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Viva Steve Jobs, l’esimio sconosciuto
Di Albino Campa (del 11/10/2011 @ 23:19:50, in NohaBlog, linkato 1992 volte)
Voglio fare una riflessione, rischiando forse (anzi, di sicuro) d’andare controcorrente e d’inimicarmi non pochi di voi. Abbiate però la pazienza di seguire il mio ragionamento.
Lo scorso 5 ottobre è morto Steve Jobs, uno (e non il, come qualcuno si ostina a sostenere) dei fondatori di Apple, e noi subito a piangergli dietro, osannare, ricordare. Succede sempre più spesso nell’era della globalizzazione di affezionarsi a figure sconosciute con cui non abbiamo mai avuto alcuna relazione, che magari abitano a migliaia di kilometri da casa nostra, di cui abbiamo sentito solo parlare, delle quali apprezziamo gesta, idee e carisma, e di affezionarsi a tal punto da arrivare a piangerne la morte. Oggigiorno capita sempre più spesso di seguire con accanimento matrimoni e funerali di vip, politici e reali, di arrivare ad assumere una tale confidenza con gli imputati nei processi di omicidio o con le loro vittime da spingerci a chiamarli per nome come fossero o fossero stati nostri intimi amici (lo zio Michele, Erica e Omar, Amanda e Raffaele, Meredith, Sarah e così via). Tutto merito della benamata tv commerciale!
Steve Jobs è stato un grande imprenditore, un comunicatore carismatico, una figura dinamica e portatore sano di innovazione (il paragone con il Berlusconi agli albori dell’esperienza politica, se messo su questi termini, verrebbe spontaneo e immediato). In altre parole, Steve Jobs è stato prima di tutto un visionario, un grande venditore che ha contributo per anni allo sviluppo di quel modello capitalistico della società che molti suoi ammiratori rigettano e perseguitano, ahimè col rischio di contraddirsi. La sua azienda e tutti i geniali anonimi che dentro ci hanno lavorato negli anni (in condizioni contrattuali non sempre lodevoli) ha stravolto, non necessariamente in senso negativo, la vita di milioni di persone attraverso una tecnologia informatica che è passata da utile, anzi necessaria per il progresso della società civile (mi viene da pensare alla televisione pre-berlusconiana), a forsennata ricerca spasmodica del superfluo al solo unico scopo di fare cassa (vedi tv commerciale). La Apple seguendo le linee guida del suo leader carismatico ha puntato negli anni a produrre “oggetti” sempre più sofisticati, d’alto designer e non accessibili a tutti dato i prezzi poco modesti.
Quanto dobbiamo quindi dire grazie a Jobs per tutto ciò? Tanti potrebbero essere i punti di vista a questo punto e non è mia intenzione abbattere idoli e smentire profeti. Ognuno ha la sua idea ed è bene che se la tenga stretta e l’avvalori con nuovi argomenti a supporto. Ma permettetemi ancora una volta di ricordare che se il mondo va a rotoli, un po’ è anche colpa di questa stramba società che porta alcuni giovani a spendere quattrocento euro per un i-pod, mentre altri non molto lontani dai primi muoiono di fame, sono senza lavoro, senza una casa, senza futuro (e magari paradossalmente hanno anche questi l’i-pod).
Su una cosa siamo tutti concordi: la buonanima di Steve Jobs (non da solo) nel bene e nel male ha scritto la storia.
        Michele Stursi
 

Commenti

  1. # 1 Di  Antonio Mellone (inviato il 12/10/2011 @ 09:22:02)

    Son d'accordo con te, Michele.
    Aggiungo - e non perchè io voglia per forza fare il bastian contrario, o urlare per forza "crucifige!" per controbattere ai belanti infiniti "osanna!" a Steve Jobs, ma per maggior informazione - che il modello "vincente" Apple ha fatto strage, tra gli altri, di operai cinesi (alcuni dei quali morti suicidi per le incredibili miserrime condizioni in cui erano costretti a lavorare per produrre i pezzi low cost per questa multinazionale piena di soldi) e scempio ambientale in termini di inquinamento (sempre in Cina). Per la cronaca, nonostante le richieste di risarcimento danni, Steve Jobs non ha messo voluto nemmeno saperne di metter mano al portafogli. Questo è il capitalismo, bellezza.

  1. # 2 Di  Marcello D'Acquarica (inviato il 12/10/2011 @ 16:19:52)

    Antonio, semplicemente ti dico che:
    non è colpevolizzando il capitalismo che restituiamo dignità all'umanità. Posso dirti, a mò di consolazione, che tutti, me compreso, abbiamo accettato nolenti o volenti di obbedire ai comandamenti dei vari Jobs di turno che si avvicendano sullo scenario del capitalismo dimendicando il comandamento che viene dal cuore, come dice Suor Orsolina,pur sapendo che Dio vede nel cuore di ognuno. Tutto quello che è slegato dal cuore, capitalismo compreso, tende a finire.
    Saluti

  1. # 3 Di  salvatorecito (inviato il 19/10/2011 @ 12:10:47)

    Mi faceva presente,un amico Gianni....e'deceduto il "padre"del pace-maker c'e'stato meno risalto a lui....che ha salvato la vita a molte persone sofferenti,di cuore,e....... : - (

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