\\ Home Page : Storico : La chiesa di Noha e i Vescovi di Nardò (inverti l'ordine)

Così, portati a spasso nel tempo da P. Francesco D’Acquarica, lasciamo il XV per affacciarci agli albori del XVI secolo. Conosceremo tre vescovi di Nardò, Ludovico Giustino o De Justinis, Gabriele Setario e Antonio De Caris, ma non ancora il nome dei reverendissimi arcipreti di Noha.

La redazione

 

LUDOVICO GIUSTINO o DE JUSTINIS (1412 ? - 1492)

Vescovo di Nardò dal 1484 al 1492

Dal 1484 al 1492 il Pontefice fu:

            Innocenzo VIII (1432-1492)            Papa dal 1484 al 1492

            Arciprete di Noha

            Don Giovanni (? - ?)                        Parroco dal 1445 al 1485 circa.

 

            Ludovico Giustino o De Justinis era nato nel 1412 a Città di Castello in Umbria da una famiglia nobile e ricca. Fin da fanciullo fu avviato dai genitori all’acquisto delle virtù cristiane, e a Roma studiò le lettere e le altre scienze.

            Scelse la via ecclesiale e, ordinato sacerdote, fu annoverato tra i cappellani pontifici da Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, al quale stava molto a cuore la famiglia De Justinis. Resasi vacante la sede vescovile di Nardò, lo stesso Sisto IV nominò Ludovico alla cattedra di Nardò, dove rimase per otto anni, 11 mesi e alcuni giorni fino al 1491.

 

Relazione con la chiesa di Noha

            Nel 1485 Mons. De Justinis intraprese la visita pastorale e ne curò gli atti (vale a dire le dettagliate relazioni). Di essa però a noi è pervenuta solo una piccola parte, unita in un sol volume con gli atti della visita del Vescovo precedente, Ludovico De Pennis. E’ molto frammentaria e confusa e, per l’inevitabile logorio del tempo, in cattivo stato di conservazione, sicché risulta molto difficile trarre sicure notizie storiche.

            Nell’“elenco degli abati arcipreti (traduco il testo del documento che è in latino) e degli altri della città di Nardò e della Diocesi che sono tenuti a comparire davanti al reverendo signor Vescovo della città presenti nella stessa città nella festa di S. Maria della metà agosto di ogni anno per presentare l’obbedienza allo stesso signor Vescovo e dare l’incenso e altri diritti della chiesa Madre di Nardò …” c’è anche   “l’Arciprete di Nohe con tutto il suo clero”.

            Veniamo così a sapere che nel 1485 l’Arciprete di Noha con tutto il clero doveva prestare obbedienza al Vescovo, donare l’incenso, e osservare altre prescrizioni che riguardavano la Chiesa Madre di Nardò in occasione della festa dell’Assunta,. Stesse incombenze avevano gli arcipreti di Aradeo, di Taviano, di Parabita, di Matino, di Racale ecc.  Non sappiamo il nome dell’arciprete e degli altri sacerdoti del clero della chiesa di Noha, ma una chiesa con “l’arciprete e con tutto il clero” vuol dire che è una chiesa viva, vegeta e molto attiva. Credo che i sacerdoti, compreso l’arciprete, siano ancora tutti quelli annotati nella relazione della visita del 1452. 

            Ludovico De Justinis morì logorato dagli anni, dal lavoro e specialmente dalle sofferenze. Fu un uomo di vita santa e virtuosa, munifico verso i bisognosi, resse la diocesi neritina con lo zelo e la saggezza del buon  pastore.

 

Condotti per mano da P. Francesco D’Acquarica, continua il nostro pellegrinaggio attraverso i secoli. In questa puntata conosceremo mons. Ludovico De Pennis, dottore in diritto, per grazia di Dio e della santa sede, Vescovo di Nardò e quindi di Noha.

La Redazione

 

LUDOVICO DE PENNIS (1393-1484)

Vescovo di Nardò dal 1451 al 1484)

 

Dal 1451 al 1484 i Pontefici furono:

Niccolò V (1397-1455)      Papa dal 1447 al 1455

Callisto III (1379-1458)     Papa dal 1455 al 1458

Pio II (1405-1464)           Papa dal 1458 al 1464

Paolo II (1417-1471)        Papa dal 1464 al 1471

Sisto IV (1414-1484)        Papa dal 1471 al 1484

           

   Arciprete di Noha:

   Don Giovanni (? - ?)          parroco dal 1445 al 1485 circa.

   Con lui ci sono altri tre sacerdoti e cioè don Leone, don Francesco e don Nicola Canozuri.

