedo con cortesia al signore che se ne sta dietro la scrivania se per caso può farmi il prestito e lui con aria infastidita mi risponde: “Aspetti che finisca la signorina”. Va bene, paziento, d’altronde quello è il signore che viene qui per passarsi il tempo, mica è un impiegato comunale, mica può rubare il lavoro alla ragazza.

Poi mi innervosisco quando il signore, con aria saccente, chiede alla operatrice cosa stia succedendo – allora io penso, “ma di cosa si immischia?” – e invita il ricercatore a venire da lui, presso la sua scrivania, ignorando la signorina che rammenta l’esistenza di una procedura. Poi il signore panciuto si solleva dalla sedia – dico che mi ha fatto una tale impressione vederlo in piedi – e si mette a fare copia del documento ingiallito, che chissà quanti anni avesse stropicciato com’era.

“Al diavolo la procedura”, penso io imbestialito. “A ‘sto tizio o non gli va di fare nulla, ma dal momento che si è sacrificato per il ricercatore questa mia osservazione non può essere veritiera, oppure non ritiene di dover perdere tempo dietro a poco gratificanti prestiti a per niente rilevanti giovani”.  La seconda, la accendo. 

Michele Stursi

 

Parliamo di libri questo pomeriggio di fine estate, in questo cortile, luogo del cuore, purtroppo semidiruto, graffiato dall’ira del tempo e dall’abbandono degli uomini. E lo facciamo quasi sottovoce (anche se con il microfono), con delicatezza, come si conviene, per non svegliare i fantasmi del passato, aggrappati alle volte dei secoli.
In questo luogo, appena cinque secoli fa, si sentiva ancora rumore di armi e di guerrieri, di cavalli e cavalieri, di vincitori e vinti.
Al di là di questo muro, tra alberi di aranci, una torre si regge ancora, da settecento e passa anni, come per quotidiano miracolo: è la torre medioevale di Noha, XIV secolo, 1300. Quelle pietre antiche e belle urlano ancora, ci implorano, richiedono il nostro intervento, un “restauro”, il quale sempre dovrebbe rispettare e storia e arte.
Da quella torre, addossata al castello, riecheggiano ancora le voci lontane di famiglie illustri nella vita politica del mezzogiorno d’Italia. Qui abitarono i De Noha, famiglia nobile e illustre che certamente ha avuto commercio con i Castriota Scanderbeg e gli Orsini del Balzo, signori di San Pietro in Galatina (città fortificata chiusa dentro le sue possenti mura), ma anche con Roberto il Guiscardo e forse con il grande Federico II, l’imperatore Puer Apuliae, che nel Salento era di casa. 
Da Noha passava una strada importante, un’arteria che da Lecce portava ad Ugento, un’autostrada, diremmo oggi, che s’incrociava con le altre che conducevano ad Otranto sull’Adriatico o a Gallipoli, sullo Ionio.
Da qui passarono pellegrini diretti a Santa Maria di Leuca e truppe di crociati pronti ad imbarcarsi per la terra santa, alla conquista del Santo Sepolcro…
*
Ma la storia noi stiamo continuando a scriverla; voi potete continuare a scriverla, e non solo nelle pagine di un libro. Solo se diamo corso (come stiamo credendo di fare) ad un nuovo Rinascimento ed ad un nuovo Umanesimo di Noha, daremo una svolta alla nostra vita e alla nostra storia. E alla nostra civiltà. 
*    *    *
Noi ci troviamo dunque in un “praesidium”, un presidio. E Noha era un presidio.
E sapete anche che Noha è, da non molto tempo, invero, “Presidio del libro”.
Ma cosa è un presidio?
Sfogliando un dizionario d’italiano (che dovremmo sempre avere a portata di mano, pronto per la consultazione) al lemma o parola “presidio” troviamo questi significati: 1) presidio = complesso di truppe poste a guardia o a difesa di una località, di un’opera fortificata, di un caposaldo; luogo dove queste truppe risiedono (per esempio si dice “truppe del presidio”);
2) presidio = occupazione di un luogo pubblico a fini di controllo e sorveglianza o anche solo di propaganda (per esempio “presidio sindacale nella piazza”); 
3) presidio = circoscrizione territoriale sottoposta a un’unica autorità militare;
4) presidio = complesso delle strutture tecnico-terapeutiche preposte in un dato territorio all’espletamento del servizio sanitario nazionale (presidi ospedalieri);
5) presidio = difesa, protezione, tutela (essere il presidio delle istituzioni democratiche);
6) presidio = sostanze medicamentose (presidi terapeutici) oppure presidi medici e chirurgici….
Vedete quanti significati può avere la parola “presidio”!
Penso che per il concetto di “Presidio del libro”, tutte queste definizioni, più o meno, calzino bene.
E’ un luogo. E la biblioteca Giona è il cuore di questo presidio.
Ci sono le truppe.
Ma le truppe siamo noi e  le armi sono i libri; i carri armati sono gli scaffali che li contengono.
Le altre armi, invece, quelle da fuoco, le lasciamo agli illetterati, ai vandali, ai mafiosi, a chi non è trasparente, a chi non ha idee, a chi non ama il bello.
Presidio del libro è anche sostanza medicamentosa, terapeutica, contro i mali della società.
Il presidio del libro riuscirà a sovvertire, a sconfiggere quell’altro presidio: il “presidio della mafia”? 
Forse si: se questi libri li apriamo, li sfogliamo. Li annusiamo, anche, e li leggiamo, li prendiamo in prestito, li consigliamo agli altri, li doniamo. Ne incontriamo gli autori, ne parliamo a scuola, in piazza, dal parrucchiere, dall’estetista, al supermercato, al bar, al circolo, fra amici.
Tutti i luoghi sono opportuni per parlare di libri: a volte basta solo un cenno, non c’è bisogno di una conferenza in una sala convegni per parlare di letteratura, di poesia, di storia, di leggenda, di arte...
Ecco allora che “Presidio del libro” diventa “difesa”, “protezione”, “tutela”, “crescita”, rispetto della persona, dei luoghi, dei beni culturali, di Noha tutta. Solo chi legge difende i monumenti, la piazza, la torre, questo castello, la masseria, la casa rossa, la trozza, la vora, il frantoio ipogeo, le casette dei nani… Ma anche i giardini, le terrazze, la campagna, i colori delle case di Noha (che stanno sempre più perdendo il loro colore bianco brillante, quello della calce, per diventare d’arlecchino multicolore, a volte troppo appariscente…). Chi legge difende la civiltà, la democrazia, l’etica, la libertà del pensiero e del giudizio e finanche della critica (costruttiva), e tutela il bello che è integrità, luminosità e proporzione.     
Guardate che la biblioteca o la libreria (che non dovrebbe mai mancare in ogni casa: meglio se questa libreria è ricca, e piena di libri e non contenga solo un’enciclopedia a fascicoli che ti danno in regalo con l’acquisto dei detersivi o con la raccolta dei punti al distributore di benzina); dicevo, la libreria non è solo un deposito o una raccolta di libri. Ma uno strumento di conoscenza ed in certi casi di lavoro.
*
E’ vero: esistono così tanti libri, che spesso non si sa da dove incominciare.
Se soltanto volessimo leggere i “classici”, cioè i libri, diciamo, fondamentali per l’uomo di buona cultura, volendone leggere, ad esempio, uno ogni settimana (che è una ragionevole media), non ci basterebbero 250 anni. Dovremmo vivere almeno 250 anni, per leggere ininterrottamente i libri diciamo più importanti o indispensabili.
Se a questi volessimo aggiungere le collane della Harmony, o i libri di Harry Potter, o quelli degli scrittori minori o locali (come siamo noi), o gli altri che leggiamo per diletto o divertimento, (tutti ottimi! Ma non classici) necessiteremmo almeno del doppio di questi anni, vista permettendo!
Dunque: nessuno può aver letto o leggere tutto (neanche le opere più importanti).
E questo però ci consola.  
Intanto perché possiamo partire a piacere da dove vogliamo.
Ed un altro fatto che ci rassicura è che spesso i libri parlano di altri libri: cioè con la lettura di un libro a volte riusciamo a entrare in altri libri (anche senza aver mai visto questi altri libri): i libri infatti sovente, tra un riferimento e l’altro, si parlano tra loro.
I libri sono come i nostri amici che ci riferiscono come stanno gli altri nostri amici, che magari non vediamo da tempo.
*
Sentite.
Spesso si parla del dovere di leggere.
No! 
Leggere non è un dovere: è un diritto!
Inoltre il lettore ha altri diritti (come dice Daniel Pennac, nel suo libro intitolato Come un romanzo, Feltrinelli, 6 Euro):  e  questi diritti sono i seguenti: primo il diritto di non leggere (ciò che ci impongono); poi, il diritto di saltare le pagine; poi abbiamo il diritto di non finire un libro; il diritto di rileggere (non preoccupatevi: si può essere colti sia avendo letto quindici libri che quindici volte lo stesso libro. Si deve preoccupare invece chi i libri non li legge mai!); il diritto di leggere qualsiasi cosa; c’è poi il diritto di leggere ovunque (non solo a casa, ma al mare, sull’autobus, in villetta, ovunque); il diritto di spizzicare (si da uno sguardo, si legge la bandella della copertina, si apre a caso una pagina, si legge come comincia o come finisce: insomma pian piano un libro si può assorbire anche a “spizzichi e mozzichi”. Chi ce lo impedisce?); ancora il diritto di leggere a voce alta; infine il diritto di tacere: cioè nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa lettura, che è e rimane una cosa intima, esclusivamente nostra.

Leggendo, ragazzi, vedrete, poi, che riuscirete a descrivere qualcuno o qualcosa, utilizzando quelle stesse parole del libro: vi viene quasi automatico. Vi accorgerete di essere stati chiari e non banali; non avrete più il problema di cadere nei silenzi tra una parola e l’altra. Quei silenzi orrendi e imbarazzanti. Come il silenzio nel corso di certe  interrogazioni.
E non abuserete dei “cioè”; vi sentirete soddisfatti di questo, ma soprattutto imparerete a sognare, a volare alto, e difficilmente sarete malinconici.
*
Il nostro scritto prima ancora di iniziare a vivere nel libro, o su un giornale o su una rivista, si può già assaporare nelle parole della gente, con i suoi racconti, le sue esperienze: sentimenti, che lo scrittore ha raccolto e animato.
Ecco lo scrittore cerca di colorare il mondo. Noi abbiamo cercato di dare calore e colore alla nostra storia, alla nostra arte, alle nostre leggende.
P. Francesco D’Acquarica, che ha scritto con me le pagine di questo tomo (è come se avessimo eseguito una suonata a quattro mani e quattro piedi ad un organo a canne) ha compiuto un lavoro lungo decenni, s’è consumato gli occhi, per leggere, interpretare e ritrascrivere i documenti dell’archivio parrocchiale di Noha o quello vescovile di Nardò e numerosi altri documenti. E ha fatto rivivere la storia della gente ed i suoi pensieri (se leggiamo i proverbi che abbiamo posto in appendice, ad esempio, capiremo subito).
Ha risvegliato, ha ridato voce e fiato e vita e colorito ai nostri avi, ai nostri bisnonni, gli antenati. Per questo non finiremo mai di ringraziarlo.
Però il miglior modo di ringraziare uno scrittore è leggerlo.
E’ sfogliare il nostro libro, che abbiamo scritto con tanta passione. Leggerlo, consultarlo, criticarlo (anche), ma prima di tutto studiarlo.
*
Vedete: Noha dopo il nostro libro: “Noha. Storia, arte, leggenda” non è più quella di prima. Anzi quanta più gente legge il nostro libro, tanto di più migliorerà la nostra Noha. Potremmo anche dire che oggi Noha è un po’ migliore, rispetto a ieri. Non dobbiamo aver paura di pensarlo e dirlo.
E sarebbe proprio la città ideale se tutti leggessimo quel libro, fossimo curiosi, ci conoscessimo di più.
Saremmo più gentili. Meno sospettosi. E anche più accoglienti.
*
Abbiamo bisogno a Noha di scrittori, di gente che può cambiare il mondo. Ma prima di tutto abbiamo bisogno di lettori. I lettori sono i primi che possono cambiare il mondo. Se con la lettura si riesce a svagarsi, divertirsi, sognare, imparare a riflettere, allora si capisce meglio il mondo, e non si da retta alle futili mode o tecnologie o alle corbellerie. Ma è così che si cambia il mondo! 
Con la lettura miglioriamo il nostro stile di vita, il nostro equilibrio morale ed anche economico. Non a caso chi legge è anche più ricco, e gode di un più alto tenore di vita.
E, il più delle volte, è anche un po’ più affascinante (o almeno così qualcuna mi dice, lusingandomi)…
*
Democrazia e libri sono sempre andati storicamente a braccetto.
Le librerie e le biblioteche nei paesi liberi sono veri e propri presìdi di democrazia e civiltà. La libreria o la biblioteca è uno spazio amico. Giona è dunque una nostra amica. E certe amicizie vanno frequentate. 
In libreria o in biblioteca c’è la sostanza più potente di tutte: la parola scritta. Tutte le altre sono chiacchiere, parole al vento.
Nella vita di ogni uomo c’è un pugno di libri che lo trasformano radicalmente. Entra in un libro una persona e ne esce un’altra, che vede se stessa ed il mondo in maniera completamente diversa e farà cose diverse.
Un maglione, un’auto, una moto possono rappresentare un uomo ma mai cambiarlo come invece può fare un buon libro.
*
Il libro è un regalo. Un regalo che potete fare innanzitutto a voi stessi ma anche agli altri. E’ un regalo che si può “scartare”, aprire diverse volte e non soltanto una volta sola. E ogni volta la pagina di un libro può riservarci una gradita sorpresa.
Il libro è un capitale, un investimento che produce interessi incalcolabili.
E non c’è libro che costi troppo!
*
Qualcuno mi dirà alla fine di tutta questa pappardella: e il tempo per leggere? Dove lo trovo?
Certamente non abbiamo mai tempo! Presi come siamo dalla diuturna frenesia.
Ma su questo tema del tempo chiudo prendendo in prestito, guarda un po’, le parole di un libro.
E’ quello già citato di Daniel Pennac, il quale a pag. 99, di Come un romanzo, (Feltrinelli, ed. 2005), così si esprime:
<<…Si, ma a quale dei miei impegni rubare quest’ora di lettura quotidiana? Agli amici? Alla Tivù? Agli spostamenti? Alle serate in famiglia? Ai compiti?
Dove trovare il tempo per leggere?
Grave problema.
Che non esiste.
Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia. Poiché, a ben vedere, nessuno ha mai tempo per leggere. Né i piccoli, né gli adolescenti, né i grandi. La vita è un perenne ostacolo alla lettura.
“Leggere? Vorrei tanto, ma il lavoro, i bambini, la casa, non ho più tempo…”
“Come la invidio, lei, che ha tempo per leggere!”
E perché questa donna, che lavora, fa la spesa, si occupa dei bambini, guida la macchina, ama tre uomini, frequenta il dentista, trasloca la settimana prossima, trova tempo per leggere e quel casto scapolo che vive di rendita, no?
Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.)
Rubato a cosa?
Diciamo al dovere di vivere.
……..
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare?
Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva.
La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere.
La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore>>.

Grazie.


ANTONIO MELLONE
 
Di Albino Campa (del 26/03/2008 @ 16:07:09, in NohaBlog, linkato 2565 volte)

In questa foto è ritratto il prof. Zeffirino Rizzelli, tra la moglie prof.ssa Anna Maria Giurgola ed il dott. Antonio Mellone. La foto è stata scattata pochi mesi prima della dipartita del Grande Professore

 

Sull' Almanacco Salentino 2008, pubblicazione annuale (attualmente in edicola) in cui si narrano gli eventi più importanti del 2007 avvenuti a Lecce ed in provincia, tra gli altri interventi troviamo a pag. 119 un articolo di Antonio Mellone sull'addio ad un salentino illustre: il prof. Zeffirino Rizzelli. Ve lo riproponiamo di seguito.

Zeffirino Rizzelli, colto, severo e generoso
Il professore del dialogo

Il 28 agosto del 2007 a Galatina è scomparso un Uomo di nome Zeffirino Rizzelli.
Sì, perché prima di essere un intellettuale, un giornalista, un insegnante, un politico, il prof. Zeffirino Rizzelli era un Uomo. Un Uomo che - come ha affermato il sindaco Sandra Antonica nel salutarlo per l’ultima volta – “sia che si impegnasse nella politica, sia che esprimesse la sua forza d’animo nell’insegnamento, ha alimentato Galatina di linfa nuova, incoraggiando sempre il dialogo, comunicando anche solo con un filo di voce il desiderio di vedere prima o poi un Paese più giusto, spingendo soprattutto i giovani a condividere con lui questa utopia. - Ma è con le utopie che si cambiano le cose! -, ripeteva con decisione il Professore”.
Zeffirino Rizzelli era nato a Galatina il 1° giugno 1926 e subì con la sua famiglia le peripezie del periodo fascista, il domicilio coatto, finendo in esilio in collegi di “rieducazione”, molto lontani dalla sua città. Tornato a Galatina sostenne vari esami per recuperare gli anni scolastici perduti.
Nel 1941 prestò servizio di interprete nella delegazione militare tedesca stanziata a Galatina e nel giugno del ’43 fu fatto prigioniero dagli stessi tedeschi che lo internarono in un campo di concentramento a San Saba (Trieste).
Rientrato nuovamente a Galatina con mezzi di fortuna (ma perlopiù con quelli usati dai francescani, ovvero i piedi), conseguì la maturità classica nel 1947 e si laureò in Scienze Matematiche all’Università di Messina nel 1953.
Insegnò con vari incarichi fino al 1992, e dal 1984 al 2004 fu Presidente del Distretto Scolastico n.42.
Fu più volte consigliere comunale, assessore e vice sindaco, e sindaco di Galatina dal 1993 al 1996, il primo ad essere eletto direttamente dal popolo.
Fu insignito della Medaglia d’Oro del Ministero della Pubblica Istruzione per i meritori servizi prestati alla scuola. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti di Puglia, è stato direttore de “il Galatino” dal 1991 al 2006. Incommensurabile è la sua produzione letteraria.
Rizzelli era una stecca nel coro dei molti che accettano i compromessi. La coerenza fu per il professore il metro di valutazione di ogni comportamento: il rigore lo applicava prima a se stesso e poi agli amici, ai conoscenti, e agli avversari. Come ha scritto Giorgio de Giuseppe su il Galatino del 14 settembre 2007: “Nella società di oggi, che evita vincoli e che alle strade difficili ed aspre preferisce quelle rapide ed agevoli, senza porsi troppe domande, Zeffirino impose a sé, e pretese dagli altri, la ricerca del giusto, del bene, starei per dire del vero. Non fu uomo di compromessi. Era ruvido, di poche parole. Guardò in alto e mai fu tentato di escogitare giustificazioni ingannevoli pur di raggiungere il risultato. Con un carattere siffatto, fu inevitabile che avesse più estimatori […] che amici pronti a condividere una vita coerente ed impegnata sui valori irraggiungibili”.
Rizzelli s’è dimesso dalla vita, è uscito di scena, come tante volte aveva fatto congedandosi dai suoi prestigiosi incarichi. Era questo il suo stile: senza tanti clamori e sempre in punta di piedi. E’ l’umiltà dei grandi spiriti, quelli che con la loro opera diuturna, aiutano l’umanità a crescere e a diventare più giusta e civile.
Si è già scritto altrove che sarebbe doveroso indagare a fondo, studiare e possibilmente raccogliere e ripubblicare almeno gli scritti (e forse sarebbe l’opera meno difficoltosa, in quanto è agevole rintracciarne i testi presso la biblioteca “P. Siciliani”) di Zeffirino Rizzelli che si contano ormai a migliaia; ne risulterebbe un’opera a più tomi, di grande valore editoriale. I cittadini e le istituzioni avrebbero bisogno, oggi più che mai, del frutto del lavoro di quest’uomo-amico consegnato alla storia come dispensatore gratuito e disinteressato di idee, di saggezza e di ammonimenti.
Conobbi di persona il professore nel corso dei primi ani ’90 (di fama però lo conoscevo da sempre). E negli ultimi, diciamo, quindici anni, mi incontravo volentieri con lui con una certa continuità, soprattutto per consegnargli i miei articoli che il direttore pubblicava sempre integralmente sul suo il Galatino.  
Incontrai il professore Rizzelli per l’ultima volta la mattina di sabato del 14 luglio 2007, circa un mese prima della sua dipartita. Era a casa, seduto sulla sua poltrona; in ordine, sul tavolino del soggiorno, i suoi giornali, freschi di stampa, pronti per essere letti per filo e per segno. Era consapevole della sua malattia e dell’ora alla quale andava incontro. Cercai di dirgli: “Ma professore, non dica così: noi tutti abbiamo ancora e sempre bisogno di Lei”. Mi rispose con uno sguardo sereno che non dimenticherò mai più. Fu un’altra lezione di dignità impartitami da quest’Uomo.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 14/02/2007 @ 15:13:03, in La Storia, linkato 3012 volte)

Eccovi le lezioni  tenute da
P. Francesco D'Acquarica - il 29 gennaio 2007
e da
Antonio Mellone - il 1 febbraio 2007
davanti a vasta e competente platea, nel ciclo di lezioni dell'Anno Accademico 2006-2007  dell'Università Popolare "Aldo Vallone" di Galatina, nei locali del Palazzo della Cultura, in piazza Alighieri, cuore di Galatina.
E' ora che la nostra storia varchi i confini e gli ambiti più strettamente "provinciali".

 

1)Lezione di P. Francesco D'Acquarica



2)Lezione di Antonio Mellone

Lunedi scorso da questa stessa “cattedra” ha parlato P. Francesco D’Acquarica. Il quale m’ha riferito di aver preparato la sua lezione con slides e foto che poi per questioni tecniche non ha potuto utilizzare.
Oggi chi vi parla, non disponendo,… anzi - diciamo tutta la verità - non avendo tanta dimestichezza nemmeno con quella diavoleria elettronica altrimenti chiamata Power Point, non ha preparato slides, né foto, non vi farà provare l’ebbrezza di effetti speciali (a prescindere dal loro funzionamento) e non vi proietterà nulla. E dunque, pur avendo oltre trenta anni di meno di P. Francesco, essendo molto meno tecnologico di P. Francesco, dimostrerà, con questo, come la storia a volte… possa fare salti indietro.

