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Di Albino Campa (del 20/10/2011 @ 23:48:33, in Grafite è Musica, linkato 10502 volte)

Sabato 22 Ottobre giornata finale de "Li Ucci Festival", evento dedicato all'ultimo cantore salentino Uccio Aloisi, scomparso un anno fa. Il concerto che dalle 20.30 vedrà tantissimi gruppi, cantanti, danzatrici, musicisti e artisti salentini.
Sul palco si alterneranno tante generazioni di musica popolare: Raffaella Aprile, Anna Cinzia Villani, Enza Pagliara, Gianluca Longo, Antongiulo Galeandro, Carlo Canaglia, Gianni De Santis, Cardisanti, Melegari & i suoi Compari, Robba de Smuju, Menamenamò, Zimbaria, Arakne Mediterranea, Canzoniere Grecanico Salentino, Edoardo Zimba, Ninfa Giannuzzi, Daniele Durante, Massimiliano Morabito, Dario Muci, Giancarlo Paglialunga, Kamafei, Alessia Tondo, Puccia “from Apres la Classe”, Emanuela Gabrieli, Carla Petrachi, Marco Rollo, Triace, Officina Zoè, Antonio Castrignanò, Emanuele Licci, Antonio Amato ensemble, Andrea Presa, Andrea Stefanizzi, Stefano Calò, Narduccio Vergaro, Giovanni Avantaggiato, Maristella Martella.

A far da cornice anche l'arte  con un’estemporanea di pittura a cura di Teresa Gravili con la partecipazione di Francesco Cuna e la mostra itinerante di Paola Rizzo con la sua "Grafite è Musica" che dipingerà sul palco un ritratto di Uccio Aloisi.

Paola Rizzo afferma  "GRAFITE è MUSICA ed io saremo a Cutrofiano per condividere una serata di musica dedicata al cantore scomparso esattamente 1 anno fa. Lo farò rivivere attraverso la mia grafite, e lui sarà li ad ascoltare, chissà! La posa che ho scelto sembra dire quello..."

 
Di Albino Campa (del 11/08/2010 @ 23:31:07, in Grafite è Musica, linkato 1987 volte)

Il 13 Agosto durante la rassegna "Neviano d'estate" l'artista Paola Rizzo si esibirà in una performance che la sta portando in giro fra i locali e gli eventi della Provincia di Lecce e non solo, dal titolo "Grafite è Musica" nella quale realizzerà "live" sul palco il ritratto a Gaetano Carrozzo che contemporaneamente si esibirà con il gruppo della Bandadriatica, capeggiato dall'organetto di Claudio Prima.

PAOLA RIZZO è pittrice laureata nel 1997 all’Accademia delle belle Arti di Lecce con una tesi in anatomia artistica dal titolo “Fisicità e psichicità di un linguaggio universale: il volto”. Bravissima con la matita, nei chiaroscuri, il suo talento sembra esprimersi al meglio nella tecnica della pittura ad olio. Nature morte, vedute marine, paesaggi bucolici, panorami, soggetti religiosi, scene di vita quotidiana, ritratti di volti umani o fantastici, sono stati i soggetti della sua prima produzione artistica. Poi improvvisamente incontra un soggetto che è diventato quasi la costante della sua opera: l’ulivo, la pianta che per eccellenza rappresenta l’ambiente, la natura della terra salentina, cui si aggiunge nel corso degli ultimi anni l’amore per la fotografia e per la musica. Musica e pittura, in connubio tra loro, divengono per lei inscindibili. Nascono così i suoi famosi ritratti a matita di alcuni musicisti di fama nazionale ed internazionale protagonisti della conosciutissima mostra itinerante “Grafite è musica”. Attualmente è impegnata in una personale di pittura al “Dona Flor”, lo storico american bar del Teatro Petruzzelli. Paola Rizzo dipinge e disegna con la musica. Non come colonna sonora, che pure non manca mai nel suo studio d'arte, ma come moto dell'anima-artista. Le sue tele e i suoi ritratti sono spartiti musicali su cui si adagiano note in bianco e nero e note di colore, spalmate con pennelli o incise nel tratto al cui ritmo risuona l'armonia del creato. Nei suoi dipinti, i colori a volte stridono e lottano in contrasto come rulli di tamburi e tamburieddhri, a volte sfumano malinconici sul diesis o sul bemolle di un ottone a fiato o di un'armonica a bocca, a volte esplodono nella maestà degli ulivi che si ergono nella gloria dei cieli come trombe o antiche canne di un organo solenne.I volti di Paola Rizzo e le loro espressioni li trovi ovunque nei suoi quadri. La natura delle sue tele non è mai morta, ma viva, pulsante, danzante, cantante. Il pennello o la matita di Paola finiscono per essere nelle sue mani come la bacchetta di un direttore d'orchestra, e i suoi volti e le sue immagini la composizione e l'esecuzione più bella della sua pittura lirica. Questi volti stanno cantando e suonando: tendete l'orecchio, liberatevi dal tappo che ostruisce ed ottura, e li sentirete anche voi.

 
Di Albino Campa (del 08/06/2012 @ 23:30:05, in Comunicato Stampa, linkato 1745 volte)

MaestrArte e i tesori di Galatina”, il laboratorio artistico ludico-didattico a cura di “Galatina, Estate e Cultura” (i cui ideatori e responsabili sono Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla e Francesco Luceri) aprirà i suoi cantieri lunedì 11 giugno 2012, alle ore 9.30, quando i giovani archeologi, armati di sorriso e voglia di fare, riscopriranno la storia di Galatina e si confronteranno con l’arte per dar voce all’artista che hanno dentro.

Ma c’è di più… Con noi si divertiranno un mondo! Per tutto il corso del laboratorio si terrà, infatti, il campionato “Chi la sa più lunga?” e, divisi in squadre, si metteranno in gioco ad ogni incontro, sulle conoscenze acquisite attraverso i divertenti insegnamenti multimediali. Il campionato prevede un percorso cumulativo dei punti acquisiti, partecipando in squadre a giochi di abilità interattivi, come il “Quizzarte”, a spassosi rompicapo ispirati a famosi show televisivi, come “Gioca la Storia!” e, ancora, a rivisitati giochi da tavolo, come “Indovina chi?”. A sorpresa, poi, la fantasmagorica caccia al tesoro, “Sulle orme dei Baldi”.

Il primo incontro sarà tutto uno stupirsi per i giovanissimi “ricercatori”! Inaugurerà, infatti, il ciclo dei laboratori il capolavoro, con uno stupefacente e burlesco Dustin Hoffman, “Mr. Magorium e la bottega delle Meraviglie”, cui seguirà l’attività ludico-riflessiva “Cineinsegna”, per far scoprire ai nostri piccoli amici i significati più profondi nascosti nella pellicola.

Solo per la prima settimana gli appuntamenti raddoppiano! Seguirà, subito dopo l’avventura in avanscoperta nella labirintica e fiabesca bottega delle meraviglie di Mr. Edward Magorium, la prima tappa della nostra ricerca storico-artistica, che ci condurrà dalle primitive capanne dell’antica Messapia, alla Contea di Soleto, dove incontreremo i primi due simpatici amici l’impavido Cavalier Raimondello Orsini Del Balzo e Madama Maria d’Enghien (vedi foto).

I nostri “storici in erba” impareranno così a conoscere e riprodurranno, attraverso le tecniche artistiche della pittura e della manipolazione dell’argilla (a cura dell’esperta Sara De Matteis), i monumenti della città; insieme all’antica arte artigiana leccese della cartapesta e la lavorazione del cartonato, invece, incontreranno i nostri piccoli e simpatici personaggi, i protagonisti dell’evoluzione storica cittadina; costruiranno, poi, in 3d, attraverso la tecnica futuristica del polimaterialismo, il loro teatrino dei burattini e da scenografi diverranno essi stessi burattinai, animando le loro stesse creazioni e persino sceneggiatori! Da veri protagonisti, infatti, ideeranno e realizzeranno lo spettacolo finale dei burattini che (a settembre) porterà alla ribalta, per i genitori e i curiosi, le avventure e le scoperte dei nostri piccoli studiosi.

Invitiamo, dunque, i piccoli assetati di conoscenza e divertimento, rivolgendoci a quei genitori preoccupati di cercare uno svago altamente nutritivo per l’anima e l’intelletto dei loro piccoli uomini e piccole donnine, a presentarsi nell’orario sopraindicato nella sede di Palazzo Baldi, per garantirsi un posto da protagonisti nella città galatinese.

È consigliabile prenotarsi per garantirsi l’accesso. Contestualmente all’iscrizione, sarà richiesto un contributo per il costo dei materiali.

 

Calendario delle tecniche:

Periodo

Cineforum

pittura ad acquerello

Argilla

Cartapesta

+

tecnica mista

Teatrino dei Burattini

Giugno

4*, 25

5*,6*,

11, 13

12, 18

19, 20

Luglio

2, 31

3, 4, 11, 17

9, 16, 25

10, 18,

23, 24, 30

Agosto

1, 29

6, 7, 14

8, 20, 27

13, 21, 28

22, 28

Settembre

3

Preparazione rappresentazione teatrale: 4, 5, 10

12

 

 

 

 

* Per cause di forza maggiore, le tre date dei primi incontri, sono state accorpate alla settimana successiva. Si inizierà, dunque, lunedì 11 giugno: doppio appuntamento (mattutino 9.30/12.30 e pomeridiano 16.30/19.30) per i giorni 11 e 12, solo mattutino per i giorni 13 e 15. Tale accorpamento renderà possibile l’attuazione dell’intero programma predisposto.

Per info:

E-mail: galatina.estateecultura@gmail.com

Tel:. 3297669635; 3881197170. 3206932342

Cordialmente,

Daniela Bardoscia.

 
Di Redazione (del 24/06/2013 @ 23:18:38, in Comunicato Stampa, linkato 1423 volte)
Dopo il successo della prima edizione 2012, l'Ass. Galatina Arte Storia Cultura ripropone, con la collaborazione della Coop. Imago, il Patrocinio del Comune di Galatina, della Bibliomediateca Pietro Siciliani e del Museo civico P. Cavoti, il laboratorio artistico ludico-didattico MaestrARTE e i tesori di Galatina. Il laboratorio è ideato per promuovere, tra i più giovani, la conoscenza della Storia e della Cultura locale e, garantendo il giusto divertimento, accrescere il senso di cittadinanza e appartenenza alla città, attraverso la riscoperta e valorizzazione del patrimonio civico artistico e culturale. I "piccoli archeologi" saranno chiamati a riscoprire la propria città e a confrontarsi con l'arte, attraverso diverse tecniche, al fine di dar voce all'artista che hanno dentro. La nuova edizione prevedere l'introduzione, accanto alle tecniche già proposte (cartapesta, pittura, argilla, ecc...), giochi culturali appositamente ideati con funzione ludico-didattica e tantissime novità, tra le quali: visite guidate a misura di bambino, pizzica salentina e un viaggio tra gli antichi giochi del Salento.

La seconda edizione, forte della precedente esperienza è stata ampliata e gli ideatori e responsabili del progetto Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla, Francesco Luceri saranno coadiuvati in questa nuova avventura da due new entry, Isabella Indraccolo e Romina Giulia Mele (guida turistica accreditata dalla Regione Puglia), responsabile delle visite guidate.
Il laboratorio è rivolto ad un'utenza di età compresa tra i 5 e i 12 anni e ha avuto inizio lo scorso 17 giugno. Le attività si svolgono dal lunedì al venerdì (dalle ore 9.00 alle ore 13.00), presso il Palazzo della Cultura, in P.zza Alighieri, n. 51, (tra museo P. Cavoti e biblioteca P. Siciliani), e continueranno, secondo un ricco calendario didattico prestabilito, per tutta l'estate, fino al 7 settembre. Le iscrizioni possono avvenire per singolo incontro (entro il raggiungimento del limite dei posti previsti) sino ad un massimo di 25 bambini.