 

            Ludovico de Pennis, quarto Vescovo di Nardò, era nato a Napoli nel 1393 da nobile famiglia. Fu il terzo di cinque fratelli: Giovanni, Fabrizio, Andrea e Francesco. Fin da piccoli tutti e cinque i fratelli, sotto la guida del loro papà  Onofrio, che era segretario del re Ladislao (1376-1414), dimorarono nel palazzo reale e crebbero nella intimità del re e della regina Giovanna (1373-1435), sorella di Ladislao.

          Ladislao I di Napoli, detto il  Magnanimo, noto anche come Ladislao d'Angiò-Durazzo o Ladislao di Durazzo, fu re di Napoli e detentore dei titoli di re di Gerusalemme, re di Sicilia, conte di Provenza. Giovanna II di Napoli, nota co-me Giovanna II d'Angiò-Durazzo o più semplicemente come regina Giovanna, fu regina di Napoli dal 1414 alla morte, avvenuta nel 1435. Ebbe anche il rango di regina titolare di Gerusalemme, Sicilia e Ungheria. Ben presto i cinque fratelli entrarono nel servizio di questi signori, Ladislao e Giovanna. Fu tanta la benevolenza che il loro papà Onofrio si era acquistata presso la regina per la prudenza, la perizia e la fedeltà che, alla sua morte avvenuta nel 1416, la regina decretò per i figli la riversibilità della pensione di Onofrio. Ludovico divenuto adulto si specializzò in diritto ecclesiastico fino al punto di essere annoverato tra i principali dottori del suo tempo. Nicola V nel 1451, nello stesso giorno in cui nominò arcivescovo di Otranto Stefano De Pendinellis che lasciava la sede neretina, lo nominò Vescovo di Nardò.  

Relazione con la chiesa di Noha

            L’anno seguente, durante la primavera del 1452, Ludovico iniziò la visita pastorale alla diocesi. Di questa visita ci ha lasciato la descrizione in un volume, il primo del genere pervenuto sino a noi, che oggi, per l’opera deleteria del tempo, si presenta assai logoro. Contiene importanti notizie anche riguardanti la chiesa di Noha. Così scrisse Giovan Bernardino Tafuri (1695-1760): lasciò alla città e diocesi esattissimi atti di visita pastorale, nei quali ha consacrata la memoria di molte antiche e pregiate notizie.

            La prima parrocchia visitata fu quella di Copertino il 24 aprile 1452. L’8 maggio dello stesso anno visitò la chiesa di Taviano, il 9 maggio quella di Racale, l’11 maggio di Alliste, il 12 maggio di Felline e Casarano Grande, il 14 maggio di Parabita e Matino. Il 15 maggio di Aradeo e finalmente il 20 maggio la chiesa di Noha.

            L’inventario dei beni mobili e stabili delle chiese è fatto - si dice nel documento - dal Reverendissimo in Cristo Padre e Signore, il Sig. Ludovico De Pennis da Napoli, Dottore in Diritto, Vescovo di Nardò, nell’anno del Signore 1452, alla presenza dei Venerabili Signori: Ludovico Spinello, Arcidiacono di Nardò, l’abate Francesco de Grisilione, cantore neretino, l’abate Nicola Grande, vicario generale, l’abate Riccardo Spicalizio, canonici neretini, l’abate Cecco Morrerio, don Antonio de Cetera di Galatone, l’arciprete e molti altri testimoni.

            Si sa che a volte, come convisitatori, vi erano gli stessi baroni che governavano i paesi visitati. Di Noha non sappiamo con certezza se c’era il barone Antonello, ma possiamo immaginare di sì perché si dice “molti altri testimoni”. Degli abati Francesco de Grisilione che aveva diritto di patronato su tutte le chiese di Noha e di Nicola Grande abbiamo già detto. Ludovico Spinelli fu poi ottimo Vescovo di Gallipoli dal 1458 al 1487.

            Siamo prima dell’invasione di Otranto del 1480 da parte dei Turchi.  Nella relazione di questa prima visita alla Diocesi, nel territorio di Noha sono elencate 13 chiese, oltre alla chiesa di S. Angelo, la più importante e la più ricca di beni immobili. Su tutte queste chiese il canonico neretino Francesco De Grisilione aveva diritto di patronato. Il documento ci assicura che l’arciprete in questo periodo era un certo don Giovanni, senza che si sappia il cognome. Altri Sacerdoti elencati erano don Leone, don Francesco di Noha e don Nicola Canozuri.

