dic112025
Generalmente verso la fine di novembre lassù sulla collina di Rivoli, in Piemonte, dove ho trascorso buona parte della mia vita, le temperature notturne iniziano a scendere sotto lo zero e il sole diurno non riesce più a scaldare quanto basta per far fiorire la campagna, come invece accade qui da noi in Salento.
È questa una delle svariate ragioni, non l'unica, per cui, nonostante le difficoltà, io e la mia famiglia amavamo tornare anche in inverno. E nonostante i disseccamenti degli alberi, la cementificazione a gogò, gli straripamenti di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti questa benedetta nostra Natura non si smentisce mai.
Percorrendo quindi la strada che da Galatina porta a Santa Barbara, seppur sventrata a tratti da miniere e cave infinite, non può sfuggire allo sguardo la parte sana del panorama che si staglia a destra e a manca lungo la via e che a mezza costa della serra attraversa la campagna precedente all’antico abitato.


Dall’alto dello scosceso scivolano a valle prati verdi e colorati come fossero i quadri che hanno rapito l'attenzione di una moltitudine di artisti, tipo Van Gogh o Monet, il Botticelli ma anche tanti altri ignoti alle gallerie d'arte ma altrettanto testimoni della bellezza della terra di cui la nostra stessa carne è respiro. Antiche Masserie circondate dai muretti a secco dominano ancora gli austeri luoghi, marcati da sentieri e argini che si dissolvono a valle in una piana infinita fino a lambire le case del Comune di San Donato. Terra segnalata in molti riferimenti all’area di Collemeto anche nel Piano Paesaggistico Territoriale Regionale nell’ambito del Tavoliere Salentino, come sede produttiva di vini, olii e ortaggi tipici del nostro mediterraneo. Nelle nostre osservazioni protocollate nel mese di ottobre 2025 presso la Provincia, si legge altresì: “…l’uso produttivo della campagna legato alla vite, definisce una forte invariante territoriale per l’intero ambito”. E ancora: “…dove a proposito di Collemeto e Santa Barbara si certifica la presenza di: […] una florida agricoltura, specie nel settore orticolo, favorita dall'abbondanza di acque per irrigazione.” (OSSERVAZIONI DEL 8 OTTOBRE 2025)

Così dovendo fare provviste di vino e altri generi alimentari, prodotti a km zero, con la preziosissima e rara genuinità che nessuna holding internazionale può garantire, come invece possono fare le piccole aziende di Santa Barbara e dintorni, osservandone luoghi e colori, non potevo non chiedermi quale ragione muove gli amministratori sia regionali che territoriali nel voler sacrificare un luogo così innocente tra i pochi rimasti, consegnandolo nelle mani di improbabili benefattori, come intendono loro stessi definirsi che promettono di riciclare ben 90.000 t/a di rifiuti, pericolosi o meno, ridotti poi durante le varie fasi di incontri con le istituzioni, a 24.000 t/a, come se, un piccolo atollo di terra intonsa, straripante di bellezza, possa digerire nel suo fragile seno, tonnellate di veleni della cui provenienza non c'è ancora traccia.
nov292025
Non sono passati che pochi giorni da sabato 15 novembre 2025, giorno in cui per l’ennesima volta ci siamo illusi di prendere due piccioni con una fava, e cioè:
1° piccione: di ripulire dai rifiuti un pezzo importante di nostra Madre Terra e
2° piccione: di essere di esempio per chi invece continua imperterrito a credere nell’infinito, ciò che invece è finito.
Ma niente… siamo rimasti con la fava, e probabilmente i due piccioni sono diventati decine, centinaia, o milioni, tanto che sono capaci di rendersi invisibili. A quanto pare, ha ragione il mio amico Antonio che, quando gli parlo della mia amarezza e gli chiedo aiuto, mi risponde: “il fatto è che noi restiamo i soliti romantici. Noi si intende, gli amici di NoiAmbente e Beni Culturali di Noha e Galatina.
Va bene, anzi no, va male. Ce lo diciamo dal lontano 2005, da quando cominciammo a fare le nostre annuali giornate ecologiche e a illuderci che si potesse cambiare direzione.
