\\ Home Page : Cerca
Ricerca articoli per arcangelo
Di Redazione (del 28/08/2013 @ 23:42:04, in Eventi, linkato 1655 volte)

"Pubblichiamo l'intervento di Marcello D'Acquarica di domenica 25 Agosto 2013 in occasione del 6° Motoraduno Moto Guzzi, Miero e Pizzica svoltosi a Noha"

Oggi è una giornata di festa. Approfitto di questa occasione per riflettere insieme su ciò che consideriamo bene comune.

Se è chiaro il significato di questi due presupposti: “Insieme” e “bene comune”

possiamo considerare questo momento costruttivo. Altrimenti vuol dire che non siamo né insieme né in grado di intendere il significato di bene comune.

In questo momento  mi viene in mente il film “I 100 passi” di Marco Tullio Giordana con Lo Cascio.

Cento passi è una breve distanza. E noi vogliamo contare i cento passi. Cento passi sono lo spazio che ci separa da certe volontà politiche. Sono la distanza che ci separa dal concetto di bene comune, dal rispetto per l’ambiente, da mentalità truffaldine in nome di alti valori.

Cento passi. Dovremmo tutti fare 100 passi, insieme, anche in moto.

Facciamoli insieme questi cento passi: noi cittadini, la Pubblica Amministrazione, la Chiesa, e in questo momento anche voi ospiti di Noha. Facciamoli per vedere che cosa ci circonda cominciando da qui.

Alle mie spalle abbiamo la chiesa madre di San Michele arcangelo, che mostra sul frontone in alto l’elegante stemma di Noha: tre torri che sorvegliano sul mare tempestoso il pericolo portato da due velieri di pirati. All’interno della chiesa si trovano esposte delle tele seicentesche e altari barocchi, che ci raccontano della sua storia.

Poi voltando le spalle abbiamo, svettante nella nostra pubblica piazza, l’orologio pubblico più fermo del mondo: è rotto da più di un decennio. E mai nessuno ha pensato di compiere i 100 passi per ripararlo. Noi intanto ci consoliamo pensando che segni l’ora esatta due volte al giorno.

Sotto le vostre ruote, cari amici motociclisti, sempre a cento passi c’è un frantoio  jpogeo, unico nel Salento, e forse al mondo, per la sua architettura. A cosa serve? A essere adoperato abusivamente come sito per discariche private? Probabile.

Verso la fine di via Castello, a cento passi da qui, potete ammirare le cosiddette “casiceddhre” in miniatura. Dovrete però prestare attenzione ed utilizzare il casco (anche se siete a piedi). C’è il rischio che vi becchiate qualche pietra storica in testa.

Basterebbe poco, giusto 100 passi, per sistemarle una buona volta e per creare quella bellezza in grado di salvarci tutti insieme.

La torre medievale ed il ponte levatoio con il suo stupendo arco a sesto acuto, che sono riprodotte sulle miniature in terracotta offerte da Daniela Sindaco, appartengono al complesso del palazzo baronale. Anche questo si trova a meno di cento passi da qui. Tutto abbandonato nella più totale trascuratezza, come se il comune non esistesse affatto, come se i beni culturali “non ci dessero da mangiare”.

A 100 passi dal palazzo baronale c’è la casa rossa di Noha, un gioiello d’art nouveau, in stile liberty, più o meno come la casa pedreira di Gaudì che si trova a Barcellona (in Spagna) e che certamente alcuni di voi avranno già visitato. La nostra casa rossa di Noha, non solo reclama il restauro - schiaffeggiata com’è dagli anni e dall’incuria dei privati – è pure circondata e nascosta da una muraglia di rara bruttezza.

Sempre a poco più di cento passi da qui potrete ammirare l’antica masseria Colabaldi e i resti messapici, la trozza (un pozzo profondissimo che dava da bere ai nohani), il calvario, le vecchie scuole elementari ristrutturate (ma purtroppo non funzionanti al 100% per via di un allaccio all’energia elettrica, diciamo così, poco funzionale) e non da meno il nostro singolare centro storico di via Osanna e piazzetta Trisciolo.

Ecco, tutte queste testimonianze storico culturali vorrei farvi conoscere e ammirare, ma ahimè, non manca solo il tempo, manca purtroppo la decenza.

Quindi, cari amici, noi ci auguriamo, anche con l’aiuto delle istituzioni qui presenti (se presenti), che nel prossimo futuro saremo in grado (noi ed i ns beni culturali) di accogliere voi e tutti i visitatori di Noha in maniera un po’ più decorosa.

Vi auguro di compiere tutti quanti 100 passi, in avanti.

Grazie per l’attenzione.
 
Di Marcello D'Acquarica (del 24/10/2013 @ 23:15:57, in NohaBlog, linkato 1391 volte)

Venerdì, 27 Settembre, è un giorno lavorativo, ma a Noha è l’antivigilia della festa di San Michele arcangelo.  L’aria è calma e c’è pure un bel cielo azzurro. Sono passate appena tre settimane da che sono andato via da Noha, ma vi ritorno con l’angoscia dell’eau de fogne che ci ha avvelenato l’estate. Affligge dover sopportare quest’ennesimo torto della mala gestione del territorio. Ma questa è un’altra storia. Pedalo sovrappensiero fra le case del mio paese. Sono ancora frastornato dal rapidissimo “trapasso” da Rivoli, una terra dove i pioppi soppiantano gli ulivi, le case paiono degli alveari e le persone sono infiniti sconosciuti, a questo paese che è l’esatto contrario. Ho come la sensazione che il mio cervello sia stato sbatacchiato per terra come detta l’usanza barbara con cui trattano i polipi ancora vivi. O forse è un po’ anche colpa dell’età, chissà. Attraverso guardingo via Collepasso, sempre meno via e sempre più pista per pseudo-piloti-rincoglioniti, e mi lascio trasportare dall’incantevole silenzio che regna nell’aria. E’ sempre accogliente il mio paese con le sue vecchie vie, dove il silenzio risuona di echi e voci nostalgiche. Solo un guizzo d’uccelli, e il lento ondeggiare di un vecchio uomo con il bastone. Nulla ancora anima i suoi brevi orizzonti delimitati dalle case multicolore. Tutto sfocia in un infinito senza ostacoli. Senza fumi o porcate apparenti.

Procedo senza fretta, a tal punto da reggere appena l’equilibrio. Pare un miracolo. Vorrei fermare  tempo e spazio. Ma tutto ha un limite e dopo poche pedalate mi ritrovo in pieno centro.

Qui, in piazza, le pagine di questo giorno straordinario si sfogliano da sé. Sembrano scompigliate da un vento vorticoso: scale con le ruote e rotoli di fili, lampadine colorate e pali tinti di bianco, la cassa armonica e i soliti noti quattro opinionisti. Sono mattinieri, già attivi dalle loro postazioni  a ridosso della chiesa. Non manca l’ape del consueto ambulante e gli occhi dolcissimi di un bambino. Ma la mia attenzione è attratta da un enorme cartellone che descrive il programma per i tre giorni di festa a venire.

Mi avvicino e leggo il tutto con l’intento di non perdermi nulla. Mi colpiscono in modo particolare due cose: il bacio della reliquia e la foto di una gigantesca porchetta. Sacro e profano, starete pensando voi. No, è la verità.

Non che il resto del programma sia da meno, ma queste cose, come dire, le colgo come novità. Della prima soddisferò la mia curiosità accodandomi al “pellegrinaggio” della sera dopo, in Chiesa, al rientro della spettacolare processione con la statua del nostro San Michele arcangelo.

Trascendenza di una fede che resiste alle dure bordate di questo bizzarro progresso dal ventre molle. Resiste e unisce tutti, o quasi tutti. Così sembra a guardare la fila interminabile di gente che s’accoda con dignità compunta e speranzosa al bacio della reliquia: una pietruzza strappata alla grotta del Sacro monte del Gargano, per esorcizzare il male e per poi, magari, restituirle il merito di grazia ricevuta. Mistero della Fede.

Della seconda novità, la porchetta, invece dovrò chiedere lumi a qualcuno. Ma non ce n’é bisogno, il tempo di voltare la testa e dietro di me (quasi a voler dire: “cosa vuoi sapere?”), uno, due e poi non so più quanti, sono pronti a darmi le dovute spiegazioni. Tutto pare abbia avuto inizio pochi giorni prima, in occasione del “Gran Galà dei cavalli”, svoltosi il 22 Settembre, uno spettacolo fuori dal comune. Nel senso che dalle nostre parti non si è mai visto nulla di simile. Mi raccontano i “25 amici” che, quando ci si rese conto del poco tempo a disposizione e del gran lavoro che c’era per preparare il campo, stava per saltare tutto. Si è corso il rischio di non fare niente. Il campo per un gran galà di cavalli deve avere il terreno soffice come un velluto. Mentre sul nostro sembrava fossero sbarcate tutte le macchine schiaccia terra del mondo. Quindi? Quindi - mi dicono gli amici - si è scatenato il finimondo. Un nugolo di braccia e di macchine che pur di regalare a Noha l’evento più strabiliante del pianeta, hanno rinunciato alle proprie entrate economiche, per giorni e giorni. Entrate sempre più magre, e quindi a maggior ragione, sempre più preziose. Se dovessi farne i nomi non basterebbero 20 pagine, intere famiglie, caseggiati, gruppi di amici. Hanno chiuso negozi e officine, bar e chioschi, lavaggi e carrozzerie, agenzie e uffici tecnici, case e salotti: UNO PER TUTTI, TUTTI PER NOHA.

Non uno slogan banale, ma il segno di una comunità che si risveglia da un imperturbabile trascinarsi nel tempo. Un tempo dove tutto è programmato, e che vorrebbe tutto cambiare, ma di fatto nulla cambia. Così conviene ai pochi e sconviene ai molti. Come fare la doccia con l’impermeabile, appunto. Dove l’idea dell’individualità e del carrierismo, che hanno sempre ridicolizzato ogni credo, ha oltraggiato la tradizione stessa, spogliandola del mistero e della poesia che rinfranca gli spiriti buoni.

Una comunità che cresce ha bisogno di esempi e fatti, non solo di parole, promesse e speranze millenarie. Una comunità cresce quando alle persone viene offerta la possibilità di ragionare, quando non ci si oppone ostentando regole e pratiche che, come la fede, dovrebbero restare attente, anzi aperte, al dubbio. L’esempio è il più alto grado di solidarietà.

Per cambiare il mondo basterebbe che qualcuno, anche piccolo, avesse il coraggio di incominciare. Forse ci siamo.

Marcello D’Acquarica
 
Di Antonio Mellone (del 13/10/2016 @ 23:11:21, in Eventi, linkato 1248 volte)

A Roma han detto finalmente di NO alle Olimpiadi del 2024. Quindi ora siamo liberi di organizzarne a bizzeffe ovunque, ma senza cementificazioni per invadenti “cittadelle dello sport”, senza indebitamenti di intere generazioni future e soprattutto senza mafie.

Ora. Siccome tutte le strade portano a Noha, il tedoforo con la torcia s’è deciso di venire ad accendere la sua fiaccola olimpionica proprio nel cuore della nostra cittadina.

La prima Olimpiade di Noha si terrà, dunque, domenica prossima 16 ottobre 2016 da mane a sera. Sicché la centralissima via Castello e il parco dell’antico maniero nohano si popoleranno di grandi e piccoli concorrenti nelle varie discipline di:

  • Corsa con i sacchi
  • Tiro alla fune
  • Calcio balilla
  • Tiri al canestro
  • Tennis da tavolo
  • Tiro ai barattoli
  • Lancio del giavellotto
  • Sfide a Dama
  • Palleggi
  • Calcio biliardo umano

Dopo le iscrizioni aperte a tutti, alle ore 11 inizieranno le prime gare di questa prima Olimpiade.

Le attività si protrarranno fino alle 13.00, orario d’inizio della doverosa pausa pranzo (al sacco).

All’interno del parco del Castello, all’ombra della torre e del ponte medievali, sarà allestita l’area pic-nic aperta a tutti, mentre i ragazzi dell’associazione del Presepe Vivente, come è loro solito, prepareranno pucce e panini imbottiti di leccornie salentine. Ma anche mortadella bolognese (eh, sì, quando si parla di giochi senza frontiere bisogna per forza andare oltre gli angusti ambiti provinciali).

Alle ore 15.00 riprenderanno i giochi olimpici e il resto dell’animazione con la colonna sonora della Musica Anni ’80.

Il programma olimpico prevede la consegna delle medaglie agli atleti dopo ogni gara. La salita sul podio è accompagnata dal canto dell’inno nazionale (ma quest’ultimo programma potrebbe registrare delle varianti a sorpresa).

*

L’occasione di questa straordinaria festa dello Sport è il battesimo della ASD NOHA CALCIO, la nuovissima squadra di calcio del Noha, che inizierà a disputare le sue partite in Terza Categoria a partire dal prossimo mese di novembre 2016. La festa è promossa e organizzata dall’omonima neo-associazione Sport Calcio Noha, dalla Parrocchia di San Michele arcangelo, dall’Associazione Culturale Presepe Vivente “Masseria Colabaldi”, dalle Acli, da  Noha.it, dall’Associazione L’Altro Salento, e da tantissimi altri cittadini liberi e pensanti.

*

La bandiera della ASD NOHA CALCIO che garrirà ad ogni vento è un vessillo a due colori, composto da azzurro e bianco, a due bande verticali di eguali dimensioni. Mentre lo  stemma è un’ellisse con l’asse maggiore in verticale (ovale è anche la forma dello stemma cittadino, per dire), nove stelle di contorno (non poteva essere altrimenti: NOVE = NOHA), un diavoletto nero (la prima squadra di calcio del Noha era denominata appunto “I diavoli neri”) con in mano un tridente (simbolo delle tre torri nohane) pronto a infilzare un pallone (segno del globo terraqueo).

Durante le Olimpiadi entrava in vigore la “Tregua Olimpica”. Gli antichi greci la chiamavano ékecheirìa ed era un periodo sacro durante il quale cessavano tutte le inimicizie pubbliche e private, venivano abbassate le armi e salvaguardata la vita di chi si recava a Olimpia, e nessuno poteva essere molestato per gareggiare o per assistere alle gare. Siamo certi che la ékecheirìa, per l’occasione, si realizzerà anche a Noha.

Nella locandina della manifestazione campeggiano in alto il logo della ASD Calcio Noha e il nome della Parrocchia. Cos’è questo se non un bellissimo segnale di conciliazione tra il diavolo e l’acqua santa?

Antonio Mellone

 
Di Redazione (del 04/10/2013 @ 23:10:57, in Fidas, linkato 1286 volte)

DONAZIONE DEL SANGUE DOMENICA 06 Ottobre 2013 dalle ore 8,30 alle 11,30

Clicca qui per leggere il notiziario della Fidas Leccese.

La FIDAS NOHA invita alla donazione del sangue che si svolgerà presso la casa del donatore in via Calvaro 15.
Tel. 0836.524092
E-mail: noha@fidasleccese.it
 
Di Marcello D'Acquarica (del 10/10/2014 @ 23:07:18, in NohaBlog, linkato 1206 volte)

Mi rendo conto, da tutte le battute che si dicono in giro e che anche Antonio ha raccolto nel suo ultimo articolo dal titolo “Ennesima sparatoria a Noha”, che è ben radicato nel cervello di molte persone un modo di pensare come il seguente: “se non ti fai i fatti tuoi, sei uno sprovveduto oppure un opportunista”.

Ci siamo talmente abituati a pensare che senza un tornaconto non dobbiamo muovere nemmeno un dito che alla fine i risultati deleteri si vedono, eccome. Vi risparmio l’elenco, sarebbe troppo facile compilarne uno infinito.

Le abitudini a volte sono dei blocchi mentali che ci impediscono di cambiare e quindi anche di migliorare. Ci manca fondamentalmente il senso del gratuito e ci soffoca la paura di perdere. E per non perdere ci escludiamo dall’essere protagonisti. Di conseguenza vince il malcostume. E’ matematico, come il calcolo delle probabilità.

Così capita che percorriamo strade invase da rifiuti di ogni tipo, rotonde che sono delle vere schifezze, mura di cinta sventrate, allagamenti per una banale pioggerella, asfalti sconquassati a macchia di leopardo, edifici in disuso che diventano rifugi per pantegane (vedi per es. il sito dell’ex palazzo baronale e relativo giardino a Noha. E obbligare i proprietari alla bonifica, alla manutenzione e al decoro per il pubblico interesse, no eh?), piste ciclopedonali inesistenti, puzza di fogna un po’ ovunque, e via di seguito. Insomma possiamo dire che, dove ti giri e ti volti, il degrado la fa da padrone. A partire dalla piazza san Michele, dove troneggia maestoso, non sappiamo fino a quando, un ricordo del passato come l’orologio e la relativa torre, donata nel 1861 dai fratelli Gaetano e Orazio Congedo, il cui stemma è scolpito sul frontespizio del minareto (cfr. anche L’Osservatore Nohano, n°1, Anno III, 9 febbraio 2009).

Ci siamo talmente abituati al brutto che manco più ci facciamo caso, nemmeno quando ci capita di frequentare la piazza nel corso della festa di San Michele arcangelo, nostro Santo patrono. Ma forse in quest’occasione saremmo pure giustificati in quanto forse accecati dalle luminarie.

Respiriamo aria intrisa di fumi di dubbia provenienza che manco più ci dà fastidio. Dice il mio amico Giuseppe: “Durante il giorno, quando la pressione atmosferica è lontana da terra, non si sente niente, ma verso l’imbrunire, con l’aumento della pressione, insieme alla nebbiolina si diffonde nell’aria ed entra prepotentemente anche in casa, un odore nauseabondo di cose bruciate. E che possiamo fare?”. 

Siamo così presi dai nostri affanni quotidiani che non ci accorgiamo della meraviglia del silenzio senza i rumori del progresso, dei colori del cielo e della campagna, del cambio delle stagioni, della musica del vento, del frinire delle cicale, del volo delle rondini...

Siamo così convinti che quello che conta è l’auto XXL (extra large), il televisore da 300 pollici o l’ultima versione di iPod e relativo cover, che concentriamo tutte le nostre energie nel voluttuario di questo becero consumismo, dimenticandoci dell’Essenziale, volutamente con la maiuscola.

Io credo intanto che serva eccome studiare le regole della grammatica (almeno per sapere finalmente su quale  “e” vada o meno l’accento), e nondimeno  bisognerebbe metter in pratica il loro rispetto, che dovrebbe diventare per tutti uno stile di vita. Questo proprio perché la grammatica senza pratica non serve a nulla, così come altrettanto inutile sarebbe la pratica senza la grammatica.

Indro Montanelli diceva che noi italiani siamo come il cane che si morde la coda, siamo cioè come quell’infermiere che rubando una siringa dal pubblico ospedale non porta a casa un bene, ma lo toglie alla comunità, di cui egli stesso fa parte.

Starete pensando che sono andato fuori tema e che le casiceddhre centrano poco con tutto questo e che non risolvono i problemi. No di certo. Infatti se dovessero scomparire all’improvviso non cambierebbe la vita a nessun nohano, e se dopo le casiceddhre scomparissero anche la trozza, la casa baronale, la torre e relativo arco a sesto acuto, la casa rossa, la Masseria Colabaldi, la torre con l’orologio, il frantoio ipogeo, e se scomparisse persino Noha, magari fagocitata per sempre da Galatina, a nessun nohano cambierebbe la vita. E’ solo questione di salvaguardia dell’identità e di sapersi ricollocare da qualche parte, sempre che anche il “qualche parte” esista ancora.

Marcello D’Acquarica
 
Di Redazione (del 12/08/2014 @ 23:07:09, in Eventi, linkato 1616 volte)

Il Rione Roncella, vincitore del Torneo del 2013, il 16 agosto alle ore 20.30 in Via Cornelio Silla ospita i Rioni Castello, Colabaldi, Piezzu e Trozza con la “Festa dei Rioni” con grandi tavolate, musica, balli, vino e "Lu Fruttu Novu" in concerto.

Lunedi 18 agosto alle ore 19:30 apertura della quinta edizione del "Torneo dei Rioni" con la Manifestazione dei Rioni presso la piazza San Michele arcangelo di Noha  a seguire sfilata trionfale con i Banditori e i cavalli verso la chiesa “Madonne delle Grazie” per raggiungere il campo da gioco.

Alle Ore 20:30 inizio della prima partita "Roncella - Piezzu" e alle ore 21:30 inizio della seconda partita "Trozza - Colabaldi".

Di seguito il programma completo delle altre partite:

- 21 Agosto:

                Ore 20.30 "Piezzu - Castello"

                Ore 21.30 "Roncella - Trozza"

- 25 Agosto:

                Ore 20.30 "Roncella - Castello"

                Ore 21.30 "Piezzu - Colabaldi"

- 28 Agosto:

                Ore 20.30 "Roncella - Colabaldi"

                Ore 21.30 "Trozza - Castello"

- 01 Settembre:

                Ore 20.30 "Piezzu - Trozza"

                Ore 21.30 "Colabaldi - Castello"

Il 04 settembre alle ore 21.00 verrà giocata la finale dei Rioni a seguire premiazione della squadra vincitrice del Torneo 2014.

 
Di Albino Campa (del 15/05/2012 @ 23:06:28, in Cultura, linkato 1779 volte)

Eccovi di seguito il secondo dei tre contributi alla Storia di Noha scaturiti dalle ricerche continue del nostro P. Francesco D'Acquarica

I nomi preferiti dalla gente

La popolazione si affidava quasi sempre alla tradizione che voleva venisse ripetuto il nome degli avi e dei congiunti più prossimi. Il nome assegnato ad un figlio, in caso di morte, veniva ridato al figlio successivo, a dimostrazione di quanto fosse importante il vincolo parentale.
A parte qualche antico nome di origine e di devozione della liturgia greca come per esempio Staurofila (amante della croce) per le donne o Basilio, Cipriano, Teodoro (Totaru), Gregorio… i nomi più diffusi erano:
Anzitutto Maria, il nome dolcissimo della Madonna, che  supera tutti con 382 volte. Poi viene quello del protettore del Paese e cioè S.Michele nelle diverse forme di Michele, Angelo, arcangelo: 200 volte al maschile ma 77 volte al femminile come Angela o Michela.
Poi Anna con più di 100 volte, Giuseppe con 115 volte al maschile e 92 volte al femminile, Vito con 113 volte al maschile e 68 al femminile. Viene poi Antonio 184 volte al maschile e 92 al femminile. Ma anche Francesco con 90 volte al maschile e 45 al femminile, Donato con 97 volte al maschile e 68 al femminile, Carmine con 45 volte al maschile e 46 al femminile. Ma troviamo anche Lucia con 92 volte, Salvatore con 46 volte al maschile e 2 al femminile.

I figli di nessuno o proietti

Anche a Noha si era organizzati per accogliere, battezzare, curare o seppellire i figli di nessuno.
I nati abbandonati venivano posti in una sorta di cassetta rotante, detta ruota dei proietti, destinata ad accogliere coloro che con un'espressione più cruda e realistica venivano buttati via (dal latino  proicere  formato da pro e jacere,  gettare avanti a sè). Il termine projetto fu usato anche per indicare, unito al nome proprio, l'identità anagrafica dell'infante abbandonato che assumeva così quel cognome.
A Noha abbiamo delle annotazioni nei registri del 1800.

Ecco qualche esempio interessante.
* 10 Novembre 1810 - Liberato Leonardo nato da genitori incerti e da magnitivi del Governo esibitomi a battezarlo nella mia chiesa parrochiale portato dalla donna che introduce la ruota fissa nella casa destinata a Maria Caldarone, segni del proietto bambino coll'oruce­bicolo in volto in una fascia lacera con una pezza di lana nera e consegnato alla Nudrice Rosa Casaluci di Nohe.
Ma il nostro piccolo Liberato Leonardo non ce la farà. Pochi mesi dopo lo stesso parroco ci parla della sepoltura nella sua chiesa parrocchiale, informandoci anche del nome del Sindaco di Noha in quell’epoca.
Infatti leggiamo:
* Le 4 Febraro 1811 - A dì sudetto alle ore venti del giorno è morto un proietto espo­sto alla ruota  procreato da genitori incerti alle diece del mese di novembre  da me battezzato ed imposto il nome Liberato Leonardo e con ordinativo del Sindaco D. Fortunato Tondi l’ò data nella mia parrochiale chiesa la sepoltura.

Altri casi.
* 28 Ottobre 1817 - Dalla donna che abita nella casa delli esposti mi è stato portato un proietto quale ò battezato e li ò imposto il nome Giovanne, procreato da Padri incerti.
* Le 29 8bre del 1817 - E' morto un figliolo proietto di giorni due per nome Fortunato Simone ed il suo corpo è sepelito nella chiesa parrochiale.
* Adì  19 Marzo 1709 - Io D.Nicol'Antonio Soli Arciprete della Chiesa Parrocchiale di Nohe ho battezzato un'infante ritrovato esposto à  dì  18 detto 1709 ad hore  due di notte avanti alla casa di Sabbatino Benedetto, nato da un giorno in circa, e portava il biglietto che havesse havuto la forma et impostoli il nome Giuseppe, et io pred.to Arciprete per star più sicuro del sacramento l'ho fatto portare in chiesa e l'ho battezzato sub condizione con il medesimo nome di Giuseppe, il padrino fu Orazio Donno chierico selvaggio di Nohe.
* Adì 15 Marzo 1719 - Io sotto scritto Arcipr. della Parrocchial Chiesa di Noe ho battezzato una infante ritrovata esposta à dì 14 detto ad hore due avanti giorno nella porta piccola della nostra madrice chiesa sopra la Carnara ritrovata da Domenico Marrazzo, Sindico hodierno e da Angel'Ant.o Fonzeca primo auditore di questa Città di Nohe, nata da giorni venti in circa, li fu posto il nome di Fortunata, questa portava una cartella sopra di essa, e diceva così: Batteggiata  Antonia Fortunata. Et io per stare più sicuro della validità del sacramento l'ho fatto portare in chiesa e l'ho battezzata secondo il Rito della S.R.Chiesa; però sub condizione, si non es baptizata ego te baptizo; la commare fu Marina Prudenzano di questo casale di Nohe.
* 28 Ottobre 1817 - Dalla donna che abita nella casa delli esposti mi è stato portato un proietto quale ò battezato e li ò imposto il nome Giovanne, procreato da Padri incerti. D. Oronzio Arc. Stifani.
* 11 Settembre 1821 - Mi è stato portato in Chiesa un esposito ritrovato nel suburbio di Nohe da Padri incerti procreato per nome Liberato …
* Noha li 27 Novembre 1832 - Gaetana de Lelli, figlia di padre e madre ignoti  fu battezzata da me sottoscritto che mi fu lasciata all’uscio della mia porta ad ore sei.

Casi di povertà

Molte volte il Parroco sottolinea la situazione di povertà con l’espressione “fu sepelita dentro questa mia parrocchial chiesa per carità siando povera”, che semplicementevuol dire che il funerale fu  fatto gratuitamente, perché persona povera.

* Nel 1810 di una certa Giovanna Ramundo consorte di Paschale Cascione coniugi un tempo di Nohe degenti in feudo, in età di anni 40 fece passaggio da questa a meglior vita, lasciò due filli non possedeva casa di abbitazione ne poteri di sorte alcuna, ma povera in Christo ed alle ore  ventidue  del giorno si fecero l'esequie.

* Bella anche questa testimonianza del 1811 dove leggiamo che la
Vedova Angela Sesini della Terra di Martano povera in Christo in età di anni 60 fece passaggio da questa a meglior vita mentre dimorava nel casino di campagna del Rev. Arciprete di Galatina. E’ da apprezzare la generosità dell’arciprete di Galatina che aveva messo il suo casino di campagna a disposizione di questa poveretta.

* E fa tenerezza questa informazione del 1816 dove con pudore il parroco accenna alla quindicenne Vita Barazzo della terra di Aradeo povera figlia che andava elemosinando in età di anni quindeci ricevuti anticipatamente li santi  sagramenti … ecc. ecc.

Oppure il caso di una vedova che:
* 1811 - non possedeva casa di abbitazione ma abbitava in casa locanda, non possedeva sorte di poteri nessuna, ma poverissimo in Gesu Christo, ed alle ore ventiuna del giorno si fecero l'esequie nella mia parrochiale dove il suo corpo sepolto giace nella mia chiesa parrochiale.

Sono tutti casi di povere donne che vivono di stenti. Una volta ho trovato la descrizione al maschile e si tratta di un anziano di 65 anni che fu sepelito per carità siando povero.

 
Di Redazione (del 22/07/2014 @ 22:57:51, in Comunicato Stampa, linkato 1667 volte)

La scuola dell’infanzia “San Michele arcangelo” è una scuola paritaria, ubicata a Noha, frazione di Galatina, ed è gestita dalle “Suore Discepole di Gesù Eucaristico” che vantano una pluriennale esperienza nel campo della pedagogia, della didattica e delle scienze sociali.

Obbiettivo principale dell’offerta formativa della scuola materna di Noha è garantire la massima fruizione delle opportunità educative e delle innovazioni dettate dalle normative ministeriali, in una organizzazione più articolata e flessibile anche nei tempi e nelle forme di integrazione territoriale.

Nella progettazione didattica ricche sono le proposte per valorizzare i diversi linguaggi, l’arte, l’informatica e la musica con percorsi volti a far esprimere la fantasia e la creatività dei bambini.

Proposte formative e didattiche per il nuovo anno scolastico:

  • Giochiamo con la musica
  • Suoni, ritmi, movimenti e colori
  • Numeri, lettere, forme e colori con Paint
  • Giochiamo con Paint
  • Tante lingue e tanti amici
  • Parole in gioco

Vi aspettiamo per una visita conoscitiva alla nostra bella scuola.

 

Le Suore Discepole di Gesù Eucaristico
(Noha)

 

La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha La scuola paritaria San Michele Arcangelo Noha
 
Di Albino Campa (del 16/05/2012 @ 22:51:16, in Piedibus, linkato 1762 volte)

In fase sperimentale, da mercoledì 23 maggio 2012, a Noha, si va a scuola a piedi e si prende il Piedibus.
Alle 7.55 dalla Trozza e alle 8.00 da via Bellini angolo via D’Annunzio, due file di alunni, guidate dagli accompagnatori, si snoderanno tra le vie del paese sino a raggiungere la scuola
e poi, alle 13.22 s’incammineranno per riportare tutti a casa!
Si parte, però da lontano: l’Assessorato alla Mobilità della Regione Puglia, all’inizio dello scorso anno, bandisce il concorso “Cicloattivi@Scuola 2011” al fine di promuovere lo sviluppo di pratiche di mobilità sicura e sostenibile. L’Istituto Comprensivo Polo 2 di Galatina vi partecipa con il progetto “Leggere Passi Leggeri. Il piedibus di Noha” e lo vince, con altre 49 scuole pugliesi.
In questo anno scolastico si sono avuti diversi incontri per realizzare le prime fasi del progetto con la partecipazione delle istituzioni locali e di diverse associazioni: “Città Fertile” di Galatina, “Le Sentinelle” di Noha, i “Presidi del Libro”, la Parrocchia San Michele arcangelo di Noha, il Comando dei Vigili Urbani e il Comune di Galatina, la Biblioteca Giona – Presidio del libro di Noha e naturalmente con l’indispensabile collaborazione di alunni e genitori delle classi coinvolte.  
Stabilite due linee casa - scuola – casa, nel Laboratorio dei Segni e dei Segnali i ragazzi hanno realizzato i disegni da utilizzare nei cartelli che contrassegnano i Capolinea, le fermate,
le Case – Amiche. I due percorsi, Linea A- Azzurra e Linea B – verde, sono inoltre segnalati sui marciapiedi da impronte di “piedi” azzurre e verdi.  Realizzarle è stato proprio divertente!
Ed ora, nel periodo climatico più favorevole a sperimentare la passeggiata mattutina e quella
di pre-pranzo, la prima per meglio affrontare l’impegno scolastico di fine anno, la seconda per stuzzicare l’appetito quel tantino più del solito, il Piedibus di Noha parte!
Il Progetto è però più ampio e articolato e prevede numerose altre iniziative partecipate sul territorio, di cui, naturalmente, vi terremo  informati.    “Buon Piedibus a tutti!”.

lo staff del Piedibus di Noha

 
Di Albino Campa (del 13/09/2011 @ 22:48:49, in Eventi, linkato 2137 volte)

Giovedì 29 Settembre in occasione della festa patronale di Noha onoriamo l'arcangelo San Michele e scopriamo i " Gioielli" artistici e culturali di Noha.

Ore 16:00 Percorso turistico culturale guidato dalla Dott.ssa Angela Beccarrisi che ci illustrerà tratti di storia, origini e rivalutazione dei beni artistici di Noha, partendo dalla Chiesa Madre.

Ore 19:00 Solenne Celebrazione Eucaristica presso la Chiesa di San Michele presieduta dal Parroco Rev.mo Sac.Francesco Coluccia con la partecipazione dei genitori e dei ragazzi della Comunità Parrocchiale, a conclusione dell'itinerario artistico, come segno di unità e vitalità tra le culture incontrare e i beni ammirati.

La S.V. è invitata a partecipare

fonte: Gruppo Mimi'

 
Di Albino Campa (del 21/09/2007 @ 22:48:32, in NohaBlog, linkato 2557 volte)


Festa San Michele arcangelo
28-29-30 Settembre 2007
Con il patrocinio del Comune di Galatina


Programma delle Celebrazioni
19 Settembre: Solenne apertura della Novena e intronizzazione della Reliquia
23 Settembre: ore 9.30 Apertura dell'Anno Catechistico
24-26 Settembre: Preparazione Spirituale all'Ordinanza Sacerdotale do Don Emanuele Vincenti che avverrà il 6 Ottobre presso la Basilica Cattedrale di Otranto
28 Settembre: Vigilia della Festa.
  • ore 7.15/ 9.30/11.00 SS. Messe
  • 18.00 Solenne Celebrazione Eucaristica
  • 19.00 Processione per le principali vie del paese
29 Settembre:
Solennità di San Michele arcangelo
  • ore 7.00/ 8.30/10.00/11.30 SS. Messe
  • 19.00 Solenne Celebrazione Eucaristica al termine Bacio della Reliquia
   
Programma delle Manifestazioni
•L'allestimento delle luminarie nelle vie che
   tradizionalmente vengono addobbate saranno
   curate dalla premiata ditta:
   "CAV. CESARIO DE CAGNA"

28 Settembre:

  • Gran Concerto Bandistico Città di "Sogliano Cavour" (Le) Maestro Direttore e Concertatore Giuseppe Gregucci.
  • Al termine della Processione Spettacolo Pirotecnico a cura della Ditta "La Pirotecnica del Sud" di Piero Coluccia di Galatina (Le)
  • ore 21.00 Spettacolo di Pizzica e Musica popolare con i "NUI...NISCIUNU"
29 Settembre:
  • Gran Concerto Bandistico Città di "Sogliano Cavour" (Le) Maestro Direttore e Concertatore Giuseppe Gregucci
  • Rinomato Gran Concerto Musicale "Lorenzo Semeraro" Città di Mottola (TA)
    Maestro Direttore e Concertatore "Salvatore Tarantino"
  • ore 24.00 A conclusione dei Festeggiamenti spettacolo di Fuochi pirotecnici curati dalle Ditte "La Pirotecnica del Sud" di Piero Coluccia di Galatina (Le) e "Cav. Maggio Domenico" di Tuglie (Le)
30 Settembre:
  • ore 20.00 esibizione della Scuola di Ballo DANCING DAYS di Cutrofiano (LE) maestri GIUSEPPE E LUIGINA MENGOLI.
  • ore 21.00 "I CUGINI DI CAMPAGNA " in Concerto
 
ATTRAZIONE GIOCHI
Per tutta la durata dei festeggiamenti GRANDE LUNA PARK
 
MANIFESTAZIONI TRADIZIONALI
Con inizio alle ore 8,00 saranno sparati i tradizionali botti.
Ogni mattina i concerti bandistici, dopo aver sfilato per le vie della città, presteranno servizio in Piazza S. Michele.
 
Il Parroco ed il Comitato ringraziano la Comunità Parrochiale per aver contribuito alla realizzazione della Festa

 

 

Abbiamo rinvenuto, tra le sudate carte di don Donato Mellone (1925 – 2015) questo fervorino che vi proponiamo di seguito: è il primo discorso pronunciato a Noha nella chiesa parrocchiale dopo il suo ”ingresso”, avvenuto nel 1963 [cfr. D’Acquarica, Francesco, “La nomina di don Donato Mellone all’arcipretura di Noha con decreto di papa Paolo VI” – su Noha.it, 15/06/2015]. La presa di possesso della parrocchia di Noha, come rilevato da altri documenti autografi, fu molto semplice e discreta, senza tante cerimonie. (A. M.)

*

Ritengo inutile ogni parola di presentazione. Alla domanda che in questi giorni è circolata con insistenza tra di voi: “chi sarà il nuovo parroco?”, si può dare finalmente una risposta: il nuovo parroco è ormai in mezzo a voi.

Ed è per me un lieto auspicio il fatto che io sia venuto a Noha in questo mese di ottobre, sotto lo sguardo e la protezione della Vergine SS.ma del Rosario. Perché a Lei intendo affidare questo mio nuovo campo di apostolato. Ed invito tutti quanti voi a rivolgere per me in queste ultime sere di ottobre una preghiera particolare alla Madonna.

Se la parrocchia è un campo da coltivare preghiamo insieme la Madonna perché io possa trovare degli operai disposti a condividere con me le ansie, le preoccupazioni, le difficoltà del mio lavoro; preghiamo perché tutta la parrocchia possa essere un terreno fertile e perché il mio apostolato in mezzo a voi possa portare frutti abbondanti di vita eterna.

Queste poche parole penso siano più che sufficienti a rivelarvi con quanta buona volontà e con quali buoni propositi io venga in mezzo a voi. E son convinto che tutto il popolo di Noha corrisponderà con la più larga e generosa collaborazione.

Dopo la Benedizione Eucaristica canteremo allora una canzone alla Madonna, quale segno per attestarLe la nostra devozione, ma anche per chiederLe, sul nuovo parroco e sulla parrocchia tutta, la sua materna benedizione.

Sac. Donato Mellone

 
Di Marcello D'Acquarica (del 13/11/2012 @ 22:26:48, in I Beni Culturali, linkato 2599 volte)

Noha, 13 Novembre 2012

LETTERA APERTA A:

-Gentilissimo signor Sindaco del Comune di Galatina, Dottor Cosimo Montagna.
-Assessore con delega alle Politiche sociali, alla Cultura e polo biblio-museale, al Diritto allo studio   e servizi scolastici, Prof.ssa Daniela Vantaggiato.

Oggetto:
Istanza riguardante l’attuazione di un  procedimento amministrativo al fine di apporre un vincolo giuridico (finalizzato al loro recupero) dei Beni Culturali di Noha.

Gentilissimo Signor Sindaco e Assessore, con la presente, mi faccio carico di riassumere in breve i vari sforzi profusi dai nohani al fine di tutelare e valorizzare i Beni Culturali di Noha:

  • Il 12 agosto 2008, su richiesta dei soci del Circolo Culturale Tre Torri di Noha, l’Arch. Giovanni Giangreco, funzionario della Soprintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Lecce, accetta l’invito di venire a Noha per prendere atto della volontà popolare, volta ad intraprendere la procedura di vincolo su alcuni beni culturali della cittadina, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali. L’Arch. Giangreco suggerisce la necessità di preparare delle schede tecniche comprendenti i principali dati identificativi dei beni in oggetto. Schede che vengono predisposte e rilegate nel catalogo “I Beni Culturali di Noha” a cura del sottoscritto, e stampato a colori per i tipi dell’Editore Panico di Galatina.
  • Il 2 settembre 2009, i soci del Circolo Culturale Tre Torri di Noha, invitano il Commissario Prefettizio di Galatina, dott.ssa  Rosa Maria Simone alla presentazione di questo libro.
  • Il 26 Settembre 2009, in occasione della Festa dei Lettori organizzata, tra gli altri, anche dai “Presidi del Libro” di Noha e dalla “Biblioteca Giona”, viene presentato al pubblico il Catalogo dei Beni Culturali di Noha (nel quale sono contenute le schede tecniche dei Beni Gulturali, così come suggerito dall’Arch. Giangreco). Alla manifestazione, che ha luogo nell’atrio del Palazzo Baronale di Noha (e nella quale si esibiscono vari artisti), interviene un folto pubblico. Tra gli interventi s’annoverano anche quelli dell’Assessore Regionale alla Qualità del Territorio, dott.ssa Angela Barbanente  e quello dell’Arch. Giovanni Giangreco stesso.
  • In data 11 gennaio 2010 viene sollecitato un intervento per il recupero tempestivo del bene culturale da tutti conosciuto come “Le Casiceddhre”, sito in Noha (tutt’oggi in totale stato di abbandono e di decadenza), alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e paesaggistici delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto, alla diretta attenzione del Responsabile Arch.  Maria Costanza Pierdominici.
  • In data 22 gennaio 2010, mediante lettera Raccomandata A.R., le Associazioni di Noha:  “Circolo Cittadino Juventus”, “Fidas di Noha”,  “Circolo Culturale Tre Torri” e “L’Osservatore Nohano”,  inviano copia del Catalogo dei Beni Culturali di Noha (più copie furono consegnate in anteprima all’Arch. Giancreco) chiedendo l’intervento della Soprintendenza, nella persona del responsabile di settore Arch. Maria Costanza Pierdominici.
  • In data 30 Giugno 2010, i cittadini delle seguenti Associazioni: “Circolo Cittadino Juventus”, “Fidas di Noha”,  “Circolo Culturale Tre Torri”, “Parrucchieri Mimì” e “L’Osservatore Nohano”, chiedono all’Amministrazione Comunale di Galatina, ed in modo particolare al Sindaco Dott. Giancarlo Coluccia, di sollecitare la richiesta d’intervento della Soprintendenza della Provincia di Lecce (richiesta già inoltrata dalle suddette associazioni, come detto, con lettera Raccomandata A.R in data  il 22 Gennaio 2010 al responsabile di settore Arch. Maria Costanza Pierdominici).
  • In data 29 settembre 2011, in occasione della Festa Padronale di San Michele arcangelo, le Associazioni di cui sopra, nonché numerosi esponenti dell’Artigianato nohano, effettuano una petizione popolare in cui vengono raccolte 1471 firme di cittadini per corroborare le istanze rivolte alla Soprintendenza (e rimaste senza esito). Le firme verranno depositate e protocollate presso il Comune di Galatina in data 16 Novembre 2011. Copia delle petizione popolare viene spedita con lettera Raccomandata A.R. a: Presidente della Provincia di Lecce Dott. Antonio Gabellone; Presidente della Regione Puglia Dott. Nichi Vendola; Dirigente per i Beni Culturali e  Paesaggistici Dott.ssa Isabella Lapi;
  • Verso la fine del mese di Aprile 2012, si presenta a Noha l’Arch. Carmelo Di Fonzo, in qualità di funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto, senza essere accompagnato da nessun altro esponente della Pubblica Amministrazione (per esempio del Comune di Galatina). L’Architetto Di Fonzo, coadiuvato dall'arch. Adriano Margiotta (volenteroso cittadino galatinese che avrebbe preparato successivamente, sempre su richiesta dell’Arch. Di Fonzo, la seconda tornata di schede), dopo aver effettuato sommariamente un sopralluogo nelle adiacenze di alcuni Beni Culturali nohani (osservando chissà cosa e a debita distanza) e tralasciandone la maggior parte, avrebbe richiesto a dei privati cittadini (probabilmente beccati per caso in mezzo alla strada), una ulteriore raccolta di schede dei Beni Culturali di Noha (affinché si procedesse al famigerato vincolo).
  • Verso la metà del mese di Luglio 2012, i cittadini privati  menzionati prima, avrebbero inviato  finalmente all’attenzione dell’Arch. Di Fonzo  alcune copie delle schede dei beni in oggetto, come richiesto.
  • In mancanza di alcuna reazione da parte della Soprintendenza e dietro iniziativa del sottoscritto, nel mese di Ottobre appena trascorso, contatto telefonicamente l’Arch. Di Fonzo. Nel corso del colloquio, l’Architetto mi riferisce che il materiale a sua disposizione è incompleto e sollecita ulteriori dati mancanti necessari per la procedura del vincolo. Su mio suggerimento si impegna di analizzare con maggiore attenzione  il Catalogo dei Beni Culturali di Noha, di cui mi dice di averne copia.

A questo punto mi chiedo e Vi chiedo, se è giusto che un dipendente dello Stato (o comunque in possesso di incarico) non si faccia vivo (come forse suo dovere), ed attenda invece che sia un privato cittadino, come il sottoscritto, a sollecitare una risposta, qualunque essa sia.
Non pensate che anche i Beni Culturali di Noha abbiano un minimo di dignità e dunque, anch’essi, una specie di diritto di cittadinanza? Non trovate deprimente lo scempio infinito cui questi beni vengono sottoposti, prima dai privati proprietari e poi dal pubblico (che dovrebbe limitare un po’ l’ignavia del privato, così come previsto dalla Legge)?
Vi ritengo, gentile Sindaco e Assessore, persone degne di fiducia e attente agli impegni di cui Vi siete fatti carico. Per questo Vi chiedo di incontrarci al più presto, affinché possa meglio spiegarVi lo stato dell’arte del lungo processo che porterà (porterebbe) al vincolo di salvaguardia sui suddetti beni culturali. Sono certo che un Vostro intervento nei confronti della Sovrintendenza accelererà, anzi sbloccherà l’iter che sembra essersi inceppato per chissà quali strampalati marchingegni. Ogni giorno trascorso senza un nostro intervento equivale ad un colpo di piccone alla bellezza, all’arte e dunque al benessere di tutta la collettività.

