mag012026

Dopo le Plastic-free, le Car-free e le Waste-free cities, da un po’ di tempo in qua Noha e Galatina (non si sa ancora chi tra le due ne avrà il primato) si stanno cimentando (o cementando fate voi) nel nuovo modello invero ampiamente sperimentato, quello della Tree-free city, vale a dire la città libera dagli alberi, soprattutto quelli d’alto fusto.
Noi altri – che ingenui - c’eravamo illusi che la giunta in carica fosse denominata Vergine per via del suo naturale connubio con il concetto di foresta: mai e poi mai l’avremmo associata all’utilizzo spasmodico della sega a ogni ora del giorno e della notte.
Questa volta a farne le spese un paio di bellimbusti monumentali della villetta prospiciente l’ingresso dello stadio di Noha, piante stupende, in salute, benché non proprio in verticale come pali di cuccagna. “Pericolosi”, ti dicono in coro i tecnici della comune; “Agronomo da tastiera”, t’apostrofano i virginei pollowers di complemento; “E allora il parco periurbano?”, ti fa eco con la consueta prosopopea green l’assessore benaltrista, ça va sans dire, al ramo.
E non vi dico il resto dei commenti sparpagliati qua e là come aghi al vento dagli aspiranti Attila de Nohantri: chicche della serie: “I pini hanno fatto il loro tempo”, “Togliete quei pini”, “Sporcano”, “Bisogna abbatterli tutti” (giuro: lo hanno scritto davvero, ne conservo gli screenshot). Un altro se n’è uscito con “C’è anche quello vicino al supermercato DOK che è in una situazione di pericolo”: il badante di corvée se la prende con un arbusto spettacolare che con molte probabilità non cadrebbe manco con un uragano d’intensità 5 della scala Saffir-Simpson: e maisia Signore proporre la rimozione delle cementine scoppulate intorno a quelle povere radici che cercano di far capolino tra le fughe laterizie: meglio segare l’albero rasoterra e buonanotte ai neuroni, anch’essi, poveretti, in stato vegetativo.
apr272026
Il Prof. Gianferrante Tanzi è il primo scrittore di Noha del secolo scorso (quel “di Noha” è complemento d’argomento e non di provenienza, benché quest’uomo meritasse la cittadinanza onoraria nohana). È grazie alla sua opera che Padre Francesco D’Acquarica ha trovato la strada su cui costruire e approfondire la Storia di Noha così come la conosciamo oggi.
Ma quello che è davvero straordinario di questo personaggio è la passione che trapela attraverso le sue ricerche sulla storia di Noha, passione e amore commisti ad ardore, tali da chiedersi quale ne sia stata la ragione. Ma vediamo un po’ chi era il Prof. GIAN FERRANTE TANZI.
GIAN FERRANTE nasce da una nobile famiglia di Milano, divisasi al principio del secolo XVI in tre rami. Il primo ramo decorato dal titolo di conte si trasferisce in provincia di Como. Il secondo, anch’esso insignito con il titolo di conte, si sposta a Trani. Il terzo approda nel 1534 a Bari, dove, in data 4 luglio 1791 viene riconosciuto dal Magistrato politico camerale dello Stato di Milano come appartenente all’antica e nobile famiglia Tanzi della Lombardia.
La famiglia è iscritta nell’El. Uff, Nob. Ital. col titolo di patrizio di Bari, nella persona di GIAN LUIGI Tanzi, nato Bari il 4 novembre 1853, fratello di GIAN FERRANTE, nato anch’egli a Bari il 12 dicembre 1855. Sono figli di Nicola (n. Bari 30 maggio 1820, † ivi 7 febbraio 1870) e della nobile Lucrezia de Gemmis dei baroni di Castelfoce († 6 maggio 1893).
Nel 1882 il nostro GIAN FERRANTE è dirigente del Museo e Archivio di Stato di Lecce, successore di Sigismondo Castromediano (1811-1895) patriota, archeologo e letterato italiano, noto per il suo impegno nel Risorgimento e per le sue opere letterarie. Si sposa con Concetta Mandoi, il 28 maggio 1883 a Bari.
