Di Redazione (del 04/02/2020 @ 20:23:39, in Comunicato Stampa, linkato 166 volte)

I ragazzi “terribili” della Showy Boys battono il Volley Cassano nei quarti di finale e conquistano l’accesso alla final four di Coppa Puglia di serie D. Dopo essersi laureati campioni d’inverno, in virtù del primo posto in classifica al termine del girone di andata della regular season, i bianco-verdi ottengono un prestigioso risultato con la possibilità di disputare, il prossimo 11 aprile, la final four assieme a Falchi Ugento Beach, New Mater Castellana e Terlizzi. Sarà proprio quest’ultima, la squadra che i galatinesi dovranno affrontare in semifinale.

Per raggiungere la final four, determinante è stata la vittoria della Showy Boys nella sfida unica di domenica scorsa, al PalaPanico di Galatina, contro il Volley Cassano. Un 3-1 che ha premiato la grande determinazione dei ragazzi allenati da Gianluca Nuzzo che, avanti nel primo set, hanno permesso al team barese di tornare in gara e fare suo il parziale con il punteggio di 23-25. Dal rientro in campo per il secondo game, però, è tutta un’altra partita. Il rimbrotto in panchina di mister Nuzzo ricorda ai giovani atleti galatinesi l’importanza della posta in palio e sortisce l’effetto sperato perché la Showy Boys diventa praticamente padrona del campo. Nei tre successivi set, i padroni di casa giocano con scioltezza e non sono sufficienti i ripetuti cambi chiamati dal tecnico Masiello per dare equilibrio ad un Cassano incapace di reagire. Per i bianco-verdi, bene il servizio e l’attacco da posto 2 e 4, mentre da registrare il gioco a muro che non si è reso efficace come nelle gare di campionato. Questi i risultati degli altri set: 25-13, 25-18, 25-12.

 
Di Antonio Mellone (del 02/02/2020 @ 20:58:27, in NohaBlog, linkato 1044 volte)

Questa volta il Parroco di Noha non ha suonato le campane per comunicare Urbi et Orbi di esser diventato ufficialmente - con l’ultimo numero in edicola il 31 gennaio 2020 - il novello direttore de “il Galatino”, uno tra i periodici più longevi dell’Italia meridionale, del Salento sicuramente, puntualmente in edicola ormai da 53 anni.

Io me ne sono accorto acquistando la copia quindicinale del giornale, al quale ho collaborato per un bel po’ a partire dal 1994, sotto la direzione di quel maestro di bella scrittura e soprattutto giornalismo che era il prof. Zeffirino Rizzelli.

Don Francesco prende il posto di Rossano Marra - successore del Rizzelli - venuto a mancare improvvisamente il 7 gennaio scorso, facendosi carico di un’eredità fatta di parole importanti che avrebbero il compito di cambiare il mondo, a partire dalla nostra “piccola patria”.

“il Galatino”, fondato insieme ad alcuni suoi amici nel 1968 dal prof. mons. Antonio Antonaci, un altro gigante della Storia locale (scritta finalmente con la maiuscola e senza virgolette), per continuare a esistere non può non avere che questa ragione sociale: raccontare il bello e il buono certamente, ma senza scordare l’importanza del pensiero critico, inteso come discernimento, ricerca delle differenze, sprone al miglioramento dell’azione politica, denuncia della banalizzazione non più strisciante ma strombazzata ai quattro venti via social network (che di social ormai hanno solo il nome).

 

