\\ Home Page : Articolo : Stampa
Lettera aperta a galatinesi, nohani e collemetesi
Di Antonio Mellone (del 04/03/2017 @ 16:51:11, in NohaBlog, linkato 3591 volte)

Cari concittadini,

non ditemi poi che non ve l’avevo detto.

State per mettervi (e in molti casi rimettervi) in casa, vale a dire a Palazzo Orsini, una genia di cosiddetti politici uno meglio dell’altro.

Il simpatico faccione del loro capo, tal Gianpiero De Pascalis – il prossimo venturo sindaco di Galatina che vi accingete a eleggere in massa, anzi per acclamazione - campeggia sin d’ora su manifesti di ogni formato che tappezzano città e borghi, mentre sullo sfondo la povera chiesa madre di San Pietro sembra voler dire a tutti: “tienime ca mo’ casciu puru iu”.

Apparite tutti compatti nel pensiero unico, nella rassegnazione cittadina, nell’ancestrale ‘cupio dissolvi’, allineato e coperto: non s’alza un ciglio, alcun muso si storce, nessun dubbio attanaglia le locali intelligenze (si fa per dire). S’assiste invece solo ad alzate di spalle, allargamenti di braccia e a sospirati: “che ci vuoi fare” uniti a: “non ci sono alternative”.       

Così la destra eterna passerà senza soluzione di continuità da Montagna ad Aprea a De Pascalis nella sua costante e sublime ricapitolazione, fatta dai sempreverdi e salmodianti paroloni ad effetto: “sviluppo”, “ricadute occupazionali”, “centri commerciali”, “aree mercatali”, “colacementi” e infine “asfalti bituminosi”. E già che, di questi ultimi, oltre che di discariche, se non altro per professione, il De Pascalis ne è un’indiscussa autorità, sicché, come automaticamente penserete con grandi sospiri di sollievo, spariranno finalmente dalle strade di Galatina e frazioni crepe, gobbe e crateri maledetti la cui vocazione sembra esser quella di complottare atti terroristici a semiassi e coppe dell’olio delle vostre auto. Un po’ più difficile sarà invece tappare le buche di bilancio del Comune - ma per chi crede, più che per chi sa, la divina provvidenza non ha limiti.    

Così, per rinfrescarvi la memoria, vorrei rammentare il fatto che nel 2010, salvo errori e omissioni, il novello vostro futuro sindaco fu candidato alla Regione Puglia nella lista denominata “I pugliesi per Rocco Palese”. Era questa una costola del partito del frodatore fiscale di Arcore, da cui poi successivamente ha fatto finta di staccarsi uno dei suoi pupilli (in leccese: pupiddhri), anzi quasi-delfino (più o meno lesso), nonché sinistro di qualche suo governo, tal Fitto Raffaele, inseparabile amico e forse pure parente del suddetto Rocco e i suoi fratelli.

A suo tempo riusciste addirittura a dargli in una sola botta non meno di 2500 voti, ma nonostante la vostra buona volontà egli non giunse a conquistare l’agognato seggio, come invece fu per il compagno di merende Palese, candidato presidente, anzi candidato perdente, al mulino del quale De Pascalis aveva portato i vostri secchi pieni d’acqua.

Coraggio, se v’impegnate un pelo di più questa volta alle comunali ce la farà al primo turno.  

*

Nell’allegra combriccola delle policromatiche sigle a sostegno di De Pascalis (le famose cinquanta sfumature di Gianpiero) s’annovera finanche il Partito Socialista.

Ora. E’ possibile che nella lettura degli otto volumi del Capitale di Marx e nella sintesi epesegetica del Manifesto del Partito comunista (scritto con Engels) mi sia sfuggita qualcosa, ma nel mondo di sottosopra in cui ci troviamo a vivere pare sia addirittura naturale che un partito socialista possa essere di destra. Ecco perché nessuno riesce a distogliermi dall’idea che Marx l’abbiano seppellito già rivoltato nella tomba.     

