Di Redazione (del 20/12/2016 @ 13:50:33, in Necrologi, linkato 4227 volte)

Lucia Masciullo Notaro ha sempre fatto tanto (e gratuitamente) per Noha.

Ricordiamo che nel corso degli anni ’80 del secolo scorso, sempre a Noha, ebbe luogo una (ma forse più d’una) meravigliosa sfilata di costumi carnascialeschi che avrebbe fatto invidia alle più belle e costosissime maschere veneziane, visitate nella città lagunare durante il carnevale e ritratte dai flash dei visitatori di tutto il mondo.

In quella parata, dame e cavalieri nohani, imparruccati, elegantissimi, facevano sfoggio di sontuosi abiti, manufatti da questa sarta straordinaria. Pizzi, merletti ricercati e ricami di finissima fattura si alternavano a morbide sete, velluti multicolori e stoffe damascate di magnifica lucentezza. Una sfilata di solo un paio d’ore aveva richiesto il lavoro indefesso di mesi interi. Ma la Lucia non se ne curava: quando si fa una cosa con il cuore, non si bada all’impegno, alla fatica, e tanto meno agli attestati di benemerenza o alle medaglie al valore (che seppur fossero arrivati – il che non è - sarebbero stati comunque una ricompensa da tre soldi).

La Lucia poi ha sempre allestito l’altarino per il Corpus, che a Noha (ma anche altrove) era, fino a poco tempo fa, una forma molto seguita di devozione popolare. Infatti, un tempo nella processione del Corpus Domini a Noha per tradizione venivano addobbate, con fiori, striscioni, stoffe e tappeti, sette o otto “soste” che quasi gareggiavano fra loro per bellezza e cura. Queste soste servivano, tra l’altro, anche a far riposare le braccia del parroco, impegnate a reggere per tutta la durata del lungo corteo l’ostensorio con l’Ostia consacrata. E’ inutile dire che l’altarino di via Cadorna preparato dalla Lucia era uno tra i più belli ed accurati… Nell’intorno di quegli anni, sempre a Noha (la nostra città a pensarci bene è ricca di energie che, quando espresse, danno spettacolo), la Lucia si occupò dei costumi degli attori che realizzarono la rappresentazione della Via Crucis, che si snodò, con tanti figuranti - alcuni a cavallo - per le vie del paese. Vestì dal Centurione alla Veronica, dalle pie donne al Cireneo, dai soldati allo stesso Gesù (che in una di quelle edizioni fu suo figlio Fernando). Quella costumista in quell’occasione fece di Noha una novella Palestina. Dietro le quinte di questa ennesima manifestazione, c’era ancora una volta l’estro, la creatività ed il lavoro della Lucia e quello della sua macchina da cucire.

In occasione del Natale, poi, la Lucia (già qualche giorno prima del suo onomastico, così come si suole) con l’aiuto dei suoi allestisce da anni un grande presepe nell’ampia (e affrescata) veranda della sua casa di via Cadorna angolo via Giotto, protetta da pannelli di vetro. Un presepe non chiuso tra le mura di una dimora privata, ma visibile al passante che non può non ammirare il frutto di tanto lavoro. Un presepe unico nella scenografia, ricercato nei particolari, un’opera d’arte che incanta ancor oggi. Un presepe da far invidia ai più bei presepi napoletani.

 
Di Redazione (del 03/10/2016 @ 17:10:21, in Necrologi, linkato 2001 volte)

Dopo breve inesorabile malattia, si è spento prematuramente a Noha il carissimo Gino Serra, bravo ragazzo e bravo lavoratore alle dipendenze del Supermac.

La redazione di questo sito porge sentite condoglianze al papà, alle sorelle, ai cognati e ai suoi nipoti.

Riposa in pace, Gino.