Il nuovo romanzo ” E adesso tutto cambia… ” colpirà chiunque lo leggerà, perchè tratta argomenti scottanti come il rapporto coniugale nei matrimoni misti, la libertà personale di ogni individuo che deve esprimersi come ognuno propriamente sente ed infine il sesso raccontato senza inibizioni, tanto che l’editore ha pubblicato una nota che avverte che i temi trattati nel romanzo sono rivolti ad un pubblico adulto. Dopo il successo della prima nazionale a Lecce, seconda tappa dell'ultimo lavoro di Giovanni Piero Paladini sbarca a Galatina, martedi 4 febbraio alle ore 18.30, nel salone adornato di marmi del nuovo fantastico B&B palazzo Taddeo, ex palazzo notaio Cascione, nella centralissima via Vittorio Emanuele al n. 18 di fronte alla celebre pasticceria Ascalone ed accanto al comando dei vigili urbani di Galatina. Il romanzo affascina fin dall’inizio con la protagonista già infante alle prese con i primi turbamenti sessuali, che con l’età crescono fino ad esplodere in adolescenza. Poi la protagonista del romanzo, una donna leccese realmente esistente incontra ed ama un iraniano e qui esplode con il matrimonio misto quello che è il leit-motiv presente anche nel titolo, una volta sposati si chiude la porta …E adesso tutto cambia. Nel romanzo vengono affrontate tematiche come il rapporto coniugale nel matrimonio islamico, inquadrato nel più complesso rapporto che si instaura tra un uomo ed una donna nell’islam, già condizionato da presunti principi religiosi, che sono però frutto di ignoranza dei più e fonte di potere dell’élite, che si consuma nel privato e specialmente all’interno della famiglia. Qui assume, quasi sempre, proporzioni drammatiche nei cosiddetti matrimoni misti, quelli cioè celebrati tra coniugi di diverse religioni o addirittura come succede nel romanzo tra un uomo religioso come Mansoor musulmano e un’atea la leccese Rosetta. Parlando con l’autore mi spiega come ogni giorno si consumano dei drammi in queste famiglie a danno delle donne, nella completa a volte inconsapevole indifferenza della collettività. Diventa inaccettabile in una società come la nostra che si vanta di essere paladina di libertà e di difesa dei più elementari diritti delle donne che nessuno ne parli. Essendo tratta da una storia vera, romanzata con maestria, non si può certo accusare Paladini di parzialità visto la sua conversione all’Islam, anzi penso che lui stesso sia consapevole che avrà molte critiche feroci nel campo islamico che non in quello occidentale. Il romanzo è frutto di un esperienza diretta e profonda ed una conoscenza delle dinamiche sociali in essere nei Paesi di origine dell’islam.

 

L'INDISCIPLINA. TEATRO RESISTENTE presenta

VESTIRE GLI IGNUDI
di Luigi Pirandello
una produzione di ALIBI Artisti Liberi Indipendenti


domenica 2 Febbraio ore 20.30 presso Levèra, via Bellini 24 - NOHA (di Galatina)

Vestire gli ignudi – scritto nel 1922 da Luigi Pirandello - è una storia di sesso, potere e visibilità mediatica che sembra contemporanea ai giorni nostri. Una giovane donna, Ersilia Drei, viene ritrovata in fin di vita in un giardino pubblico. La sua storia, raccontata da un giornalista, diventa un caso nazionale, ma provoca uno scandalo che pare trasformarsi in un intrigo inestricabile.

Ma 'Vestire gli ignudi' è soprattutto una storia di libertà, di ribellione ad una società imprigionata nei meccanismi della forma, cui fa riferimento lo stesso Pirandello nella sua produzione teatrale. In particolar modo in quest’opera si fa efferato il contrasto tra maschile e femminile: gli uomini agiscono soltanto per dovere, privi di un mondo affettivo e congelati nel vuoto formalismo del ruolo sociale.
Ersilia, al contrario, vive nel suo moto interiore e nella capacità di mettersi a nudo, ma è straniera in un mondo che non la riconosce se non come corpo da usare, consumare, azzannare. Il cannibalismo dei personaggi sta tutto qui: nel nutrirsi di ciò che ad essi manca e non possono avere.

La forza di Ersilia sarà quella di smascherare la vera natura degli altri personaggi, facendone emergere il lato oscuro: durante questo percorso di formazione e trasformazione, si scoprirà “donna” in un modo diverso e assumerà una nuova coscienza di sé.

L'allestimento di Alibi lascia trasparire la violenza sotterranea del testo, mischiandola alla volontà di sopraffazione dei personaggi – benché dissimulata da un buonismo di facciata - e costruisce una partitura teatrale con un ritmo all’ultimo respiro.

 
Di Redazione (del 30/01/2020 @ 19:32:27, in Comunicato Stampa, linkato 205 volte)

La crisi ambientale esiste, la stiamo vivendo.

