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La Chiesa di Noha e i Vescovi di Nardò (parte 8)
Di P. Francesco D’Acquarica (del 06/03/2018 @ 22:04:17, in La chiesa di Noha e i Vescovi di Nardò, linkato 445 volte)

Eccoci giunti alla parte ottava della ricerca di P. Francesco D’Acquarica. In questa puntata si parla tra l’altro di due Sinodi diocesani, ai quali partecipò anche Noha con due sacerdoti.  

La redazione

 

CESARE BOVIO (verso il 1530 - 1583)

Vescovo di Nardò dal 1577 al 1583)

Dal 1577 al 1583 i Pontefici furono:

           Gregorio XIII (1502-1585)      Papa dal 1572 al 1585

          Sisto V (1521-1590)                Papa dal 1585 al 1590

           

            Arciprete di Noha:

            Don Salvatore Colafilippi (1550-1600), parroco  dal 1570 al 1600 circa.

 

            Cesare Bovio, fu eletto Vescovo di Nardò (il 14° della serie) da Gregorio XIII il 15 aprile del 1577. Era nato a Bologna verso il 1530 ma oriundo di Brindisi.

            Era specializzato in diritto civile ma specialmente nelle discipline ecclesiastiche che aveva appreso dal fratello Carlo (1522-1570), famoso Arcivescovo di Brindisi. Curò l’osservanza della disciplina ecclesiastica, la formazione dei chierici e di tutti gli addetti al culto, guidandoli all’onestà della vita.

            Appena giunse in diocesi, complimentandosi per il bene operato dal suo predecessore e dell’ottimo stato spirituale in cui la trovò, disse queste famose parole: Io trovo il terreno della mia diocesi ben governato, senza alcun’erba trista, di modo che non c’è bisogno d’altro che di ottima semenza.

 

            Nominò vicario generale Fabio Fornari, arcidiacono di Brindisi, suo nipote da parte materna e poi suo successore nel governo della diocesi. Secondo le indicazioni del Concilio di Trento (1545-1563) indisse il primo sinodo diocesano, che celebrò il 15 agosto 1577.

            In esso trattò delle chiese, della celebrazione dei divini misteri e delle Messe; della vita e dell’onestà dei chierici; degli arcipreti e dei rettori di chiese parrocchiali; delle norme da osservarsi nelle feste; dei Sacramenti del Battesimo, della Confermazione, della SS.ma Eucaristia, della Penitenza o Confessione, con l’elenco dei casi riservati e la forma di assoluzione da pronunziarsi uniformemente da tutti nelle confessioni ordinarie e l’altra di assoluzione generale da censure e da peccati, da usarsi in tempo di giubileo plenario, dell’Estrema Unzione, dell’Ordine e ‘Per quel che tocca la collatio di benefici, del Matrimonio; delli Maestri di scola et librari et de li libri che haran da visitare e quelli che haràn da tener per i Preti’.

            A questo primo sinodo vi presero parte tutti i rappresentanti della chiesa di Nardò e delle parrocchie della diocesi. Anche Noha fu presente.

            Di Nardò c’erano dunque 5 dignità, 20 canonici abati del capitolo cattedrale, 28 sacerdoti, 4 diaconi e 6 suddiaconi del clero; 11 abati dai conventi di Nardò e del resto della diocesi.

Erano inoltre presenti i 42 arcipreti seguenti col relativo clero:

Tabelle, Galatone, con 25 sacerdoti;

Copertino, con 39 sacerdoti, 3 diaconi, 2 suddiaconi e 10 chierici beneficiati;

Parabita, con 8 sacerdoti ed un diacono;

Racale, con 10 sacerdoti, 3 diaconi, 4 suddiaconi e 7 chierici beneficiati;

Casarano grande, con 5 sacerdoti;

Matino, con 4 sacerdoti e 2 diaconi;

Taviano con 3 sacerdoti ed un diacono;

Alliste, con un sacerdote, 2 diaconi ed un suddiacono;

Casarano piccolo, con un sacerdote;

Felline, con 3 sacerdoti, un diacono ed un suddiacono;

Collemeto, Tuglie, Fulcignano, Ugiarico, Carignano, Aradeo, con 3 sacerdoti;

Seclì, con 2 sacerdoti ed un diacono;

Noha, e Neviano con 2 sacerdoti.