Abbiamo segnalato alle autorità questo ennesimo spregio al senso civico, che evidentemente è andato in frittura, o in cultura di cui tanto si blatera. Lo abbiamo segnalato alle stesse autorità a cui chiediamo per l’ennesima volta di aiutarci, e di mettere in sicurezza lo squarcio naturale cosiddetto “Vora Bosco”, una meraviglia di Madre Natura, una finestra nel Paradiso, così come è stato Creato ma che noi stiamo riempiendo di monnezza e di veleni. Purtroppo, il campo in cui è ubicata la Vora Bosco è continuamente sotto attacco da mani a dir poco leggere, a cui sfuggono rifiuti, i più disparati. Perfino resti di intonaci e materiali di ristrutturazioni edili, prodotti chimici, sversati sul bordo strada e in mezzo al campo, che con la pioggia, da inerti diventano solerti e sciogliendosi vanno a finire nella Vora Bosco al cui fondo c’è la falda, benedetta acqua, la stessa che i nostri contadini ignari attingono per innaffiare gli ortaggi, i quali poi arrivano sulle nostre tavole, compresi i piatti dei nostri bambini. Ma insomma… ve lo dobbiamo proprio dire? Qualcuno controlla? Cosa controlla? Si, perché, quando si cerca un veleno bisogna cercarlo con nome e cognome, altrimenti va sempre tutto bene. E va tutto bene, madama la marchesa, ma che poverina non c’entra niente, l’unica innocente.
La nostra richiesta di messa in sicurezza, forse, è sempre lì, su quel benedetto Protocollo del Comune di Galatina, dove la stessa ARPA lo ha depositato con la richiesta di porre rimedio quanto prima allo scempio. (MESSA IN SICUREZZA RIFERIMENTO)
Ringraziamo chi sporca anche se non promette di non farlo più, ringraziamo chi ci legge e intende diffondere l’unica Verità che è la Vita e non certo i veleni che portano malattie, ringraziamo il Sindaco, l’Assessore e gli addetti ai lavori anche se non ci ascoltano. Li ringraziamo lo stesso sperando in un loro ritorno su questo mondo.
NoiAmbiente e Beni Culturali di Noha e Galatina
Marcello D’Acquarica
nov222025
“A Galatina 1.200.000 euro per la costruzione di un asilo nell'area dell'ex-foro boario”
È il titolo di una notizia trionfalistica riportata sui quotidiani locali tipo il seguente:
(A Galatina 1.200.000 euro per la costruzione di un asilo nell'area dell'ex-foro boario)
Ma non entriamo nel merito delle modalità utilizzate per informare i cittadini messi di fronte al fatto compiuto per opere come questa, talmente straordinarie da far cambiare la vita ai vivi e ai futuri viventi, (benché, sempre a proposito di asilo, la natalità sia in forte calo).
RISCHI IDROGEOLOGICI

Secondo le cartografie dell’ISPRA, relative al rischio idrogeologico e a quello delle frane, disponibile sul sito internet dell’ente, Galatina presenta il rischio più elevato proprio nella zona indicata dalla grande opera pubblica: https://idrogeo.isprambiente.it/app/pir/c/75075
Secondo i dati, esite un corso d’acqua sotterraneo, censito e segnalato come vincolo di pericolosità idraulica dall’attuale Piano dell’Autorità di Bacino, le cui norme di attuazione impongono limiti all’edificazione e agli interventi che varino la permeabilità dei suoli. L’area in questione è inoltre attraversata nell’asse nord-sud dalla condotta della fognatura bianca, e sul confine Nord-Ovest si rileva la presenza della centrale di sollevamento della fogna nera cittadina, che risulta antiquata e del tutto insufficiente rispetto al carico di lavoro cui è sottoposta. Ne deriva un degrado olfattivo già noto nell’area, che si è provato a mitigare in fase di progetto con soluzioni specifiche ma senza alcun risultato efficace. Alla suddetta fonte di miasmi si aggiunge la vicinanza della zona industriale: parliamo di circa 500 metri in linea d’aria, dunque quasi a contatto con il primo opificio industriale/artigianale dell’area; stabilimento che insieme a molti altri dell’agglomerato produttivo Galatina-Soleto non spicca per la salubrità dei suoi dintorni.