*

Quindi da un lato non vi proietterò nulla; dall’altro vi chiederò uno sforzo di immaginazione (ma alla fine vi suggerirò un supporto, uno strumento portentosissimo per fissare, per memorizzare quanto sto per dirvi. Poiché come diceva il padre Dante “… Non fa scienza, sanza lo ritener l’aver inteso”. La scienza è cioè contemporaneamente “comprensione” e “memoria”. Sapere le cose a memoria senza averle capite non serve a nulla; ma non serve a nulla nemmeno comprendere e non ricordarle! Cioè se uno intende, comprende, ma non ritiene, cioè non memorizza, è come se non avesse fatto nulla: o meglio non ha – diciamo – aumentato la sua scienza).

*

Questa sera cercheremo però in un modo o nell’altro di fare un viaggio nel tempo e nello spazio. E’ come se questa stanza si trasformasse in una macchina del tempo (ma anche dello spazio: ma non un’astronave!) che ci porti indietro nel tempo, nella storia, ma anche nella leggenda, nella favola, poiché, sovente, là dove scarseggia la documentazione, là dove il piccone dell’archeologo tarda a farsi vivo, è necessario supplire con altri dati, in molti casi con delle “inferenze” (che non sono proprio delle invenzioni) ma, diciamo, delle ipotesi ragionevoli.
Così dice il Manzoni nel capitolo XIII, allorché parla dello sventurato vicario – poi, bene o male, salvato, dalla inferocita folla, da Antonio Ferrer – “ Poi, come fuori di se, stringendo i denti, raggrinzando il viso, stendeva le braccia, e puntava i pugni, come se volesse tener ferma la porta… Del resto, quel che facesse precisamente non si può sapere, giacché era solo; e la storia è costretta ad indovinare. Fortuna che c’è avvezza.”
La storia è costretta ad indovinare; la storia s’inventa sovente le cose: fortuna che c’è avvezza.
La storia è avvezza ad inventar le cose!
E se lo dice il Manzoni stiamo tranquilli.
Dunque a volte nella storia può funzionare (e funziona: tranne che per qualche sofisticato prevenuto o per chi voglia leggere la storia con pretese inutilmente tormentatrici) la “ricerca interpretativa”; quella, per esempio, che porta un autore a dire esplicitamente quello che non ha detto, ma che non potrebbe non dire se gli si fosse posta la domanda.
Così in mancanza di documentazione la storia può servire non a darci delle risposte, ma a farci porre delle domande.
Le risposte ragionevoli a queste domande altro non sono che la costruzione della storia, nella quale – come dice Antonio Antonaci - il territorio, il folclore, la trasmissione orale, il dialetto, il pettegolezzo finanche, la leggenda il dato antropico, quello religioso, quello politico, ecc., si intersecano, uno complemento dell’altro…
E’ ormai pacifica un’altra cosa: lo storico, nelle sue ricostruzioni, inserisce il suo punto di vista, la sua cultura, finalità estranee ai testi ed ai fenomeni osservati. Per quanto cerchi di adattare il suo bagaglio concettuale all’oggetto della ricerca, lo storico riesce di rado a sbarazzarsi del filtro personale con cui studia le cose.

*

Ma prima, di procedere in questo viaggio fantastico, visto che vedo qualche volto perplesso (della serie: a che titolo questo sta parlando?) volevo dirvi chi è l’autista di questo autobus, chiamiamolo pure pulman turistico diretto verso Noha: la guida, se volete, di questa sera.
Dunque mi presento intanto dicendovi che sono Antonio Mellone. E su questo non ci piove.
E poi come constato con piacere, in mezzo a voi questa sera ci sono tanti miei cari ed indimenticati maestri che mi hanno avuto alunno alle scuole superiori: oltre al prof. Rizzelli, vedo la prof.ssa Benegiamo, la prof.ssa Baffa, la prof.ssa Giurgola, il prof. Carcagnì, la prof.ssa Tondi, la prof.ssa Masciullo, il prof. Beccarrisi, il prof. Bovino conterraneo, il preside Congedo, vedo l’ing. Romano, e tanti altri illustri professori delle medie, dei licei, della ragioneria ed anche dell’Università di Lecce, come il prof. Giannini, che ringrazio per le parole a me indirizzate. Sicché stasera più che in cattedra, mi sento interrogato, diciamo.
Grazie per l’onore che mi concedete nel parlare a voi, siate indulgenti con me, come tante volte lo siete stati allorché sedevo … dall’altra parte della cattedra!

*

Dunque per chi non mi conoscesse…
Sono di Noha, 39 anni, laurea cum laude in Economia Aziendale presso la Bocconi di Milano, dottore commercialista e revisore ufficiale dei conti, attualmente impiegato alle dipendenze di un importante istituto di credito (importante è l’istituto di credito: non io!) con la carica di Direttore della filiale di questa banca in quel di Putignano, in provincia di Bari.
Ecco: finora questi dati sono soltanto serviti a confondervi ulteriormente le idee, perché da subito spontanea sorge in voi la domanda: e questo Mellone cosa c’azzecca con la storia di Noha?
Allora aggiungo qualche altro dato: e vi dico che sono di Noha e che quell’Antonio Mellone che scrive su “il Galatino” (e gli argomenti nella maggior parte dei casi vertono su temi nohani) da ormai oltre 10 anni, è il sottoscritto.
Non solo, aggiungo e quadro il cerchio, dicendovi che ho curato e scritto insieme a P. Francesco D’Acquarica per l’editore Infolito Group di Milano nel mese di maggio 2006, il libro “Noha. Storia, arte, leggenda”, sul quale ritornerò qualche istante alla fine della nostra conversazione.
Fatta tutta questa premessa di carattere metodologico (che se volete potete considerare pure come “excusatio non petita”) entriamo nel vivo della discettazione, o lectio, o “lettura” che dir si voglia (così come un tempo veniva chiamata una lezione universitaria).

*

Per la Storia di Noha, questa sera, non faremo un exursus: salteremo da palo in frasca, parleremo di tutto di più, ma vedrete che, senza dirvelo, un filo conduttore, un disegno, fra tutte queste disiecta membra ci sarà.

*

La prima domanda che sento rivolgermi da tutti quelli con cui discetto di Noha è la seguente: da dove deriva questo nome?
Risposta a voi qui presenti: ve ne ha già parlato P. Francesco D’Acquarica lunedì scorso.

*

Una curiosità intanto: sapete cosa significa Noha nell’arcaico linguaggio degli indiani d’America? Il lemma “Noha” significa: auguri di prosperità e gioia. L’ho scoperto sentendo un CD dal titolo The sacred spirit - Indians of America. Collezione Platinum Collection 2005. Quindi a qualcuno se volete augurare salute, prosperità e gioia, d’ora in avanti, al compleanno, a Natale o al compleanno, potete dirgli “Noha”. Noha: e non sbagliate!

* * *

P. Francesco la volta scorsa vi ha parlato di una serie di ipotesi a proposito del nome Noha. Io questa sera vi racconto un mito: quello della principessa Noha, che poi avrebbe dato il nome al nostro paese, che prima si chiamava NOIA..
… Noha era una bellissima principessa messapica, che per amore di un giovane principe-pastore, Mikhel, principe di Noia, si stabilì in quel paese cui poi diede il nome.

*

Nei campi dell’antica Messapia, per una traccia di sentiero, segnata da innumerevoli piedi nudi tra le erbe, (solo le più abbienti portavano i calzari) le donne messapiche, sguardo fiero di occhi neri e pelle bruna, capelli lucidi aggrovigliati e andatura energica, portavano con sé panieri pieni di cicorie e formaggio.
Andava, sì, scalza, anche la principessa Noha, mentre le piante dei piedi si espandevano illese sul sentiero, ma il suo portamento, il piglio, il tintinnio dei suoi monili e la cura con cui annodava i capelli e li fermava con cordelle di seta colorata, manifestavano la sua origine regale, nonché la sua voglia di essere bella.
Quando fu il tempo deciso dal re suo padre, Noha si trovò a dover scegliere quale compagno di vita uno fra i molti pretendenti invitati a palazzo…
Ogni pretendente portò con se un dono, secondo le proprie possibilità. Ora, uno portò collane di diamanti costosissime, un altro un anello d’oro molto prezioso, un altro ancora in dote avrebbe portato terreni e palazzi…
Ma la saggia principessa Noha, fra i tanti corteggiatori, per condividere la sua vita, scelse Mikhel, principe di Noia, che le aveva portato in dono solo ciò di cui egli era dotato: e cioè il sorriso, la gentilezza, la semplicità, il rispetto dell’ambiente, l’altruismo, la gratitudine, il senso del dovere e tutto quanto fa vivere in armonia con se stessi, con gli altri e con il creato. Noha reputò che questo era un vero e proprio scrigno di tesori.
Noha rinuncia così per amore allo sfarzo ed agli agi del castello della “Polis” di suo padre (che viveva nella importante città di Lupiae), vivendo felice e contenta nella cittadina del suo Mikhel.

Mikhel e Noha celebrarono le loro nozze a palazzo reale, ma poi vissero la loro vita coniugale nella piccola Noia, nella semplicità, nella concordia e nell’armonia e la governarono così bene da rendere tutti felici e contenti.
Fu così che il popolo, grato, scelse democraticamente di cambiare il nome della cittadina da Noia in Noha.

* * *

Ora allacciate ben bene le cinture di sicurezza: andiamo finalmente a Noha!
La volta scorsa avete avuto modo di conoscere la chiesa piccinna, il Pantheon della Nohe de’ Greci, una chiesa che si trovava proprio in centro, accanto alla chiesa madre, dedicata a san Michele, patrono di Noha.
Questa chiesa piccinna era dedicata alla Madonna delle Grazie, compatrona di Noha, e presentava all’interno degli affreschi. Non esistono delle foto che la ritraggono nella sua interezza: ma soltanto dei disegni di chi la ricorda bene, e qualche foto di piccoli brani dell’interno e dell’esterno di questo monumento.
Era di forma ottagonale. Io non l’ho mai vista (se non in disegno e nelle foto di cui dicevo).
Ma se vi volessi dare una mano o qualche idea ad immaginarla, vi direi che era molto somigliante alla vostra chiesa delle anime (aveva una cupola, però, con dei grandi finestroni).

Ma questo monumento non c’è più: abbattuto, come molti altri…
Ma è inutile ormai piangere sul monumento abbattuto, così come è inutile piangere sul latte versato. Ma questo non è l’unica chiesa abbattuta. Le chiese di Noha abbattute furono molte… Ve ne ha già parlato P. Francesco…
Ma non vi preoccupate. Non sono state abbattute proprio tutte. Qualcuna rimane ancora e qualcun’altra è stato costruita ex novo.
Oggi ne rimangono in piedi, (molte rifatte ab imis) - oltre alla chiesa Madre, dedicata a San Michele Arcangelo, la chiesa della Madonna delle Grazie inaugurata nel 2001, la chiesa di Sant’Antonio di Padova, (che per la forma ricorda in miniatura la basilica del Santo a Padova), la chiesa della Madonna di Costantinopoli, e la chiesa della Madonna del Buon Consiglio e la grande chiesa del cimitero, il quadro del cui altare maggiore, ricordo da ragazzino allorchè ero chierichietto, rappresentava la Madonna del Carmine.
Ma questa sera non voglio portarvi in giro per chiese… che magari vedremo una prossima volta.

*

Ma si diceva: un tempo le persone non capivano erano iconoclaste incoscientemente; non si dava importanza ai beni culturali, si abbatteva tutto con facilità.
Può darsi.
Ma questo poteva essere vero quaranta o cinquanta anni fa.
Ma oggi?
Un delitto contro la cultura e la storia, lo stiamo compiendo noi (non il tempo!) oggi: nel 2007! Noi di Noha; voi di Galatina: anche voi che mi state ascoltando, nemmeno voi ne siete esentati.
Perché? Perché tutti siamo responsabili di qualcosa.
Per esempio siamo responsabili se non conosciamo questi luoghi e questi fatti che si trovano ad un fischio da noi. Dovremmo cioè smetterla di pensare al mondo, solo quando al mondo capita di transitare dal tinello di casa nostra!
Il piccone della nostra ignavia si sta abbattendo giorno dopo giorno su quale monumento? Sulla torre medievale di Noha.
Si, perché, signori, se non lo sapete a Noha c’è una torre medioevale le cui pietre gridano ancora vendetta. E questa torre si trova proprio in centro. Dentro i giardini del castello.

*

Al di là di un muro di cinta, in un giardino privato (ma trascurato: quindi non sempre il privato è meglio del pubblico), dunque in un giardino tra alberi di aranci mai potati. Questa torre si regge ancora, da settecento e passa anni, come per quotidiano miracolo: la torre medioevale di Noha, XIV secolo, 1300.
Da quella torre, addossata al castello, riecheggiano ancora le voci lontane di famiglie illustri nella vita politica del mezzogiorno d’Italia. A Noha abitarono i De Noha, famiglia nobile e illustre che certamente ha avuto commercio con i Castriota Scanderbeg e gli Orsini del Balzo, signori di San Pietro in Galatina (città fortificata chiusa dentro le sue possenti mura), ma anche con Roberto il Guiscardo e chissà forse con il grande Federico II, l’imperatore Puer Apuliae, che nel Salento era di casa.
Da Noha passava una strada importante, un’arteria che da Lecce portava ad Ugento, un’autostrada, diremmo oggi, che s’incrociava con le altre che conducevano ad Otranto sull’Adriatico o a Gallipoli, sullo Ionio.
Da Noha passarono pellegrini diretti a Santa Maria di Leuca e truppe di crociati pronti ad imbarcarsi per la terra santa, alla conquista del Santo Sepolcro…

La sopravvivenza stessa e lo sviluppo dell’antico casale di Noha debbano molto a questa torre di avvistamento e di difesa, situata su questo asse viario di cui abbiamo già parlato (così come riconoscenti ai loro edifici fortificati devono essere Collemeto e Collepasso; mentre a causa della mancanza di tali strutture difensive vita breve ebbero i casali di Pisanello, Sirgole, Piscopio e Petrore).

La “strada reale di Puglia” ed in particolare la sua arteria che congiungeva Lecce ad Ugento, nata su un tracciato di strada preromana, aveva proprio nelle alture di Noha e Collepasso, e nelle rispettive torri, due punti strategici di controllo e difesa del percorso.

Come si presenta dal punto di vista architettonico?
La torre di Noha, che raggiunge i dieci metri d’altezza permettendo così il collegamento a vista con le altre torri circostanti, si presenta composta da due piani di forma quadrangolare. Una bella scala in unica rampa a “L” verso est, poggiata su un arco a sesto acuto, permetteva l’accesso alla torre tramite un ponte levatoio (una volta in legno oggi in ferro).
La torre è stata realizzata con conci di tufo regolari, un materiale che ha permesso anche un minimo di soluzioni decorative: la costruzione infatti è coronata da un raffinata serie di archetti e beccatelli.
Dei doccioni in pietra leccese permettevano lo scolo dell’acqua della terrazza (con volta a botte).

*

Chiuso anche questo argomento della torre.

* * *

Nel complesso del castello si trovano (oltre al castello stesso: ma di questo non ve ne parlo) altri monumenti: il primo è curiosissimo. Si tratta delle “casette dei nani o degli gnomi”, anche queste un mistero. (Il secondo è un ipogeo; il terzo la “casa rossa”)
Le casette dei nani.
Le avete mai viste? Qualcuno di voi le ha mai viste? Sapete cosa sono? E dove si trovano?
E’ una specie di villaggio in pietra leccese, un capolavoro di architettura, fatto di tante casette piccole, che sembrano tante case dei nanetti. Si trovano sulla terrazza di una casa che fa parte del complesso del castello di Noha. Una delle case dove abitavano i famigli, i servi dei signori del palazzo.

Il villaggio di Novella frazione di Nove è fatto di casette piccine e leggiadre: un piccolo municipio, la piazzetta, la chiesetta con un bel campanile, la scuola, la biblioteca, le casette degli altri gnomi, il parco dei giochi, ecc.
Nel paese di Novella non vi erano mega-centri commerciali, aperti sette giorni su sette e fino a tarda ora; ma negozietti e botteghe a misura d’uomo… anzi di gnomo… di gnomo.

Così, da basso (lasciando alle spalle la farmacia di Nove) basta alzare lo sguardo e tra la folta chioma di un pino marittimo, si riesce ad intravedere il campanile ed il frontespizio di una “casetta” dalla quale sporge un balconcino arzigogolato, finemente lavorato.
Ma per poter vedere tutto quanto il paese di Novella bisogna salire sulla terrazza di quella casa - chiedendo il permesso alle gentilissime signore che attualmente abitano il primo piano del castello.
Quando passate da Noha, fermatevi un attimo ad ammirare i resti di queste casette. Sono ricami di pietra, lavoro di scalpellini e scultori che hanno creato opere d’arte. Anche queste casette-amiche ci chiedono di essere restaurate.

*

Ora facciamo quattro passi a piedi (abbiamo lasciato il nostro pulman virtuale) e attraverso via Castello dirigiamoci verso il centro della cittadina.
Stiamo calpestando un luogo antico ed un manto stradale che cela un sotterraneo: è un ipogeo misterioso.

*

Nella primavera del 1994 a Noha, fu una ruspa, impegnata in lavori alla rete del gas metano, durante lo scavo di una buca, sfondandone improvvisamente la volta, a portare alla luce un mondo sotterraneo, un ipogeo misterioso di notevoli dimensioni.
Il gruppo speleologico leccese "'Ndronico" invitato dall’allora sindaco prof. Zeffirino Rizzelli, provvide alla perlustrazione, ai rilievi ed alle analisi di quegli antri. E conclusero che si era in presenza di un reperto di archeologia industriale di Terra d'Otranto: un frantoio ipogeo.
Concordo con questa conclusione e con la relazione degli speleologi. Però aggiungo che è proprio della scienza la ricerca continua di elementi che possano confutare o confermare una tesi.
La tesi in questo caso è quella della vox populi che narra di un passaggio segreto in grado di collegare il palazzo baronale di Noha con la masseria del Duca nell'agro di Galatina.
E come in molti altri Castelli italiani o stranieri avviene, è ragionevole ipotizzare che anche in quello di Noha possano esserci anfratti, nascondigli, passaggi, dei trabucchi, carceri e bunker sotterranei, al riparo da occhi indiscreti, o di difesa dalle armi nemiche, o assicurati contro facili evasioni, o in grado di imporre dura vita ai prigionieri.
Vi sono in effetti alcuni elementi contenuti nella relazione e confermati da una nostra visita che abbiamo avuto la fortuna di compiere proprio in questo ipogeo, durante l'estate del 1995, insieme ad un gruppo di amici (tra i quali P. Francesco D'Acquarica: non pensavamo dieci anni fa di scrivere un libro a quattro mani) elementi, dicevo, che fanno pensare che ci sia un collegamento tra il Palazzo Baronale, l'adiacente Torre medioevale, l'Ipogeo stesso e chissà quali altri collegamenti.

Dalla relazione degli speleologi si legge: "sul lato Nord si diparte un corridoio che, dopo alcuni metri, si stringe e permette di accedere ad un pozzo d'acqua stagnante sotto una pittoresca piccola arcata bassa, di elegante fattura e dolcemente modellata e levigata, dinanzi alla quale siamo costretti a fermarci…". Poi ancora un altro brano dice: "…la pozza sull'altra sponda presenta una frana in decisa pendenza accumulata fino alla sommità superiore di un arco ogivale che a sua volta sembrerebbe nascondere un passaggio risalente in direzione del Palazzo Baronale..". In un altro stralcio leggiamo: " …esiste un cunicolo a Sud. Tale galleria risulta riempita, al pavimento e sino ad una certa altezza, di terriccio, per cui abbiamo proceduto carponi. Il corridoio di mt. 11,00 circa, largo mt. 1,10 ed alto nel punto massimo mt. 1,30, mette in comunicazione i due ipogei, come se il primo volesse celare il secondo in caso di assedio…". Infine in un altro pezzo è scritto: "Ripartendo dalla scalinata Sud ed inoltrandoci nella parte destra, a circa 6,00 mt., vi è un tratto di parete murata come se si trattasse di una porta larga circa mt. 1,30…"
Dalle mappe abbozzate risultano a conferma "porte murate", "probabili prosecuzioni", "cunicoli da utilizzare in caso di assedio".
Se questi elementi da un lato, non dandoci certezze, ci permettono di fantasticare e nutrire mitiche leggende di "donne, cavallier, arme e amori” o il mito dell’Atlantide sommersa proprio a Noha; dall'altro potrebbero servire agli addetti ai lavori, agli studiosi, per proseguire, nella ricerca di altre tessere importanti del mosaico di questa storia locale. Per ora questo ipogeo è chiuso e dimenticato da tutti.

*

Un altro mistero. Vedete quanti misteri. Questa sera più che Antonio Mellone sembro Carlo Lucarelli, con la sua trasmissione Bluenotte, quella che va in onda su Rai tre.

Ora un cenno ad un altro mistero, un monumento: la Casa Rossa.

La Casa Rossa è una costruzione su due piani, che un tempo era parte del complesso del palazzo baronale di Noha (o Castello). E’ così chiamata a causa del color rosso mattone delle pareti del piano superiore. La Casa Rossa ha qualcosa che sa di magico: è un’opera originale e stravagante.
Da fuori e da lontano, dunque, si osserva questa specie di chalet, rosso, dal soffitto in canne e gesso, con tetto spiovente (cosa rara nel Salento), con due fumaioli, una tozza torre circolare, a mo’ di garitta a forma di fungo, con piccole finestre o vedute.
L’ingresso alla Casa Rossa si trova sulla pubblica strada, continuazione di Via Michelangelo, nel vico alle spalle della bella villa Greco (oggi Gabrieli).

