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Pecunia non olio
Di Antonio Mellone (del 14/03/2019 @ 13:27:52, in NohaBlog, linkato 324 volte)

L'ulivo di piazza Sant'Oronzo
qualche giorno fa

L'ulivo di piazza Sant'Oronzo
oggi

Che ingenuo che sono. Pensavo che, l’altro giorno, gli imprenditori agricoli fossero scesi in piazza a Lecce per protestare convintamente contro la demenziale capitozzatura dell’ulivo plurisecolare piantato ai piedi della colonna di Sant’Oronzo.

Come al solito mi sbagliavo.

Previo utilizzo di compresse protettive per stomaco ma soprattutto fegato, mi decido una buona volta a sfogliare qualche quotidiano locale, compulsare siti on-line, ricercare pagine fb a tema, e guardare il tg orba(n) per capirci finalmente qualcosa.

Ebbene sì, pare che alcune categorie di imprenditori agricoli abbiano organizzato una manifestazione per “fronteggiare la Xylella”.

Un giornalingua televisivo, probabilmente in vena di metonimia o forse sineddoche, dava la Sputacchina ormai alle porte di Bari. Per dire dell’emergenza (ora per favore non chiedetemi precisamente quale).

Ma sì, era ora che qualcuno gliela facesse vedere a questo batterio rompipalle: il quale sicuramente, visto il dispiegamento di mezzi e di falci (senza martelli), spaventato a morte, sarà caduto definitivamente in letargo, anzi automaticamente in quarantena. Peccato che fermare eventualmente la Xylella non significa bloccare il fenomeno dei disseccamenti - ma queste sono inezie, e non possiamo mica star qui ad attaccarci ai particolari.   

Qualche giornale piagnucolava pure sulla spaccatura amletica del mondo agricolo salentino: da una parte le sigle pronte a chiedere le dimissioni dell’assessore all’agricoltura della regione Puglia, dall’altra no. Ma tutte compatte nel rivendicare sostanzialmente due cose: la prima i soldi, e la seconda la libertà di fare quel cazzo che gli pare - tipo eradicare liberamene i “vecchi” ulivi per sostituirli con varietà secondo loro “resistenti al virus” [sic]. Si chiama neoliberismo agricolo (ché il liberismo tout court qualche regola almeno la tollerava).

Delle cure, che in più casi stanno funzionando, manco a parlarne: evidentemente si tratta di “fake news dei soliti negazionisti”; della domanda in merito alla fine che farebbe il concetto di DOP con le novelle varietà nemmeno l’ombra; dell’eventualità che le razze da reimpiantare non siano poi così resistenti al complesso di disseccamento neanche l’ipotesi; del fatto che la scienza autoreferenziale non è vera scienza, e che la ricerca scientifica è per Costituzione (art. 33) libera e aperta neppure un cenno.

Ora. Dopo il decretino di Martina (quello delle eradicazioni e dei diserbanti a gogo), ci mancava giusto il colpo di grazia di quello di Centinaio, che all’articolo 8, corroborando quanto messo nero su bianco dal predecessore (quando si dice governo del cambiamento) prevede “tutte le misure ufficiali ritenute necessarie a evitare la possibile diffusione di una malattia, ivi compresa la distruzione delle piante contaminate, anche sui materiali di imballaggio, sui recipienti, sui macchinari o su quant’altro possa essere veicolo di diffusione di organismi nocivi [sic]”.

Insomma, pare che qui si voglia fare sul serio, e colpire tutti i trasmettitori non si sa bene se di Sputacchina o direttamente di Xylella fastidiosa, inclusi trattori, aratri, rulli compattatori, camion, mietitrebbie, decespugliatori, tute agricole, guanti, e pure scarpe antinfortunistiche e stivali.

Avranno scordato altri due incontenibili vettori di Xylella: gli uccelli (ma a questi ci penseranno i cacciatori), e certa carta stampata.

Antonio Mellone