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Di Antonio Mellone (del 31/12/2021 @ 08:39:18, in NohaBlog, linkato 151 volte)

L’avrei fatto di persona se avessi potuto incontrarvi ancora una volta a scuola, come si dice, in presenza: ma è da un bel po’ che questo è sostanzialmente vietato. È vero, qualche mese addietro ho avuto l’opportunità di conferire con alcuni fra voi: ma è stato a distanza, ed è tutta un’altra cosa.

La prendo un po’ alla larga (ché è letteratura divagare), per dirvi che noi tutti, dico lo stato, vi dobbiamo delle scuse. Sì certo, per come abbiamo ridotto la scuola a colpi di “riforme”.

Se siamo arrivati fino a questo punto, cioè a “ragionare” come un sol gregge, e sovente a non saper scrivere o intrattenere una conversazione di senso compiuto, e forse anche a non cogliere il senso (profondo, sfumato, metaforico, satirico, eccetera) di quel che si legge o si ascolta, a non intendere i dati, le grandezze, le loro relazioni, e a confondere cose all’apparenza simili ovvero a non riconoscere la consonanza di quelle dissimili, e infine a farci convincere in massa dagli imbonitori televisivi ultimamente travestiti pure da scienziati, ergo a considerare ormai la scienza come una religione da professare con atti di fede, è anche (soprattutto) per via della scuola diventata facile, con la scusa che debba essere “democratica e progressista” (temo che ai più sfugga quanto abbassare il livello degli studi sia l’atto più antidemocratico in assoluto: onde i rampolli dei ceti padronali frequentano scuole difficili, altroché).

È che alle classi spesso è associato il lemma “pollaio”; han sostituito molte ore di lezione con i corsi di orientamento; i professori non stanno più alle calcagna degli studenti e non possono chiedere più di tanto (sicché dal dizionario del corpo docente sono stati banditi i verbi esigere e pretendere); i genitori sono diventati sindacalisti della prole quando non avvocati difensori. In definitiva la bocciatura è stata bocciata, le interrogazioni sono diventate “programmate”, e i voti (soprattutto i cattivi voti un tempo dispensati senza pietà) del tutto scomparsi dalla circolazione.

 

Con delibera di giunta 353 del 9 dicembre l’amministrazione del Sindaco Marcello Amante candida i 33 alloggi popolari di proprietà dell’Ente di via Lucrezio a Noha per un importante intervento di recupero e riqualificazione dal costo di circa € 2.300.000,00, interamente a carico delle finanze regionali e/o nazionali.

Interventi previsti per l’efficientamento energetico:

- coibentazione tramite “cappotto” delle pareti esterne, per una razionalizzazione dei consumi garantendo un miglior comfort;

- sostituzione di tutti gli attuali infissi esterni con nuovi realizzati in alluminio a taglio termico;

- sostituzione delle attuali caldaie a gas, tradizionali e di vecchia generazione, con generatori ibridi di ultima generazione (pompa di calore + caldaia a condensazione ad alta efficienza);

- realizzazione di impianti fotovoltaici della potenza di 2 kW per ogni unità immobiliare che verranno posizionati sul lastrico solare e serviranno a produrre energia destinata totalmente all’autoconsumo delle singole unità abitative

Interventi previsti per il miglioramento sismico:

- inserimento nella struttura di elementi resistenti dissipativi esterni che possano assorbire le azioni sismiche. Preliminarmente a tale intervento si procederà al ripristino delle armature corrose ed alla ricostruzione del copriferro degli elementi strutturali in facciata che risultano essere stati soggetti a forti fenomeni di corrosione ed espulsione del calcestruzzo

 