Fu durante il lungo periodo di direzione del Tanzi che I ‘Archivio Storico di Lecce fu testimone di un vasto fiorire di studi salentini su questo o quell’argomento di storia locale, vale a dire storia tout court (e non di serie B).
Nel 1902 il Tanzi pubblicava la sua preziosa illustrazione di quello ch’era divenuto il suo archivio. E da quell’ufficio aveva avuto avvio anche la sua attività di studioso, attestata da pregevoli monografie e soprattutto dalle laboriose ricerche su Feudi e feudatari in Terra d’Otranto, rimaste manoscritte, come quel Dizionario degli illustri Salentini, cui il Castromediano e il Maggiulli si erano dedicati, con una ristretta cerchia di collaboratori, e non meno importante, il nostro “L’Università e il Feudo di Noha” scritto il 15 maggio del 1906, esattamente al primo anno di vita della rediviva nostra Chiesa di San Michele Arcangelo, nella cui sacrestia, appunto, il nostro P. Francesco D’Acquarica, durante le sue prime ricerche, ed esattamente nel 1972, trova una copia del libro.
Leggiamo così in alcune pagine de “L’Università e il Feudo di Noha”:
“…Esso era un feudo nobile, cioè tenuto in capite regiae Curiae…”
“,,, il nostro casale di Noha che sempre è appartenuto al Giustizierato di Terra d'Otranto, siccome feudo della Contea di Lecce.”
“…Nulla di comune vi è stato dunque nel Medioevo tra la terra di Noha e l'altra confinante di Galatina. In Noha stessa troviamo ab antico stabilita una Università che corrispondeva alla odierna amministrazione Comunale”
“…I documenti che seguono, di cui riportiamo le intestazioni, provano come i signori de Noha avevano resa indipendente la propria baronia, distaccandola dalla Contea di Lecce e amministrandovi direttamente la giustizia;”
Ed elenca tanti “Privilegi reali” ricevuti da Noha:
mar232026

Anche Noha ha votato No all'ennesimo tentativo di dare un'altra forma alla nostra Costituzione: la quale avrebbe bisogno di essere rispettata, di più, realizzata, possibilmente dopo averla studiata e compresa.
Noha.it
mar152026

Ho chiesto a un po’ di persone di mia conoscenza cosa voteranno al referendum costituzionale. Ecco cosa mi hanno risposto.
Albino Campa (titolare di Nohaweb Sito): “No, nonostante i tuoi pezzi a tema su questo sito”. Francesco Scarcella (maestro di musica): “Do”. Monica D’Amico (artista e quindi attivista): “Te lo dico D’Amico: vota No”. Michele Scalese (segretario Pd nohano): “No, nonostante le Picierno”; Franco Mazzotta (maestro d’arte): “No, per la Pupa de Galatina”; Roberta Forte (avvocato): “Sono indecisa tra il No e il No”; Tommaso Moscara (sindacalista): “Ma che Sindacalista: di questi tempi chiamatemi Nondacalista”; Giovanni Leuzzi (professore e scrittore): “Sta giru pe’ le chiazze salentine: repùtu che vincerà il No”; Ritamaria Colazzo (prof di scuola media): “Ovvio che No. I miei alunni di seconda avrebbero saputo scriverla meglio”; Antonio Marra (cancelliere): “No, se non vogliamo cancellare la democrazia”; Paola Tripolino (La cassetta rossa centro antiviolenza): “No alla violenza di tre poli della magistratura: in pratica: Tri Poli No”; Stefania Tundo (amica dall’animo poetico): “Anche stavolta ti mando un No con il vento, e so che tu lo sentirai”; Valentina De Pascalis (maestra di danza): “Non voglio una giustizia ballerina: quindi No”; Anita Rossetti (sognatrice resistente): “Ora e sempre resistenza: No”; Lino Mariano (pensionato, attivista): “Hai presente le sillabe finali dei miei nome e cognome?”; Marcello D'Acquarica (ecologista): “No all’inceneritore della Costituzione”; Giuseppe Marco D'Acquarica (dipendente Acquedotto Pugliese): “Io non me la bevo: No, e condivido”; Un bel po’ di esponenti della maggioranza Vergine (all’unisono): “Votiamo sì perché questa riforma piaceva a due galantuomini come Gelli e Berlusconi, e perché così il governo potrà controllare la magistratura come durante il fascismo”; Loredana Tundo (commercialista, consigliera comunale d’opposizione): “Rimango coerente: No alla giunta Vergine”; Tonino Martinucci (pensionato): “None”; Rita Luceri (mia prof di francese): “Je vote Non au référendum”; Flora 2000 (fiorista e agenzia di pompe funebri): “Pe’ l’arma de li morti: No”; Fausto Romano (attore, regista e scrittore dalla schiena dritta): “Signornò”; Carlo Martignano (verde, ambientalista):
mar142026
Non voglio dire che certa mancanza di senso civico dipenda da ciò che sto per dire, ma sono quasi certo che sia una concausa.
