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Sempre meno Fratelli in Italia
Di Albino Campa (del 17/03/2011 @ 14:22:01, in 150 anni UnitÓ di Italia, linkato 2870 volte)
Penso sia doveroso, nel giorno in cui si festeggia il centocinquantesimo anno dall’Unità d’Italia, fermarsi un attimo a meditare sulla situazione odierna della nostra penisola con uno sguardo al passato. A mio dire, infatti, la vera motivazione che ha spinto il nostro presidente della Repubblica a battersi con forza per istituire questa festa nazionale non è stata esclusivamente la ricorrenza storica, ma soprattutto la constatazione di un affievolimento del senso di unità negli italiani. E questo traspare senza ombra di dubbio dalle parole pronunciare ieri sera dallo stesso Napolitano:

 

“Ne abbiamo passate tante, passeremo anche quelle che abbiamo di fronte, in un mondo forse più difficile, però l’importante è che ci ricordiamo sempre che, anche se ognuno ha i suoi problemi, i suoi interessi e le sue idee, e discutiamo, e battagliamo, ciascuno è parte di qualcosa di più grande, che è appunto la nostra nazione, la nostra patria, la nostra Italia! E se saremo uniti sapremo vincere tutte le difficoltà che ci attendono.”
E pertanto in queste poche righe vorrei partire da una frase, tratta dalla poesia La seconda venuta di William Butler Yeats, per imbastire la mia breve riflessione.
 “I migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori sono pieni di intensità appassionata”.
Il guaio è proprio questo! I migliori tendono a tirarsi indietro, a non immischiarsi, ad evitare grane, consapevoli di quanto sia difficile al giorno d’oggi esprimersi liberamente senza essere sempre classificati in una delle due fazioni politiche o inquadrati in una dottrina religiosa, economica, morale e così via. In Italia, nel 2011, tutto è forzatamente bipolare e sembra che tutti debbano obbligatoriamente scegliere di stare da una parte o dall’altra. Il bipolarismo sembra essere diventata una gabbia per la libertà di pensiero e le idee sembrano essere diventate dei muri di cemento armato imbattibili. Si sceglie una linea, la si segue a testa bassa, senza osare mai contraddirsi, senza prestare ascolto a nessuno (e soprattutto ai cittadini): guai a dire all’avversario politico “forse hai ragione”; guai a dire “dovrei rivedere la mia posizione su quell’argomento”; guai a contraddire il proprio leader, a pensarla diversamente da lui.  

Ecco perché i migliori non si vedono e mai si vedranno in politica, almeno sino a quando il sistema non cambierà. Così facendo tuttavia si lascia sempre più spazio ai peggiori, che presi dalla foga del vuoto della piazza intorno a loro, si rincorrono e si azzuffano come bambini giocosi, ignari del danno che arrecano, giorno dopo giorno, all’Italia unita.

Michele Stursi