Distinti saluti

Marcello D’Acquarica

 
Di Antonio Mellone (del 09/03/2016 @ 22:12:22, in Eventi, linkato 934 volte)

Conserva ancora i tratti della tradizione la festa in onore della Madonna di Costantinopoli con la Fiera dei cavalli di Noha.

Nella caratteristica frazione di Galatina, infatti, la Pasquetta rievoca vecchie usanze “profane” e si fonde alla devozione mariana. Si comincia alle 8.30 con la fiera del bestiame che prende vita intorno alla cappella della Madonna con i mercanti che mettono in mostra animali da cortile, attrezzature agricole di ogni tipo e, dato che Noha è ormai considerata la “Città dei Cavalli”, finimenti e bardature.

La Fiera si svolge fino alle ore 13 mentre nel pomeriggio, intorno alle 16, la bella statua della Madonna delle “Cuddhrure”, come viene affettuosamente appellata dai nohani, è condotta in processione a spalla dalle donne dalla chiesa di San Michele arcangelo fino alla chiesetta sulle note festose della banda cittadina diretta dal maestro prof. Lory Calò.

Dopo le laudi in onore della Vergine, ha inizio la festa che vede svettare nel grande prato adiacente il caratteristico palo della cuccagna.

Tutti con gli occhi all’insù, dunque, per incitare i temerari scalatori lanciati alla conquista delle ghiottonerie ciondolanti dalla ruota in cima. Una volta conquistata la vetta e i premi, il vincitore come da tradizione lancia dall’alto le caramelle, sventola il tricolore al suono dell’inno nazionale e ha inizio lo spettacolo dei fuochi d’artificio.

La festa pomeridiana si chiude con il rogo delle “Curemme”, i fantocci vestiti di nero che fanno capolino agli angoli delle diverse zone del paese, segnando così la fine della Quaresima e celebrando la Resurrezione con la distribuzione ai presenti di colomba pasquale e spumante.

[fonte quiSalento – marzo 2015]

Mel

 

 

 

 
Di Raimondo Rodia (del 07/06/2016 @ 22:10:24, in NohaBlog, linkato 466 volte)

La Chiesa Matrice di Noha, dedicata a San Michele arcangelo, fu ricostruita nel 1901, su una struttura precedente. Dai documenti è possibile dedurre le varie fasi della chiesa. La prima struttura risalirebbe al XV secolo. Fu rifatta nel XVI secolo, poi ancora nel XVII secolo, nel 1857 ancora una volta, e qui vi furono maestranze di Tuglie a lavorare all’ennesimo rifacimento, ecco i particolari della Busta A/39 che il mio prof. di lingua Inglese in I media, Enzo Pagliara, storico locale, ha potuto consultare nel lontano 1991, quindi non so se ancora consultabile. La busta in questione contiene tra gli altri documenti : 1) Il contratto tra vescovo di Nardò e fratelli Vincenzo e Cosimo Miggiano da Tuglie per intonaco del Palazzo Vescovile (1856). 2) per le tettoie del palazzo Vescovile (1856). Costruzione ( dice proprio così ) Chiesa di Noha (1857). Gli importi liquidati ai fratelli Miggiano ammontarono a Ducati 133 per l’Episcopio; Ducati 418 per la chiesa parrocchiale di Noha. Tali importi furono liquidati nel novembre 1857. Enzo Pagliara, figlio di Miggiano Giuseppa ( 1921-2006 ), figlia di Vincenzo, fratello di Cosimo, entrambi fratelli di Don Pasquale Miggiano ( 1820-1889 ) arciprete di Tuglie. Infine la matrice di Noha come la vediamo ora, venne ricostruita nel 1901 ( ancora una volta ). Presenta un semplice prospetto caratterizzato da un portale e da un rosone centrale su cui è posizionato lo stemma di Noha, raffigurante tre torri sormontato da una corona, tra un ramo di quercia e uno di arancio. Le torri sembrano sorvegliare il mare su cui veleggiano due navi con la prua orientata verso est. La torre centrale è più larga e più alta delle altre due. Lo scudo termina con una corona o cerchia turrita con 8 punte, merlate alla ghibellina. Ma torniamo all’interno della matrice di Noha, ha tre navate scandite da pilastri, è arricchito da due altari barocchi in pietra leccese provenienti dall’antica costruzione seicentesca. Gli altari sono dedicati a San Michele arcangelo e all’Immacolata. Sono presenti altre opere d’arte dell’antica struttura come le tele dell’Immacolata, della Madonna del Rosario ( primo decennio del 1600 ), della Madonna di Costantinopoli e di San Vito ( 1721 ). La chiesa conserva inoltre le reliquie di alcuni santi con rispettiva autentica: San Filippo Neri, San Biagio, San Pasquale Baylon, Santa Lucia, Santa Liberata, San Bonaventura, San Camillo de Lellis, San Domenico di Guzman, Sant’Albano da Magonza, San Quintino, San Vincenzo Ferreri, San Nicola vescovo, Santa Teresa del Bambin Gesù, e San Gerardo Maiella. Si conservano inoltre le reliquie appartenenti all’abito e al velo della Madonna. Accanto ad essa sorgeva la chiesa ottagonale Madonna delle Grazie, abbattuta nel 1962 per allargare la piazza principale. Nel 2001 in un altro luogo di Noha, fu costruita la nuova chiesa Madonna delle Grazie per volere di Don Donato Mellone. Ma torniamo al 1901 quando nella ricostruzione sparì definitivamente una statua di S.Michele arcangelo posta nella facciata. La statua di pietra leccese scolpita a tutto tondo nel XVII secolo, in una ricostruzione del 1602, già nel 1621 nella facciata della matrice di Noha, oltre la statua compariva un epigrafe andata persa che recitava : Sancte Michael Arcangele defende nos in proemio ne pereamus in tremendo indicio, la formula è un vero e proprio esorcismo, può essere recitato dal solo sacerdote ( autorizzato dal vescovo come esorcista ) nei casi di presunta possessione diabolica. Il 13 ottobre 1884 papa Leone XIII avrebbe avuto una visione al termine della Messa in Vaticano, nella quale il Maligno minacciava la Chiesa. Il papa spaventato, subito dopo aveva composto la preghiera ( in forma estesa ), raccomandando che fosse recitata al termine di ogni messa, la inserì nella raccolta degli esorcismi. Nel 1886, divenne una legge interna alla Chiesa e la preghiera a San Michele in forma abbreviata fu inserita insieme alle Preci Leonine, da recitare al termine delle messe non cantate. La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26 settembre 1964, quando, con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II venne cancellata. Papa Leone XIII è autore del ” De exorcismis et supplicationibus quibusdam “, raccolta di esorcismi, fra i quali rientra l’ ” Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos “, uno dei più potenti. Il papa inserì proprio la Preghiera a San Michele, invocato come ” Principe gloriosissimo delle milizie celesti “, come ” custode e patrono della Santa Chiesa “. Nel 1901 con l’ultima delle tante ricostruzioni dell’attuale edificio venne rimossa l’antica statua, conservata inizialmente all’interno della chiesa stessa, poi ceduta al museo civico Cavoti di Galatina dove oggi si trova spezzata in due tronconi. Nel museo di Galatina in ri-allestimento per la prossima apertura del 19 giugno 2016 riappare così ( vedi foto allegate ). Un pezzo di storia e di arte significativo, che ricorda l’antico passato glorioso del manufatto.

Raimondo Rodia

 
Di Redazione (del 06/02/2014 @ 21:41:05, in Eventi, linkato 1381 volte)

Casa Betania-Noha (LE) in occasione della Giornata Nazionale per la Vita dal Tema “Generare Futuro” organizza per Domenica 2 febbraio Domenica 9 febbraio 2014 al mattino: la presenza dei suoi volontari per la promozione del Progetto Gemma con la vendita delle primule al termine delle Ss. Messe d’orario presso le Parrocchie di “San Michele arcangelo” in Noha; Parrocchia “San Sebastiano Martire”, “Santa Caterina D’Alessandria”, Cuore Immacolato di Maria”, “Madonna della Luce” in Galatina; Parrocchia “Maria Ss.ma di Costantinopoli” in Collemeto; Parrocchia “San Giuseppe” e “Madonna della Neve” in Cutrofiano; Parrocchia “Natività di Maria Vergine” e “Cristo Re” in Collepasso; Parrocchia “Sant’Antonio Abate” in Giuggianello; Parrocchia “Ss.mi Pietro e Paolo Apostoli” in Zollino; Parrocchia “Trasfigurazione del Signore” in Giurdignano; Parrocchia “Trasfigurazione del Signore” in Poggiardo; Parrocchia “Maria Ss.ma Assunta” in Soleto. La sera: Festeggia con noi la Vita! Casa Betania lancerà 45 lampade volanti  per i 45 bambini aiutati a venire al mondo accompagnate da una coreografia di danza sui trampoli, attorno ad una culla, segno dei tre bambini che nasceranno nei prossimi giorni. Musica e artisti di strada contribuiranno a dare luce alla Vita insieme ai 2000 lumi, forniti da Casa Betania, accesi dalle famiglie di Noha ed esposti sulle proprie finestre come segno di accoglienza della Vita.

fonte: sanmichelenoha.it

 
Di Marcello D'Acquarica (del 11/12/2013 @ 21:27:19, in NohaBlog, linkato 1496 volte)

In principio fu il re dei colori. Avvenne quando l’uomo primitivo perse il pelo e scoprì il fuoco. Poi scoprì l’arte e dipinse la sua caverna con il nero dei tizzoni e il rosso della terra. Da lì in poi divenne il colore per antonomasia. Fu scelto dagli incoronati e dagli stessi incoronanti. Col passare del tempo, divenne il colore di molti stemmi di città e di bandiere, del Corsaro Rosso e delle favole, dei garibaldini e delle toghe, degli abiti di vescovi e cardinali e degli addobbi natalizi, delle lotte degli operai e dei cortei della sinistra, per finire nel tifo sfegatato di molte maglie di serie A. Una simbologia contraddittoria, certo, ma a tutto c’è una ragione. Di sicuro il rosso è stato ed è ancora la tinta per eccellenza. Con l’aumentare del prestigio del rosso, soprattutto porpora, nacque una vera e propria malattia, la porporomania. Insomma il rosso con il tempo è divenuto una specie di status symbol, e quindi esclusiva di porporati e potenti. Solo con l’avvento delle rivoluzioni liberiste è passato in uso anche nelle categorie sociali più modeste. E quindi noi nohani, il colore rosso ce lo portiamo dentro ovunque si vada perché è legato all’immagine della nostra terra e alla bellezza della natura che essa stessa genera con i suoi colori e frutti. Terra che ha dato da vivere per secoli a tante famiglie e che invece da qualche tempo stiamo maltrattando ricoprendola di pattume, spacciato a volte per tecnologico, da piattaforme di cemento e da nastri chilometrici di bitume. Nel lasso di tempo di pochissime generazioni abbiamo sepolto più terra che miliardi di uomini in migliaia anni. Fino a poco tempo addietro (i nohani della mia generazione ne sono testimoni), le cappelle di S. Antonio, della Madonna di Costantinopoli e del Buon Consiglio, segnavano il limite dell’area urbanizzata di Noha. Superandole si era in aperta campagna. Il che voleva dire estensione di verde e terra rossa, tracciati di carrarecce e profumi di fiori. Oggi quel limite non esiste più. E’ fuso in egual modo ai medesimi dei paesi limitrofi. Un unicum indefinito di case, strade e mega-porcate di vario genere. Così mentre obbediamo all’incitazione del progresso, la terra si ammala, e noi dietro ad essa. In compenso i nostri figli continuano ad emigrare per cercare altrove ciò che potremmo avere in casa. Un’altra storia questa, ma sempre tinta di rosso, rosso- rabbia. Gli unici beni che ci restano e che per fortuna non possono essere de localizzati, come si usa fare di questi tempi con il lavoro, sono appunto la terra e i nostri beni culturali.

Come le emissioni di gas nocivi devono essere ridotte oggi e non domani, così anche la copertura eccessiva della terra deve essere fermata oggi e non quando il suo recupero sarà irreversibile. Se non decidiamo al più presto che il trend di avanzamento di questa tragedia deve finire, ci vuol poco a immaginare quale rosso vedranno i nostri nipoti guardandosi intorno. Non certo il rosso di vergogna che dovrebbe bruciare sulle facce degli attuali responsabili di questa tragedia, che siamo noi tutti, nessuno escluso, bensì il rosso della loro (dei nostri nipoti) stessa collera per aver ereditato (non certo meritato) un disastro senza pari.

Forse l’unica memoria prestigiosa del rosso che resterà, anche se sbiadito (perché a quanto pare non frega niente a nessuno, politici compresi), è quello della torre dell’orologio, dei sotterranei del castello adiacenti all’ipogeo, della casa rossa, dell’ex cinema dei fiori, degli affreschi nascosti sotto la calce delle colonne della chiesa matrice realizzati da Cosimo Presta, pittore nonché stuccatore della chiesa madre e di una prestigiosa casa privata di Noha, di ciò che resta delle casette che forse qualcuno aspetta che vadano in frantumi per costruirci al loro posto due piani di appartamenti. Forse possono essere salvati solo più da un miracolo del nostro San Michele arcangelo, come avvenne nella notte del 20 Marzo del 1740, evento miracoloso riportato nel libro della storia di Noha (“Noha, storia, arte e leggenda” di P. Francesco D’Acquarica e Antonio Mellone, Milano, Infolito Group Editore, 2006), allorquando il nostro San Michele fermò l’uragano con un semplice cenno del suo mantello rosso.

Ecco, questo è quanto chiedo come regalo per il Natale in arrivo: la salvezza dei nostri unici beni culturali che, ahimè, gridano vendetta, compresa la terra che ancora si oppone alle colate delle nostre mega-porcate.
E perché no, aggiungo anche la preghiera per una valanga di rosso che si riversi sulle facce di certi pseudo-elargitori di politica, che hanno perso il pelo, sì, ma non il vizio di fingersi sordi, accecati come sono dall’ignoranza, dagli imbrogli e dalla mancanza di rispetto per Dio. Barcollanti senza mèta, se non la fame di una banale onnipotenza.

Marcello D’Acquarica
 
Di Antonio Mellone (del 03/10/2015 @ 21:07:42, in Fetta di Mellone, linkato 2203 volte)

Caro sindaco Mimino Montagna,

anche se non sembra….. sono la sottoscritta tua delegata per la frazione di Noha. Premetto subito che… devo evitare di mettere tutti questi…..puntini di sospensione sennò quel saputello nonché…. rompicoglioni di Antonio Mellone mi prende per il….. LOCULO da qui all’eternità!!!!!!!

Non mi è facile, proverò in tutti i modi a ridurli ai minimi termini, questi puntini, anzi ai Mimini termini, hahahahahaha.

Tu sai che io quando mi ci metto faccio le cose con il cuore (anche se il Mellons’ di cui sopra, quando gli prudono le mani, scrive che utilizzo un altro organo posto un po’ più in basso, e che inizia sempre con CU. Ma, sai, lui è fatto così, non è cattivo: è solo che ha il brutto vizio di canzonare il POTERE: e io, modestamente, può). E poi, detto tra noi, quella che lui pensa sia satira (che a me non piace, anzi non mi fa per niente ridere) altro non è che…….tutta pubblicità per me. Tiè!!!!

*

Stavolta cercherò di essere, come dire, alquanto stitica, evitando di produrre le….. sette cartelle (cliniche) dell’altra volta. Come, non ti ricordi più? Dai, quelle di autodifesa dalle accuse (INFONDATE!!!!) da parte della direttrice della scuola di Noha per via della transumanza di due sedie volanti da un plesso ad un complesso scolastico. Non le avessi mai scritte quelle pagine: ancora mi stanno prendendo in giro per via del fatto che, stanca morta com’ero, non mi andò manco di rileggere e quindi correggere qualche piccolissimo, invisibile, IRRILEVANTE….. strafalcione scritto in fretta e furia. A dirla tutta….. pensavo che non leggesse nessuno quella roba lì, tranne te ovviamente (che, come noto, sei di bocca buona, tanto è vero che te ne uscisti con una baggianata delle tue, ché ancora la gente sta ridendo). Poi capitarono nelle mani del nostro amico che si crede uno scrittore (quando non è nemmeno uno scrivente), e…. apriti cielo!!!!

*

Ma bando alle chianche, e veniamo a noi, anzi a Noha. Caro Mimino, voglio dirti sempre in premessa che finché scrive Antonio Mellone non ce ne può fregar de meno: è da anni che scrive (non letto e non ascoltato da nessuno) e figurati poi se noi altri facciamo finta di dargli retta: ma manco per l’anticamera del cervelletto. Ma se si mettono a scriverti lettere aperte anche i ragazzi delle scuole medie siamo fritti, finiti, cassati.

*

Oh, Mimino, ma che figura mi fai fare?????

Mi dice l’uccellino che ci sono in palio da parte della regione Puglia ben 17.000.000 di euro (DICO: DI-CI-AS-SE-TT-EM-IL-IO-NI-DI-EU-RO) per raddrizzare i BENI CULTURALI e noi non presentiamo nemmeno un progetto uno per la mia Noha????

E’ vero che potrebbe esserti sfuggito, ma santo cielo, per Noha, nonostante i libri, i convegni, le istanze e gli articoli sui beni culturali, non possiamo non avere uno straccio di disegno da farci finanziare!!!! Dai, sindaco mio, com’è possibile? Non dirmi che per Noha non c’è uno sputo di progetto da presentare, sennò m’incavolo come una iena.

E’ vero anche che è da un bel po’ che non ti fai vivo a Noha.

L’altra sera, per dire, dopo tanti anni di assenza, sei apparso nel centro della frazione per la nostra festa patronale come il Risorto doveva essere apparso a San Tommaso: un sacco di  nohani, infatti, non credevano ai propri occhi, e come l’Apostolo incredulo volevano metterti le dita da qualche parte (per esempio negli occhi) per potersene convincere. Però almeno l’altra sera, per una sera, mi hai evitato l’onere di girarmi la processione, come in genere sono costretta a fare, da sola e con tanto di fascia tricolore (UNA FATICACCIA CHE NON TI DICO!!!!).

Te lo chiedo per favore, ogni tanto, e non solo ogni dimissioni di papa, fatti un giro in questa novella Pompei salentina dove tutti i beni culturali comunali, come per esempio la torre dell’orologio ubicata in piazza (non sullu Piezzu!!!!!!!), stanno in piedi tienime ca mo’ casciu.

Caro Mimino, riusciamo magari PRIMA delle prossime elezioni non dico a fare o dire qualcosa di sinistra, seeee, ma almeno qualcosa di meno sinistrato rispetto a quello che abbiamo fatto finora, o meglio non fatto?? Sennò il piccolo scrivano nohano mi combina a dick-dick [che non è il famoso complesso degli anni ’70 – quelli, come ben sai, erano i Dik-Dik - ma il soprannome di una storica famiglia di macellai di Noha, che in italiano suonerebbe più o meno così: “pene-pene”, vabbè te lo dico in indialetto così ci intendiamo meglio: “pica-pica”].

Io vorrei una volta, una soltanto, rispondere NON ad Antonio Mellone [che detto tra noi non è NESSUNO: infatti mi sono ripromessa di non rispondere MAI PIU’ AI SUOI ARTICOLI: SE VUOLE MI FA UN’INTERVISTA con i controcazzi, sennò andasse al diavolo, lui e tutti quelli che gli mettono mi piace su feisbuk!!!!!], ma alla popolazione tutta E CON I FATTI. Perché  DANIELA SINDACO RISPONDE CON I FATTI E NON CON LE CHIACCHIERE. E non voglio che nessuno un domani mi possa dire: DA QUALE PURPU VIENE LA PREDICA.

Io sto dando tutta me stessa per Noha, sto addirittura trascurando il mio lavoro (E LA MIA DICHIARAZIONE DEI REDDITI LO CERTIFICA DAL PRIMO FINO ALL’ULTIMO CENTESIMO), sto cercando di portare in alto il nome del mio paese, organizzo da non so più quanti anni i moto-raduni di agosto (vabbè fanno tutto loro, ma io ci metto la faccia), sono presente ad ogni funerale con tanto di manifesto che sembra più grande il mio nome che quello del morto, sto facendo un sacco di altre belle iniziative che per la verità non mi ricordo manco più quali siano, e qual’è il risultato? (cara prof. Daniela Vantaggiato, hai visto che ce l’ho messo l’apostrofo e come sono migliorata da quando vengo a ripetizione da te?) E – dicevo - qual’è il risultato? Quello di essere presa in giro perché a Noha non stiamo facendo nulla? No, Mimino Montagna, a queste condizioni io non ci sto.

Io sono pronta a votarti in Consiglio tutte le schifezze della tua giunta (tipo il Mega-porco commerciale o l’Area Mercatale, e altri scempi simili), però non voglio passare alla storia di Noha solo per un paio di sedie da asporto come le pizze.

A proposito di “Buona Scuola”, nel complesso scolastico di Noha abbiamo un’aula con tante postazioni-computer bellissima, ma (INCREDIBBILE MA VERO) senza linea Internet, e dunque di fatto inutilizzabile da circa un paio d’anni. Come mai? A Noha è vietato connettersi? Non è che quando si parla di BANDA LARGA qui bisogna sempre intendere le solite Bande note alla cronaca nera? Non dirmi, ti prego, che la legge di cui sopra, anche per Noha, si è trasformata nel decretino della “Buona Sòla”?

*

Non voglio dire niente altro per l’amor di Dio sull’allaccio Enel del centro Polivalente. Dico solo che non c’è la faccio più!!!!! Ma lo sai che l’altro giorno – robba de pacci, Mimino – ‘stu benedetto centro si è trovato al buio mentre noi altri eravamo all’oscuro di tutto.

Tra l’altro la sfiga ha voluto che proprio all’indomani ci fosse la Festa dei Lettori (dove doveva partecipare anche ‘stu rompipalle di Antonio Mellone, che invece di chiamarmi al telefono per avvisarmi, si è messo a scrivere il solito articolo sarcastico e così tutti o quasi hanno saputo della cosa…..). 

Insomma, Mimino mio, hanno portato via puru dhru stozzu de “contatore di cantiere” che permetteva almeno di accendere le lampadine dei cessi di ‘sto cavolo di centro-periferico (ma, tranquillo, non sufficiente per far funzionare ascensore, aria condizionata, riscaldamento e fotovoltaico). Del resto non saprei più da dove partire e soprattutto dove arrivare con questa via-crucis-tragicomica, con questa telenovela nohan-messicana. Vedi, per favore te lo chiedo, di dare una voce tu a Mr. Coccioli, il nostro assessore ai lavori pubici, affinché in qualche modo ci illumini di incenso.

Su dai, Mimino, (anzi sudai, e molto!) diamoci una mossa e facciamo meno mosse. Ad oggi, mentre ti scrivo, sempre se non sbaglio (ma è difficile che io sbaglio!!!!), l’unica luce che c’è è quella diurna del pozzo luce.

*

Ancora una cosa. Si spendono dei SOLDI PUBBLICI, pare  26.000 euro per l’estate galatinese e altri 16.000 euro per la festa patronale di san Pietro. Va bene tutto, ma perché questo Bancomat (che sarebbe il Comune) funziona solo…… per certe aree geografiche, tipo la capitale galatinese, e non per altre (come Noha, i cui abitanti comunque – SALVO I SOLITI CASI DI EVASIONE FISCALE - pagano le tasse con le stesse percentuali)? Perché, per dire, per la festa di San Pietro, come mi dicono, sono stati stanziati 2.000 euro in più, espropriati paro paro dalla festa di San Michele arcangelo, sicché il contributo per San Pietro è passato da 14.000 a 16.000 mentre quello per San Michele da 4.000 a 2.000? Al paese mio si dice: quandu lu poveru dè allu riccu lu diavulu sotto li piedi de san Micheli si la ride. E mo’ che cosa possiamo inventarci per buttare un altro po’ di fumo negli occhi dei nohani, soprattutto di quelli – e sono tanti grazie a Dio - che si bevono di tutto e di più, e quindi imperterriti continuano a votarci?  

*

Giorni fa, nella seconda fetta di Mellone 2015 (secondo il detto nohano: QUANDU RRIVA LA FICA LU MALONE VE E SE ‘MPICA - e speriamo cu rriva ‘mprima ‘sta benedetta fica), il suddetto Mellone mi ha inviato una lettera (veramente l’ha indirizzata anche agli altri tre moschettieri delegati di Noha, anzi tre mosche – ma figurati se quelli prendono carta e penna e si mettono a rispondere, ma io, Daniela Sindaco sottoscritta, ho una dignità da difendere, mentre loro, cioè gli amici LULO, ANPE, e GICO, non hanno le palle per ribattere - ma come quelle che dico io). Ebbene, dicevo, di loro non m’importa nulla, ma io la risposta vorrei darla, come detto sopra, NON con le lettere (che poi mi vengono come vengono) ma CON I FATTI CONCRETI.

Caro Mimino, penso di essere stata chiara e circoncisa come sempre. Ti dico solo, in conclusione, che se non vi darete una mossa lì a Palazzo Orsini, la sottoscritta Daniela Sindaco sarà costretta a trasformarsi in quattro e quattro otto in una ostinata e implacabile DANIELLA FASTIDIOSA.

E sappi che per estirparla non c’è sega che tenga.

Cordialmente tua e sottoscritta,

avv. Daniela Sindaco

 
Di Antonio Mellone (del 08/10/2014 @ 21:05:24, in NohaBlog, linkato 1762 volte)

Ho trascorso quasi tutta la serata del 29 settembre scorso, solennità di San Michele arcangelo, in piazza, a Noha, nei pressi del tavolino allestito dagli osservatori nohani e dagli altri amici per la raccolta delle firme da inviare al FAI (Fondo Ambiente Italia) al fine di far inserire nel catalogo dei beni culturali, degni almeno di un ricordo, le nostre Casiceddhre in miniatura, architettate dallo scultore Cosimo Mariano all’inizio del secolo XX e lasciate marcire nel degrado e nell’abbandono dai contemporanei del XXI.

Insieme a Marcello, Angela, Maria Rosaria, Marco, l’agguerritissima Patrizia, l’Albino, e qualcun altro (che gentilmente ci ha sostituiti giusto il tempo di una passeggiata sul corso illuminato dai festoni ed una puntatina ai panini con la porchetta arrosto) in poche ore e senza tanto clamore s’è raggiunto un totale di circa 240 firme autografe spontaneamente (e in qualche caso spintaneamente) apposte su quei fogli volanti da spedire alla Fondazione. Altre 150 firme sono state raccolte nei tre o quattro giorni successivi. Un buon risultato, non c’è che dire.

*

Ma oltre all’obiettivo primario (cioè l’invio al FAI delle firme), ne avevamo un secondo non meno importante: quello di ritornare ancora una volta a parlare a nohani e forestieri di salvaguardia dei nostri tesori, che sembra siano stati definitivamente archiviati nel dimenticatoio un po’ da tutti (vista la mattanza senza fine del nostro, come dire, tessuto storico).  

Ma non crediate sia mai stato facile parlare (o scrivere) di beni culturali. C’è stato un tempo in cui uno dei capobanda di un votatissimo partito politico nazionale, e purtroppo anche locale, tra le altre inarrivabili locuzioni, proferì la famosa solennissima minchiata per cui con la cultura non si mangia (e qui è d’uopo che vi risparmi gli altri motti suoi, e quelli di qualche suo compare di merende nostrano).

*

Vi confesso che nel corso della serata, nel parlare del più e del meno con avventori e passanti dalla nostra postazione, il mio umore ha più volte repentinamente oscillato tra il tiepido ottimismo ed il pessimismo leopardiano, quello cosmico. Sì, ne ho dovute sentire di tutti i colori, ma così tante che la fantasmagoria di luci caleidoscopiche installate dalla premiata ditta Cesario De Cagna per la festa patronale nohana era nulla al confronto. Io davvero non so come fare a far comprendere alle persone il fatto che, per dirne una, l'occupazione non nasce dalle grandi opere, ma da politiche che stimolano appunto la cultura, il piccolo commercio, magari equo e solidale (e non invece i mega-porci comodi solo a chi ha come unica fantasia quella delle colate di cemento), l'artigianato, l’agricoltura, e infine ma non meno importante anche il locale patrimonio artistico, storico, musicale, creativo.

Ho cercato di spiegare ai passanti, en passant, che non importa il pregio, la rarità o l’antichità dei singoli oggetti del nostro (o dell’altrui) patrimonio: quello che può renderli degni di essere tutelati dalla Repubblica (o in subordine dal FAI) può essere anche la relazione spirituale e culturale che li unisce alla vita locale.

Una delle amenità che m’è toccato di sentire (e che comunque non mi suona per niente nuova: segno che c’è ancora qualche scienziato che diabolicamente persevera in questa genialata) è la “proposta” nata non so più quando né da chi (forse, a ragion veduta, ne ho rimosso nome ed esistenza) del trasloco delle casiceddhre dalla loro abituale ubicazione alla volta, magari, di un museo o di qualche non ben definito particolare piedistallo, come se le nostre opere d’arte fossero dei normali ancorché costosi soprammobili. E’ un po’ come se il cervello di una persona potesse essere prelevato e spostato altrove da qualche redivivo dottor Frankenstein junior (oddio, a proposito di fuga di cervelli, anche Noha non sembra immune dal fenomeno: il problema vero è invece quando il corpo rimane qui).

E tu hai voglia a spiegare che finanche anche il filosofo, archeologo nonché critico d’arte Quatremere de Quincy già nel 1796 osservava acutamente che “perfino un quadro di Raffaello, se fuori contesto, non dice nulla, perché non è una reliquia, come un frammento della Croce, che possa comunicare le virtù legate all’insieme”.

Questa regola, si badi bene, non vale solo per i capolavori supremi, ma per qualsiasi opera d’arte.  

*

Ma quando si riuscirà una buona volta a far capire che il nostro patrimonio culturale non è una collezione di icone ma un deposito di memoria culturale? Quando ritorneranno in mezzo a noi i suddetti cervelli in fuga? Temo che qui ci sarà da attendere ancora per molto (visti anche gli ultimi sviluppi e le prove evidenti del fatto che non solo non si sappia scrivere ma nemmeno leggere).    

Altre piccole chicche della serata (roba da spezzare le gambe, ovvero gambizzare) e, quando non espressamente qui e là proferite, sicuramente pensate e inviate al nostro indirizzo sono a titolo esemplificativo le seguenti: “Ma fatevi i fatti vostri”, “Non ve ne incaricate”, “Pensate alle cose serie”, “Lasciate perdere”, “Ma chi ve lo fa fare”, “Certo che avete tempo da perdere”, “Non avete mai concluso niente”, “Attaccate l'asino dove vuole il padrone”, “Tanto queste firme non servono a nulla”, “Passata la festa gabbato il santo”, e infine: “Non credo che con la raccolta di firme per le casiceddhre risolvi i problemi della gente”.

Mo’ ditemi voi se questa non è l’ennesima sparatoria a Noha. Di cazzate a raffica.

Antonio Mellone

 

Il 6 gennaio 2015 presso la Chiesa "San Michele arcangelo" si è svolto il concerto di Capodanno a cura del Concerto Bandistico “San Gabriele dell’Addolorata” di Noha diretto da M° Lory Calò.

Guarda la photogallery su Noha.it

Guarda la photogallery su Facebook

 
Di Albino Campa (del 28/09/2010 @ 20:41:19, in Eventi, linkato 2034 volte)

Le Chiese Avventiste identificano Gesù con l’arcangelo Michele. Da questo punto di vista, Michele è il primo e più grande di tutte le creature di Dio. Questo, semplicisticamente, è motivato dalla Bibbia che menziona solo un arcangelo per nome, Michele appunto, e dalla prima lettera ai Tessalonicesi (4:16), in cui san Paolo dice riguardo Gesù: «Perché il Signore scenderà dal Cielo con un comando, e con la voce di un arcangelo». In quest’ottica, arcangelo significherebbe capo degli angeli piuttosto che capo angelo, e come questo titolo sarebbe vicino al «Principe» che usa Daniele. I teologi cristiani, sia cattolici che protestanti, sono concordi nell’identificare, nell’Antico Testamento, l’Angelo del Signore (al singolare) come una prefigurazione del Cristo; quindi una teofania. L’immagine di Michele arcangelo sia per il culto che per l’iconografia, dipende dai passi dell’Apocalisse. È comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante dell’esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime (psicostasia). Sulla base del libro dell’Apocalisse ne vennero scritti altri dedicati a Michele che finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio. L’iconografia bizantina predilige l’immagine dell’arcangelo in abiti da dignitario di corte, rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente.
Ma ecco quello che succederà a Noha per la festa patronale, nel giorno della festa 29 settembre: Solennità di San Michele arcangelo Ore 7.00-8.30-10.00-11.30 SS. Messe. Mentre alle ore 18.30 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eminenza Reverendissima il Sig. CARDINALE SALVATORE DE GIORGI. Programma delle Manifestazioni 28-29 settembre: Gran Concerto Bandistico “CITTÁ DI SOGLIANO CAVOUR” (LE) Maestro Direttore e Concertatore GIOVANNI GUERRIERI. Al termine della Processione Spettacolo Pirotecnico a cura della Ditta “La Pirotecnica del Sud” di PIERO COLUCCIA di Galatina (LE).
Il 29 settembre: Concerto Bandistico “CITTÁ DI SQUINZANO” Maestro GIOVANNI PELLEGRINO ore 24.00 a conclusione dei Festeggiamenti spettacolo di fuochi pirotecnici curati dalle Ditte “La Pirotecnica del Sud” di PIERO COLUCCIA di Galatina (Le) e dal Cav. MAGGIO AMODIO di Tuglie (LE). Chiusura il 30 settembre ore 21.00 “EQUIPE 84” in Concerto.
Infine quest’anno è toccato a Lecce la festa itinerante della Polizia, approdata per le celebrazioni del 2010 per il Santo Patrono dell’Arma, San Michele arcangelo, nel capoluogo salentino. La festa rappresenta un occasione di riflessione e riconoscenza ai caduti della Polizia di Stato e alle loro famiglie. Oggi, martedì 28 settembre, le celebrazioni iniziano alle ore 18 con la Santa Messa celebrata nella Cattedrale di Piazza Duomo dall’Arcivescovo di Lecce, Monsignor Domenico D’Ambrosio, alla presenza del Ministro dell’Interno Roberto Maroni e del Prefetto Antonio Manganelli, oltre che di numerose autorità istituzionali, civili e militari.
Alle ore 20,30, presso il Teatro Politeama Greco, si svolgerà la cerimonia di consegna del “Premio San Michele arcangelo”, conferito dalla Polizia di Stato come riconoscimento verso coloro che si sono messi in luce per le loro azioni ispirate da altruismo, in difesa dei deboli e per solidarietà.
 La serata, sarà presentata da Paola Saluzzi e Fabrizio Frizzi, vedrà la partecipazione di esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e della musica accompagnati dalla Banda musicale della Polizia di Stato.

Raimondo Rodia

http://galatina.blogolandia.it/2010/09/28/noha-s-michele-e-la-festa-della-polizia-a-lecce/

 
Di Redazione (del 18/04/2017 @ 20:33:49, in Comunicato Stampa, linkato 432 volte)

Anche quest’anno, con l’arrivo della primavera, riparte il progetto “Io vado a scuola col Piedibus”, promosso dai volontari del Servizio Civile Nazionale - Progetto MONITOR 4015. L’iniziativa ha lo scopo di contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico attorno alle scuole attraverso azioni concrete di mobilità sostenibile, di contrastare la sedentarietà dei bambini ed aiutarli ad acquisire abilità pedonali.

Il Piedibus, un autobus che va a piedi, è formato da una carovana di bambini che si recano a  scuola in gruppo, accompagnati dai volontari del progetto “Monitor 4015”, dalle insegnanti e dai genitori che hanno aderito all’iniziativa. La carovana di bambini segue un percorso prestabilito raccogliendo i passeggeri alle fermate predisposte lungo il cammino, rispettando l’orario previsto.

Aderiscono all’iniziativa i Poli I, II e III del Comune di Galatina coinvolgendo gli alunni delle classi III, IV e V della scuola primaria.

POLO I – Il Piedibus del Polo I di Galatina sarà attivo ogni mercoledì a partire dal 26 aprile fino al 31 maggio. Il “Capolinea Timo” sarà in Piazza della Stazione, la partenza è alle ore 8:00. Il Piedibus percorrerà Corso Re D’Italia con “Fermata Leccio” nei pressi della Biblioteca comunale alle ore 8:15, procederà, quindi, lungo Corso Principe di Piemonte e, attraversando Piazza Fortunato Cesari, giungerà a scuola (“Arrivo Ulivo”) alle ore 8:25.

POLO II – La linea Piedibus del Polo II di Noha si svolgerà ogni martedì e giovedì a partire dal 20 aprile fino al 25 maggio. Il “Capolinea Mirto” sarà in Piazza XXIV Maggio (lato Via Calvario), la partenza è alle ore 7:55. Il Piedibus percorrerà Via S.Rita, Piazza S. Michele, Via Pigno, Via Carso con “Fermata Rosmarino” presso la Scuola Materna San Michele arcangelo alle ore 8:05. Procederà, quindi, lungo Via Tiziano e giungerà a scuola (“Arrivo Alloro”) alle ore 8:13.

POLO III – Il Piedibus del Polo III di Galatina si svolgerà ogni lunedì e venerdì a partire dal 21 aprile fino al 29 maggio. Anche la linea Piedibus di Galatina sarà un percorso tra i profumi aromatici della nostra Macchia Mediterranea. Dal “Capolinea Mirto”, in Largo Bianchini (Chiesa S. Biagio), con partenza alle 7:45, il Piedibus percorrerà Via Tasso con “Fermata Rosmarino” presso l’ex mercato ortofrutticolo alle ore 8:00, proseguirà per Via Parma svoltando in Via Soleto e, costeggiando la Piazza Giovanni Fedele, giungerà a scuola (“Arrivo Alloro”) alle ore 8:15.

 
Di Albino Campa (del 10/02/2014 @ 20:17:32, in Eventi, linkato 1793 volte)

 Si è celebrata anche a Noha la giornata nazionale per la Vita, con casa Betania, che accoglie e aiuta a nascere i bimbi anche nei casi difficili.

“I figli sono la pupilla dei nostri occhi. che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi?”. Sono parole di papa Francesco e con esse si celebra la Giornata Nazionale per la Vita dal Tema “Generare Futuro”. e Casa Betania-Noha ha festeggiato la ricorrenza in grande. I volontari hanno promosso il Progetto Gemma con la vendita delle primule al termine delle Ss. Messe presso le Parrocchie di “San Michele arcangelo” di Noha -guidata da don Francesco Coluccia- la parrocchia “Cristo Re” di Collepasso e tutte quelle del circondario. La suggestione più grande è andata in scena di sera. Casa Betania ha lanciato 45 lampade volanti  per i 45 bambini aiutati a venire al mondo finora.

Il tutto accompagnato da una coreografia di danza sui trampoli, attorno ad una culla, segno dei tre bimbi che nasceranno nei prossimi giorni. Ed ogni abitante di Noha ha esposto alla finestra una luce come ad indicare la strada, come ad accogliere ogni nuova Vita.

fonte: TRNEWS

 
Di Albino Campa (del 03/10/2014 @ 19:50:40, in TeleNoha, linkato 1248 volte)

Domenica 28 settembre nella piazza del paese si sono riuniti i nohani e non per seguire la processione del Santo Patrono e per ascoltare l'Inno di San Michele arcangelo eseguito dal Concerto Bandistico di Noha diretto da M° Lory Calò.

 
NOHA. STORIA, ARTE, LEGGENDA: DA CASA A CASA, TRA GNOMI E DUCHI
DI
GIULIANA COPPOLA

Da dove si comincia? Si comincia sfogliando piano… e i “cittadini del sole” sentiranno il profumo di Noha, tutto il profumo, del passato, del presente e (perché no?) anche del futuro, racchiuso in particolari da scoprire, in un sorriso di bimbo, in un tramonto dolcissimo, ad esempio. “Noha, storia, arte, leggenda” di Francesco D’Acquarica e Antonio Mellone che ne è anche il curatore, regala questo profumo che si percepisce se appena si apre la porta; il libro infatti, è “una porta pronta ad aprirsi se solo lo si vuole, perché come tutti i libri è li ed attende la decisione di chi lo ha scelto”… e allora tu segui parere saggio di Zeffirino Rizzelli, varchi la porta, e ti immergi in questa ricerca “nella quale il territorio, il folklore, la trasmissione orale, le tradizioni, il dialetto, la leggenda, il dato urbanistico, il dato sociologico, religioso e politico s’intrecciano: uno complemento degli altri: ordito di un unico tessuto”.
Non fai in tempo a stancarti, annoiarti o perderti; come ti dicono gli autori, la ricerca è un ordito di un unico tessuto, caldo e dolce come quello d’un tempo. Ti immergi in esso e vai.
Ecco: “Noha, storia, arte, leggenda” è, pagina dopo pagina, la conferma che esiste ancora, certo che esiste, la gioia della coralità, la gioia della tradizione orale; senti che così è, andando da documento a documento, ma anche e soprattutto da casa a casa, da corte a corte, da amico ad amico, da comare a comare, da bar a bar, da angolo ad angolo, cercando e ricercando ancora; ascoltando, in silenzio, la voce delle persone e delle cose, di ciò che si è dimenticato e di ciò che ancora esiste, di quel che si tocca con mano e di quel che s’immagina, di ciò che è storia e di quello che è già leggenda, favola, mito, fede.
Tutti hanno qualcosa da dire su questo angolo, ombelico del mondo, amato a volte più di se stessi; tutti ascoltano ma tutti poi aprono la porta ad Antonio che continua a bussare per sapere, per ricordare insieme, per comunicare, scoprire e condividere; per fermarsi un attimo e poi ricominciare.
Antonio, da curatore, si porta dietro lungo la strada da lui tracciata, un compagno di viaggio dopo l’altro e la storia si dipana colta e allegra, forte di documentazione, leggera di voci presenti; la realtà si accosta alla fantasia e la fantasia diventa mistero ed il mistero gioca tra sacro e profano, tra gnomi, principesse, duchi, nel silenzio di castelli, ipogei, casiceddhre, antiche torri, strade mitiche, fantasiose case rosse, ed è serena, allegra, sorprendente la Noha cristiana protetta da san Michele arcangelo. Tra passato e presente… il presente è racchiuso in quel profumo di cui si è detto sopra; il presente è giovane come le immagini di Rinaldo, Michele e Daniele Pignatelli, gli ulivi di Paola, i versi dei poeti, le parole di don Donato Mellone che non invecchiano mai, l’augurio di Michele Tarantino, l’editore…
E il futuro?
Il futuro è una sfida… si crede nel libro, si crede che “faccia viaggiare più di un aereo, faccia sentire suoni, gustare sapori, annusare odori”. Ed ora? Ora si va tutti a Noha; sono aperte le porte e c’è ancora voglia di raccontare ed ascoltare.
(Giuliana Coppola)
 
Di Marcello D'Acquarica (del 25/03/2014 @ 19:24:50, in NohaBlog, linkato 1812 volte)

Ieri, come capita ogni tanto, mi ha chiamato al telefono l’amico Antonio Mellone per dirmi che dalle terrazze della casa comunale di Noha hanno portato via una camionata di terra.

Bene! Concludo. Allora questo dimostra che scrivere e denunciare lo stato del degrado che regna sovrano sui beni culturali di Noha a volte serve a qualcosa.

A questo punto, per evitare che al prossimo sforzo debbano intervenire con intere carovane di autotreni per portare via le macerie dei restanti beni culturali di Noha come, dico a caso, la torre medievale, le casette, la casa rossa, la torre dell’orologio, il calvario che si appresta a sprofondare negli abissi della terra, la masseria Colabaldi, il frantoio ipogeo e tutto il centro storico di Noha, incoraggiato anche dal mastodontico sforzo dell’Amministrazione Comunale, rivolgo l’ennesima lettera aperta agli addetti ai lavori:

  • Signor Sindaco, dottor Cosimo Montagna, dov’è finita la documentazione che in occasione della festa di San Michele arcangelo dello scorso anno, e precisamente nell’omonima piazza, in presenza del nostro “consigliere delegato”, consigliera avv. Daniela Sindaco, disse che avrebbe fatto vagliare dai suoi tecnici?
    (http://www.noha.it/NOHA/articolo.asp?articolo=868)
  • Assessore alla cultura, dottoressa e professoressa Daniela Vantaggiato, che fine hanno fatto i suoi buoni propositi riguardo sempre ai beni culturali di Noha, dietro mio invito a leggere la lettera aperta rimasta appunto aperta, in occasione di una sua visita al Presepe Vivente del Natale 2012 a Noha?
    (http://www.noha.it/NOHA/articolo.asp?articolo=868)
  • Assessore ai LL.PP, Sport e Politiche giovanili, ingegnere Andrea Coccioli, rispondere alle lettere richiede meno impegno che partecipare in una sede di partito, dove il dialogo rischia di diventare un monologo e le decisioni conseguenti, semmai ce ne fossero, un perseverare dell’errore. Non trova?
    (http://www.noha.it/noha/articolo.asp?articolo=1283)
  • Consigliere dottor Gian Carlo Coluccia, Sindaco al tempo della lettera allegata, perché non c’è mai una risposta alle nostre domande, compresa la lettera di sollecito per la Soprintendenza consegnatole a domicilio?
    (http://www.noha.it/noha/articolo.asp?articolo=225)
  • Avvocato Roberta Forte, che fine ha fatto l’impegno promesso nel febbraio del 2008 durante una serata “consiliare” nella sede del Circolo Culturale Tre torri di Noha, in presenza dell’avvocato Daniela Sindaco e dell’allora Sindaco Dottoressa Sandra Antonica? Problemi di memoria corta? O semplice disinteresse per la cultura?
    (http://www.noha.it/NOHA/photogallery.asp?dir=Serata_Consiliare_2008)

Non rispondere a domande democraticamente rivolte è un cattivo segnale che lancia messaggi diseducativi, non solo nei confronti del sottoscritto, ma all’intera cittadinanza.

