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Nunzio vobis
Di Antonio Mellone (del 11/09/2014 @ 07:02:50, in Un'altra chiesa, linkato 2003 volte)

Domenica 7 settembre 2014, in occasione della festa della Madonna delle Grazie, compatrona di Noha, è venuto a trovarci ancora una volta l’arcivescovo Bruno Musarò, nostro conterraneo, nunzio apostolico a Cuba, per la solenne celebrazione eucaristica della sera.

Il nunzio è sempre il benvenuto a Noha, così come sono benvenute le espressioni di gioia e di festa nei suoi confronti, gli applausi ed i baciamano a sua eccellenza. Aggiungo però che anche stavolta non ci è stato risparmiato lo spettacolo della sua accoglienza con tanto di volante dei Carabinieri/Polizia a mo’ di scorta.

L’ho già scritto altre volte (cfr. L’Osservatore Nohano, n. 5 anno V, del 9/9/2011, pag. 23), ma visto che non c’è più sordo di chi non vuol sentire provo a ribadire il concetto sperando nel fatto che gutta cavat lapidem: un vescovo (anche se nunzio apostolico o ambasciatore del papa) non dovrebbe aver bisogno di guardie del corpo, né tantomeno di ostentare uno status symbol. Queste forme di vanità (che secondo me hanno davvero poco di cristiano e pochissimo di buon gusto), appaiono come ormai fuori luogo e fuori tempo. La visita di un vescovo (o di altra “autorità” ecclesiastica) richiederebbe, sempre a mio modesto avviso, un po’ più di sobrietà e di frugalità lontane mille miglia dalle esagerazioni di uno show capace di suggestionare ormai solo qualche allocco superstite. E’ tempo dei laici che non possono più lasciarsi trattare da chierichetti cresciuti e rincitrulliti.

Nel Vangelo, tra l’altro, Gesù stesso afferma: “Chi vuole essere primo sia l’ultimo” (Marco, 9, 35). E poi ancora nel momento del mandato ordina ai Suoi di andare per il mondo con l’avvertenza di “non portare né bisaccia né sandali” (Luca, 10, 3). Non mi pare che nostro Signore abbia detto ai discepoli di farsi accompagnare nel loro cammino dai Carabinieri a cavallo, o in auto blu con tanto di lampeggiante. Né che il figlio di Dio stesso si facesse scortare dai soldati di Cesare. E poi di cosa dovrebbe aver paura un nunzio che viene in una comunità dove viene accolto con gli osanna, rimane un classico mistero gaudioso. 

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Ma non è solo questo. E’ il fatto che purtroppo è passata l’epoca delle vacche grasse (e sottolineo vacche), ergo non possiamo più permetterci il lusso di spendere come se tutto andasse ben madama la marchesa. Il bilancio del nostro Stato è sull’orlo del fallimento ed è ormai tempo di tagli e di austerità. Le cosiddette riforme lacrime e sangue dovrebbero iniziare dalla recisione degli sprechi (come, a tutti gli effetti, anche questo è) e dei privilegi della casta (della quale entrano a far parte – chissà poi per quali motivi - anche molti prelati di ogni ordine e grado, nonostante i voti di povertà, castità ed obbedienza).

Tra l’altro abbiamo forze dell'ordine (carabinieri o poliziotti) che si lamentano perché malpagati (e con stipendi bloccati fino al 2020), senza straordinari, a volte senza carburante nelle auto, o con volanti rotte (che pare, in certi casi, riparino da soli come possono). A Noha, per dirne un’altra, vista la penuria di soldi e personale, manca da mesi pure la guardia municipale (ma questa è un’altra storia).

Spendere ancora dei soldi pubblici (che non ci sono più) anche per codeste forme di umana vanagloria, per non dire sceneggiate, ci sembra veramente un po’ troppo. Certo, con un’uscita in meno di un’auto blu non si risolverebbero i problemi dell’iperbolico debito pubblico, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Sarebbe opportuno che il tempo, il denaro e la missione stessa dell’Arma benemerita dei Carabinieri fossero rivolti a ben altro, che non ad accompagnare un vescovo a Noha (o altrove) per la celebrazione di una festa patronale.

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Ma lasciamo a San Giovanni Crisostomo la conclusione di queste note, tratta dal Trattato sul sacerdozio (VI, 3): "Gli onori che ordinariamente vengono resi ai preti sono occasione di un’infinità di mali. Essi si espongono agli assalti di due passioni contrarie, l’adulazione servile o la sciocca arroganza. Si abbassano fino a terra dinanzi ai grandi per ottenere dei favori, poi gonfi per ciò che hanno ottenuto, si irrigidiscono contro i piccoli che opprimono col loro sdegno e cadono così negli abissi dell’orgoglio". Ma senza scomodare il teologo bizantino del V secolo, basterebbe ascoltare le parole del nostro papa Francesco - forse più dirette ed “estremiste” di quelle del sottoscritto - per convenire su questi elementari principi.

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“Come mai tutti questi carabinieri?” – mi chiedeva l’altra sera un astante. Gli si sarebbe potuto tranquillamente rispondere: “Pare che il nunzio si sia presentato con la mitra”.

Antonio Mellone