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Lo straordinario e misterioso stemma di Noha
Di Raimondo Rodia (del 07/01/2020 @ 21:02:17, in NohaBlog, linkato 616 volte)

Era da molto tempo che volevo raccontare lo stemma di Noha, tra i più originali e particolari tra i tanti presenti in terra d'Otranto, con simboli che secondo me hanno poco a che fare con la storia del luogo. Allora passiamo a descrivere direttamente lo stemma iniziando proprio dalle tre torri che rivedo nell'affresco della basilica di Santa Caterina della " Pentecoste " presente nel deambulatorio di destra, dove cinquanta giorni dopo la Pasqua si vede lo Spirito Santo discendere su Maria ed intorno a lei i dodici apostoli ed alle sue spalle le tre torri che come nel nostro stemma rappresentano la Maria moglie e non madre come raccontato in molti vangeli apocrifi. Sono proprio le tre torri a rappresentare Maria Maddalena o di Magdala traduzione di " Torre " sia in aramaico, che in ebraico. Migdal era un paese sulle sponde del lago di Tiberiade conosciuta anche come Genezaret.  Noha è un sito archeologico, che conserva questo toponimo da tempo immemorabile.

Noha era uno snodo cruciale di una strada che in epoca pre-romana collegava San Cataldo, sul mare Adriatico, a Torre San Giovanni, sul Mare Ionio. Che è come dire Felline, o meglio, il porto di Felline chiamato Posto Rosso a ricordare le origini Fenicie. Se Magdala significa " Torre " il nome Maria potrebbe significare “ribelle”, “amara” o “forte”, ma anche “colei che si innalza” o che “è innalzata” oppure ancora “profetessa” o “Signora”. La tradizione cristiana di San Gerolamo la fa derivare dall'ebraico “mar yam” (goccia di mare), in latino Stella maris, “stella del mare”, con cui viene pure indicata la madre di Gesù, chiamata Maria Vergine. Stella Maris era pure il nome di una nave templare che solcava la rotta di “Ofiuco”, legata alla storia oppure alla leggenda come molti ritengono delle sette sorelle, alle quali si deve collegare la fondazione dell’Ordine delle sorelle di Maria Maddalena (anno 1224), ad opera del Cavaliere Templare Rodolfo di Worms.

Quindi nello stemma di Noha ritroviamo la torre ad indicare Magdala la Maddalena che rappresenta in alcuni racconti gnostici le varie dee tipicamente rappresentative dell'amore di tipo sessuale come Ishtar, Astarthe, Afrodite o Venere che hanno come parallelo la figura dell'Immacolata concezione con la falce di luna sotto i piedi. Proprio qui a Noha all'interno della stessa matrice lo stemma che troviamo all'esterno fu ripreso da quello esistente sull'organo a canne, che si presume sia del 1723, costruito insieme all'altare maggiore  dall'allora arciprete di Noha Don Nicola Antonio Soli. Di quel periodo anche il quadro dell'Immacolata concezione che custodisce un particolare piccolo, ma significativo, che ho voluto ingrandire ed immortalare nella foto si tratta di una sirena con due code.

Da sempre l’uomo ha trovato nei simboli sessuali degli elementi apotropaici forti e capaci di allontanare le forze maligne ed assicurare, ad una famiglia, alla costruzione di una casa, di una città, per ottenere fertilità, procreazione e rinascita. Da qui l’usanza di rappresentare queste strane forme ed oggetti sessuali su luoghi di culto nelle altre foto alcuni esempi vi sono in due chiese di Galatina, presenti nel centro storico a pochi metri uno dall’altra S. Luigi e la chiesa della SS. Trinità meglio conosciuta come quella dei Battenti. Questi simboli, ben lungi da esser gesti osceni e blasfemi, vennero nel tempo esorcizzati dalla Chiesa che le collegò al peccato universale, ma questi simboli altro non erano che il ricordo di culti millennari e rituali antichi mai scomparsi e fin troppo radicati nella tradizione popolare. In realtà la tradizione vuole l’ostentazione di tali simboli legati agli organi genitali maschili e femminili presenti sulle mura dei palazzi o luoghi sacri. Numerosi i casi di ostentazione dell’organo sessuale femminile, vi sono infatti molte chiese romaniche e gotiche dove su capitelli, e bassorilievi, sono raffigurate figure femminili che, con le mani, divaricano le gambe mostrando così la vulva, simili raffigurazioni le troviamo ad esempio nella cattedrale di Otranto, dove la nostra sirena con due code si trova tra i sedici tondi del presbiterio accanto a Re Salomone.

Quindi ricapitolando il tutto nello stemma di Noha si ricorda con le tre torri Maria di Magdala ( torre ) il mare in tempesta l'arrivo della Maddalena in occidente via mare ma anche ricordare le antiche origini del luogo che potrebbero essere fenicie, lo stesso nome Noha potrebbe derivare da origini semitiche o cananee. Infine fuori dallo stemma a completare l'opera un rametto di quercia a destra, che piantato accanto ad una fonte proteggeva dalla siccità. La quercia sacra a Giove, era una tra le piante di buon auspicio, simbolo di virtù, forza, coraggio, dignità e perseveranza. A sinistra invece un rametto di arancio da sempre simbolo di purezza, felicità, prosperità e abbondanza non a caso simbolo eterno i suoi fiori nel matrimonio, entrambi i rametti legati con un fiocco che forma un otto coricato simbolo dell'Infinito. Interrompo qua ma vi assicuro che c'è tanto ancora da scoprire e spero di aver dato un piccolo contributo anch'io a svelare il mistero che si cela nello stemma di Noha.

Raimondo Rodia 

 

* La foto in bianconero contenente l'altare maggiore non più esistente dal 1970 proviene dall'archivio personale di Marcello D'Acquarica.

* Le notizie dell'organo a canne del XVIII secolo con la presenza del primo stemma comunale e dell'arciprete Soli provengono dal libretto : Curiosità sugli arcipreti e persone di chiesa a Noha di  padre Francesco D'Acquarica edito da l'Osservatore Nohano.