Il piano terra invece pare ricavato nella roccia: all’interno si ha l’impressione di vivere in una grotta ipogea, scavata da una popolazione africana. Le pareti in pietra, prive di qualsiasi linearità, hanno la parvenza di tanti nidi di vespe, con superfici porose, spugnose, completamente ondulate, multicolori (celestino, rosa e verde), ma dall’aspetto pesante: somigliano quasi a degli organismi naturali che sorgono dal suolo.
In codesta miscela d’arte moderna e design fiabesco, ogni particolare sembra dare l’idea del movimento e della vita.
I vari ambienti sono illuminati dalla luce e dai colori che penetrano dalle finestre e dalle ampie aperture da cui si accede nel giardino d’aranci.
In una sala della Casa Rossa c’è un gran camino, e delle mensole in pietra.
In un’altra v’è pure una fonte ed una grande vasca da bagno sempre in pietra, servite da un sistema di pompaggio meccanico (incredibile) dell’acqua dalla cisterna (cosa impensabile in illo tempore in cui a Noha si attingeva con i secchi l’acqua del pozzo della Trozza o dalla Cisterneddhra, che sorgeva poco lontano dalla Casa Rossa, mentre le abluzioni o i bagni nella vasca da bagno, da parte della gente del popolo, erano ancora in mente Dei).
Le porte interne in legno, anch’esse, come le pareti, sembrano morbide, come pelle di vitello. Il cancello a scomparsa nella parete e le finestre che danno nel giardino sono grate in ferro battuto e vetro colorato. I vetri (quei pochi, purtroppo, superstiti) rossi, blu e gialli ricordano per le loro fantasie iridescenti le opere di Tiffany.
Al piano superiore si apre un ampio terrazzo, abbellito con sedili in pietra, che permetteva di godere del panorama del parco del Castello o del fresco nelle calde serate estive.
Ma cosa possa, di fatto, essere la Casa Rossa (o a cosa potesse servire) rimane un mistero.
Alcuni la ritengono come il luogo dove venivano accolti gli ospiti nel periodo estivo, del solleone; altri come la casa dei giochi e degli svaghi della principessina (proprio come era la Castelluccia che si trova nel parco della Reggia di Caserta); altri ancora ipotizzano che si tratti di un “casino” di caccia.
Qualcuno maliziosamente afferma che fosse adibita a casa di tolleranza.
Le leggende sul conto della Casa Rossa s’intrecciano numerose: storie di spiriti maligni e dispettosi, di persone che sparivano inspiegabilmente, di briganti che là avevano il loro quartier generale, di prigionieri detenuti che nella Casa scontavano, castighi, torture, o pene detentive.
Qualcuno azzarda anche l’idea che fosse abitata dalle streghe, o infestata dai fantasmi; qualcun altro dice addirittura che fosse occupata dal diavolo in persona (per cui un tempo la Casa Rossa di Noha era uno spauracchio per i bambini irrequieti)…

* * *

La Casa Rossa di Noha a me sembra un vero e proprio monumento in stile Liberty.
Il Liberty è il complesso e innovativo movimento stilistico europeo che si diffuse tra il 1880 e il 1910.
Elemento dominante di questa “moda” sono le linee curve ed ondulate, spesso definite con l’espressione coup de fouet (colpo di frusta), ispirate alle forme sinuose del mondo vegetale e combinate ad elementi di fantasia. Non fu un unico stile: ogni nazione lo diversificò, lo adattò, lo arricchì secondo la propria cultura.
Il modernismo o arte nuova (art nouveau) toccò anche Noha e Galatina. E la Casa Rossa, quindi, costruita con molta probabilità tra l’ultimo ventennio del 1800 ed il primo del 1900, è la massima espressione di quest’epoca, che diventerà in francese belle epoque, in nohano epoca beddhra.

*

Allora vi ho parlato fino a questo momento di monumenti. Vi avrei potuto parlare dei personaggi di Noha. Ce ne stanno. Ce ne stanno. E molti pure!
Se vi va lo faremo una prossima volta.
Ora permettetemi solo di fare un cenno ad un solo personaggio di Noha, scomparso recentissimamente. Lo merita. E’ venuto a mancare a Firenze all’età di 53 anni. Era un artista. Un grande.
Era il grande Gino Tarantino, architetto, scultore, pittore, fotografo: un maestro, un esteta.
Ha vissuto gli anni della giovinezza a Noha e dopo ha studiato architettura a Firenze, dove è rimasto e dove ha creato la maggior parte delle sue opere d’arte. Originali e geniali. Gino Tarantino era un artista, ma, prima di tutto, un uomo intelligente e sensibile. Un uomo che ha dato lustro a Noha ed al suo Salento (la sua opera fu perfino pubblicata da “Flash-art”, rivista d’arte e cultura, conosciuta in tutto il mondo, se non altro dagli addetti al settore)…

Qualcuno lo definiva un tipo “eccentrico”.
Io l’ho conosciuto nel corso della scorsa estate. Gino Tarantino aveva piacere di trascorrere le vacanze a Noha, nella sua terra natale, ne amava il sole, il mare, la luce ed in fondo anche la gente. Colse molti volti salentini, specialmente di adolescenti e giovani. Creava e lavorava anche in vacanza: disegnava, fotografava, impastava, scolpiva, plasmava.
Creava. Elaborava interiormente immagini su immagini.
Era il Gaetano Martinez di Noha.

Diciamo che era un tipo originale, anticonformista, estroso, creativo, uno spirito libero, uno che volava alto con il pensiero, non influenzato dalla banalità delle immagini televisive (“non ho la televisione. Non ho neanche un’antenna” – diceva. E veramente, nemmeno la macchina e nemmeno la patente: per scelta di vita).
Era cordiale, sorridente e (anche a detta di molte donne) un tipo affascinante.
Le sue opere stupiscono e incantano, seducono ancora e riescono, con combinazioni inedite di elementi noti, a dare idea di quanto la mente umana sia in grado di inventare.
Con la sua arte e le sue capacità intellettive ha lottato per integrarsi in quel mondo (chi è del giro sa) così duro e ristretto degli artisti, e delle gallerie; un campo difficile, e ancor peggio, in una città come Firenze: culla dell’Arte Italiana.
Uno spirito così libero ed estroverso come Gino non avrebbe mai accettato di fare altro. A volte partecipava a progetti di architettura (ha arredato case di illustri personaggi a Roma, a Parigi, in Spagna ecc.) ma esclusivamente per ragioni economiche: preferiva dedicare il suo tempo e le sue energie alle sue sculture, alle sue opere la cui rendita economica, come sempre accade per l’arte in genere, si proietta quasi sempre in un futuro estremo.
Ci auguriamo che quanto prima molte sue opere rimesse sul vagone (anzi su più di un vagone) di un treno tornino a Noha. E che presto trovi giusta collocazione nella storia, nell’arte e nella leggenda anche Gino Tarantino e la sua opera, finalmente catalogata e rivalutata.
Purtroppo, dobbiamo constatare ancora una volta che anche per Gino Tarantino vale la legge della morte quale condizione necessaria per l’immortalità della fama!

* * *

A mo’ di notizia in anteprima (questa non è storia, non è attualità è futuro… prossimo) vi comunico che con un gruppo d’amici abbiamo dato vita ad una redazione che sta per dare alla luce un nuovo periodico (di cui non conosciamo, pensate un po’, neanche la periodicità!) on line dalla testata che suona così: L’OSSERVATORE NOHANO. Somiglia per assonanza, ma solo per assonanza all’altra testata ben più famosa: l’organo della Santa Sede. Ma rispetto a quello il nostro è di matrice puramente laica. Rispetteremo la chiesa cattolica così come rispetteremo, né più né meno, le altre Istituzioni.
Abbiamo dedicato il primo numero a Gino Tarantino, del quale vorremmo poter emulare la libertà del pensiero e dell’azione (sempre nel rispetto degli altri, s’intende). Potete accedere al nostro Osservatore attraverso il sito www.Noha.it e buona navigazione. Come dicevo non sappiamo dove tutto questo potrà portarci: a noi interessa partire con entusiasmo e dirigerci ed andare là dove ci porterà il cuore.

* * *

Lo strumento portentosissimo di cui vi parlavo all’inizio di questa mia relazione che volge al termine (vi ricordate quando dicevo: non fa scienza sanza lo ritener l’aver inteso?), dunque questo strumento è (non poteva essere altrimenti) un libro. Il libro scritto a quattro mani dal sottoscritto e da Padre Francesco: il titolo: “Noha. Storia, arte e leggenda”. Un libro prezioso, per il contenuto, e pregiato per il contenitore. Che questa sera chi lo volesse potrebbe farlo ad un prezzo speciale. Prezzo speciale Università Popolare 30 euro, anziché 35.
Ma non voglio fare la Vanna Marchi della situazione. E non vorrei approfittarne. Se lo volete me lo chiedete. Altrimenti non fa nulla.

*

Cari amici concludo.
Questa sera vi ho parlato di Noha.
Ve ne ho parlato per contribuire solo un poco alla sua conoscenza. Perché si sa che la conoscenza è condizione necessaria (e sufficiente, dico io) per il rispetto e per l’amore dei luoghi, delle persone e della loro storia.
La conoscenza ci rende un po’ più umili. E l’umiltà ci permette non di giudicare, non di guardare dall’alto verso il basso, ma di guardare dentro, di sintonizzarci, di imparare, di capire, di rispettare.
Solo con questi atteggiamenti miglioreremo: e staremo bene con noi stessi e con gli altri.
Mi auguro che non pensiate soltanto che Noha sia come la cronaca nera ci fa leggere sui giornali soltanto la cittadina della mafia o della sacra corona unita. Non è questo. Non è solo questo. Come ho cercato di raccontarvi fino a questo momento.
Mi auguro dunque alla fine che amiate un po’ di più Noha, i suoi monumenti, la sua storia, i suoi abitanti, e - se questa serata non v’è dispiaciuta affatto – anche chi vi ha parlato finora, tenendovi incollati o inchiodati alla sedia.
Se invece fossi riuscito soltanto ad annoiarvi: guardate non l’ho fatto apposta!

Grazie.

 
Di Albino Campa (del 24/01/2011 @ 15:04:27, in Recensione libro, linkato 1588 volte)

Scrivo, sperando di riuscire a liberarmene una volta per tutte. Scrivo, appunto, scrivo qualcosa che si potrebbe definire, volendo, recensione di un libro, ma che credo non abbia nulla di simile, a parte il libro, a una recensione. Sia ben chiaro che con la presente non è mia intenzione offendere alcun recensore professionista, né tantomeno l’autore del libro in questione, Antonio Errico.

L’ultima caccia di Federico Re (Manni Editori, pag. 151, 2005) è infatti l’opera di cui voglio parlarvi e che ancora non ho finito di leggere. Avete capito bene, non l’ho ancora finito di leggere e ho già iniziato, senza esitare un attimo di più, a buttare giù qualche idea. Beh, cosa sono quelle facce sconvolte? Vi avevo avvisato. Ecco quello che succede a non prendere mai sul serio chi scrive! Comunque non ho intenzione di tornare indietro, sia ben chiaro, io continuo dritto per queste righe.

Bene, e ora vi devo fare un’altra confessione: prima di iniziare a leggere quest’opera ne ho dovuto subire la persecuzione. Sarà capitato anche a voi, ditemi di sì, di gironzolare tra gli scaffali di una libreria e scorrere con gli occhi centinaia di titoli, distrattamente, senza prestare attenzione a nessuno in particolare. Almeno così vi sarà sembrato, se non fosse che alcuni giorni dopo vi trovate davanti un articolo il cui autore non vi è del tutto sconosciuto, siete certi di averne già sentito parlare, ma non ricordate in quale circostanza.

Ora, per favore, ditemi che è proprio così che vanno in genere le cose!  

Nel mio caso l’autore si chiamava Antonio Errico. Ne ero sicuro, questa la mia certezza, l’unica in fondo, per il resto ero costretto a vagare nel nulla; tutte le fatiche risultavano inutili, non c’era capriola, tuffo acrobatico, triplo salto nei miei ricordi che suscitasse una qualsiasi associazione: un libro, una poesia, bastava anche un volto, il colore di una copertina o un’immagine, una musica per carità, ma niente, nonostante continuassi imperterrito a lustrare il fondo della mia memoria, nessun luccichio mi veniva in aiuto.

Arriva sempre, inevitabilmente, un momento nella vita in cui è bene dimenticare, e in genere lo facciamo in automatico, senza alcuna prassi burocratica che ci porti via del tempo. Dimentichiamo per fare spazio a ricordi più ingombranti; mettiamo ordine perché ci rendiamo conto che presto ci riuscirà impossibile ripescare quel particolare ricordo.

Così mi accingevo a buttar via il ricordo di Antonio Errico, piccolo e deformato, probabilmente perché non mi riusciva di sistemarci nient’altro in quello stesso angolo di memoria e mi occorreva ancora dello spazio. Fu allora che mi sembrò di rivivere, nella penna del Collodi, lo spauracchio di Maestro Ciliegia, dal momento che proprio quand’ero sul punto di gettar nel fuoco il mio ricordo, ecco che questo vi si ribellò e mi ritrovai Errico dappertutto, a firma di articoli, mentre parlava della poesia di Vittorio Bodini al Liceo Classico “P. Colonna”, in una lezione all’Università Popolare di Galatina e nei suoi libri, che il caso però voleva non riuscissi mai a sfogliare, ma solo a intravedere nelle librerie, su scaffali di letteratura salentina.

De L’ultima caccia di Federico Re non ne avevo mai sentito parlare, mai prima della mostra Fabbricanti di Libri presso Palazzo Baldi a Galatina. In quell’occasione mi sono trovato dinanzi alla trasfigurazione artistica dell’opera, a una metamorfosi creativa che prendeva origine dalle pagine di quel testo, le modellava, ne plasmava l’idea dell’artista con quella dello scrittore per dare vita a un’opera d’arte unica e di rara bellezza. Questo era il libro che dovevo leggere, mi dissi, e non ci fu bisogno di mettermi a cercarlo, perché fu lui a venirmi incontro. Giorni dopo eccolo, infatti, sugli scaffali della biblioteca Giona a Noha, ancora lui, Antonio Errico e il suo L’ultima caccia di Federico Re.

Scrivo, quindi, scrivo sperando di riuscire a liberarmene una volta per tutte.

Scrivo, cercando di dare un senso a questa smodata ricerca.

 
Michele Stursi
… continua
 
Di Redazione (del 25/03/2017 @ 15:03:50, in Comunicato Stampa, linkato 138 volte)

Nel mese di marzo, a cura del formatore accreditato all’Albo Regionale dott. Giampaolo Bernardi, è stata avviata la formazione generale relativa ai progetti del Servizio Civile Nazionale in atto presso il Comune di Galatina.

La formazione generale ha l’obiettivo di trasferire ai volontari i principi che sono alla base del Servizio Civile Nazionale, approfondendo l’aspetto storico e l’evoluzione normativa, la Costituzione italiana, le forme di cittadinanza ed il prontuario concernente la disciplina dei rapporti tra enti e volontari. 

Di pari passo con la formazione generale si sta concludendo l’attività di formazione specifica relativa ad ogni singolo progetto grazie alla quale i volontari hanno potuto apprendere informazioni, metodi e supporti fondamentali per lo svolgimento delle attività del servizio.

In questo mese è stato inoltre avviato e concluso il corso di “primo soccorso”, tenuto dal dott. Giuseppe Scalese, per complessive 12 ore. Un cammino formativo grazie al quale è stato possibile acquisire elementi e nozioni per eventuali interventi di soccorso per soggetti in stato di pericolo.

I progetti, ormai entrati nel vivo delle attività progettuali, prendono forma anche attraverso laboratori organizzati in collaborazione con le associazioni partner e vedono coinvolti soggetti disagiati e in condizioni di bisogno e di aiuto costante nella vita di tutti i giorni.

Inoltre, al fine di promuovere il Servizio Civile Nazionale e illustrare le attività già svolte e da realizzare, nel pomeriggio di venerdì 31 marzo p.v., presso la biblioteca Comunale “P. Siciliani”, i volontari terranno un banchetto informativo rivolto soprattutto ai giovani del territorio e a tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla cittadinanza attiva.

L’attività di sensibilizzazione proseguirà anche attraverso i social network, affinché tutta la comunità possa venire a conoscenza dell’utilità dei progetti (Agones 2015, #youthgalatina2015, In Reading 2015 e Monitor 4015) del Servizio Civile Nazionale attivi sul proprio territorio.

Restate connessi !!!

I volontari del Servizio Civile Nazionale

 
Di Redazione (del 16/10/2013 @ 14:59:15, in Eventi, linkato 1034 volte)
Alcuni momenti del pomeriggio con i bambini della scuola primaria di Noha appartenente all'Istituto Comprensivo Polo 2 di Galatina (sede della biblioteca Giona - Presìdio del Libro di Noha e Galatina) dove si è svolto un seminario animato per la promozione della lettura ai piccoli ai quali l'artista Adalgisa Romano ha donato la sua opera "Lifebox".

 

 
Di Redazione (del 27/02/2015 @ 14:56:42, in Comunicato Stampa, linkato 726 volte)

La biblioteca comunale “Pietro Siciliani” organizza, per sabato 28 febbraio alle ore 16.00, presso la Sala Lettura, l’evento Libri in culla, con lettura di libri ad alta voce e la distribuzione in dono ai bambini nati nel 2014 di uno zainetto colorato contenente un albo illustrato, un libro cartonato e altro materiale selezionato dagli esperti nazionali del Centro per il libro e la lettura del Ministero per i Beni culturali.

Il Sindaco dott. Cosimo Montagna e l’Assessore alla cultura prof.ssa Daniela Vantaggiato, con lo staff della Bibliomediateca, daranno il benvenuto ai piccoli.

Partecipano la pediatra Piera Angela Negro e la dott.ssa Giovanna Rosato componente del Gruppo di lavoro AIB Puglia Biblioteche Ragazzi e NPL (Nati per leggere) e referente locale del progetto NPL a Cavallino.

Nell’incontro i genitori saranno informati  sull’importanza della lettura ad alta voce nello sviluppo cognitivo ed emotivo dei propri figli, ampiamente dimostrata da ricerche all’avanguardia in campo medico e pedagogico in Italia e all’estero.

L’evento Libri in culla rientra nel progettopilota In Vitropromosso dal Centro per il libro e la lettura, con il sostegno della società Arcus (Arte, Cultura, Spettacolo). Il progetto, che si svolge nei territori di Biella, Lecce, Nuoro, Ravenna, Siracusa e Regione Umbria, prevede l'aumento del numero dei lettori abituali partendo dalla prima infanzia, per trasformare i piccoli di oggi nei lettori di domani.

Visita i siti:

www.progettoinvitro.it

www.invitrolecce.com

 

Vuoi vivere una notte di San Lorenzo davvero speciale??!!! Che aspetti??!! Vieni a trascorrerla con noi!!!! Una serata ricca di gioia, in un luogo magico appartato delle Serre Salentine, in contrada Crumisi tra Tuglie e Sannicola. Lo sguardo in su al cielo, con lo spettacolo meraviglioso delle Perseidi, popolarmente note come ” Lacrime di San Lorenzo “, uno sciame meteorico che la Terra si trova ad attraversare durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole. La pioggia meteorica, si manifesta dalla fine di luglio fino oltre il 20 agosto e il picco di visibilità è concentrato attorno al 10-12 agosto di ogni anno, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ad occhio nudo ogni ora. Ciò rende questo sciame tra i più rilevanti in termini di osservabilità tra tutti quelli incrociati dal nostro pianeta nel corso della sua rivoluzione intorno al Sole. Il primo appuntamento della serata sarà con Paolo Centonze, che ci farà conoscere personaggi come Eugenio Vetromile, nato a Gallipoli da Pietro dei Baroni di Palmireto e da Marcantonia Margiotta. Eugenio frequenta gli studi presso il locale seminario vestendo, il 22 giugno 1833, l’abito clericale. Padre Ruder, Provinciale generale del Maryland, decide di portarlo con sé in America imbarcandolo a Livorno, l’8 agosto del 1845, sul vapore Coosa, con destinazione Filadelfia. Al Georgetown di Washington perfeziona per 3 anni la sua conoscenza dell’inglese. All’età di 29 anni, il 23 luglio del 1848, viene ordinato sacerdote. Quello stesso anno, viene mandato nella regione del Maine in Canada, presso la tribù indiana degli Abenaki dove, in 16 anni di intenso apostolato, si dice abbia convertito alla religione cattolica oltre 30.000 indigeni indiani del Nord-America. Eugenio Vetromile, fu uno studioso del linguaggio usato da quelle popolazioni, avendo dato alle stampe, nel 1856, un libro di preghiere in dialetto Abenaki e, nel 1860, un voluminoso compendio della Sacra Scrittura, nonostante la lingua indiana fosse priva di grammatica e di dizionario. Era dal 1722 che non si tentava l’impresa di scrivere l’alfabeto indiano, da quando, cioè, Padre Rale, aveva cercato di approntare un incompleto dizionario ed un’altrettanto imperfetta grammatica. Le sue opere gli valsero l’ingresso nelle più importanti accademie scientifiche d’America e d’Europa. Fu inviato particolare del Governo americano in numerosi convegni scientifici geografici. La sua fama di poliglotta sopravvive alla sua morte, essendosi scritto di lui che aveva conosciuto 14 lingue e 32 dialetti delle varie tribù di indiani pellerossa. Le sue spoglie mortali riposano nella cappella di famiglia al cimitero di Gallipoli. Poi in un sortilegio magico, tra il fuoco ed il fumo del barbecue, conosceremo i ” Cunti intorno al fuoco ” come l’elfo dispettoso dai mille nomi : Lauro, Monacizzo, scazzamurieddhu, sciaccuddhi, carcalurù. Ecco ” Lu sciakùddhi ” descritto come un essere molto basso, ancora più piccolo di un nano, con un cappello rosso a sonagli in testa e ben vestito. Ma parleremo anche di orchi, fate, vecchie megère, ed anche ” lu Mamau ” vale a dire l’uomo Nero di queste nostre latitudini ed ancora fattucchiere, acchiature, cioè i mitici tesori nascosti dei nostri avi, modi e tempi per trovarli e conquistarli. Insomma un vero è proprio ritorno al passato nei racconti di Raimondo Rodia. Poi sarà la volta di Gianfranco Ascalone un vero terremoto, un one man show che scrive, interpreta e realizza i suoi spettacoli di cabaret. Il nostro attore, in un monologo scritto per l’occasione con la propria ironia e simpatia, ci condurrà nel suo esilarante show, attingendo a piene mani dalla sua quotidianità ( e dalla vostra ). Ironizza su vizi e virtù italiche, sulla dura vita moderna, di sè stesso e degli altri e come un pò tutti noi, si preoccupa di arrivare a fine mese, giungendovi, nonostante l’impegno, sempre e comunque in ritardo! Godetevi i pochi minuti di video in fondo all’articolo, come assaggio delle sua arte, tratti da un recente spettacolo di Gianfranco Ascalone.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
CONSUMAZIONE INCLUSA

ORE 20.00: Paolo Centonze (uno dei massimi esperti italiani di Indiani d’America) alle prese con l’accensione del fuoco, la costruzione di una tenda degli Indiani d’America, e il tiro con l’arco in un’ipotetica caccia… i parallelismi tra Nord America e Salento. Mostra di pezzi di artigianato Indiano d’America in visione esclusiva.

