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Natale d’altri tempi (parte seconda di tre)
Di P. Francesco D’Acquarica (del 14/12/2012 @ 22:57:40, in NohaBlog, linkato 1673 volte)

Fin dalla vigilia si preparava in piazza San Michele, dove di solito ancora oggi viene posizionata la cassa armonica che ospita l’orchestra per la festa del nostro santo protettore, la focara. Portare sarcine di sarmente per la gente di allora non era un problema. Si faceva quasi a gara per fare in modo che il falò fosse bello e quasi imponente.
Nell’attesa della mezzanotte si accendeva il falò per scaldare Gesù Bambino che nasceva (in realtà per scaldare se stessi nella notte invernale trascorsa per lo più all’addiaccio).
Durante la seconda guerra mondiale la focara in piazza fu sospesa per evidenti ragioni; ma la tradizione riprese subito dopo, a guerra finita.
A mezzanotte nasceva Gesù Bambino.
Quando la chiesa era ormai quasi colma, cominciava la Messa di mezzanotte.
In chiesa non c’erano i banchi come oggi. In un angolo v’erano accatastate tantissime sedie di paglia che il sagrestano gestiva come in una sorta di piccolo commercio, dando in affitto la sedia a chi la voleva per la Messa. Io di solito avevo l’incarico da mia nonna e dalla zia di portarne due da casa, onde risparmiare la “tassa” da devolvere al sagrestano. Una sull’altra le impilavo in testa e percorrevo la distanza dalla loro casa che era in Vico Pigno fino alla Chiesa. Poi mi ripagavano con una manciata di fave rrustute che per me erano leccornie gustosissime.
Le mamme con i figli più piccoli o ragazzi, le donne e le ragazze occupavano, compostissime, i primi posti, tutte rigorosamente con il velo in testa (nero se sposate, bianco o di altri colori se in cerca di marito o ancora troppo giovani). Seguivano gli uomini che spesso restavano in piedi o al più appoggiati alle colonne (e non si sa se queste reggessero gli astanti, o viceversa).
La messa era cantata ed in latino, la cosiddetta Messa “de Angelis”. Tutti la conoscevano a memoria e tutti cantavano: non c’era bisogno di fogli o di libri dei canti. La celebrazione terminava con il classico “Tu scendi dalle stelle”.
Al momento del Gloria, la nascita del Bambino era evidenziata da una piccola processione composta da noi chierichetti, il cerimoniere e l’incensiere, e con il celebrante che portava la statua del Bambino: si percorreva la breve distanza dall’altare maggiore al presepio che era a due passi mentre l’assemblea, accompagnata dall’organo,  cantava, sempre in latino, il Gloria in excelsis Deo, tipico canto degli Angeli di Betlemme.
Ricordo un particolare, e questo non solo durante la notte di Natale ma nel corso di ogni domenica. Durante la preghiera eucaristica, anche questa in latino, e sottovoce dal solo celebrante, si sentiva nell’assemblea, zona uomini, soltanto un continuo scatarrare. Anzi, sul pavimento vicino alle colonne l’arciprete faceva spargere a terra del tufo stumpatu perché sovente gli uomini usavano sputare continuamente per terra (anche dentro la chiesa!), nonostante i cartelli con la scritta molto evidente: vietato sputare. Però c’è da dire che quando suonava il campanello che avvisava che era giunto il momento della consacrazione, come d’incanto ogni rumore, ed ogni colpo di tosse cessava, e si creava un magico silenzio che però puntualmente terminava alla seconda scampanellata, segno della fine della consacrazione.

P. Francesco D’Acquarica

 

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