E scusaci se la nostra vita, qui nel Salento ma anche altrove in Italia, è diventata un terno al lotto. Scusaci se ci ricordiamo di parlare dei mali incurabili di questa terra martoriata quando è sempre troppo tardi. Scusaci se chiamiamo “progresso” l’asfalto e il cemento; “occupazione” i fumi delle ciminiere e le polveri sottili. Scusaci se chiamiamo “Pil (prodotto interno lordo)” la spazzatura abbandonata ovunque; “energia”  il fotovoltaico selvaggio in mezzo alle campagne; “divertimento” la nostra stupida vanità; “risparmi” i tagli alla Sanità, quelli che ci fanno attendere sulle barelle per giorni, quelli dei viaggi della speranza nel nord della penisola, quelli degli esami che arrivano dopo che non ci siamo più, quelli del giro d’affari di medici che pensano solo al portafoglio e non alla salute dei malcapitati.

Scusaci tanto. Gino.

La redazione di Noha 

 
Di Marcello D'Acquarica (del 12/07/2016 @ 11:48:06, in Necrologi, linkato 1256 volte)

Ieri, lunedì 11 luglio 2016, a Galatina, il mio ultimo zio, per il secolo Santo Marti, nato il 16 febbraio del 1918, ha lasciato questo mondo di vivi apparenti.

Quest'anno sono 98 anni. A turno, figlie, generi, nuora e figlio non lo mollano nemmeno per un istante. Ora lo sta imboccando Lucetta. Mastica un pezzo di dolce secco. Più che masticare mi sembra che impasti mollica, come si faceva da bambini, per tappare il buco nei muri dove nascondevamo i denti da latte. 
Impasta e guarda nel vuoto. Gli chiedo come va, ma devo gridare forte perché ci sente molto poco. Mi risponde:

 "…ahi, Marcello miu, la vista! Senza la vista comu fazzu?"

Non vede. E come non capire la sua tristezza. Come si fa a pensare che quando fuori piove e si sente l'odore dell'erba bagnata, per esempio, non gli venga in mente  l'aria frizzantina che gli attraversava il camiciotto arrotolato sulla pancia, bloccato da quello stesso nodo con cui legava i sacchi pieni di grano, quando lavorava al Pindaro e la sua Maria stava a casa affaccendata a preparargli lo stufato e a governare casa e bestie. L’ultima volta che lo incontrai lassù, al Pindaro, già non ci vedeva quasi più,  ma gli faceva bene stare nella sua terra. Conosceva ogni anfratto, ogni pietra, ogni filo di vento che sibilava fra i tronchi degli ulivi secolari, dove, mi raccontava, si nascondevano i briganti. Alzava la testa e dirigendo il naso verso la vecchia carbonaia in direzione di Collemeto, mi diceva: “Osce è na bella aria, ede trhamuntana”. Ma nonostante fosse pieno giorno non ci vedeva per niente. Camminava nel campo piegato in due, sfiorando e accarezzando le foglie delle sue piante. Sembrava volesse dirgli che lui era ancora il comandante. Poi in un attimo lo vidi scomparire. Dileguato come uno spirito. Lo chiamai a voce alta: "Zio Santo... zio Santoooo!". Si era raggomitolato in terra e con le mani palpava i peperoni come usava fare con le mani delle signore che andavano a salutarlo. Con orgoglio mi chiamò urlando: "Na.... Marcellu.... Na na.. vidi visti cce  su belli!  Erano ancora verdi, povero zio mio. La scena è fra le più indimenticabili. Come il rapido cambio di scena che offre il sole nei pochi attimi prima di scomparire dietro l'orizzonte, come per esempio quello dietro la masseria Colabaldi. Trattengo un nodo in gola quando mi dice che vede solo un'ombra. Come fai a restare impassibile per un dolore così grande. Lo vedo ancora per l’ultima volta, nel suo grande letto, sembra un neonato. Lo chiamo gridando forte, come quella volta che mi cadeva addosso il suo traino e lui corse in mio soccorso consolandomi.

