Eccoci di nuovo noi battezzati invitati a vivere la Quaresima.

Ma cos’è ? Certo, una parola questa che non suscita entusiasmi.

Viviamo in un mondo distratto delle cose dello spirito. Il carnevale è molto più incisivo e presente. Alle persone più mature questo termine richiama alla mente immagini piuttosto cupe, immagini di severe penitenze, di rinunce, di insistenti considerazioni sul proprio peccato. Oggi,  quasi  neanche ce ne accorgiamo che è Quaresima.

Anche la Chiesa ha ridotto le forme di penitenza pubblica: un po’ di digiuno e astinenza dalle carni il mercoledì delle Ceneri e il venerdì santo, e privarsi della carne ogni venerdì fino a Pasqua: tutto questo come segno di attenzione per evitare i peccati. E’ il caso di dire che il Signore si accontenta anche delle briciole.

Quando ero piccolo la tradizione alimentare del periodo Quaresimale era caratterizzata da grande moderazione: infatti venivano eliminati dalle tavole la carne (che comunque a casa mia si mangiava solo due o tre volte l’anno), le uova, i latticini e i loro derivati. Sulla pasta, invece del formaggio grattugiato si metteva pane crattatu. Tali privazioni terminavano durante la Settimana Santa quando si preparavano i dolci tipici pasquali, tra questi la "Cuddhrura", dolce di forma circolare, con dentro un uovo sodo con tutto il guscio, che i fidanzati regalavano alla loro ragazza nel giorno della Resurrezione.

Per la Quaresima lungo i secoli si sono sviluppate pie pratiche e si sono aggiunte manifestazioni popolari. La parola stessa vuol dire “quaranta giorni”, che poi, se li contate, dal mercoledì delle ceneri fino a Pasqua sono più di quaranta. Anzi prima della riforma liturgica programmata dal Concilio Vaticano Secondo (1962-1965) c’era anche la quinquagesima (50 giorni), la sessagesima (60 giorni) e la settuagesima (70 giorni): parole queste ormai abolite. Quaresima (40 giorni dunque) è solo per dire a chi è battezzato che bisognerebbe dedicare un periodo di tempo abbastanza lungo per prepararsi spiritualmente alla Pasqua.

Chi scrive questi ricordi ha in mente altre usanze che sono esistite e vissute anche a Noha. Ve ne ricordo qualcuna, anzi diciamo subito che alcune sono ancora vive e vegete pur con delle varianti.

La Curemma

Possiamo cominciare dalla Curemma. Ai tempi della mia infanzia si usava esporre sui balconi o sulle terrazze un fantoccio, simbolo dell’inizio della Quaresima e della fine del Carnevale. Il fantoccio raffigurava una vecchia signora, magra e orrenda, tutta vestita di nero in segno di lutto per la morte del Carnevale. Nella mano destra aveva un filo di lana con un fuso, simboli della laboriosità e del tempo che scorre, e nella sinistra una marangia con dentro infilate sette penne di gallina per quante erano le domeniche mancanti dalla Quaresima alla Pasqua. L'arancia amara (o marangia) con il suo sapore acre rappresentava la sofferenza, e le sette penne, le settimane di astinenza e sacrificio antecedenti la Pasqua. Ad ogni scorrere di settimana si toglieva una penna. Alla fine del periodo, esaurito il filo da tessere, con la marangia  ormai secca e le penne esaurite, la curemma veniva rimossa dal terrazzo e appesa a un filo su di un palo. Una volta, quando la Pasqua di Resurrezione si celebrava la mattina del sabato santo, nel momento della caduta dellu mantu o pannu e il suono delle campane annunciava la Resurrezione, veniva bruciata con scoppi di mortaretti tra l’allegria di tutti, mentre il fuoco annunziava il periodo di purificazione e salvezza.

Secondo un’antica leggenda la Curemma era sposata con lu Paulinu, personaggio carnevalesco appartenente al folklore salentino, di cui si celebravano i funerali il martedì grasso. Il pupazzo della Curemma veniva costruito con grande cura e attenzione ai dettagli. La sua faccia era solitamente molto espressiva, con occhi sporgenti e bocca aperta, come a indicare il dolore e la sofferenza del peccatore. Le sue vesti erano anch’esse curate nei minimi particolari, con abiti stracciati e cappelli di paglia.

