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PRIMA FETTA DI MELLONE – ESTATE 2018 Viva Petra Reski e il Giornalismo senza picciotti
Di Antonio Mellone (del 08/07/2018 @ 17:11:56, in Fetta di Mellone, linkato 292 volte)

Il fatto che i vari tg Orba, le mezze gazzette quotidiane e i leoni da betoniera si siano schierati a tastiere unificate come un plotone di esecuzione nei confronti di un articolo di Petra Reski, nel quale si evidenziano legittimi dubbi in merito a come sia stato finora gestito l’affaire Xylella, la dice lunga su quanto abbia ragione da vendere la giornalista e scrittrice tedesca, amica del Salento, mia e soprattutto della verità.    

Per la sua attività letteraria e giornalistica, Petra ha ricevuto numerosi premi e candidature internazionali, e ovviamente querele. Queste ultime, provenendo quasi sempre dai mammasantissima dei più svariati settori (mai dagli esponenti del popolo), per chi scrive in buona fede e non sotto dettatura di padroni o in ascolto della voce del padrino sono da considerarsi veri e propri trofei, medaglie al valore, attestati di benemerenza di gran lunga più importanti di un Pulitzer. Cosa non si fa per sigillare la bocca con un bavaglio, sfilare la penna di mano, tentare di schermare la brillantezza della ragione e della perspicuità, colpirne un paio per educarne centocinquanta. 

Nella foto scattata con il mio telefonino nel mese di maggio di quest’anno, Petra Reski è a Noha in piazza San Michele. Era di passaggio insieme a Francesco Zizola, antropologo e fotografo, anch’egli pluripremiato in tutto il mondo per i suoi reportage, di ritorno da un lungo tour in tutta la Puglia per un’inchiesta sugli ulivi nel corso della quale i due corrispondenti hanno posto domande a tutti, dagli scienziati agli agricoltori, dalle associazioni di categoria ai politici, ai comitati di cittadini liberi e pensanti. Petra e Francesco, poi, accompagnati da Anita, han voluto conoscere la storia di mio padre neo-novantacinquenne, contadino da sempre, e visitare il suo appezzamento di terreno. Per dire della loro capacità di ascolto a tutti i livelli.

Ma per non perdere il filo del discorso, vorrei qui ribadire il fatto che per salvare il nostro paesaggio dai novelli predoni, e dunque l’economia (nossignore, le due cose non sono antitetiche, anzi), avremmo bisogno finalmente di più Giornalisti alla Petra Reski e meno “giornalisti” all’acqua di rose (le virgolette stanno per Biologicamente Servili). Questi ultimi ci stanno stordendo ormai da anni con l’ovvietà disarmante delle loro opinioni, un certo stucchevole moralismo e la presunzione con cui pontificano su qualsiasi argomento (spesso senza conoscerlo), sicché uno arriva a chiedersi quale possa essere il grado di utilità di alcuni ordini professionali sfornanti tesserini da portare in tasca o esibire sul parabrezza dell’auto. Qualcuno fra questi “giornalisti” è arrivato a scrivere sulla propria bacheca fb di avere la “schiena dritta”: ma sbaglio o dovrebbero essere gli altri a riconoscertelo?

Per fortuna abbiamo anche qui da noi bravi e coraggiosi reporter (mi riferisco a Tiziana, Marilù, Danilo, Luigi, Giuseppe ed Eleonora, per citarne qualcuno) ma son troppo pochi e tutt’altro che mainstream perché le loro parole travalichino la barriera del deserto dei tartari (o dei vandali). Tanto è vero che nel glossario corrente, quando si parla di Tap, di Xylella, di nuovi villaggi turistici tipo Sarparea, di centri commerciali, di mega-impianti di compostaggio o di lidi alla Briatore, prevalgono ancora quelle dei lenoni da lettiera copia-incollatori seriali che credono di essere ontologicamente nel giusto, sicché la Stampa si trasforma d’amblée in stampella (fastidiosa).

Nei Diciamo Articoli di codesti “giornalisti” si evidenzia un lessico tutto fatto di posti di lavoro, sviluppo, ricadute occupazionali, volani per l’economia, disoccupazione, Pil, partito del no, milioni di euro, risarcimenti, emergenze, trattati internazionali, grandi opere, suoli edificabili, fondi europei, consumi, attrattività turistica, produttività, ricchezza, insediamenti produttivi, conferenze dei servizi, protocolli d’intesa, inizio dei lavori, tavoli tecnici, concorrenza, grandi opere, indotto...

Sono questi, a quanto pare, gli argomenti che devono essere portati all’attenzione dell’opinione pubblica.

Non leggeremo di certo parole come: rischio, malattie, fumi, diossina, cementificazione, cancro, malformazioni genetiche e deformazioni fetali, registro dei tumori, percolato, pesticidi, esalazioni pericolose, patologie neonatali, decessi, viaggi della speranza, cellule tumorali, partito del cemento, surriscaldamento climatico, inquinamento della falda acquifera, morte dell’agricoltura, multinazionali voraci, interessi privati, decretini ministeriali, discariche, cure sanitarie, infortuni, distruzione dell’habitat naturale, consumo di territorio, scempio ambientale, mattanza di ulivi, corruzione, mafia, tangenti, ricatto occupazionale, mistificazione della realtà, attentato alla Costituzione. Questi ultimi evidentemente sono vocaboli o locuzioni che evocano argomenti di secondo ordine, di AL-LAR-ME SO-CIA-LE, signora mia: tutta roba da omettere.

Non so a voi, ma a me cascano le braccia (e qualcos’altro di meno oblungo e più sferoidale) quando vedo il duce in fondo al tunnel.

Antonio Mellone

 

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