RISCHI SANITARI

Secondo i dati riportati dall’Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) i bambini sono particolarmente vulnerabili all'inquinamento atmosferico, dal momento in cui sono nel grembo materno fino all'età adulta. Il periodo di maggiore vulnerabilità è quello dei primi 1000 giorni, cioè dal concepimento al compimento del 2° anno di vita. La frequenza respiratoria dei bambini è più alta rispetto a quella degli adulti. Inoltre, i bambini inalano una frazione maggiore d'aria attraverso la bocca rispetto agli adulti. A causa di questo aumento della respirazione orale, l'inquinamento penetra in profondità nelle vie respiratorie inferiori, che sono più permeabili (US EPA, 2019). Anche i corpi e gli organi dei bambini, inclusi i polmoni, sono ancora in fase di sviluppo (Chen et al., 2015), il che aumenta ulteriormente il rischio. Inoltre, il sistema immunitario in via di sviluppo dei bambini è più debole di quello degli adulti, rafforzando gli effetti dell'inquinamento (OMS, 2018). Per questa occasione abbiamo anche chiesto aiuto alla dottoressa Laura Reali, Presidente ISDE Roma e Lazio, e per chi volesse approfondire l’argomento, alleghiamo la relazione scientifica.
https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/air-pollution-and-childrens-health
Secondo il professor Floriano Bonifazi, (Video | Facebook) per decenni primario dell’allergologia dell’ospedale di Torrette, le generazioni che nella prima fascia d'età, e quindi da zero a 10 o 15 anni, sono state interessate dallo sviluppo tecno/industriale, e quindi in quella fascia d'età primaria hanno respirato nanoparticelle o cosiddette polveri sottili, seppur con dosaggi bassi e considerati "normati" cioè entro i 5 micro grammi al metro cubo, (cosiddetta soglia di sicurezza, oramai conclamata una emerita bufala) nell'arco dei primi cinquant'anni di vita avranno il cancro al polmone.
CHIEDIAMO:
Di procedere pure con la costruzione del suddetto asilo, ma in area comunale decisamente meno critica per la salute dei bambini e delle famiglie. E di Trasformare il Foro Boario in un vero bosco, piantumando alberi autoctoni (tipo querce carrubi, pini, ulivi, ecc.) evitando possibilmente l’invasione di mattoni e di altri materiali cementizi, plastici o bituminosi.
Il suddetto parco sarebbe un vero polmone verde per la città, uno spazio aperto per natura intrinseca, accessibile alle persone di ogni età e condizione, fattore di mitigazione delle esalazioni provenienti dalla centrale di sollevamento della fogna nera, e avrebbe altresì la funzione di protezione acustica e polmonare dagli impianti insalubri provenienti dall’area produttiva. La nostra proposta è quella di uno spazio aperto, accessibile a tutti, vivacizzato da flora e fauna (anche spontanee), necessario per la salvaguardia del già fragilissimo ecosistema galatinese, continuamente minacciato dalle opere dannose e costose, quando non del tutto inutili, venduteci invece come grandi opportunità per le solite “crescita”, “sviluppo”, “riqualificazione”: in una parola “attrattività”.
Marcello D’Acquarica,
NoiAmbiente e Beni Culturali di Noha e Galatina
nov142025
Carissimi, siamo sempre noi, i soliti quattro fissati che si indignano per il maltrattamento che taluni infliggono a nostra Madre Terra.
Vogliamo dirvi che sabato mattina, 15 novembre dalle ore 9 alle ore 12 circa, ci ritroveremo “sotta a sant’ Antonio” a Noha, in via Contrada Bosco, più esattamente all’incrocio con Via Vicinale Bosco. Che faremo? Un paio d’ore in buona compagnia e a goderci la nostra preziosa campagna lontani dal frastuono del famigerato progresso. E magari giacché ci siamo faremo un po’ di pulizia al bordo strada rimuovendo bottiglie e vizi vari dei soliti ignoti distratti.
Adesso però per favore non venirmi a dire che non spetta a te, che è compito della "Comune", che paghiamo già un sacco di euro per il servizio di raccolta rifiuti o altre baggianate da pseudo letterato, la mancanza di senso civico spesso sta proprio nelle troppe parole, così come certe volte gratifica il silenzio. Quindi fallo quando vuoi, ma non aspettare che lo facciano altri. Non è necessario essere iscritti ad una associazione di ambientalisti. Ambientalisti a dire il vero dovremmo esserlo tutti. Banalmente l'ambiente è vita e se lo deturpiamo M U O R E. Ciò che conta è che anche tu, che dici di rispettare la Natura, che vuoi stare in buona salute, che ami la vita, che ti lamenti della sporcizia, che anche tu riesca a sentire come noi, l'indignazione. E se non potrai unirti a noi sabato 15 novembre, fallo in un’altra occasione, con chi vuoi, anche da solo. È più dignitoso vivere in un posto come natura comanda, piuttosto che nel disprezzo di noi stessi, anche se poi, in fondo, certi vizi ci appartengono, a noi o ai nostri stessi figli. Anche perché di marziani non se ne vedono ancora in giro, e qui ci siamo solo noi.