Perché mai nessuno di voi si è degnato non dico di tentare di salvare il salvabile dei nostri beni culturali, ma semplicemente di formulare una risposta, magari banale, magari anche negativa in merito? Non trovate che una risposta alle domande formulate dai cittadini siano un segnale forte, magari in grado di farci ricredere su quell’assioma che vede Noha (ma anche Galatina) solo come una terra di conquista in tempi di elezioni politiche?

Marcello D’Acquarica
 
Di Antonio Mellone (del 13/03/2016 @ 19:15:53, in La Via Crucis vivente , linkato 1870 volte)

Quanto lavoro per realizzare le attrezzature, gli elmi con le criniere, gli scudi e le loriche per i legionari romani, i calzari (rigorosamente in cuoio e spago) per tutti gli attori, dal primo fino all’ultimo comparse comprese. E poi ancora i mantelli per i soldati, la tunica color porpora di Gesù Cristo “priva di cuciture”, quella che i soldati si disputarono tirandola a sorte, e poi il vestito di Ponzio Pilato, la cappa magna del sommo sacerdote Caifa, il vestiario del Cireneo, della Madonna e dell’apostolo Giovanni, della Veronica e delle altre pie donne, il tutto foggiato dalle sarte locali; e addirittura una biga ex-novo “a due attacchi” per altrettanti cavalli costruita ad hoc per la via Crucis vivente di Noha; per non parlare della croce in legno altissima (e pesantissima) caricata in spalla al Protagonista Principale della sacra rappresentazione.

Attrezzature, costumi di scena, impianti scenografici erano tutti rigorosamente manufatti (un tempo non c’erano negozi fisici e tantomeno cataloghi on-line di costumi teatrali adatti alla bisogna: e se anche fosse, a Noha da sempre si preferisce l’arte all’industria).

Così, dopo mesi di lavoro, allestimenti, studi della sceneggiatura, prove tecniche e di recitazione, le piazze e le strade di Noha si trasformavano in un palcoscenico per il più grande spettacolo corale interpretato da attori dilettanti, giovani e meno giovani, in una serie di scene dialogate tratte fedelmente dai brani del Vangelo, quelli che narrano le ultime ore del Cristo. Per inciso diciamo che gli attori di questo teatro popolare a cielo aperto erano così “dilettanti” che nelle varie tappe della via dolorosa non era infrequente che qualcuno di questi - immedesimato talmente nella sua parte - scoppiasse in lacrime per davvero (così come, del resto, il copione prevedeva). 

La rappresentazione si svolgeva in maniera itinerante per tutta la cittadina, mentre il pubblico presente fungeva da sfondo, da cornice alle scene che si susseguivano: dall’ingresso di Gesù in Gerusalemme all’ultima cena, dall’orto degli ulivi all’arresto, dal processo alla condanna a morte, dalla flagellazione al percorso fino al Golgota, con le famose tre cadute e gli incontri con i vari personaggi.

L’acme del dramma si raggiungeva con la crocifissione e la successiva deposizione. Che strazio sentire quei colpi di martello amplificati dall’altoparlante, e che commozione vedere le tre croci, ciascuna con il suo fardello umano, innalzarsi lentamente da terra grazie ad un sistema di funi e carrucole per essere finalmente infisse al suolo. Lì, di fronte al Calvario di Noha, il silenzio era interrotto soltanto dal dolore straziante di Maria, e dalle ultime emozionanti frasi del Nazareno: “Donna, ecco tuo figlio… Figlio, ecco tua madre”, e poi dall’urlo angoscioso dell’Unigenito: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”, e ancora il tragico: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, e infine il mesto: “Tutto è compiuto”.

Non era infrequente vedere molti spettatori del pubblico asciugarsi le lacrime per la commozione. Chi scrive, da piccolo imberbe osservatore nohano - ora nelle vesti di chierichetto, ora in quelle di narratore (nell’ultima edizione) – registrava tutto nella sua mente per poterlo raccontare un giorno. Un giorno come questo.

*****

Finalmente (se ne parlava da tempo), dopo oltre un quarto di secolo di assenza, la Passione vivente ritorna a Noha grazie all’associazione dei ragazzi del Presepe “Masseria Colabaldi” in collaborazione con la Parrocchia di “San Michele arcangelo”. La straordinarietà di questa edizione, oltre a tutto il resto, è legata anche al fatto che si ha la fortuna di usufruire dell’incredibile naturale scenografia degli spazi del “Parco del Castello” (i “fori imperiali nohani”) che ospiteranno le prime scene della Via Crucis vivente 2016: dalla Gerusalemme dell’ultima cena al Getsemani, dal palazzo di Pilato alla colonna dell’“Ecce Homo”, e via di seguito. Il resto si snoderà tra le strade e le piazze di Noha, fino alla Resurrezione. Sarà un percorso di arte, riflessione e di grande spiritualità.

Peccato, non parteciparvi.

Il leitmotiv scelto dal parroco don Francesco Coluccia per questa rievocazione sono i piedi del viandante. Tema molto bello e stimolante, che avremo modo di meditare Domenica delle Palme, 20 marzo 2016,  in notturna, a partire da piazza San Michele, con inizio alle ore 19.00.

In caso di pioggia la manifestazione verrà rinviata al martedì successivo, 22 marzo 2016, stesso orario.

Riproponiamo qui di seguito, a mo’ di conclusione di queste note e di anteprima laica alla manifestazione religiosa di domenica prossima (no, non è un ossimoro), l’elogio dei piedi di Erri De Luca, lo scrittore non credente affascinato dalla Bibbia.

 

Elogio dei piedi (di Erri De Luca)

Perché reggono l’intero peso.

Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.

Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.

Perché portano via.

Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.

Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.

Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.

Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.

Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.

Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.

Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.

Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.

Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.

Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.

Perché non sanno accusare e non impugnano armi.

Perché sono stati crocefissi.

Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.

Perché, come le capre, amano il sale.

Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

 

Antonio Mellone

 

p.s. 1

Ringrazio lo studio fotografico Pignatelli, per la riproduzione di alcune fotografie a corredo di questo pezzo. Grazie anche a Michele Vito Martella, per le altre foto che m’ha fatto pervenire tramite Whatsapp e per avermi raccontato alcuni particolari di un paio di Passioni viventi (in una delle quali egli vestì i panni del Protagonista Principale).

p.s. 2

Chiedo ai partecipanti alle Passioni viventi di allora (qualcuna superò i 110 figuranti) di raccontarci la loro esperienza, i nomi dei personaggi e dei loro interpreti, gli organizzatori, e, se possibile, d’inviarci le eventuali foto a loro disposizione sulla storia e le immagini di quegli eventi memorabili. E’ un modo come un altro per conoscere meglio le radici culturali della nostra terra, e per arricchire l’archivio di questo sito, sempre aperto e a disposizione dello studioso e del ricercatore di oggi e di domani. Un tempo non c’erano macchinette fotografiche digitali e soprattutto gli smartphone odierni con cui immortalare le immagini di ogni secondo della nostra e dell’altrui vita: bisognava essere dotati piuttosto di buone sinapsi più che di megabyte sulle periferiche.  

p.s.3

Eccovi (salvo errori ed omissioni, ovviamente) i nomi degli attori che, in ordine cronologico, hanno interpretato, a partire dal 1977 il Cristo nelle Passioni viventi nohane: Gianni Guido (1977 e 1978), Michele Vito Martella (1979), Bruno Scrimieri (1980), Marcello jr. Maccagnano (primi anni ’80), Fernando Notaro (metà degli anni ’80).  

*

Chiedo venia per gli eventuali refusi. Del resto non si può descrivere appieno una passione: la si può solo vivere.

Mel

 

 
Di Albino Campa (del 02/10/2016 @ 19:06:03, in PhotoGallery, linkato 821 volte)
 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 28/09/2014 @ 18:36:12, in NohaBlog, linkato 1764 volte)

Tutti sanno che il culto dell'arcangelo Michele è di origine orientale, anche a Noha. La chiesa piccinna, dice un documento delle sante visite del Vescovo di Nardò del 1719, anticamente era tenuta da sacerdoti greci, e quindi sotto l’influsso di Costantinopoli.

Il grande imperatore Costantino a partire dal 313 d.C. gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. Alla fine del V secolo il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa in seguito all'apparizione dell'arcangelo sul Gargano in Puglia. Secondo la tradizione, l'arcangelo sarebbe apparso a san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (attuale Manfredonia - FG) l'8 maggio 490, ed indicatagli una grotta sul Gargano lo invitò a dedicarla al culto cristiano. In quel luogo sorge tuttora il santuario di san Michele, che nel Medioevo fu meta di ininterrotti flussi di pellegrini, i quali per giungervi percorrevano un apposito percorso di purificazione detto Via Sacra Langobardorum.

Il culto di san Michele fu anche assai caro ai Longobardi. In Italia l'arcangelo Michele è patrono di molti paesi e città. I Longobardi, uomini estremamente feroci provenienti dalla Germania, alla morte di Giustiniano (565), approfittando della debolezza del successore Giustino II, scesero in Italia scorrazzando un po’ dappertutto. I Greci, che erano le popolazioni del Sud e del Salento, presi alla sprovvista, non opposero resistenza e così i Longobardi fondarono il Ducato di Benevento, che più o meno corrispondeva al Regno di Napoli.

I Longobardi passarono poi alla religione cattolica. Vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, e attribuirono la vittoria alla protezione celeste di san Michele. Perciò cominciarono a diffondere il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete, e instaurando la festa dell’8 maggio dappertutto.

Sicuramente il culto di san Michele a Noha è antichissimo, ab immemorabili, espressione per dire che non ci sono documenti che indichino origine e motivazione.

Siccome la nostra cittadina divenne presto cristiana con lingua e rito greco, si può pensare che a cominciare dal V secolo vi sia iniziato il culto a Sant’ Angelo. La chiesa di Sant’Angelo, nella lista delle 14 chiese elencate a Noha, nel 1452 era la più importante, e nella visita pastorale di quell’anno è chiamata ecclesia maior (la chiesa principale).

Venerato da Bizantini e Longobardi, che a lungo si contesero la Puglia, ma anche dai successivi Normanni (che veneravano l’arcangelo nel santuario di Mont Saint-Michel eretto appunto in Normandia ad imitazione di quello del Gargano), l’arcangelo guerriero diventò patrono o compatrono di numerose città pugliesi: da Nord a Sud, da Gravina in Puglia a Sammichele di Bari e San Michele Salentino, che proprio come Monte Sant’Angelo ne han preso il nome. Dopo Noha lo troviamo da Bitetto a Terlizzi, da Minervino Murge a Massafra, da Orsara di Puglia a Supersano, Neviano, Patù, Castrignano del Capo…

A Noha è molto venerato anche oggi. Il momento più solenne e più coinvolgente è sentire tutta la popolazione che canta l’Inno a San Michele in occasione della festa patronale. Già nel 1850 nella sua famosa relazione per la visita pastorale l’arciprete di Noha don Michele Alessandrelli annotava che “l’Inno si canta in ogni sera in detto altare di S. Michele”.

Ecco il testo

INNO A SAN MICHELE arcangelo a Noha

Salve d'amore un canto sciogliamo all'inclito Angelo Santo.

A lui che proni invochiamo di gigli e rose serti intrecciamo.

Fanciulli e vergini dal vostro cuore un inno e un cantico parlan d'amore.

Col tuo brando fiero e potente vincesti l'ira del rio serpente,

vendicasti col tuo valore dei primi padri l'immenso errore.

Tu protettore, custode eterno dei figli d'Eva contro l'inferno.

Tu che dal cielo ci apri le porte, che vegli il gelido letto di morte.

O Sant'arcangelo su noi mortali qual padre tenero distendi le ali;

in Te confida l'umanità:

o Sant'arcangelo pietà, pietà! 

*

Dopo tanti anni di assenza da Noha mi sono trovato in piazza la sera di un 28 settembre, vigilia della festa, al rientro della processione in onore del nostro santo patrono. Mi è piaciuta l’idea di far suonare alla banda musicale di turno l’Inno a san Michele arcangelo. Meglio ancora oggi, perché si esibisce la banda di Noha alla quale va il mio plauso. Mi è sembrato un momento di intenso raccoglimento, quasi di preghiera. E’ un inno che tutta la popolazione conosce perché da secoli si canta in chiesa durante la novena. Sicuramente il testo risente dello stile decadente dell’epoca in cui fu composto (probabilmente durante il 1800 da autore ignoto). Ma la musica è solenne, e, suonata in piazza dalla banda, dà un senso di grandiosità che coinvolge tutti i presenti.

*

Nei registri parrocchiali del 1740 viene riportato un miracolo attribuito dalla gente a san Michele. Era il 20 Marzo del 1740. Ma lascio la penna al viceparroco dell’epoca, don Felice De Magistris, che nel suo italiano settecentesco così scrive a proposito del prodigioso evento:          

Ad hore mezza della notte giorno di Domenica nella Congregazione di S. Maria delle Grazie haveva io colli fratelli incominciato l'esercizio della Congregazione: voltatosi un temporale tempestoso che non mai sene haveva così veduto, e tanto impetuoso e spaventevole che ne menava li tecoli per l'aria, S. Michele havendosi da se stesso tirato il velo che lo copriva havendolono visto coll'occhi molte donne che dentro la Chiesa si ritrovavano facendo orazione e di subbito diedero notizia a me sottoscritto che mi ritrovava dentro la detta Congregazione, ed io andato con tutto il popolo cantai le Litanie Maggiori havendo primieramente esposto sopra l'Altare del Glorioso S. Michele le reliquie di questa parrocchiale, e fu tanto lo terrore e lo spavento del miracolo perché vedeva ogn'uno la faccia del Santo tutta smunta di colore ed imbianchita come la stessa lastra che tenivo ed havendosi da me fatto un sermone al popolo finì la funzione con una disciplina pubblica, e licenziai il popolo verso le quattro hore della notte non volendo in nissuna maniera uscirne il popolo lacrimante ed incenerito per lo spettacolo e spavento del tempo che fuori cessò per l'intercessione del Protettore. Ita est Don Felice de Magistris, sustituto.

Sicuramente un episodio di questo tipo non troverebbe oggi posto sulle cronache dei nostri giornali. Ma a parte il racconto che dà l'impressione di gente terrorizzata sia per il temporale e sia per il prodigio, siamo informati dell'orario della catechesi ai confratelli della Congregazione (ad hore mezza della notte giorno di Domenica), anche le donne sono in chiesa per pregare a quell'ora (molte donne che dentro la Chiesa si ritrovavano facendo oratione), ci viene anche fatto capire che la chiesa aveva il tetto coperto di tegole (tanto impetuoso e spaventevole che ne menava li tecoli dei tetti per l'aria).

Per orientarsi e comprendere il senso, è necessario tener presente che i fusi orari non c’entrano nulla e che in tutto il Medioevo fino a metà del 1800 anche a Noha c’era un modo diverso di contare le ore. Punto di riferimento era la luce del sole. Il giorno cominciava al tramonto del sole. Quindi l’hora mezza della notte del documento in questione, tenuto conto che nel mese di marzo siamo ancora nel periodo invernale, erano circa le nostre ore 18 e i fedeli furono licenziati verso le quattro hore della notte e cioè verso le nostre ore 22.

Auguri e buona festa a tutti.

 P. Francesco D’Acquarica imc
 
Di Albino Campa (del 09/03/2015 @ 17:29:55, in NohInondazioni, linkato 925 volte)

Comunicare nel e dal web con un segnale radio che inondi idee ed informazioni. Voluta dai redattori e sostenuta dal Parroco di Noha, frazione di Galatina, Don Francesco Coluccia da sempre sensibile alla comunicazione ed all’informazione.

“Un Progetto ambizioso per fare ‘Comunità“, dichiara il Direttore Tommaso Moscara, per legare ed inondare così come si evidenzia dal nome, nohi.inondazioni.it, che mixa il pronome noi con l’h di Noha e ambiziosamente vuol creare una inondazione di informazioni e partecipazione.

Nasce in un vecchio deposito della Parrocchia di San Michele arcangelo e, con un’ambizione quasi luciferina, è una vera e propria web radio con una programmazione in diretta per 10 ore al giorno, un mix tra Radio generalista, d’informazione e confronto di idee. Un gruppo appassionato di giovani e di nostalgici del segnale radio locale nato negli anni settanta per commutare l’esperienza in Fm in un autentico segnale su internet aperto a tutti e con la speranza di esser un riferimento global attraverso i social su Pc, smartphone e tablet.

Padrino dell’inaugurazione il direttore di Telerama Giuseppe d. Vernaleone entusiasta di partecipare non solo al taglio del nastro ma anche ad un vero e proprio incontro con tutta la comunità di Noha in una gremitissima Chiesa di San Michele arcangelo.

 
Di Albino Campa (del 03/08/2012 @ 17:15:00, in Eventi, linkato 1496 volte)

Domenica 12/08/2012  dopo la celebrazione della Santa Messa delle 19,30 (Chiesa S. Michele arcangelo) nel piazzale interno della Chiesa Madonne delle Grazie
Serata di grande divertimento con KARAOKE e BALLI di GRUPPO… e poi…………………

…..Chi porta, mangia e beve, se no’………………fischietta !!!

Tutte le Associazioni Cattoliche sono invitate alla partecipazione attiva promuovendo l’iniziativa a tutta la comunità Parrocchiale.
 
n.b. per il momento di condivisione è opportuno coordinarsi in gruppi di amici, famigliari o di associazione, in modo che ci sia la giusta ripartizione tra cibi salati, dolci, bevande,  piatti e bicchieri ecc. ecc.

Per informazioni telefonare al 338.4881380 (Lino)

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 10/11/2013 @ 16:47:07, in Cimitero, linkato 1634 volte)

A me non capita spesso di visitare il Cimitero. Vivo lontano da Noha, ma a volte mi trovo a passare. E allora una visita, anche fugace, e una preghiera dove sono sepolti i miei genitori e tante persone che ho conosciuto, riesco a farla.

E’ un luogo molto bello, perché si respira aria di pace. Sosto davanti alla tomba dei miei cari e poi faccio il pellegrinaggio dei miei ricordi e della mia storia.
Entrando ho notato scolpite in alto sul muro di cinta, di fronte, sei fiaccole accese, tre per parte ai due lati del cancello, sicuramente simboli della luce eterna dove vivono i nostri defunti.

Sul cancello sono scolpite su lamiera i quattro simboli degli evangelisti: S. Matteo simboleggiato dall'uomo alato (o angelo); S. Marco simboleggiato dal leone; S. Luca simboleggiato dal bue e S. Giovanni simboleggiato dall'aquila.

Prima di procedere noto sulla soglia d’accesso scolpita in lettere cubitali la parola “PAX”. Traduco dal latino con “PACE” che forse è relativamente attinente ad un camposanto cristiano. Probabilmente chi ha voluto la scritta non sapeva che le due lettere P e X sovrapposte appartengono all’alfabeto greco e indicano le prime due lettere di “CRISTO” e sono il monogramma che i cristiani hanno sempre usato come una vera professione di fede in Cristo morto e risorto: quindi una professione di fede nella risurrezione.
Il simbolo si compone di due grandi lettere sovrapposte, la 'X' e la 'P'. Corrispondono, rispettivamente, alla lettera greca 'χ' ('chi', che si legge kh, aspirata) e 'ρ' ('rho', che si legge r).
Queste due lettere sono le iniziali della parola 'Χριστüς' (Khristòs), l'appellativo di Gesù, che in greco significa "unto" e traduce l'ebraico "messia". Ai lati di queste due lettere, molto spesso si possono trovare altre due: una 'α' (alfa) ed un 'ω' (omega), prima ed ultima lettera dell'alfabeto greco, usate come simbolo del principio e della fine. Le due lettere, quindi, alludono alla divinità di Gesù Cristo e non significano “pace”.
 
Proseguendo il cammino qualche anno fa incontravo un bel viale di cipressi che a me davano sensazione di pace e serenità. Ora sono stati abbattuti, speriamo nell’intento di rinnovarli.
Presto si arriva nello spazio dove ci sono due cappelle: quella della Confraternita della Madonna delle Grazie che ospita i defunti dell’antica Confraternita e, di fronte, la chiesa che viene chiamata “cappella centrale”.
La cappella tombe della Confraternita, come abbiamo già detto, è stata costruita a tre riprese dal 1949 al 1956.
 
La “Cappella centrale” è un edificio semplice e snello costruito nello stesso periodo e inaugurato nel 1951 quando fu terminato il Camposanto. La storia delle origini del cimitero di Noha è bene descritta e documentata nel N.8 dell’Osservatore Nohano del 2009. L’ingegnere incaricato per re-alizzare l’opera fu Ettore Martinez di Galatina. Dopo più di 50 anni nel 2005 la cappella, di proprietà del Comune di Galatina, è stata restaurata e tuttavia non è ancora aperta al pubblico.
 
Vi si accede salendo tre gradini di pietra leccese. La facciata si presenta con un incavo che ospita la porta d’ingresso. Sopra la lunetta del portale vi è scolpita una deposizione.
In alto svetta la croce. Sulla porta di metallo si ripetono le tre croci che rievocano il Calvario. Lo stesso disegno è ripetuto più volte anche nel cancello d’ingresso. Ai lati e di dietro in alto vi è una serie di finestre con vetri che mentre danno luce all’interno esprimono eleganza e semplicità. In fondo ai due lati, uno a destra e uno a sinistra, si ergono due torri addossate all’abside con una serie di colonnine che creano movimento. Una, quella di sinistra, ospita una campana. Per i primi 10 anni (dal 1951 al 1961) il campanile ne restò privo. Poi una persona benevola offrì al parroco di allora, Mons., Paolo Tundo, la somma per mettere la campana. Ma l’arciprete in questione venne a mancare improvvisamente nel 1962 e non fece in tempo a realizzare il progetto. Il suo successore, Don Donato Mellone, si impegnò e realizzò la messa in opera della campana progettata da don Paolo.
Comprò la campana dalla Ditta Capezzuto di Napoli, oggi SAIE Campane SNC.
Nel lontano 1930, Il Sig. Carmine Capezzuto, fonditore di campane a Napoli, stimolato dall'amore e dalla passione per il proprio lavoro, decideva di dar vita alla fonderia Capezzuto.
 Nel corso degli anni, la fonderia medesima acquisiva sempre più consensi nell'ambito ecclesiastico, tanto da fornire campane alla maggior parte delle chiese italiane, principalmente nel centro-sud, mantenendo uno standard di altissimo livello. Al papà Carmine Capezzuto, si univano i figli Gaetano e Vincenzo, i quali, alla dipartita del padre, continuavano l'attività con la stessa passione.
Nel 1980, poi, gli eredi Capezzuto affiancavano alla fonderia Carmine Capezzuto & Figli la Capezzuto & C. sas, la quale si occupava prevalentemente dell'elettrificazione e dell'installazione di campane.
La Capezzuto & C. sas era gestita dal sig. Manna Michele, il quale era già parte integrante dell'organico della fonderia Carmine Capezzuto, nella veste di operaio specializzato prima e di collaboratore fidato poi. Nel corso della propria attività, il sig. Manna Michele veniva affiancato dai figli arcangelo e Luciano, i quali, nel 1986 a Striano, davano vita alla SAIE Campane.
 
La SAIE Campane si impegnava, dunque, nel rinnovare la tradizione e nel crescere in affidabilità e efficienza. Raggiunti tali obiettivi, la SAIE Campane, oggi, è apprezzata sia per l'esperienza e l'affidabilità, sia per la preparazione tecnica, ma soprattutto per l'elevata qualità tecnologica ed innovativa dei settori in cui opera.
 

Per la benedizione della campana venne il vescovo di Nardò Mons. Antonio Mennonna, perché una campana è sempre benedetta dal Vescovo.

Era una voce “attiva”. Scampanellava quando si celebrava la Messa in cappella e ogni volta che una bara entrava nel Cimitero… e invitava tutti alla preghiera. 
Ora tace, muta e abbandonata, vuota e purtroppo anche non pulita è la parte interna del tempio.
L’aula della chiesa è semplice, spoglia, senza sedie e senza banchi.
In fondo all’abside c’è l’altare in marmo, spoglio di ogni sacro arredo. A destra, nella torre dirimpetto al campanile vi è la sagrestia.

E’ vero che per celebrare l’Eucaristia ci vuole un prete e oggi i sacerdoti sono sempre di meno. Ma nulla vieterebbe, se la “cappella centrale” fosse accogliente, entrarvi e sostare per una preghiera personale più prolungata e per la riflessione.

P. Francesco D’Acquarica

 
Di Albino Campa (del 07/01/2009 @ 16:46:28, in PhotoGallery, linkato 1490 volte)
Inserita nuova Photogallery:

Sono benvenuti, come sempre, i commenti e le considerazioni degli amici internauti.
 
Di Albino Campa (del 15/11/2006 @ 16:35:26, in NohaBlog, linkato 2080 volte)
La cultura è una priorità per il nostro sito. I libri sono il fondamento della cultura. Nell'articolo che segue, a firma di Antonio Mellone, pubblicato su <il Galatino> n. 19, anno XXXIX, del 10/11/2006, viene recensito il recente libro di Mons. Paolo Ricciardi: <Santi nostri e feste>, edizioni Editrice Salentina, Galatina, 2006
“Santi nostri e feste”
Conosciamo don Paolo Ricciardi (forse egli non si ricorda più di noi) da una trentina d’anni. Eravamo poco più che imberbi ragazzini e don Paolo, idruntino, forse sin da allora Monsignore, Canonico del Capitolo della Cattedrale di Otranto, veniva sovente a Noha (in quell’epoca di pertinenza della diocesi di Nardò), su invito di don Donato Mellone, parroco pro-tempore, a predicare in occasione di circostanze particolari, come potevano essere le novene, i tridui, le quaresime, le feste e le altre solennità di Santa Romana Chiesa. Noi vestivamo in quelle occasioni insigni la cotta bianca e la veste rossa dei chierichetti e, curiosi come eravamo, o prima o dopo la Messa, chiedevamo a quel simpatico sacerdote-predicatore notizie, informazioni ed altre curiosità sulla celebrazione o sul Santo del quale ricorreva la festa. Don Paolo si soffermava volentieri e con semplicità a conferire con noi spiegandoci il senso di quelle cerimonie e raccontandoci a volte anche qualche aneddoto… Ci troviamo ora per le mani, quale gradito dono, ricevuto per corrispondenza dallo stesso autore mons. Ricciardi, un voluminoso libro dal titolo: “Santi nostri e feste”, e con sottotitolo “Vicende di Chiese e conventi nell’Arcidiocesi di Otranto”.
Il tomo, dalla bella veste tipografica, edito a Galatina dalla Editrice Salentina, è fresco di stampa (agosto 2006) e come tutti i libri nuovi (ma anche vecchi) profuma. Profumano quelle 557 pagine di ricerche sulla pietà popolare di Terra d’Otranto; ma a latere di quelle omelie o panegirici profondi, e di quei racconti, ti par di sentire la fragranza, il profumo di un Natale o di una Pasqua o di una delle feste patronali che nel nostro Salento brillano di ininterrotte luminarie: quasi ti par di rivedere quelle gallerie barocche di luce, passerelle festose di processioni di Madonne e Santi miracolosi. Il manuale-enciclopedia è strutturato in quattro parti: nella prima, fondamentali sono le spiegazioni dell’anno liturgico, dei giorni del calendario cattolico, del concetto di Santità e Martirio e delle processioni; nella seconda parte, in ordine alfabetico si tratta delle feste dei Santi; nella parte terza si analizzano le feste mariane; nella quarta sezione si esaminano da ultimo le feste del Signore. Preziose sono le appendici, frutto di minuziose e faticose indagini, che in tre prospetti schematici e ben fatti rilevano le chiese ed i conventi dell’arcidiocesi di Otranto. Facilitano molto la consultazione dell’opera, posti in appendice, gli indici dei luoghi, dei nomi, delle chiese e dei conventi, e soprattutto quello delle celebrazioni secondo il calendario civile. Insomma siamo di fronte ad un bel lavoro pronto per la consultazione dello studioso, del sacerdote, del cristiano, ma anche del laico o di chi è semplicemente curioso di fatti e di pensieri di ieri e di oggi.
A proposito di questi fatti, nel libro vengono raccontati, tra l’altro, episodi di miracoli avvenuti nel nostro Salento, alcuni registrati da altre pubblicazioni, altri rinvenuti di prima mano negli archivi parrocchiali, che da sempre sono preziosi scrigni di notizie, di dati e a volte di sorprese. Non mancano nel volume del Ricciardi numerose altre informazioni: sicché si trovano inni e canti al Santo di turno, riportati in latino ed in italiano, responsori, salmi e altre preghiere, ma anche descrizioni particolareggiate di chiese e santuari, documenti, narrazioni di eventi storici, citazioni di epigrafi, discorsi commemorativi, lettere, atti pubblici, e via di seguito. Aggiungiamo qui, per inciso, che il nostro campanilismo ci ha portato a ricercare nel suddetto testo dati e notizie su Noha, citata in più di una pagina. Tuttavia non ci è parso di scorgere il racconto di un accadimento straordinario: quello di un miracolo compiuto da San Michele arcangelo in data 20 marzo 1740, allorché il patrono di Noha, dopo che il di lui simulacro in cartapesta ebbe “da se stesso tirato il velo che lo copriva”, sedò un tremendo uragano, minaccia reale a cose e persone [questo episodio si rileva in un manoscritto straordinario di un prelato del tempo, tale don Felice de Magistris, che trovasi allegato a pagina 36 del registro dei battezzati, nella sezione del mese di marzo di quell’anno, scoperto qualche decennio fa dal nostro concittadino P. Francesco D’Acquarica. L’evento di Noha non avrebbe sfigurato in questo studio, anche se sappiamo bene che per forza di cose quando si scrive una cernita bisogna pur fare. Per quanto ovvio, codesti marginali “omissis” nulla tolgono alla preziosità della monumentale ricerca e al merito dell’autore, verso il quale nutriamo gratitudine: per i discorsi di allora, e per il libro di oggi che ci ha fatto ritornare alla mente il tempo che fu. È come se quei dialoghi, o quelle spiegazioni o insegnamenti che trenta anni fa potevano essere diretti verso più o meno distratti o immaturi ragazzini (a volte intenti a giocare nascosti dietro l’altare se non proprio a schiacciare un pisolino nel corso della “predica”) oggi vengano rivolti, in maniera scientifica e sistematica, a chi finalmente crede che non si possa né sfuggire, né dormire di fronte alla voglia di imparare.

Antonio Mellone

 
 
 
Di Albino Campa (del 20/12/2008 @ 16:27:28, in Eventi, linkato 1684 volte)
Domenica 28 dicembre 2008 alle ore 18.30 concerto d’organo nella chiesa di San Michele arcangelo. Avremo modo di apprezzare le potenzialità dell’organo a canne della chiesa Madre di Noha (recentemente restaurato) per l’arte dell’organista M° Francesco Scarcella.
Ecco il programma dettagliato del concerto.



(Se non vedi la rivista clicca qui per aggiornare il plugin di flash del tuo PC)
(Il file e' in formato Acrobat (Pdf). Nel caso in cui non si disponga del software necessario per la visualizzazione -Acrobat Reader o Adobe Reader-, si puo scaricare gratuitamente dal seguente indirizzo :http://www.adobe.com/it/products/acrobat/readstep2.html)
 
Di Albino Campa (del 29/06/2012 @ 16:11:35, in NohaBlog, linkato 1589 volte)

La finalissima degli Europei, in cui l'Italia affronterà la Spagna, domenica sera si potrà vedere in piazza San Michele sul maxischermo allestito dalla Parrocchia "San Michele arcangelo" e dall' Oratorio "Madonna delle Grazie".

 
Di Albino Campa (del 29/09/2015 @ 15:56:26, in PhotoGallery, linkato 983 volte)
 
Di Albino Campa (del 11/09/2007 @ 15:49:17, in NohaBlog, linkato 2367 volte)
Eccovi il trafiletto a firma di Antonio Mellone apparso su "quiSalento" del corrente mese di settembre (n. 12, anno VII).
Il tema: la prossima ventura festa di San Michele arcangelo, protettore di Noha. Su questi stessi schermi, a breve, il programma della festa patronale che avrà luogo dal 28 al 30 settembre 2007


San Michele arcangelo

A Noha non si può fare a meno di San Michele arcangelo, come nessun popolo può fare a meno dei suoi Santi, i suoi più fedeli impiegati, sempre in servizio permanente effettivo. Lo sportello di San Michele arcangelo di Noha, come quello dei suoi colleghi di paradiso, è aperto giorno e notte, propenso a dispensare miracoli alla supplica di una misura anche minima di pronto soccorso. Quest’anno poi San Michele è particolarmente contento: gli hanno finalmente restaurato altare e nicchia barocca in pietra di Lecce, quella dalla quale s’affaccia brandendo lo scudo su cui è impresso il suo motto “Quis ut Deus”, mentre vibra ancora un colpo tremendo sul capo del rivale, il serpente antico.
E se è contento il protettore, sarà contento anche il popolo nohano che festeggerà come sempre e per tre giorni l’onomastico del suo Santo arcangelo, non facendogli mancare la colonna sonora delle bande e dei concerti sinfonici di Puglia, l’iridescenza ed i ricami degli archi di luce (l’inquinamento luminoso si può anche tollerare semel in anno); ed ancora, il profumo e la gustosità delle pietanze della cucina più buona del mondo, ed il fragoroso spettacolo di artiglieria pirotecnica: quei fuochi artificiali, quelle cannonate che, sì, mirano verso il cielo, ma a salve, e per ringraziarlo.

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 29/09/2015 @ 15:39:14, in Eventi, linkato 1067 volte)

Nata da un “colpo di fulmine” musicale, approda a Noha in piazza Castello, nell’ultima sera dei festeggiamenti per San Michele arcangelo (cfr. altro post), la TarantulOrchestra, il progetto pensato per il festival Notte della Taranta 2014. A firmarlo sono Tony Esposito, celebre percussionista campano, e i Petrameridie, ensemble formato da musicisti, cantori, danzatori e ricercatori provenienti da diverse aree geografiche della Puglia sia da differenti esperienze musicali. Insieme sul palco, prendono per mano lo spettatore e lo guidano in un viaggio che, dalle pizziche-pizziche del Basso e Alto Salento, conduce verso altre culture, altri strumenti, altri ritmi, giungendo alla sperimentazione e all’elettronica.

[trafiletto apparso su “quiSalento” – Settembre 2015]

 
Di Antonio Mellone (del 28/09/2015 @ 15:39:06, in Eventi, linkato 1052 volte)

Scudo, lancia, bilancia, elmo e pennacchio sono i segni distintivi di San Michele arcangelo, patrono di Noha. Al condottiero delle schiere celesti la frazione di Galatina dedica una grande festa, che culmina lunedì 28 con la processione nel cuore del borgo tra inni e canti, preghiere, e più d’uno scoppio di batterie pirotecniche.
Ad accompagnare il corteo è il concerto bandistico di Noha diretto da Lory Calò. In onore del patrono si innalzano merletti di luminarie, e scintillanti gallerie di luce, sotto cui si snodano bancarelle e alcuni stand gastrononici.
Martedì 29, la banda di Taviano si alterna all’orchestra lirico-sinfonica di Terra d’Otranto, facendo risuonare per tutto il giorno le arie dell’“Aida”, del “Nabucco” e del “Rigoletto” in piazza San Michele. Dopo mezzanotte, sulle ultime note del “Bolero” di Ravel, occhi al cielo per le esplosioni pirotecniche.
Mercoledì 30, infine, piazza Castello si fa palco per Tony Esposito, Petrameridie e Tarantula Orchestra.

Antonio Mellone

[trafiletto apparso su “quiSalento” – Settembre 2015]

 
Di Redazione (del 13/08/2015 @ 15:33:31, in Eventi, linkato 661 volte)

Mercoledì 13 agosto 2015 alle ore 19:00 apertura della sesta edizione del "Torneo dei Rioni" con la Manifestazione dei Rioni presso la piazza San Michele arcangelo di Noha  a seguire sfilata trionfale con i Banditori  verso la chiesa “Madonne delle Grazie” per raggiungere il campo da gioco.

Alle Ore 20:00 inizio della prima partita

- "Roncella - Castello"

e alle ore 21:00 inizio della seconda partita

- "Piezzo - Colabaldi".

 
Di Albino Campa (del 14/10/2007 @ 15:31:58, in PhotoGallery, linkato 2085 volte)
 
Di Albino Campa (del 29/09/2013 @ 15:26:13, in PhotoGallery, linkato 1289 volte)
 
Di Albino Campa (del 14/02/2007 @ 15:13:03, in La Storia, linkato 3162 volte)

Eccovi le lezioni  tenute da
P. Francesco D'Acquarica - il 29 gennaio 2007
e da
Antonio Mellone - il 1 febbraio 2007
davanti a vasta e competente platea, nel ciclo di lezioni dell'Anno Accademico 2006-2007  dell'Università Popolare "Aldo Vallone" di Galatina, nei locali del Palazzo della Cultura, in piazza Alighieri, cuore di Galatina.
E' ora che la nostra storia varchi i confini e gli ambiti più strettamente "provinciali".

 

1)Lezione di P. Francesco D'Acquarica



2)Lezione di Antonio Mellone

Lunedi scorso da questa stessa “cattedra” ha parlato P. Francesco D’Acquarica. Il quale m’ha riferito di aver preparato la sua lezione con slides e foto che poi per questioni tecniche non ha potuto utilizzare.
Oggi chi vi parla, non disponendo,… anzi - diciamo tutta la verità - non avendo tanta dimestichezza nemmeno con quella diavoleria elettronica altrimenti chiamata Power Point, non ha preparato slides, né foto, non vi farà provare l’ebbrezza di effetti speciali (a prescindere dal loro funzionamento) e non vi proietterà nulla. E dunque, pur avendo oltre trenta anni di meno di P. Francesco, essendo molto meno tecnologico di P. Francesco, dimostrerà, con questo, come la storia a volte… possa fare salti indietro.

*

Quindi da un lato non vi proietterò nulla; dall’altro vi chiederò uno sforzo di immaginazione (ma alla fine vi suggerirò un supporto, uno strumento portentosissimo per fissare, per memorizzare quanto sto per dirvi. Poiché come diceva il padre Dante “… Non fa scienza, sanza lo ritener l’aver inteso”. La scienza è cioè contemporaneamente “comprensione” e “memoria”. Sapere le cose a memoria senza averle capite non serve a nulla; ma non serve a nulla nemmeno comprendere e non ricordarle! Cioè se uno intende, comprende, ma non ritiene, cioè non memorizza, è come se non avesse fatto nulla: o meglio non ha – diciamo – aumentato la sua scienza).

*

Questa sera cercheremo però in un modo o nell’altro di fare un viaggio nel tempo e nello spazio. E’ come se questa stanza si trasformasse in una macchina del tempo (ma anche dello spazio: ma non un’astronave!) che ci porti indietro nel tempo, nella storia, ma anche nella leggenda, nella favola, poiché, sovente, là dove scarseggia la documentazione, là dove il piccone dell’archeologo tarda a farsi vivo, è necessario supplire con altri dati, in molti casi con delle “inferenze” (che non sono proprio delle invenzioni) ma, diciamo, delle ipotesi ragionevoli.
Così dice il Manzoni nel capitolo XIII, allorché parla dello sventurato vicario – poi, bene o male, salvato, dalla inferocita folla, da Antonio Ferrer – “ Poi, come fuori di se, stringendo i denti, raggrinzando il viso, stendeva le braccia, e puntava i pugni, come se volesse tener ferma la porta… Del resto, quel che facesse precisamente non si può sapere, giacché era solo; e la storia è costretta ad indovinare. Fortuna che c’è avvezza.”
La storia è costretta ad indovinare; la storia s’inventa sovente le cose: fortuna che c’è avvezza.
La storia è avvezza ad inventar le cose!
E se lo dice il Manzoni stiamo tranquilli.
Dunque a volte nella storia può funzionare (e funziona: tranne che per qualche sofisticato prevenuto o per chi voglia leggere la storia con pretese inutilmente tormentatrici) la “ricerca interpretativa”; quella, per esempio, che porta un autore a dire esplicitamente quello che non ha detto, ma che non potrebbe non dire se gli si fosse posta la domanda.
Così in mancanza di documentazione la storia può servire non a darci delle risposte, ma a farci porre delle domande.
Le risposte ragionevoli a queste domande altro non sono che la costruzione della storia, nella quale – come dice Antonio Antonaci - il territorio, il folclore, la trasmissione orale, il dialetto, il pettegolezzo finanche, la leggenda il dato antropico, quello religioso, quello politico, ecc., si intersecano, uno complemento dell’altro…
E’ ormai pacifica un’altra cosa: lo storico, nelle sue ricostruzioni, inserisce il suo punto di vista, la sua cultura, finalità estranee ai testi ed ai fenomeni osservati. Per quanto cerchi di adattare il suo bagaglio concettuale all’oggetto della ricerca, lo storico riesce di rado a sbarazzarsi del filtro personale con cui studia le cose.

*

Ma prima, di procedere in questo viaggio fantastico, visto che vedo qualche volto perplesso (della serie: a che titolo questo sta parlando?) volevo dirvi chi è l’autista di questo autobus, chiamiamolo pure pulman turistico diretto verso Noha: la guida, se volete, di questa sera.
Dunque mi presento intanto dicendovi che sono Antonio Mellone. E su questo non ci piove.
E poi come constato con piacere, in mezzo a voi questa sera ci sono tanti miei cari ed indimenticati maestri che mi hanno avuto alunno alle scuole superiori: oltre al prof. Rizzelli, vedo la prof.ssa Benegiamo, la prof.ssa Baffa, la prof.ssa Giurgola, il prof. Carcagnì, la prof.ssa Tondi, la prof.ssa Masciullo, il prof. Beccarrisi, il prof. Bovino conterraneo, il preside Congedo, vedo l’ing. Romano, e tanti altri illustri professori delle medie, dei licei, della ragioneria ed anche dell’Università di Lecce, come il prof. Giannini, che ringrazio per le parole a me indirizzate. Sicché stasera più che in cattedra, mi sento interrogato, diciamo.
Grazie per l’onore che mi concedete nel parlare a voi, siate indulgenti con me, come tante volte lo siete stati allorché sedevo … dall’altra parte della cattedra!

*

Dunque per chi non mi conoscesse…
Sono di Noha, 39 anni, laurea cum laude in Economia Aziendale presso la Bocconi di Milano, dottore commercialista e revisore ufficiale dei conti, attualmente impiegato alle dipendenze di un importante istituto di credito (importante è l’istituto di credito: non io!) con la carica di Direttore della filiale di questa banca in quel di Putignano, in provincia di Bari.
Ecco: finora questi dati sono soltanto serviti a confondervi ulteriormente le idee, perché da subito spontanea sorge in voi la domanda: e questo Mellone cosa c’azzecca con la storia di Noha?
Allora aggiungo qualche altro dato: e vi dico che sono di Noha e che quell’Antonio Mellone che scrive su “il Galatino” (e gli argomenti nella maggior parte dei casi vertono su temi nohani) da ormai oltre 10 anni, è il sottoscritto.
Non solo, aggiungo e quadro il cerchio, dicendovi che ho curato e scritto insieme a P. Francesco D’Acquarica per l’editore Infolito Group di Milano nel mese di maggio 2006, il libro “Noha. Storia, arte, leggenda”, sul quale ritornerò qualche istante alla fine della nostra conversazione.
Fatta tutta questa premessa di carattere metodologico (che se volete potete considerare pure come “excusatio non petita”) entriamo nel vivo della discettazione, o lectio, o “lettura” che dir si voglia (così come un tempo veniva chiamata una lezione universitaria).

*

Per la Storia di Noha, questa sera, non faremo un exursus: salteremo da palo in frasca, parleremo di tutto di più, ma vedrete che, senza dirvelo, un filo conduttore, un disegno, fra tutte queste disiecta membra ci sarà.

*

La prima domanda che sento rivolgermi da tutti quelli con cui discetto di Noha è la seguente: da dove deriva questo nome?
Risposta a voi qui presenti: ve ne ha già parlato P. Francesco D’Acquarica lunedì scorso.

*

Una curiosità intanto: sapete cosa significa Noha nell’arcaico linguaggio degli indiani d’America? Il lemma “Noha” significa: auguri di prosperità e gioia. L’ho scoperto sentendo un CD dal titolo The sacred spirit - Indians of America. Collezione Platinum Collection 2005. Quindi a qualcuno se volete augurare salute, prosperità e gioia, d’ora in avanti, al compleanno, a Natale o al compleanno, potete dirgli “Noha”. Noha: e non sbagliate!

* * *

P. Francesco la volta scorsa vi ha parlato di una serie di ipotesi a proposito del nome Noha. Io questa sera vi racconto un mito: quello della principessa Noha, che poi avrebbe dato il nome al nostro paese, che prima si chiamava NOIA..
… Noha era una bellissima principessa messapica, che per amore di un giovane principe-pastore, Mikhel, principe di Noia, si stabilì in quel paese cui poi diede il nome.

*

Nei campi dell’antica Messapia, per una traccia di sentiero, segnata da innumerevoli piedi nudi tra le erbe, (solo le più abbienti portavano i calzari) le donne messapiche, sguardo fiero di occhi neri e pelle bruna, capelli lucidi aggrovigliati e andatura energica, portavano con sé panieri pieni di cicorie e formaggio.
Andava, sì, scalza, anche la principessa Noha, mentre le piante dei piedi si espandevano illese sul sentiero, ma il suo portamento, il piglio, il tintinnio dei suoi monili e la cura con cui annodava i capelli e li fermava con cordelle di seta colorata, manifestavano la sua origine regale, nonché la sua voglia di essere bella.
Quando fu il tempo deciso dal re suo padre, Noha si trovò a dover scegliere quale compagno di vita uno fra i molti pretendenti invitati a palazzo…
Ogni pretendente portò con se un dono, secondo le proprie possibilità. Ora, uno portò collane di diamanti costosissime, un altro un anello d’oro molto prezioso, un altro ancora in dote avrebbe portato terreni e palazzi…
Ma la saggia principessa Noha, fra i tanti corteggiatori, per condividere la sua vita, scelse Mikhel, principe di Noia, che le aveva portato in dono solo ciò di cui egli era dotato: e cioè il sorriso, la gentilezza, la semplicità, il rispetto dell’ambiente, l’altruismo, la gratitudine, il senso del dovere e tutto quanto fa vivere in armonia con se stessi, con gli altri e con il creato. Noha reputò che questo era un vero e proprio scrigno di tesori.
Noha rinuncia così per amore allo sfarzo ed agli agi del castello della “Polis” di suo padre (che viveva nella importante città di Lupiae), vivendo felice e contenta nella cittadina del suo Mikhel.