Per info e prenotazioni:
3206932342; 3297669635; 3881197170;
soulkitchen.galatina@gmail.com.
Facebook: soul.kitchen.galatina
Sitoweb: https://sites.google.com/site/soulkitchengalatina

 

«Nella piazza di Santa Caterina, infatti, sorge il tempio gotico dello stesso nome, innalzato da Raimondo Orsini principe di Taranto. Al primo guardare il gran finestrine e la porta maggiore di questa chiesa, ti si rivela un’eccellenza artistica non comune. Bella e dignitosa ne è l’architettura; bellissimi gli affreschi. Dall’osservazione de’ quali si rileva che, pitturata una prima volta in antico, fosse stata a presso restaurata, e sulle primitive pitture non piaciute venissero eseguiti novelli affreschi; i quali evidentemente appartengono alla Scuola di Giotto. Nel coro esiste una tomba, di cui la scultura, massime i capitelli delle quattro colonne, sono pregevolissimi: si dice conservar visi il corpo del Principe Orsini. Di rara bellezza e di altezza non comune è poi un calice finemente cesellato, che oggi il municipio conserva gelosamente. Bellissimo è questo tempio nella sua nave maggiore; sublime in tutte e cinque le sue larghe e malinconiche navi. Sarebb’egli campo vergine e profittevolissimo agli studi e alla critica di qualche valente artista». Sono queste le parole del noto concittadino Pietro Siciliani che, pur con qualche imprecisione storica, per primo, parlò della nostra basilica ne Ai popoli Salentini e al Gonfalone di Galatina (1865), e lo fece davanti all'Italia riunita, in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Dante del 1865. Basta questa breve descrizione, che segnalò Galatina all'attenzione nazionale, per capire il motivo per il quale la scelta del tema di apertura di Agorà – percorsi inVersi sia ricaduta su Santa Caterina di Alessandria. Agorà nasce dall’incontro di un gruppo di giovani amici, i quali intendono vivere il dialogo e intraprendere un percorso esperienziale che mescoli e fonda differenti multiversi. Agorà è una piazza nel senso originario del termine, un luogo d’incontro e di crescita, dove ogni universo interiore potrà mettere a disposizione dei convenuti il proprio bagaglio esperienziale e prenderne da quello degli altri, in un simposio di “verità”, ognuna con un proprio senso e un proprio fondamento, contribuendo così a inserire il proprio tassello di verità in una ricerca continua e inestinguibile.
Ideatori e organizzatori di questa “piazza culturale” sono Angela Beccarisi, Sandro Marasco, Daniela Bardoscia, Francesco Luceri e i giovani artisti di INgenio_la forma delle idee, nelle persone di Vittorio Carratta, Georgia Romano, Pierpaolo Briatico-Vangosa, Mariangela Cucco, Ermanno Scarcia e Francesca Marra, uniti da un intento comune di condivisione e partecipazione attiva alla vita culturale e civile.
Agorà propone un ciclo di incontri, aperti al pubblico, a scadenza bimestrale e inaugurerà il primo ciclo del 2012, sul tema Santa Caterina di Alessandria, tra fede, mito e realtà, con l’incontro Il Committente, l’Opera e l’Artista (gli affreschi di Santa Caterina), evento organizzato con la collaborazione di ART and ARS Gallery e che avrà luogo a Galatina il 28 dicembre 2011, alle ore 18.30, in Corso Umberto I. Ospite e protagonista della serata sarà l'artista Carlo Michele Schirinzi (classe 1974, nato ad Acquarica del Capo), talento emergente del nostro territorio che, con il suo Notturno Stenopeico (ispirato all’affresco raffigurante il Diluvio Universale, nella Basilica galatinese di Santa Caterina d’Alessandria) si è classificato al primo posto, assicurandosi il primo premio al XXVII Torino Film Festival, come miglior cortometraggio italiano. A seguito della proiezione delle tre opere dell’artista Notturno Stenopeico, Suite Joniadriatica e Prospettive in fuga si aprirà un dialogo che vedrà protagonisti lo stesso artista, Lorenzo Madaro, critico d'arte e collaboratore de La Repubblica Bari ed Ettore Marangi, frate minore, docente di teologia dommatica presso la facoltà teologica pugliese, che introdurrà la figura di Santa Caterina d'Alessandria.
Dell'opera di Schirinzi Notturno Stenopeico scrivono, su www.film.tv: «fotografie di sbarchi contemporanei s’intarsiano e mescolano all’affresco del Diluvio Universale rappresentato nella Chiesa di Santa Caterina a Galatina (Lecce). La rianimazione/liquefazione delle immagini statiche di barche in mare è avvenuta attraverso filtri vitrei artigianali. La visione stenopeica è concentrata sui singoli volti in contrasto alle immagini prive d’identità ma far rivivere questa ciclica battaglia notturna e senza tregua». Enrico Ghezzi scrive ancora «solo difetto, che ancora sia filmato, e non troppo sfocato, e infine visibile e intitolato. Ma ci sembra di essere in marcia, occhio rotolante
dentro l’oscurità accecata. L’occhio, immagine fisica – da una concretissima scatola mentale – del cinema che è da sempre e che non sarà mai (o solo mai più) riconoscibile». La cittadinanza tutta è invitata a una partecipazione numerosa e attiva.


Per informazioni: agora.percorsiinversi@gmail.com; tel. 3297669635, 3881197170.

 
Di Albino Campa (del 05/07/2012 @ 23:11:06, in Comunicato Stampa, linkato 1565 volte)

Continua l’attività del laboratorio ludico-didattico “MaestrARTE e i tesori di Galatina”, a cura di “Galatina, Estate e Cultura”, ideato da Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla e Francesco Luceri, che si svolgono nei locali di Palazzo Baldi.

Le tre squadre di piccoli artisti continuano a confrontarsi nel campionato “Chi la sa più lunga?” e a imparare a conoscere la città di Galatina, la sua storia, i suoi monumenti e i personaggi che ne hanno fatto la fortuna, attraverso il gioco e le tecniche artistiche adottate.

Con il modulo di giugno, appena concluso, “Il Borgo Medioevale” abbiamo imparato che la città di Galatina era un piccolo borgo, chiamato San Pietro in Galatina, all’interno della Contea di Soleto, nella provincia di Terra d’Otranto. Abbiamo scoperto che il borgo di San Pietro in Galatina crebbe di importanza dopo la costruzione della basilica di Santa Caterina d’Alessandria, gioiello di immenso valore architettonico, che deve la sua esistenza ai tre personaggi che abbiamo conosciuto e imparato ad apprezzare: Raimondello Orsini Del Balzo, Maria D’Enghien e Papa Urbano VI. Mentre Maestra Arte ci insegnava tutto questo, abbiamo appreso le tecniche della cartapesta, della pittura, del cartonato, che abbiamo adoperato per costruire i nostri burattini e la scenografia per il nostro teatrino. Siamo diventati registi e sceneggiatori, ideando una stringa della storia che metteremo in scena alla fine del nostro percorso.

Attraverso le tecniche dell’acquerello e quella dell’argilla, per la quale è stata preziosissima l’esperta guida di Sara De Matteis, abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare la nostra basilica, mettendone in luce i particolari e scoprendo il delicato lavoro delle maestranze medioevali che vi hanno lavorato.

Giunto luglio, ci prepariamo per una nuova tappa della nostra avventura, “Dal borgo medievale a San Pietro in Galatina”, per imparare molto altro ancora sulla nostra città.

Chi desidera unirsi a noi in questo divertente viaggio attraverso il tempo, alla ricerca dei gioielli di Galatina, sarà il benvenuto.

Calendario delle tecniche:

Periodo

Cineforum

pittura ad acquerello

Argilla

Cartapesta + tecnica mista

Teatrino dei Burattini

Luglio

2, 31

3, 4, 11, 17

9, 16, 25

10, 18,

23, 24, 30

Agosto

1, 29

6, 7, 14

8, 20, 27

13, 21, 28

22, 28

Settembre

3

Preparazione rappresentazione teatrale: 4, 5, 10

12

 
Per info:
 
Di Albino Campa (del 27/05/2012 @ 22:51:12, in Comunicato Stampa, linkato 1529 volte)

L’Ass. “Galatina, Arte, Storia e Cultura”, presenta il progetto “Galatina, Estate e Cultura”, con l’intento di offrire un vasto ventaglio di eventi e nutrimento emotivo nel territorio, coniugando divertimento, arte e cultura e alta culinaria. I responsabili del progetto, Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla e Francesco Luceri, lavorano ininterrottamente alla programmazione degli eventi, che avranno luogo nella sede di Palazzo Baldi.

La prima proposta riguarda i più piccoli, si tratta infatti di un insieme di laboratori artistici ludico-didattici, intitolato “MaestrARTE e i tesori di Galatina”: attraverso il gioco, l’Arte guiderà i bambini (dai 6 agli 11 anni), alla scoperta della storia locale e dei beni comuni.

Si potrà scegliere di iscrivere i propri figli anche a singoli laboratori (che avranno luogo ogni lunedì, martedì, mercoledì). Le tecniche applicate, infatti, saranno diverse: pittura con acquerello, cartapesta, argilla (sotto la preziosa guida di Sara De Matteis), teatro dei burattini (che sarà costruito proprio dai piccoli partecipanti) e cineforum. Nonostante la possibilità di scegliere i singoli incontri cui partecipare, i responsabili consigliano l’intero percorso che guiderà i bambini dall’antichità ai nostri giorni: conosceranno i Messapi e, via via, personaggi e monumenti che hanno segnato la fortuna della città galatinese.

Il 30 maggio i responsabili saranno disponibili, per l’intero arco della giornata, nella sede di Palazzo Baldi, in Corte Umberto, n. 2, a Galatina, per incontrare i genitori interessati, dare in visione il calendario dei laboratori, raccogliere il parere degli interessati e offrire tutte le informazioni utili sull’argomento.

 

Per info:

E-mail: galatina.estateecultura@gmail.com

Tel:. 3297669635; 3881197170. 3206932342

 

 

 

 

 
Di Albino Campa (del 03/06/2012 @ 22:49:37, in Grafite è Musica, linkato 1922 volte)

Venerdì 8 giugno ore 22.00 inaugurazione mostra itinerante "Grafite È Musica", presso lo Skatafashow Aradeo. Performance artistica di Paola Rizzo che ritrarrà Francesco Arcuti (Cesko from Après la Classe) e musica di Beppe Vivaz. Non potete mancare amici: Arte musica gastronomia...
In esposizione i ritratti a matita di alcuni musicisti di fama nazionale ed internazionale, conosciuti personalmente nel corso di questi anni. Ritratti come quello di Caparezza, Terron Fabio, Roy Paci, Raffaele Casarano, Giuliano Sangiorgi. Marco Ancona, Marco Rollo, Giancarlo dell'Anna, Cesare dell'Anna, Luca Aquino, Ludovico Einaudi...

Paola Rizzo dipinge e disegna con la musica. Non come colonna sonora, che pure non manca mai nel suo studio d'arte, ma come moto dell'anima-artista. Le sue tele e i suoi ritratti sono spartiti musicali su cui si adagiano note in bianco e nero e note di colore, spalmate con pennelli o incise nel tratto al cui ritmo risuona l'armonia del creato. Nei suoi dipinti, i colori a volte stridono e lottano in contrasto come rulli di tamburi e tamburieddhri, a volte sfumano malinconici sul diesis o sul bemolle di un ottone a fiato o di un'armonica a bocca, a volte esplodono nella maestà degli ulivi che si ergono nella gloria dei cieli come trombe o antiche canne di un organo solenne. I volti di Paola Rizzo e le loro espressioni li trovi ovunque nei suoi quadri. La natura delle sue tele non è mai morta, ma viva, pulsante, danzante, cantante. Il pennello o la matita di Paola finiscono per essere nelle sue mani come la bacchetta di un direttore d'orchestra, e i suoi volti e le sue immagini la composizione e l'esecuzione più bella della sua pittura lirica. Questi volti stanno cantando e suonando: tendete l'orecchio, liberatevi dal tappo che ostruisce ed ottura, e li sentirete anche voi. (Antonio Mellone)

 
Di Albino Campa (del 28/01/2011 @ 21:37:16, in NohaBlog, linkato 2093 volte)

Eccovi un bellissimo video che ritrae la sala prove e registrazioni di Carmine Tundo, in arte ROMEUS, cittadino di Noha, arredata con strumenti musicali e con gli olii su tela che le fanno da sfondo.
Come si potrà vedere, qui si fondono musica e pittura, suoni e immagini.
Ancor più bella questa musica e queste immagini in quanto figlie di artisti nohani.
Ma qual è l'artista per eccellenza, amica dei plurisecolari ulivi di Puglia, se non la splendida PAOLA RIZZO? E qual è la voce più rock e graffiante di questo inizio secolo italiano se non quella di Romeus?
Buon ascolto e buona visione.