NoiAmbiente e Beni Culturali di Noha e Galatina
ott212025
Fino a qualche anno fa a Galatina e a Noha crescevano i comparti come funghi, e mattone su mattone il destino pareva segnato per sempre: un tutt’uno di case e asfalto attraversati da un unico viale alberato, tuttora vivo e vegeto, sopravvissuto alla fobia che degli alberi sembrano provare certi agronomi del “quando occorre”, del “quando diventano troppo alti”, o “del fuori baricentro”, corroborati dai politici del “ce lo chiede la provincia” (o il “sovranazionale”, lo scaricabarile del momento, il primo e ultimo ostacolo invalicabile per procedere senza indugio alla mattanza in corso di tutto il territorio).

Ma ora, quanto meno per la zona cosiddetto “Spagheto”, (Tav. 2 del PUG) che si trova fra lo “Scorpo” e la masseria Colbaldi, il giochetto è finito, e per il prossimo comparto si dovrà attendere il riempimento fino all’orlo della cava (attività che sembra stia procedendo di buona lena con i famosi inerti, ma certo qualche mistura chimica non mancherà alla bisogna, di inerte oramai c’è ben poco, se no che gusto c’è), oppure bisognerebbe spostarsi un po’ più in là, dov’è previsto il grande Parco Periurbano, vale a dire il polmone dipinto di verde, verso il tramonto (cioè a ovest) di Galatina. Da quest’altra parte invece una morsa di pannelli agro-fotovoltaici per un totale di 178.524 m2, (17,8 ettari) costituiranno il patto d’acciaio (e ferro e silicio e fili e gomme) tra Noha e Galatina. Un progetto che venne presentato nel lontano 20/12/2019, come da visura di esproprio, e che fu “congelato” da un ricorso al Tar da parte della precedente amministrazione.
Ecco l’ospite inatteso che sugellerà l’unione:
Dal verbale del consiglio comunale: In Consiglio Comunale il Regolamento per la tutela del benessere degli animali
12. Approvazione schema di convenzione regolante i rapporti tra il Comune di Galatina e la Società HEPV 03 s.r.l., per la compensazione e il riequilibrio ambientale a fronte della realizzazione di un impianto agri-fotovoltaico [notare il prefisso Agri che fa più green, ndr.] per la produzione di energia da fonti rinnovabili nel territorio del Comune di Galatina per una superficie pari a quasi 18 ha.
Il ricorso al Tar effettuato dalla precedente amministrazione, da quanto è emerso dall’ultimo consiglio comunale, pare sia stato così liquidato: “L’impianto s’ha da fare”.
Nulla si può quando la decisione è, appunto, sovranazionale. Così è deciso, l’udienza è tolta.
L’ultimo straccio di biodiversità, seppur flagellato dai rifiuti della cava, pur essendo un ultimo attimo di respiro senza cemento e catrame per i cittadini che risiedono fra Noha e Galatina, deve essere annientato.
Un’ultima cosa a proposito degli usi civici. Si tratta del diritto che è passato dal semplice godimento “delle utilitates offerte dai boschi, terre ed acque ed erbatico in genere - Art. 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004 - c.d. Legge Galasso-, a garantire invece oggi “[…] una funzione di conservazione, in termini di compatibilità ambientale, secondo il criterio dello sviluppo sostenibile, e cioè in vista di una qualità della vita idonea alla sopravvivenza delle generazioni future” (M.A. Lorizio, Demani civici e tutela dell’ambiente, in Dir. E Giur. Agr. IX, 1993,453 s.)
ott172025
Venerdì 9 c.m., a Galatina, si sono svolte due importanti manifestazioni pubbliche.
