Di Antonio Mellone (del 08/05/2022 @ 22:36:31, in NohaBlog, linkato 118 volte)

Questa volta non realizzerò la cosa secondo il metodo “Solo se la suona e solo se la canta” ma, grazie all’ospitalità del parroco don Emanuele Vincenti, nella Chiesa Madre di Cutrofiano saranno con me (o meglio io sarò con loro), il prof. Giovanni Leuzzi, dantista, filosofo e scrittore, e il prof. Beniamino Masciullo, docente di Italiano e Latino al liceo “Colonna” di Galatina - ma per l’occasione alla tastiera e alla pedaliera del settecentesco organo a canne di Cutrofiano.

L’appuntamento con la Lectura del Canto XXXIII del Paradiso di Dante, commento, recitazione e colonna sonora, è per giovedì 12 maggio 2022 alle ore 19.30 nella chiesa parrocchiale Santa Maria della Neve.

 

Se Suor Orsolina fosse qui direbbe a tutti grazie per la vostra presenza. E grazie vi dico anch’io: anzitutto all’arciprete don Francesco che ci ha ospitati, alle Suore della Consolata qui presenti Suor Carmelita e Suor Felicita che con lei hanno vissuto in Amazzonia, ai concelebranti don Salvatore Farì che con lei ha trascorso un paio d’anni in Brasile, e grazie a P. Matteo e al seminarista Aronne che sono qui a nome della Comunità dei Missionari di Galatina, e grazie infine a P. Giuseppe Galeone, superiore della comunità di Martina Franca.

Teniamo presente che Sr Orsolina è nata qui, in questa chiesa fu battezzata e in questa chiesa ricevette dal Vescovo di Nardò Mons. Antonio Rosario Mennonna il mandato missionario.

La morte è sempre un momento triste. Ho ricevuto in questi giorni tantissimi messaggi di condoglianze dall’Italia, dal Kenya, dalla Tanzania, dalla Colombia, dall’Amazzonia, ma si sa che tutti i messaggi non potranno mai colmare il vuoto che la morte crea. Noi tutti ci sentiamo fatti per la vita, ci piace vivere sulla terra nonostante i problemi, le difficoltà, nonostante il Covid, la guerra e le bollette che aumentano. Poi arriva la morte e sembrerebbe che questo istinto per la vita sia tutto un fallimento. Intanto sappiamo che la morte non era nei progetti di Dio. La morte entra in seguito al peccato. E di fronte a questa realtà tenebrosa tante volte l’uomo si ribella. La reazione più istintiva è quella del pianto. A questo nostro istinto per la vita ci viene una risposta dalla Parola di Dio che ci parla di vita eterna. Noi battezzati crediamo alla vita eterna e alla risurrezione dei morti. Se Cristo non fosse risorto, scrive San Paolo ai suoi cristiani, vana sarebbe la nostra predicazione e inutile la vostra fede.

Di Suor Orsolina prima di tutto vi dirò la sua vera identità: donna missionaria. Donna e Missionaria, due sostantivi che indicano l’infrastruttura, le coordinate dell’amore, quello vero, quello che indica il massimo di questa parola e ci fa pensare a chi si dona a tutti senza risparmi: a Suor Orsolina bisognerebbe dire solo grazie per tutto il bene che ha fatto nel mondo, nella chiesa, specialmente per i più poveri e per gli ultimi. Ricordo Mons. Vincenzo Franco che è stato arcivescovo di Otranto e permise ai Sacerdoti della sua diocesi di fare l’esperienza missionaria proprio nell’Amazzonia Brasiliana, e lui stesso andò a visitare le attività missionarie. Ritornando nella sua Diocesi, in un convegno dei Sacerdoti esprimeva il suo stupore, la sua meraviglia nel vedere nelle Suore Missionarie la capacità straordinaria di compiere la loro missione.

