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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 19/04/2018

In questa puntata conosceremo il Vescovo Antonio Sanfelice, le cui opere meriterebbero una trattazione a parte ben più voluminosa di un articolo, e due arcipreti di Noha, della famiglia Soli, zio e nipote, uno successore dell’altro.

La Redazione

 

ANTONIO SANFELICE (1660 – 1736)

Vescovo di Nardò dal 24 dicembre 1708  al  1º gen. 1736

Dal 1707 al 1736 i Pontefici furono:

                        Clemente XI (1649-1721)              Papa dal 1700 al 1721

                        Innocenzo XIII (1721-1724)         Papa dal 1721 al 1724

                        Benedetto XIII (1649-1730)         Papa dal 1724 al 1730

                        Clemente XII (1652-1740)            Papa dal 1730 al 1740

 

            Arcipreti di Noha:

            Don Nicolantonio Soli (1662-1727),    parroco dal 1689 al 1727

            Don Andrea Soli (1695-1754),               parroco dal 1727 al 1754

 

            Antonio Sanfelice nato a Napoli nel 1660 da una nobile famiglia, famoso per dottrina, zelo pastorale, vigilanza, saggezza nel governo della diocesi e anche nella molteplicità delle opere compiute, fu eletto Vescovo di Nardò da Clemente XI, il 24 dicembre 1708. Per motivi a noi sconosciuti, giunse a Nardò alla fine 1709 o agli inizi del 1710. Infatti  in uno dei suoi primi documenti si presenta così: Da Nardò, dal palazzo vescovile, questo giorno 18 ottobre 1710, del pontificato del ss.mo in Cristo Papa e Signore Nostro il Signor Clemente per divina provvidenza Papa XI l’anno X, dell’episcopato nostro l’anno terzo, della venuta poi il primo felicemente. Amen.

            Venuto in diocesi, Antonio Sanfelice si dedicò immediatamente e con santo zelo al maggior bene della diocesi, del suo clero, del suo popolo. La sua opera di restauratore, di padre, di pastore e di cultore di storia locale nel far rivivere e tramandare il ricordo dei predecessori e delle vicende memorabili della diocesi di Nardò fu talmente vasta, multiforme e grandiosa, che è quasi impossibile descriverla.

 

I 28 anni del ministero episcopale di Sanfelice a Nardò

            Il Sanfelice apparteneva all’ordine dei Cavalieri di Gerusalemme. Quando fu eletto Vescovo era maestro in teologia, dottore in diritto civile e canonico, prelato domestico, e assistente al soglio pontificio.

            Il 12 novembre del 1710 iniziò la prima visita pastorale della diocesi, che durò sette anni. La visita suscitò ovunque grande entusiasmo di fede e di opere.

            Ad un Vescovo del calibro eccezionale quale era Antonio Sanfelice non poteva sfuggire l’importanza del seminario diocesano, al quale dedicò le sue premure e lo zelo pastorale.

            Il 30 dicembre 1718 indisse la seconda visita pastorale e il 1° gennaio 1719 solennemente la iniziò. Di essa ci ha tramandato gli atti in due volumi ben rilegati, chiaramente scritti e ottimamente conservati. Contengono una meravigliosa, importantissima descrizione della cattedrale, delle chiese parrocchiali e di tutte gli altri edifici di culto allora esistenti, con non poche notizie storiche. Anche della chiesa di Noha si hanno molte notizie. Questi due volumi, specialmente il primo (A-77), sono ben noti a tutti gli studiosi di storia locale e oggetto di frequenti consultazioni e di ricerche: vero capolavoro, preziosa fonte di avvenimenti, di vicende, di cognizioni, di date storiche circa la diocesi di Nardò. Si può ben affermare che Antonio Sanfelice già soltanto per questo, cioè per la straordinaria, lungimirante, sapiente cura e la premurosa esattezza nel tramandarci le vicende storiche intorno a personaggi illustri, a fatti, a chiese, e nel trascriverci tutte le epigrafi che si leggevano nei luoghi da lui visitati, meriterebbe un monumento, la lode perenne e la profonda riconoscenza dei posteri.

