Di Redazione (del 07/12/2022 @ 16:20:28, in NohaBlog, linkato 106 volte)

Come potete leggere qui di seguito, nel cartellone dell'VIII edizione del Festival, tra gli altri, è indicato anche l'appuntamento nohano che avrà luogo giovedì 22 dicembre 2022 alle ore 19, con un grandioso concerto al Continiello 1972, l'organo a canne di "San Michele Arcangelo", nel cinquantesimo della sua costruzione (mese più, mese meno).

Prendetene buona nota, per favore, segnandovelo sul telefonino: ché una cosa del genere capita a ogni dimissione di papa.

Non perdetevi le prossime novità sull'argomento o, come dicono quelli che hanno fatto l'Erasmus, stay tuned.

Noha.it 

 
Di Antonio Mellone (del 26/11/2022 @ 12:10:19, in NohaBlog, linkato 620 volte)

Ci siamo quasi. Voglio dire che a Noha procedono di buona lena i lavori di ristrutturazione di uno dei due marciapiedi di via Castello: il primo, lato palazzo baronale, fu terminato – buona parte a spese dei titolari di Nohasi - verso i primi del mese di maggio di quest’anno; il secondo, dirimpettaio, lo sarà a breve, anche stavolta grazie al maestro Chittani Giovanni (prima il cognome e poi il nome, come usavamo appellarci tra compagni di classe), e ai suoi bravi collaboratori: maestranze a chilometri zero, come si dice, ma note in urbe et in orbe, dunque a più ampio chilometraggio, per serietà, impegno e puntualità. 

Sicché, molto probabilmente entro Natale potremmo percorrere, meglio se a piedi, il nostro Boulevard de Noha (da leggere in francese, con l’accento tonico sull’ultima sillaba), con compiaciuto amor di campanile, tra due file di grandi lampade in cima ai pali artistici in ghisa, la nuova pavimentazione non più sconnessa da svariati lustri di comunale sciatteria, e i teneri alberi d’ordinanza al posto dei vecchi pini domestici colpiti dalla sega (sciagurati, “davano fastidio ai camion” [sic]).

Ma c’è un ma: ed è un neo in tutto ‘sto splendore, che continua a lasciare un certo amaro in bocca all’osservatore appena appena attento, ma assolutamente nulla al solito sbadato urbano che non vede, non sente, in compenso parla a vanvera. E non si tratta tanto dell’asfalto stradale che sarebbe appena il caso prima o poi di sostituire con un più decoroso basolato fino a comprenderne tutta piazza San Michele, nonché ovviamente via Aradeo e le altre strade del centro storico del paese (cose che avvengono da decenni non dico a Stoccolma o a Copenaghen, ovvero in alcune comunità del Trentino-Alto Adige o del Veneto, ma in numerosi altri comuni del Salento, frazioni incluse).

Dicevo: il neo, cioè il cruccio che a tratti diventa sconforto se non proprio tormento incazzatura & depressione, sta nel fatto che il famoso villaggio di casette in miniatura edificato all’inizio del secolo XX sulla terrazza di uno degli antichi alloggi un tempo di pertinenza del maniero nohano, parlo del caseggiato artistico meglio noto come Le Casiceddhre, sta cadendo a stozzi, sgretolandosi sotto il bombardamento nucleare dell'insipenza e dell'ottusita molto comuni in queste lande, in uno col paraculismo di cui soffrono o forse godono alcuni esponenti della classe padronale indigena detentrice di codesti peculiari pezzi d’antiquariato trattati come pezza da piedi [vorrei ricordare che il manufatto de quo non è l’unico capolavoro architettonico di pertinenza della nostra piccola patria abbandonato al proprio ineluttabile destino: ché anzi Noha, anche da questo punto di vista, è una discarica a cielo aperto, ndr.].  

 
Di Redazione (del 26/10/2022 @ 13:10:53, in NohaBlog, linkato 186 volte)

Venerdì 28 ottobre 2022 alle ore 18.00 l'Associazione NoiAmbiente e Beni Culturali incontra: il Sindaco, i Consieglieri e la Giunta Comunale di Galatina, presso la sede di Levèra in via Bellini 24, NOHA.

Saluti
- Fabio Vergine Sindaco di Galatina
- C.re Pierluigi Mandorino Delegato di Noha
- Ass.re Ugo Lisi Delegato per le Associazioni

Interventi
- Roberta Viva Presidente di Levera
- Marcello D'Acquarica Presidente di NoiAmbiente

SIETE TUTTI INVITATI

NoiAmbiente e Beni Culturali
di NOHA e GALATINA

 
Di Marcello D'Acquarica (del 23/10/2022 @ 09:49:44, in NohaBlog, linkato 443 volte)

Assuntina Coluccia, classe 1936, è nata a Noha da Luigi Coluccia e Aurora Tafuri.

