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Tagliaerba voglio e i nuovi candidati a Sindaco (Undicesima fetta di Mellone – Estate 2021)
Di Antonio Mellone (del 11/09/2021 @ 15:07:43, in Fetta di Mellone, linkato 217 volte)

Fervono le polemiche diciamo politiche in vista delle prossime (eventuali) elezioni comunali galatinesi. Lo vedi dal fatto che insomma tutti i partiti si stanno aspramente dividendo in merito all’erba. Voi penserete che l’acceso dibattito verta viepiù sul tema spinoso della legalizzazione della marijuana (per gli amici Maria). Invece no, volano gli stracci tra i contendenti, dalla destra al centro-destra (la sinistra vorrebbe far vedere che esiste sguainando la falce senza il martello, ma niente), intorno alle povere erbe spontanee che periodicamente, e sotto qualsiasi amministrazione, fanno finalmente capolino ai bordi delle strade.

Poi, tanto per mantenere la diatriba al livello del marciapiede, si buttano nelle buche (purtroppo solo metaforicamente). Anche qui il riferimento non è esattamente ai pertugi endemici del bilancio comunale, ma alle crepe dell’asfalto, magari studiato apposta perché dopo un tot di anni se non di mesi (si chiama obsolescenza programmata) si ritorni a metter mani nelle tasche di Pantalone a favore dei soliti padroni dei caterpillar. Ma si sa, le strade devono essere efficienti se no il traffico (precipuo problema di Galatina, più o meno come di Palermo) impazzisce.

Non vi dico le battute di spirito sprecate in queste belle contese che il Leopardi (non vorrei scomodare Omero) definirebbe batracomiomachie: e vai con “polmoni verdi”, “erbalife”, “green pass”, e via di seguito, a proposito del manto erboso; mentre “pozzi artesiani”, “forum” e “aviaria” abbondano al riguardo di buchi e altre superficialità appunto viarie.

E sarebbe del tutto inutile ricordare ai concorrenti che gli orifizi stradali si riproporrebbero incessantemente anche se il sindaco fosse, poniamo, il titolare effettivo di un’azienda di asfalti, e che il fenomeno, già incancrenito dalla crescita esponenziale dei comparti abitativi (speculazione edilizia sarebbe locuzione più appropriata), e quindi dello stradario, presenta ad oggi soluzioni leggermente più ardue di quelle che ci si aspetterebbe dalle equazioni di Navier-Stokes. Ma vivaddio - come insegna la stampa locale in estasi - quel che conta è il filo d’erba (altrimenti detto pagliuzza), mica le travi di colacemento.

Ma cosa pretendevate: che partiti e liste cosiddette civiche si stracciassero le vesti come Caifa per la quarantina di maestosi alberi di pino di viale don Bosco [bosco: che ironia, la sorte, ndr.] tranciati alla radice e poi trinciati perché, signora mia, davano fastidio al manto di catrame? E secondo voi ci farebbero divertire così tanto maggioranza e opposizione-chiamatemi se i rispettivi esponenti consultassero ogni tanto non dico il registro dei tumori del nostro distretto, ma almeno, che so io, i siti istituzionali di Regione e Provincia, nelle sezioni dei PAUR (nomen omen) dove quotidianamente grandinano richieste da parte delle più disparate società a responsabilità delimitata, anzi ristretta proprio, tutte volte all’imbagascimento diuturno di questa terra grazie a mega-porci commerciali, mega-parchi di fotovoltaico campestre, mega-impianti di compostaggio anaerobico o meglio analerobico (qui le oscenità o sono mega o non se ne fa niente), l’ultimo dei quali solo di qualche giorno fa relativo al trattamento di circa 80.000 tonnellate annue di rifiuti organici da trasformare in scorie speciali e percolato e gas di scarico (anzi biogas: è più carino) in un sito a qualche migliaio di metri dal centro città. Macché, meglio che a occuparsene siano i soliti “ambientalisti oltranzisti e radical chic” (copyright del ministro dei Migliori, tal Cingolani), se no come fai a far divertire il popolo con l’erba voglio.

Chissà se da qui a breve avremo il piacere di godere ancora degli esilaranti spettacoli caratteristici della precedente tornata elettorale, tipo quelli delle squadre di volontari (quasi tutti candidati al seggio) con tanto di decespugliatore in mano, visiera, guanti e scarpe antinfortunistiche pronti a sfalciare ogni filo d’erba da rotonde, banchine, marciapiedi, ville e giardini pubblici, blanditi folkloristicamente (trad: populisticamente) dal palco dei comizi dai nostri ineffabili Cetti e soprattutto Cette Laqualunque.

Non deludeteci, ragazzi: le premesse ci sono tutte.

Antonio Mellone