ORE 21.00: BARBECUE racconti e storie salentine a cura di Raimondo Rodia…i racconti del mamau, degli sciaccuddhi e gli altri cunti e culacchi intorno al fuoco…

Convivialità e cabaret con Gianfranco Ascalone e infine UNA SORPRESA DA NOTTE DI LUNA PIENA… un vero Lupo Mannaro fra noi, da non perdere assolutamente. Iniziativa nell’ambito di ” Un’estate che…” – Rassegna di incontri, voci ed emozioni…d’estate! a cura degli Amici della biblioteca di Tuglie.

 
Di Albino Campa (del 14/01/2008 @ 14:13:59, in NohaBlog, linkato 1672 volte)
CONCORSO LETTERARIO E ARTISTICO PER RAGAZZI

SCAraboCCHI

il gioco degli Scacchi visto dai ragazzi

PRIMA EDIZIONE

REGOLAMENTO

L’Associazione Sportiva Dilettantistica Circolo Scacchi Alekhine (sede di gioco in via Scalfo, 47 - Aradeo - LE) con il patrocinio del Comune di Aradeo, indice la Prima edizione di SCAraboCCHI-CONCORSO LETTERARIO E ARTISTICO PER RAGAZZI, con la finalità di incentivare, valorizzare e diffondere tra i ragazzi -sempre più presi da altri impegni- la passione per la cultura e per l’arte, attraverso il loro diretto coinvolgimento.

1) Il Concorso, sul tema “Il gioco degli Scacchi visto dai ragazzi”, è aperto a ragazzi e ragazze nati/e a dal 1 Gennaio 1991 al 31 Dicembre 2004 e si articola in due sezioni:

- A: Elaborati inediti scritti (racconti e poesie);

- B: Elaborati inediti artistici (disegni);

Per la sezione A: i lavori non dovranno superare la lunghezza massima di 3 cartelle (per cartella si intende un foglio A4 stampato su una sola facciata, con interlinea singola e carattere Times New Roman di dimensione 12 pt), dovranno essere stampate solo con colore nero e contenere un titolo;

Per la sezione B: i lavori a tecnica libera non dovranno superare le dimensioni di un foglio da disegno di formato A4 e dovranno presentare il titolo nella parte posteriore del foglio;

2) Le opere da inviare devono essere inedite, pena l’esclusione dal Concorso;

3) I concorrenti dovranno consegnare personalmente le opere entro il 22 Febbraio 2008 tutti i Lunedì, Mercoledì, Venerdì dalle ore 19:00 alle ore 20:30 presso la sede di gioco dell’A. S. D. Circolo Scacchi Alekhine in via Scalfo n° 47 - Aradeo (LE), in un plico contenente:

Per la sezione A - n° 2 copie dell’opera: una firmata dall’autore ed una in forma anonima senza alcun elemento identificativo; un foglio contenente i dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, indirizzo, città, recapito telefonico, e-mail), il titolo dell’opera realizzata e la sezione di appartenenza;

Per la sezione B - n° 1 copia dell’opera, contenente dietro il titolo della stessa, ma non il nome o i dati anagrafici dell’autore, pena l’esclusione dal Concorso; un foglio contenente i dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, indirizzo, città, recapito telefonico, e-mail), il titolo dell’opera realizzata e la sezione di appartenenza;

4) Ogni autore potrà scegliere di partecipare ad una delle due sezioni oppure ad entrambe presentando un massimo di 3 elaborati per sezione, purché presentate in plichi separati;

5) Al momento della consegna un genitore del/la ragazzo/a (o chi ne fa le veci) dovrà:

- sottoscrivere l’apposita autorizzazione alla partecipazione al Concorso da parte del ragazzo/a;

- sottoscrivere la cessione a titolo gratuito dei diritti d’autore e di utilizzazione dell’opera realizzata all’A.S.D. Circolo Scacchi Alekhine e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali;

- versare la quota di partecipazione pari a Euro 3,00 (in caso di partecipazione ad entrambe le sezioni la quota è di Euro 5,00);

5) Le opere saranno esaminate da una giuria il cui giudizio è insindacabile ed inappellabile;

6) Il materiale inviato non verrà restituito.

Tra tutti gli elaborati pervenuti la giuria selezionerà finalisti per ogni sezione che riceveranno i seguenti premi:

Primo classificato: € 100,00 + targa ricordo;

Secondo, Terzo, Quarto e Quinto classificato: € 15,00 in buono libri + targa ricordo;

Menzioni speciali: Attestato.

L’Associazione Sportiva Dilettantistica Circolo Scacchi Alekhine e la Giuria si riservano il diritto di assegnare ulteriori riconoscimenti.

La cerimonia di premiazione si svolgerà Sabato 15 Marzo 2008 ore 18:00 presso la biblioteca Comunale di Aradeo - LE (Viale della Libertà, 35).

PER INFORMAZIONI:
http://circoloscacchialekhine.blogspot.com
cs.alekhine@libero.it
333 43 56 131 (Pamela Minerba)
328 96 66 573 (Alberto Manta)
335 76 71 096 (Antonio Longo)

 
Di Albino Campa (del 05/06/2008 @ 14:11:26, in NohaBlog, linkato 2022 volte)

Di libri non si parlerà mai abbastanza. Ne siamo certi.
Eccovi allora di seguito la recensione di un libro apparsa su "il Galatino" del 28 febbraio scorso, a firma di Antonio Mellone.
Ci verrebbe ora da chiederci: a quando una nuova pubblicazione di un autore nohano, oppure un libro che parli di Noha o che abbia come protagonista qualche personaggio di Noha?
La domanda la lanciamo così... Anche se sappiamo che qualcosa si sta muovendo. Ma si tratta ancora di un segreto.


“La Chiesa di S. Lucia V.M.” di Mario Rossetti

Non c’è regalo più gradito per un bibliofilo (come tale si ritiene chi redige queste note) che quello di ricevere un libro. Ed il libro che abbiamo accolto in dono dalle stesse mani dell’autore è un’opera monumentale che ha per nome: “La Chiesa di S. Lucia V.M.”.
L’autore-curatore è don Mario Rossetti, che già nel 1996 aveva pubblicato un trattato gemello quanto a ponderosità ed argomenti - ma di diverso colore - intitolato “La parrocchia di San Sebastiano Martire in Galatina”.
Entrambi i volumi fanno bella mostra di sé nella nostra biblioteca, uno accanto all’altro, alla lettera “R” di Rossetti, tra un Romano (Livio Romano, scrittore salentino) ed un Rousseau (Jean Jacques Rousseau, filosofo francese del settecento)…  
Il libro di don Mario profuma, come profumano tutti i libri nuovi di zecca e come di buon odore sono pure impregnati i libri di qualche anno d’età e, ancor di più, i libri antichi.
Quello del libro di don Mario è profumo caratteristico di libri nuovi, quelli appena usciti dal torchio dello stampatore-editore, che in questo caso, come per l’altro succitato testo, è il bravo editore Panico, galatinese pure lui.
“La Chiesa di Santa Lucia V.M.” è un vero e proprio catalogo d’arte, copertina e custodia rigida, rilegatura in pregiata tela rosso-cardinale (come quella che si usa per certe tesi di laurea), sovra-copertina anch’essa rossa e lucida, con le scritte d’oro e con le immagini a colori che ritraggono la nobile facciata della chiesa e l’effigie di Santa Lucia. Abbiamo per le mani insomma un testo elegante: anche gli occhi, di cui la Santa siracusana è la protettice, vogliono ed hanno – non poteva essere altrimenti in questo caso - la loro parte.
Profuma il libro di don Mario. Profuma anche di sudore: quello di un prete che costruisce chiese, che restaura, che dà corso alla pulitura, alla stuccatura, alla tinteggiatura delle pareti del tempio, la casa più importante, forse la più grande del popoloso quartiere dei galatinesi di via Roma e dintorni.
Si sente nelle pagine profumo di terracotta e ceramica, quella con la quale sono state impastate le statue che si affacciano benedicenti dalle nicchie del frontespizio della chiesa, il Cristo Risorto e le due sue ancelle, santa Lucia e santa Rita.
Quello che si sprigiona da quelle pagine è profumo di chi fatica senza mai dare segni di stanchezza, e semina ancora per poi lasciare agli altri il raccolto. E l’autore sembra molto più abituato alla semina che al raccolto: seminò per la chiesa di san Sebastiano, e la consegnò ad altri, subito dopo averla inaugurata (e ne scrisse pure un tomo, anche esso impregnato di profumo).
A volte non si immagina quanta fatica costino le pietre (e non parliamo qui di pietre vive - non ci compete - quelle, si sa, ti assorbono tutta la vita); parliamo invece più semplicemente dei mattoni, della calce, del cemento, dei lavori di edilizia per innalzare aule e campanili… Le pietre descritte da don Mario sembrano catalogate una per una, con documenti alla mano. Ogni documento, ogni contratto, ogni fattura è un impegno, un pensiero, una goccia di sudore in più che imperla la fronte, a volte una o più notti insonni, e critiche certe da parte del censore di turno, benché non manchino, per grazia di Dio, il conforto ed il supporto dei benefattori.
Profuma il libro di don Mario. Profuma di candele e d’incenso di solenni riti. Quell’incenso che si brucia il giovedì santo quando si deposita il corpo di Cristo nell’altare della reposizione; quel sepolcro, che poi tutti visitano, pellegrini in diverse chiese, fino al pomeriggio di venerdì santo, poco prima della “messa scerrata”. E ti sovvengono i tuoi tempi, allorché imberbe chierichetto, con cotta bianca su veste rossa, servivi la messa in “Coena Domini” e sentivi cantare il “Tantum ergo” e, sbagliando, credevi dicessero “Santu Mergo”…
Il libro di don Mario profuma di fioretti e di rose, come quelle di santa Rita, i cui boccioli o petali si distribuiscono ai fedeli nel mese di maggio nel corso della solennità a Lei dedicata.
E’ un libro ricco di immagini sacre, il libro profumato di don Mario. Quando lo sfogli, lo leggi e lo rileggi, ti viene di baciarne le icone, di recitare una giaculatoria, come un bambino di prima comunione. E come un cresimando leggi e ripassi “le cose di Dio”, la dottrina, il catechismo che da piccoli si studiava: domande e risposte a memoria, condizione necessaria e sufficiente per accedere ai sacri misteri. E ancora coroncine, invocazioni, litanie, novene, suppliche, ed inni e canti che ab immemorabili sciolgono i fedeli, implorando per i miseri il perdono, e per i deboli la pietà. 
Sfogli velocemente le pagine ricche di colorate immagini; ma rallenti, come se sfogliassi un breviario, quando incontri le preghiere che intere navate di persone all’unisono guidate dal loro pastore scandivano con salmodiante umiltà, ripetendo, come fanno ancor oggi, incontrovertibili verità.
Chiudi il libro e lo riponi nella tua libreria.
Sentirai nelle tue narici ancora il profumo di un gradito regalo: il più recente libro di don Mario.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 21/09/2010 @ 14:01:31, in Festa dei Lettori, linkato 2894 volte)

Anche quest’anno la biblioteca Giona, Presidio del Libro di Noha, e la scuola di cui fa parte, l’Istituto Comprensivo 2° Polo – Galatina (già 3° Circolo didattico “G. Martinez”) vi rinnovano l’invito a prendere parte alla Festa dei Lettori di sabato 25 settembre 2010. Una Festa dei Lettori giocosa, dispettosa e irriverente che, con garbo e senso dell’humor, ma anche con fermezza, pone l’accento sul leggere come affermazione della propria esistenza, come azione di autodeterminazione del lettore in un tempo presente e collettivo, come atto di protesta e di rivendicazione di un diritto oggi, di fatto, negato.

Programma delle iniziative:

Nei giorni precedenti la festa
Orario scolastico ed extrascolastico
Videointerviste a ragazzi, bambini, docenti, genitori, sindaco e assessori… sul tema “Leggere… Non leggere”. I video animeranno un momento della Festa.
Visione dei film “Fahrenheit 451” di François Truffaut e “Matilda 6 mitica” di Danny De Vito.
Letture animate e memorizzazione a staffetta di brani tratti da “Gli anni della fenice” (Ray Bradbury), “Matilde” (Roald Dhal), “Rima Rimani” e “Rime di rabbia” (Bruno Tognolini).
Preparazione di cartelloni e striscioni sul tema “… e io leggo – festa dei lettori dispettosa” per animare il corteo del 25 settembre.
Preparazione della canzone “Manifesto” della Bandabardò (classi quinte e scuola media).
Dispetti in rima: torneo di botta e risposta alla ricerca di rime impossibili (classi quarte e terze).
Canti e conte (classi prime e seconde).
 
La mattina del 25 settembre - Piazza San Michele a Noha
In corteo, dalla scuola alla piazza, adulti, bambini e ragazzi della scuola, con maglietta bianca e un libro in mano, a manifestare il proprio bisogno di lettura a dispetto di ogni tipo di difficoltà. Il tragitto sarà animato da alcuni brani musicali (“Alegria” – Cinque du Soleil, “Mistero Buffo” – Dario Fo…) e dalle frasi-slogan, gridate in coro, riportate sugli striscioni e i cartelloni.
Flash mob: al segnale convenuto, si batte il piede, si mostra il libro, ci si siede, si legge in silenzio fino al nuovo segnale, quando ci si rialza, si batte nuovamente il piede e si grida “E IO LEGGO!).
I ragazzi di quinta e della scuola media cantano “Manifesto” della Bandabardò.
Ancora in corteo, ritorno a scuola
Si appendono alla cancellata della scuola i manifesti e gli striscioni e si conclude con l’ormai tradizionale frisellata
 
Dalle ore 19.00 - biblioteca Giona
Un’apertura straordinaria della biblioteca al crepuscolo, per ospitare Bruno Tognolini alla scoperta di rime per esprimere emozioni, manifestare le proprie idee, il proprio consenso e il proprio dissenso e… per sentirsi meno soli. Animeranno la serata le videointerviste registrate nei giorni precedenti, le brevi performances dei ragazzi e, per concludere in armonia, gli stornellatori di Noha.
 
Tipo di coinvolgimento dell’Amministrazione comunale:
Patrocinio, supporto organizzativo e pubblicizzazione dell’iniziativa.
 
Coinvolgimento delle Scuole:
Gli istituti di istruzione superiore di Galatina, in particolare il Liceo Classico e il Socio-pedagogico. Scuole dei comuni limitrofi.
 
Partecipazione di una biblioteca pubblica in loco:
biblioteca Comunale “P. Siciliani” di Galatina: la responsabile sarà presente all’incontro serale con l’autore.
 
Partner coinvolti e loro contributo alla Festa:
Associazione culturale “3° Torri”, “L’Osservatore Nohano”, “Parrocchia San Michele Arcangelo”, Comitato per la festa patronale, associazioni commercianti: supporto organizzativo e sponsor.

 


Vi aspettiamo, in tanti, e vi auguriamo un buon inizio d’anno.
A presto
La Dirigente Scolastica Eleonora LONGO
La responsabile del Presìdio di Noha Paola Congedo

 
 

icon Download del Programma

P. S. per ulteriori informazioni rivolgersi a Paola Congedo
mail    paola.congedo@istruzione.it
Cell    329.9166255
 
Di Albino Campa (del 22/12/2009 @ 14:00:10, in NohaBlog, linkato 2250 volte)

Eccovi di seguito l'n-esimo articolo di Antonio Mellone apparso sulla rivista bimestrale "Il filo di Aracne" nel numero di dicembre 2009. Si tratta della recensione del recente libro "Infanzia Salentina" del nostro amico prof. Gianluca Virgilio

Infanzia Salentina, un esorcismo generazionale

Avevo poco più (o poco meno) di cinque anni.
Quella mattina verso le otto, mentre ero pronto per andare alla scuola materna che frequentavo, non ricordo come (forse mia madre mi ci aveva portato mezzo addormentato all’alba), mi trovavo nella casa della nonna, ad un fischio dalla mia, sempre a Noha.
Quella mattina mia madre prendendomi in disparte mi disse: “Oggi la nonna è andata in cielo”.
Io corsi subito sulla terrazza di quella casa - allora una delle poche abitazioni nohane al primo piano, essendo le altre quasi tutte al piano terra - alzai lo sguardo per scrutare il cielo, cercando di avvistare mia nonna.
Era primavera, il cielo era terso, azzurrissimo. Ma mia nonna non la vidi punto.
Rientrai in casa un po’ confuso. Ci pensò mia madre stessa - che dall’espressione sembrava volermi dire: stupidino! - ad indicarmi in anteprima, cioè prima che iniziassero le visite di parenti e amici per le condoglianze, la mamma di mio padre composta nella sua bara.
Sembrava dormisse, ed io non avevo realizzato ancora che mia nonna (quella brava donna che, prima di chiederti se ne volevi, aveva già preparato la fetta di panetto con pomodoro olio e sale) non c’era più. Non avevo cioè compreso che mia nonna era morta. Tanto che alla scuola materna (mi ci mandò comunque mia madre in quella mattinata di trambusto) le suore chiesero a me ed a mio cugino se la nonna fosse ritornata dall’ospedale.
Mio cugino era all’oscuro delle ultime novità. Infatti mia zia Giovanna, sua madre, non l’aveva reso edotto di “tutto”. E rispose alle suore che nonna Maria Scala (proprio questo era il suo nome, mentre il cognome era Tundo) era ancora in ospedale; io invece che ormai sapevo “tutto” dissi subito che era ritornata, e che l’avevo addirittura vista in carne ed ossa in mattinata. Ma non precisai che l’avevo vista in una bara, né che, come m’era stato riferito, se ne fosse volata in cielo. Non avevo ancora preso coscienza del concetto di bara e soprattutto di un accadimento che, come in seguito capii, era (ed è) cosa molto frequente: la dipartita di una persona.  
Questa è una delle mille storie che mi sono frullate per la testa mentre leggevo il bellissimo affresco di una generazione: “Infanzia Salentina” di Gianluca Virgilio (Edit Santoro, Galatina, 2009, 172 pagg.).
Sì, perché leggere questo volumetto significa pensare a tanti accadimenti, tante coincidenze, tante storie affini od opposte, tanti ricordi.
Come ancora ad esempio il tempo delle vacanze, che Gianluca, figlio di professore, trascorreva a Santa Maria di Leuca, mentre io, figlio di contadino, trascorrevo (lavorando!) in campagna, nel mare del tabacco le cui foglie ed i cui taraletti si aggrappavano alla mia infanzia per non staccarsene più. O come il fatto delle giostre che nel corso della festa di San Michele venivano montate fin nei pressi del portone di casa mia (l’ingresso più utilizzato coincideva e coincide anche oggi con il garage), tanto da consentire appena il nostro accesso pedonale, ma non quello della nostra 500 Bianchina, che rimaneva fuori allo scoperto per i tre giorni della festa. Ma nonostante i borbottii dei miei, io ne ero contento, perché mi trovavo nel centro del paese dei balocchi, ed anche perché i giostrai a volte mi facevano omaggio di qualche gettone per le auto-scontro, forse quale forma di risarcimento per il loro disturbo (che per me non lo era affatto).
O come l’amicizia con la famiglia Papadia: quei Papadia che vantano nel loro albero genealogico messer Baldassarre Papadia, autore delle Memorie storiche della città di Galatina nella Japigia, ma anche la (contemporanea) gentile signora Maria Cristina, custode gelosa della stupenda biblioteca paterna, che ho più volte visitato; questa amica che insieme al consorte Paolo, non più tardi di qualche settimana fa, m’ha invitato nella sua bella e storica dimora (adiacente alla Basilica di Santa Caterina) proprio per farmi esaminare le diverse raccolte di giornali d’epoca, di quaderni, di “Domenica del Corriere”, di libri non ancora catalogati nella suddetta biblioteca. Rovistando ben bene tra quelle carte sono certo che si troverebbe l’emeroteca delle riviste di parole crociate, quelle sulle quali il papà di Cristina, il signor Raffaele, capo dell’ufficio imposte di Gallipoli, si esercitava nel tempo libero delle famose vacanze leucane…      
Il libro di Gianluca Virgilio, come gli altri suoi libri di cui ho avuto modo di parlare altrove, ricorda la svelta forma tipografica dei tascabili dell’editore Sellerio, l’editore dei famosi libri di Andrea Camilleri e Gianrico Carofiglio. Ma qui siamo di fronte ad una casa editrice galatinese e non di Palermo, la Edit Santoro; e poi siamo in presenza di un caro figlio di Galatina, dal quale ormai ci aspettiamo anzi pretendiamo un romanzo!
“Infanzia Salentina” è un libro di storie e sentimenti, di tramonti giallo-oro e di schiamazzi di bambini dalle ginocchia sbucciate, di mamme e di zii, di scuola e di febbre per lo sviluppo, di primi turbamenti amorosi e di amicizie che durano una vita, di bagni domenicali nella vasca verde (la mia, pur sempre di plastica, era azzurra) e di giochi in mezzo alla strada: un libro non soltanto di memoria individuale, ma anche, se vogliamo, di esorcismo generazionale. Un libro che ti fa capire che il bisogno di scrivere ed anche di leggere è un tutt’uno con la vita. E chi legge “Infanzia Salentina” non legge Gianluca Virgilio, legge se stesso.

Antonio Mellone

 

Ci sono mille modi e luoghi per farlo: comodamente seduti su di un divano, a letto prima di addormentarsi, nel silenzio di una biblioteca… e poi c’è il “Lifebox”, dove leggere può diventare un’esperienza fatta di gioco e relazione, di calde e piacevoli sensazioni per adulti e bambini, dove leggere diviene un modo per esplorare e creare il mondo e la relazione tra genitori e figli. 

