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Di Redazione (del 10/06/2026 @ 13:56:42, in Lettere al direttore, linkato 992 volte)

Questa è la storia di una primavera che doveva essere come tante e che invece si è trasformata in un’avventura incredibile, un’odissea burocratica che alla fine, per fortuna, ha trovato il suo lieto fine. Io sono Lina, e quella che sto per raccontarvi è la mia "storia infinita" con un esercito di piccoli, instancabili e preziosi insetti: le api.

Tutti sappiamo quanto le api siano importanti per il nostro ecosistema e quanto vadano protette, ma c’è un momento dell’anno in cui la natura segue il suo corso in modo travolgente. In primavera, quando negli alveari nasce una nuova regina, quella vecchia prende con sé più della metà della famiglia e sciama via alla ricerca di una nuova casa. Di solito questo viaggio dura dalle ventiquattro alle quarantotto ore; le api si fermano temporaneamente su un albero, un balcone o persino in un cimitero, mentre le operaie esploratrici cercano il luogo perfetto in cui stabilirsi. Io non avevo mai visto una sciamatura dal vivo, se non nei documentari.

Tutto è iniziato circa un mese fa, in un tiepido pomeriggio, quando un forte e profondo ronzio ha riempito l’aria. In pochi minuti, migliaia e migliaia di api si sono posate sul muro esterno della mia casa, proprio vicino al mio balcone. Vederle così da vicino è stato uno spettacolo bellissimo, ma vi confesso che l'emozione ha lasciato subito il posto al timore. Quando ho capito che avevano deciso di fermarsi proprio lì, mi sono preoccupata seriamente. Da quel momento è cominciato il mio calvario.

Ho subito contattato i Vigili del Fuoco, rimanendo in contatto con loro per un'intera settimana. Il loro consiglio è stato quello di cercare un apicoltore che potesse prelevare lo sciame. Ho iniziato a telefonare a chiunque, perdendo presto il conto delle chiamate, ma la risposta era sempre la stessa. Le api si erano posate a ben nove metri d’altezza, su una parete liscia e senza alcun appiglio. Per gli apicoltori privati il rischio era troppo alto, e per intervenire in sicurezza a quell'altezza servivano autorizzazioni e un supporto logistico adeguato che nessuno poteva fornirmi. Di fronte a questa difficoltà, si sono rifiutati tutti: i Vigili del Fuoco, i Vigili Urbani e persino le guardie zoofile. Se da un lato potevo comprendere i timori degli apicoltori per la propria incolumità, dall'altro mi sono ritrovata completamente sola, con tutte le porte sbarrate dalle autorità competenti.

Le risposte che ho ricevuto in quei giorni mi hanno ferito profondamente. Qualcuno è arrivato a dirmi che non erano un ente di beneficenza, che il problema era solo mio e che dovevo risolvermelo da sola perché la pubblica incolumità non era a rischio. Ma come si fa a dire una cosa del genere? In quella casa vive una persona cardiopatica e fortemente allergica alle punture di insetti. Mi sono chiesta spesso se la vita di un cittadino in difficoltà valga meno di quella di un gattino da salvare su un albero, per cui giustamente si muovono tutti. Ho persino chiamato un Assessore del Comune di Galatina con delega, ma anche lì ho trovato un buco nell'acqua: mi è stato ribadito che dovevo sbrigarmela da sola, indicandomi un contatto che, puntualmente, si è tirato indietro non appena ha sentito parlare di nove metri d'altezza.

Nel frattempo, il tempo passava e la situazione peggiorava. Le api avevano trovato un varco e avevano fatto il nido direttamente nell’intercapedine del muro portante della mia casa. Sul balcone era ormai impossibile uscire. Ce n'erano a migliaia che volavano ovunque, alcune entravano persino in stanza e anche i vicini cominciavano a lamentarsi. Il ronzio dietro la parete era costante, continuo, una presenza fissa che toglieva la serenità. Ero sfinita, demoralizzata e ormai quasi arresa all'idea che nessuno mi avrebbe aiutato.