Dire che la storia di Galatina sia la stessa per Noha, fino a tentare in continuazione di far scomparire il nome, è un falso storico e morale. Sono due comunità che hanno vissuto storie differenti. A volte più vicine tra loro, a volte lontane. Per capirlo bisogna averne studiato quantomeno le pagine principali delle relative storie. L’ignoranza divide come le mura, non c'è niente da fare. Così come non c’è niente di male nell'insegnare ai propri figli a dire con orgoglio: "Sono di Noha", o di Collemeto o di Santa Barbara o di qualsivoglia altro luogo a cui ci si sente di appartenere. È risaputo dai più che le differenze creano valore, lo può capire anche un bambino e, soprattutto in questo caso, il galatinese contemporaneo. L'opposto, il “tutti uguali”, fuori e dentro, è invece un pericolosissimo appiattimento neuronico cronico. La recente storia d’Italia insegna.
Saper riconoscere e valorizzare le differenze è essenziale per costruire relazioni più profonde e, a proposito di inclusività, per promuovere un ambiente inclusivo. Le differenze sono una opportunità per generare innovazione, e contribuire così al benessere collettivo, di tutti.
Disconoscere la storia di un luogo e quindi di una comunità, è un atto di presunzione.
Se non conosci non ami, come fai altrimenti ad avere rispetto per te stesso e per il prossimo?
Se non ami non curi, anzi, distruggi.
Voler far finta che Noha non esista e venga fusa come una banalissima periferia, non crea certo occasioni di cultura, quella sostanziale per intenderci, concepita anche come mezzo di elevazione sociale. A proposito di finzione, mi sovviene una frase di Giacomo Leopardi in una sua opera, “Pensieri Moralisti greci”, scritti tra il 1824 e il 1932:
"Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono"
Senza la storia si è senza memoria, e quindi senza identità. È a rischio il futuro della bellezza.

Che palle. Se ancora vivi, e se i poliziotti del mondo Usraeliani non dovessero per caso bombardarci come Usa di questi tempi, domenica 22 e lunedì 23 marzo prossimi saremo ‘ntorna chiamati alle urne per l’n-esimo referendum costituzionale.
Dico bene “’ntorna”, in quanto non passa legislatura senza che al governo di turno (che dovrebbe occuparsi di ben altro), corroborato dalla propria maggioranza, sovente in combutta con pezzi di diciamo opposizione, venga il ghiribizzo di inoculare un po’ di virus P2 nella nostra Costituzione, quella stessa sulla quale i suoi esponenti giurano con la mano sul petto (mi sa altezza portafoglio) all’inizio dei loro mandati. Ora, la nostra carta costituzionale non sarà “la più bella del mondo” come asseriva quello, ma quasi sempre, quando ci metton mano, non fanno altro che storpiarla oltremodo.
Questa volta si son messi in testa di attentare alla separazione dei tre poteri dello stato (provando a subordinare il giudiziario all’esecutivo, mentre per il legislativo è quasi fatta) dandocela da bere con la semantica della separazione delle carriere dei giudici, e quindi con la triplicazione dei CSM (consigli superiori della magistratura), giacché pure delle spese connesse, tanto paghiamo noi, e, ciliegina sulla torta, con il sorteggio però dei soli giudici togati, ché quelli “laici” invece – come sono toghi loro - sarebbero sì estratti a sorte, ma fra i prescelti dagli amici degli amici (quando si dice autonomia e indipendenza).