[continua settimana prossima con la seconda e ultima parte]

 

P. Francesco D’Acquarica

 

 
 

Il 26 febbraio del 2010 a Kabul, moriva, eroicamente, il funzionario dell’AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) Pietro Antonio Colazzo, galatinese, classe 1962.
Quel maledetto giorno si trovava al "Park Residence Guesthouse", a pochi passi dall'ambasciata italiana, insieme ad altri 4 funzionari dell'Agenzia, quando lo scoppio delle bombe scatena un inferno di vetri rotti e fiamme. Pietro, che aveva rapporti con i vertici della polizia e dei servizi segreti locali, allerta i soccorsi. L'attacco, come sa bene, non è finito e infatti uno sciame di kamikaze si infiltra nell'albergo. Lo scopo è quello di ferire il più alto numero di vittime a colpi di fucile e pistola e poi, farsi saltare con la cintura esplosiva. Colazzo resta dov'è con la pistola in pugno a proteggere la fuga degli altri quattro agenti, che riescono a mettersi in salvo. Quando la sua morte viene comunicata insieme a quella di altre 18 vittime, le informazioni sono confuse. Alcuni dicono fosse un medico, altri, un diplomatico. È la vita segreta degli 007, nell'anonimato fino a che la morte non arriva a rendere loro quell'onore di cui in vita, non si sono potuti fregiare. La sua salma torna in Italia per i funerali di Stato mentre, contrito, il generale afghano Abdul Rahman parla di lui come “un uomo coraggioso” che ha fornito informazioni precise grazie alle quali la polizia è stata in grado di portare al sicuro, sani e salvi, altri quattro italiani. Il 25 giugno 2010 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito a Pietro Antonio Colazzo la Croce d’Onore alla memoria con queste motivazioni: «Funzionario dell'Aise, operante nell'ambito di una struttura informativa a supporto dei comandi militari nazionali e multinazionali e a salvaguardia degli interessi italiani in Afghanistan, nel corso di un attacco terroristico veniva raggiunto da fuoco nemico e dall'onda d'urto di una potentissima esplosione, decedendo per le ferite riportate. Nella circostanza, nonostante fosse oggetto del fuoco dei terroristi, non desisteva dalla sua azione, fornendo preziose indicazioni alle forze di sicurezza afghane in procinto di

 

Lunedì 26 febbraio alle ore 18:00, nella Sala conferenze dell’ex Palazzo De Maria, in Corte Taddeo, la programmazione dell’offerta formativa dell’Università Popolare “Aldo Vallone” prevede un secondo incontro con la prof.ssa Marisa Forcina sul tema: “Pensare nella differenza, pensare nella libertà”.

L’evento sarà introdotto dal Presidente Mario Graziuso.

Marisa Forcina, nostra concittadina, è stata docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Lecce, poi del Salento, dal 1980 al 2020, e ha ricoperto l’incarico di Delegata del Rettore alle Pari opportunità per tre mandati, dal 2001 al 2019.

Le sue ricerche hanno messo a fuoco il valore della soggettività femminile in rapporto al pensiero e alla politica, evidenziando come la differenza sessuale contribuisca a rinnovare e trasformare il pensiero tradizionale nella riformulazione della giustizia, dell’uguaglianza, della libertà, dell’autorità e della cittadinanza.

Dopo aver sviluppato nel precedente incontro un’analisi storica del pensiero della differenza, in quello odierno presenterà alcune figure di particolare rilievo che hanno contribuito alla diffusione della teoria e della prassi della differenza, come Hanna Arendt, Simone Weil e Françoise Collin.

A quest’ultima ha dedicato il suo ultimo lavoro editoriale dallo stesso titolo delle nostre due lezioni.

 

Con il contributo della maestra Paola Congedo e ovviamente del sottoscritto, diretti nipoti del pittore di Noha, si è voluto organizzare una piccola mostra con alcune opere del pittore di Noha, Michele D'acquarica.
Quindi è tutto pronto per condividere  un pensiero positivo che nonostante i malanni della vita moderna e relative conseguenze spesso insostenibili, ha resistito fino ai nostri giorni.
È un messaggio, quello dell'artista della pittura e della poesia, che seppur nelle difficoltà della vita,  ha voluto che restasse il più a lungo possibile con i suoi figli, i suoi nipoti e infine con tutti noi.

Marcello D'acquarica

 

Di Redazione (del 22/02/2024 @ 18:44:34, in Comunicato Stampa, linkato 85 volte)

La città di Galatina, già città d’arte, dal 22 al 24 febbraio 2024 dalle ore 15.30 ospiterà nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, il convegno internazionale dal titolo: “Dominium, Officium. Identità e rappresentazione tra Terre Orsiniane e Monarchia Aragonese”.

