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Fetta di mango (di Antonio Mellone)
Di Antonio Mellone (del 06/10/2018 @ 16:35:50, in NohaBlog, linkato 329 volte)

Chi avrebbe mai pensato che dopo le Fette di Mellone mi sarei dovuto dare anche a quelle di Mango. Va bene, ci sarebbero pure gli Avocado; ma confesso di avere una certa repulsione nei confronti di codesto secondo diciamo frutto, soprattutto se a km zero. Non ne parliamo poi se marcio dentro. Oltre che mefitico lo trovo alquanto lassativo, e poi basta la sua visione, pure per caso e di sfuggita, per farmi venire il topico attacco di urticaria alle mani - il cui unico antidoto sembra essere la dattiloscrittura dell’ennesimo pezzo sardonico.

Mo’ cosa c’entrano Mango e Avocado? Come non lo sapete? Non avete ultimamente dato un’occhiata alla gazzetta ufficiosa o al corriere della cameriera o, alternativamente, a quella grandissima testa di quotidiano?

A tipografie unificate sembra non si parli d’altro, e cioè che “potrebbe essere la frutta tropicale a ridare un futuro agli agricoltori pugliesi colpiti [sic] dalla Xylella”.

Eh sì, pare che la Xyella non paga di colpire l’1,8% degli ulivi (del campione di quelli già secchi, s’intende), si sia messa ora d’impegno a disseccare direttamente gli agricoltori di mezza Puglia, i quali a loro volta “visto che secondo il mondo della ricerca, per combattere la Xylella l’unica soluzione è consentire al territorio infetto di convivere con il batterio non essendo più eradicabile” [invece prima era eradicabile, eccome: signora mia, non ci sono più i batteri di una volta, ndr.] sarebbe ormai d’uopo dar corso a questa nuova unione civile ovvero convivenza con “la diffusione dell’insetto [sic]” coltivando Mango, e giacché anche qualche Avocado qua e là, tanto questi ultimi attecchiscono in tante parti (e soprattutto partiti). Si osservi inoltre come la Xylella sia stata promossa da batterio a insetto: la classica promozione sul campo.

Pare che la genialata della Tropicana Ye (Mentre La Tv Cantava) sia stata partorita dagli scienziati dell’associazione di Ortoflorofrutticoltura (probabilmente nel senso di braccia strappate alla), con il silenzio assenso di altrettante congreghe di “esperti”, atteso il “successo riscontrato in Sicilia e in Calabria” [sic]. Eh sì, a questo proposito le famigghie ringraziano.

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Proprio l’altro giorno una signora di Noha chiedeva al fruttivendolo cosa fossero quei frutti verdi, gialli e rossi simili a un piccolo Mellone fuori stagione.

E l’ambulante, afferrando il frutto da una cassetta adagiata sul cassone del suo Ape Piaggio, solennemente le risponde: “Questi frutti si chiamano Mango”. E la signora: “E come sono? So’ buoni?”.

E il peripatetico saputello di rimando: “Guarda, fanno bene alla salute. Quelli acerbi in particolare servono per la memoria; quelli maturi invece sono afrodisiaci”.

E la nohana, lapidaria: “Bene, bene. Allora, fammi un mezzo chilo di mango pe’ la capu, e menzu chilo di mango pe’ lu cazzu”.

Antonio Mellone