 

Arrivata da pochi mesi dal Portogallo, un ambiente molto cristiano e tradizionale, in Brasile, mi trovavo in missione, in un luogo dove la fede del popolo era ancora tanto debole. Era l’8 dicembre, la festa dell ´Immacolata Concezione, ed io ero alle prime armi con la Missione.
Non c’era alcun sacerdote, nè il Vescovo mi aveva incaricata di portare avanti la Parrocchia. Avevamo organizzato, insieme a dei laici, una cena per avere qualche soldino e poter pitturare la Chiesa parrocchiale dedicata a S. Giuseppe Operaio perché era molto brutta.
Verso le 16 del pomeriggio, mi trovavo in preghiera insieme alla mia Comunitá religiosa e sentì bussare alla porta. Era una mamma anziana che veniva a chiamarmi per andare a casa sua e pregare per la sua figlia ammalata. Io insistetti perché chiamasse un medico, ma lei mi rispose che l’aveva giá portata da vari medici e che non le avevano risontrato niente. La vecchietta mi disse, in portoghese: “ A minha filha, tem un incosto.”( per mia figlia non so più cosa fare). Quindi proseguì dicendo: “Venga suora a pregare per la mia figlia”.
Presi il Crocifisso, un rosario benedetto da un padre carismatico e l’acqua benedetta e seguì l’anziana signora. La loro casa era su di una palafitta in legno. Dentro c’era solo una stanza grande piena di gente.
Stesa su di un materasso per terra c’era una donna robusta. Quattro uomini la tenevano ferma perché era in preda ad una crisi violenta. A vedere quella scena, mi spaventai e rimasi sulla soglia della porta per un bel pó di tempo. Poi mi feci coraggio e invitai tutti i presenti a pregare com me il Santo Rosario chiedendo al Signore, per il Nome Santo di Gesu e per l `Immacolata Concezione di Maria che aveva schiacciato la testa al serpente, di liberare quella figlia di Dio dalle catene che la tenevano schiava di uno spirito che non la lasciava piú vivere.
Finito il Santo Rosario, l’ammalata scoppiò a piangere e volle alzarsi. La grazia di Dio l´aveva raggiunta e liberata. La aiutai a mettersi in piedi e le chiesi il nome. Si chiamava Concetta, proprio come il nome dell’Immacolata.
Tutti insieme continuammo la preghiera, facendo infine il Segno della Croce con l’acqua benedetta. Dopo ritornai a casa per ringraziare il Signore per aver compiuto questa meraviglia.
Mi sembrava di sentire riecheggiare dentro di me le parole che Gesú disse alla donna che soffriva di emorragia: “Figlia, vai in pace, la tua fede ti há salvata” (Matteo 9,20-22).
Per La gloria di Dio, Concetta non ha mai piú avuto niente, sta ancora bene ed é felice con la sua famiglia. Se non fosse stato per la fede di quella mamma, Concetta sarebbe ancora oggi schiava del nemico. Attraverso l’Immacolata Concezione di Maria e la signora Nazaré (così si chiamava la mamma), Concetta oggi é una cristiana fervente e felice. Incontrandola un giorno mi disse:

“Suora, in quel giorno, la Madonna Immacolata, mi ha fatto il regalo piú bello della mia vita! Sono risorta. Finché vivró, ringrazieró e loderó il Signore per sempre.”
 
Di Antonio Mellone (del 01/02/2016 @ 20:58:42, in Affresco misterioso, linkato 877 volte)

Ogni volta che miro e rimiro quel pezzo d’affresco antichissimo comparso sulla parete nord del muro delle cantine del castello di Noha, mi convinco sempre di più che non si tratta di uno scorcio dell’imperitura arte bizantina - come qualcuno ha pure ipotizzato -, non fosse altro che per le movenze.

L’immagine apparsa, infatti, non è quella di un cavallo fermo, imbalsamato, statico, ma quella di un corpo mosso, come in un ritmo di danza equestre o circense. Quello che sbuca dalla vetusta superficie superstite di quel muro, conservato intatto nel corso dei secoli al netto delle abrasioni causate dall’umidità e dal tempo, si presenta come un cavallo rampante, imbizzarrito, pieno di energia, più un destriero che un palafreno.

L’arte bizantina, all’opposto, non cercava l’uomo, o la natura, né emozioni e sentimenti umani: cercava l’esaltazione del pensiero divino nella forma delle icone ripetute, perfette, immobili. Il bizantino era costante e perpetua ricapitolazione; era replica di modelli ieratici, iconografie e riti per i quali non era previsto rinnovamento, né ricerca dell’uomo, né emozioni, né passioni terrene, ma soltanto perfezione degli schemi, dei tipi, stavo per dire prototipi.

Come si legge nei manuali di Storia dell’Arte, i canoni del bizantino sono “la religiosità, l’anti-plasticità, e l’anti-naturalismo”, sono “appiattimento e stilizzazione delle figure, volte a rendere una maggiore monumentalità ed un'astrazione soprannaturale” (cfr. Wikipedia).

Toccò a Giotto (1267 – 1337) fare la rivoluzione [quante volte andavo in visita alla Cappella degli Scrovegni di Padova, quando non c’era il bisogno di prenotarsi on-line come adesso e si poteva rimanere dentro anche per delle ore, incantati davanti a quella rivoluzione giottesca. Ndr.].

Con Giotto, dicevo, è la prima volta che un pittore non procede più per luoghi comuni stabiliti, appunto, dalla lunga tradizione bizantina. Con Giotto la pittura parte dall’osservazione (o dall’immaginazione) di quello che la realtà vuole dimostrare o semplicemente essere. Non mancano in Giotto certamente i soggetti religiosi (al contrario, le sue opere ne sono pervase); tuttavia le sue rappresentazioni (anche sacre) sono piene di accenti personali, di sorprese, di stati d’animo, di rimpianti, di delicatezze. E finalmente di un po’ di movimento.

All’opposto, un quasi contemporaneo Duccio di Buoninsegna (1255 – 1318/19) - non meno grande di Giotto - non vuole chiudere con la tradizione bizantina, ma celebrarla, osannarla, perfezionarla, quasi perpetuarla fino all’esaltazione dei suoi modelli. La pittura di Duccio, al contrario di quella di Giotto, consacra, non illustra, né umanizza.

Siamo allora di fronte a due mondi, a due visioni opposte, inconciliabili, ma ad una sola idea: per Duccio trovare l’umano attraverso il divino; per Giotto trovare Dio attraverso l’uomo e la sua storia.

*

Detto questo, ritorniamo al nostro cavallo di battaglia nohano, a quel tocco di pennello magistrale e deciso, a quella vivacità di colore prevalente che ricorda tanto il rosso pompeiano [il che non implica che il dipinto risalga al I secolo d.C, ndr.].

Che il brano di pittura sia antichissimo, risalente al Medioevo, non ci piove (lo capirebbe anche uno studente di seconda superiore appena un po’ più diligente della media: il luogo d’appoggio, i materiali apparenti, gli strati di intonaco, lo stile sono tutti concordi nel dimostrarlo); che la mano dell’artista che lo ha effigiato sia stata spinta più dall’istinto e dalla passione che dalla ragione, pure.

Ma immaginate un po’, signori, se si dovesse trattare di un affresco del XIV secolo, di matrice laica, cioè che non riproducesse una figura religiosa, come, per dire, un San Martino o un San Giorgio a cavallo (sono i primi soggetti che vengono in mente nel guardare quel pezzo di immagine), ma una più vasta scena profana? Immaginate se si trattasse di un frammento di un più ampio quadro politico, come per esempio l’“Allegoria ed effetti del buon governo e del cattivo governo” del senese Ambrogio Lorenzetti (1290 – 1348), o qualcosa del genere? Tra l’altro, questo affresco, trovandosi oltretutto in un luogo “secolare” (vale a dire non ecclesiastico), sarebbe straordinario, di più, rivoluzionario: sarebbe la rivoluzione di un redivivo “Giotto nohano”.

Per questo varrebbe la pena di prestargli la dovuta attenzione, approfondirne gli studi, e non, come sovente capita nelle nostre contrade, lasciar correre ricoprendo il tutto con una coltre di indifferenza e trasformando il nostro destriero ritrovato nell’ennesimo cavallo di troia. Ovviamente in minuscolo.

Antonio Mellone

*

P.S:

1) Forse non tutti sanno che questo cavallo non è apparso dal nulla, ma da una campagna di indagini portata avanti da due Indiana Jones alla ricerca dell’arca perduta, che rispondono ai nomi di Albino Campa e di Marcello D’Acquarica, osservatori nohani doc. Per essere precisi, come documentato, il protagonista della straordinaria scoperta è stato Albino Campa, patron di questo sito. Ora, in mancanza del nome dell’autore del dipinto medievale, credo sia giusto – come è d’uopo in queste occasioni - appellare il ritrovamento di questo pezzo di storia dell’arte nohana come “l’Affresco di Albino”. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, e all’Albino quel che è di Albino.

2) Secondo voi, qualcuno dei politici glocal (cioè di Galatina e Noha) - nonostante le immagini su nohaweb postate dallo stesso Albino Campa, e nonostante ne abbiano parlato su Noha.it, nell’ordine, Angela Beccarisi, Marcello D’Acquarica e P. Francesco D’Acquarica - si è precipitato alla volta del Parco del Castello di Noha per informarsi della straordinaria scoperta? Secondo voi, qualcuno dei suddetti presenzialisti assenti si è fatto vivo? Ne ha parlato? Ne ha scritto o ne ha fatto scrivere sui giornali? Ne ha pubblicato da qualche parte un’immagine, un brano, un “mi piace” dal sen anzi dal dito fuggito? Ne ha informato, orgoglioso, la Sovrintendenza? Ne ha convocato una conferenza stampa presso l’assessorato della Cultura? Se sì, vi prego di comunicarmi dove e quando.  

3) Infine, secondo voi – questo esula dai precedenti punti 1) e 2) ma non più di tanto - i sindaci di Galatina e di Noha, dobbiamo continuare ad invocarli all’indicativo presente o, viste le dimissioni del capobanda, ormai al passato remoto (cioè Sindacò)? Mistero della fede (politica).

*

Non vorrei fare il solito polemico, ma temo che se fosse per questi “s’ignori”, la figura equina scoperta di recente dal nostro amico, più che “l’Affresco di Albino” dovrebbe denominarsi Campa Cavallo.

Mel

 
Di Redazione (del 21/04/2015 @ 19:35:14, in Comunicato Stampa, linkato 768 volte)

“Diciassette artisti italiani e stranieri, tra nomi storici attivi nel contesto internazionale e giovani consolidati, si confrontano con un supporto sorprendente, insieme antico e contemporaneo, la carta”

2 maggio-30 settembre 2015
a cura di Lorenzo Madaro
 

Opere di Carla Accardi, Kengiro Azuma, Giuseppe Capitano, Eva Caridi, Nicola Carrino, Giacinto Cerone, Daniele D’Acquisto, Fernando De Filippi, Michele Guido, Alina Kalczyńska, Bogumil Ksiazek, Giancarlo Moscara, Hidetoshi Nagasawa, Giuseppe Negro, Christos Pallantzas, Guido Strazza e Costas Varotsos

 

A100 Gallery, piazza Alighieri 100, 73013 Galatina (Lecce)
2 maggio – 30 settembre 2015

(La mostra sarà visitabile tutti i giorni dal martedì al venerdì dalle 18 alle 21 e su appuntamento).