Mikhel e Noha celebrarono le loro nozze a palazzo reale, ma poi vissero la loro vita coniugale nella piccola Noia, nella semplicità, nella concordia e nell’armonia e la governarono così bene da rendere tutti felici e contenti.
Fu così che il popolo, grato, scelse democraticamente di cambiare il nome della cittadina da Noia in Noha.

* * *

Ora allacciate ben bene le cinture di sicurezza: andiamo finalmente a Noha!
La volta scorsa avete avuto modo di conoscere la chiesa piccinna, il Pantheon della Nohe de’ Greci, una chiesa che si trovava proprio in centro, accanto alla chiesa madre, dedicata a san Michele, patrono di Noha.
Questa chiesa piccinna era dedicata alla Madonna delle Grazie, compatrona di Noha, e presentava all’interno degli affreschi. Non esistono delle foto che la ritraggono nella sua interezza: ma soltanto dei disegni di chi la ricorda bene, e qualche foto di piccoli brani dell’interno e dell’esterno di questo monumento.
Era di forma ottagonale. Io non l’ho mai vista (se non in disegno e nelle foto di cui dicevo).
Ma se vi volessi dare una mano o qualche idea ad immaginarla, vi direi che era molto somigliante alla vostra chiesa delle anime (aveva una cupola, però, con dei grandi finestroni).

Ma questo monumento non c’è più: abbattuto, come molti altri…
Ma è inutile ormai piangere sul monumento abbattuto, così come è inutile piangere sul latte versato. Ma questo non è l’unica chiesa abbattuta. Le chiese di Noha abbattute furono molte… Ve ne ha già parlato P. Francesco…
Ma non vi preoccupate. Non sono state abbattute proprio tutte. Qualcuna rimane ancora e qualcun’altra è stato costruita ex novo.
Oggi ne rimangono in piedi, (molte rifatte ab imis) - oltre alla chiesa Madre, dedicata a San Michele arcangelo, la chiesa della Madonna delle Grazie inaugurata nel 2001, la chiesa di Sant’Antonio di Padova, (che per la forma ricorda in miniatura la basilica del Santo a Padova), la chiesa della Madonna di Costantinopoli, e la chiesa della Madonna del Buon Consiglio e la grande chiesa del cimitero, il quadro del cui altare maggiore, ricordo da ragazzino allorchè ero chierichietto, rappresentava la Madonna del Carmine.
Ma questa sera non voglio portarvi in giro per chiese… che magari vedremo una prossima volta.

*

Ma si diceva: un tempo le persone non capivano erano iconoclaste incoscientemente; non si dava importanza ai beni culturali, si abbatteva tutto con facilità.
Può darsi.
Ma questo poteva essere vero quaranta o cinquanta anni fa.
Ma oggi?
Un delitto contro la cultura e la storia, lo stiamo compiendo noi (non il tempo!) oggi: nel 2007! Noi di Noha; voi di Galatina: anche voi che mi state ascoltando, nemmeno voi ne siete esentati.
Perché? Perché tutti siamo responsabili di qualcosa.
Per esempio siamo responsabili se non conosciamo questi luoghi e questi fatti che si trovano ad un fischio da noi. Dovremmo cioè smetterla di pensare al mondo, solo quando al mondo capita di transitare dal tinello di casa nostra!
Il piccone della nostra ignavia si sta abbattendo giorno dopo giorno su quale monumento? Sulla torre medievale di Noha.
Si, perché, signori, se non lo sapete a Noha c’è una torre medioevale le cui pietre gridano ancora vendetta. E questa torre si trova proprio in centro. Dentro i giardini del castello.

*

Al di là di un muro di cinta, in un giardino privato (ma trascurato: quindi non sempre il privato è meglio del pubblico), dunque in un giardino tra alberi di aranci mai potati. Questa torre si regge ancora, da settecento e passa anni, come per quotidiano miracolo: la torre medioevale di Noha, XIV secolo, 1300.
Da quella torre, addossata al castello, riecheggiano ancora le voci lontane di famiglie illustri nella vita politica del mezzogiorno d’Italia. A Noha abitarono i De Noha, famiglia nobile e illustre che certamente ha avuto commercio con i Castriota Scanderbeg e gli Orsini del Balzo, signori di San Pietro in Galatina (città fortificata chiusa dentro le sue possenti mura), ma anche con Roberto il Guiscardo e chissà forse con il grande Federico II, l’imperatore Puer Apuliae, che nel Salento era di casa.
Da Noha passava una strada importante, un’arteria che da Lecce portava ad Ugento, un’autostrada, diremmo oggi, che s’incrociava con le altre che conducevano ad Otranto sull’Adriatico o a Gallipoli, sullo Ionio.
Da Noha passarono pellegrini diretti a Santa Maria di Leuca e truppe di crociati pronti ad imbarcarsi per la terra santa, alla conquista del Santo Sepolcro…

La sopravvivenza stessa e lo sviluppo dell’antico casale di Noha debbano molto a questa torre di avvistamento e di difesa, situata su questo asse viario di cui abbiamo già parlato (così come riconoscenti ai loro edifici fortificati devono essere Collemeto e Collepasso; mentre a causa della mancanza di tali strutture difensive vita breve ebbero i casali di Pisanello, Sirgole, Piscopio e Petrore).

La “strada reale di Puglia” ed in particolare la sua arteria che congiungeva Lecce ad Ugento, nata su un tracciato di strada preromana, aveva proprio nelle alture di Noha e Collepasso, e nelle rispettive torri, due punti strategici di controllo e difesa del percorso.

Come si presenta dal punto di vista architettonico?
La torre di Noha, che raggiunge i dieci metri d’altezza permettendo così il collegamento a vista con le altre torri circostanti, si presenta composta da due piani di forma quadrangolare. Una bella scala in unica rampa a “L” verso est, poggiata su un arco a sesto acuto, permetteva l’accesso alla torre tramite un ponte levatoio (una volta in legno oggi in ferro).
La torre è stata realizzata con conci di tufo regolari, un materiale che ha permesso anche un minimo di soluzioni decorative: la costruzione infatti è coronata da un raffinata serie di archetti e beccatelli.
Dei doccioni in pietra leccese permettevano lo scolo dell’acqua della terrazza (con volta a botte).

*

Chiuso anche questo argomento della torre.

* * *

Nel complesso del castello si trovano (oltre al castello stesso: ma di questo non ve ne parlo) altri monumenti: il primo è curiosissimo. Si tratta delle “casette dei nani o degli gnomi”, anche queste un mistero. (Il secondo è un ipogeo; il terzo la “casa rossa”)
Le casette dei nani.
Le avete mai viste? Qualcuno di voi le ha mai viste? Sapete cosa sono? E dove si trovano?
E’ una specie di villaggio in pietra leccese, un capolavoro di architettura, fatto di tante casette piccole, che sembrano tante case dei nanetti. Si trovano sulla terrazza di una casa che fa parte del complesso del castello di Noha. Una delle case dove abitavano i famigli, i servi dei signori del palazzo.

Il villaggio di Novella frazione di Nove è fatto di casette piccine e leggiadre: un piccolo municipio, la piazzetta, la chiesetta con un bel campanile, la scuola, la biblioteca, le casette degli altri gnomi, il parco dei giochi, ecc.
Nel paese di Novella non vi erano mega-centri commerciali, aperti sette giorni su sette e fino a tarda ora; ma negozietti e botteghe a misura d’uomo… anzi di gnomo… di gnomo.

Così, da basso (lasciando alle spalle la farmacia di Nove) basta alzare lo sguardo e tra la folta chioma di un pino marittimo, si riesce ad intravedere il campanile ed il frontespizio di una “casetta” dalla quale sporge un balconcino arzigogolato, finemente lavorato.
Ma per poter vedere tutto quanto il paese di Novella bisogna salire sulla terrazza di quella casa - chiedendo il permesso alle gentilissime signore che attualmente abitano il primo piano del castello.
Quando passate da Noha, fermatevi un attimo ad ammirare i resti di queste casette. Sono ricami di pietra, lavoro di scalpellini e scultori che hanno creato opere d’arte. Anche queste casette-amiche ci chiedono di essere restaurate.

*

Ora facciamo quattro passi a piedi (abbiamo lasciato il nostro pulman virtuale) e attraverso via Castello dirigiamoci verso il centro della cittadina.
Stiamo calpestando un luogo antico ed un manto stradale che cela un sotterraneo: è un ipogeo misterioso.

*

Nella primavera del 1994 a Noha, fu una ruspa, impegnata in lavori alla rete del gas metano, durante lo scavo di una buca, sfondandone improvvisamente la volta, a portare alla luce un mondo sotterraneo, un ipogeo misterioso di notevoli dimensioni.
Il gruppo speleologico leccese "'Ndronico" invitato dall’allora sindaco prof. Zeffirino Rizzelli, provvide alla perlustrazione, ai rilievi ed alle analisi di quegli antri. E conclusero che si era in presenza di un reperto di archeologia industriale di Terra d'Otranto: un frantoio ipogeo.
Concordo con questa conclusione e con la relazione degli speleologi. Però aggiungo che è proprio della scienza la ricerca continua di elementi che possano confutare o confermare una tesi.
La tesi in questo caso è quella della vox populi che narra di un passaggio segreto in grado di collegare il palazzo baronale di Noha con la masseria del Duca nell'agro di Galatina.
E come in molti altri Castelli italiani o stranieri avviene, è ragionevole ipotizzare che anche in quello di Noha possano esserci anfratti, nascondigli, passaggi, dei trabucchi, carceri e bunker sotterranei, al riparo da occhi indiscreti, o di difesa dalle armi nemiche, o assicurati contro facili evasioni, o in grado di imporre dura vita ai prigionieri.
Vi sono in effetti alcuni elementi contenuti nella relazione e confermati da una nostra visita che abbiamo avuto la fortuna di compiere proprio in questo ipogeo, durante l'estate del 1995, insieme ad un gruppo di amici (tra i quali P. Francesco D'Acquarica: non pensavamo dieci anni fa di scrivere un libro a quattro mani) elementi, dicevo, che fanno pensare che ci sia un collegamento tra il Palazzo Baronale, l'adiacente Torre medioevale, l'Ipogeo stesso e chissà quali altri collegamenti.

Dalla relazione degli speleologi si legge: "sul lato Nord si diparte un corridoio che, dopo alcuni metri, si stringe e permette di accedere ad un pozzo d'acqua stagnante sotto una pittoresca piccola arcata bassa, di elegante fattura e dolcemente modellata e levigata, dinanzi alla quale siamo costretti a fermarci…". Poi ancora un altro brano dice: "…la pozza sull'altra sponda presenta una frana in decisa pendenza accumulata fino alla sommità superiore di un arco ogivale che a sua volta sembrerebbe nascondere un passaggio risalente in direzione del Palazzo Baronale..". In un altro stralcio leggiamo: " …esiste un cunicolo a Sud. Tale galleria risulta riempita, al pavimento e sino ad una certa altezza, di terriccio, per cui abbiamo proceduto carponi. Il corridoio di mt. 11,00 circa, largo mt. 1,10 ed alto nel punto massimo mt. 1,30, mette in comunicazione i due ipogei, come se il primo volesse celare il secondo in caso di assedio…". Infine in un altro pezzo è scritto: "Ripartendo dalla scalinata Sud ed inoltrandoci nella parte destra, a circa 6,00 mt., vi è un tratto di parete murata come se si trattasse di una porta larga circa mt. 1,30…"
Dalle mappe abbozzate risultano a conferma "porte murate", "probabili prosecuzioni", "cunicoli da utilizzare in caso di assedio".
Se questi elementi da un lato, non dandoci certezze, ci permettono di fantasticare e nutrire mitiche leggende di "donne, cavallier, arme e amori” o il mito dell’Atlantide sommersa proprio a Noha; dall'altro potrebbero servire agli addetti ai lavori, agli studiosi, per proseguire, nella ricerca di altre tessere importanti del mosaico di questa storia locale. Per ora questo ipogeo è chiuso e dimenticato da tutti.

*

Un altro mistero. Vedete quanti misteri. Questa sera più che Antonio Mellone sembro Carlo Lucarelli, con la sua trasmissione Bluenotte, quella che va in onda su Rai tre.

Ora un cenno ad un altro mistero, un monumento: la Casa Rossa.

La Casa Rossa è una costruzione su due piani, che un tempo era parte del complesso del palazzo baronale di Noha (o Castello). E’ così chiamata a causa del color rosso mattone delle pareti del piano superiore. La Casa Rossa ha qualcosa che sa di magico: è un’opera originale e stravagante.
Da fuori e da lontano, dunque, si osserva questa specie di chalet, rosso, dal soffitto in canne e gesso, con tetto spiovente (cosa rara nel Salento), con due fumaioli, una tozza torre circolare, a mo’ di garitta a forma di fungo, con piccole finestre o vedute.
L’ingresso alla Casa Rossa si trova sulla pubblica strada, continuazione di Via Michelangelo, nel vico alle spalle della bella villa Greco (oggi Gabrieli).

Il piano terra invece pare ricavato nella roccia: all’interno si ha l’impressione di vivere in una grotta ipogea, scavata da una popolazione africana. Le pareti in pietra, prive di qualsiasi linearità, hanno la parvenza di tanti nidi di vespe, con superfici porose, spugnose, completamente ondulate, multicolori (celestino, rosa e verde), ma dall’aspetto pesante: somigliano quasi a degli organismi naturali che sorgono dal suolo.
In codesta miscela d’arte moderna e design fiabesco, ogni particolare sembra dare l’idea del movimento e della vita.
I vari ambienti sono illuminati dalla luce e dai colori che penetrano dalle finestre e dalle ampie aperture da cui si accede nel giardino d’aranci.
In una sala della Casa Rossa c’è un gran camino, e delle mensole in pietra.
In un’altra v’è pure una fonte ed una grande vasca da bagno sempre in pietra, servite da un sistema di pompaggio meccanico (incredibile) dell’acqua dalla cisterna (cosa impensabile in illo tempore in cui a Noha si attingeva con i secchi l’acqua del pozzo della Trozza o dalla Cisterneddhra, che sorgeva poco lontano dalla Casa Rossa, mentre le abluzioni o i bagni nella vasca da bagno, da parte della gente del popolo, erano ancora in mente Dei).
Le porte interne in legno, anch’esse, come le pareti, sembrano morbide, come pelle di vitello. Il cancello a scomparsa nella parete e le finestre che danno nel giardino sono grate in ferro battuto e vetro colorato. I vetri (quei pochi, purtroppo, superstiti) rossi, blu e gialli ricordano per le loro fantasie iridescenti le opere di Tiffany.
Al piano superiore si apre un ampio terrazzo, abbellito con sedili in pietra, che permetteva di godere del panorama del parco del Castello o del fresco nelle calde serate estive.
Ma cosa possa, di fatto, essere la Casa Rossa (o a cosa potesse servire) rimane un mistero.
Alcuni la ritengono come il luogo dove venivano accolti gli ospiti nel periodo estivo, del solleone; altri come la casa dei giochi e degli svaghi della principessina (proprio come era la Castelluccia che si trova nel parco della Reggia di Caserta); altri ancora ipotizzano che si tratti di un “casino” di caccia.
Qualcuno maliziosamente afferma che fosse adibita a casa di tolleranza.
Le leggende sul conto della Casa Rossa s’intrecciano numerose: storie di spiriti maligni e dispettosi, di persone che sparivano inspiegabilmente, di briganti che là avevano il loro quartier generale, di prigionieri detenuti che nella Casa scontavano, castighi, torture, o pene detentive.
Qualcuno azzarda anche l’idea che fosse abitata dalle streghe, o infestata dai fantasmi; qualcun altro dice addirittura che fosse occupata dal diavolo in persona (per cui un tempo la Casa Rossa di Noha era uno spauracchio per i bambini irrequieti)…

* * *

La Casa Rossa di Noha a me sembra un vero e proprio monumento in stile Liberty.
Il Liberty è il complesso e innovativo movimento stilistico europeo che si diffuse tra il 1880 e il 1910.
Elemento dominante di questa “moda” sono le linee curve ed ondulate, spesso definite con l’espressione coup de fouet (colpo di frusta), ispirate alle forme sinuose del mondo vegetale e combinate ad elementi di fantasia. Non fu un unico stile: ogni nazione lo diversificò, lo adattò, lo arricchì secondo la propria cultura.
Il modernismo o arte nuova (art nouveau) toccò anche Noha e Galatina. E la Casa Rossa, quindi, costruita con molta probabilità tra l’ultimo ventennio del 1800 ed il primo del 1900, è la massima espressione di quest’epoca, che diventerà in francese belle epoque, in nohano epoca beddhra.

*

Allora vi ho parlato fino a questo momento di monumenti. Vi avrei potuto parlare dei personaggi di Noha. Ce ne stanno. Ce ne stanno. E molti pure!
Se vi va lo faremo una prossima volta.
Ora permettetemi solo di fare un cenno ad un solo personaggio di Noha, scomparso recentissimamente. Lo merita. E’ venuto a mancare a Firenze all’età di 53 anni. Era un artista. Un grande.
Era il grande Gino Tarantino, architetto, scultore, pittore, fotografo: un maestro, un esteta.
Ha vissuto gli anni della giovinezza a Noha e dopo ha studiato architettura a Firenze, dove è rimasto e dove ha creato la maggior parte delle sue opere d’arte. Originali e geniali. Gino Tarantino era un artista, ma, prima di tutto, un uomo intelligente e sensibile. Un uomo che ha dato lustro a Noha ed al suo Salento (la sua opera fu perfino pubblicata da “Flash-art”, rivista d’arte e cultura, conosciuta in tutto il mondo, se non altro dagli addetti al settore)…

Qualcuno lo definiva un tipo “eccentrico”.
Io l’ho conosciuto nel corso della scorsa estate. Gino Tarantino aveva piacere di trascorrere le vacanze a Noha, nella sua terra natale, ne amava il sole, il mare, la luce ed in fondo anche la gente. Colse molti volti salentini, specialmente di adolescenti e giovani. Creava e lavorava anche in vacanza: disegnava, fotografava, impastava, scolpiva, plasmava.
Creava. Elaborava interiormente immagini su immagini.
Era il Gaetano Martinez di Noha.

Diciamo che era un tipo originale, anticonformista, estroso, creativo, uno spirito libero, uno che volava alto con il pensiero, non influenzato dalla banalità delle immagini televisive (“non ho la televisione. Non ho neanche un’antenna” – diceva. E veramente, nemmeno la macchina e nemmeno la patente: per scelta di vita).
Era cordiale, sorridente e (anche a detta di molte donne) un tipo affascinante.
Le sue opere stupiscono e incantano, seducono ancora e riescono, con combinazioni inedite di elementi noti, a dare idea di quanto la mente umana sia in grado di inventare.
Con la sua arte e le sue capacità intellettive ha lottato per integrarsi in quel mondo (chi è del giro sa) così duro e ristretto degli artisti, e delle gallerie; un campo difficile, e ancor peggio, in una città come Firenze: culla dell’Arte Italiana.
Uno spirito così libero ed estroverso come Gino non avrebbe mai accettato di fare altro. A volte partecipava a progetti di architettura (ha arredato case di illustri personaggi a Roma, a Parigi, in Spagna ecc.) ma esclusivamente per ragioni economiche: preferiva dedicare il suo tempo e le sue energie alle sue sculture, alle sue opere la cui rendita economica, come sempre accade per l’arte in genere, si proietta quasi sempre in un futuro estremo.
Ci auguriamo che quanto prima molte sue opere rimesse sul vagone (anzi su più di un vagone) di un treno tornino a Noha. E che presto trovi giusta collocazione nella storia, nell’arte e nella leggenda anche Gino Tarantino e la sua opera, finalmente catalogata e rivalutata.
Purtroppo, dobbiamo constatare ancora una volta che anche per Gino Tarantino vale la legge della morte quale condizione necessaria per l’immortalità della fama!

* * *

A mo’ di notizia in anteprima (questa non è storia, non è attualità è futuro… prossimo) vi comunico che con un gruppo d’amici abbiamo dato vita ad una redazione che sta per dare alla luce un nuovo periodico (di cui non conosciamo, pensate un po’, neanche la periodicità!) on line dalla testata che suona così: L’OSSERVATORE NOHANO. Somiglia per assonanza, ma solo per assonanza all’altra testata ben più famosa: l’organo della Santa Sede. Ma rispetto a quello il nostro è di matrice puramente laica. Rispetteremo la chiesa cattolica così come rispetteremo, né più né meno, le altre Istituzioni.
Abbiamo dedicato il primo numero a Gino Tarantino, del quale vorremmo poter emulare la libertà del pensiero e dell’azione (sempre nel rispetto degli altri, s’intende). Potete accedere al nostro Osservatore attraverso il sito www.Noha.it e buona navigazione. Come dicevo non sappiamo dove tutto questo potrà portarci: a noi interessa partire con entusiasmo e dirigerci ed andare là dove ci porterà il cuore.

* * *

Lo strumento portentosissimo di cui vi parlavo all’inizio di questa mia relazione che volge al termine (vi ricordate quando dicevo: non fa scienza sanza lo ritener l’aver inteso?), dunque questo strumento è (non poteva essere altrimenti) un libro. Il libro scritto a quattro mani dal sottoscritto e da Padre Francesco: il titolo: “Noha. Storia, arte e leggenda”. Un libro prezioso, per il contenuto, e pregiato per il contenitore. Che questa sera chi lo volesse potrebbe farlo ad un prezzo speciale. Prezzo speciale Università Popolare 30 euro, anziché 35.
Ma non voglio fare la Vanna Marchi della situazione. E non vorrei approfittarne. Se lo volete me lo chiedete. Altrimenti non fa nulla.

*

Cari amici concludo.
Questa sera vi ho parlato di Noha.
Ve ne ho parlato per contribuire solo un poco alla sua conoscenza. Perché si sa che la conoscenza è condizione necessaria (e sufficiente, dico io) per il rispetto e per l’amore dei luoghi, delle persone e della loro storia.
La conoscenza ci rende un po’ più umili. E l’umiltà ci permette non di giudicare, non di guardare dall’alto verso il basso, ma di guardare dentro, di sintonizzarci, di imparare, di capire, di rispettare.
Solo con questi atteggiamenti miglioreremo: e staremo bene con noi stessi e con gli altri.
Mi auguro che non pensiate soltanto che Noha sia come la cronaca nera ci fa leggere sui giornali soltanto la cittadina della mafia o della sacra corona unita. Non è questo. Non è solo questo. Come ho cercato di raccontarvi fino a questo momento.
Mi auguro dunque alla fine che amiate un po’ di più Noha, i suoi monumenti, la sua storia, i suoi abitanti, e - se questa serata non v’è dispiaciuta affatto – anche chi vi ha parlato finora, tenendovi incollati o inchiodati alla sedia.
Se invece fossi riuscito soltanto ad annoiarvi: guardate non l’ho fatto apposta!

Grazie.

 
Di Albino Campa (del 12/09/2006 @ 15:07:58, in Eventi, linkato 2209 volte)
L’arcangelo Michele è quasi pronto: aspetta da un anno la sua festa di Noha, quella che chiude tutte le feste d’estate. Un pennacchio nuovo ed elegante, l’abito delle cerimonie, una lucidata all’elmo ed al suo scudo su cui è impresso il motto, che è il suo nome latino: “Quis ut Deus”, chi è come Dio.
Sempre all’erta, con la sua lancia puntata contro il serpente antico, drago infernale, San Michele arcangelo continuerà a tenere a bada il nemico di sempre: la festa di Noha non lo distoglierà punto dal suo arduo compito! E magari continuerà a fare i miracoli, come quello del 1740 che salvò Noha da un tremendo uragano; quei miracoli che spesso San Michele lascia compiere a noi uomini, magari ogni giorno, ma che forse, distratti come siamo dalla diuturna frenesia, sfuggono alla nostra attenzione.
Per i tre giorni della festa di Noha, San Michele avrà modo di uscire dalla sua nicchia, sgranchirsi le ali e volare e camminare per le strade di Noha parate in suo onore con mille baroccheggianti luminarie. Un giro per le bancarelle, fornite di ogni ben di Dio e (perché non?) anche al luna park. E poi nella piazza principale di Noha, proprio a Lui dedicata, sosterrà, comodamente seduto in poltrona, per seguire le opere liriche dei concerti bandistici e sinfonici, sgranocchiando qualche nuceddrha o gustando cupeta e mustaccioli.
Farà un po’ più tardi del solito, San Michele, per un paio di serate: perché certamente non mancherà alla gara di mezzanotte dei fuochi pirotecnici e, all’indomani, nell’ultima sera di festa, in piazza Castello, al concerto del cantautore di musica italiana (cantautore il cui nome, noi comuni mortali, invero, non conosciamo ancora; ma che l’arcangelo Michele certamente conosce già da tempo e in anteprima…).
..:: Programma Festa ::..
ANTONIO MELLONE
Fonte "quiSalento - anno VI, n. 11"
 
Di Redazione (del 21/10/2015 @ 14:58:45, in Comunicato Stampa, linkato 514 volte)

Ritorna l’appuntamento fisso del mercoledì di Nohinondazioni con MSG Radio, il programma radiofonico nato per intrattenere giovani e meno giovani, che spazia dal reggae, all’house fino alla musica commerciale. In compagnia di Marco, Simone e Gabriele mercoledì 21 ottobre dalle 18 alle 19 saranno ospiti i Crifiu, che presenteranno Ad un Passo da Te, il loro nuovo album in cui raccolgono l’esperienza di questi anni di tour in Italia e in Europa insieme ai frutti del fortunato lavoro precedente “Cuori e Confini” e realizzano 11 tracce - diverse nei contenuti e nella musicalità con testi importanti e ricchi di riferimenti letterari - che rivelano un sentiero comune che conosce la crisi e il suo superamento, che sa che dietro ogni salita c’è una discesa, che ogni giorno nasce dalla notte e che solo dopo il diluvio si scorge l’arcobaleno, ribaltando così il concetto di crisi come momento di stimolo alla creazione.

A UN PASSO DA TE è un album contemporaneo nelle tematiche e nei suoni, tra pop, rock e world music, dal forte impatto musicale ed emotivo, che conserva le coordinate sonore ormai riconoscibili della band: chitarre, frequenze basse, flauti, potenti groove, melodie mediterranee e ritmiche del mondo, pop e poesia. L’album vanta, inoltre, la produzione artistica di arcangelo “Kaba” Cavazzuti, già batterista di Vasco Rossi e Biagio Antonacci e produttore di numerosi dischi italiani e tra i tanti ospiti anche i Boom da Bash nella hit “Al di là delle nuvole” e l’attuale sezione fiati di Manu Chao.

Ovviamente il link per ascoltarci è www.nohinondazioni.it
Rimani aggiornato su tutte le news di MSG Radio sulla Pagina Facebook Ufficiale

fonte: inondazioni.it

 

Quella che oggi è “solo” frazione del Comune di Galatina fino a qualche secolo fa era un centro autonomo con una chiesa matrice, un castello, mura di difesa, il nome potrebbe derivare dalla famiglia de Noha già presente in alcuni documenti del 1253. L’autonomia del feudo de Noha è stata sottolineata dalla torre campanaria con orologio, costruita dalla famiglia Congedo agli inizi del XIX secolo e dalla presenza di uno stemma proprio: tre torri coronate che poggiano su un ramo d’arancio ed uno di leccio.

Dal punto di vista ecclesiastico la chiesa era sotto la giurisdizione della diocesi di Nardò e non di Otranto, come la vicinissima Galatina. Del patrimonio medievale è possibile ancora ammirare la torre di guardia del XIII secolo che ha conservato intatta la struttura originaria: la scalinata in pietra staccata dalla torre, cui si poteva accedere solo con il ponte levatoio ( ancora presente all’interno).

A Noha, agli inizi del Novecento, la rinomata distilleria Galluccio produceva il brandy migliore per tutto il mondo. Il grande complesso, che oggi dovrebbe essere un vanto dell’archeologia industriale, prevedeva anche una costruzione piuttosto anomala che gli abitanti ancora oggi chiamano la casa rossa:  una costruzione in pietra che ricorda le baite di montagna, con ambienti interni che simulano grotte e anfratti. Un gusto dell’eclettico figlio dello stile liberty di quegli anni, che attingeva alle diverse forme della natura. Sempre agli inizi del XX secolo mastro Cosimo Mariano, muratore, realizzava degli edifici in miniatura sulla balconata del castello, modellini in pietra di edifici realizzati per tutta la provincia di Terra d’Otranto. Si tratta delle “casiceddhe de Noha”, un tesoro di tradizione popolare, antesignane dell’Italia in Miniatura,che negli anni hanno alimentato storie e leggende. E poi il ricchissimo sottosuolo di Noha: una serie di frantoi ipogei che producevano l’ olio lampante destinato a Gallipoli.

Quanta storia, un patrimonio unico, che oggi 1471 cittadini chiedono che venga sottoposto a tutela e rivalorizzato. La raccolta firme è stata promossa in occasione della festa patronale di S. Michele arcangelo grazie alla sensibilità del gruppo Mimì, in collaborazione con il circolo ricreativo le Tre Torri, aziende private e singoli cittadini che non ci tengono affatto che un tesoro che ha resistito alle insidie del tempo e della storia vada perduto nel giro di pochi anni.

 Il pericolo maggiore è che buona parte dei beni fin qui descritti, essendo privati, possano essere distrutti per far posto a moderni ed anonimi edifici: l’intero complesso del castello, con le casiceddhre e lo splendido aranceto è già stato posto in vendita. Parte delle fabbriche Galluccio vedrà presto la realizzazione di immobili. La rivalorizzazione di questi beni potrebbe essere un ulteriore elemento economico per il tessuto di Noha e non solo, basti pensare al presepe vivente che anche quest’anno verrà riproposto all’interno dell’antica masseria Colabaldi, del XVI secolo. Un evento che lo scorso anno ha contato 15.000 presenze. Basta poco per muovere tanto: e’ un appello agli organi amministrativi e alla Sopraintendenza della Puglia per la salvaguardia di un intero borgo quale è quello di Noha. E’ quello che chiedono 1471 firme.

Bibliografia: F. D’Acquarica, A. Mellone, Noha , storia, arte, leggenda,Milano, 2006

M. D’Acquarica, I Beni Culturali di Noha, Galatina, 2009

torre XIII secolo

Angela Beccarisi

 
Di Antonio Mellone (del 20/02/2016 @ 14:45:13, in don Donato Mellone, linkato 853 volte)

Il 22/10/2015 abbiamo pubblicato su questo sito un fervorino rinvenuto tra gli appunti di don Donato Mellone (1923 – 2015) quale “primo discorso” pronunciato dal nuovo parroco di Noha in occasione del suo ingresso nella parrocchia di San Michele arcangelo, avvenuto una sera del mese di ottobre 1963 senza celebrazioni solenni, nonostante per la sua nomina nell’arcipretura nohana si fosse scomodato il papa Paolo VI (1897 – 1978) in persona. Qualche giorno fa, rovistando tra le carte dell’antico parroco di Noha abbiamo trovato quest’altro brano inedito (se l’avessimo scoperto a suo tempo, l’avremmo inserito nel volume da noi curato e pubblicato per i tipi di Panìco Editore nel 2008 dal titolo Il sogno della mia vita).

Si tratta del primo discorso ufficiale intitolato: “Primo saluto a voi, carissimi fedeli di Noha”. Lo riproponiamo di seguito, in occasione del primo anniversario della scomparsa del suo reverendo autore (che Dio l’abbia in Gloria), per quanti lo conobbero e l’amarono.

Antonio Mellone

*

Primo saluto a voi, carissimi fedeli di Noha

Rivolgendo il mio primo saluto a voi, carissimi fedeli di Noha, non posso non esprimervi la trepidazione del mio animo per la difficile e ardua missione che io vengo a svolgere in mezzo a voi.

Al parroco infatti spetta in primo luogo il dovere di insegnare. E’ il maestro di verità che giorno per giorno deve spezzare ai fedeli il pane della Parola di Dio. Ascoltando il proprio parroco i fedeli possono rivolgere a lui le parole che S. Pietro diceva a Cristo: “Tu solo hai parole di vita eterna”.

La parola del parroco infatti è la stessa parola di Cristo, l’insegnamento del Parroco è lo stesso insegnamento del Vangelo del Figlio di Dio. Ma quante difficoltà, quanti ostacoli deve, il parroco, superare per far giungere agli uomini di oggi la sua parola.

Assorbiti dagli affari, distratti dai divertimenti, storditi dai piaceri della vita, gli uomini di oggi, dimenticato il cielo, si sono aggrappati alla terra e si affannano nella ricerca del raggiungimento del Paradiso sulla terra. Le stesse istituzioni sociali, quali la famiglia, la scuola, la vita civica, che dopo duemila anni di cristianesimo dovrebbero portare ben visibile l’impronta evangelica, anche queste istituzioni – dicevo – sono diventate spesso laiciste, senza alcuna anima religiosa o soltanto con una superficiale vernice esterna.

Compito del parroco dunque è quello di far penetrare nelle persone e nelle istituzioni la parola di Dio, la dottrina del Vangelo, in modo che il mondo moderno, diventato paganeggiante nei costumi e nella vita, possa ritornare a Dio.

Ma non soltanto maestro, il parroco è anche dispensatore dei misteri di Dio. E’ lui che amministrando i sacramenti, comunica ai fedeli la vita divina alle anime. Al parroco dunque spetta il compito di battezzare i bambini, dispensare il pane della SS. Eucaristia,  a lui benedire i matrimoni, a lui consolare i vostri infermi, pregare per i morti.

Se la parrocchia non è solo una circoscrizione territoriale, non è solo un insieme di case attorno ad una Chiesa, se la parrocchia è una comunità di fede e di amore, che dell’altare fa il centro della propria vita e della propria attività, spetta al parroco il compito sublime di far comprendere ai suoi fedeli il santo sacrificio della Messa, a cui partecipando i fedeli prendono coscienza di essere membra vive della Chiesa.

Se la parrocchia è una famiglia, il padre ne è il parroco; se la parrocchia è un gregge, il parroco ne è il pastore. Come il padre vive per la sua famiglia ed è pronto a sacrificarsi per i suoi figli, come il pastore è pronto a difendere il suo gregge dagli assalti dei lupi anche con il sacrificio della sua stessa vita, così il parroco vive per la sua parrocchia ed è pronto a sacrificarsi per i suoi fedeli.

Cura particolare del parroco sono i bambini, i giovani, gli ammalati, i lavoratori. Avvicinando il parroco, tutti troveranno in lui una parola di luce, una parola di conforto.
Entrando quest’oggi in questa chiesa parrocchiale, rivedo la figura buona del mio predecessore [mons. Paolo Tundo (1888 – 1962) ndr.], che voi per tanti anni avete amato e da cui foste ricompensati con tanta buona paternità. La sua via sarà la mia via, il suo programma sarà il mio programma.

Non posso non ringraziare dell’opera finora svolta il carissimo Economo Curato [don Gerardo Rizzo (1922 – 2007), ndr.], che in tutti questi mesi di sede vacante mi ha spianato il terreno, e mi sento veramente fiero di continuare il suo lavoro e di trovare in lui un bravo collaboratore.

Rivolgo il mio saluto a voi Soci e Socie di Azione Cattolica, e a tutti gli iscritti alle altre pie unioni e associazioni di Noha.

Rivolgo il mio saluto alle Autorità Comunali presenti, alle quali chiedo sin d’ora comprensione e collaborazione.

Per quanto io porti tutta la mia buona volontà, tutte le mie forze, tutto me stesso al servizio di questa parrocchia, ho la coscienza di nulla potere senza l’aiuto della Grazia di Dio, della protezione della Vergine Santissima e di San Michele arcangelo. A loro affido me stesso, e tutti quanti voi.

Con il loro aiuto e la loro protezione procediamo in pace, in nomine Christi. Amen.

Sac. Donato Mellone

 

Tessera Sacerdotalis don Donato Mellone Tessera Sacerdotalis don Donato Mellone
Tessera Sacerdotalis don Donato Mellone Tessera Sacerdotalis don Donato Mellone
Eccovi alcune facciate della Tessera Sacerdotalis Rev.di D.ni Donati Mellone - utilizzata, sembra, fino ad una certa data. Tra gli uffici ricoperti da don Donato - prima della nomina a parroco di Santa Maria al Bagno e Santa Caterina - si annoverano: Vicarius Cooperator B.V. a Carmelo - Neriti (Vicario aiutante presso la parrocchia della Madonna del Carmine di Nardò); Magister Seminarii Episcopalis (Insegnante presso il seminario vescovile di Nardò); Mansionarius Capituli Ecclesiae Cathedralis (Mansionario del Capitolo della Chiesa Cattedrale); Vicarius Curatus S, Mariae ad B. et S. Catharinae Neritonen (Vicario curato di Santa Maria al Bagno e Santa Caterina); Secretarius Officii Administrativi Dioecesani (Segretario degli uffici amministrativi diocesani). Successivamente arriverà l'incarico di Parroco di Santa Maria al Bagno e Santa Caterina di Nardò. E infine l'Arcipretura di Noha.
 
Di Albino Campa (del 03/10/2009 @ 14:38:57, in TeleNoha , linkato 2504 volte)
Inserita una nuova Photogallery:
 
 
  1. Festa di S. Michele arcangelo 2009
 


Festa Patronale di San Michele arcangelo ed intervista a Sandro Giacobbe



Sono benvenuti, come sempre, i commenti e le considerazioni degli amici internauti.
 
Di Antonio Mellone (del 24/09/2013 @ 14:38:36, in Eventi, linkato 1760 volte)
Per tre giorni Noha si agghinda a festa con le scintillanti luminarie De Cagna per onorare il suo santo patrono, Michele arcangelo, “capo delle milizie celesti”.
L’impavido santo dell’Apocalisse che combatté il male nei cieli è simbolo di forza, coraggio e battaglie in nome del bene comune, proprio come quelle che i cittadini di Noha ingaggiano spesso per proteggere il proprio paesaggio dagli abusi edilizi, dalle inutili strade a quattro corsie, dalle circonvallazioni interne, dagli impianti eolici e fotovoltaici selvaggi. E se un tempo ci si rivolgeva ai santi per ricevere protezione dalle invasioni o le calamità naturali, a Noha, in questi giorni a San Michele si chiede di preservare le bellezze naturali del Salento.
Ma intanto la festa invade le strade principali ma anche vicoli e piazzette e scorre fino a lunedì 30 settembre sulle note dell’inno intonato per il patrono ed eseguito dalla nostra banda musicale sotto la bacchetta del maestro Lory Calò che scorta anche la solenne processione, sabato 28, salutata dallo sparo dei fuochi d’artificio.
Bancarelle di dolci e chincaglierie colorano le strade insieme ai sapori locali, ed il luna park sul limitare del paese mentre dalla pomposa cassa armonica in piazza San Michele si levano le sinfonie dei concerti bandistici più importanti di Puglia. In chiusura dei tre giorni la musica cambia per diventare più “contemporanea” mentre lo scintillio dei fuochi d’artificio dà appuntamento al prossimo anno. 

 

Antonio Mellone

(Trafiletto apparso su quiSalento del corrente mese)
 
Di Albino Campa (del 01/10/2013 @ 14:36:27, in PhotoGallery, linkato 1243 volte)
 
Di Albino Campa (del 09/10/2013 @ 14:30:46, in TeleNoha , linkato 1222 volte)

Di seguito il video della processione in onore di San Michele arcangelo svoltasi a Noha il 28 settembre 2013.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 22/08/2015 @ 14:28:17, in Necrologi, linkato 949 volte)

E’ una mattina come tante di questo caldo agosto. Tutto nella norma: il solito sole, il cielo azzurro, e i più svariati rumori della vita di paese, del mio paese e della mia via. Una volta in strada però due manifesti funebri fanno calare un velo di tristezza a questo nostro nuovo giorno. Li noto contemporaneamente, tanto che sono vicini alla nostra casa. Il primo è quello di Mariannina Pepe, un altro caposaldo di Noha, e sul muro della casa dei Nocco, quello di Maria. In un nanosecondo rivedo le scene delle ultime volte in cui ho avuto modo di parlarle, seduta nella stanza che dà su via Cadorna, dietro la porta con le ante aperte a presidiare Noha. Sì perché Maria godeva di questa grandissima specialità che spetta, evidentemente, a pochi fortunati: l’amore per il proprio paese. E ogni volta non perdeva occasione per dirmi che tutte le domeniche sentiva il dovere di tornare e di stare qualche ora nella sua casa paterna. Me lo raccontava con accanto Gigi, suo marito,  che sapeva benissimo di aver sposato, oltre a Maria, anche questo suo “difetto”. A questo punto chiedo a Chiara di avvisare subito le mie sorelle, soprattutto suor Orsolina che era anche la sua amica d’infanzia. Figuriamoci se suor Orsolina non aveva qualcosa da dirle, ecco di seguito le sue parole:

 
Carissima amica e sorella Maria Nocco,

hai voluto andartene in cielo, in punta di piedi come sei vissuta e mi è dispiaciuto tanto di non aver potuto venire a salutarti e darti l'ultimo abbraccio. Un giorno prima che te ne volassi in cielo, ti avevo pensato e mi ero chiesta: “chissà come sta la Maria Nocco?” e stavo pensando di telefonare a Patrizia per avere tue notizie. Poi il giorno dopo, apro Internet e incontro l'inaspettata notizia di mia nipote Chiara, che mi avvisava del tuo trapasso da questa terra per l'Eternità. Non so se devo farti gli auguri perché ce l'hai fatta e hai finito di soffrire, oppure se devo piangere per questo grande distacco e separazione. Intanto, cara Maria, voglio dirti di cuore il mio grazie per il bene che ci siamo volute quando eravamo adolescenti. Insieme, andavamo all'Azione Cattolica alla Domenica,  e avevamo il Gruppo delle Beniamine. Insieme abbiamo fatto il Corso di taglio e Cucito a Galatina, quindi tutte le mattine ci incontravamo nella Chiesa parrocchiale di S. Michele arcangelo e di là, insieme alle altre compagne, andavamo a piedi dalla via vecchia, alla scuola di taglio e cucito fino a Galatina, e questo durante tre mesi.  

Poi io sono partita per Torino e ci siamo lasciate, seguendo ciascuna la sua strada. 

Grazie Maria, per tutte le volte che ritornando dalla Missione, mi hai accolto a casa tua a Galatone e tu preparavi un pranzo saporito che poi consumavamo insieme a Gigi, tuo marito. 

Ricordo che una volta hai mandato Gigi nella sua campagna per raccogliere l'origano che si mette sulla pizza e me ne ha portato un sacco. Poi io l'ho pulito e l’ho portato con me, in Missione. 

Ogni volta che ritornavo dalla Missione dell'Amazzonia dove ho lavorato per 33 anni, tu mi venivi a prendere a Galatina, dalla casa di mia sorella Maria Assunta e mi portavi con te a casa tua. 

Tu lavoravi ricamando le camicette con le perline e tutte quelle che ti avanzavano le davi a me per portarle in Missione, affinché anche le nostre Indie potessero fare braccialetti e collane per mettersele al collo e alle braccia. Tutte le volte che venivo a casa tua, avevi sempre una piccola offerta da darmi e condividevi volentieri con le Missioni quello che potevi. Grazie per la tua amicizia e per i tanti piccoli gesti di delicatezza e di fraternità. Ti sentivo come una sorella e sono orgogliosa di aver vissuto con te tanti momenti belli della vita. 

Adesso che sei in Cielo, contemplando il volto di Dio, prega per noi, che siamo ancora su questa terra e aiutami a farmi santa. Prega per Gigi, che è rimasto da solo e per tutti i tuoi fratelli e nipoti. 

Prega per la nostra Italia che ha tanto bisogno di Fede. E prega anche per la nostra NOHA che ti ha visto crescere, e dove hai ricevuto la Fede nella tua famiglia e nella Comunità Cristiana la quale oggi prega per te.

Arrivederci in Cielo Maria Nocco, e lassù salutami tua sorella Ada, la Nunna Luce e il tuo caro Papà Angiolino. Arrivederci e grazie per tutto.

Sr. Orsolina D' Acquarica  MC. 

 
Di Redazione (del 18/12/2013 @ 14:26:18, in Eventi, linkato 2103 volte)

Dal 19 dicembre al 22 dicembre 2013 le reliquie dei Santi Martiri di Otranto faranno tappa nella  Chiesa Madre di San Michele arcangelo di Noha.