Una riguardava l’inaugurazione al quartiere fieristico de "I Promessi Sposi", kermesse sul business dei matrimoni; l'altra invece, la presentazione del PAESC, Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima ( https://share.google/2joLvHTYB0plnW4lG), svoltasi in un’aula del Palazzo della Cultura. È stato presentato ai cittadini (pochissimi a dire il vero), un documento programmatico con cui gli enti locali pianificano le loro azioni per raggiungere gli obiettivi fissati dal cosiddetto Patto dei Sindaci per il Clima e l'Energia, l'Agenda di sostenibilità 2030 e il Green Deal europeo, a cui il Comune di Galatina nel 2022 ha aderito per la prima volta, con una serie di politiche intersettoriali: dall’ondata di ristrutturazioni, alla mobilità sostenibile, alla sostenibilità del sistema alimentare, alla transizione ecologica e all'economia circolare, al fine di raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica nel 2050. Argomenti tosti, certo. Auspicabile, “[…] ma non al 2050, un termine irragionevolmente lontano al quale saremo tutti tombati, per ragioni generazionali, certo, ma anche per ragioni di dissesto del suolo”
(100 PAROLE per salvare il suolo, di Paolo Pileri; Altra Economia soc. coop. Milano 2018).
Il sacrificio richiesto a Galatina e dintorni in termini di consumo di suolo per la produzione di energia alternativa rispetto al fabbisogno territoriale (dati GSE e Ispra) evidenzia un’enorme contraddizione, comportando la penalizzazione della biodiversità, e l’abbattimento delle ragioni vere dell’ambiente. Ci chiediamo quali azioni siano previste nel piano per rimarginare questa evidente forma di ossimoro, o se, come spesso succede, il tutto verrà approvato a maggioranza senza che si sia letto (e magari compreso) il contenuto delle oltre 100 pagine che invero sanno tanto di copia-incollatura da altrettanti piani del genere.
Saremmo davvero felici se la nostra amministrazione, sempre così attenta ai “polmoni verdi”, prendesse coscienza dell’altro lato della medaglia di certi “patti” sovente apportatori di benefici a una (la solita) ristretta cerchia di stakeholders. Solo questa presa d’atto potrebbe portare al sovvertimento di una situazione drammatica che vede il nostro distretto in maglia nera, tra i più malati nella provincia di Lecce. Il più grave in assoluto dei non pochi primati raggiunti in questi ultimi decenni dalla nostra Galatina.
ott012025
Per comprendere meglio lo sviluppo sia urbanistico che demografico del nostro Comune abbiamo sovrapposto a una pianta rilevata da Google Maps della Galatina odierna una pianta dell’IGM del 1953, rispettando i requisiti richiesti per la condivisione e cioè per scopi didattici e con una risoluzione minore di 100 dpi. Da quanto si evince dal confronto si può facilmente capire che la parte urbanizzata è più che raddoppiata nel giro di pochi decenni, mentre il numero di abitanti del periodo considerato è all’incirca il medesimo. Vediamo meglio qualche dettaglio.
Ovviamente, il consumo di suolo, non si è limitato al territorio urbano, secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ISPRA, Galatina è il Comune della provincia di Lecce con la più alta percentuale di suolo cementificato, o piastrellato o asfaltato o comunque reso sterile, e i risultati, purtroppo, si vedono.
Per esempio:
mentre
Ma c’è una novità. Nel 2024, con l’avvento di progetti per migliaia di ettari per impianti fotovoltaici, eolici, BESS (Battery Energy Storage System) nelle campagne, per servire Terna S.p.A. una delle principali aziende italiane nel settore dell’energia che guarda ai profitti e molto meno alla salute della popolazione residente, Galatina passa dal 15,35% al 21% di consumo di suolo del suo totale. Ma questa delle campagne fertili trasformate in impianti di rifiuti per la produzione di energia alternativa è un’altra storia.