Il progetto It’s all about paper propone un focus dedicato a opere realizzate su carta, o con l’ausilio della carta, da una serie di artisti italiani e stranieri di respiro internazionale. Supporto apparentemente secondario, proprio per via delle sue caratteristiche intrinseche, è da sempre il materiale con cui gli artisti hanno saputo esprimere idee e progetti, studi e riflessioni, instaurando un contatto diretto tra concetto riflessivo e opera compiuta. Le opere degli artisti in mostra appartengono a generi decisamente differenti tra loro: si va dal concettuale al minimalismo, dal rigore assoluto del disegno al calore mediterraneo della pittura; dalla tenue leggerezza dell’acquerello alla forza espressiva di materiali eterocliti come rame e ferro, carbone e legno. All’interno di sezioni specifiche il pubblico potrà orientarsi su fronti diversi, che includono anche l’installazione site-specific e il libro d’artista, la scultura e il video: linguaggi eterogenei che consentiranno al visitatore di scoprire un mondo sfaccettato, ampio e denso di piacevoli sorprese. Opere ormai storiche – concepite negli anni Sessanta – saranno affiancate a progetti inediti, concepiti appositamente per questo progetto ideato e coordinato da A100 Gallery che ha deciso di puntare su maestri consolidati e giovani proposte. A100 Gallery pubblicherà prossimamente un libro di Lorenzo Madaro, con testi di Nunzia Perrone e Andrea Zizzari, dedicato agli artisti protagonisti della mostra.
 

Informazioni

Telefono: 0836.56.74.91

www.a100gallery.it
 
Di Albino Campa (del 27/07/2010 @ 17:02:35, in Grafite è Musica, linkato 2107 volte)

Image
Uno dei ritratti live di Paola Rizzo
Riappropriarsi dello spazio, del tempo, che segna le distanze fra  ciò che abbiamo ricercato, attraverso il contatto percettivo, e ciò che ne resta.

Se Walter Benjamin parlava di "aura" in riferimento all'opera d'arte e della conseguente perdita di "unicità" del gesto artistico, non si può non considerare tutto questo in rapporto all'evoluzione delle tecnologie, come lo stesso autore tedesco aveva già affermato parlando della fotografia e della sua selezione percettiva che riduceva, accostandolo al numero zero, il valore stesso dell'irripetibilità dell'arte.


Hans Plomp in "La battaglia per l'immaginazione" su "Encyclopedia  Psychedelica, Londra 1986" scriveva che «Ognuno interpreta un ruolo in un dramma, partecipa ad una storia differente con interpretazioni differenti, anche se molti drammi sono solo noiose imitazioni di altri drammi. Ognuno di noi alla nascita era un originale divino, molti di noi moriranno come una brutta copia.»

Il divino che è proprio dell'originarietà, dunque, va a ricongiungersi all'atto della creazione artistica nella filosofia di Walter Benjamin in quel nesso che serve a stabilire ed indicare come divino nient'altro che il senso unico e irripetibile del Gesto che si rende e trasforma in arte, azzerando i frutti dell'omologalienazione di ispirazione tecno/urbana di diretta appropriazione di un apparato socioculturale derivante dall'appiattimento dell'immaginario, in virtù di uno sragionamento della ragione stessa come esaltazione della nullificazione delle masse.

E se il poeta Edward E. Cummings ebbe a dire che «La conoscenza è una parola cordiale per morire, ma non per seppellire l’immaginazione» la capacità pittorico/emozionale del catturare l'unicità dell'immagine e la sua irripetibilità che si realizza nell'atto del ritrarre - dell'artista salentina Paola Rizzo - fa in modo che la massificazione del prodotto-oggetto di matrice fotografica assuma caratteristiche di una poetica dell'eccesso, in un gioco di anime che intrecciano i loro sguardi nell'atto unico dell'istante poetico-visivo.

Così, il 28 luglio a Caprarica di Lecce durante l'ottava edizione del festival "Caprarica in Jazz", l'artista Paola Rizzo si esibirà in una performance che la sta portando in giro fra i locali e gli eventi della Provincia di Lecce - ma anche al di fuori di essa - dal titolo "Grafite è musica" nella quale realizzerà "live" il ritratto al chitarrista Guido Di Leone che contemporaneamente si esibirà col quartetto del sassofonista statunitense Jim Snidero.


Francesco Aprile
2010/7/26
fonte: www.salentoinlinea.it

 
Di Andrea Coccioli (del 30/05/2015 @ 17:00:54, in Comunicato Stampa, linkato 798 volte)

Lunedì 1 Giugno e Martedì 2 Giugno l'arte, in tutte le sue forme e sfaccettature, conquisterà il centro storico di Galatina: è in arrivo l'Epidemia dell'Arte.

Due giornate a ingresso gratuito con protagonisti i migliori talenti salentini e non, con tantissime iniziative e nomi di spicco tra cui Brusco, cantautore romano autore di tantissime canzoni di successo, Rankin Lele e Papa Leu, duo trepuzzino capace di far ballare le folle al ritmo della migliore musica reggae, Pino Aprile, scrittore di libri di assoluto successo come “Terroni” (250mila copie vendute), e Nandu Popu, storico componente dei Sud Sound System. Infine i suoni preziosi di Max Nocco Placeforthesoul che con i suoi vinili riempirà lo spazio .

Nata da un'idea dell'associazione Chiu Stili Pe Tutti, con il patrocinio del Comune di Galatina, Epidemia dell'Arte è un contenitore multimediale artistico in cui pittori, scultori, fotografi, musicisti e artisti vari presenteranno le loro idee, al fine di accompagnare lo spettatore attraverso un viaggio fatto di visioni artistiche differenti.

L’associazione Gi.Ga Giovani Galatinesi ha contribuito con grande entusiasmo alla realizzazione dell’evento.

“L'obiettivo è ambizioso: attivare il territorio, incrementare la partecipazione e la cittadinanza attiva utilizzando i linguaggi delle arti, promuovendo la cultura musicale ed artistica del territorio, attraverso musica dal vivo, danza, giocoleria, pittura, esposizioni fotografiche, creazioni artistiche, teatro e tanto altro. L'intento è quello di valorizzare gli artisti - locali e non - cercando contemporaneamente di incentivare le attività di artigianato artistico e di prodotti dell'ingegno nel territorio cittadino, ravvivando e arricchendo un panorama cittadino che annovera poche iniziative di tipo creativo.

Epidemia dell'Arte si svolgerà in un contesto versatile e dinamico, nel quale il pubblico, muovendosi tra dipinti, sculture, aree concerti ed espositive, sarà protagonista di esperienze sensoriali uniche e irripetibili, coinvolto e attratto da manifestazioni artistiche eterogenee.

Inoltre, in collaborazione l'Associazione culturale AMICA ideatrice dell'applicazione per smartphone e tablet Galatina Città Amica – app che permette di visitare Galatina, ascoltare la storia dei monumenti, condividere e commentare tutto - Epidemia dell'Arte proporrà una serie di percorsi all'interno delle zone di maggiore attrazione storico-culturale, con il coinvolgimento, nel ruolo di “cicerone” d'eccezione, degli studenti delle scuole superiori galatinesi. Sin da subito e con grande soddisfazione ho accolto questo eccezionale evento denominato “Epidemia dell'Arte”. Un progetto volto a promuovere, in particolare il centro storico della nostra bellissima città ed a coinvolgere tutte le attività produttive già presenti sul medesimo territorio ma ancor di più a sollecitare i cittadini ed i visitatori tutti ad avere un approccio diretto con l'arte a tutto tondo, ed a valorizzare gli artisti locali. “Epidemia dell'Arte” da il via alla stagione estiva della città di Galatina, città nella quale, mi preme sottolineare, le presenze turistiche negli ultimi due anni e mezzo, sono cresciute notevolmente, quasi del 40% in più rispetto agli anni precedenti. Tutto questo grazie ad una politica sin da subito intrapresa dall'attuale amministrazione comunale ed in particolare dall'assessorato al turismo e al marketing territoriale, volta a far conoscere la propria città, il suo ricchissimo patrimonio architettonico, storico ed enogastronomico al di là dei confini regionali e nazionali attraverso la partecipazione ad esclusivi appuntamenti di vetrina con presenze giornalistiche di primissimo piano anche di livello internazionale. Ed ancora, la città di Galatina con i suoi circa 50 QR code installati davanti ai monumenti, con l'APP Turistica telematica “Amica” ed i suoi nuovissimi tre circuiti turistici telematici del centro storico, con l'APP dei racconti magici denominata “Sherazade” sita in tre luoghi cardine del centro storico e con l'App dedicata alle attività produttive “Frontiere 21”, rappresenta certamente uno dei comuni pugliesi maggiormente informatizzati, atti ad accogliere sul proprio territorio presenze turistiche anche quelle con particolari esigenze. 

Insomma la città della civetta, dei SS Pietro e e Paolo e del tarantismo, degli Orsini del Balzo, di Marie D'Enghien con la emozionante Basilica di Santa Caterina D'Alessandria e del barocco, incuriosisce ed affascina, ma sopratutto sale sul podio come una delle città più visitate della nostra provincia insieme a Lecce, Otranto, Gallipoli, Leuca, Castro ed a poche altre ancora.” Alberto Russi - Assessore alle attività produttive, turismo e marketing territoriale

“Quando sono interessati direttamente i giovani galatinesi nell’organizzazione degli eventi di questa splendida Città, il tutto diventa magico perché le nuove generazioni imprimono un entusiasmo particolare e mai scontato al tutto”. Andrea Coccioli - Assessore alle Politiche giovanili

 “Guardiamo con curiosità ed attenzione a questi due giorni di arti nel centro cittadino” dice Daniela Vantaggiato Assessore alla cultura “l’associazione Chiù stili pe tutti  ha già dato prova di indubbia creatività e di certo non deluderà, la formula proposta per alcuni versi torna spesso nelle serate galatinesi laddove si cerca sempre di coniugare cultura, territorio, promozione dei beni artistici e delle attività produttive, ma ci sarà una grande capacità visionaria ed un approccio esperienziale, questo mi aspetto, in grado di rendere unico l’evento; unanimemente apprezzati i musicisti che interverranno, a tutti allora l’1 e il 2 giugno ritroviamoci a Galatina!” Daniela Vanmtaggiato - Assessore alla cultura

 
INFO
Epidemia dell'Arte
Centro Storico, Galatina
Infoline: 3276573545
Email: epidemiadellarte@gmail.com
 
Di Albino Campa (del 03/10/2010 @ 14:50:06, in NohaBlog, linkato 2528 volte)

Bari. E’ un pomeriggio afoso e umido di fine agosto. Uno di quei giorni in cui rimpiangi di non essere rimasto a mollo nell’acqua del mare. La Città è quasi deserta, scarso il traffico, anche in un punto nodale come le vie intorno al teatro Petruzzelli. Cerco ombra e refrigerio nell’american bar posizionato nel corpo laterale del riaperto politeama. Devo incontrare un collega giornalista; vorrei parlare con lui di Puglia di come la regione sia regina del turismo estivo e di quanto i toni siano differenti nell’approccio giornalistico. Terra incantata quasi magica nelle narrazioni turistiche e racconti senza pace dal sapore pasoliniano in cronaca. Un ossimoro che necessita di una sintesi.

 

Penso questo mentre attraverso la strada incredibilmente libera dal traffico ed mi infilo nel caffè. Appena entrato vengo colpito dai quadri sulle pareti. Frustate di colori, sensazioni, atmosfere. Giro la testa velocemente ce ne sono dappertutto. Mi avvicino al primo “Vento di passione”, poi “Il viaggio della vita”, “Precario equilibrio”, “Amore universale” e tanti altri. Sono entrato in un bosco di ulivi secolari: gli ulivi di Paola Rizzo, pittrice salentina. Il barista mi osserva. Impiego alcuni minuti a riprendermi. Quelle opere scendono troppo in profondità. Mi ricordano la mia infanzia trascorsa fortunatamente e in parte sotto ulivi come quelli dipinti. Paesaggi dell’anima sospesi tra sogno e realtà. Gli ulivi di Paola si muovono, danzano o fuggono in mezzo ai campi di papaveri e margherite nella luce meridiana. Se ti avvicini alle sue opere senti e scorgi il vento. Lo stesso vento che sento sotto gli ulivi della mia terra. Tra le fronde essi sussurrano parole antiche, parlano lingue sconosciute, echeggiano tra i rami fonemi messapici, greci, latini, longobardi, normanni, svevi, franco-provenzali, spagnoli, in dialetto salentino e in griko. Gli ulivi di Paola restituiscono dignità alla Puglia.