GIOVEDI' 19 DICEMBRE
Ore 17.00 Arrivo dell’Urna dei Santi Antonio Primaldo e Compagni Martiri di Otranto - Accoglienza in P.zza San Michele - Momento di preghiera - Saluto del Parroco e del Sindaco
Ore 18.00 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco Don Francesco Coluccia
Ore 19.30 Dolore e Martirio Solenne Veglia di preghiera presieduta dal Molto Rev.do Mons. Paolo Ricciardi, Arcidiacono del Capitolo Cattedrale di Otranto

VENERDI' 20 DICEMBRE
Ore 6.00 Santa Messa
Ore 9.30 Visita della Scuola dell’Infanzia “San Michele arcangelo
Ore 10.30 Via Crucis
Ore 15.30 Visita dei ragazzi del catechismo
Ore 17.00 Santo Rosario Meditato
Ore 18.00 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Donato Negro, Arcivescovo di Otranto
Ore 19.00 ASSEDI - Otranto 1480 Dramma in Atto unico di Deborah De Blasi, con la Compagnia dell’Accademia della Minerva. Regia di Annemette Schlosser Bernardelli - Teatro Oratorio “Madonna delle Grazie” - Noha

SABATO 21 DICEMBRE
Ore 6.00 Santa Messa
Ore 7.00 Adorazione eucaristica – confessioni
Ore 12.00 Benedizione eucaristica
Ore 17.00 Santo Rosario
Ore 18.00 Solenne Celebrazione eucaristica presieduta dal Molto Rev.do Mons. Pietro Marti, Parroco della Cattedrale di Otranto e Custode del Cappellone dei Santi Martiri

DOMENICA 22 DICEMBRE
Ore 6.00 Santa Messa
Ore 9.30 Processione dalla Chiesa Madre alla Chiesa "Madonna delle Grazie"
Ore 10.30 Solenne Celebrazione eucaristica presieduta dal Molto Rev.do Mons. Quintino Gianfreda, Vicario Generale
Ore 11.30 Processione dalla Chiesa "Madonna delle Grazie" alla Chiesa Madre
Ore 15.00 Celebrazione della Parola
Saluto e partenza dell’Urna dei Santi Martiri

Website: www.sanmichelenoha.it
Info: info@francescocoluccia.it
Tel./fax: 0836/602129

DIRETTA STREAMING
www.inondazioni.it
www.galatina2000.it

 
Di Albino Campa (del 02/10/2013 @ 14:24:23, in TeleNoha , linkato 1394 volte)

Eccovi il video dell'Inno di San Michele arcangelo eseguito dal Concerto Bandistico di Noha diretto da M° Lory Calò e cantato da Michele Scalese.

 
Di Albino Campa (del 29/09/2014 @ 14:06:32, in PhotoGallery, linkato 1120 volte)
 
Di Albino Campa (del 21/09/2010 @ 14:01:31, in Festa dei Lettori, linkato 3035 volte)

Anche quest’anno la Biblioteca Giona, Presidio del Libro di Noha, e la scuola di cui fa parte, l’Istituto Comprensivo 2° Polo – Galatina (già 3° Circolo didattico “G. Martinez”) vi rinnovano l’invito a prendere parte alla Festa dei Lettori di sabato 25 settembre 2010. Una Festa dei Lettori giocosa, dispettosa e irriverente che, con garbo e senso dell’humor, ma anche con fermezza, pone l’accento sul leggere come affermazione della propria esistenza, come azione di autodeterminazione del lettore in un tempo presente e collettivo, come atto di protesta e di rivendicazione di un diritto oggi, di fatto, negato.

Programma delle iniziative:

Nei giorni precedenti la festa
Orario scolastico ed extrascolastico
Videointerviste a ragazzi, bambini, docenti, genitori, sindaco e assessori… sul tema “Leggere… Non leggere”. I video animeranno un momento della Festa.
Visione dei film “Fahrenheit 451” di François Truffaut e “Matilda 6 mitica” di Danny De Vito.
Letture animate e memorizzazione a staffetta di brani tratti da “Gli anni della fenice” (Ray Bradbury), “Matilde” (Roald Dhal), “Rima Rimani” e “Rime di rabbia” (Bruno Tognolini).
Preparazione di cartelloni e striscioni sul tema “… e io leggo – festa dei lettori dispettosa” per animare il corteo del 25 settembre.
Preparazione della canzone “Manifesto” della Bandabardò (classi quinte e scuola media).
Dispetti in rima: torneo di botta e risposta alla ricerca di rime impossibili (classi quarte e terze).
Canti e conte (classi prime e seconde).
 
La mattina del 25 settembre - Piazza San Michele a Noha
In corteo, dalla scuola alla piazza, adulti, bambini e ragazzi della scuola, con maglietta bianca e un libro in mano, a manifestare il proprio bisogno di lettura a dispetto di ogni tipo di difficoltà. Il tragitto sarà animato da alcuni brani musicali (“Alegria” – Cinque du Soleil, “Mistero Buffo” – Dario Fo…) e dalle frasi-slogan, gridate in coro, riportate sugli striscioni e i cartelloni.
Flash mob: al segnale convenuto, si batte il piede, si mostra il libro, ci si siede, si legge in silenzio fino al nuovo segnale, quando ci si rialza, si batte nuovamente il piede e si grida “E IO LEGGO!).
I ragazzi di quinta e della scuola media cantano “Manifesto” della Bandabardò.
Ancora in corteo, ritorno a scuola
Si appendono alla cancellata della scuola i manifesti e gli striscioni e si conclude con l’ormai tradizionale frisellata
 
Dalle ore 19.00 - Biblioteca Giona
Un’apertura straordinaria della biblioteca al crepuscolo, per ospitare Bruno Tognolini alla scoperta di rime per esprimere emozioni, manifestare le proprie idee, il proprio consenso e il proprio dissenso e… per sentirsi meno soli. Animeranno la serata le videointerviste registrate nei giorni precedenti, le brevi performances dei ragazzi e, per concludere in armonia, gli stornellatori di Noha.
 
Tipo di coinvolgimento dell’Amministrazione comunale:
Patrocinio, supporto organizzativo e pubblicizzazione dell’iniziativa.
 
Coinvolgimento delle Scuole:
Gli istituti di istruzione superiore di Galatina, in particolare il Liceo Classico e il Socio-pedagogico. Scuole dei comuni limitrofi.
 
Partecipazione di una Biblioteca pubblica in loco:
Biblioteca Comunale “P. Siciliani” di Galatina: la responsabile sarà presente all’incontro serale con l’autore.
 
Partner coinvolti e loro contributo alla Festa:
Associazione culturale “3° Torri”, “L’Osservatore Nohano”, “Parrocchia San Michele arcangelo”, Comitato per la festa patronale, associazioni commercianti: supporto organizzativo e sponsor.

 


Vi aspettiamo, in tanti, e vi auguriamo un buon inizio d’anno.
A presto
La Dirigente Scolastica Eleonora LONGO
La responsabile del Presìdio di Noha Paola Congedo

 
 

icon Download del Programma

P. S. per ulteriori informazioni rivolgersi a Paola Congedo
mail    paola.congedo@istruzione.it
Cell    329.9166255
 
Di Albino Campa (del 03/01/2012 @ 13:57:40, in Piedibus, linkato 2015 volte)
All'inizio del 2011, l'Assessorato alla Mobilità della Regione Puglia ha promosso il concorso Cicloattivi@Scuola, rivolto agli istituti scolastici che intendono sviluppare pratiche di mobilità sicura e sistenibile, partendo dal coinvolgimento degli studenti. Fra le scuole vincitrici, l'Istituto Comprensivo II Polo, con il progetto il Piedibus di Noha, Leggere Passi Leggeri.
Il Piedibus è un autobus umano, formato da un gruppo di bambini accompagnati da adulti volontari, per recarsi insieme a scuola lungo percorsi sicuri, con capolinea e fermate intermedie. E' una pratica ormai quotidiana in molte città italiane, ma quello di Noha è speciale.
Il Piedibus di Noha è speciale perchè vuole affermare il diritto di muoversi, di leggere e di leggersi, di orientarsi e di vedere, di scambiare e di cooperare. E infatti nasce nella scuola di Noha e nella Biblioteca Giona, Presidio del Libro. Sicuramente speciale, fra tanti presidi.
 Il piedibus di Noha è speciale perchè vuole tracciare i percorsi casa-scuola come tessuto unitario di stabili legami fra case e case, persone e persone, comunità e scuola. E perchè vuole usare i suoi stessi percorsi per dare piedi ai libri di Giona, con un nuovo servizio di prestito a domicilio, lungo i percorsi casa-scuola, con pratiche di animazione territoriale, per la lettura individuale e collettiva.
Il piedibus di Noha è speciale perchè vuole generare attività di cooperazione, fra tutte le generazioni delle famiglie, con il primario coinvolgimento degli anziani, secondo il principio della prossimità domestica. E perchè vuole attivare aiuti fra alunni di classi diverse, potenziando la sicurezza dei percorsi e la crescita del senso di responsabilità.
Il Piedibus di Noha ha un sogno che è una strategia. Vuole diventare una vera infrastruttura di mobilità urbana permanente e funzionante, perchè condivisa dai beneficiari e dai promotori. Il tracciamento del piedibus non può essere immaginario, né provvisorio. Deve a lungo essere concreto. Deve generare una vera mappa urbana, visibile per strada, nello spazio urbano vero. Per questo, la mappa del piedibus deve essere reale e legittimata dalle istituzioni, nel rispetto permanente delle regole e dello spazio pubblico, con nuove regole per lo spazio.
Il Piedibus di Noha persegue la sicurezza, attraverso il mantenimento degli impegni individuali che i partecipanti gradualmente si assumeranno con consapevolezza. Per questo sarà principalmente esperienza, per evolvere la mobilità sostenibile a scala urbana.
Il Piedibus di Noha è soprattutto un percorso partecipato. L'Associazione Città Fertile guida i meccanismi della partecipazione in gioco, ma in questa storia di cittadinanza attiva sono molti i protagonisti: dalla Regione Puglia al Comune di Galatina, dai Presìdi del Libro all'Osservatore Nohano, dalla Parrocchia S.Michele arcangelo alle Sentinelle di Noha. Dai docenti ai bambini, attraverso le famiglie.
Nelle intenzioni di questo, che per Regione Puglia è progetto pilota, il Piedibus sarà allora a Noha una vera infrastruttura di piedi permanente, immersa nello spazio urbano. Un percorso sicuro per tutti, tracciato da bambini e da adulti, tutti ugualmente abitanti.
Per iniziare, due linee iniziali casa-scuola-casa, con l'auspicio di stabili legami, di cooperazione e di servizi, fra persone, case, associazioni, comunità e istituto.
Per iniziare, a novembre, la collaborazione fra partecipanti e comando dei Vigili Urbani ha reso possibile l'avvio di un intenso percorso di progettazione partecipata. 81 studenti hanno ricevuto una mappa e un questionario. Le famiglie hanno tracciato il loro muoversi quotidiano, individuando la posizione di amici e di familiari, fra le case e la scuola. E' nata un'analisi a strati della mobilità e l'individuazione dei flussi più intensi di spostamento. Più di 50 i punti di vista reali osservati lungo i due percorsi principali dominanti.
Bambini, famiglie e vigili hanno esplorato insieme, individuando i punti di forza e di debolezza e scelgliendo le strade migliori, dai possibili capolinea del piedibus alla scuola. Molti hanno provato i percorsi, un piede dopo l'altro, verificando i tempi di ogni tratto, annotando i dati e le cose interessanti su un questionario viaggiante, nato per raccogliere il ritmo e il senso dei passi, le voci e gli sguardi. Tutti i questionari, uno sull'altro, hanno restituito le immagini delle strade, hanno fissato i tempi ragionevoli di percorrenza, buoni per tutti i bambini. In plenaria, è stata condivisa ogni esperienza: gli strati dei cammini, la durata di ogni spostamento, il sistema dei rischi e dei valori.
Due le linee finali: la “A” - Linea Azzurra, da La Trozza a Scuola, la “B” - Linea Verde, da Bellini a Scuola. E viceversa.
A gennaio 2012 parte la seconda fase, con l'apertura del  Laboratorio dei Segni e dei Segnali, per il tracciamento fisico delle due linee del piedibus. Poi, la sperimentazione e l'animazione territoriale. Il supporto dei Vigili Urbani di Galatina sarà essenziale e preziosissimo, così come quello di tutta la comunità.
Il Piedibus di Noha è una storia semplice, un fatto di vita collettiva. Come tutte le storie semplici e vere, vissute dalle persone, può diventare una cosa importante per molti. Non solo un percorso per andare a scuola e ritornare a casa, ma un meccanismo sicuro per tutti e una metropolitana senza ferro per essere utili, gli uni agli altri, con un libro fra le mani. Perchè le generazioni e le famiglie, per quanto diverse e distanti, sempre condividono scambi e cammini. E nelle geografie, scrivono le storie.
 

Fedele Congedo, Città Fertile

 
Di Antonio Mariano (del 13/08/2013 @ 13:53:12, in Eventi, linkato 1398 volte)

Lunedi 19 agosto avrà inizio la quarta edizione del "Torneo dei Rioni" a NOHA. I rioni partecipante sono 5 : rione Castello, rione Piezzo , rione Roncella, rione Colabaldi e rione Trozza. Ricordiamo che la prima edizione è stata vinta dal rione Piezzo, la seconda dal rione Colabaldi e quest'anno vedremo chi vincerà la quarta....

Quindi tutto pronto per lunedi 19 ritrovo alle ore 19:30 presso la piazza san Michele arcangelo in Noha, dalla cui piazza in corteo si raggiungerò il campo da gioco.

Ore 20:30 inizio prima partita: Colabaldi - Trozza  mentre alle ore 21:30 inizio seconda partita: Castello - Piezzo.

Buon divertimento a tutti!

 

Una statua di S. Michele arcangelo che una volta troneggiava sulla facciata della chiesa matrice di Noha fino al 1901, quando nell'ennesima ricostruzione sparì definitivamente questa statua magnifica in pietra leccese scolpita a tutto tondo nel XVII secolo, questa statua appare in una delle tante ricostruzioni subite dalla chiesa di Noha, già nel 1621 nella facciata della matrice, oltre la statua compariva un epigrafe andata persa che recitava così : " Sancte Michael Arcangele defende nos in proemio ne pereamus in tremendo indicio ", la formula è un vero e proprio esorcismo, può essere recitato dal solo sacerdote autorizzato dal vescovo come esorcista, nei casi di presunta possessione diabolica.s-michele-cavoti2 Ma ecco che il potente esorcismo diviene storia, il 13 ottobre 1884 papa Leone XIII avrebbe avuto una visione al termine della Messa in Vaticano, nella quale il Maligno minacciava la Chiesa. Il papa spaventato, subito dopo aveva composto la preghiera ( in forma estesa ), raccomandando che fosse recitata al termine di ogni messa, la inserì nella raccolta degli esorcismi. Nel 1886, divenne una legge interna alla Chiesa e la preghiera a San Michele in forma abbreviata fu inserita insieme alle Preci Leonine, da recitare al termine delle messe non cantate. La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26 settembre 1964, quando, con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II venne cancellata. Papa Leone XIII è autore del ” De exorcismis et supplicationibus quibusdam “, raccolta di esorcismi, fra i quali rientra l’ ” Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos “, uno dei più potenti. Il papa inserì proprio la Preghiera a San Michele, invocato come ” Principe gloriosissimo delle milizie celesti “, come ” custode e patrono della Santa Chiesa “. Nel 1901 con l’ultima delle tante ricostruzioni dell’attuale edificio venne rimossa l’antica statua, conservata inizialmente all’interno della chiesa stessa, poi ceduta al museo civico Cavoti di Galatina dove oggi si trova spezzata in due tronconi.s-michele-cavoti1 Nel museo di Galatina riappare così ( vedi foto allegate ). Un pezzo di storia e di arte significativo, che ricorda l’antico passato glorioso del manufatto. Questo esorcismo è riservato al vescovo e ai presbiteri da lui espressamente autorizzati e può essere recitato dai fedeli solo privatamente. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha richiamato all’osservanza di questa norma nella lettera del 29 settembre 1985. In essa è precisato anche che questo richiamo non deve affatto allontanare i fedeli dal pregare affinché, come ci ha insegnato Gesù, siano liberati dal male (Mt 6,13). L’esorcismo privato può essere recitato privatamente da tutti i fedeli, da soli o in comune, in chiesa o fuori; sempre se si sia in grazia di Dio e si sia confessati. Non è permesso che i laici recitino l’esorcismo su persone supposte indemoniate, perché questa è esclusiva prerogativa del sacerdote debitamente autorizzato dal vescovo. La recita dell’esorcismo, secondo le indicazioni sotto riportate, è consigliabile:

a) Quando si sente che più intensa si fa l’azione del demonio in noi, tentazione di bestemmia, di impurità, di odio, di disperazione.

b) Nelle famiglie in caso di discordie, epidemie.

c) Nella vita pubblica immoralità, bestemmia, profanazione delle feste, scandali.

d) Nelle relazioni tra i popoli guerre ed altro.

e) Nelle persecuzioni contro il clero e la Chiesa.

f) Nelle malattie, nei temporali, nell’invasione di animali nocivi ed altro.

Si asperga con acqua benedetta il luogo in cui si recita l’esorcismo come fonde la cera di fronte al fuoco, Sicut fluit cera a facie ignis, così periscano gli empi davanti a Dio. sic pereant peccatores a facie Die. epigrafe-berardelli Questo oggi appare in un epigrafe latina, in quello che era l'ingresso della cappella privata di palazzo Berardelli a Galatina. Un palazzo cinquecentesco con cortile, mignano, arcate, colonne doriche e l'insospettabile esorcismo posto oggi in bella mostra, dopo un ottimo recupero del portale in pietra leccese, l'incisione dopo essere stato coperto per tanti anni da diversi strati di scialbature di calce torna a mostrarsi. Un altra scoperta che raccorda storia e costume locale.

Raimondo Rodia

 
Di Albino Campa (del 14/04/2017 @ 13:46:41, in NohaBlog, linkato 805 volte)

Chiesa Madre di San Michele arcangelo in piazza S.Michele.

sepolcri sepolcri sepolcri sepolcri

Chiesa della Madonna delle Grazie, prospiciente gli omonimi giardini.

sepolcri sepolcri sepolcri

Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio, in via Aradeo.

sepolcri sepolcrisepolcri sepolcri

Chiesetta della Madonna di Costantinopoli, in via Collepasso.

sepolcri sepolcri sepolcri sepolcri sepolcrisepolcri sepolcri

 
Di Redazione (del 20/08/2013 @ 13:42:08, in Cultura, linkato 4411 volte)

"Pubblichiamo un interessantissimo stralcio di una ricerca sugli orologi pubblici diventata libro, scritto da Rosanna Verter. Tra gli altri, c'è anche l'orologio pubblico di Noha, che, fermo ormai da troppi anni, si limita a segnalare l'ora esatta soltanto due volte al giorno"


Gli orologi da torre di Galatina e Noha di Rosanna Veter
Ieri
La sera del 21 febbraio 1848 il decurionato galatinese, sotto la presidenza di Domenico Galluccio, deliberò le feste costituzionali nominando una commissione guidata da Orazio Congedo che, unitamente al comitato composto da Innocenzo Calofilippi, Giacomo e Francesco Galluccio, Arciprete Siciliani, Antonio Viva, Bernardino Papadia, Luigi Mezio, Pasquale Angelini, Onofrio Vonghia, Ferdinando Capani, Antonio Dolce, organizzò la festa per la Costituzione promulgata da Re Ferdinando II il 10 febbraio 1848.
I festeggiamenti iniziarono di buon mattino, il 9 marzo 1848, con i fuochi d’artificio che durarono per l’intera giornata; le due bande musicali di Galatone e Neviano allietavano i cittadini; Piazza S. Pietro venne addobbata con ramoscelli di mirto, coccarde e bandiere. Nei pressi dell’ingresso della chiesa Madre, fra due bandiere, fu messa una grande iscrizione inneggiante al re e al papa eseguita a penna dall’architetto Fedele Sambati e dettata da Pietro Cavoti. Oltre a tutto ciò allietarono la vista dello scenario festoso varie luminarie e la processione con il busto argenteo di San Pietro che ebbe inizio dalla casa delle signorine Andriani, dove era custodito il busto del Santo, e percorse con a capo il capitolo «la via che mena alle Monache crandi», altrimenti dette Clarisse (oggi è quel tratto di strada tra Via Zimara e Piazzetta Gal-luccio, tra la chiesa dei Battenti e quella di S. Chiara o di S. Luigi), «S. Caterina, Corpo di Guardia e Piazza S. Pietro».
Da ciò possiamo dedurre, quindi, che nel 1848 la Torre dell’Orologio esisteva già nella sua semplice mole e che i locali erano sede del Corpo di Guardia. Proprio in quelle salette si svolsero le elezioni del plebiscito del 21 ottobre 1860 per l’Unità d’Italia ed eleggere Vittorio Emanuele II, Re costituzionale.
Il primo anno di libertà nacque con la fame che imperava tra la povera gente in tutta la provincia e i tumulti erano all’ordine del giorno. Il sindaco Antonio Dolce convocava immediatamente il Consiglio Comunale per disporre il prelevamento dal bilancio di 1815 ducati e 53 grana per poter acquistare legumi, orzo e grano per i poveri. Nel frattempo, il Ministero dell’Interno aveva ordinato alle Prefetture di segnalare eventuali monumenti da dedicare a Sua Maestà Vittorio Emanuele II. L’amministrazione comunale scelse la torre civica che fu adornata di due stemmi sabaudi posti ai lati dell’iscrizione; sul lato ovest, invece, si nota un’aquila capovolta ad ali aperte con la testa tra il tamburo e il cannone, mentre tra mine e palle di cannone anche una scure. Forse questa decorazione è stata inserita dopo la caduta del fascismo o forse c’era già visto che l’aquila è anche nell’arme sabauda. Sull’arco a tutto sesto del portone d’ingresso, Francesco Sammartino incise su marmo la seguente lapidaria iscrizione:
ALL’ELETTO DEL POPOLO VITTORIO EMANUELE II RE D’ITALIA IN MEMORIA DELLA RICUPERATA UNITÀ CHE LA PATRIA OGGI SOLENNEMENTE CONSACRA GALATINA PONEVA ADI 2 GIUGNO 1861
Ruggero Rizzelli nelle sue Memorie, edite nel 1912, sostiene che l’iscrizione è «sgrammaticata e fa poco onore alla torre del Caccialupi; falsando la storia offende le tradizioni della colta cittadinanza»; fu dettata da un insegnante del locale liceo Colonna, padre Sebastiano Serrao, dell’ordine degli Scolopi, congregazione religiosa fondata da Giuseppe Colasanzio nel 1617.
Per tale lavoro il Sammartino venne compensato con ducati 13 e grana 53.
I locali dell’Orologio avevano ospitato per qualche anno la Guardia Nazionale; dal 1850 oltre 250 militi della Guardia Urbana. In quell’occasione, per renderli più ospitali, i nudi locali furono arredati con candelieri, bracieri, sedie e qualche panca. Il tutto per la cifra di 65 ducati e 80 grana.
I primi restauri al Corpo di Guardia furono deliberati il 27 novembre alle ore 21 dell’anno del Signore 1861 da un Consiglio Comunale presieduto dal sindaco Antonio Dolce e composto dai consiglieri comunali Giuseppe Maggio, Carlo Lezzi, Michele Astarita, Carmine Zappatore, Pietro Colella, arcangelo Trivisanno, Francesco Greco, Vincenzo De Matteis, Giuseppe Siciliano, Giovanni Congedo, Diego Papadia, Pasquale Angelieri, Domenico Bardi, Gaetano Colaci, Giuseppe Vozza, Paolo Baldari, e dal segretario comunale Luigi Santoro. Per i lavori fu costituita una commissione con Giuseppe Galluccio, Pietro Congedo e Michele Astarita i quali raccolsero ducati
160.66 per sottoscrizione e la somma venne aggiunta ai ducati 437 già stanziati dal consiglio. Oltre al proseguimento delle opere murarie, furono sostituite le porte ai camerini, le invetriate e il portone. Alla deputazione furono restituiti 79.05 ducati che risultarono in più.
Il 21 giugno 1877 nella segreteria comunale fu convocato dal sindaco Giacomo Viva, in seduta straordinaria, il Consiglio Comunale per deliberare circa «l’acquisto di una nuova macchina di orologio pel servizio del pubblico essendo l’attuale ridotta in uno stato da non essere soddisfacente ai bisogni del pubblico». Per l’acquisto della nuova macchina il sindaco esibì la corrispondenza tenuta col capo fabbrica, signor Alfonso Curci da Napoli, e coi F.lli Peperis da Udine dalla quale risultava che per avere «una macchina costruita secondo gli ultimi sistemi» si doveva spendere circa £ 2000, somma da prelevare da un articolo del bilancio del 1877.
Si poteva certamente spendere di meno, ma come giustamente osservò il consigliere Giuseppe Capani «una volta che il Consiglio deve venire nella determinazione di acquistare una nuova macchina di orologio è necessario che fosse di quelle costruite colla massima precisione». Alla sua proposta si uniformò tutto il Consiglio.
Il 3 luglio la Prefettura rilevava in una sua nota che trattandosi di «una spesa non lieve, non prevista nel bilancio e che poteva dissestare l’andamento finanziario del comune», suggeriva «di sperimentare l’asta pubblica e visto l’ammontare della spesa» si doveva «richiedere a un competente artefice un atto che equivalesse alla perizia» e che poteva a un tempo «essere anche l’offerta del fornitore stesso. Tale atto dovrà assoggettarsi all’approvazione del Consiglio Comunale che sarà chiamato a precisare i mezzi per la spesa e domandare la dispensa dei pubblici incanti coll’autorizzazione di far luogo a norma del caso alla privata licitazione tra persone del mestiere oppure alla trattativa privata».
Fallite le trattative con il Curci e i Peperis, l’amministrazione diede incarico ad Epimaco Olivieri Caccialupi, successore di Augusto Bernard, di fornire la macchina dell’orologio.
La ditta Caccialupi, presente con i suoi orologi da torre in molti comuni della provincia, aveva la sua sede in Napoli alla strada Egiziaca n. 44 a Pizzofalcone, oggi sede del distretto militare.
L’8 aprile 1879 il sindaco facente funzioni, Pietro Santoro, comunicava al Consiglio Comunale che il signor Giuseppe Greco aveva presentato «una di-manda» con la quale proponeva di effettuare a proprie spese le opere in muratura «occorrenti per l’impianto del nuovo orologio, a seconda del disegno proposto dall’architetto Fedele Sambati l’8 maggio 1861 su una perizia di Giuseppe Mandorino». Come compenso il Greco chiedeva di ricevere a titolo di cessione l’aia su cui sorgeva la Torre dell’Orologio. Naturalmente il Consiglio respinse la proposta considerato che non vi era molto squilibrio per le finanze locali e pertanto i lavori potevano essere sostenuti a spese del Comune anche perché cedendo l’area al Greco si restringeva un camerino che poteva essere utile per edificare una sala. Qualche mese dopo la giunta deliberava di licenziare i regolatori dei pubblici orologi di Galatina, Salvatore Zuccalà, nonché quello della frazione di Noha, Fedele Bonuso. Ma il 30 maggio 1882 il Consiglio Comunale, presieduto dal sindaco Giacomo Viva e composto dai consiglieri Luigi Papadia, Alessandro Verdosci, Gaetano Cola-ci, Giustiniano Gorgoni, Luigi Vallone, Liberato Congedo, Vitantonio Colaci, Salvatore Tondi, Raffaele Baldari, Giuseppe Vonghia, determinò di abbattere la Torre del vecchio Orologio perché «inutile ed indecorosa» e diede mandato ai consiglieri Liberato Congedo e Vitantonio Colaci di «trattare con qualche muratore di fiducia».
I consiglieri scelsero Pasquale Alessandrelli per l’appianamento della Torre «contro il pagamento di £ 50 ed il materiale ricavabile pro-beneficio».
Fu costruita così una nuova torre con timpano e furono messe a vista le campane.
Qualche anno dopo, precisamente il 24 aprile 1885, Francesco Bardoscia, assessore delegato dal sindaco, convocò il Consiglio Comunale per deliberare con urgenza l’illuminazione dell’orologio per tutta la notte e per l’intero anno, a differenza di una precedente convenzione con Vincenzo Giurgola regolatore del pubblico orologio, e di tenerlo acceso per sei mesi fino alle 9.00 p.m. e per sei mesi per tutta la notte.
Per tale lavoro al Giurgola vennero corrisposte £ 360 annue, sia per la manutenzione che per l’illuminazione del pubblico orologio, invece di £ 300. L’anno dopo, tale incarico fu affidato a Pietro Ascalone, orologiaio, con la riduzione del salario a £ 300.
Nel 1913, a cura della “Società Galatinese per le imprese elettriche”, con una spesa di £ 140,03 venne effettuato «l’impianto elettrico negli uffici della Polizia Urbana e al pubblico orologio sovrastante detti uffici».
L’8 ottobre 1932 il segretario cittadino del Partito Nazionale Fascista scriveva al Podestà per sapere come mai l’orologio non suonava da 15 giorni e poiché il servizio era affidato a persone responsabili, egli non riusciva a spiegarsi come mai non fosse stato ancora riparato. Il Podestà, in una missiva di qualche giorno dopo, gli comunicava che si era provveduto all’acquisto di una corda metallica necessaria per il funzionamento della suoneria. Nella comunicazione di risposta, il Podestà si chiedeva anche se era il caso di spendere elevate somme per la riparazione oppure di esaminare l’ipotesi dell’acquisto di un nuovo macchinario la cui spesa sarebbe ammontata a £ 3.500.
Oggi
Al termine della centralissima Via Vittorio Emanuele II, strada ricca di palazzi settecenteschi e zona viaria più antica della città, la Torre del Caccialupi, più comunemente nota come l’Orologio o Corpo di Guardia, si innalza nella sua sobria e superba semplicità, espressione dell’entusiasmo post-unitario. La torre è fra le più belle del Salento, è una costruzione di chiaro stampo neoclassico che, all’indomani dell’Unità d’Italia, fu dedicata a Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele II.
I locali della torre, che anticamente erano adibiti a cappella privata della famiglia Greco-Bardoscia, vennero donati successivamente all’amministrazione comunale che li destinò a sede delle guardie urbane. Per quanto riguarda l’anno di costruzione della torre, possiamo supporre che se l’attiguo palazzo Bardoscia è datato fine 1789 è molto probabile che anche la torre sia della stessa epoca.
La torre ha base quadrata, è posta ad angolo tra Via Vittorio Emanuele II e Via Umberto I. Il vasto salone e le due salette che si aprono a sinistra hanno le volte a botte e, per gli amanti dei dati statistici e architettonici, si presenta con questi dati: l’altezza è di metri 18,37 mentre la larghezza è di metri 8,16; il quadrante, vero e proprio indicatore del tempo, incastonato in una cornice in pietra leccese, ha un diametro di centimetri 120; la lancetta delle ore ha una lunghezza di centimetri 40, quella dei minuti è lunga invece centimetri 50.

I numeri indicanti le ore sono in caratteri romani e il numero che indica le ore “quattro” è graficamente rappresentato con il segno IIII e non IV come detta la grafia romana. Questo fatto è dovuto, forse, per simmetria grafica all’interno del quadrante. Molti, comunque, sostengono che invece è una caratteristica degli orologi da torre.
Osservando la torre si evidenziano due cornicioni marcapiano che la segmentano in quattro ordini: il primo è sostanzialmente molto semplice; il secondo ordine invece è stato abbellito con gli stemmi sabaudi e con l’iscrizione dedicatoria; il terzo è riservato esclusivamente al quadrante dell’orologio; il quarto ordine chiude con il timpano dove, all’interno di una monofora aperta (arco), sono ospitate due campane in bronzo, oggi in pessimo stato.
Per accedere alla stanza dell’orologio bisogna arrampicarsi su 21 scalini di una poco agevole scala a chiocciola, molto stretta, consunta dagli anni, che conduce sul terrazzo e da qui, attraverso un’altra ripida scala di 15 scalini, si entra nella magica stanzetta dove la meccanica della sveglia cittadina ci appare in tutta la sua bellezza.
La cittadina macchina del tempo è di grandi dimensioni ed è ancora oggi meccanica, azionata da ruote dentate in cui sono state praticate delle tacche regolari con larghezza proporzionale al numero dei rintocchi che devono suonare. La velocità è regolata da una ruota a paletta frenata dall’attrito dell’aria; invece la forza motrice è fornita da tre enormi massi in pietra leccese, legati con cavi di acciaio molto flessibili. Il peso delle pietre varia in base alla grandezza della campana su cui battono le ore. Questi cavi si avvolgono ad un cilindro quando vengono manovrati, ogni ventiquattro ore, dal-l’addetto alla carica con una manovella. La velocità di rotazione è controllata da un pendolo, che consente ai pesi di scendere lentamente sino a piano terra. Il pendolo serve a rallentare o ad accelerare la marcia alle ruote che compongono il meccanismo dell’orologio; l’ora invece è regolata da un disco girevole. Tutti questi ingranaggi sono legati da un sistema di scappamento ad ancora.
La macchina poggia su travi in legno sostenute nel muro per contrasto ai pesi. La molla, dopo essere stata avvolta, inizia a svolgersi facendo girare gli ingranaggi che muovono le lancette delle ore e dei minuti a velocità diversa attorno al quadrante. La carica al nostro segnatempo è a cura di Gianni Venturiero che continua imperterrito a salire e scendere le ripide scale. Egli è l’erede di quella passione e volontà di tutti quei cittadini che per anni sono saliti in cima alla torre, con la pioggia battente, con il caldo e con il freddo.
Grazie alla loro costanza le lancette non si sono fermate e hanno continuato a tenere attiva la sveglia cittadina. Nel lontano 1991 l’ingranaggio della storica torre civica si fermò alle 12,10 o alle 00,10?
Le campane
Le campane, messaggere civiche, sono un esempio di architettura laica legata all’Universitas e un bene artistico che come tale va protetto. Hanno molte funzioni: segnalano allarmi o adunanze o funzioni religiose o di orologio che scandisce il tempo.
La voce campana, che molti credono di origine gotica, fu introdotta intorno alla fine del VII secolo e venne usata per la prima volta da S. Beda (672735), monaco e storico vissuto in un monastero benedettino in Inghilterra, considerato il più grande erudito dell’Alto Medioevo.
L’Accademia della Crusca, nella lessicografia, cita campana con aes campanum, nome con cui era noto il bronzo, lega metallica composta dall’80% di rame e dal 20% di stagno, metalli teneri, la cui unione nella lega permette di ottenere un materiale di grande durezza, a grani fini, dotato di caratteristiche di grande sonorità. Oppure il nome potrebbe derivare dalla forma di un vaso arrovesciato e sboccato, e fu adoperato per la prima volta da S. Paoli-no, vescovo di Nola, dalla omonima città in provincia di Napoli, dove vi era una miniera di rame. Alcuni umanisti chiamano la campana, in latino nola, dal nome della città dove furono ritrovate molte campane; altri invece sostengono che le prime campane siano state fuse in Campania, e da qui campana che sembra la più accreditata. Ancora oggi si brancola nel buio, nell’incertezza.
Le campane della torre cittadina hanno misure ben calibrate e adatte per la nota “la” e per il “re”; sono sprovviste di ceppo, cioè sono fisse, non oscillano e suonavano tramite il martello esterno e non con il battaglio. Sono entrambe ornate di ricami, di iscrizioni e di altorilievi a prova dell’eccellenza a cui era giunta l’arte di fondere il bronzo già nel 1700.
La campana piccola, quella posta in alto, batteva i quarti d’ora, molti anni orsono. Ha un’altezza di centimetri 55 e un diametro di centimetri 63; dalla dimensione possiamo ipotizzare un peso di 150 chili. Tra due bellissime cornici di motivi floreali reca un’iscrizione:
ANGELI MONGIÒ SINDICATUM A. D. 1762
Presenta una varietà di decorazioni: sul lato nord, in posizione centrale, vi è lo stemma civico, mentre sul lato sud si evidenzia un’immagine in rilievo, sulla superficie esterna del bronzo e costituente corpo unico con la campana stessa, che potrebbe essere un santo, forse S. Pietro.
La campana maggiore, quella che batteva le ore e oggi un cupo don allo scoccare dell’ora, ha un’altezza pari a centimetri 70 e un diametro di centimetri 85, con un peso presumibile di circa 200 chili; anche qui al centro, lato nord, lo stemma della città. Tra le due cornici si legge:
NOLA, HÆC, HORIS DENVNTIANDIS REFICITVR A.D. 1762 HORARIO RESTITUTO ANNO VULGARÆ
Questa campana per annunciare le ore fu rifatta nell’anno del Signore 1762 dell’era volgare dopo che fu ricostruito l’orologio.
Alcuni studiosi hanno letto, erroneamente, in quel “Nola” la contrazione di Vignola, oggi Pignola, piccolo centro della provincia di Potenza, famosa patria dei fonditori Olita e Bruno. È giusto chiedersi: «Da chi sono state fuse le campane dell’Orologio?». Stupisce, infatti, che le campane non sono “firmate” dal mastro campanaro.

Occorre ricordare che il 20 febbraio del 1743 un terremoto del nono grado della scala Mercalli, magnitudo 6.9, colpì tutta la penisola salentina, le isole Ionie e la Grecia, con epicentro nel canale d’Otranto. Le scosse durarono circa un’ora e l’intensità maggiore fu registrata nella vicina Nardò. Forse il rifacimento della campana e la ricostruzione della torre si devono ai danni che quel terremoto provocò anche nella città di Galatina.
La lapide
Al carabiniere Domenico Secondo Della Giorgia è dedicata la lapide posta sul lato ovest della torre. Insignito della medaglia d’argento, era nato a San Cesario di Lecce il 1° luglio del 1888 da Antonio e Matilde Rollo. L’anno seguente la famiglia Della Giorgia si trasferì nella non lontana Galatina, dove il padre assunse l’incarico prima di Guardia Municipale e poi di Comandante e dove nacquero gli altri cinque fratelli.
Da giovane lavorava come maniscalco e il 15 ottobre 1908 fu chiamato alle armi, arruolandosi nel novembre nel 5° Genio Minatori.
Lo troviamo a Messina e Reggio Calabria a prestare soccorso durante il terremoto del dicembre 1908 e per tale opera meritoria ricevere la Medaglia Commemorativa. Per la sua corporatura e per la sua altezza, raggiungeva il metro e ottanta, chiese di essere arruolato nei Carabinieri e il 26 maggio 1909 fu assegnato come Allievo Carabiniere a Piedi.
Promosso effettivo, è trasferito nella Legione di Napoli. In Libia prese parte alla guerra italo-turca e ricevette la seconda Medaglia Commemorativa. Ritornato in Italia, fu assegnato alla Legione Territoriale di Bari. Quando nel maggio del 1915 l’Italia entra in guerra contro gli Austro-Ungarici il nostro eroe viene aggregato al Reggimento Carabinieri Reali, 8a Compagnia Mobilitata, e raggiunge il territorio di guerra con la bandiera e la banda d’ordinanza: siamo alla seconda battaglia dell’Isonzo. Il 6 luglio 1915, sull’altura del Podgora, dove vi erano le trincee nemiche, vengono stanziati 30 ufficiali e 1.399 Carabinieri. In una rassegna dell’Arma dei Carabinieri leggiamo la drammatica giornata di guerra vissuta dai Carabinieri e da Domenico:
... la mattina del 19 luglio, dopo la consueta preparazione con tiri di artiglieria, il terzo battaglione, verso le ore 11, scattò dalla trincea verso le linee nemiche. Balza fuori per prima, l’ottava compagnia [alla quale apparteneva Della Giorgia, N.d.A.] seguita dal comando del battaglione, tenuto dal tenente colonnello Teodoro Pranzetti, poi la settima e la nona. Tempesta di fuoco del-l’avversario sulla zona di attacco. L’ottava compagnia, pur falcidiata, avanza lentamente con le due ali, e si frammischia con gli elementi sopravvenienti della settima, le tre compagnie giungono fin sotto i reticolati; molti morti per via. Tutti i superstiti resistono, attaccati a quei reticolati, pur sentendo l’inutilità del loro sacrificio. Quindi sopraggiunge l’ordine di ripiegamento.
L’attacco durò molte ore con lo stile dei combattimenti rapidi e ad orario che, per circa un anno, fino alla conquista di Gorizia, fu praticato nelle battaglie dell’Isonzo. Al reparto costò 53 morti, 143 feriti e 10 dispersi.
Il tenente Moscatelli, comandante del plotone, raccontava che nell’assalto il nostro concittadino venne ferito una prima volta da una raffica di mitragliatrice che lo colpì al braccio sinistro. Il tenente gli ordinava di ritirarsi, ma Domenico gli rispondeva: «Non mi mandi indietro, signor tenente, ho il braccio destro che funziona ancora, posso impugnare la baionetta per quei briganti». Continuava a dare nell’azione l’esempio ai compagni: giunto nelle vicinanze del reticolato, venne colpito alla testa e morì con il viso al sole e al nemico. Erano le 12,30 circa del 19 luglio 1915 e aveva appena ventisette anni. Nel suo portafogli fu rinvenuta una lettera, forse del giorno prima, dove era scritto: «Cara madre, domani andremo all’attacco della fortezza di Gorizia. Se dovessi cadere non piangete. Mandate gli altri fratelli quassù che ne è bisogno per la grandezza della patria».


Per questo suo atto di grande eroismo e abnegazione gli fu decretata la Medaglia d’Argento al valor militare alla memoria con la motivazione che oggi è leggibile sulla lapide tra Via Vittorio Emanuele II e Via Umberto I.
Il 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo, dalla lapide venne eliminato il fascio littorio, ma non l’anno fascista (XIII E.F.).
L’Arma dei Carabinieri in pensione di Galatina ha dedicato a Domenico l’elegante sede di Piazza Alighieri. A lui è intitolata la caserma della Compagnia dei Carabinieri di Maglie ed è ricordato, dal 2001, nella toponomastica di San Cesario di Lecce, sua città natale. La sua eroica morte è stata illustrata su cartolina da Vittorio Pisani.

L’orologio di Noha
«... una piazzetta commoda ed un orologio che misura il tempo...», così leggiamo in una pagina dedicata a Noha dal giudice Tommaso Vanna.
La torre, sulla quale è allocato l’orologio pubblico, è in stile classico e termina con un chiostro di archetti dai quali sono visibili le campane. È stata costruita, probabilmente, intorno al 1861, come indica la lapide posta a circa quattro metri dal piano di calpestio. Giacomo Arditi nella sua Corografia fisica e storica della provincia di Terra d’Otranto scrive: «...un orologio pubblico eretto in piazza con denaro dello stesso benemerito». La torre, in stile classico, fu donata alla cittadina dalla generosità dei fratelli Orazio e Gaetano Congedo. Sul muro della torre è scolpito in uno scudo il loro stemma gentilizio: un albero di pino al naturale accostato a sinistra da tre stelle disposte: 1, 2; il centro del tronco di pino è attraversato dalla figura di un toro furioso.
Al di sotto dello stemma l’epigrafe:
NOHA FRAZIONE DEL COMUNE DI GALATINA CIRCONDARIO DI GALATINA COLLEGIO ELETTORALE DI MAGLIE DISTRETTO DI LECCE PROVINCIA DI TERRA D’OTRANTO 1861
Il quadrante dell’orologio è inserito nel corpo di un’aquila, simbolo di forza e coraggio: fu insegna delle legioni romane e negli stemmi esprime fedeltà all’Impero. Secondo alcune testimonianze, sia la testa che il fascio su cui si aggrappavano gli artigli furono rimossi subito dopo la caduta del fascismo nel 1943. Le lancette sono ferme, ormai da data immemorabile, alle ore 09,40 o alle 21,40. Marcello D’Acquarica nel suo catalogo I beni culturali di Noha scrive:
La prima versione della meccanica dell’orologio risalente al 1861 non è più esistente. Apparteneva ad una tecnologia più semplice e meno raffinata, costruita totalmente in modo artigianale, dai denti degli ingranaggi ai chiodi che ne bloccano la struttura. La seconda versione risale al 1911, anno della sua costruzione e installazione sulla torre dell’orologio in Piazza S. Michele. Costruita dalla Premiata Fabbrica Orologiai di Fontana Cesare di Milano, è la seconda generazione di orologi meccanici dell’inizio del ’900.

La macchina, completamente restaurata e inaugurata il 23 dicembre 2008, oggi fa bella mostra di sé nell’atrio della Scuola Media “G. Pascoli”, sezione distaccata di Noha, con funzione di studio e didattica.
Tra le carte d’archivio vi solo alcune delibere in cui la Giunta Comunale approvava, viste le spese sostenute, il pagamento a Giovanni Nocco e a Pasquale Monastero per la riparazione dell’orologio negli anni 1908-1909.
Nel 1913 abbiamo un nuovo impianto di orologio. La carica viene data da Pantaleo Rocca e la spesa per il petrolio viene desunta dall’art. 25 del bilancio prelevando £ 74,00 dal fondo riserva. Nel 1912 viene retribuito Giuseppe Potenza con £ 20,00 per la sistemazione dell’orologio.


BIBLIOGRAFIA
ARCHIVIO STORICO COMUNE DI GALATINA: Delibera del 27.11.1861 Delibera del 5.06.1862 Delibera n. 22 del 21.6.1877 Delibera n. 10 dell’8.5.1882 Delibera n. 38 del 30.5.1882 Delibera n. 77 del 24.4.1885 Delibera CC dell’8.04.1889 AA.VV., Guida di Galatina, Congedo Editore, Galatina 1994. ANTONACI ANTONIO, Storia di Galatina, Panico editore, Galatina 1999. ARDITI GIACOMO, Corografia fisica e storica della provincia di Terra d’Otranto, Stab. tip. “Scipione
Ammirato”, Lecce 1879, Ristampa anastatica, 1994.
D’ACQUARICA FRANCESCO,MELLONE ANTONIO, Noha, storia, arte, leggenda, Infolito Group Edito
re, Milano 2006.
D’ACQUARICA MARCELLO, I beni culturali di Noha, Edizioni Panico, Galatina 2009.
GUADAGNI CARLO, Nola sagra: 1688, Il Sorriso di Erasmo, Massa Lubrense 1991.
MINIERI ANTONIO, Compendio della terra di Nola, Palo, Nola 1973.
RIZZELLI RUGGERO, Pagine di storia galatinese: memorie, Tip. economica, Galatina 1912.
SIMONI ANTONIO, Orologi italiani dal Cinquecento all’Ottocento, A. Vallardi Editore, 1967.
VANNA TOMMASO, Urbs Galatina, Editrice Salentina, Galatina 1992.

click download PDF file.