Magari, voi sarete tentati di pensare: ma questa donna era senza difetti? Certo che ne aveva (come tutti), ma non è il caso di descriverli qui. Condivido con voi il buono a comune edificazione. Scriveva bene il grande poeta latino Orazio Flacco: Dove brillano tante belle qualità, io non darò importanza a qualche macchia.

Suor Orsolina sapeva che la morte era imminente, anche prima che glielo dicessero i medici. Dieci giorni prima che fosse ricoverata all’ospedale mi ha mandato una specie di iter biografico da cui ora prendo qualche parte; e poi i suoi messaggi: Se muoio avvisate i miei amici.

Scorriamo un attimo i suoi 88 anni. Gli appunti biografici che lei mi ha inviato riportano questa annotazione: Questo non l’ho scritto io. Lo traduco rispettando quello che hanno scritto.

Nel Paese di Noha (Le), in Italia nel 28 Marzo del 1934, nasce una bella bambina che subito dopo tre giorni viene battezzata col Nome di MARIA ANNUNZIATA D’ACQUARICA. Questa bimba, figlia del signor Ambrogio D’Acquarica e della signora Antonietta Paglialonga, da piccola, è stata educata nella fede cattolica da quando è nata e con 10 anni, conferma il suo Battesimo attraverso il sacramento della Cresima nella Diocesi di Nardò.

Poi lei stessa continua la sua storia con questo messaggio:

 

Oggi, alle ore 19, nella chiesa parrocchiale di san Michele Arcangelo, il nostro P. Francesco D'Acquarica celebrerà la messa di suffragio per l'anima di Suor Orsolina. È gradita la partecipazione di chi la conobbe, le volle bene, e anche di chi, pur non conoscendola, ha trovato un mondo un po' migliore grazie all'infaticabile lavoro di questa piccola grande donna di Noha.

 
Di Redazione (del 14/04/2022 @ 23:24:16, in NohaBlog, linkato 358 volte)

Al terzo anno risuscitarono.

Parliamo del 2022 e dei riti della Settimana Santa che a Noha sono iniziati la mattina della Domenica delle Palme con l’adunanza da parte dei fedeli sul piazzale antistante il monumento del Calvario, affrescato da Michele D’Acquarica, pittore e poeta (Noha, 1886 – Cutrofiano, 1971).

Dopo la benedizione dei ramoscelli e dei mazzi di ulivo (molti dei quali ritornati nelle rispettive campagne di provenienza), fedeli e chierici si sono diretti in processione solenne alla volta della chiesa della Madonna delle Grazie (un tempo nella Matrice di San Michele), per la celebrazione eucaristica e la lettura del primo “Passio”.

Oggi, Giovedì Santo la Chiesa ha ricordato l’istituzione del Sacramento dell’Eucarestia. I fedeli hanno seguito la messa in coena Domini, nel corso della quale, con la “lavanda dei piedi” è stata ricordata l’ultima cena di Gesù con gli Apostoli.

Alla fine della messa, il sacerdote ha riposto le ostie consacrate nel Ciborio dell’altare appositamente addobbato con stoffe drappeggiate, fiori, luci e candele. Nel frattempo tutti gli altri altari sono stati spogliati dei sacri paramenti, i candelieri reclinati, le campane “legate”, l’organo ammutolito.

Le Ostie rimangono esposte fino a domani pomeriggio per permettere l’adorazione da parte dei fedeli.

Sepolcri 14.04.2022

E’ tradizione visitare i “Sepolcri” (così impropriamente definiti dal volgo) allestiti nelle diverse chiese di Noha. Il primo è nella Matrice, anche quest’anno apparecchiato sull’altare maggiore (in precedenza presso l’altare del Cuore di Gesù), seguono quello della Chiesa Madonna delle Grazie e della Cappella della Madonna del Buon Consiglio di via Aradeo.

