Di Antonio Mellone (del 20/05/2018 @ 17:10:40, in NohaBlog, linkato 282 volte)

“C’è qualcuno seduto all’ombra oggi perché qualcun altro ha piantato un albero molto tempo fa” (Warren Buffett). C’è qualcuno oggi che ha avuto un colpo di sole perché qualcun altro, più fulminato di lui, ha tagliato un albero.

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso” (Confucio).  Caro Confucio, temo si siano confusi capendo che il momento migliore per darsi con la zappa sui piedi è adesso.

“Le mani dell’albero hanno le unghie sporche di azzurro a furia di scavare dentro il cielo” (Fabrizio Caramagna). Le mani dell’uomo hanno le unghie sporche di merda a furia di scavarsi la fossa.

“Chi pianta un albero pianta una speranza” (Lucy Larcom). Piantatela, qualunque cosa sia.

 “L’albero è il più grande successo della natura” (Anonimo). L’uomo, invece, il più grande cesso.

“Gli alberi rimangono intatti se tu te ne vai. Ma tu no, qualora se ne vadano loro” (Markku Envall). Bene, fuori dai coglioni.

“Le foreste precedono i popoli, i deserti li seguono” (François-René de Chateaubriand). Qui da noi, invece, i Boschi riformano la Costituzione.

“Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi” (Detto dei nativi americani). Ma no, al Bricoman vendono sostegni in cemento vibrato a quattro soldi.

“Qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi; non possono né difendersi né scappare” (John Muir). Invece qui da noi si chiamano intelligentoni.

“Se sapessi che devo morire domani, vorrei piantare un albero oggi” (Stephen Girard). Evidentemente o non sai niente o pensi di campare in eterno. 

“Un albero è vivo come un popolo più che come un individuo, abbatterlo dovrebbe essere compito solo del fulmine” (Erri De Luca). Dalle nostre parti invece è compito del Comune.

“Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d’espressione e, per così dire, un’anima” (Vincent van Gogh). Vedo ovunque natura con il binocolo e, per così dire, l’anima di chi l’è morto.

“Perché un ecologista venga eletto presidente, bisogna che gli alberi votino” (Coluche). Disagio universale diretto.

“All’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?” (Ugo Foscolo). Dubbio atroce per i sepolcri de noantri.

“E quando l’ultimo albero sarà tagliato, ci accorgeremo di non poter mangiare i soldi” (Anonimo). Ma solo le palle.

Antonio Mellone

 

 
 
Di Redazione (del 20/05/2018 @ 17:05:41, in Comunicato Stampa, linkato 50 volte)

Medaglia d’argento per la squadra under 13 della Showy Boys Galatina. I bianco-verdi si classificano al secondo posto nella final four del campionato provinciale di categoria che si è disputata Venerdì 18 maggio al Pala Don Tonino Bello di Alessano. A gareggiare per la conquista della piazza d’onore le prime e seconde classificate dei due gironi del torneo indetto dal Comitato Fipav di Lecce. Nella prima semifinale si sono affrontate Showy Boys (prima nel girone A) e Progetto Azzurra Alessano (seconda nel girone B) e ad avere la meglio per 2-0 (25-11, 25-16) è stata la compagine galatinese allenata da Davide Quida. Nella seconda semifinale, l’Olimpia Sbv (seconda nel girone A) ha superato la Fulgor Tricase sempre per 2-0 (25-8, 25-20). Nella finale per il terzo e quarto posto, la squadra tricasina è riuscita ad imporsi sui padroni di casa dell’Alessano vincendo i due set per 25-23 e 25-18. Nella finalissima, Showy Boys e Olimpia Sbv hanno offerto un buon gioco e, come evidenziano i parziali, onorato nel migliore dei modi l’ultima gara del calendario. La partita ha visto un susseguirsi di emozioni, con le contendenti a confrontarsi a viso aperto, sino ad arrivare in entrambi i set ai vantaggi (26-24, 27-25). A spuntarla è stata l’Olimpia Sbv, con la Showy Boys,

 

Il libro che sottoponiamo alla Vostra attenzione si intitola “Alla Vita e per La Vita”  ed è un’opera desiderata della maestra Ada Palamà, innamorata della poesia e della gioia che con essa colora la vita. 