 
Di Maria Rosaria Paglialonga (del 01/07/2016 @ 17:25:02, in Necrologi, linkato 2183 volte)

Non possiamo dimenticare la serenità, il delicato sorriso, la semplicità che, attraverso i tuoi occhi luminosi, emergevano tra i lunghi riccioli biondi!  Di colpo, gentile e carissima Serena, siamo stati travolti dalla amara notizia che, come uno strale, ci sconvolge perché…no! non sei tu! non può essere che d’un tratto qualcosa d’incomprensibile, possa aver improvvisamente fatto tacere la tua preziosissima esistenza insieme, anche, alla tua voglia di vivere.  

Dolce, cara e giovanissima amica, accomunata tantissime volte nel nostro gruppo, nel cammino, nell’amicizia, non possiamo accettare di non esserci accorti, sia pur minimamente, di un qualcosa di strano, di qualche particolare stato d’animo! Nulla è trapelato; nulla si è manifestato; una smorfia, un pensiero, una piccola nebbia, una frase! Nulla! Ora per noi, permane solo sgomento, smarrimento, incredulità.

Anche tu rimarrai per sempre nei nostri ricordi e nelle nostre menti e ti materializzerai lungo tanti splendidi scorci salentini, su stradine collinari e campagne, uliveti, marine già percorse, vissute, amate in tanti anni, allegramente e scherzosamente insieme nelle nostre accomunanti domeniche.

Carissima Serena, ora ci ritroviamo attoniti, piccolissimi ed impotenti… il sentimento però vola alto…non si ferma e permane: ti abbiamo voluto tanto, tanto bene… sappi , per sempre, che ci mancherai ! Ti ricorderemo!

Riccardo Rella, Antonio Perulli... e tutti gli amici di SpeleoTrekkingSalento.

Lecce, 25-06-2016

SpeleoTrekkingSalento

 
Di Antonio Mellone (del 26/06/2016 @ 14:29:59, in Necrologi, linkato 16711 volte)

Serena prende sempre nuovi impegni. Ogni giovedì è con noi alla quattro passi dei donatori di sangue.  Va al trekking. Fa il clown con il suo gruppo per i bambini del Vito Fazzi. E poi i concerti. Il teatro in piazza. I mille interessi. Il mare. E i suoi bambini delle elementari e delle medie.  

Ma come fa? No, non può essere.

Noi non abbiamo visto né capito nulla. Serena dà la forza agli altri. Ma forse l’implora anche per sé, questa forza.  

Serena fugge. Serena è stanca. Serena trema. E’ sola. Ci sono giorni, settimane intere in cui parla con tutti, ma non comunica con nessuno. Solo con la sua voce dentro. Ostinata. Implacabile. Insistente. Solo qualche “buongiorno” e “buonasera”. Qualche frase. Poi silenzio. E pensieri.

Lavora sempre di più. Si appassiona. Ma la sera quando va a letto pensa. Pensa al mare. Al verde. Alla baia delle Orte. E corre nei sogni, corre alla luce vera.

Corre, la sua testa, corre troppo veloce e il suo corpo non le sta più dietro.

La testa piena di pensieri. L’aria è umida e il cielo carico di piccolissime stelle. Ma la luna non c’è stasera. Non la vede. Si è nascosta tra i rami di quei pini marittimi. Serena cammina a testa in su per cercarla. Anche solo un filo, un capello di luce tra le chiome. Si impegna e aguzza la vista nelle tenebre. Ma non riesce proprio a trovarla. Arriva al punto senza luna. Domani, anzi è già oggi, deve ripartire.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 26/06/2016 @ 09:53:01, in Necrologi, linkato 3129 volte)

Ciao Serena, noi ci siamo conosciuti qualche anno addietro nello studio di Paola Rizzo. Conosciuti per modo di dire, sapevo benissimo chi eri, ma la lontananza forzata da Noha mi ha impedito di vederti crescere. Tu quindi mi hai accolto immersa in quegli stessi colori che in un recente post su fb hai gridato al mondo di voler usare come strumento di lotta contro il buio della vita. I colori erano l'espressione della tua immagine. Tu stessa eri un bellissimo giovane colore. Forse ti raccontai del mio amore per il nostro paesaggio e quel giorno tu stessa dicesti a me: "....spesso organizziamo escursioni nella natura, se vuoi bastano un paio di scarpe da trekking e puoi venire con noi a scoprire le bellezze della nostra Terra".