Poi, un giorno, mentre navigavo su Facebook, mi è caduto l'occhio sul post di uno sciame d’api rimosso in un cimitero. Si faceva il nome di un'apicoltrice di Copertino. Senza pensarci due volte l'ho chiamata e le ho raccontato tutta la mia storia, lo sfinimento e il senso di abbandono da parte delle istituzioni. Quella telefonata ha cambiato tutto. La signora Monica Signorelli di Apicoltura Salentina mi ha ascoltato, mi ha spiegato che esistono leggi precise che tutelano sia le api sia i cittadini in queste situazioni e si è arrabbiata tantissimo per come ero stata trattata. Ha preso a cuore il mio problema e si è attivata immediatamente, mettendomi in contatto con l'avvocato Daniela Sindaco, consigliera comunale con delega.

Daniela Sindaco è stata straordinaria. Mi ha chiamata subito per capire la gravità della situazione e, nel giro di ventiquattro ore, ha letteralmente capovolto il mondo. Ha organizzato un sopralluogo con i tecnici comunali e ha trovato l'apicoltore giusto. In meno di una settimana è riuscita a coordinare tutto il supporto logistico necessario, compreso un "ragno", ovvero una piattaforma aerea adatta a muoversi nello spazio stretto vicino a casa mia.

Il giorno concordato si è presentata una vera e propria squadra di salvataggio: il proprietario della piattaforma aerea, i tecnici del comune, l'apicoltore Emanuele Napoli con la sua compagna, pronti a effettuare il recupero a nove metri d'altezza in totale sicurezza. Il lavoro è stato fatto con professionalità e il grosso dello sciame è stato finalmente tratto in salvo.

Oggi voglio dire un grazie immenso a Monica di Copertino per non essersi girata dall'altra parte, a Daniela Sindaco per aver dimostrato cosa significhi davvero essere al servizio dei cittadini, a Emanuele Napoli per il suo coraggio con le api e ad Alberto Vinci di Vinci Intonaci Galatone per il supporto logistico con la piattaforma.

Se non avessi trovato la signora Monica, oggi sarei ancora prigioniera in casa mia con le api nel muro. Certo, qualcuna gira ancora nei paraggi e ci vorrà tempo prima che vadano via del tutto, ma il pericolo grosso è passato. Con questo mio racconto non voglio offendere nessuno, ma voglio lanciare un messaggio chiaro a chi mi ha risposto "è un problema suo". Non funziona così. Davanti a situazioni complesse e pericolose, le istituzioni e gli organi competenti hanno il dovere di aiutare il cittadino a trovare una soluzione, invece di lasciarlo solo a combattere contro i mulini a vento.

 Lina Sabella

 
Di Redazione (del 11/06/2026 @ 13:31:57, in Comunicato Stampa, linkato 143 volte)

“Non ci casco” fa tappa a Galatina. Nuovo appuntamento per la campagna di sensibilizzazione, prevenzione e contrasto delle truffe agli anziani. Dopo aver toccato molti centri abitati del Salento, è il turno di Galatina, che ospiterà l’11 giugno alle 18.30 nella Sala Contaldo (in via Cafaro, 2) sindacalisti, forze dell’ordine, avvocati e psicologi per dare agli anziani gli strumenti per difendersi dai raggiri tradizionali e da quelli che corrono sul web e sui cellulari.

L’iniziativa, organizzata dal Sindacato pensionati italiani, lo Spi Cgil Lecce, con il sostegno di Cgil Lecce, Federconsumatori e Silp Cgil (sindacato della polizia), gode del patrocinio del Comune di Galatina e della collaborazione dell’associazione “Un cuore protetto”.

 

Ringrazio Michele Scalese per aver preso posizione. Ma la maleducazione e il sopruso, purtroppo, sono all'ordine del giorno. Dall'attacco dell'assessore Diego Garzia in Consiglio comunale, con l'espressione sgradevole "SE STA ZITTA", condita da un “CORTESEMENTE”, agli attacchi di un impiegato comunale galatinese, pagato con i soldi pubblici sui social, al silenzio assordante della Commissione Pari Opportunità. A questo punto, sono io a chiederlo a gran voce: rispetto.