Io e Assuntina abbiamo in comune alcuni zii. Per la precisione i coniugi Carmela Tafuri e Michele D’Acquarica, quest’ultimo noto per gli affreschi delle scene del Calvario di Noha e del San Michele di via Santa Rita.  

M’incontro con lei a Cutrofiano, dove vive, mentre sono alla ricerca della sepoltura di zio Michele e, sarà per una forma di simpatia, forse per la mia capacità di ascolto, o perché il nome di Noha suscita in lei questa forma di reazione, insomma comincia a raccontarmi dei fatti del tempo che fu. Sembra una valanga inarrestabile.

*

Siamo nel 1940 e Assuntina è una bambina di appena cinque anni. Oggi quella bambina è triste e se ne sta affacciata per un po’ alla finestra di casa sua, quella che guarda su via Castello. Ammira le Casiceddhre dei nani, ma i pensieri sono altrove. Suo papà, il suo grande e forte papà è stato inviato in guerra. Nell'ultima cartolina ricevuta da mamma Aurora, scrive:


Mia cara moglie, siamo accampati sulle rive del Don, pregate per me”.


Assuntina e i suoi due fratellini attendono con trepidazione il suo ritorno. La famiglia di Assuntina vive in un appartamento della masseria cosiddetta Delle Cambare. E si spiega anche la ragione di quel nome: le cambare.

A Noha quasi tutto è di proprietà di Don Celestino, che tutti considerano ancora il “barone”, anche a feudalità abolita. Se un terreno o dei caseggiati non sono del barone allora molto probabilmente saranno della Diocesi che a quei tempi era quella di Nardò. Di fatto le cambare sono composte da un caseggiato antico, con un unico grande portone di accesso posto proprio di fronte a quello delle case di corte (quello su cui insistono ancora oggi le casiceddhre di Cosimo Mariano, l’autore). Entrando, sia a destra che a sinistra ci sono delle stanze, e a quei tempi ogni stanza era sostanzialmente un appartamento.

Dopo l’ingresso e subito a destra, racconta Assuntina, c’era una grande vasca per pigiare l’uva, e dei gradini per salire sulla terrazza dov’erano ubicate altre tre camere. Prosegue Tina: “la mia casa invece era esattamente dov’è ora la farmacia, al piano terra. Mia mamma Aurora mi raccontava di quando sulle terrazze delle case di fronte gli scalpellini costruivano le casiceddhre”.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 18/10/2022 @ 13:46:47, in NohaBlog, linkato 269 volte)

La poesia “A Livella” di Totò si basa su un concetto chiave: la morte rende tutti uguali, ricchi e poveri. Ma a pensarci bene, non è solo sorella morte a fare di noi tutti un minestrone: in un certo senso pure l’immondizia rade a zero titoli e galloni, poveri e ricconi.

Di cosa stiamo riempiendo le discariche e, in mancanza, le campagne con i nostri 500 kg pro capite all’anno di rifiuti è sotto gli occhi di tutti. E se non lo vediamo ce ne accorgiamo tramite le nostre malattie, sempre più numerose, sconosciute, devastanti.

Mi sono voluto per così dire dilettare nel mettere a fuoco, nel senso di provare a osservare attentamente, alcuni oggetti fra le centinaia di migliaia di inutili schegge e frammenti di cocci di terracotta sparsi ovunque. Il Salento è un museo a cielo aperto. Basta scandagliare gli oggetti con una buona luce diurna, e non è difficile scorgere in mezzo al pietrame,  tra le zolle, ai bordi delle strade di campagna, a ridosso dei muretti a secco, e soprattutto in prossimità di antichi casolari, furnieddhri, masserie o casali di pertinenze monastiche, per esempio in località Santu Totaru a Noha e in località Badia di Cutrofiano, pezzi archeologici della vita che fu. Ormai è tutto macinato da secoli di lavorazione della terra, soprattutto in questi ultimi anni, dove si è visto l’abbandono delle strutture murarie sopravvissute all’incalzare di questa fervida economia del tutto e subito, e osservare la terra, anche se ultimamente viene sottoposta a cicli continui di pesanti trattamenti meccanici. Tutto ciò ha portato ulteriore distruzione di quel poco che si era salvato.

