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SACCONI A STUDENTI: LAUREA PRESTO E POI AL LAVORO
Di Albino Campa (del 27/05/2011 @ 22:25:23, in NohaBlog, linkato 1933 volte)
“Laurearsi presto (anche se non con il massimo dei voti), entrare nel mondo del lavoro "non troppo tardi" e farsi riscattare "dal papa'" il periodo di laurea, cosi' da assicurarsi una pensione. Sono i consigli che Maurizio Sacconi (insieme alla collega Maria Stella Gelmini) offre
a due scolaresche, una di Roma e una di Palermo, riunite alla sede dell'Inps, mercoledi' scorso, per l'iniziativa 'Un giorno per il futuro', la giornata annuale per la diffusione della cultura previdenziale tra i giovani.” (DIRE - Notiziario Minori-pubblicazione bisettimanale edizione del 27 maggio 2011).

Credo che i messaggi del signor Sacconi (vedi anche l’altro sulla stessa pubblicazione del mese scorso riguardante "il vittimismo dei giovani"), se ascoltati dai giovani di queste generazioni, farebbero inviperire gli animi.
I nostri ministri, che ovviamente non hanno fame- di lavoro sia ben inteso- continuano imperterriti a non capire che nella giungla della ricerca di un lavoro non ci si salva con dei consigli retorici e vuoti di "ragionamento".
I nostri giovani, quelli che noi genitori della stessa generazione dei due ministri, abbiamo mandato all'università perché tanto nessun apprendistato legittimo li avrebbe convogliati nel mondo del lavoro che, guardando solo "l'utile", approfitta delle altrettanto geniali proposte ministeriali di contratti a progetto o stage eternamente defiscalizzati, i nostri giovani, dicevo, sono sempre a piedi e non avranno mai né una professione né un lavoro decente. A meno di andare all'estero.
Cari ministri (volutamente minuscolo) Gelmini e Sacconi, se non cambiate le modalità di ricerca del percorso studio/lavoro non serviranno le vostre riforme di tagli né tantomeno le vostre paternalistiche omelie per “senza cervelli” (Altra infamante considerazione del governo nei riguardi del popolo italiano).
Uscite dal vostro bozzolo aureo e scendete (con la pelle e non solo nei talk-show dei vostri salotti) nelle famiglie, nelle scuole, nelle strade, nelle piazze, nei quartieri poveri, fra la gente che lotta ogni giorno senza l'aiuto di proposte concrete, anzi pagando a voi uno stipendio mensile con cui un giovane potrebbe benissimo iniziare a investire per il suo futuro.
Andatevene a casa vostra a lavorare per guadagnarvi la pagnotta e lasciate quel ruolo di cui è evidente la vostra incompetenza totale.
Arrendersi non è un segno di viltà ma di intelligenza.


Certo a voi manca!

Marcello D’Acquarica