Ecco la sintesi che cercavo. Al barista non ho chiesto una consumazione, ma “Chi li ha fatti?”. Mi indica un biglietto da visita, sopraggiunge l’amico che attendevo, apparentemente finisce tutto lì. Passano i giorni, mi allontano dalla Puglia, penso spesso a quei colori, a quelle linee ora dolci dei prati, ora corrugate dei nodosi rami, alla musicalità di quelle pennellate tra cielo e terra. Chiunque, ammirandoli, può sentire la suggestione di quei monumenti vegetali che si abbracciano teneramente nella brezza del meriggio, che piangono all’aurora e che ridono beffardi al tramonto. Torno a vedere le opere di Paola, una, due, tre, quattro volte. Temo che la mostra sia finita, invece, con immensa gioia i suoi ulivi sono ancora lì. Forse i proprietari non se la sentano di affrontare una deforestazione del locale e temono di deludere i clienti più sensibili e raffinati. Anch’io non riesco a scrivere subito un pezzo. Ho bisogno di approfondire, osservare, capire. . . Così apprendo che Paola Rizzo è una pittrice laureata nel 1997 all’Accademia delle belle Arti di Lecce, che vive e lavora a Noha, vicino Galatina, con studio d’arte in piazza Castello, 14 bis. Bravissima con la matita, nei chiaroscuri, il suo talento sembra esprimersi al meglio nella tecnica della pittura ad olio.

Dopo le prime esperienze artistiche, la pittrice improvvisamente incontra un soggetto che è diventato quasi la costante della sua opera: l’ulivo, la pianta che per eccellenza rappresenta l’ambiente, la natura della terra salentina. Sembra esserci ormai una dipendenza, quasi ancestrale, tra Paola e quest’albero considerato sacro dai nostri avi, alla stessa stregua di un nume tutelare del luogo. L’artista in esclusiva per la Gazzetta Economica ha dichiarato: “Quando dipingo, non penso mai ad un albero, ma ad una vecchia cassapanca stracolma di ricordi, a un libro di storia dalle pagine ingiallite, alle mani di un vecchio che troppe volte hanno sfiorato la terra arida del Salento, ad un amico cui confidarmi. In questo modo – continua Paola - pongo me stessa, e gli altri insieme a me, di fronte ad un'identità di una cultura come quella salentina, che passa anche attraverso i suoi ulivi. Li offro come chiave di lettura di un mondo che mi appartiene per nascita e formazione, ma ne faccio anche un pretesto per riflettere sui processi morfologici che si pongono alla base della vita.

Con un esempio di colta similitudine, - conclude la pittrice - vorrei favorire il riscatto della mia terra d'origine e della mia gente, scegliendo di vincolare all'interno dell'ulivo-simbolo esseri umani. E' proprio in quell'avvitarsi su se stessi, in quel dibattersi per vincere e far vincere il principio armonico della natura più autentica dell'essere, che trovo il massimo dell'esaltazione dello spirito”. Nel corso degli anni Paola continua a dedicarsi amina e corpo all’arte: paesaggi, nature morte e soggetti religiosi. Entrano a far parte del suo mondo l’amore per la fotografia e la musica. Lei pensa che sia bellissimo fermare scatto dopo scatto, un istante in una foto. La musica rappresenta per Paola l’altra fonte di ispirazione primaria. Musica e pittura, in connubio tra loro, divengono così inscindibili l'una dall'altra. I sui dipinti prendono vita da note che guidano ed accompagnano i tocchi di pennello sulla tela. La musica, collante per artisti, la porta a frequentare gli ambienti musicali conoscendo alcuni tra i suoi musicisti preferiti. Nascono così i suoi ritratti a matita. L’american bar sotto il Petruzzelli di Bari è tappezzato anche di ritratti di alcuni musicisti di fama nazionale ed internazionale, conosciuti personalmente dalla pittrice nel corso di questi anni come Caparezza, Terron Fabio, Roy Paci, Raffaele Casarano, Claudio Prima, Emanuele Coluccia, Roshaun Bay-c Clark, Cesare Dell’Anna, Eneri, Romeus. La passione per il ritratto è antica, Paola si è laureata presso l’Accademia proprio con una tesi in anatomia artistica dal titolo “Fisicità e psichicità di un linguaggio universale: il volto”. La pittrice salentina ha trasformato il caffè del Petruzzelli in un luogo di moda e alla moda: non c’è locale vicino ad un grande teatro che non sia pieno di ritratti di artisti. Per quelli del passato ci hanno pensato talentuosi ritrattisti e pioneristici fotografi con dagherrotipi e pellicole in bianco e nero.

Ora è il momento di Paola Rizzo. Ritrarre artisti contemporanei sarà un grande investimento per il futuro. A parte i ritratti quello che colpisce di Paola sono gli ulivi. La critica a tale proposito ha detto: “Gli ulivi, impressi per sempre nella tela, illuminati da fiotti di luce, scaturiti da un pennello come una carezza, sono forza, longevità, lavoro di padri con calli alle mani” (Antonio Mellone). E ancora: “Gli oli di Paola infondono luminosità, i suoi orizzonti soffici pensieri che assorbono la mente e trasportano lontano nel tempo e nella stessa storia della nostra terra” (Marcello D’Acquarica). Paola Rizzo “Facendo leva sulla sua fervida creatività, mimetizza abilmente, all’interno della rugosa corteccia di quei vetusti giganti vegetali, figure umane che si avvitano e si divincolano (quasi fossero prigioni michelangiolesche) entro gli stretti legami della materialità esistenziale” (Marisa Grande). L’artista “Si sente impegnata in un cordiale contatto con la natura che traduce, grazie ad un solido e consapevole impianto compositivo, ad un particolare timbro stilistico e ad disinvolto gusto narrativo” (Michele Fuoco).

Per quanto mi riguarda, posso dire che in un assolato ad afoso pomeriggio di fine agosto, nel centro di Bari, ho trovato refrigerio sotto i frondosi ulivi di Paola Rizzo e lì, in mezzo alle case degli uomini, sono stato dissetato da una goccia di sapienza antica tramandata nei secoli dai giganti vegetali del Salento.

VINCENZO LEGROTTAGLIE

cultura@gazzettaeconomica.com

 
Di Albino Campa (del 26/04/2010 @ 14:08:59, in Grafite è Musica, linkato 2239 volte)
In mostra dal 30 Aprile al 14 di Maggio presso il circolo “Arci kilometro Zero” di Galatina le opere del nuovo progetto artistico della pittrice salentina Paola Rizzo.
In esposizione i bellissimi ritratti da lei abilmente e artisticamente eseguiti a matita di alcuni musicisti di fama nazionale ed internazionale, conosciuti personalmente nel corso di questi anni.
Ritratti come quello di Caparezza, Terron Fabio, Roy Paci, Raffaele Casarano, Claudio Prima, Emanuele Coluccia, Roshaun Bay-c Clark, Cesare Dell’Anna, Eneri, saranno esposti nelle piccole e accoglienti sale del circolo Arci.
La mostra sarà ospite di un contesto, in cui non mancherà certamente il buon vino o la birra tutta di produzione salentina e le specialità tipiche della nostra gastronomia, né mancherà di certo la musica.
Ad accompagnare Paola nella serata inaugurale del 30 Aprile, che avrà inizio alle ore 22.00, mentre disegnerà live il ritratto a Romeus, il cantautore salentino esibitosi alla 60esima edizione del festival di Sanremo, la musica elettronica dalle sperimentazioni abstract hip hop, minimal tekno, aphex twin, boards of canada e molta improvvisazione del duo Vault Tec. composto da Mirko De Lorenzis e Giacomo Merchich.
Il connubio è vincente. Arte, musica, la bella compagnia ed il buon vino!
 
www.myspace.com/alistairtower
www.myspace.com/overtuner
 
Paola Rizzo è pittrice laureata nel 1997 all’Accademia delle belle Arti di Lecce con una tesi in anatomia artistica dal titolo “Fisicità e psichicità di un linguaggio universale: il volto”.
Bravissima con la matita, nei chiaroscuri, il suo talento sembra esprimersi al meglio nella tecnica della pittura ad olio.
Nature morte, vedute marine, paesaggi bucolici, panorami, soggetti religiosi, scene di vita quotidiana, ritratti di volti umani o fantastici, sono stati i soggetti della sua prima produzione artistica.
Poi improvvisamente incontra un soggetto che è diventato quasi la costante della sua opera: l’ulivo, la pianta che per eccellenza rappresenta l’ambiente, la natura della terra salentina.
Sembra esserci ormai una dipendenza, quasi ancestrale, tra Paola e quest’albero considerato “sacro” dai nostri avi, alla stessa stregua di un nume tutelare del luogo.
Chiunque, ammirandoli, può sentire la suggestione delle piante che si abbracciano teneramente nella brezza del meriggio che muove dolcemente l’erba; che piangono all’aurora, che ridono beffardi; che danzano o fuggono in mezzo ai campi di papaveri e margherite nella luce meridiana.
Nel corso degli anni continua a dedicarsi amina e corpo all’arte, poi entrano a far parte del suo mondo l’amore per la fotografia e la Musica.
Lei pensa che sia bellissimo fermare scatto dopo scatto, un istante in una foto. Poi quando la riguarderà, ricordi affioreranno e inevitabilmente saranno anch'essi impressi come su di una pellicola fotografica nella sua mente.
La musica rappresenta per Paola fonte di ispirazione primaria. Musica e pittura, in connubio tra loro, divengono così inscindibili l'una dall'altra.
Nascono così i sui dipinti, prendono vita da note che guidano ed accompagnano tocchi di pennello sulla tela.
La musica collante per artisti la porta frequentare gli ambienti musicali conoscendo alcuni tra i suoi musicisti preferiti, così scatto dopo scatto ferma le loro espressioni e la loro anima che poi viene impressa nei tratti decisi del suo tratto. Nascono così i suoi ritratti.
Paola Rizzo dipinge e disegna con la musica. Non come colonna sonora, che pure non manca mai nel suo studio d'arte, ma come moto dell'anima-artista.
Le sue tele e i suoi ritratti sono spartiti musicali su cui si adagiano note in bianco e nero e note di colore, spalmate con pennelli o incise nel tratto al cui ritmo risuona l'armonia del creato. Nei suoi dipinti, i colori a volte stridono e lottano in contrasto come rulli di tamburi e tamburieddhri, a volte sfumano malinconici sul diesis o sul bemolle di un ottone a fiato o di un'armonica a bocca, a volte esplodono nella maestà degli ulivi che si ergono nella gloria dei cieli come trombe o antiche canne di un organo solenne.
I volti di Paola Rizzo e le loro espressioni li trovi ovunque nei suoi quadri. La natura delle sue tele non è mai morta, ma viva, pulsante, danzante, cantante.
Il pennello o la matita di Paola finiscono per essere nelle sue mani come la bacchetta di un direttore d'orchestra, e i suoi volti e le sue immagini la composizione e l'esecuzione più bella della sua pittura lirica.
Questi volti stanno cantando e suonando: tendete l'orecchio, liberatevi dal tappo che ostruisce ed ottura, e li sentirete anche voi.
 
www.myspace.com/paolarizzo
www.paolarizzo.net
 
Di Albino Campa (del 12/06/2010 @ 14:03:08, in NohaBlog, linkato 1653 volte)

Sarebbe facile ormai fare qui la solita sviolinata sul Sud: il Sud come tribuna numerata, da contrapporre al nord, folta gradinata. Sarebbe facile fare una specie di leghismo capovolto. Ma non c’interessa. Qui è importante raccontare esperienze e sensazioni, vita ed emozioni.

Chi scrive ha frequentato per anni questa sorta di curva nord, vivendo lontano dalla terra che gli diede i natali. Ma lo sguardo è sempre stato puntato verso Sud, come l’ago di una bussola che non risponde alla sua legge, ma che gli volta le spalle.

Lontano dalla tua patria inizi a capire e tollerare i limiti di chi non parte, di chi resta imbullonato a casa, precludendosi però la possibilità della conoscenza, dell’esperienza del fardello della lontananza.