Vi chiediamo di regalarci un'oretta del vostro tempo per condividere insieme “un atto di pace”, così come dice Pablo Neruda.

L’evento è organizzato da Fareambiente Laboratorio di Galatina-Noha, che si adopera per la salvaguardia dell’ambiente, in collaborazione con Cuore e Mani aperte verso chi soffre, che si prodiga per alleviare le sofferenze fisiche e sociali dei più bisognosi.

Alla fine della presentazione di “Alla Vita e per La Vita “, vi invitiamo al piccolo buffet e a brindare con noi alla bellezza della poesia e “Alla Vita e per La Vita”.

Fareambiente Laboratorio di Galatina-Noha

 

Di Antonio Mellone (del 19/05/2018 @ 15:08:15, in Necrologi, linkato 455 volte)

Michelino è ormai un’altra bella pagina della Storia di Noha, scritta finalmente con la maiuscola.

Certo, la sua, durata 92 anni, non è una delle storie tipiche di questo mondo enfatico e competitivo fatte di successi, paillettes o vicende detonanti, ma quella di una persona semplice, da sempre costretta a fare i conti con una malattia che gli aveva procurato visibili e dolorosi postumi alle gambe.

Mai vinto, Michelino aveva aderito naturalmente al Partito Comunista alla ricerca di una nuova legge di gravità, dove le cose gravi sono le ingiustizie, le maledette povertà e le prepotenze di stato, mentre le meno gravi sono la resistenza e le violenze che vi si oppongono.

Quando a Noha cercavamo di lottare contro le multinazionali senza scrupoli pronte a riempirci la campagna di pannelli fotovoltaici, nell’indifferenza generale e nella connivenza delle cosiddette istituzioni di ogni colore politico, eravamo in quattro gatti: non sufficienti per fermare lo scempio economico ed ecologico che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Ma Michelino era insieme a noi. E ci esortava: “Se dobbiamo raccogliere firme, o se dobbiamo andare a Galatina o a Lecce per manifestare o scioperare, io sono il primo a venire con voi”. E questo, va riconosciuto, in più di una battaglia, spesso condotta in solitudine insieme ai soliti rompicoglioni allergici al divano.

Il suo terrore era in effetti quello di fare la fine di molti suoi ex-compagni di partito: cioè morire democristiano, avvolto nella bandiera del capitalismo e del neo-liberismo di rapina piuttosto che in quella rossa del lavoro defraudato.  

No, Michelino non è morto da democristiano. Ma da lottatore, sognatore e resistente. E ha dimostrato che la forza e la fragilità a volte sono due modi diversi per chiamare la stessa cosa.

Ora, liberato dal peso del corpo e dai suoi limiti, senza più l’ausilio di bastoni stampelle o sedia a rotelle, Michelino è pronto a correre verso il paradiso laico (se ne esiste uno non può che esser laico) e a brillare come il più francescano dei santi: Santu Nuddhru, appunto.

 

Di Albino Campa (del 19/05/2018 @ 12:34:43, in PhotoGallery, linkato 202 volte)

Domenica 13 maggio l'associazione "FareAmbiente di Noha" insieme al "Gruppo Speleologico di Tricase" hanno effettuato una visita ispettiva per verificare le condizioni della Vora  e valutare un intervento di pulizia della stessa. 

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Con Mons. Vetta e Mons. Nappi si chiude il l’ottocento. Nuovi vescovi e nuove storie di Nardò e di Noha ci attendono nelle prossime puntate.