            Segue l’elenco delle altre chiese di Noha nel 1452 con la descrizione delle proprietà che qui, per brevità, omettiamo.

            Questo è l’elenco delle chiese:

* Chiesa di S. Leone e S. Maria,

* Chiesa di S. Stefano,

* Chiesa di S. Teodoro e di S. Vito,

* Chiesa di S. Caterina,

* Chiesa di Santa Venere,

* Chiesa di S. Giovanni, vicino alla chiesa di S. Teodoro,

* Chiesa di S. Antonio,

* Chiesa di S. Nicola,

* Chiesa di S. Giorgio,

* Chiesa S. Maria de (...) (probabilmente è la chiesa “piccinna”),

* Chiesa di S. Antonio Vecchio.

            Tutte queste chiese erano officiate dall’arciprete di Noha  Don Giovanni, dice la Relatio, che nel documento è detto appunto arciprete della terra di Noha.

            Tutti i Sacerdoti elencati in questo documento posseggono  terreni. A parte la chiesa di S. Angelo (la chiesa principale che ha proprietà di terreni appartenenti alla parrocchia), l’arciprete don Giovanni possiede terre, vigneti e due stoppelli di terra per ricavare l’incenso; Don Francesco di Noha è proprietario di terre, chiasure e un giardino; e anche don Nicola Canozuri e don Leone possiedono proprietà terriere.

            La chiesa di S. Angelo sicuramente esisteva già da tempo, da quando cioè Roma aveva cominciato a premere affinché la liturgia nelle chiese che erano sotto il controllo della chiesa bizantina (e Noha era una di quelle), si svolgesse in  latino e non più in greco, perché il greco aveva sapore di eresia, a causa dello scisma che la chiesa di Roma subiva con la chiesa d’Oriente. Si sa dalla storia che i Papi di Roma, non tollerando la presenza dell’eresia del rito greco sul territorio nazionale, inviarono i Normanni con la promessa di riconoscerli signori delle terre sottratte ai Bizantini. Vinte le resistenze,  nel 1071 i Normanni presero possesso dell’Italia Meridionale, conservando la brillante cultura dei vinti che sarebbe sopravvissuta. E così, nonostante i Normanni, a Noha si continuò a parlare greco e a celebrare le sacre liturgie secondo il rito bizantino.

            Durante l’episcopato di Ludovico de Pennis (1451/1484) ci furono due eventi gravissimi che penalizzarono il Salento e perciò anche Noha. Alla fine del 1456 tutto il regno di Napoli fu ripetutamente scosso da violenti terremoti, che provocarono danni e rovine, e dai quali non andò esente la Città di Nardò e tutta la diocesi. Per allontanare tale calamità il Vescovo ordinò che si facesse penitenza ovunque e promosse un pellegrinaggio di trecento fanciulli di età inferiore ai dodici anni, da Foggia a Leuca e ad essi si unirono anche Vescovi e Sacerdoti. Il pellegrinaggio suscitò grande commozione in tutti i luoghi dove passava. 

            L’altro evento drammatico che sconvolse tutto il Salento fu l’invasione dei Turchi che seminarono terrore dappertutto, non solo in Italia, ma anche in Europa. Dopo l’eccidio di Otranto (1480) i Turchi diventarono padroni: da Otranto scorrazzarono per più di un anno indisturbati per tutto il Salento, seminando terrore e morte fino al Gargano. L’espressione dialettale che ancora oggi si usa quando si vuole indicare paura: Mamma, li turchi ! risale a quel periodo. La mappa delle 14 chiese inventariate nella visita pastorale del 1452 ne rimase gravemente compromessa e modificata. Il 7 ottobre 1481 i Turchi devastarono Galatina e Soleto, provocando il fuggi fuggi da tutta la zona. Anche Sogliano, Aradeo, Noha, Cutrofiano furono abbandonati precipitosamente.

            Il 13 febbraio del 1484 si tenne un parlamento generale per cercare rimedio al gravissimo pericolo che incombeva su tutti. A questo parlamento generale intervennero il Vescovo di Nardò, De Pennis, con gli altri Vescovi, patrizi, baroni, di tutto il regno di Napoli. Anche il Barone di Noha, Antonello De Noha, vi intervenne. Fu stabilito che i Vescovi, il clero, i patrizi, i magnati ed i baroni dovessero dare al re la metà dei loro proventi di un anno per poter combattere e cacciare il tiranno.             Ludovico De Pennis morì nel 1484, ormai novantenne. L’autore anonimo che verso il 1540 scrisse il più antico catalogo dei vescovi di Nardò ci ha tramandato quanto segue: Mons. Ludovico De Pennis, insigne dottore in Diritto, successe al predetto Stefano De Pendinellis nel 1451 e fu Vescovo di Nardò sino al 1484, nel quale anno morì, vecchio novantenne.