E quando c'è una situazione di crisi uno degli strumenti migliori per affrontarla ed uscirne è il DIALOGO.
Lo scopo di questo incontro è proprio quello di arricchire la coscienza-conoscenza della nostra comunità: essere cittadini vuol dire soprattutto essere informati, preparati, agire. 

Vi aspettiamo venerdì 1 febbraio alle ore 18:00 presso la Chiesa di Santa Chiara ex Convento delle Clarisse di Galatina.

 
Di Redazione (del 30/01/2020 @ 19:31:45, in Comunicato Stampa, linkato 230 volte)

Ne ha parlato, qualche giorno fa, anche il TGR – RAI3 Puglia, nella rubrica “Dal nostro inviato speciale”, in onda la mattina alle ore 7,45: ma, “’U sindacu nu sse schiova!” Così come “Nu mmette punta!”, l’assessora all’ambiente e al ciclo dei rifiuti, l’avv. Cristina Dettù, intenta a rimirare, come direbbe il poeta, l’immenso tavolo circolare della stanza del sindaco, desolatamente vuoto per mancanza di progetti realizzati o da realizzare; nel vetro brillante sì specchia il volto accigliato della “Bella musona”.

Il 4 aprile 2019, il Circolo locale di Legambiente “La Poiana”, nel corso dell’iniziativa promossa da Quotidiano di Puglia “Sporchiamoci le mani!”, a cui parteciparono fattivamente anche numerosi  iscritti del Circolo del Partito Democratico di Galatina, segnalò il gravissimo pericolo per la salute, rappresentato, in prossimità di civili abitazioni, da lastre di onduline - eternit – amianto e di canne fumarie dello stesso materiale. Come d’intesa tra gli organizzatori (Il Comune di Galatina era patrocinante), la zona venne contrassegnata con nastro bianco – rosso.

Il sindaco, Marcello Amante, presente anche l’assessora Dettù, durante la cerimonia conclusiva della giornata ecologica (alcune zone periferiche della Città furono bonificate, con la raccolta di numerosissimi sacchi di rifiuti), assunse solenne impegno e promise che i rifiuti pericolosi sarebbero stati prontamente rimossi, anche perché la Regione Puglia aveva concesso al Comune un finanziamento di 30.000 euro per queste finalità (Il contributo si è perso nei meandri della burocrazia?). Intanto, come si può constatare, le onduline – eternit - amianto si stanno sfarinando, diventando sempre più pericolose, in una strada, Via Malivendi due Trappeti – prolungamento dall’Ospedale, in direzione “Latronica”, frequentata quotidianamente da decine di cittadini che fanno attività fisica o si recano per acquisto di latticini, appunto, presso la masseria.

 

Sono trascorsi oltre sei mesi, da quando  il circolo del PARTITO DEMOCRATICO di Galatina  ha promosso un sit-in di protesta per il mancato trasferimento degli uffici comunali (e non solo) nei locali della ex Pretura. Era il mese di  luglio 2019, e malgrado ci fossero 40 gradi, i nostri concittadini si fermavano a chiedere, ad informarsi ed a condividere una iniziativa che, al di la del colore politico, garantisce alla nostra comunità molti vantaggi.

Proviamo a riassumerli, conoscerli bene potrebbe aiutare la nostra Amministrazione a decidere:

  • Concentrare la gran parte degli uffici in una unica struttura comporta  indubbi vantaggi sia per il pubblico sia per i dipendenti.
  • Risparmi per i  canoni di locazione dovuti all’utilizzo di locali adibiti a pubblici uffici non di proprietà.
  • Risparmi importanti su fatture di acqua/gas/energia elettrica/pulizie etc.
  • Facilità di accesso alla struttura da parte di persone disabili e non solo.
  • Facilità di parcheggio.

Nei giorni successivi alla manifestazione, pochi sono stati i riscontri ufficiali e concreti, ad eccezione di un generico comunicato stampa in cui veniva riferito che  l’amministrazione aveva affidato ad un gruppo di tecnici la verifica dell’impianto elettrico   in previsione di un possibile trasferimento.

