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La Pasqua dei profughi tunisini e dei benpensanti cattolici
Di Albino Campa (del 28/04/2011 @ 14:07:50, in Un'altra chiesa, linkato 2158 volte)

 [pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro [edizione Ligure] il 24 aprile 2011 p. XV con il titolo «La Pasqua dei profughi tunisini e dei benpensanti cattolici»]

Di primo istinto volevo fare gli auguri ai lettori di Repubblica, ai quali sono grato per i continui attestati di stima che però deve essere restituita integra perché senza di loro il giornale non esisterebbe e nel giornale non avrebbe spazio la mia modesta opinione che rileva un sentire diffuso, profondo e autentico. Mi sono trattenuto chiedendomi quali auguri si possono fare ai nostri lettori, se Berlusconi sta facendo scellerato scempio dell’Italia, che continua ad ingannare con la finta retromarcia sul nucleare e con la abominevole idea di cambiare la Costituzione nell’articolo qualificante di tutto l’architrave della struttura democratica. Si vuole eliminare la «Costituzione come limite» del potere e sostituirlo con quello della maggioranza che così diventa una dittatura. Si vuole eliminare il richiamo al «lavoro» per sostituirlo con la menzione dell’«impresa». I padroni diventano i proprietari non solo del governo (quello ce l’hanno già), non solo della maggioranza (è fatta!), ma anche della Costituzione. Dalla dittatura dei proletari di Marx alla dittatura degli impresari di Berlusconi. Duecento e passa anni trascorsi inutilmente.

Mentre mi preparavo al triduo pasquale, ho pensato a Vittorio Arrigoni, ucciso per difendere con la sua vita i Palestinesi e mi sono venute in mente scorrevoli e forti alcune immagini di altri tempi intrecciate con quelle di oggi. Pasqua in ebraico è «Pesàch» e significa «saltellare/passare oltre» e quindi superare. Gli Ebrei passano oltre l’Egitto, oltre la persecuzione, oltre l’esercito del faraone, oltre il deserto, oltre la fame e la sete, oltre se stessi per giungere ad una terra solo «promessa» e mai sperimentata. E’ un vero esodo biblico quello che nella notte della decima piaga sconvolse il mondo dell’Egitto e preparò un mondo che ancora deve venire. Dio sta dalla parte di chi cerca la libertà, ma prima di approdare alla terra promessa, fornisce dignità, coscienza di popolo e della Legge. Una massa di schiavi che diventa un popolo di liberi nel segno della Legge che diventa «Toràh», cioè «Insegnamento».
Un piccolo esodo è venuto dall’Africa verso la terra promessa dell’Italia e dell’Europa: uomini e donne angariati e vilipesi, manipolati e uccisi, come gli Ebrei di allora, si sono messi in marcia attraverso il deserto del mare per celebrare la loro Pasqua di risurrezione che solo il lavoro può dare, che, a sua volta è fonte di dignità cioè sigillo della propria identità. Nel deserto del Sinai i serpenti hanno fatto strage degli Ebrei, nel deserto del mare Mediterraneo, le acque hanno inghiottito i corpi innocenti e le anime fragili di chi scappava da morte certa. Gli Ebrei hanno avuto un Mosè che, con il bastone di Dio in mano, ha diviso le acque del mare e sono passati illesi. Gli Africani di oggi non solo non hanno avuto Mosè come guida, ma hanno trovato Berlusconi, Maroni, Frattini, il governo e la maggioranza e mezzo popolo italiano pronti come Erode a scannare i superstiti che il mare aveva risparmiato.

Pasqua vuol dire «andare oltre» e i cattolici la celebrano come fulcro centrale della fede, ma con le loro azioni testimoniano di non credere in nulla, solo nell’idolo della loro paura che usano come paravento della loro ignobiltà. Credono nel Risorto, ma dispensano la morte, cantano «alleluia», ma dal loro cuore esce solo un rantolo mortale. Dio stesso «è andato oltre» di sé, superando il vuoto della morte; gli Africani sono andati oltre la paura del mare, la fede va oltre le apparenze, ma i cattolici o finti credenti sono rimasti al di qua dell’«oltre», chiusi nei loro sarcofagi rituali, in compagnia dei loro vescovi-capi che al monte Sinai, il monte della libertà e della dignità hanno preferito Monte Citorio, lupanare di malaffare e fucina di corruttela. E’ Pasqua! Cristo non risorge nelle chiese, quasi tutte succursali di un immondo governo, ma vive in Vittorio Arrigoni, testimone vivo del Dio degli esclusi.

 

Paolo Farinella, prete

Parrocchia S. Torpete - Genova