«Una tematica complessa, che chiama in causa il futuro dei balneari e delle nostre coste, non può essere trattata in un tavolo d'elite, che taglia fuori i diretti interessati e non consente una pluralità di opinioni e vedute». Così il deputato salentino del M5S, Leonardo Donno, in riferimento al tavolo tecnico-politico annunciato dai ministri Garavaglia, Giorgetti e Gelmini, a seguito di un incontro con i rappresentanti delle categorie dei balneari.
«Quello preannunciato non è il giusto metodo di lavoro -spiega Donno- Vista la complessità del tema, che si trascina da oltre 15 anni senza giungere ad alcuna soluzione, e in considerazione dei diversi interessi e soggetti coinvolti, il confronto non può essere ridotto ad una riunione di un certo schieramento politico con alcune categorie interessate.
Sarebbe auspicabile, invece, coinvolgere tutte le forze politiche di maggioranza di questo Governo, così come tutti i soggetti diversamente interessati e coinvolti dal tema delle concessioni demaniali marittime, come i rappresentanti dei consumatori e dei lavoratori, così come quelli degli enti territoriali dei comuni e delle regioni e le altre Autorità coinvolte. Per il Movimento 5 Stelle bisogna allargare la
discussione e avviare subito un confronto serio e costruttivo per giungere a soluzioni concrete, senza regalare inutili illusioni né fare promesse propagandistiche o difendere interessi di parte.

 
Di Fabrizio Vincenti (del 23/12/2021 @ 20:53:17, in NohaBlog, linkato 465 volte)

È Natale. Lo so che non ce ne siamo accorti, ma è Natale anche quest’anno.

Mai come ora è necessario ribadire che il Salvatore è già nato, secoli fa, e non ce ne sono altri da nessun’altra parte.

Voi potete ostinarvi a mettere quel che volete nei vostri presepi freddi e artificiali, ma quella mangiatoia non riuscirete a riempirla con nessun altro se non con quel Salvatore di cui una volta si parlava tanto. Ora non più. Non se ne sente parlare nelle Chiese; persino il Vaticano è reticente nel pronunciarne il nome.

L’aria che tira fuori da Betlemme è tossica. Perfino tra i pastori, chiamati a suon di urla dagli angeli, esterrefatti davanti all’obbrobrio dell’animo umano, non c’è alcun accordo su quale sia la direzione giusta per la grotta. E mentre si perde tempo, e ci si sbraita addosso come se dei dèmoni avessero iniettato rabbia nelle vene dei malcapitati, Lei sta già partorendo, tra sante urla di dolore, inascoltate da gente ingrata per la vita, per la libertà e per la dignità che da lì a poco ci è data, tanto che qualcuno, lassù, ha avuto così tanta fiducia e coraggio da chiamarci figli. Pur sapendo che mai ci saremmo considerati e comportati da fratelli.

È stato fatto di tutto quest’anno affinché nessuno si accorgesse che la stella si è posata lì dove spunta il mistero. Erode ha anticipato tutti, re magi, angeli e pastori. Ha mandato le sue guardie a confondere, a terrorizzare, ad aizzare la folla in preda ai fumi allucinogeni, con lo scopo di negare il mistero.

Voi potete star lì, vicino al vostro fuocherello, notte e giorno, giocando con i vostri dati: quante sono le pecore, quanto latte si munge, quali producono la lana migliore, quanti sono gli arieti, quanti cani avete per tenere compatto il gregge, quanto guadagnerete quest’anno con il formaggio. E mentre fate i vostri calcoli, maledicendo il pastore a voi vicino, pensando che sia sua la colpa della vostra disgrazia, Erode ha già realizzato il suo piano.

Il Salvatore è nato e nessuno se n’è accorto. E non avete idea di quello che è accaduto veramente, poiché non si è mai visto un mistero più grande di questo. Uno nasce per poter dire di essere figlio e per poter dire a voi, gente distratta, che avete un Padre e per questo non ci dovrebbe essere discordia tra di voi, poiché la sua eredità non si esaurisce per quanto possano essere egoisti i vostri calcoli.

Vi è stato detto di non parlare con quello e di non invitare a casa vostra quell’altro. A memoria, vi risulta che il Salvatore abbia mai detto qualcosa del genere? A voi, pastori ingrati, vi risulta che in vita sua il Salvatore si sia mai comportato così?

L’unica cosa alla quale Erode ci tiene più della sua stessa vita è cancellare il Mistero dalla storia, dalle vostre vite. E non sapete che è proprio il Mistero il significato che più si addice al Natale?

Tu, con tutti i tuoi dati, vorresti spiegare il mistero di Dio che nasce, dall’eternità alla storia per trasformarla in una storia eterna? Non ci riuscirai, né tu, né Erode con tutte le sue guardie di palazzo. Nessuno può impedire a quella Presenza di riempirti la mangiatoia, se non il tuo cuore di pietra ricoperto di cianfrusaglie. Fai spazio, fuori, dentro, ovunque tu possa, fai spazio, poiché il letame di Erode ti ha già ricoperto le ginocchia. Zittisci tutti e fai parlare il Mistero che poi, in fondo, è quanto di più silenzioso tu possa immaginare. Non è questo di cui tu ed io abbiamo bisogno? Del silenzio del mistero del Natale!