[continua]

P. Francesco D’Acquarica

 

Con questa terza puntata, continua di buona lena la pubblicazione dell’interessante ricerca sui rapporti tra i vescovi di Nardò e la chiesa particolare nohana condotta nei luoghi e sulle sudate carte da parte di P. Francesco D’Acquarica, missionario giramondo ma con lo sguardo sempre rivolto all’amata sua piccola patria che risponde, guarda un po’, al dolce nome di Noha.

La redazione

 

 

GIOVANNI BARELLA (1359-1435)

Vescovo di Nardò dal 1423 al 1435

 

 

Dal 1423 al 1435 i Pontefici furono:

Martino V    (1369-1431)    Papa dal 1417 al 1431

Eugenio IV (1383-1447)     Papa dal 1431 al 1447

           

Arciprete di Noha

Don Giovanni (? - ?)      parroco dal 1445 al 1485 circa.

           

Giovanni Barella nacque nel 1359 a Galatina da una nobile famiglia. Il padre, Tuccio Barella, era  consigliere del re di Napoli Ladislao (1376-1414) e della regina Giovanna (1373-1435).

La madre di Giovanni Barella era sorella di Stefano De Pendinellis (1400-1480), il futuro martire di Otranto che nel 1436 fu eletto Vescovo di Nardò.

Il nostro Giovanni fu educato cristianamente ed entrò nell’ordine dei Frati Minori, allora molto diffuso nel Salento. Divenuto Sacerdote, esercitò la predicazione con grande fama e ben presto divenne celebre, non solo per l’eloquenza, ma anche per la dottrina, per la perizia nelle lettere greche e latine e per la santità di vita. Fu proprio per l’esemplarità dei costumi che il Papa Martino V nel 1423 lo nominò Vescovo di Nardò.

 

Relazione con la chiesa di Noha

 

            Per ora interessa sapere che per il governo della diocesi il Barella si fece aiutare da due vicari generali. Il primo fu Francesco De Grisilione, patrizio neretino e canonico. Questo canonico fu convisitatore nella visita pastorale del 1452 alla chiesa di Noha (come vedremo) con il Vescovo Ludovico de Pennis. Lo troveremo con “diritto di patronato” su tutte le chiese di Noha.

            Diritto di patronato significa che le chiese di Noha erano state fondate da questo canonico, il quale aveva il diritto di designare il cappellano o arciprete rurale. L’altro vicario generale fu Giacomo di Napoli.

 

STEFANO AGERCOLO (o Agricoli) DE PENDINELLIS (1400-1480)

Vescovo di Nardò dal 1436 al 1451

Dal 1436 al 1451 i Pontefici furono:

Eugenio IV (1383-1447)   Papa dal 1431 al 1447

Niccolò V (1397-1455)     Papa dal 1447 al 1455

           

Arciprete di Noha:

Don Giovanni (? - ?)       parroco dal 1445 al 1485 circa.

 

            Terzo Vescovo di Nardò fu il grande Stefano Agercolo de Pendinellis, martire della fede. Probabilmente era nato a Galatina nel 1400, visto che sua madre, la signora Barella, sorella del suo predecessore, era di Galatina. Fu Vescovo di Nardò dal 1436 al 1451, e poi Arcivescovo di Otranto, dove morì martire nel 1480.

 

            Fece i suoi studi nella Università di Nardò, alla quale accorrevano i giovani di tutte le provincie di questo regno, desiderosi di apprendere le lettere e le discipline liberali e dalla quale uscirono di fatto oratori sacri di grido, come il notissimo Roberto Caracciolo di Lecce, medici e scienziati, come il De Ferraris e Bartolomeo Tafuri, avvocati e professori di lettere e di scienze, come Francesco neretino (Francesco Securo), che insegnò nella Università di Padova, ambasciatori ed alti dignitari ecclesiastici e così via. Quivi egli apprese quella splendida erudizione, di cui parlano gli scrittori antichi dicendolo istruito in molte dottrine e illustre per la mirabile varietà della dottrina. (Giovanni Granafei)

 

Seconda parte della pubblicazione di cui è autore P. Francesco D’Acquarica, nohano, missionario della Consolata, autore di diversi lavori di ricerca storica condotta negli archivi parrocchiali e diocesani. Con questo testo, corredato di immagini, P. Francesco ha voluto studiare i nessi tra chiesa particolare nohana e ordinario diocesano.