 
Di Albino Campa (del 28/09/2009 @ 13:35:18, in NohaBlog, linkato 2015 volte)

san-michele-noha.jpgGrandi festeggiamenti a Noha di Galatina per S. Michele arcangelo; festeggiamenti che si apriranno oggi con la vigilia della festa e si chiuderanno il 30 settembre . Il Programma delle Manifestazioni civili per festeggiare degnamente il santo sono di seguito riportate :

26 settembre
Festa dei Lettori, ore 18.15 presso l’atrio del castello di Noha

28 settembre
Gran Concerto Bandistico Municipale “Città di Taviano” (LE) Maestro Direttore e Concertatore ANTONIO MARIANI

Al termine della Processione Spettacolo Pirotecnico a cura della Ditta “La Pirotecnica del Sud” di PIERO COLUCCIA di Galatina (LE)

Ore 21.00 “La Grande Orchestra Italiana” in concerto

29 settembre
Celebre Concerto Bandistico Lirico Sinfonico “REGIONE PUGLIA” Maestro Direttore e Concertatore G. CASARANO

Ore 24.00 A conclusione dei Festeggiamenti spettacolo di fuochi pirotecnici curati dalle Ditte “La Pirotecnica del Sud” di PIERO COLUCCIA di Galatina (Le) “Cav. MAGGIO AMODIO” di Tuglie (LE)

30 settembre
ore 21.00 SANDRO GIACOBBE in Concerto

28-29-30 settembre
“Mostra Foto Storiografica 1869-2009” in occasione del 140° Anniversario della Fondazione del Corpo di Polizia Locale di Galatina, piazza S. Michele - 9

Le principali strade della cittadina saranno addobbate dalla premiata ditta L.C.D.C. di Cav. Cesario De Cagna di Maglie (LE).

Ma ora riportiamo qualcosa del iconografia, storia e gnosi del santo. Michele è uno dei tre arcangeli menzionati nella Bibbia. Il nome Michele deriva dall’espressione “Mi-ka-El” che significa “chi è come Dio?”. L’arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Nel calendario liturgico cattolico si festeggia come San Michele arcangelo il 29 settembre, con San Gabriele arcangelo e San Raffaele arcangelo. Michele è citato nella Bibbia, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele. L’immagine di Michele arcangelo sia per il culto che per l’iconografia, dipende dai passi dell’Apocalisse. È comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante dell’esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime (psicostasia). Sulla base del libro dell’Apocalisse ne vennero scritti altri dedicati a Michele che finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio. L’iconografia bizantina predilige l’immagine dell’arcangelo in abiti da dignitario di corte, rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente. Nella psicologia gli angeli sono paragonabili alle passioni, cioè a stati d’animo intensi e persistenti; ad esempio la passione d’amore è raffigurata nella mitologia occidentale come l’angelo Eros che colpisce al cuore con una freccia. Nell’Antico testamento sono menzionati solamente quattro angeli, che vengono identificati con il loro nome: Michele, Raffaele, Gabriele e Satana. Il nome Gabriele significa: Kha-Bir-El = “Colui che brama - come l’acqua - Dio”; con il senso di indicare la passione di chi vuole ardentemente conoscere Dio, chi ha sete di Dio. È un angelo che appare all’asceta, e si ricorda ad esempio la sua apparizione a Maometto. Michele indica la passione di colui che difende a spada tratta la sua fede in Dio. Infine Satana indica la passione del credente che rinnega Dio, da cui l’espressione che “chi rinnega Dio cade nelle braccia di Satana”. I tre angeli nominati nell’Antico testamento indicano quindi un percorso mistico che va dal desiderio di conoscenza di Dio (Gabriele), per andare alla fede (Michele) oppure per finire al rinnegamento della fede (Satana). Un tema discusso quello dei santi e della fede popolare, noi senza entrare nella contesa possiamo solo aggiungere che sicuramente a Noha ci saranno tre giorni di festa, luminarie, gioia per una comunità forte e coesa da sempre orgogliosa del proprio paese in tutte le sue sfumature.


Raimondo Rodia

(fonte) 

 
Di Antonio Mellone (del 27/02/2014 @ 13:24:14, in Ex edificio scolastico, linkato 1548 volte)

Ho degli amici masochisti che non mi lasciano un minuto in pace. Voglio dire che pare godano nel segnalarmi degli articoli (si fa per dire) apparsi su “Il Quotidiano di Lecce” (un giornale – si fa sempre per dire – che di mia sponte non sfiorerei nemmeno con una canna; ma che sembra ancora il più letto a Galatina e dintorni. Ed ho detto tutto).Il trafiletto sbucato come brucacchia in data odierna ha per titolo "Centro polivalente di Noha: quando l’entrata in funzione?" a firma di tal G. Tun.

Non voglio qui entrare nel merito della sintassi del componimento (e ce ne sarebbe da chiosare, eccome), ma soffermarmi su alcune corbellerie (come si fa a concentrarne così tante in così poche righe?) disseminate fra quelle colonne; tipo che “l’immobile è ubicato nella frazione di Noha in piazza San Michele arcangelo” (falso, è situato da tutt’altra parte, per la precisione in piazza Ciro Menotti); che l’edificio “fino a pochi anni addietro era utilizzato a scuola elementare” (vent’anni e passa sembrano “pochi anni addietro” all’autore del carme); che “l’immobile per renderlo operativo bisognava dotarlo di una potenza elettrica di circa 50 kw quindi di una linea elettrica ad alta tensione, mentre al momento viene fornita solo in bassa con un allaccio da cantiere da 10 kw” (non è proprio così, sia i 50 che i 10 kw sono sempre tecnicamente in “bassa tensione”: per evitare figuracce il “giornalista” si sarebbe potuto informare sull’argomento da egli stesso trattato, semplicemente chiedendo lumi al suo elettricista, senza la necessità di scomodare un ingegnere elettronico).

Ma dove il G.Tun. ha superato se stesso - ignorando probabilmente di cosa egli stesso stesse scrivendo – è stato nel riportare con tanto di virgolette la stupidaggine attribuita al consigliere Gervasi, che suona così: “Chiedo, inoltre, di conoscere per quale motivo non vi sia stato ancora l’allaccio alla rete elettrica? [sic]”. Cosa centra in quella frase il punto interrogativo rimane un mistero; ma soprattutto bisognerebbe far sapere al Gervasi ed al suo cronista-per-caso che questo benedetto allaccio esiste, e da tempo, ma non è sufficiente per far funzionare tutti ma proprio tutti gli impianti.

Infine, nel pezzo de quo (questo si arguisce, salvo errori od omissioni, anche da titolo virgolettato) pare come se la ristrutturata vecchia scuola elementare di Noha fosse chiusa al pubblico e quindi non ancora funzionante. Ovviamente non è così. Funziona eccome, grazie agli eroi del Cesfet (Info: centropolivalentenoha@cesfet.it referente  dott.ssa Giuseppina Vizzino) che nonostante tutto da mesi hanno messo su “una realtà ricreativa e formativa” con tanto di “percorsi di sostegno e recupero scolastico”, inoltre “i ragazzi sono coinvolti in diverse attività creative e di espressione come laboratori, teatro, canto e danza creativa”

*

Chissà quando sarà stata l’ultima volta che l’autore di queste frasi a piacere ha messo piede a Noha, prima di parlarne così compiutamente. Forse “pochi anni addietro”, sempre secondo il suo metro.

*

Povera editoria (tema già sviluppato in un altro intervento a firma – per esteso - del sottoscritto, pubblicato su questo sito non più tardi del 7 febbraio scorso, dal titolo “Contraffatto Quotidiano”, a proposito di un altro brano di fantasia apparso, guarda caso, sul medesimo Geniale).

Sì, povera stampa, ultimamente corroborata anche da una novella categoria di “giornalisti”: quelli che non solo non sanno scrivere, ma nemmeno leggere.

Antonio Mellone

 
Di Antonio Mellone (del 23/09/2015 @ 13:18:10, in NohaBlog, linkato 907 volte)

E’ l’ultima festa dell’estate salentina, anzi pugliese, quella dedicata al patrono di Noha San Michele arcangelo.

Il vessillifero delle schiere celesti, dotato di scudo, lancia, bilancia, elmo e pennacchio, il giorno della vigilia, portato in spalla, sfilerà in processione solenne per le strade del borgo tra inni e canti, preghiere e slogan alleluiatici, scoppio di batterie pirotecniche in centro e fuochi artificiali in periferia.

In suo onore da giorni vengono tirati su merletti e ricami di luminarie che trasformeranno via Castello e via Aradeo in scintillanti gallerie fatte di migliaia di piccole lampadine (ormai non più ad incandescenza ma a led) che con i loro particolari decorativi rimembrano gli archi trionfali del Rinascimento, le fontane, i festoni di fiori e altre baroccheggianti fantasie.

Parte di questi manufatti di legno e di ferro, al termine della festa (è una nuova moda) si trasformeranno in veri e propri oggetti da collezione per l’addobbo di interni, di locali pubblici, ma anche di ville e giardini privati.

Piazza San Michele, invece, cuore pulsante della festa, è il luogo storico della cassa armonica: quel palcoscenico a cupola (per la cui acustica non c’è bisogno di microfoni) dove la sera della festa si esibiranno le bande di giro, prime fra tutte il concerto bandistico di Noha diretto dal maestro Lory Calò (caso più unico che raro di profeta in patria - cosa generalmente molto difficile, ma a certe latitudini come le nostre quasi impossibile), che la sera della vigilia, al termine della processione solenne, eseguirà, tra gli altri, lo storico inno a San Michele arcangelo, musicato proprio a Noha nei primi decenni del secolo scorso.

La sera del dì di festa, sotto le luci della ribalta, si alterneranno la banda “Città di Taviano” e il concerto bandistico lirico-sinfonico di Terra d’Otranto, ospiti graditissimi in grado di realizzare un vero e proprio miracolo, vale a dire l’ascolto anche da parte del popolo e delle classi meno agiate delle note e delle arie di un’Aida, un Nabucco, un Rigoletto o una Gazza Ladra, un tempo appannaggio esclusivo del ceto aristocratico e borghese rinchiuso nei teatri e nei politeami.

Come tradizione vuole, al termine del Bolero di Ravel, verso mezzanotte, lo spettacolo dei fuochi pirotecnici in grande stile chiuderà la seconda serata.

Il concerto di Tony Esposito e dei Petrameridie, sul grande palco allestito in piazza Castello, chiuderà la tre-giorni di festa nohana, fatta anche di bancarelle e mercatini suq/k, luna park ed esibizioni di scuole di ballo in piazza (Physica), nonché fast ma si spera anche, anzi soprattutto slow food.

Congratulazioni a tutti gli organizzatori e auguri a tutti i Michelini e le Micheline di Noha e dintorni.

Antonio Mellone
 
Di Antonio Mellone (del 18/08/2016 @ 13:17:34, in NohaBlog, linkato 716 volte)

P. Francesco D’Acquarica è un uomo incredibile. Ha 81 anni ma ne dimostra 18. Ha una voglia di ricercare, studiare, catalogare, prendere appunti sulla Storia e le Storie, e finalmente pubblicare, che manco un dottorando in ricerca di nemmeno trent’anni d’età.

Ho già scritto altrove di lui, e più volte. E anche stavolta non posso fare a meno di metter mano su questa tastiera per raccontarvene un’altra.

Come qualcuno di voi ormai saprà, quest’anno ricorre il decimo anniversario della pubblicazione del monumentale volume “Noha, storia, arte & leggenda” (Infolito Group, Milano, 2006) da me curato e scritto a quattro mani con P. Francesco e pubblicato grazie al mecenatismo di Michele Tarantino (che Dio l’abbia in gloria).

Non so come (il marasma nel mio archivio personale è tale che cercare e trovare un qualsiasi oggetto è come recuperare un ago in un bosco di pini marittimi), ho rinvenuto le fotografie della consegna del suddetto libro fresco anzi ancora caldo di torchio, proveniente da Milano su furgone e scaricato con muletti e transpallet nohani, e della sua presentazione in forma privata nel soggiorno di casa mia (stanza enorme usata la penultima volta, credo, alla mia cresima: adoperata invece in maniera diuturna da mia madre a mo’ di palestra per l’arte marziale delle pulizie, di cui ella è cintura nera non so più di che dan). La presentazione ‘urbi et orbi’, invece, avvenne da lì a qualche giorno nella sala convegni dell’Oratorio Madonna delle Grazie gremita come non mai.   

Dunque, in quella bella mattinata del maggio 2006 erano presenti a casa mia, come si vede dalle immagini, i compianti mons. Antonio Antonaci, il prof. Zeffirino Rizzelli e don Donato Mellone; nonché don Francesco Coluccia, parroco di Noha, e poi ovviamente il coautore P. Francesco, un suo collaboratore, e ancora Giuseppe Rizzo (che aveva scattato le foto di Noha dall’alto a bordo di un Tucano, un aereo ultraleggero decollato dalla pista di Ugento), la nostra Paola Rizzo, la maestra Bruna Mellone (che m’aveva dato una mano nella rilettura delle bozze), mio cugino Marcello, mio padre, mia madre e ‘the last & the least’ il sottoscritto.

Orbene, non ci crederete, un paio di mesi fa P. Francesco m’ha voluto fare un regalo straordinario per questo decennale.

“Senti, Antonio: sei a Noha? Ho una cosa da darti”. “Domani pomeriggio, dici?” “Io arrivo da Martina Franca verso le 18”. “Va bene, Antonio, ci vediamo alla ‘casa del popolo’?” “Molto bene, Antonio. A domani, allora”.  

Puntualissimo come sempre - e non come l’orologio della pubblica piazza di Noha (staremmo freschi) - P. Francesco si presenta da me in quella specie di ufficio di piazza San Michele denominato, appunto, ‘casa del popolo’ (che non è un covo di comunisti, ma insomma). “Tieni – mi fa – questo è il mio testamento”. E mi consegna un plico da cui estraggo un libro.

E’ uno stupendo volume a colori, con elegante copertina rigida verde vivo, e l’immagine spettacolare della torre medievale di Noha e, in quarta, il bell’affresco dell’arcangelo nostro protettore, opera di Michele D’Acquarica (1886 – 1971). Il titolo del tomo di 302 pagine, finito di stampare a tiratura limitatissima il 27 marzo 2016 a Martina Franca per i tipi di Pubblimartina srl è, guarda un po’: “Noha, la sua storia e oltre..”. Sì, con tre puntini di sospensione nel titolo. Chi mi conosce sa che non amo tanto l’utilizzo di codesta punteggiatura. Ma stavolta ho capito il messaggio di P. Francesco, che suona più o meno così: “to be continued”.

E sì, P. Francesco non si ferma mai: altro che “questo è il mio testamento”.

Quando c’è da scrivere un articolo per il sito di Noha, o effettuare qualche ricerca d’archivio per una pubblicazione a più mani (della serie AA.VV.), o una relazione sui nostri beni culturali, o la biografia di qualche personaggio locale, chiedo sempre una mano a P. Francesco. Lui si schermisce sempre, dice che è difficile che ce la faccia, che ci deve pensare, che non sa da dove iniziare, che teme di ripetersi, e mille altre scusanti del genere.

Ora, siccome ormai lo conosco bene, io so che è sufficiente che gli scriva la traccia da elaborare, e magari gli ponga qualche domanda a mo’ di chiave di lettura sull’argomento da trattare, o che gli chieda qualche curiosità o ricordo in merito. Ebbene, all’indomani mattina, puntuale come il sorgere del sole, quando apro la mia posta elettronica non solo vi trovo l’articolo bello e pronto per la pubblicazione, corredato di foto straordinarie d’archivio, ma anche con tanto di commenti, chiose e glosse per specificarne i dettagli.

E’ fatto così questo ragazzo. Un insieme di ricerca, passione e soprattutto fede (in Dio, e nell’Umanità).

Non so come faccia. La mia pagina è sofferta, letta e riletta, limata, e poi ancora cancellata, rifatta daccapo cento volte. La sua scorre che è una bellezza. Avevano evidentemente ragione i latini: “Rem tene verba sequentur”.

Non so se sapete – e chiudo - che P. Francesco D’Acquarica è un esperto informatico e che ha raccolto in un database tutti i dati, i nomi, le relazioni, e mille altre informazioni contenute nei registri parrocchiali di Noha. E’ stato lui, per dirne un’altra, a rinvenire il racconto del miracolo del nostro San Michele arcangelo avvenuto a Noha nel 1740, scritto a margine di un registro dei battezzati dell’epoca dal viceparroco di allora, tal don Felice De Magistris, e molte altre ‘indiscrezioni’ pubblicate nell’agile libello: “Curiosità sugli Arcipreti e persone di Chiesa a Noha”, edito da L’Osservatore Nohano nel 2011.

P. Francesco, ha svolto un lavoro immane durato decenni, consumandosi gli occhi su dei pezzi di carta mezzo sgualciti e corrosi dal tempo, scritti con grafie cangianti e a tratti indecifrabili, e in una lingua e in una sintassi non sempre facilmente comprensibili.

Poche parrocchie in Italia e nel mondo posseggono una catalogazione così puntigliosa e precisa come quella “creata” da P. Francesco per la parrocchia di Noha. Senza quest’opera certosina non sarebbero nate tutte le pubblicazioni sulla Storia di Noha, prime fra tutte “La Storia di Noha” del 1973 (ed. Borgia di Casarano). Mentre l’ultima non sarà certamente quella di cui sto discettando in queste note. Infatti, Francesco D’Acquarica è l’Andrea Camilleri di Noha: non riesci a terminare  la lettura di un suo libro (a proposito: di Camilleri è uscito il centesimo volume) che già ne è nato uno nuovo. Per dire.

Ci sono tanti motivi per celebrare con una monografia ad hoc il nostro P. Francesco D’Acquarica, Missionario della Consolata, giramondo per amore di Cristo (e dei poveri cristi d’America, d’Africa e soprattutto d’Italia), ma con il pallino della sua terra natia che in questo caso risponde al dolce nome di Noha. Sì, nel 2011 ha celebrato il cinquantesimo della sua ordinazione sacerdotale, lo scorso anno l’ottantesimo genetliaco, quest’anno i 55 anni di Messa, mentre si trova  svolgere il suo apostolato a Martina Franca (Ta), come detto sopra.

Ma il nostro “Scritti in Onore” (come altri ne abbiamo pubblicati su altri personaggi nelle edizioni de “L’Osservatore Nohano”) sarebbe roba di poco conto rispetto al monumento che questo gigante della nostra Storia locale (scritta ormai con la maiuscola, grazie anche al suo certosino lavoro) meriterebbe.

E di questo passo, più che tributargli uno “Scritti in Onore”, sarà lui a dedicare a noi altri uno “Scritti in Memoria”.

Antonio Mellone

 
Di Albino Campa (del 13/10/2011 @ 12:54:00, in Eventi, linkato 1847 volte)

Eccovi di seguito il brano dell'inno a San Michele arcangelo, patrono di Noha e i fuochi in piazza.

 

 
Di Antonio Mellone (del 05/11/2014 @ 12:35:29, in Necrologi, linkato 2056 volte)
Condoglianze a Tonia, alle altre sorelle, al fratello, al resto dei parenti, e alla Parrocchia tutta di Noha
Non avrei mai voluto scrivere queste righe, né Rita avrebbe mai voluto sentirle, attaccata com’era alla vita. Oggi, però, alla notizia della sua “partenza”, mentre più di una lacrima imperla i miei occhi, mi metto a vergare queste brevi note, così come mi vengono. Non posso e non voglio mancare all’appuntamento dell’ultimo saluto a questa donna nel modo che mi riesce più facile e al contempo difficile: scrivendo.  
Nelle storie la scrittura arriva a fermare un piccolo residuo di quello che si sta perdendo, prima che si perda del tutto. E Rita, pur nella pochezza di queste mie parole, ha il diritto di rimanere impressa prima che su questi fogli nella mia, nella nostra memoria.
Sapevo della sua malattia (“è andata così” – mi disse quando l’andai a salutare tempo fa, e io non seppi cosa risponderle). L’avevo intravista nel corso della festa di San Michele, a passeggio, sottobraccio all’inseparabile Tonia, sua sorella, che la sosteneva nel percorso: era debole, per via di quel male che non sta risparmiando nessuna famiglia salentina, anzi galatinese, nohana. Aveva un vistoso collare: le metastasi avevano purtroppo intaccato anche le ossa cervicali.
E io la rivedo così, come un uccello spennato e spaurito nella gabbia dell’ospedale, protestando con lo sguardo l’estraneità a quel luogo.
Eppure Rita non fumava, non beveva, conduceva una vita tutta casa e chiesa, tutt’altro che una vita spericolata. E’ che purtroppo in questa terra non stiamo più riuscendo a difenderci da un male tremendo (e da quell’altro che ci va quasi a braccetto: la rassegnazione).
Ed io sono incavolato nero: ci stanno uccidendo in nome del profitto, con esalazioni di tutti i tipi, con cementifici trasformati in inceneritori di rifiuti, con impianti a biomasse e a cosiddetto biogas, con interramento in mezzo alle campagne di rifiuti tossici di ogni tipo, con mega-impianti di pseudo-compostaggio. E li lasciamo fare.
*
La Rita nostra era una ragazza eccezionale, sempre pronta, disponibile, generosa. E soprattutto quando faceva una cosa, la doveva fare per bene. Non più tardi di qualche mese fa, prima della scoperta della sua malattia, era lei che, dopo la messa serotina, passava da casa mia a fare delle iniezioni a mia madre (mia madre – che le somiglia in molti tratti - si è sempre fidata della scrupolosità, dell’accuratezza e del buon cuore della “Rita nostra”).
Rita si è sempre prestata per ogni servigio: “Rita, ti dispiace andarmi a comprare il pane?”. E la Rita: “Pronta! Ti serve altro?”. Mai una mormorazione, uno sbuffo, un pensiero maligno, un pettegolezzo. E mai le è sfiorato il pensiero di “approfittarsi” di qualcosa o di qualcuno. Faceva tutto gratis et amore Dei.
La cura, la diligenza, la meticolosità, la solerzia con cui faceva le cose Rita sono proverbiali. Anche e soprattutto in chiesa: quando era “passata” la Rita te ne accorgevi eccome: brillavano i pavimenti e tutto il resto. Non ti dico le tovaglie degli altari, i purificatoi, i corporali: candidi come la neve, lavati e stirati alla perfezione. Se c’era qualcosa che non andava, era pronta a salire sull’altare, davanti a tutti, per sistemarla, anzi per “nderizzarla” (raddrizzarla).
*
Era sempre lei, la Rita nostra, ad aprire le processioni con lo stendardo del suo san Luigi; la prima ad accorrere in aiuto del parroco, degli altri sacerdoti della parrocchia, e degli altri parrocchiani, per puro spirito di abnegazione (che nella chiesa cristiana chiamano Carità). Rita non era solo devota al suo Dio, alla sua Madre Santa, e agli altri santi, ma anche e soprattutto, come dice il Vangelo, ai suoi fratelli.     
Mi piace pensarla ora nel Paradiso, che oggi sarà in festa per lei, accolta a braccia aperte da San Michele arcangelo, dal suo San Luigi, dalla Madonna e dagli altri santi di cui pure era devotissima, pronti tutti insieme a presentarla “davanti al trono dell’Altissimo”.
E se lassù qualcosa dovesse per caso trovarsi fuori posto, d’ora in poi ci penserà la Rita nostra a sistemarla a dovere. Anche la veste splendente di Gesù, da oggi, se possibile, sarà ancora più bianca, lavata e stirata alla perfezione, senza nemmeno l’ombra di un piccolo lembo sgualcito.
Addio Rita, riposa in pace.
Antonio Mellone

 

 
Di Redazione (del 17/11/2013 @ 12:17:59, in Eventi, linkato 1624 volte)

Singolare evento la visita di San Gabriele dell’Addolorata che dall’Isola del Gransasso giunge a Noha. "Giovane Santo che a soli 21 anni ha saputo incarnare il vangelo di Gesù Cristo in un amore incondizionato a servizio dei più poveri. La Sua presenza sarà l’occasione per rinvigorire il dono della fede e sollecitati dal suo esempio sprone per un’azione caritativa e solidale a servizio dell’uomo" "La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d'ora di questa vita" diceva. Questa testimonianza diventa stimolo per i giovani affinché vivano con entusiasmo e gioia la propria esistenza. Come loro patrono Egli viene ad incoraggiarli e a sostenerli. Si vivrà un’esperienza di gioia e di speranza." afferma il parroco Don Francesco Coluccia

Il programma prevede:
Lunedì 18 Novembre
Ore 17.00 Arrivo dell’Urna di San Gabriele  (ingresso di Noha – via Castello) Corteo ed Accoglienza in P.zza San Michele, Momento di preghiera, Saluto del Parroco, del Sindaco e del Rettore del Santuario

Ore 18.00 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco Don Francesco Coluccia

Ore 21.00 Veglia di preghiera animata da Padri Passionisti

Ore 22.00 Preghiera continuativa  

Martedì 19 Novembre
Ore 8.30 Santa Messa

Ore 9.30 Visita della Scuola dell’Infanzia “San Michele arcangelo

Ore 10.30 Via Crucis

Ore 15.30 Visita dei ragazzi del catechismo

Ore 17.00 Santo Rosario Meditato

Ore 18.00 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Donato Negro, Arcivescovo di Otranto 

Ore 21.00 Proiezione del Musical “Gabriele dell’Addolorata, un silenzio sospiro d’amore”di Carlo Tedeschi

Ore 22.00 Preghiera continuativa 

Mercoledì 20 Novembre

Ore 8.30 Lodi

Ore 9.30 Celebrazione eucaristica e rito dell’Unzione degli Infermi

Ore 10.30 Adorazione eucaristica – confessioni

Ore 12.00 Benedizione eucaristica

Ore 15.00 Celebrazione della Parola, Saluto e partenza dell’Urna del Santo

Per prenotazione visite gruppi info@francescocoluccia.it - Tel./fax: 0836/602129

In DIRETTA streaming su InondazioniTv dalle ore 16.30 alle 19.30 di lunedi 18 ottobre e dalle 15 alle 18 di mercoledì 19 ottobre 

 

 

 
Di Albino Campa (del 02/03/2007 @ 12:16:29, in Racconti, linkato 2179 volte)
"Ecco il racconto della Genesi di Noha, che secondo la "Cosmogonia" di Marcello D'Acquarica sarebbe nata dalle 'gocce di sudore di Dio', 'gocce di vita', allorchè, crea, proprio nel cuore del Salento, un giardino rigoglioso, degno dell'Eden: Noha, il paese bello anche quando fa brutto tempo."

Genesi
Dal primo racconto della Creazione.

In principio Dio creò il cielo e la terra
Così ha inizio il primo racconto della creazione del mondo riportato in “Genesi”, il primo dei cinque libri del “Pentateuco” dell’Antico Testamento.
Dopo racconta come Dio fece ogni cosa e come portò a termine la Creazione: “Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Allora Dio, nel settimo giorno…”.
Continua dicendo che nel settimo giorno Dio si riposò, ma non venne riportato che per piantare il giardino in Eden, a Oriente, si accomodò, volgendo necessariamente le spalle al barbarico nord, in quel area che oggi si identifica nel nostro mar jonio, e più esattamente, in quello che sarebbe stato successivamente il Golfo di Taranto. Cosicché alla sua destra (essendo il Signore destro così come noi umani, fatti a Sua immagine),
dove vi è ora la Calabria, durante la Creazione della Sua opera, lasciò cadere la maggior parte del Materiale che risultava in esubero. Alla Sua sinistra lasciò cadere un po’ di Materiale che riteneva potesse recuperare per eventuali lavori di aggiustamento. Così, magicamente, nacque il Salento.
Sul racconto Biblico non è stato riportato neanche quanto di seguito Vi racconterò ma che può ritenersi altrettanto attendibile (si fa per dire):
-durante la piantagione dell’Eden, forse mentre con la mano sinistra si toglieva il sudore dalla fronte, lasciò cadere sulla zona centrale di quello che sarebbe diventato il Salento, delle piccole “gocce di Vita”… sono queste le fondamenta di Noha.
Infine, casualmente, vi volse anche lo sguardo e, con Sua stessa Immensa sorpresa, si accorse di aver Creato un altrettanto eccellente e meraviglioso Paradiso Terrestre. Ed esordì così:
“ Ma cuarda bidi c’è ngraziatu! Quasi quasi mi lu tegnu de riserva”. E così fu! Lo tenne di riserva.
Noi tutti sappiamo come prosegue il racconto Biblico… Adamo ed Eva disobbedirono alla Legge e per questo vennero cacciati dall’Eden, che, rimasto incustodito, finì per diventare quello che oggi è la terra d’Oriente martoriata da tanta discordia.
Intanto nel Salento, e più esattamente in quel area che oggi possiamo identificare in Noha e dintorni, quelle piccole gocce di vita, proliferarono e si riprodussero aiutati dal Signore che, a Loro stessa protezione, concesse il Suo arcangelo migliore: San Michele.
Per tutti i secoli a seguire, gli uomini, le donne ed i bimbi di questo posto benedetto, sottomessi e devoti al loro Santo Protettore, vissero in pace ed armonia, coltivando la terra, costruendovi case e Masserie, due Chiese ed un Castello con tre torri, e nutrendosi di quello che la generosità della natura stessa offriva.
Nel frattempo in Cielo era successo un gran “casino”: alcuni Angeli, servitori di Dio, si erano ribellati al Signore e Questi, per punizione li scacciò per sempre dal Cielo. Poveri Diavoli! Dove potevano andare? Alcuni di loro, si sa, trovarono rifugio sulla terra.
Ovviamente questi Angeli disubbidienti, per non farsi riconoscere dalla gente comune, si trasformarono in altre forme viventi del Creato: alcuni in persone cattive, altri in animali delle più variate specie.
E, come si suole dire: “quando il diavolo ci mette la coda”, uno di loro andò a finire proprio in un posto nei pressi di Noha, esattamente a due chilometri più a nord, dove praticamente, sorgerà la Galatina attuale.
Quel angelo che purtroppo ci riguarda, si camuffò in civetta, all’apparenza un rispettabilissimo uccello notturno ma di fatto, per la sua vorace ingordigia, il peggiore di quei disperati cacciati dal Cielo.
Le persone dei paesi intorno non si accorsero della sua presenza fino a quando, un bruttissimo giorno dell’anno 1811 (vd. La storia di Noha a pag.293), l’angelo disubbidiente travestito da civetta, cosi come fa il camaleonte per catturare le sue prede, si trasformò fulmineamente in Gazza Ladra (la Ciola), e come si addice all’istinto di tale uccello, fu attratta morbosamente dai gioielli dei Nohani ignari, che si ritrovarono ben presto poveri in canna e senza più né case né terre. Da allora e per sempre la rapace Civetta abusò di ogni Loro bene per il proprio insaziabile egoismo. Ai suoi seguaci, a causa della loro ingordigia, crebbero le "garze larghe"sotto cui nascondono i beni sottratti con l’inganno ai Nohani. Quello che la Civetta indiavolata non seppe mai sopprimere fu però la dignità di popolo indipendente che arde ancora forte nei cuori di tanti Nohani.

Dedica:
Affinché nella gente di Noha si risvegli l’orgoglio di “popolo” capace di gestire il proprio benessere. Così ha inizio il primo racconto della creazione del mondo riportato in “Genesi”, il primo dei cinque libri del “Pentateuco” dell’Antico Testamento.Dopo racconta come Dio fece ogni cosa e come portò a termine la Creazione: Continua dicendo che nel settimo giorno Dio si riposò, ma non venne riportato che per piantare il giardino in Eden, a Oriente, si accomodò, volgendo necessariamente le spalle al barbarico nord, in quel area che oggi si identifica nel nostro mar jonio, e più esattamente, in quello che sarebbe stato successivamente il Golfo di Taranto. Cosicché alla sua destra (essendo il Signore destro così come noi umani, fatti a Sua immagine), dove vi è ora la Calabria, durante la Creazione della Sua opera, lasciò cadere la maggior parte del Materiale che risultava in esubero. Alla Sua sinistra lasciò cadere un po’ di Materiale che riteneva potesse recuperare per eventuali lavori di aggiustamento. Così, magicamente, nacque il Salento.Sul racconto Biblico non è stato riportato neanche quanto di seguito Vi racconterò ma che può ritenersi altrettanto attendibile (si fa per dire):-durante la piantagione dell’Eden, forse mentre con la mano sinistra si toglieva il sudore dalla fronte, lasciò cadere sulla zona centrale di quello che sarebbe diventato il Salento, delle piccole “”… sono queste le fondamenta di Noha.Infine, casualmente, vi volse anche lo sguardo e, con Sua stessa Immensa sorpresa, si accorse di aver Creato un altrettanto eccellente e meraviglioso Paradiso Terrestre. Ed esordì così: E così fu! Lo tenne di riserva.Noi tutti sappiamo come prosegue il racconto Biblico… Adamo ed Eva disobbedirono alla Legge e per questo vennero cacciati dall’Eden, che, rimasto incustodito, finì per diventare quello che oggi è la terra d’Oriente martoriata da tanta discordia.Intanto nel Salento, e più esattamente in quel area che oggi possiamo identificare in Noha e dintorni, quelle piccole, proliferarono e si riprodussero aiutati dal Signore che, a Loro stessa protezione, concesse il Suo arcangelo migliore: . Per tutti i secoli a seguire, gli uomini, le donne ed i bimbi di questo posto benedetto, sottomessi e devoti al loro Santo Protettore, vissero in pace ed armonia, coltivando la terra, costruendovi case e Masserie, due Chiese ed un Castello con tre torri, e nutrendosi di quello che la generosità della natura stessa offriva.Nel frattempo in Cielo era successo un gran “”: alcuni Angeli, servitori di Dio, si erano ribellati al Signore e Questi, per punizione li scacciò per sempre dal Cielo. Poveri Diavoli! Dove potevano andare? Alcuni di loro, si sa, trovarono rifugio sulla terra.Ovviamente questi Angeli disubbidienti, per non farsi riconoscere dalla gente comune, si trasformarono in altre forme viventi del Creato: alcuni in persone cattive, altri in animali delle più variate specie.E, come si suole dire: “”, uno di loro andò a finire proprio in un posto nei pressi di Noha, esattamente a due chilometri più a nord, dove praticamente, sorgerà la Galatina attuale.Quel angelo che purtroppo ci riguarda, si camuffò in civetta, all’apparenza un rispettabilissimo uccello notturno ma di fatto, per la sua vorace ingordigia, il peggiore di quei disperati cacciati dal Cielo.Le persone dei paesi intorno non si accorsero della sua presenza fino a quando, un bruttissimo giorno dell’anno 1811 (vd. La storia di Noha a pag.293), l’angelo disubbidiente travestito da civetta, cosi come fa il camaleonte per catturare le sue prede, si trasformò fulmineamente in Gazza Ladra (la Ciola), e come si addice all’istinto di tale uccello, fu attratta morbosamente dai gioielli dei Nohani ignari, che si ritrovarono ben presto poveri in canna e senza più né case né terre. Da allora e per sempre la rapace Civetta abusò di ogni Loro bene per il proprio insaziabile egoismo. Ai suoi seguaci, a causa della loro ingordigia, crebbero le "garze larghe"sotto cui nascondono i beni sottratti con l’inganno ai Nohani. Quello che la Civetta indiavolata non seppe mai sopprimere fu però la dignità di popolo indipendente che arde ancora forte nei cuori di tanti Nohani.Dedica:Affinché nella gente di Noha si risvegli l’orgoglio di “” capace di gestire il proprio benessere.

Marcello D’Acquarica
 
Di Albino Campa (del 02/10/2008 @ 11:58:31, in PhotoGallery, linkato 1481 volte)
Inserite nuove Photogallery:
  1. Festa di S. Michele arcangelo 2008 e i Mudù
  2. Festa dei lettori 2008
Sono benvenuti, come sempre, i commenti e le considerazioni degli amici internauti.
 
Di Albino Campa (del 05/07/2006 @ 11:58:18, in NohaBlog, linkato 2137 volte)
SanMicheleIl quadro di un San Michele arcangelo di Noha, autore Marcello D'Acquarica, un pittore di Noha, ora dimorante nell'Italia del Nord (Torino).

Aguzzando la vista è possibile vedere lo scudo retto dall'arcangelo, sul quale è effigiato lo stemma di Noha (le tre torri).
 
Un altro stemma è visibile nell'opera: quello retto dal drago infernale tra le fiamme, che, con le chiavi decussate, richiama l'emblema di Galatina.








 

Sabato 20 agosto, ore 21, Piazza Castello - Noha. Avete preso nota? Evento su agenda, smartphone e tablet vari? Beh se non l'avete ancora fatto colmate questa lacuna perché è uno di quegli eventi imperdibili e per molteplici ragioni. La prima è la buona musica: il Talent a marchio Inondazioni ha sempre cercato (ed è anche riuscito) a proporre buona musica, buoni musicisti, veri talenti che abbiamo promosso, proposto e che continuiamo a seguire con affetto e partecipazione: Thew J, Sharon Manca, Giulia Margiotta e la straordinaria Cover Band dei Moda'.

Secondo motivo la valorizzazione delle eccellenze salentine per l'impegno sul territorio, verranno assegnati dei premi a: Suor Margherita Bramato direttore generale dell’azienda ospedaliera “Card. Giovanni Panico”,  alla Giornalista Marilù Mastrogiovanni Direttore de Il Tacco d'Italia e alle esplosive cantanti salentine de Il Peccato di Eva.

Terzo la magia che verrà rappresentata durante la serata dal mago Heldin. Il tutto con la mirabile conduzione di Lino Bello ed il cabarettista Joselito, lo spettacolo, giunto ormai alla sua 4° edizione, è organizzato e coordinato da Inondazioni.it e la Parrocchia “San Michele arcangelo “ di Noha,  Media Partner il magazine DiTutto e l’agenzia “Mood”. Quindi una serata di metà agosto da non perdere, vi aspettiamo.

Anna Onesimo

 
Di Marcello D'Acquarica (del 21/08/2017 @ 11:40:05, in I Beni Culturali, linkato 158 volte)

Negli antichi edifici i nostri mastri costruttori, per le parti importanti come gli angoli oppure i pilastri e le architravi delle porte, usavano selezionare delle pietre particolarmente forti e di pregio. La costruzione al n. 17 di via San Michele, pur essendo una casa semplice, non di pregio, mostra pietre di dimensioni e importanza evidentemente sproporzionate rispetto all'uso per cui mostrano di essere state posizionate. Ma queste sono mura secolari e tante sono le vicende che hanno visto e accolto, a volte di miseria altre di sofferenza, altre ancora di gioia. E’ la vita.

Siamo in una profonda e sottilissima appendice del centro antico di Noha. Quante persone abbiamo visto uscire o scomparirvi al rientro nelle buie sere d'inverno, in questo vicolo chiuso e dall’aria impenetrabile. Sembrava uno spazio proibito ai molti, tanto trasudava mistero.

Eppure, a screditare questa sensazione inquietante, al fondo della timida piazzetta di pochi metri quadrati, c'era addirittura una chiesa dedicata a San Michele arcangelo. Seppur sbiadito e appena percettibile, il nostro Angelo protettore è ancora lì e mostra imperterrito la sua lancia puntata verso l'alto. 

In un lato dell'antica architrave è invece ben visibile il sigillo che il maestro costruttore pose nell'Anno del Signore 1779.

Forse i nostri ospiti non hanno manco notato l’antico cavaliere alato, in singolar tenzone contro il maligno che da lungi attanaglia le vite di una moltitudine di anime. O forse avendone capito l’importanza, stanno valorizzandone lo spazio, vivendolo finalmente.

Ora è piacevole rivederla viva e popolata, non la chiesetta antica, chiusa e stravolta per sempre da una moltitudine di successioni, ma l'antica piazzetta antistante il Sacro Portale. Rallegra il cuore vedere che nuovi abitanti ne colmano lo spazio con la loro vita.  Seppur in un disordine poco ragguardevole, è sempre meglio che vederla in totale abbandono come accade, ahimè, a molti altri nostri Beni Culturali. Che a questo punto si spera, visto che non ce ne prendiamo cura da tempo, verranno valorizzati dai nostri giovani ospiti venuti da lontano.

Marcello D’Acquarica

 
Di Albino Campa (del 21/03/2009 @ 11:17:15, in I Dialoghi di Noha, linkato 4102 volte)


I dialoghi di Noha vanno avanti. Eccovi il testo e le immagini del commento e della recita del canto V dell'Inferno di Dante Alighieri che ha avuto luogo il 28 febbraio 2009 a cura di Antonio Mellone nello stupendo scenario dello studio d'Arte di Paola Rizzo.

I DIALOGHI DI NOHA

DANTE ALIGHIERI: IL CANTO V DELL’INFERNO


Vi dico subito come è strutturata questa lectura Dantis.

Cercheremo brevemente d’inquadrare il canto V nel girone dell’Inferno. Il secondo per la precisione. Spiegherò chi sono i personaggi. E poi prima del vero e proprio canto V (che proverò a recitare a memoria) commenteremo le singole terzine. Come saprete, i livelli di lettura della Comedia sono molteplici. Noi cercheremo una chiave di lettura: la più semplice possibile.

* * *

Adesso farò girare delle fotocopie sulla struttura dell’oltretomba dantesco. Ed in particolare sull’Inferno.

* * *

L’Inferno è come una grande vora, diciamo una voragine a forma di imbuto il cui termine, o il cui punto di minimo, si trova al centro della terra. Dunque un imbuto o un cono rovesciato enorme (come potete vedere dalle fotocopie). Un burrone che si apre sotto Gerusalemme causato dalla caduta di Lucifero (l’angelo, il più bello fra tutti, che si era ribellato a Dio) quando fu scaraventato dal Paradiso sulla Terra in seguito alla battaglia condotta e vinta dal nostro arcangelo San Michele e dai suoi angeli.

La terra dunque in seguito a questa caduta si ritira, per paura, per ripugnanza, per schifo… per ricomparire dall’altra parte dell’emisfero terracqueo come una enorme montagna: la montagna del Purgatorio.

L’Inferno è diviso in nove cerchi concentrici che si rimpiccioliscono man mano che si scende, man mano che si va al centro della terra, per terminare nel lago di Cocito, lago ghiacciato a causa del vento (un vento freddissimo, diremmo di tramontana) prodotto dalle ali (enormi e senza piume, come quelle dei pipistrelli), ali di Lucifero, a sua volta immerso nel ghiaccio. Lucifero ha tre teste ed in ogni bocca sgranocchia anzi maciulla coi denti un peccatore. I tre traditori rosi dal diavolo sono Bruto, Cassio (entrambi responsabili della congiura contro Cesare) ed ovviamente Giuda (traditore di Gesù).

Vediamo ancora un attimo insieme la struttura dell’Inferno per vedere dove ci troviamo con questo canto quinto. Siamo nel II cerchio. Vedete? Subito dopo il primo cerchio che contiene il Limbo, che è quello in cui si trovano le anime di coloro che non furono battezzati. Ma prima ancora c’è la famosa porta dell’Inferno sulla quale c’è scritto (recito): Per me si va nella città dolente/ per me si va nell’eterno dolore / per me si va tra la perduta gente./Giustizia mosse il mio alto fattore/fecemi la divina potestate/la somma sapienza e il primo amore./ Dinanzi a me non fuor cose create/se non etterne ed io etterno duro/ lasciate ogni speranza voi ch’intrate.

Poi c’è l’Antinferno, dove ci sono gli Ignavi, quelli che non si schierarono mai, quelli che vissero sanza infamia e sanza lode, di cui lo stesso Virgilio dice a Dante: non ti curar di lor ma guarda e passa. Fanno così ribrezzo che non li vuole manco l’Inferno! Dunque c’è la necessità di schierarci.

Il terzo cerchio è quello dei Golosi, il IV quello degli Avari e Prodighi, nel V troviamo gli Iracondi e gli Accidiosi; il sesto cerchio è quello dove sono puniti gli Eresiarchi (o Eretici).

Il settimo cerchio è quello dei Violenti. Questo cerchio a sua volta è diviso in tre gironi: il primo dei violenti contro il prossimo e le sue cose; il secondo dei violenti contro se stessi e le proprie opere; il terzo dei violenti contro Dio e le sue cose.

Dopo una ripa scoscesa si va all’ottavo cerchio: quello dei violenti contro chi non si fida. L’ottavo cerchio è diviso in dieci bolge: 1) Seduttori; 2) Adulatori; 3) Simoniaci; 4) Indovini; 5) Barattieri; 6) Ipocriti; 7) Ladri; 8) Consiglieri Fraudolenti; 9) Seminatori di discordia; 10) Falsari.

Dopo c’è il pozzo dei giganti. Ed infine si arriva al nono cerchio (dove sono puniti i violenti contro chi si fida: cioè i traditori). Il nono cerchio è diviso in quattro zone: la prima dei traditori dei parenti (la cosiddetta Caina. Nel canto di questa sera vedremo che Francesca farà riferimento a questa zona del nono cerchio), la seconda dei traditori della patria, la terza dei traditori degli amici, la quarta dei traditori dei benefattori. In fondo c’è Lucifero, come detto sopra.

Ora ritorniamo sopra, al secondo cerchio e vediamo un po’ di focalizzarci su alcuni personaggi che Dante incontra nel suo viaggio.

* * *


La storiella dei due amanti che Dante incontra è questa.

Per sedare antichi rancori, due potenti famiglie di Romagna (i Polenta da Ravenna e i Malatesta da Rimini) pensano di pacificarsi combinando un matrimonio. Gli sposi sono Francesca da Polenta, bellissima, e Giovanni Malatesta detto Gianciotto, brutto e sciancato.