(in questo sito del Ministero dell’Ambiente, basta scrivere il nome del Comune per accedere agli impianti in progetto Elenco VIA - Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali - VAS - VIA - AIA)
(sito dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale con i dati che riguarda il consumo di suolo https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/suolo/il-consumo-di-suolo/i-dati-sul-consumo-di-suolo)
Riguardo invece alla situazione demografica, consultando i dati riportati da Tuttitalia.it con grafici ISTAT, il numero degli abitanti di Galatina risulta pari a 25000 circa, oggi come 70 anni fa. Le motivazioni che portano a tale risultato si possono trovare seguendo quanto riportato nelle tabelle delle nascite e dei decessi, e in quella che riporta il dettaglio del comportamento migratorio, il tutto in una fascia temporale che va dal 2002 al 2023 abbiamo:
|
NELL’ANNO 2023 |
TOTALI NEL PERIODO CHE VA DAL 2002 AL 2023 |
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NATI 161 |
4609 |
|
MORTI 370 |
6312 |
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EMIGRATI 444 |
9313 |
Si deduce che i nati risultano in forte calo, mentre i decessi superano di brutto le nascite, e gli emigrati in aumento costante del 5% all’anno rispetto al totale. Un futuro più per fantasmi, a quanto pare, che godranno quindi di cattedrali nel deserto. https://share.google/vCdUYbo6Q7dfArhr0
Questo spiega il fenomeno della diminuzione della popolazione galatinese nel corso degli anni.
ago192025
Così come i danni alla salute dell’uomo e dell’habitat si manifestano a distanza di numerosi anni o decenni rispetto all’evento che li ha cagionati, a volte persino molto dopo la dismissione dell’attività inquinante.
Non abbiamo ancora per le mani un documento che ne indichi con precisione la nascita, ma dalle testimonianze pubblicate finora possiamo dire che lo “Stabilimento Brandy Galluccio” è nel compimento del suo secolo di vita, anche se già da tempo lo si vede agonizzante, tecnicamente morto. Sappiamo per certo che importanti eventi contribuirono al commercio locale tra cui la tratta ferroviaria Lecce-Gallipoli che venne inaugurata nel 1881, e la prima centrale elettrica galatinese che venne realizzata Il 21 aprile del 1921. Quelle che nel gergo moderno si chiamano “infrastrutture”. Da alcune informazioni e da qualche foto già pubblicata, si deduce che l’opificio è un vero scrigno di archeologia industriale e, seppur l’abbandono e l’ignavia ne abbiano fracassato l’integrità, con un po’ di curiosità e fantasia specifica si possono ancora ammirare i suoi circuiti idraulici collegati a una sequenza ordinata di vasche e motori elettrici, corredati a loro volta da distributori a manica arrotolata con metodo scientifico, in modo da ottimizzare i processi della lavorazione e gli spazi, insomma un cuore ancora pulsante fatto di caldaia, serpentine, alambicchi e condensatori per trasformare i vapori in liquidi. Oppure seguendo le trasformazioni dell’opificio, tavoli e mani di operaie operose impegnate nella preziosa lavorazione e conservazione di salse e marmellate.
Molto interessanti risultano anche alcuni ricordi di una nostra concittadina Assuntina Coluccia, classe 1936, già pubblicati sul sito Noha.it (https://www.noha.it/NOHA/articolo.asp?articolo=4937):
“Appena buio, nello stabilimento del Brandy Galluccio, aveva inizio il turno di notte. Di giorno lavoravano gli uomini addetti alla fornace e alle bolliture dei pomodori e delle mele cotogne, di notte entrava la squadra delle donne che a mani nude pelavano i pomodori ancora bollenti per sistemarli nei barattoli di vetro. Le donne di giorno dovevano badare ai bambini e governare casa. Per fortuna le cose sono cambiate, e per le donne oggi c’è più rispetto”.
E ancora: “Per superare l’inverno veniva recuperato il fasciame delle botti che si rompevano ancora impregnate di uva, si accendevano facilmente e servivano a scaldare la casa. Nel ’49, dopo la morte del barone, lo stabilimento, passato in mano ai nipoti, non rende più come prima, il lavoro per le operaie inizia a scarseggiare…”
Così scrive nel suo blog il professore Pietro Congedo (1930 - 2019), galatinese, insegnante e cultore di storia locale:
“…Intorno al 1950 numerosi viticoltori, riuniti in cooperativa, costituirono la Cantina Sociale di Galatina in viale Ionio, a ridosso della ferrovia, che nel 1969 “lavorò” oltre 50.000 quintali di uve.
Intanto dopo la prima guerra mondiale anche a Noha, frazione di Galatina, per iniziativa di una delle famiglie Galluccio era sorta un’industria, detta S.A.L.P.A. (Società Anonima per la Lavorazione di Prodotti Agricoli), che lavorava sia le uve che altri prodotti dell’agricoltura: per esempio, con la lavorazione dalle mele cotogne vi si produceva ottima cotognata. Proprio la S.A.L.P.A. in un certo periodo ha prodotto il “brandy Galluccio”.
