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Articoli del 30/08/2026

Di Antonio Mellone (pubblicato @ 16:54:54 in Fetta di Mellone, linkato 88 volte)

Capisco che l’han trasmessa in diretta su Rai3 e su Rai Radio2, in streaming su Raiplay, e quest’anno per la prima volta anche in Eurovisione - e che dunque la censura era compresa nel pacchetto; e comprendo pure che dei circa 150.000 presenti almeno 149.000 non hanno la più pallida idea di quel che sta succedendo intorno a loro (e soprattutto non hanno alcuna intenzione di accorgersene), visto che quel che conta sopra ogni cosa è un panino con servola, una Dreher ghiacciata, quattru zumpi e qualche altra cosetta da primo livello della piramide di Maslow. Dai, non ho mica l’anello al naso per non intuire che se qualcuno degli artisti ospiti avesse provato a mettere la testa fuori dal sacco sarebbe stato dichiarato praticamente morto, dico dal punto di vista dei contatti in grado di trasformarsi in contratti, nel senso di palchi, scene da calcare e quindi cachet.

Sto parlando ovviamente della Notte della Taranta di cui purtroppo, ancora una volta, mi tocca cantare il De Profundis. Sì, belli: musica, voci, coreografie e testo, non c’è che dire, ma vuoi mettere il contesto tutto business, politically correct, e messaggi così “alti” che, al confronto, la selezione di Miss Italia  -  dove almeno un tempo si blaterava di “pace nel mondo” - sarebbe un concorso in Magistratura?

Son dovuto andare sul sito ufficiale della Fondazione per tentare di capire quale fosse il fil rouge della kermesse che da una trentina di anni a questa parte tocca svariate piazze salentine prima del concertone finale melpignanese. Sentite qua: «Le vie del Mediterraneo è il tema del Festival Itinerante 2026 de La Notte della Taranta: un itinerario immaginario che apre le rotte su un mare antico e fa di ogni tappa un incontro tra culture, lingue e tradizioni che si riconoscono, si intrecciano, si rinnovano». Ma tu pensa. E ancora: «Nel Mediterraneo si incrociano millenni di storie: popoli che si sono incontrati, intrecciati, che hanno scambiato lingua, musica, danze, credenze, usanze e pratiche. “Mare nostrum” nel suo senso più autentico: spazio condiviso, di tutti e di nessuno, lontano da ogni logica di dominio». Ineccepibili nella forma, come no, e indeterminati nella diciamo sostanza quanto basta per essere retoricamente “equidistanti” (soprattutto tra vittime e carnefici). Chissà se il Mediterraneo “lontano da ogni logica di dominio” sarà quello stesso solcato dalle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, armate di viveri e presidi sanitari, poi gentilmente speronate con atto di pirateria in acque internazionali - dove il diritto “vale fino a un certo punto” (ed è plausibile che da un certo punto in poi valga l’Antico Testamento) - dalle navi da guerra “dell’unica democrazia del Medio Oriente”. E pazienza se poi l’equipaggio Sumud - fatto di attivisti, medici, parlamentari e operatori umanitari di decine di paesi – sia stato rapito, sequestrato, portato illegalmente in prigione, e poco c’è mancato che qualche suo reporter venisse marchiato con un bel 44 sulla fronte. E sempre a proposito del “Mare Nostrum nel senso più autentico”, chissà se ne facciano ancora parte pure il Libano, la Siria e la striscia di Gaza, zone occupate, colonizzate, bombardate, assetate, disidratate, affamate, etnicamente pulizzate (e oggetto dell’indicibile parola, vale a dire genocidio) oppure se si tratti di paesi che si affacciano su un altro mare “nel suo senso più autentico”, tipo il Pacifico.

Ma forse cantanti, musicisti, presentatori e membri della Fondazione e del resto del cucuzzaro si saranno astenuti dal dirne mezza per paura di quel DDL in discussione su “prevenzione e contrasto all’antisemitismo” promosso dal Partito Unico (che va da tal Del Rio a Gasparri), onde fra poco ogni discorso critico nei confronti del sionismo verrà equiparato all’odio verso gli ebrei (mi sa tanto che rischierà grosso anche Amnesty International).

Pazienza se poi il Salento diverrà tappa del novello apartheid, con enormi ulteriori campi di pannelli fotovoltaici e svariati resort di lusso, frutto di un “Board of Peace 2” dei nostri prossimi venturi coloni, detti investitori, pronti a ‘mpizzare anche qui la propria bandierina con la stella esagrammica.

L’altra sera al concertone di Melpignano c’ero anch’io. Indossavo la maglietta con la Fetta di Mellone, simbolo tra l’altro della resistenza palestinese dal 1967, disegnata dalla mia amica artista Lucia De Matteis (con questo emblema pare che si evitino ancora i blocchi degli algoritmi online). Mentre sul palco si celebravano le magnifiche sorti e progressive del Mediterraneo Condiviso, spiegavo queste cose ad Andrea, figlio di amici, dieci anni, prima media a settembre. E Andrea, capendo quanto si stiano infinocchiando le masse di teleconsumatori con panzane come l’esportazione della democrazia a suon di missili, la lotta al terrorismo facendolo e la pace sterminando, alla fine mi ha guardato e ha detto lapidario: “Condoglianze”.

Non so se rivolte ai palestinesi, alla Taranta o a noi altri.

Antonio Mellone

 [Quinta fetta di Mellone – estate 2026]

 

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