Di Loredana Tundo (del 05/07/2026 @ 09:43:15, in Comunicato Stampa, linkato 393 volte)

L’Ospedale Santa Caterina Novella di Galatina rappresenta un presidio sanitario fondamentale per il territorio, un punto di riferimento per migliaia di cittadini che ogni giorno vi si affidano con fiducia, spesso nei momenti più delicati e fragili della propria vita. Difenderne il ruolo, potenziarne i servizi e sostenere chi vi lavora, significa difendere il diritto alla salute delle nostre comunità.

In questi giorni è emersa, ancora una volta, la preziosa importanza del lavoro del personale sanitario. Esprimo il mio più profondo e sentito ringraziamento a Marco Rizzo e a tutto il personale del Pronto Soccorso di Galatina per la straordinaria professionalità, la prontezza e l’umanità dimostrate in tanti momenti drammatici. Nelle situazioni di emergenza la differenza tra tragedia e speranza la fanno non solo le competenze, ma anche la lucidità, la dedizione e l’umanità di chi interviene. A Marco Rizzo e a tutta l’équipe va la gratitudine sincera di un’intera comunità.

La stessa riconoscenza rivolgo a tutto il personale medico e paramedico dei reparti del nostro nosocomio, che, nonostante la carenza di organico, continua a garantire la funzione della struttura con grande professionalità e dedizione.

Accanto agli ultimi episodi di grande valore umano e professionale, non possiamo però ignorare le criticità che tornano a riproporsi con preoccupante regolarità, in particolare nel reparto di Ostetricia e Ginecologia. Anche quest’anno, all’inizio dell’estate, riemerge il rischio concreto di una chiusura, sia pure definita “temporanea”, dovuta alla carenza di personale medico e paramedico. Una situazione che non può essere considerata né normale né accettabile. Chiudere un reparto, anche solo per un periodo limitato, significa indebolire ulteriormente il presidio ospedaliero e creare disagi enormi ai cittadini, alle donne, alle famiglie, agli operatori e al territorio tutto. Il personale non è un insieme di unità da spostare senza conseguenze: sono professionisti, uomini e donne che garantiscono ogni giorno servizi essenziali, spesso con grande sacrificio e in condizioni difficili. Per questo occorre che ciascuno si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, a partire da chi ha il compito di individuare soluzioni concrete e sostenibili.

 
Di Redazione (del 05/07/2026 @ 09:39:00, in Comunicato Stampa, linkato 380 volte)

Solo quattro medici per oltre 600 parti in un anno. Sono i numeri da impazzire del reparto di Ostetricia e Ginecologia del “Santa Caterina Novella” di Galatina. Nonostante l’alta produttività dello staff, cure e standard “alberghieri” di alto livello, puntuale ritorna il refrain sulla chiusura di un reparto di eccellenza. “Ha una capacità attrattiva così elevata che non può essere né chiuso né sospeso per carenza di personale medico. La Asl ponga rimedio subito e convochi con urgenza un incontro”, tuonano Tommaso Moscara, segretario generale della Cgil Lecce, e Floriano Polimeno, segretario generale della Fp Cgil Lecce.

La Fp Cgil ha scritto una lettera ai vertici della Asl, all’assessore regionale alla Sanità ed al sindaco di Galatina per sollecitare una soluzione. La dotazione organica è già insufficiente, figurarsi dopo ottobre, quando uno dei medici dirigenti andrà in pensione. Polimeno nella lettera fa una fotografia del reparto: 22 posti letto, una sala operatoria per la partoanalgesia attiva da un anno e un’attività ambulatoriale articolata (isteroscopie, colposcopie, ecografie morfologiche, traslucenze). Nonostante le carenze di personale, subito dopo il Vito Fazzi di Lecce Galatina è l’ospedale della provincia con il più alto numero di parti in un anno, ben al di sopra di quanto previsto dalla normativa ministeriale.

“Il reparto è previsto dalla Rete ospedaliera regionale e dai regolamenti 4/2020 e 8/2024, pertanto non può essere chiuso né sospeso per carenza di personale medico. Piuttosto la Asl assuma immediatamente le unità mancanti”, dicono Moscara e Polimeno. “Il personale del reparto ha un’esperienza pluridecennale ed fornisce prestazioni di alta qualità. Inoltre il reparto è stato recentemente ammodernato: offre quindi standard di degenza di alto livello. Eppure ogni volta che si paventano criticità sulla carenza d’organico, puntuale si affaccia la proposta di chiusura di questo reparto e di quello di Pediatria nel medesimo nosocomio”.

