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Erri De Luca: I pesci non chiudono gli occhi (Giangiacomo Feltrinelli Editore)
Di Albino Campa (del 08/11/2011 @ 00:13:04, in Recensione libro, linkato 2601 volte)
I pesci non chiudono gli occhi, è un libro di formato tascabile che si lascia divorare “tutto d’un fiato” come si suol dire quando si legge con avidità e attaccamento un testo. Nel racconto si incontrano scorci di vita che ti sbattono in faccia la somiglianza di realtà vissute da molti di noi, anche se in ambiti e modalità differenti, un po’ per il contesto di povertà della vita, un po’ per le relazioni con i personaggi, sia familiari: padre, madre e nonni, che con la vita di paese.  Per esempio, leggiamo della decisione del protagonista adolescente che vuole vincere la paura di affrontare i “bulli” più grandi di lui di un anno o poco più, a costo di lasciarsi massacrare di pugni, senza ricorrere alla protezione certa del pescatore più anziano. Piacevole è la poesia del ricordo che c’è nel momento in cui il bambino è concentrato nel rito del consumare un gelato a forma di banana, seduto sotto la protezione di una qualsiasi balconata, come si usava anche al nostro paese quando i gestori del glorioso Bar Duomo, Mante e Pietrhuzzu confezionavano le “banane” con le forme in alluminio. O del divertimento nel portare di corsa a casa un pezzo di ghiaccio stretto nelle mani, avvolto solamente da un foglio di giornale. Si rimane sorpresi, per esempio, nello scoprire del perché ci ostiniamo ancora a guardare i fuochi artificiali, che guarda caso, fanno paura a molti bambini, quando poi si può restare incantati davanti al fragore e lo splendore di una cascata d’acqua, o da un prato di milioni di fiorellini colorati, o il riverbero dei milioni di cristalli di un campo innevato. Oppure può capitare di scoprire la genialità  dell’ippopotamo che, nonostante abbia una forza superiore a quella del coccodrillo,  si immerge nel silenzio dell’acqua, cercandovi rifugio. La bellezza della lettura sta nel fatto che certe cose le puoi scoprire sempre, anche a 50 anni, come dice lo stesso autore, io aggiungo che si possono scoprire anche a 60, a 70 oppure 80 e 100 anni, come per esempio la bellezza del lasciarsi prendere per mano, o anche di saperne fare a meno quando diventa necessario imparare a vivere e ad amare.
Insomma, “I pesci non chiudono gli occhi” non è che una splendida “volata”.
 
Marcello D’Acquarica