 

            Noha partecipò dunque con due sacerdoti. Ormai la cittadina “Domus Novae” con le 13 chiese non esiste più: rimane un paesino con pochi abitanti con l’Arciprete e un vice parroco. Non ho trovato il nome di questo arciprete che ha partecipato al Sinodo, ma con molta probabilità fu lo stesso don Salvatore Colafilippi.

            Pur non avendo trovato particolare notizie su questo arciprete possiamo dire quanto segue.

            Il Colafilippi fu arciprete di Noha dal 1570 al 1600 per circa 30 anni. Probabilmente era nativo di Galatina ma residente a Noha.

            Nel 1563 era terminato il Concilio di Trento che aveva stabilito che in ogni parrocchia ci fossero i registri dei battezzati, dei morti e dei coniugati. Ma a Noha per ora tutto questo non c’è: si vede che il nostro arciprete non ha ancora preso coscienza delle disposizioni del Concilio di Trento, e passeranno più di cento anni prima di avere i primi registri (almeno quelli conservati) che sono del 1689.

            Durante il suo governo pastorale la chiesa basiliana di S. Teodoro, probabilmente danneggiata dai Turchi dopo il 1480, fu acquistata dal sig. Nicola Baldi, un affarista toscano ma residente a Galatina, assieme a tutta la proprietà terriera e venne inglobata nella masseria Colabaldi (1595). Stessa sorte seguirà il convento dei Basiliani.

            Il 9 aprile 1578 Cesare Bovio diede inizio alla visita pastorale della diocesi.  Ebbe come convisitatori Fabio Fornari, dottore nelle due leggi, Giovanni Francesco Nestore, dottore nelle due leggi, Leonardo Gaballo, cantore, gli abati Leonardo Trono e Giovanni Carlo Coluccia, dottore nelle due leggi, e Don Nicola Marziano, dottore nelle due leggi, sacerdote.

            Gli atti di questa visita, pervenuti sino a noi in buono stato di conservazione, sono molto importanti per le abbondanti notizie storiche che ci tramandano sia riguardo alle persone che alle condizioni della diocesi.

            Può essere utile conoscere lo schema del loro contenuto. Premessi i decreti generali di indizione della visita, inizia la relazione dettagliata della visita alle dignità, canonici, beneficiati e sacerdoti della città di Nardò, con la citazione delle varie bolle di ordinazione e del conferimento dei singoli benefici (A-4, ff. 3-108). Segue la relazione delle visite fatte nella cattedrale: alla custodia del SS.mo Sacramento (f. 117), alle sacre Reliquie (f. 119), al fonte battesimale (1. 119) alla sagrestia (f. 121); quindi vi è l’inventario di tutti gli arredi e di tutti i beni mobili della sagrestia con la descrizione e la provenienza di ciascuno: croci, incensieri, calici, pissidi, mitrie, pastorali, libri, campane, arredi ed oggetti preziosi vari (ff. 121-126); la descrizione dei beni, diritti ed oneri della mensa vescovile di Nardò; il sommario di ciò che dagli antichi scritti risulta intorno alla chiesa di Nardò e la serie dei vescovi (ff. 126-128); l’inventario di tutti i beni immobili: palazzo vescovile, censi in denaro, censi in cera, vigneti, oliveti, feudi di Fango, Parasceve o Santa Venerdia, Tabelle, Àrneo, le masserie Morroni, Donna Menga, Uomo morto, Schiavoni, Pendinello, feudo di Lucugnano, feudo di S. Nicola di Cigliano, terreno e feudo in Casarano, terreno in Taviano, in Racale ecc. (ff. 129-173); infine il sommario di tutte le scritture della chiesa cattedrale di Nardò e sua mensa vescovile (ff. 173-177).