Per evitare un rifiuto secco da parte della giovane, le famiglie decidono di celebrare il matrimonio per procura. Questo fatto rappresenterà un altro raggiro, in quanto Francesca per un attimo pensa che lo sposo promesso sia l’ambasciatore o meglio il procuratore: Paolo Malatesta, uomo bellissimo, fratello di Giovanni, lo zoppo.

Ma così non è.

Francesca capirà subito chi sarà il vero marito e, sottomessa com’è, si sottopone al vincolo coniugale.

Però la scintilla era scoppiata. A sua volta a Paolo piacque subito Francesca, così come a Francesca piacque subito Paolo. Vedremo anche questo concetto: amor che a nullo amato amar perdona.

Ed una sera di maggio, in una loggia panoramica del castello di Gradara (che è bellissimo: v’invito a visitarlo come ho fatto io tempo fa) basterà la lettura a due della pagina di un famoso romanzo cavalleresco, in cui si raccontano gli inizi di una vicenda extraconiugale, perché i due cognati si bacino finalmente non riuscendo più ad andare avanti. Qui pare che irrompesse il marito (Gianciotto, cioè Giovanni Malatesta, lo zoppo) sorprendendo i due in flagranza di adulterio (un bacio!) e infilzandoli con una spada o una lancia in un’unica stoccata.

Tra l’altro a quanto pare questo duplice omicidio non sembra aver sciupato la vantaggiosa alleanza per le due famiglie che anzi viene rinsaldata con questa specie di patto di sangue.

* * *

Ora iniziamo a commentare il canto (prima di cercare di recitarlo tutto intero a memoria). Il canto è quello in cui Dante incontra i due amanti appunto in questo secondo girone dell’Inferno.

Dante con Virgilio discendono dal primo cerchio giù nel secondo, che ha una circonferenza più piccola, ma che contiene più dolore che spinge al lamento (che punge a guaio).

Piantato nell’entrata sta Minosse, giudice dell’inferno, che giudica e manda secondo ch’avvinghia. Ovviamente il giudizio è sempre inappellabile e soprattutto qui si parla di ergastolo. Qui la pena ed il carcere è vita. O meglio a vita eterna.

Dunque, quando l’anima mal nata (nata alla propria dannazione) gli capita davanti, confessa tutti i suoi peccati. E Minosse individua il comparto dell’Inferno che fa per lei e glielo comunica o glielo notifica secondo ch’avvinghia: cioè avvolgendosi nella coda un numero di volte pari all’ordine del grado o cerchio in cui l’anima deve precipitare. Per esempio quattro giri di coda, quarto cerchio; otto giri di coda, ottavo cerchio, e così via.

Il flusso delle anime è incessante: a turno vanno al giudizio, si confessano, ascoltano la sentenza, e poi sono scaraventate di sotto a capofitto.

Come vede Dante, Minosse s’accorge che non si tratta di un’anima ma di un uomo in carne ed ossa (in quanto Dante proietta un’ombra) e subito interrompendo l’atto di cotanto uffizio, gli urla: Tu che vieni in questo ospizio di dannati, stai attendo a dove ti stai cacciando. Non t’inganni l’ampiezza dell’entrata.

E Virgilio (compagno di viaggio di Dante) gli ribatte: Perché pur gride? Non tagliargli la strada. Vuolsi così colà dove si può (puote) ciò che si vuole e più non chiedere (dimandare).

Poi Dante viene al nocciolo del racconto. Or incomincian le dolenti note (il suono del dolore) a farmisi sentire, or son venuto là dove molto pianto mi percuote (mi investe e mi turba).

Io venni in loco d’ogne luce muto, cioè nel buio, silenzioso di luce, che mugghia come fa mare in tempesta quando è schiaffeggiato dai venti.

La bufera infernale che mai non s’arresta, e tormenta le anime dei dannati nella sua rapina sbattendole di qua, di là, di su, di giù.

Quando giungono davanti alla ruina si scatena un coro stonato di strida, singhiozzi, lamenti e bestemmie.

A questo punto Virgilio dice a Dante che i dannati sottoposti a quella pena sono i peccator carnali che la ragion sommettono al talento, cioè che subordinano l’ordine della ragione ai disordini del desiderio. Cioè sottomettono la ragione alla passione: sono in una parola i lussuriosi.

Ecco la legge del contrappasso: sbattuti dal vento delle passioni da vivi, questi peccator carnali saranno allora strapazzati dalla bufera infernale nei secoli dei secoli, amen.

Ecco allora due similitudini (ce ne stanno molte nella Divina Commedia).

La prima. Gli spiriti di questo cerchio, la massa dei lussuriosi, sono paragonati allo stormo largo e pieno degli storni (un tipo di uccelli) che in massa turbinano alla rinfusa.

La seconda. Le ombre travolte dalla medesima tormenta (de la detta briga) striano gemendo, come gru che disposte in lunga riga van cantando lor lai (cioè si lamentano). Dunque sono gru lamentose queste anime selezionate, ch’amor di nostra vita dipartille, cioè che han perso la vita a causa dell’amore.

Dante domanda: chi sono queste anime-gru?

Risponde Virgilio. La prima è Semiramide, la leggendaria imperatrice, che succeduta al marito Nino, regnò sulla terra che il Soldan corregge, cioè la città che oggi è retta dal sultano d’Egitto. Questa Semiramis, Semiramide, fu donna talmente depravata che per abrogare l’ignominia a cui s’era ridotta, decretò la liceità di ogni sfrenatezza: libito fe’ licito in sua legge. Insomma si fece una legge ad personam. Le leggi ad personam evidentemente non sono un’invenzione di questi nostri giorni!

La seconda delle anime in riga è colei che s’uccise per amore, dopo aver rotto il patto di fedeltà giurato sulle ceneri del marito Sicheo: si tratta della vedova Didone, regina di Cartagine: la quale folle di Enea (quando questi partì) si lanciò tra le fiamme.

Segue Cleopatra lussuriosa: Cleopatra amante di Cesare e Antonio e di molti altri (si suicidò morsa da un aspide).

Segue ancora Elena, per cui tanto reo tempo si volse, (dieci anni della guerra greco-troiana)

Vedi Parìs: vedi Paride, amante di Elena, e vedi Tristano (quello che preleva la bella Isotta in Irlanda per tradurla sposa a suo zio Marco, re di Cornovaglia: poi i due bevono una pozione, un filtro d’amore. Ma poi Marco mette a morte il nipote… Ma questa è un’altra storia).

L’elenco dei sette morti lussuriosi, completato da mille altri nomi di donne antiche e cavalieri, sgomenta Dante e pietà lo coglie.

Quando ecco che qualcosa, sconvolgendolo ancor di più, cattura la sua attenzione. E si rivolge a Virgilio e gli dice: poeta, mi piacerebbe parlare con quei due che volano insieme e sembrano essere così leggeri al vento. Ed il maestro gli risponde: non ti preoccupare, quando saranno più vicini a noi, pregali in nome dell’amore che li sbatte a destra e a manca e vedrai che verranno.

E così Dante, non appena il vento sembra rallentare un attimo, si rivolge a loro dicendo: oh anime affannate, venite a parlare a noi, se altri (se Dio, cioè) non lo vieta.

Dalla riga di gru, come due colombi, si staccano due anime, tratte dalla forza dell’appello affettuoso. Ma inizia a parlare solo lei. Lui (Paolo) non parlerà mai in questo canto. Piange in silenzio.

Francesca si dice allora disposta a dire tutto quello che Dante, quella creatura vivente vorrà sapere. Mentre che il vento come fa ci tace.

Francesca per designare la sua città, si dichiara nata sulla marina dove sfocia il Po per aver pace con i suoi affluenti. Ed aggiunge che se qualche udienza lei e Paolo potessero ottenere (ma mai l’otterranno) nei cieli, pace pregherebbero per il pellegrino commosso dalla loro pena. Pace e niente altro: pace che altro non è che la disperata aspirazione di questa signora che, con l’amante, tinse il mondo di sanguigno, e ora gira e rigira furiosamente nell’aere perso del secondo cerchio dell’Inferno.

Amor, che in un cuore nobile attecchisce subito, prese questo Paolo del bel corpo di cui sono stata privata, ed il modo ancor m’offende. Può significare: la smodatezza della passione di Paolo mi tiene ancora in sua balìa; oppure: il modo dell’omicidio continua ad offendermi.

Amor gentile. Amor cortese. Dolce stil novo: quello che sublima la donna, vista come un angelo. Non vi posso a questo punto non recitare la bella poesia di Dante: Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia…[recita].

Tanto gentile e tanta onesta pare

La donna mia quand’ella altrui saluta

Ch’ogne lingua devien tremando muta,

E gli occhi no l’ardiscono di guardare

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,

che dà per gli occhi una dolcezza al core

che ‘ntender no lo può chi non la pruova

e par che de la sua labbia si mova

uno spirito soave pien d’amore,

che va dicendo a l’anima: sospira.

* * *


Amor che a nullo amato amar perdona.

Amore che non esonera nessuna persona amata dall’amare a sua volta, prese me della bellezza di quest’uomo, e con tanta forza che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amore ci coinvolse in un’unica morte. La Caina, cioè quel cerchio dei traditori dei parenti (che abbiamo visto anche sulle fotocopie) che è la zona del lago di ghiaccio che chiude il cratere infernale, la Caina – dicevo – attende chi a vita ci spense: cioè mio marito che ci uccise.

* * *

Ora apro una breve parentesi su quel verso 103 ormai famosissimo: Amor, ch’a nullo amato amar perdona.

Secondo questa specie di teorema si può affermare che sempre, fulmineamente, senza appello, chiunque s’innamori di una persona automaticamente non può che esserne corrisposto. Dunque c’è reciprocità d’amore. Istantanea e perfetta.

C’è chi dice invece che questo funziona solo con l’amore di Dio per cui amare Dio ed essere amati è un’unica cosa. Ma senza approfondire questi concetti ché si sconfinerebbe in altri campi (teologici, morali, psicologici, filosofici…) diciamo che nel tempo altri poeti pensarono invece che non esiste questa corrispondenza d’amorosi sensi.

Per esempio nel seicento ci fu una suora di lingua spagnola, Suor Juana Ines de la Crux, di Città del Messico che scrisse questa poesia molto bella che ora vi recito: “L’ingrato che mi lascia cerco amante”… [recita].

Chiusa la parentesi.

L’ingrato che mi lascia, cerco amante

L’amante che mi segue, lascio ingrata;

costante adoro chi il mio amor maltratta

maltratto chi il mio amor cerca costante.

Chi tratto con amor, per me è diamante,

e son diamante a chi in amor mi tratta;

voglio veder trionfante chi mi ammazza,

e ammazzo chi mi vuol veder trionfante.

Soffre il mio desiderio, se ad uno cedo;

se l’altro imploro, il mio puntiglio oltraggio:

in ambi i modi infelice io mi vedo.

Ma per mio buon profitto ognor m’ingaggio

A esser, di chi non amo, schivo arredo

E mai, di chi non mi ama, vile ostaggio.

Ecco: in questa poesia si evidenzia molto bene non la simmetria ma la asimmetria degli amorosi sensi…

* * *

Ma torniamo al nostro canto V.

Dopo aver ascoltato quelle anime offense, Dante abbassa gli occhi e tanto li tiene bassi, finché Virgilio gli chiede: che pensi? Cosa ti passa per la testa?

E Dante risponde dopo un po’: Ahimè, quanti dolci pensier, quanto desìo menò costoro al doloroso passo.

Poi si rivolge a Francesca dicendole: Francesca, le tue pene, il tuo dolore mi impietosiscono fino alle lacrime. E poi le chiede, quasi morbosamente curioso: ma dimmi, per quali indizi ed in quali circostanze vi ha consentito Amore di conoscere i vostri titubanti e mutui desideri?

E Francesca: Nessun maggior dolor …premesso che nulla fa più male che ricordarsi del tempo felice nella miseria, dirò come colui che piange e dice: dirò come direbbe chi piangendo dicesse.

E continua: un giorno, per svago, senza essere insospettiti da alcun presentimento, lei e Paolo leggevano insieme un romanzo francese, dove era raccontata la storia d’amore di Lancillotto e Ginevra, moglie di re Artù (qualcuno ricorda il film con Richard Gere e Sean Connery, su questa storia. ecc.).

Più di una volta la lettura costrinse i loro sguardi ad incrociarsi, ed i loro visi a sbiancare. Ma a sopraffarli fu una pagina: proprio quella. Quando lessero il desiderato sorriso di donna Ginevra essere baciato da cosiffatto amante, questi che mai da me non fia, non sia, diviso la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, quel giorno più non vi leggemmo avanti.

Il Galeotto di cui si parla è il siniscalco Galehaut, che nel romanzo francese istiga il leale Lancillotto a dichiarare il suo amore a Ginevra; e sotto i suoi occhi, Ginevra prende Lancillotto e lo bacia.

Dunque: Galeotto fu il libro: il libro o meglio il suo autore, ci ha fatto da mezzano.

Quel giorno più non vi leggemmo avante…

Questa frase di Francesca ha dato luogo a diverse interpretazioni. Può significare che la lettura, interrotta dal bacio, sarebbe stata immediatamente e definitivamente troncata dall’irruzione del marito zoppo e quindi dal doppio omicidio.

L’altra interpretazione forse più plausibile, benché più piccante, è quella per cui da quel giorno, i due abbiano accantonano le perlustrazioni letterarie sul tema dell’amor cortese, per abbandonarsi alla passione.

Il canto finisce con Dante che sviene cadendo come corpo morto cade.


Eccovi dunque la recita integrale del canto V dell’Inferno.

Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.

Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata

vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l'atto di cotanto offizio,

«guarda com' entri e di cui tu ti fide;
non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!».
E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.

Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.

E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali

di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid' io venir, traendo guai,

ombre portate da la detta briga;
per ch'i' dissi: «Maestro, chi son quelle
genti che l'aura nera sì gastiga?».

«La prima di color di cui novelle
tu vuo' saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.

A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.

Ell' è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che 'l Soldan corregge.

L'altra è colei che s'ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussurïosa.

Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi 'l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.

Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch'amor di nostra vita dipartille.

Poscia ch'io ebbi 'l mio dottore udito
nomar le donne antiche e ' cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggieri».

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!».

Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere, dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov' è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettüoso grido.

«O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand' io intesi quell' anime offense,
china' il viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com' io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

 
Di Redazione (del 28/02/2015 @ 11:07:06, in Necrologi, linkato 2325 volte)

Si è spento a Noha dopo lunga malattia il caro Tonio Rossetti, da tutti conosciuto come uno degli organizzatori della storica fiera dei cavalli di pasquetta. Con lui se ne va un altro pezzo di storia di Noha. A noi altri il compito di continuare nell'impegno per il bene ed il bello della nostra comunità.
I funerali avranno luogo domenica 1 marzo 2015, alle ore 15.00, a Noha presso la chiesa di San Michele arcangelo.

Alla moglie, ai figli, e agli altri parenti formuliamo le nostre condoglianze.

 

 

 
Di Antonio Mellone (del 05/04/2015 @ 10:24:05, in Eventi, linkato 898 volte)

Ormai, come si dice, è glamour trascorrere il lunedì pasquetta in quell’“Arcadia” che risponde al nome di Noha, dove dalla mattina alla sera si avrà modo di assaporare il gusto pieno della vita salentina non ancora OGM.

Dalle prime ore dell’alba e fino all’ora del simposio, sul bel prato ubicato nei dintorni dell’antica chiesetta dedicata alla Madonna di Costantinopoli avrà luogo la 62° fiera dei Cavalli (la prima dedicata alla memoria del suo storico organizzatore, il povero Tonio Rossetti, venuto a mancare proprio qualche settimana fa).

Per il pranzo, i viaggiatori (non ci piace appellarli turisti: questi ultimi è meglio che vadano ad incolonnarsi altrove) non hanno che l’imbarazzo della scelta, che va dalla classica scampagnata in una delle praterie intorno a Noha alla degustazione delle leccornie da “Le Putìè”, l’ottimo ristorante locale di via Agrigento, numero 35 (cfr. anche Tripadvisor, che lo considera uno dei migliori della zona quanto al rapporto qualità/prezzo). In alternativa potrebbe farsi invitare al desco da qualche nohano doc disponibile, sulla cui tavola non manca certo il bendidio.

Nel pomeriggio, poi, dopo la siesta (qui da noi è d’uopo un'oretta di pennichella postprandiale, soprattutto nei giorni di festa), precisamente alle ore 18.00, la statua della “Madonna delle Cuddhrure”, quella vestita a festa con il manto celeste e con il mazzolin di fiori in mano, lascia la chiesa madre di San Michele arcangelo e, portata in spalla dalle donne nohane, come tradizione vuole, si dirige alla volta della chiesetta a lei dedicata, dove avranno luogo le laudi e le altre preghiere di rito.

Alla fine della sacra funzione, tutti si muovono alla volta del grande prato (quello stesso della fiera dei cavalli) dove c'è la presa della cuccagna che culmina con lo sventolio della bandiera italiana e la distribuzione delle caramelle gettate in diverse direzioni dalla sommità di quella pertica, espugnata dal solito Michelino Pipìo (nel senso di pijo la cuccagna), il "ragazzo" cinquantenne che ormai da qualche lustro riesce a conquistare, con l’agilità di un diciottenne, le prelibatezze appese con lo spago alla ruota di bicicletta issata in cima a quell’alto pennone preventivamente ingrassato ben bene per renderlo scivoloso.

Al termine della cuccagna, con una sincronia da orologio svizzero (non nohano: staremmo freschi) partono verso il cielo i fuochi artificiali, al cui epilogo l’“assemblea” si scioglie per sparpagliarsi subito dopo nei diversi quartieri di Noha dove vengono incendiate le  corvine “Curemme” appese in alto sulle strade sin dall’inizio della Quaresima. Le brevi cerimonie di ecpirosi catartica si concludono con la distribuzione a tutti gli astanti di fette di colomba pasquale, biscotti e cuddhrure, innaffiate da abbondanti libagioni di spumante, prosecco, o brachetto.

La serata si conclude in musica con il gran concerto bandistico di Noha - diretto dalla nostra brava Lory Calò - il quale, dal palcoscenico allestito nei pressi del testé restaurato Calvario, si esibirà nei brani musicali più belli di sempre, che vanno dalle marce tradizionali alla musica pop e jazz.

Questa è Noha, la sua passione, il suo appeal: non un paesaggio da cartolina, magari ritoccato con Photoshop, ma una miscela di sobrietà, genuinità, umanità.

Antonio Mellone
 

Il 1 gennaio 2014 presso la Chiesa "San Michele arcangelo" si è svolto il concerto di Capodanno a cura del Concerto Bandistico “San Gabriele dell’Addolorata” di Noha diretto da M° Lory Calò.

Visualizza la photogallery

 
Di Albino Campa (del 03/10/2013 @ 10:03:15, in PhotoGallery, linkato 1209 volte)

Con piacere pubblichiamo la photo-gallery realizzata del nostro compaesano Fernando Miri (all'anagrafe Antonio Miri), che da 40 anni vive e lavora a Fiumicino (Roma), e che quest’anno ha voluto partecipare alle celebrazioni della festa patronale di Noha dalla quale mancava da diversi decenni. Ecco qui di seguito i suoi flash.

Guarda la photogalley su Noha.it

Guarda la photogallery su Facebook

 
Di Rosario Centonze  (del 17/08/2016 @ 09:28:36, in Eventi, linkato 855 volte)

Oggi Mercoledì 17 agosto alle ore 19:30 apertura della settima edizione del "Torneo dei Rioni" con la Manifestazione dei Rioni presso la piazza San Michele arcangelo di Noha  a seguire sfilata trionfale con i Banditori verso la chiesa “Madonne delle Grazie” per raggiungere il campo da gioco.

Di seguito il programma completo delle partite:

- 17 Agosto (1° giornata riposa Colabaldi):

                Ore 20.30 "Roncella - Trozza" (2 - 3)

                Ore 21.30 "Piezzu - Castello" (4 - 2)

- 19 Agosto (2° giornata riposa Castello):

                Ore 20.30 "Trozza - Colabaldi" (4 - 1)

                Ore 21.30 "Roncella  - Piezzu" (5 - 0)

- 22 Agosto (3° giornata riposa Piezzu):

                Ore 20.30 "Roncella - Colabaldi" (6 - 3)

                Ore 21.30 "Trozza - Castello" (1 - 1)

- 25 Agosto (4° giornata riposa Trozza):

                Ore 20.30 "Roncella - Castello" (3 - 2)

                Ore 21.30 "Piezzu - Colabaldi" (2 - 2)

- 29 Agosto (5° giornata riposa Roncella):

                Ore 20.30 "Trozza - Piezzu" (2 - 4)

                Ore 21.30 "Castello - Colabaldi" (4 - 2)

- 1 Settembre le Semifinali A e B: 

                Ore 20.30 "Semifinale A tra la 2° e 5°" (Piezzu - Colabaldi)

                Ore 21.30 "Semifinale B tra la 3° e 4°" (Trozza - Castello)

- 5 Settembre la Semifinale: 

               Ore 21.00 "Vincente Semifinale A e Vincente Semifinale B"

L'8 Settembre alle ore 21.00 si svolgera la Finale dei Rioni a seguire premiazione della squadra vincitrice del Torneo 2016.

 
Di Albino Campa (del 02/10/2010 @ 09:26:28, in Eventi, linkato 1484 volte)

Due chiacchiere con gli Equipe 84.


Equipe 84 in concerto.



Intervista a Manuela Ferocino.

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 31/08/2016 @ 08:47:31, in NohaBlog, linkato 1006 volte)

Oggi il mondo esercita una pressione enorme sulla sessualità umana. Possiamo dire che c’è molta trasgressione e permissivismo al riguardo. Viviamo in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Papa Francesco, nel suo meraviglioso documento “Amoris laetitia” pubblicato qualche mese fa (invito tutti a leggerlo con molta attenzione: lo si può richiedere in qualsiasi libreria o edicola di giornali) analizza da par suo un problema tanto attuale e scrive che la sessualità è un regalo meraviglioso che Dio ha fatto alle sue creature. Non sempre anche nella chiesa questo valore così importante è stato vissuto nella giusta maniera. Non intendo qui entrare nel merito del problema, ma semplicemente esporre la realtà di Noha tra il 1600-1700.

Nei registri di matrimonio che vanno dal 1689 al 1727, e cioè in tutto il periodo dell’arci-prete don Nicol’Antonio Soli, (fu il primo arciprete che cominciò a compilare i registri parrocchiali dopo la controriforma del Concilio di Trento) molto spesso è annotato che i conviventi incorrevano in una scomunica da cui bisognava essere assolti con una “salutare penitenza pubblica” prima di ricevere il sacramento del matrimonio. Per chi si permetteva di convivere prima delle nozze la cosa diventava seria perché nella scomunica incorrevano anche i familiari degli sposi che avevano permesso che lo sposo stesse insieme alla sposa.

Ecco qui due casi per tutti, i più evidenti. Riporto il testo originale scritto un po’ in latino e un po’ in lingua volgare: penso che sia chiaro e comprensibile da parte di tutti e che non ci sia bisogno di traduzione.

            Adì 29 Luglio 1711 -  Havendo Io D.Nicol'Antonio Soli Arciprete della parrocchiale chiesa di Nohe differito le tre solite denuncie col permesso di Mons. Vicario Generale di Nardò per il matrimonio da contrahersi tra Giordano [...] con Angela […] ambedue sposi novelli di questo casale di Nohe, et havendo precettato che non accedat in domum sponse prima che finiscano le denuncie sotto pena di scomunica riservata al R.mo Mons. di Nardò, et havuta la licenza (che sta qui infilzata) dal Signor Vicario Generale che possa congiongere in matrimonio li suddetti Giordano et Angela in domo, Io D. Nicol'Antonio Soli Arciprete di detta chiesa, havendomi portato in casa di Angela [...] et trovatala inferma nello letto, ho congionto in matrimonio li suddetti Giordano et Angela, havuto il loro scambievole consenzo per verba de presenti secondo la disposizione e forma del Sacro Concilio di Trento. Presenti per testimoni Don GiovanneTurre sacerdote di Nohe, Michel'Angelo d'Argento et arcangelo Vonghia di questo casale di Nohe et altri... Adì ...7bre 1711 ho assoluto il sopradetto dalla scomunica e poi l'ho confessati et comunicati e benedetti con la benedizione sacerdotale fra la messa conventuale li sopradetti ritrovati bene instruiti nelli rudimenti della fede e prima della Messa il suddetto Giordano fece la penitenza salutare che stava in ginocchioni per tre hore con corona in testa, fune al collo sibi asperso di cenere e scalzo conforme ordine del Rev. Vicario Generale di Nardò.

Non c'è bisogno di commento. Faccio solo notare che il parroco era andato in casa della sposa inferma per avere il consenso il 29 Luglio, ma la Messa con la penitenza verrà fatta in settembre.

In un altro caso è annotata la penitenza pubblica in questi termini:

            Adì 13 Marzo 1725 - Matrimonio da contrahersi tra Paulo [...] di Galignano diocesi di Otranto sposo novello con Anna [ ...] di questo casale di Nohe...

Anche in questo caso: ricevuto il loro scambievole consenso e havendoli trovati bene instruiti nelli rudimenti della fede li ho confessati e comunicati nella mia chiesa parrocchiale, e prima di confessarli l'ho fatto fare la penitenza pubblica con la licenza del Vicario(per l'ingresso dello sposo nella casa delle sposa), cioè lo sposo davanti alla porta della chiesa in ginocchioni con la corona di spine in testa e la sposa in ginocchio avanti detta Porta con una candela in mano appicciata e con un velo negro in testa per tutto il tempo della mia messa, e poi furono assoluti dalla scomunica gli sposi, e li loro congionti assoluti dalla scomunica per l'ingresso dello sposo in casa della sposa, e li congionti che non impedirono allo sposo l'ingresso.

A proposito del sacramento del matrimonio non bisogna pensare al consumismo di oggi. Non c’era il fotografo, non c'erano cortei, non c'erano sprechi di fiori o sfoggio di vestiti. E non c’era il ristorante.

Il parroco si portava a casa degli sposi e davanti a due o più testimoni prendeva atto della volontà dei due interessati di stare insieme. Più tardi veniva celebrata la messa dove i due, dopo essersi confessati, partecipavano all'Eucaristia, mentre la sposa riceveva la benedizione speciale secondo il Rituale. In caso di prime nozze, nei registri, lo sposo viene qualificato come sposo novello e la sposa come sposa novella. Se la sposa era vedova, non era richiesta la benedizione speciale per la sposa.

Sempre nell'atto di matrimonio il parroco, quasi come un ritornello, annota et havendoli ritrovati bene istruiti nelli rudimenti della fede. Ci si accontentava di poco: "li rudimenti della fede" voleva dire saper fare il segno della croce, saper recitare qualche preghiera, partecipare alla messa della domenica che in quel tempo era tutta in latino, avere una vaga conoscenza dei dieci comandamenti. Con una fede così poco sostenuta dalla conoscenza della Parola di Dio e senza un minimo di approfondimento era facile passare alla superstizione.

Oggi i tempi sono cambiati. Ma forse non sempre in meglio.

 P. Francesco D'Acquarica imc

 
Di Marcello D'Acquarica (del 06/07/2015 @ 08:31:40, in NohaBlog, linkato 1153 volte)

Ci siamo fatti rilasciare dall’anagrafe l’elenco dei nati nel 1955 (vedi elenco allegato), se conoscete qualcuno e ci aiutate a contattarlo ci semplificherete il lavoro di ricerca.
Gli amici del Circolo Culturale Tre torri di Noha, appartenenti alla nostra classe, sono già un bel numero e hanno pensato di estendere l’invito a tutti i coetanei sparsi nel resto d’Italia e del mondo. La data del raduno è stabilita per il 27 di Settembre 2015, vi preghiamo di dare conferma entro la prima settimana di settembre.

 

     Programma:

  • Ritrovo in piazza ore 9,00 per un breve percorso storico/culturale di Noha;
  • Santa Messa ore 10,30 nella Chiesa Madre San Michele arcangelo;
  • Ritrovo al ristorante "Re dei Re" a Surano ore 12,30/13,00;
  • Commiato di fine pranzo con distribuzione di un libretto/cd ricordo contenente  foto/racconti/poesie, aneddoti, ecc.

N.B.:
Per realizzare il libretto ci occorrono foto degli anni trascorsi insieme (ne abbiamo già molte, addirittura una del 1958 in un’aula dell’asilo), sono benvenuti anche piccoli ricordi, frasi, poesie, ecc.Vi aspettiamo numerosi.

Per informazioni o invio di documenti telefonare o scrivere a:
Giuseppe Zerbi:            328 756 8034  (giuseppezerbi1@libero.it)
Marcello D’Acquarica:  338 371 3429  (marcello.dacquarica@gmail.com)

 
Di Antonio Mellone (del 28/09/2016 @ 08:29:17, in Eventi, linkato 1730 volte)

L’arcangelo Michele è patrono dei radiologi e della Polizia di Stato italiana. E’ protettore dei pellegrini, degli spadaccini, dei maestri d’armi e dei doratori. E’ il santo dei commercianti e di tutti i mestieri che si servono della bilancia come pasticcieri, farmacisti, droghieri, merciai, pesatori di grano e fabbricanti di tinozze.

Ed è anche il protettore di Noha che per tre giorni si agghinda a festa con un tripudio di frontoni, archi, casse armoniche, spalliere e altre luminose decorazioni che da lontano fanno apparire il piccolo centro nohano come in una bolla di riverberi abbaglianti. Altra luce proverrà dai baroccheggianti fuochi pirotecnici che come comete fiorite solcheranno il cielo con le loro scie multicolori.

L’iconografia di San Michele arcangelo è quella del guerriero, con elmo, scudo e lancia, pronto a infilzare il drago antico. E’ un modello sublime da imitare giacché lotta è voce del verbo amare. E lo è ancor di più oggi quando c’è da combattere l’indifferenza, il pressapochismo, la disinformazione, la mafia, e ancora il profitto senza limiti, il cemento, l’asfalto, le trivelle, l’eradicazione di ulivi, la disintegrazione dello stato sociale, la privatizzazione di tutto, la propaganda dei venditori di pentole chiamati Premier, la distruzione della nostra bella Carta Costituzionale…

Solo così avrà senso festeggiare l’arcangelo di Noha, partecipare ai riti e alle processioni in suo onore, assistere ai concerti lirico-sinfonici delle belle bande di Puglia, gustare le specialità della cucina locale e godere di tutto quello che anche un piccolo paese del Salento come Noha può ancora dare in termini di giustizia, diritto, rispetto del paesaggio, cultura e bellezza.

Solo così “Salento calls Italy”. Anzi “Noha calls Italy”.

Antonio Mellone

 
Di Rosario Centonze  (del 19/03/2016 @ 08:26:37, in La Via Crucis vivente , linkato 1210 volte)

La Parrocchia “San Michele arcangelo” di Noha in collaborazione con l’Associazione Gruppo Masseria Colabaldi di Noha organizzano la Via Crucis con la narrazione del Vangelo e la presenza dei figuranti domenica 20 marzo 2016 alle ore 19.00 P.zza San Michele – Noha (LE). Seguire i passi del Signore sulla Via dolorosa della passione e sulla strada gioiosa della risurrezione. Tutta la Via crucis  è un moto di piedi in cammino. All’inizio e alla fine della via Crucis ci sono due donne. La prima, nei giorni immediatamente la passione, si pone ai piedi di Gesù per ungerli e baciarli. Gesù dirà ai suoi accusatori di lasciarla stare perché sta ungendo in anticipo il suo corpo per la sepoltura. Alla fine della Via dolorosa invece c’è un’altra donna che, nel mattino radioso della Pasqua, si getta ai piedi di Gesù per abbracciarli: Gesù allora non vorrà più essere trattenuto e la manderà, vera prima evangelizzatrice, ad annunciare la risurrezione. Le nostre meditazioni scoreranno tra questi due estremi: l’adorazione che si fa sequela del Maestro, e che diventa poi annuncio della Bella Notizia ai fratelli. Tutto passa attraverso il cuore femminile luogo più predisposto ad accogliere la vita nuova che rinasce con la Pasqua e diventa modello per tutti gli uomini. La partecipazione diventerà non presenza spettante, ma sequela che risponde all’invito di Gesù: “Vieni e seguimi”.

Don Francesco Coluccia

 
Di Redazione (del 24/07/2015 @ 08:07:19, in Eventi, linkato 878 volte)

Proseguono gli appuntamenti di "Brividi d'estate", la rassegna di manifestazioni ed eventi che stanno animando l'estate nohana, organizzata e presentata dalla Parrocchia" San Michele arcangelo" e dalla web radio Nohinondazioni.
Venerdì 24 è la volta della musica live con Notte di Note: le piazze di Noha in musica, a partire dalle 21 e con il seguente programma:

  • Piazza Ciro Menotti con Thew J (inizio spettacolo h 21.00, 22.00, 23.00);
  • Piazzetta Trisciolo, che vanta un'acustica eccezionale, ospiterà una Free Jam Session aperta a tutti i musicisti e i Dual Jazz (h 21.15, 22.15, 23.15);
  • Piazza San Michele si esibirà Lu Fruttu Novu, giovanissimo gruppo emergente di musica popolare (h 21.30, 22.30. 23.30);
  • Piazza XXIV Maggio accoglierà gli esilaranti Quartetto sbagliato e Trio forse (h 21.45, 22.45, 23.45).


Venerdì 24 luglio dunque tutti a Noha a godere della buona musica live passeggiando per le strade e le piazze di Noha.

 
Di Antonio Mellone (del 27/09/2014 @ 08:02:49, in Eventi, linkato 1310 volte)

L’inizio della tre giorni di festa in onore di San Michele arcangelo patrono di Noha è annunciato dai mattutini dieci “colpi secchi” a salve provenienti dal “cannone del Gianicolo della frazione” e dallo scampanio diffuso ai quattro venti dalle campane del “duomo”.

Dopo questa insolita sveglia, in mattinata, la Banda Musicale di Noha, diretta dal maestro Lory Calò, percorrerà quasi tutti i rioni ed i quartieri della cittadina inondandoli allegramente delle note dei brani più belli, che vanno dalle marce tradizionali alla musica pop e jazz.

Nel corso della serata, la bella statua dell’arcangelo portata in spalla dai devoti ondoleggerà in processione sulla testa dei nohani e dei pellegrini (ma senza alcuna forma di inchino ad eventuali “autorità locali”), mentre la reliquia - rappresentata da un frammento di roccia della grotta di Monte Sant’Angelo sul Gargano dove nel 490 avvenne la prima apparizione del vessillifero delle schiere celesti - dopo la sua intronizzazione sull’altare maggiore verrà presentata dal parroco al bacio dei fedeli.

Il 29 settembre, giorno della solennità canonica, verrà cadenzato dalle celebrazioni eucaristiche, che termineranno tutte con l’antico inno a San Michele - musicato e trascritto su pentagramma proprio a Noha nei primi del ‘900 del secolo scorso – intonato da coro, soli, organo e orchestra, a seconda delle cerimonie.

Il programma della seconda sera di festa è contrassegnato dall’alternanza sulla cassa armonica, palcoscenico del teatro dell’Opera, di due concerti bandistici che, per la gioia dei melomani, si esibiranno nelle sinfonie più famose della musica classica. Al termine delle rassegne liriche avrà luogo lo spettacolo della gara dei fuochi pirotecnici. 

Il resto della ricorrenza è tutto un susseguirsi di baroccheggianti arcuati festoni luminosi, di bancarelle e mercatini sempre più simili ad un suq, di luna park al limitare del paese, di gustosissimi mustaccioli e cupete prodotte in diretta dai maestri pasticcieri, di tavolini sparsi per calli e campielli nohani imbanditi da leccornie gastronomiche locali (come la carne di maiale, che tradizionalmente viene arrostita o cotta “a minestra” con le cicore creste).

Non mancheranno, tuttavia, per i palati meno esigenti, i cibi esotici o global, i panini degni del Mc Donald, gli hot-dog e le fritture miste di tutto, che investono con il loro inebriante, diciamo così, eau de toilette lo struscio di grandi e piccoli sul corso principale della cittadina. 

Il terzo giorno, con il concerto di musica più “contemporanea” calerà il sipario non soltanto sulla patronale di Noha ma anche su tutte le altre feste di Puglia che, dal Gargano al Salento, brillano ininterrottamente per tutta l’estate.

Del resto l’autunno avanza, come attestano anche alcuni antichi adagi locali secondo cui: “Per San Michele ogni straccio sa di miele” (a sottolineare che i frutti autunnali sono dolcissimi) e poi ancora “Pe’ San Micheli duma lu candelieri”, a San Michele accendi il candeliere (in quanto le giornate van sempre più accorciandosi).

*

Allora buona festa a tutti e buon onomastico ai numerosi Micheli e Micheline di Noha e dintorni, sparsi ovunque nel mondo.

*

p.s.

Nohani e viaggiatori da ogni dove, ricordatevi di accostarvi al banchetto allestito in piazza San Michele per firmare la scheda di appello al FAI (Fondo Ambiente Italia) affinché le casiceddhre di Noha vengano ammesse nel catalogo di questa importante benemerita fondazione nazionale che dal 1975 ha salvato, restaurato e aperto al pubblico importanti testimonianze del patrimonio storico, artistico e naturalistico italiani.

La firma non costa niente, ma può rendere tanto in termini di tutela delle nostre radici e della nostra identità.       

Antonio Mellone

[Una sintesi di questo trafiletto è apparsa sulla rivista “quiSalento”, Lecce, settembre 2014]

 
Di Albino Campa (del 22/03/2016 @ 07:45:33, in La Via Crucis vivente , linkato 1153 volte)

Grande successo per la Via Crucis vivente di Noha, organizzata dalla Parrocchia “San Michele arcangelo” di Noha in collaborazione con l’Associazione Gruppo Masseria Colabaldi di Noha, che ha richiamato un pubblico numeroso, il quale ha seguito con emozione e partecipazione il racconto della Passione di Cristo.

Guarda la photogallery su Noha.it

Guarda la photogallery su Facebook

 
Di Redazione (del 21/06/2017 @ 07:43:57, in Comunicato Stampa, linkato 297 volte)

Al via la campagna d’informazione e sensibilizzazione antincendio promossa dai volontari del Servizio Civile Nazionale “Progetto Monitor 4015”.

La campagna di sensibilizzazione porterà avanti una comunicazione mirata il cui scopo sarà quello di informare e sensibilizzare i cittadini sul rischio degli incendi boschivi i quali creano degrado ambientale e provocano danni alla vegetazione, riducono la biodiversità, espongono il suolo ai fenomeni erosivi, inquinano l’aria e mettono a rischio gli insediamenti umani.

La legge quadro in materia di incendi boschivi (legge numero 353 del 21/11/2000) ha introdotto il reato di incendio boschivo e ha assegnato alle regioni il compito di redigere il piano regionale delle attività di previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi.

Di seguito il calendario della campagna d’informazione che partirà nelle seguenti date:

 

11 Giugno 2017 dalle ore 9:00 alle 12:00:

  • Collemeto; Piazza Italia.
  • S. Barbara; Piazza Andriani.

25 Giugno 2017 dalle ore 9:00 alle 12:00:

  • Noha; Piazza S. Michele arcangelo.

9 Luglio 2017 dalle ore 9:00 alle 12:00:

  • Galatina; Chiesa S. Sebastiano Martire.
  • Galatina; Piazza S. Pietro.
 

Nel contesto del programma estivo "Brividi d'estate" organizzato dalla Parrocchia S. Michele arcangelo di Noha in collaborazione con la Web-radio Nohinondazioni, si inserisce quest'anno una novità per quanto riguarda la parte sportiva: la 1^ edizione del "Mundialito Cup".
Mercoledì 15 Luglio, presso il campetto dell'Oratorio, vedremo cimentarsi in un triangolare di calcio a 5 le tifoserie di Inter, Milan e Juventus in un inedito torneo tutto in una sera.

Vi aspettiamo perciò numerosi dalle ore 20,00 in poi a incitare e a tifare per i "TIFOSI" della vostra squadra del cuore.

Rosario Centonze

 

Tra le vecchie carte di don Donato Mellone, di venerata memoria, arciprete emerito di Noha, abbiamo rinvenuto una pergamena in ottimo stato con la quale il Papa Paolo VI (al secolo Giovanni Battista Montini, 1897 – 1978) di sua propria autorità, affida al quarantaduenne don Donato la parrocchia di San Michele arcangelo in Noha, senza concorsi e senza esami, quando invece, a norma del Diritto Canonico, concorso ed esami erano a suo tempo richiesti.

Credo che sia bene rendere pubblico questo documento papale dando la spiegazione plausibile della decisione di Paolo VI che si è personalmente disturbato per la parrocchia del nostro paese.

*

Nei suoi venti e passa secoli di storia la chiesa cattolica si è sempre data delle norme per disciplinare i rapporti al suo interno e con i terzi. Nel complesso di queste norme troviamo anche dei canoni che regolano la nomina dei Parroci. L’ultima riforma in tempi recenti fu pubblicata il 25 gennaio 1983 dal Papa San Giovanni Paolo II.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2179, riprendendo il can. 515 del Codice del Diritto Canonico, afferma che la parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di una Chiesa particolare e la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore.

Prima della riforma del 1983, il Sacerdote candidato alla parrocchia doveva “vincere” un concorso sostenendo (e superando) un esame davanti ad una commissione e, una volta eletto (dal Vescovo), era inamovibile. Solo in seguito a morte o a personale rinuncia, o anche per promozione ad un incarico superiore, il Vescovo poteva rimuovere il parroco dal proprio servizio pastorale.

Attualmente, invece, l’incarico di parroco viene conferito direttamente dal Vescovo diocesano senza concorsi e senza esami per una durata di nove anni, e perciò a tempo determinato. Allo scadere dei nove anni il Parroco deve essere disponibile all’avvicendamento, e il Vescovo potrebbe destinarlo a nuovo incarico.

Al momento dell’entrata in vigore del nuovo Codice di Diritto Canonico la Chiesa Italiana aveva adottato questa norma: i Parroci, nominati secondo le nuove norme (9 anni), devono essere disponibili all’avvicendamento che il Vescovo può chiedere. Invece, i Parroci nominati prima del 1983 potevano restare in carica vita natural durante, a meno che loro stessi non avessero chiesto le dimissioni.

 

Leggendo i registri parrocchiali della chiesa di Noha e scorrendo l’elenco degli arcipreti lungo i secoli, si vede che la parrocchia di S. Michele arcangelo era molto ambita perché ricca di “benefici” o rendite. Dopo la riforma del Concordato tra il Governo Italiano e la Santa Sede del 1984 tutti i beni ecclesiastici (rendite e benefici) furono centralizzati a Roma dove fu creato l’“Istituto per il Sostentamento del Clero” affinché tutti i parroci, anche i più poveri, potessero avere un contributo per vivere. Così la chiesa di Noha è ritornata a livello comune.

Il nostro don Donato divenne parroco di Noha prima della riforma del 1983.

Fu dunque invitato a lasciare la parrocchia di S. Maria al Bagno (dove era parroco da una decina d’anni) per prendere possesso della parrocchia di Noha il primo ottobre del 1963, senza concorsi e senza esami, “direttamente o per il tramite di un procuratore, secondo la norma del Diritto Canonico”, in quanto “già esperto nella cura delle anime”.

A rigor di legge, una volta accettato l’incarico, don Donato poteva restare parroco a vita, ma al compiere dei suoi 75 anni preferì dare le dimissioni, secondo le nuove norme. Il Vescovo di Otranto, come noto, gli concesse una proroga biennale, giusto il tempo di inaugurare la nuova chiesa sussidiaria di Noha dedicata alla Madonna delle Grazie, per la quale don Donato aveva profuso tutte le sue energie.

*

Perché il Papa si è disturbato personalmente per la parrocchia di Noha? Il documento papale in questione dice: “[...] Su segnalazione del nostro fratello, il Vescovo di Nardò con l’autorità apostolica, senza concorso e senza esame, la conferiamo e la assegniamo a te”.

Possiamo accennare qui ad una situazione piuttosto delicata che si era venuta a creare al momento della morte dell’arciprete Mons. Paolo Tundo di venerata memoria. Il successore naturale sembrava a tutti che dovesse essere don Gerardo Rizzo, anch’egli di venerata memoria, suo nipote, che era anche il viceparroco dello zio.

Pare però che don Gerardo incontrasse qualche difficoltà nel superamento di questo concorso. Così, onde evitare ogni tipo di complicazioni, il Papa in persona, dopo un anno e tre mesi di “sede vacante”, richiesto dal Vescovo di Nardò pro-tempore,  Mons. Antonio Rosario Mennonna (1906 – 2008), che proponeva don Donato, diede direttamente il mandato di Parroco a quest’ultimo, senza concorsi e senza esami, data anche l’esperienza decennale maturata nella parrocchia di S. Maria al Bagno e S. Caterina di Nardò, contro ogni appello di coloro che avrebbero potuto vantare pretese diverse: Decernentes irritum et inane quidquid in contrarium attentatum fuerit vel contigerit attentari. Linguaggio latino ecclesiastico molto semplice e molto chiaro.

 
 P. Francesco D’Acquarica
 

Eccovi di seguito, anche a beneficio dei ricercatori e degli storiografi di domani, il testo del suddetto decreto su pergamena e la mia traduzione. Anche questo documento è da annoverare tra le pagine più importanti della Storia di Noha.

