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Articoli del 18/09/2026

Sono il Soldato Alessio D’Acquarica, al tempo del mio sacrificio appartenevo al 4° Genova Cavalleria. Sono nato a Noha l’11 settembre del 1891, in via Aradeo n. 11. Non immaginavo di dover essere immolato sull’altare della Patria così giovane. Avevo tanti sogni e amavo il mio paese. Purtroppo, anche a Noha giunse il richiamo per andare in guerra, e insieme ai miei compagni ci ritrovammo arruolati nel glorioso esercito di sua Maestà, il 26 maggio 1915. Finimmo ammassati dentro lunghe fosse, le trincee, fradice per via del fango e ghiaccio, esposti a mille insidie, per fame, sete e mancanza assoluta di igiene, senza riparo dal freddo e accomunati tutti dallo stesso destino: obbedienti al comando dell’assalto di turno, per finire trucidati come bestie sotto il fuoco delle mitraglie dei cosiddetti nemici, dall’altra parte dei confini che ognuno doveva conquistare.

Era il 21 aprile del 1916 e da giorni languivo in un ospedale militare insieme a tanti miei compagni di sventura. La febbre tifoidea fu il mio ultimo calvario, e a 26 anni ebbe termine il mio sogno di cittadino di Noha e soldato d’Italia. Come molti altri miei commilitoni non ebbi l’onore di una sepoltura identitaria, né ebbi il conforto dei famigliari, che conservano ancora i miei speroni e la custodia porta documenti con il mio nome sopra. Sognai fino all’ultimo di tornare a casa. E mentre sogno ancora la mia piccola patria, cioè Noha, ho trovato consolazione nella lapide su cui era stato riportato il mio nome, posta in un luogo dove i miei cari potevano recarsi in ogni momento della loro giornata per un pensiero, un fiore, una preghiera. Purtroppo è dagli anni ’70 del secolo scorso, dopo lo sfratto dalla piazza principale del paese e la “deportazione” in periferia, che il mio sacrificio, insieme a quello degli altri 26 compagni in elenco, subisce continue vessazioni: il monumento langue in una spianata desolata di mattoni in cemento (molti dei quali oltretutto rotti); la grata o graticola siderurgica a corredo della lapide (di cui francamente non s’è mai colto il senso) appare oggi come un ammasso di ferraglia arrugginita; molti alberi della “villetta dei caduti” sembrano “scappati” (anche nel senso del nostro vernacolo); il degrado la fa da padrone. E pensare che sulle nostre schede militari, quelle inviate dal Ministero della Difesa alle nostre famiglie, c’è scritto:

“Le sia di conforto sapere che mai potrà venire meno la riconoscenza e la memoria verso Chi ha donato la vita per la Patria.”

Caro Sindaco, anche io insieme ai miei 26 commilitoni di Noha, abbiamo donato la vita per la Patria. Non vorrei che a Galatina la parola “riconoscenza” fosse stata barattata con una paninoteca americana (o pseudo tale), la memoria con la movida, e il decoro con una scritta a caratteri cubitali Swarovski.

 

 

Cari genitori, quando affidiamo i nostri bambini a una società sportiva, non stiamo semplicemente scegliendo dove farli allenare. Stiamo affidando a qualcuno una parte importante della loro crescita.

Non è il numero di allenamenti a fare la differenza, né quanto un bambino corre dietro a un pallone per un'ora. La vera differenza la fa la qualità dell'allenamento e, soprattutto, la competenza di chi lo guida. Un bravo allenatore non si limita a far correre, giocare o tirare in porta.

Osserva, corregge, insegna, motiva e costruisce. Per preparare l'atleta di domani servono conoscenze, metodo, esperienza e capacità di lavorare con i ragazzi, rispettando i loro tempi e accompagnandoli passo dopo passo.

Perché dietro ogni piccolo calciatore c'è un futuro atleta, ma soprattutto un ragazzo che merita di essere seguito, educato e valorizzato nel modo giusto.

La domanda che dovremmo porci non è: “Quanto si allenano?”

Ma: “Quanto stanno imparando e da chi stanno imparando?”

Perché scegliere oggi chi ha le capacità di costruire l'atleta del domani può fare davvero la differenza nella crescita dei nostri ragazzi.

Buon anno sportivo
Mister Fabrice Deffo

 

Fotografie del 18/09/2026

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