Non tutti hanno la possibilità di ripercorrere la strada del ritorno verso quella calamita (senza accento finale) che è il mezzogiorno. Non a tutti è concesso il dono della forza di gravità permanente e di attrazione verso una casa che ha la pazienza ancestrale di aspettarti, a volte senza cambiar nulla di quello che hai lasciato. Per tanti (non per tutti) che se ne allontanano, il Sud diventa come una stella cometa che indica la strada del ritorno, un percorso da seguire con passo svelto, vincendo il tempo che logora e schiaffeggia la nostra vita transeunte.

A volte il Sud è scempio, è cemento e brutture (anche sul mare), è sud-icio, è sud-ditanza, è cafoneria consumistica (che non ha latitudini). Ed il brutto, i mostri edilizi, il cemento e l’asfalto in nome dello “sviluppo” sono già di per sé istigazioni a delinquere.

Chi pensa che la crescita venga spinta dalle costruzioni, dai villaggi turistici, dal turismo di massa, dal consumo senza freni, di fatto sta uccidendo la gioia di una geografia, e sarebbe meglio che dicesse una volta per tutte “I leave Sud” (me ne vado), piuttosto che, ipocritamente, “I love Sud”. 

Per troppo tempo la storia del Sud è stata raccontata nei tribunali; sarebbe ora che si raccontasse nelle scuole, nelle università, nel cinema, nella pittura, e senza alcuna lagnanza o piagnisteo. Per combattere la criminalità sono molto più efficaci il cinema, i teatri, le librerie o le gallerie d’arte, rispetto una caserma con un’intera compagnia di Carabinieri armati fino ai denti (come invece i manigoldi al potere vorrebbero farci credere).

Il Sud deve ritornare ad essere bellezza, arte, benessere.

E questo è possibile soltanto con quel grande capitale, con quella vera ricchezza che è la cultura, l’investimento che riesce a darti i dividendi più alti.

La galleria di Corrima è un grande investimento di tempo e di pensiero. Essa diventa sempre più un centro sociale, un luogo di riscatto di chi per fortuna o per coraggio ha deciso di non dimettersi dal Sud.  

 

Quando varchi la soglia d’ingresso di questa pinacoteca miracolosa ti trovi di fronte ad un mondo che senti che ti appartiene per chissà quale strampalato marchingegno. Ti trovi di fronte ad un campo, che diresti di girasoli, ma non è di Van Gogh; mentre dal davanzale di un quadro sembra affacciarsi (e spiarti) una donna, ma con quel collo allungato non è di Modigliani; da un altro ti appaiono i mughetti ed i fiori verdi e blue cobalto, ma non sono di Chagal. Sono tutte le creazioni d’Arte di Corrima.

Di fronte a queste pennellate il girasole sei tu, ed i soli che sanno di Puglia e di Salento sono i quadri estratti dalla tavolozza del tuo amico Corrado che ha creato anche i cavalli puro-sanguigna, le casse armoniche dalle quali ti sembra di sentire le note di una banda musicale che intona un’opera, le fiere che sembrano fare girotondo, le danze delle donne salentine che non sapresti dire se sono pizzicate dalla taranta o dalla gioia di vivere, e poi ancora cigni-tulipani (o gru o cicogne) che sembrano piovere dall’alto o ascendere nell’alto dei cieli a schiera larga e piena

Quando incontri Corrado ed i suoi quadri, digli allora senza indugio: “Chi ritorna al Sud si risarcisce del danno dell’ombra; chi va verso il sole meridiano, viene alla luce”.

Nei quadri di Corrado Marra trova posto la fantasia, il colore, il calore e la luce del mattino senza fine. Non servono altre fonti a rischiararli: s’illuminano da soli. Anzi, irradiano chi avesse la ventura di mirarli.

                                                                                    Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 14/07/2011 @ 13:28:38, in Letture estive, linkato 1714 volte)

La ragazza con l’orecchino di perla, Tracy Chevalier, BEAT, pp. 240, € 9,00

Tempo di lettura: 2-4 giorni

I colori dell’Amore finalmente stemperati su una tela

Se ora con molta superficialità provassi a sbarazzarmi di voi biascicando qualcosa come “La ragazza con l’orecchino di perla è una semplice storia d’amore”, vi pregherei di non prendermi in seria considerazione. Non scherzo, mi conosco abbastanza da supporre che in tal caso sarei ancora vittima di quello strano effetto anestetizzante, ottenebrante che puntuale segue la lettura di un libro superbo. Pur non volendo, sarei costretto quindi a mentirvi, a nascondere ciò che in realtà rende unico questo scritto, ovvero il contesto storico, culturale e artistico e il connubio tra arte e passione, senza il quale probabilmente il romanzo della Chevalier non avrebbe alcun senso.

 

Approfitto quindi di questo rapido momento di lucidità per confessarvi che il contesto storico in questo romanzo è essenziale, imprescindibile: Ieggendo queste pagine indosserete gli abiti del tempo – siamo nel XVII secolo in Olanda – e vi capiterà di passeggiare insieme alla giovane Griet per le strade di Delft, di ascoltare le grida dei macellai nel Mercato delle Carni, di sentire l’odore nauseabondo del sangue addosso al giovane Peter, di preparare insieme a lei i colori per il signore e poi di posare per lui con le lacrime agli occhi. E solo a questo punto, specchiandovi insieme a Griet nello sguardo contemplativo del pittore, comprenderete l’unicità di quest’amore e sarete inevitabilmente colpiti e atterrati da una calda sensazione di piacere mista a stupore.

 

Una scrittura molto semplice, in uno stile poco ricercato, ma di sicuro in grado di condurre il lettore per mano attraverso la storia ed avvolgerlo al punto da rischiare il soffocamento per eccessiva immedesimazione. Bisognerà pertanto procedere lentamente, pagina dopo pagina, con il fiato sospeso, e non sarà facile per il lettore prevedere le reazioni della giovane Griet alle continue lamentele e alle ingiuste accuse che le vengono rivolte dalla gelosa padrona, al lavoro estenuante che è costretta a svolgere in casa e alle continue schermaglie della piccola Cornelia. Ma a dare alla giovane serva la forza di andare avanti sarà soprattutto il lavoro privilegiato di pulizia dell’atelier del suo padrone, il pittore olandese Vermeer, che prima la inizierà ai segreti della pittura e di lì sino a sfiorare gli effimeri e quanto mai deliziosi lineamenti di un amore purtroppo impossibile.

       
Michele Stursi
 
Di Albino Campa (del 12/05/2010 @ 12:59:11, in Grafite è Musica, linkato 2327 volte)
In mostra dal 21 Maggio al 23 di Maggio presso il “Tequila” di Alezio le opere del nuovo progetto artistico della pittrice salentina Paola Rizzo.
In esposizione i bellissimi ritratti da lei abilmente e artisticamente eseguiti a matita di alcuni musicisti di fama nazionale ed internazionale, conosciuti personalmente nel corso di questi anni.
Ritratti come quello di Caparezza, Terron Fabio, Roy Paci, Raffaele Casarano, Claudio Prima, Emanuele Coluccia, Roshaun Bay-c Clark, Cesare Dell’Anna, Eneri, Romeus, saranno esposti nelle sale del Tequila Pub di Alezio.
La mostra sarà ospite di un contesto, in cui non mancherà certamente il buon vino o la birra, le specialità tipiche della nostra gastronomia, né mancherà di certo la musica.
Ad accompagnare Paola nella serata inaugurale 22 Maggio, che avrà inizio alle ore 22.00, mentre disegnerà live il ritratto a Ludovico Einaudi, la musica dei Bon–Tone con Paolo Marzo, Angela Persano, Marco Tuma, Alessio Borgia.
Il connubio è vincente. Arte, musica, la bella compagnia ed il buon vino!
www.myspace.com/alistairtower
www.myspace.com/overtuner
Paola Rizzo è pittrice laureata nel 1997 all’Accademia delle belle Arti di Lecce con una tesi in anatomia artistica dal titolo “Fisicità e psichicità di un linguaggio universale: il volto”.
Bravissima con la matita, nei chiaroscuri, il suo talento sembra esprimersi al meglio nella tecnica della pittura ad olio.
Nature morte, vedute marine, paesaggi bucolici, panorami, soggetti religiosi, scene di vita quotidiana, ritratti di volti umani o fantastici, sono stati i soggetti della sua prima produzione artistica.
Poi improvvisamente incontra un soggetto che è diventato quasi la costante della sua opera: l’ulivo, la pianta che per eccellenza rappresenta l’ambiente, la natura della terra salentina.
Sembra esserci ormai una dipendenza, quasi ancestrale, tra Paola e quest’albero considerato “sacro” dai nostri avi, alla stessa stregua di un nume tutelare del luogo.
Chiunque, ammirandoli, può sentire la suggestione delle piante che si abbracciano teneramente nella brezza del meriggio che muove dolcemente l’erba; che piangono all’aurora, che ridono beffardi; che danzano o fuggono in mezzo ai campi di papaveri e margherite nella luce meridiana.
Nel corso degli anni continua a dedicarsi amina e corpo all’arte, poi entrano a far parte del suo mondo l’amore per la fotografia e la Musica.
Lei pensa che sia bellissimo fermare scatto dopo scatto, un istante in una foto. Poi quando la riguarderà, ricordi affioreranno e inevitabilmente saranno anch'essi impressi come su di una pellicola fotografica nella sua mente.
La musica rappresenta per Paola fonte di ispirazione primaria. Musica e pittura, in connubio tra loro, divengono così inscindibili l'una dall'altra.
Nascono così i sui dipinti, prendono vita da note che guidano ed accompagnano tocchi di pennello sulla tela.
La musica collante per artisti la porta frequentare gli ambienti musicali conoscendo alcuni tra i suoi musicisti preferiti, così scatto dopo scatto ferma le loro espressioni e la loro anima che poi viene impressa nei tratti decisi del suo tratto. Nascono così i suoi ritratti.
Paola Rizzo dipinge e disegna con la musica. Non come colonna sonora, che pure non manca mai nel suo studio d'arte, ma come moto dell'anima-artista.
Le sue tele e i suoi ritratti sono spartiti musicali su cui si adagiano note in bianco e nero e note di colore, spalmate con pennelli o incise nel tratto al cui ritmo risuona l'armonia del creato. Nei suoi dipinti, i colori a volte stridono e lottano in contrasto come rulli di tamburi e tamburieddhri, a volte sfumano malinconici sul diesis o sul bemolle di un ottone a fiato o di un'armonica a bocca, a volte esplodono nella maestà degli ulivi che si ergono nella gloria dei cieli come trombe o antiche canne di un organo solenne.
I volti di Paola Rizzo e le loro espressioni li trovi ovunque nei suoi quadri. La natura delle sue tele non è mai morta, ma viva, pulsante, danzante, cantante.
Il pennello o la matita di Paola finiscono per essere nelle sue mani come la bacchetta di un direttore d'orchestra, e i suoi volti e le sue immagini la composizione e l'esecuzione più bella della sua pittura lirica.
Questi volti stanno cantando e suonando: tendete l'orecchio, liberatevi dal tappo che ostruisce ed ottura, e li sentirete anche voi.
 
Di Albino Campa (del 07/10/2010 @ 10:31:15, in Comunicato Stampa, linkato 1947 volte)

 “Tu non conosci il Sud: leggendo Vittorio Bodini ”
 Un paese che legge è una storia bellissima
Novità, eventi e attività in biblioteca

Ruota intorno alla figura del grande poeta e letterato del ‘900 il  programma che il Sistema Bibliotecario della Provincia di Lecce ha scelto di lanciare quest’anno, aderendo alla campagna nazionale di promozione della lettura .
Una scelta conforme e brillante per sviluppare il  tema proposto alla V edizione,  “Parole d’ Italia ”, coniugare il tema risorgimentale e le numerose identità culturali del nostro paese, nel  contesto  europeo.

La Città di Galatina per il tramite della Biblioteca Comunale, in rete con Università Scuola e  Associazioni Culturali, partecipa all’iniziativa  dedicata all’autore, che negli anni ‘41-‘44,  fu illustre docente del Liceo “P. Colonna”, con una serie di appuntamenti e di novità anche per i piccoli lettori.

