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Il silenzio degli incoscienti
Di Marcello D'Acquarica (del 26/11/2013 @ 00:23:05, in NohaBlog, linkato 1635 volte)

Hai voglia a scrivere articoli di denuncia contro lo scempio ambientale che ci sta uccidendo; hai voglia a dire che non sono un buon affare le “grandi opere” come - cito a caso - il mega-porco commerciale, i parchi fotovoltaici (scusate, ma nei parchi un tempo non c’erano gli alberi?), le autostrade fino a Santa Maria di Leuca e magari anche oltre, gli inceneritori travestiti da cementifici, i comparti per “civili” abitazioni da piazzare nei terreni agricoli (comparti contrassegnati sulle mappe con coordinate da battaglia navale, da colpire e affondare), le speculazioni-edilizie altrimenti chiamate “circonvallazioni interne”, le nuove aree mercatali da far rovesciare direttamente da una betoniera, e poi ancora recisioni di gelsi, querce vallonee, pini silvestri, e, giacché ci siamo, pure uliveti, con la scusa della Xylella, la peste bubbonica del nuovo medioevo che stiamo vivendo. Ogni occasione è buona agli Attila di casa nostra (la a di casa potrebbe essere sostituita da una o) per non far crescere, dopo il loro passaggio, nemmeno un filo d’erba.

No, dicevo, queste “opere” non sono un buon business in termini economico-finanziari; e non lo sono nemmeno per via dei danni tremendi che possono derivare dalle cosiddette bizze meteorologiche, sempre più frequenti, di cui sono invece concausa (anche se non lo si vuole ammettere).  

Quando succedono le catastrofi (quella sarda è una tra le più recenti, ma ce ne stanno a bizzeffe prima di questa) gli ebeti nostrani danno la colpa al cielo, alla pioggia, alla “straordinarietà” dell’evento, invece che dare un’occhiata alla povera nostra Madre Terra che tanti figli degeneri stanno contribuendo a ferire e possibilmente anche a sopprimere con cementificazioni senza capo né coda ed altri ecocidi camuffati da “interesse pubblico”.  

Alcuni amici mi dicono che sembra io abbia il pallino fisso del mega-porco commerciale. Vorrei tranquillizzarli dicendo che non sono che all’inizio del tractatus, diciamo pure al primo capitolo. E soprattutto vorrei far capire a tutti che il mega-porco è un modello, un emblema, un esempio topico, per eccellenza voglio dire, di biocidio, di stupidità umana sancita quasi all’unanimità da un consiglio comunale indecoroso, come tanti purtroppo ce ne stanno in giro per il Salento e nel resto d’Italia. Dunque diciamo che sostituendo alla parola “mega-porco” qualsiasi altra nefandezza comunale il prodotto non cambia, ed il ragionamento fila liscio lo stesso. 

Molti altri fanno finta di non leggere questi articoletti, non li vedono proprio, anche se coinvolti fino al collo, acciuffati per la loro zazzera, tirati in ballo più o meno direttamente da certe caustiche locuzioni.

Invece so che li leggono, eccome, questi trafiletti. Anzi, tapini, sembra li rileggano più volte, magari alla spasmodica ricerca di qualche virgola fuori posto, estremo per qualche bella querela. Che non s’azzardano a presentare punto onde evitare ben più solenni sputtanamenti.

Questi signorotti, signora mia, preferiscono le articolesse vergate da “giornalisti” compiacenti, dotati di penne anzi piume all’inchiostro simpatico, meglio se intinte nella saliva. E tacciono, non vedono, non sentono, non fiatano. Insomma, il silenzio degli indecenti.

Antonio Mellone