Martedì 15 ottobre alle 17.00 presso la scuola primaria di Noha (Le) in via Petronio appartenente all'Istituto Comprensivo Polo 2 di Galatina (sede della biblioteca Giona - Presìdio del Libro di Noha e Galatina) si terrà un seminario animato per la promozione della lettura ai piccoli in cui l’artista Adalgisa Romano farà dono alla scuola della sua opera “Lifebox”. 

I Lifebox sono “unità abitative che si integrano facilmente con più contesti e ambienti per viaggi interiori in utopiche speranze di radicamento, rappresentano il luogo e l’istante di riappropriazione, di riposizionamento, di radicamento dell’uomo prima di affacciarsi e tuffarsi nel villaggio globale contemporaneo, - dice Adalgisa Romano - e rappresentano un forte strumento di critica alla società contemporanea sottomessa al gioco di spinte omologanti e individualistiche. Ma soprattutto i Lifebox sono luoghi in cui attraverso il gioco i bambini possono fare esperienza di sé, del proprio corpo e dell’altro e, attraverso la relazione con un altro essere umano, attivare un senso di appartenenza a sé stessi, step necessario per imparare a volersi e a voler bene.

Il seminario intende essere un’opportunità di riflessione e di confronto per chi si occupa di approccio precoce alla lettura: insegnanti, bibliotecari, pediatri, operatori culturali che considerano il tempo della lettura un tempo utile, e poi genitori che non si stancano di leggere ai propri figli (anche quando crescono), perché leggendo e raccontando agiscono il proprio amore.

All’incontro interverranno Milena TANCREDI, responsabile biblioteca dei Ragazzi-biblioteca Provinciale "La Magna Capitanata" di Foggia - Referente regionale NPL AIB Puglia - Segretaria della sezione Puglia dell'Associazione Italiana Biblioteche; Loredana GIANFRATE, Imago cooperativa sociale Lecce - membro CER AIB Puglia e dell'Osservatorio Nazionale Lavoro e Professione; Giovanna ROSATO, biblioteca comunale di Cavallino (LE) - AIB Puglia - Gruppo di lavoro Biblioteche per Ragazzi e NPL - Referente per la provincia di Lecce; Paola CONGEDO, referente dell'Associazione Presìdi del Libro; Eleonora LONGO, dirigente dell’Istituto Comprensivo Polo 2 di Galatina; Adalgisa ROMANO, artista-designer realizzatrice dell’opera Lifebox II, Cecilia MAFFEI e Antonietta ROSATO - Associazione "Fermenti lattici" - curatrici della rivista trimestrale Unduetre Stella.

L’iniziativa è promossa dall’Istituto Comprensivo Polo 2 di Galatina, la biblioteca Giona – Presìdio del Libro di Noha e Galatina, ART and ARS Gallery di Galatina.

 
Di Albino Campa (del 03/01/2012 @ 13:57:40, in Piedibus, linkato 1889 volte)
All'inizio del 2011, l'Assessorato alla Mobilità della Regione Puglia ha promosso il concorso Cicloattivi@Scuola, rivolto agli istituti scolastici che intendono sviluppare pratiche di mobilità sicura e sistenibile, partendo dal coinvolgimento degli studenti. Fra le scuole vincitrici, l'Istituto Comprensivo II Polo, con il progetto il Piedibus di Noha, Leggere Passi Leggeri.
Il Piedibus è un autobus umano, formato da un gruppo di bambini accompagnati da adulti volontari, per recarsi insieme a scuola lungo percorsi sicuri, con capolinea e fermate intermedie. E' una pratica ormai quotidiana in molte città italiane, ma quello di Noha è speciale.
Il Piedibus di Noha è speciale perchè vuole affermare il diritto di muoversi, di leggere e di leggersi, di orientarsi e di vedere, di scambiare e di cooperare. E infatti nasce nella scuola di Noha e nella biblioteca Giona, Presidio del Libro. Sicuramente speciale, fra tanti presidi.
 Il piedibus di Noha è speciale perchè vuole tracciare i percorsi casa-scuola come tessuto unitario di stabili legami fra case e case, persone e persone, comunità e scuola. E perchè vuole usare i suoi stessi percorsi per dare piedi ai libri di Giona, con un nuovo servizio di prestito a domicilio, lungo i percorsi casa-scuola, con pratiche di animazione territoriale, per la lettura individuale e collettiva.
Il piedibus di Noha è speciale perchè vuole generare attività di cooperazione, fra tutte le generazioni delle famiglie, con il primario coinvolgimento degli anziani, secondo il principio della prossimità domestica. E perchè vuole attivare aiuti fra alunni di classi diverse, potenziando la sicurezza dei percorsi e la crescita del senso di responsabilità.
Il Piedibus di Noha ha un sogno che è una strategia. Vuole diventare una vera infrastruttura di mobilità urbana permanente e funzionante, perchè condivisa dai beneficiari e dai promotori. Il tracciamento del piedibus non può essere immaginario, né provvisorio. Deve a lungo essere concreto. Deve generare una vera mappa urbana, visibile per strada, nello spazio urbano vero. Per questo, la mappa del piedibus deve essere reale e legittimata dalle istituzioni, nel rispetto permanente delle regole e dello spazio pubblico, con nuove regole per lo spazio.
Il Piedibus di Noha persegue la sicurezza, attraverso il mantenimento degli impegni individuali che i partecipanti gradualmente si assumeranno con consapevolezza. Per questo sarà principalmente esperienza, per evolvere la mobilità sostenibile a scala urbana.
Il Piedibus di Noha è soprattutto un percorso partecipato. L'Associazione Città Fertile guida i meccanismi della partecipazione in gioco, ma in questa storia di cittadinanza attiva sono molti i protagonisti: dalla Regione Puglia al Comune di Galatina, dai Presìdi del Libro all'Osservatore Nohano, dalla Parrocchia S.Michele Arcangelo alle Sentinelle di Noha. Dai docenti ai bambini, attraverso le famiglie.
Nelle intenzioni di questo, che per Regione Puglia è progetto pilota, il Piedibus sarà allora a Noha una vera infrastruttura di piedi permanente, immersa nello spazio urbano. Un percorso sicuro per tutti, tracciato da bambini e da adulti, tutti ugualmente abitanti.
Per iniziare, due linee iniziali casa-scuola-casa, con l'auspicio di stabili legami, di cooperazione e di servizi, fra persone, case, associazioni, comunità e istituto.
Per iniziare, a novembre, la collaborazione fra partecipanti e comando dei Vigili Urbani ha reso possibile l'avvio di un intenso percorso di progettazione partecipata. 81 studenti hanno ricevuto una mappa e un questionario. Le famiglie hanno tracciato il loro muoversi quotidiano, individuando la posizione di amici e di familiari, fra le case e la scuola. E' nata un'analisi a strati della mobilità e l'individuazione dei flussi più intensi di spostamento. Più di 50 i punti di vista reali osservati lungo i due percorsi principali dominanti.
Bambini, famiglie e vigili hanno esplorato insieme, individuando i punti di forza e di debolezza e scelgliendo le strade migliori, dai possibili capolinea del piedibus alla scuola. Molti hanno provato i percorsi, un piede dopo l'altro, verificando i tempi di ogni tratto, annotando i dati e le cose interessanti su un questionario viaggiante, nato per raccogliere il ritmo e il senso dei passi, le voci e gli sguardi. Tutti i questionari, uno sull'altro, hanno restituito le immagini delle strade, hanno fissato i tempi ragionevoli di percorrenza, buoni per tutti i bambini. In plenaria, è stata condivisa ogni esperienza: gli strati dei cammini, la durata di ogni spostamento, il sistema dei rischi e dei valori.
Due le linee finali: la “A” - Linea Azzurra, da La Trozza a Scuola, la “B” - Linea Verde, da Bellini a Scuola. E viceversa.
A gennaio 2012 parte la seconda fase, con l'apertura del  Laboratorio dei Segni e dei Segnali, per il tracciamento fisico delle due linee del piedibus. Poi, la sperimentazione e l'animazione territoriale. Il supporto dei Vigili Urbani di Galatina sarà essenziale e preziosissimo, così come quello di tutta la comunità.
Il Piedibus di Noha è una storia semplice, un fatto di vita collettiva. Come tutte le storie semplici e vere, vissute dalle persone, può diventare una cosa importante per molti. Non solo un percorso per andare a scuola e ritornare a casa, ma un meccanismo sicuro per tutti e una metropolitana senza ferro per essere utili, gli uni agli altri, con un libro fra le mani. Perchè le generazioni e le famiglie, per quanto diverse e distanti, sempre condividono scambi e cammini. E nelle geografie, scrivono le storie.
 

Fedele Congedo, Città Fertile

 
Di Albino Campa (del 17/01/2011 @ 13:57:07, in NohaBlog, linkato 1382 volte)
L’idea di un Palazzo della Cultura mi ha sempre affascinato, ma mai del tutto convinto. Il mio dubbio è soprattutto di origine semantica. È facile, infatti, fraintendere il significato di quest’espressione figurata che, se presa alla lettera, vorrebbe associare alla cultura un qualsiasi palazzo, ma nella fattispecie rappresenterebbe una maniera originale e garbata di dire che la cultura ha un punto di riferimento all’interno della città. Il problema è che, delle volte, si preferisce ricorrere alla formula "Palazzo della Cultura", avvalorandola in genere con nomi di persone che illo tempore hanno realmente prodotto cultura, esclusivamente per mettere a tacere fastidiosi "scrupoli di coscienza".
Mi spiego meglio. La cultura, a mio parere, non può essere racchiusa in un palazzo, non è un bene sociale contenibile, ma è soggetta ad un continuo riciclo, a un movimento incessante, delle volte impercettibile, ma sempre presente. Allo stesso tempo è anche importante individuare luoghi strategici all’interno della città, in cui vien facile coltivare una cultura di cui tutti possono servirsene a piacere, quando lo desiderano e in maniera del tutto gratuita. Quindi il Palazzo diviene il luogo in cui è facile trovare la biblioteca Civica "P. Sicialiani", il "Museo Civico P. Cavoti", la biblio-mediateca, la sala convegni "C. Contaldo" e il Centro Progetto Giovani, quivi non relegati per scontare pene di alcun tipo, ma soltanto per comodità.
Comodità che assume (troppo facilmente, a mio dire) le sembianze della trasandatezza, della negligenza. Ecco quindi che si comprano i libri, ma mancano i lettori, si organizzano seminari, incontri con autori, ma l’audio nella sala Contaldo è pessimo (nell’ultima lezione dell’Università Popolare di Galatina qualcuno giustamente si lamentava di ciò), si organizzano presentazioni di libri e la cittadinanza non partecipa; alcuni ragazzi non sanno che esiste un museo a Galatina, non conoscono Siciliani, Cavoti, Martinez e Colonna, nonché la storia di Galatina e frazioni, non sono informati (a tempo) delle varie iniziative culturali, che seppur sempre poche in numero, ci sono e andrebbero valorizzate, così come sono all’oscuro dei vantaggi che potrebbero trarre se solo sfruttassero l’opportunità di un Centro Progetto Giovani.
Voglio dire, con questo, che le istituzioni non hanno solo il compito di accogliere e custodire nelle stanze del palazzo libri e volumi pregiati, film e audiolibri, statue, quadri e reperti archeologici, seminari e presentazioni di libri, concerti e rappresentazioni teatrali, ma anche quello di prendere il cittadino per mano, entusiasmarlo con proposte e convincerlo a farsi testimone e portavoce della cultura. Hanno il dovere di rinnovare, giorno dopo giorno, senza mai stancarsi, il loro invito alla cittadinanza.
La cultura non esiste di per sé nei cosiddetti "palazzi della cultura", ma prende forma solo grazie all’impegno dei cittadini, assume significato solo se gli viene data questa possibilità.
Un vaso stracolmo d’oro? Non è cultura, risponderemmo senza esitare.
Cos’è cultura allora? L’arte di lavorare l’oro e renderlo utile alla società.

 

 

 

Michele Stursi
 
Di Albino Campa (del 29/10/2007 @ 13:56:47, in Eventi, linkato 2627 volte)
"Eccovi il discorso di sabato 20 ottobre 2007 tenuto da Antonio Mellone (nonostante decimi di febbre da influenza) nella sala 'Celestino Contaldo' del Palazzo della Cultura "Zeffirino Rizzelli" di Galatina, per la presentazione del libro "Scritti in Onore di Antonio Antonaci". 
Serata stupenda, resa ancor più bella (e storica) grazie alla presenza del Prof. Mons. Antonio Antonaci, che così ha voluto fare una graditissima sorpresa ai presenti, incluso il relatore, che non sperava in tanto onore".

(qui i videoclip della serata con il discorso di  monsignor Antonaci)

 

Presentazione del libro “Scritti in Onore di Antonaci”

Galatina, 20 ottobre 2007

PALAZZO DELLA CULTURA “ZEFFIRINO RIZZELLI”

Sala “Celestino Contaldo”

*   *   *

“Scritti in Onore”.  Da dove è partita tutta questa storia?

L’anno accademico 1990/1991, quello nel quale mi laureai a novembre in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi, fu l’anno in cui insieme ad altri studenti, con il superamento di un concorso per titoli ed esami, fui nominato “Tutor”.
Il Tutor è uno studente “senior”, anziano, che indirizza, segue, consiglia le giovani matricole…
Il direttore dell’ISU Bocconi (si chiamava Salvatore Grillo, il dottor Grillo) subito dopo il concorso, chiamò tutti quanti noi tutor, eravamo in tutto una decina, per farci un dono. Regalò ad ognuno di noi un pacco di non meno di quattro chili di peso, contenente due tomi – “sono due libri di grande valore” ci disse.
Questi libri di circa 900 pagine l’uno erano intitolati, sentite un po’, “Scritti in Onore di Luigi Guatri”.
Luigi Guatri era il nostro Rettore, nonché professore di Marketing e di Valutazione delle aziende, e di non so quali altre materie.

Mi rimase impresso quel titolo. Mi sembrava strano.
Sfogliando le pagine di quei poderosi volumi vidi che solo le prime trenta/quaranta pagine (su 1800!) parlavano della persona e dell’opera del Prof. Luigi Guatri. Tutte le altre erano pagine nelle quali diversi professori dell’università o dottori di ricerca o assistenti universitari avevano scritto sugli argomenti più disparati, focalizzandosi soprattutto sul marketing, materia preferita dal Guatri, ma non solo.

Mi accorsi con il tempo che si trattava di saggi (interessantissimi per carità) che poi bene o male si ritrovavano riciclati in altri libri, o in dispense o in riviste dello stesso genere.

Girovagando in biblioteca mi trovai di fronte ad altre raccolte corpose, massicce, come per esempio: “Scritti in Onore di Ugo Caprara”; “Scritti in Onore di Carlo Masini”, “Scritti in Onore di Gualtiero Brugger”, “Scritti in Onore di Giordano dell’Amore”, “Scritti in Onore di Umberto Cerroni”, “Scritti in Onore di Isa Marchini”… E via di seguito.

Oppure “Studi in Onore”, che è la stessa cosa. Oppure “Liber amicorum”…
 
Provate a cercare nelle biblioteche, specialmente nelle biblioteche universitarie, troverete una certa quantità di questi volumi di “Scritti in Onore”, un vero e proprio genere letterario. Se cercate su internet con qualsiasi motore di ricerca troverete un’infinità di titoli di “Scritti in Onore”… Si tratta sempre, provate per credere, di libri poderosi, voluminosissimi. Dei veri e propri mattoni.

Cercai di chiedere, di approfondire di che genere di libri si trattasse. Capii che si era in presenza, nella maggior parte dei casi, di “scritti di circostanza”.
Scritti offerti al professore che aveva compiuto un tot. di anni, in genere una settantina; o in determinate occasioni, come per esempio la messa a riposo del professore, proprio quando il professore stava per diventare, come si dice nel linguaggio accademico, “emerito”.

Gli “scritti in onore” sono del genere AA.VV, cioè Autori Vari.
Capita sovente agli altri professori, o ai ricercatori, che venga richiesto il loro contributo per gli “scritti in onore”. Sappiate che questi professori o questi dottori in ricerca sovente hanno già pronto in un cassetto o nella memoria di un file di computer il loro contributo scritto. Pronto per l’uso.

Per dirla tutta vi dico qua per inciso che anche il prof. Antonaci ha partecipato ad una di queste opere collettive. Il titolo: “Studi in Onore di Antonio Corsano”. Un libro di 870 pagine, un libro alto così.
Ma, anche in questo caso, leggendo l’indice si capisce subito che del professore Antonio Corsano, l’onorato, s’è scritto solo di striscio. Di Antonio Corsano, oltre alla fotografia, poco o niente.

Arriviamo ai nostri giorni.
Alla luce di tutto questo che vi ho appena raccontato, volevo trovare un modo per stravolgere il concetto di “Scritti in Onore” come se fossero “scritti di circostanza”. Volevo innovare questo genere letterario. Anche il libro più ignobile – si sa - è pur sempre una novità.

E l’ho fatto con il libro del quale questa sera celebriamo il battesimo. Non m’interessava il numero delle pagine (l’importanza di un libro non si misura dal suo peso o dallo spazio che occupa). Ed ho cercato di fare uno “Scritti in onore”, diciamo, in senso stretto. Con questo libro ho voluto dunque stravolgere il concetto di “scritti in onore” e fare in modo che questi scritti non fossero scritti d’occasione, ma un saggio appassionato che avesse come oggetto le opere di un professore, come soggetto il professore Antonio Antonaci.ù

Ma chi è, in breve, il professore Antonio Antonaci?

Onde evitare di tediarvi troppo con la mia voce, per questi brani chiederò l’aiuto a Paola Congedo, che all’inizio di questa serata ha già letto il brano di Zeffirino Rizzelli ed i due inizi dei capolavori, il “Fra’ Cornelio Sebastiano Cuccarollo” e il “Cuccarollo”. Subito dopo, l’omaggio musicale della brava flautista gallipolina Gabriela Greco. Io per qualche minuto farò il mio turno di riposo.

Prego Paola.

CHI E’ IN BREVE IL PROF. MONS. ANTONIO ANTONACI

Antonio Antonaci, galatinese purosangue, è nato il 9 giugno del 1920 da una famiglia di agricoltori. E’ stato ordinato sacerdote dal santo vescovo idruntino Fra’ Cornelio Sebastiano Cuccarollo, il 29 giugno del 1943.
Laureato in Teologia, Filosofia, Lettere Classiche, specializzato in scienze storico-morali, ha operato nell’ambito del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), prima presso l’Istituto di Scienze Politiche dell’Università di Torino e poi presso l’Istituto di Storia della Filosofia dell’Università Statale di Milano.
E’ stato titolare della cattedra di Storia della Filosofia (nel corso di laurea in Pedagogia) nella Facoltà di Magistero dell’Università di Bari, dove ha pure tenuto per alcuni anni la cattedra di Storia della Filosofia Medievale. Ha diretto l’Istituto di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II” di Otranto, dove ha anche insegnato Storia della Chiesa.
A partire dal 1953 e per molti anni è stato Prefetto degli Studi del Seminario Arcivescovile Idruntino; dal 1970 è Prelato d’Onore di Sua Santità e dal 1987 è Arcidiacono del Capitolo dell’antica e gloriosa Cattedrale della Chiesa metropolitana di Otranto, con il titolo dell’Annunziata.
Con decreto del Presidente della Repubblica del 2 giugno 1973 gli è stata conferita la Medaglia d’Oro di Benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte.
Per molti anni è stato Ispettore Onorario ai Monumenti del Salento.
E’ Cittadino Onorario di Otranto e di Muro Leccese.
Nel 1968 vinse il Premio Nazionale “Salento” per la saggistica per il lavoro su Francesco Storella filosofo salentino del Cinquecento (Bari, 1966).
Nel 1998 gli è stato attribuito il premio “Città di Galatina – Beniamino De Maria” ricevuto dalle mani dell’allora Presidente della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, giunto a Galatina per l’occasione.

Incommensurabile è la produzione letteraria di Antonio Antonaci, composta oltre che da numerosi volumi anche da una sterminata numerosità di lezioni, interventi, articoli ed editoriali su riviste e periodici locali e nazionali.
   
Citiamo a proposito, tra le riviste, “L’Eco Idruntina”, il bollettino diocesano che di fatto nel corso di oltre un quarto di secolo vide impegnato Mons. Antonaci nella redazione degli editoriali e di numerosi altri interventi di formazione pastorale, catechistica, liturgica, oltre che d’informazione della vita diocesana e della Chiesa Universale; e “il Galatino”, il quindicinale di informazione salentino del quale Antonaci fu socio fondatore nel 1968 (come pure del numero annuale “il Titano”, nato anni prima, edito per la Fiera Campionaria di Galatina in occasione della festa patronale galatinese).
De “il Galatino” Antonaci fu direttore editoriale per lunghi decenni. E ancor oggi, il Professore non manca d’inviare al “suo” giornale (dattiloscritti con la sua inseparabile “Olivetti”) interventi, recensioni di libri, articoli e lettere al direttore, che si contraddistinguono per l’ariosità dello stile, la lucidità e la sagacia di sempre. 

*    *    *

Ma torniamo a noi. Continuiamo.
Che cosa ho voluto riportare? Di che cosa parla questo libro che questa sera è piovuto in questa bellissima sala? Del resto la rassegna di questo mese d’ottobre patrocinata dal Ministero per i beni e le attività culturali e nel cui cartellone rientra questa serata è proprio intitolata “Ottobre piovono libri: i luoghi della lettura”…
E’ un libello che non vi pioverà in testa come un mattone. State tranquilli. Potrei dirvi soltanto: compratevelo, non ve ne pentirete. Ma qualcosa ve la voglio anticipare.

In questo libro, intanto dico subito che non c’è tutto Mons. Antonio Antonaci. Ci mancherebbe altro! In questo libro c’è un aspetto di Mons. Antonaci. Anzi a guardar meglio, più d’uno. Ma sicuramente non tutti.
C’è un po’ il succo delle conversazioni tra il sottoscritto e Monsignore, ma soprattutto i libri di Monsignore. Quelli che avete visto scorrere nel video preparato da Daniele Pignatelli, che ringrazio ancora una volta per la disponibilità. Anzi, per essere ancor più precisi, alcuni libri di Monsignor Antonaci.
E questo libro parla di libri. Perché come ben sapete i libri si parlano tra di loro. Dall’interno di un libro è possibile entrare in un altro.

