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Articoli del 28/10/2026

Di Marcello D'Acquarica (pubblicato @ 08:22:04 in NoiAmbiente, linkato 85 volte)

Monitorare le emissioni che possono essere causa di inquinamento, ammesso che il monitoraggio venga fatto con efficacia, non vuol dire considerare gli accumuli che si creano negli anni e che possono essere causa di rischio tossicologico. Nel Verbale del Tavolo Tecnico per la VIS di Colacem del 28.01.2026, reperibile in rete, il dr. Sergio Mangia scrive: “…la valutazione tossicologica risulta basata sulla sola esposizione per inalazione e non considera gli effetti dell’esposizione cronica di sostanze bioaccumulabili, come i composti organici clorurati e i metalli, dal momento che il bioaccumulo avviene in seguito ad ingestione di alimenti contaminati e non per inalazione”.

Nel 1934 a Galatina venne realizzato l’aeroporto militare. Per quella grande opera furono sacrificati 226 ettari di terra fertile (e ci sta, non si può mica pensare di non avere un aeroporto militare a qualche chilometro dal centro della città). Certo, qualche effetto collaterale c’è tutto: ma che vuoi che sia un po’ di veleno nell’aria e nell’ambiente circostante, e qualche decibel di troppo di notte e di giorno. Dobbiamo difenderci eh: noi e l’intera Nazione.

Sempre in nome del "progresso”, nel 1953 a Galatina nasceva il primo e unico cementificio di tutta la provincia, che dopo qualche anno diventa uno tra i maggiori d’Europa, anche questo fuoriporta, ma non più di tanto, un paio di chilometri dalle piazze di Galatina, ma molto meno da quelle di Sogliano e Soleto. Altro grande vanto per la città. Dal sacrificio nasce una realtà occupazionale importante, i rischi per la salute però pure ci sono. Dopo sette decenni di attività, salvo errori e omissioni, risulterebbero circa 70 posti di lavoro, che possono al massimo diventare cento/duecento, considerando l’indotto. Che vuoi che sia il fatto che nel raggio dei 16 comuni (140.000 abitanti) coinvolti in una ricerca scientifica (il Cluster dei Tumori) si evidenzi un’impennata dei tumori. Bisogna conviverci: e allora a Taranto?

Nel frattempo la temperatura dell’acqua della pentola nella quale siamo immersi fino al collo aumenta, ma la rana (o il rospo da ingoiare) non se ne accorge.

Ma andiamo avanti. Ai due "sacrifici" precedenti, agli inizi degli anni '70 si aggiunge la Zona Industriale Galatina/Soleto, a pochissime centinaia di metri dall'abitato con tanto di fonderia, zincheria, calcificio, bitumificio e - scrive Arpa in un verbale del mese di ottobre 2026 - 53 opifici per il trattamento di rifiuti. Facendo rapido un calcolo dei dati pubblicati sull'albo pretorio della provincia, sotto il naso dei residenti (ma anche dei turisti a frotte), circolano diverse centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, chissà fino a che punto tracciati. Ma questa è un’altra storia.

Nel 2023, da dati Ispra integrati da quelli del MASE, il consumo di suolo di Galatina, raggiunge il 20%, grazie soprattutto alle elargizioni di ettari di terreni agricoli in favore di Terna, però in cambio dei famosi ristori economici. Il conto dello stupefacente progresso viene pagato a ristori. Alla nostra richiesta in merito all'utilità pubblica di questa forma di esproprio agrario, gli ingegneri di Terna, durante la presentazione al Teatro Cavallino Bianco di Galatina del 17 ottobre 2023, riguardo al famigerato elettrodotto marino di 250 km nel canale d'Otranto, ci risposero che servirà a dare un futuro a i nostri nipoti e amen. E così di sottrazione, moltiplicazione, divisione e addizione arriviamo al 2026, con le piste ciclabili sostanzialmente vuote, un piano del traffico che trova sbocco in qualche mega-parcheggio da costruire nei pressi del centro storico, il carbone che brucia miscelato ai rifiuti, gli ulivi eradicati con la storia della Xylella, i grandi pini urbani abbattuti perché ritenuti pericolosi ma sostituiti prontamente con mini siepi lillipuziane, la plastica che costa troppo riciclarla, ma pochissimo come combustibile, e quasi per miracolo da rifiuto riciclabile si trasforma in CSS (combustibile solido secondario). Dicono che sia meno peggio bruciare la plastica nel cementificio piuttosto che in centinaia di roghi illegali in mezzo alle campagne.  Quanto basta per convincerci che sia meglio così, e cioè che tanto è un problema globale, come si sente spesso concludere nei consigli comunali.

Così la metafora della rana bollita è diventata finalmente realtà.

Marcello D’Acquarica

 

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