            Si passa quindi alla visita del capitolo e del clero della cattedrale, che risultarono così composti: 5 dignità arcidiacono, preposito, cantore, tesoriere, arciprete, 20 canonici, 43 sacerdoti, 4 diaconi, 6 suddiaconi, 33 chierici minori, di cui 8 beneficiati. Vi sono poi alcune disposizioni sulla celebrazione dei divini offici, sui puntatori, sulle riunioni capitolati, sul diritto di voto nel capitolo, su alcune prescrizioni del concilio Trento e sul reddito della mensa capitolare. Completano gli atti l’inventario dei beni, dei redditi e dei diritti del capitolo, i diritti dei funerali capitolari e la visita alla prebenda dell’ arcidiaconato (ff. 149-196).

 

            Terminata la visita in Nardò il 27 giugno 1578, l’anno successivo la compì nelle parrocchie di Galatone, Copertino, Noha, Seclì, Neviano, Aradeo, Racale, Felline, Casarano grande e Taviano. Negli anni seguenti sino al 1582 continuò la visita nelle restanti parrocchie.

            Il 15 agosto 1579, celebrò il secondo sinodo diocesano, i cui atti si conservano nell’archivio.

Sicuramente vi partecipò anche il nostro arciprete, perché quella era la prassi.

           

Cesare Bovio, a sue spese, fece edificare in Copertino una chiesa ed un cenobio in onore di S. Maria della Grottella. Qui  si formò S. Giuseppe da Copertino, e affidò l’una e l’altro ai frati Minori Conventuali, riserbando a sé e  ai suoi successori la proprietà dell’edificio, di modo che, per significare l’obbedienza prestata annualmente al vescovo di Nardò, il guardiano ed il superiore del cenobio, presentavano al vescovo in una coppa d’argento le chiavi della chiesa e del chiostro, domandando la grazia di poter soggiornare ancora un altro anno.

           

Si deve alla cura ed alla saggezza lungimirante di Cesare Bovio la compilazione del registro di testamenti, lettere, bolle (Reg. instr. A-6), avendo fatto trascrivere in un sol volume tutte le bolle delle varie ordinazioni e conferimento di benefici presentategli durante la visita da dignità, canonici e sacerdoti. Sono così pervenute sino a noi un gran numero di bolle di conferimento di ordini sacri e di benefici ecclesiastici non soltanto dei vescovi di Nardò, predecessori del Bovio, ma anche di vicari capitolari della cattedrale e di vescovi di altre diocesi.

            L’episcopato di Cesare Bovio fu, purtroppo, assai breve, di soli sei anni: infatti nel mese di febbraio 1583, serenamente e santamente come visse, tra il compianto generale, si spense in Nardò. Fu sepolto in cattedrale nella cappella del SS.mo Sacramento, al lato destro.

            Alcuni anni dopo, nel 1619, durante l’episcopato di Girolamo De Franchis, sulla  sua tomba fu apposta questa epigrafe:

 

CESARE BOVIO

nobile bolognese oriundo di Brindisi

Vescovo di Nardò

peritissimo in diritto civile ed ecclesiastico

avendo migliorato il clero e il tempio

caro a tutti - pianto da tutti

morì l’anno del Signore 1583

sesto del suo episcopato

Girolamo De Franchis Vescovo di Nardò pose

l’anno del Signore 1619

 

Relazione con la chiesa di Noha

          Non è difficile rendersi conto che questo Vescovo si è preoccupato di tutta la diocesi ed ha avuto relazioni anche con la chiesa di Noha. Già abbiamo sottolineato che Noha partecipò al primo sinodo con due preti.

          Negli atti della visita pastorale alla diocesi del 1579 è descritta tutta la diocesi, e tra le terre e luoghi abitati, sotto il numero 14 c’è il casale di Noha. Come abbiamo già detto sopra, ormai non si parla più delle 13 chiese elencate nell’inventario del 1452. Si parla solo della chiesa parrocchiale che ora ha un unico altare, ai lati del quale c’erano le statue dei santi Pietro e Paolo. Poi il documento conclude:

          Tutte le Terre sopra elencate hanno la propria chiesa parrocchiale e il proprio parroco.

          Anche al secondo Sinodo (1579) Noha partecipò con i suoi Sacerdoti: era la prassi e la chiesa di Noha ovviamente era presente.

 

[continua]

P. Francesco D’Acquarica

 

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