La tre giorni aperta a studiosi, appassionati ma anche a quanti intendono conoscere il periodo medievale intende promuovere, nel quadro della storia nazionale, la conoscenza dell’età orsiniana in Terra d’Otranto, dal punto di vista in particolare del suo assetto istituzionale e della sua produzione artistica. Nella prima sessione del giorno 22 dalle ore 15.30 dopo i saluti istituzionali durante i quali interverranno il Rettore dell’Università del Salento, Fabio Pollice; il Sindaco di Galatina, Fabio Vergine; il Sindaco di Soleto, Graziano Vantaggiato; il Presidente dell’Itituto storico italiano per il medioevo, Umberto Longo e il Rettore della Basilica di santa Caterina d’Alessandria, Fra Rocco Cagnazzo si darà il via alle 16.15 all’introduzione del convegno a cura del prof. Benedetto Vetere e del prof. Giancarlo Vallone. Seguirà la I° sessione “Esercito, Città e Guerra” presieduta da F. Cardini.   

Dalle ore 18.45 presso la sala cine-teatro della Basilica cateriniana, i professori F. Storti e S. Sublimi Saponetti, affronteranno il tema "Carte e ossa. Indagini su un cimitero di guerrieri turchi a Otranto (1480): interazioni metedologiche e principi comuni", proiettando in oltre 50 slide la ricostruzione anatomica eseguita digitalmente in 3D dei volti e dei corpi dei guerrieri turchi caduti nella guerra d'Otranto (1480) e rielaborati dagli scheletri che sono stati ritrovati tempo fa. 

Al Convegno parteciperanno illustri studiosi italiani e stranieri, come J.P. Boyer, F. Cardini, P. Schiera, U. Longo, S. Morelli, F. Senatore, F. Storti. È organizzato dal  prof. Giancarlo Vallone, e dal prof. Benedetto Vetere.

 

E’ il titolo di un convegno, proposto dall’Associazione Galatina al Centro, che affronterà queste tematiche dalle diverse angolazioni interpretative dei relatori partecipanti.

Nel corso della tavola rotonda verranno esaminate le competenze che potrebbero passare alle Regioni e soprattutto quali effetti ne deriverebbero sul Mezzogiorno e sullo sviluppo del Paese.

L’incontro si terrà Venerdì 23 febbraio, alle ore 18.00, nella sala conferenze dell’ex Monastero delle Clarisse -in Piazzetta Galluccio -a Galatina e sarà aperto dai saluti istituzionali di Michele De Benedetto, Presidente di Galatina al Centro e del Primo Cittadino Fabio Vergine.

Alla tavola rotonda, i cui lavori saranno introdotti da Piero De Lorentis Vice Presidente di Galatina al Centro, parteciperanno  la Senatrice, ex ministro ed europarlamentare Adriana Poli Bortone, il Professore di Diritto Amministrativo all’Università del Salento Pier Luigi Portaluri, il Consigliere regionale della Lega, docente a contratto dell’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana Fabio Saverio Romito, il giornalista, saggista e scrittore autore del libro “Le colpe del Sud”, Claudio Scamardella.

 

Di Marcello D'Acquarica (del 21/02/2024 @ 13:44:01, in Comunicato Stampa, linkato 173 volte)

Costruzione ed esercizio di un impianto fotovoltaico BYOPRO DEV2 e opere connesse - Potenza impianto 31,91 MWp - Comune di Galatina (LE)

Venghino, signori, venghino, ché qui è tutta pianura, i terreni te li regalano (o al massimo te li danno per due soldi), le istituzioni non proferiscono verbo, i padroni del vapore comandano, la propaganda green fa il resto, e il gregge fa il gregge bevendosi di tutto, muto e rassegnato come sempre.

L’impianto, della potenzialità di picco di 31,9116 Megawatt (MW), sarà da realizzarsi nell’area ubicata nel comune di Galatina, in provincia di Lecce, località Collemeto e proposto dalla BYOPRO DEV2 S.r.l., società corrente in Milano, alla Via A. Manzoni n. 41. Quando si dice “a chilometro zero”.

L’area prevista per quest’ennesimo impianto di pannelli fotovoltaici resta nelle vicinanze di quell’altra  zona per il  Comparto D4. Si tratta di un’area di oltre 10 ettari a ridosso della S.S.101 Lecce-Gallipoli. La finalità del pianificatore era quella di allocare, di fronte al polo commerciale (o forse pollo commerciale), costituito dalla D7, una area-vetrina che desse risalto e sviluppo alle realtà produttive locali di Collemeto.

Ecco quanto emerge dalla relazione tecnica disponibile sull’albo pretorio della Provincia per l’ennesimo consumo di suolo:

“…A seguito dell’emergere di vincoli di natura urbanistico-edilizio, segnalati dai referenti del Comune di Galatina nel corso della Conferenza di Servizi, si è reso necessario stralciare una porzione dell’impianto, per cui la superficie complessiva occupata dall’impianto ha subito una riduzione di circa 23.800 mq. La potenza complessiva del generatore fotovoltaico passerà di conseguenza da 31,9116 a 30,0252 MWp.”