 

E' disponibile sulle principali piattaforme digitali "Piccole Cose", il mio nuovo singolo del progetto musicale Buonastrada.

Le note giravano da tempo, così come il tema che le avrebbe poi definite. Mi mancava però la forma, quella chiarezza necessaria per trasformare un'intuizione in una canzone compiuta. È arrivata all'improvviso, in seguito a un evento travolgente, che mi ha aperto una prospettiva nuova e ha reso urgente mettere in musica ciò che fino ad allora era rimasto sospeso.

Ogni giorno il mio lavoro mi porta ad ascoltare le voci degli altri: le racconto, le trasmetto, le metto in fila per farne notizia. È un mestiere che insegna ad accorgersi dei dettagli, a fermarsi su una parola detta bene, su un silenzio che dice più di mille frasi. "Piccole Cose" nasce proprio da questo sguardo, ma rivolto per una volta verso l'interno: un incontro inatteso con me stesso, un momento di sosta che mi ha permesso di guardarmi dentro con la stessa attenzione che ogni giorno riservo a chi ascolto.

Racconto la felicità che non cerca la scena, che non fa rumore: un caffè al mattino, una luce che entra storta dalla persiana, una voce che chiede "tutto bene?" senza pretendere altro.

 
Di Redazione (del 01/07/2026 @ 23:04:09, in Necrologi, linkato 1167 volte)

Salutiamo con commozione Severina, che ci ha lasciati a 93 anni di bontà e semplicità.

Nonostante il nome, Severina era tutt'altro che severa: una donna dolce, affabile e devota, sempre pronta ad accogliere tutti con un sorriso gentile e una parola buona. Chi l'ha conosciuta la ricorda per il suo carattere mite, per la fede sincera e per quella straordinaria capacità di vivere senza mai alzare la voce.

Vedova da molti anni, ha affrontato la vita con dignità e serenità, accompagnata dall'affetto della sua famiglia e dalla fede che non l'ha mai abbandonata. Negli ultimi anni, il suo fedele gatto è stato per lei una compagnia discreta e preziosa.

Alla cara Severina va il nostro ricordo e la nostra riconoscenza per l'esempio di bontà che ha lasciato.

Ai figli, alla nuora, ai nipoti e a tutti i familiari giungano con affetto le nostre condoglianze. Che il caro ricordo del suo amore e della sua dolcezza possa essere per tutti conforto e sostegno.

Noha.it

 
Di Michele Scalese (del 28/06/2026 @ 19:07:54, in Comunicato Stampa, linkato 569 volte)

Ci sono luoghi che, più di altri, hanno il potere di ricordarti quanto il destino delle persone sia strettamente legato alle decisioni delle istituzioni. Il Parlamento Europeo è uno di questi. Camminare nei suoi corridoi, confrontarsi con rappresentanti provenienti da ogni parte del Mezzogiorno, significa toccare con mano una realtà che spesso percepiamo distante, quasi astratta, ma che in realtà incide profondamente sulla vita quotidiana di ciascuno di noi.

Nei giorni scorsi ho avuto il privilegio di vivere questa esperienza partecipando, a Bruxelles presso il Parlamento Europeo, all’incontro “Abitare l’Europa”, un momento di confronto organizzato dall’On. Georgia Tramacere, dedicato alle politiche abitative, allo sviluppo dei territori e alle sfide che attendono le comunità europee nei prossimi anni. Un’occasione resa ancora più significativa dalla presenza della Presidente della Commissione HOUS del Parlamento Europeo On. Irene Tinagli, della Vicesindaca di Napoli. di amministratori e di rappresentanti istituzionali provenienti da diversi Paesi.