La redazione

 

 

LUIGI VETTA (1805 – 1873)

Vescovo dal 20 aprile 1849 al 10 febbraio 1873

Dal 1849 al 1873 Pontefice era:

            Pio IX (1792-1878)                                       Papa dal 1846 al 1878

 

            Arciprete di Noha

            Don Michele Alessandrelli (1812-1882),       parroco dal 1847 al 1882

 

            Luigi Vetta, figlio di Angelo e di Maria Berchinio era nato nel 1805 ad Acquaviva Colle Croci, comune di Acquaviva, diocesi di Termoli, provincia di Campobasso. Studiò lettere e filosofia a Napoli. Il 20 aprile 1849 Pio IX, che si era ritirato a Gaeta invocando l’aiuto delle potenze cattoliche, dopo l’uccisione del presidente dei ministri dello stato pontificio Pellegrino Rossi, lo nominò Vescovo di Nardò.

            Dopo l’ingresso in diocesi decise  di iniziare la visita pastorale, per conoscere più da vicino il suo gregge, per porgere a tutti i suoi figli il suo saluto, la sua parola ed il suo conforto, per conoscere i desideri e le necessità dei medesimi e per poter prestare l’opportuno rimedio ai difetti ed ai mali morali. La indisse il 3 aprile ed il 7 la iniziò e dopo tre anni, il 10 aprile 1853, la portò a termine.

            Fin dall’inizio del suo episcopato si adoperò con tutte le forze per la ri-costruzione dell’episcopio, ed intanto, come i suoi predecessori, andò a risiedere in contrada le Cenate. Perciò le bolle di questo periodo sono datate non dalla curia o dal palazzo vescovile, ma dalla nostra residenza. Il 22 maggio 1850 ordinò al maestro muratore Donato Cimino di continuare i lavori, già iniziati per incarico del Lettieri, e, tre anni dopo, il rustico del palazzo era già pronto. Il 30 novembre 1853, il perito architetto Gregorio Nardò eseguì, per disposizione del Vetta, la stima finale dei lavori, dalla quale risulta che quelli del pianterreno comprendevano la costruzione dalle fondamenta di oltre quindici vani, una scala segreta, due portici, un grande arco di comunicazione tra il palazzo vescovile ed il seminario e la scala centrale con due piccoli ripostigli nel sottoscala; inoltre lavori di intonaco, di pavimentazione e di rifiniture in altri sette vani, già fatti costruire dal Lettieri.

            Il pianterreno richiese la somma di ducati 3.722,82. I lavori del primo piano, invece, comprendevano la costruzione del blasone della scala maggiore, di circa venti vani con accessori e della scala di accesso alla terrazza; inoltre lavori di intonaco, di pavimentazione e di rifiniture a tre vani costruiti prima. Il primo piano richiese la somma di ducati 5.309,69; per cui la somma complessiva fu di ducati 9.032,51.

            Nel febbraio 1854 il palazzo vescovile di Nardò era già completato anche nelle rifiniture.

 

          Il Vescovo Vetta si trovò a Nardò in un periodo storico molto turbolento (1860/1861), allorché il Regno delle due Sicilie fu sconvolto dai moti rivoluzionari per la cacciata della dinastia borbonica, dominante da molti anni, e per l’unificazione con il regno d’Italia, contrastati dalle soldatesche borboniche. Fu bersaglio di persecuzioni da parte dei liberali, fu vittima di violenze, subì il rapimento, l’allontanamento forzato dalla sede e dalla diocesi e il domicilio coatto.

            Nel ministero pastorale di questa diocesi fu coadiuvato dall’arcidiacono Giuseppe M. Leante che era il vicario generale, e dai provicari generali, proposito Francesco Toraldo, dal 1851 al 1858, canonico Salvatore Perrone, dal 1858 al 1872, e primicerio Vincenzo Marinaci, per qualche anno soltanto, nel 1869.

            Fu uno dei padri del concilio ecumenico vaticano I (1869- 1870), indetto da Pio IX, e prese parte alle varie sessioni.

            Verso la fine del 1867 fu colpito da una lunga e crudele malattia, che lo rese quasi immobile per molti anni e che egli sopportò con rassegnazione e con fortezza cristiana.