F. D’A.

 
 (testo originale in latino)
Paulus episcopus servus servorum Dei

dilecto Donato Mellone, Salvatoris filio, Rectori Parochialis Ecclesiae Sancti Michaelis Archangeli loci vulgo "Nohen" in diocesi Neritonensi, salutem et Apostolicam benedictionem. Cum Parochialis Ecclesia, "Archipresbiteratus" nuncupata, sub titulo Sancti Michaelis Archangeli loci vulgo "Nohen" in dioecesi Neritonensi, per obitum Pauli Tundo, bo. me. Joannis Papae Vigesimi Tertii, Decessoris Nostri, Cubicularii honoris extra Urbem, illius ultimi possessoris, mense iulio praeteriti anni Domini secutum, vacaverit et adhuc vacet ad praesens; Nos ad eiusdem Parochialis Ecclesiae provisionem procedere cupientes, illam, una cum suis iuribus et fructibus, tibi, presbytero e dicto loco oriundo bonis moribus praedito, duodequadragesimus aetatis annum agenti, in curae animarum exercitio versato atque a Venerabili fratre Nostro Episcopo neritonensi commendato, Apostolica auctoritate, absque concursu et absque examine, conferimus et assignamus. Aliam, vero, parochialem ecclesiam loci vulgo "s. Maria al Bagno" in suburbis civitatis neritonensis, quam tu modo obtines, ob solam praesentis gratiae concessionem vacare eo ipso volumus ita ut de illa per Nos et Sedem Apostolicam tantum disponi possit. Dilecto autem Ordinario neritonensi mandamus ut Ipse, per Se vel per Suum ad normam iuris delegatum, te vel procuratorem tuum in realem possessionem priusdictae Parochialis Ecclesiae atque adnexorum iurium et pertinentiarum inducat auctoritate Nostra, contradictores, quacumque appellatione postposita, compescendo. Decernentes irritum et inane quidquid in contrarium attentatum fuerit vel contigerit attentari. Contrariis quibuscumque minime obstantibus.

Datum Romae apud Sactum Petrum. Anno Domini millesimo nongentesimo sexagesimo tertio - Kalendis octobribus - Pontificatus Nostri anno primo.

Paulus card. Giobbe S.M.E. Datarius

Joseph Massimi adiutor a studiis

 

 
(traduzione in italiano)
Paolo, Vescovo servo dei servi di Dio
 

Al carissimo Donato Mellone, figlio di Salvatore, Rettore della chiesa Parrocchiale di San Michele arcangelo in località volgarmente detta “Noha”, in diocesi di Nardò, salute e apostolica benedizione.

Siccome la chiesa parrocchiale, detta Arcipretura, sotto il titolo di San Michele arcangelo, in località volgarmente detta Noha, in diocesi di Nardò, per la morte di don Paolo Tundo, di venerata memoria, da Giovanni XXIII nostro predecessore nominato Cameriere d’Onore di Sua Santità fuori Roma, ultimo parroco, nel mese di luglio dell’anno scorso si era resa vacante e ancora è vacante, volendo noi provvedere alla medesima chiesa parrocchiale, con tutti i suoi diritti e benefici, a te sacerdote di buoni costumi, oriundo della stessa località, nell’anno 42° della tua età, già esperto nella cura delle anime ed indicato dal nostro fratello il Vescovo di Nardò, con l’Autorità Apostolica, senza concorso e senza esame, la conferiamo e la assegniamo. L’altra chiesa parrocchiale volgarmente detta di “S. Maria al Bagno” situata ai margini della città di Nardò, che solo tu servi, con la presente concessione tu la possa allo stesso modo lasciare, di modo che la Sede Apostolica possa disporre.

Al carissimo Ordinario di Nardò diamo mandato perché lui stesso o per suo delegato secondo la norma del diritto, tu o un tuo procuratore venga immesso nel reale possesso della predetta chiesa parrocchiale e dei diritti annessi e pertinenti, e per la nostra autorità convinca coloro che sono contrari, o che pretendono di fare ricorso. Dichiarando irrito e vano qualsiasi pretesa contraria o che tenterà di vantare. Nonostante qualsiasi cosa minimamente contraria.

Dato a Roma presso S. Pietro, nell’anno del Signore 1963, il primo di ottobre, anno primo del nostro Pontificato - 

Paolo Giobbe, Cardinale Datario.

Giuseppe Massimo suo aiutante nell’ufficio.

 

P.S.

Si ringrazia lo Studio Fotografico Pignatelli di Noha per la riproduzione delle foto d'archivio.

 
Di Albino Campa (del 20/12/2013 @ 07:22:27, in TeleNoha , linkato 1111 volte)

Alcuni momenti dell'arrivo delle Reliquie dei Santi Martiri di Otranto nella Chiesa Madre di San Michele arcangelo di Noha

 
Di Albino Campa (del 06/11/2012 @ 07:00:00, in TeleNoha , linkato 1391 volte)

Eccovi la versione integrale dell'antico inno a San Michele arcangelo, eseguita dalla Banda Musicale di Noha diretta dal M° Lory Calò, e dal coro parrocchiale nohano.
Scusate il ritardo, ma credo di esserne scusato. Diciamo che piu' che cronaca questa puo' ormai definirsi storia.

 
Di Albino Campa (del 02/01/2010 @ 05:00:00, in Eventi, linkato 2827 volte)

Domenica 27 dicembre scorso, bellissima serata di musica. Presso l'Oratorio Madonna delle Grazie di Noha si è esibito il gruppo dei “Sud'Est Ensemble”, composto da Andrea De Lumè (tenore), Carmen De Paolis (pianoforte) Stefania Palma (flauto), Caterina Bufano (chitarra) e infine due giovani talenti nohani: Loredana Calò (sax), alla quale dobbiamo dare merito di aver proposto questo evento a Noha, e Piero Rossetti (tromba) nonché special guest della serata. L’evento è stato organizzato dalla Parrocchia S. Michele arcangelo e dal Laboratorio Culturale Benedetto XVI. Eccovi alcuni flash della manifestazione culturale

 
Di Albino Campa (del 30/09/2010 @ 00:14:29, in Eventi, linkato 1766 volte)
L'arrivo di Sua Eminenza Reverendissima il Sig. CARDINALE SALVATORE DE GIORGI.


Discorso Sac. Francesco Coluccia Parroco di Noha.


Discorso del Sindaco Giancarlo Coluccia.


Discorso del Cardinale Salvatore De Giorgi.


 
Di Albino Campa (del 01/10/2010 @ 00:09:24, in PhotoGallery, linkato 1615 volte)
 
Di Albino Campa (del 18/05/2012 @ 00:00:50, in Cultura, linkato 1793 volte)

Notizie curiose

Il Venerdì Santo il funerale veniva cantato con voce sommessa...
* 1737 - accompagnato in questa chiesa parochiale submissa voce per venerdì santo ad hore 24 in circa e poi fu sepolto il suo corpicciolo alla sepoltura de' fanciulli privatamente,

Anche il seguente documento è del 1700. E’ poco chiaro nell’esposizione ma c’è quanto basta per divertirsi.
* … fu battezzato da me sottoscritto nella mia chiesa parrocchiale sub condizione per aver assunto l'acqua dall'ostetrice per esser nato con pericolo quand'ella afferma,  ma perché non ... troppo vicino vedere  perire, e di conseguenza non posso capire  come abbi fatto, con tutto ad dire ... avanti di me, onde per l'ho battezzato come di sopra.
I puntini di sospensione stanno ad indicare che nell’originale il documento non è per nulla chiaro.

* 1741 - havendo havuto l'acqua dalla femina assistente e da me infro sustituto battezzato sub condizione ...
* A 4 Maggio 1746 - Pasquale Paglialonga marito di Teresa Scollato si annegò nel mare di Gallipoli e in questa cattedrale fu sepolto avendo presa da me qui sottoscritto la fede d'aver adempiuto il precetto pasquale, e qui ancora li fu sonata la spirazione e cantata la messe.
* A 25 8bre 1751 - Leonarda figlia di Giovanne Vergaro e di Giovanna Donno nacque à 24 d.in pericolo di morte, e li fu data l'acqua dall'ostetrice in un braccio, ed uscì p.mo con condizione se fusse masculo o femina dicendo Leonardo o Leonarda .... uscì morta e fu sepolta in questa chiesa par.

* Le 6 Novembre del 1805 - Angelo Antonio de Ramundo  in età di anni diece fece passaggio da questa a meglior vita da tocco ipopletico improviso ed il suo corpo sepolto giace nella mia chiesa parrochiale.
La morte improvvisa quasi sempre si dice che è dovuta ad un problema cardiaco o colpo apoplettico.  

Lasciti in suffragio

Infine un'altra categoria descritta in questi documenti è quella di coloro che morendo lasciano non solo del denaro, ma soprattutto dei beni alla chiesa per avere il suffragio di messe.
Chi aveva disponibilità, faceva testamento a favore della Chiesa con vari lasciti (case, vigne, animali, indumenti, effetti personali), chiedendo in cambio Messe per sé e per i familiari defunti, funerale con Messa cantata o letta.
A volte è detto semplicemente non lasciò niente per la sua anima. A volte è detto per esempio che lasciò per la sua anima ducati diece perpetui da celebrarsi messe alla Cappella della Grazia vicino la Chiesa Madre di questo casale di Nohe. A volte invece si tratta di beni che vengono lasciati alla chiesa per suffragio.

* Domenico Margiotta... morì d'anni 40 in circa... lasciò per la sua anima un orto di vigne alla Cappella del glorioso S. Michele arcangelo in perpetuo da celebrarsi quante messe verranno tassate da Mons. Illustrissimo... queste vigne stanno nel feudo di S.Leo vicino al spartifeudo di Nohe.
Il feudo di S. Leo vicino al spartifeudo di Nohe”: è chiaro il riferimento all’antica chiesa di S.Leo o S.Leone come risulta dalla Visita Pastorale del 1452.

* Adì 23 Maggio 1695 - Francesco Margiotta di questo casale di Nohe morì d'anni 50 in circa... Lasciò per la sua anima orte quattro di vigne loco detto Lo Coluccia, un paro di bovi et trenta pecore da vendersi a messe a cenzo... da celebrarsi sante messe quante ne voliranno alle vigne, et venduto le pecore ducati  22 et li bovi ducati... un carlino di lana tutti li debiti per spese fatte ...
Il documento non è completamente leggibile per la carta tarlata o mancante. Ma si capisce bene come l'elemento di scambio sono i beni e non tanto il denaro.

* Adì 30 7bre 1695 - Donato Antonio Navarro marito di Margarita Paglialonga morì d'anni 33... lasciò per la sua anima ducati diece per farsi la pompa funebre et il restante per messe: di queste si spesero cinque e carlini sette per il funerale, et in beneficio di quest'anima rimasero messe trenta tre.

* Adì 25 Luglio 1724 - Gaetano Tundo marito di Leonarda Mangione della terra di Soleto habitante in questo casale di Nohe nella Massaria dell'Aere di Gio:Giuseppe Congedo (è l’attuale palazzo dei Prantera sito in Via Aradeo) morì d'anni 60... lasciò per la sua anima una somma ricca et una cappa di lana da vendersi, e di questa vendita che si fa di dette robbe si dovessero celebrare sante messe pro una vice tantum, et anche lasciò in obbligo a suo figlio maggiore di portare nell'altare di S. Michele arcangelo di questa mia chiesa un... di grano per carità in honore di S. Michele e questa fu l'ultima sua volontà ... Si sono celebrate 47 messe per la sua anima dalla vendita della... e cappa di lana.

* Adì 20 Aprile 1726 - Matteo Carachino vedovo di Martano, habitante nel feudo di Nohe propriamente nella Massaria del Sig. Dieco Mongiò della Terra di S. Pietro Ingalatina loco detto li Pigni morì d'anni 60... e lasciò per la sua anima ducati diece per messe pro una vice tantum da celebrarsi da me sottoscritto   Arciprete, et  ancora lasciò a sua nipote ducati trenta, una mula annina, et una somera gravida e ducati cinque per li funerali...

* Adì 16 8bre 1723 - Angel'Ant.o Turre di Nohe, marito di Domenica Paglialonga, morì d'anni 65 in circa ad hore una di notte in circa, confessò li suoi peccati a me sotto scritto Arc. à dì 8 7bre 1723 giorno della Natività di M.a Vergine …   e lasciò per la sua anima carlini cinque male oblati e si sono applicati al Capoaltare di detta mia chiesa mentre si faceva attualmente novo, e messe 20 pro una vice tantum per la sua anima. D. Nicol'Ant.Soli Arc.
I “cinque carlini male oblati”  stanno ad indicare un’offerta volontaria di un'ammenda per avere agito male, e intanto l’arciprete ci informa che in quel periodo stava facendo nuovo l’altare maggiore della chiesa madre.

Anche il documento seguente conferma quanto già detto:
* Adì 18 Giugno 1724 - Oronzio d'Argento vedovo di questo casale di Nohe morì d'anni 75 in circa, ad hore 15 in circa… Lasciò per la sua anima un tarì di male oblato.

 

I soprannomi

Negli antichi Registri Parrocchiali di Noha troviamo anche il fenomeno dei soprannomi. Molte volte per evitare confusione in caso di omonimia, il parroco, accanto al nome aggiunge un soprannome con la locuzione latina “alias” da “alias vices” che vuol dire 'altre volte',  o meglio ancora “altrimenti detto”.

Ne riporto qui di seguito alcuni come si leggono nei registri, anche se non sempre è chiaro il significato della qualifica.

1698 - Domenico (il cognome non è leggibile) alias Garzia di Tisciano.
1701 - Leonardo Vonghia alias Scardali
1709 -  Caterina Bienna alias Roccalena
1729  - Orazio Donno, Chierico Selvaggio e Sagrestano
1740 -  Gioseppe Paglialonga alias Maggiore 
1740 - Gioseppe Paglialonga alias Minore
1742 - Domenico Paglialonga alias Minore
1732 -  Domenico Paglialonga alias Maggiore
1742 -  Paschalina Paglialonga Maggiore
1742 -  Pasquale Donno Minore
1742 -  Pasquale Paglialonga Minore
1743 - Sabatino Paglialonga alias Donato
1786 -  Giuseppe Carcagnì alias Capasella
1787 - Francesco Scrimieri alias mezza lana
1791 - Paschale Paglialonga alias Gianuburda
1792 - Paschale Donno alias secundo
1801 - Domenico Greco  alias prussiano zitello
1802 -  Giuseppe Orlando, zitello,  alias manta
1818 - Leonardo Totaro alias evasciuto
1819 -  Giuseppe Paglialonga alias Pica
1781 - Pascale Donno alias sagrestano
1843 -  Oronzo Notaro alias urjo

Sovente, quando il caso lo richiede, la persona è descritta con la qualifica di zitello o zitella. Questa apposizione viene attribuita a persone dai 15 anni in su non ancora sposate.

 

I Sindaci di Noha

Si sa che Noha è sempre stato un Comune autonomo. Ma anche dopo la sua aggregazione al vicino Comune di Galatina nei nostri registri non si parla mai di “frazione”, ma si continua a dire il “Comune” di Noha.
Nei registri parrocchiali a volte troviamo anche notizie sui Sindaci.
1)Tudisco Onofrio
nato a Noha nel 1652 e morto a Noha il 16/11/1726 all’età di 74 anni.
Questo Sindaco è importante perché sotto di lui a Noha ha avuto luogo il catasto onciario antico del 1689 che precede di mezzo secolo e più i catasti onciari dei Centri vicini.
Quando aveva 37 anni è Sindaco a Noha nel 1689.
Marito di Gaetana Vonghia (Noha 1661+29/12/1691) che muore a 30 anni e perciò resta vedovo. Nel 1692, quando aveva 40 anni si risposa con Franceschina Cosmà di Corigliano ed ha i seguenti figli.
1694 - Leonardo Fortunato che muore appena dopo 2 giorni dalla nascita il 02/03/1694.
18/01/1696 nasce Lazara Leonarda
12/01/1699 nasce Leonarda Virginia che muore all’età di anni 20 il        01/02/1720
14/11/1700 nasce Leonardo Donato
1704 nasce Tommaso che muore dopo 9 giorni il 24/01/1704
11/01/1705 nasce Leonardo Nohè
16/09/1708 nasce Leonardo Tommaso che muore il 10/09/1710

2)Angelo Donno
(1688+1715) Sindaco forse nel 1711/12

3)Domenico Marrazzo
è Sindaco a Noha il 13/03/1719( Sindico odierno)
Non ci è dato conoscere la sua data di nascita. Si sposa con Prodenzano Marina.
06/02/1707 nasce Abramo Leonardo
12/09/1713 nasce Oronzio Nicola
26/04/1718 nasce Angela Margarita
E’ testimone di battesimo nel 1696, nel 1706, nel 1715; è testimone di matrimonio nel 1704.

4) Vonghia Felice è sicuramente Sindaco il 17/04/1747
* 13/02/1746: si nomina il Sindico senza dirne il nome. Forse è già il  “Vonghia Felice”… si chiama Angelina. Fu da me portata dal Sindico morta, ho letto il bi­glietto e li ho data l'ecclesiastica sepoltura in questa mia chiesa come di sopra...
Marito di Maddalena Marangella o Marangina
Il primo settembre 1753 resta vedovo perché la moglie muore all’età di 40 anni
1742 nasce Domenic’Antonia che muore il 26/07/1745 a 3 anni
01/11/1740 nasce Ippazio Antonio Quintino
10/02/1742 nasce Domenic’Antonia
17/04/1747 nasce Francesca Domenica Paolina, mentre è sindaco
30/08/1749 nasce Leonarda Felice che muore il 26/08/1753 a 4 anni
14/10/1751 nasce Nicola
15/01/1738 è padrino di battesimo
15/03/1739 idem
28/08/1739 idem
14/12/1747 idem
13/11/1735 Testimone di matrimonio
1738 idem.

5) Domenico Carletta Sindaco il 01/05/1754
Marito di Lazara D’Argento (1696+25-12-1746), ha celebrato il matrimonio il 13/08/1725 nella chiesa della Madonna delle Grazie.
I figli di questa coppia sono:
1726 nasce Maria Leonarda Pascalina
1731 nasce Giuseppe Francesco
1734 nasce Michelangelo Costantino
1738 nasce Leonardo Antonio Vito

6) Sindaco il 29/03/1797 ALOISIO ANGELO
(43 anni di differenza dal precedente sindaco)
Marito di Perrone Barbara
19/01/1786 nasce Antonio Paschale
17/05/1788 nasce Leonarda Lucia Maddalena
24/11/1793 nasce Maria Stella
19/01/1786 nasce Antonio Paschale
13/01/1788 Padrino di Battesimo
06/12/1807 idem
13/03/1812 muore all’età di 70 anni circa

7) Il Sindaco al 04/02/1811 FORTUNATO TONDI

Conosciamo anche i nomi di qualche sagrestano di Noha. E cioè:
1783 - Pasquale Cordella
1781 - Paschale Donno
1729 - Orazio Donno
1791 - Fedele Donno

 
Di Albino Campa (del 21/10/2011 @ 00:00:01, in NohaBlog, linkato 1726 volte)

Verso la fine di Settembre, il sottoscritto e P. Francesco, abbiamo visitato la chiesa di San Lorenzo di Sogliano. Il parroco, don Salvatore Gemma, ci attendeva come da appuntamento e dopo i convenevoli dell’accoglienza ci ha affidati ad un giovane seminarista, sempre di Sogliano, che studia nel seminario di Molfetta.

Sapevamo che in quella chiesa c’era un vecchio organo costruito probabilmente dalla Kircher, la stessa azienda che forse realizzò l’organo di Noha, ubicato fino al 1970 nel coro soprastante il vecchio altare.

Del nostro antico organo, come già scritto da P. Francesco nel l’Osservatore Nohano n. 1 Anno V, sappiamo che era già nella chiesa di San Michele arcangelo nel 1850 perché Don Michele Alessandrelli (1814+1882), Arciprete Curato di questa chiesa,  ce ne parla nel suo inventario che redige in occasione della visita pastorale del Vescovo di Nardò, Mons. Luigi Vetta, del3 Aprile 1850.

Le chiese di Noha e Sogliano, hanno molti aspetti in comune, per esempio in passato abbiamo due Arcipreti (Don Nicolantonio Soli -1661+1727-; Don Andrea Soli -1695+1754), rispettivamente zio e nipote; altri sacerdoti di Sogliano risultano presenti a Noha nell’arco di tutta la storia (vedi Curiosità sugli arcipreti e persone di chiesa a Noha"; edizioni L'Osservatore Nohano). L’attuale Arciprete, Don Francesco Coluccia è di Sogliano.Possiamo notare inoltre, opere e arredi, come per esempio le due tele della Madonna del Rosario e i due altari in barocco, ma la cosa più strabiliante è l’organo ancora funzionante ed in perfette condizioni, grazie anche ad un recentissimo restauro. La somiglianza fra i due organi è molto evidente.

La visita ci ha permesso di notare l’ottima cura del risanamento eseguito, difatti gli addetti all’opera sono intervenuti incisivamente sulla struttura lignea cambiando perfino parti strutturali. E’ ben visibile la sostituzione dei tiranti e di tutti i leveraggi sia meccanici che lignei, della pedaliera, della tastiera ed ogni piccolo dettaglio un po’ ovunque. Il mantice, ancora presente, è stato rimpiazzato da un compressore elettrico montato sul retro e ben nascosto alla vista.

La cosa che però mi ha emozionato molto è stato ascoltarne la melodia eseguita con entusiasmo, lo stesso che forse un bambino prova quando finalmente ha nelle mani il tanto agognato desiderio. La musica che rilascia un organo è qualcosa di unico, è uno strumento grandioso. E’, come si suol dire, un’altra musica.

Per questo, il nuovo organo della Ditta Continiello di Monteverde di Avellino, quello collocato sulla porta dell’ingresso laterale della nostra chiesa, a Noha, che Don Francesco ha fatto restaurare di recente, è un bene raro e di gran valore, è una vera fortuna poterne ascoltare la musica specie se ad eseguirla sono artisti come P. Francesco o addirittura il maestro Francesco Scarcella, che ebbi occasione di sentire nel Dicembre di due anni addietro.  Speriamo di poter assistere al più presto ad altri concerti come quello.

Marcello D’Acquarica

 

 

This text will be replaced
 
Di Albino Campa (del 16/10/2011 @ 00:00:00, in Eventi, linkato 1446 volte)

Giovedì 29 settembre 2011 in occasione di San Michele arcangelo patrono di Noha il Gruppo Mimi' ha organizzato una visita guidata per scoprire i "Gioielli" artistici e culturali di Noha. La Dott.ssa Angela Beccarrisi ha guidato Il percorso turistico culturale illustrato tratti di storia Nohana.

 

 

 

 

 
Di Antonio Mellone (del 30/05/2012 @ 00:00:00, in Piedibus, linkato 1642 volte)

Il 23 maggio scorso, a Noha, è partito in fase sperimentale il progetto Piedibus. Questo progetto consiste nel far andare a scuola i bambini, ed anche i genitori, finalmente lasciando l’auto nel garage di casa.
E’ un’iniziativa stupenda alla quale hanno preso parte oltre alla scuola anche alcune associazioni ed istituzioni locali.
Una tra le più imponenti ed influenti istituzioni locali nohane vicine al Piedibus è la parrocchia San Michele arcangelo.  
Siamo certi che il nostro brillante parroco avrà già parlato ai fedeli coinvolgendoli e preparandoli per questa iniziativa. Avrà sicuramente detto ai cristiani nohani di cambiare registro e di andare a messa finalmente a piedi (e non mandarci solo i ragazzi a scuola).
Tuttavia come si evince dalle foto scattate per caso domenica 27 maggio scorso, solennità di Pentecoste, e riprodotte a margine di questo articolo, evidentemente c’è ancora molto da fare e da dire per indurre i fedelissimi nohani ad un’ulteriore opera di misericordia moderna, un fioretto alla Madonna, o qualcosa del genere, come quello di lasciare finalmente le auto nel loro parcheggio e mettersi realmente in cammino verso Gerusalemme.
Ecco, allora, un esempio di comunicazione da ribadire, a questo punto più di una volta (gutta cavat lapidem), nella scaletta degli avvisi di cose buone e giuste che si usa indicare al termine della celebrazione eucaristica (e che talvolta, come stavolta forse, supera la durata di un’intera omelia).
Diciamo infine per inciso che non è nostra intenzione sostituirci al parroco ed alle sue funzioni, lungi da noi: non ne avremmo né la stoffa, né, invero, la vocazione al “sacerdozio ministeriale” (ci basta, e avanza, il “sacerdozio comune”).
Siamo certi che il nostro parroco, democratico e aperto com’è ad ogni istanza culturale, accetterà di buon grado, e farà  proprio questo nostro umile suggerimento, non limitando la sua partecipazione al Piedibus ad una semplice benedizione parrocchiale una tantum o al topico intervento istituzionale di facciata.
Ecco, di seguito, un canovaccio di codesto intervento.

Carissimi fratelli e sorelle, come ormai già saprete, e - se non ve l’avessero detto a scuola o se non l’aveste visto sul sito di Noha o non aveste notato in giro i cartelloni delle fermate - ve lo dico io: la nostra parrocchia ha aderito con gioia al progetto del Piedibus.
Cos’è il Piedibus? E’ la possibilità per tutti i bambini di Noha di percorrere il tragitto casa-scuola a piedi, accompagnati da un genitore o da un volontario, seguendo degli itinerari con fermate e orari predeterminati. Grazie al Piedibus si riduce il traffico cittadino e soprattutto quello mattutino nei pressi delle scuole, migliorando così la sicurezza e il  benessere di tutti.
Ora permettetemi di dirvi che noi non dovremmo limitarci soltanto a benedire o ad apporre il nostro imprimatur formale a questa iniziativa: noi dovremmo adottare e far nostro questo bellissimo stile di vita. Che è quello di usare finalmente la testa per ragionare, e quindi, per esempio, i nostri piedi per spostarci.
Voi mi direte: dove vorrà andare a parare oggi il nostro Don?
Bè, vi dico subito, cari fratelli, che dovreste venire a messa a piedi, evitando di intasare di auto tutte le strade adiacenti la nostra chiesa Madonna delle Grazie, per non parlare di piazza e dintorni attigui alla chiesa madre di San Michele.
Camminare dilata il tempo e prolunga la vita.
Camminare rende il mondo molto più grande e dunque più interessante. Andando a piedi abbiamo la possibilità di osservare i dettagli, le case, il cielo, gli alberi, i negozi, gli uccelli, le altre persone. Possiamo finalmente sorridere ai passanti, scambiare con loro un saluto o due chiacchiere. Se andiamo a piedi ci sentiamo più in armonia con Noha e le sue bellezze naturali e finalmente anche con i suoi beni culturali.
Le passeggiate, poi, distendono, allentano la tensione, permettono di tenerci in forma, proteggono dal cancro, dall’infarto, e da tante altre malattie. Il tutto può anche trasformarsi in un’attività meditativa, anzi di preghiera. Del resto è quello che facciamo con le processioni religiose, che notoriamente non vengono fatte a bordo delle nostre vetture.
Penso che sappiate già cosa sia la “Via Francigena”. E’ un itinerario della storia, una via maestra percorsa in passato da migliaia di pellegrini che si spostavano a piedi per raggiungere le sacre mete più importanti di sempre, come Santiago de Compostela, in Spagna, e poi Roma (il cuore della cristianità), e poi Monte Sant’Angelo (in Puglia, presso la grotta poi trasformata in basilica, dove nel V secolo apparve il nostro San Michele arcangelo) ed infine Gerusalemme. Perché non creiamo noialtri, nel nostro piccolo, una “via Francigena-Nohana” per raggiungere piedibus i nostri luoghi di culto? A volte non ci vuol mica tanto a compiere un miracolo.    
Vi confesso che in questa battaglia non mi fermerò a Noha. Visto che sono anche vicario di zona, vi annuncio che nella prossima occasione lo dirò anche ai miei confratelli sacerdoti, tanto spero che questa bellissima iniziativa si propaghi a macchia d’olio in tutta la vicaria, che dico?, in tutta la diocesi, e poi in provincia, e in tutta la Puglia.
Anche questa è “Pastorale sulla Salute”. E chi più di me (visto che ne sono anche assistente nazionale, anzi per la precisione: membro della Consulta Nazionale Cei per la Pastorale Sanitaria) può lavorare in quest’ambito della comunicazione sociale per migliorare (e a costi zero) la qualità della vita di ognuno di noi?
Anche questa è una forma di “Movimento per la vita”, dal concepimento fino alla morte naturale. E vale molto di più delle chiacchiere e delle elucubrazioni prolisse sfoggiate nei convegni a tema.  
Vi prego di accogliere il mio appello: non dobbiamo essere soltanto spettatori del Piedibus Nohano, né figuranti di striscio o comparse pronte a scomparire, ma attori protagonisti. Adottiamolo, dunque, questo costume, realizziamolo venendo in chiesa tutti quanti a piedi (o al più in bicicletta), lasciando a casa le nostre automobili, salvo ovviamente i casi eccezionali di difficoltà di deambulazione.  
I piedi sono il più francescano dei mezzi di trasporto. Mettetevi pure un paio di scarpe comode, evitate i tacchi a spillo, o il tacco dodici. Questa è un’aula di preghiera, non una passerella per sfilate di moda.
Andare in chiesa è come andare a scuola: la stessa e identica cosa. Andiamoci, allora, passeggiando, e non solo nelle belle giornate, ma anche quando piove. Anzi, quando c’è il sole diciamo che “è una bella giornata”; quando piove dovremmo dire che “è una giornata bellissima”. Infatti abbiamo sempre più bisogno di acqua oggi, ma soprattutto nel prossimo futuro, e la pioggia che ci manda il buon Dio è una vera benedizione. Quando piove, ripariamoci pure con l’ombrello e con l’impermeabile, ma continuiamo ad usare il Piedibus Cristiano: sarà un modo come un altro per ringraziare nostro Signore per nostra sorella acqua. “Ella è multo utile et humile et pretiosa et casta”, come dice San Francesco nel suo “Cantico delle Creature”.
Evitiamo di costruire, anche e soprattutto nel corso delle domeniche e delle feste comandate, quell’indecoroso muro di Berlino intorno alle nostre belle chiese fatto dalle lamiere delle nostre automobili.
Questi buoni propositi, partiranno da me, già da domani mattina.
Si dimostra, tra l’altro, che per le piccole distanze (e a Noha nulla è lontano!) si fa molto prima a piedi che in macchina.
C’è un detto che dice che in Paradiso non si va in carrozza. Ed io aggiungerei: tanto meno in turbo-diesel.
E infine, ma non meno importante, c’è da considerare il risparmio. In questo periodo di crisi lasciare da parte la macchina è una forma di saggezza, oltre che di sana sobrietà, se non un’impellente necessità.
In piedi, dunque, o fedeli!
E trasformiamo Noha in una “città – slow”, ancor più bella, silenziosa e pulita, un vero centro di aiuto alla vita.
Saliamo tutti sul Piedibus. Facciamolo per noi, per i nostri fratelli, per l’aria, per la salute, per il creato, per Cristo nostro Signore.
Amen.      

Antonio Mellone

 

piedibuschiesa piedibuschiesa
piedibuschiesa piedibuschiesa
piedibuschiesa
 
Di Antonio Mellone (del 22/09/2012 @ 00:00:00, in Eventi, linkato 2837 volte)

Inizia il 28 settembre con una decina colpi secchi mattutini, seguiti dal battagliare del campanone della chiesa madre, la solennità di San Michele arcangelo, protettore di Noha, quella che chiude la stagione delle mille feste patronali che brillano d’estate in tutta la Puglia, dal Gargano a Santa Maria de finibus terrae.
Per tre giorni anche Noha si veste della fantasmagoria dei colori dei festoni per non sfigurare al cospetto del suo bel santo che passa in processione, “ondoleggiando” con il suo pennacchio sulle teste dei nohani e dei pellegrini oranti e compunti. Subito dopo le preci, i panegirici, le coroncine e l’incenso, le strade risuoneranno al rumorio della folla pronta a correre intorno ai deschi a corroborare il corpo.
La parata di luminarie abbaglierà gli occhi e sotto le gallerie di archi sfolgoranti di luce transiterà la neo-costituita banda di Noha - diretta dall’infaticabile M° Lory Calò – ben preparata per esibirsi in fresche melodie, marce e motivetti orecchiabili. Si è iniziato in tal modo a sfatare finalmente il mito secondo il quale le orchestre son considerate più pregiate quanto più distante dal paese è la provenienza dei bandisti forestieri. Ormai la banda musicale a chilometri zero è da noi una stupenda realtà (per il merito ed il lavoro – questo va riconosciuto - di molti attori protagonisti).
Tra una marcia e l’altra, poi, ci sarà spazio per le risate, con “Questa sera show”, uno spettacolo di cabaret - ci assicurano esilarante - una vera novità della nostra festa più importante.
Il 29 a sera, come da cartellone, la cupola dell’imponente cassa armonica ospiterà la storica Banda di Sogliano Cavour e il Concerto Lirico Sinfonico Città di Taviano, pronti ad attaccare gli stupendi preludi delle opere liriche più famose, annunciati come sempre con due colpi cupi e gravi del timpano o della grancassa.
Anche quest’anno si assisterà, magari in maniera un po’ più sobria in nome della crisi, allo struscio sotto le arcate di zziti e zzite, ai giochi ed alle giostre del luna park, e al mercatino, dove su panche arrangiate e su trespoli vari sono adagiati pellami, tappeti, giocattoli di plastica ed elettronici, nonché cianfrusaglie d’ogni tipo offerte per lo più da venditori di paesi lontani, che vestono caffettani e surats e parlano stentatamente la nostra lingua (per la verità alcuni la parlano meglio di noi altri).
Ai furgoni di pop-corn ed ai furgoncini di zucchero filato e noccioline e crepes e mustaccioli e cupete si affiancheranno i sempre più frequenti camioncini di fast-food che richiamano come specchietti per le allodole frotte di adolescenti  (di ogni età) a volte senza più storia né identità, stordendoli con effluvi di sapori ed odori esotici che s’alzano da hot-dog e cheeseburger farciti di cipolle, senape, maionese e ketchup, lusingandone così l’anima, sovente e purtroppo sempre più agnostica e sempre più corruttibile.
Il cielo della notte rintronerà di viva luce colorata, riempita, come vuole la tradizione, dai colpi di razzi, bengala, e pirotecniche mine vaganti. Che bello sarebbe che i fuochi pirotecnici fossero finalmente accesi non a mezzanotte (come sovente avviene, quando la maggioranza delle persone risulta scomparsa dalla circolazione da un bel pezzo) ma ad un orario più ragionevole, come si fa in moltissime altre feste patronali pugliesi, dove in maniera intelligente è stato rivisto verso il basso l’orario di codesti spettacoli di sculture aeree di luce e fragori.   
I festeggiamenti termineranno il 30 settembre con il concerto in piazza Castello de “I Collage”, il gruppo pop-rock che, tra mille altre, ci faranno riascoltare l’intramontabile “Tu mi rubi l’anima”.
Questa è la festa patronale di Noha, un’occasione per raccogliersi e interrogare la propria coscienza, guardando al passato e ponendosi domande sul futuro.
In tal modo, insieme all’arcangelo Michele, la nostra comunità potrà spiccare il volo diretta verso quote sempre più alte. Il tutto – ci si augura - in nome della verità. Che, come insegna il Vangelo, va a braccetto con la libertà.

Antonio Mellone

(un brano, con variazioni, di questo pezzo è stato pubblicato su “quiSalento” del corrente mese di settembre)

 

Riportiamo di seguito - proprio nel giorno dell’anniversario della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 18 luglio 1948 - il necrologio in memoria del compianto don Donato Mellone, apparso sull’ultimo numero de “L’Eco Idruntina”.

Ringraziamo, pertanto, l’autore, don Francesco Coluccia, parroco di Noha, e Mons. Quintino Gianfreda, vicario generale dell’arcidiocesi di Otranto, che ci ha gentilmente fatto pervenire il primo numero del 2015 dello storico “Bollettino diocesano ufficiale per gli atti dell’arcivescovo e della curia” con un biglietto vergato a mano: “Nel caro ricordo dell’amabile don Donato, porgo fraterni saluti – Sac. Quintino Gianfreda”.

* * *

Sabato 21 febbraio 2015, nella propria casa di Noha, all’età di circa 90 anni, si è addormentato nel Signore il molto reverendo Sac. Donato Mellone, già Parroco di Noha.

Tutti i nostri giorni svaniscono[…]. Finiamo i nostri anni come un soffio. Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore: passano presto e noi ci dileguiamo. […] Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. (Salmo 89).

Quante volte don Donato ha ripetuto le parole di questo Salmo e come ne ha verificato la verità esistenziale soprattutto negli ultimi anni, nelle ultime settimane, nelle ultime ore!

Nato a Noha il 4 novembre 1925, don Donato dopo gli studi liceali presso il Seminario Diocesano di Nardò, ha frequentato i corsi di filosofia e Teologia presso il Pontificio Seminario Regionale di Molfetta ed è stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1948 da Mons. Gennaro Fenizia, Vescovo di Nardò. Dapprima Vicario parrocchiale per la Cattedrale di Nardò e poi per la Parrocchia del Carmine, è stato professore di materie umanistiche nel Seminario Neretino. Per dieci anni è stato Parroco a Santa Maria al Bagno, Santa Caterina e Le Cenate. Nel 1963 è stato nominato Parroco della Parrocchia “San Michele arcangelo” in Noha. Nel 2002 si è dimesso dall’ufficio di parroco per raggiunti e superati limiti di età, divenendo Vicario parrocchiale della medesima parrocchia.

Il declinare della sua salute negli ultimi tempi non eclissa l’immagine che ne conserviamo: quella di una quercia solida perché così robusta era la sua fede.

Domenica 22 febbraio, mons. Arcivescovo, il Presbiterio diocesano e la Comunità cristiana di Noha, nella Messa esequiale presieduta nella chiesa parrocchiale dal Pastore della diocesi ci siamo raccolti in preghiera accanto alla salma del carissimo don Donato. “La sua vita – ha affermato l’Arcivescovo nell’omelia – è stata un cantico di fede al Dio della vita. Ha irradiato con gesti semplici la santità di Cristo nella Chiesa. […]. Ha donato la sua esistenza per la Comunità di Noha, alla quale è rimasto fedele sino alla fine. Prima di concludere il ministero di Parroco, ha realizzato con dedizione e sacrificio la nuova chiesa sussidiaria, con la casa canonica e l’oratorio. L’ha fatto con animo sereno, nell’obbedienza e con gioia. E voglio rendere qui pubblicamente un cordiale grazie a questo sacerdote per il servizio alla chiesa di Otranto e la collaborazione disponibile e costante al Vescovo”.

Semplicità e benevolenza erano le caratteristiche del suo stare in mezzo a noi.

Abbiamo vissuto un tratto di strada insieme condividendo ansie, preoccupazioni e gioie pastorali. La stima reciproca e la carità sacerdotale ci hanno permesso di annunciare il Dio della comunione: “Vi riconosceranno dal modo con cui vi amerete” (Gv 13, 35).

La Chiesa, che ha servito, lo ha preso tra le su braccia con amore nella sua anzianità e, soprattutto nelle vicissitudini della sua carne malata, lo ha accompagnato con sollecitudine materna.

Benedetto XVI al compimento dell’80° anno ricordava: “Ringrazio Dio, per avermi dato la musica come compagna di viaggio che mi ha sempre offerto conforto e gioia”. E se è vero ciò che diceva don Bosco che “una casa senza musica è come un corpo senz’anima”, don Donato con la musica, col canto liturgico dava lode a Dio e a Maria, ovunque dando un’anima alla vita della comunità di Noha. Un’anima che si muoveva come le sue mani sulla tastiera dell’organo.

Giunto il momento di accedere alla liturgia del cielo, gli chiediamo di pregare e cantare le lodi di Dio per noi.

Sac. Francesco Coluccia
 

Eccovi un’inedita omelia del 1972, molto bella, pronunciata da don Donato Mellone (Noha, 1925 – 2015) in occasione dell’inaugurazione del nuovo organo a canne della ditta Continiello di Monteverde (Av), installato nella chiesa madre di Noha. I personaggi (viventi) ritratti nella foto d’epoca dell’archivio Studio Fotografico Pignatelli - Noha son pregati di farsi, appunto, vivi in qualche modo, con un commento, un ricordo o almeno con l’indicazione delle loro identità.

* * *

Grande festa oggi in tutta la chiesa. Ed il motivo ben lo conosciamo: dopo Cristo anche una creatura umana, la Vergine Santissima, la crediamo assunta in anima e corpo alla gloria del cielo.

Sulla bocca stessa della Madonna possiamo cogliere una giustificazione, tra gli altri misteri, anche del mistero odierno. Difatti nel Magnificat la Vergine Santa, riconoscente a Dio, così esclama: “Grandi cose ha operato in me il Potente”.

Dio dunque ha operato grandi prodigi nella Vergine Santissima sua madre e tra tutti i prodigi non poteva mancare quello della sua gloriosa assunzione in cielo, che ne è quasi come il coronamento.

Maria Santissima assunta in cielo perché Immacolata. Se infatti è stata preservata dal peccato originale non poteva non essere preservata anche dalle conseguenze di quel peccato. Quindi assunta in cielo perché Immacolata.

Ancora: il Figlio di Dio volendo diventare uomo prendeva un corpo e un’anima nel seno purissimo di Maria. Quindi Cristo ha avuto il corpo da Maria, perciò la glorificazione del corpo di Cristo non sarebbe stata completa e perfetta senza la glorificazione del corpo di Sua Madre. Assunta in cielo perché madre di Dio.

Assunta in cielo perché nostra corredentrice. Come nella caduta dell’uomo troviamo una donna, così nella redenzione dell’uomo, accanto a Cristo, troviamo una donna: Maria Santissima. E la vediamo lì, sul monte calvario, davanti alla croce del Figlio, soffrire nel cuore ciò che il figlio soffriva nel corpo. Unita a Cristo nel dolore, non poteva non essere unita a Lui anche nella resurrezione e nella glorificazione. Perciò assunta in cielo, perché nostra corredentrice. E’ un grande mistero del quale però il Vangelo non parla. Ci saremmo infatti aspettati che nel Vangelo di oggi ci venisse raccontata la morte, la risurrezione e l’assunzione di Maria Santissima in cielo ed invece abbiamo ascoltato un semplice episodio della Sua vita e propriamente quello della visita della Madonna a sua cugina Elisabetta. Il Vangelo dunque non parla di questo mistero, ma non per questo possiamo metterlo in dubbio, in quanto si tratta di una verità di fede giunta a noi per Tradizione, trasmessa cioè da padre a figlio, di generazione in generazione, sino a noi. E’ una verità quindi alla quale dobbiamo credere come crediamo a tutto il Vangelo, e cioè con la mente, con le labbra e con il cuore.

Dobbiamo credere con la mente: anche se la nostra intelligenza non riesce a comprenderla dobbiamo crederci ugualmente.

Dobbiamo crederci con la bocca. E le nostre labbra oggi si aprono per inneggiare alla grandezza di questa Donna umile ed alta più che creatura.

Ma le nostre voci sono deboli, per questo molto opportunamente anticipando i tempi previsti è stato benedetto l’organo, perché alle nostre deboli voci si aggiungesse la voce potente e maestosa dell’organo a canne. Direi allora che le nostre voci fondendosi con quella dell’organo costituiscono un coro meraviglioso di lode a Dio ed alla Vergine Santissima.

Voglia il Signore gradire questa opera realizzata in Suo onore. Voglia ricompensare Lui tutte le famiglie che hanno dato il contributo per la realizzazione di quest’opera molto bella.

Ormai l’organo è una realtà della quale possiamo sentirci orgogliosi, non solo perché ci siamo giunti superando enormi difficoltà, ma anche quando noi non ci saremo più l’organo rimarrà quale testimonianza della nostra fede.

Le nostre preghiere, i nostri canti accompagnati dall’organo giungano d’ora in poi più graditi al cuore di Dio, al cuore della Madonna, perché saranno il segno della nostra fede che professiamo con la bocca.

Ma la nostra fede nella Madonna, in questo mistero della Sua assunzione al cielo, la dobbiamo professare anche con il cuore. Quest’oggi dobbiamo rinnovare l’impegno di amare la Madonna. Ma il nostro amore verso di Lei non è vero se non ci impegniamo ad ascoltare la Sua voce, a seguire i suoi insegnamenti. Ed oggi la Madonna, attraverso la struttura dell’organo a canne, ci dà un altro insegnamento.

Di quante canne, infatti, è formato un organo? Canne diverse tra loro per lunghezza, posizione, per suono, eppure tutte insieme quelle canne formano un’unica meravigliosa armonia. Quale insegnamento per noi: anche noi siamo tanto diversi uno dall’altro, per età, condizioni sociali, per cultura, per lavoro, eppure se ci amiamo gli uni cogli altri, se ci aiutiamo a vicenda, anche noi, come le canne dell’organo, formeremo una meravigliosa armonia. Questo l’insegnamento che ci dà la Madonna: amatevi come fratelli, perché con l’amore si costruisce, nell’odio e con la violenza si demolisce.

Quelle canne dell’organo noi le vediamo: sono tutte dritte, elevate verso il cielo. Sembra quasi che ci dicano: il destino dell’uomo non può essere limitato dall’orizzonte terrestre, ma sconfina in un orizzonte infinito. Ci dice la Madonna attraverso le canne dell’organo: guarda anche tu, o uomo o donna, guarda verso il cielo, quando soffri o per malattia o per una delusione o per una qualsiasi tribolazione, quando soffri nel corpo, almeno il tuo cuore levalo in alto, come le canne dell’organo.

Raccogliamo anche questo insegnamento della Madonna ed il nostro cuore sia sempre levato in alto, verso il cielo, dove un giorno anche noi con l’anima e con il corpo in quel regno beato ed insieme agli angeli ed ai santi, insieme alla Vergine Maria Santissima, canteremo al Signore ed insieme a Lui regneremo per i secoli eterni.

Sac. Donato Mellone

 

A Noha esiste lo Scjakù...

Categorie News


Catalogati per mese:


Gli interventi più cliccati

Sondaggi


Info


Quanti siamo

Ci sono  persone collegate

Seguici sui Canali di

facebook Twitter YouTube Google Buzz

NOHINONDAZIONI

Calendario

< agosto 2017 >
L
M
M
G
V
S
D
 
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
15
17
19
24
25
26
27
28
29
30
31
     
             

Meteo

Previsioni del Tempo