Dicevo che il mio libro parla di alcuni dei libri di Monsignore.
Infatti, proprio in questi giorni ne ho scoperto un altro (i libri di Antonaci sembrano spuntare come i funghi cardoncelli in questo periodo); un libro di cui non conoscevo l’esistenza. E non è che si trattasse di un libercolo di quattro pagine, o di secondaria importanza, ma un libro di ben 300 pagine, edito dalla Editrice Salentina, ed intitolato semplicemente “Editoriali” (è una raccolta di 52 articoli pubblicati sull’Eco Idruntina - la rivista diocesana - dal 1961 al 1967). Questo per dirvi che davvero non si finisce mai di scoprire, davvero “fino alla bara sempre s’impara”. E si scopre.

*    *    *

Scritti in Onore.

Onore e memoria.

E’ fin troppo facile onorare la memoria: chi non lo fa?
E’ lungimiranza, è accortezza invece onorare chi è presente, chi ti sta di fronte ancora; è un valore provare gratitudine per la stanchezza di chi non si è risparmiato, curvo una vita intera sui libri e sulle sudate carte per insegnare e cambiare il mondo, (in meglio s’intende). E dare anche dignità alla nostra terra.
Guardare con riconoscenza a chi ha ancora tanto da insegnare, è gratitudine.
 
Onore e memoria.
L’onore è per chi è presente, per chi ti può ascoltare e leggere, è per chi ti sta di fronte. “Onore”, può essere anche un bell’appellativo: lo si può usare perfino tra fidanzati, se non si vuole utilizzare diminutivi banali o vezzeggiativi melensi comuni, inflazionati, e non troppo lirici.
Memoria è invece una anamnesi, un rincorrere chi non c’è più, un fargli sapere che forse valeva la pena di parlare con lui, leggere i suoi libri, i suoi articoli, condividere il pensiero, un obiettivo, o un tratto di strada.
 
Ma perché non dirlo prima?
Perché mangiarsi le mani perché si è arrivati in ritardo: cioè si è arrivati al tempo della “memoria” e non al tempo dell’“onore”?
La memoria è importante, ma vale molto di più l’onore. Una città può ricordare con un monumento, l’intestazione di una strada, dopo dieci anni dalla morte. Ma perché non ringraziare finché si è in tempo? Perché non premiare e dire grazie a chi è ancora nostro prossimo?

Prossimo non è chi è lontano, lontano nel tempo e nello spazio; il prossimo è chi ci sta accanto; chi ci tocca; chi ci parla e ci ascolta. Il prossimo sovente finisce per allontanarsi da noi, perché non sappiamo apprezzare la sua presenza; non sappiamo essere grati per nostra incapacità, quella che poi si manifesta quando una persona la perdiamo o si allontana da noi.

*   *   *

Mi riferisco in questo momento ora alla memoria del prof. Zeffirino Rizzelli, al quale va la nostra riconoscenza, non solo per il bel saggio che ha voluto scrivere per il mio libro (questa volta è stato lui ad onorarmi, impreziosendo la mia opera: e basterebbe il solo saggio di Rizzelli per giustificare l’acquisto del mio libro) ma, dicevo, perché proprio lui meritava, in vita, forse qualcosa in più. Ha fatto bene ancora una volta l’Amministrazione Comunale di Galatina ad intestare questo stupendo “Palazzo della Cultura” alla memoria di Zeffirino Rizzelli. In questo ambiente tutto sembra parlare di Lui: il distretto scolastico, l’università popolare, la biblioteca, il museo.
Questi muri che adesso ci stanno ascoltando, hanno per più anni ascoltato le lezioni (di vita) di Zeffirino Rizzelli, si sono impregnati della sua sapienza, del suo modo di essere giusto, democratico, saggio.  Rizzelli non è mai andato alla ricerca di medaglie al valore, di  lusinghe, di successi. Eppure al di là di questo Rizzelli meriterebbe di più. Per esempio - è una proposta che faccio questa sera alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni - tra gli altri anche il “Premio -  Città di Galatina – Beniamino De Maria”. Proprio il 2008 scadrà il biennio per l’assegnazione di questo premio. Per cosa? Per la sua attività di intellettuale, studioso, scrittore (di libri, articoli e studi su riviste specializzate di matematica, logica ed epistemologia) ed infine di politico e sindaco di Galatina. Il nome di Zeffirino Rizzelli entra di diritto nel novero dei “grandi” che hanno reso “grande” Galatina.  
Ma al di là dei premi e delle intitolazioni deve essere chiaro a noi che per Rizzelli ogni attestato di benemerenza ed ogni medaglia al valore sarebbero una ricompensa da tre soldi. Sono certo che per Rizzelli la più bella ricompensa sarebbe la rilettura delle centinaia di suoi scritti. Belli, attuali sempre, formativi. Sono custoditi, raccolti nella biblioteca di Galatina, un paio di porte più in là di questa.

*   *   *

Ora la nostra lettrice leggerà l’ultima paginetta del mio libro, mentre io faccio un’altra pausa. In questo momento credo calzi molto bene il significato di quanto in essa contenuto. Alla parola Antonaci si potrebbe tranquillamente sostituire la parola Rizzelli.

“L’Antonaci con i suoi libri ha scritto in fondo di sé, anche se a prima vista questo potrebbe non apparire: egli sembra aver tramutato la sua vita in scrittura ed è così che ha raggiunto, conquistato, potremmo dire, un pezzo di eternità. Per uno scrittore, scrivere è l’aldilà a portata di mano, l’altra vita a cui sacrificare questa!
A questo aggiungiamo, tuttavia, che per Antonaci, la gloria di questo mondo altro non sarà che “silenzio e tenebre”: la transeunte vita terrestre altro non sarà che pulviscolo informe, naufrago nell’eterno.
“Quando saremo davanti a nostro Signore, altro non potremo che dirGli: fanne cce bboi: aggiu fattu tantu, ma nunn’aggiu fattu propriu nienti!” (cioè: “ho fatto tanto, ma di fatto sono stato “un servo inutile”: questo sono io con i miei difetti e, forse, con qualche raro pregio…”) ci diceva in uno dei nostri più recenti colloqui, allorché si toccava, nell’argomentare, il concetto della consolazione dalle umane fatiche, in vista della morte. Il richiamo al Vangelo in questi pensieri è evidente.
E, a proposito della “gloria” derivante dalla scrittura dei libri, Antonaci (che ha impostato la sua vita in cerca di ben altra gloria: quella celeste!) sembra far proprio il concetto molto ben espresso da Marcello Veneziani nel suo “La sposa invisibile” (Fazi Editore, Roma, 2006): che riportiamo a mo’ di explicit di questo nostro percorso: “Lo scrittore è un portatore di secchi dall’oceano al deserto. Crede di viaggiare dal nulla all’essere, creando; invece compie il tragitto inverso.
Proviene dall’essere e porta al nulla il suo catino d’acqua.
Quando lo versa è per metà evaporato nel percorso e per metà scompare nella sabbia dopo aver accennato ad un’ombra di umidità.
In quell’alone provvisorio sta tutta la gloria dello scrittore”.
E – con questo chiudiamo - se è vero il detto oraziano: “Non omnis moriar”, è però anche vero che, purtroppo (o per fortuna!), gloria caduca ed effimera, sarà, in ogni modo, quella dello scrittore. Di tutti gli scrittori.
Vanitas vanitatum et omnia vanitas. (Ecclesiaste, 1, 2).

*   *   *

Torniamo un attimo ad Antonaci ed ai suoi libri.
I libri di Antonaci si conficcano come ami nella carne. Del resto se i libri non hanno questa presa di trascinamento, se è il lettore a doverseli trascinare dietro, allora sono carta pesante.
Siamo noi a portare i libri o sono i libri a portare noi? E’ questo un dilemma che decide l’intesa o il rigetto tra un lettore ed un libro.
 
Se è lui che porta me, compresi il mio tempo, la mia voglia o anche la mia stanchezza, allora è libro. Se invece oltre al mio carico giornaliero, o alla mia stanchezza, devo aggiungere anche il peso del libro e devo portarlo io, allora non è libro, è peso, è zavorra. E ad Ottobre non pioverebbero libri ma, peggio, sassi o mattoni.

Se vinco io allora è libro, se vince lui è soma, pondo, peso. E’ carta e lettere d’inchiostro insieme. Alcuni libri, devo dire in verità, hanno vinto su di me; io, dal mio canto, ho vinto tanti libri e tuttavia non ne ho mai (o ancora) vinti abbastanza.

Sarebbe impossibile, anche a voler leggere soltanto i più importanti. Non basterebbe una vita di duecentocinquanta anni impiegata a tempo pieno a leggere soltanto i classici più importanti, cioè i libri imprescindibili, quelli di cui non si possa proprio fare a meno. Non è possibile fare un bilancio del letto e del non letto: la partita doppia non può essere applicata alla lettura.
I libri letti sono sempre numerabili; i libri non letti sempre incommensurabili.
  

Con i libri bisogna avere una certa confidenza fisica. I libri si toccano, si annusano, si scartabellano a piacere. In casa mia anche a Putignano, città dove abito e lavoro cinque giorni su sette, non trovereste troppi arredamenti, ma libri. Sono l’arredo, la tappezzeria di casa.

Sono belle le case stivate di volumi dal pavimento al soffitto. Nella casa di monsignor Antonaci per esempio i libri si trovano anche sulle scale; anche sulle scale che portano al terrazzo! Si assorbe quasi il loro isolamento sonoro; d’inverno si gode del loro tepore; d’estate si respira quel loro sudar polvere di carta. Queste sensazioni provavo e provo quando vado a trovare il professore monsignore. E vorrei provarle anche a casa mia. Mi sto attrezzando per questo.

Quando si sfoglia un libro è come sentire il rumore delle onde del mare. Sfogliare i libri di Antonaci è come sentire il rumore dello Ionio e dell’Adriatico, i nostri mari di smeraldi, quando sono un po’ mossi dallo scirocco o dalla tramontana. Ché questo è il Salento: un biscotto intinto nei due mari di colori. Così ce lo ha presentato Antonaci oltre cinquanta anni fa. Prima di tutti gli spot di oggi!
 
Allora è il libro che ti porta, non porti tu il libro di Antonaci: ti porta un “Galatina, storia ed arte”, un “Otranto”,  un “Muro Leccese”, o un “Pollio”, un “Cuccarollo”, un “Accogli”, ecc. Libri, questi, voluminosissimi eppure leggeri come una piuma: non li potrai leggere magari a letto, o al mare, sono troppo grossi; ma sotto un pergolato, con la colonna sonora delle cicale. Sono grandi libri eppure non pesano, ti trasportano, e ti fanno volare.

*   *   *

I libri di Antonaci sono soggetti che compiono l’azione e non complementi oggetto; sono causa efficiente, o meglio complemento d’agente. Sono libri che parlano, libri che si possono vedere mentre si leggono, libri che profumano di terra e di altri libri.
 
Ognuno reagisce ad un libro in maniera diversa. Un libro è semplicemente la metà dell’opera. Chi scrive un libro fa la metà del lavoro. L’altra metà la fa chi prende in mano quel libro e lo legge, lo consuma, lo sottolinea, gli fa le orecchie, ci litiga pure, ci si addormenta con il libro e qualche volta lo butta anche.  

Il lettore dunque conclude l’opera iniziata dallo scrittore, finisce quel semilavorato acquistato in libreria. L’incontro o lo scontro con il lettore fa di un libro un’opera finalmente compiuta. Dunque il libro, comunque vada a finire, è un incontro. Se non è un incontro, è solo parallelepipedo di carta, una confezione, una tecnologia.    
Mi piacerebbe che il mio libro non rimanesse un semilavorato.

*   *   *

A me è capitato di entrare nei libri di Antonaci e di uscirne migliore, più ricco. Oserei anche dire che ho iniziato a scrivere quei due o tre libri di cui sono autore grazie proprio alla lettura dei libri di don Antonio.
I libri di Antonaci per me sono stati palestra: leggendoli e rileggendoli si impara ad utilizzare una certa espressione, si riesce a descrivere qualcuno o qualcosa, utilizzando magari quelle stesse parole. Viene quasi automatico. Non è plagio, non sono inconfessate citazioni quando utilizzo certe espressioni: ma assimilazione, apprendimento.
Come quando si va in palestra, ci si esercita con certi pesi e poi ci si accorge nel sollevare un peso che non si fa (più) lo sforzo che si faceva prima, o quello che si sarebbe fatto senza allenamento.

Dicevo: nei libri antonaciani trovi cose scritte così bene che ti par di divorare e non di leggere. Certo, l’anoressico della lettura non viene smosso da questo o quello scrittore; ma chi solo ha un po’ d’appetito, avrà veri e propri attacchi di bulimia.
 
Di fronte alla perspicuità di certi argomenti e alla bellezza della loro formulazione non puoi non sottolineare le frasi, non appuntartele sulla tua agenda e riscodellarle agli altri quando a tua volta scrivi. Sicchè son diventato una sorta di “manierista” della scrittura, di fronte a quel Michelangelo dello stile che è Antonaci (che in un libro si definisce “scalpellino”, mentre di fatto egli è architetto e scultore incomparabile).

*   *   *

Ed ecco che con questo “Scritti in Onore” ho voluto pagare il mio debito: a rate. Essendo un bancario non potevo non fare questa metafora! E le rate sono le pagine di questo mio libello, pagine-rate come quelle di un prestito. Ma a tasso zero.
Non c’è interesse, non c’è guadagno in questo libro, ci mancherebbe altro: soltanto riconoscenza per quanto ho ricevuto. Ed è bello che la Galatina migliore, ma anche Noha, ma anche tanti altri salentini, siano qui presenti per onorare Antonaci. Non il mio libercolo: ma quello che il mio libro ha voluto cantare.

 
Mi avvio alla conclusione.
Zeffirino Rizzelli e Antonio Antonaci sono due astri che hanno irradiato, irradiano luce su Galatina. Ci hanno insegnato tanto. Si insegna a volte anche con il silenzio e l’umiltà, una volta che si è scritto migliaia di pagine e si è parlato altrettante volte. E sono tante le cattedre da cui si può impartire una lezione: e la scuola può essere anche quella della sofferenza; a volte anche quella dell’irriconoscenza; o quella dell’indifferenza; o quella della critica spicciola e negativa ricevuta senza approfondimento e senza motivo.
     
Se si legge con trasporto ci si arricchisce; con la lettura troviamo altri padri ed altre madri, oltre a quelli nostri naturali. Si creano dei legami, degli affetti, delle parentele:
si finisce per essere costola di libri e delle pagine scritte e non solo dei nostri padri naturali. Antonaci e di Rizzelli sono così diventati anche nostri padri.

 

Il nostro non è un paese che compra libri. Ma un paese migliore, una città migliore passano attraverso i libri: non da altro. Non c’è alternativa. E permettetemi questo piccolo atto d’orgoglio: forse passa anche attraverso il mio libro.

 

Il mio libello allora vuole essere una specie di risarcimento, o meglio di trattenimento di quello che si sta, per un motivo o per un altro, dimenticando, disperdendo nel passaggio delle generazioni. Ci sono generazioni che cominciano a dimenticare, allora ho sentito la necessità di trattenere, di ricordare, di mettere per iscritto.
 
*   *   *

Prima di terminare questa conversazione, permettetemi di ringraziare quanti hanno lavorato per questo libro. Prima di tutto Michele Tarantino di Infolito Group che ancora una volta ha creduto nel mio lavoro di ricerca. Per la stampa in digitale, Fabio Tarantino e la nuovissima Infoprinting (che è sempre di Michele Tarantino), azienda che non ha compiuto ancora un anno, ubicata in un capannone sulla via di Lecce, subito dopo il SuperMac per intenderci. Tra l’altro Infoprinting è specializzata nella stampa e nella spedizione di lettere di ogni genere. E’ una specie di stampante virtuale da attivare tramite Internet tramite il sito www.postapronte.eu.  

Ringrazio Lorenzo Tundo dello Studio Ermes di Galatina e Silvia Stanca, che non si è “stancata” della mia pignoleria nella redazione delle pagine di questo libro. Ringrazio il dott. Antonio Linciano, direttore della gloriosa biblioteca “P. Siciliani” di Galatina e Paola Congedo, direttrice della altrettanto gloriosa biblioteca “Giona” di Noha, per l’organizzazione di questa serata. Ringrazio la bravissima musicista Gabriela Greco che ci ha fatto capire quanto vadano a braccetto libri e musica.

Ringrazio il Professore Antonio Antonaci per la sorpresa che ci ha voluto fare questa sera. Il più bel regalo, professore, è la sua presenza! Ormai m’ero rassegnato all’idea che Ella non sarebbe stata presente. Ancora una volta (per fortuna!) mi son dovuto ricredere. Ringrazio la gentilezza di Dino Valente ed il suo sito www.galatina.it e quella di Albino Campa ed il suo sito www.noha.it. Ringrazio anche Radio Sole e… anche tutti quelli che ho dimenticato.

*   *   *

Il mio libro vuole essere allora un manifesto, uno spot, un’insegna, un abbraccio di parole per Antonio Antonaci. Vuole essere un segnale stradale che indichi dove andare, un messaggio nella bottiglia, perché in qualche modo quello in cui io ho creduto, o che m’è parso bello, possa essere creduto ed appaia bello a coloro che leggeranno, o a coloro che verranno. Un libro, anche il più brutto, sopravvive sempre al suo scrittore. Anche se questo scrittore (o meglio scriba o scrivente) è minuscolo e si chiama Antonio Mellone. Il quale vi ringrazia per la benevolenza e soprattutto la pazienza con la quale avete voluto ascoltarlo.

Antonio Mellone

 

La biblioteca "Giona", Presidio del libro Noha - Galatina, in occasione del "Mese della Memoria" organizza  "Un libro per la memoria", un  percorso strutturato in quattro incontri:  due (9 e 11  Febbraio) incentrati sulla lettura ad alta voce del libro "Corri ragazzo corri" di Uri Orlev; uno (16 Febbraio) destinato alla visione del film "Corri ragazzo corri" del regista Pepe Danquart e un momento conclusivo (22 Febbraio) per la realizzazione di “Un murales per ricordare” con  pensieri, disegni, immagini. Le attività saranno coordinate da Alessandra Igini e Costanza Luceri.

Eleonora Longo

Dirigente scolastico I.C. POLO 2 Galatina

 
Gli eroi della Patria e i Martiri della Fede:  Otranto 1480 1481
di Paolo Ricciardi

Abbiamo ricevuto in dono il recentissimo ponderoso libro di mons. Paolo Ricciardi “Gli eroi della Patria e i Martiri della Fede: Otranto 1480 – 1481” (Editrice Salentina, Galatina, 2009) per il tramite di un comune amico, il bravo don Emanuele Vincenti, giovane ecclesiastico nohano, per ora dimorante in Otranto, dove, tra gli altri, ricopre incarichi di curia, quindi a stretto contatto di gomito con l’autore di questo tomo, canonico abate del Capitolo della gloriosa Cattedrale idruntina.
Don Paolo, tra l’altro persona gioviale e simpatica, è quel monsignore che, con piviale rosso, nella solennità del 14 agosto, guida l’imponente processione otrantina con i resti dei Martiri, la cui urna viene portata in spalla da quattro novelli sacerdoti diocesani.
Ma senza perderci in mille fronzoli, veniamo subito all’opera sulla cui copertina sono impressi i caratteri “Volume I”, segno che almeno un altro volume dovrebbe prenderne il seguito (e noi attendiamo fiduciosi).
Sin dalle prime pagine di questo libro che nonostante la stazza si lascia leggere velocemente - e noi lo abbiamo letto in pochissimi giorni nel corso delle ferie agostane quando per definizione si lavora e si scrive di più - si nota un certo rammarico in don Paolo: se non il lamento, l’amarezza per il fatto che nonostante tutto, nonostante mille testimonianze, deposizioni, documenti d’archivio, decreti, opuscoli, libri, lettere, omelie, inni e componimenti poetici, giornate di studio, chiese cappelle ed altari ovunque eretti e dedicati, traslazioni di resti, culto ab immemorabili, dipinti e feste, richieste di reliquie da ogni dove, e ben due processi per cause di canonizzazione (l’ultimo dei quali conclusosi con il decreto sul fatto del martirio dei Beati Antonio Primaldo e Compagni, emanato da papa Benedetto XVI il 6 luglio del 2007), i Martiri d’Otranto, a cinque secoli di distanza dalla loro testimonianza di fede attraverso l’effusione del loro sangue, non hanno ancora ottenuto il decreto ufficiale di canonizzazione.    
Insomma è come se questo libro fosse quasi un grido, un urlo scritto per dire, documenti alla mano, che innanzitutto si sarebbe potuta da tempo ottenere dall’autorità papale una “canonizzazione equipollente”, in quanto, benché le nuove Costituzioni del 1634 promulgate dal pontefice Urbano VIII prevedessero due processi per le cause dei santi (uno diocesano e l’altro presso la Santa Sede), di fatto, le stesse norme di Maffeo Barberini prevedevano un’eccezione (che oggi potremmo chiamare anche “sanatoria”): era sufficiente cioè che si dimostrasse un culto ultracentenario per ottenerne una conferma ufficiale da parte della suprema autorità apostolica. E qui tutte le prove documentali e testimoniali sono concordi nel ribadire il fatto che per la chiesa locale idruntina gli 800 cristiani trucidati nel 1480 sul Colle della Minerva erano già “Santi” da prima del 1534!
Ma non si tratta soltanto di cavilli burocratici o giurisprudenziali: nel caso dei Martiri d’Otranto – ma è così per ogni Martire - non ci sarebbe bisogno di esaminare altri miracoli che il martirio stesso. Anzi il Ricciardi si spinge ben oltre affermando (in sintonia con altri compagni di battaglie, come mons. Antonio Antonaci) che gli 800 Otrantini non sono Santi perché furono Martiri, ma andarono al martirio perché Santi; perché, cioè, c’era in essi una virtù già salda, alimentata dagli ideali più alti della fortezza cristiana.
Il libro-compendio di don Paolo è un monumento di 925 pagine al valore; anzi di 925 gradini che ci permettono, se scalati, di salire su piani più alti, verso quelle altezze, pur sempre umane, che ci consentono di ascoltare la voce delle vittime di un olocausto che è storia e gloria, dramma atroce e riscatto, cattedra d’insegnamento e perenne monito verso un eroismo comunitario straordinario sempre più difficile da concepire oggi in un mondo fatto di individualismo spinto, di utilitarismo spicciolo, di egoismo infingardo.   
Ma il libro di don Ricciardi contiene un altro insegnamento. Che è questo. La ricerca di documenti e di atti deve essere effettuata secondo i dettami della più rigorosa storiografia e della ricerca filologica. Un tempo, anche per la redazione di una tesi di laurea (che durava mesi) si andava a fare ricerca sul campo, negli archivi e nelle biblioteche. Non si inviavano le e-mail ai professori perché questi ti scodellassero belle e pronte le soluzioni ai vari problemi (inclusi anche quelli matematici); ma ci si metteva giornate intere per la ricerca nel catalogo di un argomento o di un autore per poi continuare così in maniera reale e non semplicemente virtuale, diremmo alla Sherlock Holmes, a trovare la risposta ai tanti “perché”. Molti studenti ed anche molti odierni laureandi (lo diciamo per conoscenza diretta) non sanno nemmeno come sia strutturata una biblioteca. Oggi non ci si schioda da Internet che, come si dimostra scientificamente, può contenere mille corbellerie. Moltissime tesi di laurea, incredibile ma vero, si compilano nell’arco di un numero di settimane che non scomoda nemmeno tutte le dita di una mano. Ma, come c’insegna don Paolo con questi scritti, la vera ricerca è ben altra cosa: è metodo, rigore, lentezza, a volte anche  puntiglio. Il copia-incolla invece non è mai stata ricerca o analisi, e tanto meno scienza.
Ma avviamoci ora alla conclusione.
Serve un miracolo, dicevamo. Dopo oltre cinque secoli dal fatto, manca ancora l’ultimo passo per l’ottenimento della promulgazione pontificia del decreto di canonizzazione dei Martiri D’Otranto. Lo meriterebbe non solo la canizie di don Paolo, ma anche tutta l’archidiocesi idruntina, anzi l’intero Salento.
Ma tra le viuzze di Otranto il viaggiatore, senza attendere ulteriori proclamazioni, dovrebbe già da tempo camminare posando i suoi piedi con delicatezza sulle chianche cittadine, quasi volandone rasente per non calpestare i fantasmi del passato aggrappati a quelle pietre che un tempo furono bagnate dal sangue di 800 e passa Santi.
Un ultimo passo, un ultimo visto, un ultimo traguardo: un miracolo di guarigione da malattia, ottenuto per intercessione dei Martiri, è richiesto oggi per il gradino finale della canonizzazione. Ma noi crediamo a questo punto che un miracolo eccezionale che permetta l’ultimo timbro, il sigillo finale, sia rappresentato proprio dal voluminoso tomo del Ricciardi: libri come questo (se letti e consultati attentamente) sono veri e propri miracoli di guarigione da una delle malattie più gravi e talvolta contagiose: l’ignoranza.