Le iniziative in calendario non presentano carattere celebrativo, tuttavia è evidente che il filo conduttore può promuovere un rinnovato senso civico e di appartenenza, una più forte consapevolezza della complessità della nostra storia, delle peculiarità di una terra fertile, del  dinamismo del Salento, ma anche delle contraddizioni e delle problematiche  di oggi e di quelle di ieri.

Sono altresì occasioni che danno visibilità al valore delle attività  degli  operatori del settore. Le biblioteche non offrono  ai cittadini solo servizi che favoriscono la crescita culturale individuale . Si confermano sempre più come centri di aggregazione.

La Bibliomediateca e il Museo Civico di Galatina, nell’ex Convento dei Domenicani, ora Palazzo “Z. Rizzelli”, sono agenti che quotidianamente investono e sono investiti in manifestazioni che aumentano l’offerta culturale del territorio.
In servizi che per essere qualificati richiedono adeguata competenza ed  impegno non disgiunti da creatività e fantasia  soprattutto quando sono rivolti agli utenti più piccoli.
Che saranno i protagonisti dell’ Ammutinamento in biblioteca, laboratorio ludico-didattico rivolto agli studenti della classe quinta della scuola primaria. Una divertente caccia al tesoro, nelle ore pomeridiane di martedì 26 e giovedì 28 ottobre,  per esplorare e trovare indizi tra i volumi della biblioteca, alla ricerca di versi del Bodini. I bambini partecipanti dovranno essere accompagnati in biblioteca dai genitori che avranno cura di  prenotare l’iscrizione, utilizzando apposito modulo.

La campagna promozionale prende il via venerdì 8 ottobre, giornata di inaugurazione, nelle sale del Museo, della Mostra di  pittura e scultura  Il Salento di Bodini nell’arte e nella poesia ,aperta al pubblico sino al 7 novembre .
Si avvicenderanno  incontri con scrittori, poeti e critici, preziose testimonianze di ex allievi  dell’autore.
Sabato 13 novembre, a chiusura del progetto, echi forti di salentinità potremo cogliere nei versi della poetessa Daniela D’Errico, 2^ classificata premio Bodini 2005 - Vitruvio – Lecce, in dialogo con Beatrice Stasi e Giovanni Invitto, docenti dell’Università del Salento.

icon Comune di Galatina - eventi - ottobre piovono libri

icon Modulo iscrizione laboratorio 26 e 28 ottobre

 
Di Albino Campa (del 10/06/2010 @ 09:05:40, in NohaBlog, linkato 2015 volte)
Dal 23 maggio al 21 giugno 2010 presso lo SPAZIO D'ENGHIEN, in corso Maria D'Enghien 67 a Galatina, c'è SOSTAREASUD, collettiva di Arte e Cultura Contemporanea a cura di Marinilde Giannandrea. Espongono i seguenti artisti: Corrima, Rosamaria Francavilla, Romano Sambati, Fernado Schiavano e Carlo Michele Schirinzi. Ingresso libero dalle ore 19 alle 23. Eccovi di seguito due scritti di Antonio Mellone, uno dei quali è stato inserito nel bel catalogo della suddetta mostra tra le presentazioni dell'evento. Il catalogo è stampato a cura della Editrice Salentina di Galatina ed è distribuito presso la Galleria D'Enghien.
Buona lettura

Ho conosciuto Corrado Marra nel corso di alcune riunioni di lavoro: siamo infatti colleghi, entrambi responsabili di filiale di un importante istituto di credito dell’Italia del Sud. Corrado, in provincia di Lecce; chi scrive, in provincia di Bari.

Capita sovente, nel corso di codeste riunioni, di far comunella con i compagni di viaggio, trascorrendo con loro, oltre alle ore canoniche degli incontri, gli intervalli, le pause pranzo o - nel caso di missioni in corsi residenziali lontano da casa con durateultragiornaliere - anche le serate in pizzeria con connesse lunghe, belle passeggiate e discussioni. Tuttavia il più delle volte si finisce per parlare di lavoro, di colleghi, di superiori, di numeri, in mille discorsi arzigogolati, fritti e rifritti.

Con Corrado Marra non è mai stato così. Sin da subito, senza bisogno di accordi, abbiamo parlato “d’altro”; e se qualche volta fuori orario s’è fatto riferimento al nostro lavoro, l’abbiamo fatto in maniera beffarda, canzonatoria, divertita e, ove possibile, auto-ironica, tra tante gustose risate. Quel “parlare d’altro” è la base ed il succo di queste note.

Può sembrare strano, ma due direttori di banca possono anche discettare di arte, di letteratura, di poesia, e di cultura. Sì, perché a Corrado piace dipingere; al sottoscritto, leggere e talvolta cimentarsi nella scrittura. E si sa che pittura, lettura e scrittura sono sorelle che da sempre vanno a passeggio sotto braccio.

Per essere ancor più espliciti diciamo che Corrado è un pittore di lungo corso (avendo egli, tra l’altro, frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Lecce nel corso di pittura), mentre l’estensore di questi appunti è uno scrivente (e non s’azzarderebbe mai ad autodefinirsi scrittore, per quei tre o quattro libelli che gli è capitato di consegnare alle stampe, o per gli editoriali e le rubriche che tiene su di un periodico on-line semi-clandestino chiamato L’Osservatore Nohano).

Noi conveniamo sul fatto che si riesca ad essere bravi direttori di banca, coordinando collaboratori, raggiungendo determinati risultati, risolvendo mille grattacapi quotidiani, guadagnandosi la fiducia e la credibilità dei clienti, se e soltanto se si ha dimestichezza con le opere d’arte, con la poesia, con la musica; cioè solo se si frequenta il teatro, la fotografia, la pittura, il patrimonio librario, archeologico o archivistico. Dunque, solo se si ha commercio d’amorosi sensi con le arti figurative o con le mille altre testimonianze aventi valore di civiltà si riesce a essere anche dei bravi professionisti. Non c’è antagonismo tra i due aspetti, ma somma consonanza: non c’è soluzione di continuità tra la ricerca della bellezza, e la bravura e la professionalità di un uomo assiso dietro la sua scrivania. Un fatto non esclude l’altro, anzi lo completa, lo migliora, lo esalta.

Per far comprendere meglio a chi ci legge che qui si fa sul serio, diciamo che Corrado è anche titolare di una galleria d’arte, in via D’Enghien (www.artdenghien.it) una tra le più belle ed accoglienti di Galatina, con un invitante salotto al centro della sala, in cui si finisce per accomodarsi, sprofondando nelle sue comode poltrone. Così, per oziare, per passare il tempo, per discettare del più e del meno, si finisce per diventare terroristi armati di filosofia, titolari di quel pensiero migliore che solo è in grado di annientare le armi di distrazione di massa, come di fatto è diventato il teatrino elettrico, ormai ultrapiatto, che tutti abbiamo in casa, acceso dalla mattina alla sera.

Entrare in quella galleria-tempio è come partecipare ad un rito di bellezza: mirare i quadri di Corrima (è questo lo pseudonimo di Corrado Marra) significa redimersi dai problemi, dalle angosce, dalla nostra finitezza che c’inchioda a terra. In questa galleria di quadri e di installazioni artistiche tutto diventa magia, incanto, Sud.

 

                                                                              Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 28/08/2010 @ 09:00:59, in Comunicato Stampa, linkato 1880 volte)

Quarto appuntamento della prima edizione della rassegna d'arte contemporanea Urla nel Silenzio. Mercoledi 1 Settembre alle ore 21, presso la sala espositiva della pizzeria SLURP, sarà Carla Casolari ad inaugurare la sua mostra "Liberamente". Lo spazio musicale vedrà per la serata inaugurale Striunizzu con il suo live show reggae mentre domenica 5 Settembre si esibiranno i Republika Mod in dj-set. Come da tradizione per ogni serata inaugurale della rassegna, la pizzeria SLURP sarà lieta di offrire a tutti i presenti il prodotto tipico "polpette salentine".
Alcune note sull'artista: Carla Casolari nasce a Modena il 22/06/1966, sin dall’infanzia manifesta interesse e passione per il disegno, i colori, l’arte (ha studiato pianoforte e danza per diversi anni) ed in particolare per la pittura, “vocazione” sopita da vicende familiari e studi aventi altro indirizzo (Management aziendale).
Nel 1999 si trasferisce a Galatina, nel Salento, ove la “vocazione” sopita è poi maturata nutrita dalla visione continua delle opere naturali di questa terra favolosa con i suoi colori, tradizioni, cultura e ritmi.
E finalmente esplode nel 2006 quando decide di mettersi in gioco e confrontarsi con altri artisti presenti sul territorio partecipando a diversi concorsi di pittura estemporanea ricevendo vari premi e riconoscimenti.
Istintiva, emotiva, la impressionano le bellezze della natura che sente particolarmente facendole proprie. Non copia nessuno, ma chiede ispirazione al vero anche se ama proiettarsi verso una pittura che esce dagli schemi canonici della stessa verso uno stile che ricorda il metafisico ed il surreale. Delle volte onnicomprensivi si connotano per la ricercata gamma cromata. Ama anche prodigarsi in opere di contenuto sociale e sociologico, ove riflette e fa riflettere, anche filosoficamente, sulle principali problematiche che affliggono l’uomo contemporaneo e sul senso dell’esistenza.
Nel 2008 apre un laboratorio proprio nel cuore del centro storico di Galatina.

 
Di Albino Campa (del 26/04/2012 @ 00:04:18, in Comunicato Stampa, linkato 2013 volte)

L’Associazione artistico – culturale InGenio_la forma delle idee, che ha sede a Galatina, in via Umberto I, n. 3, promuove PrimaverArte. Il 29 aprile, dalle 16.00 alle 22.00, il centro storico di Galatina si accenderà di colori, vestendosi di arte e primavera. Il ricchissimo programma dell’evento è patrocinato dal Comune di Galatina e coinvolgerà gran parte del centro storico galatinese, permettendo alla cittadinanza, ai turisti e, più ingenerale, a tutti coloro che accorreranno, di riappropriarsi di un bene artistico-storico-architettonico di grande potenzialità inespressa. PrimaverArte si articolerà lungo un percorso che coinvolgerà via Umberto I, via Raimondello Orsini, via del Balzo e Corso Garibaldi. Passeggiando per l’intrico di viottoli, i visitatori potranno godere di performance musicali e artistiche di varia natura, che risponderanno al tema scelto: la Primavera. Con meticolosa attenzione, i ragazzi di InGenio hanno costruito un dettagliato mosaico artistico-culturale che permetterà agli accorrenti di assistere a ogni iniziativa. Le corti del centro storico offriranno intrattenimento di qualità di varia natura: dalla presentazione del libro Se Dio vuole Il destino di un venditore di libri, di Papa Ngady Faye e Antonella Colletta, organizzato da Agorà – percorsi inVersi, alle primaverili decorazioni e agli aperitivi culturali che saranno predisposti dagli esercenti che hanno aderito all’iniziativa, alle meraviglie dolciarie di Diletta Contaldo, dall’arte sartoriale di Angela Chezzi, alle performance di musica e poesia del Trio Colore, alle esibizioni musicali degli Orange Rain, del dj set "No Fingersnails" e del live in acustica del trio Signum. E ancora, fotografia, architettura, scultura, istallazioni, video-istallazioni, estemporanee, pittura e artigianato con: Valentina Romano, direttore artistico Galleria d'Arte "Fondazione Francesca Capece" di  Maglie, Gabriele Dell’Anna, l’Arch. Vincenzo Nobile, i Nuovi Selvaggi, Luigi Latino, Stefano Garrisi, Antonio Baldassare, Piernicola Mele, Marisa Donateo, Teresa Alessandrì, Eva De Guz, Elisa Rollo, Pietro Coroneo, Luisa Vozza, Patrik Sandalo, Anna Cuoco , Marisa Donateo, Antonio Campa, Pro Loco, Associazione Città Nostra, Arch. Sforza e Margiotta, la Bottega dei Balocchi e altri ancora, ognuno con una propria specialità.