 
Di Redazione (del 23/12/2021 @ 20:44:54, in Comunicato Stampa, linkato 133 volte)

Un anno fa, il 23 dicembre, l’antivigilia di Natale 2020, ci lasciava Giorgio Lo Bue. Una brutta notizia che, pur essendo nell’aria, speravamo arrivasse il più tardi possibile. Invece era arrivata!

Un  incidente stradale, che da subito non sembrava grave (Accaduto tre anni prima, nei pressi del Cinema Teatro Cavallino bianco - quando si dice il destino! - , che lui tanto amava e per il quale aveva lottato con grande pervicacia per la sua riapertura), ha segnato gli ultimi anni della sua vita: nello scontro sbatteva la testa sul tettuccio della macchina, riportando quella che sembrava una lieve ecchimosi, che, con il tempo, ha intaccato lentamente parti importanti dei tessuti del cuoio capelluto. Da allora Giorgio non è stato più lo stesso, assistito con grande amore dalla moglie Francesca e da quanti gli sono stati vicini, si è consumato lentamente sino alla sua morte a soli 73 anni. 

Come ho scritto un anno fa, Giorgio a Galatina era un immigrato. Nato in Sicilia, a San Giovanni Gemini, provincia di Agrigento (il padre carabiniere, la madre casalinga), aveva trascorso i primissimi anni della vita a Stornarella, in provincia di Foggia, nella Piana del Tavoliere delle Puglie, a 10 anni, nell’estate del 1957, a seguito del padre, con tutta la famiglia – tre sorelle e un fratello -, trasferito presso la locale Caserma dei Carabinieri, giungeva a Galatina, divenuto il suo comune di adozione.   

Ho descritto gli anni della sua vita sino agli anni ‘70, quelli segnati dalla frequenza delle scuole elementari e dell’Avviamento Professionale, di chierichetto presso l’Oratorio, poi Parrocchia “Cuore Immacolato di Maria”,  nel Rione Italia, dove ha sempre abitato – Via Soleto e Via Vercelli -, “le tirate sino a sera, prima della messa vespertina, su lli cozzi del campo di calcio”, dei  giochi antichi, dello scambio di calciatori, della lettura e collezione di giornaletti, delle manie per le novità e il rito natalizio di allestimento del Presepe, gli amori di gioventù, il nostro girovagare per l’Italia in autostop nel 1968. Per finire, la partenza, quasi contemporanea, al servizio di leva, lui a Udine, io a Bologna.

Voglio ora ricordarlo per il suo grande amore per Galatina. Amore che lui ha sempre testimoniato attraverso il suo modo di essere, di esprimersi, di operare, di raccontare; nel suo impegno politico e sociale a favore dei concittadini adottivi; il suo incessante scavare, alla ricerca degli usi e dei costumi, delle tradizioni, sempre più spesso, estese all’intero Salento. E nei suoi numerosi scritti sulla stampa locale, nei suoi  interventi da uomo politico, nelle sue opere, questa passione è sempre presente. Ha collaborato con “Il Galatino”, il pluridecennale periodico quindicinale, e al “Filo di Aracne”, il trimestrale del Circolo Athena. Promotore di giornalini studenteschi, di pagine autogestite dai suoi alunni sui quotidiani regionali, puntuali i suoi servizi sulle varie attività artistiche, culturali, religiose, di costume, a cui ha legato buona parte degli ultimi anni.

 
Di Antonio Mellone (del 21/12/2021 @ 20:57:11, in NohaBlog, linkato 490 volte)

Avete presente Dante Alighieri, quel signore dal naso adunco che ha fatto finta di morire giusto settecento anni fa? Ebbene, non immaginate quanto mi siano di conforto le sue parole architettate nel mezzo del cammin di sua vita alla luce della messinscena corrente, che dico, isteria collettiva e imperterrita, nella quale, se solo osi alzare ciglio o storcere il muso professandoti un pizzico scettico nei confronti dell’informazione monocorde, vieni tacciato di apostasia, incriminato di mendacio, e condannato senz’appello all’ostracismo.

