In questi giorni su Noha.it sono apparse delle immagini provocatorie, delle quasi-vignette, con singoli rifiuti che qualificavano i soggetti che le avevano causate: Fulminati anonimi; Vavusi anonimi, Mc Loni anonimi, Cazzoni anonimi; etc.
E pensare che un tempo ci si fregiava di ben altri titoli: matematici, scienziati, economisti, docenti, eccetera, frutto di lavoro, studio e grandi sacrifici da parte dei medesimi protagonisti, spesso costretti a fuggire da questa terra con conseguente aumento della sua stessa sterilità, del nostro Salento appunto.
Ma quello che Noha.it ha voluto evidenziare è soltanto un "dettaglio del tutto”, un particolare dell'insieme, la punta di un iceberg purtroppo enorme, sconfinato, fuori scala di sostenibilità. No, non sono più solo aree di sosta, è un tutt’uno senza fine.
Oggi, mentre percorrevo via san Giuseppe, la strada che da Galatina porta a Soleto, venivo avvolto da una nube pestilenziale e mefitica: folgorato proprio nell'animo, nella parte vitale più importante di noi quella, che a detta del Vangelo, “dopo”, sarà destinata all'Inferno o se va bene in Purgatorio o addirittura in Paradiso. Insomma, tra un ingoio e un respiro profondo di quella nube tossica decisi di fermarmi per immortalare quei particolari pubblicati su Noha.it, ma che qui stanno ammucchiati l'uno sull'altro in un abbraccio funesto, mortale: corollario scenografico, da premio Oscar per un film horror: campi arsi e resti di alberi anneriti, “scrasce” combuste. Giusto così, con l’obiettivo di condividere con voi questo dramma sociale che ha dell’incredibile.
Come potete vedere resiste alquanto il reticolato, il recinto che protegge l'ennesimo campo di pannelli fotovoltaici, la ciliegina sulla torta, e la topica distesa di bottiglie vuote luccicanti, lanciate al volo dai soliti noti “anonimi”, magari usciti dalla novella facoltà universitaria piazzasanpietrina, cosiddetta del divertimento. Una distesa così omogenea e brillante da far invidia ai prati inglesi.
Difatti, l'unica materia che resiste agli incendi purificatori è il vetro, mentre il resto va in fumo con polveri e nanoparticelle sparpagliate nei polmoni e nel sangue dei fortunati residenti, passanti e domiciliati.
Dunque, via San Giuseppe è, insieme a molte altre del nostro Salento “del sole, del mare e de lu vientu”, e anche -terra - del tormento, è dicevo, in buona compagnia: anche la via di Noha, così chiamata “via curve curve" o viale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sono tutte un florilegio di immonde immondizie. E questo è solo il testo. Ma anche il contesto non scherza: sì certo, bella la nuova fiammante super pista ciclopedonale (ancorché deserta), ma vuoi mettere le fiammate degli incendi, il nero carbon fossile degli ex prati o quelle dei fumi soffocanti che sembrano sprigionarsi intorno (o dentro?) alla vecchia cava, oggi discarica? Mica è da tutti godere della terra dei fuochi a km0.
Meno male che nelle nostre bellissime piazze, per esempio in quella di San Pietro di Galatina o in quell'altra di Melpignano, si balla e si “zzumpa”, mentre poco più in là, tra i campi e le strade di periferia, danzano i nostri spettri e quel che è peggio, il futuro che nessun genitore avrebbe mai voluto per i suoi figli.
Marcello D’Acquarica
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