Ce la stanno vendendo come la panacea dei mali della Giustizia, ma il cattivo funzionamento della macchina del terzo potere non dipende mica dalla separazione delle carriere tra i giudici requirenti e quelli giudicanti (già separati dalle statistiche oltre che dalla legge Cartabia di tre/quattro anni fa, per la regola secondo cui il cambio può avvenire soltanto una volta nell’arco della carriera del magistrato ed entro dieci anni dalla sua prima assegnazione, e in altra regione), ma innanzitutto dalla professionalità e dalla credibilità di pm e giudici, dall’endemica carenza degli organici, dalla mai realizzata digitalizzazione del processo penale, dall’edilizia giudiziaria che fa, appunto, pena, quindi da altri 200 milioni di tagli freschi alla Giustizia appunto nel 2026, e poi dalla ipertrofia normativa, dalla farraginosità delle procedure e, non ultimo, dall’alto tasso di litigiosità per bagattelle che intasano le aule dei tribunali (un esempio per tutti le querele temerarie, fatte apposta per intimidire e imbavagliare).
Il caso Tortora, quell’altro di Garlasco, i bambini nel bosco, e tutti gli altri di cui si sta occupando l’Istituto Luce a reti unificate sono solo fumo negli occhi degli allocchi, e non c’azzeccano nulla con la separazione delle carriere dei magistrati, come d’altro canto gli errori giudiziari, che continueranno a esserci come e forse più di prima. Eh sì, oggi un pubblico ministero per definizione imparziale è la migliore garanzia per il cittadino che non ha santi in paradiso: egli infatti deve raccogliere le prove a carico ma anche quelle a favore dell’indagato (ed eventualmente imputato), e quando ritiene che non ci siano i presupposti per procedere chiede l’archiviazione per l’indagato o l’assoluzione per l’imputato. Diverso sarebbe l’atteggiamento di un pm trasformato in “avvocato dell’accusa”, all’americana per capirci, il cui scopo principale invece è quello di “vincere”, collezionando il maggior numero possibile di arresti, rinvii a giudizio e condanne.
feb282026
Correva l’anno 1953, il 17 agosto, il Sindaco Carmine D’Amico di Galatina, così scriveva al Vescovo di Nardò, a quel tempo diocesi di appartenenza dell’antico Comune di Noha:
“Eccellentissimo Monsignor Ursi.
Nella nostra frazione di Noha, un gruppo di cittadini, ha presentato richiesta per la costruzione di un mercatino pubblico.
Ora, l'area consigliata e richiesta, è adiacente alla Chiesa Matrice (lato ovest) e dovrebbesi abbattere la chiesina laterale.
L'amministrazione non ha creduto prendere decisioni definitiva senza prima sentire il pensiero dell’Ecc.ma Vostra Ill.ma. Sarebbe gradito conoscere il parere del suo ufficio per le ulteriori determinazioni di questa Amministrazione.”
Dopo circa un mese, e precisamente il 15 settembre, così rispondeva il Vicario Generale:
Ill.mo sig. Sindaco del Comune di Galatina. In riferimento alla precedente Sua del 17 u. s. relativa alla Cappella della Beata Vergine delle Grazie in Noha, mi onoro significarle che in tale Cappella ha sede la Confraternita omonima. Prima, quindi, di concedere quanto era nei desideri di V. S. Ill.ma, questa Rev.ma Curia ha interpellato i Dirigenti della medesima Confraternita, i quali hanno giustamente risposto che sono ben lieti, anche in considerazione della finalità della richiesta (IL MERCATINO), di cedere la loro Cappella a condizione che codesto Comune ne costruisca una uguale in altra zona della medesima frazione.
Questa Rev.ma Curia è sicura che V. S. Ill.ma troverà giusta la richiesta dei confratelli ed a tale condizione concede ben volentieri la licenza di abbattere la Cappella della B. V. delle Grazie.
Voglia, Signor Sindaco, gradire i sensi della più profonda stima.
Il Vicario Generale.