Sepolcri 14.04.2022

Nella Chiesa della Madonna di Costantinopoli, invece, come da tradizione, è stata predisposta “la Pietà” (o Deposizione o Calvario) con l’esposizione della statua del Cristo Morto (nella sua antica bara di vetro) ai piedi di quella dell’Addolorata. La statua della Madonna ha un vestito di stoffa nera finemente ricamata, un pugnale appuntato sul petto, due fazzoletti bianchi nelle sue mani protese in avanti, mentre lo sguardo rivolto verso l’alto è pervaso da indicibile dolore per la morte del Figlio.

Il Venerdì Santo la Chiesa si astiene dalla celebrazione della Messa. La sera fa solo memoria della morte di Gesù con la lettura del “Passio” secondo Giovanni e con l’adorazione della Croce. Non si consacra l’Eucarestia, ma il sacerdote e i fedeli consumano le particole del Giovedì Santo, quelle dell’altare della Reposizione (vale a dire il “Sepolcro”). Il popolo continua a chiamare codesta funzione Messa Scierràta, cioè sbagliata, fuori dai canoni noti: come se il celebrante, per la morte del Signore, avesse perso la bussola.

Sul far della sera, verso le ore 22 inizia a snodarsi la lenta, lunga processione del Venerdì Santo, aperta dalla Croce in legno dei Misteri con i simboli della Passione del Cristo, con le associazioni religiose, la statua del Cristo Morto seguita da quella dell’Addolorata, il concerto bandistico nohano, diretto dal M° Lory Calò, e il popolo dei credenti.

Si fa di tutto per risorgere finalmente. Anche a Noha.

Sepolcri 14.04.2022
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Noha.it

 

Domenica mattina, e cioè domani, tempo permettendo, è stato organizzato un giro cognitivo sui beni culturali di Noha, saranno ospiti e quindi fruitori dell'evento, un club di appassionati della lambretta: New Club Salento.
L'appuntamento è alle ore nove, nei pressi delle casiceddhre.
Siamo lieti che i Beni Culturali di Noha richiamino ancora  l'attenzione di "forestieri".
P.S.: l'organizzatore ci ha confidato queste parole: "vogliamo vedere le casette di Noha". 

 
Di Antonio Mellone (del 16/02/2022 @ 20:52:01, in NohaBlog, linkato 956 volte)

Accanto alle mie Fette di Mellone sarebbe forse opportuno dar vita a una nuova rubrica da denominare Fette di Polpettone. Nella prima antologia, ormai ultradecennale, si raccattano brani di peste e corna; nella seconda estratti di pasta e carne.

Le prime – così invise ai devoti della religione del politicamente corretto - sono dedicate alle gesta eroiche di pOLITICI soprattutto ahimè locali (una prece), nonché alle prodezze imprenditoriali di chi sembra fatto apposta per fare strame di beni un tempo comuni tipo acqua, spiaggia, scogliere, aria, campagna, storia, arte e, con l’occasione, grammatica, sintassi e diritto; le seconde contemplano invece le leccornie di chi in direzione ostinata e contraria ha deciso di non svignarsela dal paesello (parlo di Noha), ma di radicarvisi viepiù aprendo bottega, sfidando il fato e un bel po’ di luoghi comuni, onde il primo prodotto da banco è il coraggio (ebbene sì, molti giovani di queste contrade per fortuna ne hanno da vendere).

Son così passati in rassegna sotto forma di inchiostro questa volta simpatico (mentre la penna delle Fette di Mellone viene intinta perlopiù nell’antipatico) pescherie e frutterie, pizzerie e rosticcerie, pasticcerie e bar a chilometro zerovirgola. Questa è la volta di una gastronomia da asporto “nuova di zecca”, inaugurata in via Aradeo nel mese di luglio dello scorso anno, appellata La Roncella e gestita dalle sorelle Maria Teresa ed Elisabetta Colazzo.