            Ancora oggi è viva nel popolo di Nardò la memoria di questo grande Vescovo. La gente a proposito coniò delle espressioni quasi proverbiali, come per esempio: Bunsignore Sanfelice, picca tisse e motu fice, alla cattedrale, addhru no potte fare, purpitu, battisteru e capu artare.

         In poche parole c’è l’espressivo ritratto di Antonio Sanfelice: picca tisse e motu fice. Uomo straordinario, che quasi senza parlare, edifica, costruisce, realizza opere meravigliose.

            Il 10 ottobre 1728 iniziò la terza visita pastorale che terminò nel 1732. In tutto  il tempo del suo episcopato celebrò sei sinodi diocesani,  ma a noi sono pervenute soltanto le costituzioni degli ultimi quattro, quelle del 1727, 1728, 1729, 1730.

            Fu inoltre sua precisa intenzione affidare a persona dotta e competente l’incarico di scrivere la storia accurata e documentata della diocesi. Cominciò per questo a procurarsi tutti i documenti adatti allo scopo. Fece riordinare l’archivio, ne aumentò la mole con raccolte di atti di ogni genere e si fece rilasciare dall’archivista vaticano copie di documenti, dei quali in diocesi non vi erano tracce. Purtroppo non riuscì a far stendere la progettata storia della diocesi.

            Antonio Sanfelice, indimenticabile Vescovo della diocesi neretina, che governò per circa 28 anni, morì il 10 gennaio 1736.

            Come egli stesso aveva desiderato, fu sepolto nella chiesa del Conservatorio, dove giace, presso i gradini dell’altare maggiore. Il cuore però di questo zelante presule fu giustamente sepolto in cattedrale ai piedi dell’altare maggiore. Ce lo attesta il 17° volume del registro dei morti della cattedrale, dove, alla fine del foglio 122 così sta scritto

A primo gennaio 1736

L’ill.mo mons. Antonio Sanfelice morì con li SS.mi Sacramenti. Fu primieramente portato per tutta la città con l’intervento di tutto il capitolo, clero, conventi, confraternite; la mattina poi si fecero l’esequie generali con l’intervento di mons. Arcivescovo di Otranto e mons. Vescovo di Gallipoli; dopo fu trasportato con l’esequie generali nel conservatorio di S. Maria della Purità, dove fu sepelito; il cuore però fu sepolto nella cattedrale avanti la gradinata dell’altare maggiore.

            Nella chiesa del Conservatorio, sulla tomba, fu posta una lapide in marmo con la seguente epigrafe in latino che qui riporto tradotta in italiano:

A Dio Ottimo Massimo

Ad ANTONIO SANFELICE

patrizio napoletano

per famiglia dottrina e virtù illustre

che noto Vescovo di Nardò da Clemente XI Som. Pont.

la diocesi in tempi ostili e difficili resse molto santamente

dei diritti della chiesa fu fierissimo difensore

riparò ornò la chiesa cattedrale e la arricchì di preziosi donativi

istituì nella medesima i mansionari

si adoperò a far insignire il Capitolo di onorifici ornamenti

restaurò il palazzo vescovile

aggiungendovi anche nuove stanze

rese famosi l’archivio e la biblioteca

ampliò il collegio dei chierici

fondò il monte di pietà per soccorrere i poveri

eresse e dotò il conservatorio e la chiesa di M. SS.ma della Purità

infine illustre per meriti e per fama

cessò di vivere il 1° gennaio 1736 ad anni 76 di età 28 di episcopato

la cittadinanza neretina stravinta da tali benefici

qui dove vivente desiderò essere sepolto

pose l’attestato di imperituro rimpianto e di gratitudine

 

Relazione con la chiesa di Noha

 

         Non c’è dubbio che don Nicolantonio Soli abbia accolto solennemente il Vescovo nelle visite pastorali del 1710 e quella del 1719.     