Ebbene, come asseriva quello, in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore, dico di chi considera le ideologie (cioè i sistemi di pensiero, rappresentazioni e valori essenziali all’elaborazione di teorie e politiche) ormai come una granata pronta a esplodere, e dunque da disinnescare urgentemente al fine di ricondurre tutti nel recinto perentorio e inclusivo di realismo e pragmatismo, sviluppo-resilienza-e-ripresa, lauree Stem e specializzazione estrema (e maisia se parli di guerre puniche), e finalmente di scienza cui sciogliere, fedele, inni e canti.

Ma ora, liberati da certi sillogismi, smettendo di ragionar di loro, proviamo a trasumanar alla volta del Paradiso.

Siamo nel XXXIII canto della Divina Commedia, l’ultimo di cento, quello nel quale il Poeta - grazie alle preghiere di San Bernardo di Chiaravalle (e degli altri beati) rivolte alla “Vergine Madre, figlia del suo Figlio” - ottiene la grazia di vedere Dio e di penetrare nei misteri della Verginità di Maria, dell’Ubiquità del Creatore nel suo creato, della Trinità, e infine dell’Incarnazione. In summa, un vero e proprio trattato di teologia in endecasillabi e rime.

Ora, ai suddetti quattro misteri se ne aggiunge un quinto: quello della mia diciamo silhouette che, vi giuro, è sempre la solita che si definirebbe asciutta, benché in questo video appaia, come dire, alquanto impinguata (né si tratta invero di ipertrofia del mio apparato muscolare dovuto a palestre o piscine: ché io avrei già enormi problemi con la cultura, figuriamoci col culturismo).

Ma l’arcano è subito disvelato: colpa o dolo del cardigan sottogiacca bigio, ormai obsoleto, infeltrito e ridotto ai minimi termini dopo gli innumerevoli lavaggi (a mano) da parte della regina madre: da qui l’effetto elastocompressivo del tronco.

Replichereste che avrei potuto indossare qualcos’altro di meno indecoroso prima delle riprese. E pensate voi che ne abbia avuto il tempo? Macché, neanche quello di cambiare gli scarponi da pioggia che non sono il massimo per la pedaliera di un organo a canne, né di radermi la barba di un giorno (più antiestetica, si sa, rispetto a quella di due), e men che meno di guardarmi propedeuticamente in uno specchio (dato che la chiesa madre di Noha ne è sprovvista da sempre).

 
Di Redazione (del 21/12/2021 @ 20:54:04, in Comunicato Stampa, linkato 111 volte)

Il 23 DICEMBRE alle ore 20,45 andrà in scena l'emozionante opera di Dickens "CANTO DI NATALE" (A Christmas Carol), una delle storie più commuoventi sul Natale.
I formidabili attori di Alibi teatro si esibiranno in un suggestivo recital musicato dal vivo.

Per le ben note ragioni dettate dal Covid l'accesso è consentito solo con prenotazione sino ad esaurimento posti ai soci Arci muniti di green pass e mascherina.

 
Di Michele Scalese (del 21/12/2021 @ 20:48:43, in Comunicato Stampa, linkato 86 volte)

Circolo PD Noha

 
Di Redazione (del 21/12/2021 @ 20:47:03, in Comunicato Stampa, linkato 96 volte)

L’ultimo Consiglio Comunale ha sancito la rottura della maggioranza che governa la nostra città. La posizione assunta dal consigliere Dott. Alessio Prastano sui debiti fuori bilancio è la dimostrazione che una maggioranza che sino ad ora sembrava granitica, non lo è più. Perdendo l’unico punto d’orgoglio del Sindaco Marcello Amante, che in più occasioni si è vantato della compattezza della sua maggioranza, a differenza delle esperienze precedenti. 

E poiché la percezione di una città è la risultanza della percezione del suo Sindaco, siamo preoccupati che inattività, galleggiamento e indolenza siano le uniche caratteristiche a contraddistinguere questi anni di amministrazione a guida Amante.
Dunque, Marcello Amante, nonostante il patetico tentativo di minimizzare questo episodio in consiglio comunale, deve prendere atto del fallimento del suo progetto amministrativo, verificare se è un caso isolato, e tirare finalmente le somme, consegnando ai cittadini il suo mandato elettorale. Sarebbe un atto di dignità.

 

L'Inferno al Castello di Noha...

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