Antonio Mellone
 
Di Albino Campa (del 21/04/2007 @ 11:26:08, in NohaBlog, linkato 1938 volte)

"Eccovi di seguito un brano di Antonio Mellone tratto da "il Galatino" n. 6, anno XL, del 30 marzo 2007, nel quale l'autore ricorda con un salto indietro nel tempo la figura del compianto don Gerardo Rizzo, sacerdote di Noha".

Don Gerardo Rizzo

Il 13 febbraio scorso si è spento serenamente don Gerardo Rizzo, sacerdote di Noha. Se n’è andato nel silenzio della notte, nella sua casa ubicata nella storica Piazzetta Trisciolo, quella stessa casa che fu di suo zio, il Monsignor Paolo Tundo, indimenticato arciprete di Noha.
Aveva ottantatre primavere, don Gerardo; e si può dire che abbia trascorso buona parte della sua vita nella sofferenza e negli acciacchi derivanti da un brutto incidente automobilistico accaduto nella seconda metà degli anni ’60; disgrazia che gli procurò una frattura multipla ad un femore. I postumi di quell’infortunio furono visibili, dolorosi, e permanenti; ma quanto più tormentosi, tanto più sopportati con pazienza e santa rassegnazione.
Io lo conoscevo praticamente da sempre, non solo perché egli era un mio “familiare”, (essendo cugino di mio padre), ma soprattutto perché da piccolo imberbe chierichetto, come tanti altri, “gli servivo la messa”: e questo decine, se non centinaia di volte.
Una volta mi capitò anche di servire una sua messa al cimitero di Noha. Era appena spuntata l’aurora… Ma dico subito che fu un’esperienza che non ripetei, in quanto l’atmosfera, la desolazione del cimitero, ed il suono a morto della campana della chiesa (che era un po’ distante dalla cappella nella quale si celebrava) - campana che io stesso, in solitudine in quella sagrestia, avevo azionato tirandone la fune - in quella mattina di nebbia, mi atterrirono così tanto che da allora rinunciai a ritornare in quel santo luogo in quegli orari nei quali quasi nessuno lo frequenta. Una volta in macchina sulla strada per il ritorno dissi subito a don Gerardo che al cimitero non ci avrei più messo piede proprio per quei motivi: mi rispose con una rassicurante risata…
Era così don Gerardo, di poche parole. E sovente taciturno, come assorto in preghiera.
Preparato, diligente, puntualissimo, mai prolisso era molto amato da grandi e piccoli, e molto gettonato soprattutto nelle confessioni sia per la sua notoria indulgenza e sia perché capiva subito chi aveva di fronte, onde la clemenza e l’assoluzione arrivavano nel breve volgere di qualche minuto (se non proprio nell’intorno di una manciata di secondi).
Ha celebrato per decenni la “terza messa” domenicale, quella delle undici “in punto”, messa cantata con tanto di coro ed organo, una messa seguitissima anche perché grazie alla sinteticità di don Gerardo, alle dodici meno venti preciso tutti i cittadini di Noha erano già da un pezzo fuori dalla chiesa, diretti alla volta delle loro case, là dove, da lì ad un quarto d’ora, sarebbero stati pronti ad assidersi per il desinare (a Noha si mangiava alle dodici in punto, anche la domenica: molti hanno mantenuto codesta “regola”).
Non amava, in effetti, le prediche interminabili o prolisse (come invece sovente accade), ma, direi, quelle concettose ma nello stesso tempo stringate ed essenziali. Diceva tutto quello che s’aveva da dire e lo faceva con proprietà di linguaggio e con citazioni dotte (molte proferite in latino perfetto), che denotavano lungo commercio con le lettere e con i libri, sui quali s’era pure consumato la vista. In effetti studiava sempre ed aveva una memoria straordinaria. Alla bisogna, ti spiegava tutto per filo e per segno: e non soltanto i testi dei Padri della Chiesa, ma anche quelli della letteratura italiana di ogni tempo.
Si dilettava anche a suonare l’organo a canne della Chiesa Madre di Noha nel corso della messa serotina e cantava anche con la sua voce cristallina ed intonatissima. Ricordo che una volta un “predicatore quaresimalista” introdusse la sua omelia proferendo queste parole: “Sarò breve…”. Non l’avesse mai fatto. Prontamente dalla postazione dell’organo (che nella chiesa di Noha si trova proprio di fronte all’ambone) don Gerardo gli fece quasi eco, rispondendo ad alta voce, quasi come si risponde ad un salmo responsoriale: “Speriamo!!!”.
Il predicatore dovette rispettare il suo intendimento, così esplicitamente proferito, ed approvato.
Avevo imparato a conoscere don Gerardo così bene (così come, da ragazzo, mi capitava di fare per molti personaggi di Noha - ma anche forestieri - studiandone movimenti, intonazione della voce e gesti) che la sua imitazione mi riusciva meglio di tutte le altre…

*

Alla fine del mese di maggio era tradizione che iniziasse a Noha nella cappella di S. Antonio di Padova la cerimonia della “tredicina” in onore del Santo. Gli incaricati per la celebrazione delle funzioni e della messa, da parte della signora Tetta, organizzatrice e sagrestana di quel grazioso tempietto, (un tempo in piena campagna, ora, ormai circondato da una meno romantica “villettopoli”) erano proprio don Gerardo Rizzo, mentre i chierichetti deputati al servizio sacro erano il mio amico e compagno di classe, Adriano, ed il sottoscritto. Siamo sul finire degli anni settanta e verso i primi degli anni ottanta.
Per don Gerardo potevamo servire la messa senza la tonaca rossa e la cotta: un’eccezione, uno strappo alla regola molto gradito da noi altri, anche perché nei pomeriggi di giugno la temperatura pur non essendo ancora torrida da noi è comunque calda.
Ci divertivamo un mondo e con don Gerardo si scherzava e si rideva sovente, prima o dopo la messa. Una volta però accadde “nel durante”.
Si era nel bel mezzo della celebrazione. Ad uno dei due ragazzi capitò uno svarione (che di fatto era un’inezia, che nemmeno ricordo). Ai due chierichetti, che si guardarono un attimo negli occhi, venne immediatamente un attacco di risate, che, sulle prime, si tentò di bloccare, soffocare, reprimere, o almeno frenare; poi fu trattenuto a stenti, e poi ancora sempre meno…
Insomma - e per farla breve - con il nostro continuo drammatico crescendo d’ilarità non dominata, ben presto contagiammo lo stesso don Gerardo il quale, per qualche interminabile decina di secondi dovette a sua volta interrompersi. Questo fece sì che i fedeli raccolti in preghiera in quella piccola chiesa s’accorgessero di tutto quanto avveniva sull’altare a pochissima distanza dai loro occhi ed orecchi, e, a loro volta, come accade per queste cose, pur non sapendo il motivo di tanto ridere, scoppiarono anch’essi in una fragorosa generale risata. Alla fine della messa, in macchina, diretti alla volta di piazza San Michele il centro di Noha, non fummo redarguiti, come pensavamo o temevamo: anzi continuammo ancora a ridere, e pare che, con questo, don Gerardo volesse dirci che la fede è gioia, letizia e che “[…] il diavolo non è il principe della materia, il diavolo è l’arroganza dello spirito, la fede senza sorriso …” [cfr. pag. 451, U. Eco, Il nome della rosa, La biblioteca di Repubblica, Barcellona, 2002].
Le tredici splendide giornate di primavera inoltrata si concludevano, dunque, il tredici giugno con la festa del Santo Taumaturgo di Padova, con la benedizione e la distribuzione a tutti del pane benedetto…
Alla fine della tredicina, don Gerardo per ringraziarci della nostra assistenza ci portava a Galatina per offrirci un gelato (un tempo i gelati erano un lusso che si gustavano solo nelle domeniche pomeriggio d’estate, ed a volte nemmeno in quelle). Il bar di Galatina – bellissimo - era quello di Rafelino, ubicato in via Gallipoli, quello che produceva i gelati più buoni del Salento e quello (almeno così ci sembrava) che aveva inventato la panna montata, una delizia celestiale, una squisitezza morbida e vellutata che in quel gruppo di anni di oltre un quarto di secolo fa non tutti conoscevano. Prendevamo un cono a testa con tre gusti e con sopra tanta panna montata ed in macchina sorbivamo con lentezza quella leccornia sublime…
Ecco: a me piace ricordare proprio così il caro don Gerardo, mentre con la sua Fiat Cinquecento ci portava da Noha a Galatina per offrirci il gelato di Rafelino, sormontato da soffice candida panna montata.

ANTONIO MELLONE

 
Di Albino Campa (del 07/10/2010 @ 10:31:15, in Comunicato Stampa, linkato 1766 volte)

 “Tu non conosci il Sud: leggendo Vittorio Bodini ”
 Un paese che legge è una storia bellissima
Novità, eventi e attività in biblioteca

Ruota intorno alla figura del grande poeta e letterato del ‘900 il  programma che il Sistema bibliotecario della Provincia di Lecce ha scelto di lanciare quest’anno, aderendo alla campagna nazionale di promozione della lettura .
Una scelta conforme e brillante per sviluppare il  tema proposto alla V edizione,  “Parole d’ Italia ”, coniugare il tema risorgimentale e le numerose identità culturali del nostro paese, nel  contesto  europeo.

La Città di Galatina per il tramite della biblioteca Comunale, in rete con Università Scuola e  Associazioni Culturali, partecipa all’iniziativa  dedicata all’autore, che negli anni ‘41-‘44,  fu illustre docente del Liceo “P. Colonna”, con una serie di appuntamenti e di novità anche per i piccoli lettori.

Le iniziative in calendario non presentano carattere celebrativo, tuttavia è evidente che il filo conduttore può promuovere un rinnovato senso civico e di appartenenza, una più forte consapevolezza della complessità della nostra storia, delle peculiarità di una terra fertile, del  dinamismo del Salento, ma anche delle contraddizioni e delle problematiche  di oggi e di quelle di ieri.

Sono altresì occasioni che danno visibilità al valore delle attività  degli  operatori del settore. Le biblioteche non offrono  ai cittadini solo servizi che favoriscono la crescita culturale individuale . Si confermano sempre più come centri di aggregazione.

La Bibliomediateca e il Museo Civico di Galatina, nell’ex Convento dei Domenicani, ora Palazzo “Z. Rizzelli”, sono agenti che quotidianamente investono e sono investiti in manifestazioni che aumentano l’offerta culturale del territorio.
In servizi che per essere qualificati richiedono adeguata competenza ed  impegno non disgiunti da creatività e fantasia  soprattutto quando sono rivolti agli utenti più piccoli.
Che saranno i protagonisti dell’ Ammutinamento in biblioteca, laboratorio ludico-didattico rivolto agli studenti della classe quinta della scuola primaria. Una divertente caccia al tesoro, nelle ore pomeridiane di martedì 26 e giovedì 28 ottobre,  per esplorare e trovare indizi tra i volumi della biblioteca, alla ricerca di versi del Bodini. I bambini partecipanti dovranno essere accompagnati in biblioteca dai genitori che avranno cura di  prenotare l’iscrizione, utilizzando apposito modulo.

La campagna promozionale prende il via venerdì 8 ottobre, giornata di inaugurazione, nelle sale del Museo, della Mostra di  pittura e scultura  Il Salento di Bodini nell’arte e nella poesia ,aperta al pubblico sino al 7 novembre .
Si avvicenderanno  incontri con scrittori, poeti e critici, preziose testimonianze di ex allievi  dell’autore.
Sabato 13 novembre, a chiusura del progetto, echi forti di salentinità potremo cogliere nei versi della poetessa Daniela D’Errico, 2^ classificata premio Bodini 2005 - Vitruvio – Lecce, in dialogo con Beatrice Stasi e Giovanni Invitto, docenti dell’Università del Salento.

icon Comune di Galatina - eventi - ottobre piovono libri

icon Modulo iscrizione laboratorio 26 e 28 ottobre

 
Di Paola Congedo (del 13/12/2012 @ 10:13:51, in NohaBlog, linkato 1567 volte)

Lucia cara,

so che oggi hai deciso di salutarci, per continuare il tuo viaggio in luoghi nei quali noi, per ora, non possiamo seguirti. Spero, assieme alle persone che tanto hanno amato il tuo garbo, la tua bellezza e la tua dolcezza, di rivederti un giorno per godere ancora del nostro reciproco raccontare.

So però, con certezza, che continui a vivere tra noi, nella carne dei tuoi figli, nel cuore di tuo marito e di tutti i tuoi cari e nelle pagine dei tanti libri che hanno sempre accompagnato il tuo cammino.

Ti saluto dunque, sapendo che sarai con me, con le parole di Isabelle Allende (ti è sempre piaciuta moltissimo!)

Adiós, Lucia, mujer

Bienvenida, Lucia, espíritu.

Tua affezionatissima

biblioteca Giona

 
Di Albino Campa (del 08/11/2010 @ 09:54:39, in Il Mangialibri, linkato 1964 volte)

Paola Rizzo inimitabile pittrice d'ulivi

Don Francesco Coluccia direttore del Laboratorio Culturale Benedetto XVI - Noha

Paola Congedo della biblioteca Giona

Denise D'Amato amica dell'autore

Antonio Mellone dell'Osservatore Nohano

Martina Chittani

Michele Stursi autore de "Il Mangialibri"

Il brindisi finale

 

Il Servizio Civile Nazionale, istituito con la legge 6 marzo 2001 n° 64, - che dal 1° gennaio 2005 si svolge su base esclusivamente volontaria - è un modo di difendere la patria, il cui "dovere" è sancito dall'articolo 52 della Costituzione; una difesa che non deve essere riferita al territorio dello Stato e alla tutela dei suoi confini esterni, quanto alla condivisione di valori comuni e fondanti l'ordinamento democratico. 

E' la opportunità messa a disposizione dei giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico inteso come impegno per il bene di tutti e di ciascuno e quindi come valore di coesione sociale.
Il servizio civile volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, una importante e spesso unica occasione di crescita personale, una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese.
Chi sceglie di impegnarsi per dodici mesi nel Servizio civile volontario, sceglie di aggiungere un'esperienza qualificante al proprio bagaglio di conoscenze, spendibile nel corso della vita lavorativa, quando non diventa addirittura opportunità di lavoro, nel contempo assicura una sia pur minima autonomia economica.
Le aree di intervento nelle quali è possibile prestare il Servizio Civile Nazionale sono riconducibili ai settori:
assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale, servizio civile all'estero.

Quest’anno, il Comune di Galatina si posiziona al primo posto tra i comuni della Regione Puglia per numero di progetti approvati, ben quattro, mentre tra gli enti accreditati all'Albo regionale si posiziona al terzo posto dopo l'ANCI e la Provincia di Foggia, che però hanno una diversa e più complessa struttura organizzativa. Inoltre i progetti hanno ottenuto un punteggio che li posiziona tra i primi sette della regione: ciò conferma ancora una volta la qualità progettuale delle proposte presentate dal Comune di Galatina.

Straordinario obiettivo raggiunto dall'Amministrazione comunale di Galatina, che per il terzo anno di fila ha avuto approvati e finanziati i progetti di Servizio Civile Nazionale. A testimoniare l'eccellente risultato è l'Assessore alle politiche giovanili Andrea Coccioli: "Con grande entusiasmo e soddisfazione posso comunicare la positiva conclusione del procedimento di valutazione dei progetti di Servizio Civile ordinari presentati dall'assessorato alle politiche giovanili e redatti anche quest'anno da Giampaolo Bernardi. Oggettivamente si tratta di risultati importanti, riconosciuti e premiati dalla commissione e che posizionano il Comune di Galatina tra le eccellenze della progettazione regionale del servizio civile con una percentuale di approvazione e finanziamento dei progetti del 100%. Continuiamo così a raccogliere i frutti del duro lavoro portato avanti con la convinzione di voler far bene, e teniamo fede all'impegno assunto con i giovani che vivono il territorio: quello di offrire loro un'opportunità di crescita personale e l’acquisizione di competenze importanti e utili anche nel loro prossimo futuro professionale. Il sindaco Cosimo Montagna si dice soddisfatto del risultato raggiunto e aggiunge che “Le persone in età giovanile si trovano di fronte a tante incertezze e difficoltà da rappresentare oggi una categoria sociale a rischio. La possibilità di essere assunti per un anno e contribuire a far crescere le proprie competenze professionali assume una valenza importante in uno scenario complicato per quanto riguarda le nuove possibilità occupazionali. Inoltre con il bando di servizio civile appena avviato avremo un'importante contributo di risorse che ci permetterà di offrire servizi concreti ed efficaci ai nostri cittadini.” 

Grazie ai nuovi progetti di Servizio Civile Nazionale saranno impegnati 14 giovani per un intero anno e i settori di intervento sono sono le politiche giovanili, l'ambiente, la biblioteca ed il museo. L'euforia per gli ottimi risultati, continua l’Assessore Andrea Coccioli, non deve farci perdere la giusta prospettiva del servizio civile, che è quella fondata sui principi della solidarietà sociale ed è quella che vede i giovani i primi promotori del processo di partecipazione, in grado di trasformare una società in cui il cittadino è solo colui che riceve un freddo ed astratto servizio ad una società in cui tutti hanno la possibilità di essere attivi e socialmente utili, ed in cui i giovani del servizio civile lasciano il segno indelebile e positivo della propria esperienza.

Per meglio rappresentare l’opportunità del SERVIZIO CIVILE NAZIONALE  ai giovani di età compresa tra 18 e 28 anni l’assessorato alle Politiche giovanili organizza un incontro informativo, lunedi 20 aprile 2015 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 presso sala Celestino Contaldo - Palazzo della Cultura, GALATINA

 
Di Albino Campa (del 15/02/2011 @ 09:28:26, in Eventi, linkato 1551 volte)

Jacob, il bambino di creta la potenza della fantasia contro l'orrore di Auschwitz.

Nel mese della memoria 2011 sulla shoah incontro con Andrea Salvatici e il suo "Jacob, il bambino di creta" .

Mercoledì 16 febbraio 2011 ore 17.30 biblioteca Giona Scuola Primaria via Petronio - Noha.

 
Di Albino Campa (del 25/07/2011 @ 08:59:32, in Letture estive, linkato 1377 volte)

Il mastino dei Baskerville sino a qualche giorno fa giaceva del tutto ignorato nella sotto-sottocategoria “LIBRI DIMENTICATI” della mia libreria. Ad essere sinceri era già da qualche mese che aveva raggiunto questa nuova posizione, dopo aver transitato inconsapevolmente per “LIBRI IN LETTURA”, “LIBRI IN STAND BY”, “LIBRI DA LEGGERE” e da ultimo “LIBRI DA LEGGERE SENZA FRETTA”. Poi domenica mentre cercavo di togliere un po’ di polvere e cambiare per l’ennesima volta la disposizione dei libri negli scaffali – è un’operazione che tendo a ripetere più volte durante l’anno – mi sono accorto che il vecchio Holmes sonnecchiava, sicuramente con immenso disappunto, tra i libri che in genere ripongo nell’angolo inferiore sinistro della libreria nascosto da una poltrona, libri che mi sono stati regalati da persone che non erano al corrente dei miei gusti letterari oppure che ho comprato perché stupidamente attratto dal titolo o dalla copertina.