Ci ho dovuto apporre le virgolette a Nuova Di Zecca in quanto è vero che insegne, laboratorio, vetrine, bancone e titolari non hanno alle spalle chissà quanta archeologia di scartoffie legate al mondo dell’imprenditoria, ma di certo vien da lontano quella dote ricevuta da mamma Anna sotto forma di segmento di Dna, la quale a sua volta l’aveva raccolta in dono dalla Lina, sua genitrice e antesignana di questa storia partita, appunto, dalla dispensa di nonna.

 
Di Marcello D'Acquarica (del 07/02/2022 @ 08:00:49, in NohaBlog, linkato 457 volte)

I cimiteri a Noha sono stati tanti e in parte lo sono ancora. Noha conserva ancora alcune testimonianze e i posti in cui sono stati seppelliti i morti fin dal tempo dei Messapi.

Andiamo per ordine.

Negli anni fra il 1954-57, a Noha ci fu una mezza rivoluzione urbanistica. Il Paese Italia era da poco uscito dal disastro della seconda guerra mondiale, e la cosiddetta “ricostruzione” venne pure nella nostra Noha, difatti è di quegli anni la costruzione del cimitero attuale in contrada “La Monaca”. Dello stesso periodo è la piantumazione degli eucaliptus di via Aradeo, e l’asfalto della vecchia via Santa Lucia,  che da Galatina portava e porta  a Noha per proseguire successivamente verso Collepasso e verso Aradeo.

In quella occasione, tagliando il monte roccioso per far diminuire l’eccessiva pendenza del terreno adiacente allo stabilimento Brandy Galluccio, vennero alla luce delle tombe antichissime. Dai reperti funebri trovati, si capì che risalivano al tempo dei Messapi. Anche nell’ultimo sopralluogo della Soprintendenza di Lecce (vedi prot. 0012250; 19/06/2017; CI. 34.31.01/59), il funzionario che ha visto i resti trovati nelle tombe ancora esistenti, ne ha confermato l’antichità.

A pochi metri dall’ex Stabilimento Brandy Galluccio, in direzione di Collepasso, qualche anno dopo, durante lo scavo per le cisterne di un distributore di carburante, venne alla luce la tomba di un visir turco, Risalente probabilmente al periodo antecedente l’eccidio dei Martiri di Otranto eseguito dai Turchi. Fu quello un lungo periodo in cui le scorrerie dei saraceni furono frequenti. Gli invasori Turchi rimasero nel Salento per circa un anno invadendo anche Galatina e Noha e qualcuno quindi ci moriva pure.

Sempre nella stessa zona, in alcune case private, in occasioni di ristrutturazione di vecchi caseggiati, sono state trovate altre tombe.

Altre sepolture sempre in zona, sono emerse dall’abbattimento della Masseria cosiddetta “le cambare”, la struttura di fronte che era di fronte alle case di corte del palazzo baronale, esattamente dove oggi sono le Casiceddhre di Cosimo Mariano, casette che se potessero parlare avrebbero da dirci un sacco di cose, pure brutte. Evidentemente quell’area è stata per molti secoli luogo di sepolture, un grande cimitero della Noha antica. Non è difficile immaginarne la ragione visto che l’antico abitato si limitava all’agglomerato rappresentato nella mappa. Per cui l’area in questione era in periferia, lontana dalle case. Anche perché i Messapi usavano seppellire i loro morti fuori dall’abitato.

 
Di Antonio Mellone (del 08/01/2022 @ 15:36:59, in NohaBlog, linkato 534 volte)

A commento della prima immagine, pubblicata qualche anno fa su questo stesso schermo, un’amica scriveva tra le altre cose: “Lo scultore pare egli stesso una scultura e la sua opera di sabbia una sua proiezione, anche nella fragilità: un’opera di grande bellezza ma già predestinata a vita breve”.

Consapevolmente o meno, la mia amica in maniera lapidaria e granitica aveva vergato l’epitaffio di Gino Tarantino, nohano e artista enciclopedico, che oggi di 15 anni fa s’era congedato dal piattume (anche senza i) di questo mondo. Aveva 53 anni.