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feb282026
Ma è proprio vero che la felicità ai giorni nostri dipende dall’energia?
Quanta ne occorre veramente per vivere sani senza ammalarsi prematuramente e morire come topi in gabbia?
In uno dei convegni per il “Festivale dell’Energia”, organizzato a Lecce nel maggio del 2025, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Prof. Dott. Gilberto Pichetto Fratin, ospite d’onore (anche se da remoto) al Teatro Apollo leccese, ha dichiarato, visti i tempi di guerre in corso, che per stare più tranquilli in Salento, oltre a ricoprire tutte le superfici idonee (tutte) con il fotovoltaico, l’eolico e alcune piccole centrali nucleari, sarà opportuno tenere pronta all’uso, anche la Centrale a carbone di Cerano. Insomma, "melius est abundare quam deficere"
Festival dell'Energia, a Lecce dal 29 al 31 maggio
Un vecchio saggio diceva: chi si accontenta gode. Ma gli stili di vita imposti da questo sistema predatorio e basato sul consumismo a tutti i costi, il nesso del “godere” al “sapersi accontentare” lo ha cancellato, e forse ci resta solo più, e purtroppo neanche per tutti:
“…un giorno da leone”.
Nucleare e mini-reattori: perché la sicurezza energetica rischia di diventare fragilità strategica
Ce lo raccontano i medici di ISDE ITALIA (Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente)

•Tempi di costruzione: Nessun Reattore Nucleare Modulare di Taglia Ridotta (SMR) è operativo su scala commerciale in UE. L’Italia non avrà SMR pronti prima del 2035–2040. Troppo tardi per gli obiettivi net-zero al 2030 (IPCC 2023)
Durante l’audizione sui disegni di legge C.1742 e C.2669, il dottor Giovanni Ghirga, per ISDE Italia, ha illustrato il paradosso nucleare: una tecnologia presentata come soluzione per la sicurezza energetica potrebbe trasformarsi, in scenari di crisi o conflitto, in un fattore di fragilità strategica e coercizione.
feb252026

Pensavate voi che il nostro splendid Sindaco, tomo tomo, cacchio cacchio, dopo averlo sognato per tanto tempo (e permesso la sua realizzazione in men che non si dica) andasse finalmente a consumare la sua bella “colazione ricca di gusto prima di iniziare la giornata […] nel posto giusto e con la giusta compagnia, [dove] anche i piccoli momenti quotidiani diventano straordinari” dico dal McCafé®? Macché: da navigato guru del marketing il nostro beniamino non si fa mica irretire dai facili slogan pubblicitari di questo o quel colosso multinazionale, ma, dotato di indubbio spirito pragmatico, di una visione di città tanta così, e soprattutto della vicinanza alla gggente, il caffè viene a prenderlo direttamente a casa vostra.
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Dai, non ditemi che non ne sapevate nulla ché la di lui visitatissima pagina face-book (ormai facente funzioni di albo pretorio comunale) al solo apparir della clamorosa notizia viene likkata come non mai, mentre Galatina tutta, da nord a sud da est a ovest, è tappezzata di manifesti 70x100 escogitati dall’armocromista di turno con colori caldi, nostalgici, dal rustico al naïf che fan tanto tarallucci Mulino Bianco, e poi l’immagine del primo cittadino incravattato in basso a destra, una tazzina fumante in alto a mo’ (appunto) di fumetto, e ancora in primo piano a caratteri cubitali il promettente invito, e infine, non ci crederete, il suo numero di cellulare privato in sovrimpressione per i messaggi Whatsapp al fine di fissare un appuntamento (una specie di CUP) per l’imperdibile occasione. A completare il quadretto ci mancherebbero giusto un po’ di santini sparsi sui banconi di bar e posticini vari, ma mai dire mai. Per il resto non vi dico le indigene wawes (a ondate proprio, ‘ste vave) da parte dell’Istituto (Porta) Luce de nohantri, dei siti amici, della stampa del regimetto, dei videomaker taglia e cuci spot promozionali immortalanti baci e abbracci degli storici incontri, e mille voci dal sen fuggite tipo “la città è rinata”, “bella la piazza”, “sono contentissima che hai accettato” [sic].
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