 

La memoria è storia, ricordo, responsabilità. Non dimenticare è un imperativo morale e reale. Occorre, però, non solo la conoscenza di ciò che è accaduto ma anche la sensibilità di un'anima in grado di "com-patire" le sofferenze, il dolore, lo scandire di ogni minuto di giornate interminabili di poveri innocenti. Senza conoscenza e senza anima si genere indifferenza, odio ed egoismo. 
In occasione della giornata della memoria, la Città di Galatina ha dato la possibilità a tre suoi giovani ragazzi di visitare i luoghi dell'orrore e non c'è modo migliore di fermarsi a riflettere leggendo le loro parole, in cui traspare l'emozione di questa esperienza unica e irripetibile.

Giorgio Baffa, 28 anni: "Inverno vuol dire anche Treno della Memoria: una meravigliosa esperienza che permette ai giovani di conoscere dal vero ciò che è stato l'Olocausto. Un'opportunità degna di essere vissuta e molto forte, un viaggio significativo per noi che vi abbiamo partecipato, e che potrà continuare, idealmente, anche al rientro nelle nostre dimore, alle nostre abitudini, grazie alla consapevolezza acquisita per aver visitato i luoghi della strage, ove abbiamo immaginato e visto ciò che nessuno augurerebbe ad alcun essere umano.
Settantacinque anni sono trascorsi dalla fine del massacro dei campi di concentramento della Germania nazista. E il treno della memoria ne compie 16, di anni, di onorato e sentito impegno verso moltissimi giovani per fare acquisire loro memoria storica.
E per farli gioire nella convivialità, e nella bellezza di poter capire che la capacità di discernere è un dono unico che ci permette di imparare dagli errori compiuti.
L'olocausto è stato tanto, troppo odio ed indiscutibile pazzia perpetrata su poveri esseri umani innocenti, sulla base di assurdi pregiudizi e idee malsane indotte dalla fame di potere e dall'invidia. Ma ancora oggi tanti esseri umani sono vittime sfortunate di cinici meccanismi basati sull'odio e sulla sopraffazione.  
Non cadiamo vittime di queste strategie ingannevoli. Ma indignatoci contro gli indifferenti.
Un sentito grazie all'intera associazione "Treno della memoria", alle guide che ci hanno permesso di riscoprire l'opportunità di sentirsi parte di una società in cammino.

 

Egregio Dott. Roberto Casaluci,

rivolgo a Lei, in qualità di Presidente dell’Unione dei comuni della Grecia Salentina, i miei complimenti ed il mio sostegno per la candidatura a capitale Europea della cultura 2021 dei comuni che rappresenta.

Se la storia, la cultura e la tradizione dei comuni salentini di origine ellenofona  rappresentano un importante patrimonio per il nostro territorio, è altrettanto necessario che questo patrimonio venga valorizzato e rilanciato in prospettiva europea.

Altrettanto apprezzabile è da parte Sua che il progetto di cui la Grecia Salentina è promotrice  venga allargato al comune di Taranto, viste e considerate le radici storiche e culturali che legano il capoluogo ionico ai comuni salentini di fondazioni ed origine greca.

Radici comuni a molte città del Grande Salento che condividono con l’ente che Lei rappresenta diverse iniziative culturali ed anche folkloristiche. La più conosciuta è sicuramente la “Notte della Taranta” che in un contesto di musica, suoni, balli e tradizioni punta a valorizzare il mito della “taranta”.

La condivisione di radici, culture e tradizioni ha portato questo evento, che inizialmente era circoscritto ai soli comuni della Grecia Salentina, ad essere allargato a tutte quelle altre realtà che per ragioni storiche hanno contribuito e contribuiscono a diffondere questa tradizione in Italia e nel mondo.

Tra queste città figura sicuramente Galatina, membro del circuito della Notte della Taranta e culla del mito del tarantismo. E’ a Galatina infatti che i pizzicati si recavano per bere l’acqua del pozzo di San Paolo e guarire dando vita, con i loro spasmi, con i loro lamenti, canti e balli a quella sindrome culturale oggetto ancora oggi di numerosi studi.

 

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