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Dopo la Prima guerra mondiale, quindi 1920 circa, a Noha si fa largo un grande e promettente opificio, e per farcelo stare, in previsione della nuova strada provinciale che da Galatina porta a Noha, la Via di Noha già via S. Lucia, all’incrocio con l’antica via Soleto, il barone, senza badare neanche ai nostri morti che ancora oggi riposano sotto le mura perimetrali prospicienti la strada, costruisce le grandi muraglie del suo opificio.
Ricordo a tal proposito, che la Sovrintendenza inviò al Comune di Galatina il vincolo di bene culturale delle cosiddette “tombe messapiche”, in parte già devastate per spianare la provinciale ma in parte ancora “vive e vegete” sotto le mura del Brandy Galluccio.
lug092025
L’associazione ZERO WASTE ITALY (CHI SIAMO | ZERO WASTE ITALY) si è costituita nel maggio 2009. Essa ha il compito primario di raccordare le iniziative Zero Waste italiane con le reti europee e mondiali di questo movimento-progetto e si pone in modo complementare e non competitivo con la Rete Nazionale Rifiuti Zero, sviluppando principalmente il versante della applicazione dei 10 Passi Verso Rifiuti Zero così come definiti dalla Carta Internazionale di Napoli della Zero Waste International Alliance (ZWIA).
Secondo Rossano Ercolini, il presidente del movimento “Strategia Rifiuti zero” e autore del libro “NOI SIAMO OCEANO” (Gli Scarabei; Baldini+Gastoldi s.r.l. Milano 01 2024) i Comuni italiani che hanno raggiunto la quota “zero rifiuti” in Italia sono 30, lo 0,4%, ancora pochi su un totale di 7921; in Europa invece sono 500, lo 0,6% su un totale di 87.128. Sulla strada dei 30 comuni di cui sopra, in Italia ce ne sono ben 337 che hanno adottato la strategia Rifiuti Zero, vuol dire che ben 7.284.392 cittadini italiani si sono impegnati a raggiungere la quota percentuale di differenziata 100 %, quindi rifiuti in discarica zero. È semplice rendersi conto che raggiungendo tutti i 257 comuni pugliesi questo risultato, una Delibera Regionale come l’ultima riguardante il Piano dei Rifiuti Urbani ed esattamente la n.130 del mese di aprile 2025, in cui la Regione Puglia, non avrebbe avuto senso, tantomeno avrebbe potuto imporre l’apertura della discarica di Ugento e quella di Corigliano mettendo in serio pericolo la falda di acqua potabile che disseta mezzo Salento. E tutto ciò per risolvere lo smaltimento di migliaia di tonnellate di rifiuti prodotti dalla maggior parte dei comuni di 4 province (di Bari, BAT, Taranto e Foggia) la cui percentuale di raccolta differenziata “…non appare ancora in linea con le previsioni del documento programmatico.”
I Comuni della provincia di Lecce che hanno aderito alla campagna “Rifiuti Zero” risultano essere i seguenti: ALESSANO, CORSANO, GAGLIANO DEL CAPO, MORCIANO DI LEUCA, PATU', SALVE, TIGGIANO, LEVERANO, GALATINA. Anche il Comune di Galatina, quindi, ha adottato la strategia rifiuti zero, ma solo “adottato” e non “raggiunto” la quota rifiuti zero. Galatina risulta essere fra i pochi Comuni della Provincia di Lecce che supera il 75% di differenziata dei rifiuti urbani. Ma la cosa che più di ogni altra dovrebbe farci fare salti di gioia è che con l’azione e l’impegno per aver raggiunto tale percentuale di differenziata, avremmo escluso che nel cementificio di Galatina vengano bruciati i rifiuti, così come invece vuole la delibera Regionale, che si impegna a trasformare in CSS (Combustibile Solido Secondario) il 40% dei rifiuti non differenziati. È così che la Regione Puglia premia i comuni virtuosi e l’impegno dei cittadini che raggiungono gli obiettivi della Carta Internazionale di Napoli ? Portandoci i rifiuti da altre aree nelle discariche salentine e incenerendoli nel cementificio?
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