Ma basta aspettare la pioggia che dilava un po’ la superficie e con i raggi del sole appaiono brillanti come stelle. Sembra che siano lì a chiamare senza voce, ad attrarre la nostra attenzione, a volerci raccontare le loro storie, di mani di massaie che impastano il cibo o che lavano i panni, di fanciulli che bevono nelle piccole scodelle, di uomini arsi dal sole cocente e dalla dura fatica che stringono ancora nelle mani quei manici di boccali con la razione di acqua quotidiana. Ogni frantume si ricollega ad un altro, e messi insieme si radunano come per magia come su tavolate imbandite da famiglie numerose, nelle “rimese” di ritorno dal lavoro dei campi. D'altronde secoli di storia intensa non possono scomparire nel nulla.

 
Di Redazione (del 10/10/2022 @ 08:39:36, in NohaBlog, linkato 488 volte)

La Barcolana è una regata velica che si tiene nel golfo di Trieste da oltre cinquant’anni. È famosa in tutto il mondo per il numero di partecipanti, con punte di 2.500 imbarcazioni, 25.000 velisti, e non meno di 300.000 spettatori, tutti (imbarcazioni, velisti e spettatori) provenienti dai cinque continenti.

Ebbene nella Barcolana che si è svolta proprio oggi, domenica 9 ottobre 2022 (la regata tradizionalmente si tiene la seconda domenica di ottobre), fra i 1.614 equipaggi iscritti c’è stato anche quello dell’Istituto Nautico di Gallipoli “A. Vespucci”; e di questa ciurma concorrente ha fatto parte anche un ragazzo che bazzica a Noha da un bel po’ di tempo: si tratta di Michele Mignogna, figlio della Serena De Ronzi e di Ireneo, e fratello della Miriam.

Michele, vagnone di poche parole, gran lavoratore, buono come il pane, si è diplomato al Nautico lo scorso anno, e in questo ha avuto modo di partecipare all’incredibile manifestazione triestina non più come studente (come in passato) ma in qualità di “ospite/professionista”. La sua barca a vela, diretta dallo skipper prof. Massimo De Matteis, partita dal porto di Gallipoli, dopo dieci giorni di mare Adriatico è giunta a destinazione giusto in tempo per i segnali di partenza della storica competizione, e si è piazzata alla 160-esima posizione, 28-esima di categoria. Classifica alta, ottimo risultato non c’è che dire, anche se crediamo che il gusto di una gara stia tutto nel percorso, cioè nello sforzo, nella prova ad ostacoli, e mai necessariamente nel podio.

 
Di Antonio Mellone (del 02/10/2022 @ 09:31:39, in NohaBlog, linkato 240 volte)

Se non avete, come si dice, Precedenti Indifferibili Impegni, tipo un  concerto di ultrasuoni o di cripto-musica, o uno spettacolo del teatro d’avanguardia, ovvero una mostra di installazioni psichedeliche, quando non una serata all’home-restaurant dove cuociono vivande su pietra lavica, ma anche un torneo di Burraco, una partita alla Play Station o la visione di un talk show sull’analisi dei Flussi Elettorali di questi ultimi tempi, potreste andare sul classico e partecipare alla Lectura del Canto XI del Paradiso, a cura del prof. Giovanni Leuzzi e di quello scavezzacollo che risponde al nome del sottoscritto. Il canto paradisiaco è quello nel quale, per un bel po’ di terzine, Thomàs d’Aquino fa il panegirico di Francesco d’Assisi, l’uomo tanto grande da farsi infinitamente piccolo.

L’appuntamento è a Noha, nella chiesa madre di San Michele Arcangelo, martedì prossimo 4 ottobre 2022 (guarda un po’, solennità del poverello d’Assisi, omonimo del parroco nohano) alle ore 18.30.

Durata dell’incontro 45 minuti. Ingresso ovviamente libero.

P.S. Non ho avuto ancora il tempo di chiederlo (giuro che s’è fatto tutto di corsa, quando si dice il Paradiso all’improvviso), ma mi auguro davvero che vi partecipi con tutte le sue corde (vocali) anche il coro parrocchiale di Noha.

Mel 

 
Di Redazione (del 28/09/2022 @ 19:28:54, in NohaBlog, linkato 553 volte)

Veramente non è mai scomparso da Noha, suo paesello d’adozione. Solo che quest’anno, dopo due anni di “quaresima”, San Michele Arcangelo ritorna in grande spolvero nei tre giorni di festa che gli spettano per diritto naturale maturato nel corso di tredici secoli abbondanti di storia.