Ringrazio il giovane segretario del PD di Noha, Michele Scalese, per aver preso posizione contro il clima tossico che domina i nostri social e il confronto politico. Nel suo articolo, Scalese ha scritto con amarezza e lucidità: "La nostra Città assiste a un progressivo deterioramento del confronto politico e civile... Ogni giorno leggiamo offese deliranti, attacchi personali, scherno e aggressività verso l'opposizione... La violenza non nasce dal nulla. La violenza si apprende. Si eredita culturalmente. I figli osservano gli adulti… E forse dovrebbe far riflettere e persino vergognare il fatto che oggi siano proprio alcuni giovani a dover richiamare gli adulti al rispetto, all'educazione e alla civiltà del confronto." Michele, grazie. Ma la maleducazione e il sopruso sono all'ordine del giorno.

Un grave episodio è avvenuto nell'ultimo Consiglio comunale quando l'assessore Garzia, benché non si discutesse di servizi sociali e dunque non avesse per regolamento alcun diritto di intervenire, in barba alle regole, si sia presentato davanti al microfono e, alle sacrosante protese della minoranza, abbia rivolto l'espressione: "SE STA ZITTA LE SPIEGO", condito da un "CORTESEMENTE" e "SE CORTESEMENTE STATE ZITTI VI SPIEGO".

Il problema, oltre all’espressione in cui si vuole far tacere l’altra parte politica, è che in quel contesto, regolamento alla mano, l’unico che non poteva parlare era lui. Non era previsto dal regolamento che parlasse, perché non erano presenti argomenti inerenti alle sue deleghe.

E il presidente del Consiglio se n’è reso conto e, per un attimo, ha dichiarato: “Non parla più”.

Ma l’assessore ha ritenuto di dover contraddire anche il suo Presidente del Consiglio, tenendo comunque il suo monologo per alcuni minuti, con il Presidente del Consiglio che ormai aveva abbondantemente perso la gestione dell’assise di mano, e non ha potuto fare altre che stare a guardare, come tutti noi.

Prendiamo atto degli innumerevoli "scusa" e “scusate” che sono usciti dall’intervento dell'assessore, ma il nucleo della questione è che ha continuato a violare il regolamento. E noi che dai banchi della minoranza provavamo a fare rispettare il regolamento, siamo stati presi in giro.

Tutto questo da provocare una presa di posizione del Consigliere Vito Albano Tundo, che ha abbandonato l'aula.

Un altro fatto grave che ormai è norma riguarda un impiegato comunale, pagato con i soldi di tutti i cittadini di Galatina che probabilmente passa più tempo su facebook che in comune, permettendosi di attaccare sui social, con commenti maleducati e inopportuni, talvolta volgari.

Se questi sono i modi dell'Amministrazione Vergine, se questo è il rispetto delle regole dell'Amministrazione Vergine, io non mi stancherò di oppormi, di dire basta e di chiedere rispetto.

Chiedo e pretendo rispetto anche accendendo un faro su come si svolge il Consiglio comunale. Chiedo che finisca questa cattiva abitudine di vedere consiglieri della minoranza essere interrotti, nonostante rispettino i tempi dei loro interventi, assessori intervenire quando non ne hanno facoltà, e impiegati comunali attaccare sui social in maniera discutibile.

E non da ultimo, mi rivolgo all’assessorato alle Pari Opportunità, che tanto si è indignata di ciò che è stato detto in Parlamento alla Premier, ma che non proferisce una parola per ciò che succede nel suo Comune: se c'è e ha qualcosa da dire, lo faccia. Altrimenti sarà complice di questi modi.

Ho atteso finora. Invano. Perché non c'è stata presa di posizione contro gli attacchi sui social rivolti alla consigliera comunale e provinciale, né contro gli attacchi di un impiegato comunale.

Un impiegato comunale non dovrebbe mai attaccare: dovrebbe avere un atteggiamento neutro.

Basta con questo clima tossico. Chiediamo rispetto per tutti.

 

Loredana Tundo

Consigliera Comunale e Provinciale

 

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