            Per la chiesa di Noha fu molto importante la seconda visita pastorale, quella iniziata il primo gennaio 1719. A Noha il Vescovo giunse il 27 giugno.  Negli Atti che sono conservati nell’Archivio della Curia di Nardò, che anch’io ho potuto consultare, ci ha lasciato preziosissime informazioni sul nostro paese. Secondo la testimonianza dell’Arciprete Alessandrelli, il Vescovo Sanfelice donò alla chiesa di Noha un crocefisso: Vi sta ancora un Crocefisso spirante d'ottone indorato che tiene in piedi l'immagine della Madonna dove stanno indulgenze plenarie in articulo mortis  concesse da Benedetto XIII regnante, quale Crocefisso serve per gli agonizzanti, e lo donò in detta Chiesa l'llustrissimo Signore D. Antonio Sanfelice vescovo di Nardò. (dalla relazione di M. Alessandrelli).

Sono gli atti di questa visita che ci informano che la chiesa della Madonna delle Grazie (detta volgarmente chiesa piccinna) era anticamente tenuta da sacerdoti greci; che attorno alle pareti di questa chiesa antichissima vi erano dipinte  immagini di santi e caratteri greci che riportavano i nomi di coloro le avevano fatte dipingere.

Frammenti di iscrizioni in greco nella chiesa ‘piccina’:

 

 Sono gli atti di questa visita che ci hanno tramandato le scritte delle diverse lapidi che riguardano la chiesa di Noha. E sono ancora gli Atti di questa visita che ci informano che nel 1719 nel palazzo baronale c’era di sicuro anche una cappellina dedicata all’Annunziata. Infatti nella relazione di quella visita troviamo la seguente annotazione, che dal latino traduciamo così:

            Visitò la cappella (sacellum) di S. Maria Annunziata dall’Angelo che trovò edificata dentro il castello Baronale. Con Decreto il Vescovo sospese la cappella e stabilì che fosse restaurata con cura. La sospensione del Vescovo era una pena canonica e voleva dire che non vi si potevano celebrare riti sacri finché non si fosse posto rimedio al degrado. Ma a quanto pare la cappella non fu mai restaurata. Oggi non se ne  trova più traccia.

            Dopo il 1727 a don Nicolantonio succedette come arciprete don Andrea Soli, suo nipote. Don Andrea fu arciprete dal 1727 al 1754. Consultando i registri parrocchiali del suo periodo veniamo a sapere che molto sovente il parroco era assente, ma non se ne dice il motivo. Solo una volta nel 1728 il sostituto annota in latino che il parroco è assente perché sta partecipando al Sinodo della diocesi di Nardò. E sicuramente l’arciprete don Andrea partecipò a quelli del 1727,  1728, 1729 e 1730. Il primo gennaio 1736 partecipò al funerale del Vescovo Sanfelice.  Perciò c’è un lungo elenco di Sacerdoti  che lo sostituiscono firmandosi con la qualifica di  Substituti absente Paroco.

            Uno di questi Sacerdoti definiti Substituti absente Paroco è don Felice De Magistris. Vale la pena citare questo Sacerdote perchè è lui che nei registri dei battesimi del 1740 descrive con particolari curiosi e interessanti un miracolo attribuito a San Michele Arcangelo. Lo stesso don Michele Alessandrelli, parroco di Noha dal 1847 al 1882, e perciò circa un secolo dopo, molto devoto di San Michele, ha lasciato nei registri di battesimo  un biglietto su cui annota come suo vanto la scoperta del racconto del miracolo che il De Magistris così descrisse:

                        Nohe li 20 Marzo del 1740 - Ad hore mezza della notte giorno di Domenica nella Congregazione di S. Maria delle Grazie haveva io colli fratelli incominciato l'esercizio della Congregazione: voltatosi un temporale tempestoso che non mai sene haveva così veduto, e tanto impetuoso e spaventevole che ne menava li tecoli per l'aria,  S. Michele havendosi da se stesso tirato il velo che lo copriva havendolono visto coll'occhi molte donne che dentro la Chiesa si ritrovavano facendo orazione e di subbito diedero notizia a me sottoscritto che mi ritrovava dentro la detta Congregazione, ed io andato con tutto il popolo cantai le Litanie Maggiori havendo primieramente esposto sopra l'Altare del Glorioso S. Michele le reliquie di questa parrocchiale, e fu tanto lo terrore e lo spavento del miracolo perchè vedeva ogn'uno la faccia del Santo tutta smunta di colore ed imbianchita come la stessa lastra che tenivo ed havendosi da me fatto un sermone al popolo finì la funzione con una disciplina pubblica, e licenziai il popolo verso le quattro hore della notte non volendo in nissuna maniera uscirne il popolo lacrimante ed incenerito per lo spettacolo e spavento del tempo che fuori cessò per l'intercessione del Protettore. Ita est Don Felice de Magistris, sustituto.

            A parte il racconto che dà l'impressione di gente terrorizzata sia per l'uragano e sia per il prodigio, siamo informati dell'orario della catechesi ai confratelli della Congregazione (ad hore mezza della notte giorno di Domenica), anche le donne sono in chiesa per pregare a quell'ora (molte donne che dentro la Chiesa si ritrovavano  facendo oratione), ci viene anche fatto capire che la chiesa aveva il tetto coperto di tegole (tanto impetuoso e spaventevole che ne menava li tecoli dei tetti per l'aria).

            Per orientarsi e comprendere il senso di queste parole, è bene tener presente che qui i fusi orari non c’entrano nulla e che in tutto il Medioevo fino a metà del 1800 c’era un modo diverso di contare le ore. Punto di riferimento era la luce del sole. Il giorno cominciava sempre al tramonto del sole del giorno precedente. Da qui l'usanza ancora oggi di celebrare la Messa della domenica, impropriamente detta 'prefestiva' al sabato sera. Perciò nel racconto del De Magistris 'ad hore mezza della notte' significa alle ore 18. >E ancora 'licenziai il popolo verso le quattro della notte' significa verso le ore 22.

 

            Appartengono al Sanfelice, oltre gli atti delle visite pastorali, di indiscusso valore storico, già ricordati (A-52, A-53, A 57, A-58, A-59, A-77) e gli atti dei sinodi (A-59), i seguenti preziosi volumi dell’A.C.:

            - raccolta di brevi e lettere di varie persone, 1714 (A-3S);

            - raccolta di documenti relativi al diritto dei vescovi di Nardò di scegliere gli oratori sacri (A-55);

            - cause trattate a Roma (A-54);

            - lettere di ss. congreg. e vari personaggi, con relativa risposta, 1708- 1724 (A- 54);

            - platea di censi, olive, vigne

            - raccolta di atti relativi ai diritti spettanti ai vescovi del Salento e specialmente di Nardò (A-SS);

            - inventario delle chiese di Racale, Taviano, Alliste e Felline (A-61);

            - inventario delle chiese di Galatone, Aradeo, Seclì, Noha Neviano, 1710 (A-51);

            - raccolta degli stemmi dei vescovi di Nardò compreso quello dello pseudo-vescovo fra Matteo Del Castello nel 1387, (A-41);

            - inventario delle chiese di  Parabita, Matino e Casarano grande e piccolo (A-58);

            - inventario del capitolo di Nardò, 1710 (A-56);

            - raccolta di documenti di diritto per le cause della diocesi di Nardò (A-43);

            - miscellanea relativa alle chiese di Nardò, due volumi (A-50);

            - raccolta di atti vari (A-14);

            - lettere di varie congreg. e persone relative ai conventi di Taviano, Casarano, Copertino(A-53).

[continua]

P. Francesco D’Acquarica

 

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