Apposto. Problemi risolti. In poche parole su 40 ettari sono stati tolti 2 per via di “vincoli di natura urbanistico-edilizia” e il mondo (e Collemeto e pure Santa Barbara) sono salvi.

Tanto poi per farci stare ancor più tranquilli basterà la promessa di qualche “ristoro”, che ovviamente arriverà con calma, cioè al tempo delle calende greche. Nel frattempo, in mancanza d’altro, mai sia che ci facciano un parco alberato, per evitare di agonizzare sotto il caldo tropicale tipico delle ultime stagioni, potremo rinfrescarci le idee comodamente sdraitai in salotto, sotto i nostri eco-climatizzatori corredati di  pompe di calore, ovviamente green, come le bollette.

 

Come consigliere comunale e rappresentante galatinese del Movimento “Con”, ho presentato nei giorni scorsi, all’attenzione del Sindaco Fabio Vergine e degli assessori ai Lavori pubblici Carmine Perrone e all’Urbanistica Guglielmo Stasi, un progetto che prevede il recupero del paesaggio agrario dopo anni di disastri a causa del batterio della xylella. Inoltre, a tal proposito, martedì 20 febbraio, ho avuto un colloquio con il Primo Cittadino al fine di illustrargli dettagliatamente le procedure di realizzazione.

Nello specifico, il progetto sperimentale “Salento favoloso”, che viene proposto dal Movimento “Con” in ogni comune del Salento, al fine di ricreare il paesaggio salentino, prevede, attraverso l’investimento di modeste risorse, la possibilità di concedere ai cittadini virtuosi, che si sono visti desertificare le proprie campagne, degli alberi di ulivo in maniera gratuita. Le specie piantate saranno la Leccino e la FS17 (Favolosa) che per caratteristiche sono quelle più resistenti al batterio della xylella.

Il progetto prevede inoltre che il periodo per la piantumazione sia quello tra aprile e maggio, una volta cioè lasciate alle spalle le gelate. Il Salento, per le sue connotazioni storiche, ha una proprietà estremamente frastagliata in piccoli e piccolissimi appezzamenti di terreno, tant’è che i piccoli proprietari superano l’ottanta per cento dell’intera proprietà. Questa tipologia di terreni è di fatto esclusa da ogni forma di finanziamento in quanto i bandi prediligono le forme aziendali strutturate con all’interno “Iap” (imprenditori agricoli professionali) che diventano gli unici destinatari delle forme di finanziamento agevolato. Ed è in questo senso che abbiamo deciso di intervenire perché preoccupati dell’abbandono di una parte del territorio da parte dei proprietari, ed abbiamo voluto mettere al centro le persone, magari i giovani, e le loro campagne. Per questo il progetto e noi di “Con” chiediamo al Comune di farsi parte attiva, investendo una modesta somma di risorse per la realizzazione. La proposta che facciamo è quella di inserire nel prossimo bilancio delle somme che potranno dare la possibilità a cittadini virtuosi di poter adottare degli alberi di ulivo per recuperare i propri paesaggi distrutti dal killer xylella e mortificati dalla desertificazione dei suoli.

 

Di Michele Scalese (del 20/02/2024 @ 13:26:50, in Comunicato Stampa, linkato 95 volte)

Negli ultimi tempi si sta assistendo ad una grande mobilitazione per contrastare, con ogni mezzo a nostra disposizione, lo scellerato progetto dell’Autonomia Differenziata presentata in Parlamento dal governo Meloni, attorno al quale si coagulano varie spinte populiste di destra, con l’obiettivo di promuovere una scissione tra nord e sud senza precedenti. Dopo l’interessante dibattito pubblico organizzato a Galatina alla presenza dell’on. Stefanazzi e la Presidente del Consiglio della Regione Capone, decidiamo ancora una volta di non star fermi ma di continuare a lottare affinchè la cittadinanza possa essere informata sulla gravità delle conseguenze di questo ddl. Per questi motivi il Circolo del Partito Democratico di Noha ha organizzato una giornata di volantinaggio, sensibilizzazione e mobilitazione prevista per domenica 3 marzo in p.zza San Michele a Noha, che prevede l’allestimento di un banchetto informativo.  Alla base c’è l’idea secondo cui ognuno di noi ha la responsabilità e il dovere di fermare questa catastrofe per il Mezzogiorno con l’impegno e la mobilitazione dei cittadini, tenuti all’oscuro di quanto accade. Invitiamo, pertanto, tutti coloro che condividono i nostri ideali di equità e uguaglianza di prenderne parte insieme a noi, partendo dalla nostra frazione, a difesa dell’intero territorio e dei diritti inscindibili di tutti noi.

Michele Scalese

Segretario Circolo PD - Noha

 

 

 


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