feb252026

Pensavate voi che il nostro splendid Sindaco, tomo tomo, cacchio cacchio, dopo averlo sognato per tanto tempo (e permesso la sua realizzazione in men che non si dica) andasse finalmente a consumare la sua bella “colazione ricca di gusto prima di iniziare la giornata […] nel posto giusto e con la giusta compagnia, [dove] anche i piccoli momenti quotidiani diventano straordinari” dico dal McCafé®? Macché: da navigato guru del marketing il nostro beniamino non si fa mica irretire dai facili slogan pubblicitari di questo o quel colosso multinazionale, ma, dotato di indubbio spirito pragmatico, di una visione di città tanta così, e soprattutto della vicinanza alla gggente, il caffè viene a prenderlo direttamente a casa vostra.
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Dai, non ditemi che non ne sapevate nulla ché la di lui visitatissima pagina face-book (ormai facente funzioni di albo pretorio comunale) al solo apparir della clamorosa notizia viene likkata come non mai, mentre Galatina tutta, da nord a sud da est a ovest, è tappezzata di manifesti 70x100 escogitati dall’armocromista di turno con colori caldi, nostalgici, dal rustico al naïf che fan tanto tarallucci Mulino Bianco, e poi l’immagine del primo cittadino incravattato in basso a destra, una tazzina fumante in alto a mo’ (appunto) di fumetto, e ancora in primo piano a caratteri cubitali il promettente invito, e infine, non ci crederete, il suo numero di cellulare privato in sovrimpressione per i messaggi Whatsapp al fine di fissare un appuntamento (una specie di CUP) per l’imperdibile occasione. A completare il quadretto ci mancherebbero giusto un po’ di santini sparsi sui banconi di bar e posticini vari, ma mai dire mai. Per il resto non vi dico le indigene wawes (a ondate proprio, ‘ste vave) da parte dell’Istituto (Porta) Luce de nohantri, dei siti amici, della stampa del regimetto, dei videomaker taglia e cuci spot promozionali immortalanti baci e abbracci degli storici incontri, e mille voci dal sen fuggite tipo “la città è rinata”, “bella la piazza”, “sono contentissima che hai accettato” [sic]. Sicuramente, per naturale modestia e altrettanta ritrosia del verginale committente, dal filmino saranno state tagliate le immagini degli affreschi cateriniani, senza dubbio ultimamente più vibranti e solenni che pria, sempre grazie ovviamente al suddetto Raimondello del Balzo Orsini redivivo.

Immaginiamo le migliaia di caffè che il poveretto sarà costretto a ingurgitare per onorare fino in fondo tutti i suoi impegni civici, e d’altro canto quanti altri eccitatissimi fans in fila per il grande evento, in attesa del loro turno, saranno indotti a farsi in solitaria un Segafredo (parliamo sempre della bevanda estratta dai chicchi tostati della pianta delle angiosperme) o in subordine Spinelli a iosa (altro marchio di nero, stavolta in cialda o venduto nei distributori automatici).
Pensate: con tutti questi rendez-vous il Nostro appare così strafatto di caffeina che ormai chiama “miscela” perfino il recentissimo rimpasto di governo: quello che più o meno all’ultimo minuto ha permesso l’ingresso in consiglio comunale di qualche pezzo da novanta. Peccato per la tempistica: ad anticiparlo di un mesetto, due, il titolo di Capitale della Cultura non ce l’avrebbe levato nessuno.
Quale claim avrei adottato io per l’n-esima genialata sindacale? Naturalmente il fortunato tormentone del caffè Splendid: “Col caffè di montagna il gusto ci guadagna”. Ma (solo per l’attuale tornata) con una piccola variante: a montagna sostituirei campagna.
Elettorale.
Antonio Mellone
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