Grande attenzione ai bambini, nella fantastica cornice della basilica trecentesca di Santa Caterina d’Alessandria, dove l’Associazione Teste di Legno presenterà lo spettacolo C’era una volta un pezzo di legno..un burattino!, corredato da un laboratorio didattico-artistico, durante il quale i bambini potranno dar libero sfogo alla loro creatività interagendo con burattini e marionette e, ancora, con il laboratorio tattile di Adalgisa Romano (Art and Ars Gallery), e la ludoteca Perle e Pirati, che allestirà uno spazio per i bambini, dove potranno giocare e disegnare con colori e supporti forniti in loco.

Lo IAT (Ufficio Informazione ed Accoglienza Turistica), si occuperà di coloro che avranno voglia di scoprire Galatina, con una visita guidata gratuita nel centro storico, cui si potrà prendere parte presentandosi alle 17.00, presso la sede, in Via Vittorio Emanuele n. 35 (Torre dell'Orologio). In questa riscoperta sarà possibile visitare un gioiello appena ritrovato, fresco di restauro: la Chiesa di S. Maria della Misericordia, nota ai più come “Chiesa dei Battenti”.

Ammirevole l’iniziativa dei giovani artisti di InGenio, che senza alcun tipo di sostegno (né economico, né organizzativo) si sono prodigati, coinvolgendo e collaborando con altre Associazioni presenti  sul territorio, (Agorà, Pro Loco, Città Nostra, A. & A., Teste di Legno, Cuamj Onlus…)per realizzare l’evento: una giornata primaverile, un momento di partecipazione civica e di condivisione, per riscoprire insieme il centro storico, dimenticato e trascurato.

Soci fondatori dell’Associazione artistico – culturale InGenio_ la forma delle idee sono Francesca Marra, Ermanno Scarcia, Vittorio Carratta, Georgia Romano, Pierpaolo Briatico-Vangosa e Mariangela Cucco.

Chi sa che l’esempio e l’invito, rivolto da molti giovani galatinesi dall’inizio del 2012 nel tentativo di riappropriarsi e promuovere la propria Galatina, i propri spazi, renda consapevoli le generazioni precedenti che, tacciandoci di inoperosità e inettitudine, contribuiscono a rendere statico e in-mutevole il nostro magnifico patrimonio, quasi volessero celarlo ai più.

Per maggiori dettagli, consultare il programma di PrimaverArte.

 

All’incontro del 7 settembre scorso, oltre all’assessore ing. Andrea Coccioli, a farci da Cicerone c’era anche l’ing. Marcello Memmi, consulente e direttore dei lavori.
L’ing. Memmi, orgoglioso della sua creatura, in maniera garbata e puntuale, ri-portandoci negli spazi e negli ambienti di quella che ormai un’era geologica fa fu la nostra scuola elementare ci ha spiegato in dettaglio tempi e modi della ricostruzione quasi ab imis del manufatto, e poi ancora lavori eseguiti, accortezze, volumetrie, impiantistica, sistemi di sicurezza, qualità dei materiali, differenze tra il “prima” e il “dopo”.
Noi abbiamo ascoltato il tutto con molta attenzione, ponendo delle domande e ricevendo risposte più che adeguate.
L’opera ci è parsa molto bella, non c’è che dire. Sembra ci sia tutto l’occorrente (tranne un piccolo particolare di cui diremo), e sembra che davvero i lavori siano stati eseguiti a regola d’arte. Ma a ben guardare e a dirla tutta, ci sono alcuni piccoli dettagli – inezie se rapportate all’economia dell’intero edificium - che difficilmente sfuggono all’osservatore, pur distratto ma dai riflessi appena un poco più vivaci di quelli di un bradipo sedato.
Non sapendo da dove cominciare per prima, partiamo dall’alto. Ci riferiamo ai chiamenti del solaio, in particolare alle civature tra le chianche che ricoprono il lastrico solare. Questa copertura nuova di zecca sembra già bisognosa di un rifacimento, se non altro con spatola e pennello. Ma sì, anche i lastricati dei solai delle nostre case necessitano di un ripristino ogni due anni circa, e considerato che i lavori alla vecchia scuola elementare sono terminati da oltre un anno e mezzo, ci siamo quasi. Cosa sarà mai il dover provvedere ad un nuovo restauro prima ancora che la struttura venga inaugurata? Volete mettere l’ebbrezza di inaugurare, proprio qui da noi, la nuovissima tipologia di intervento in edilizia pubblica, il cosiddetto restauro del restauro, o restauro al quadrato? Che ci volete fare: a Noha siamo abituati a queste e a ben altre novità.
Sempre rimanendo sulla terrazza della vecchia scuola, si notano in tutto il loro splendore dei pannelli fotovoltaici (che, come diremo meglio nella quarta parte di queste note, per ora stanno riflettendo; nel senso che si sono presi una pausa di riflessione). Anche in questo caso ci pare che francamente si sarebbe potuto fare un piccolo sforzo in più, come per esempio sfruttare al meglio tutta la terrazza (e non una parte soltanto, tra l’altro utilizzata forse in maniera poco efficiente con tutti quegli spazi vuoti che certamente sarebbe stato meglio riempire con altre lastre fotovoltaiche, come ci pare che fosse previsto nel progetto).    
Scendendo a valle del fabbricato, abbiamo osservato altre bazzecole qua e là sparpagliate. Una di queste è la zoccolatura in pietra leccese che per tre lati circonda in funzione protettiva la parte inferiore della parete perimetrale della scuola, per un’altezza pari a poco più o poco meno di mezzo metro. Non ci crederete ma questa zoccolatura, tanto per cambiare,  è stata dipinta non si sa bene se a tempera o con altra pittura sintetica. Cos’è che non va? Semplice: la vernice di questo battiscopa esterno sta scoppulandu anzitempo. Chissà chi sia quello scienziato che si fa pure chiamare mesciu che anziché star fermo con le mani s’è munito di secchio di vernice e pennello (rimane il dubbio se si tratti di un pennello grande o di un grande pennello) per dare una mano di tinta. Ma come si fa a far capire una buona volta, anche e soprattutto agli addetti ai lavori, che la fisionomia autentica delle opere in pietra leccese è quella che è data dalla pietra stessa, senza alcuna tinteggiatura di qualsiasi genere (e men che meno monocromatica)?
Questo fatto c’induce ad una breve digressione. Qualche annetto fa, anche la facciata di uno dei più importanti monumenti nohani, nonché le colonne tortili di seicentesche are ivi contenute, in nome di un “restauro a tempi da record” portato avanti dagli “uomini del fare” (quello che gli pare), furono ricoperti da una mano (sacrilega) di vernice, “però color pietra leccese”. Per il bene di tutti, e senza peli sulla lingua com’è nostr’uso, facemmo presente a committenti e maestranze che non era il caso…
A dire il vero, per fortuna si corse ai ripari in tempi ragionevoli, ed alla fin fine fu pure fatto un buon lavoro. In compenso, anziché essere lodati e ringraziati ogni momento per aver fatto notare quello che stava per diventare uno scempio (errare humanum est, perseverare ovest) fummo scomunicati per lesa maestà secondo il più classico dei processi sommari (o somari?). Ma questa è un’altra storia.

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 31/10/2012 @ 00:00:00, in Cimitero, linkato 1520 volte)

Cappelloni e cappellate

A Noha siamo abituati ai semilavorati. I prodotti finiti evidentemente non fanno per noi. Chi non ricorda la cappella comunale del cimitero, cattedrale nel deserto anche quella (e in tutti i sensi)?
Dopo il pericolo crolli, circa un lustro fa, o forse più, il Comune si assunse l’onere di restaurarla attraverso la ricostruzione del pericolante solaio. I lavori furono poi effettivamente realizzati (salvo errori) dalla ditta Gianturco di Noha.
Ma, anche in questo caso, ci troviamo al cospetto di un’opera mai ri-aperta al pubblico in quanto incompiuta (manco fosse la Sagrada Famiglia di Barcellona, inaugurata poco tempo fa da papa Benedetto XVI, dopo un paio di secoli dall’inizio dei lavori). Mancherebbe, a detta dei tecnici di allora, soltanto una mano di pittura e il solito impianto elettrico (ma in una chiesuola come quella, utilizzata ad ogni morte di papa - mo’ siamo llà - l’energia e la luce potrebbero essere rifornite da un paio di candele di cera o da due lumini con l’effigie di P. Pio).
Invece, nulla di nulla, né energia elettrica, né pittura, né candele, né lumini, né agibilità (stavamo per dire “abitabilità”). Il cappellone del cimitero è vuoto da anni e la sua campana in bronzo muta dalla stessa quantità di tempo. Sembra non vi sia stato nemmeno il collaudo (come si collauderà mai una chiesa: con una funzione solenne?), e dunque da tempo non vi mette piede anima viva, nemmeno per sbaglio, nonostante siamo in una necropoli.
Cari concittadini, se in questi giorni vi dovesse capitare di errare per i viali del camposanto di Noha, toglietevi la solita benda dagli occhi e l’auto-bavaglio impostovi dalle anestesie iniettatevi dal potere e dal perbenismo di facciata che v’induce a sorvolare su tutto e a non indignarvi di nulla, date un’occhiata a quest’ennesima cappellata nostrana, affacciatevi dalla porta d’ingresso e mirate tra le inferriate (tanto i vetri sono ormai rotti da tempo) la desolazione dell’interno, ammirate l’arte contemporanea prodotta dai piccioni e da altri animali di passaggio, e mettendo in movimento qualche neurone superstite chiedetevi che fine hanno fatto i vostri soldi (ormai cari estinti).   
Sono trascorsi diversi anni da quei benedetti lavori socialmente inutili, e quella chiesa è là a testimoniare che i morti, forse, non sono soltanto in quel cimitero ma anche altrove, a Noha, a Galatina, in certi uffici tecnici, in certi parlamenti e/o assessorati comunali.
Ora poniamo alcuni quesiti/proposte.
Anziché promuovere la costruzione di nuove cappelle cimiteriali (che non servono a nulla se non a consumare suolo rovesciandovi altro cemento - in nome dell’ostentazione di uno status che nel luogo dell’’a livella per eccellenza non ha proprio senso), e anziché costruire nuovi loculi magari al posto dei pluriennali alberi di cipresso testé troncati alla radice (aprite gli occhi e capirete dove fossero) non sarebbe il caso a questo punto di utilizzare quel cappellone per la costruzione di urne, alla stessa stregua della dirimpettaia cappella della Confraternita della Madonna delle Grazie? Almeno a qualcosa quella chiesa, dopo anni di abbandono, potrebbe iniziare a servire.
Non credete che in tal modo si eviterebbe, almeno per un po’ di anni, di prendere ulteriori pugni nell’occhio rappresentati dai nuovi loculi in cemento a tre livelli, come quelli già costruiti nella nuova area a sud e ad est nella zona cimiteriale?
Già che ci siamo ci chiediamo ancora (e se ci fosse qualcuno in grado di spiegarcelo gli saremmo grati), come mai le “nuove” cellette cementizie non sono delle stesse dimensioni di quelle costruite anni prima sul lato ovest, più contenute, più umane, più comode, e ugualmente funzionali, mentre appaiono molto più alte, quasi sproporzionate, tanto che per raggiungere il terzo livello di tombe si è costretti ad utilizzare una scala posticcia in ferro, oltretutto pericolosa? Forse che, in tal modo, i nostri defunti godono di maggior comfort?     
Ecco, questo volevamo dire a proposito del cappellone e della consueta sciatteria nohana che sembra non interessare nessuno.
Non sappiamo se qualche concittadino si sia ancora chiesto come mai il due di novembre, solennità dei defunti, non si possa celebrare la messa all’interno di quel sacro tempio - come invece avveniva anni fa - ma all’esterno (condizioni meteo permettendo).
Non sappiamo se qualcuno abbia notato lo stato pietoso in cui versa quella chiesa restaurata a metà. Non sappiamo se qualche avventore abbia notato i cipressi troncati o i nuovi loculi a tre livelli scomodi perlopiù ai vivi…  
Di certo - vista la prontezza di riflessi di molti fra loro – i nostri storici rappresentanti locali ed i loro tecnici non si saranno mica posto il problema: per costoro è già difficile che si occupino dei vivi, figuriamoci dei morti loro.

Antonio Mellone

 

A Noha esiste lo Scjakù...

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