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PUNTI DI VISTA
Di Marcello D'Acquarica (del 06/01/2019 @ 16:00:09, in NohaBlog, linkato 261 volte)

“Il guardare una cosa è ben diverso dal vederla. Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.” (Oscar Wilde)

Vedere, così come anche ascoltare,  sono due sensi che in testa alla gente possono stare, volendo, in almeno due dimensioni: quella istintiva, pari cioè al boccheggiare tanto per non morire, e quell’altra che alloggia in pochi logorati dall’impotente lotta contro la cocciutaggine di chi non vuole (o finge) né vedere né ascoltare.

Alle volte però capita d’essere costretti a vedere spettacoli inaspettati, tipo il taglio dei pini e il degrado stesso di tutta la struttura. Ma per nostra fortuna, la bellezza è ancora salva. E non certo grazie ai palazzi e ville di comparto, tutta architettura copia e incolla, testimone della nostra stessa incapacità creativa e/o d’amor proprio.

Non è certo la sottilissima coltre di neve a determinare la bellezza di un posto. Certo l’effetto della nevicata sulle storiche case della Baronal Corte del Castello di Noha (http://www.noha.it/noha/articolo.asp?articolo=2564) con in cima, a fare d’ornamento, le casiceddhre di Cosimo Mariano, la coltre sottile di neve, dicevo, ha dato nuova luce allo scenario di cui tutti possiamo godere. Ma provate voi a immaginare se tutto d’un tratto la folle idea di qualche mentecatto facesse scomparire, per esempio, il copricapo alla Fornarina del Raffaello, oppure il diadema di gioielli  alla Regina Vittoria, avrebbero  queste opere la stessa bellezza?

Ecco, mi vien da dire che in fondo la mafia siamo anche noi, quando non vogliamo vedere la vera bellezza.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Queste sono parole di Peppino Impastato, giornalista iscritto a Democrazia Proletaria, che nella sua città natale, Cinisi, ha lottato contro la mafia fino al suo stesso assassinio, il 9 maggio 1978.

Marcello D’Acquarica