Ovviamente, accanto ai socialisti di destra non poteva mancare il nostro Udc (Uscite del c…) Giancarlo Coluccia, il per fortuna ex-sindaco di Galatina, anch’egli transfugo da chissà quante sigle di partiti (“partito”, evidentemente, è voce del verbo), a suo tempo accoltellato alle spalle (politicamente, s’intende) da buona parte degli attuali compagni di cordata (o forse di sola corda) con i quali, per questa tragicomica campagna elettorale, sembra essere tornato culo e camicia.

Nel 2011, con il crollo della sua giunta, così sentenziava il Farmacoluccia all’indirizzo dei suoi vecchi e nuovi “alleati” che come al loro solito chiedevano maggior visibilità: “I Socialisti sono molto bravi ad individuare le persone che possono vincere le competizioni elettorali, ma hanno dimostrato di non avere cultura di governo, sono refrattari all’amministrare. È la terza amministrazione, dopo quella di Rizzelli ed Antonica, che fanno cadere”. [forza: non c’è tre senza quattro, ndr.].

Povero Coluccia: zero ne pensava e cento ne combinava. Eppure sarebbe stato sufficiente dar retta proprio ai “compagni socialisti” - nel senso di concedere loro la tanto agognata “maggior visibilità” - per farli sparire in automatico dalla circolazione: bastava ascoltare l’ars oratoria, l’eloquio forbito, che dico, la dialettica ma soprattutto il dialetto dell’assessore Garzia (un nome, una garzia) per metterci definitivamente una garza sopra.

*

Tra i bruti accoltellatori di spalle di Giancarlo nostro non poteva certamente mancare il “giovane e concreto” Antonio Pepe, un pOLITICO capace finalmente di far ingranare la marcia a Galatina e dintorni. La retromarcia, per la precisione.  

Sì, perché Pepe sembra avere un programma politico al cui confronto il codice di Hammurabi è un avveniristico capolavoro di modernità. Memorabili le sue catilinarie sul Quotidiano, suo house organ preferito, a proposito dei bancomat da installare nelle povere frazioni.  

Cosa diceva, a proposito di Antonio Pepe, il noto baffetto politico nohano, cioè sempre Coluccia, conosciuto da tutti per la sua perspicacia politica e per aver collezionato più fiaschi della cantina Santi Dimitri?

Eccovi qualche carineria: “Come primo firmatario della mia sfiducia c’è Antonio Pepe, che ha tradito la mia fiducia e ha tradito non tanto i valori della sua appartenenza, perché è passato dal Pdl all’Udc, ma quelli della mia coalizione”. E poi ancora: “Si è sempre caratterizzato per la sua voglia di arrivismo, tanto che aveva chiesto al Pdl la candidatura a sindaco. Poi non ottenendola, è passato dopo qualche mese nella maggioranza”. E infine: “Per quel che mi riguarda è una persona inaffidabile”.

*

Ecco, cari concittadini, con questi presupposti alti e nobili una novella armata Brancaleone s’accinge a governare la città di Galatina.

La quale, già bistrattata, indebitata, sputtanata, intossicata, nonché violentata da cemento e asfalto, era a un passo dal baratro, anzi dalla discarica.

Con De Pascalis & Co. potrà finalmente fare un passo avanti.

Antonio Mellone

 

 

[fonti giornalistiche mai smentite dagli interessati: Il gallo.it; Lecceprima.it; e i siti di Galatina e dintorni tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012]

http://www.lecceprima.it/politica/commento-del-sindaco-dimissionario-galatina.html

http://archivio.galatina.it/politica/palazzo-orsini/2339-conferenzastampacoluccia

http://www.ilgallo.it/news-salento/galatina-si-ripartira-da-coluccia/

http://archivio.galatina.it/news/cronache-galatinesi/509-antonio-garzia-i-vigili-come-san-sebastiano-martiri