Ho cercato quindi di sfilarlo con delicatezza, poi sono stato costretto ad usare la forza per sottrarlo alle morbose attenzioni di un libro di Fabio Volo e uno sull’antica saggezza vedica. Sono sprofondato sulla poltrona e sfogliandolo sono stato assalito oltre che da un nuvolone di polvere, anche da una ventata di ricordi. Il mastino dei Baskerville che ho tra le mani, infatti, è stato acquistato da una bancarella di libri usati, è una vecchia edizione BUR introdotta da una stupenda indagine preliminare in forma di dialogo di Fruttero e Lucentini, con illustrazioni di Sidney Paget,  pagine ingiallite zuppe d’umidità e un cattivo odore. E ora il ticchettio delle pagine che scorrono sull’impronta del pollice della mia mano sinistra mi porta con la memoria indietro nel tempo e con la vista al reparto “LIBRI LETTI”, dove ritrovo con piacere il mio primo acquisto in libreria: Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle. Lo leggo, quindi, seduto su quella stessa poltrona; mi bastano due ore per arrivare alla fine dell’indagine e accorgermi che in realtà la vicenda raccontata non è il massimo dell’originalità e della bellezza, ma sicuramente nella mia mente rimarranno per sempre impressi luoghi, paesaggi e personalità di personaggi caratteristici dell’epoca vittoriana. I colpi di scena non mancano, la spiccata capacità intuitiva di Sherlock Holmes non vi lascerà indifferenti e sarà impossibile resistere alla tentazione di indicare il colpevole dei delitti. La narrazione fluente e ricca di descrizioni vi permetterà di metter su in breve tempo la vostra scenografia: vi sembrerà di attraversare di notte le stanze buie del misterioso castello della famiglia Baskerville al fianco di Watson e di attraversare la spettrale brughiera in cerca dell’assassino.

Avete poche informazioni a vostra disposizione (in realtà saranno molti i dettagli che contribuiranno alla soluzione del caso): le due persone assassinate nella storia non mostrano segni di colluttazione, né portano ferite sul corpo; la morte sopraggiunge la prima volta per un attacco di cuore, la seconda per una caduta. La cosa certa è quindi che entrambi i personaggi fuggivano da qualcosa o qualcuno. Altro elemento che potrà tornarvi utile: nella brughiera si racconta che una strana leggenda perseguita la famiglia Baskerville, si parla di un enorme e orrendo cane, forse un mostro o un fantasma, comunque qualcosa di soprannaturale che non convince affatto l’Holmes di Doyle, personaggio troppo intelligente per star dietro alle credenze popolari.

Non aggiungo altro, se non che il colpevole si saprà solo nelle ultime pagine e i dettagli del caso saranno snocciolati nell’ultimo capitolo per bocca dello stesso Holmes.

Michele Stursi

Il mastino dei Baskerville, Arthur Conan Doyle, BUR biblioteca Univ. Rizzoli, pp. 276, € 7,90

 
Martedi 23 aprile 2013 la città di Galatina fa omaggio a Renata Fonte ricordando le sue gesta ed il suo contributo per la salvaguardia del territorio salentino. Per questo omaggio si ringrazia la libreria Fiordilibro in via Vittorio Emanuele 31 a Galatina, che ha organizzato la serata al meglio, la serata che vede il patrocinio del comune di Galatina, in ricordo di chi pagò con la vita la difesa di quel paradiso terrestre che è ancora oggi Porto Selvaggio. Tra gli invitati Raimondo Rodia, a quei tempi studente a Nardò tra il 1978 ed il 1984, che tratteggerà un ricordo personale di quegli anni e della vita politica movimentata della Nardò di quel periodo. Con lui a ricordare Renata Fonte, la figlia Viviana Matrangola, l'amica di mille battaglie Claudia Raho, l'autrice del libro Ilaria Ferramosca, porterà i saluti dell'amministrazione comunale l'assessore alla Cultura Daniela Vantaggiato. Insomma ognuno porterà un suo particolare contributo di conoscenza. I partecipanti, testimoni diretti di chi ha conosciuto a quei tempi Renata Fonte, il tutto attraverso uno strumento, facile e leggero, il fumetto. La serata si svolgerà nelle sale della biblioteca comunale presso il palazzo della Cultura nella centralissima piazza Alighieri, tutti insieme per non dimenticare una donna, un politico, una madre che ha lottato e pagato per le proprie idee. Il 31 marzo del 2012, tre donne, Claudia, Sabrina e Viviana, camminano tra i sentieri del parco naturale di Porto Selvaggio, in Puglia. La loro non è una semplice escursione tra i boschi; al contrario, ha più il sapore di una commemorazione. Lo stesso giorno di ventotto anni prima veniva uccisa con tre colpi di pistola Renata Fonte, madre di Sabrina e Viviana, colpevole di essersi opposta allo sfruttamento edilizio di quel luogo incontaminato. All'epoca dei fatti, le due non erano che ragazzine, mentre Renata aveva appena compiuto 33 anni. La sua morte rappresenta il primo omicidio di mafia del Salento ed è anche l'unico, in Italia, ad aver fatto come vittima una donna impegnata in politica. In questo graphic novel, la vicenda umana di Renata si intreccia con quella giudiziaria successiva al suo omicidio, sul quale ancor oggi permangono aspetti oscuri. Ed è soprattutto il ritratto di Renata madre, moglie e donna, a trasparire dalle pagine della storia, raccontata attraverso gli occhi delle sue figlie. Ciò che questo fumetto si ripropone di trattare, dunque, è qualcosa che va oltre la cronaca, già narrata negli anni '80 con due libri giornalistici e un film; il graphic novel, infatti, è incentrato, prima di ogni cosa, su un aspetto "inedito" di Renata. La narrazione è costellata da ricordi personali: allegri, teneri o dolorosi, che tratteggiano e completano un'unica immagine, sottolineata dalle parole della stessa Renata Fonte mediante alcuni suoi scritti mai dati alle stampe. Ma non manca, in ogni caso, l'aspetto legale, fondamentale come denuncia ed essenziale per risvegliare una coscienza collettiva sin troppo sopita. Prezioso, quindi, il contributo di Sabrina e Viviana Matrangola nell'accettare di condividere, con disponibilità e pazienza, ricordi così intimi e personali; altrettanto lo è quello di Claudia Raho, una delle amiche storiche di Renata assieme alla quale si è battuta per la salvaguardia di Porto Selvaggio, supporto indispensabile nella ricostruzione della vicenda giudiziaria. Il volume si pregia, infine, di una prefazione di don Luigi Ciotti, fondatore di " Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie " e di uno scritto introduttivo del Procuratore Capo della Procura di Torino, Gian Carlo Caselli.
 
Di Albino Campa (del 22/07/2011 @ 08:17:21, in NohaBlog, linkato 1709 volte)

Eccovi il secondo, ed ultimo, articolo a firma di quel "mangiapreti" che risponde al nome di Antonio Mellone apparso sul volume AA.VV., "Don Mario Rossetti, un sacerdote della comunità galatinese - Giudizi sull'opera e l'eco della stampa", Panìco Editore, Galatina, 2011.

 

Avevo già scritto qualcosa (anzi più di qualcosa, come mi capita quando mi prudono le mani) subito dopo aver sfogliato e letto il menabò in bianco e nero del libro che - nuovo di zecca e ancora caldo di torchio - ho ora invece per le mani nella bella ed elegante edizione definitiva. Il libro è il “Don Mario Rossetti, un sacerdote della comunità galatinese”, scritto da Domenica Specchia e stampato dalle Arti Grafiche Panìco di Galatina, che in questo caso hanno assunto anche la veste dell’editore.

Sono stato uno dei primi a vedere l’opera prodotto-finito della Specchia, tanto che quando don Mario m’ha convocato nella sacrestia della Chiesa di Santa Lucia per farmene dono, il pacco di questi libri era ancora chiuso e sigillato in uno scatolone di cartone (che poi ho disimballato io stesso, come un novello ostetrico di libri, utilizzando una penna a mo’ di temperino per fenderne i sigilli di nastro adesivo, e per spacchettare finalmente quell’involucro).

Ora mi vedo piacevolmente costretto dall’evidenza a scriverne ancora per far sapere al lettore (se ve ne fosse qualcuno) che il risultato definitivo del lavoro di ricerca e di redazione della brava Domenica Specchia sul conto di don Mario vale proprio la pena di averlo nella propria biblioteca personale, possibilmente accanto agli altri due che, in ordine di apparizione, sono i ponderosi “La chiesa di San Sebastiano Martire in Galatina” del 1996 e “La chiesa di Santa Lucia in Galatina” del 2008, entrambi curati e redatti dalla penna, dai documenti e dalle immagini d’archivio dello stesso don Mario.

Questo novello volume - parte essenziale di un pezzo di storia patria esplosa nel trittico di volumi testé citati - non è l’agiografia di don Mario Rossetti (le ragioni dei santi si vedono meglio a distanza, e credo che lo slogan “santo subito” sia il frutto di una sorta di unanimità mediatica a buon mercato di cui sarebbe giusto e pio diffidare ad ogni livello), ma il compendio della narrazione di una scelta maturata nel chiuso di una stanza (o di una vita) che poi ha prodotto effetti al di là dei confini della proprietà privata, diventando messaggio e opere rivolte erga omnes.

La Specchia, insegnante di Storia dell’Arte che sembra abbia il pallino di Galatina, della sua storia, delle sue opere d’arte, e dei suoi personaggi, stavolta ha voluto produrre uno “scritto in onore” di Mons. Mario Rossetti (io ho saputo che fosse un Monsignore soltanto dal risvolto di copertina dei suoi volumi, e ne ho avuto la conferma dalle foto dell’investitura e dai documenti riprodotti in questo libro: dai colloqui con don Mario non l’avrei mai saputo), ne ha registrato i documenti, ne ha riprodotto le immagini d’epoca corredandole di didascalie (la parte più faticosa e più impegnativa nella stesura di un libro); il tutto con contegno “vergin di servo encomio e di codardo oltraggio ” (come direbbe il Manzoni), cioè senza tanti salamelecchi o lodi fuori luogo, ma anche senza denigrazioni di sorta.       

Il pacco dono di questo nuovo libro galatinese si presenta come un catalogo d’arte, con copertina e custodia rigida, con rilegatura in pregiata tela verde, e con sovra-copertina con immagini, anch’essa pervasa di verde…

Il verde nella liturgia della chiesa cattolica è il colore del “tempo ordinario”. Sembra quasi che per questo prete minuto, dalla voce flebile, dall’eloquio morigerato ma colto, evidentemente è stato ordinario (forse in quanto insito in maniera forte ed ineluttabile nella sua natura) diventare sacerdote per celebrare i sacri misteri; ordinario costruire ed inaugurare nuove chiese (come quella di San Sebastiano, una tra le più ampie di Galatina); ordinario anche procedere ai restauri, puliture, tinteggiature, rifacimenti di campanili, e stuccature del tempio (come quello di Santa Lucia, arricchito nella sua facciata anche di tre statue in ceramica); tempo ordinario pure quello di insegnare tanti anni nelle scuole di ogni ordine e grado, ricevendone anche numerosi elogi da parte dei dirigenti scolastici; e ancora ordinario sedere nel consiglio d’amministrazione dell’Ospedale Civile di Galatina, occuparsi degli affari economici della diocesi di Otranto, e the last but not least prendersi cura in ormai sessant’anni di sacerdozio delle infinite “pietre vive”, con le quali costruire una casa comune fatta di pace e giustizia.      

Per l’umile don Mario tutto questo sarà pure ordinario. Ma per lo scrivente (che è tutt’altro che clericale) e per molti molti altri, la statura, anche morale, di questo prete minuto al servizio di tutti è quella di un gigante. E tutto quanto contenuto in questo libro dalla copertina dal colore verde ha la tonalità dello straordinario.

 

Antonio Mellone
 
Di Albino Campa (del 19/02/2011 @ 00:40:36, in Eventi, linkato 1931 volte)

VerbaManent-Presìdio del Libro IDROMELE di Aradeo-Sannicola-Tuglie-Archivio del libro d'artista DROSOS 
in collaborazione con
biblioteca Giona-Presìdio del Libro di Noha
Istituto Comprensivo Polo 2 GALATINA
Hotel Residence - Palazzo Baldi di GALATINA


organizza con il  Patrocinio della
Regione Puglia - Assessorato al Mediterraneo in collaborazione con l'Associazione Presìdi del Libro
Provincia di Lecce
Comune di Galatina

I BAMBINI E LE DONNE DELLA SHOAH: "Nelly e il gomitolo rosso" e "Come una rana d'inverno"
Nuova mostra di libri d'artista di Artisti italiani e stranieri con letture, proiezioni video, evocazioni, narrazioni a cura di Maddalena Castegnaro ed Enrico Rapinese.


GALATINA (Lecce), Sala "G. Martinez" - Hotel Baldi


Apertura Mostra
: 18-19- 20- 21 febbraio 2011; ore 18-20
Visite guidate per le scolaresche
Nella serata di domenica 20 febbraio, presentazione del libro "POTENZA E ATTO. STUDI PER UNA FILOSOFIA DELL'ESSERE" di Edith Stein,traduzione di ANSELMO CAPUTO, a cura di ANGELA ALES BELLO, ed. Città Nuova. Intervengono: prof. ANSELMO CAPUTO e dott. Padre FRANCESCO ALFIERI, Ofm-Università degli Studi di Bari.

Vite, Storie, Testimonianze interpretate dalle Artiste e dagli Artisti nelle loro opere.

 
Di Albino Campa (del 22/01/2012 @ 00:00:00, in Eventi, linkato 1857 volte)

Sabato 14 gennaio 2012 è ormai per Noha una data da libro di storia.
Non si sa come, Paola Congedo, maestra dalle mille risorse e dalle altrettante sorprese, con l’appoggio determinante di Eleonora Longo, la direttrice che non dice mai di no, con il supporto della biblioteca Giona benemerita, sono riuscite a segnare uno iato tra il passato ed il futuro, un solco tra l’oggi ed il domani.
Non ci crederete, ma queste tre Donne (Paola, Eleonora e Giona, che non finiremo mai di ringraziare) hanno portato a Noha un simbolo vivente dell’antimafia: Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo (il giudice fatto saltare da una bomba mafiosa nel 1992, qualche mese dopo l’attentato che fu fatale anche a Giovanni Falcone ed ai suoi angeli custodi).
Salvatore Borsellino ha parlato per un’ora e mezza, ma sarei rimasto altre tre ore ad ascoltarlo, anche se sapevo quasi tutto della storia di Paolo Borsellino, dell’agenda rossa, della trattativa tra Stato e mafia, del papello, ecc., per averne letto la storia su alcuni libri e per averne seguito le indagini puntualmente pubblicate su “Il Fatto Quotidiano” (che non è “Il quotidiano di Lecce” di Caltagirone: il giornale – si fa per dire - che è capace soltanto di raccontare qualche frottola e la cronaca spicciola per i pettegoli di paese).
Salvatore Borsellino ha parlato a Noha proprio all’indomani del voto che ha salvato dalla galera il referente politico dei casalesi (che risponde al nome dell’“onorevole” Cosentino). Voto-vergogna (se la parola vergogna oggi avesse ancora un qualche senso) di un parlamento di nominati che subito dopo lo scrutinio ha dato un indecoroso spettacolo di sé, dimostrando con quella standing ovation tributata al compare, con quei baci, con quelle pacche sulle spalle per lo scampato pericolo, con quelle espressioni di giubilo, di essere alla stessa stregua, anzi peggio di una cosca mafiosa, che ormai si può ribattezzare cosca parlamentare. 
La sala della scuola media di Noha non conteneva la popolazione accorsa ad ascoltare quest’uomo mite ma determinato e coraggioso, più volte interrotto dagli applausi, che ci incitava tutti a non tacere, a parlare, anzi ad urlare e soprattutto a resistere, resistere, resistere!
Salvatore Borsellino ha raccontato di quanto era bella la sua Palermo, con la sua ineffabile “conca d’oro”, la pianura palermitana un tempo interamente coltivata ad agrumeto, oggi vittima di un’espansione urbanistica incontrollata; di quanto era romantica la villa liberty nelle adiacenze di casa sua, poi rasa al suolo per la fame degli speculatori e dei palazzinari; di quanto sia importante non partire e non abbandonare la propria terra cercando altrove la propria realizzazione, in quanto chi parte dal sud risolve un problema, chi rimane invece risolve il problema; di quanto è importante difendere il nostro territorio dal cemento, dall’asfalto, dalle pale eoliche e dai pannelli fotovoltaici che distruggono e soprattutto sono inefficienti (in quanto l’energia deve essere prodotta ed utilizzata in loco e non trasferita a migliaia di chilometri di distanza); che i veri eroi sono i giudici ed i ragazzi che hanno dato la propria vita per la legalità e non il sig. Mangano, lo stalliere di Arcore, condannato per mafia, ma definito “eroe” dal “miglior presidente degli ultimi 150 anni”, quello del cucù alla Merkel, quello con i tacchi rialzati e con il pelo trapiantato e colorato di arancione…
Mentre parlava di tutto questo e di molto altro ancora, m’è venuto in mente che anche a Noha abbiamo la nostra conca d’oro: sono i giardini di aranci e limoni ubicati nel centro di Noha che in primavera profumano ancora di zagare (ancora per poco, visto che questi due parchi storici stanno per essere sradicati per lasciar posto al massetto ed alle colonne di cemento e mattoni). Un agrumeto di cui si sentiva il profumo nonostante i padroni li avessero rinchiusi dietro arroganti mura; ho pensato che anche a Noha c’è una costruzione liberty: è la Casa Rossa (alla quale stanno per essere addossate delle pseudo-civili abitazioni. Purtroppo non si sa che fine farà questo bene culturale unico al mondo, atteso che i cartelli affissi sul muro di cinta parlano soltanto della costruzione di civili abitazioni, mentre del restauro e della fruibilità della Casa Rossa nemmeno l’ombra - e sarebbe il minimo sindacale che si richiederebbe ai proprietari come giusto guiderdone ai loro interessi legittimi); ho pensato che anche a Noha il territorio è stato saccheggiato con i pannelli fotovoltaici, con l’opposizione di alcune voci afone di alcuni ragazzi, tacciati pubblicamente come “affetti da insolazione” da chi invece avrebbe dovuto marciare in testa al corteo quale primo cittadino pronto a difendere il territorio. Si tratta di attivisti, anzi, diciamo pure di poveri fessi, dei quali mi onoro di far parte; ho pensato che anche a Noha finalmente si sono raccolte oltre 1400 firme contro l’idea asinesca di abbattere in tutti i sensi le nostre casiceddhre, nonostante l’inerzia di un’inebetita amministrazione comunale dilaniata da lotte intestine; ho pensato che anche a Noha abbiamo organizzato un’altra manifestazione antimafia, insieme all’associazione “Libera” di don Ciotti: fu una biciclettata nell’uliveto confiscato alla SCU ma, purtroppo, finanche una delle più importanti “sacre” istituzioni della cittadina fu latitante per imprecisate motivazioni; ho pensato che anche a Noha in tanti (anche quelli assisi in prima fila per l’istituzionale visibilità, le cosiddette “autorità civili e religiose”) sembravano in quel parterre spellarsi le mani per applaudire alle accuse precise di Salvatore Borsellino, dimenticando forse quanto abbiano a volte appoggiato una politica scellerata che distrugge il territorio e danneggia la salute pubblica. Cosa è infatti, ad esempio, il non tanto velato sostegno agli amici della Colacem per l’utilizzo del CDR (combustibile derivante da rifiuti) che distribuirà a tutti noi, in maniera democratica però, un bel po’ di nano-particelle tossiche? Perché questi personaggi non hanno espresso nemmeno una parola contro il fotovoltaico selvaggio, i comparti artigianali, i centri commerciali in quel di Collemeto, il comparto 4 e le sue ottanta villette a ridosso della Masseria Colabaldi, lo scarico di materiali inerti nella cava De Pascalis, e contro le altre porcate?              
Come mai nessuna tra quelle autorità ha mai detto ad alta voce: “lì dove si deturpa il territorio, proprio lì c’è mafia” (o una parafrasi di questo slogan)?
Non so come facessero alcuni a sentirsi (o a fingere di sentirsi) a proprio agio di fronte alle accuse precise e puntuali di Salvatore Borsellino. Certo bisogna proprio avere una faccia di bronzo per dirsi d’accordo con il relatore, e con tanto di applauso di circostanza, quando invece fino al giorno prima, anzi anche oggi si ostentano certe “amicizie altolocate” (le note “amicizie potenti” che più di una volta hanno sfilato anche a Noha tra gli applausi scroscianti di adulatori a loro insaputa) e molto vicine al Priapo arcoriano, ed in qualche occasione s’è fatta pure incetta di voti per sostenere l’innominabile e gli amici della sua cricca. Quando si chiedono voti per conto di chi non è proprio compatibile con il bene comune si è complici o correi. Non si sfugge mica dall’assioma per cui è ladro non solo chi ruba, ma anche chi gli para il sacco.    
Io seguirò l’incitazione alla resistenza di Salvatore Borsellino. E voi?

Antonio Mellone 
 
Di Albino Campa (del 09/12/2012 @ 00:00:00, in TeleNoha , linkato 1211 volte)
Eccovi i video dello storico spettacolo che sabato sera 1° dicembre 2012 ha avuto luogo nella stupenda cornice dell'aula magna della vecchia scuola elementare di Noha appena ristrutturata.

"Che bisognava volare", patrocinata dal Comune di Galatina, è stata promossa dal "Presìdio del libro di Noha", dalla "biblioteca Giona", e - the last but not least - da "L'Osservatore Nohano". 

"Che bisognava volare" è un augurio, di più, un'urgenza, una necessità, una impellenza per tutti. 

Che tutti, ma proprio tutti, dunque, mettendo da parte risentimenti o turbamenti vari, si battano affinchè - dopo questa straordinaria esperienza - questo bene culturale nohano diventi il segno dell'impegno della popolazione e delle istituzioni del comprensorio per il benessere dei giovani (come previsto dal progetto e come spiegato molto bene dall'Ass. Daniela Vantaggiato).

La legalità, il rispetto dell'altro, la cura dell'ambiente, il benessere, finanche la prosperità economica - in breve, il Bene Comune - si perseguono anche con l'ausilio di questi preziosissimi presidi.

 

Lu Santu Lazzaru. 07.04.2014 ...

Categorie News


Catalogati per mese:


Gli interventi più cliccati

Sondaggi


Info


Quanti siamo

Ci sono  persone collegate

Seguici sui Canali di

facebook Twitter YouTube Google Buzz

NOHINONDAZIONI

Calendario

< aprile 2017 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
13
16
19
21
23
24
25
30
             

Meteo

Previsioni del Tempo