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Un saluto ad un amico
Di Albino Campa (del 04/04/2007 @ 23:22:37, in NohaBlog, linkato 3603 volte)

"Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo nuovo contributo del nostro amico Marcello D'Acquarica sulla figura di Gino Tarantino, compianto artista figlio di Noha".

Rammarico e  tristezza, questo resta per aver perso un amicizia  insolita, disinteressata, di semplice confronto e dialogo.
Si dice: prima o poi i nodi vengono al pettine; ed anche: le cose assumono naturalmente la giusta collocazione. Cosi è.
Bisogna riconoscere che  non basta nascere nello stesso posto e crescere insieme per essere dei veri amici, certo è una componente di grande valenza, ma non sufficiente.  I ricordi delle prime esperienze, il tempo trascorso insieme, il dialetto, le tradizioni consumate, sono tutti collanti irripetibili. Ma se a causa delle vicissitudini della vita il distacco non scatena nessuna azione di ricerca, di riavvicinamento, vuol dire che il passato ha coronato il suo compito, e tutto può essere considerato finito. Per sempre.
Non così per noi, che abbiamo saputo dare il giusto valore al nostro passato. Che lo abbiamo adoperato come meritava: collante per il presente ed il futuro.  Cosa potrei volere di più? Ti sono grato  per avermi dato l'occasione di aprire gli occhi e discernere nella opacità del quotidiano, un grande valore: l'amicizia. Quando un rapporto fra due persone non è disturbato da estranei, quando è libero e distaccato dalle miserie che invadono i nostri pensieri, quando persiste nonostante le differenti scelte di vita, è il momento per capire che questa è cosa rara, che merita tutta la nostra attenzione. Altrettanta attenzione merita la riflessione sul percorso già di per se drammatico (e quindi sufficientemente ripagato con il dolore) che ha costretto i tuoi ultimi istanti di vita. Certo non ci si deve commiserare del proprio stato di peccatore crogiolandosi nell'essere uomini che camminano sulla terra e quindi “costretti” a sporcarsi  i piedi di fango, ma, tanto meno, dobbiamo sentirci chiamati a  giudicare l'operato del nostro prossimo. Pensiamo all'insegnamento di Gesù quando dice ai Giudei che si accingono a lapidare una donna colpevole di adulterio: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. E chi ha orecchie per intendere intenda...
La cosa che purtroppo ha sorpreso tutti è stato “l'evento” inatteso e prematuro.
Ma chi mai poteva immaginare l'inimmaginabile... questi sono i nostri limiti!
Adesso che il “Mistero” più grande della vita ti ha già coinvolto e nessuna delle nostre strade è più  percorribile non mi resta che sperare e pregare che, insieme a tutti i nostri cari, possa godere la pace con la “P” maiuscola.

Marcello D’Acquarica