Così si legge su quiSalento di settembre del corrente anno: “Anche i longobardi hanno scorrazzato nel Salento diventando poi, una volta convertiti al cristianesimo, difensori della fede. L’8 maggio del 663 è la data della loro vittoria sui Saraceni, avvenuta anche grazie alla protezione di San Michele. Probabilmente l’Arcangelo è stato scelto come protettore di Noha proprio in questo periodo, lo stesso in cui sorse una chiesa a lui dedicata dove ancor oggi il patrono viene celebrato con una festa solenne. […]”.

Cos’altro aggiungere, a festa già iniziata, se non ripetere le parole (in latino) dell’antico inno al principe degli angeli, il «Te Splendor»  che a tratti così suonano:    

Draconis hic dirum caput / in ima pellit tartara, / ducemque cum rebellibus /

caelesti ab arce fulminat. / Contra ducem superbiae / sequamur hunc nos Principem.

E che potremmo tradurre con:

Egli, il crudele Drago precipita nei profondi abissi, /

egli, il duce co’ suoi ribelli / fulmina dalla rocca celeste.

Contro il superbo duce / noi seguiam questo principe.

Ma guarda un po’ la combinazione: nel testo del 1632 riadattato da Urbano VIII, papa Barberini, su una composizione musicale di Rabanus Maurus, abate carolingio e arcivescovo di Magonza (e siamo nel Settimo secolo d.c.) si parla di Draghi terribili e di Duci superbi (locuzioni quanto mai di uso corrente).

E poi non credete ai profeti.

Noha.it

 
Di Marcello D'Acquarica (del 09/09/2022 @ 21:48:15, in NohaBlog, linkato 628 volte)

La nostra cittadina, secondo le ricerche storiche, si chiamava Noje o semplicemente Noe, oppure con caratteri greci: Νϖιε. Al tempo dei Monaci Basiliani (verso l'anno 800 - 850 circa d.C.) c'era già a Noha un Protopapa greco. È il periodo in cui probabilmente si costruiscono l’antica chiesa detta “Piccinna” e il convento e chiesa di Santu Totaru (S. Teodoro) che, con il passare dei secoli, furono inglobati nella Masseria Colabaldi.

Le cose nel Salento e quindi anche a Noha, andarono avanti sotto la giurisdizione dei Monaci Basiliani per circa tre secoli. Poi, nel 1090, Goffredo il Normanno, conte di Nardò, ostile ai greci, chiese e ottenne dal Papa Urbano II (1088 - 1099) che il governo della diocesi fosse sottratto ai Monaci Basiliani e affidato ai Monaci Benedettini.

Su molti documenti antichi Noha è qualificata come: “Noe, terra dei Greci”.

A Noha si continuò a parlare e pregare in greco fino almeno al 1600. La Chiesa Piccinna, a forma ottagonale, dedicata alla Madonna delle Grazie, verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso, fu puntellata con una struttura di pali in legno che la ponevano in sicurezza stando “appoggiata” alla attigua Chiesa di San Michele Arcangelo, molto più resistente. Sopra il tetto coperto di tegole crescevano rigogliose le piante di fico. Da tempo era stata devastata e i vandali avevano asportato tutto, comprese porte e finestre. Resistette fino al 1963, anno in cui venne abbattuta perché dichiarata pericolante. Per demolirla, gli operai chiamati a effettuare l’opera distruttiva e definitiva, legarono dei grossi cavi d’acciaio alla parete rivolta a sud facendoli passare attraverso due grandi brecce già aperte nelle mura. Legarono quindi i cavi ad un grosso camion e con questo potente mezzo meccanico strattonarono la chiesa fino a raderla al suolo. Le pietre rotolarono fino all’altezza del cinema, che si trova a circa 100 metri di distanza.

Le macerie vennero trasportate e sparse sul campo alla periferia di Noha, l’area adibita a pascolo e denominata “Piezzu”, ubicata di fronte all’edificio delle scuole elementari. Furono smaltiti pezzi di pareti con parti di affresco. Mescolati con il pietrame, c’erano anche frammenti di scheletri umani, evidentemente resti delle sepolture conservate nello spessore delle mura. E chissà che gli affreschi e le ossa non appartenessero proprio a loro, ai nostri Evagelos e Ruperto.

Oggi, di quel Santo luogo di preghiera, che aveva resistito e “protetto” Noha per oltre un millennio, non resta altro che la memoria di qualcuno e alcuni documenti storici che la descrivono talmente bene da poterla immaginare.

 

Canto XXXIII del Paradiso di ...

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