Per chi non lo avesse conosciuto e per chi non lo sapesse ancora, Gino era l’esponente di un’avanguardia che aveva fatto non solo dell’opera figurativa o plastica, delle performance teatrali o dell’architettura, della sperimentazione audiovisiva o del linguaggio, ma anche della sua stessa vita e delle sue mille a volte inedite relazioni un’opera d’arte.

Tutto quello che toccava diventava claritas, integritas et proportio, fosse anche, come in questo caso, un pugno di sabbia. Non potevi sottrarti alle sue provocazioni, ti inchiodava alle tue responsabilità come i suoi enormi poster sul muro, mentre i dogmi ancestrali rischiavano di caderti sui piedi.

Chissà cosa avrebbe detto oggi nel bel mezzo della fiction distopica nella quale ci siamo andati a cacciare se non tutti, quasi. Probabilmente, novello Picasso, ci avrebbe rappresentati in una sua personale Guernica.

Certo canonizzare uno fuori dai canoni, vale a dire un anarchico come Gino Tarantino, potrebbe apparire come una forma topica di antitesi: ma, si sa, a volte i monumenti occorrono più a una storia comunitaria che a quella personale, molto di più a una geografia che all’agiografia del personaggio.   

Credo dunque che sia arrivato il momento d’intestare quanto meno una piazza o una strada di Noha a questo suo figlio. E dovremmo farlo non per lui, che al solo pensiero scoppierebbe in una fragorosa risata, ma per noi altri, troppo di frequente contagiati dal virus infettivo e molesto di una smemoratezza che ci ha viepiù ridotti a mere figure di sabbia. 

Antonio Mellone

Note: alcune immagini sono tratte dal profilo fb dell’artista. Si ringrazia l’anonimo autore.

 
Di Antonio Mellone (del 31/12/2021 @ 08:39:18, in NohaBlog, linkato 255 volte)

L’avrei fatto di persona se avessi potuto incontrarvi ancora una volta a scuola, come si dice, in presenza: ma è da un bel po’ che questo è sostanzialmente vietato. È vero, qualche mese addietro ho avuto l’opportunità di conferire con alcuni fra voi: ma è stato a distanza, ed è tutta un’altra cosa.

La prendo un po’ alla larga (ché è letteratura divagare), per dirvi che noi tutti, dico lo stato, vi dobbiamo delle scuse. Sì certo, per come abbiamo ridotto la scuola a colpi di “riforme”.

Se siamo arrivati fino a questo punto, cioè a “ragionare” come un sol gregge, e sovente a non saper scrivere o intrattenere una conversazione di senso compiuto, e forse anche a non cogliere il senso (profondo, sfumato, metaforico, satirico, eccetera) di quel che si legge o si ascolta, a non intendere i dati, le grandezze, le loro relazioni, e a confondere cose all’apparenza simili ovvero a non riconoscere la consonanza di quelle dissimili, e infine a farci convincere in massa dagli imbonitori televisivi ultimamente travestiti pure da scienziati, ergo a considerare ormai la scienza come una religione da professare con atti di fede, è anche (soprattutto) per via della scuola diventata facile, con la scusa che debba essere “democratica e progressista” (temo che ai più sfugga quanto abbassare il livello degli studi sia l’atto più antidemocratico in assoluto: onde i rampolli dei ceti padronali frequentano scuole difficili, altroché).

È che alle classi spesso è associato il lemma “pollaio”; han sostituito molte ore di lezione con i corsi di orientamento; i professori non stanno più alle calcagna degli studenti e non possono chiedere più di tanto (sicché dal dizionario del corpo docente sono stati banditi i verbi esigere e pretendere); i genitori sono diventati sindacalisti della prole quando non avvocati difensori. In definitiva la bocciatura è stata bocciata, le interrogazioni sono diventate “programmate”, e i voti (soprattutto i cattivi voti un tempo dispensati senza pietà) del tutto scomparsi dalla circolazione.

 

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