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L’OVVIO È RIVOLUZIONARIO
Di Antonio Mellone (del 03/06/2018 @ 21:38:41, in NohaBlog, linkato 1105 volte)

E ogni tanto è d’uopo puntualizzarlo.

Non esiste governo tecnico o del presidente o di servizio: i governi sono tutti politici (di servizio, oltretutto, dovrebbero esserlo per costituzione). Non spetta al governo fare le riforme, men che meno costituzionali, ma, nel caso, al parlamento. Non esistono partiti o movimenti politici o gruppi parlamentari non populisti: son tutti populisti: un po’ meno forse i gruppi extraparlamentari, ma pur sempre populisti.

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Il debito pubblico italiano in rapporto al Pil è una frazione impropria (numeratore maggiore del denominatore: oltretutto con un numeratore che cresce in maniera più veloce del denominatore). Non esiste dunque alcuna ricetta di politica fiscale e/o politica monetaria in grado di ridurne la portata. Ogni tentativo in tal senso è destinato a fallire. In presenza di deficit annuale, il debito pubblico (che è la somma di tutti i deficit pregressi) non può che continuare ad aumentare. Il livello del debito pubblico italiano è tale che è ormai matematicamente impossibile provare ad abbatterlo. Non si può svuotare il mare con un’autobotte, né uno scoglio potrà mai arginarlo, come diceva quello. Nessun governo degli ultimi trent’anni, pur dichiarando il contrario, è mai riuscito a limare il debito pubblico di un centesimo. Per inciso diciamo qui che il Pil tutto misura men che la felicità del genere umano.

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I centri commerciali non creano posti di lavoro, li abbattono invece implacabilmente a livello aggregato. Assorbono la ricchezza del territorio per concentrarla nelle mani dei grandi potentati economici (con sede legale sovente fuori zona). I centri commerciali non sono il futuro, ma il passato remoto dell’economia: oltretutto molti Malls, dopo il boom degli ultimi decenni, stanno inesorabilmente chiudendo i battenti. I piccoli fornitori dei centri commerciali il più delle volte son destinati a diventare aziende marginali, con guadagni ridotti praticamente all’osso e crediti che incassano al tempo del poi che è parente del mai. In un centro commerciale non si risparmia mica, nonostante l’illusione ottica del 3x2 e delle altre trovate di marketing simili a questa: si perde, invece, e molto, non solo in termini monetari ma anche di tempo. E il tempo, per chi non se ne fosse ancora accorto, è la cosa più preziosa che abbiamo.

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Non è scientificamente dimostrato che la causa del disseccamento di alcuni ulivi del Salento sia la Xylella. Molti alberi con il batterio della Xylella sono vivi, vegeti e produttivi. Altri stanno seccando pur senza essere affetti da Xylella Fastidiosa. Dunque non esiste corrispondenza biiettiva (se non vi fosse chiaro il concetto ripetetevi per favore l’insiemistica della prima media) tra il disseccamento e questa batteriosi. Le eradicazioni (anche di alberi sani nel raggio di 100 metri) per decretino ministeriale sono pura follia, mentre i trattamenti con pesticidi per fermare la Sputacchina-Vettore-Della-Xylella un crimine contro l’umanità. Certo che bisogna pur far qualcosa, ma non queste coglionate. La percentuale di alberi con Xyella è scarsamente significativa: va da sé che la Xylella è solo un giro di soldi per i soliti avvoltoi. Ora rimane il dubbio su chi sia il parassita più pericoloso per i nostri ulivi.

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Se la stampa e la televisione informassero, o i cittadini studiassero, non saremmo oggi a questi livelli di lobotomia sociale, la ricerca scientifica non sarebbe confinata nelle mura di quattro laboratori di amici degli emeriti baroni universitari, e il Salento non verrebbe (più) bistrattato, sputtanato, intossicato, asfaltato, eradicato o addirittura penetrato da Tap, che giustamente non vogliamo nel nostro giardino. E se una cosa non la vorresti nel tuo giardino, allora non va bene nel giardino di nessuno.

Ultima puntualizzazione a proposito dell’ovvio: la verità non sta nel mezzo: la verità, per definizione, è partigiana. Ed è del tutto inutile querelarla.

Antonio Mellone