            Dopo ventiquattro anni di episcopato, all’età di 68 anni, il 10 febbraio 1873, alle ore 17, cessò di vivere. Fu sepolto nella chiesa della B. V. Incoronata, posta a qualche chilometro fuori le mura della città, e sulla tomba fu collocata l’epigrafe che sintetizza bene la sua vita e che qui riporto in italiano:

 

 

Domenica 20 Maggio dalle ore 10:00 saremo a Galatina in Piazza Dante Alighieri con il nostro gazebo per informare i cittadini delle tante cose importanti che abbiamo inserito nel contratto di Governo.
Insieme agli attivisti di Galatina e frazioni saranno presenti il portavoce in consiglio comunale Paolo Pulli, il portavoce alla Camera dei Deputati Leonardo Donno e il portavoce al Senato della Repubblica Dino Mininno.

Vi aspettiamo..

 #IoSonoNelContratto


MoVimento 5 Stelle Galatina

 

Mio malgrado devo uscire dal coro o meglio dalla scontata retorica che si innesca di fronte a fatti gravi. L’immagine della città ha subito un duro colpo e il sindaco, Marcello Amante, aveva il dovere di venire ieri in Consiglio comunale e dirci cosa ha fatto all’indomani delle notizie di stampa o cosa intende fare. Candidamente ha affermato che non voleva trattare l’argomento in Consiglio. Mi sarei aspettato che venisse in Consiglio a dirci che appena apprese le notizie di stampa si era preoccupato di chiedere un incontro al prefetto di Lecce per valutare eventuali rischi per la sicurezza dei cittadini. Il minimo che poteva fare era una richiesta di maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio, ma evidentemente non ha fatto nulla di quello che un amministratore accorto dovrebbe fare.

La legalità è rispetto delle norme, senza eccezioni. Tutti i consiglieri oggi in carica hanno dichiarato di non aver speso nulla per la campagna elettorale in quanto avrebbero utilizzato materiale prodotto dal partito di riferimento, peccato che queste forze politiche abbiano dichiarato zero spese. Chissà chi ha pagato i comitati elettorali o il materiale distribuito.

L’operazione della Procura di Lecce, a cui va tutta la mia solidarietà per il difficile compito che vede i magistrati chiamati quotidianamente, insieme alle forze dell’ordine, a garantire la sicurezza di noi cittadini, è stata utilizzata dal sindaco per vestirsi da eroe in quanto – a settembre 2017 – decise di mettere i lucchetti allo stadio comunale.  

 

E’ di questi giorni la buona notizia, apparsa sul sito LecceSette (http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=52617&id_rub=133),  riguardante la realizzazione del megaparco commerciale in contrada Cascioni a Galatina, il cui taglio del nastro pare sia fissato per il 2020.

Un’opera fondamentale per tutto il territorio di Galatina e dei paesi limitrofi che sembra essere arrivata a compimento dopo anni di battaglie, di ostruzioni e di rallentamenti.

Abbiamo sempre creduto che, in un contesto di recessione e di decadenza che si protrae da anni,  la realizzazione del megaparco commerciale rappresenti per il nostro territorio un’irrinunciabile possibilità di sviluppo e di crescita, anche e soprattutto alla luce di quelli che saranno i riflessi economici, commerciali ed occupazionali che deriverebbero dall’indotto.

Ecco perché nel susseguirsi degli anni e delle varie amministrazioni, a prescindere se si trovasse in maggioranza o in opposizione, il Partito Socialista è sempre stato determinante e fondamentale nella realizzazione del magaparco, votando in ogni occasione con coerenza e convinzione a favore di quest’opera, a partire dall’amministrazione Garrisi in cui proprio grazie al voto favorevole dei consiglieri socialisti poté essere approvato il progetto che altrimenti sarebbe naufragato a causa della spaccatura dell’allora maggioranza.

 

 

 

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