Mentre prendevamo parte al dibattito, non riuscivo a smettere di pensare a Noha. Può sembrare strano. Bruxelles rappresenta il cuore politico dell’Unione Europea; Noha è una piccola comunità del Salento. Eppure, proprio in quella distanza geografica ho trovato una sorprendente vicinanza di significato. Perché parlare di Europa non vuol dire soltanto discutere di grandi strategie economiche, di regolamenti o di politiche internazionali. Significa soprattutto interrogarsi su come continuare a far vivere i piccoli paesi, su come garantire servizi essenziali, opportunità per i giovani, qualità della vita per gli anziani, spazi in cui le famiglie possano immaginare il proprio futuro.

Noha è una realtà ricca di storia, di tradizioni e di relazioni umane autentiche. Essa è uno di quei luoghi in cui le persone continuano a conoscersi per nome, in cui una piazza è ancora un luogo di incontro e non soltanto uno spazio urbano. Ma, come tante altre comunità del Mezzogiorno, vive anche le difficoltà di un tempo che cambia rapidamente. Lo spopolamento, la diminuzione delle nascite, la partenza di tanti giovani verso città più grandi o verso altri Paesi sono fenomeni che rischiano lentamente di svuotare non soltanto le case, ma anche il tessuto sociale che rende viva una comunità. È impossibile osservare tutto questo senza interrogarsi sul futuro. Durante i lavori abbiamo portato la prospettiva di chi vive quotidianamente un piccolo territorio e conosce da vicino le speranze, ma anche le preoccupazioni, di chi vi abita. Ho cercato di raccontare cosa significhi vedere una comunità perdere progressivamente i propri giovani, assistere alla chiusura di servizi, percepire la sensazione che alcune realtà rischino di essere considerate marginali semplicemente perché lontane dai grandi centri. Eppure credo profondamente che il futuro dell’Europa non possa essere costruito soltanto nelle capitali. L’Europa sarà davvero forte se saprà prendersi cura anche delle sue periferie, dei borghi, delle frazioni, delle aree interne. Perché è proprio lì che si custodiscono patrimoni culturali, identità collettive, reti di solidarietà che rappresentano una ricchezza straordinaria e spesso sottovalutata.

 
Leggo l’intervento di Andrea Salvati e, francamente, più che una riflessione politica vi trovo l’ennesimo esercizio di personalizzazione del dibattito pubblico. Molte domande, molte suggestioni, molte accuse rivolte a chi prova a costruire un’alternativa, ma pochissime risposte sul punto fondamentale: da che parte si sta? Ripeto! Perché il tema non è Michele Scalese, non è il Partito Democratico, non è questo o quel dirigente. Il tema è Galatina.

In questi anni abbiamo denunciato il caos della viabilità, l’assenza di un piano traffico, la mancanza di una visione sul welfare, sugli alloggi popolari, sui trasporti e sulla mobilità urbana. Abbiamo denunciato una città bloccata da cantieri senza cronoprogrammi chiari, un confronto democratico sempre più impoverito e un clima politico spesso avvelenato dall’aggressività social.

Abbiamo ricordato che molte opere oggi rivendicate dall’amministrazione sono figlie di finanziamenti e progettazioni delle amministrazioni precedenti. Abbiamo contestato i cambi di casacca premiati con incarichi e deleghe. Abbiamo denunciato una politica sempre più concentrata sugli equilibri interni e sempre meno sui problemi reali della città.

Su tutto questo, però, Salvati preferisce interrogarsi sulle dinamiche del centrosinistra. È un approccio legittimo, ma profondamente insufficiente. Perché se davvero si vuole una discussione seria, bisognerebbe innanzitutto spiegare ai cittadini come possa definirsi di centrosinistra chi continua, direttamente o indirettamente, a sostenere un’amministrazione che ha trovato nella Lega e in pezzi significativi del centrodestra alcuni dei suoi principali riferimenti politici e amministrativi.

Su questo tema non bastano le formule generiche. Serve chiarezza. Noi abbiamo una concezione forse antica della politica. Si resta nella propria comunità politica anche quando attraversa momenti difficili. Si difendono le proprie idee anche quando non sono maggioritarie. Si sostiene una squadra anche quando perde. Si sostiene una famiglia, un amico, una comunità soprattutto nei momenti di difficoltà.

Per questo continuiamo a stare nel centrosinistra senza esitazioni e senza scorciatoie. Altri, invece, sembrano vivere la politica come una continua ricerca del luogo più conveniente dove collocarsi.

