
La voglia matta di andare controcorrente, sfatare i luoghi comuni e cimentarsi con un’idea che diventa vincente a patto che non ci si limiti a desiderare le cose, ma a volerle ardentemente, fa ben sperare. Sta succedendo a Noha, dove il piccolo artigianato e il micro-commercio sembrano resistere imperterriti nella lotta continua contro i titani della grande distr(ib)uzione e contro l'intelligenza purtroppo solo artificiale dei numerosi Mc Loni, da qualche tempo anche a chilometro zero.

I segnali sono più d’uno e nel raggio di qualche centinaio di metri uno dall’altro. In via Donatello, per esempio, abbiamo il Joy Cafè pronto a riaprire i battenti dopo un periodo più o meno lungo di diciamo riflessione; lo si arguisce dal cartello esposto alla porta a vetri dell’ingresso: “Tanta voglia di rivedervi, batterie pronte, riapriamo”, e da alcuni indizi inequivocabili del suo ritorno in campo con grande smalto.

A un fischio dal suddetto bar, precisamente al numero 19 di via Trisciolo, i locali dell’antico negozio di Gilberto Elettrodomestici, traslocato a suo tempo in un sito più ampio e adatto alla bisogna, si ripresentano oggi al mondo con un bel manifesto a tutta vetrina: “Coming soon”. A meno che non si tratti di una nuova filiale (o branch) della British school, con molte probabilità avremo a che fare con una nuova attività artigianale, il cui codice Ateco scopriremo vivendo e possibilmente frequentando.
Nel frattempo, in piazza San Michele, sotto le volte a stella dei locali ad angolo adiacenti la torre civica dell’orologio, stavolta senza striscioni o cartelli ufficiali che ne annuncino l’arrivo, fervono i lavori per l’allestimento di un novello negozio: termine che fa ben sperare, atteso che etimologicamente corrisponderebbe alla negazione dell’ozio. Anche qui staremo a vedere e a toccare con mano.
Intanto all’ombra della torre medievale, in Vico Pigno, a due passi dal forno, “odi il martel picchiare”, onde il mesciu di turno “s’affretta, e s’adopra di fornir l’opra” per un’altra struttura certamente all’altezza del sabato del villaggio.
Ma non finisce qui. Verso il borgo Casiceddhre sembra bollire in pentola qualcos’altro di buono e giusto, se è vero quello che l’uccellino ci ha anticipato. E cioè che un paio di giovanotti di buona volontà vorrebbero allestire un bel mercatino di frutta soprattutto autoprodotta. È solo questione di tempo, la volontà ardente di cui all’inizio di queste note anche in questo caso c’è tutta. E chissà che in qualche altra strada o contrada nohana non s’incontrino altri cantieri, alveari di operai e attività per realizzare finalmente la strategia della Restanza.
Per fortuna il sistema nervoso dell’economia indigena – che non è assolutamente curtense - non è fatto ancora dall’occupazione predatoria e violenta (però edulcorata da parte del marketing e dai politicanti al soldo) delle multinazionali neocolonialiste che basano le loro fortune sul modello estrattivista - sistema che, per chi non l’avesse ancora capito (tipo i likkers di turno perennemente entusiasti), ci fa perdere risorse naturali e finanziarie, posti di lavoro e soprattutto la faccia. Il nostro apparato produttivo e commerciale è invece retto dai piccoli esercenti, eroi non per caso, tutti (e dico tutti) di altissimo livello nel loro specifico ambito lavorativo.
Se brami la tutela del genius loci e la salvaguardia della tua economia, acquista da chi conosci, ti chiama per nome e non ti considera un soggetto passivo di un algoritmo, e soprattutto da chi non sei costretto a rintracciare scaricando l’ennesima app. Privilegia chi non fa sprecare a te e al mondo troppo tempo, sostieni chi ti spiega le cose di persona invece di rimandarti a un numero verde, e opta per chi ti vende solo il giusto, evitando chi ti spara “pop-up” in continuazione, notifiche “push”, lanci di “alert” e altra simile bigiotteria elettronica.
Sono queste le notizie edificanti per una comunità che vuole continuare a vivere, sottraendosi alla colonizzazione dei primatisti del neoliberismo e rifiutando di rinchiudersi dentro un cellulare.
Ebbene sì, c’è chi vorrebbe il software perfino per acquistare zangùni e paparìne.
Antonio Mellone