Io che per molti anni ho sentito il peso della parola "accoglienza" così ti ricorderò, Serena: accogliente, maestra di gioia, compagna solare di tante passeggiate, colore fra i colori in cui tu stessa amavi confonderti.

 
Di P. Francesco D’Acquarica (del 15/06/2016 @ 08:15:32, in Necrologi, linkato 626 volte)

Domenica 15 Maggio, trenta giorni fa, il Generale di Brigata Vittorio D’Acquarica ha cessato di vivere.

Nostro concittadino: era nato a Noha nel 1939. Con lui ho passato la mia infanzia perché cugini e si può dire cresciuti nella stessa casa di via Aradeo. Poi le scelte di vita ci hanno separati. Io, giramondo per servire la chiesa missionaria; Vittorio, dopo aver frequentato il liceo classico a Galatina, poi l’accademia militare a Modena, si era stabilito a Roma.

Ci siamo incontrati poche volte nella vita, ma sempre legati dall’affetto di parentela, di amicizia e d’interesse per la Storia di Noha.

Volle essere presente alla celebrazione della mia prima Messa a Noha 55 anni fa, esibendosi con la divisa militare di allievo dell’Accademia militare di Modena per dare più solennità alla mia festa.

Lo rividi nel 1966 pochi giorni prima di partire per l’America, quando mi invitò a battezzare Rosarita, la sua prima figlia, frutto dell’amore con la sua giovane sposa, Silvana Luceri. L’ho rivisto solo l’anno scorso a Lecce al funerale di sua sorella Maria.

Fu lui a suggerirmi di aggiungere nella “Storia di Noha” quando descrivevo il monumento ai caduti, oggi non più esistente, le frasi scritte ai lati di quella colonna quadrangolare con punta piramidale, quasi come un obelisco e che lui aveva memorizzato:

 
Di Redazione (del 18/02/2016 @ 22:25:02, in Necrologi, linkato 1408 volte)
All'età di 67 anni, dopo lunga malattia sopportata con grande forza d'animo e voglia di vivere, se n'è andato il caro Giovanni Fulgido. Non lo vedremo più in giro, al tabacchino, in piazza, in chiesa, a bordo della sua carrozzella elettrica semovente, ma possiamo ben crederlo tra gli spiriti beati, ormai liberi dalla sofferenze, e da ogni forma di orpello, protesi, bastone o sedia a rotelle.
 
Giungano ai suoi famigliari e alla cittadinanza di Noha i sensi del nostro cordoglio.
 
Di Redazione (del 05/02/2016 @ 22:35:54, in Necrologi, linkato 2670 volte)

Antonio Chirivi All'età di 64 anni è venuto a mancare all'affetto di moglie, figli e nuore, nipoti e altri parenti, ma anche di tutti i nohani, il carissimo Antonio Chirivì. 

Ci ha insegnato a sorridere alla vita, sempre, anche quando questa, ad un certo punto, dovesse presentarsi in compagnia della malattia, della chemioterapia, dei viaggi della speranza. Ci ha voluto dire che è stato bello che un fratello abbia voluto allungargli il resto dei suoi giorni, non importa di quanto, grazie a quei doni grandi che sono il proprio il tempo libero, il proprio midollo osseo, la propria stessa vita.
 
Addio, Antonio. 
Continua, come sempre, a salutarci e a sorriderci. Anche da lassù, mentre con il tuo calesse solchi le nuvole portando a passeggio gli angeli del cielo.
 

Lu Santu Lazzaru. 07.04.2014 ...

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