Ed è qui che emerge una contraddizione che merita una riflessione pubblica.
 
Di Redazione (del 23/06/2026 @ 19:33:45, in NohaBlog, linkato 364 volte)

Venerdì 26 giugno 2026 la comunità parrocchiale di Noha festeggerà i primi 50 anni di sacerdozio di don Pietro, viceparroco. 
Per l'occasione saranno presenti l'arcivescovo di Otranto P. Francesco Neri, che concelebrerà la messa di ringraziamento insieme a numerosi altri sacerdoti amici del festeggiato e dell'antica parrocchia nohana e, ovviamente, i fedeli di Noha e dintorni. 

Noha.it

 
Di Redazione (del 22/06/2026 @ 22:31:43, in Necrologi, linkato 1329 volte)

La notizia della scomparsa a 81 anni di Lucetta Coluccia, avvenuta nel primo pomeriggio di oggi, ha fatto il giro del paese correndo di telefonino in telefonino e di famiglia in famiglia, in un passaparola quasi istantaneo.

Lucetta era la mamma di don Francesco, il nostro parroco: proprio per questo l'affetto dei fedeli di Noha, e dei numerosi amici del Don giunti da ogni dove, non ha tardato a manifestarsi attraverso le visite di cordoglio nella camera ardente, allestita nella semplice dimora avita nel centro storico di Sogliano Cavour.

I funerali si svolgeranno domani a Noha, nella Chiesa Madre, alle ore 17:00.

Donna minuta e di rara pazienza, Lucetta era un’ottima ricamatrice e un’altrettanto brava sarta. Tutti i più importanti paramenti sacri indossati da don Francesco nelle tappe salienti della sua vita sacerdotale portano il marchio di mamma Lucetta e delle sue abili mani, capaci di intessere fili d’oro per impreziosire le casule, arricchire di merletti a tombolo i camici liturgici, e riportare a nuova vita le stole e le pianete dell’antica cattedrale idruntina. Siamo certi che ora, in Paradiso, Lucetta continuerà la sua opera più bella, cucendo e riparando le vesti splendenti  - anzi: lucenti - degli angeli e di Gesù.

Sicuri di interpretare i sentimenti di tutta la comunità, abbracciamo affettuosamente don Francesco, formulandogli le nostre più sentite condoglianze.

Noha.it

 
Di Redazione (del 22/06/2026 @ 13:42:39, in Comunicato Stampa, linkato 361 volte)

C’è una nuova mappa del Salento. Non mostra gli attrattori, le cose belle, le chicche di un territorio di grande bellezza, ma evidenzia alcuni problemi, criticità, emergenze.
Una mappa per il turista curioso, che non si vuole fermare alle apparenze, ma anche uno strumento utile per chi nel Salento ci abita, come occasione per riflettere, approfondire, e sollevare interrogativi:
Cosa si nasconde sotto il tappeto dello sviluppo? Quale eredità ci sta lasciando - nelle sue varie forme industriali, turistiche o energetiche - in termini di impatto ambientale e sociale, consumo di suolo, conseguenze sanitarie? Come si declina tale eredità, sia nello specifico dei singoli Comuni, che in una visione di insieme del territorio provinciale?
Sabato 27 giugno alle h. 18,30 ne discutiamo a Galatina, presentando il progetto editoriale “Un altro Salento. Carta non solo turistica”, con un approfondimento dedicato alle criticità ambientali e sanitarie e ai rischi cumulativi presenti sul territorio galatinese e dei comuni limitrofi, in relazione all’alta concentrazione di attività industriali e di trattamento rifiuti già esistenti ed agli ulteriori progetti previsti nel settore energetico.

 Ne discuteremo con:

  • - Alessandra Cecchi – Associazione Bianca Guidetti Serra
  • - Alberto Giammarruco -  Ideatore della Mappa, art director e grafico
  • - Giovanni Chiriatti – Edizioni Kurumuny
  • - Alessandra Caragiuli - Coordinamento Civico ambiente e salute  provincia di Lecce
  • - Antonio De Giorgi -  Galatone Bene Comune
  • - Giuseppe Serravezza – Oncologo, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lecce)


"𝐔𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐨". 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨:

 

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