La redazione

 

GIOVANNI DE EPIFANIS (1365-1435)

Vescovo di Nardò dal 1413 al 1422

Dal 1413 al 1422 i Papi furono:        

Gregorio XII (1326-1417)            papa dal 1406 al 1415

Giovanni XXIII (1370-1419)        antipapa dal 1410 al 1415

Martino V (1369-1431)                 papa dal 1417 al 1431

Eugenio IV (1383-1447)               papa dal 1431 al 1447

 

            Non si conoscono i nomi degli Arcipreti di Noha di questo periodo. Dal 750 fino al 1450 circa Noha era di rito e culto greco. Nei documenti rintracciati si parla di un protopapa, che identifica la figura dell’arciprete, senza tuttavia rivelarne il nome.

Primo Vescovo della ripristinata sede vescovile fu Giovanni De Epifanis. E da allora la serie dei Vescovi non si è mai più interrotta.

            Il De Epifanis, benedettino, discendeva dalla nobile stirpe dei principi di Benevento, che diede alla società del tempo molti personaggi famosi come comandanti di esercito, Vescovi, Cardinali, e Vittore III (1026-1087) che fu papa dal 1086 alla morte. Perso il principato di Benevento, questa nobilissima famiglia si stabilì a Nardò. Giovanni, quindi, nacque a Nardò da Raimondo De Epifanis e da Giovannella dei Falconi, casati tra i più illustri della città. Vestì l’abito di S. Benedetto nel monastero di S. Maria di Nardò, il cui abate esercitava l’ufficio di Vescovo. Divenne sacerdote dello stesso ordine benedettino e fu abate cantore* del monastero.

* Nei monasteri il "cantore" si occupava dei canti durante i servizi divini. Era anche uno dei tre monaci che conservava le chiavi del monastero. Il Concilio Vaticano II ha ripristinato il ruolo tardo-antico del cantore come guida del canto dell’assemblea, ma la maggior parte di coloro che assumono tale ruolo, purtroppo oggi ha solo una modesta preparazione musicale.

Spinto anche da re di Napoli Ladislao (1376-1414), si adoperò per ottenere il ritorno della sede vescovile a Nardò. Il 12 gennaio 1413 fu eletto Vescovo della sede neretina. Verso la fine del 1422, desideroso di quiete e tranquillità, rinunziò alla cattedra e si ritirò a vita privata, sempre a Nardò, dove morì il 19 ottobre 1435 all’età di 70 anni.

            Ampliò il palazzo vescovile, assegnò ai canonici sicure e migliori rendite, edificò un nuovo convento con chiesa propria per i monaci Benedettini, che dovettero abbandonare il vecchio monastero, divenuto palazzo vescovile.

 

Relazione con la chiesa di Noha

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 16/01/2018 @ 21:28:30, in La chiesa di Noha e i Vescovi di Nardò, linkato 248 volte)

Parte da oggi e per diverse puntate la pubblicazione del prezioso lavoro di ricerca del nostro instancabile P. Francesco D'Acquarica, il primo e il più documentato storico di Noha. Oggetto di questo studio - condotto attraverso l'analisi di archivio di documenti rintracciati nei registri parrocchiali di Noha e in quelli delle visite pastorali dei Vescovi di Nardò, ex-diocesi di Noha - è il rapporto giuridico-storico-pastorale tra gli ordinari diocesani neritini e la chiesa particolare di Noha, fatta di clero e popolo dei credenti.

La redazione

Prima Puntata -

Premessa

Questa ricerca vuole essere una testimonianza in più per dimostrare l’antica esistenza di Noha e della sua parrocchia.

Passerò in rassegna alcune notizie riguardanti i Vescovi di Nardò che dal 1412 hanno governato la diocesi neretina fino al 1986, quando la chiesa di Noha fu obbligata a passare alla diocesi di Otranto.

La divisione è molto semplice: di ogni Vescovo, come fosse un capitolo di questa esposizione, riporto alcune notizie sulla personalità con lo stemma e il logo (ove trovati). Segue l’elenco dei Pontefici e i nomi degli arcipreti con il clero di Noha relativi al momento storico. Infine riporto le relazioni che il Vescovo in elenco ha intrattenuto con la chiesa di Noha.

L’introduzione a questa ricerca è composta dall’elenco dei Vescovi di Nardò dal 1412 al 1986 e dall’elenco degli Arcipreti della chiesa di Noha con la data del loro parrocato.

Origini della diocesi di Nardò

 

A Noha esiste lo Scjakù...

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